giovedì 20 aprile 2017

LA SCELTA COERENTE DEL PD

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Già negli ultimi anni c'era stato un distaccamento tra il Pd e tutto quello che racchiude il popolo del 25 aprile che non necessariamente è solo Anpi,comunisti e antifascisti,e quest'anno questa divisione è stata netta e dettata da alcuni dei quadri del partito.
Ed è caduta nel tranello la Brigata ebraica che quest'anno non parteciperà alle manifestazioni indette per l'appunto dall'Anpi perché presenti anche le associazioni palestinesi,mentre da circa quarant'anni,magari con screzi e non mano nella mano si è sfilati assieme in questa data.
Poco male per un partito che ha messo la persona ed alcune delle sue libertà a rischio,che sta calpestando diritti basilari come quelli in campo lavorativo,sanitario ed educativo:va da se che questa autoesclusione(l'Anpi non ha vietato agli ebrei e al Pd di partecipare e ci mancherebbe)è un naturale stadio evolutivo(lo chiamerei involutivo)di un gruppo che sta facendo politiche peggio della peggior destra avvicendatasi ai governi degli ultimi anni,molto peggio dei governi del pentapartito e della dc.
Ma l'Anpi paga certamente il suo voto contro le modifiche costituzionali al referendum,sperando che il diktat non venga seguito da tutti gli esponenti politici,i simpatizzanti e gli elettori Pd:questo ed altro nei due contributi di Contropiano(politica-news )e Left(/left.it/ ).

25 aprile. A Roma il Pd si sfila di nuovo. Con lui gli ultrà della comunità ebraica.

Le manifestazioni del 25 aprile, in particolare a Roma e Milano, tornano ad essere motivo di scontro politico. In un certo senso è uno scontro doveroso e motivato, anche se da troppo tempo è scomparso, almeno nelle manifestazioni ufficiali, ogni richiamo all’attualità dell’antifascismo a fronte di un rafforzamento dello squadrismo e della cultura neofascista nel paese.
I fatti come noto ruotano intorno alla difficile – poi diventata impossibile – convivenza nelle manifestazioni del 25 aprile delle bandiere palestinesi insieme a quelle israeliane. Entrambe, negli anni passati – fin dagli anni Settanta – erano sempre state nei cortei, magari guardandosi in cagnesco e tenendosi a distanza, ma senza scontri diretti. Nessuno, tra l’altro, ha mai contestato la presenza della Brigata Ebraica nel corteo che celebra la Resistenza e la Liberazione del paese dal nazifascismo, in quanto è una associazione combattentistica come le altre che a questa hanno dato un contributo. Nelle manifestazioni del 25 aprile da sempre partecipano delegazioni di organizzazioni impegnate nella resistenza dei popoli e la difesa dei propri diritti, dai curdi ai circoli di latinoamericani. Insomma è sempre stata una giornata che ha connesso antifascismo e internazionalismo senza problemi, anzi.
Lo scontro è aumentato una quindicina di anni fa con la Seconda Intifada. L’involuzione reazionaria e identitaria di una parte della comunità ebraica, ha visto aumentare i tentativi di delegittimare la presenza dei palestinesi fino ad arrivare a intimidazioni o aggressioni a esponenti palestinesi alla partenza del corteo del 25 aprile. Quindi dopo anni di “bassa intensità”, le comunità palestinesi e le associazioni di solidarietà decidono di organizzare e tutelare il diritto dei palestinesi e della loro Resistenza a stare a pieno titolo nei cortei del 25 aprile.
Ad alzare la tensione negli ultimi sette/otto anni, è la decisione di utilizzare lo schermo della Brigata Ebraica per portare in piazza le bandiere dello Stato di Israele, che è cosa ben diversa. Per quanti sforzi facciano le autorità di Tel Aviv e le ambasciate, la bandiera israeliana viene percepita come un simbolo di oppressione e non di liberazione. E così sarà fine a quando durerà l’oppressione coloniale contro il popolo palestinese. Difficile guardare con simpatia alla bandiera di uno Stato colonialista e militarista.
Le dinamiche si sono poi differenziate tra Roma a Milano. Nella Capitale l’Anpi è attraversata da un ampio dibattito e confronto derivato dalla nascita di molti circoli giovanili associati. Da alcuni anni l’Anpi di Roma ha scelto la connessione sentimentale con il proprio popolo piuttosto che l’obbedienza ai quartieri generali del Pd o ai diktat di una parte della comunità ebraica. A Milano l’Anpi è blindata da un PD che nella “capitale economica” trova l’humus sociale e culturale adatto per le sue involuzioni moderate (su alcuni aspetti) e oltranziste (su altri). Un Pd che vorrebbe un 25 aprile ripulito da ogni contenuto politico antifascista ma più che tollerante con i fascisti che organizzano manifestazioni provocatorie nel giorno della Resistenza. Spietato contro i palestinesi, complice con le malefatte del governo israeliano.
"Purtroppo ancora una volta a Roma il corteo dell'Anpi è diventato elemento di divisione quando dovrebbe essere invece l'occasione di unire la città intorno ai valori della resistenza e dell'antifascismo. Per questo, come già l'anno passato, non parteciperemo" ha annunciato il commissario del Pd di Roma, Matteo Orfini. Al corteo non parteciperà neanche la Comunità ebraica di Roma (rappresentativa però di una minoranza della comunità, ndr). Ci sarà invece la componente progressista della comunità ebraica, quella che negli anni non ha mai avuto problemi a confrontarsi o sfilare in corteo insieme ai palestinesi.
Quella del Pd e quella degli ultrà sionisti saranno due assenze al corteo di Roma di cui pochi sentiranno la mancanza il 25 aprile, la giornata dedicata a chi resiste e lotta per la liberazione, anche oggi. L'appuntamento lunedi 25 aprile è alle ore 9.30 in piazza Caduti della Montagnola per un corteo che raggiungerà Porta San Paolo attraversando i quartieri popolari di Tormarancio, Garbatella, Ostiense.

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E' vero,questo Pd non c'entra nulla con l'Anpi.
di Giulio Cavalli
Ma davvero qualcuno pensava che il Partito Democratico, questo Partito Democratico di bulletti che ballano sulle loro stesse macerie, avrebbe perdonato all’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia il fatto di avere preso posizione nelle ultime vicende politiche italiane (referendum costituzionale in testa) piuttosto che dedicarsi agli unguenti e all’imbalsamatura?
Ma davvero serviva lo sbiadito Orfini per ricordarci che i punti fondativi dell’ANPI (Restituire al Paese una piena libertà e favorire un regime di democrazia per impedire in futuro il ritorno di qualsiasi forma di tirannia e assolutismo; valorizzare in campo nazionale e internazionale il contributo effettivo portato alla causa della libertà dall’azione dei partigiani; far valere e tutelare il diritto dei partigiani, acquisito, di partecipare in prima linea alla ricostruzione morale e materiale del Paese; promuovere la creazione di centri e organismi di produzione e di lavoro per contribuire a lenire la disoccupazione) non hanno nulla a che vedere con un partito che ha svenduto i diritti del lavoro (e dei lavoratori) in cambio di qualche lisciata di pelo (e qualche sacco di voti) dai capitalisti senza capitale?
Ma davvero si può pensare che questa truppa democratica abituata a credere che “parteggiare” sia sinonimo di “servire” possa sfilare al fianco di chi ha parteggiato perché sa da che parte stare piuttosto del “con chi”? Ma davvero si sarebbe potuto immaginare vedere sfilare a fianco dell’ANPI quegli stessi deputati che hanno sparato contro i partigiani durante la campagna referendaria dividendo i “partigiani veri” dai “partigiani falsi” per farsi notare dal capo mentre scodinzolavano?
Scriveva Italo Calvino: «D’accordo, farò come se aveste ragione voi, non rappresenterò i migliori partigiani, ma i peggiori possibili, metterò al centro del mio romanzo un reparto tutto composto di tipi un po’ storti. Ebbene: cosa cambia? Anche in chi si è gettato nella lotta senza un chiaro perché, ha agito un’elementare spinta di riscatto umano, una spinta che li ha resi centomila volte migliori di voi, che li ha fatti diventare forze storiche attive quali voi non potrete mai sognarvi di essere!»
Buon giovedì.

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