Per scrollare di dosso notizie molto più tristi e pesanti ecco una curiosità tratta dal quotidiano"Tirreno"e ripresa da Indymedia Lombardia in cui oltre a semplici cameratti ci sono stati addirittura i"rappresentanti principali"delle due formazioni di destra"Fogna Nuova-Vecchia Merda"e"La destra mestrua"che se le sono date di santa ragione,nel caso specifico nella città di Massa il segratario di FN-VM Mangiaracina e il segretario provinciale del partito del fascista Storace tale Menconi.
Si sono azzuffati in quanto i ratti di fogna di FN-VM sono stati pizzicati dagli stronzi de LaD nella città toscana mentre strappavano dei manifesti elettorali affissi ai muri:le faide interne presenti in queste formazioni di pochi fascistelli annoiati si stanno moltiplicando e dopo il caso di rilevanza nazionale del consigliere comunale di roma Antonini(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2011/04/fascista-gambizzato-roma-dalla.html) ecco un altro caso di autoeliminazione interna di questi sparuti gruppi di mentecatti.
Andate pure avanti così a picchiarvi e spararvi tra di voi che l'umanità intera ringrazia!
A MASSA SI PICCHIANO PER MANIFESTI SEGRETARIO DI FORZA NUOVA E DE LA DESTRA
SEMPRE BOTTE
«Fn strappa i manifesti» Zuffa a suon di schiaffi.
MASSA. Sono volati schiaffi tra i simpatizzanti della Destra e quelli di Forza Nuova. E non solo tra simpatizzanti, ma anche due responsabili dei movimenti: Filippo Menconi, segretario provinciale del partito di Storace e Francesco Mangiaracina, segretario di Fn. Motivo del contendere alcuni manifesti della Destra stracciati da quelli di Forza Nuova. La stranezza è che Destra e Fn sono movimenti molto simili tra loro, tanto che condividono molte idee. Tra queste anche le denunce che la Destra faceva nei manifesti poi stracciati dai simpatizzanti di Forza Nuova: buco Asl e ospedale unico. L'incontro tra le due fazioni è stato casuale: Menconi passava con la sua auto in viale Roma e all'altezza del bar Tripoli ha visto che c'erano tre ragazzi che stavano stracciando i manifesti che aveva affisso con un cacciavite. Ha pensato che si trattasse di Carc e comunque persone riconducibili alla sinistra ed è sceso dalla vettura per chiedere spiegazioni. Quando ha visto Mangiaracina, però, ha capito che si trattava di amici. O almeno di presunti amici. C'è stata una discussione tra i due responsabili dei movimenti e poi sono volati gli schiaffi. A portare la calma è stata la polizia, intervenuta in viale Roma dopo la chiamata di qualcuno al 113. Ancora non sono state presentate denunce, ma non è escluso che qualcuno lo faccia. Anche se a quanto pare l'intenzione è di mettere tutto a tacere. Impossibile chiedere ai due protagonisti che cosa è successo, perché entrambi hanno detto di non sapere nulla dell'accaduto. Ed è chiaro anche il perché: questa zuffa in casa proprio non ci voleva e soprattutto non si riesce proprio a spiegare. Resta il fatto che la lite a suon di schiaffi all'alba ha fatto molto rumore anche a livello provinciale. E con tutta probabilità verranno convocati sia Mangiaracina sia Menconi per vedere di mettere la parola fine su questa storia. «Non sappiamo se si è trattato di una ragazzata fatta da quelli di Fn - dice un esponente della Destra che chiede di mantenere l'anonimato -, ma è chiaro che noi vogliamo che venga fatta chiarezza su questo episodio».
DAL TIRRENO
martedì 19 aprile 2011
lunedì 18 aprile 2011
FANGO SU VITTORIO?DA CERTE PERSONE SONO SOLO COMPLIMENTI!
Non per fare pubblicità gratuita a questo quotidiano che accoppiato a"Il giornale"rappresenta il megafono con cui il regime parla sulla stampa ma ancora il giornaletto"Libero"sta uscendo dal giorno della morte di Vittorio Arrigoni con titoli ed articoli dal dubbio gusto.
Belpietro si è sentito il guinzaglio al collo molto tirato dal padrone Berlusconi che per la morte del giovane attivista per la pace italiano gongola,un nemico in meno ma ne rimangono ancora molti e si moltiplicheranno ancor più dopo le vergognose parole proferite sul quotidiano di casa sua.
Il tutto nato secondo la carta straccia che è Libero,per le dichiarazioni di Vittorio contro Israele accusato per i suoi ideali e per la condanna della repressione e dello sterminio del popolo palestinese,confondendo nuovamente l'antisionismo con l'antisemitismo e sul suo desiderio esternato dalla madre di voler far ritorno a casa(quella italiana)senza passare dal suolo israeliano.
Io ho schifo e repulsione di vivere con persone morte dentro come per l'appunto Belpietro,condividere il fatto di essere italiani con merde d'uomo come il suo padrone Berlusconi e di essere scambiato all'estero come complice delle sue malefatte.
E la voglio finire qui perché mi sento buono.
L'articolo è tratto dal sito di"Senza Soste"riprendendone uno di"giornalettismo.com".
Libero: “Vittorio Arrigoni? Lasciamolo a Gaza”.
Il quotidiano di Belpietro fa sapere che il corpo dell’attivista ucciso da una cellula salafita può anche rimanere dove sta.
Il corpo di VittorioArrigoni, l’attivista italiano ucciso da una cellula salafita in Palestina? Meglio lasciarlo a Gaza, visto che la famiglia non vuole che il trasporto passi per Israele. Maurizio Belpietro dalle colonne di Libero lo dice chiaro e tondo:
Eppure i genitori di VittorioArrigoni paiono avercela più con Israele che con chi l’ha ammazzato. La mamma, che le cronache descrivono come una donna gentile e generosa, sempre pronta ad aiutare gli altri e a impegnarsi a favore dei più deboli, ha espresso un solo desiderio, e cioè che il corpo del figlio ritorni in patria senza nemmeno sfiorare il suolo di Israele. La signora Egidia Beretta, sindaco di centrosinistra in un paesino del lecchese, lo ha detto ai giornali appena appresa la notizia dell’assassinio e lo ha fatto ribadire dall’avvocato che intrattiene i rapporti con la Farnesina, ponendola come condizione irrinunciabile. Anche a costo di ritardare l’arrivo in Italia della bara, giacché il confine con l’Egitto è chiuso da anni, Vittorio deve rientrare passando per il valico di Rafah, quasi che il solo transito per l’aeroporto di Tel Aviv rischi di corromperlo e di contaminarne gli ideali.
A Belpietro non passa nemmeno per la testa che la madre di Arrigoni, magari, cerchi di interpretare il pensiero del figlio, e pensi che questo sia un modo per omaggiarne la memoria (il che, a prescindere da come la si pensi, non costituisce ancora reato). Il direttore di Libero continua:
Che il giovane volontario lombardo odiasse tutto ciò che gli ricordava la stella di David è noto. Sul suo blog si possono leggere le parole con cui accusava il premio Nobel per la pace Simon Peres di sterminare i bambini con le bombe al fosforo bianco, o il disgusto con cui rifuggiva dai libri di scrittori israeliani favorevoli al dialogo con i palestinesi come Amos Oz e Abraham Yehoshua, definendole pagine sporche di sangue. E dunque comprendo che la madre – la quale ha dichiarato di condividere le opinioni del figlio e di essere orgogliosa di lui – voglia idealmente proseguirne la battaglia, a nome di coloro i quali Vittorio riteneva essere gli unici e i soli oppressi. Ma almeno nel momento della morte, almeno di fronte al cadavere di un giovane uomo di 36 anni, il quale è stato assassinato da troppo odio, non sarebbe auspicabile un gesto di pace? Non dico di rinunciare alle proprie idee e nemmeno di assumere atteggiamenti ipocriti che annullino differenze che ci sono state e ci sono. Penso solo che di nessun corpo, tantomeno quello di un figlio, si dovrebbe fare un uso simbolico, meno che mai politico, come quello di farlo passare per un confine bloccato da anni per impedire che da lì vi transitassero le armi.
Non risulta, in verità, che la madre abbia detto di condividere al 100% le idee del figlio. In ogni caso, subito dopo arriva la proposta shock:
Nonostante sul suo sito Arrigoni esortasse a sguinzagliare le bestie contro i coloni e sebbene egli definisse Israele uno stato criminale e razzista, spiegando che disgustoso era sinonimo di sionista, i suoi articoli e le corrispondenze su Internet si concludevano sempre con l’invito a restare umani. Ecco, appunto: almeno adesso che una banda di tagliagole islamici lo ha ferocemente ucciso, non sarebbe ora di ritornare a essere umani? Se al contrario la madre volesse davvero fare di suo figlio un simbolo, allora abbia il coraggio di lasciarlo là dove l’hanno ucciso: a futura memoria per i suoi assassini. I quali, val la pena di ricordarlo, non sono israeliani.
tratto da http://www.giornalettismo.com/
Belpietro si è sentito il guinzaglio al collo molto tirato dal padrone Berlusconi che per la morte del giovane attivista per la pace italiano gongola,un nemico in meno ma ne rimangono ancora molti e si moltiplicheranno ancor più dopo le vergognose parole proferite sul quotidiano di casa sua.
Il tutto nato secondo la carta straccia che è Libero,per le dichiarazioni di Vittorio contro Israele accusato per i suoi ideali e per la condanna della repressione e dello sterminio del popolo palestinese,confondendo nuovamente l'antisionismo con l'antisemitismo e sul suo desiderio esternato dalla madre di voler far ritorno a casa(quella italiana)senza passare dal suolo israeliano.
Io ho schifo e repulsione di vivere con persone morte dentro come per l'appunto Belpietro,condividere il fatto di essere italiani con merde d'uomo come il suo padrone Berlusconi e di essere scambiato all'estero come complice delle sue malefatte.
E la voglio finire qui perché mi sento buono.
L'articolo è tratto dal sito di"Senza Soste"riprendendone uno di"giornalettismo.com".
Libero: “Vittorio Arrigoni? Lasciamolo a Gaza”.
Il quotidiano di Belpietro fa sapere che il corpo dell’attivista ucciso da una cellula salafita può anche rimanere dove sta.
Il corpo di VittorioArrigoni, l’attivista italiano ucciso da una cellula salafita in Palestina? Meglio lasciarlo a Gaza, visto che la famiglia non vuole che il trasporto passi per Israele. Maurizio Belpietro dalle colonne di Libero lo dice chiaro e tondo:
Eppure i genitori di VittorioArrigoni paiono avercela più con Israele che con chi l’ha ammazzato. La mamma, che le cronache descrivono come una donna gentile e generosa, sempre pronta ad aiutare gli altri e a impegnarsi a favore dei più deboli, ha espresso un solo desiderio, e cioè che il corpo del figlio ritorni in patria senza nemmeno sfiorare il suolo di Israele. La signora Egidia Beretta, sindaco di centrosinistra in un paesino del lecchese, lo ha detto ai giornali appena appresa la notizia dell’assassinio e lo ha fatto ribadire dall’avvocato che intrattiene i rapporti con la Farnesina, ponendola come condizione irrinunciabile. Anche a costo di ritardare l’arrivo in Italia della bara, giacché il confine con l’Egitto è chiuso da anni, Vittorio deve rientrare passando per il valico di Rafah, quasi che il solo transito per l’aeroporto di Tel Aviv rischi di corromperlo e di contaminarne gli ideali.
A Belpietro non passa nemmeno per la testa che la madre di Arrigoni, magari, cerchi di interpretare il pensiero del figlio, e pensi che questo sia un modo per omaggiarne la memoria (il che, a prescindere da come la si pensi, non costituisce ancora reato). Il direttore di Libero continua:
Che il giovane volontario lombardo odiasse tutto ciò che gli ricordava la stella di David è noto. Sul suo blog si possono leggere le parole con cui accusava il premio Nobel per la pace Simon Peres di sterminare i bambini con le bombe al fosforo bianco, o il disgusto con cui rifuggiva dai libri di scrittori israeliani favorevoli al dialogo con i palestinesi come Amos Oz e Abraham Yehoshua, definendole pagine sporche di sangue. E dunque comprendo che la madre – la quale ha dichiarato di condividere le opinioni del figlio e di essere orgogliosa di lui – voglia idealmente proseguirne la battaglia, a nome di coloro i quali Vittorio riteneva essere gli unici e i soli oppressi. Ma almeno nel momento della morte, almeno di fronte al cadavere di un giovane uomo di 36 anni, il quale è stato assassinato da troppo odio, non sarebbe auspicabile un gesto di pace? Non dico di rinunciare alle proprie idee e nemmeno di assumere atteggiamenti ipocriti che annullino differenze che ci sono state e ci sono. Penso solo che di nessun corpo, tantomeno quello di un figlio, si dovrebbe fare un uso simbolico, meno che mai politico, come quello di farlo passare per un confine bloccato da anni per impedire che da lì vi transitassero le armi.
Non risulta, in verità, che la madre abbia detto di condividere al 100% le idee del figlio. In ogni caso, subito dopo arriva la proposta shock:
Nonostante sul suo sito Arrigoni esortasse a sguinzagliare le bestie contro i coloni e sebbene egli definisse Israele uno stato criminale e razzista, spiegando che disgustoso era sinonimo di sionista, i suoi articoli e le corrispondenze su Internet si concludevano sempre con l’invito a restare umani. Ecco, appunto: almeno adesso che una banda di tagliagole islamici lo ha ferocemente ucciso, non sarebbe ora di ritornare a essere umani? Se al contrario la madre volesse davvero fare di suo figlio un simbolo, allora abbia il coraggio di lasciarlo là dove l’hanno ucciso: a futura memoria per i suoi assassini. I quali, val la pena di ricordarlo, non sono israeliani.
tratto da http://www.giornalettismo.com/
venerdì 15 aprile 2011
RESTIAMO UMANI
Non ho avuto nemmeno il tempo di poter scrivere un articolo decente sugli appelli per la liberazione di Vittorio Arrigoni che ce l'hanno tolto per sempre(ma solo fisicamente)con una fine tragica,fulminea quanto atroce.
Ho voluto mettere un articolo a caso quasi,tratto da indymedia Lombardia(un comunicato del governo di Gaza)perché il dolore è tanto,perché Vittorio era un vero operatore di pace,forse il più famoso nei territori martoriati di Gaza,gli stessi che hanno visto la sua dipartita.
Per lui non ci saranno minuti di silenzio o proclami del regime,solo Frattini in qualità di titolare della Farnesina ha espresso qualche riga già scritta di cordoglio,il solo Napolitano ha aggiunto qualcosa di più dal punto di vista umano,ma non soffermiamoci su queste piccolezze,forse anche Vittorio è contento che il regime rimanga in silenzio sulla sua sorte a meditare su problemi ben più gravi come processi brevi e bunga bunga.
L'orrore della sua uccisione,di un volontario della pace e non di un soldato mercenario,per ora vede come maggiori indiziati come assassini un gruppo salafita estremista che reso cieco dall'islamismo che non è vero Islam vede dèmoni dappertutto,anche verso chi ha dato la vita per il popolo palestinese.
Rimangono dubbi anche se non molti a questo momento che possa essere implicato il Mossad nell'uccisione di Vittorio(solo pochi giorni prima era stato ammazzato anche l'attore e attivista umanitario Juliano Mer-Khamis a Jenin,gestore del"Freedom Theatre")come ipotizzato da qualcuno(vedi:http://www.senzasoste.it/internazionale/la-regia-di-israele-dietro-lomicidio-di-vittorio-arrigoni)visto che il ragazzo lombardo di nascita ma cittadino del mondo faceva scomodo a Israele in quanto era parte dell'ISM (International Solidarity Movement)e fu uno delle principali menti della"Freedom Flottilia":inoltre il suo blog http://guerrillaradio.iobloggo.com/ era punto di riferimento per chi voleva notizie veritiere dalla striscia di Gaza.
Collaboratore del Manifesto,di Infopal,Senza Soste,Radio Onda d'Urto e Indymedia grazie ai suoi articoli ci rendeva partecipi della tragica situazione palestinese:anch'io dal 2009 mi basavo spesso sui suoi contributi per districare la matassa nell'intricata guerra nel medioriente,ecco alcuni post realizzati grazie al suo lavoro:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/02/nessuna-fine-della-guerra-gaza.html ,http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/01/tregua-per-chi.html ,http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/01/armi-non-convenzionali.html ,http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/01/boicottare-israele.html ,grazie compagno Vittorio,condoglianze alla famiglia e agli amici,restiamo umani.
Dichiarazione del Governo di Gaza sull'uccisione di Vittorio Arrigoni.
DICHIARAZIONE rilasciata dal Ministero degli Affari Interni e della Sicurezza Nazionale di Gaza.
Sin dal primo momento della notizia del rapimento dell'attivista italiano Vittorio Arrigoni, l'apparato di sicurezza ha agito rapidamente conducendo indagini e ricerche a tutto campo. E' stato identificato e arrestato uno dei criminali, che ha ammesso di essere coinvolto nel rapimento. Questo individuo ha indicato alla polizia il nascondiglio dell'attivista rapito. La polizia si è portata immediatamente sul posto e ha trovato Arrigoni già morto. Secondo la relazione del medico legale, era stato ucciso prima dell'arrivo della polizia sul luogo.
Alla luce di questa situazione, il Ministero afferma quanto segue:
1) il governo palestinese invia le sue condoglianze alla famiglia del martire innocente, al governo e a tutto il popolo italiano. Siamo addolorati per la perdita di un tale uomo d'onore, che portava attiva solidarietà al popolo palestinese, sfidando l'assedio e la violenta campagna condotta contro Gaza da parte dell'entità che impone l'apartheid.
2) Il governo palestinese condanna nei termini più forti l'assassinio efferato effettuato dai criminali e conferma che prosegue la caccia ai restanti membri della banda in modo che vi possa essere piena giustizia e siano puniti gli assassini. Le azioni intraprese da questi criminali non riflettono i valori, i costumi, le tradizioni e la fede religiosa dei Palestinesi.
3) Il ministero sottolinea che questo crimine non rappresenta il vero stato della sicurezza e dell'ordine nella Striscia di Gaza. Questo crimine orrendo, inoltre, non produrrà un arretramento rispetto alla sicurezza. Il Governo è interessato a difendere la stabilità e la sicurezza; questo incidente è il primo del suo genere da anni. La sicurezza avrà sempre la massima priorità.
4) I primi risultati dell'indagine indicano che il compito dei rapitori era chiaramente quello di ucciderlo, cosa avvenuta già poco dopo il rapimento.
5) Le motivazioni dietro a questo crimine oltraggioso indicano che ci sono gruppi che ancora tramano contro il popolo palestinese a Gaza, e vogliono minare la sicurezza e la fermezza dei palestinesi e dei loro sostenitori, per diffondere uno stato di terrore e di intimidazione all'interno del movimento di solidarietà con la Striscia di Gaza in tutto il mondo. L'Entità Sionista di apartheid sta cercando in ogni modo di ostacolare e impedire all'imminente Freedom Flottilla di raggiungere la Striscia di Gaza. Questo avviene in particolare dopo il grande slancio di attivisti come Arrigoni che lavorano al fine di allentare l'assedio e porre fine al blocco ingiusto e criminale imposto a Gaza .
Il Ministero degli Affari Interni e della Sicurezza Nazionale e tutti i Palestinesi apprezzano enormemente gli sforzi di tutti gli amici stranieri. Assicuriamo agli internazionali che vivono e a coloro che sono diretti a Gaza che questo paese è sicuro per tutti e sarà sempre la loro seconda casa. I Palestinesi insieme agli attivisti della solidarietà di tutto il mondo ricaveranno dalla montagna della disperazione una pietra di speranza affinché le ingiustizie possano lasciare il posto alla giustizia.
Traduzione a cura di Per il Bene Comune:
http://www.perilbenecomune.net/index.php?p=24:6:2:119:397
(A ben leggere, neppure il governo di Hamas se la sente di attribuire fino in fondo a Israele la responsabilità della morte di Vittorio Arrigoni)
Ho voluto mettere un articolo a caso quasi,tratto da indymedia Lombardia(un comunicato del governo di Gaza)perché il dolore è tanto,perché Vittorio era un vero operatore di pace,forse il più famoso nei territori martoriati di Gaza,gli stessi che hanno visto la sua dipartita.
Per lui non ci saranno minuti di silenzio o proclami del regime,solo Frattini in qualità di titolare della Farnesina ha espresso qualche riga già scritta di cordoglio,il solo Napolitano ha aggiunto qualcosa di più dal punto di vista umano,ma non soffermiamoci su queste piccolezze,forse anche Vittorio è contento che il regime rimanga in silenzio sulla sua sorte a meditare su problemi ben più gravi come processi brevi e bunga bunga.
L'orrore della sua uccisione,di un volontario della pace e non di un soldato mercenario,per ora vede come maggiori indiziati come assassini un gruppo salafita estremista che reso cieco dall'islamismo che non è vero Islam vede dèmoni dappertutto,anche verso chi ha dato la vita per il popolo palestinese.
Rimangono dubbi anche se non molti a questo momento che possa essere implicato il Mossad nell'uccisione di Vittorio(solo pochi giorni prima era stato ammazzato anche l'attore e attivista umanitario Juliano Mer-Khamis a Jenin,gestore del"Freedom Theatre")come ipotizzato da qualcuno(vedi:http://www.senzasoste.it/internazionale/la-regia-di-israele-dietro-lomicidio-di-vittorio-arrigoni)visto che il ragazzo lombardo di nascita ma cittadino del mondo faceva scomodo a Israele in quanto era parte dell'ISM (International Solidarity Movement)e fu uno delle principali menti della"Freedom Flottilia":inoltre il suo blog http://guerrillaradio.iobloggo.com/ era punto di riferimento per chi voleva notizie veritiere dalla striscia di Gaza.
Collaboratore del Manifesto,di Infopal,Senza Soste,Radio Onda d'Urto e Indymedia grazie ai suoi articoli ci rendeva partecipi della tragica situazione palestinese:anch'io dal 2009 mi basavo spesso sui suoi contributi per districare la matassa nell'intricata guerra nel medioriente,ecco alcuni post realizzati grazie al suo lavoro:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/02/nessuna-fine-della-guerra-gaza.html ,http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/01/tregua-per-chi.html ,http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/01/armi-non-convenzionali.html ,http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/01/boicottare-israele.html ,grazie compagno Vittorio,condoglianze alla famiglia e agli amici,restiamo umani.
Dichiarazione del Governo di Gaza sull'uccisione di Vittorio Arrigoni.
DICHIARAZIONE rilasciata dal Ministero degli Affari Interni e della Sicurezza Nazionale di Gaza.
Sin dal primo momento della notizia del rapimento dell'attivista italiano Vittorio Arrigoni, l'apparato di sicurezza ha agito rapidamente conducendo indagini e ricerche a tutto campo. E' stato identificato e arrestato uno dei criminali, che ha ammesso di essere coinvolto nel rapimento. Questo individuo ha indicato alla polizia il nascondiglio dell'attivista rapito. La polizia si è portata immediatamente sul posto e ha trovato Arrigoni già morto. Secondo la relazione del medico legale, era stato ucciso prima dell'arrivo della polizia sul luogo.
Alla luce di questa situazione, il Ministero afferma quanto segue:
1) il governo palestinese invia le sue condoglianze alla famiglia del martire innocente, al governo e a tutto il popolo italiano. Siamo addolorati per la perdita di un tale uomo d'onore, che portava attiva solidarietà al popolo palestinese, sfidando l'assedio e la violenta campagna condotta contro Gaza da parte dell'entità che impone l'apartheid.
2) Il governo palestinese condanna nei termini più forti l'assassinio efferato effettuato dai criminali e conferma che prosegue la caccia ai restanti membri della banda in modo che vi possa essere piena giustizia e siano puniti gli assassini. Le azioni intraprese da questi criminali non riflettono i valori, i costumi, le tradizioni e la fede religiosa dei Palestinesi.
3) Il ministero sottolinea che questo crimine non rappresenta il vero stato della sicurezza e dell'ordine nella Striscia di Gaza. Questo crimine orrendo, inoltre, non produrrà un arretramento rispetto alla sicurezza. Il Governo è interessato a difendere la stabilità e la sicurezza; questo incidente è il primo del suo genere da anni. La sicurezza avrà sempre la massima priorità.
4) I primi risultati dell'indagine indicano che il compito dei rapitori era chiaramente quello di ucciderlo, cosa avvenuta già poco dopo il rapimento.
5) Le motivazioni dietro a questo crimine oltraggioso indicano che ci sono gruppi che ancora tramano contro il popolo palestinese a Gaza, e vogliono minare la sicurezza e la fermezza dei palestinesi e dei loro sostenitori, per diffondere uno stato di terrore e di intimidazione all'interno del movimento di solidarietà con la Striscia di Gaza in tutto il mondo. L'Entità Sionista di apartheid sta cercando in ogni modo di ostacolare e impedire all'imminente Freedom Flottilla di raggiungere la Striscia di Gaza. Questo avviene in particolare dopo il grande slancio di attivisti come Arrigoni che lavorano al fine di allentare l'assedio e porre fine al blocco ingiusto e criminale imposto a Gaza .
Il Ministero degli Affari Interni e della Sicurezza Nazionale e tutti i Palestinesi apprezzano enormemente gli sforzi di tutti gli amici stranieri. Assicuriamo agli internazionali che vivono e a coloro che sono diretti a Gaza che questo paese è sicuro per tutti e sarà sempre la loro seconda casa. I Palestinesi insieme agli attivisti della solidarietà di tutto il mondo ricaveranno dalla montagna della disperazione una pietra di speranza affinché le ingiustizie possano lasciare il posto alla giustizia.
Traduzione a cura di Per il Bene Comune:
http://www.perilbenecomune.net/index.php?p=24:6:2:119:397
(A ben leggere, neppure il governo di Hamas se la sente di attribuire fino in fondo a Israele la responsabilità della morte di Vittorio Arrigoni)
giovedì 14 aprile 2011
FASCISTA GAMBIZZATO A ROMA DALLA CRIMINALITA' ORGANIZZATA
Ennesima prova,se ce ne fosse stato bisogno,dell'evidente collusione in affari illeciti tra i fascisti e la criminalità organizzata,visto che oggi pomeriggio è stato ferito il consigliere municipale Andrea Antonini,che è pure il vicepresidente di quella masnada di ratti di fogna merdosi di Ca$$a Puond.
Lo stile mafioso dell'avvertimento a questo stronzo fascista che è stato gambizzato mentre percorreva la Via Flaminia a Roma in scooter la dice lunga su quello che questo infame possa aver combinato:qualche sgarro su traffici di droga o peggio,oppure qualche sgarbo derivante dalla sua posizione nell'azienda strade Lazio(uno dei famosi picchiatori destronzi che hanno trovato un lauto stipendio grazie a paparino Alemanno,vedi:
http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2011/01/alemagno.html).
Fatto sta che già su diverse testate giornalistiche di destra appartenenti alla sfera berluscojoniana hanno scritto spudoratamente che la colpa è dei compagni,di anarchici o antifascisti o addirittura delle nuove brigate rosse:mai niente di più falso,qui si tratta di mera criminalità organizzata,un ultimatum vero e proprio,perché se gruppi organizzati di sinistra avessero voluto fargli la pelle a quest'ora questo fascio di merda attraverserebbe le porte con i piedi davanti.
Quindi poveri ratti di fogna non piangete dai vostri amici sbirri e questurini martirizzando il cassapoundista gambizzato ma cercate di starvene belli quieti nelle fogne merdose che se si pestano i piedi alla gente sbagliata(i vostri amici politici e mafiosi con cui avete proficui affari)si finisce molto male!
Articolo tratto dal"Corriere della sera"a firma di Rinaldio Frignani.
AGGUATO IN VIA FLAMINIA A ROMA
Consigliere municipale gambizzato,gli hanno sparato da un motorino.
Andrea Antonini, ex esponente di La Destra, delegato allo Sport in XX circoscrizione, non è in pericolo di vita.
ROMA - Lo hanno affiancato mentre a bordo di uno scooter percorreva la via Flaminia e gli hanno sparato due volte gambizzandolo. È accaduto giovedì a Roma Nord: Andrea Antonini, consigliere di centrodestra del XX Municipio (Tor di Quinto-Vigna Clara), con delega allo Sport è stato ricoverato all'ospedale Sant'Andrea in osservazione. Non è in pericolo di vita e a breve potrebbe essere sentito dagli uomini della Digos e del commissariato Flaminio Nuovo che indagano sull'episodio.
FERITO IN CORSA - Il ferimento è avvenuto intorno alle 15 in via Flaminia, all’altezza del civico 872, dove ha sede il XX Municipio, con una tecnica da gang criminale: l'agguato è stato infatti messo a segno da due malviventi che, a bordo di un motorino, hanno dapprima affiancato lo scooter di Antonini; poi il passeggero del motorino ha estratto una pistola, l'ha posata sulla coscia del consigliere e ha fatto fuoco due volte. Mentre il ferito lottava per non perdere il controllo della moto, i due assalitori sono fuggiti.
«STA BENE, E' COSCIENTE» - «Andrea sta abbastanza bene, è cosciente e abbiamo parlato per qualche minuto. Ha chiesto di tranquillizzare tutti sulle sue condizioni», ha detto un collaboratore del consigliere che lo ha raggiunto in ospedale.
Antonini, 39 anni, sposato, una figlia, è impiegato dell'Azienda strade Lazio e dirigente sindacale Ugl. Consigliere della circoscrizione XX dal 2008, è anche il vice presidente di Casa Pound Italia. In precedenze aveva fatto parte della segreteria politica di Francesco Storace. Eletto nel municipio romano nelle file de La Destra, nel gennaio 2010 era passato al Gruppo misto.
SCONTRI E BLITZ IN RAI - Antonini è tra i 12 indagati che la notte del 4 novembre del 2008 fecero irruzione negli studi Rai di via Teulada e tentarono un blitz negli studi del programma «Chi l'ha visto?», «colpevole» - a detta dei manifestanti - di avere mandato in onda immagini inedite degli scontri avvenuti a piazza Navona pochi giorni prima tra studenti di destra e di sinistra.
Ai dodici, che furono identificati dagli uomini della Digos, i magistrati della Procura di Roma contestano il concorso in violenza e minaccia aggravate a incaricati di pubblico servizio, ovvero ai registi e redattori della trasmissione di Rai Tre.
CARRIERA NEL FRONTE DELLA GIOVENTU' - La carriera politica di Antonini è iniziata quando aveva 16 anni: militava allora nelle file del Fronte della Gioventù, l’associazione giovanile dell’Msi. Nel 2002, come riporta il suo sito web, viene chiamato dall’allora presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, a far parte della sua segreteria politica. Nello stesso anno Antonini entra a far parte di Casapound Italia, della quale diventa vice-presidente mel 2008. Nello stesso anno viene eletto consigliere nel Municipio XX.
Antonini è tra gli ideatori e conduttore della trasmissione radiofonica «I giorni della fenice», che va in onda su diverse emittenti radio. Ha lavorato poi a «Non più ospite», su Radio Bandiera Nera, il network legato a Casapound.
Rinaldo Frignani
14 aprile 2011
Lo stile mafioso dell'avvertimento a questo stronzo fascista che è stato gambizzato mentre percorreva la Via Flaminia a Roma in scooter la dice lunga su quello che questo infame possa aver combinato:qualche sgarro su traffici di droga o peggio,oppure qualche sgarbo derivante dalla sua posizione nell'azienda strade Lazio(uno dei famosi picchiatori destronzi che hanno trovato un lauto stipendio grazie a paparino Alemanno,vedi:
http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2011/01/alemagno.html).
Fatto sta che già su diverse testate giornalistiche di destra appartenenti alla sfera berluscojoniana hanno scritto spudoratamente che la colpa è dei compagni,di anarchici o antifascisti o addirittura delle nuove brigate rosse:mai niente di più falso,qui si tratta di mera criminalità organizzata,un ultimatum vero e proprio,perché se gruppi organizzati di sinistra avessero voluto fargli la pelle a quest'ora questo fascio di merda attraverserebbe le porte con i piedi davanti.
Quindi poveri ratti di fogna non piangete dai vostri amici sbirri e questurini martirizzando il cassapoundista gambizzato ma cercate di starvene belli quieti nelle fogne merdose che se si pestano i piedi alla gente sbagliata(i vostri amici politici e mafiosi con cui avete proficui affari)si finisce molto male!
Articolo tratto dal"Corriere della sera"a firma di Rinaldio Frignani.
AGGUATO IN VIA FLAMINIA A ROMA
Consigliere municipale gambizzato,gli hanno sparato da un motorino.
Andrea Antonini, ex esponente di La Destra, delegato allo Sport in XX circoscrizione, non è in pericolo di vita.
ROMA - Lo hanno affiancato mentre a bordo di uno scooter percorreva la via Flaminia e gli hanno sparato due volte gambizzandolo. È accaduto giovedì a Roma Nord: Andrea Antonini, consigliere di centrodestra del XX Municipio (Tor di Quinto-Vigna Clara), con delega allo Sport è stato ricoverato all'ospedale Sant'Andrea in osservazione. Non è in pericolo di vita e a breve potrebbe essere sentito dagli uomini della Digos e del commissariato Flaminio Nuovo che indagano sull'episodio.
FERITO IN CORSA - Il ferimento è avvenuto intorno alle 15 in via Flaminia, all’altezza del civico 872, dove ha sede il XX Municipio, con una tecnica da gang criminale: l'agguato è stato infatti messo a segno da due malviventi che, a bordo di un motorino, hanno dapprima affiancato lo scooter di Antonini; poi il passeggero del motorino ha estratto una pistola, l'ha posata sulla coscia del consigliere e ha fatto fuoco due volte. Mentre il ferito lottava per non perdere il controllo della moto, i due assalitori sono fuggiti.
«STA BENE, E' COSCIENTE» - «Andrea sta abbastanza bene, è cosciente e abbiamo parlato per qualche minuto. Ha chiesto di tranquillizzare tutti sulle sue condizioni», ha detto un collaboratore del consigliere che lo ha raggiunto in ospedale.
Antonini, 39 anni, sposato, una figlia, è impiegato dell'Azienda strade Lazio e dirigente sindacale Ugl. Consigliere della circoscrizione XX dal 2008, è anche il vice presidente di Casa Pound Italia. In precedenze aveva fatto parte della segreteria politica di Francesco Storace. Eletto nel municipio romano nelle file de La Destra, nel gennaio 2010 era passato al Gruppo misto.
SCONTRI E BLITZ IN RAI - Antonini è tra i 12 indagati che la notte del 4 novembre del 2008 fecero irruzione negli studi Rai di via Teulada e tentarono un blitz negli studi del programma «Chi l'ha visto?», «colpevole» - a detta dei manifestanti - di avere mandato in onda immagini inedite degli scontri avvenuti a piazza Navona pochi giorni prima tra studenti di destra e di sinistra.
Ai dodici, che furono identificati dagli uomini della Digos, i magistrati della Procura di Roma contestano il concorso in violenza e minaccia aggravate a incaricati di pubblico servizio, ovvero ai registi e redattori della trasmissione di Rai Tre.
CARRIERA NEL FRONTE DELLA GIOVENTU' - La carriera politica di Antonini è iniziata quando aveva 16 anni: militava allora nelle file del Fronte della Gioventù, l’associazione giovanile dell’Msi. Nel 2002, come riporta il suo sito web, viene chiamato dall’allora presidente della Regione Lazio, Francesco Storace, a far parte della sua segreteria politica. Nello stesso anno Antonini entra a far parte di Casapound Italia, della quale diventa vice-presidente mel 2008. Nello stesso anno viene eletto consigliere nel Municipio XX.
Antonini è tra gli ideatori e conduttore della trasmissione radiofonica «I giorni della fenice», che va in onda su diverse emittenti radio. Ha lavorato poi a «Non più ospite», su Radio Bandiera Nera, il network legato a Casapound.
Rinaldo Frignani
14 aprile 2011

mercoledì 13 aprile 2011
RISOTTO CON LE COZZE AL NERO DI SEPPIA
C'è già quasi l'estate in questo piatto che profuma di mare,dal colore scuro ma dal gusto candido e sopraffino,pochi ingredienti per la massima resa al palato.
Dopo un inizio sprint della primavera ho voluto anticipare un piatto per la stagione calda anche se trattandosi di un risotto va gustato a una temperatura adeguata:era da un pò di tempo che volevo utilizzare il nero di seppia in cucina,da troppo non l'assaggiavo in che quasi ne avevo dimenticato il sapore,memore della cucina siciliana di parecchi anni fà.
Ingredienti:
-riso
-cozze
-nero di seppia
-olio extravergine di oliva
-burro
-cipolla
-aglio
-scalogno
-brodo di pesce
-dado delicato
-vino bianco
In una bella pentola cominciamo a soffriggere nell'olio e nel burro(in quantita maggiore il primo piuttosto che il secondo)la cipolla,lo scalogno e l'aglio ma senza farli incazzare troppo,a fuoco moderato,si possono adagiare le cozze,aggiungere del vino bianco e cuocerle per un cinque minuti.
Giunto così il tempo di mettere il riso si continua piano piano a mescere il brodo di pesce(che come le cozze del resto non sono freschi al 100% nel senso che le prime sono surgelate ed il brodo è quello granulare,ma il tempo e la lontananza dal mare sono quelle che sono!)in modo da non attaccare il riso al fondo della pentola senza tuttavia annegarlo.
Verso fine cottura si aggiunge una bustina da 4 grammi(che per le mie doppie porzioni è già tanto)di nero di seppia e si addensa bene mescolando fino a quando il chicco di riso è pronto per essere assimilato,e buon appetito!
Dopo un inizio sprint della primavera ho voluto anticipare un piatto per la stagione calda anche se trattandosi di un risotto va gustato a una temperatura adeguata:era da un pò di tempo che volevo utilizzare il nero di seppia in cucina,da troppo non l'assaggiavo in che quasi ne avevo dimenticato il sapore,memore della cucina siciliana di parecchi anni fà.
Ingredienti:
-riso
-cozze
-nero di seppia
-olio extravergine di oliva
-burro
-cipolla
-aglio
-scalogno
-brodo di pesce
-dado delicato
-vino bianco
In una bella pentola cominciamo a soffriggere nell'olio e nel burro(in quantita maggiore il primo piuttosto che il secondo)la cipolla,lo scalogno e l'aglio ma senza farli incazzare troppo,a fuoco moderato,si possono adagiare le cozze,aggiungere del vino bianco e cuocerle per un cinque minuti.
Giunto così il tempo di mettere il riso si continua piano piano a mescere il brodo di pesce(che come le cozze del resto non sono freschi al 100% nel senso che le prime sono surgelate ed il brodo è quello granulare,ma il tempo e la lontananza dal mare sono quelle che sono!)in modo da non attaccare il riso al fondo della pentola senza tuttavia annegarlo.
Verso fine cottura si aggiunge una bustina da 4 grammi(che per le mie doppie porzioni è già tanto)di nero di seppia e si addensa bene mescolando fino a quando il chicco di riso è pronto per essere assimilato,e buon appetito!
martedì 12 aprile 2011
GIULIANO FERRARA
Un personaggino coi fiocchi questo ennesimo rappresentante della schiera dei cagnolini più o meno grandi del padrone Berlusconi,pronti a vendersi e vendere chicche pseudogiornalistiche degne della peggior dittatura africana o centroamericana,con nessuna possibilità di replica nel nuovo programma che da un mese ha fatto l'ingresso nel palinsesto Rai dopo il Tg1 in uno spazio di cinque minuti che fu di Enzo Biagi(uno dei tanti epurati dal neoduce durante i suoi raid mediatici).
Sto parlando di Giuliano Ferrara nato sotto il segno del comunismo(figlio di un senatore del PCI e di una partigiana)e che come molti,anzi troppi,con l'andare in avanti dell'età è stato colpito da senilità demente politica passando dapprima da socialista del padrino di entrambi(Berlusconi e Ferrara)Craxi fino a giungere alla naturale scala involutiva in Forza Italia diventando pure ministro per i rapporti col Parlamento giusto biscottino per questo mastino(passando pure da stipendiato della CIA per arrivare a provaticanista assoluto).
Il suo"nuovo"programma"Qui Radio Londra"che prevede solo la sua persona senza invitati e senza diritto di replica e quindi solo con le sue posizioni e pensieri ultraconservatori costerà in termini di denaro dei contribuenti 1,5 milioni di Euro in tre anni:non c'è da dimenticare che Ferrara è direttamente stipendiato dal premier sin dal 1994 sia con programmi televisivi Fininvest-Mediaset oltre che in tutti i figli della carta stampata made in biscione.
E bisogna sottolineare che l'attuale coppia delle 20 Minzolini-Ferrara fra pochi mesi verrà accompagnata da altri due cani di razza della muta del premier corruttore,ovvero Vespa e Sgarbi...di male in peggio:articolotratto da"Senza Soste"che riprende un articoli di Mariavittoria Orsolato di"altrenotizie.org".
Per maggiori info su questo cantore di neuro deliri vi affido a Wikipedia:http://it.wikipedia.org/wiki/Giuliano_FerraraLa Tv a un tanto al chilo.
Il ritorno in tv di Giuliano Ferrara, dopo l’addio a Otto e mezzo e a La 7 tre anni fa, è quanto di più onanistico l’infotainment nostrano abbia prodotto. Autocelebrativo fin dal titolo, "Qui Radio Londra", in onda da domani su Rai1, non è altro che la fedele riproposizione del programma che diede la notorietà televisiva al direttore de Il Foglio e ne segnò l’approdo sulle reti di Silvio Berlusconi.
Cinque minuti in quello che fu lo spazio del "Fatto" di Enzo Biagi, nei quali il giornalista affronterà quelli che dovrebbero essere i temi d’attualità. Secondo le anticipazioni si parlerà “di politica, economia, teologia. Niente ospiti, niente interviste, niente servizi - spiega Ferrara all'Ansa - solo la mia opinione”. Il problema è proprio quello.
Conoscendo i precedenti del corpulento scribacchino, Qui Radio Londra rischia di diventare un rinforzo positivo per le baggianate appena trasmesse dal tg1 di Augusto Minzolini. Calando questa coppia di “cani da riporto”, come li definirebbe Marco Travaglio, lo slot preserale della rete ammiraglia diventa un’irresistibile cassa di risonanza per l’Esecutivo e, ovviamente, per Berlusconi. La sinistra, infatti, insorge, denunciando che il poker d’assi filo-governativo programmato per la primavera/estate 2011 - che vedrà anche Bruno Vespa e Vittorio Sgarbi in prima serata, sempre sui Rai1 - è praticamente un’occupazione dell’emittente pubblica degna del MinCulPop dei tempi d’oro.
Ferrara è una personalità da sempre vicina al premier: nel 1994 fu il suo Ministro per i rapporti con il Parlamento, poi fu candidato di Forza Italia e la Casa delle Libertà e, in più, è da lui direttamente stipendiato in quanto editorialista del Giornale e rubrichista di Panorama. Un bel personalino insomma, che promette di rendere assolutamente incredibile la nuova striscia serale di Rai1. E per incredibile s’intende ovviamente il senso letterale.
Qui radio Londra sarà infatti la copia sputata di quel Radio Londra che dal 1988 al 1994 venne trasmesso da Canale5 e Italia1. Se allora la trasmissione terminò con la celeberrima “discesa in campo” di Silvio Berlusconi, oggi il barrito dell’elefantino non avrà nessun limite etico. Dopo la campagna antiabortista portata avanti nel 2007 dalla poltrona di "Otto e Mezzo", è difficile credere che i cinque minuti di sproloquio non abbracceranno altre cause utili al tornaconto di papi. Prima tra tutte la delegittimazione dei processi istruiti contro il premier.
Nell’intervista pubblicata su La Repubblica il 10 marzo, Ferrara giudica il processo Ruby “un processo stregonesco, messo in piedi da pedinatori, giornalisti e magistrati”. Il direttore de Il Foglio ha poi dichiarato che per ogni puntata il suo cachet è di 3.000 euro per un totale di 1,5 milioni di euro in tre anni. Cifre consistenti per una striscia di soli cinque minuti in cui il massimo sforzo di Giuliano Ferrara sarà quello di far ruotare la sedia della sua scrivania, sempre che non abbiano ricreato la scrivania girevole identica a quella di ventitre anni fa.
La Rai pagherà quindi Ferrara un tanto al chilo, dimentica della scarsa considerazione che il giornalista le attribuì bruciando platealmente il bollettino del canone inviato dall’Intendenza di Finanza. Era il 1993 e, nonostante le posizioni ultragarantiste adottate a seguito di Mani Pulite, Ferrara spiegò che il gesto era atto a chiedere le dimissioni dell’allora direttore generale Locatelli, colpevole a suo dire di aver in qualche modo agevolato gli affari della moglie, Anna Maria Rossi.
Onore al vero, le recriminazioni di Ferrara e della Lega Nord - anch’essa aveva pubblicamente chiesto le dimissioni dell’allora dg Rai, per lo scandalo LombardFin - vennero avallate dalla Corte di Appello di Milano e nel 1994 Locatelli lasciò viale Mazzini per La Voce di Montanelli. Ma questa, come direbbe l’ottimo Lucarelli, è un’altra storia.
Da domani comunque Giuliano Ferrara andrà ad occupare quella nicchia intoccabile che fu di Enzo Biagi. La Rai pagherà 3000 euro al giorno affinché Ferrara svolga comizi filo-berlusconiani all'universo mondo. Senza che ciò, ovviamente, abbia una qualche relazione con la legge della domanda e dell'offerta, giacché é noto come le opinioni di Ferrara interessino solo ai suoi parenti più prossimi e al suo datore di lavoro unico. Le fallimentari vendite del suo giornalino stanno lì a dimostrarlo.
E quanto al suo gradimento in video, in termini di audience il confronto con il predecessore, mostro sacro e compianto di un giornalismo totalmente alieno dai toni e dai modi di quello attuale, si annuncia ancor più arduo: sarà difficile, infatti, riempire quel vuoto lasciato dall’editto bulgaro, soprattutto in termini di competenza e completezza giornalistica. Paradossalmente la più grave mancanza dell’elefantino è proprio la misura.
Mariavittoria Orsolato
tratto da http://www.altrenotizie.org/
13 marzo 2011
domenica 10 aprile 2011
CELERINI BASTARDI
E'cominciato lo scorso 25 marzo il processo che vede implicati otto celerini del reparto di Bologna accusati di avere massacrato il tifoso bresciano Paolo Scaroni,che ha rischiato seriamente la morte le sera del 24 settembre del 2005.
La paura degli avvocati del ragazzo è che si arrivi ad un'archiviazione del caso dovuta alla prescrizione degli atti,cosa che non darebbe la giustizia più volte invocata dal mondo ultrà di tutta Italia e non solo di quelli bresciani:e pensare che se non fosse stato per l'interessamento di una poliziotta che ha indagato sui suoi colleghi che non solo hanno martirizzato Paolo ma hanno insabbiato ed inquinato delle prove per far sì che la colpa ricadesse sui tifosi questa storia sarebbe già nel dimenticatoio.
Fatto che durante le indagini è stato rovesciato in quanto sia gli agenti della Polfer della stazione di Verona(gli incidenti sono avvenuti nella città scaligera)che i macchinisti dei treni hanno testimoniato a favore dei tifosi del Brescia in quanto non ci sono stati scontri con la tifoseria opposta ma c'è stato un vero e proprio accanimento dei celerini verso il gruppo di ultrà che stavano salendo pacificamente sui vagoni del treno.
E come evidenziato da filmati che eranio stati fatti sparire e intercettazioni sulla digos di Brescia si è potuto imbastire un processo contro gli otto bastardi in divisa:Paolo è stato in coma per parecchio tempo,non ha più ricordi dei suoi primi vent'anni di vita e rimarrà invalido per il resto dei suoi giorni.
Per un tragico gioco del destino appena sei ore dopo il suo pestaggio a Ferrara moriva Federico Aldrovandi,pure lui un martire della folle violenza assassina della polizia che quasi mai paga per gli errori commessi:l'articolo de"L'Espresso"è tratto dal sito di Senza Soste.
Parla Paolo, ultrà bresciano massacrato come Aldovrandi.
"Così la polizia mi ha massacrato".
Le cariche dopo una partita. Le manganellate alla testa. Un mese di coma. Poi il risveglio, ma con un'invalidità che durerà tutta la vita. Poi lui trova la forza di parlare e un'agente coraggiosa fa scoppiare il caso.
Un giovane tifoso del Brescia massacrato a manganellate che finisce in coma. I medici lo danno per spacciato: se ce la farà a sopravvivere, dicono ai genitori, "sarà un vegetale". Dopo più di un mese di buio, invece, il ragazzo si risveglia. Parla, anche se con molta fatica. E' ancora intubato quando, alla fine del 2005, comincia a raccontare tutto a una poliziotta, che ha il coraggio di aprire un'inchiesta sui colleghi. La commissaria indaga in solitudine. Scopre verbali truccati. Testimonianze insabbiate. Filmati spariti. Poi altri poliziotti rompono l'omertà e sbugiardano le relazioni ufficiali di un dirigente della questura. Un giudice ordina di procedere. E adesso, a Verona, sta per aprirsi un processo simbolo contro otto celerini del reparto di Bologna. Una squadraccia, secondo l'accusa, capace non solo di usare "violenza immotivata e insensata su persone inermi", ma anche di inquinare le prove fino a rovesciare le colpe sulle vittime. "L'Espresso" ha ricostruito i retroscena di quella misteriosa giornata di guerriglia tra tifosi e polizia, con testimonianze e filmati inediti, scoprendo un filo nero che collega tanti casi in apparenza separati di degenerazione delle divise. Un viaggio nel male oscuro che contamina e divide le nostre forze di polizia.
"La mia storia è simile a quella di Federico Aldovrandi, Gabriele Sandri, Stefano Cucchi, Carlo Giuliani... La differenza è che io sono ancora vivo e posso parlare". Paolo Scaroni oggi ha 34 anni e il 100 per cento d'invalidità civile. Cammina per Brescia, la sua città, strascicando un piede rimasto paralizzato. La voce esce spezzata e lui se ne scusa ("Sono i postumi del trauma"): "Sono molto legato ai familiari di Aldovrandi. Suonava il clarinetto come me, nelle nostre vicende ci sono coincidenze incredibili. Io sono stato massacrato alle otto di sera, lui è stato ammazzato la stessa notte, sei ore dopo. Ora vogliamo fondare un'associazione: familiari delle vittime della polizia". Suo padre, bresciano di Castenedolo, capelli bianchi e mani callose, riassume il problema scuotendo la testa: "Ho sempre avuto rispetto delle forze dell'ordine. Ma adesso, quando vedo un'uniforme, non ho più fiducia". Quello di Paolo è un dolore speciale: "Oggi la cosa che mi fa più male è che mi hanno cancellato l'infanzia e l'adolescenza. Ho perso tutti i ricordi dei miei primi vent'anni di esistenza".
La vita del ragazzo senza memoria è cambiata il 24 settembre 2005. Paolo, allevatore di tori, fisico da atleta, è in trasferta a Verona con 800 tifosi. Il suo gruppo, Brescia 1911, è il più popolare e radicato. Hanno un loro codice: botte sì, ma solo a mani nude. "Niente coltelli, no droga", scrivono sugli striscioni. In quei giorni si sentono scomodi: tifosi di provincia che protestano contro "i padroni del calcio-tv" e "le schedature". Dopo la partita, i bresciani vengono scortati in stazione. E qui si scatena l'inferno: tre cariche della celere, violentissime. L'inchiesta ha identificato 32 tifosi feriti, quasi tutti colpiti alla schiena. Foto e video recuperati da "l'Espresso" mostrano, tra gli altri, una ragazza con il seno tumefatto e altri due giovani con trauma cranico e mani fratturate. Paolo ha la testa fracassata: salvato dagli amici, si rialza, vomita, sviene. Alle 19,45 entra in coma. L'ambulanza arriva con più di mezz'ora di ritardo.
Secondo la relazione ufficiale firmata da F. M., dirigente della questura di Verona, la colpa è tutta dei tifosi. Il funzionario dichiara che gli ultras bresciani "occupavano il primo binario bloccando la testa del treno", con la pretesa di "far rilasciare due arrestati". Appena le divise si avvicinano, giura il pubblico ufficiale, "il fronte dei tifosi assalta i nostri reparti con cinghie, aste di ferro, calci, pugni e scagliando massi presi dai binari". La celere li carica "solo per prevenire violenze sui viaggiatori". Paolo non è neppure nominato: una riga nella penultima pagina del rapporto cita solo "un tifoso colto da malore a bordo del treno". Chi lo ha picchiato? "Scontri con gli ultras veronesi", è la prima versione, che crolla subito: la stazione era vuota, dentro c'erano solo i bresciani scortati dagli agenti. Quindi un celerino ne racconta un'altra: Paolo sarebbe stato ferito da "uno dei massi lanciati dagli ultras" suoi amici.
Da quel giorno, per tre mesi, i tifosi di Brescia 1911 smettono di andare allo stadio: la domenica vanno a Verona in ospedale a tifare per Paolo. Che il 30 ottobre, quando ogni speranza sembra spenta, improvvisamente si risveglia durante un prelievo di sangue. In novembre la poliziotta Margherita T. riesce a interrogarlo. Mozziconi di frasi, che ricostruiscono il pestaggio: "Erano almeno quattro celerini, con i caschi. Mi urlavano: bastardo. Picchiavano con i manganelli impugnati al contrario per farmi più male". E non volevano solo immobilizzarlo: i referti medici confermano che Paolo è stato colpito "sempre e solo alla testa".
La poliziotta interroga il personale del treno. E scopre che la storia dei binari occupati dagli ultras era una balla. "I tifosi erano assolutamente tranquilli, noi eravamo pronti a partire: non ho visto nessun atto di violenza, provocazione o lancio di oggetti", dichiarano i macchinisti. Ma chi ha scatenato il caos? Quattro agenti della polizia ferroviaria testimoniano che "i disordini sono cominciati solo quando la celere ha lanciato lacrimogeni dentro uno scompartimento dove c'erano tante donne e bambini piangenti". Particolare importante: "Prima non avevamo visto nulla che giustificasse il lancio del gas". Solo allora "un centinaio di tifosi, arrabbiati e lacrimanti, ci hanno minacciato, chiedendoci come fosse possibile lanciare lacrimogeni su un treno con bambini". Ma subito, dicono gli stessi agenti, "i capi ultras si sono messi in mezzo, facendo da pacieri, per calmare gli altri tifosi dicendo che noi della Polfer non c'entravamo". In quel momento la celere carica l'intera tifoseria. Seguono 30 minuti di macelleria da Stato di polizia.
La verità dei fatti è confermata anche dai funzionari presenti della Digos di Brescia, che la stessa notte cominciano a raccogliere testimonianze e referti dei tifosi feriti. Quindi la poliziotta di Verona scopre che i filmati dei suoi colleghi, che in teoria dovrebbero aver ripreso tutti gli scontri, si interrompono proprio nei minuti in cui Paolo è stato massacrato. Peggio: nella versione consegnata ai magistrati è stato tagliato il commento finale di due agenti. "Adesso il questore ci incarna...". "Ascolta, tu prova a guardare subito le immagini di quando il...". Fine del filmato della polizia.
Mentre Scaroni passa altri 64 giorni in rianimazione, i suoi amici di Brescia 1911 si tassano per pagargli le spese legali e imbandierano la curva con uno striscione mai visto: "Giustizia per Paolo". Il tam tam unisce decine di tifoserie rivali. In febbraio Brescia è invasa da ultras di mezza Italia. Un corteo con migliaia di tifosi, preceduto da uno storico abbraccio tra i capi delle curve "nemiche" del Brescia e dell'Atalanta. "Non ci interessa che i poliziotti finiscano in galera, noi vogliamo la verità", dice ora Diego Piccinelli, il responsabile di Brescia 1911. "Nessuno potrà ridarmi la memoria o il lavoro", aggiunge Paolo, "ma il mio processo deve fermare i poliziotti violenti: a scatenare la parte peggiore è la sicurezza di farla franca".
Come molti altri processi contro uomini della legge, però, anche questo naviga conrocorrente. Solo la ricostruzione dei fatti, cioè la demolizione delle bugie ufficiali, è durata quattro anni. Il pm di turno a Verona aveva chiesto per due volte l'archiviazione, sostenendo che i caschi impedivano di riconoscere gli agenti picchiatori. Il rinvio a giudizio è stato imposto da un ex giudice istruttore, Sandro Sperandio. Ora finalmente si va in aula: prima udienza il 25 marzo. Ma l'avvocato di parte civile, Alessandro Mainardi, teme un finale all'italiana: "Rischiamo una prescrizione che sarebbe vergognosa. Se non c'è certezza della pena per le forze di polizia, come si può pretendere che i cittadini abbiano fiducia nella giustizia? Sulle responsabilità individuali siamo tutti garantisti. Ma qui, dopo tante menzogne, una cosa è certa: un ragazzo inerme è stato ridotto in fin di vita da una squadraccia che indossa ancora la divisa. Uno Stato civile avrebbe almeno risarcito i danni. Invece, dopo cinque anni, il ministero dell'Interno non si è ancora degnato di offrire un soldo". Tre mesi fa Paolo ha scritto al ministro Roberto Maroni: "La violenza va condannata e l'omertà va combattuta prima di tutto da chi rappresenta la legge". Da Roma nessuna risposta.
Paolo Biondani
tratto da http://espresso.repubblica.it
marzo 2011
La paura degli avvocati del ragazzo è che si arrivi ad un'archiviazione del caso dovuta alla prescrizione degli atti,cosa che non darebbe la giustizia più volte invocata dal mondo ultrà di tutta Italia e non solo di quelli bresciani:e pensare che se non fosse stato per l'interessamento di una poliziotta che ha indagato sui suoi colleghi che non solo hanno martirizzato Paolo ma hanno insabbiato ed inquinato delle prove per far sì che la colpa ricadesse sui tifosi questa storia sarebbe già nel dimenticatoio.
Fatto che durante le indagini è stato rovesciato in quanto sia gli agenti della Polfer della stazione di Verona(gli incidenti sono avvenuti nella città scaligera)che i macchinisti dei treni hanno testimoniato a favore dei tifosi del Brescia in quanto non ci sono stati scontri con la tifoseria opposta ma c'è stato un vero e proprio accanimento dei celerini verso il gruppo di ultrà che stavano salendo pacificamente sui vagoni del treno.
E come evidenziato da filmati che eranio stati fatti sparire e intercettazioni sulla digos di Brescia si è potuto imbastire un processo contro gli otto bastardi in divisa:Paolo è stato in coma per parecchio tempo,non ha più ricordi dei suoi primi vent'anni di vita e rimarrà invalido per il resto dei suoi giorni.
Per un tragico gioco del destino appena sei ore dopo il suo pestaggio a Ferrara moriva Federico Aldrovandi,pure lui un martire della folle violenza assassina della polizia che quasi mai paga per gli errori commessi:l'articolo de"L'Espresso"è tratto dal sito di Senza Soste.
Parla Paolo, ultrà bresciano massacrato come Aldovrandi.
"Così la polizia mi ha massacrato".
Le cariche dopo una partita. Le manganellate alla testa. Un mese di coma. Poi il risveglio, ma con un'invalidità che durerà tutta la vita. Poi lui trova la forza di parlare e un'agente coraggiosa fa scoppiare il caso.
Un giovane tifoso del Brescia massacrato a manganellate che finisce in coma. I medici lo danno per spacciato: se ce la farà a sopravvivere, dicono ai genitori, "sarà un vegetale". Dopo più di un mese di buio, invece, il ragazzo si risveglia. Parla, anche se con molta fatica. E' ancora intubato quando, alla fine del 2005, comincia a raccontare tutto a una poliziotta, che ha il coraggio di aprire un'inchiesta sui colleghi. La commissaria indaga in solitudine. Scopre verbali truccati. Testimonianze insabbiate. Filmati spariti. Poi altri poliziotti rompono l'omertà e sbugiardano le relazioni ufficiali di un dirigente della questura. Un giudice ordina di procedere. E adesso, a Verona, sta per aprirsi un processo simbolo contro otto celerini del reparto di Bologna. Una squadraccia, secondo l'accusa, capace non solo di usare "violenza immotivata e insensata su persone inermi", ma anche di inquinare le prove fino a rovesciare le colpe sulle vittime. "L'Espresso" ha ricostruito i retroscena di quella misteriosa giornata di guerriglia tra tifosi e polizia, con testimonianze e filmati inediti, scoprendo un filo nero che collega tanti casi in apparenza separati di degenerazione delle divise. Un viaggio nel male oscuro che contamina e divide le nostre forze di polizia.
"La mia storia è simile a quella di Federico Aldovrandi, Gabriele Sandri, Stefano Cucchi, Carlo Giuliani... La differenza è che io sono ancora vivo e posso parlare". Paolo Scaroni oggi ha 34 anni e il 100 per cento d'invalidità civile. Cammina per Brescia, la sua città, strascicando un piede rimasto paralizzato. La voce esce spezzata e lui se ne scusa ("Sono i postumi del trauma"): "Sono molto legato ai familiari di Aldovrandi. Suonava il clarinetto come me, nelle nostre vicende ci sono coincidenze incredibili. Io sono stato massacrato alle otto di sera, lui è stato ammazzato la stessa notte, sei ore dopo. Ora vogliamo fondare un'associazione: familiari delle vittime della polizia". Suo padre, bresciano di Castenedolo, capelli bianchi e mani callose, riassume il problema scuotendo la testa: "Ho sempre avuto rispetto delle forze dell'ordine. Ma adesso, quando vedo un'uniforme, non ho più fiducia". Quello di Paolo è un dolore speciale: "Oggi la cosa che mi fa più male è che mi hanno cancellato l'infanzia e l'adolescenza. Ho perso tutti i ricordi dei miei primi vent'anni di esistenza".
La vita del ragazzo senza memoria è cambiata il 24 settembre 2005. Paolo, allevatore di tori, fisico da atleta, è in trasferta a Verona con 800 tifosi. Il suo gruppo, Brescia 1911, è il più popolare e radicato. Hanno un loro codice: botte sì, ma solo a mani nude. "Niente coltelli, no droga", scrivono sugli striscioni. In quei giorni si sentono scomodi: tifosi di provincia che protestano contro "i padroni del calcio-tv" e "le schedature". Dopo la partita, i bresciani vengono scortati in stazione. E qui si scatena l'inferno: tre cariche della celere, violentissime. L'inchiesta ha identificato 32 tifosi feriti, quasi tutti colpiti alla schiena. Foto e video recuperati da "l'Espresso" mostrano, tra gli altri, una ragazza con il seno tumefatto e altri due giovani con trauma cranico e mani fratturate. Paolo ha la testa fracassata: salvato dagli amici, si rialza, vomita, sviene. Alle 19,45 entra in coma. L'ambulanza arriva con più di mezz'ora di ritardo.
Secondo la relazione ufficiale firmata da F. M., dirigente della questura di Verona, la colpa è tutta dei tifosi. Il funzionario dichiara che gli ultras bresciani "occupavano il primo binario bloccando la testa del treno", con la pretesa di "far rilasciare due arrestati". Appena le divise si avvicinano, giura il pubblico ufficiale, "il fronte dei tifosi assalta i nostri reparti con cinghie, aste di ferro, calci, pugni e scagliando massi presi dai binari". La celere li carica "solo per prevenire violenze sui viaggiatori". Paolo non è neppure nominato: una riga nella penultima pagina del rapporto cita solo "un tifoso colto da malore a bordo del treno". Chi lo ha picchiato? "Scontri con gli ultras veronesi", è la prima versione, che crolla subito: la stazione era vuota, dentro c'erano solo i bresciani scortati dagli agenti. Quindi un celerino ne racconta un'altra: Paolo sarebbe stato ferito da "uno dei massi lanciati dagli ultras" suoi amici.
Da quel giorno, per tre mesi, i tifosi di Brescia 1911 smettono di andare allo stadio: la domenica vanno a Verona in ospedale a tifare per Paolo. Che il 30 ottobre, quando ogni speranza sembra spenta, improvvisamente si risveglia durante un prelievo di sangue. In novembre la poliziotta Margherita T. riesce a interrogarlo. Mozziconi di frasi, che ricostruiscono il pestaggio: "Erano almeno quattro celerini, con i caschi. Mi urlavano: bastardo. Picchiavano con i manganelli impugnati al contrario per farmi più male". E non volevano solo immobilizzarlo: i referti medici confermano che Paolo è stato colpito "sempre e solo alla testa".
La poliziotta interroga il personale del treno. E scopre che la storia dei binari occupati dagli ultras era una balla. "I tifosi erano assolutamente tranquilli, noi eravamo pronti a partire: non ho visto nessun atto di violenza, provocazione o lancio di oggetti", dichiarano i macchinisti. Ma chi ha scatenato il caos? Quattro agenti della polizia ferroviaria testimoniano che "i disordini sono cominciati solo quando la celere ha lanciato lacrimogeni dentro uno scompartimento dove c'erano tante donne e bambini piangenti". Particolare importante: "Prima non avevamo visto nulla che giustificasse il lancio del gas". Solo allora "un centinaio di tifosi, arrabbiati e lacrimanti, ci hanno minacciato, chiedendoci come fosse possibile lanciare lacrimogeni su un treno con bambini". Ma subito, dicono gli stessi agenti, "i capi ultras si sono messi in mezzo, facendo da pacieri, per calmare gli altri tifosi dicendo che noi della Polfer non c'entravamo". In quel momento la celere carica l'intera tifoseria. Seguono 30 minuti di macelleria da Stato di polizia.
La verità dei fatti è confermata anche dai funzionari presenti della Digos di Brescia, che la stessa notte cominciano a raccogliere testimonianze e referti dei tifosi feriti. Quindi la poliziotta di Verona scopre che i filmati dei suoi colleghi, che in teoria dovrebbero aver ripreso tutti gli scontri, si interrompono proprio nei minuti in cui Paolo è stato massacrato. Peggio: nella versione consegnata ai magistrati è stato tagliato il commento finale di due agenti. "Adesso il questore ci incarna...". "Ascolta, tu prova a guardare subito le immagini di quando il...". Fine del filmato della polizia.
Mentre Scaroni passa altri 64 giorni in rianimazione, i suoi amici di Brescia 1911 si tassano per pagargli le spese legali e imbandierano la curva con uno striscione mai visto: "Giustizia per Paolo". Il tam tam unisce decine di tifoserie rivali. In febbraio Brescia è invasa da ultras di mezza Italia. Un corteo con migliaia di tifosi, preceduto da uno storico abbraccio tra i capi delle curve "nemiche" del Brescia e dell'Atalanta. "Non ci interessa che i poliziotti finiscano in galera, noi vogliamo la verità", dice ora Diego Piccinelli, il responsabile di Brescia 1911. "Nessuno potrà ridarmi la memoria o il lavoro", aggiunge Paolo, "ma il mio processo deve fermare i poliziotti violenti: a scatenare la parte peggiore è la sicurezza di farla franca".
Come molti altri processi contro uomini della legge, però, anche questo naviga conrocorrente. Solo la ricostruzione dei fatti, cioè la demolizione delle bugie ufficiali, è durata quattro anni. Il pm di turno a Verona aveva chiesto per due volte l'archiviazione, sostenendo che i caschi impedivano di riconoscere gli agenti picchiatori. Il rinvio a giudizio è stato imposto da un ex giudice istruttore, Sandro Sperandio. Ora finalmente si va in aula: prima udienza il 25 marzo. Ma l'avvocato di parte civile, Alessandro Mainardi, teme un finale all'italiana: "Rischiamo una prescrizione che sarebbe vergognosa. Se non c'è certezza della pena per le forze di polizia, come si può pretendere che i cittadini abbiano fiducia nella giustizia? Sulle responsabilità individuali siamo tutti garantisti. Ma qui, dopo tante menzogne, una cosa è certa: un ragazzo inerme è stato ridotto in fin di vita da una squadraccia che indossa ancora la divisa. Uno Stato civile avrebbe almeno risarcito i danni. Invece, dopo cinque anni, il ministero dell'Interno non si è ancora degnato di offrire un soldo". Tre mesi fa Paolo ha scritto al ministro Roberto Maroni: "La violenza va condannata e l'omertà va combattuta prima di tutto da chi rappresenta la legge". Da Roma nessuna risposta.
Paolo Biondani
tratto da http://espresso.repubblica.it
marzo 2011
venerdì 8 aprile 2011
DALL'ESTERO NE CAPISCONO MEGLIO
Articolo a metà tra la musica e la politica però stavolta con i musicisti(e che nomi,Muse e Metallica!)che esternano il loro pensiero in qualità di singole persone sul fatto che Berlusconi sia il premier in Italia.
Ciò che accomuna le due rock band è il fatto di come sia inconcepibile per loro la possibilità che un personaggio che detenga nelle sue mani sia il potere mediatico che quello politico,e nelle loro nazioni di appartenenza(Gran Bretagna e USA)sarebbe impossibile che accadesse un qualcosa di simile.
I loro interventi fanno parte del libro di Klaus Davi"Porca Italia,che cosa dicono(e pensano)di noi nel mondo"dove sono elencate numerose interviste a personalità famose che dall'estero guardano all'Italia e con spirito critico a volte migliore di quello di nostri connazionali analizzano la nostra triste situazione sociale,politica ed economica.
L'articolo è tratto da"L'Unità"e riporta alcune delle frasi dei gruppi sovracitati e alcune reazioni viperine da parte degli esponenti del Pdl,che ritengono questi uomini dei drogati prima di tutto,taggando chi non conoscono come nemico a prescindere,dimenticandosi dei fiumi di cocaina che circolano nei loro ambienti(vedi i vari Miccichè,La Russa,olgettine,bunga bunga per dire solo qualche nome e situazione ).
Non è la prima volta che questo blog si occupa di quello che gli stranieri pensano del nostro premier ducetto,e tutti sono concordi a dire che Berluscojoni sia più che un politico un comico,un mafioso,un puttaniere e un corrutore...ci vuole tanto a capirlo pure in Italia?
Muse e Metallica contro Silvio
Pdl furioso: «Drogati»
Si stupiscono perfino i rocker Muse e i metallari Metallica, del nostro premier, del suo strapotere. Sono increduli, come tanti nel mondo, del fatto che uno come Berlusconi possa essere capo del governo di una democrazia. Lo dichiarano nel libro di Klaus Davi “Porca Italia – Cosa dicono (e pensano) di noi nel mondo' (edizioni Garzanti)”. Da antologia le reazioni dei politici Pdl: “Drogati”. Sembra di sentire i ritornelli sui “capelloni” e chi viveva il '68 oltre 40 anni fa.
Peraltro lo stupore di Muse e Metallica riecheggia quanto ha dichiarato venerdì scorso Zucchero in conferenza stampa: quando il blues rocker suona all'estero, e nel suo caso accade spesso, regolarmente gli chiedono come può essere che l'Italia sia guidata da uno come il nostro Silvio.
Il chitarrista della band heavy metal statunitense, che nel suo genere è tra le più capaci e seguite, Kirk Hammett, considera Berlusconi «pericoloso», perché «ha troppo potere. Mi spaventa che Berlusconi possa allo stesso tempo possedere i media e guidare il Paese». Per i Metallica il nostro premier «è un uomo imbarazzante. Da noi non potrebbe mai succedere quanto accade politicamente da voi». Per i britannici Muse, che vivono in un Regno dalla democrazia più solida di quella italiana, il nostro presidente del consiglio è «bizzarro». Il frontman Matt Bellamy osserva: «Trovo molto strano che uno come lui possa essere un leader politico. All'estero dicono tutti la stessa cosa: nessuno può credere che sia davvero lui il premier».
Sembrano parole dettate dalla semplice osservazione dei fatti. Che mandano i letteralmente in fibrillazione i pezzi forti del Pdl. Alessandra Mussolini arriva a scrivere su Facebook che «questi signori parlano evidentemente sotto l'effetto dei fumi». Sono, insomma, dei «drogati» (ma chissà se il criterio vale anche per un ex parlamentare di centro destra, siciliano, che ha suo tempo ha ammesso di consumare cocaina negando d'averla mai spacciata). «Credo che questi gruppi invece di rilasciare interviste e promuovere video con attacchi a Berlusconi dovrebbero impegnarsi contro l'uso di droghe leggere e pesanti. Penso che invece di esercitarsi a insultare il nostro premier e il nostro Paese darebbero un segnale positivo se condannassero l'uso di droghe», attacca il senatore Pdl, Maurizio Gasparri. «Credo - aggiunge - che essere insultati da gruppi rock che abbiano ammesso l'uso di droga sia una medaglia per il nostro Paese e chi lo governa». Gasparri insiste: «La gente valuta queste persone per quello che sono, cioè dei privilegiati». Nella categoria dei privilegiati, nel caso non se ne sia accorto, per la grande maggioranza dei cittadini italiani rientra anche Gasparri in quanto parlamentare e oltre tutto in quanto ministro.
Già che parliamo dei Muse, la band ha annunciato per il 2012 un tour internazionale che toccherà l'Italia con biglietti gratuiti perché, con sponsor, merchandising e pubblicità, il gruppo conta di coprire le spese. «Oltre a essere i primi a concretizzare un'iniziativa di tale portata», ha detto in conferenza stampa il frontman del gruppo Matthew Bellamy, «una serie di eventi gratuiti contribuirà enormemente alla diffusione della nostra musica presso ascoltatori e di ogni nazione ed età». Una scelta sulla carta audace, perché oggi i musicisti guadagnano o addirittura vivono soprattutto con i live, più che dalla vendita degli album.
Ciò che accomuna le due rock band è il fatto di come sia inconcepibile per loro la possibilità che un personaggio che detenga nelle sue mani sia il potere mediatico che quello politico,e nelle loro nazioni di appartenenza(Gran Bretagna e USA)sarebbe impossibile che accadesse un qualcosa di simile.
I loro interventi fanno parte del libro di Klaus Davi"Porca Italia,che cosa dicono(e pensano)di noi nel mondo"dove sono elencate numerose interviste a personalità famose che dall'estero guardano all'Italia e con spirito critico a volte migliore di quello di nostri connazionali analizzano la nostra triste situazione sociale,politica ed economica.
L'articolo è tratto da"L'Unità"e riporta alcune delle frasi dei gruppi sovracitati e alcune reazioni viperine da parte degli esponenti del Pdl,che ritengono questi uomini dei drogati prima di tutto,taggando chi non conoscono come nemico a prescindere,dimenticandosi dei fiumi di cocaina che circolano nei loro ambienti(vedi i vari Miccichè,La Russa,olgettine,bunga bunga per dire solo qualche nome e situazione ).
Non è la prima volta che questo blog si occupa di quello che gli stranieri pensano del nostro premier ducetto,e tutti sono concordi a dire che Berluscojoni sia più che un politico un comico,un mafioso,un puttaniere e un corrutore...ci vuole tanto a capirlo pure in Italia?
Muse e Metallica contro Silvio
Pdl furioso: «Drogati»
Si stupiscono perfino i rocker Muse e i metallari Metallica, del nostro premier, del suo strapotere. Sono increduli, come tanti nel mondo, del fatto che uno come Berlusconi possa essere capo del governo di una democrazia. Lo dichiarano nel libro di Klaus Davi “Porca Italia – Cosa dicono (e pensano) di noi nel mondo' (edizioni Garzanti)”. Da antologia le reazioni dei politici Pdl: “Drogati”. Sembra di sentire i ritornelli sui “capelloni” e chi viveva il '68 oltre 40 anni fa.
Peraltro lo stupore di Muse e Metallica riecheggia quanto ha dichiarato venerdì scorso Zucchero in conferenza stampa: quando il blues rocker suona all'estero, e nel suo caso accade spesso, regolarmente gli chiedono come può essere che l'Italia sia guidata da uno come il nostro Silvio.
Il chitarrista della band heavy metal statunitense, che nel suo genere è tra le più capaci e seguite, Kirk Hammett, considera Berlusconi «pericoloso», perché «ha troppo potere. Mi spaventa che Berlusconi possa allo stesso tempo possedere i media e guidare il Paese». Per i Metallica il nostro premier «è un uomo imbarazzante. Da noi non potrebbe mai succedere quanto accade politicamente da voi». Per i britannici Muse, che vivono in un Regno dalla democrazia più solida di quella italiana, il nostro presidente del consiglio è «bizzarro». Il frontman Matt Bellamy osserva: «Trovo molto strano che uno come lui possa essere un leader politico. All'estero dicono tutti la stessa cosa: nessuno può credere che sia davvero lui il premier».
Sembrano parole dettate dalla semplice osservazione dei fatti. Che mandano i letteralmente in fibrillazione i pezzi forti del Pdl. Alessandra Mussolini arriva a scrivere su Facebook che «questi signori parlano evidentemente sotto l'effetto dei fumi». Sono, insomma, dei «drogati» (ma chissà se il criterio vale anche per un ex parlamentare di centro destra, siciliano, che ha suo tempo ha ammesso di consumare cocaina negando d'averla mai spacciata). «Credo che questi gruppi invece di rilasciare interviste e promuovere video con attacchi a Berlusconi dovrebbero impegnarsi contro l'uso di droghe leggere e pesanti. Penso che invece di esercitarsi a insultare il nostro premier e il nostro Paese darebbero un segnale positivo se condannassero l'uso di droghe», attacca il senatore Pdl, Maurizio Gasparri. «Credo - aggiunge - che essere insultati da gruppi rock che abbiano ammesso l'uso di droga sia una medaglia per il nostro Paese e chi lo governa». Gasparri insiste: «La gente valuta queste persone per quello che sono, cioè dei privilegiati». Nella categoria dei privilegiati, nel caso non se ne sia accorto, per la grande maggioranza dei cittadini italiani rientra anche Gasparri in quanto parlamentare e oltre tutto in quanto ministro.
Già che parliamo dei Muse, la band ha annunciato per il 2012 un tour internazionale che toccherà l'Italia con biglietti gratuiti perché, con sponsor, merchandising e pubblicità, il gruppo conta di coprire le spese. «Oltre a essere i primi a concretizzare un'iniziativa di tale portata», ha detto in conferenza stampa il frontman del gruppo Matthew Bellamy, «una serie di eventi gratuiti contribuirà enormemente alla diffusione della nostra musica presso ascoltatori e di ogni nazione ed età». Una scelta sulla carta audace, perché oggi i musicisti guadagnano o addirittura vivono soprattutto con i live, più che dalla vendita degli album.
mercoledì 6 aprile 2011
LA DISPOSIZIONE "XII" NON SI TOCCA!

È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
In deroga all'articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall'entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.
Sono voluto partire da questa disposizione costituzionale come preannunciato un paio di giorni addietro su questo blog perché"finalmente"il regime di centrodestra al potere in Italia ha annunciato quello che è e che ha sempre(o quasi)negato,ovvero l'essere una nuova costola del partito fascista italiano per l'appunto cancellato dall'esistenza nel nostro paese grazie alla vittoria degli Alleati e dei partigiani che hanno combattuto il nazifascismo.
I nomi dei firmatari di questa proposta di abrogazione della norma numerio XII sono:Fabrizio Di Stefano(Pdl),Cristiano De Eccher (Pdl), Egidio Digilio (Misto – Futuro e libertà per l’Italia), Francesco Bevilacqua (Pdl) e Achille Totaro (Pdl),che accusano di anacronismo tale disposizione sul fatto di non poter più riorganizzare il Pfi.
E'giusto fare questi nomi alla stregua dei firmatari di un'altra proposta di legge che definire indecente è un eufemismo,ovvero Maurizio Gasparri (Pdl),Federico Bricolo (Lega Nord Padania),Gaetano Quagliariello (Pdl),Roberto Centaro (Pdl),Filippo Berselli (Pdl),Sandro Mazzatorta (Lega Nord Padania),Sergio Divina (Lega Nord Padania),quelli dell'emendamento 1707 in cui si prevede l'ingresso del reato di stupro"di lieve entità"fatto apposta per il neoduce e per il Vaticano.
Vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/06/1707-volte-merde.html.
Gli articoli in questione sono tratti in ordine di proponimento da"Senza Soste",Indymedia Calabria ed Indymedia Abruzzo:alcune frasi sono ripetute ma soprattutto in queste occasioni è sacrosanta la locuzione "repetita iuvant".
Ora e sempre Resistenza,morte al fascismo!
Proposta di legge, per il Pdl di nuovo legale il partito fascista.
Non scherziamo e non nascondiamoci dietro il fatto che la proposta di iniziativa di legge costituzionale per abolire il il divieto di ricostituzione del partito fascista è di un parlamentare del Pdl e non di tutto il partito.
Lo stesso Berlusconi, per farsi approvare una norma a lui favorevole, prima manda avanti un singolo deputato poi eventualmente la fa approvare da tutto il partito. E' il metodo dell'esploratore: si manda avanti un singolo parlamentare per sondare le reazioni.
Ecco che il fascista Eccher, nella scheda di Giornalettismo qui sotto una biografia, promuove questa legge costituzionale e trova subito un collega di Futuro e Libertà che gliela firma. Alla faccia dell'"antifascismo" dei finiani.
Compagne e compagni occhio, non scambiamo questi atti per goliardate, perchè questi sono tempi di confusione in cui può accadere di tutto. (red) 2 aprile 2011
Così sembrerebbe a leggere il disegno di legge costituzionale presentato in questi giorni in Senato da Cristiano De Eccher del Pdl, secondo cui sarebbe giunta l’ora di eliminare quell’obsoleta norma costituzionale che vieta la ricostituzione del partito fascista. Quando si dice il governo del fare, eh?
FATTI - Dunque via dalla Costituzione la dodicesima disposizione transitoria e finale che vieta la riorganizzazione del partito fascista. A chiederlo è appunto il disegno di legge costituzionale presentato in Senato da Cristiano De Eccher con cofirmatari tre senatori del Pdl Fabrizio di Stefano, Francesco Bevilacqua e Achille Totaro, e il collega di Futuro e liberta’ Egidio Digilio. Il testo, dal titolo ‘Abrogazione della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione’, e’ stato depositato a Palazzo Madama il 29 marzo e annunciato in Aula il giorno seguente, ma non e’ ancora stato assegnato a una commissione per l’inizio dell’esame. “Sono passati 65 anni e che ‘transitoria’ e’?”, spiega Bevilacqua contattato telefonicamente, “da transitoria sta diventando definitiva”. Beh, e allora? Facciamola diventare definitiva no? Con tanti problemi che ci sono, proprio la pulce nella Costituzione bisogna andare a trovare? E la crisi? E l’evasione? E l’immigrazione? Ma soprattutto, e i processi del Premier? Niente, secondo i senatori, l’esigenza di cancellare la norma è perentoria: potere dell’etimologia della parola, vieni a me. Il comma di cui si chiede l’abrogazione e’ il primo. “E’ vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista”, si legge. I padri costituenti aggiunsero poi un secondo comma, nel quale si stabilirono per un massimo di cinque anni dall’entrata in vigore della Costituzione “limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilita’ per i capi responsabili del regime fascista”. Sulla base del primo comma, nel 1952 fu approvata la ‘legge Scelba’ che sanci’ il reato di ‘apologia del fascismo’. Che attentato alla libertà di pensiero! Che vile atto immondo! Adesso che torniamo, vi spacchiamo le reni a suon di manganellate, vili vermi senza spina dorsale.
WHO ARE YOU? - Ma chi è questo prode paladino della logica che si batte solo in nome del fatto che una cosa o è “transitoria” o è “definitiva”? Intensa attività politica dentro Avanguardia Nazionale, “un’organizzazione politica della destra estremista ed eversiva italiana, fondata nel 1960 da Stefano Delle Chiaie e disciolta, legalmente, nel 1976″, di cui è stato responsabile per il Triveneto. Ruolo di coprotagonista nell’inchiesta sulla bomba di Piazza Fontana a Milano, che il 12 dicembre 1969 provocò la morte di 17 persone (e il volo da un davanzale della questura di un innocente, Pino Pinelli): ecco chi è Cristiano De Eccher.
(segue su)
http://www.giornalettismo.com/archives/120033/pdl-choc-via-dalla-costituzione-
la-norma-antifascista/
si veda anche, Presto un nuovo Msi?
http://www.direttanews.it/2011/04/02/berlusconi-fini-senatori-msi-fascismo-
antifascismo-berlusconi-fini-pdl-fli-costituzione-berlusconi-fini-litalia-forse-
non-sara-piu-un-paese-antifascista-masi/
Bevilacqua firma per chiedere l'abolizione del reato di Apologia del Fascismo.
Contro l'abrogazione della XII disposizione transitoria e finale della costituzione.
Per la nascita di una costituzione c’è bisogno, come spiegano nelle prime lezioni di diritto costituzionale, di un “fatto costituente”. Nel nostro paese questo “fatto” fu la resistenza partigiana che si oppose alla Repubblica di Salò. Era il 15 luglio 1946 quando l’assemblea costituente affidò ad una commissione di 75 membri la stesura della costituzione. I padri costituenti, politici come De Nicola e Terracini, pensarono bene, oltre a garantire i diritti fondamentali dell’uomo; di vietare la riorganizzazione del disciolto partito fascista. Quello che per anni vessò l’Italia, trascinandola in guerra con le clave contro nazioni molto più organizzate; quello colpevole dell’omicidio Matteotti; dell’incarcerazione di Gramsci. Il fascismo fu la negazione a tutte le fedi politiche.
Tornando al divieto di riorganizzazione del partito fascista, divieto ignorato ampiamente come possiamo vedere oggi con i tanti partiti pseudo fascisti presenti sul territorio, il sen. Bevilacqua, eletto nella circoscrizione di Vibo Valentia, insieme ad altri senatori del pdl fra cui De Eccher (imputato come co-protagonista per la strage di piazza Fontana), ha ben pensato di presentare, giorno 29 marzo 2011, al senato un atto in cui si richiede l’abrogazione della XII Disposizione transitoria e finale della costituzione.
In questa norma, contenuta nella costituzione, si legge al primo comma: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.”
Quindi, nonostante Vibo stia attraversando un periodo durissimo, basti pensare ai cassintegrati della Soft 4 Web o al dissesto idrogeologico che sta facendo precipitare in un baratro le frazioni come le Vene o Triparni senza contare la zona di cancello rosso a Vibo città. E non dimentichiamo il più evidente e scandaloso problema dell’acqua che 7 mesi ormai interessa la cittadinanza. In tutto questo trambusto, anziché portare all’attenzione del parlamento i problemi del vibonese (motivo per cui è stato eletto) il senatore Bevilacqua, ha pensato che il male più urgente, una delle prime cose da fare è trovare il modo per magari poter ricostituire (senza violare la legge) il partito fascista!
Magari si poteva pensare che nell’anno del 150 anniversario dell’unità d’Italia, per rispettare quanti ci hanno permesso con le loro lotte di superare il periodo più triste della nostra storia d’Italia, il senatore pensasse bene di proporre di ripulire la città da tutti i suoi innumerevoli simboli fascisti. Ad esempio i fasci littori adattati a portalampade presenti nella camera del consiglio comunale o alle scritte ingiuriose come le svastiche, le croci celtiche, le lodi al duce e le scritte razziste che riempiono i muri, privando la città della sua giusta dignità.
Il fascismo non è un’ideale, non ha politiche economiche o sociali alla base dei suoi principi. Il fascismo è “odio” in tutte le sue forme d’espressione.
Forse, anziché pensare di abrogare l’apologia del fascismo, dovremmo pensare di proporre una legge che aggiunga ai consueti simboli della Repubblica Italiana presenti negli uffici istituzionali, quali la bandiera Italiana e la fotografia del Presidente della Repubblica, un’immagine che ricordi la resistenza partigiana.
La resistenza e la lotta partigiana sono la base della nostra Repubblica, senza di essa non avremmo mai potuto respirare l’aria fresca della libertà. Questo partito del PdL pieno di ex-fascisti riciclati sta cercando di inquinare le nostre idee e di limitare la nostra libertà di pensiero.
Dobbiamo opporci a tutto questo, ora e sempre resistenza!
Link correlati: http://pdcivibovalentia.blogspot.com/
Bevilacqua firma per chiedere l'abolizione del reato di Apologia del Fascismo
Di Stefano e il Partito fascista, scoppia il caso in Abruzzo.
IL CASO. ABRUZZO. E’ già diventato un caso la proposta di Fabrizio Di Stefano e di altri senatori della Repubblica di abrogare la norma della Costituzione che vieta di riformare in Italia il Partito fascista.
Una proposta di legge formalizzata lo scorso 29 marzo a Palazzo Madama, ma del cui testo non c’è ancora traccia nel sito internet istituzionale. Ma il contenuto della proposta è ritenuto evidentemente ‘scomodo’, tanto da aver già sollevato numerose polemiche, anche in Abruzzo.
Di Stefano, nello specifico, è cofirmatario dell’atto del Senato numero 2651 con il quale si chiede l’abrogazione della XII Disposizione transitoria e finale della Costituzione.
La Disposizione indica che: “È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. In deroga all'articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall'entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista”.
Secondo Di Stefano, vice coordinatore regionale del Pdl, e gli altri senatori firmatari della proposta – Cristiano De Eccher (Pdl), Egidio Digilio (Misto – Futuro e libertà per l’Italia), Francesco Bevilacqua (Pdl) e Achille Totaro (Pdl) - quella norma adesso è anacronistica e non ha più senso, e va chiudi abrogata.
Non la pensano così, ovviamente, la maggior parte dei rappresentanti politici locali, che hanno gridato allo scandalo e contestato l’iniziativa del senatore abruzzese.
ANPI: «DI STEFANO SI RASSEGNI, ANTIFASCISMO IN ITALIA NON E’ TRANSITORIO»
Infine, sulla proposta-shock di Fabrizio Di Stefano si registra la presa di distanza dell’Anpi, l’Associazione nazionale partigiani d’Italia di Pescara.
L’Anpi comunica al senatore Di Stefano che non è necessario che si carichi del gravoso compito di riscrivere la storia: «Di Stefano ha la memoria corta: il fascismo non fu soltanto un mero esercizio di potere assoluto, ma condusse l'Italia ad una guerra sciagurata ed alla catastrofe».
L’associazione pone poi l’accento sulla ‘responsabilità politica’ che Di Stefano ha in quanto senatore della Repubblica: «Non c’è norma transitoria che tenga – denuncia l’Anpi - per uno dei massimi responsabili della vita politica abruzzese, nelle cui mani passano decisioni importanti che pesano sulla vita di una intera regione. Per questo i cittadini abruzzesi devono ricordargli che ad essere per fortuna transitorio è lui e non il giudizio inappellabile della storia che ha condannato il fascismo come una delle piaghe peggiori nel ventesimo secolo».
«Si rassegni, il senatore Di Stefano – conclude l’associazione - l’Italia è e resterà un paese democratico e antifascista e Anpi Pescara troverà il modo di ricordarglielo in ogni occasione, a partire dal 25 aprile - nascita della nostra Democrazia della quale anche Di Stefano ampiamente gode - giorno ricordato per la Liberazione da quel fenomeno che lui stesso dichiara essere d’interesse psichiatrico qualora venisse riproposto».
Link relativo: http://www.primadanoi.it/modules/articolo/article.php?storyid=5341
martedì 5 aprile 2011
I DUE VOLTI DELL'ACCOGLIENZA
Prendendo spunto da due articoli tratti in ordine di presentazione da"Senza Soste"(che richiama"Il Giornale")e da"Indymedia Lombardia"(che cita"La Repubblica")nel post odierno si tirano le somme sui diversi modi di accogliere i profughi che partono dalle coste del Nord Africa in queste settimane.
Facendo subito un distinguo tra l'ospitalità dei cittadini e quella del governo:i lampedusani da sempre sono stati benevoli con tutti i migranti salvandoli letteralmente quando le condizioni atmosferiche facevano naufragare i barconi in balia delle onde,sia con interventi in mare aperto con pescerecci che in operazioni più vicine alla costa.
Ora fomentati dai mass media e da un'oggettiva difficoltà alcuni di loro hanno manifestato contro questa continua"invasione"in maniere teatrali e ai limiti della guerriglia:comunque le loro reazioni non dico che siano giustificabili ma non vivendo in prima persona quello che provano loro non mi permetto di giudicarli anche tenendo conto che fino ad'ora erano sempre stati comprensivi ed ospitali.
Al contrario il governo attuale ma anche nelle precedenti legislature hanno sempre visto di cattivo occhio questi approdi che ora si stanno intensificando sempre più,non capendo che queste persone stanno fuggendo da una situazione divenuta improponibile nei loro paesi di provenienza,rischiando la vita nelle traversate.
Il primo contributo è ai limiti della barzelletta in quanto l'organo di divulgazione della famiglia Berlusconi racconta della presunta agiatezza dei migranti che mostrano capi di vestiario firmati e cellulari:lo so che è una provocazione del quotidiano propagandistico del regime,ma la maggioranza dei cittadini non sa che nei paesi del cosìdetto terzo mondo tali abiti(tarocco)e cellulari hanno un costo minimo.
Il secondo articolo invece racconta la bella storia che da anni caratterizzano dei piccoli comuni della Calabria che sono riusciti ad integrare benissimo migranti da ogni parte del mondo e nello specifico si fa l'esempio della cittadina di Riace che come sindaco ha il sig.Lucano,un uomo che ha saputo creare e dare realtà ad un'utopia,complimenti!
I profughi di Lampedusa? Tutti ricchissimi. Il delirio de il Giornale.
Leggendo il Giornale di Sallusti si ha l'impressione che la linea editoriale regga su una sola scommessa: quella di una regressione mentale di massa di tutti gli italiani.
Il Giornale non pubblica vere e proprie notizie. Ma solo articoli che, in qualche modo, devono attivare chiacchiere a livello dei luoghi comuni che danneggiano la materia celebrale di chi li usa. Insomma, il Giornale non è una testata di informazione o di agitazione politica. E' solo una testata di propaganda. Del tipo che usava durante la prima guerra mondiale: sparge miti per alimentare argomenti a favore della propria parte in guerra. Non importa che questi argomenti siano sensati o meno. Basta che la gente ne parli.
E per far parlare più la si spara grossa, più si da modo a chi si eccita con l'inverosimile di essere protagonista e meglio è. E' un vecchio, logoro trucco della propaganda che in Italia funziona: la si spara grossa, si fanno diventare protagonisti i personaggi più improbabili alimentano la voce. Questi saranno legittimati dal giornale che gli dà spazio, il giornale sarà legittimato da questo modo di fare. Un circolo vizioso reso possibile quando, dall'altra parte, hai una sinistra timida, impaurita e intellettualmente rasoterra che non è in grado di smascherare il gioco scambiando queste rappresentazioni per le voci egemoni nel paese. E così ecco campagne sul PD comunista (!), su Berlusconi che opera per il bene del paese e via delirando. Stavolta però, sarà il sentirsi senza avversari che fa esagerare, la si è sparata davvero grossa. Il Giornale ha infatti cominciato una campagna per screditare i profughi di Lampedusa. Fin qui nella norma. Solo che è il filo narrativo che fa stramazzare per terra dalle risate chi legge le pagine della testata diretta da Sallusti. Che, in sostanza, argomenta: vanno ricacciati in mare perchè sono ricchi, finti profughi in realtà facoltosi.
La prova provata, secondo il foglio lisergico diretto da Sallusti, sarebbero i capi firmati indossati dai profughi a Lampedusa. Insomma le finte Nike, i giubbotti contraffatti Adidas che si trovano a pochissimi euro nei mercatini del Nordafrica. In effetti nelle foto abbiamo visto un immigrato indossare la maglia che aveva Ibrahimovic l'ultimo anno all'Inter. Deve essere stato un colpo per una testata che, fedele al padrone, sostiene anche le più improbabili ragioni del Milan. Siccome al Giornale manca il senso del limite allora la testata di Sallusti esibisce anche la seconda prova: non solo i profughi di Lampedusa vestono capi firmati ma hanno anche il cellulare. Non ci vuole molto a capire che quando vai in mare il cellulare è un elemento di tracciabilità che, per un naufrago, può salvare la vita. Ma parliamo di giornalisti che la realtà la vedono dai vetri oscurati del Suv, in fondo li capiamo. Anche perchè scrivono per lettori che non escono di casa oppure, se lo fanno, non sarebbero in grado di distinguere un cinese da un cesto di limoni. Tanto c'è una sinistra azzerata che li riconosce tutti come maggioranza del paese (non è vero ma con avversari del genere governerebbe anche uno estratto a caso dall'elenco telefonico di Ulan Bator).
E così Il Giornale si dedica a raccogliere questa dichiarazione del governatore del Veneto Zaia «Di sicuro, quelli che arrivano con le scarpe da ginnastica firmate, il giubbottino all’occidentale e il telefonino in mano non è gente che chiede asilo politico». Eh già, grazie alla Lega e al Giornale abbiamo scoperto che, mentre gli occidentali amano il free climbing, i maghrebbini hanno la loro forma di turismo estremo. Consiste nel passare la notte, in mare e al freddo, ammassati in centinaia in barche pronte ad affondare. Una volta arrivati il piacere del relax consiste nel farsi confinare nelle tendopoli di Lampedusa senza mangiare e bere. Quelli si che, per loro, sono centri fitness ma vedi te la differenza antropologica.
E come i turisti bianchi trovano in Africa un comitato di accoglienza con folklore locale, e danze nel deserto, i nordafricani amano incontrare dei pescatori urlanti al porticciolo di Lampedusa. Con grida che solo all'incauto cronista sembrano di protesta, in un tentativo di ricacciare i migranti in mare, ma che in verità fanno parte del pacchetto turistico pensato per gli ospiti nordafricani.
E noi che non ce ne eravamo accorti, meno male che Il Giornale c'è.
la fonte:http://www.ilgiornale.it/interni/e_santoro_ora_arruola_i_clandestini_radical_chic/26-03-2011/articolo-id=513844-page=0-comments=1
(red) 29 marzo 2011
Ghandi, Guevara, Impastato sulle banconote: Si batte moneta locale per gli immigrati
Riace batte Mineo, dove gli italiani convivono con gli stranieri. Nel paese calabrese, per i rifugiati il sindaco Lucano si è inventato banconote con la faccia di Gandhi per sopperire alla lentezza dei fondi per l'asilo e dice: "A Mineo c'è un centro di detenzione che costa, noi con 24 euro a persona copriamo tutte le spese".
di RAFFAELLA COSENTINO
RIACE - Il Mahatma Gandhi sulle banconote da 50 euro, Martin Luther King su quelle da 20, Che Guevara e Peppino Impastato sui tagli da 10 e il cuore grande dei piccoli comuni sulla cartamoneta da 1, 2 e 5 euro. Battere moneta locale è solo l'ultima trovata per aiutare i rifugiati del sindaco di Riace, Domenico Lucano, ormai noto come "Mimmo il curdo" o "Lucano l'afghano". Un primo cittadino per cui la fascia tricolore è riduttiva, visto che amministra un comune in cui eritrei, etiopi, somali, ghanesi, afghani, palestinesi e serbi convivono pacificamente fra loro e con gli italiani. Nel piccolo centro della locride, non solo gli stranieri sono ben accetti, sono addirittura richiesti per salvare il borgo dal suo destino di inesorabile declino demografico e sociale.
L'accoglienza nei piccoli centri. Seppure le cronache di questi giorni da Lampedusa a Ventimiglia sembrano negarlo, in Italia l'accoglienza è possibile. Riace, con appena 1800 abitanti, ha aperto le porte a ben 230 rifugiati e richiedenti asilo e ha fatto di questo una politica vincente. Dando un tetto e borse lavoro alle famiglie straniere ha impedito la chiusura delle scuole per mancanza di bambini, ha ridato vita alle tante case lasciate vuote e abbandonate per sempre dagli emigranti calabresi. I vecchi abitanti non torneranno più dal Canada, dall'Australia, dall'Argentina. I nuovi arrivano con il Sistema di protezione per rifugiati e richiedenti asilo.
L'idea della moneta locale. Ma il ripopolamento è più veloce del tempo che ci mettono i finanziamenti pubblici a entrare nella disponibilità del comune. "Ci vogliono sei o sette mesi", dice Lucano. Per ovviare a queste lentezze burocratiche che non tengono conto della spesa quotidiana, il sindaco calabrese ha deciso di coniare la sua cartamoneta. Ci ha fatto stampare sopra i ritratti dei suoi riferimenti politici e sociali e ha dato le banconote ai rifugiati beneficiari, che con quelle vanno a fare acquisti nelle botteghe del paese. I negozianti le collezionano alla stregua di un ticket mensa e poi battono cassa al comune quando arrivano i fondi dello Sprar.
200 euro a persona per il vitto. "Usiamo questo sistema per incentivare l'economia locale - afferma il primo cittadino - così rendiamo autonomi i beneficiari e questo è importantissimo per le relazioni umane in paese, inoltre la nostra spesa diventa molto trasparente e verificabile". Per il vitto, i rifugiati hanno diritto a 200 euro a settimana, questo vuol dire che una famiglia di 4 persone ha 800 euro per vivere e non paga l'alloggio. Tutto in cartamoneta locale, quasi a conferma del fatto che Riace è l'isola che non c'è: un posto in cui si trova una casa a chi non ce l'ha, si convive a dispetto delle differenze di lingua, cultura e religione e quando non ci sono i soldi, si stampano in loco all'istante.
Wenders: A Riace la vera utopia. I progetti d'accoglienza hanno creato posti di lavoro per i giovani e questa storia è diventata celebre in tutto il mondo. Il regista Wim Wenders vi ha girato il primo documentario d'autore in 3D e ha dichiarato a Berlino che "'La vera utopia non è la caduta del muro, ma quello che è stato realizzato in alcun paesi della Calabria, Riace in testa".
Un modello efficace e lo Stato risparmia. Un esempio di primaria importanza perché dimostra che, prima del "villaggio della solidarietà" di Mineo, il sistema d'asilo in Italia funzionava, pur con tanti limiti. La ricetta era quella di integrare piccoli gruppi di rifugiati e richiedenti asilo distribuendoli sul territorio nazionale in accordo con le comunità locali. Soprattutto con questo sistema i costi per lo Stato erano contenuti. Per queste ragioni, le pincipali organizzazioni umanitarie che si occupano di rifugiati, tra cui il Cir, l'Alto commissariato Onu (Acnur) e il Centro Astalli, si sono opposte alla decisione del governo di trasferire al Residence degli Aranci tutti i richiedenti asilo dei centri d'accoglienza d'Italia (Cara).
E le commissioni territoriali. Senza contare che devono traslocare anche tutte le commissioni territoriali che esaminano le domande di protezione internazionale. Tuttavia, nel paese in provincia di Catania è ormai pienamente in funzione il mega campo militarizzato lontano dal centro abitato in cui sono già arrivate quasi 1800 persone. Nessuno conosce al momento i costi di questa operazione, ma sicuramente parliamo di più di 30 euro a persona a cui va aggiunto il canone d'affitto alla ditta Pizzarotti di Parma.
Un centro militarizzato imposto dall'alto. "A Mineo è stato attivato un centro di detenzione contro la volotà delle comunità locali - dice il sindaco Lucano - come si può parlare di accoglienza quando è sorvegliato da Polizia e Carabinieri? A Riace non ci sono, non ce n'è bisogno". Il modello di cui è testimonial migliora la qualità della vita di tutti, italiani e stranieri, a costi più bassi. "Riceviamo circa 24 euro a persona accolta - spiega ancora il primo cittadino calabrese - una quota in cui sono comprese le buste paga degli operatori, gli affitti delle case, le utenze domestiche, le spese mediche e di scolarizzazione e anche le borse lavoro".
(04 aprile 2011)
repubblica.it
Facendo subito un distinguo tra l'ospitalità dei cittadini e quella del governo:i lampedusani da sempre sono stati benevoli con tutti i migranti salvandoli letteralmente quando le condizioni atmosferiche facevano naufragare i barconi in balia delle onde,sia con interventi in mare aperto con pescerecci che in operazioni più vicine alla costa.
Ora fomentati dai mass media e da un'oggettiva difficoltà alcuni di loro hanno manifestato contro questa continua"invasione"in maniere teatrali e ai limiti della guerriglia:comunque le loro reazioni non dico che siano giustificabili ma non vivendo in prima persona quello che provano loro non mi permetto di giudicarli anche tenendo conto che fino ad'ora erano sempre stati comprensivi ed ospitali.
Al contrario il governo attuale ma anche nelle precedenti legislature hanno sempre visto di cattivo occhio questi approdi che ora si stanno intensificando sempre più,non capendo che queste persone stanno fuggendo da una situazione divenuta improponibile nei loro paesi di provenienza,rischiando la vita nelle traversate.
Il primo contributo è ai limiti della barzelletta in quanto l'organo di divulgazione della famiglia Berlusconi racconta della presunta agiatezza dei migranti che mostrano capi di vestiario firmati e cellulari:lo so che è una provocazione del quotidiano propagandistico del regime,ma la maggioranza dei cittadini non sa che nei paesi del cosìdetto terzo mondo tali abiti(tarocco)e cellulari hanno un costo minimo.
Il secondo articolo invece racconta la bella storia che da anni caratterizzano dei piccoli comuni della Calabria che sono riusciti ad integrare benissimo migranti da ogni parte del mondo e nello specifico si fa l'esempio della cittadina di Riace che come sindaco ha il sig.Lucano,un uomo che ha saputo creare e dare realtà ad un'utopia,complimenti!
I profughi di Lampedusa? Tutti ricchissimi. Il delirio de il Giornale.
Leggendo il Giornale di Sallusti si ha l'impressione che la linea editoriale regga su una sola scommessa: quella di una regressione mentale di massa di tutti gli italiani.
Il Giornale non pubblica vere e proprie notizie. Ma solo articoli che, in qualche modo, devono attivare chiacchiere a livello dei luoghi comuni che danneggiano la materia celebrale di chi li usa. Insomma, il Giornale non è una testata di informazione o di agitazione politica. E' solo una testata di propaganda. Del tipo che usava durante la prima guerra mondiale: sparge miti per alimentare argomenti a favore della propria parte in guerra. Non importa che questi argomenti siano sensati o meno. Basta che la gente ne parli.
E per far parlare più la si spara grossa, più si da modo a chi si eccita con l'inverosimile di essere protagonista e meglio è. E' un vecchio, logoro trucco della propaganda che in Italia funziona: la si spara grossa, si fanno diventare protagonisti i personaggi più improbabili alimentano la voce. Questi saranno legittimati dal giornale che gli dà spazio, il giornale sarà legittimato da questo modo di fare. Un circolo vizioso reso possibile quando, dall'altra parte, hai una sinistra timida, impaurita e intellettualmente rasoterra che non è in grado di smascherare il gioco scambiando queste rappresentazioni per le voci egemoni nel paese. E così ecco campagne sul PD comunista (!), su Berlusconi che opera per il bene del paese e via delirando. Stavolta però, sarà il sentirsi senza avversari che fa esagerare, la si è sparata davvero grossa. Il Giornale ha infatti cominciato una campagna per screditare i profughi di Lampedusa. Fin qui nella norma. Solo che è il filo narrativo che fa stramazzare per terra dalle risate chi legge le pagine della testata diretta da Sallusti. Che, in sostanza, argomenta: vanno ricacciati in mare perchè sono ricchi, finti profughi in realtà facoltosi.
La prova provata, secondo il foglio lisergico diretto da Sallusti, sarebbero i capi firmati indossati dai profughi a Lampedusa. Insomma le finte Nike, i giubbotti contraffatti Adidas che si trovano a pochissimi euro nei mercatini del Nordafrica. In effetti nelle foto abbiamo visto un immigrato indossare la maglia che aveva Ibrahimovic l'ultimo anno all'Inter. Deve essere stato un colpo per una testata che, fedele al padrone, sostiene anche le più improbabili ragioni del Milan. Siccome al Giornale manca il senso del limite allora la testata di Sallusti esibisce anche la seconda prova: non solo i profughi di Lampedusa vestono capi firmati ma hanno anche il cellulare. Non ci vuole molto a capire che quando vai in mare il cellulare è un elemento di tracciabilità che, per un naufrago, può salvare la vita. Ma parliamo di giornalisti che la realtà la vedono dai vetri oscurati del Suv, in fondo li capiamo. Anche perchè scrivono per lettori che non escono di casa oppure, se lo fanno, non sarebbero in grado di distinguere un cinese da un cesto di limoni. Tanto c'è una sinistra azzerata che li riconosce tutti come maggioranza del paese (non è vero ma con avversari del genere governerebbe anche uno estratto a caso dall'elenco telefonico di Ulan Bator).
E così Il Giornale si dedica a raccogliere questa dichiarazione del governatore del Veneto Zaia «Di sicuro, quelli che arrivano con le scarpe da ginnastica firmate, il giubbottino all’occidentale e il telefonino in mano non è gente che chiede asilo politico». Eh già, grazie alla Lega e al Giornale abbiamo scoperto che, mentre gli occidentali amano il free climbing, i maghrebbini hanno la loro forma di turismo estremo. Consiste nel passare la notte, in mare e al freddo, ammassati in centinaia in barche pronte ad affondare. Una volta arrivati il piacere del relax consiste nel farsi confinare nelle tendopoli di Lampedusa senza mangiare e bere. Quelli si che, per loro, sono centri fitness ma vedi te la differenza antropologica.
E come i turisti bianchi trovano in Africa un comitato di accoglienza con folklore locale, e danze nel deserto, i nordafricani amano incontrare dei pescatori urlanti al porticciolo di Lampedusa. Con grida che solo all'incauto cronista sembrano di protesta, in un tentativo di ricacciare i migranti in mare, ma che in verità fanno parte del pacchetto turistico pensato per gli ospiti nordafricani.
E noi che non ce ne eravamo accorti, meno male che Il Giornale c'è.
la fonte:http://www.ilgiornale.it/interni/e_santoro_ora_arruola_i_clandestini_radical_chic/26-03-2011/articolo-id=513844-page=0-comments=1
(red) 29 marzo 2011
Ghandi, Guevara, Impastato sulle banconote: Si batte moneta locale per gli immigrati
Riace batte Mineo, dove gli italiani convivono con gli stranieri. Nel paese calabrese, per i rifugiati il sindaco Lucano si è inventato banconote con la faccia di Gandhi per sopperire alla lentezza dei fondi per l'asilo e dice: "A Mineo c'è un centro di detenzione che costa, noi con 24 euro a persona copriamo tutte le spese".
di RAFFAELLA COSENTINO
RIACE - Il Mahatma Gandhi sulle banconote da 50 euro, Martin Luther King su quelle da 20, Che Guevara e Peppino Impastato sui tagli da 10 e il cuore grande dei piccoli comuni sulla cartamoneta da 1, 2 e 5 euro. Battere moneta locale è solo l'ultima trovata per aiutare i rifugiati del sindaco di Riace, Domenico Lucano, ormai noto come "Mimmo il curdo" o "Lucano l'afghano". Un primo cittadino per cui la fascia tricolore è riduttiva, visto che amministra un comune in cui eritrei, etiopi, somali, ghanesi, afghani, palestinesi e serbi convivono pacificamente fra loro e con gli italiani. Nel piccolo centro della locride, non solo gli stranieri sono ben accetti, sono addirittura richiesti per salvare il borgo dal suo destino di inesorabile declino demografico e sociale.
L'accoglienza nei piccoli centri. Seppure le cronache di questi giorni da Lampedusa a Ventimiglia sembrano negarlo, in Italia l'accoglienza è possibile. Riace, con appena 1800 abitanti, ha aperto le porte a ben 230 rifugiati e richiedenti asilo e ha fatto di questo una politica vincente. Dando un tetto e borse lavoro alle famiglie straniere ha impedito la chiusura delle scuole per mancanza di bambini, ha ridato vita alle tante case lasciate vuote e abbandonate per sempre dagli emigranti calabresi. I vecchi abitanti non torneranno più dal Canada, dall'Australia, dall'Argentina. I nuovi arrivano con il Sistema di protezione per rifugiati e richiedenti asilo.
L'idea della moneta locale. Ma il ripopolamento è più veloce del tempo che ci mettono i finanziamenti pubblici a entrare nella disponibilità del comune. "Ci vogliono sei o sette mesi", dice Lucano. Per ovviare a queste lentezze burocratiche che non tengono conto della spesa quotidiana, il sindaco calabrese ha deciso di coniare la sua cartamoneta. Ci ha fatto stampare sopra i ritratti dei suoi riferimenti politici e sociali e ha dato le banconote ai rifugiati beneficiari, che con quelle vanno a fare acquisti nelle botteghe del paese. I negozianti le collezionano alla stregua di un ticket mensa e poi battono cassa al comune quando arrivano i fondi dello Sprar.
200 euro a persona per il vitto. "Usiamo questo sistema per incentivare l'economia locale - afferma il primo cittadino - così rendiamo autonomi i beneficiari e questo è importantissimo per le relazioni umane in paese, inoltre la nostra spesa diventa molto trasparente e verificabile". Per il vitto, i rifugiati hanno diritto a 200 euro a settimana, questo vuol dire che una famiglia di 4 persone ha 800 euro per vivere e non paga l'alloggio. Tutto in cartamoneta locale, quasi a conferma del fatto che Riace è l'isola che non c'è: un posto in cui si trova una casa a chi non ce l'ha, si convive a dispetto delle differenze di lingua, cultura e religione e quando non ci sono i soldi, si stampano in loco all'istante.
Wenders: A Riace la vera utopia. I progetti d'accoglienza hanno creato posti di lavoro per i giovani e questa storia è diventata celebre in tutto il mondo. Il regista Wim Wenders vi ha girato il primo documentario d'autore in 3D e ha dichiarato a Berlino che "'La vera utopia non è la caduta del muro, ma quello che è stato realizzato in alcun paesi della Calabria, Riace in testa".
Un modello efficace e lo Stato risparmia. Un esempio di primaria importanza perché dimostra che, prima del "villaggio della solidarietà" di Mineo, il sistema d'asilo in Italia funzionava, pur con tanti limiti. La ricetta era quella di integrare piccoli gruppi di rifugiati e richiedenti asilo distribuendoli sul territorio nazionale in accordo con le comunità locali. Soprattutto con questo sistema i costi per lo Stato erano contenuti. Per queste ragioni, le pincipali organizzazioni umanitarie che si occupano di rifugiati, tra cui il Cir, l'Alto commissariato Onu (Acnur) e il Centro Astalli, si sono opposte alla decisione del governo di trasferire al Residence degli Aranci tutti i richiedenti asilo dei centri d'accoglienza d'Italia (Cara).
E le commissioni territoriali. Senza contare che devono traslocare anche tutte le commissioni territoriali che esaminano le domande di protezione internazionale. Tuttavia, nel paese in provincia di Catania è ormai pienamente in funzione il mega campo militarizzato lontano dal centro abitato in cui sono già arrivate quasi 1800 persone. Nessuno conosce al momento i costi di questa operazione, ma sicuramente parliamo di più di 30 euro a persona a cui va aggiunto il canone d'affitto alla ditta Pizzarotti di Parma.
Un centro militarizzato imposto dall'alto. "A Mineo è stato attivato un centro di detenzione contro la volotà delle comunità locali - dice il sindaco Lucano - come si può parlare di accoglienza quando è sorvegliato da Polizia e Carabinieri? A Riace non ci sono, non ce n'è bisogno". Il modello di cui è testimonial migliora la qualità della vita di tutti, italiani e stranieri, a costi più bassi. "Riceviamo circa 24 euro a persona accolta - spiega ancora il primo cittadino calabrese - una quota in cui sono comprese le buste paga degli operatori, gli affitti delle case, le utenze domestiche, le spese mediche e di scolarizzazione e anche le borse lavoro".
(04 aprile 2011)
repubblica.it
lunedì 4 aprile 2011
I PARTIGIANI NON MUOIONO
Una decina di giorni fà a Torino si è tenuto il quinquennale congresso nazionale dell'ANPI(l'associazione nazionale dei partigiani italiani)in cui,oltre al consistente aumento delle sottoscrizioni,si sono tirate le somme sull'essere antifascisti oggi con il fatto che i veri partigiani che hanno combattuto per la libertà dell'Italia stanno scomparendo per ovvie ragioni anagrafiche.
Sono molti i giovani che negli ultimi cinque anni si sono avvicinati come protagonisti a questa associazione e ciò dimostra un forte attaccamento anche delle nuove generazioni ai valori della Resistenza e della memoria che non deve essere cancellata come purtroppo il regime vuole fare:è notizia fresca la volontà di abolire un comma della Costituzione che vieta la riorganizzazione del partito fascista,ma ne parlerò prossimamente.
A parte gli interventi di"profitto"e istituzionali dei vari Chiamparino e Camusso sul palco del congresso i partigiani combattenti hanno nuovamente esostato i presenti e le nuove leve al dovere di non dimenticare e stare sempre con gli occhi aperti pronti a vigilare e nel caso ricacciare a calci in culo nelle fogne vecchi e nuovi nostalgici del ventennio.
L'articolo della Repubblica è stato tratto da Indymedia Piemonte...i partigiani non muoiono!!!
Per non dimenticare di essere Antifascisti.
"I partigiani non muoiono, ecco i giovani" A Torino, un'associazione in forte crescita (131 mila iscritti e presenze in tutta Italia) si prepara al momento in cui non ci saranno più ex-combattenti. "Perpetrare la memoria" e lottare contro i fascismi di oggi. Il presidente Raimondo Ricci denuncia la "deriva autoritaria" del governo Berlusconi.
TORINO - Solo quindici anni fa l'Associazione Nazionale dei Partigiani sembrava destinata a finire con la scomparsa (per ragioni del tutto anagrafiche) degli ultimi partigiani combattenti già ora ridotti a poche migliaia (31, ad esempio in tutta la Provincia di Roma). Oggi invece, al teatro Carignano di Torino, il presidente dell'Anpi, Raimondo Ricci (quasi 90 anni), ha inaugurato il quindicesimo congresso nazionale presentando, non senza un certo orgoglio, un'associazione viva e vegeta con 131mila iscritti (nel 2008 erano 95.000), presenze organizzate in tutte e 110 le province italiane, sezioni nascenti a getto continuo un po' dappertutto e giovani che si iscrivono in numeri del tutto inattesi. Una delle ragioni, probabilmente, va ricercata in quella "deriva autoritaria" che Ricci ha descritto all'inizio della sua snella relazione (appena 7 pagine) che il Paese sta vivendo e che "si manifesta in continui attacchi alla Costituzione, considerata dal premier come una remora o un impedimento all'attività di governo".
E l'Anpi, in questi anni, ha saputo perpetuare la sua "necessità storica" attirando molta gente di tutte le età proprio sul tema della difesa della Costituzione e sull'antifascismo inteso non solo come conservazione della memoria della Guerra di Liberazione dal nazifascismo, ma anche (e ormai soprattutto) come trasposizione di quei valori nella lotta alle molte forme del fascismo di oggi. E, sottolineando che, purtroppo, questo sarà probabilmente l'ultimo congresso (il prossimo si terrà tra 5 anni) in cui i partigiani veri possono ancora essere protagonisti e dare un contributo, Ricci ha ricordato la modifica dello statuto dell'Anpi che, un quinquennio fa, ha permesso l'iscrizione (in qualità, appunto di "antifascisti") di "coloro che intendono impegnarsi per conservare, tutelare e diffondere" quei valori. L'operazione, evidentemente, è riuscita e, adesso, l'Anpi è una delle poche organizzazione del centrosinistra che vede crescere la sua forza e la sua influenza. Ricci ha detto che l'Asociazione partitgiani intende svolgere proprio il compito di "recuperare e attualizzare la nostra Storia" e di riportare a tutti i livelli della politica e della vita nazionale i motivi, i temi (a partire dalla difesa della libertà in tutte le sue forme) che furono alla base della vicenda partigiana. ''I partigiani non muoiono - ha detto Marisa Ombra, che ha aperto il congresso torinese - loro saranno la nuova Anpi: stiamo cercando di avvicinare i giovani a diventare la nuova classe dirigente dell'associazione. I nuovi partigiani sono le donne, gli studenti, tutti quegli italiani che con generosità, passione, entusiasmo stanno opponendo un muro ai detrattori dei diritti e del vivere civile''.
E il primo riconoscimento al congresso (cui partecipano 316 delegati e che si conclude domenica) è venuto dal messaggio augurale del capo dello Stato. "Ho gia' avuto modo di ricordare - ha scritto Giorgio Napolitano - celebrando a Reggio Emilia la 'Giornata del Tricolore', l'insostituibile ruolo della Resistenza nella liberazione dal fascismo e nella affermazione di principi che vennero poi consacrati nella Costituzione repubblicana: l'amore di Patria al di fuori di abberranti chiusure nazionalistiche, la ricerca di una effettiva giustizia sociale, l'aspirazione alla pace attraverso la partecipazione alle organizzazioni internazionali e la creazione in Europa di una comunita' sovranazionale di stati democratici".
''Nelle celebrazioni di Italia 150 - ha sottolineato il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino che ha aperto i lavori - c'e' la volontà di una parte grande dell'opinione pubblica di essere protagonista. C'entra molto con la Resistenza che è stata una guerra di popolo e ha creato le basi per la Costituzione, fondamento delle istituzioni di cui la gente vuole riappropriarsi. Bisogna perseverare la memoria perché solo così si può sconfiggere la paura e riconquistare la speranza''. Protagoniste del congresso - al quale sono intervenuti la leader della Cgil, Susanna Camusso e il presidente emerito della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky - sono le donne (un terzo dei delegati e presidenti di una quarantina dei 110 comitati provinciali) e i giovani sotto i trent'anni che hanno inaugurato una nuova stagione dell'associazione. ''Dobbiamo avere la capacita' di indignarci - ha affermato Diego Novelli, presidente dell'Anpi di Torino - perché il motore della resistenza antifascista è stato proprio la forza e lo spirito dell'indignazione. L'Anpi ha la forza morale per scuotere le coscienze, denunciare le barbarie che tutti i giorni sono davanti ai nostri occhi''. Messaggi anche dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani e da Piero Fassino.
(24 marzo 2011) © Riproduzione riservata
Related Link: http://www.repubblica.it/politica/2011/03/24/news/i_par..._anpi
Sono molti i giovani che negli ultimi cinque anni si sono avvicinati come protagonisti a questa associazione e ciò dimostra un forte attaccamento anche delle nuove generazioni ai valori della Resistenza e della memoria che non deve essere cancellata come purtroppo il regime vuole fare:è notizia fresca la volontà di abolire un comma della Costituzione che vieta la riorganizzazione del partito fascista,ma ne parlerò prossimamente.
A parte gli interventi di"profitto"e istituzionali dei vari Chiamparino e Camusso sul palco del congresso i partigiani combattenti hanno nuovamente esostato i presenti e le nuove leve al dovere di non dimenticare e stare sempre con gli occhi aperti pronti a vigilare e nel caso ricacciare a calci in culo nelle fogne vecchi e nuovi nostalgici del ventennio.
L'articolo della Repubblica è stato tratto da Indymedia Piemonte...i partigiani non muoiono!!!
Per non dimenticare di essere Antifascisti.
"I partigiani non muoiono, ecco i giovani" A Torino, un'associazione in forte crescita (131 mila iscritti e presenze in tutta Italia) si prepara al momento in cui non ci saranno più ex-combattenti. "Perpetrare la memoria" e lottare contro i fascismi di oggi. Il presidente Raimondo Ricci denuncia la "deriva autoritaria" del governo Berlusconi.
TORINO - Solo quindici anni fa l'Associazione Nazionale dei Partigiani sembrava destinata a finire con la scomparsa (per ragioni del tutto anagrafiche) degli ultimi partigiani combattenti già ora ridotti a poche migliaia (31, ad esempio in tutta la Provincia di Roma). Oggi invece, al teatro Carignano di Torino, il presidente dell'Anpi, Raimondo Ricci (quasi 90 anni), ha inaugurato il quindicesimo congresso nazionale presentando, non senza un certo orgoglio, un'associazione viva e vegeta con 131mila iscritti (nel 2008 erano 95.000), presenze organizzate in tutte e 110 le province italiane, sezioni nascenti a getto continuo un po' dappertutto e giovani che si iscrivono in numeri del tutto inattesi. Una delle ragioni, probabilmente, va ricercata in quella "deriva autoritaria" che Ricci ha descritto all'inizio della sua snella relazione (appena 7 pagine) che il Paese sta vivendo e che "si manifesta in continui attacchi alla Costituzione, considerata dal premier come una remora o un impedimento all'attività di governo".
E l'Anpi, in questi anni, ha saputo perpetuare la sua "necessità storica" attirando molta gente di tutte le età proprio sul tema della difesa della Costituzione e sull'antifascismo inteso non solo come conservazione della memoria della Guerra di Liberazione dal nazifascismo, ma anche (e ormai soprattutto) come trasposizione di quei valori nella lotta alle molte forme del fascismo di oggi. E, sottolineando che, purtroppo, questo sarà probabilmente l'ultimo congresso (il prossimo si terrà tra 5 anni) in cui i partigiani veri possono ancora essere protagonisti e dare un contributo, Ricci ha ricordato la modifica dello statuto dell'Anpi che, un quinquennio fa, ha permesso l'iscrizione (in qualità, appunto di "antifascisti") di "coloro che intendono impegnarsi per conservare, tutelare e diffondere" quei valori. L'operazione, evidentemente, è riuscita e, adesso, l'Anpi è una delle poche organizzazione del centrosinistra che vede crescere la sua forza e la sua influenza. Ricci ha detto che l'Asociazione partitgiani intende svolgere proprio il compito di "recuperare e attualizzare la nostra Storia" e di riportare a tutti i livelli della politica e della vita nazionale i motivi, i temi (a partire dalla difesa della libertà in tutte le sue forme) che furono alla base della vicenda partigiana. ''I partigiani non muoiono - ha detto Marisa Ombra, che ha aperto il congresso torinese - loro saranno la nuova Anpi: stiamo cercando di avvicinare i giovani a diventare la nuova classe dirigente dell'associazione. I nuovi partigiani sono le donne, gli studenti, tutti quegli italiani che con generosità, passione, entusiasmo stanno opponendo un muro ai detrattori dei diritti e del vivere civile''.
E il primo riconoscimento al congresso (cui partecipano 316 delegati e che si conclude domenica) è venuto dal messaggio augurale del capo dello Stato. "Ho gia' avuto modo di ricordare - ha scritto Giorgio Napolitano - celebrando a Reggio Emilia la 'Giornata del Tricolore', l'insostituibile ruolo della Resistenza nella liberazione dal fascismo e nella affermazione di principi che vennero poi consacrati nella Costituzione repubblicana: l'amore di Patria al di fuori di abberranti chiusure nazionalistiche, la ricerca di una effettiva giustizia sociale, l'aspirazione alla pace attraverso la partecipazione alle organizzazioni internazionali e la creazione in Europa di una comunita' sovranazionale di stati democratici".
''Nelle celebrazioni di Italia 150 - ha sottolineato il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino che ha aperto i lavori - c'e' la volontà di una parte grande dell'opinione pubblica di essere protagonista. C'entra molto con la Resistenza che è stata una guerra di popolo e ha creato le basi per la Costituzione, fondamento delle istituzioni di cui la gente vuole riappropriarsi. Bisogna perseverare la memoria perché solo così si può sconfiggere la paura e riconquistare la speranza''. Protagoniste del congresso - al quale sono intervenuti la leader della Cgil, Susanna Camusso e il presidente emerito della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky - sono le donne (un terzo dei delegati e presidenti di una quarantina dei 110 comitati provinciali) e i giovani sotto i trent'anni che hanno inaugurato una nuova stagione dell'associazione. ''Dobbiamo avere la capacita' di indignarci - ha affermato Diego Novelli, presidente dell'Anpi di Torino - perché il motore della resistenza antifascista è stato proprio la forza e lo spirito dell'indignazione. L'Anpi ha la forza morale per scuotere le coscienze, denunciare le barbarie che tutti i giorni sono davanti ai nostri occhi''. Messaggi anche dal segretario del Pd Pier Luigi Bersani e da Piero Fassino.
(24 marzo 2011) © Riproduzione riservata
Related Link: http://www.repubblica.it/politica/2011/03/24/news/i_par..._anpi
venerdì 1 aprile 2011
"SPUTARVI IN FACCIA E' RIMETTERCI"
Tratto dal quotidiano trentino"L'Adige"un breve articolo che descrive il clima che c'è stato lo scorso 14 marzo nella cittadina di Rovereto in provincia di Trento,da sempre una comunità molto attiva nel campo dell'antifascismo con molte personalità di compagni ed anarchici ben organizzati e compatti quando ci sono dimostrazioni come accaduto proprio un paio di settimane orsono.
Brevemente il PDL ha organizzato una fiaccolata contro l'impunità degli anarchici che vivono nella zona,e capitanati da loschi individui lo sparuto gruppetto se ne è sentite dietro di ogni non solo dagli antagonisti ma da un gran numero di roveretani che passavano per strada,facendo sciogliere di fatto la congrega-fiaccolata in un nulla di fatto,ognuno a casa propria con la coda tra le gambe.
Il titolo del post è riferito ad uno degli slogan dei contromanifestanti che per tutto il breve periodo della presenza per strada della feccia berlusconiana hanno scandito,proponendo pure alcuni striscioni molto espliciti.
Rovereto: il silenzio del PDL.
Il 14 marzo, a Rovereto, il PDL aveva indetto un corteo-fiaccolata con comizio finale in difesa della legalità e contro l’impunità degli anarchici cittadini, che da vent’anni affiggono abusivamente manifesti, scrivono sui muri, incendiano auto e tralicci, distruggono bancomat e sfasciano vetrine senza alcun incomodo. Dopo la loro silenziosa fiaccolata – in testa Cristiano de Eccher, ex Avanguardia Nazionale, amico di Freda e Ventura e attuale senatore della Repubblica – i pidiellini stavano arrivando nella piazza per il comizio (non prima di essere stati indecorosamente apostrofati da qualche “signora non organizzata”, secondo le parole di un cronista). Nella piazza, però, ad attenderli c’era un gruppo degli impuniti di cui sopra con due striscioni ben visibili: “Se è una barzelletta, non fa ridere…” e “Siete i servi di un pappone”. Nonostante il generoso tentativo della polizia di allontanare gli anarchici e di sottrarre loro il megafono, gli impuniti sono rimasti in piazza ad insultare e sbeffeggiare la quarantina di berlusconiani.
“Noi trasgrediamo la legalità per ciò che consideriamo giusto, voi siete servi di un piduista, tangentista, mafioso e pappone”, “La legalità sta a Berlusconi come la castità sta a John Holmes”, “Capelli d’angelo, impìccati coi tuoi orologi” (rivolto al consigliere provinciale nonché gioielliere Leonardi), “Qui non ci sono nipoti di Mubarak”, “Siete collaboratori di Gheddafi”, “Fatene più spesso cortei così”, “Sputarvi in faccia è rimetterci”, “Berlusconi pezzo di merda”: questi alcuni degli insulti di pessima moralità e di scontato umorismo sentiti in strada. I pochi passanti parteggiavano – colmo dell’ingiustizia – per gli impuniti (il popolo, si sa, sta sempre col più forte). Gli alfieri della legalità e della sicurezza, che in tutto questo frangente avevano saputo opporre un eroico e originale “Andate a lavorare” alla sequela di improperi, decidevano di abbandonare la piazza, mesti e silenziosi. “Per non raccogliere provocazioni”, come hanno nobilmente e sportivamente dichiarato. Ancora una volta hanno vinto i prepotenti, gli arroganti, gli impuniti. Che mondo.
Brevemente il PDL ha organizzato una fiaccolata contro l'impunità degli anarchici che vivono nella zona,e capitanati da loschi individui lo sparuto gruppetto se ne è sentite dietro di ogni non solo dagli antagonisti ma da un gran numero di roveretani che passavano per strada,facendo sciogliere di fatto la congrega-fiaccolata in un nulla di fatto,ognuno a casa propria con la coda tra le gambe.
Il titolo del post è riferito ad uno degli slogan dei contromanifestanti che per tutto il breve periodo della presenza per strada della feccia berlusconiana hanno scandito,proponendo pure alcuni striscioni molto espliciti.
Rovereto: il silenzio del PDL.
Il 14 marzo, a Rovereto, il PDL aveva indetto un corteo-fiaccolata con comizio finale in difesa della legalità e contro l’impunità degli anarchici cittadini, che da vent’anni affiggono abusivamente manifesti, scrivono sui muri, incendiano auto e tralicci, distruggono bancomat e sfasciano vetrine senza alcun incomodo. Dopo la loro silenziosa fiaccolata – in testa Cristiano de Eccher, ex Avanguardia Nazionale, amico di Freda e Ventura e attuale senatore della Repubblica – i pidiellini stavano arrivando nella piazza per il comizio (non prima di essere stati indecorosamente apostrofati da qualche “signora non organizzata”, secondo le parole di un cronista). Nella piazza, però, ad attenderli c’era un gruppo degli impuniti di cui sopra con due striscioni ben visibili: “Se è una barzelletta, non fa ridere…” e “Siete i servi di un pappone”. Nonostante il generoso tentativo della polizia di allontanare gli anarchici e di sottrarre loro il megafono, gli impuniti sono rimasti in piazza ad insultare e sbeffeggiare la quarantina di berlusconiani.
“Noi trasgrediamo la legalità per ciò che consideriamo giusto, voi siete servi di un piduista, tangentista, mafioso e pappone”, “La legalità sta a Berlusconi come la castità sta a John Holmes”, “Capelli d’angelo, impìccati coi tuoi orologi” (rivolto al consigliere provinciale nonché gioielliere Leonardi), “Qui non ci sono nipoti di Mubarak”, “Siete collaboratori di Gheddafi”, “Fatene più spesso cortei così”, “Sputarvi in faccia è rimetterci”, “Berlusconi pezzo di merda”: questi alcuni degli insulti di pessima moralità e di scontato umorismo sentiti in strada. I pochi passanti parteggiavano – colmo dell’ingiustizia – per gli impuniti (il popolo, si sa, sta sempre col più forte). Gli alfieri della legalità e della sicurezza, che in tutto questo frangente avevano saputo opporre un eroico e originale “Andate a lavorare” alla sequela di improperi, decidevano di abbandonare la piazza, mesti e silenziosi. “Per non raccogliere provocazioni”, come hanno nobilmente e sportivamente dichiarato. Ancora una volta hanno vinto i prepotenti, gli arroganti, gli impuniti. Che mondo.
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