venerdì 9 marzo 2012

STATE BBONI!!!

Titolo romanesco citando il massone Costanzo che è riferito al popolo verde che sempre più disorientato dalle cifre che escono dai tribunali che stanno indagando sui paladini dell'incorruttibilità e della tanto ostentata verginità da tangente(vedi il recente link:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2012/01/la-lega-ed-i-finanziamenti-pubblici.html )che vede uno ad uno i tasselli dei loro totem pagani demolirsi ed accartocciarsi come figurine Panini.
Il caso di Davide Boni,ex enfant prodige del Carroccio indagato come buona parte del consiglio della regione Lombardia per mazzette girate all'interno del suo partito,è l'ultimo che vede uno dei seguaci di Bossi&co.(anche se lui è porcheziano d'adozione)protagonisti di vicende truffaldine anche gomito a gomito con i loro più acerrimi nemici,tipo 'ndrangheta e simili.
Boni altri non è che una camicia verde di stampo reazionario e fascista,che ha preso caterve di voti da pensionati che guardano i suoi interventi su emittenti private del nord Italia decisamente col baricentro spostato a destra oltre che da giovanotti ignoranti che vedono nel verde(marcio)il loro sol dell'avvenire.
L'articolo odierno è stato preso dal sito"linkiesta.it".

Boni, il cowboy della Lega cresciuto nel mito di Borghezio.

Alessandro Da Rold
Uomo di fiducia dell'europarlamentare Mario Borghezio, il presidente del consiglio regionale lombardo Davide Boni si è sempre distinto nel Carroccio per gli attacchi contro i musulmani e per gli stivali camperos da cowboy con cui calcava le sagre leghiste. Ora è indagato per corruzione. Dice di essere estraneo ai fatti. E in Lega è partita la corsa a difenderlo, ma, dati i tanti nemici, c'è già chi pensa all'espulsione dal movimento.
C’è un episodio che racconta nel miglior modo possibile la vita politica di Davide Boni, presidente del consiglio regionale lombardo della Lega Nord indagato per corruzione per una variante del piano urbanistico del comune di Cassano D’Adda. Un giorno, durante le polemiche per la scuola Islamica di via Ventura nel 2006, l’allora assessore all’Urbanistica arrivò di fronte all’edificio con degli stivali da cowboy bianchi per protestare tutto il suo dissenso contro l’occupazione islamica. «Perché se gli islamici vogliono la scuola, allora io chiedo una scuola per fare la cassoeula milanese!», spiegò in una sorte di milanese stretto con vocione alla Mario Brega di fronte ai giornalisti che rimasero tra il basito e lo stupefatto nel prendere appunti.
È una frase del tutto insensata per un politico normale, quasi come i deliri di Bossi su Monti di questi giorni. Resta però che l’abbinamento cassoeula-mussulmani ha sempre infiammato la pancia padana, che verso personaggi come Boni o come il suo mentore Mario Borghezio ha sempre avuto enorme rispetto e venerazione. Non si tratta di un colletto bianco come il tesoriere Francesco Belsito, a cui i militanti rinfacciano i soldi spediti in Tanzania. Nè un Alessandro Patelli, l’ex tesoriere condannato per la tangente Enimont negli anni '90. E non stiamo parlando neppure di un consigliere di provincia preso con le mani nella marmellata per qualche soldo preso a una sagra di paese.
L’elettorato, infatti, venera tipi come Davide Boni. Alle manifestazioni sono in tanti spesso a chiedere dove «sta il Boni?». Perchè vogliono salutarlo e stringergli la mano, dopo averlo visto sulle televisioni locali urlare contro «le barbe lunghe degli imam». E proprio qui sta il problema dell’indagine partita nei confronti di questo leghista nato a Milano nel 1962, tra i più giovani presidenti di provincia a Mantova dal 1993 al 1997, quando aveva appena 25 anni. Perché la base ha sempre visto Boni come uno dei duri e puri del Carroccio. Come un Matteo Salvini. Personaggi intoccabili dalla magistratura, secondo il severo (?) giudizio padano. Non a caso, alle ultime elezioni Boni è stato il più votato tra i leghisti in regione con più di 13 mila preferenze, aumentando il suo consenso di 2mila unità rispetto lo scrutinio del 2005.
Sposato con due figli. Amante delle macchine da corsa, ha una Porche Carrera, tra i più ricchi del consiglio regionale, il reddito del 2009 indica 217mila euro, Boni è stato tra i leghisti quello che ha speso di più per l’ultima campagna elettorale: 50 mila euro. Tutti di tasca propria. Ma nel Carroccio, va detto, non era più venerato come durante l’ultimo mandato di Roberto Formigoni in Lombardia. La voglia di visibilità che lo ha sempre contraddistinto in questi anni, (a volte è stato beccato pure a fumare in consiglio in spregio a ogni regola ndr), lo ha inimicato alla maggior parte del gruppo consigliare leghista. I battibecchi con il capogruppo Stefano Galli sono all’ordine del giorno, in particolare sulle competenze di chi doveva intervenire sui vari argomenti all’ordine del giorno.
In via Bellerio si racconta che negli ultimi tempi fosse rimasto un po’ isolato anche nello scontro tra i barbari sognanti di Roberto Maroni e il cerchio magico del Senatùr. Anche per colpa dell'indagine che lo ha travolto questa mattina mentre presiedeva in consiglio regionale. Un'inchiesta nata lo scorso anno che aveva coinvolto l'allora assessore di Cassano D'Adda Marco Paoletti, ora consigliere provinciale del Carroccio, uomo di fiducia proprio Boni e presunto tramite nel giro di tangenti. Forse anche per questo motivo, il cowboy del Carroccio aveva fatto fatica a prendere posizione. E qualcuno glielo aveva persino fatto presente. Soprattutto a Pavia dove era stato inviato come mediatore tra le fazioni in guerra, senza ottenere risultati tangibili.
Il suo gruppo di riferimento, poi, è sempre stato quello di Borghezio e di Max Bastoni, attuale consigliere comunale di Milano, famoso per una cartello elettorale dal nome «Bastoni per gli immigrati». È la fazione leghista dei duri e puri che non le mandano a dire a musulmani, comunisti o massoni. Sono vicini a iniziative come quelle della Guardia Padana, spesso mal tollerate in particolare dai maroniani che negli ultimi anni hanno cercato di smussare gli angoli dei discorsi politici dello stesso Senatùr.

giovedì 8 marzo 2012

SOLIDARIETA' CON LO STATO ED IL POPOLO INDIANO

Email appena inviata all'ambasciata indiana a Roma.

SOLIDARIETA’ CON LO STATO ED IL POPOLO INDIANO.
Gentili rappresentanti del popolo indiano in Italia,ho sentito la necessità di inviarVi questa missiva in quanto sono venuto a sapere che più quotidiani ed associazioni fasciste del mio paese hanno invitato i propri lettori e camerati a spedirVi email di protesta per l’ormai nota vicenda dei due assassini italiani in divisa che hanno provocato la morte di due pescatori nel mare antistante le coste del Kerala.
Dovete,e certamente lo sapete pure Voi,che certe manifestazioni di protesta provocano reazioni come quelle auspicate dai suddetti personaggi in numero discreto,e che comunque la maggioranza delle persone che giustamente la pensano come il Vostro governo stanno zitte proprio per il fatto d’essere convinte di stare nella ragione e nel frattempo si vergognano di essere rappresentati all’estero da simili personaggi che infangano il nome dell’Italia nel resto del mondo.
Mi sono sentito di scrivere queste poche righe credo anche a nome di molti miei connazionali che s’indignano di essere rappresentati da politici e burocrati ottusi che fanno del populismo e del falso onor di patria uno slogan per mettersi in evidenza davanti a televisioni e giornali,e che negano l’evidenza dei fatti anche se penso sia giusto che i due assassini abbiano diritto ad un regolare processo e se colpevoli ad una condanna,ovviamente in India e non in Italia!
Sono persuaso del fatto che chi commetta un reato in un paese straniero debba essere giudicato e nell’eventualità perseguito secondo i canoni del paese ospitante:sono sicuro,facendo un esempio,se nel caso che una persona venga trovata con qualche grammo di eroina in Iran(dove in tale circostanza si verrebbe quasi certamente condannati a morte)se la possa cavare con un processo in Italia dove per lo stesso crimine non verrebbe nemmeno arrestata.
Per il motivo cui Vi ho scritto se la giurisdizione passasse nelle mani della (in)giustizia nostrana non solo i due marò verrebbero rilasciati,ma ce li troveremmo con promozioni militari e a far presenza in vari salotti televisivi.
Sono stato ospite del vostro magnifico paese,sia dal punto di vista naturalistico e anche tramite tutti gli abitanti conosciuti sempre disponibili e cordiali,due volte, sempre rispettando la Vostra cultura e le Vostre regole com’è giusto che sia:se un paio di quelli che dovrebbero essere i nostri “delegati” abbiano sbagliato è giusto che paghino e mi scuso per loro che di certo non rappresentano me e nemmeno la maggior parte degli italiani.
Vorrei concludere e onestamente penso di aver dimenticato qualcosa nell’impeto dello scrivere,che se proprio dovreste accettare di riportarceli a casa che sia(non so se c’è in India e nel Kerala la pena di morte)solo in una bara ammantata dal tricolore.

mercoledì 7 marzo 2012

RAYO VALLECANO,EL ORGULLO DE LA CLASE OBRERA

Prendendo spunto dalla recente partita disputata dalla terza squadra di Madrid,il Rayo Vallecano,
contro la corazzata del Real e persa dopo un match combattuto per 0-1,Senza Soste omaggia la squadra del quartiere popolare Vallecas con un articolo in cui esalta le doti dei propri tifosi in campo sociale sostenendo la lotta della classe operaia assieme ad un dichiarato antifascismo militante.
Applauditi pure dall'allenatore Mourinho per il loro sostegno fantastico e anzi criticando la quasi assenza dei tifosi blancos,tradizionalmente gli ultras rayisti sono schierati politicamente con il sindacato anarchico dei lavoratori(CNT)ed il partito della sinistra radicale(Izquierda Unida):nelle ultime elezioni politiche questo quartiere della capitale spagnola ha avuto il maggior successo di voti di quest'ultimo partito comparato a tutta la città,di sua natura franchista.
Il contributo parla brevemente del derby appena giocato,della storia del club e dell'ideologia politica e sociale che contraddistinguono i suoi sostenitori,col gruppo dei Bukaneros tra i più attivi e presenti.

Vallecas, il quartiere che ha sfidato il Real Madrid e incantato Mourinho.
“La vittoria più difficile della stagione”. Con questa frase il tecnico Josè Mourinho, ha commentato l’ultima partita del Real Madrid(0-1) sul campo del Rayo Vallecano. Una sfida sofferta per i blancos, incerta fino al prodigioso gol di tacco di Cristiano Ronaldo. Del resto Rayo-Real è un derby, non solo cittadino, ma tra modelli sociali. Da una parte una squadra di stelle e merchandising, da sempre sovrapposta al potere centrale e alla dittatura franchista, dall’altra l’espressione di un quartiere popolare di Madrid, il “barrio” Vallecas, operaio e schierato a sinistra.
Trecento mila anime alla periferia sud della capitale spagnola, Vallecas è cresciuto negli anni ’50, per via della forte migrazione delle famiglie più povere della Spagna, quando divenne un quartiere poco abbiente e disordinato. La sua situazione peggiorò con gli anni ottanta, quando criminalità e spaccio di droga presero il sopravvento. Poi grandi interventi di urbanizzazione ne ridefinirono l’arredo urbano. Ma più di ogni operazione architettonica, a plasmare il quartiere è sempre stato l’orgoglio dei suoi abitanti. E come succede nelle migliori favole calcistiche gli umori della piazza ha spesso coinciso con il destino della squadra. Ai difficili anni ’80 del quartiere corrispose il declino della squadra che dopo aver toccato la massima serie alla fine degli anni ’70, barcollò tra la seconda e la terza divisione.
La svolta è nel ‘92, con l’ascesa alla presidenza di Maria Teresa Rivero, che presto diventa un emblema per gli appassionati del Rayo Vallecano, che gli intitolano lo stadio. La squadra si rinforza e per anni sale e scende dalla prima divisione cogliendo una storica qualificazione alla coppa Uefa nella stagione 1999-2000. Poi qualche tracollo e altrettanti successi fino alla stagione scorsa che ha sancito il ritorno nella Liga che conta.
Ancora oggi il quartiere continua a sentirsi una comunità “rayista”, a gioire e immalinconirsi per le imprese dei giocatori che indossano la “camiseta franjirojas”. Una maglia in passato finita sulle spalle anche di un certo Hugo Sanchez, che la impreziosì di 16 reti, prima di far ritorno in Messico.
Durante la settimana nei bar del quartiere, si beve San Miguel e gli argomenti di discussione si ispirano ai cimeli appesi alle pareti: gagliardetti della società, foto della squadra, simboli del CNT e della Izquierda Unida, rispettivamente il sindacato anarchico dei lavoratori e il partito della sinistra radicale. Una formazione che nelle ultime elezioni, proprio nel quartiere ha ottenuto il miglior risultato di tutta Madrid, tanto da meritarsi i ringraziamenti scritti della coordinatrice Carmen Cortès.
La domenica, o quando si gioca, lo stadio per anni intitolato all’ex presidentessa Teresa Rivero, dimessasi dopo la grave crisi finanziaria del febbraio scorso, si riempie in tutti i suoi 15.000 posti a sedere. La curva nord (la sud non è mai stata costruita), è animata dai gruppi del tifo organizzato, tra i quali spiccano i Bukaneros, presenti dal 1992 che all’amore per la squadra associano il sostegno alla classe operaria e un dichiarato antifascismo. Celebrando i tifosi come i migliori anarquistas, borrachos e antifascistas e esaltando lo spirito rivoluzionario della più umile squadra di Madrid, gli Ska-p, gruppo spagnolo di fama internazionale, hanno dedicato una motivetto ska al Rayo Vallecano.

Dopo il match con il Real Madrid, i tifosi di Vallecas, hanno ricevuto le lodi di Josè Mourinho in conferenza stampa. "Sono stati fantastici" ha dichiarato l'allenatore portoghese, che allo stesso tempo, ha invece criticato i tifosi madrinisti, che da primi in classifica, sono arrivati in appena trecento all'impianto. Per raggiungerlo, ha fatto intendere Josè, bastava prendere una metro, non sobbarcarsi centinaia di chilometri.
Ma si sa, coi soldi si possono comprare grandi giocatori, non grandi tifosi.
tratto da you-ng

martedì 6 marzo 2012

A BOLOGNA SBIRRI RAPINAVANO DURANTE LE RONDE

Mi viene da pensare che la proporzione delle mele marce con quelle sane nel corpo della polizia o in qualsiasi altro di quei gruppi militari o paramilitari animati da cotanto amor patrio misto a fascismo e condito da pestaggi e cameratismo sia parecchio a favore dalla parte della frutta marcescente.
Gli inquirenti che quasi con la baionetta puntata alla schiena con occhi lucidi e orecchie da cocker vengono intervistati parlando di arresti verso loro colleghi sono uno spettacolo che mi disgusta doppiamente in quanto i"tutori"dell'ordine pubblico sputano addosso al loro mandato e anche perchè chi li indagano sembrano molto restii a farlo e comunque sanno già che le pene detentive effettive saranno nel peggiore dei casi una passeggiata.
Il caso ultimo di Bologna,famosa già per essere stato teatro di qualcuno dei delitti della banda Uno bianca,alcuni poliziotti che ammazzavano colleghi,carabinieri,guardie giurate o semplici testimoni delle loro rapine,fa sì che quattro agenti della squadra mobile che fermavano e rapinavano molti extracomunitari durante le loro ronde siano stati consegnati alle patrie galere.
Solo un paio di links per rinfrescarsi la memoria su qualche impresa simile degli sbirri(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/01/quando-il-ladro-e-il-poliziotto.html e http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/09/sbirri-alla-sbarra.html )e dire la fonte dell'articolo sottostante che è stato preso da Indymedia Lombardia.

Bologna, rapinavano extracomunitari in arresto 4 Poliziotti.
Le vecchie abitudini sono dure a morire, sopratutto nella questura di Bologna, tristemente nota alle cronache per i fatti dell'"Uno Bianca" e che oggi vede un nuovo arresto di 4 poliziotti deviati che rapinavano/sequestravano/aggredivano cittadini extracomunitari nell'ambito dell'esercizio delle loro mansioni.
Fonte:
http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/articoli/1039019/furti-a-immigrat...
09:22 - La squadra mobile di Bologna ha arrestato quattro poliziotti in servizio sulle volanti, su ordinanza di custodia cautelare in carcere firmata dal gip Alberto Ziroldi e chiesta dal procuratore aggiunto Valter Giovannini e dal sostituto procuratore Manuela Cavallo. Gli agenti sono accusati di due rapine ai danni di extracomunitari durante controlli. In un caso una vittima sarebbe stata anche sequestrata e aggredita.
I quattro arrestati sono agenti in servizio che componevano due equipaggi. Gli episodi contestati sono due. In un primo caso la vittima fu rapinata da un equipaggio.
In un secondo caso un nordafricano, dopo la rapina da parte di un equipaggio, fu anche picchiato dopo che il secondo equipaggio (quello accusato della prima rapina) aveva raggiunto i colleghi. L'indagine della polizia nei confronti dei quattro agenti è scattata in autunno.

lunedì 5 marzo 2012

E ADESSO BASTA PERO'

Parafrasando la celebre canzone di Toto Cutugno ecco che gli inarrivabili Paguri di Don Zauker dicono la loro in maniera breve e piccante sulla vicenda degli assassini in divisi entrati giusto oggi in carcere come è giusto che sia visto che le autorità indiane hanno già permesso fin troppo alla diplomazia italiana di interferire(da noi si chiama collaborare)con la giustiza locale.
Anzi a Trivandrum avranno privilegi che non spettano agli altri detenuti,ed ecco subito la sequela di interventi nazionali di questo marcio patriottismo del cazzo verso due fascisti che fanno dell'italianità e della fierezza di essere italiani uno scudo di facciata proprio di rappresentanti di uno Stato militarizzato che paga queste"persone"con i soldi di tutti i contribuenti(e si fa pagare i loro sicari da privati),in giri di parole troppo simili al famoso"vi faccio vedere come muore un italiano"dell'altro mercenario Quattrocchi.
Sono contro ma veramente contro tutta questa politica e diplomazia e"opinione pubblica"creata ad hoc che difende questi due imbecilli e killer e a favore di una giustiza vera che per forza deve far pagare chi ammazza un'altra persona.
Amo il mio paese ma di certo episodi come questo mi fanno vergognare di essere italiano,e purtoppo ultimamente mi capita spesso.

Un italiano vero.
28 febbraio 2012
“Siamo italiani e ci comportiamo come tali.”
Queste le parole pronunciate dai due Marò accusati di aver sparato e ucciso, per errore, due pescatori indiani, credendoli pirati.
Cosa vuol dire?
  • Che passeranno le giornate a cantare le canzoni di Toto Cutugno?
  • Che pregheranno forteforte Padre Pio, perché interceda presso il governo indiano che però non lo riconosce come divinità?
  • Che chiederanno solo spaghetti al pomodoro e pizza, rifutando il cibo locale?
  • Che mentre sono in carcere, hanno lasciato la macchina comodamente parcheggiata in doppia fila?
  • Che a colazione pretendono solo caffè espresso?
  • Che leggono esclusivamente La Gazzetta dello Sport?
No, davvero, con tutto il rispetto per i due Marò (e anche per le loro presunte vittime, però) vorremmo tanto sapere cosa significa una frase del genere che tanto è piaciuta al ministro Terzi, al Presidente Napolitano e a tutti i TG.

venerdì 2 marzo 2012

DOMANI MANIFESTAZIONE PER I COMPAGNI BASCHI E PER IL MOVIMENTO NO TAV

Come preannunciato una quindicina di giorni fà in concomitanza del principio della settimana internazionale di solidarietà con il popolo basco(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2012/02/comincia-la-sesta-settimana.html ),siamo alla vigilia dell'incontro clou a conclusione di questi giorni fitti di incontri,relazioni,concerti ed eventi organizzati a tale scopo.
Il ritrovo è per le ore 15 domani a Milano a Porta Genova,e le ultime tristi notizie provenienti dalla Val Susa hanno convinto gli organizzatori di ricordare questa lotta a fine corteo con uno spazio dedicato a chi resiste contro il progetto dell'alta velocità(movimento internazionale appoggiato pure da parecchi anni da Euskal Herria sotto il nome di AHT Gelditu!)e soprattutto per essere vicini a Luca Abbà.
Di seguito un comunicato di Askapena.

Inviamo di seguito il Comunicato dell'Organizzazione Internazionalista Basca Askapena sui fatti di Chiomonte; e a seguire il comunicato di indizione di un presidio solidale a Donostia, Paese Basco, questo sabato 3 marzo.

Nè TAV nè repressione ! Rispettate la volontà popolare !

Davanti alle gravissime conseguenze dell’operazione poliziesca di Lunedì scorso alla Maddalena di Chiomonte in Val Susa, e alla repressione che negli ultimi messi si è inasprita mei confronti del movimento popolare e massiccio che si oppone al treno ad alta velocità in Val Susa, Askapena, movimento internazionalista basco, vuole riconoscere e appoggiare il lavoro militante svolto dalle persone arrestate e, in maniera speciale, esprimere la sua solidarietà nei confronti del compagno Luca Abbà gravemente ferito durante l’operazione di recinzione dei lavori della TAV.
Il Treno ad Alta Velocità è l’esempio più chiaro del vero volto degli stati europei: Stati che stornano milioni di euro publici nelle mani dei grossi imprenditori dell’ingegneria civile, per finanziare un macroproggetto di nullo interese sociale e discutibile fattibilità economica che, in più, si dimostra fallimentare per riattivare l’economia. Tutto ciò mentre vengono tagliati i fondi dei settori pubblici che, oltre a generare lavoro, offrono servizi alla società. Questo progetto dimostra la sottomissione dei poteri publici agli interessi dei poteri economici.
Tutto ciò si fa con l’opposizione frontale di ampi settori della società e, in maniera speciale, delle popolazioni che abitano nei territori coinvolti dai lavori. Questo dimostra il carattere assolutamente antidemocratico delle misure e decisioni prese.
Si mantiene un silenzio totale sull’impatto, necessità e costo dell’opera, dimostrando il coinvolgimento e la complicità dei grandi gruppi mediatici, controllati in gran parte anche dagli stessi imprenditori. Si nega, in questo modo, il diritto che la popolazione ha di sapere quali saranno le conseguenze di un lavoro con queste caratteristiche.
Il progetto condanna popolazioni e territori rurali e di città minori a dovere subire le conseguenze dei grandi lavori di infrastruttura, senza che ne vedano alcuna conseguenza positiva. Solo cemento e distruzione del territorio, e deviazione di fondi publici verso il privato.
Criminalizza il movimento contro la TAV, che negli ultimi anni è riuscito a coinvolgere ampi settori sociali che sono stati capaci di valutare le gravi conseguenze che un’opera del genere può avere nel loro territorio e nell’economia pubblica.
Infine reprime gli esponenti del movimento contro la TAV, fisicamente, con arresti, multe, denuncie gravissime, applicazione di pene massime...
Euskal Herria e la Val Susa sono uniti da anni nella lotta contro questo assurdo e distruttivo proggetto, e hanno dovuto subire repressione e criminalizzazione da parte degli stati coinvolti in queste grandi opere.
Noi continueremo in avanti, rivendicando la ragione dell’interesse publico, dell’interesse ambientale, dell’interesse della popolazione, davanti agli interessi del capitale rappresentati dal treno ad Alta Velocità che distrugge il territorio, svuota i fondi pubblici e non risolve nessuno dei problemi di comunicazione che oggi ci sono in Europa.
È ora che l’Unione Europea e gli stati coinvolti fermino i lavori e sentano la voce di una gran parte della società che dice, sempre in maniera più forte: NO TAV!
Askapena
28 febbraio 2012
www.askapena.org
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DONOSTIA – Presidio solidale con la lotta NO TAV e con Luca

Sabato 3 marzo Presidio solidale NO TAV, ore 11 di fronte alla stazione di Renfe a Donostia, Paseo de Francia 22
Il popolo NO TAV sta lottando da più di 20 anni contro la costruzione della linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. Una resistenza, nata in una piccola valle alpina, che è diventata un simbolo di forza e determinazione contro i perversi poteri del mercato.
Sabotaggi, azioni dirette, assemblee popolari e controllo diretto del territorio sono alcune delle strategie di resistenza del movimento, che è riuscito a restare unito nonostante tutti i tentativi di separazione e criminalizzazione che il sistema ha provato ad imbastire nei suoi confronti.
Le donne e gli uomini NO TAV hanno risposto ogni volta con più forza a tutti gli attacchi che lo Stato italiano ha effettuato per appropriarsi della loro terra, senza retrocedere di un solo passo dopo lo sgombero del campeggio resistente, noto come “Libera Repubblica della Maddalena”, o dopo l’ondata repressiva che ha sbattuto 25 compagni e compagne in carcere per aver cercato di frenare la costruzione di un’opera inutile e dannosa che obbedisce solo alla logia del profitto economico.
Il compagno Luca Abbá della Val Susa è gravemente ferito dopo esser caduto da un traliccio. Mentre un poliziotto cercava di farlo scendere con la forza, Luca ha ricevuto una scarica elettrica. Il suo stato di salute è grave per la scarica e la caduta, da circa 10 metri di altezza, e per il ritardo di oltre mezz’ora dei primi soccorsi. Il tutto è avvenuto all’interno delle proteste contro nuovi espropri in valle, nella mattinata del 27 febbraio.
LA LOTTA NO TAV NON HA FRONTIERE!

giovedì 1 marzo 2012

GUERRIGLIA IN VAL SUSA

Breve articolo di pura indignazione e di rabbia verso tutte le forze politiche italiane che appoggiano il progetto dell'alta velocità ed il loro braccio armato repressivo che sono tutti i poliziotti,carabinieri e celerini che terrorizzano,picchiano,arrestano ed ammazzano gli abitanti della Val Susa ed i manifestanti che solidarizzano e che combattono contro queste merde in divisa.
Tra Luca Abbà che lotta contro la morte,giornali fascisti che...vabbè meglio lasciarli nel loro triste mondo,carabinieri lodati per chissà cosa poi,irruzioni cameratesche in locali pubblici e spari ad altezza uomo la lotta No Tav è ormai una vera guerriglia e come tale d'ora in avanti avrà purtoppo i suoi morti e feriti da entrambe le parti.
E ciò finchè i politici(con la feccia del Pd piemontese in primo piano)continuino a far finta di essere soggiogati e costretti dall'Europa a proseguire questa farsa di lavori inutili,dannosi per il territorio e per le persone che vi abitano e utile solo per le tasche dei politicanti e delle mafie cui danno e daranno gli appalti di lavoro.
Articolo con molti links che fanno vedere scene vergognose dei nazisti in divisa che ne combinano di tutti i colori(ed ovviamente le scene più plateali e crude difficilmente possono essere riprese e se lo sono vengono sequestrate e distrutte).
Solo odio per voi,no pasaran!
La vendetta delle pecorelle: cariche sull'autostrada, spaccate le auto dei manifestanti, irruzioni in bar e pizzerie. Domani alle 18 riniziano i blocchi.
In Val di Susa sta succedendo di tutto. Verso le 21.15 la polizia ha caricato con lancio di lacrimogeni ad altezza d'uomo e pestaggi. Testimonianze narrano di scontri fra forze dell'ordine perchè alcuni di loro nell'avanzare stavano vandalizzando le macchine dei No Tav e tutto quello che trovavano davanti. Si parla di diversi feriti e fermati.
Girano anche immagini e video della polizia che entra nei bar e nelle pizzerie
Intanto il ragazzo che ieri si era reso protagonista delle prese di giro al carabiniere è stato portato via di peso dalla polizia (foto). Le sue parole, del tutto marginali rispetto alla vera partita che si stava giocando in valle, sono state prese a pretesto per deviare il dibattito sulla val di Susa da parte di tutti i telegiornali e le testate giornalistiche.
Dopo le cariche c'è stata un'assemblea partecipatissima a Bussoleno (vedi foto) dove il popolo No Tav ha dato appuntamento all'indomani alle 18 per i nuovi blocchi.
Segui la diretta su infoaut

martedì 28 febbraio 2012

GNOCCHI CON BROCCOLETTI,SALSICCIA E BESCIAMELLA

Sughettino sfizioso e colorato nonchè gustoso ed adatto a vari tipi di pasta,soprattutto quella di grosso calibro,oppure perfetta anche agli gnocchi così come è rappresentato in questa ricetta.
La salsiccia ben cotta ed i broccoletti vengono uniti assieme alla besciamella che amalgama perfettamente gli ingredienti pronti per essere mischiati ed assaporati magari accompagnati da un buon vino rosso corposo.
Ingredienti:
-broccoletti
-salsiccia
-besciamella
-vino bianco
-vino rosso
-dado classico
-olio
-burro
-rosmarino
-aglio
-scalogno
Mentre si lessano i broccoletti nell'acqua bollente possiamo cominciare a far soffreggere lo scalogno e l'aglio tagliato finemente in un tegame dove prima avevamo già fatto sciogliere il burro e l'olio.
Quando lo scalogno comincia ad appassire si sfuma col vino bianco e si possono mettere i pezzetti di salsiccia a far cuocere a fuoco alto nell'attesa della cottura dei broccoletti che verranno poi tagliati grossolanamente ed aggiunti non appena la salsiccia abbia un buon colorito.
Un poco di rosmarino tritato fornisce più gusto al sugo e per non farlo asciugare troppo si versa del vino rosso e si aggiusta di sapore col dado classico,ed è arrivato solo il momento per aggiungere la besciamella verso la fine della cottura che dura all'incirca una ventina di minuti,quindi di più del tempo necessario per far bollire gli gnocchi che verranno messi nel piatto coperti dal sugo e dal parmigiano grattuggiato.

lunedì 27 febbraio 2012

VATTANI DI NUOVO NELLE FOGNE

La notizia della conferma della rimozione di Mario Vattani dalla carica di console italiano ad Osaka è un segnale buono che il ministro degli esteri Terzi ha voluto dare e pure in tempi rapidi visto che la richiesta inoltrata da qualche parlamentare ed associazioni antifasciste era della fine dello scorso anno(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/search?q=vattani ).
Come già scritto nel link qui sopra il diplomatico fascista è stato allontanato visto la sua presenza come leader di un gruppo musicale di chiara matrice destronzo-xenofoba che oltre a non azzeccarci nulla con la vita umana non centra niente con un incarico di un rappresentante di una repubblica nata dalla lotta e dalla Resistenza antifascista.
L'articolo è preso dal sito antifa.org e riporta cronaca e commenti del fatto,ed ora che Vattani rientra in Italia e che è stato difeso solo dal padre altro coglione conclamato e i soliti Alemanno,Iannone e Storace,retaggio di un pensiero retrogrado e ignorante,verrà ricacciato nelle fogne assieme a  quelli che come lui meritano di stare.

Richiamo definitivo per Vattani console "fascio-rock" a Osaka ·
 
La Farnesina fa tornare in Italia il diplomatico, protagonista di esibizioni musicali inneggianti al fascismo e alla Repubblica di Salò. La precisazione dopo la diffusione di voci su una sua "assoluzione" da parte della commissione disciplinare.

di MARCO PASQUA

ROMA - Mario Vattani non è più il console italiano a Osaka. Il diplomatico è stato richiamato ufficialmente e definitivamente in Italia e dovrà tornare in Giappone per il solo disbrigo delle formalità di rientro. Il ministro degli Esteri, Giulio Terzi di Sant'Agata, ha quindi dato seguito alle sue parole di condanna, pronunciate alla fine di gennaio: "L'apologia del fascismo non è compatibile con il ruolo di servizio allo Stato" né con "la tradizione della diplomazia italiana", aveva detto. Un commento che sembrava non lasciare alcuna via di scampo al console fascio-rock, rappresentante dallo scorso mese di luglio della Repubblica Italiana a Osaka e nostalgico cantore della Repubblica di Salò sui palchi di CasaPound. Oltre al richiamo, Vattani dovrà anche attendere altri 60 giorni la conclusione del procedimento avviato dalla Commissione di disciplina 1 della Farnesina. Un provvedimento che deve aver spiazzato "Katanga", questo il nome d'arte del leader della band dei "Sotto fascia semplice", visto che nella sua memoria difensiva, il diplomatico ha criticato la decisione del ministero di volerlo giudicare per vicende da lui ritenute estranee alla sua attività professionale. In quel documento, Vattani, che per tre anni è stato anche consigliere diplomatico del sindaco Gianni Alemanno, ha rivendicato con orgoglio quello che lui
definiva "un eccellente stato di servizio".

VIDEO Vattani sul palco 2

Classe 1966, figlio del più potente Umberto Vattani (ex segretario generale della Farnesina e per anni presidente dell'ICE) è entrato nella carriera diplomatica nel 1991. E già in quegli anni si era fatto notare nella capitale come leader della musica identitaria, che animava gli incontri della destra più estrema: "Musica per camerati", la chiamava nelle interviste in cui non compariva mai il suo nome reale. Voce degli "Intolleranza" prima, fondatore nel 1996 dei "Sotto fascia semplice", non aveva mai cantato live: questo fino a quando qualcuno non ha caricato su Youtube una delle sue prime uscite pubbliche, presso "La tana delle tigri", un raduno organizzato da CasaPound nei pressi dello stadio Olimpico. Nel video dello scandalo, divideva il palco con Gianluca Iannone, voce degli Zeta Zero Alfa, e veniva osannato da un pubblico che tendeva le braccia per i saluti romani. In quel periodo, Vattani era impegnato nelle missioni estere con il sindaco Alemanno, da Auschwitz ad Hiroshima (un incarico retribuito con oltre 228 mila euro lordi annui). I testi delle sue canzoni circolano nei forum neofascisti, ancora di più dopo il deferimento alla commissione disciplinare, che non ha potuto fare a meno di analizzare il pensiero del cantore neofascista. "Una repubblica fondata sui valori degli epuratori - recita ad esempio la canzone "Repubblica" - Da chi senza tante storie e con l'aiuto degli stranieri ha fatto fuori quegli ultimi italiani che fino alla fine hanno combattuto per un'altra repubblica". L'altra Repubblica, in contrapposizione a quella italiana (che sarebbe "fondata sui valori della resistenza, sui valori della violenza, sui valori del tradimento e dell'arroganza") è quella della Repubblica sociale, e rappresenta, per Vattani, "quella che ognuno di noi può incarnare attraverso la sua attività quotidiana, e non parlo solo di militanza". I pestaggi che lo avrebbero visto per protagonista diventano un elemento di vanto, nelle canzoni dei "Sotto fascia semplice". Nel brano "Ancora in piedi" racconta di quando, dopo essere stato malmenato nella facoltà di Scienze Politiche, a Roma, si è vendicato dei suoi aggressori: "Siamo tornati col Matto e con Sergio, siamo passati dalla porta di dietro. Vicino ai cessi dalla parte dell'aula quarta c'era il bastardo che mi aveva aggredito. L'abbiamo messo per terra e cercava di scappare, ma è rimasto appeso a una maniglia. Gli ho dato tanti di quei calci, ed era tanta la rabbia, che mi sono quasi storto una caviglia".

La reazione del mondo politico era stata immediata, con Roberto Morassut che aveva presentato un'interrogazione parlamentare al ministro Terzi, spalleggiato da Paolo Corsini (Pd) e Giuseppe Giulietti, Gruppo misto e portavoce di articolo 21, insieme ai rappresentanti dell'Anpi nazionale, di Roma e del Lazio. Ma anche Cgil, Cisl e Uil si erano appellate al ministro Terzi, sollecitandolo a prendere provvedimenti. Poche le persone disposte a difendere Vattani, oltre al padre ("Non ho niente da dire, mio figlio è grande abbastanza e sta facendo benissimo il suo lavoro. Non c'è niente contro di lui, si sta difendendo e si difenderà", aveva detto Umberto). Tra queste, Francesco Storace, leader della Destra, che aveva cercato di minimizzare l'accaduto: "Questa storia della punizione da infliggere al console per il gravissimo reato di musica alternativa è quanto di più ridicolo si possa sentire. Finitela, censori immondi, lasciate in pace l'arte, viva il nostro canto libero". Naturalmente anche Iannone era sceso in campo in difesa del sodale: "Quello che sta succedendo a Vattani è una vergogna. Vi sembra giusto che debba pagare nella sua carriera diplomatica per aver solo esercitato la sua libertà di espressione e di ispirazione?". Una libertà di espressione che, come dimostra il provvedimento adottato dal ministero degli Esteri, si è rivelata essere in contrasto con il giuramento sulla Costituzione da parte del console, rappresentante all'estero di una Repubblica fondata - nelle parole della sua band - "sulla lotta armata fatta da banditi e disertori, dinamitardi e bombaroli".

(22 febbraio 2012)

sabato 25 febbraio 2012

MANGANELLI D'ORO

E chi l'avrebbe mai pensato che tra gli stipendi pagati di nostra tasca ai manager pubblici il più elevato fosse quello del capo della polizia Antonio Manganelli?
Sinceramente non credevo che avesse una simile paga,soprattutto per tutto quello che nella sua vita mai pagherà(affitti,ristoranti,auto,benzina fino al suo funerale),e chissà se tutti gli sbirri che ha sotto le sue grinfie(diciamo quelli"operai"che guadagnano il sufficiente per sopravvivere)stia bene questa cifra a mio modo parecchio spropositata,così come a me già appare enorme il tetto che Monti ha deciso che un manager pubblico non possa superare,ovvero quello del primo presidente della Corte di Cassazione(294.000Euro).
Con questa enormità di denaro si potrebbero pagare dei bei stipendi per decine di persone invece che darli in mano ad un capo di assassini,torturatori e delinquenti in divisa(almeno la stragrande maggioranza)pronto a sentenziare su cose che nemmeno ci arriverebbe a capire vivendo duecento anni.
Oltre a lui ci sono la sorella di Alemanno(per la serie amicopoli-parentopoli del podestà romano),il direttore di Equitalia,il capo carceriere e quello ragioniere,con un monte stipendi che tocca svariati milioni di Euro.
Articolo preso dal"Corriere della sera on-line".

AL CAPO DELLA POLIZIA 621MILA EURO lordi, il ragioniere generale dello stato 562MILA

Ecco gli stipendi dei manager pubblici
Manganelli, Canzio e Ionta i più pagati
I redditi consegnati dal ministro della Pa, Patroni Griffi, alle commissioni Lavoro e Affari Costituzionali della Camera

MILANO - Da un primo elenco che il ministro della Funzione pubblica Filippo Patroni Griffi ha reso noto alle commissioni congiunte Lavoro e Affari costituzionali della Camera sono una sessantina i manager pubblici con stipendi superiori ai 294 mila euro, il tetto imposto dal decreto Salva Italia. Al primo posto dell'elenco c'è il capo della Polizia, Antonio Manganelli, che ha guadagnato 621.253,75 euro. Dietro di lui il ragioniere generale dello Stato, Mario Canzio, con 562.331,86 euro e il capo dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, Franco Ionta con 543.954,42 euro. Mentre il Comandante generale Guardia di Finanza Nino di Paolo (in pensione) guadagna oltre 302.939,25 trattamento corrisposto fino al 19 agosto 2011. A seguire il direttore generale del Corpo Forestale Cesare Patrone dichiara un reddito di oltre 362mila euro.
IL "TETTO" DELLA CASSAZIONE- È di 364.196 euro lo stipendio del capo Dipartimento della Protezione civile Franco Gabrielli. Lo comunica la presidenza del Consiglio, che segnala che «tra il personale dei ruoli con incarico di struttura» di Palazzo Chigi «nessun dipendente supera il tetto del primo presidente della Corte di Cassazione». Dunque, il taglio previsto dal decreto all'esame del Parlamento, per portare gli stipendi al di sotto di 294 mila euro, si applicherà eventualmente soltanto al capo della Protezione civile. Mentre il segretario generale del Ministero Affari esteri Giampiero Massolo porta a casa oltre 412mila euro. Nel Ministero della Giustizia il Capo dipartimento minorile Bruno Brattoli guadagna oltre 293mila euro. Invece nel dicastero di via XX settembre il Capo di gabinetto dell'Economia Vincenzo Fortunato prende una retribuzione pari 536.906,98 euro. Mentre il ragioniere generale dello Stato Mario Canzio 562.331,86. Nei Monopoli di Stato il direttore Raffaele Ferrara 481mila euro. Il Direttore Agenzia delle Entrate Attilio Befera 304mila euro, mentre la sorella dell'attuale sindaco di Roma, Gabriella Alemanno e direttore generale Agenzia del Territorio, percepisce un reddito di oltre 307mila euro.
LE AUTHORITY - Il presidente dell'Antitrust Giovanni Pitruzzella (in carica però dal 1 dicembre) guadagnerebbe teoricamente uno stipendio annuale di 475mila euro, mentre tutti i componenti dell'authority - come peraltro quelli dell'Agcom - si sono auto-ridotti lo stipendio alla soglia prevista dal decreto Monti, uguale al compenso ricevuto dal primo presidente di Corte di Cassazione. La quasi totalità ha chiesto infatti in via cautelativa e salvo conguaglio la riduzione dei compensi in misura pari a 294mila euro. Nelle autorità Energia e Gas il presidente Pier Paolo Bortoni dichiara 475mila euro. Mentre il presidente della Consob Vegas percepisce un reddito di 387mila euro.
Monica Guerzoni23 febbraio 2012 (modifica il 25 febbraio 2012)

venerdì 24 febbraio 2012

IL MAESTRO DELLE TORTURE

Si credeva che il Professor(o dottore)De Tormentis fosse una figura immaginaria e leggendaria creata e odiata dai brigatisti negli anni di piombo ed amata dagli sbirri,ma ora dopo trent'anni ecco che questo cattivone cui si riferì pure il vicequestore napoletano Improta(il capo degli investigatori deputato dal Viminale per indagare sulle Brigate Rosse ai tempi)è stato smascherato e altri non sia che Nicola Ciocia,ormai un anzianotto nostalgico del ventennio fascista che aspetta la morte.
A cavallo tra gli anni settanta e ottanta fu l'esecutore materiale di torture inflitte a presunti brigatisti e nappisti che a loro volta denunciarono a decine questi strumenti inammissibili per legge e per decenza e rispetto umano(ma che tutt'ora sono utilizzati ancora da noi e in Euskal Herria tanto per non andare al di fuori dell'Europa)e che videro tali querele stracciate o inascoltate.
Strumenti di"persuasione"come il wateboarding,bruciature,scosse elettriche e appendimenti per soffocare il torturato erano prassi quotidiana negli interrogatori che Ciocia presiedieva,e se naturalmente non era l'unico a farlo tuttavia restava il gran cerimoniere più sadico e un maestro per gli altri sbirri.
Forse mosso da un latente rimorso un suo ex collega ha spifferato il tutto in un'intervista per un libro e l'articolo preso da Infoaut e anche questo link che contiene un servizio della trasmissione"Chi l'ha visto?"(http://www.ilpost.it/2012/02/10/tortura-de-tormentis/ )parlano di questa storia d'ordinaria follia che è saltata fuori(almeno quello)a distanza di decenni:non credo che certi reati cadano in prescrizione ma conscio della giustizia italiana che di questi casi se ne sbatte altamente i coglioni auguro solo una morte lenta e dolorosa a tutti i personaggi come Nocola Ciocia e a tutti quelli che gli hanno permesso di compiere certi atti.

Il dottor De Tormentis.

Oggi l'ex ispettore vive al Vomero, tra un busto di Mussolini e pile di libri. Ma tra il '78 e l''82 avrebbe usato tecniche come il waterboarding per far confessare gli indiziati durante gli anni di piombo. Un ex funzionario di polizia accusa Nicola Ciocia: era lui il torturatore dei brigatisti
Che Nicola Ciocia non sia stato un ispettore qualsiasi è abbastanza chiaro, altrimenti il Viminale non l'avrebbe inserito, tra il 1978 e il 1982, dopo il sequestro Moro, nelle squadre speciali addette agli interrogatori che dovevano schiacciare e azzerare le Br. Forse un missionario, nel senso di un uomo con una missione da compiere. E oggi un suo collega, «Rino» Genova, lo accusa di avere avuto la caparbietà di portarla a termine ad ogni costo.
Nome in codice dottor De Tormentis, sarebbe stato lui, tra gli altri, a essere scelto dal vice questore Umberto Improta per far confessare gli arrestati, e lui avrebbe poi impiegato metodi non ortodossi come il waterboarding. Una tecnica terribile, usata anche in guerra, e ai giorni nostri in Iraq o Afghanistan in spregio alle convenzioni delle Nazioni Unite, che consiste nel legare le mani dietro la schiena della vittime, alzargli le gambe sopra la testa e fagli ingurgitare acqua e sale in modo da togliere il respiro, provocando la sensazione dell'annegamento. Così nel '78 è stato torturato il brigatista Enrico Triaca, poi condannato a due anni per calunnia per aver denunciato le torture. Solo «grazie» alla stessa tecnica avrebbe in parte parlato Ennio Di Rocco. Il quale, catturato contemporaneamente a Stefano Petrella, venne trovato in possesso delle chiavi di appartamenti-rifugio delle Br, e sottoposto a continua violenza per fargli confessare gli indirizzi dove si trovavano molti suoi compagni, tra cui Giovanni Senzani. Una "soffiata" sotto costrizione che gli costò poi la vita, ucciso in carcere durante una partita di pallone.
Ad accusare Ciocia è appunto Salvatore Genova, ex funzionario dell'Ucidigos ligure. Le sue dichiarazioni sono contenute anche nel libro Colpo al cuore di Nicola Rao, ma è stato il giornalista Fulvio Bufi del Corriere del Mezzogiorno a dare un nome e un volto al «Dottor De Tormentis». Eppure credere che questo sia un ufficiale isolato sarebbe da ingenui. In quegli anni la tortura nelle celle della polizia politica era prassi comune, e le squadre speciali che giravano per l'Italia non ne facevano nemmeno un segreto. Lo stesso Genova ha accusato altri colleghi, i cui nomi però sono ancora tenuti sotto silenzio. Ma i trattamenti disumani e feroci sono stati denunciati negli anni anche da tantissimi brigatisti, solo che nessuno gli ha mai dato retta.
Hanno parlato gli ex Br e non solo del waterboarding, ma anche della tecnica usata ad Abu Ghraib di tenere per ore i prigionieri appesi per le braccia, oppure quella di provocare bruciature su tutto il corpo compresi gli organi genitali. L'annientamento psicologico, che per le donne comprendeva anche lo stupro, era sistematico e perpetrato senza scrupoli. Ora forse si potranno iniziare a scrivere i diversi nomi dei torturatori sugli omissis protetti e consentiti dallo Stato.
Alberto Buonoconto, uno dei primi nappisti catturati, era uscito talmente sfigurato da un interrogatorio che, sebbene avesse rifiutato qualsiasi denuncia proprio perché non credeva nella giustizia dello stato, l'allora giudice Lucio Di Pietro stabilì di procedere d'ufficio. Nemmeno a dirlo, il perito inviato dal tribunale stabilì che Buonoconto era stato vittima di violenza, ma ormai non può raccontare più nulla perché si è suicidato a casa dei genitori appena uscito di prigione.
Ora viene fuori il nome di Ciocia, ormai un uomo anziano con l'apparecchio acustico di 73 anni che vive rinchiuso nella sua bella casa napoletana del Vomero, tra un busto di Mussolini e montagne di libri di diritto. Dal 1984, infatti, ha lasciato la polizia per dedicarsi all'avvocatura, rifiutando il trasferimento da Napoli. Convinto fascista, è stato commissario della Fiamma tricolore, e attivo almeno fino al 2003. Lui ora nega ogni addebito, ma nel libro di Rao si era dilungato in descrizioni crudissime; ammette solo di avere schiaffeggiato una volta un nappista, che tra l'altro smentisce l'episodio. In molti, avvocati e magistrati dell'epoca - tra questi Libero Mancuso, candidato lo scorso anno alle comunali di Napoli per Sel -, lo difendono descrivendolo come una «persona correttissima». Ma si sa, quella è stata una pagina nera della storia italiana, con un'infinità di sfumature. In realtà che le torture ci fossero, nei sotterranei delle caserme, lo sapevano tutti; avvocati e giudici che arrivavano in aula con l'imputato "già confessato".
Lo stesso Genova fu accusato di aver torturato i fiancheggiatori delle Br per ottenere le informazioni sul nascondiglio di Dozier. Ma perché ora dovrebbe accusare proprio Ciocia (e non solo) e dopo più di trent'anni, quando quei reati non sono nemmeno perseguibili in quanto ormai prescritti? Di regola non si dovrebbe mai terminare un articolo con un punto di domanda, ma purtroppo su questa faccenda sono ancora tanti i silenzi e le responsabilità da accertare.
Francesca Pilla per Il Manifesto

Per ulteriori e più curati approfondimenti, due i link indispensabili per orientarsi e comprendere la questione che il caso De Tormentis ha fatto emergere:

giovedì 23 febbraio 2012

CASELLI PRO O CONTRO LA MAFIA?

Il procuratore capo di Torino Gian Carlo Caselli,già Torquemada del panorama rivoluzionario di sinistra negli anni settanta e ottanta ed ora impegnato in prima linea contro il popolo No Tav,proprio per le ultimissime affermazioni su questa fiera gente,paragonata a criminali pericolosi organizzati per uccidere,ha avuto vita non facile negli ultimi periodi in qualità di questuante di promozioni al suo ultimo libro.
Infatti a Lugano,Torino,Milano e Genova tale pubblicità personale è stata contestata oppure cancellata per motivi di"ordine pubblico"in quanto Caselli associa il diritto democratico di protestare della gente con un accanimento minaccioso alla sua persona degna di mafiosi pronti a rivalersi per certi suoi successi dei tempi palermitani.
Il Caselli antimafia che di cose carine ne fece ma senza intaccare i veri vertici politici romani,confonde la piovra con gli interessi palesemente intrecciati da legami malavitosi che l'affaire Tav sta portando nelle tasche di personaggi legati pressochè a tutte le associazioni criminali italiane.
Il primo articolo che mi è piaciuto molto sia per lo stile che per i contenuti è preso da Indymedia Lombardia mentre il successivo porta la firma di Senza Soste.

Il Caselli zittito stizzisce.
di Soggettività Indicibile
In una lunga intervista pubblicata sul Corsera http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_febbraio_21/caselli-..., un vecchio canuto isterico servo dello stato stizzisce sull’impossibilità di dare sfoggio commerciale al suo ultimo libro “Assalto alla Giustizia”. Stiamo parlando ovviamente di quel Caselli che dopo la contestazione di Lugano si è visto fanculizzare dal movimento anche a Torino e a Milano, dove la sua presentazione col compare di toga Spataro è stata annullata per “motivi di ordine pubblico”. Il problema è che il Caselli sta invecchiando ed essendo di pessimo taglio non migliora e anzi, inacidisce appestando l’aria. Per il Caselli in via di decomposizione, ammorbato dal delirio securitario e incurvato sui fasti della prima repubblica fondata sulla polizia, i notav sono un po’ come i familiari dei camorristi… ma “con i dovuti distinguo” . Secondo Caselli, Antonio, Tobia, Mara e gli/le altri/e sono professionisti della violenza, un po’ figli del berlusconismo e un po’ nipoti delle BR. Insomma un mare di minchiate che purtroppo non fanno ridere ma che ci fanno ben capire la portata repressiva in atto: chi la coordina e a quale senso di giustizia faccia riferimento, riguardandoci tutti/e. Caselli non tollera nemmeno di essere zittito in ambienti pubblici, durante manifestazioni pubbliche come è stato il caso dell’USI a Lugano. E il Giancarlo si cura bene di non citare il fatto di essere stato smerdato anche a livello “internazionale”! Non c’è pace per questo ligio servo dello stato: le minacce di morte sono dietro l’angolo, magari scritte sui muri… roba da fare accapponare i capelli (purtroppo già bianchi da almeno trent’anni)! A suo parere il pericolo di contestazione equivale a una minaccia per tutti i convenuti alle sue belle presentazioni… che eroe! Per garantire maggiori condizioni di sicurezza (non per se, ovviamente lui è un duro abituato ad avere a che fare con boss mafiosi e pericolosi terroristi…) il Caselli con lo Spataro presenteranno libri in un bunker, magari quello del maxiprocesso di Palermo, cosi con l’avanzare della demenza senile potrà giocare a far finta di essere Falcone o Dalla Chiesa, crogiolandosi nel ruolo autoproclamato di eroe dell’antimafia. Peccato che gli unici “eroi” dell’antimafia non portavano toghe, ma spesso zappe e forconi! Sì perché se ci si liberasse una volta per tutte anche di questa grande narrazione del potere, fatta di eroi caduti servendo lo stato, magari oggi non ci ritroveremmo con un coglione togato con manie da paladino fobico. La lotta Notav non ha niente a che vedere con la pantomima togachìaca della lotta dello stato contro la mafia. La lotta Notav è Portella delle Ginestre, è Peppino Impastato, è Marzagaglia di Gioia del Colle, è Salvatore Barbagallo e tutti gli/le altri/e! Lo lotta contro le mafie è la lotta contro lo Stato! Una lista di morte lunga e persa nella storia, ma che se avessimo avuto il coraggio di scorrere, dal basso e a sinistra, forse avremmo evitato di coltivare in grembo (quello della “sinistra” parlamentare dal PCI in poi) un mostro securitario e delirante come Caselli. La lotta NoTav è come la storia, la lotta NoTav siamo noi!
Caselli sei un servo dello stato. Caselli sei un servo delle mafie. Caselli sei uno servo dei servi!
La Val Susa paura non ne ha!
La democrazia secondo il procuratore Caselli.
Apprendiamo dalle agenzie di stampa che il procuratore Caselli ha definito, dietro il paravento del "sembra", non democratico il fatto che gli si dia del boia contestandolo. Come capita nei media, il procuratore dovrebbe saperlo, il "sembra" nei titoli è scomparso. Ma conta l'effetto: chi gli dà del boia appare, nel Caselli pensiero, non democratico.
Il procuratore, nelle sue affermazioni, è confortato dal consenso della totalità dei media mainstream italiani. Tutta questa totalità ha molto poco di democratico ma a questo Caselli sembra non badare.
Come sembra non badare ad un dettaglio. Se la magistratura mettesse davvero gli occhi sul complesso dell'operazione Tav molto difficilmente, ad esser buoni, potrebbe partire l'inutile mostro tecnologico così come appetito da cooperative di area PD e grandi imprese. Nel perseguire i manifestanti, senza concentrarsi sulla Tav, la magistratura torinese non fa quindi una scelta puramente giuridica ma una politica e di tutela di precisi interessi. A prescindere dalle indicazioni dell'ordinamento. Tutto molto democratico vero Mr. Caselli?
Come era democratico l'ordinamento che Caselli difendeva alla fine degli anni settanta. Quello che prevedeva "la pena aumentata della metà" in automatico non appena si gridasse alla finalità di terrorismo rispetto al reato commesso. Oppure la sospensione di ogni diritto civile nelle carceri (il famigerato articolo 90 della riforma penintenziaria che aboliva gli altri 89 in caso di necessità cioè sempre).
Si potrebbe continuare a lungo sul concetto di democrazia difeso da Caselli, sul bel mondo che ci ha regalato questo tipo di difesa.
Ma fermiamoci a questa concezione di Caselli. Dargli del boia non gli "sembra democratico", bontà sua. Resta un problema, forse non contemplato da tanto fior di galantuomo. E se uno lo pensa, crede spontaneamente che Caselli sia un boia? Cosa deve fare? Dirlo con il linguaggio dei gesti come per i tg dove c'è anche l'edizione per i diversamente abili?
Semplimente, come capita da quando esiste la politica, se uno lo pensa lo dice o lo scrive.
Anche un uomo delle istituzioni lo potrebbe capire. Ma quando ci sono da tutelare interessi veri, per quanto inutili e dannosi, qualche forzatura è nel conto. Vero Mr. Caselli?
Difenda pure la sua democrazia fatta di gare d'appalto, profitti gonfiati, project financing e di laghi di cemento su territori verdi. Se le piace tanto e magari la difenda convintamente, dica al mondo che appalto è bello senza pararsi dietro le procedure giuridiche. Però ci risparmi di dire agli altri cosa è democratico o no. La Valsusa è un territorio compatto che non vuole la Tav. Cercare di giocare con qualche battuta per dare dell'antidemocratico a chi si è visto sottrarre ogni norma elementare di democrazia non è credibile. Fa ridere, se questo lo consola.

(red)21 febbraio 2012

la fonte
TAV: CASELLI, 'BOIA' SUI MURI NON E' DEMOCRATICO

21:47 21 FEB 2012

(AGI) - Genova, 21 feb - "Se uno protesta, e si limita a protestare, fa quello che la democrazia gli consente e quindi, per carita', non c'e' assolutamente nulla da dire. Altra cosa e' scrivere sui muri, come credo sia accaduto anche qui a Genova, che Caselli, o chiunque altro fa il proprio dovere, e' un torturatore, un boia. Questo non e' proprio simpatico e non mi pare granche' democratico". Cosi' il procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli - oggi a Genova per presentare il suo libro 'Assalto alla giustizia' - ha commentato la contestazione nei suoi confronti messa in atto da alcune decine di No Tav. "Ieri - ha aggiunto il magistrato - abbiamo annullato l'iniziativa a Milano perche' si svolgeva in una situazione che esponeva la gente per bene ad una circolazione non di idee ma di qualcos'altro. Oggi la situazione logistica e' diversa e ha consentito la presentazione del libro". In merito alla richiesta dei No Tav di scarcerare Gabriele Filippi, il giovane genovese in carcere per gli scontri con la polizia avvenuti la scorsa estate in Val di Susa, Caselli ha concluso affermando che "il Pm e' il primo anello di una sequestra che poi prevede il Gip. Ora ci sono tre ordinanze dei Tribunale della Liberta'. In uno stato di diritto - ha concluso il magistrato - si tenga conto anche di questo". (AGI) ge2