venerdì 27 giugno 2014

LA VERGOGNOSA SENTENZA DELLA CHIESA SU MAURO INZOLI(NUOVAMENTE DON)

Proprio ora mentre sto scrivendo sento le voci amplificate venire dall'oratorio del mio paese e mi ricordo degli anni splendidi vissuti ai tempi del Grest,anni spensierati dove il gioco era l'attività principale della vita di numerosi ragazzi e bambini della mia parrocchia.
Begli anni che furono,tra partite di calcio,piscina,gite in bicicletta e spaghettate con i miei amici coetanei,i ragazzi più grandi che facevano gli animatori(e successivamente lo feci pure io)ed i frati cappuccini che organizzavano il tutto con tanta fatica ma con molta soddisfazione(e aggiungerei zero spese da parte nostra,non come accade oggi).
Ma per qualche ragazzino questo bel mondo di rose e fiori non è stato così.
Questo è il breve incipit al contributo odierno che riguarda la parola fine da parte della chiesa sulla questione di Mauro Inzoli,(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/12/linzolente-disinformazione-cremasca.html e http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/12/altra-accusa-infame-per-mauro-inzoli.html ),cui è stata applicata la pena medicinale perpetua,una sorta di tre Ave Maria e due Padre Nostro dopo una confessione,insomma dietro la lavagna e via.
Oltre a questo,non dimentichiamoci che l'accusa gravissima è quella di abusi sessuali su minorenni,al buon Mauro Inzoli è stato ridato il privilegio di farsi chiamare di nuovo"Don",con tutti gli onori e i disonori che ciò comporta.
In uno Stato veramente laico questo personaggio degno di un romanzo di Sciascia che ha fatto carriera tramite la politica prima con la Dc e poi aprendosi porte e portone con la setta di Cielle,diventando presidente del banco alimentare e compagno di merende di Formigoni,sarebbe in carcere senza se e senza ma,ed alcuni politici cremaschi e non,se non si trattasse proprio del Padrino della mafia ciellina cremasco-lombarda-italiana,proporrebbe subito trattamenti come la castrazione chimica.
Ed invece no,il nuovamente don Mauro Inzoli come da comunicato ufficiale avallato da Papa Francesco che parla e parla ma che comunque mai ha mosso un dito realmente contro lo scandalo e la vergogna della pedofilia nella chiesa,non passerà un giorno in carcere e seppur con restrizioni sarà un uomo libero anche forse di sfrecciare nuovamente col macchinone con i vetri oscurati cui era solito scorrazzare per le vie di Crema e del circondario.


Abusi su minori, pena medicinale perpetua per don Mauro Inzoli. Dovrà seguire un'adeguata psicoterapia per almeno 5 anni, non potrà entrare nella Diocesi di Crema.


Si è conclusa oggi la vicenda di don Mauro Inzoli, con la sentenza definitiva della Congregazione per la Dottrina della Fede, firmata dal prefetto cardinale Müller, che recepisce quanto Papa Francesco ha deciso in merito. La prima sentenza della Congregazione, resa nota nel dicembre del 2012, prevedeva che don Mauro Inzoli venisse dismesso dallo stato clericale. Don Mauro ha fatto ricorso alla Congregazione la quale, recependo quanto Papa Francesco ha stabilito accogliendo il suo ricorso, ha emanato il decreto definitivo".

La lettera del vescovo 
Pubblichiamo in merito la lettera del vescovo monsignor Oscar Cantoni a tutta la diocesi e il comunicato ufficiale. "Crema, 26 giugno 2014. Cari Fratelli e Sorelle: la Congregazione della Dottrina della fede, su incarico di Papa Francesco, mi ha fatto pervenire un decreto con il quale infligge una “pena medicinale perpetua” nei confronti di don Mauro Inzoli. Molti e da tempo, si attendevano un pronunciamento definitivo e chiarificatore. Da parte mia, in questo momento in cui la nostra Chiesa è di nuovo provata, condividendo i sentimenti delle persone ferite, sento il dovere di intervenire perché la voce del Pastore aiuti a interpretare nella giusta prospettiva il pronunciamento ecclesiale che viene ora diffuso in forma di “comunicato”.

Verità e misericordia
"Come cristiani – scrive il vescovo - siamo invitati ad accogliere sempre con un atteggiamento di fede le indicazioni che ci vengono offerte dalla santa madre Chiesa e a tradurle subito in preghiera, così da evitare inutili, quanto dannosi giudizi, che certo non contribuirebbero a creare un clima di distensione e di pace. L’invito che rivolgo è dunque di considerare il giudizio nei confronti di don Mauro alla luce di un binomio inscindibile: quello della verità e della misericordia insieme. Senza queste due componenti, a cui la Chiesa si rifà nella sua azione pedagogica, ci ridurremmo a classificazioni di parte, tipiche di una “mentalità mondana”, ma ben lontane da quello spirito ecclesiale, la cui finalità è sempre di accompagnare maternamente i suoi figli, anche quando sbagliano, piuttosto che far prevalere giudizi di condanna. In nome della verità, in questi anni, sono state eseguite rigorose ricerche, che hanno comportato pazienti e sofferti confronti con le persone che hanno riferito i fatti".

Un passaggio purificatore
"La Chiesa ha preso atto della situazione, ha condiviso le sofferenze riportate, ha aiutato le vittime a ritrovare serenità e speranza, e ha concluso che don Mauro potesse riparare responsabilmente le ferite causate dal suo comportamento attraverso “una vita di preghiera e di umile riservatezza come segni di conversione e di penitenza”. La pena inflitta dalla Chiesa, che doverosamente ha fatto verità, va coniugata, però, insieme alla misericordia, dal momento che Dio vuole la salvezza di tutti e non esclude mai nessuno dal suo amore. “Nessuna miseria è troppo profonda, nessun peccato terribile, perché non vi si applichi misericordia” (W. Kasper, Misericordia, concetto fondamentale del Vangelo, chiave della vita cristiana, Queriniana, 2013, pag. 208). Questa è la prospettiva a cui invito ciascuno a fare riferimento perché anche questo momento, doloroso e triste, che il Signore permette nei confronti della nostra Chiesa, sia considerato come un passaggio purificatore, ma insieme benefico e fecondo, dello Spirito di Dio". + Oscar Cantoni, vescovo.

Comunicato ufficiale
In data 12 giugno 2014 è giunto al vescovo di Crema, monsignor Oscar Cantoni, da parte della Congregazione per la Dottrina della Fede, il Decreto recante le disposizioni del Santo Padre a conclusione del caso del reverendo Mauro Inzoli, che diventano vincolanti a partire dal giorno di notifica del Decreto all’interessato (25 giugno 2014). Tale Decreto recepisce quanto Papa Francesco, accogliendo il ricorso di don Mauro, ha stabilito. In considerazione della gravità dei comportamenti e del conseguente scandalo, provocato da abusi su minori, don Inzoli è invitato a una vita di preghiera e di umile riservatezza, come segni di conversione e di penitenza".

Le restrizioni
"Gli è inoltre prescritto di sottostare ad alcune restrizioni, la cui inosservanza comporterà la dimissione dallo stato clericale. Don Mauro non potrà celebrare e concelebrare in pubblico l’Eucaristia e gli altri Sacramenti, né predicare, ma solo celebrare l’Eucaristia privatamente. Non potrà svolgere accompagnamento spirituale nei confronti dei minori o altre attività pastorali, ricreative o culturali che li coinvolgano. Non potrà assumere ruoli di responsabilità e operare in enti a scopo educativo. Non potrà dimorare nella Diocesi di Crema, entrarvi e svolgere in essa qualsiasi atto ministeriale. Dovrà inoltre intraprendere, per almeno cinque anni, un’adeguata psicoterapia".

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