giovedì 22 maggio 2014

LEGGE LUPI E ARRESTI

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Il movimento per la lotta alla casa in questi ultimi mesi sta facendo sentire la sua voce non solo nelle cronache locali o sporadicamente nell'arco dell'anno,ma eventi come la giornata romana del 12 aprile hanno fatto aprire gli occhi dell'opinione pubblica su uno dei diritti inalienabili delle persone,quello della casa.
Questi voci le stanno tentando di spegnere,e gli arresti di Paolo Di Vetta e Luca Fagiani sono da interpretare come un tentativo dello Stato di soffocare il coro di chi chiede un'abitazione e delle persone che appoggiano questo diritto.
Il movimento per la casa non ha mai avuto leaders,ma Paolo e Luca si sono sempre contraddistinti come figure carismatiche e più che altro come portavoce dell'intero gruppo,e dopo l'abominio del decreto Lupi che ha ottenuto il via libera dal Parlamento le proteste sono aumentate ed il primo passo per farle cessare sono stati proprio questi due arresti.
Lasciando perdere la grande manifestazione dello scorso aprile propongo un link di un corteo sempre avvenuto a Roma dove decine di persone vennero picchiate dalle forze del disordine intervenute per la difesa di quattro ratti fascisti che nessuno si cagava(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2013/07/a-roma-ancora-botte-dei-maiali-in-divisa.html )in quel giorno dello scorso luglio.
Il problema della casa interessa tutta Italia,da nord a sud e addirittura nelle città più popolose del paese nonostante un cambio di guardia che poteva far intravedere qualcosa di meglio rispetto al diritto all'abitare addirittura la situazione è peggiorata,con Pisapia e Marino che fanno vaccate degne dei loro predecessori Moratti e Alemanno.

La lotta per la casa inizia ora! Paolo e Luca liberi!

E' difficile trasmettere delle belle sensazioni senza avere negli occhi le immagini e i suoni di piazze come quelle delle ultime settimane animate dai movimenti di lotta per la casa. Mani che si muovono all'unisono, voci che vorrebbero cambiare il risultato delle politiche scellerate in questo paese solo attraverso l'impegno e lo sforzo di voler cantare per ore senza fermarsi. Volontà che ingenuamente si spezzano difronte all'ottusità di chi decide, eppure basterebbero davvero quei momenti per determinare qual è il paese che conta. Quello che si autodetermina nella consapevolezza di rapporti di forza tutti da definire e rafforzare, sapendo però che le battaglie vinte non sono un baluardo di pochi ma un avanzamento per tutti.
E' difficile descrivere perchè semplicemente ci sono delle situazioni che vanno vissute in tutta la loro potenza e che racchiudono i legami umani necessari alla crescita di quell'entusiasmo che solo la condivisione di una speranza di cambiamento può dare. Lunedì sera, bastava sentire per un minuto soltanto, la convinzione di chi sa probabilmente che la lotta per la casa è appena iniziata per darsi una spiegazione di tutti quei sorrisi stampati sulla faccia della gente nella metro del ritorno. Dopo una settimana di mobilitazioni infatti i movimenti di lotta per la casa instancabili, hanno dato vita all'ultima giornata di corteo sfidando ancora una volta il ministro Alfano e il prefetto Pecoraro. Gli sceriffi dell'ultima ora avrebbero voluto l'adesione al “protocollo”, avrebbero voluto relegare tutti al silenzio ma le uova a Montecitorio e lo striscione al Colosseo non hanno rispettato il coprifuoco del regime dell'austeity facendo infuriare chi governa a colpi di decreti legge, arresti e manganello.

Martedì dopo la conferenza stampa che ha risposto alla vergognosa fiducia del parlamento al decreto Lupi ci ritroviamo Luca e Paolo ancora una volta ai domiciliari accusati di essere i promotori, le guide, i leader, i capi, le menti che organizzano il dissenso, che muovono migliaia di persone verso il centro della città contro il governo, contro questi “poveri” politici che hanno come unica colpa quella di impoverire la gente che governano. La classe dirigente di questo paese crede davvero di dichiarare una guerra aperta ai poveri senza che questi abbiano la volontà legittima di difendere i pochi diritti che hanno conquistato, senza resistere allo sciacallaggio di chi non sa più dove trarre profitto e depreda il diritto alla casa, all'acqua pubblica, ad un territorio sano, al rispetto dei minimi diritti e tutele sul lavoro. Quali leader possono rappresentare tutto questo? Luca e Paolo sono volti pubblici, la voce e la rabbia di tutti e tutte e le menzogne delle ordinanze di arresto, dei giornali, della digos svaniscono difronte alle giornate di mobilitazione di questo ultimo anno.

C'è un elemento infatti che sfugge alla controparte ma anche a tanti e tante, un elemento che scalda il cuore e che non si può ridurre a dettaglio ma è la sostanza che conta. Un elemento che smonta fin dal principio le accuse di leaderismo e che ha dimostrato che ogni volta che hanno arrestato qualcuno il movimento non si è né fermato né sfaldato. Il processo che ha portato ad un'evoluzione della lotta per la casa, alla costruzione di una soggettività di insolvibili che consapevole non solo scende in piazza costantemente ma è disponibile al conflitto. Un processo che vede protagonisti molti soggetti che quando si mobilitano fanno la differenza e che mettono a disposizioni voci, mani, corpi quotidianamente dentro e fuori gli spazi liberati.

Un processo che ha tanta strada da fare per essere all'altezza della sfida che questa fase richiede ma che ha avuto la forza di attaccare direttamente la rendita attraverso l'occupazione dell'invenduto, del patrimonio pubblico svenduto al privato, delle caserme dismesse. Ma non solo, ha fatto tanto altro ha cercato, con tutti i suoi limiti, di parlare alla città e di trasmettere la realtà che chi colpisce i movimenti di lotta per la casa attacca tutti. Tutti coloro che alzano la testa e che non vogliono più subire le politiche dell'impoverimento. Sul piatto c'è tutto questo la dignità che ci siamo presi che ci vogliono togliere e tutta quella che dobbiamo ancora conquistare.

Paolo e Luca liberi! Liberi tutti!

Movimenti per il diritto all'abitare e contro la precarietà e l'austerity

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