venerdì 26 ottobre 2012

AL BERLUSCONE

La notizia è ancora fresca,ma diciamo che era nell'aria visto che l'ex premier Berlusconi aveva fatto dietro front riguardo ad una sua probabile candidatura come presidente del consiglio per il centro destra alle prossime elezioni(contro ogni,almeno mia,previsione):i giudici del processo Mediaset hanno condannato Al Berluscone a quattro anni di carcere per frode fiscale.
Proprio come accadde al mafioso Al Capone negli anni 30,che scampò sempre alle indagini degli inquirenti,Berlusconi ha fatto qualche passo falso ed è stato incriminato non per le sue vaste propensioni criminali mafiose ma per un reato di carattere fiscale.
Non che sia già stato condannato,infatti sono molteplici le sentenze di colpevolezza che però furono cadute in prescrizione,ma credo che a questa non ci scampi...ma fino a quando non lo vedo dietro le sbarre non ci credo.
L'articolo è preso dal Corriere della sera on line e aggiungo un link (http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2009/04/troppo-belloe-veroper-non-metterlo.html )ove Berlusconi era già stato paragonato anche se quasi inconasapevolmente ad Al Capone,prima di inserire qualche riga tratta da Wikipedia che parla della fine del mafioso(di Chicago)...basta sostituire il suo nome con quello di Berluscojoni oltre a qualche sottigliezza geografica e qualche altro appellativo ed il gioco è fatto.

"La caduta
Nel 1930 Al Capone, che da poco era entrato nella lista dei maggiori ricercati dell'FBI, fu dichiarato "nemico pubblico numero 1" della città di Chicago.
Studiando il modo di neutralizzarlo, visto che non si riusciva ad attribuirgli crimini diretti per la sua esperta capacità di organizzarli (oltre che per la protezione omertosa, che gli forniva alibi impeccabili), si dibatté negli Stati Uniti circa l'opportunità di tassare i redditi provenienti da attività illecita. Ottenuto l'avallo legislativo, si assegnò al caso una squadra di agenti federali del Dipartimento del Tesoro, comandata da Eliot Ness e composta da un pool di super-esperti e incorruttibili funzionari che si erano guadagnati il nomignolo di "Intoccabili".
Questi si misero alle costole di Capone analizzando ogni più piccolo movimento finanziario sospetto, ma Capone non aveva nulla di intestato, agiva sempre attraverso prestanome e le contabilità illecite erano gestite tramite codici, perciò il boss restava sufficientemente tranquillo. Finché non si trovò, per caso, un piccolo fogliettino nel quale era citato il nome di Capone. Fu la chiave di volta dell'intera operazione: si riuscì a sfruttare quel piccolo errore per porre in collegamento fra loro molte altre prove raccolte, allestendo quindi un piano accusatorio alquanto vasto, tradottosi nel rinvio a giudizio per evasione fiscale, con 23 capi d'accusa.
La difesa di Capone propose un patteggiamento, che fu però rifiutato dal giudice. La difesa chiamò anche in causa l'Agente Federale Richard James Hart (il cui vero nome, però, era Vincenzo Capone, fratello maggiore del Gangster) per testimoniare l'onestà del fratello minore e la sua assoluta estraneità a qualunque attività criminale, ma Vincenzo rifiutò di presentarsi per mentire. Provò allora a corrompere la giuria popolare, e forse stava riuscendo nell'intento, ma questa fu sostituita all'ultimo momento, la sera prima del processo, da una completamente nuova. La nuova giuria lo giudicò colpevole solo di una parte dei reati ascrittigli, comunque abbastanza perché gli fosse irrogata una condanna a 11 anni di carcere ed una pesante multa di 80.000 dollari".


L'UDIENZA FINALE AL TRIBUNALE DI MILANO
Processo Mediaset, 4 anni a Berlusconi
I giudici: «Fu un'evasione notevolissima»
Primo grado, il pm aveva chiesto 3 anni e 8 mesi
Al centro della vicenda diritti televisivi per 470 milioni

MILANO - Berlusconi condannato a 4 anni per frode fiscale. Con l'interdizione dai pubblici uffici per tre anni. Inoltre, il giudice ha disposto un ristoro dei danni provvisionale all'Agenzia delle Entrate di 10 milioni di euro. Si chiude così il processo sulle irregolarità nella compravendita dei diritti tv Mediaset. Nel leggere il dispositivo della prima sezione del tribunale di Milano, il giudice ha anche dato lettura delle motivazioni redatte contestualmente: «I diritti erano oggetto di passaggi di mano e di maggiorazioni ingiustificate. Passaggi privi di funzione commerciale. Servivano solo a far lievitare il prezzo». Per i magistrati il sistema dei costi gonfiati ha consentito così «un'evasione notevolissima».
IL PROCESSO - È stato un processo lungo quasi sei anni. Oltre a Berlusconi, è stato condannato il produttore statunitense Frank Agrama (3 anni). Prosciolto Fedele Confalonieri, presidente Mediaset. Condannati anche Daniele Lorenzano e Gabriella Galetto. Assolti invece Marco Colombo e Giorgio Dal Negro. Per quanto riguarda le prescrizioni, riguardano tutte gli imputati per riciclaggio, che è stato derubricato, e sono Paolo Del Bue, Erminio Giraudi, Carlo Scribani Rossi e Manuela De Socio. Si chiude così il primo grado di giudizio. Nel corso del processo gemello quello sul caso Mediatrade, l'ex premier e Confalonieri sono usciti con un proscioglimento in udienza preliminare. Il pm Fabio De Pasquale aveva chiesto 3 anni e 8 mesi di reclusione. I giudici hanno invece optato un diverso calcolo delle aggravanti. Il processo, iniziato nel 2006, aveva per oggetto la compravendita dei diritti televisivi e cinematografici con società Usa per 470 milioni di euro. Acquisti perfezionati da Fininvest - società di proprietà della famiglia dell'ex-premier - attraverso due società off-shore. Per la procura, le major americane avrebbero venduto i diritti alle due società off-shore, le quali a loro volta li avrebbero poi rivenduti con una forte maggiorazione di prezzo a Mediaset allo scopo di aggirare il fisco italiano e creare fondi neri a disposizione di Berlusconi. Tutti gli imputati hanno sempre negato ogni addebito.
LE TAPPE - Il processo di primo grado sui diritti Mediaset è durato ben sei anni. L'udienza preliminare è terminata, dopo continui rinvii, nel 2006. Poi richieste di ricusazione avanzate dai legali e l'istanza di astensione presentata dal giudice hanno ulteriormente rallentato il dibattimento. E ancora slittamenti dovuti al Lodo Alfano e al conseguente ricorso alla Consulta, richiesta di trasferimento del procedimento a Brescia, legittimi impedimenti di Silvio Berlusconi, cambi di capi d'imputazione. Un percorso a ostacoli.

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