venerdì 6 settembre 2013

IL PAPA,LA GUERRA,LA PACE E IL VINO

Il post odierno parla di Papa Francesco e di alcuni suoi interventi partendo da quello più indietro nel tempo e che è stato postato per secondo e preso da Senza Soste all'indomani della fine della giornata mondiale della gioventù dello scorso mese tenutasi a Rio de Janeiro.
Brevemente nelle sue parole in cui anche molti sedicenti cattocomunisti tra cui Vendola in primis si sono detti soddisfatti per una sua possibile apertura verso i gay differenziandoli dai pedofili mentre il succo del discorso rimane che gli omosessuali secondo il pontefice sono dei malati:inoltre successivamente ha rinnovato la sua politica contro l'aborto sempre e comunque.
Invece l'articolo proposto qua subito sotto è il classico commento pungente di Don Zauker sulla veglia che si terrà in Vaticano ed in contemporanea in tutto il mondo per la pace e per dire basta alle guerre,soprattutto a quella che si paventa in Siria.
Per concludere vorrei postare una frase pronunciata durante l'omelia odierna che è un'inno o quasi all'alcolismo e allo sballo festaiolo:"Il cristiano è fondamentalmente gioioso. E per questo alla fine del Vangelo, quando portano il vino, quando parla del vino, mi fa pensare alle nozze di Cana: e per questo Gesù ha fatto quel miracolo; per questo la Madonna, quando si è accorta che non c’era più vino, ma se non c’è vino non c’è festa… Immaginiamo finire quelle nozze, bevendo il tè o il succo: non va… è festa e la Madonna chiede il miracolo".

Quando il gioco si fa duro…

Se non dovesse funzionare, sono pronte altre soluzioni più estreme:
  • Rosario a palle da 16
  • Due ore in ginocchio sui ceci
  • Desiderio durante lo spegnimento delle candeline di compleanno
  • Desiderio alla vista della prima stella cadente
  • Richiesta solenne, alla fatina dei denti, da inoltrare al primo distacco della dentiera
  • Richiesta ufficiale di un filtro di pace alla Maga Tombola
  • Promessa di non mangiare più Fonzies
  • Affidamento alla volontà di Dio
  • Pazienza

---------------------------------------------------------------------------------------------------------------------

Bergoglio superstar, ovvero il fascino discreto della misoginia.
Al papa basta una eludente affermazione sui gay per far passare sottobanco il lato più abietto e incivile della Chiesa. E ci cascano tutti, Sinistra devota compresa.
Terminano, finalmente, le celebrazioni per la Giornata mondiale della Gioventù 2013. Dopo aver saputo per filo e per segno, dai nostri instancabili media, cosa ha detto e ha fatto papa Bergoglio in ogni momento delle sue lunghe giornate, a chi ha sorriso, come era vestito, quante volte ha tirato giù il finestrino della papamobile, a chi ha detto buongiorno e a chi buonasera, veniamo a sapere che di ritorno dal Brasile ha pronunciato le fatidiche parole: «Chi sono io per giudicare un gay?». Apriti cielo.
Poco importano il prima e il dopo del discorso, la storica frase fa breccia nei cuori e nelle menti di laici, atei, agnostici, omosessuali, dissidenti, critici, eretici. Il primo a esserne conquistato è il governatore pugliese Nichi Vendola, che su Facebook esterna soddisfatto: «Papa Francesco ci spiazza ancora. Separando finalmente il tema dell'omosessualità da quello della pedofilia, si è chiesto: "Chi sono io per giudicare un gay?" Se la politica avesse un milionesimo della capacità di respiro e di ascolto di Bergoglio, sarebbe davvero in grado di cambiare se stessa e la vita della gente che soffre».
E infatti, chi è Bergoglio per giudicare, quando il Catechismo della Chiesa cattolica, da lui stesso citato (se solo Vendola avesse letto per intero la dichiarazione papale), parla più che chiaro? «Appoggiandosi sulla Sacra Scrittura, che presenta le relazioni omosessuali come gravi depravazioni, la Tradizione ha sempre dichiarato che "gli atti di omosessualità sono intrinsecamente disordinati". Sono contrari alla legge naturale. Precludono all'atto sessuale il dono della vita. Non sono il frutto di una vera complementarità affettiva e sessuale. In nessun caso possono essere approvati». E via farneticando (per una lettura integrale: vatican.va). Ma soprattutto forse a Vendola, e a tutti i sostenitori del papa "buongiorno e buonasera", è sfuggita (anche) questa frase: «Quando uno si trova perso così va aiutato, e si deve distinguere se è una persona per bene». Perso, sì. Avete letto bene.
Nel tripudio di ovazioni per un papa che "finalmente" parla di omosessuali dando un'idea di apertura quando invece non si scosta affatto da ciò che dice da sempre la Chiesa, passa inosservato un altro gesto plateale, tra il disgustoso e l'incivile. Nella messa finale di Capocabana, il pontefice ha portato sull'altare una bambina anencefala, condannata a morte nel giro di pochi giorni o qualche mese, nata per la "grazia" di due genitori che hanno scelto di metterla al mondo invece di abortire. L'inno alla vita che è già morte è un insulto alla vita stessa, alle donne che rifiutano di sottoporsi e sottoporre il loro futuro bambino a un calvario che di umano non ha nulla, quelle donne, al contrario, santificate da una religione per la quale il sacrificio loro e altrui è lasciapassare per la vita eterna.
Dov'erano Vendola, i cattocomunisti e tutti i fan di Bergoglio mentre quest'ultimo celebrava un rito inumano e primitivo per convincere le donne a non abortire? Dov'erano quei giornalisti munifici di parole e dettagli quando un essere inerme e morente giaceva sull'altare dell'assurdo?
Francesco incarna perfettamente il bisogno della Chiesa post ratzingeriana: il marketing sostituisce la sostanza. Che quella è e quella rimane. In omnia secula seculorum.
Cecilia M. Calamani
tratto da http://cronachelaiche.globalist.it
1 agosto 2013

Nessun commento: