giovedì 15 aprile 2010

TESTE(VUOTE)ROTTE

Che goduria ieri pomeriggio quando già trapelavano le prime indiscrezioni sugli scontri della scorsa notte che hanno visto protagonisti gli antifascisti romani che hanno menato di brutto la merde del Blocco Studentesco,che rimane il fatto scritto nella storia di quella notte anche se le merde fasciste del Blocco e di Ca$$a Pound hanno accusato i compagni di averli aggrediti mentre stavano affiggendo manifesti merdaioli per le prossime elezioni universitarie.
E'fischiato il vento l'altra notte a Roma ed i sibili hanno danneggiato i cameratti con i loro eroici capoccia che a gambe levate hanno lasciato i loro rattini sanguinanti in terra,striscianti come gli stronzi di cane che sono,a livello appena superiore delle fogne loro habitat naturale.
Naturalmente i fatti non sono andati come da comunicato del capobranco di B.S. Francesco Polacchi,perchè anche gli antifa hanno rivendicato il fatto di essere stati assaliti dai fasci infami...diciamo allora che qualunque parte sia stata colpita per prima comunque i referti medici parlano chiaro con nove merditanti fascisti all'ospedale con vari traumi contusivi(quellio cerebrali li hanno fin dall'infanzia)e ferite.
Colpi che comunque non hanno portato alla fuoriuscita di materia grigia in quanto perennemente assente nelle loro scatole craniche violate dalle giuste mazzate dei valorosi compagni romani.
Articoli presi da Indymedia Lombardia e Roma che raccolgono entrambe le versioni con i fasci che come al solito sono andati a piangere da papà polizia e mamma digos e che ora pretendono giustizia dai loro camerata al potere Maroni,Polverini e Alemanno,lacrime di coccodrillo,lacrime di sangue!
I referti parlano,Roma ascolta, il fascista scappa...Roma è antifascista!

Roma:In Blocco all'ospedale.

ROMA TRE, CASA POUND: «ESPONENTI 'BLOCCO AGGREDITI, 9 FERITI» (OMNIROMA) «Una decina di ragazzi del Blocco Studentesco sono rimasti feriti e dopo essere stati aggrediti da un centinaio di esponenti dei centri sociali davanti alla facoltà di Lettere di Roma Tre in via del Valco di San Paolo, mentre affiggevano alcuni manifesti in vista delle prossime elezioni del Cnsu, il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari». Così in una nota il Circolo futurista di Casal Bertone. «Nove militanti del Blocco sono finiti in ospedale, sei di loro con ferite gravi e prognosi di decine di giorni - si legge nel comunicato stampa - Tra questi anche il presidente nazionale del Blocco Studentesco e candidato al Cnsu, Francesco Polacchi, attualmente ricoverato al Cto di Roma per una frattura scomposta dell'avambraccio e due ferite in testa che hanno richiesto dieci punti di sutura. 'Si è trattato di un vero e proprio agguato -dice Polacchi - Eravamo una quindicina di persone e stavamo facendo affissione,come è prassi nei periodi preelettorali, quando abbiamo visto sbucare dal nulla un centinaio di persone armate di caschi,sassi, bastoni, catene, che ci sono venute addosso, forti del fatto di essere oltre quattro volte superiori a noi nel numero. Alcuni cittadini che abitano proprio sulla via dove sono avvenuti gli incidenti hanno assistito alla scena, fornendo la propria testimonianza dei fatti al commissariato'Esposizionè, nel quartiere Eur. 'Dalla dinamica dell'aggressione, avvenuta per altro a poche centinaia di metri dal centro sociale 'Acrobax', sembra evidente come l'attacco fosse premeditato - aggiunge Davide Di Stefano,responsabile nazionale del Blocco Studentesco- Un'azione violenta e intimidatoria pianificata a tavolino per impedirci di fare politica nelle università. È chiaro che un gesto di una tale gravità nasce dalla convinzione di godere di una totale impunità e richiede una risposta adeguata.

GIOVANI DELL'ACROBAX: «NOI AGGREDITI DA BLOCCO» «Stavamo attaccando i nostri manifesti della rete sociale dell'XI municipio quando ci siamo trovati davanti quelli di Blocco studentesco, con il loro solito apparato tipo militare come durante gli scontri di piazza Navona. Ci siamo fronteggiati, li abbiamo invitati ad andarsene dal quartiere perché qui i fascisti non sono bene accetti. A quel punto ci hanno aggrediti, noi eravamo di più e siamo riusciti a respingerli. Poi è arrivata la polizia ed è finito tutto». Ad affermarlo sono i giovani del centro sociale Acrobax, coinvolti nello scontro avvenuto questa notte presso la facoltà di Lettere dell'università Roma Tre, tra mezzanotte e l'una.

Da "La Repubblica delle banane".
Gli universitari di destra e di sinistra si accusano a vicenda dopo gli scontri della notte scorsa presso la facoltà di Lettere dell'università Roma Tre, tra mezzanotte e l'una. Il bilancio parla di otto ragazzi finiti al Cto, conprognosi che vanno dai 2 ai 30 giorni, e diciassette denunciati. Di questi otto appartengono al Blocco studentesco, i quali parlano di un vero e proprio "agguato" e nove al centro sociale Acrobax, che rispediscono le accuse al mittente, sostenendo di aver reagito ad una aggressione.
"Nove militanti del Blocco sono finiti in ospedale, sei di loro con ferite gravi e prognosi di decine di giorni - si legge in una nota diffusa da CasaPound - Tra questi anche il presidente nazionale del Blocco Studentesco e candidato al Cnsu, Francesco Polacchi, attualmente ricoverato al Cto di Roma per una frattura scomposta dell'avambraccio e due ferite in testa che hanno richiesto dieci punti di sutura". "Si è trattato di un vero e proprio agguato - spiega Polacchi - eravamo una quindicina di persone e stavamo facendo affissione, come è prassi nei periodi preelettorali, quando abbiamo visto sbucare dal nulla un centinaio di persone armate di caschi, sassi, bastoni, catene, che ci sono venute addosso, forti del fatto di essere oltre quattro volte superiori a noi nel numero".
Diametralmente opposta la versione dei giovani del centro sociale Acrobax: "Stavamo attaccando i nostri manifesti della rete sociale dell'XI municipio quando ci siamo trovati davanti quelli di Blocco studentesco, con il loro solito apparato tipo militare come durante gli scontri di piazza Navona. Ci siamo fronteggiati, li abbiamo invitati ad andarsene dal quartiere perché qui i fascisti non sono bene accetti. A quel punto ci hanno aggrediti, noi eravamo di più e siamo riusciti a respingerli. Poi è arrivata la polizia ed è finito tutto". "Respingiamo la montatura vittimista costruita da CasaPound - aggiunge in un comunicato La Rete Sociale dell'XI Municipio - su un episodio che ha semplicemente fatto prendere corpo al clima di odio e d'intimidazione fatto crescere attraverso Blocco Studentesco nella sua scalata alle elezioni universitarie, ribadiamo la necessità di sospendere da queste la lista del Blocco Studentesco e denunciamo l'unilateralità dei fermi effettuati stanotte dalle forze dell'ordine intervenute".
E intanto, fioccano le reazioni politiche. Gianluca Peciola, consigliere provinciale di Sinistra Ecologia e Libertà, parla di "ennesima azione squadrista", Fabio Nobile, della Federazione della sinistra di Roma e segretario del Pdci cittadino chiede "che questi gruppi cessino di esistere imponendo il loro scioglimento ed impedendo il corteo del 7 maggio organizzato da questi fascisti". Ugo Cassone, consigliere comunale del Pdl, chiede "le dimissioni del Rettore Guido Fabiani e delle più alte cariche del Senato Accademico di Roma Tre".

mercoledì 14 aprile 2010

(TANTE)MELE MARCE

Quando s'incappa in articoli giornalistici o in dichiarazioni durante conferenze stampa di appartenenti alle forze del disordine si tende a marcare che tali individui passati alla criminalità siano delle mele marce,naturalmente noi sappiamo che tanti di questi valicano la sottile linea tra l'onestà e l'illegalità,troppe divise e troppe mani sono insanguinate e comunque colluse con la delinquenza.
Ecco tre esempi che la cronaca di Internet,perchè di queste notizie pochi sanno visto che i massmedia di regime stanno ben zitti quando i delitti vengono commessi da chi non è straniero,immigrato,anarchico o di sinistra,e coinvolgono carabinieri,finanzieri e poliziotti:una miscellanea di stronzi che ogni tanto bisogna far saltar fuori perchè le fanno troppo grosse e certi atti non si possono coprire.
E non parlo oggi degli sbirri che per cameratismo(proprio un termine adatto)si sono coperti l'un l'altro nel caso Aldrovandi,oppure lo sbirro del caso delle trans di Marrazzo,pusher ed assassino:oggi parlo di un carabiniere,nientemeno che il comandante dei Ros Giampaolo Ganzer sotto processo da due anni e che stamane ha ricevuto la richiesta di condanna a 27 anni di carcere per una sfilza enorme di imputazioni;un poliziotto di Rovigo,rimasto anonimo e accussato di violenza sessuale reiterata verso una dodicenne e di tre finanzieri che si aggiungono ad altri due incarcerati a giugno per aver abusato di alcune prostitute durante i loro"controlli"ed"ispezioni".
Solo vergogna dovrebbero provare questi aborti d'uomini e solo odio noi dobbiamo provare verso queste divise che sono sempre più macchiate da questi crimini e che fanno perdere la fiducia verso i pochi che credono ancora nell'imparzialità delle istituzioni e delle forze di polizia,che dovrebbero essere animate dal valore della giustizia e sul credo del servire,proteggere ed aiutare le persone.
Articoli tratti da Indymedia Toscana e Lombardia.

[Rovigo] poliziotto adesca e violenta 12enne.

Rovigo: poliziotto adesca e violenta 12enne, arrestato e sospeso dal serviziopubblicato: venerdì 12 marzo 2010 da Daniele Particelli in: Strano ma vero Violenza Sessuale
Non è la prima volta che sentiamo parlare di tutori dell’ordine che invece di proteggere si macchiano di uno dei reati peggiori, la pedofilia.
E’ accaduto a Rovigo, dove M.T., 30 anni, poliziotto delle Volanti, è finito in manette con l’accusa di violenza sessuale ai danni di una bambina di 12 anni.
La vicenda risale allo scorso novembre: dopo esser entrato in possesso del numero di telefono della 12enne tramite alcuni suoi compagni, l’ha contattata.
Si è spacciato per un 17enne, le ha inviato via mms una sua foto fasulla ed è riuscito a convincerla ad un incontro.Come da accordi è passato a prendere la bambina e una volta in auto, con tanto di coltello in bella vista sul cruscotto, l’ha violentata.
Poi ha cercato di convincerla ad altri incontri con la promessa di regali e ricariche telefoniche.
Lei, però, alla fine ha confessato tutto alla famiglia e i colleghi dell’uomo sono stati avvertiti.
Dopo circa un mese e mezzo di indagini è scattato l’arresto: l’uomo è stato condotto nel carcere di Verona e sospeso dal servizio.http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=94309&sez=NORDEST

Milano, chiesti 27 anni di carcere per il comandante dei Ros Ganzer.

Pesante richiesta di condanna a 27 anni di carcere nei confronti del comandante del Ros, Giampaolo Ganzer, imputato a Milano.

La richiesta è stata avanzata dal pm Luisa Zanetti nell'ambito del processo in cui Ganzer, insieme con altre persone tra cui l'ex colonnello delle teste di cuoio dei carabinieri Mauro Obinu e altri sottufficiali dell'Arma, sono ritenuti responsabili di presunte irregolarità in operazioni antidroga sotto copertura avvenute tra il 1991 e il 1997. Ganzer e gli altri imputati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, falso e peculato.Il pm oltre alle condanne per Ganzer ha chiesto pene severe anche per gli altri 17 imputati, tra cui una serie di sottufficiali del Ros ai tempi componenti del cosiddetto gruppo di Bergamo. Le condanne vanno dai 27 anni (Obinu e Lovato) ai 5 anni e 18mila euro di multa. Il pm ha anche chiesto per tutti gli imputati l'interdizione perpetua dai pubblici uffici. Prima di chiedere le condanne il pm Zanetti ha voluto richiamarsi a quanto già affermato all'inizio della sua requisitoria e cioè la "gravità dei fatti" per i quali "la pena prevista è altissima" e ha parlato di "deviazione dai compiti istituzionali che emerge dal quadro che ho tentato di tracciare durante il mio intervento".Fra gli episodi contestati anche un traffico d'armi. Da notare che l'ineffabile generale Ganzer, ben conosciuto nel movimento per le montature a carico dei compagni e per i blitz repressivi spettacolari, non è mai stato sospeso dal servizio nonostante la gravità delle accuse a lui mosse.Il processo che lo vede imputato a Milano per reati gravissimi è iniziato da oltre due anni è si è svolto nel piu' totale silenzio omertoso dei media di regime, silenzio che solo ora viene rotto con la clamorosa richiesta di condanna.

Milano, arrestati tre finanzieri per abusi sessuali su prostitute.

Milano, arrestati tre finanzieri per abusi sessuali su prostitute.Nel giugno scorso altri due uomini delle Fiamme gialle erano finite in carcere per lo stesso motivo.
Tre baschi verdi sono finiti in carcere a Milano con l'accusa di aver abusato di prostitute durante i controlli di routine contro l'immigrazione clandestina. Sono gli sviluppi di un'inchiesta della Procura milanese che già lo scorso giugno aveva portato agli arresti altri due finanzieri, uno dei quali si è visto recapitare un nuovo provvedimento a San Vittore, dove ancora è rinchiuso.
Le quattro ordinanze di custodia cautelare, firmate dal gip Chiara Valori, sono state consegnate ai loro colleghi dagli stessi militari del nucleo di polizia tributaria. Nell'indagine, condotte dai pm Cristina Roveda e Marco Ghezzi, si ipotizzano i reati di violenza sessuale di gruppo (quando a commetterla è più di una persona), concussione e peculato. Gli episodi contestati a vario titolo, da quanto è filtrato, sono tre: due commessi a Garbagnate, nell'hinterland, fra l'ottobre 2008 e il giugno successivo, e il terzo avvenuto a Milano nel maggio dell'anno scorso.
Secondo la ricostruzione accusatoria i tre finanzieri, durante il servizio e con l'auto di servizio, abusando della condizioni di inferiorità delle vittime, le avrebbero costrette a rapporti sessuali. I quattro baschi verdi si sono difesi sostenendo che di non aver mai usato violenza nei confronti delle lucciole. Tra gli elementi raccolti dai pm ci sarebbero, oltre alle denunce di una o più prostitute, alcune testimonianze e gli esiti positivi degli accertamenti tecnico-scientifici su alcune delle 18 auto in dotazione e poste sotto sequestro.
Accertamenti effettuati lo scorso 9 marzo da un consulente biologo nominato dai pm e alla presenza di alcuni esperti per gli indagati. Le analisi hanno puntato a verificare se sulle auto fossero rimaste tracce biologiche, ematiche e altro, per appurare se ci fosse stato o meno un rapporto sessuale. L'inchiesta è nata in seguito alla denuncia di una prostituta romena che lo scorso giugno aveva raccontato alla polizia di essere stata vittima di abusi sessuali da due agenti della Finanza (uno avrebbe fatto da palo, mentre l'altro consumava un rapporto orale) che stavano effettuando un controllo di routine in via Gallarate, nei pressi del cimitero Maggiore.
Una decina di giorni dopo, i primi due arresti. Uno dei finanzieri, però, alcuni mesi fa, è stato rimesso in libertà in quanto le sue spiegazioni sarebbero state ritenute credibili, mentre l'altro ha ricevuto in carcere un nuovo provvedimento cautelare e altri tre colleghi sono stati arrestati.http://milano.repubblica.it/cronaca/2010/03/25/news/milano_arrestati_tre_finanzieri_per_gli_abusi_sulle_prostitute-2899296/

A MOSCA OCCHI APERTI

Qualche giorno addietro uno dei giudici in prima linea contro l'emergenza xenofoba che sta sconvolgendo la Russia e soprattutto la capitale Mosca,Eduard Chuvachov(l'ho visto scritto in almeno quattro modi diversi),che già aveva ricevuto serie minacce di morte ma che evidentemente non era stato meritevole di protezione da parte delle alte sfere del potere degli ex sovietici,è stato ammazzato davanti la sua casa.
Un assassinio che era nell'aria visto che il livello di criminosità raggiunta da molti gruppi neonazi tra cui i famigerati Lupi Bianchi è arrivato ad un punto che girare a Mosca in una strada sbagliata con un certo abbigliamento può comportare la seria prospettiva di un'aggressione mortale.
Gli antifascisti russi stanno reagendo ma la lotta è spesso impari in quanto i nazi sono protetti dai criminali della mafia russa e svolgono per loro"lavoretti"come pestaggi ed omicidi,e quello più eclatante è stato quello dello scorso novembre quando uno dei più noti antifascisti di Mosca,il compagno Ivan Khutorskoi conosciuto come Vanya Kostolom,che è stato freddato con due colpi di pistola alla nuca.
Articolo odierno tratto dal sito Antifa.org che delinea come le merde nazi russe se la prendano contro chi fino a un decennio e poco più fa erano parte della stessa nazione ed ora sono nemici da odiare.E da eliminare.

Mosca: ucciso giudice, in prima linea contro naziskin ·

Un alto magistrato russo è stato ucciso questa mattina mentre usciva da casa, nel centro di Mosca. Lo scrivono le agenzie russe citando fonti dei servizi di sicurezza.E' un giudice del tribunale di Mosca impegnato contro i naziskin, Eduard Ciuvashiov ucciso stamane con colpi d'arma da fuoco sparati a distanza ravvicinata mentre stava uscendo dalla sua abitazione, in una zona centrale della capitale, ad un chilometro dalla sede del governo e a poche centinaia di metri da Moscow City, la cittadella finanziaria. Lo riferisce l'agenzia Interfax citando una fonte delle forze dell'ordine. Secondo una fonte investigativa, Ciuvashov si era occupato di processi contro i naziskin, numerosissimi a Mosca e in tutta la Russia: proprio nei giorni scorsi si era concluso un secondo processo a carico di tre giovani membri di un gruppo ultranazionalista accusati di tentati omicidi a sfondo etnico e già condannati precedentemente per delitti della stessa natura. Il giudice era stato minacciato anche su alcuni siti di gruppi estremisti ultranazionalisti.IN PRIMA LINEA CONTRO NAZISKIN - Eduard Ciuvashiov, freddato stamane a Mosca mentre usciva dal suo appartamento, era un giudice in prima linea contro gli ultranazionalisti, in genere skinhead e naziskin, oltre 50 mila in tutto il Paese, di cui circa 20 mila a Mosca. Un triste primato a livello europeo, in un ex Paese comunista che ha sacrificato 27 milioni di uomini contro il nazismo ma che dopo il crollo dell'Urss si è scoperto sempre più nazionalista e xenofobo verso gli ex popoli "fratelli". Il processo nel quale Ciuvashiov era stato impegnato nei giorni scorsi, riguardava tre giovani naziskin tornati alla sbarra per tre tentati omicidi: uno degli imputati si è visto aumentare di due anni la pena precedente (20 anni), mentre per gli altri due è rimasta immutata essendo già stati condannati al massimo della pena in primo grado (10 anni in quanto minorenni). Lo scorso febbraio, invece, aveva presieduto il collegio che aveva processato una banda di skinhead denominata 'Lupi Bianchi'': dei 12 imputati, tre erano stati assolti, mentre altri nove erano stati condannati a pene da sei anni e mezzo a 23 anni di prigione, per sei degli undici omicidi a sfondo razzista contestati dall'accusa. La banda era guidata da un diciottenne, Alexiei Dziavakhishvili, che si considerava un russo doc benché di origini mezze georgiane: i giudici gli hanno inflitto sette anni di reclusione. Il gruppo faceva spedizioni contro persone dall'aspetto non slavo: prima le percuotevano e poi le uccidevano a colpi di coltello e di cacciavite, gridando slogan come "La Russia ai russi, Mosca ai moscoviti". Gli assalitori filmavano i loro blitz e poi li diffondevano su internet insieme ai loro commenti. Nessuno degli imputati ha professato pentimento per i fatti commessi e ha abiurato le proprie idee ultranazionaliste. Il giudice si era occupato anche delle indagini a carico di un gruppo ultranazionalista guidato da Artur Rinò and Pavel Skacevski, già condannati a fine 2008 a 10 anni - in quanto minorenni - per una ventina di atroci omicidi razzisti e per una dozzina di tentativi analoghi, filmati e diffusi su internet: un anno per ogni due omicidi, senza considerare quelli tentati. "Volevamo ripulire la città da coloro che non sono russi", si era giustificato al processo Rinò, senza mai pentirsi, al pari dei suoi compagni. Si erano conosciuti tutti su internet e durante comizi di gruppi di estrema destra. In 15 mesi, tra l'agosto 2006 e l'ottobre 2007, nella regione di Mosca, avevano dato la caccia con coltelli e mazze da baseball a persone dall'apparenza 'non slava', filmando le loro 'imprese' e scaricando le immagini su internet. Le loro vittime erano immigrati, prevalentemente di origine caucasica o centrasiatica: tagiki, azeri, ukbeki, armeni, anche cinesi, tutti rei di non avere sangue slavo e di "rubare lavoro" ai russi.

martedì 13 aprile 2010

SCARPE COMODE

Per dovere di cronaca ho trovato interessante un articolo de"Il giornale"del sospeso Feltri (dall'albo dei giornalisti),che parla delle ultime dichiarazioni di Travaglio che si è spostato verso il nuovo ibrido della politica Fini che sembra ormai più vicino al Pd che al Pdl ma che in fondo resta sempre un fascista nero cresciuto da Rauti.
Le scarpe comode del titolo del post si riferiscono a quelle che il buon Travaglio teneva nella sua scarpiera,una rossa ed una nera,la prima indossata negli ultimi tempi e l'altra lì a farsi allargare perché diventata stretta ma che ora potrebbe tornare nuovamente comoda.
La premessa al contributo di Luigi Mascheroni è presa da Roma.Indymedia che va giù pesante con un antiberlusconista antesignano che ora grazie ai suoi ultimi contributi giornalistici vira verso destra abbandonando Di Pietro e comunque l'ala estremista contro il premier puttaniere.
Ma potrebbe anche darsi che ora appoggi Fini in quanto anticipi i tempi in cui l'ex capoccia dell'Msi e di An si scontri definitivamente con il criminale di Arcore,stiamo a monitorare bene la situazione valutando bene le azioni e le dichiarazioni agendo di conseguenza.

Travaglio torna all'ovile e toglie dalla naftalina la camicia nera.

Marco Travaglio getta la maschera, una maschera piccola piccola che non era abbastanza estensibile da coprirgli il pinocchiesco naso. Si toglie la giubba che aveva fatto tingere in fretta e furia di rosso, ma si sa che a colorare il nero non è impresa facile, lo sanno anche le massaie più inesperte (Padellaro) e poi infatti gli è sortita fuori una tonalità rosso-bruna, quel poco che era necessario a fare dell'antiberlusonismo una bandiera, un brand di mercato o un marchio di fabbrica. All'inizio il quasi compagno cellophanato medio, con tanti se e tanti ma, che legge l'Unità, giornale più o meno assimilabile ai suoi ex avversari, ci aveva creduto e ci era cascato con tutte le scarpe. Alcuni trovarono divertente che Travaglio potesse esercitare il suo fascino intellettualoide superpartes. Un po' come grillo, meno gridato, più scanzonato e soprattutto tanto televisivo. Alcuni videro in loro quello che loro non vedevano nemmeno lontanamente in se stessi, perché infondo non c'era. Tutto qui. Ora Marco Travaglio fa una sorta di OUTING dal braccetto spastico, il famoso braccetto a scatto che, una volta, si sarebbe visto solo nei pupazzi in vendita sulle bancarelle rionali. Gadgets maledettissimi che alcuni chiamano "collezionismo", scesi dritti dritti dalla soffitta, o meglio per riesumare una bella definizione di un tempo, risaliti dritti dritti DALLA FOGNA. Ma il ratto, si sa, si porta appresso la puzza, e ci vuol tempo prima che se ne liberi. Ammesso che se ne liberi. Ciao ciao marco.Qui sotto una citazione dei SUOI compari.
http://antefatto.ilcannocchiale.it/glamware/blogs/blog...
http://www.ilgiornale.it/interni/travaglio_molla_di_pi...

Travaglio molla Di Pietro e ritorna da Fini.

Nel suo editoriale sul "Fatto" il giornalista "arruola" il presidente della Camera: "Ci serve vivo nei prossimi anni". La giravolta è completa: in nome dell'antiberlusconismo il giustizialista di "Annozero" si ricorda di essere di destra.

Bentornato a casa, Marco. L’avevamo sempre pensato che Marco Travaglio fosse un vero intellettuale di destra, e se a volte abbiamo avuto un dubbio, semmai era sul primo dei due termini, «intellettuale».
Comunque, noi del Giornale, dove Travaglio guadagnò i suoi primi stipendi, pagati - ironia della sorte e nemesi del moralismo - dall’editore Silvio Berlusconi, lo sapevamo che prima o poi quel giovane reazionario, clericofascista e furioso anticomunista (partito da una posizione a metà strada fra l’Msi e il tradizionalismo cattolico ed approdato ad una in bilico fra il giustizialismo giacobino e il terrorismo mediatico) avrebbe percorso a ritroso la strada incautamente abbandonata per tornare nella sua vecchia casa.
Giù in fondo, a Destra. Per un curioso e accidentato sviluppo di quel concetto che la filosofia chiama «eterogenesi dei fini», ossia il raggiungimento di esiti opposti a quelli che ci si era prefissi, il figliol prodigo è tornato a Fini. Chissà se lui lo rivede volentieri, poi. Ieri Marco Travaglio nel suo consueto editoriale sul Fatto Quotidiano ha dichiarato il suo futuro voto politico e ha investito ufficialmente il nuovo leader. Che non è più Di Pietro, e nemmeno De Magistris. Ma, appunto, Gianfranco Fini. La predica domenicale s’intitola metaforicamente «Il bacio della morte» ed è un argomentato suggerimento rivolto al presidente della Camera, avvistato due giorni fa a pranzo con Giuliano Ferrara.
Travaglio, in sostanza, dice al compagno Fini: stai lontano da lui, e per due ragioni. Primo, perché farsi consigliare da un «impiegato» del tuo peggior nemico - cioè Berlusconi - non è un’idea brillante. Secondo, perché Ferrara è il «maggior collezionista di fiaschi della storia moderna», uno che distrugge tutto ciò che tocca, uno la cui scia «è lastricata di cadaveri politici»: «Ogni volta che Ferrara esplode, il che accade a intervalli regolari sempre più ravvicinati, lui rimane illeso, ma tutt’intorno ogni forma di vita nel raggio di decine di chilometri si estingue per sempre».
E qui Travaglio infila nel suo sermone una decina di parabole, per ri-raccontare di quando Ferrara sposò la causa del comunismo, e si sa com’è finita; di quando si rifugiò nel Partito socialista a fianco di Craxi, e si sa come finì; di quando fu nominato ministro per i rapporti con il Parlamento del primo Governo Berlusconi, che finì nel giro di sette mesi; di quando nel Mugello si candidò contro Di Pietro, e finì trombato; di quando fondò la lista «No Aborto» e finì a uova in faccia, eccetera eccetera; e di come, ora, Ferrara rischia di finire da Fini. «Presidente sia gentile - è la preghiera di Travaglio - lasci perdere: ci serve vivo, nei prossimi anni». Più che un endorsement, un abbraccio.
E così il Fatto Quotidiano sdogana anche l’ultimo post-fascista, mentre il presidente della Camera dopo Repubblica e l’Unità conquista il foglio di Padellaro&Co., l’ultima roccaforte del giornalismo extraparlamentare. Ecco come la stampa d’opposizione diventò di regime. Che brutta fine. Del resto il lungo viaggio attraverso il fascismo di Marco Travaglio aveva conosciuto una tappa significativa già alcune settimane fa quando, in clima preelettorale, ospite a Tetris, disegnò un sorprendente scenario di fantapolitica in un irresistibile scambio di battute con il conduttore Luca Telese. «Immaginiamo che il Caimano non ci sia più. Il voto è tra Fini e D’Alema, chi voti?», chiede Telese. Travaglio, all’istante: «Fini». Telese: «Ah! Così senza pensarci neanche un attimo?». Travaglio: «Per forza. Dall’altra parte mi hai messo D’Alema». Il legittimo sospetto ora è che, anche senza D’Alema dall’altra parte, Travaglio abbia chiaro in mente cosa scegliere. E se sceglie Fini è perché chiunque in questo momento si dimostra un possibile antagonista del Cavaliere - come appare ogni giorno di più il Presidente della Camera - va politicamente bene.
Ma soprattutto perché, in fondo, Marco Travaglio non ha mai dimenticato dove gli batte il cuore. A destra. Bentornato a casa, Marco. Anche se non è detto che ti rivediamo volentieri, noi. Strane figure si vedono profilarsi all’orizzonte nell’Italia post-berlusconiana. Un giornalista di sinistra smarcatosi convenientemente a destra che si stringe sotto braccio a un politico di destra svoltato strumentalmente a sinistra. Il primo, ieri, dalle pagine del Fatto ha scoccato al secondo un bacio. Della morte. L’impressione, vedendo che fine fa chi trama alle spalle del Caimano, è che il primo finirà male. E il secondo invece pure.

lunedì 12 aprile 2010

SEQUESTRI DI PERSONA DELLO STATO


Atto intimidatorio gravissimo quello accaduto a Perugia nei confronti di tre compagni aggrediti senza motivo apparente da dei questorini della digos(si pensa così visto che le merde non si sono identificate),presi e portati nelle loro tane senza che familiari ed avvocati potessero vederli nè sentirli.
Come evidenziato nella mail spedita ai membri della lista"Antifa"dai compagni umbri il capoluogo della regione da alcuni mesi è teatro di controlli che rasentano l'invivibilità e calpestano norme di garanzia costituzionali di libertà personale.
Il totalitarismo legato al regime al potere che comanda i servi in divisa fa sì che i controlli asfittici degli sbirri siano contro i più elementari diritti per l'uomo come accaduto nel caso citato,in cui praticamente si è assistito ad un vero e prorpio sequestro di persona plurimo in cui l'arroganza,la prepotenza e la cattiveria arrivata all'odio verso chi non è come loro,ovvero fascisti pagati dallo Stato,ha raggiunto livelli intollerabili che rivendicano azioni atte a fargli abbassare la cresta,su tutti i fronti,con tutte le attenzioni del caso.

Perugia: arrestati tre attivisti del Csoa Ex Mattatoio.

Lorenzo, Michela, Riccardo: Liberi subito!
Quella che stiamo per raccontare è una storia di ordinaria follia. Non sappiamo come definire altrimenti quello che è capitato ieri sera a Lorenzo, Michela e Riccardo, tre attivisti del Centro Sociale Ex Mattatoio.
I tre si trovavano nella centralissima Piazza IV Novembre e stavano bevendo una birra insieme ad altre persone, in attesa di mettersi in macchina per raggiungere Fabriano per assistere al concerto degli Assalti Frontali, in programma al CSA Fabbri. Tre loschi individui si sono avvicinati chiedendo loro di esibire i documenti senza mostrare nessun distintivo. Uno dei ragazzi ha chiesto quale fosse il motivo del riconoscimento ricevendo come risposta insulti e spintoni. Gli animi si sono surriscaldati e sul posto sono arrivate due volanti. Lorenzo, Michela e Riccardo sono stati malmenati, ammanettati e portati via sulle vetture che partivano a sirene spiegate verso la questura. Nel frattempo un altro ragazzo, che aveva ripreso l'accaduto con il videofonino, è stato aggredito da altri poliziotti in borghese.
Per tutta la notte nessun avvocato e nessun parente aveva ancora potuto incontrarli e accertarsi delle loro condizioni. L'unica notizia fornita è stata la convalida del fermo dei tre, con l'accusa di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Notizia che ha provocato sgomento e rabbia dei parenti e dei tanti amici/he e compagni/e che nel frattempo avevano raggiunto la questura.
Una storia che vede la violenza e la sopraffazione rasentare la follia pura, in cui i vigilanti hanno un potere di discrezionalità pressochè assoluta. Una storia ordinaria, simile a tante altre che quotidianamente avvengono nella nostra città e che hanno come vittime soggetti sfortunatamente invisibili. Un'ordinarietà figlia del biocontrollo che dilaga nelle nostre metropoli, nei nostri territori e nelle nostre vite. Un'ordinarietà che si innesta nel tessuto di una città dove si respira sempre più un clima "cileno" e dove sembrano avere agibilità solamente massoni, costruttori, faccendieri e narcotrafficanti. Decine di posti di blocco ogni sera sulle strade che delimitano il centro storico; poliziotti in borghese, vigilanti privati e pattuglie a presidiare le piazze e le vie principali. Perugia puzza di deserto. Un deserto che mira ad entrare nelle nostre esistenze per saccheggiarle e svuotarle.
Vogliamo la libertà immediata per Lorenzo, Michela e Riccardo, "sangue del nostro sangue".
Vogliamo una città altra, e la costruiremo con la forza delle nostre lotte e delle nostre passioni e con la potenza che la nostra indipendenza riesce a sprigionare, sempre e ovunque.
Domani mattina alle ore 10,30 si terrà, presso l'atrio del Comune, in Via dei Priori, una conferenza stampa pubblica, in cui verrà denunciata alla stampa ed alla città intera il gravissimo episodio accaduto.
Csoa Ex Mattatoio
CommonsLaB Perugia
Collettivo Femminista Sommosse Perugia

domenica 11 aprile 2010

LA MALEDIZIONE DEL BAFFO

Articolo di Tommaso Vaccaro di dazebao.org preso da Toscana.Indymedia che analizza la figura del presidente polacco Lech Kaczynski morto ieri in un incidente aereo in Russia mentre si stava recando per la commemorazione dello stermino di Katyn ordinato da Stalin(maggiori info sul sito wikipedia http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Katy%C5%84).
Breve riflessione su questa strage che fu uno degli atti più trucidi commessi dall'Urss durante la seconda guerra mondiale in quanto furono massacrati oltre a militari ed ufficiali polacchi pure migliaia di civili bambini,fatto scoperto solo nel 1943 e usato da Goebbels come propaganda contro i comunisti(tenendo ben segreti i loro campi di sterminio!).
Fatto sta che la vittima più illustre del disastro aereo di ieri,provocato da errate scelte del pilota,sia stato uno dei più fermi conservatori di destra che l'Europa del dopoguerra abbia mai avuto,anticomunista,massacratore di omosessuali,integralista cattolico e favorevole alla pena di morte.
Questo autoritario presidente che ha fatto di pestaggi sistematici contro i nemici e che ha imposto regole da periodo del terrore ha avuto quel che si meritava in anticipo rispetto alla data della sua carta d'identità,e con lui numerosi appartenenti al regime polacco ed i vertici militari del paese,che come in qualsiasi altro posto del mondo non guasta per niente.

Lech Kaczynski. La parabola nera del nazional-populista polacco.

Si chiude nel dramma l’epopea nazional-integralista del presidente polacco, Lech Kaczynski. Una parabola spezzata da un Tupolev di fabbricazione russa in volo da oltre vent’anni, che precipita per cause al momento ignote, decapitando di netto i vertici istituzionali della Polonia.

Muore il Kaczynski con il neo sulla guancia sinistra, l’unico segno che rende distinguibile Lech dal fratello-gemello Jaroslaw, ex premier del repubblica Est europea. Una vita in doppio, quella dei due leader ultraconservatori polacchi che, sin dagli esordi della loro attività politica, li vede uniti nel segno di un viscerale anti-comunismo e, successivamente, nelle battaglie omofobe, autoritarie, anti-Europee e nazionaliste del partito “Legge e Giustizia” da loro fondato. I Kaczinsky favorevoli alla reintroduzione della pena di morte, ideatori della legge che obbliga tutti i cittadini ad autodenunciarsi qualora abbiano avuto in passato rapporti con i servizi segreti comunisti. I gemelli che trascinano la Polonia in un vortice di cattolicesimo ultraortodosso, schierato in assetto di guerra contro un’Europa atea, permissiva, materialista, decadente moralmente, diventano un punto di riferimento per l’estrema destra del Vecchio Continente e di quella americana.La vita gemella dei Kaczinsky, da Solidarnosc al nazional-cattolicesimoLech e Jaroslaw Kaczynski nascono a Varsavia il 18 giugno del 1949, dall’ingegnere Rajmund e dalla filologa Jadwiga. Appena dodicenni, sono protagonisti del film della tv di stato nella Polonia sovietica: “I due che rubarono la luna” (1962). Ma, sin da giovanissimi, ad unirli davvero è la passione politica. Lech si laurea in Legge all'Università di Varsavia e consegue un dottorato presso l'Università di Danzica, dove poi insegnerà. Sposato e padre di una figlia, negli anni ’70 è impegnato con il fratello come attivista nel movimento polacco anticomunista. Dal 1980 comincia la collaborazione con la formazione cattolica Solidarnosc e l'anno dopo - nel periodo di legge marziale – solo uno dei due viene catturato ed arrestato. Ma con il crollo sovietico, i Kaczynski riprendono a fare politica, entrando nel governo di Solidarnosc, ma rompendo subito dopo con Walesa, colpevole secondo loro di un’eccessiva debolezza nei confronti degli ex-comunisti. Nel 2001 fondano così, ancora una volta insieme, il partito ultraconservatore “Legge e Giustizia” (Pis). Lech vince le elezioni amministrative di Varsavia nel 2002, la prima importante prova elettorale della nuova formazione ultracattolica. Per quattro anni sindaco, nell'ottobre 2005 Lech diventa presidente ad alcuni mesi dalla schiacciante vittoria elettorale del suo Pis. L'anno dopo, conferisce a Jaroslaw, presidente del partito, l'incarico di formare il nuovo governo, al posto di Marcinkiewicz, costretto alle dimissioni a soli nove mesi dall'insediamento. Jaroslaw, tuttavia, successivamente lascerà il proprio incarico. Per la Polonia, seguono anni di populismo, antieuropeismo, e di un nazionalismo conservatore autoritario e giustizialista. Lech Kaczynski, in un’intervista trasmessa dalla radio statale polacca, non fa mistero delle proprie posizioni: l’abolizione della pena di morte ha dato “un vantaggio inimmaginabile al criminale, il vantaggio della vita sulla morte”.Nel paese di Wojtyla, riesce a fare facilmente breccia il programma del Pis incentrato su famiglia e cattolicesimo intransigente. E’ proprio alla fine dell’anno in cui muore Giovanni Paolo II che “Legge e Giustizia” stravince le elezioni, sull’onda emotiva provocata dal lutto. I Kaczynski condannano i rapporti extraconiugali, sono contrari all’aborto e inaugurano una vera e propria caccia all’omosessuale. Mostrarsi tolleranti con i gay significherebbe, spiega Lech, il gemello alla presidenza della Repubblica, «aiutare la civiltà a disgregarsi». Su queste basi, iniziano i pestaggi e le persecuzioni sistematicamente coperte dalla polizia, vengono proposte leggi per porre il divieto di parlare della questione sessuale nelle scuole pubbliche e migliaia di omosessuali polacchi saranno costretti a fuggire dal Paese. A diciassette anni dalla fine della Repubblica Popolare di Polonia, un provvedimento voluto dai “gemelli di ferro” obbliga, inoltre, 700.000 cittadini a fare professione di fede anticomunista o, nel caso, a chiedere perdono per il loro passato. Quelli che si rifiuteranno, saranno espulsi e perderanno il lavoro. Un’eredità politica e culturale drammatica, quella che Lech Kaczynski lascia al suo Paese e al futuro Capo dello Stato. Una Polonia che, alla luce di quanto accaduto, vedrà anticipate di qualche mese le elezioni presidenziali previste per ottobre. Elezioni che, tragedia umana a parte, saranno l’occasione per voltare definitivamente pagina.
Related Link: http://www.dazebao.org/

sabato 10 aprile 2010

PLACANICA PIENO DI DROGHE

L'articolo di Doriana Goracci pubblicato da Roma.Indymedia(il sito originario è linkato)è un resoconto delle ultime vicende che hanno visto protagonista il carabiniere assassino di Carlo Giuliani(la mano armata è la sua ma quelle insanguinate sono molte altre),tra il consumo di cocaina e psicofarmaci alle lettere minatorie contro la sua vita scritte da se stesso all'indagine per violenza sessuale contro una bambina.
Questo morto che cammina,già elettore per Alleanza Nazionale come da se stesso dichiarato e candidato a Catanzaro per il centrodestra,di seri problemi ne ha avuti nascendo,poi arruolandosi carabiniere ha completato il lavoro da sè...ora è stato scaricato dagli stessi commilitoni in quanto personaggio scomodo per tutto quello che di criminoso ha commesso in questi ultimi anni.
Allegata vi è un'intervista all'ex moglie che lo ha lasciato per evidenti disturbi psichici legati all'abuso di droghe e di botte che lo sbirro impartiva a lei ed al figlio:voglio concludere con un post scritto l'agosto scorso all'indomani della scappatoia legale della corte europea per i diritti dell'uomo(in questo caso della merda)con cui Placanica non pagherà nulla per l'omicidio commesso in attesa dell'esecuzione della sentenza del tribunale del popolo.http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/08/corti-per-i-diritti-degli-sbirri-ma-non.html.

PLACARE PLACANICA.

http://www.reset-italia.net/2010/04/08/placare-placani...video foto e link
Mario Placanica era un giovane carabiniere il 20 luglio 2001, accusato e poi assolto di aver ucciso Carlo Giuliani, a Genova.Il giovane carabiniere cresce come la somma erogata, 400.000 euro, che gli fu consegnata da Vittorio Feltri direttore del quotidiano Libero, ricavata da sottoscrizioni aperte e chiuse in un anno, per sostenere le spese legali e mediche del giovane militare coinvolto, suo malgrado, nei gravi incidenti di Genova, simbolo non solo delle aggressioni fisiche, ma anche di una campagna di delegittimazione del lavoro delle forze dell’ordine“ e diventa anche padre oltre che marito di Sveva Mancuso. Sono passati 9 anni e non è chiaro niente,tantomeno cosa passa nella mente di quell’uomo non qualunque per una giornata non qualunque del G8 italiano.
Sono invece molto comuni le denunce della moglie che da un articolo del secolo XIX intitolato «Le minacce a Placanica? Se le scriveva da solo», si rende noto che “ lo ha lasciato nell’ottobre 2007, dopo due anni di matrimonio, e un figlio, dopo aver diviso con lui sofferenze, botte, incidenti sospetti, paranoie, microspie, psicofarmaci, ossessioni: un baratro in cui i fantasmi di Mario avrebbero fatto sprofondare l’intera famiglia. Con i pezzi di una vita da rimettere insieme, giù in Calabria.“
Si sono aggiunte da due anni le accuse di violenza sessuale nei confronti di una bambina, all’epoca undicenne.Placanica scrive, alla moglie e ai giornali, bigliettini non proprio amorosi e non a firma sua, ovviamente.
La vicenda comune di una donna che denuncia violenze, si accoppia alla banalità di una straordinaria giornata genovese, dove chi l’ha vissuta, ha visto con i propri occhi la conferma di una società senza diritto e certezza di giustizia, dove il potere rappresentato da potenze mondiali, non nuove a scenari di violenza e terrore indotto, ha dato una prova schiacciante ogni verità, anche se migliaia sono state le documentazioni e le denunce. E tutto si placa,non Placanica, in nome della nostra Protezione, anche le stragi, prima e dopo Genova, con qualunque amministrazione allora presente, qualunque istituzione avesse calcato, o calcherà, lo scenario. Lo spettacolo del silenzio omertoso, continua e il sipario cala, a placare qualunque domanda, anche quelle che non si fanno, per ignoranza, stanchezza, rassegnazione. Ci diamo delle risposte. E chi le sente le une e le altre? Tornano le voci, come nelle menti dei matti, quelli che si sdoppiano, che fanno la parte di chi recita il torturatore e il torturato.E’ legittimo qualsivoglia impedimento, perchè nulla accada.Si aspetta, la fine del chiacchiericcio e la Ricostruzione, quella dai modi seri e certi, che non ha paura di reprimere e controllare la paura, di mettere a tacere, per sempre.Magari in una grotta come in un innocente gioco, un Domino.Cappuccio nero e maschera bianca, effetto a catena.

“Dal 19 marzo le sono arrivati a ripetizione tre bigliettini: «Puttana ti ammazzo stai zitta», «Morte stronza», «Puttana muori», frasi sovrastate da una piccola falce e martello, scritte a stampatello, con la grafia nervosa di un bambino. «Inizialmente – fa annotare Sveva ai carabinieri – non volevo fare questa denuncia in quanto credevo si trattasse di qualcosa di poca importanza»… «Mario è abituato a scrivere bigliettini e minacce per attirare l’attenzione», dice.Lo ha già fatto nel 2007. La lettera di minacce firmata Brigate Rosse rivolte a lui e al segretario della Cei Angelo Bagnasco, con su scritto “Mario Placanica morte. Bagnasco al rogo. Solidarietà con i compagni. Viva Carlo Giuliani”, «se l’è scritta da solo» racconta Sveva: «La sera del 30 aprile del 2007 stavo dormendo. Apro gli occhi e vedo Mario che guarda su internet un sito con le immagini del sequestro di Aldo Moro. Noto che sta ricalcando con cura la stella delle Br. Gli chiedo cosa sta facendo, e lui mi dice di stare zitta, per le microspie. Mi avrebbe raccontato la mattina dopo, l’1 maggio, quando ho visto con i miei occhi imbucare la lettera nella nostra cassetta della posta». Allo stesso modo nei giorni precedenti «è stato lui a scrivere con le bombolette spray le minacce di morte apparse sui muri vicino a casa nostra a Sellia Marina, firmate “Brigata 20 luglio”». E sempre lui è l’autore a delle minacce telefoniche di morte all’avvocato Ezio Menzione, che si occupava di difendere alcuni no-global nel processo per i disordini del G8 di Genova. Telefonate partite da una cabina di Montepaone Lido a fine maggio 2007. L’1 giugno Placanica sarebbe stato chiamato a deporre come teste a Genova. Sveva ha assistito impotente ad ogni azione del marit: ,«Ero costretta – si sfoga – mi minacciava, mi picchiava. Non sta bene. È psicopatico e schizofrenico»…Ma perché dire tutto solo oggi? «Perché sono sola e penso che Mario venga coperto da polizia e carabinieri. Che nonostante le mie continue denunce non mi aiutano. E poi perché mi vuole togliere il bambino che ho avuto da lui». Sveva infatti il 5 maggio sarà in tribunale, convocata dall’avvocato di Placanica per sottrazione di minore.Ricorda anche «le sue continue sniffate di coca» che mescolate agli psicofarmaci una volta stavano costando la vita a tutti e due per un incidente. Dopo essere riuscita a liberarsi di lui, a lasciarlo, Sveva ha chiamato Menzione e gli ha raccontato quasi in lacrime la verità. Ma perché dire tutto solo oggi? «Perché sono sola e penso che Mario venga coperto da polizia e carabinieri. Che nonostante le mie continue denunce non mi aiutano. E poi perché mi vuole togliere il bambino che ho avuto da lui». Sveva infatti il 5 maggio sarà in tribunale, convocata dall’avvocato di Placanica per sottrazione di minore.

venerdì 9 aprile 2010

POUND SI POUND NO

Interessante articolo del Corriere della sera e ripreso dal sito Antifa.org che sono passi di un'intervista alla figlia del poeta statunitense Ezra Pound e di alcune rifelssioni che hanno portato questo nome come simbolo di un gruppo tra i più famosi dell'estrema destra italiana,per l'appunto Casa Pound(o ca$$a-fogna P.).
Come al solito il basso etaggio culturale di questi nazistelli a parte pochissimi elementi che comunque hanno la mente malata lo stesso ma che hanno studiato un pochino,portano questi ratti di fogna ad accaparrarsi nomi e simboli a sproposito perchè anche se è vero che Pound nel ventennio fascista appoggiò Mussolini e parte della sua politica è anche vero che il suo agire è stato più un atto d'accusa verso la patria e la Gran Bretagna contro la loro politica economica capitalista e fondata sull'usura piuttosto che un'appartenenza vera e propria alla dottrina fascista.
E ciò è spiegato bene nelle righe qui sotto,di una persona pacifista e legata indissolubilmente allo studio della figura e dei lavori di Confucio,che ha commesso sbagli anche grossolani,ma la poesia scritta da questo personaggio non ha nulla a che vedere con l'abominio del fascismo:il discorso si potrebbe allargare su altre figure come D'Annunzio o Mishima etichettati alla stessa maniera di Pound ma che leggendo le loro opere e tenendo conto del contesto storico nulla hanno a che vedere con l'odio ed il razzismo del loro(e del nostro)tempo.
E vorrei vedere quanti ratti di fogna di Ca$$a Pound abbiano letto una sola sua poesia(ammesso che abbiano imparato a leggere!)

Giù le mani da mio padre Ezra Pound.

Nel 2009 ha avuto la sorpresa di trovare sul «New York Times» un commento sulla crisi dei mutui che si apriva riportando dei versi scritti da suo padre all'alba della Seconda guerra mondiale: «Con usura nessuno ha una solida casa». Versi maturati su teorie economico-politiche che, dopo aver ispirato il suo appoggio al fascismo, contribuirono a far rinchiudere per 13 anni Ezra Pound nel manicomio criminale di Washington. Teorie che ora l'America rivaluta come intuizioni profetiche contro lo strapotere di una finanza apolide, refrattaria alle regole e non compassionevole. «Una piccola rivincita», la citazione giornalistica, nella patria che aveva bandito il poeta come un traditore. Liberandosene con una condanna alla pazzia (mai diagnosticata, comunque). Oggi sfoglia un dossier di riviste italiane e si accorge che, sempre nel nome di suo padre, cresce «la marea nera del terzo millennio»: il movimento CasaPound. Nei resoconti si parla di «iniziative sociali e culturali» promosse dal network dell'ultradestra (lotte per casa, maternità e agroalimentare autarchico), ma anche di «raduni organizzati con disciplina marziale» da una «santa teppa» che si distingue per «bomber di pelle, teste rasate e bandiere dalle simbologie gotiche».E osserva su Internet una sequenza di video che riassumono il gusto per certe «pratiche guerriere» di questi militanti che, quando «ballano prendendosi a cinghiate», esprimerebbero solo un «vitalismo futurista», mentre invece per qualcuno le loro sarebbero delle «mimetiche prove di violenza». Mary de Rachewiltz, figlia dell'Omero americano del Novecento, riflette sulle contraddizioni del doppio ritorno poundiano. Poi si concentra sugli ultimi ritagli, e si sfoga con sgomento. «Questo è un altro modo di mettere Pound in una gabbia, com'era quella del Disciplinary training center di Pisa dove fu segregato, la Guantanamo del 1945. Un danno enorme, perché nasce da una distorsione del significato del suo lavoro e rischia di comprometterne ancora un pieno riconoscimento critico. Un abuso, perché così lo si relega in una dimensione ambigua che va oltre il reazionario, verso una cifra regressiva. E perché lo si indica, a ragazzi dalle menti confuse, come un profeta tanto più affascinante in quanto pericoloso e proibito». Per l'erede del poeta, insomma, «non si può restare sul diplomatico», nel giudicare coloro che pretendono d'essere i «nipotini di Pound». L'hanno elevato a oggetto di un culto a sfondo quasi mistico-esoterico. E l'hanno inserito tra gli antenati ideali rievocando a mo' di slogan alcune sue frasi «più o meno fiammeggianti pescate qua e là senza logica» dalla stagione in cui sostenne Mussolini. Che «per mio padre fu un momento di frattura molto complesso». E che perciò andrebbe riconsiderato, secondo lei, sulla base di variabili spesso trascurate.A partire dalla sua visione della storia perché, spiega, «a lui interessava l'etica più che la politica, e di Mussolini diceva che avrebbe voluto educarlo e che era stato distrutto per non aver seguito i dettami di Confucio». È una difesa che la signora de Rachewiltz, traduttrice e filologa dell'opera paterna che vive a Tirolo di Merano, si concede con disagio. Essendo parte in causa, per lei dovrebbero essere gli anglisti che hanno a cuore la memoria di Pound a «battersi contro certe indebite appropriazioni». Ma decide di intervenire, anche se il terreno è scivoloso, per offrire qualche indizio di ricerca a quanti vogliono addentrarsi in una «questione tormentata e carica di ipocrisie». La sua traccia d'esordio riguarda i malintesi sul rapporto America-Italia da parte di coloro che sostengono di voler recuperare Pound. Chi, da sinistra, emancipandolo dalla «radiazione» decretata nel dopoguerra e presumendo che avesse rinnegato le proprie idee. Chi rivendicandolo alla destra, magari quella estrema di CasaPound. Spiega: «Ci si dimentica che furono gli italiani, e intendo i fascisti, i primi a non fidarsi di lui. La sua filosofia sociale — e adesso si ammette che non era lontana dalla dottrina di Keynes — era scaturita da una folgorazione mentre studiava le carte fondative del Monte dei Paschi e vagheggiava un'Italia antiborghese in grado di recuperare la tradizione e rinnovare il Rinascimento. Sognava un Paese che rifiutasse il capitalismo trionfante in America, dove per lui erano stati stravolti i valori dei Padri Pellegrini, basta scorrere il suo libro Jefferson and/or Mussolini per sincerarsene. Voleva una gestione morale dell'economia, attraverso l'abolizione dello sfruttamento dell'uomo sull'uomo e del processo del denaro che produce denaro, ossia il divinizzato mostro dell'usura che è motore dei circuiti finanziari... Sraffa lo invitò a parlarne alla Bocconi, nel 1933, ma dubito sia stato capito».Ancora, aggiunge la figlia di Pound, «erano sempre italiani i partigiani che lo prelevarono a Rapallo urlandogli traditore e che avrebbero potuto fucilarlo, se non avesse chiesto di essere consegnato subito alle forze americane. Lui parlò con assoluto candore e sincerità perché aveva la coscienza pulita, del resto non aveva mai tratto vantaggi dalla dittatura né fatto male ad alcuno. Si era esposto fuori da ogni zona grigia perché era nella sua natura libera da conformismi difendere ciò in cui credeva. "I stand exposed", aveva scritto già da giovane. Ma ormai era in moto la macchina giudiziaria che l'avrebbe stritolato senza nemmeno un processo». E qui si annoda un enigma dell'amletismo poundiano. Il poeta, racconta Mary, che con la madre Olga Rudge lo seguì fino alla morte a Venezia, nel '72, era «un uomo dalla fierezza gentile, un altruista estraneo a qualsiasi forma di violenza». Caratteri testimoniati pure da Eliot, Joyce, Hemingway e tanti altri che beneficiarono della sua generosa intelligenza e amicizia. Restano però, e pesano come imbarazzanti corpi di reato, i testi delle sue trasmissioni da Radio Roma e rivolti a Usa e Gran Bretagna nella stagione dell'ultimo fascismo. «So bene quello che disse perché ho fatto pubblicare in America tutte le trascrizioni integrali», racconta la figlia. «Per giudicare i suoi discorsi radiofonici — aggiunge — bisognerebbe mettere come tara la radicalità di uno che predica un'utopia da no-global ante litteram, che vede intorno a sé il rischio dello sfacelo e si sente "formica solitaria tra le rovine d'Europa". Aveva detto: "È dovere di ognuno tentare di immaginare un'economia sensata, e tentare di imporla con il più violento dei mezzi, lo sforzo di far pensare la gente"».Fu vittima di un abbaglio? «Stando alla lezione impartita dalla crisi di questi mesi, pare di no. Non del tutto. Le sue invettive nascondevano piuttosto una forma di ira ingenua, espressa a volte in forme furibonde. Voleva arrivare al paradiso possibile, alla città eterna... Aveva una visione dantesca ed era molto critico verso Roosevelt, che era sceso in conflitto con l'Italia, e verso i finanzieri di Wall Street (e, faccio notare, che cosa dice in questi giorni il presidente Obama contro le banche?), in larga parte ebrei, ciò che favorì l'accusa di antisemitismo. Accusa ingiusta e basta pensare che i suoi più cari amici erano appunto ebrei — Aldo Camerino, Giorgio Levi, Manlio Torquato Dazzi e tanti altri — senza contare che nessuno di noi sapeva nulla della Shoah... Va considerato che Pound era un poeta, e quando un poeta si arrabbia pronuncia frasi terribili, sragiona, e lo stesso Dante bestemmiava contro la sua patria... Era tempo di guerra, una guerra che le parole dei poeti non potevano fermare. Non letteratura e propaganda ci voleva, ma saggezza». Dunque, Pound riteneva di non aver fatto nulla di male, di aver esercitato un «diritto alla protesta» sancito dalla Costituzione americana, «che voleva salvare nei suoi valori originari assieme alla cultura dell'Europa». Ma come giudicò se stesso, a posteriori? Si pentì? «Riconobbe i suoi sbagli, certo, e ci sono i frammenti poetici della vecchiaia a dimostrarlo: "Ammettere i propri errori senza perdere la rettitudine"... "Un uomo che cerca il bene e fa il male". Ma senza rinnegare se stesso o il fascismo in quanto tale, perché non era affar suo. E neppure poteva ritrattare la sua convinzione che il fascismo, allora, andasse bene in Italia, restando in fondo convinto di aver fatto una cosa giusta: era stato il primo a capire il dramma, sociale e culturale, al quale avrebbe portato una certa economia...».«Nei suoi ultimi dieci anni di vita — conclude Mary de Rachewiltz — non parlò più con nessuno, e con noi familiari appena il necessario. Ora, siccome per la legge americana chi sta muto si dichiara innocente, quel silenzio poteva essere interpretato come una dichiarazione d'innocenza. Ma pentirsi di errori di giudizio non significa rinnegare. La realtà era più complessa: mio padre si era reso conto che non riusciva a farsi capire. "Il silenzio è la voce di Dio", mi disse il prete di San Giorgio dopo aver celebrato il suo funerale. Evidentemente, se continuano a fraintenderlo, quella sua lunga pausa non è bastata».

giovedì 8 aprile 2010

GIORNALISMO DA CIRCO

Questo è un articolo che parla a livello locale di un problema che però esiste su tutto il piano nazionale che è quello di dare una provenienza fisica e sociale a persone che fanno parte della cronaca quotidiana.
Parole come marocchino,zingaro,barbone,drogato,gay e altre,tutte usate in termini spregiativi,intasano un certo giornalismo di parte(destra)che mai parlano di bresciani piuttosto che milanesi e italiani quando i fatti di cronaca nera hanno per protagonisti negativi i nostri connazionali.
Il giornale preso di mira dall'articolo firmato Isabella e tratto da"Senza Soste"è quello livornese"Il Tirreno"che spesso associa alcuni termini a sproposito soprattutto nei titoli per attirare l'attenzione ed aumentarne le vendite per poi rivelarsi una bolla di sapone leggendo gli articoli per intero come specificato nel contributo appena sotto.

Basta con l'informazione che etnicizza i reati.

Ora, che il Tirreno scriva le locandine per vendere le copie del suo giornale e non per
informare, ormai, lo sappiamo. Che gli "zingari" siano odiati da tutti, pure, e che nemmeno i
sacerdoti della Chiesa livornese nutrano nei loro confronti sentimenti positivi, pure questa è
cosa nota.
Devo ammettere però che vedere tutte e tre queste cose riassunte in un articolo di cronaca,
questa mattina.. mi ha turbato non poco.
Per chi si fosse perso la notizia: "dieci nomadi circondano e derubano religioso", sfilandogli di
tasca 320 euro. Certo, chi ha voluto leggere l'articolo, come al solito, scopre che solo il
giornalista (e pare anche il parroco) ha la certezza di come si sono svolti i fatti: in realtà il
diacono si è accorto dell'ammanco dei soldi soltanto quando i rom se ne sono andati.
Niente flagranza di reato e, per quel che ne so, in Italia vige ancora l'innocenza fino a prova
contraria.
Credo sia scontato ma opportuno sottolineare che i mezzi di informazione possono svolgere,
attraverso il linguaggio che scelgono di usare, un ruolo attivo nel fomentare diffidenza,
razzismo e xenofobia. Inoltre l'enfasi attribuita a episodi di cronaca riguardanti rom, migranti e
in genere "l'altro"; la "etnicizzazione" dei reati e delle notizie e più in generale la
drammatizzazione e criminalizzazione dei fenomeni migratori sono tutti elementi che
contribuiscono a creare un'informazione distorta e xenofoba.
Nel sito della campagna "Giornalisti contro il razzismo"
www.giornalismi.info/mediarom/index.html, sostenuta da alcuni Ordini dei giornalisti di altre
città, si riporta la volontà di mettere al bando parole con una connotazione negativa, come
quelle usate nell'articolo: "nomadi" e "zingari" o come come "clandestino", "extra-comunitario" e
"vu-cumprà", con la convinzione che un linguaggio corretto e appropriato, quindi rispettoso di
tutti, sia la premessa necessaria per fare buona informazione.
C'è da tempo una discussione su questo che la nostra stampa locale sembra ignorare del tutto.
Sarebbe davvero troppo chiedere al Tirreno di interrogarsi su questo?

mercoledì 7 aprile 2010

GIUSTIZIA DEL POPOLO

Che l'apartheid,la politica di segregazione voluta dal Sudafrica nel corso del secolo passato fosse stato eliminato solo sulla carta,me ne resi conto nel 2005 appena atterrato a Nairobi in Kenia con le file distinte oltre che per i kenioti e gli extracomunitari(in questo caso noi)anche dalla corsia preferenziale per i cittadini olandesi(i boeri)che strafottenti ci guardavano dall'alto verso il basso e non facevano file:capitò pure in Tanzania,m'immagino in Sudafrica.
La giustizia del popolo qualche giorno fa ha eliminato uno dei personaggi più inutili al mondo,tale Eugene Terreblanche,leader del partito più razzista dello stato africano,un nostro Bossi o Fiore per intenderci o un Le Pen d'oltralpe.
Che la modalità dell'omicidio sia stata efferata un poco mi spiace perché tale merda umana se n'è andata presto senza soffrire molto:una morte più lenta e sofferente sarebbe stata più consona ad una"persona"di quella levatura di bassezza umana.
Articolo tratto da Infoaut ripreso da"Senza Soste",nessuna lacrima da piangere per questo assassinio,ogni tanto qualche notizia lieta tra tante tristi ci vuole,morte ai fascionazistoidi che ancora inquinano l'aria del pianeta col loro respiro!

Turbolenze Sudafrica: ucciso leader dell'estrema destra razzista.

Eugene Terreblanche, 69 anni, leader del Movimento di Resistenza Afrikaner (Awb), retaggio
razzista dell'estrema destra sudafricana sopravvissuto alla fine del regime d'apartheid, è stato
ucciso nella sua proprietà agricola nel nordovest del paese. Incarnazione dell'opposizione
bianca ad ogni ipotesi di superamento del razzismo di Stato e condensatore dei pruriti e delle
rivendicazioni segregazioniste di parte della minoranza white. Terreblanche è stato assalito da
due suoi giovani dipendenti neri di 15 e 21 anni, in seguito ad una diatriba nata per il mancato
pagamento del lavoro effettuato nella sua tenuta agricola. Avvenimento di sangue che, al di la
della natura razzista del personaggio Terreblanche (...), non ha in se particolarità rilevanti; ne
avvengono sporadicamente dappertutto, rabbia e frustrazione contro il comando prepotente del
padrone di turno, bianco o nero che sia. La differenza, in questo caso, la demarca il contesto:
un Sudafrica che arranca nel superamento reale delle discriminazioni razziste, immersa nei
macro e micro conflitti sociali che l'imperversano, avviato verso la vetrina internazionale dei
mondiali di calcio 2010 nell'emersione e, per certi versi, esplosione, delle contraddizioni e delle
conflittualità sopite.
Terreblanche, ex poliziotto e proprietario agricolo, fondò il suo movimento d'estrema destra
negli anni '70: molti esponenti razzisti anche sotto l'apartheid furono condannati per detenzioni
di armi ed esplosivi, all'inizio degli anni '90 le sfilate paramilitari dell'Awb assunsero lo spazio
pubblico anche di "rivendicazione" delle azioni violente e degli attentati dinamitardi compiuti dal
gruppo contro i neri. Il leader segregazionista nel 2001 fu condotto in carcere per tentato
omicidio, per aver picchiato con una spranga di ferro un vigile nero, al quale provocò lesioni
celebrali irreversibili. Nel timore di una nuova escalation di conflitto interrazziale il presidente
sudafricano Jacob Zuma ha invitato alla calma, lo stesso ha fatto, da altra angolatura, il partito
razzista di Terreblanche, preannunciando però che l'Awb vendicherà l'assassinio contro il suo
leader...

VOGLIA DI AMMAZZARE

A distanza di quasi tre anni è stato reso pubblico un video che testimonia il massacro di dodici persone avvenuto in Iraq"grazie"al contributo dei soldati statunitensi(potrebbero essere stati di qualsiasi stato membro della coalizione che ha invaso lo stato mediorentale)esportatori di pace e democrazia.
E questa è solo una goccia d'acqua nell'oceano delle nefandezze compiute dai soldati in tutte le missioni di"pace"venuta a galla non si sa come,persone per la maggior parte nazistoidi come i nostri folgoratti che guadagnano fior di migliaia di euro-dollari e che massacrano spesso e volentieri la popolazione civile solo in determinati paesi ricchi di petrolio(Iraq)o di droga(ora Afghanistan,una volta il Vietnam)per poi poter arricchire la patria d'appartenenza.
Per fortuna molti soldati vengono ammazzati dai partigiani locali con grande sdegno dell'opinione pubblica cui non mi associo,la stragrande maggioranza di queste morti per me è fonte di gioia anche se poi nel caso di militi italiani dovrò pagare con le mie tasse le spese funebri e chissà quante generazioni di vedove e di orfani.
Articolo tratto da"Repubblica.it"con contributo video YouTube del Tg2,aggiungo un paio di citazioni che calzano a pennello con la cronaca raccontata:"Il linguaggio politico è pensato per far sì che le bugie suonino credibili e l'assassinio rispettabile, e per dare l'apparenza di solidità al puro vento".George Orwell.
"I patrioti parlano spesso di morire per il loro paese, e mai di ammazzare per la loro patria".
Bertrand Russell.

Diffuso un video in cui si vede un gruppo di persone, fra cui un reporterdella Reuters, attaccati da un Apache. Uccisi anche due bambini
Scambiano teleobiettivi per lanciarazziElicottero Usa uccide dodici civili in Iraq.

Un'immagine del video dell'attacco dell'Apache ai civili a Bagdad
WASHINGTON - Un video del Pentagono ottenuto dal sito collateralmurder.com mostra le immagini della uccisione a Bagdad di undici persone - compreso un fotografo della Reuters, il suo autista ed un iracheno che aveva tentato di soccorre i feriti - da parte dell'equipaggio di un elicottero Usa Apache che aveva scambiato un teleobbiettivo per un lanciarazzi.Il video mostra la prima scarica di proiettili sparata contro il gruppo, che stava solo camminando per la strada, seguita da altri attacchi contro un guidatore iracheno che si era fermato per soccorrere alcuni dei feriti. La uccisione del fotografo Namir Noor-Eldeen e del suo autista Saeed Chmagh avvenne il 12 luglio 2007 in un quartiere sud-est di Baghdad. Il filmato, diffuso dal sito, è girato da videocamera automatica dell'elicottero Apache e contiene la registrazione degli scambi concitati tra i soldati Usa."Guardate quei bastardi morti!", esclama uno dei piloti dopo il primo attacco contro il gruppo. Quando il 'samaritano' iracheno, che ha nel suo furgone due bambini, tenta di prestare soccorso ai ferito, l'equipaggio dell'elicottero chiede il permesso per poter aprire di nuovo il fuoco. "Forza, lasciateci sparare!", esclama uno dei soldati sull'elicottero.Quando emerge che nell'attacco sono rimasti feriti anche i due bambini sul furgoncino, uno dei soldati esclama "E' colpa sua, non doveva portare i bambini nella battaglia!". Le immagini mostrano dei soldati americani arrivati in veicoli blindati sul luogo dell'incidente tentare di salvare i bambini feriti portandoli in un pronto soccorso Usa. Ma i soldati ricevono l'ordine di portare i bimbi feriti in un normale ospedale iracheno.

lunedì 5 aprile 2010

BERLUSCLONI LATINO AMERICANI

Il metodo Berlusconi,quello di una persona che già oltre a detenere il potere economico di un paese vuole entrare in politica per favorire ulteriormente i propri affari già loschi col potere politico di una nazione,sembra essere lo sport preferito dell'America latina con personaggi che vogliono ribaltare il volere del popolo che tende ad andare verso sinistra.
L'articolo di Nello Gradirà scritto per"Senza Soste"prende esempi tangibili di ricconi sudamericani che già hanno in mano emittenti televisive e poteri mediatici,alcuni sono presidenti di squadre di calcio altri detengono attività commerciali da fatturati miliardari o sono invischiati con l'Opus Dei(mafia vaticana)e in tentativi,alcuni riusciti come recentemente in Honduras,di colpi di stato e di tentativi di secessione.
L'obiettivo è puntato a dopo l'estate quando ci saranno elezioni nel giro di una settimana in Venezuela e Brasile e dove i massmedia giocheranno un ruolo fondamentale al di là di tutto quello che siano i programmi elettorali.

America Latina: arrivano i Berlus-cloni.

La battaglia contro le vecchie oligarchie si gioca soprattutto sul terreno della
comunicazione.

In Cile è andata male: il nuovo presidente è il candidato della destra Sebastian Piñera,
miliardario, proprietario della compagnia aerea Lan, del canale televisivo Chilevisión e della
squadra di calcio del Colo Colo.
Piñera fa parte di una generazione di “Berlus-cloni” (1) a cui la destra latinoamericana sta
affidando il proprio rilancio in un continente dominato dai governi progressisti: il 3 maggio 2009
a Panama, Paese piccolo ma di grande importanza strategica, èstato eletto con il 60% dei voti
Ricardo Martinelli, imprenditore 57enne di origini lucchesi che possiede la piùgrande catena di
supermercati del Paese e l’emittente Televisora nacional. Martinelli intervistato dal Giornale ha
tributato a Berlusconi lodi sperticate.
In Honduras le elezioni farsa convocate dai golpisti il 30 novembre scorso hanno premiato un
altro esponente della “destra miliardaria”, il proprietario terriero e allevatore Porfirio Lobo Sosa,
e un po’ dappertutto stanno spuntando personaggi di questo genere, tutti ferocemente
neoliberisti, ansiosi di ospitare le basi militari di Obama e di farsi definire “l’anti-Cháez”. Alle
loro spalle l’ombra dell’Opus Dei, di cui èmembro il nuovo vicepresidente panamense Varela
(2) e che ha molta influenza sull’entourage di Piñra.
Come dimostra l’Honduras i colpi di Stato sono sempre di moda, ma la battaglia tra
conservazione e cambiamento oggi si gioca soprattutto sul terreno della comunicazione.
Il dominio delle oligarchie in questo settore èstato definito “latifondo mediatico”: perché come
nel caso delle terre si caratterizza per la concentrazione della proprietà e la vastità dei
possedimenti: in Venezuela ad esempio il 32% delle frequenze appartiene ad appena 27
famiglie.
Nei Paesi governati dalla sinistra i grandi media, oltre a promuovere i “Berlus-cloni”, partecipano
a strategie di disinformazione e destabilizzazione apertamente eversive, che comprendono
anche tentativi di secessione (come in Bolivia) o colpi di Stato (come in Venezuela).
I governi progressisti stanno cercando di limitare questo strapotere informativo, ma non appena
si toccano gli interessi dei grandi gruppi la stampa latinoamericana ed europea grida allo
scandalo, come ad esempio El País in Spagna e il gruppo Repubblica in Italia, così abituati a
denunciare i “dittatori” di sinistra che non hanno mai avuto il tempo di occuparsi dei 22
giornalisti assassinati nel solo 2009 tra Messico e Colombia.
La sinistra latinoamericana ormai ha capito che per democratizzare il settore dell’informazione ènecessario soprattutto promuovere nuovi media, come Telesur, e dare spazio ai movimenti
sociali e alle esperienze di base come le radio comunitarie e i siti internet indipendenti.
Cosa che la sinistra italiana non si è mai degnata di fare neanche negli anni delle vacche
grasse, quando piovevano i miliardi del finanziamento pubblico ai partiti.
Torniamo a bomba: nel 2010 in America Latina ci saranno due elezioni importantissime nel giro
di una settimana: le politiche in Venezuela (26 settembre) e le presidenziali in Brasile (3
ottobre). In entrambe queste elezioni il peso dei media sarà una delle variabili decisive.
La vittoria di Piñera in Cile ha galvanizzato la destra brasiliana, che mette in risalto le analogie
tra i due Paesi: Lula come la Bachelet dispone di un gradimento personale intorno all’80% ma
non puòripresentarsi, e come in Cile il voto della sinistra -radicale o moderata- si divideràprobabilmente su tre candidati. Qui la destra puòcontare sulla potente rete Globo, la principale
produttrice di telenovelas, che detiene i diritti di trasmissione delle più importanti partite di calcio
e del carnevale carioca (4).
Vittorie della destra in Brasile o in Venezuela avrebbero conseguenze catastrofiche per il
progetto di integrazione latinoamericana. Per questo Lula e Chávez stanno riservando molta
attenzione a un rapporto diretto con l’elettorato.

Nello Gradirà
tratto da Senza Soste n.46 (febbraio 2010)
“E’ necessaria una rivoluzione mediatica”, dice il giornalista Pascual Serrano
1. Maurizio Matteuzzi, Il ritorno delle mummie, Il Manifesto 19 gennaio 2010
2. 19 gennaio 2010, http://www.kaosenlared.net/noticia/panama-opus-dei-martinelli-sigue
n-apoyando-goriletti-honduras-hacia-al
3. Intervista a Pascual Serrano, tratta da www.rebelion.org
4. http://www.rebelion.org/noticia.php?id=98218&titular=lula-contra-el-grupo-medi%C
3%A1tico-%3Ci%3Eglobo%3C/i%3E-