sabato 24 maggio 2014

L'ASSE ENERGETICO MOSCA-PECHINO

L'accordo firmato dai due Stati tra i più importanti ed ultimamente discussi al mondo,la Russia e la Cina,sta facendo tremare e non solo per un possibile inverno freddo gli Usa e direttamente l'Europa,visto che l'approvvigionamento del gas nel vecchio continente arriva per la gran parte da lì.
Negli ultimi decenni i rapporti si erano incrinati tra le due potenze mondiali,vuoi per la caduta del comunismo nell'ex Urss e vuoi per le ultime vicende legato al mercato della armi,con la Russa che è sempre stata la principale fornitrice di materiale bellico per la Cina che ha copiato le tecnologie per produrle in proprio(vedi qui sotto l'articolo preso da Senza Soste).
Gazprom promette dal 2018 un flusso enorme di gas verso la Cina,investendo verso oriente le proprie energie snobbando l'ovest e quindi l'Europa,e paesi come l'Italia,legata sia al mercato russo che a quello nordafricano libico che volendo vedere è sempre in bilico visto le situazioni interne dello Stato dell'ex raìs,rischiano di dover cercare all'estero gli approvvigionamenti energetici a costi maggiori perché a differenza di altri paesi europei qui non si è praticamente investito in fonti energetiche naturali o alternative.

Russia e Cina firmano l’accordo sul gas.

Russia e Cina hanno raggiunto l’atteso accordo per la fornitura di 38 miliardi di metri cubi di gas all’anno per i prossimi trent’anni. La firma del contratto, che ha richiesto oltre dieci anni di negoziati a causa delle divergenze tra le due parti sul prezzo e aveva rischiato di saltare anche stavolta, è arrivata al termine della visita di due giorni del presidente russo Vladimir Putin a Shanghai, salutata da Mosca come “il pivot della Russia verso l’Asia” e “la nascita del secolo euroasiatico”.
Oltre all’accordo sul gas, Russia e Cina hanno infatti svolto manovre navali congiunte alla presenza di Putin e del presidente cinese Xi Jinping e hanno annunciato l’approfondimento della loro cooperazione militare ed economica. I due presidenti hanno inoltre rilasciato una dichiarazione congiunta sulla crisi in Ucraina, invocando una soluzione “pacifica e diplomatica”.
La maggior parte degli analisti concorda nel vedere nell’avvicinamento tra i due paesi una risposta ai loro crescenti problemi diplomatici con l’occidente. La Russia è stata accusata di aver fomentato il separatismo nell’Ucraina orientale e la sua annessione della Crimea ha provocato l’adozione di una serie di sanzioni da parte dell’Unione europea e degli Stati Uniti.
La Cina è oggetto dei tentativi di contenimento degli Stati Uniti e dei loro alleati asiatici nel Pacifico occidentale. Le sue rivendicazioni territoriali nel mar Cinese meridionale e sulle isole Senkaku/Diaoyu sono state condannate come provocazioni dal governo statunitense, che recentemente si è schierata con il Vietnam quando le esplorazioni petrolifere cinesi nell’area contesa tra i due paesi ha scatenato una violenta rivolta anticinese. I rapporti tra Pechino e Washington si sono ulteriormente deteriorati con le accuse di spionaggio informatico rivolte dagli Stati Uniti all’esercito cinese.
Un’amicizia complicata. I legami tra i due paesi sono già forti: Mosca e Pechino sono i principali promotori dell’Organizzazione di Shanghai per la cooperazione (Sco) e adottano regolarmente la stessa posizione nel Consiglio di sicurezza dell’Onu in contrasto con gli altri membri permanenti Stati Uniti, Francia e Regno Unito, come avviene dal 2011 sulla guerra civile in Siria.
Ma al di là degli interessi comuni i rapporti tra Russia e Cina sono tutt’altro che armoniosi, e la crisi in Ucraina ha dimostrato i loro limiti: quando le Nazioni Unite hanno votato la mozione di condanna per l’annessione della Crimea, Pechino si è limitata ad astenersi.
La Cina è tradizionalmente sostenitrice dell’inviolabilità delle frontiere, dato che deve fare i conti con i movimenti separatisti in Tibet, Xinjiang e Mongolia interna. Ma un’altra spiegazione sta negli stretti rapporti militari tra Pechino e Kiev, che ha fornito alla Cina la sua prima portaerei e altri armamenti avanzati.
La questione delle forniture militari è un altro argomento di scontro tra Russia e Cina. Pechino è tradizionalmente un grosso acquirente di armamenti russi, ma alcuni contratti sono stati troncati da Mosca quando ha scoperto che le industrie militari cinesi si erano appropriate della tecnologia russa per produrne delle repliche domestiche. La firma di un accordo per la fornitura di caccia Su 35, sistemi antimissile S400 e altre armi di ultima generazione è stata a lungo rimandata a causa di questi timori.
La diffidenza regna anche in altri aspetti dei rapporti tra Mosca e Pechino. Uno degli argomenti discussi a Shanghai è la cooperazione tra i due paesi per lo sviluppo dell’estremo oriente russo. Mosca ha bisogno degli investimenti cinesi per far fronte alle enormi spese infrastrutturali previste, ma allo stesso tempo teme di perdere il controllo su una regione spopolata e molto più vicina a Pechino che alla Russia europea. La forte emigrazione dalla Cina verso nord sta già facendo parlare di una futura Siberia cinese, uno sviluppo non sorprendente tenendo in considerazione il crollo demografico della Russia, che ha già meno di un decimo degli abitanti della Cina.
Trattativa a oltranza. Anche i negoziati per lo storico accordo sul gas sono stati ben poco amichevoli. Pechino ha cercato fino all’ultimo di spuntare un prezzo di favore, sfruttando la delicata posizione della Russia che rischia di perdere gran parte delle esportazioni in Europa a causa delle ripercussioni della crisi ucraina e del boom del gas di scisto negli Stati Uniti e in Europa.
Ma anche la Cina aveva buone ragioni per concludere l’accordo in fretta. Il governo sembra aver adottato una “svolta ecologista” in risposta alle sempre più frequenti denunce dei danni dell’inquinamento e vuole ridurre l’uso del carbone nelle centrali termoelettriche, sostituendolo con il gas. Inoltre l’alternativa che era stata agitata per abbassare le richieste russe, quella dell’importazione del gas naturale liquefatto via mare, è strategicamente meno attraente perché esporrebbe la sicurezza energetica del paese ai rischi legati alle suddette tensioni nel Pacifico occidentale.
Alla fine le due parti si sono accordate su un prezzo che dovrebbe aggirarsi attorno ai 350 dollari per mille metri cubi di gas, leggermente inferiore a quello pagato dai paesi dell’Europa occidentale. Secondo Gazprom le consegne potrebbero cominciare entro il 2018. Per collegare i giacimenti russi in Siberia e al largo dell’isola di Sakhalin alla rete cinese sarà necessario costruire quattromila chilometri di nuovi gasdotti.
(Fonte: Gazprom)
Sempre secondo Gazprom una volta completata l’infrastruttura le forniture russe alla Cina potrebbero salire dai 38 miliardi di metri cubi previsti dall’accordo attuale a 60 miliardi di metri cubi. Dato che la Cina “ha importato l’anno scorso 53 miliardi di metri cubi in totale, si può ben dire che Mosca ha ottime possibilità di diventare il fornitore unico di Pechino”, scrive China Files.

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