martedì 30 ottobre 2012

COMMEMORAZIONI SUPERFLUE

I due articoli presi da Senza Soste conclamano una malattia che da tempo ammorba lo sport italiano,che dapprima aveva infestato solo il calcio e che ora si sta ramificando negli altri sport:questa patologia è lo sconfinamento del fascismo istituzionalizzato che vuole e che secondo la politica"deve"essere glorificato e celebrato in occasione di manifestazioni ed eventi sportivi.
Le polemiche ultime verso gli ultras livornesi che si sono voltati durante il minuto di silenzio per l'ennesima morte di un mercenario in Afghanistan,assieme alla scuderia Ferrari che ha deciso di mettere lo stemma della bandiera della marina italiana sulle sue vetture in occasione del Gran Premio disputato in India,sono gli spunti per questo post di protesta che non vuole troppo dilungarsi vista l'ovvietà di alcuni aspetti.
Frequentando da decenni gli stadi sono schifato dai minuti di raccoglimento per i soldati italiani che vanno a fare la guerra ben pagati e consci del pericolo cui vanno incontro:tali occasioni di commemorazione in campo sportivo devono essere effettuate solo nel caso di personalità sportive o per lutti che coinvolgono persone legate alle società(ultimo caso capitato a Bergamo in circostanza della morte della madre del presidente del Torino Cairo).
Lascio stare la retorica che ci si dovrebbe fermare per ogni morto sul lavoro o sulla strada o per altro,ogni commento è superfluo,il punto fermo è che la morte di un mercenario alla maggior parte della gente non gliene frega un cazzo e anzi,pur nel rispetto delle osservanze del minuto di silenzio,penso che si sia tolto di mezzo un potenziale assassino che agisce nel nome di un paese ma non di un popolo(nel mio di nome sicuramente mai!).
Poi nel caso della Ferrari si è giunti nell'orrido volendo difendere la posizione di due assassini conclamati,i marò che ammazzarono i pescatori indiani qualche tempo fà e che ancora i nostri politici e tutti i fascisti di turno volgiono coccolarsi e vedere liberi.
Io sto dalla parte degli ultrà amaranto che hanno voluto esprimere il loro dissenso dalla guerra in una maniera che in molti hanno giudicato offensiva per il singolo episodio di morte,tralasciando quello che accadde contro il Verona ed i cori contro Morosini che aumentano solo il disprezzo verso certa feccia della società talmente fuori dal mondo che non merita nemmeno un commento.

Livorno-Cesena esiste ancora il rispetto per il dissenso?
Livorno-Cesena, è ancora possibile in Italia il dissenso alla guerra?

Ci aveva provato la diretta Sky, a minimizzare con un fotogramma la curva girata spalle al campo durante l'ennesimo morto in Afghanistan, assieme a II Tirreno. Che ha dedicato ad uno dei fatti più attesi della serata poche masticate parole. Non si erano fatti i conti con il giornale piu' nazional-militare della stampa italiana: la Gazzetta dello Sport.
Il quotidiano più venduto d'Italia non è solo un monumento alla fuga dal calcio. Dove i commenti tecnici sono scarni e regnano il gossip su chi si porta a letto Balotelli e la promozione del potente di turno. Ma lasciamo anche perdere, per un attimo, il calcolo di quanti voti abbia fatto prendere per anni la Gazzetta a Berlusconi.
La Gazzetta è l'organo promozionale di tutte le missioni coloniali. In sinergia con trasmissioni, come su Sky, dove l'inviato in Afghanistan è stato Fabio Caressa, il principale telecronista delle partite di calcio. E così, nel servizio su Livorno-Cesena con richiamo in prima, la Gazzetta si è gettata ad infamare chi aveva voltato le spalle al campo, con un gesto di dissenso, durante il minuto di silenzio.
Un gesto civile e anche doveroso per far capire che nei luoghi pubblici, con la scusa del lutto, non si può imporre il consenso alla guerra. Oltretutto, fino a quando si facevano i sondaggi sulla guerra in Afghanistan la maggioranza degli italiani era contraria. Esiste ancora il rispetto per il dissenso in Italia? (Red) 27 ottobre 2012
vedi anche
La vergogna Ferrari in India.
La "rossa" gareggerà in India con la bandiera della marina militare per chiedere la liberazione dei marò. Perché non l'ha fatto negli Usa per chiedere giustizia per Calipari?
La nostra marina militare potrà contare oltre che sulle navi da guerra anche sulle monoposto Ferrari. Domenica, infatti, le Ferrari che gareggeranno sul circuito indiano porteranno la bandiera della Marina militare italiana per chiedere la liberazione dei due marò, trattenuti da otto mesi dalla giustizia indiana, contro la loro volontà e quella del nostro governo, come ha affermato il ministro degli esteri Terzi.
Da quando nello sport una squadra si schiera a fianco di una forza militare per una disputa che riguarda la giustizia?
Il nostro paese, e non la Ferrari, dovrebbe impegnarsi a dimostrare l'innocenza dei nostri marò o la loro non responsabilità nell'uccisione dei due pescatori indiani. E poi perché la giustizia indiana dovrebbe essere meno affidabile di quella italiana? L'India è un grande paese democratico sicuramente meno corrotto dell'Italia, a giudizio delle classifiche internazionali, dunque basta aspettare il processo e preparare la difesa. Invece non si accetta la giustizia indiana mentre non ci si è opposti al diktat della giustizia americana che non ha accettato di far processare Mario Lozano per la morte di Nicola Calipari, o che non ha condannato i responsabili del Cermis. Solo per citare i casi più eclatanti.
Dov'era allora la Ferrari? Ha mai pensato di correre negli Stati uniti con la nostra bandiera per chiedere la giurisdizione italiana sul caso Calipari (ma già vi aveva rinunciato anche il nostro governo...) o per chiedere la condanna dei militari che per un gioco hanno tranciato i fili della teleferica del Cermis?
Le ragioni di stato valgono anche per la Ferrari, chissà cosa ne penseranno i piloti che italiani non sono e che un giorno potrebbero trovarsi dalla parte degli accusati?
Giuliana Sgrena
tratto da http://giulianasgrena.globalist.it
25 ottobre 2012

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