mercoledì 25 gennaio 2012

I FANATICI CATTOLICI E L'ARTE

Avevo appreso di questa notizia durante il notiziario di mezzogiorno del Tg3 e ho voluto documentarmi maggiormente sullo spettacolo in scena a Milano del regista cesenate Romeo Castellucci dal titolo"Sul concetto di volto del figlio di Dio"che parla di un anziano con gravi problemi di senilità ed il proprio figlio diviso tra l'amore ed il rispetto per il padre ed il senso di rabbia e frustazione che una tale situazione apporta.
Fin qui nulla di scandalistico,osceno e blasfemo si direbbe,ed invece gli estremisti cattolici hanno cominciato una crociata,aiutati da Vaticano Spa,contro il regista,arrivando a vere e proprie minacce e ad una comica messa"di riparazione"celebrata ieri sera davanti al teatro Parenti di Milano.
Oltre alle proteste un tentativo d'irruzione di ben una trentina di fognanuovisti aiutati da un gruppetto di milithianocristoforicistici giunti direttamente da Roma,presumo fancazzisti appoggiati dai soldi del clericofascismo romano.
Articoli presi in ordine da"La Stampa"e dal"Corriere della Sera".

Castellucci: contro di me una fatwa cristiana

Il regista del discusso “Sul concetto di volto nel figlio di Dio”
“Non mi interessa lo spettacolo, è l’atmosfera che mi spaventa”

FRANCESCO BONAMI
Avevamo intervistato Romeo Castellucci in occasione delle violente proteste contro il suo spettacolo Sul concetto di volto nel figlio di Dio in Francia. Oggi però la situazione sta assumendo tinte molto più cupe dopo che anche il Vaticano si è schierato a favore di gruppi che Castellucci non ha timore a definire con amarezza «fascisti e antisemiti». Abbiamo raggiunto il regista a Cesena, il suo buen ritiro, da dove con la Societas Raffaello Sanzio progetta le sue travolgenti tournées. E’ forse l’unico vero erede di Carmelo Bene ma l’impatto internazionale del suo teatro è di gran lunga superiore a quello dell’insuperabile maestro.

Castellucci, come si spiega una reazione così dura?
«Quando lo spettacolo aprì a Parigi tutti giornali hanno diffuso notizie false dicendo che si gettavano veri escrementi sull’immagine di Cristo. Cosa assolutamente non vera, veniva usato semplicemente colore».

Ma Parigi è acqua passata, adesso addirittura il Papa ha preso posizione contro lo spettacolo.
«Ci troviamo davanti ad una specie di “fatwa” cristiana e la cosa è gravissima. Una cultura che vuole tornare all’inquisizione e alla censura dell’arte. Dello spettacolo non me ne frega niente, è l’atmosfera che mi spaventa.

Un’atmosfera che vuole la morte dell’arte dimenticando che arte e religione sono nate mano nella mano. L’arte è nata come gesto sacro. E’ grave che le autorità ecclesiastiche ascoltino la voce di gente che sta facendo il processo alle intenzioni, attaccando violentemente attori, spettatori, minacciando la libertà di pensiero. Rifiutando il dibattito. Considerando nemici tutti coloro che parlano del volto di Cristo fuori dagli stereotipi. Perchè il Vaticano non accetta il confronto e l’incontro con chi parla una lingua diversa da quella dogmatica? Io sono disponibile. In un momento in cui la le religioni hanno acquistato una potenza identitaria così forte, negare la sua interpretazione da parte dell’arte è pericolosissimo».

C’è chi dice che tutto questo le fa pubblicità.
«Non è questo tipo di attenzione che mi interessa e che cerchiamo».

L’arte, il teatro, possono aiutare a ritrovare immagini sacre per la nostra società?
«Certo. C’è infatti questa gelosia, invidia, per arte che è in grado di produrre immagini spirituali, immagini che ti possono ancora mettere in crisi».

Una crisi che sfocia in violenza
«Si è scatenata una campagna violentissima come si era già avuta, qualche anno fa, davanti alla fotografia Piss Christ dell’artista Andreas Serrano».

Una provocazione ?
«Assolutamente no. Il problema è che la gente non sa più riconoscere un immagine assolutamente cattolica, che passa attraverso il corpo, che fa parte della passione. Non c’è più nulla di blasfemo nell’urina e nelle feci una volta che Gesù ha deciso con l’Eucarestia di passare dal nostro corpo».

La religione che fa scandalo e che è attaccata dal fondamentalismo religioso, una contraddizione.
«Una contraddizione enorme fra questa vena iconoclasta e la foga di apparire della Chiesa. Ma quando la Chiesa abbraccia la comunicazione è il segnale di una malattia terminale».

Quale dovrebbe essere la risposta della Chiesa al nostro tempo?
«Piuttosto il silenzio. Non certo le dichiarazioni e gli slogan»

Cosa muove le persone che ti attaccano?
«Sono manipolati da qualche politico molto scaltro. Ma la cosa lugubre è che sono diciottenni vestiti benissimo. Qualcosa che ricorda la gioventù nazista .. Nessuno si capacita di questa violenza non solo verbale. A Rennes la polizia ha dovuto chiudere il centro. In sala hanno trovato cinque coltelli».

Hai paura?
«Moltissima. Gli attori però sono i veri eroi quando salgono sul palcoscenico».

Una reazione molto simile a quella dei fanatici islamici.
«Assolutamente simile. Infatti in Francia i fondamentalisti islamici si sono uniti ai giovani cattolici perché secondo loro offendevo anche il profeta Issa che poi è Gesù».

La sindrome di Salman Rushdie
«Un po’ quel rischio c’è. Mi mandano link con immagini di veri cadaveri, dicono che mi uccideranno».

Ma cosa ci sarebbe di blasfemo nel tuo spettacolo?
«Nulla di blasfemo. Il nome di Dio è blasfemo per l’Antico Testamento. Per l’arte condanna o redenzione è la stessa cosa. Ma l’assurdo è chi attacca lo spettacolo non lo ha neanche visto».

Ce lo spieghi lei.
«Un piano sequenza, questo padre incontinente e il figlio che gli cambia il pannolone tante volte. Sullo sfondo il famoso Cristo di Antonello da Messina. A poco a poco il salotto è invaso da pannoloni. C’è un aspetto iperrealista con anche l’odore. L’equazione: feci=Gesù ha scatenato reazioni violentissime».

Si meraviglia?
«Ma la “merda” è la materia per antonomasia, ciò che rimane».

C’è anche una metafora politica.
«Sicuramente. Quando lo abbiamo presentato ad Atene gli spettatori lo hanno visto come l’eredità lasciata dai padri ai figli costretti a pulire la loro merda economica e sociale».

Nessun problema in Grecia?
«Nessuno»

Allora perchè tutta questa veemenza oggi?
«E’ come se Gesù appartenesse a questa gente. Sarebbe bello poter liquidare il tutto con una risata ma non si può»

I media da che parte stavano in Francia?
«Dalla parte della libertà di espressione ma in modo ambiguo. Tutti sanno che non sono un provocatore. Ma faceva notizia e comodo continuare a portare avanti questa immagine falsa della provocazione. Ho sentito l’impotenza di dire la verità. Una tragedia della comunicazione. Ma la buona notizia è che ancora è possibile fare uno spettacolo teatrale che scuota l’attenzione dell’opinione pubblica».

Cosa vuol dire fare cultura ?
«Scegliere. Scegliere di guardare. Quando si fa cultura si sceglie di stare con gli altri».

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Debutta Castellucci: applausi a teatro e tensioni in piazza
Messa di protesta di 150 ultrà cattolici

MILANO - La protesta dei cattolici contro il teatro «blasfemo» di Romeo Castellucci si spegne mezz'ora prima dell'inizio dello spettacolo. Evapora in un piazzale immenso, distante due isolati, dove i gruppi di manifestanti (centocinquanta in tutto) sono stati costretti come al confino. E, poi, accerchiati da carabinieri e polizia in assetto antisommossa, con i blindati a chiudere strade e a presidiare ogni ingresso nel raggio di un chilometro.
Ci sono uomini, donne e anziani con in mano un cero acceso che intonano canti e dicono il rosario. Arrivano con i pullman dal Veneto: Vicenza, Asolo, Treviso, Padova. Sono quelli del Movimento con Cristo per la Vita. Li raggiungono i romani di Militia Christi con le bandiere e i megafoni. I milanesi, pochi. C'è un delegato dell'Ordine dei Cavalieri Templari che distribuisce biglietti da visita. Ma è evidente da subito a tutti, dalle 18.30, l'ora dell'appuntamento, che il sogno di replicare la protesta inscenata dai cugini francesi lo scorso autunno rimarrà un sogno. La sparuta piazza del no a Castellucci finirà per spaccarsi quando nell'aiuola centrale parcheggia un piccolo camion telonato: è la cappella mobile del discusso prete lefebvriano, don Floriano Abrahamowicz, che dirà la messa «riparatoria». E, poi, sulla scena irrompe un altro elemento di disturbo, anche di tensione. Al confino, nel prato centrale di quel piazzale già ridondante di bandiere e striscioni, arriveranno portati di peso trenta esponenti di Forza Nuova. Erano riusciti sì ad arrivare a venti metri dal teatro, gli agenti li hanno sollevati di peso e trascinati due isolati più in là. Delusi e sdegnati gli anti Castellucci («ci hanno impedito di manifestare, ci hanno teso una trappola»), sorpresi gli ospiti del teatro, che hanno dovuto mostrare il biglietto alle forze dell'ordine prima che alle maschere. Ci sono, tra gli altri, Ornella Vanoni e il teologo Vito Mancuso. Il filosofo Giulio Giorello dice di essere venuto «per testimoniare».
L'atteso e alla fine applaudito spettacolo di Castellucci intitolato al volto di Gesù è così andato in scena ieri sera senza incidenti e secondo copione al teatro Franco Parenti di Milano. «È ben triste constatare - riflette Giorello nel foyer - che in una città di tale storia politica e tradizione illuminista si sia ancora costretti a dover scendere in campo a difesa della libertà di espressione». La cultura deve potersi esprimere «a prescindere dai contenuti», dice l'assessore di Milano Stefano Boeri, convinto che la presa di distanza del cardinale Scola e del Vaticano «sia stata solo un equivoco».
Paola D'Amico e Paolo Foschin

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