lunedì 10 aprile 2017

RIPASSO SULLE PRIVATIZZAZIONI ITALIANE

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Questo proposto oggi è un ripassino sulle privatizzazioni dei beni pubblici dello Stato che in questi ultimi anni hanno raggiunto il top dell'efficienza disgregativa e dispersiva di risorse e di servizi ma che l'indomani del trattato di Maastricht nel 1992 su importanti,basilari regole future in materia politica ed economica in Europa.
Si analizzano cifre e retroscena di incontri tra politici,banche e imprenditori,i nomi sono conosciuti e nell'arco degli ultimi venticinque anni i vari scenari politici susseguitesi si sono sempre messi d'accordo per smantellare il patrimonio pubblico italiano.
L'articolo preso da Contropiano(le-privatizzazioni-distrutto )parla di un deficit pubblico sempre in aumento incontrollato in barba a quello che doveva essere il principale modo di ridurlo,devastazioni di posti di lavoro e conseguente abbassamento degli stipendi,servizi esternalizzati o privatizzati sempre più scadenti e sempre più costosi,progressivo aumento dei compensi di multinazionali a scapito di medie e piccole imprese,sempre maggiori guadagni concentrati nelle mani di sempre più poche persone.

Come le privatizzazioni hanno distrutto lo Stato.

Se ne parlerà a Roma, giovedi 30 marzo. Il 7 febbraio 1992 a Maastricht fu firmato il Trattato che fissava le regole politiche e i parametri economici e sociali necessari per l'ingresso dei vari Stati nell’ Unione e nell’istituenda moneta unica.
Poco dopo in Italia, il  2 giugno 1992,   si teneva una riunione a bordo del «Britannia», lo yacht della corona inglese, appositamente ancorato presso le nostre coste e con a bordo nomi illustri del mondo finanziario inglese: dai rappresentanti della BZW, la ditta di brockeraggio della Barclay's, a quelli della Baring & Co. e della S.G. Warburg. A fare gli onori di casa era la regina Elisabetta II d'Inghilterra.
Erano venuti per ricevere rappresentanti dell'ENI, dell'AGIP, Mario Draghi del ministero del Tesoro, Riccardo Gallo dell'IRI, Giovanni Bazoli dell'Ambroveneto, Antonio Pedone della Crediop, alti funzionari della Banca Commerciale e delle Generali, ed altri della Società Autostrade.
Si trattava di discutere i preparativi per mettere sul mercato finanziario internazionale il patrimonio industriale e bancario pubblico del nostro paese. Draghi avrebbe detto agli ospiti inglesi: "Stiamo per passare dalle parole ai fatti".  E così avvenne poco dopo con il Protocollo del 31 luglio 1992 tra il governo Amato e Confindustria, Cgil, Cisl e Uil con il titolo “politica dei redditi, lotta all'inflazione e costo del lavoro” con cui si affermava la necessità che le predette organizzazioni sindacali – in cambio della loro sovvenzionata istituzionalizzazione nei processi di gestione sociale – condividessero lo sforzo del governo per  “una immediata azione di freno dell'inflazione e una significativa riduzione del disavanzo statale” (e cioè spostamento del reddito  dai salari ai profitti e privatizzazioni) per “riconvergere verso i parametri del trattato di Maastricht”. Da quel momento la svalorizzazione del lavoro con cooptazione della sua rappresentanza, e la privatizzazione di imprese e banche e servizi pubblici, sono state le due inseparabili facce della stessa medaglia appesa sul petto dell’Italia nella costruzione dell’Europa di Maastricht.
Ed infatti  il processo di privatizzazione di imprese e banche di proprietà pubblica, avviato in Italia con il primo governo Prodi in vista dell’ingresso nell’Euro, è diventato un caso di studio a livello internazionale per la dimensione delle vendite, nel mondo inferiori solo a quelle del Giappone e del Regno Unito. Ed invece nel corso degli anni 2000 se ha subito un rallentamento (con i vari governi Berlusconi) la quantità di imprese e banche portate dal pubblico al privato, è stato portato il privato nel pubblico con forme crescenti di esternalizzazione nell’erogazione dei servizi e nella gestione del welfare. E ciò irresistibilmente ha viaggiato a prescindere dallo schieramento politico al governo sino a giungere agli esiti più estremi con i cd “Decreti Madia”, tutt’ora ampiamente nell’agenda politica a breve del paese nonostante la recente parziale bocciatura costituzionale.
E dentro questo c’è stato un ventennio di legislazione e contrattazione tesa a costruire un pubblico impiego idoneo a questa ristrutturazione: sempre meno numeroso, sempre meno retribuito e sempre meno sottoposto a processi di riqualificazione delle competenze e delle mansioni, ed invece sempre più deriso e servilizzato, ricattabile, anziano, isolato. E tutto ciò ha portato alla liquidazione del patrimonio pubblico del paese non solo senza alcun beneficio di bilancio (essendo il debito pubblico assai cresciuto da allora) ma con aumento delle tariffe e del costo dei servizi e  contestuale riduzione della loro qualità, distruzione di posti di lavoro ed abbassamento degli stipendi dei lavoratori e dei fatturati delle medie e piccole imprese, incremento della corruzione e della diffusione delle mafie, progressiva distruzione della capacità produttiva italiana e concentrazione del capitale in poche ricchissime mani, sempre più quelle di multinazionali. 
Il Forum Diritti Lavoro, con Usb, ritiene che venticinque anni dopo sia venuto il momento di un bilancio, e di un rilancio. E vi invita a partecipare al convegno i cui atti diverranno la base per l’uscita del secondo numero della rivista “I Quaderni  del Forum Diritti Lavoro” .
L'appuntamento è a Roma giovedi 30 marzo, ore 15,30 Centro Congressi Cavour, Via Cavour 50/A  Roma. Interverranno Paolo Maddalena, Arturo Salerni, Carlo Guglielmi, Giorgio Cremaschi, Rita Martufi, Luigi Romagnoli, Lorenzo Giustolisi, Pierpaolo Leonardi, Paola Palmieri, Franco Russo.

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