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mercoledì 11 agosto 2010

MORTO-LA...

I link di questo contributo odierno anche se non riguardano direttamente l'ex capo degli sbirri De Gennaro(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/search?q=spartaco+mortola) sono comunque riconducibili al suo sottoposto e complice durante la macelleria del G8 genovese Spartaco Mortola,che come già preannunciato al posto di scontare la pena per tutti gli abusi e le violenze di quei giorni sono stati difesi dai vari Alfano e Maroni e quindi premiati.
Infatti le voci sulla prossima nomina a questore di Torino circola sempre con più insistenza anche se a Roma dai palazzi del potere è arrivata una secca smentita:personaggi come Mortola che hanno coperto la strage genovese dovrebbero venire come minimo imprigionati per tutta la loro esistenza per aver fatto dell'abuso di potere,della violenza e dell'uso criminoso del proprio lavoro un mezzo per calpestare i diritti delle persone e averle incriminate con l'ausilio di prove inventate vestendo la divisa dello Stato.
Il primo contributo è tratto da Piemonte.Indymedia mentre più avanti è posto un commento sulla vicenda che ha visto un pubblico ufficiale indagato,condannato e premiato...proprio degno di uno Stato democratico o di un regime?

Spartaco Mortola: PP - pregiudicato promosso

E’ in arrivo una promozione per Spartaco Mortola
Ecco il premio per il macello del G8.
Spartaco Mortola: pregiudicato promosso
Il “macellaio” originario di Camogli, che attualmente è il numero 2 della Questura di Torino, secondo quanto anticipato dal sito cittadigenova.com sarà presto promosso alla carica di questore. Il nome di Mortola sarebbe in una lista di cinque persone che per questo parteciperanno a maggio al corso di formazione nazionale in programma a Roma.
http://www.cittadigenova.com/Genova/Cronaca/Spartaco-Mortola-diventera-Questore-28040.aspx
http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2010/08/10/AMl5SnwD-mortola_promozione_condanna.shtml
Mortola, capo della Digos ai tempi del G8 genovese del 2001, è stato condannato in primo grado e in appello per le violenze subite in quei giorni dai manifestanti: 3 anni e 8 mesi di reclusione.
Al nuovo Questore (pregiudicato) Spartaco Mortola auguri vivissimi anche da parte di (quasi)tutta Indymedia.

Link correlati:

- “Spartaco Mortola Condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione”
http://piemonte.indymedia.org/../article/8806
- “Colucci: per telefono non si parla…”
http://piemonte.indymedia.org/../article/9156
- “Canterini, Gratteri, Luperi, Caldarozzi e Mortola subito a casa ...”
http://piemonte.indymedia.org/../article/8872
- “Claudio Sanfilippo cocainomane marcio”
http://piemonte.indymedia.org/../article/6638
Chissà se il procuratore capo Giancarlo Caselli (solitamente loquace con i media com tematiche d'attualità sulla giustizia) avrà voglia di esprimere il suo illuminato parere.
La promozione di Mortola è uno schiaffo micidiale alla legalità. E' il modo migliore per mortificare il lavoro di magistrati ed operarori della giustizia.
E' un "vaffanculo" da parte dello Stato a quei giudici che hanno accertato i reati compiuti da Spartaco Mortola per i quali hanno chiesto la sua condanna.
Non fa certo bene alla democrazia sapere che un uomo delle istituzioni, condannato e pregiudicato ora viene premiato ed elevato di grado.

venerdì 3 luglio 2009

DE GENNARO BASTARDO


Il pubblico ministero Francesco Cardona Albini titolare dell'inchiesta sugli abusi accaduti a Genova-Bolzaneto alla scuola Diaz dove decine di persone furono trucidate dalla polizia ha chiesto due anni di carcere(un'inezia per i crimini commessi)per l'ex capo delllo schifoso corpo degli sbirri quel figlio di una gran troia di Gianni De Gennaro,ora a capo del DIS(Dipartimento delle informazioni per la sicurezza).
Si è già parlato e si è già visto tutto e di più sull'irruzione dei celerini quella notte di otto anni orsono,sangue ovunque,una macelleria messicana(come detto dai"protagonisti"assassini),gente spaesata ed allucinata dalla violenza dimostrata dalle forze del disordine degn di un regime fascista come è lo stato di allora e quello attuale,immagini che hanno fatto il giro del mondo e che sono state condannate da tutti(o quasi!).
L'articolo seguente è tratto da Indymedia Lombardia e sotto una delle tante maschere di sangue di quei giorni un pezzo tratto dal"Secolo XIX",quotidiano genovese,dove si possono ascoltare le intercettazioni che hanno fatto sì che si possa incriminare(ma per il momento non condannare)un ex capo della polizia...oggi grazie alle nuova legislatura questi strumenti d'indagine non possono più venire utilizzati.

G8 di Genova, chiesti due anni per De Gennaro.

Ha parlato per quasi cinque ore il pubblico ministero Francesco Cardona Albini, durante la prima udienza del processo abbreviato all'ex capo della polizia Gianni De Gennaro e all'ex dirigente della Digos di Genova, Spartaco Mortola. Il pm ha letto tutte le intercettazioni delle conversazioni telefoniche di Mortola e dell'ex questore di Genova Francesco Colucci, che, secondo l'accusa, dimostrerebbero come i massimi funzionari della sicurezza durante il G8 del 2001 si misero d'accordo per cercare di non coinvolgere De Gennaro nella sanguinosa irruzione alla scuola Diaz durante il G8 del 2001.L'attuale direttore del Dis (Dipartimento delle informazioni per la sicurezza) e Mortola sono accusati di aver istigato Colucci a rendere falsa testimonianza durante il processo per le violenze durante l'irruzione della polizia.Il processo, celebrato dinanzi al gup Silvia Carpanini, prosegue mercoledì, quando l'altro pubblico ministero, Enrico Zucca, formulerà le richieste e parleranno le parti civili: tre privati e l'associazione Giuristi democratici di Genova. I difensori, invece, discuteranno il prossimo 15 luglio.

G8 di Genova, chiesti due anni per De Gennaro.

Due anni ci carcere per l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro: li ha chiesti il Pm Enrico Zucca nel corso della terza udienza del processo con rito abbreviato per le violenze al G8 di Genova del 2001, che oltre a De Gennaro, ora ai vertici dei servizi segreti, vede imputato anche l'ex numero due della Digos Spartaco Mortola.
Ieri il Pm Francesco Cardona Albini aveva spiegato il perché delle imputazioni, oggi il Pm Enrico Zucca ha invece svolto la sua arringa finale con la relativa richieste di pene davanti al Gup Silvia Carpanini: per De Gennaro 2 anni di carcere e per Mortola 1 anno e 4 mesi.
La vicenda nasce quando gli stessi pubblici ministeri che operano oggi stavano preparando l'istruttoria sull'irruzione nella scuola Diaz durante il G8 del luglio 2001 a Genova. Fra gli altri venne interrogato l'allora questore di Genova Francesco Colucci il quale fornì la sua deposizione coinvolgendo in qualche modo nella organizzazione dell'operazione anche l'allora capo della polizia Gianni De Gennaro. In seguito durante il dibattimento Colucci fece passi indietro scagionando De Gennaro da qualsiasi partecipazione o precisa conoscenza dei fatti accaduti.
Da qui la richiesta dei Pm Zucca e Cardona Albini di falsa testimonianza per Colucci e di istigazione alla falsa testimonianza per De Gennaro e Mortola. Infatti nel corso dell'indagine basate in gran parte su intercettazioni telefoniche secondo i Pm è chiara la volontà di De Gennaro e Mortola di far modificare la sua prima deposizione a Colucci. Ambedue naturalmente respingono gli addebiti e hanno chiesto e ottenuto il rito abbreviato, mentre Colucci ha preferito optare per quello ordinario. Subito dopo i Pm hanno preso la parole le parti civili (alcune persone fisiche e l'Associazione giuristi democratici) che hanno sostanzialmente confermato le richieste della pubblica accusa.
La prossima settimana sarà la volta delle difese, la sentenza è attesa entro il 17 di luglio.
Le intercettazioni: «Il capo ha detto di fare marcia indietro»30 giugno 2009.

Come alcuni funzionari tentarono di intervenire nell’inchiesta a carico della polizia
I link che trovate qui di seguito vi permettono di ascoltare alcune tra le intercettazioni allegate al processo contro De Gennaro e Mortola. Secondo i pm sono una della prove del tentativo di condizionare le deposizioni dell’ex questore Colucci al processo sulla sanguinosa irruzione alla Diaz in occasione del G8 del 2001.
1 - Colucci-Mortola (prima parte) L’ex questore Francesco Colucci chiama Spartaco Mortola, all’epoca dirigente della Digos di Genova e oggi questore vicario di Torino. Gli dice di aver incontrato “il capo”, cioè il capo della polizia Gianni De Gennaro, che gli ha consegnato le sue dichiarazioni. Dice anche che “il capo” gli ha suggerito di “fare marcia indietro” su alcune dichiarazioni “sulla stampa”, cioè sul ruolo che l’ufficio stampa della polizia ebbe nella notte della Diaz, il 21 luglio 2001. Colucci cita così anche Roberto Sgalla, all’epoca direttore dell’ufficio relazioni esterne del dipartimento della pubblica sicurezza, oggi capo della polizia stradale.

2 - Colucci-Mortola (seconda parte) In una fase della conversazione piuttosto surreale l’ex questore Francesco Colucci, la massima autorità di pubblica sicurezza in città nei giorni del G8, dimostra di non ricordare quasi nulla di quello che è accaduto e chiede lumi a Mortola.

3 - Colucci-Mortola (terza parte) L’ex questore ricorda ancora le parole del capo della polizia, spiegando che De Gennaro gli ha detto di “fare un po’ marcia indietro anche per dare una mano ai colleghi”.

4 – Mortola-Di Sarro Spartaco Mortola, ex capo della Digos, chiama Carlo Di Sarro, ex numero tre della Digos stessa e oggi dirigente del commissariato di Rapallo. Lo avvisa dell’imminenza della telefonata di Colucci. Ma Di Sarro (completamente assolto da ogni imputazione per l’irruzione alla Diaz e mai indagato per falsa testimonianza) si dimostra molto guardingo sull’opportunità di tenere conversazioni tra testimoni e indagati. Di Sarro dice che si limiterà a riferire solo fatti storici e, pur scherzosamente, bacchetta Mortola per la gestione di un’altra vicenda: il riconoscimento della falsità delle molotov della scuola Diaz da parte del funzionario di polizia Pasquale Guaglione.

5 – Colucci - Legnata al pm Colucci parla con l’amico Francesco e sostiene di aver dato “due legnate al pm”. Cita Lorenzo Murgolo, funzionario della questura di Bologna, l’unico imputato prosciolto in istruttoria. Il fatto di averlo tirato in ballo, dice sempre Colucci, è stato apprezzato “dal capo” perché “ha messo i pm con le spalle al muro”. Colucci parla anche delle telefonate di ringraziamento giunte dai suoi colleghi. Dice di aver ricevuto i complimenti dell’attuale capo della polizia (e allora numero due) Antonio Manganelli e, infine, direttamente da Gianni De Gennaro.

6 – Colucci - Gratteri Colucci, attraverso la batteria, cioè il centralino del Viminale, riceve la telefonata di Francesco Gratteri, oggi direttore generale della direzione centrale anticrimine e imputato (poi assolto) per l’irruzione alla Diaz. Gratteri dice a Colucci: “Siamo riconoscenti verso una persona per bene”.

7 – Colucci chiede consigli L’ex questore inizia a essere divorato dai dubbi. Chiama così un tale Gustavo, che si presume essere un avvocato, e gli chiede se sia stato lecito intrattenere rapporti e conversazioni con altri indagati.

8 – Mortola – Di Sarro – Molotov Mortola parla ancora con l’amico Di Sarro quando la procura di Genova apre una nuova indagine sulla sparizione delle false molotov della Diaz dalla questura ed esprime tutta la sua preoccupazione per il fatto che i telefoni siano sotto controllo.

Se si trovassero difficoltà nell'aprire il file audio si può provare ad utilizzare il link originario:

http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/p/genova/2009/06/30/AMEaQCiC-marcia_intercettazioni_indietro.shtml


martedì 7 giugno 2011

VERSO IL DECENNALE DEL G8 DI GENOVA...MORTOLA PROMOSSO

I primi a lamentarsi della promozione che era già nell'aria qualche mese fa(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/08/morto-la.html) di Spartaco Mortola,uno dei maggiori responsabili della macelleria messicana della scuola Diaz a margine del G8 di Genova del 2001,sono proprio agenti e sindacalisti della polizia di stato che in barba a due condanne per una pena complessiva che sfiora i cinque anni vede la promozione del dirigente Digos a questore.
Figurarsi quindi lo sdegno delle migliaia di compagni e simpatizzanti che in quei giorni erano a Genova o comunque lì col cuore,e delle miriadi di persone che abbracciano il movimento in tutto il mondo.
Il boss degli sbirri in divisa blu Manganelli ha proseguito la sua linea dura che vede intoccabili i responsabili della morte di Carlo Giuliani e del ferimento tramite pestaggi,torure e massacri fisici e mentali di centinaia di uomini e donne di ogni dove.
In altre parti del mondo chi sbaglia,ed anche e soprattutto la marmaglia sbirresca,paga:vedi lo sbirro che ammazzò ad Atene Alexis che ha preso l'ergastolo mentre da noi immancabilmente per ogni atto di tortura e abuso di potere si viene segnalati solo per promozioni e premi.
A breve ci sarà il decennale del tragico G8 genovese,e queste merde assassine dovranno stare molto attente al loro comportamento che oggi come allora il mondo avrà gli occhi puntati su Genova,solo che la gente sarà molto più incazzata di dieci anni fà.
Gli articoli sono tratti da"Senza Soste"e Indymedia Lombardia,ricordando con un altro link l'impunità che subì Mortola assieme all'ex capo degli sbirri De Gennaro:
http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/06/de-gennaro-bastardo-condannato-e.html.

Il macello di Genova 2001 (ancora) foriero di promozioni in divisa.
E' nuovamente il turno di Spartaco Mortola: su Il Manifesto di questa mattina apprendiamo che l'ex capo della Digos di Genova ai tempi delle violenze poliziesche al G8 è diventato dirigente superiore della polizia di stato, ovvero questore, anche se non gli è stata assegnata immediatamente una sede operativa.
Mortola è stato condannato a 3 anni e 8 mesi in appello per le violenze alla scuola Diaz e a 1 anno e 2 mesi per induzione alla falsa testimonianza, quando indusse l'ex questore di Genova a cambiare la propria versione dei fatti al processo, escludendo il coinvolgimento dell'allora capo della polizia Gianni De Gennaro... Mortola, tra le altre condanne, è stato giudicato colpevole anche per le falsità sostenute sul ritrovamento delle bottiglie molotov alla Diaz, fondamentali per giustificare l'irruzione e sostenere che fosse la base operativa dei black bloc. Il processo ha dimostrato che furono portate da agenti che le avevano sequestrate in piazza.
Lo Spartaco della scuola Diaz aveva già ottenuto una promozione, uno scatto di carriera, dopo il 2001, diventando il vice questore di Torino. Ha lasciato poi la città sotto la Mole non solamente per dedicarsi a Roma al corso di formazione propedeutico alla promozione a dirigente superiore, ma anche in seguito alle polemiche e al polverone alzatosi dopo lo scontro durissimo a Coldimosso fra forze dell'ordine e movimento No Tav.
Se è vero che attendere giustizia dai tribunali diventa un esercizio velleitario, come "le illustri promozioni poliziesche" di questi anni ci ricordano bene, è quantomai indispensabile che i movimenti non perdano memoria delle loro battaglie ed inimicizie.
tratto da www.infoaut.org
3 giugno 2011

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Due condanne, una carriera: Mortola promosso questore.

 
Due condanne, una carriera
Mortola promosso questore
Dieci anni dopo il G8, condannato a 3 anni e 8 mesi per i falsi verbali della Diaz. Il sindacato di polizia sulle barricate: "Siamo amareggiati e preoccupati"
di MARCO PREVE

A dieci anni dal G8 di Genova viene promosso a questore il funzionario condannato in appello sia per la "macelleria messicana" della scuola Diaz che per la complicità con l'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro nel falsare le deposizioni dei testi: Spartaco Mortola, dirigente Digos nel luglio 2001, è diventato questore. Il sindacato Silp-Cgil grida allo scandalo, ma la nomina rientra in una strategia ben precisa del Viminale e dei vertici della Ps.
Il messaggio che arriva da Roma, dal capo della polizia Antonio Manganelli in primis, è quello che conferma l'atteggiamento tenuto in questi dieci anni dai vertici del corpo, in barba al malessere di centinaia di funzionari e migliaia di agenti: "Quelli della Diaz non si toccano". Anche se si attende ancora il verdetto della Cassazione, le pesanti condanne di secondo grado (pene fino a 4 anni) non hanno mai, di fatto, interrotto la progressione delle carriere degli alti funzionari come Francesco Gratteri, Giovanni Luperi, Gilberto Caldarozzi, ai vertici dell'antiterrorismo e dell'antimafia.
Mortola fu condannato a tre anni e 8 mesi per i falsi dei verbali di arresto della scuola Diaz e a un anno e due mesi (due in meno di De Gennaro) per l'induzione alla falsa testimonianza dell'allora questore di Genova Francesco Colucci.
Roberto Traverso, segretario genovese del Silp Cgil firma un comunicato durissimo: "L'annuncio della nomina a Questore del dottor Mortola con decorrenza 1° gennaio 2011, non aiuta chi, come il Silp per la Cgil, si batte ogni giorno per l'immagine e i valori democratici della Polizia di Stato. Oggi siamo amareggiati e preoccupati, perché in un momento delicato e fondamentale per la nostra categoria, crediamo che il Dipartimento della Ps abbia perso un occasione per dare un segnale di rottura".
Traverso si fa portavoce del malessere di tanti poliziotti della truppa, di quelli che non appartengono ai gruppi di vertice e che anche nelle vicende G8 sono gli unici ad aver pagato un prezzo: "C'è una base che chiede finalmente tutela per coloro che appartengono alla "truppa" e che per responsabilità oggettive, sono stati abbandonati, parcheggiati in un "limbo" ammantato da una livida cappa a forma di "prescrizione" alla stessa stregua di chi di responsabilità, se non altro deontologiche, ne ha, eccome".
Sorprende il sindacato l'assoluta mancanza di senso dell'opportunità del Viminale: "Sarebbe stato importante attendere almeno l'esito della sentenza della Corte di Cassazione, visto che il dottor Mortola è stato condannato anche in appello all'interdizione dai pubblici uffici". Traverso, infine, auspica un ricongiungimento istituzionale tra Procura e Questura di Genova che certo non è avvenuto dopo le dichiarazioni del prefetto Manganelli improntate più alla rimozione che all'approfondimento. Infine una considerazione a pochi giorni dalle celebrazioni dei dieci anni dal G8 del 2001: "Scelte come questa non aiutano in particolare a Genova una città dove il tempo per certi argomenti sembra non voler scorrere e dove da tempo il Silp Cgil sta contribuendo con forza a prendere le distanze da chi non perde occasione per strumentalizzare e destabilizzare la piazza".
fonte: http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/06/03/news/due_condanne_una_car...

lunedì 16 maggio 2011

ANCORA UN MASSACRO DEI MAIALI IN DIVISA A GENOVA

Approfitto dell'occasione che purtoppo mi fornisce Indymedia Ligura per accorpare un paio di articoli che riguardano Genova,cominciando a parlare del secondo(tratto da"Senza Soste però)scritto un mesetto fa e che riprende un pezzo de"Il fatto quotidiano"in cui sono scritte le motivazioni per le condanne dei 28 sbirri  indagati(e condannati)per la famosa irruzione con relativi pestaggi e torture che avvennero durante il tristemente famoso G8 del 2001(la celeberrima macelleria messicana).
Condanne mai scontate per la prescrizione dei fatti e tutt'ora non so quanti risarcimenti siano stati pagati alle vittime delle torture fisiche e psicologiche che centinaia di ragazzi,molti dei quali stranieri,hanno subito(ah,dimenticavo,quegli indennizi li pagheremo tutti noi!).
L'articolo primo è invece la triste storia che per protagonisti hanno sempre degli sbirri picchiatori,falsi e omertosi stile mafia che hanno massacrato un portuale genovese durante un controllo nei pressi di un'uscita autostradale a Genova.
Giuseppe Martelli,Stefano Efori,Igor Piperis e Simone Attanà,questi i nomi degli sbirri della stradale indagati per lesioni e falso,hanno altresì dichiarato che l'uomo martirizzato abbia combinato tutto da solo dando craniate al muro...e sperando che vengano giudicati e condannati come la legge impone,vedremo se pure loro godranno della prescrizione dei reati.

GENOVA: Polizia Stradale nella bratta.


4 Poliziotti della Polizia Stradale giocano a pungiball con la capoccia d’un operaio della CULMV.


Genova ed il rapporto conflittuale con le sue “forse” di Polizia.
Dopo lo scioglimento della Squadra Antidroga (Commissariato Centro), un’inchiesta su sbirri in odor di mala (nientepocodimeno che l’ex Questore di Genova Fioriolli), capi della Squadra Mobile Genovese che pippano coca tra un risotto e n’aragosta (v. Claudio Sanfilippo) e numeri uno dei vertici delle “forse” di Polizia rinviati a giudizio per gravissimi reati (v. Vincenzo Canterini, Francesco Gratteri, Giovanni Luperi, Spartaco Mortola, Alessandro Perugini etc etc) adesso e la volta della Polizia Stradale di Genova Sampierdarena.
Giuseppe Martelli, Stefano Efori, Igor Piperis e Simone Attanà. Son i 4 agenti della Stradale di Genova-Sampierdarena che all’interno della caserma adiacente l’uscita autostrada Genova-Ovest, hanno saccagnato di botte un operaio portuale reo d’aver preteso rispetto e detto: “e cosa fate ora? Mi Picchiate?”.
Trauma cranico, frattura alla mandibola e al naso, tanto da fargli perdere i sensi. Per gli agenti, Igor Parrilli (l’operaio autolesionista) s’è l’è date di santa ragione da solo (consueta sindrome genovese di autopestamento).
La stessa da cui erano affetti i manifestanti del G8 e della Diaz nel 2011 che si sono massacrati da soli.

Doc. pdf.: “Polizia_Stradale_Genova_nella_bratta”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/may2011/polizia__stradale_geno...

Articoli (più o meno) correlati:

- “Oscar Fioriolli, sbirro in odor di mala”.
http://piemonte.indymedia.org/article/12113

- “Colucci: per telefono non si parla…”
http://piemonte.indymedia.org/article/9156

- “Spartaco Mortola Condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione”
http://piemonte.indymedia.org/article/8806

- “Canterini, Gratteri, Luperi, Caldarozzi e Mortola subito a casa ...”
http://piemonte.indymedia.org/article/8872

- “Spartaco Mortola: PP - pregiudicato promosso”
http://piemonte.indymedia.org/article/9632

- “Claudio Sanfilippo cocainomane marcio”
http://piemonte.indymedia.org/article/6638

- “Carabinieri Vs Polizia: Commissariato Centro Matteotti perquisito”
http://piemonte.indymedia.org/article/12286

G8 di Genova: “A Bolzaneto ci furono episodi di tortura per motivi abbietti”.
Le motivazioni della sentenza che ha confermato la colpevolezza degli agenti, raccontano l'inferno della caserma: "Insulti, percosse, uso di sostanze urticanti. E costrizione a pronunciare frasi inneggianti al nazismo e al fascismo. E' il massimo del disonore di cui può macchiarsi la condotta di un pubblico ufficiale"

Definizione del concetto di “tortura”, più l’aggravante dei “motivi abbietti”. Dieci anni dopo, le motivazioni della condanna in appello contro gli imputati della “macelleria messicana” del G8 di Genova del 2001, non risarciranno le vittime di tre giorni di “sospensione della democrazia”, ma daranno un contributo fondamentale al ripristino di uno stato di diritto. Emessa il 5 marzo 2010, da una corte presieduta da Maria Rosaria d’Angelo, con Roberto Settembre giudice a latere, la sentenza aveva confermato tutte le accuse del verdetto di primo grado, dichiarando però il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per 28 imputati, mentre ha confermato la sentenza di primo grado a carico di altri quattro.

Tra i primi, spicca l’allora vice-capo della Digos Alessandro Perugini, filma­to mentre sferrava una micidiale ginocchiata in faccia un quindicenne già sanguinante e gonfio di botte. Tra quelli per cui la sentenza di primo grado è stata confermata, invece, c’è l’ assistente capo Massimo Pigozzi che , afferrata una mano di Giuseppe Azzolina, uno degli arrestati, ne aveva divaricato le dita sino a lacerarla fino all’osso. Richiamandosi alla legge 3/11/1988 n° 498 con cui l’Italia ha fatto propria la convenzione contro la tortura (firmata a N.York il 10/12/1984) il giudice Settembre scrive – contro l’opinione dei difensori degli imputati – che il termine tortura indica “qualsiasi atto mediante il quale sono intenzionalmente inflitti a una persona dolore o sofferenze fisiche o mentali, al fine di ottenere da essa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che essa ha commesso o è sospettata di aver commesso, di intimorirla o di far pressione su di lei … qualora tali sofferenze siano inflitte da un agente della funzione pubblica o da ogni altra persona che agisca a titolo ufficiale o su sua istigazione o con il suo consenso…”.

Secondo il giudice infatti, rientrano sotto questa categoria gli atti commessi all’interno della caserma di Bolzaneto. Ecco alcuni passaggi delle motivazioni della sentenza, che raccontano ciò che accadde quella notte: “Insulti e percosse all’arrivo degli arrestati”, “l’imposizione di ‘posizioni vessatorie’”, “il passaggio tra due ali di agenti che percuotevano con schiaffi e calci, ingiuriavano e sputavano”, il fatto di costringere gli arrestati “ a stare in ginocchio con il viso alla parete per 10,18 o 20 ore”, anche se feriti, le “percosse al corpo compresi i genitali, con le mani coperte da pesanti guanti di pelle , o con i manganelli…”, “l’uso di “sostanze urticanti nelle celle”, gli “insulti a sfondo sessuale, o razzista o le minacce di percosse o di morte o di stupro” , ”la costrizione a pronunciare frasi lesive della propria dignità inni al fascismo, al nazismo e alla dittatura di Pinochet”.

Scritti in due anni di lavoro “matto e disperatissimo” da Roberto Settembre, gli ‘elenchi’ che motivano la condanna non hanno nulla da invidiare a quelli della trasmissione di Saviano, specie dove richiamano l’ aggravante dei “motivi abbietti” : «Richiamarsi platealmente al nazismo e al fascismo, al programma sterminatore degli ebrei, alla sopraffazione dell’individuo e alla sua umiliazione – scrive Settembre – proprio mentre vengono commessi i reati contestati o nei momenti che li precedono e li seguono, esprime il massimo del disonore di cui può macchiarsi la condotta del pubblico ufficiale». Lo Stato italiano deve prendere atto dell’esistenza di reparti fascistizzati nella polizia, ma non c’è una presa di posizione né tantomeno le scuse alle vittime. L’unico sprazzo di verità che emerge da questa storia balcanica viene dalle parole del magistrato, che oggi suonano come l’epitaffio di una democrazia al tramonto: “I fatti specifici di violenza causarono alle parti offese dolore fisico, dolore psicologico, lasciarono tracce visibili sui loro corpi, sui volti, sulle braccia, sulle gambe, e indussero moltissimi di loro a urlare il loro dolore”.

tratto da http://www.ilfattoquotidiano.it

18 aprile 2011

sabato 19 giugno 2010

DE GENNARO BASTARDO CONDANNATO E IMPUNITO


Quanto mi ha fatto incazzare il fatto che l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro non sia stato licenziato e che anzi abbia ricevuto attestati di stima dai più altri gerarchi del regime come lo xenofobo Maroni ed il criminalmafioso Alfano nonostante la conferma della condanna per falsa testimonianza fatta per coprire gli esecutori degli ordini impartiti da lui,Scajola,Berlusconi e tutta la congrega di assassini dittatori per i fatti del G8 di Genova nel 2001.
Come si nota dal primo contributo de"La Repubblica"preso da Roma.Indymedia(come tutti gli articoli di oggi)uno dei funzionari-servi dello Stato che contano di più al contrario di tutti i condannati viene elogiato e confortato e soprattutto non rimosso dagli attuali incarichi(oggi mangia i soldi come Direttore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza),questo pezzo di merda dovrebbe essere passato per le armi da un comitato di giustizia del popolo,altro che permettergli di avere la possibilità di rubare soldi ai contribuenti e assassinare,massacrare e torturare nuovamente.
Personaggi come De Gennaro e Mortola dovrebbero venire rinchiusi in un buco di fogna e poi dovrebbero sigillare il tombino per chiuderli per sempre per non fare danni alla società,ed a ruota tutti quelli che hanno contribuito alla loro impunità nonostante una condanna,vergogna allo Stato italiano che ha partorito un'altra ingiustizia enorme verso tutti i suoi cittadini.

De Gennaro condannato a un anno e 4 mesi Maroni: "Continuo ad avere fiducia in lui".

E' colpevole di istigazione alla falsa testimonianza. Ha convinto l'ex questore del capoluogo ligure ad "aggiustare" la sua testimonianza sul blitz nella scuola Diaz. Alfano: "Ha servito lo Stato".

GENOVA - Il prefetto Gianni De Gennaro è stato condannato ad un anno e quattro mesi di reclusione dalla corte d'appello del tribunale di Genova, che lo ritiene colpevole di istigazione alla falsa testimonianza. Secondo il tribunale De Gennaro convinse il vecchio questore del capoluogo ligure, Francesco Colucci, ad "aggiustare" la sua testimonianza durante il processo per il sanguinario blitz nella scuola Diaz, ultimo capitolo del G8 del 2001. Il governo, però, si schiera al suo fianco. "Ha la mia piena e totale fiducia: fino alla sentenza definitiva non cambia nulla, attendiamo fiduciosi nell'esito del ricorso in Cassazione. Per De Gennaro, come per tutti, vale la presunzione di innocenza fino a condanna definitiva" dice il ministro dell'Interno, Roberto Maroni. "La sua innocenza, fino a condanna definitiva è sancita dalla Costituzione" aggiunge il ministro della Giustizia Angelino Alfano.
De Gennaro, che nove anni fa era il capo della polizia ed oggi è al vertice del Dipartimento per le Informazioni e la Sicurezza, era stato assolto in primo grado perché le prove di colpevolezza nei suoi confronti non erano state ritenute sufficienti. Alle 14, dopo quattro ore di camera di consiglio, la corte presieduta da Maria Rosaria D'Angelo (giudici a latere Paolo Gallizia e Raffaele Di Gennaro) ha ribaltato la decisione. Il prefetto è colpevole e con lui anche Spartaco Mortola, attuale questore vicario di Torino e durante il G8 numero uno della Digos genovese. Mortola è stato condannato ad un anno e due mesi di reclusione per lo stesso motivo: pure lui avrebbe "suggerito" a Colucci la versione da fornire in aula, raccontando in una maniera diversa quello che era stato il coinvolgimento di De Gennaro nella discussa operazione. Per l'assalto ai 93 no-global della scuola, massacrati di botte ed arrestati illegalmente, Mortola è già stato condannato in appello a 3 anni e 6 mesi di reclusione. In questo secondo processo invece De Gennaro non è mai stato nemmeno indagato. "Siamo sconcertati, esterrefatti. Andremo in Cassazione", è stato il primo commento di Piergiovanni Lunca, avvocato di uno degli imputati. "Finalmente è stato possibile dimostrare che siamo tutti uguali davanti alla legge", gli ha risposto la collega Laura Tartarini, parte civile in questo procedimento.
Vale la pena di ricordare che le sentenze di secondo grado per i maxi-processi del G8 si sono tutte chiuse con pesanti condanne nei confronti della polizia. Tutti colpevoli i 44 imputati (funzionari, agenti, ufficiali dell'Arma, generali e guardie carcerarie, militari, medici) per i soprusi e le torture nella caserma di Bolzaneto, dove transitarono almeno 252 no-global fermati durante gli scontri di piazza. Colpevoli anche i picchiatori e i mandanti del massacro nella scuola, a partire dai vertici del Ministero dell'Interno come Giovanni Luperi, attuale responsabile dell'Aisi, l'ex Sisde, condannato a quattro anni di reclusione e Francesco Gratteri, oggi capo dell'Antiterrorismo (stessa pena). Tre anni e otto mesi sono stati inflitti a Gilberto Caldarozzi, che catturò Bernardo Provenzano e ora dirige il Servizio centrale operativo, cinque anni a Vincenzo Canterini, allora numero uno di quella "Celere" romana.
La verità su Genova.

Lentamente, ma inesorabilmente, sta emergendo, anche a livello giudiziario, la verità su quelle giornate di «macelleria cilena» nelle quali sono stati massacrati, nel luglio 2001, non solo corpi, ma anche anime, speranze e utopie. Giornate che non si possono, e non si debbono dimenticare, finché, su quanto accaduto in quelle giornate buie per la nostra democrazia, non sarà fatta verità e giustizia. Quella verità che il centrodestra (e purtroppo non solo il centrodestra) ha voluto negare, anche impedendo quella Commissione Parlamentare d'inchiesta che avrebbe potuto accertare le responsabilità, anche politiche, di chi aveva dolosamente gestito l'ordine pubblico contro il movimento e contro chi manifestava per un mondo migliore, senza guerre, senza povertà, senza discriminazioni.La condanna dell'ex capo della Polizia per istigazione alla falsa testimonianza arriva dopo la condanna di agenti, funzionari, ufficiali e generali per le violenze e i trattamenti disumani e degradanti di cui sono state vittime oltre 250 pacifisti nella caserma di Bolzaneto: vere e proprie torture che non è stato possibile contestare agli imputati perché, malgrado le continue sollecitazioni dell'Unione Europea e le condanne della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo, tale reato ancora non è previsto dal nostro codice penale. Certo, c'è ancora la Cassazione. Anche se, come si sa, la Cassazione è giudice di legittimità e non può, salvo veri e propri travisamenti dei fatti, entrare nel merito della sentenza di condanna.La Giustizia farà il suo corso. Il che, però, non significa - al di là delle responsabilità penali - che gli atti non diano elementi chiari.«Ho parlato con il capo: devo fare marcia indietro»: sono parole di Francesco Colucci, questore di Genova, poco prima di testimoniare. Il suo interlocutore è Spartaco Mortola, numero uno della Digos durante il G8. Il senso di impunità non li fa neppure sospettare di essere intercettati. Ma le telefonate sono più di una e non lasciano spazio ad equivoci: «Il capo dice che sarebbe meglio raccontare una storia diversa....devo modificare quello che avevo detto». Il «capo» altri non è che De Gennaro. La testimonianza di Colucci, che nel corso delle indagini era stata lineare e coerente, diventa, dopo quelle telefonate, e quell'incontro col «capo», ben diversa. L'ex questore si corregge, cambia versione, si adegua alla testimonianza del suo superiore. Falsa testimonianza per lui, istigazione alla falsa testimonianza per De Gennaro, il capo dei capi.La Giustizia proseguirà il suo corso. Ma, indipendentemente dall'esito giudiziario, oggi non è più possibile negare quello che da sempre chi era a Genova ha sempre urlato, con tutte le sue forze, compresa quella della disperazione. I vertici della polizia erano perfettamente consapevoli di quanto stava avvenendo alla Diaz e la gestione dell'ordine pubblico, aveva il preciso scopo di sospendere le libertà democratiche per cancellare un movimento che cresceva sempre di più. Gestione dell'ordine pubblico voluta, e poi avallata, da chi allora governava (e purtroppo governa) il Paese. Noi saremo colpevoli di sognare e di lottare: ma, da ieri, giustizia e verità sono più vicine.
De Gennaro è colpevole.

Un anno e quattro mesi per l'attuale capo del Dipartimento per le informazioni e la sicurezza: tentò di inquinare il processo per la mattanza alla scuola Diaz. Ribaltata la sentenza di primo grado. Il comitato Verità e giustizia: «Ora deve dimettersi». Ma i ministri Alfano e Maroni si precipitano a difenderlo: «Resta al suo posto fino alla sentenza di Cassazione»
Se in appello sono stati condannati gli esecutori materiali dell'assalto alla scuola Diaz, la sentenza della corte d'appello di ieri che ha condannato a un anno e quattro mesi l'ex capo della polizia Gianni De Gennaro e a un anno e due mesi l'allora capo della Digos Spartaco Mortola, in qualche modo risale al mandante di quella notte.Certo, il processo d'appello tecnicamente riguarda solo i tentativi di inquinamento fatti durante il processo della Diaz, quando «il capo» De Gennaro, oggi al vertice del Dipartimento per le informazioni e la sicurezza, riuscì a far ritoccare all'ex questore genovese Francesco Colucci alcuni aspetti delle testimonianze da lui rese in aula. Aspetti non secondari perché riguardavano chi dava ordini dietro le quinte dell'assalto alla scuola e del pestaggio di una sessantina dei 93 arrestati. In particolare chi aveva ordinato di mandare il responsabile della comunicazione del Viminale, Roberto Sgalla, alla scuola Diaz per fornire dettagli all'opinione pubblica sulla cosiddetta «perquisizione». Colucci in un primo tempo disse che l'ordine era arrivato dall'allora capo della polizia Gianni De Gennaro. Poi, in un'udienza successiva, il 3 maggio del 2007 corresse dicendo che era stata una sua iniziativa e addossò il comando dell'operazione al vicequestore aggiunto Lorenzo Murgolo e non al prefetto Arnaldo La Barbera, inviato da De Gennaro stesso il sabato del G8. In telefonate che non immaginava intercettate, parlando con Mortola (oggi vicequestore vicario a Torino) e altri poliziotti inquisiti per la Diaz, Colucci spiegava di dover «fare un po' marcia indietro sulla stampa», quindi su Sgalla, dopo l'udienza chiave, aggiungeva: «Ho vanificato il processo che sta facendo da sei anni Zucca sulle sue ipotesi del cazzo». Così finì che il 22 maggio del 2007 i protagonisti della messinscena erano tutti indagati.Ieri la lettura delle sentenza, avvenuta a porte chiuse perché gli imputati hanno scelto il rito abbreviato già in primo grado, è durata meno di cinque minuti. La stampa e il pubblico non hanno potuto assistere. Il presidente Maria Rosaria D'Angelo (che tra l'altro faceva parte della corte che ha condannato gli italiani accusati di devastazione e saccheggio) ha condannato l'allora capo della polizia per istigazione al falso e Mortola per concorso avvicinandosi alle richieste del pg Pio Macchiavello di 2 anni per l'allora capo della polizia e di 1 anno e 4 mesi per Mortola. La sentenza ha stupito tutti perché in primo grado entrambi erano stati assolti. Gli avvocati di De Gennaro, Franco Coppi e Carlo Biondi, si sono eclissati e hanno solo annunciato il ricorso in Cassazione. Uno dei legali di Mortola, Piergiovanni Iunca, ha commentato così: «È una sentenza sorprendente che non ci aspettavamo e avrà pesanti ricadute sulla vita professionale e sulla serenità d'animo del mio assistito».Soddisfazione ovviamente da parte dei legali dei quattro soggetti che hanno presentato ricorso: tre vittime dell'assalto alla scuola e l'associazione dei Giuristi democratici. «Siamo soddisfatti - ha detto l'avvocato Laura Tartarini - la sentenza dimostra che per una volta siamo tutti uguali davanti a un tribunale italiano e che ai margini del processo per la scuola Diaz c'è stata un'attività da parte di alcuni elementi della polizia, tra cui il capo di allora Gianni De Gennaro, volta ad evitare che nel processo si accertasse la verità e questa attività è stata accertata e sanzionata». L'avvocato Emilio Robotti dell'associazione Giuristi democratici ha ricordato che «nella stanza della Pascoli i Giuristi democratici facevano assistenza legale ed è l'unica stanza che fu devastata dalla polizia, furono sequestrati gli hard disk, le bozze di querele e le prime denunce delle violenze avvenute durante la manifestazioni del G8». Sibilline le parole del magistrato Enrico Zucca, pm nel processo di primo grado della Diaz, oggi procuratore generale: «Perché non pensare che le sentenze di primo grado non erano giuste? L'appello serve anche a questo». Eventuali risarcimenti alle vittime verranno decisi in separato giudizio e in sede civile.

Sentenza Diaz, giustizia è fatta. E ora dimissioni.

Giustizia è fatta! Sono stati necessari nove anni ma finalmente alcuni giudici coraggiosi hanno ricostruito la catena di comando della notte cilena alla Diaz.Perché la condanna a De Gennaro questo afferma: che fu lui quella notte ad allertare Sgalla, il capo ufficio stampa della polizia e mandarlo davanti alla Diaz. Quindi De Gennaro sapeva e, visto che era il capo supremo, è impossibile pensare che non abbia partecipato alla decisione.Ora vi sono tutti gli elementi per risalire alle responsabilità politiche di chi allora era presidente del consiglio, Berlusconi, ministro degli Interni, Scajola, o era nella sala operativa dei carabinieri, Fini. Questo dovrebbe essere l'obiettivo dell'opposizione, ma di certo non accadrà; tutti i governi che si sono succeduti in questi anni, indipendentemente dal loro colore, hanno protetto (o temuto) e promosso De Gennaro e la sua squadra. Di questo dovrebbero rispondere i governi di destra ma anche Prodi, Amato (che lo volle con sé al ministero), Violante e Di Pietro che impedirono l'istituzione di una Commissione d'inchiesta parlamentare.Oggi De Gennaro e tutti i condannati dovrebbero dimettersi o essere immediatamente rimossi dal governo. Mi auguro che almeno quest'obiettivo, che risulterebbe ovvio in tutto Europa, sia perseguito dall'opposizione.Ho scritto giudici «coraggiosi» non a caso: non è semplice condannare chi è ai vertici dei servizi segreti, lo è ancora meno in Italia, nel pieno di un attacco alla magistratura, con in carica il governo di allora.Con la sentenza di oggi più nessuno può nascondersi dietro la retorica delle mele marce, perché se esistono, sono ai vertici della polizia e dei servizi. Qualunque opera di bonifica deve iniziare da quel livello.Ricordo bene quella notte, quando giunsi alla Diaz chiamai Andreassi, l'allora numero due della polizia, chiedendogli di far cessare quella mattanza: lui rispose che non poteva farlo, facendomi intendere che non dipendeva da lui. È l'unico a non aver fatto carriera.Con la sentenza di ieri, che si aggiunge a quelle sulla Diaz e su Bolzaneto, la verità giudiziaria viene a coincidere con quello che subito dichiararono le vittime e il GSF. In molti casi le condanne sono state miti e probabilmente nessuno finirà in carcere, ma è anche vero che nel Paese delle stragi impunite questo è uno dei pochi casi dove si è giunti a una forte coincidenza tra la verità giudiziaria e quella storica.Resta un vulnus enorme: la verità sulla morte di Carlo Giuliani; non c'è nessuna certezza che il colpevole, assolto senza processo, sia davvero colui che ha sparato e ucciso.P.S. un'ultima annotazione personale: in questi anni ogni volta che denunciavo pubblicamente le responsabilità dei vertici della polizia si verificavano strane coincidenze: il cellulare diventava silente, due incursioni nel mio ufficio con furto dei soli pc, lettere minatorie, forzatura dell'auto, estranei che cercavano di entrare a casa mia: tutto denunciato e regolarmente archiviato. Oggi il mio telefono funziona normalmente. Anche questo è una buona notizia.

venerdì 3 gennaio 2014

UNA GIUSTIZIA MINIMA

L'articolo odierno preso da Infoaut,parlando delle condanne per tre dei capi della polizia ai tempi del G8,parla di una notizia data in sordina forse perché a cavallo del Capodanno,oppure perché questa davvero è una piccola news in un contesto che parla di un fatto di tredici anni fa(che però in molti non dimenticano)e pure perché gli anni da scontare agli arresti domiciliari sono davvero un'inezia rispetto alle prime aspettative.
Tra depistaggi,indulti e prescrizioni ecco che le merde a capo delle merde in divisa dovranno scontare al massimo un anno:Mortola,Luperi e Gratteri sono stati condannati per avere introdotto prove false all'interno della scuola Diaz di Bolzaneto teatro del massacro più grande,legalizzato e di fatto depenalizzato che la polizia italiana abbia mai messo in atto.
Propongo un link che parla soprattutto di Mortola e del suo avanzamento di carriera dopo i vergognosi fatti genovesi(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2011/06/verso-il-decennale-del-g8-di.html )anche se De Gennaro si merita una bella linkata pure lui,altro uomo di merda(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2010/06/de-gennaro-bastardo-condannato-e.html ).

Violenze alla Diaz, 13 anni dopo 'giustizia' è fatta?

La notizia è passata un po' in sordina e solo oggi alcuni quotidiani genovesi ne rendono conto ma il 2013 si è concluso con l'arresto di Spartaco Mortola - ex capo della digos genovese - e Giovanni Luperi - ex dirigente dell'Ucigos poi capo-analista dei servizi segreti e ora in pensione, entrambi sotto accusa per il massacro avvenuto alla Diaz durante il G8 di Genova e per l'introduzione di prove false all'interno della scuola volte a giustificare l'irruzione delle forze dell'ordine.
Il 31 dicembre i giudici hanno infatti rifiutato la richiesta di affidamento ai servizi sociali avanzata per i due poliziotti, decretando una pena di 8 mesi per Mortola e di un anno per Luperi, che entrambi sconteranno agli arresti domiciliari. Il giorno precedente, invece, l'arresto è scattato per Francesco Gratteri, all'epoca dei fatti al vertice del Servizio centrale operativo della polizia di Stato.
Si chiude così dopo 13 anni la vicenda giudiziaria per i tre poliziotti, implicati a vario titolo nelle violenze, nei pestaggi e nei successivi depistaggi avvenuti nella notte del 21 luglio 2001. Tutti quanti beneficeranno di alcune ore di libertà durante il giorno e della facoltà di comunicare e potranno inoltre chiedere che gli venga riconosciuta la buona condotta, ottenendo così un ulteriore sconto di qualche mese alle proprie condanne, già ampiamente ridimensionate per effetto dell'indulto del 2006 o per la caduta in prescrizione di alcuni reati.
Nel frattempo Spartaco Mortola, ex capo della Digos Genovese, ha continuato indisturbato il suo operato, prima 'gestendo l'ordine' a suo modo in Valsusa all'epoca della resistenza No Tav alle trivelle nel 2010, poi promosso a capo della Polfer di Torino l'anno successivo, quando su di lui pesava già una condanna in secondo grado e un'interdizione di cinque anni dai pubblici uffici per i fatti di Genova.
Tredici anni dopo la vicenda giudiziaria può dunque dirsi conclusa, con pene lievissime per una parte dei vertici della polizia (su un totale di 44 agenti coinvolti solo in 15 scontano una pena, in tutti i casi molto ridimensionate), l'impunità per i tuttora anonimi picchiatori in divisa che nel luglio del 2001 si divertirono a compiere il lavoro sporco ordinato dall'alto e condanne pesantissime, invece, per i compagni e le compagne assurti a capro espiatorio con l'accusa di devastazione e saccheggio, che stanno scontando sulla propria pelle gli effetti di un processo dal sapore di vendetta.
Se gli arresti di due giorni fa di certo strappano un (amaro) sorriso al finire del 2013 e in un certo senso scrivono la parola fine di una vicenda, lo fanno in termini puramente giudiziari: ancora una volta non saranno le sentenze di un Tribunale a cancellare la rabbia e le ferite per quelle giornate di Genova e per la vendetta che le forze dell'ordine decisero di infliggere con le violenze della Diaz.

lunedì 27 agosto 2018

LO STATO CHIEDE UN RISARCIMENTO A SE STESSO PER I FATTI DELLA DIAZ


Risultati immagini per scuola diaz genova
Uno Stato che indaga e accerta che dei suoi servitori sono risultati colpevoli senza dubbio alcuno e a loro viene richiesto un risarcimento,non so se definirlo corrotto fino all'osso per avere permesso che parte di quella gentaglia non solo abbia tenuto il proprio lavoro ma che abbia avuto promozione,oppure capace di lasciare una speranza visto che a distanza di anni si è arrivati(forse)alla parola fine di una vergognosa vicenda.
I fatti accaduti alla scuola Diaz nel G8 genovese del 2001(madn la-sentenza-sulla-macelleria-messicana )hanno fatto sì che l'organo dello Stato della Corte dei Conti della Liguria abbia chiesto a titolo di risarcimento per danno patrimoniale e d'immagine otto milioni di Euro a 27 funzionari dello Stato che negli anni come detto hanno continuato il loro sporco lavoro anche se condannati in maniera definitiva.
Il redazionale di Contropiano(scuola-diaz-lo-stato-chiede-il-risarcimento-a-poliziotti-che-non-ha-neanche-licenziato )parla della sentenza e di alcuni degli indagati raccontandone gli avanzamenti di carriera e le nefandezze compiute in quell'occasione,che Amnesty International definì come"la più grave dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale".

Scuola Diaz. Lo Stato chiede il risarcimento a poliziotti che non ha neanche licenziato.

di  Redazione Contropiano 
Con singolare noncuranza i principali media e la politica tutta (compresi i sedicenti progressisti di Leu e frattaglie varie) hanno ignorato una notizia che ovunque sarebbe un vera e propria “bomba”. La prendiamo così come l’ha segnalata l’agenzia Ansa:


La procura della Corte dei Conti della Liguria chiede un risarcimento danni di oltre 8 milioni di euro (3 milioni di danni patrimoniali e 5 per danno d’immagine) a 27 appartenenti ed ex appartenenti alla polizia di stato, per i pestaggi avvenuti alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. A essere citati dalla procura contabile sono i dirigenti e i funzionari dell’epoca, tra questi anche Francesco Gratteri, allora direttore del servizio centrale Operativo, il suo vice Gilberto Caldarozzi; il capo della Digos di Genova Spartaco Mortola oltre al comandante del primo reparto mobile di Roma, Vincenzo Canterini, il suo vice comandante e i capisquadra; oltre agli altri funzionari coinvolti nei fatti. Per la procura, devono risarcire un danno patrimoniale indiretto, ovvero i risarcimenti alle parti civili pagati dal Ministro, oltre alle spese legali per i processi, il tutto per oltre 3 milioni di euro. Nei prossimi mesi sarà fissata l’udienza davanti ai giudici contabili che dovranno decidere nel merito.

Sintetizziamo: un organo dello Stato (la Corte dei Conti) chiede un risarcimento a favore dello stesso Stato a funzionari di polizia che – condannati in via definitiva – sono certamente colpevoli dei reati loro imputati.

La cifra è ragguardevole, ma neanche tanto, a confronto dei danni provocati, ma facciamo finta che vada bene.

Ci si attenderebbe che ora quei funzionari siano da considerare ex, visto che la condanna definitiva – come per tutti i comuni mortali e sicuramente per i normali dipendenti pubblici che si macchiano, chessò, di far timbrare a qualcun altro il cartellino – avrebbe dovuto comportare il licenziamento. Tanto più questo minimo criterio di sicurezza e sanzione dovrebbe valere per ruoli dello Stato di grande delicatezza, che vanno a incidere sia sulla libertà/integrità fisica dei cittadini, sia per l’immagine/credibilità dello stesso Stato.

Sappiamo tutti che non è così. Tutti i condannati, cui giustamente ora la Corte dei Conti chiede di pagare i danni, sono stati non solo mantenuti nei ruoli o fatti rientrare dopo periodi di sospensione dal servizio, ma in quasi tutti i casi sono stati addirittura promossi ad incarichi di altissima responsabilità. Ben più alta di quella che avevano al tempo dei fatti di Genova.

Francesco Gratteri – il “più noto fra i condannati per il verbale fasullo” sulle molotov portate nella scuola Diaz da alcuni poliziotti – è uno di quelli che non è mai stato neanche sospeso. Fra il 2001 e il 2012 (data della sentenza definitiva) diventa prima capo dell’antiterrorismo, poi Questore di Bari e, con il grado di prefetto, coordinatore del Dac (Divisione Centrale Anticrimine). E’ “a un certo punto – spiega La Stampa –  il numero 3 della polizia italiana e porta avanti inchieste cruciali con successo”. Poco dopo il pronunciamento della Cassazione va in pensione. Sostanziosa, immaginiamo…

Gilberto Caldarozzi è diventato poi vicedirettore della Dia, la Direzione Investigativa Antimafia. Di fatto il leader operativo che ha il controllo delle inchieste più delicate. E’ tecnicamente un pregiudicato per falso: la Cassazione fissò una pena a 3 anni e 8 mesi poichè aveva firmato insieme a molti altri il verbale di perquisizione in cui si avallava il “ritrovamento” di due bottiglie incendiarie esibite la mattina successiva nel corso di una conferenza stampa. Al momento della condanna definitiva – 5 luglio 2012 – Caldarozzi era capo del servizio centrale operativo. Sospeso per l’interdizione dai pubblici uffici “era stato ingaggiato da Finmeccanica quando era presidente Gianni Di Gennaro, cioè il capo della Polizia nel periodo del G8”. Finmeccanica è una società controllata dello Stato, che dovrebbe spulciare con una certa scrupolosità I certificati penali dei suoi dipendenti; e a maggior ragione dei dirigenti….

Pietro Troiani (“per i giudici fece portare alla Diaz le false molotov”) “nel 2017 è diventato comandante del centro operativo della Polstrada a Roma“. La Stampa ricorda che “secondo le carte del caso Diaz, è l’uomo che nella notte del 22 luglio 2001 ordinò a un assistente di trasportare  nell’Istituto le bombe trovate il giorno prima in tutt’altra parte della città… Ha preso 3 anni”.

Spartaco Mortola è stato invece condannato ad un anno e due mesi. A seguito della condanna il prefetto aveva annunciato le sue dimissioni, respinte dal governo, ottenendo pieno sostegno sia da parte degli esponenti dell’allora maggioranza di centro destra sia da parte di quelli dell’opposizione di centro sinistra. Il 22 novembre 2011 il sostituto procuratore generale Francesco Iacoviello ha chiesto l’annullamento senza rinvio della sentenza di appello, richiesta accolta dalla corte di Cassazione che ha assolto Mortola e De Gennaro “perché i fatti non sussistono”

Vincenzo Canterini, comandante del reparto Mobile di Roma, uno dei responsabili dell’irruzione alla Diaz, condannato a 5 anni di reclusione (poi ridotti a 3 e 6 mesi dalla Cassazione per prescrizione di alcuni reati minori), ha poi scritto un libro su quanto avvenuto alla scuola Diaz di Genova, dopo il G8, in cui accusa gli alti vertici della Polizia di Stato, De Gennaro e Mortola, di aver cercato di depistare le indagini, scaricando tutte le colpe sui suoi uomini. «La Diaz fu una rappresaglia scientifica alla figuraccia mondiale per le prese in giro dei black bloc. Un tentativo, maldestro, di rifarsi un’immagine e una verginità giocando sporco, picchiando a freddo, sbattendo a Bolzaneto ospiti indesiderati assolutamente innocenti».
Ci fermiamo qui, inutile fare l’eleco completo, che gira da anni, del resto.

Quanto scritto basta e avanza per segnalare la contraddizione tra un potere dello Stato che chiede risarcimento a gente che ancora è stipendiata dallo Stato, e altri organi di quello stesso Stato che invece li tutela fino alla morte della ragione.

Ci deve essere un perché, e a noi sembra piuttosto chiaro…

mercoledì 19 maggio 2010

BASTARDI COLPEVOLI E LIBERI

Ribaltamento della sentanze di primo riguardo riguardo il massacro alla scuola Diaz di Bolzaneto avvenuto per mano delle forze del disordine a margine del G8 del 2001 di Genova famoso per il calpestamento di parecchi diritti umani da parte della polizia italiana culminata con l'omicidio di Carlo Giuliani da parte del servo dello Stato pedocarabifascio Mario Placanica.
Il fatto che praticamente l'elite della polizia,dei servizi speciali e dell'antiterrorismo debbano essere licenziati e che prontamente come già detto dallo xenofascista Maroni e il suo cane Mantovano rimarranno al loro posto scavalcando ogni decisione di un tribunale in uno Stato democratico dovrebbe essere la prassi,ma vivendo in un regime dittatoriale ciò non avverrà.
Per decapitare tutti i gerarchi italiani dovremmo sperare di spedirli tutti su un aereo e incrociare le dita(o metterci lo zampino)che un evento più o meno accidentale possa compiersi come accaduto qualche settimana fà con i capoccia polacchi schiantati in territorio russo.
Questo fatto è l'ennesima riprova di come ci si debba sentire disonorati di essere italiani a fronte di questo ennesimo scempio operato dai figli di puttana della polizia italiana e l'idea della giustizia sommaria e privata sia personale che quella emanata dal tribunale del popolo siano le scelte migliori prende sempre più piede...e la sentenza è quella di condanna!
Primo contributo tratto da Indymedia.Lombardia mentre il secondo è un articolo di"Repubblica"di ieri postato da Roma.Indymedia.

Condanne per il G8, ora parlino Berlusconi e i politici. Decapitati servizi, polizia e antiterrorismo.

Dopo le pesantissime condanne degli agenti ed ufficiali per gli scandalosi avvenimenti che si consumarono dentro la scuola Armando Diaz di Genova, in occasione del G8 del 2001, tocca a Silvio Berlusconi assumere la responsabilità di quel massacro, di quel tradimento delle leggi e della Costituzione.
Tocca a lui, e a chi condivideva con lui le responsabilità di governo all'epoca, difendersi dall'accusa di aver scatenato la repressione contro i cittadini e di aver poi promosso i dirigenti che l'hanno portata a compimento. Ai vertici della polizia dell'epoca, a quelli che hanno fatto carriera sulla "macelleria messicana", toccherebbero invece le immediate dimissioni volontarie o l'allontanamento dal servizio, a cominciare dal capo della polizia Manganelli, che solo pochi giorni fa ha dichiarato che la violenza da parte della polizia è da considerarsi fisiologica. Gente del genere non può incarnare reponsabilità tanto alte in uno stato di diritto.
Non occorre però farsi illusioni, è difficile che arrivino iniziative forti dall'opposizione, figurarsi cosa ci si può attendere da un premier e da un esecutivo che hanno già dimostrato di disprezzare lo stato di diritto e disconoscere ogni propria responsabilità personale.
È bene ricordare che la sentenza, con la condanna all'interdizione dai pubblici uffici, comporta la decapitazione immediata dello SCO (Servizio Centrale Operativo), dell'AISI (servizi segreti) e dell'Antiterrorismo e che, in qualsiasi paese decente, richiederebbe anche le dimissioni immediate del capo della polizia Manganelli, prima complice e poi mai critico dell'operato dei colleghi, oltre ad essere responsabile di comportamenti molto al di sotto delle aspettative davanti ai maggistrati. Un vero terremoto istituzionale, se la politica e l'opinione pubblica sono ancora in grado di coglierne la gravità.
fonte http://mazzetta.splinder.com/post/22745571
Diaz, condannati i vertici della poliziaL'appello ribalta sentenza di primo grado.

Condanne per un totale di 85 anni di carcere a 25 dei 27 imputati. Tra loro tutti i massimi esponenti delle forze dell'ordine. Nel primo grado di giudizio, nel 2008, erano stati assolti in 16
Diaz, condannati i vertici della polizia L'appello ribalta sentenza di primo grado.

GENOVA - I giudici della Terza sezione della Corte d'Appello di Genova hanno ribaltato la sentenza di primo grado 1 per i disordini e l'irruzione alla scuola Diaz del luglio 2001 a Genova. Tutti i vertici della polizia che erano stati assolti hanno subito condanne comprese tra 3 anni e 8 mesi e 4 anni unitamente all'interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. Nel complesso le pene superano gli 85 anni. In totale sono stati condannati 25 imputati sui 27.
Il capo dell'anticrimine Francesco Gratteri è stato condannato a quattro anni, l'ex comandante del primo reparto mobile di Roma Vincenzo Canterini a cinque anni, l'ex vicedirettore dell'Ucigos Giovanni Luperi (oggi all'Agenzia per le informazioni e la sicurezza interna) a quattro anni, l'ex dirigente della Digos di Genova Spartaco Mortola (ora vicequestore vicario a Torino) a tre anni e otto mesi, l'ex vicecapo dello Sco Gilberto Caldarozzi a tre anni e otto mesi.Altri due dirigenti della Polizia, Pietro Troiani e Michele Burgio, accusati di aver portato le molotov nella scuola, sono stati condannati a tre anni e nove mesi. Non sono stati dichiarati prescritti i falsi ideologici e alcuni episodi di lesioni gravi. Sono invece stati dichiarati prescritti i reati di lesioni lievi, calunnie e arresti illegali. Per i 13 poliziotti condannati in primo grado le pene sono state inasprite.
Il procuratore generale, Pio Macchiavello, aveva chiesto oltre 110 anni di reclusione per i 27 imputati. In primo grado furono condannati 13 imputati e ne furono assolti 16, tutti i vertici della catena di comando. I pubblici ministeri Enrico Zucca e Francesco Cardona Albini avevano chiesto in primo grado 29 condanne per un ammontare complessivo di 109 anni e nove mesi di carcere. In primo grado furono assolti Francesco Gratteri, ex direttore dello Sco e oggi capo dell'Antiterrorismo, Giovanni Luperi; Gilberto Caldarozzi e Spartaco Mortola.

sabato 11 aprile 2015

LE PROMOZIONI PROFESSIONALI DEGLI AGUZZINI DELLA DIAZ

Breve introduzione all'articolo preso da Infoaut che riprende il post di tre giorni fa riguardo la sentenza della Corte europea per i diritti umani che ha sanzionato l'Italia per le torture della caserma Diaz durante il G8 di Genova e che ha sollecitato il paese a provvedere al'approvazione di leggi contro la tortura,ed in questo senso qualcosa si sta muovendo(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2015/04/la-sentenza-europea-sulle-torture.html ).
Come già detto in molti post precedenti questo odierno racconta le promozioni nella carriera dei principali accusati del massacro della Diaz,dove tutti gli imputati hanno avuto benefici di professionalità e di stipendio pagati dallo Stato per il loro "servizio" ai cittadini.

Diaz, le promozioni dei responsabili in questi anni.


Che fine hanno fatto i responsabili della macelleria alla Diaz? Molti sono stati condannati [in verità pochissimi, e quasi tutti prescritti, nrd]. Altri assolti. E c'è chi ha persino fatto carriera. Un esempio? Il capo della polizia Gianni De Gennaro che fu nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio con Mario Monti e nel 2013 presidente di Finmeccanica. Voluto da Enrico Letta e confermato da Matteo Renzi.
Il Manifesto ha ricostruito le vicende dei responsabili.
I TRE SUPER POLIZIOTTI. Nel 2014 il tribunale di siorveglianza ha stabilito gli arresti domiciliari per tre condannati per i fatti della Diaz: Fran­ce­sco Grat­teri, Spar­taco Mor­tola e Gio­vanni Luperi.
Gratteri er ail numero uno dello Sco, il Servizio centrale operativo della polizia di Stato. Venne riconosciuto da un ragazzo tedesco. Nel frattempo era diventato capo dell'antiterrorismo italiano e poi questore di Bari.
DALLA DIAZ ALLA VALSUSA. Mor­tola era a capo della Digos di Genova. Nel 2010 guidò le cariche No Tav in Valsusa. È finito ai domiciliari perché accusato di avere massacrato un minorenne. Fu lui a guidare l'azione restando però all'esterno della scuola mentre le finte molotov venivano sistemate all'interno dell'edificio. Nel frattempo era stato nominato questore di Alessandria, questore vicario a Torino.
UN FUTURO NEL SISDE. Luperi guidava l'Ucigos, l'ufficio centrale per le investigazioni generali e per le operazioni speciali. Da indagato divenne capo dell'Aisi, ex Sisde. Fu lui a consegnare alla Digos le molotov.
Oltre a questi tre super poliziotti, vanno poi citati: Ansoino Andreassi, vicecapo vicario della polizia, divenne vicedirettore del Sisde. Da pensionato, è considerato un esperto di terrorismo internazionale.
Gilberto Caldarozzi, nel 2001 era vicequestore e vicecapo dello Sco, di cui nel 2011 divenne capo.
Vincenzo Canterini, comandante del VII nucleo speciale mobile è stato condannato a cinque anni. Nel 2005 divenne questore.
Filippo Ferri, capo della mobile de La Spezia fu trasferito a Firenze sempre a guidare la squadra mobile.
Oscar Fiorillo era nel 2001 questore di Genova. Successivamente venne trasferito a Napoli. Ora è a capo di Polferi, Polstrada e Polizia postale.
Da Lettera43

venerdì 6 luglio 2012

LA SENTENZA SULLA MACELLERIA MESSICANA

Come non spendere un paio di parole per la sentenza definitiva sulla scandalosa e vergognosa vicenda del pestaggio avvenuto alla scuola Diaz da parte di reparti della polizia di Genova,altri reparti della stessa e dei carabinieri che fecero nel suddetto edificio la tragica"macelleria messicana"come nome riconosciuto in tutto il mondo.
Tutti gli imputati,tutti appartenenti alle forze del disordine con vari gradi di"merito"e di imputazione, sono stati condannati a vario titolo,e mentre i reati degli agenti responsabili del massacro di decine di giovani raggruppati per dormire sono caduti in prescrizione,gli alti ufficiali e i generali che hanno ordinato e poi insabbiato e depistato le indagini della magistratura perderanno il loro posto ben retribuito e per cinque anni saranno interdetti da pubblici impieghi.
Una sentenza che ben poche volte nella storia dell'Italia liberata si è vista,ed anche se nessuno si farà un giorno di galera(come nel caso Aldrovandi)la sentenza della Cassazione è stata chiara nonostante l'omertà mafiosa delle forze del disordine:qualcosa è cambiato e ora anche chi abusa del proprio potere può e deve essere punito.
L'articolo preso da Senza Soste elenca i fatti di cronaca e quello che è successo all'interno dell'aula in un atto aspettato da troppo tempo ma che ora vedrà risarciti i danni alle persone colpite quella maledetta sera di luglio di undici anni fà:ora staremo a vedere i risultati di un altro processo che vede imputati tanti compagni con i reati di devastazione e saccheggio(oltra a resistenza ed altri"minori")in cui di certo la mano della giustizia non sarà così leggera come accaduto ieri.
L'articolo fornisce i nomi dei condannati cui spero verranno aggiunti altri,partendo da Scajola e De Gennaro arrivando a Fini e Mortola.

Scuola Diaz, la polizia paga .
La Cassazione conferma le condanne di appello contro i vertici della Polizia. "Non faranno un giorno di galera ma perderanno il posto" dicono gli avvocati di parte civile. Una vittoria del movimento e uno smacco per chi ha cercato di nascondere le responsabilità
Con una lentezza esasperante Giuliana Ferrua, presidente della quinta sezione, legge il dispositivo, sciorina articoli e nomi ma la parola più frequente è “rigetta". La sentenza della Diaz ha superato la prova della Cassazione, 25 tra funzionari e agenti che comandarono o presero parte alla mattanza nella scuola genovese sono colpevoli per gli abusi e le menzogne che si consumarono attorno al gigantesco pestaggio. In particolare quelli che furono condannati anche all'interdizione dai pubblici uffici dovranno smettere la divisa. «Non faranno un giorno di galera», dice Simonetta Crisci, una dei legali di parte civile, uscendo dall'aula magna del Palazzaccio, «ma perderanno il posto». Perché è vero che, seppure la sentenza abbia dovuto prendere atto delle prescrizioni e dell'indulto, solo un'acrobazia giuridica spregiudicata può salvare la poltrona di Francesco Gratteri (ora capo del dipartimento centrale anticrimine), di Giovanni Luperi (ora ai servizi segreti), del capo dello Sco, Gilberto Caldarozzi o anche di Vincenzo Canterini, capo della celere di Roma.
«Tutti generali scesi in campo con casco e manganello a fianco della truppa», come disse il pm Enrico Zucca aprendo la requisitoria quattro anni fa. La sua ostinazione e quella del suo collega Francesco Cardona Albini sono uno dei primi pensieri di Lorenzo Guadagnucci, giornalista, vittima di quella notte cilena. Certo, la differenza potrebbe farla la società civile ma mai una sentenza così importante fu pronunciata nel vuoto pneumatico dei movimenti. Solo a Trastevere, verso sera, si materializzeranno i promotori della campagna 10X100. Perché Genova non è finita, fra otto giorni, la Cassazione si pronuncerà sulla sorte dei dieci manifestanti condannati a cent'anni per un reato - devastazione e sacheggio - che era stato pensato per gli sciacalli che si aggirano sulle macerie delle città bombardate, non certo per chi contesta un vertice di capi di stato.
Dunque la sentenza della Cassazione, pronunciata alle 19 dopo ore di attesa, conferma l'esattezza del verdetto d'appello che aveva corretto le storture del primo grado - 13 condanne e 16 assoluzioni - quando i vertici erano stati assolti e i capi dei manganellatori condannati. L'unica notazione degna di merito è il ritocco, in basso, alla condanna dell'agente Nucera, quello che si dette la coltellata da solo. Ci sono volute sei udienze e un ulteriore «antipatico» rinvio di venti giorni che aveva alimentato timori e retropensieri. Vittorio Agnoletto è emozionatissimo, dopo la lettura del dispositivo indossa la maglietta con scritto “Genova, io non dimentico". Aspettava questo momento da 11 anni, allora era il portavoce del Genoa social forum. «Era giusto insistere. Questa è una domostrazione dell'autonomia della magistratura che non ha ceduto al ricatto sulla decapitazione dei vertici della polizia. Ora deve andarsene anche il capo di tutti loro, quel De Gennaro che ora è diventato segretario dopo essere stato capo dei servizi».
Il cronista cerca anche di capire cosa passi per la testa di vittime giovanissime di quella notte. «Non ti basta il sorriso?!», chiede Mina Zapatero, spagnola. Lei pensa subito ai dieci che rischiano cent'anni poi annuncia che stavolta, nell'anniversario delle giornate genovesi sarà in Val Susa, coi No Tav. Sara Bartezaghi, pestata alla Diaz e desaparecida a Bolzaneto prima di riemergere in un carcere a Voghera, da allora continua a manifestare, spiega che più che gioia è sollievo, «siamo stanchi e delusi dopo tutti questi anni».
RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTIMolti anni dopo, dunque, a undici anni dai fatti, la Corte di Cassazione ha scritto la parola fine sul massacro di 92 cittadini europei inermi e incolpevoli dentro una scuola genovese dove trovarono rifugio alcuni manifestanti sfollati dalle tende dopo il nubifragio di due notti prima. Circa 70 i feriti, tre in condizioni gravissime, di cui uno in coma. 75 di loro, vengono portati alla caserma di Bolzaneto per un supplemento di orrore. Pochissimi riuscirono a fuggire.
La scuola Diaz era un dormitorio di fronte al media center del Genoa social forum, la vastissima coalizione che promosse tre giorni di dibattiti e manifestazioni contro il G8 del 2001. A prenderla d'assalto, l'ultimo di quei tre giorni, 400 poliziotti, con decine di carabinieri defilati per via dell'omicidio di Carlo Giuliani 29 ore prima da parte di uno di loro.
Il blue block fece irruzione in entrambe le strutture che era già notte. Nel dormitorio pestò a più non posso e solo per miracolo non ci scappò un altro morto, nel media center fu disturbato da una parlamentare di Rifondazione e l'opera risultò monca ma l'irruzione fruttò un discreto bottino di computer distrutti e trafugati. Quanto sia difficile un processo come questo lo spiegarono i due pm all'inizio della lunghissima requisitoria nel luglio di quattro anni fa: processare una divisa è più difficile di processare uno stupratore (perché si tende a colpevolizzare le vittime) e difficilissimo come un processo per mafia (perché scatta il meccanismo dell'omertà). Ecco perché di quei quattrocento “eroi" sono finiti alla sbarra solo in 25: i più alti in grado di quella notte e i capisquadra della celere, sorta di braccio violento della polizia.
Si tratta di uomini vicinissimi al capo della polizia di allora e oggi sottosegretario, come Francesco Gratteri (oggi capo della Direzione Centrale Anticrimine), dirigenti di primo piano come il capo degli analisti della polizia di prevenzione, Giovanni Luperi (coordinatore della task force europea che indaga sugli "anarcoinsurrezionalisti"), investigatori come Gilberto Calderozzi (oggi Direttore del Servizio Centrale Operativo - SCO), Filippo Ferri (allora capo della squadra mobile di La Spezia, poi promosso capo di quella di Firenze) e Fabio Ciccimarra (imputato anche a Napoli per le violenze sugli arrestati nella Caserma Raniero a maggio del 2001). Insieme agli altri firmatari dei verbali, Spartaco Mortola, oggi vice Questore di Torino, il vicequestore Massimiliano Di Bernardini (nucleo antirapine, Squadra Mobile di Roma), il vicequestore Pietro Troiani e l'agente Alberto Burgio accusato di calunnia in relazione al falso ritrovamento delle due bottiglie molotov, il caso più eclatante di fabbricazione di prove false a carico degli arrestati. Per il pestaggio all'interno della Diaz sono stati condannati Vincenzo Canterini (successivamente promosso Questore, Michelangelo Fournier, unico a non essere stato promosso, e gli otto capisquadra Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri e Vincenzo Compagnone.
L'operazione era stata stabilita dal Viminale, tanto che il portavoce di De Gennaro atterrò a Genova per sbarrare la strada ai legali delle vittime e ai parlamentari e spiegò che altro non era che una normale perquisizione e che tutto quel sangue era di ferite pregresse, maturate negli scontri di strada del pomeriggio. Il giorno appresso, ancora lui, orchestrò la conferenza stampa senza domande di giornalisti in cui furono mostrate le false prove: attrezzi rubati da un cantiere dai poliziotti, le due molotov fornite dalla questura, i coltellini svizzeri per aprire le scatolette di tonno, sequestrati alle vitime. I massacrati erano accusati di associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio, in due parole: black bloc. L'operazione doveva fruttare una maxiretata dopo tre giorni segnati dalle scorribande di tutti i corpi armati dello stato ripresi in ogni foggia mentre si accanivano su persone inermi anche con armi improprie mentre pochi incappucciati - rispetto ai 300mila manifestanti - si iludevano che solo i loro cocci di vetri fossero il segno della rivolta e non il copione lugubre scritto da chi li pilotava.
A conti fatti si salvano i peones, mai sfiorati dalle accuse grazie alle omertà; i capisquadra che si beccano in pieno le prescrizioni e De Gennaro per cui la Cassazione ha cancellato l'accusa di aver fatto mentire il questore di allora per minimizzare la regia del Viminale nei fatti della Diaz. L'unico licenziato di allora, Ansoino Andreassi (era il n.ro 2 della polizia in dissenso con la gestione del G8), probabilmente non parlerà mai. Ora tutto ciò avrà un riverbero sulla corsa alla successione di Manganelli alla testa della polizia di stato più che mai travolta dagli scandali. E ci sarà una coda anche sulla vicenda di Aldrovandi: chi frequenta il Viminale giura che non hanno ancora licenziato i quattro colpevoli per non creare un precedente prima dell'ultima sentenza sulla Diaz.
Checchino Antonini
tratto da http://ilmegafonoquotidiano.globalist.it - 5 luglio 2012
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