lunedì 5 aprile 2010

BERLUSCLONI LATINO AMERICANI

Il metodo Berlusconi,quello di una persona che già oltre a detenere il potere economico di un paese vuole entrare in politica per favorire ulteriormente i propri affari già loschi col potere politico di una nazione,sembra essere lo sport preferito dell'America latina con personaggi che vogliono ribaltare il volere del popolo che tende ad andare verso sinistra.
L'articolo di Nello Gradirà scritto per"Senza Soste"prende esempi tangibili di ricconi sudamericani che già hanno in mano emittenti televisive e poteri mediatici,alcuni sono presidenti di squadre di calcio altri detengono attività commerciali da fatturati miliardari o sono invischiati con l'Opus Dei(mafia vaticana)e in tentativi,alcuni riusciti come recentemente in Honduras,di colpi di stato e di tentativi di secessione.
L'obiettivo è puntato a dopo l'estate quando ci saranno elezioni nel giro di una settimana in Venezuela e Brasile e dove i massmedia giocheranno un ruolo fondamentale al di là di tutto quello che siano i programmi elettorali.

America Latina: arrivano i Berlus-cloni.

La battaglia contro le vecchie oligarchie si gioca soprattutto sul terreno della
comunicazione.

In Cile è andata male: il nuovo presidente è il candidato della destra Sebastian Piñera,
miliardario, proprietario della compagnia aerea Lan, del canale televisivo Chilevisión e della
squadra di calcio del Colo Colo.
Piñera fa parte di una generazione di “Berlus-cloni” (1) a cui la destra latinoamericana sta
affidando il proprio rilancio in un continente dominato dai governi progressisti: il 3 maggio 2009
a Panama, Paese piccolo ma di grande importanza strategica, èstato eletto con il 60% dei voti
Ricardo Martinelli, imprenditore 57enne di origini lucchesi che possiede la piùgrande catena di
supermercati del Paese e l’emittente Televisora nacional. Martinelli intervistato dal Giornale ha
tributato a Berlusconi lodi sperticate.
In Honduras le elezioni farsa convocate dai golpisti il 30 novembre scorso hanno premiato un
altro esponente della “destra miliardaria”, il proprietario terriero e allevatore Porfirio Lobo Sosa,
e un po’ dappertutto stanno spuntando personaggi di questo genere, tutti ferocemente
neoliberisti, ansiosi di ospitare le basi militari di Obama e di farsi definire “l’anti-Cháez”. Alle
loro spalle l’ombra dell’Opus Dei, di cui èmembro il nuovo vicepresidente panamense Varela
(2) e che ha molta influenza sull’entourage di Piñra.
Come dimostra l’Honduras i colpi di Stato sono sempre di moda, ma la battaglia tra
conservazione e cambiamento oggi si gioca soprattutto sul terreno della comunicazione.
Il dominio delle oligarchie in questo settore èstato definito “latifondo mediatico”: perché come
nel caso delle terre si caratterizza per la concentrazione della proprietà e la vastità dei
possedimenti: in Venezuela ad esempio il 32% delle frequenze appartiene ad appena 27
famiglie.
Nei Paesi governati dalla sinistra i grandi media, oltre a promuovere i “Berlus-cloni”, partecipano
a strategie di disinformazione e destabilizzazione apertamente eversive, che comprendono
anche tentativi di secessione (come in Bolivia) o colpi di Stato (come in Venezuela).
I governi progressisti stanno cercando di limitare questo strapotere informativo, ma non appena
si toccano gli interessi dei grandi gruppi la stampa latinoamericana ed europea grida allo
scandalo, come ad esempio El País in Spagna e il gruppo Repubblica in Italia, così abituati a
denunciare i “dittatori” di sinistra che non hanno mai avuto il tempo di occuparsi dei 22
giornalisti assassinati nel solo 2009 tra Messico e Colombia.
La sinistra latinoamericana ormai ha capito che per democratizzare il settore dell’informazione ènecessario soprattutto promuovere nuovi media, come Telesur, e dare spazio ai movimenti
sociali e alle esperienze di base come le radio comunitarie e i siti internet indipendenti.
Cosa che la sinistra italiana non si è mai degnata di fare neanche negli anni delle vacche
grasse, quando piovevano i miliardi del finanziamento pubblico ai partiti.
Torniamo a bomba: nel 2010 in America Latina ci saranno due elezioni importantissime nel giro
di una settimana: le politiche in Venezuela (26 settembre) e le presidenziali in Brasile (3
ottobre). In entrambe queste elezioni il peso dei media sarà una delle variabili decisive.
La vittoria di Piñera in Cile ha galvanizzato la destra brasiliana, che mette in risalto le analogie
tra i due Paesi: Lula come la Bachelet dispone di un gradimento personale intorno all’80% ma
non puòripresentarsi, e come in Cile il voto della sinistra -radicale o moderata- si divideràprobabilmente su tre candidati. Qui la destra puòcontare sulla potente rete Globo, la principale
produttrice di telenovelas, che detiene i diritti di trasmissione delle più importanti partite di calcio
e del carnevale carioca (4).
Vittorie della destra in Brasile o in Venezuela avrebbero conseguenze catastrofiche per il
progetto di integrazione latinoamericana. Per questo Lula e Chávez stanno riservando molta
attenzione a un rapporto diretto con l’elettorato.

Nello Gradirà
tratto da Senza Soste n.46 (febbraio 2010)
“E’ necessaria una rivoluzione mediatica”, dice il giornalista Pascual Serrano
1. Maurizio Matteuzzi, Il ritorno delle mummie, Il Manifesto 19 gennaio 2010
2. 19 gennaio 2010, http://www.kaosenlared.net/noticia/panama-opus-dei-martinelli-sigue
n-apoyando-goriletti-honduras-hacia-al
3. Intervista a Pascual Serrano, tratta da www.rebelion.org
4. http://www.rebelion.org/noticia.php?id=98218&titular=lula-contra-el-grupo-medi%C
3%A1tico-%3Ci%3Eglobo%3C/i%3E-

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