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lunedì 27 agosto 2018

LO STATO CHIEDE UN RISARCIMENTO A SE STESSO PER I FATTI DELLA DIAZ


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Uno Stato che indaga e accerta che dei suoi servitori sono risultati colpevoli senza dubbio alcuno e a loro viene richiesto un risarcimento,non so se definirlo corrotto fino all'osso per avere permesso che parte di quella gentaglia non solo abbia tenuto il proprio lavoro ma che abbia avuto promozione,oppure capace di lasciare una speranza visto che a distanza di anni si è arrivati(forse)alla parola fine di una vergognosa vicenda.
I fatti accaduti alla scuola Diaz nel G8 genovese del 2001(madn la-sentenza-sulla-macelleria-messicana )hanno fatto sì che l'organo dello Stato della Corte dei Conti della Liguria abbia chiesto a titolo di risarcimento per danno patrimoniale e d'immagine otto milioni di Euro a 27 funzionari dello Stato che negli anni come detto hanno continuato il loro sporco lavoro anche se condannati in maniera definitiva.
Il redazionale di Contropiano(scuola-diaz-lo-stato-chiede-il-risarcimento-a-poliziotti-che-non-ha-neanche-licenziato )parla della sentenza e di alcuni degli indagati raccontandone gli avanzamenti di carriera e le nefandezze compiute in quell'occasione,che Amnesty International definì come"la più grave dei diritti democratici in un paese occidentale dopo la seconda guerra mondiale".

Scuola Diaz. Lo Stato chiede il risarcimento a poliziotti che non ha neanche licenziato.

di  Redazione Contropiano 
Con singolare noncuranza i principali media e la politica tutta (compresi i sedicenti progressisti di Leu e frattaglie varie) hanno ignorato una notizia che ovunque sarebbe un vera e propria “bomba”. La prendiamo così come l’ha segnalata l’agenzia Ansa:

“
La procura della Corte dei Conti della Liguria chiede un risarcimento danni di oltre 8 milioni di euro (3 milioni di danni patrimoniali e 5 per danno d’immagine) a 27 appartenenti ed ex appartenenti alla polizia di stato, per i pestaggi avvenuti alla scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001. A essere citati dalla procura contabile sono i dirigenti e i funzionari dell’epoca, tra questi anche Francesco Gratteri, allora direttore del servizio centrale Operativo, il suo vice Gilberto Caldarozzi; il capo della Digos di Genova Spartaco Mortola oltre al comandante del primo reparto mobile di Roma, Vincenzo Canterini, il suo vice comandante e i capisquadra; oltre agli altri funzionari coinvolti nei fatti. Per la procura, devono risarcire un danno patrimoniale indiretto, ovvero i risarcimenti alle parti civili pagati dal Ministro, oltre alle spese legali per i processi, il tutto per oltre 3 milioni di euro. Nei prossimi mesi sarà fissata l’udienza davanti ai giudici contabili che dovranno decidere nel merito.

Sintetizziamo: un organo dello Stato (la Corte dei Conti) chiede un risarcimento a favore dello stesso Stato a funzionari di polizia che – condannati in via definitiva – sono certamente colpevoli dei reati loro imputati.

La cifra è ragguardevole, ma neanche tanto, a confronto dei danni provocati, ma facciamo finta che vada bene.

Ci si attenderebbe che ora quei funzionari siano da considerare ex, visto che la condanna definitiva – come per tutti i comuni mortali e sicuramente per i normali dipendenti pubblici che si macchiano, chessò, di far timbrare a qualcun altro il cartellino – avrebbe dovuto comportare il licenziamento. Tanto più questo minimo criterio di sicurezza e sanzione dovrebbe valere per ruoli dello Stato di grande delicatezza, che vanno a incidere sia sulla libertà/integrità fisica dei cittadini, sia per l’immagine/credibilità dello stesso Stato.

Sappiamo tutti che non è così. Tutti i condannati, cui giustamente ora la Corte dei Conti chiede di pagare i danni, sono stati non solo mantenuti nei ruoli o fatti rientrare dopo periodi di sospensione dal servizio, ma in quasi tutti i casi sono stati addirittura promossi ad incarichi di altissima responsabilità. Ben più alta di quella che avevano al tempo dei fatti di Genova.

Francesco Gratteri – il “più noto fra i condannati per il verbale fasullo” sulle molotov portate nella scuola Diaz da alcuni poliziotti – è uno di quelli che non è mai stato neanche sospeso. Fra il 2001 e il 2012 (data della sentenza definitiva) diventa prima capo dell’antiterrorismo, poi Questore di Bari e, con il grado di prefetto, coordinatore del Dac (Divisione Centrale Anticrimine). E’ “a un certo punto – spiega La Stampa –  il numero 3 della polizia italiana e porta avanti inchieste cruciali con successo”. Poco dopo il pronunciamento della Cassazione va in pensione. Sostanziosa, immaginiamo…

Gilberto Caldarozzi è diventato poi vicedirettore della Dia, la Direzione Investigativa Antimafia. Di fatto il leader operativo che ha il controllo delle inchieste più delicate. E’ tecnicamente un pregiudicato per falso: la Cassazione fissò una pena a 3 anni e 8 mesi poichè aveva firmato insieme a molti altri il verbale di perquisizione in cui si avallava il “ritrovamento” di due bottiglie incendiarie esibite la mattina successiva nel corso di una conferenza stampa. Al momento della condanna definitiva – 5 luglio 2012 – Caldarozzi era capo del servizio centrale operativo. Sospeso per l’interdizione dai pubblici uffici “era stato ingaggiato da Finmeccanica quando era presidente Gianni Di Gennaro, cioè il capo della Polizia nel periodo del G8”. Finmeccanica è una società controllata dello Stato, che dovrebbe spulciare con una certa scrupolosità I certificati penali dei suoi dipendenti; e a maggior ragione dei dirigenti….

Pietro Troiani (“per i giudici fece portare alla Diaz le false molotov”) “nel 2017 è diventato comandante del centro operativo della Polstrada a Roma“. La Stampa ricorda che “secondo le carte del caso Diaz, è l’uomo che nella notte del 22 luglio 2001 ordinò a un assistente di trasportare  nell’Istituto le bombe trovate il giorno prima in tutt’altra parte della città… Ha preso 3 anni”.

Spartaco Mortola è stato invece condannato ad un anno e due mesi. A seguito della condanna il prefetto aveva annunciato le sue dimissioni, respinte dal governo, ottenendo pieno sostegno sia da parte degli esponenti dell’allora maggioranza di centro destra sia da parte di quelli dell’opposizione di centro sinistra. Il 22 novembre 2011 il sostituto procuratore generale Francesco Iacoviello ha chiesto l’annullamento senza rinvio della sentenza di appello, richiesta accolta dalla corte di Cassazione che ha assolto Mortola e De Gennaro “perché i fatti non sussistono”

Vincenzo Canterini, comandante del reparto Mobile di Roma, uno dei responsabili dell’irruzione alla Diaz, condannato a 5 anni di reclusione (poi ridotti a 3 e 6 mesi dalla Cassazione per prescrizione di alcuni reati minori), ha poi scritto un libro su quanto avvenuto alla scuola Diaz di Genova, dopo il G8, in cui accusa gli alti vertici della Polizia di Stato, De Gennaro e Mortola, di aver cercato di depistare le indagini, scaricando tutte le colpe sui suoi uomini. «La Diaz fu una rappresaglia scientifica alla figuraccia mondiale per le prese in giro dei black bloc. Un tentativo, maldestro, di rifarsi un’immagine e una verginità giocando sporco, picchiando a freddo, sbattendo a Bolzaneto ospiti indesiderati assolutamente innocenti».
Ci fermiamo qui, inutile fare l’eleco completo, che gira da anni, del resto.

Quanto scritto basta e avanza per segnalare la contraddizione tra un potere dello Stato che chiede risarcimento a gente che ancora è stipendiata dallo Stato, e altri organi di quello stesso Stato che invece li tutela fino alla morte della ragione.

Ci deve essere un perché, e a noi sembra piuttosto chiaro…

sabato 10 marzo 2018

POSSIBILE RICORSO PER I MACELLAI DELLA DIAZ?


Risultati immagini per macelleria messicana
La paradossale notizia che la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali cui si sono rivolti i legali di tutta la sbirraglia condannati in appello e cassazione
per falso e calunnia per i fatti della scuola Diaz durante il G8 di Genova(madn la-sentenza-sulla-macelleria-messicana )che questi,assolti in primo grado,possano ricorrere e venire ascoltati nuovamente.
A parte che le condanne sono state minime e misere e che la galera non l'abbiano mai vista,l'Europa e Strasburgo danno(madn le-ennesime-condanne-di-strasburgo-per il reato di tortura )e poi forse toglieranno come detto nell'articolo proposto(popoffquotidiano cedu-sul-g8-ammissibile-il-ricorso )che parla sia degli ultimi sviluppi che delle nefandezze compiute,insabbiate fino ai vertici dello Stato e che hanno visto addirittura protagonisti in negativo promossi di grado e conseguentemente di stipendio.

Cedu sul G8, ammissibile il ricorso dei poliziotto condannati per la Diaz.

G8, ricorso di poliziotti della “macelleria messicana” alla Corte europea dei diritti umani considerato ammissibile. Zucca: «Non è detto che poi venga accolto»
di Ercole Olmi

Ammissibile, secondo la Cedu, il ricorso dei poliziotti condannati per la “macelleria messicana”, l’incredibile dose di abusi e violenze e omissioni che ebbe luogo al termine delle giornate del luglio 2001, al G8 di Genova. Quello che Amnesty definì la più grave sospensione dei diritti umani in Occidente dalla fine della seconda guerra mondiale.

A diciassette anni dai drammatici fatti della scuola Diaz durante il G8 di Genova del 2001 si potrebbe riaprire la vicenda giudiziaria che ha visto condannati in via definitiva numerosi poliziotti? La Corte europea dei diritti dell’uomo ha solo dichiarato ammissibile il ricorso presentato dai funzionari di polizia condannati. Se il ricorso venisse accolto si aprirebbe la strada alla revisione del processo anche se quello di oggi è solo il primo passo, come fa notare il sostituto procuratore di Genova Enrico Zucca secondo il quale «il fatto che la Corte europea abbia detto che il ricorso sia ammissibile non significa che verrà accolto». Cauta anche la reazione dell’avvocato Emanuele Tambuscio, difensore di alcune parti civili, secondo il quale si tratta solo di «un vaglio preliminare».

I poliziotti erano stati assolti in primo grado e sono poi stati condannati in appello e in Cassazione per falso e calunnia. I funzionari che hanno presentato ricorso alla Corte europea – Gilberto Caldarozzi, oggi vicedirettore della Dia, Fabio Ciccimarra, Carlo Di Sarro, Filippo Ferri, Salvatore Gava, Francesco Gratteri e Giovanni Luperi, entrambi in pensione, Massimo Mazzoni, Spartaco Mortola, e Nando Dominici sostengono che la corte di appello di Genova prima di «ribaltare» la sentenza di assoluzione del Tribunale, avrebbe dovuto risentire i testimoni già interrogati in primo grado. Non facendolo, è la tesi dei ricorrenti, avrebbe violato l’art. 6 della Convenzione europea per i diritti dell’uomo (diritto ad un equo processo) che sancisce il diritto degli imputati di interrogare i testimoni a carico.

La questione era stata affrontata ed esclusa dalla Cassazione che aveva rigettato il ricorso degli imputati spiegando che i giudici di appello non avevano operato una diversa valutazione delle testimonianze ma semplicemente tratto da alcune di esse conseguenze diverse rispetto alla responsabilità degli imputati. La parola passa ora alla Cedu che dovrà valutare nel merito la questione. «In caso di accoglimento con sentenza definitiva dei ricorsi da parte della Cedu – spiega l’avvocato di Nando Dominici Maurizio Mascia – si aprirebbe la possibilità di un ricorso per revisione da parte degli imputati condannati per far ripartire il processo dallo stessa fase in cui si è verificata la violazione». In questo caso potrebbe ripartire dal processo di appello.

E ripartirebbe anche la mobilitazione per verità e giustizia su quei giorni: l’ostinazione dei ds e delle destre, dei cespugli dell’Ulivo e le pressioni delle lobby di polizia hanno impedito una reale inchiesta parlamentare facendosi bastare la blanda commissione conoscitiva concessa dall’allora governo Berlusconi con il placet di Violante, “ministro degli interni ombra” per conto dei ds corresponsabili (avevano governato fino a un mese prima del G8) delle linee repressive che di dispiegarono a Genova dopo le prove generali a Napoli, ministro di polizia Bianco, capo del governo Amato.

sabato 11 aprile 2015

LE PROMOZIONI PROFESSIONALI DEGLI AGUZZINI DELLA DIAZ

Breve introduzione all'articolo preso da Infoaut che riprende il post di tre giorni fa riguardo la sentenza della Corte europea per i diritti umani che ha sanzionato l'Italia per le torture della caserma Diaz durante il G8 di Genova e che ha sollecitato il paese a provvedere al'approvazione di leggi contro la tortura,ed in questo senso qualcosa si sta muovendo(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2015/04/la-sentenza-europea-sulle-torture.html ).
Come già detto in molti post precedenti questo odierno racconta le promozioni nella carriera dei principali accusati del massacro della Diaz,dove tutti gli imputati hanno avuto benefici di professionalità e di stipendio pagati dallo Stato per il loro "servizio" ai cittadini.

Diaz, le promozioni dei responsabili in questi anni.


Che fine hanno fatto i responsabili della macelleria alla Diaz? Molti sono stati condannati [in verità pochissimi, e quasi tutti prescritti, nrd]. Altri assolti. E c'è chi ha persino fatto carriera. Un esempio? Il capo della polizia Gianni De Gennaro che fu nominato sottosegretario alla presidenza del Consiglio con Mario Monti e nel 2013 presidente di Finmeccanica. Voluto da Enrico Letta e confermato da Matteo Renzi.
Il Manifesto ha ricostruito le vicende dei responsabili.
I TRE SUPER POLIZIOTTI. Nel 2014 il tribunale di siorveglianza ha stabilito gli arresti domiciliari per tre condannati per i fatti della Diaz: Fran­ce­sco Grat­teri, Spar­taco Mor­tola e Gio­vanni Luperi.
Gratteri er ail numero uno dello Sco, il Servizio centrale operativo della polizia di Stato. Venne riconosciuto da un ragazzo tedesco. Nel frattempo era diventato capo dell'antiterrorismo italiano e poi questore di Bari.
DALLA DIAZ ALLA VALSUSA. Mor­tola era a capo della Digos di Genova. Nel 2010 guidò le cariche No Tav in Valsusa. È finito ai domiciliari perché accusato di avere massacrato un minorenne. Fu lui a guidare l'azione restando però all'esterno della scuola mentre le finte molotov venivano sistemate all'interno dell'edificio. Nel frattempo era stato nominato questore di Alessandria, questore vicario a Torino.
UN FUTURO NEL SISDE. Luperi guidava l'Ucigos, l'ufficio centrale per le investigazioni generali e per le operazioni speciali. Da indagato divenne capo dell'Aisi, ex Sisde. Fu lui a consegnare alla Digos le molotov.
Oltre a questi tre super poliziotti, vanno poi citati: Ansoino Andreassi, vicecapo vicario della polizia, divenne vicedirettore del Sisde. Da pensionato, è considerato un esperto di terrorismo internazionale.
Gilberto Caldarozzi, nel 2001 era vicequestore e vicecapo dello Sco, di cui nel 2011 divenne capo.
Vincenzo Canterini, comandante del VII nucleo speciale mobile è stato condannato a cinque anni. Nel 2005 divenne questore.
Filippo Ferri, capo della mobile de La Spezia fu trasferito a Firenze sempre a guidare la squadra mobile.
Oscar Fiorillo era nel 2001 questore di Genova. Successivamente venne trasferito a Napoli. Ora è a capo di Polferi, Polstrada e Polizia postale.
Da Lettera43

venerdì 3 gennaio 2014

UNA GIUSTIZIA MINIMA

L'articolo odierno preso da Infoaut,parlando delle condanne per tre dei capi della polizia ai tempi del G8,parla di una notizia data in sordina forse perché a cavallo del Capodanno,oppure perché questa davvero è una piccola news in un contesto che parla di un fatto di tredici anni fa(che però in molti non dimenticano)e pure perché gli anni da scontare agli arresti domiciliari sono davvero un'inezia rispetto alle prime aspettative.
Tra depistaggi,indulti e prescrizioni ecco che le merde a capo delle merde in divisa dovranno scontare al massimo un anno:Mortola,Luperi e Gratteri sono stati condannati per avere introdotto prove false all'interno della scuola Diaz di Bolzaneto teatro del massacro più grande,legalizzato e di fatto depenalizzato che la polizia italiana abbia mai messo in atto.
Propongo un link che parla soprattutto di Mortola e del suo avanzamento di carriera dopo i vergognosi fatti genovesi(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2011/06/verso-il-decennale-del-g8-di.html )anche se De Gennaro si merita una bella linkata pure lui,altro uomo di merda(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2010/06/de-gennaro-bastardo-condannato-e.html ).

Violenze alla Diaz, 13 anni dopo 'giustizia' è fatta?

La notizia è passata un po' in sordina e solo oggi alcuni quotidiani genovesi ne rendono conto ma il 2013 si è concluso con l'arresto di Spartaco Mortola - ex capo della digos genovese - e Giovanni Luperi - ex dirigente dell'Ucigos poi capo-analista dei servizi segreti e ora in pensione, entrambi sotto accusa per il massacro avvenuto alla Diaz durante il G8 di Genova e per l'introduzione di prove false all'interno della scuola volte a giustificare l'irruzione delle forze dell'ordine.
Il 31 dicembre i giudici hanno infatti rifiutato la richiesta di affidamento ai servizi sociali avanzata per i due poliziotti, decretando una pena di 8 mesi per Mortola e di un anno per Luperi, che entrambi sconteranno agli arresti domiciliari. Il giorno precedente, invece, l'arresto è scattato per Francesco Gratteri, all'epoca dei fatti al vertice del Servizio centrale operativo della polizia di Stato.
Si chiude così dopo 13 anni la vicenda giudiziaria per i tre poliziotti, implicati a vario titolo nelle violenze, nei pestaggi e nei successivi depistaggi avvenuti nella notte del 21 luglio 2001. Tutti quanti beneficeranno di alcune ore di libertà durante il giorno e della facoltà di comunicare e potranno inoltre chiedere che gli venga riconosciuta la buona condotta, ottenendo così un ulteriore sconto di qualche mese alle proprie condanne, già ampiamente ridimensionate per effetto dell'indulto del 2006 o per la caduta in prescrizione di alcuni reati.
Nel frattempo Spartaco Mortola, ex capo della Digos Genovese, ha continuato indisturbato il suo operato, prima 'gestendo l'ordine' a suo modo in Valsusa all'epoca della resistenza No Tav alle trivelle nel 2010, poi promosso a capo della Polfer di Torino l'anno successivo, quando su di lui pesava già una condanna in secondo grado e un'interdizione di cinque anni dai pubblici uffici per i fatti di Genova.
Tredici anni dopo la vicenda giudiziaria può dunque dirsi conclusa, con pene lievissime per una parte dei vertici della polizia (su un totale di 44 agenti coinvolti solo in 15 scontano una pena, in tutti i casi molto ridimensionate), l'impunità per i tuttora anonimi picchiatori in divisa che nel luglio del 2001 si divertirono a compiere il lavoro sporco ordinato dall'alto e condanne pesantissime, invece, per i compagni e le compagne assurti a capro espiatorio con l'accusa di devastazione e saccheggio, che stanno scontando sulla propria pelle gli effetti di un processo dal sapore di vendetta.
Se gli arresti di due giorni fa di certo strappano un (amaro) sorriso al finire del 2013 e in un certo senso scrivono la parola fine di una vicenda, lo fanno in termini puramente giudiziari: ancora una volta non saranno le sentenze di un Tribunale a cancellare la rabbia e le ferite per quelle giornate di Genova e per la vendetta che le forze dell'ordine decisero di infliggere con le violenze della Diaz.

venerdì 6 luglio 2012

LA SENTENZA SULLA MACELLERIA MESSICANA

Come non spendere un paio di parole per la sentenza definitiva sulla scandalosa e vergognosa vicenda del pestaggio avvenuto alla scuola Diaz da parte di reparti della polizia di Genova,altri reparti della stessa e dei carabinieri che fecero nel suddetto edificio la tragica"macelleria messicana"come nome riconosciuto in tutto il mondo.
Tutti gli imputati,tutti appartenenti alle forze del disordine con vari gradi di"merito"e di imputazione, sono stati condannati a vario titolo,e mentre i reati degli agenti responsabili del massacro di decine di giovani raggruppati per dormire sono caduti in prescrizione,gli alti ufficiali e i generali che hanno ordinato e poi insabbiato e depistato le indagini della magistratura perderanno il loro posto ben retribuito e per cinque anni saranno interdetti da pubblici impieghi.
Una sentenza che ben poche volte nella storia dell'Italia liberata si è vista,ed anche se nessuno si farà un giorno di galera(come nel caso Aldrovandi)la sentenza della Cassazione è stata chiara nonostante l'omertà mafiosa delle forze del disordine:qualcosa è cambiato e ora anche chi abusa del proprio potere può e deve essere punito.
L'articolo preso da Senza Soste elenca i fatti di cronaca e quello che è successo all'interno dell'aula in un atto aspettato da troppo tempo ma che ora vedrà risarciti i danni alle persone colpite quella maledetta sera di luglio di undici anni fà:ora staremo a vedere i risultati di un altro processo che vede imputati tanti compagni con i reati di devastazione e saccheggio(oltra a resistenza ed altri"minori")in cui di certo la mano della giustizia non sarà così leggera come accaduto ieri.
L'articolo fornisce i nomi dei condannati cui spero verranno aggiunti altri,partendo da Scajola e De Gennaro arrivando a Fini e Mortola.

Scuola Diaz, la polizia paga .
La Cassazione conferma le condanne di appello contro i vertici della Polizia. "Non faranno un giorno di galera ma perderanno il posto" dicono gli avvocati di parte civile. Una vittoria del movimento e uno smacco per chi ha cercato di nascondere le responsabilità
Con una lentezza esasperante Giuliana Ferrua, presidente della quinta sezione, legge il dispositivo, sciorina articoli e nomi ma la parola più frequente è “rigetta". La sentenza della Diaz ha superato la prova della Cassazione, 25 tra funzionari e agenti che comandarono o presero parte alla mattanza nella scuola genovese sono colpevoli per gli abusi e le menzogne che si consumarono attorno al gigantesco pestaggio. In particolare quelli che furono condannati anche all'interdizione dai pubblici uffici dovranno smettere la divisa. «Non faranno un giorno di galera», dice Simonetta Crisci, una dei legali di parte civile, uscendo dall'aula magna del Palazzaccio, «ma perderanno il posto». Perché è vero che, seppure la sentenza abbia dovuto prendere atto delle prescrizioni e dell'indulto, solo un'acrobazia giuridica spregiudicata può salvare la poltrona di Francesco Gratteri (ora capo del dipartimento centrale anticrimine), di Giovanni Luperi (ora ai servizi segreti), del capo dello Sco, Gilberto Caldarozzi o anche di Vincenzo Canterini, capo della celere di Roma.
«Tutti generali scesi in campo con casco e manganello a fianco della truppa», come disse il pm Enrico Zucca aprendo la requisitoria quattro anni fa. La sua ostinazione e quella del suo collega Francesco Cardona Albini sono uno dei primi pensieri di Lorenzo Guadagnucci, giornalista, vittima di quella notte cilena. Certo, la differenza potrebbe farla la società civile ma mai una sentenza così importante fu pronunciata nel vuoto pneumatico dei movimenti. Solo a Trastevere, verso sera, si materializzeranno i promotori della campagna 10X100. Perché Genova non è finita, fra otto giorni, la Cassazione si pronuncerà sulla sorte dei dieci manifestanti condannati a cent'anni per un reato - devastazione e sacheggio - che era stato pensato per gli sciacalli che si aggirano sulle macerie delle città bombardate, non certo per chi contesta un vertice di capi di stato.
Dunque la sentenza della Cassazione, pronunciata alle 19 dopo ore di attesa, conferma l'esattezza del verdetto d'appello che aveva corretto le storture del primo grado - 13 condanne e 16 assoluzioni - quando i vertici erano stati assolti e i capi dei manganellatori condannati. L'unica notazione degna di merito è il ritocco, in basso, alla condanna dell'agente Nucera, quello che si dette la coltellata da solo. Ci sono volute sei udienze e un ulteriore «antipatico» rinvio di venti giorni che aveva alimentato timori e retropensieri. Vittorio Agnoletto è emozionatissimo, dopo la lettura del dispositivo indossa la maglietta con scritto “Genova, io non dimentico". Aspettava questo momento da 11 anni, allora era il portavoce del Genoa social forum. «Era giusto insistere. Questa è una domostrazione dell'autonomia della magistratura che non ha ceduto al ricatto sulla decapitazione dei vertici della polizia. Ora deve andarsene anche il capo di tutti loro, quel De Gennaro che ora è diventato segretario dopo essere stato capo dei servizi».
Il cronista cerca anche di capire cosa passi per la testa di vittime giovanissime di quella notte. «Non ti basta il sorriso?!», chiede Mina Zapatero, spagnola. Lei pensa subito ai dieci che rischiano cent'anni poi annuncia che stavolta, nell'anniversario delle giornate genovesi sarà in Val Susa, coi No Tav. Sara Bartezaghi, pestata alla Diaz e desaparecida a Bolzaneto prima di riemergere in un carcere a Voghera, da allora continua a manifestare, spiega che più che gioia è sollievo, «siamo stanchi e delusi dopo tutti questi anni».
RIASSUNTO DELLE PUNTATE PRECEDENTIMolti anni dopo, dunque, a undici anni dai fatti, la Corte di Cassazione ha scritto la parola fine sul massacro di 92 cittadini europei inermi e incolpevoli dentro una scuola genovese dove trovarono rifugio alcuni manifestanti sfollati dalle tende dopo il nubifragio di due notti prima. Circa 70 i feriti, tre in condizioni gravissime, di cui uno in coma. 75 di loro, vengono portati alla caserma di Bolzaneto per un supplemento di orrore. Pochissimi riuscirono a fuggire.
La scuola Diaz era un dormitorio di fronte al media center del Genoa social forum, la vastissima coalizione che promosse tre giorni di dibattiti e manifestazioni contro il G8 del 2001. A prenderla d'assalto, l'ultimo di quei tre giorni, 400 poliziotti, con decine di carabinieri defilati per via dell'omicidio di Carlo Giuliani 29 ore prima da parte di uno di loro.
Il blue block fece irruzione in entrambe le strutture che era già notte. Nel dormitorio pestò a più non posso e solo per miracolo non ci scappò un altro morto, nel media center fu disturbato da una parlamentare di Rifondazione e l'opera risultò monca ma l'irruzione fruttò un discreto bottino di computer distrutti e trafugati. Quanto sia difficile un processo come questo lo spiegarono i due pm all'inizio della lunghissima requisitoria nel luglio di quattro anni fa: processare una divisa è più difficile di processare uno stupratore (perché si tende a colpevolizzare le vittime) e difficilissimo come un processo per mafia (perché scatta il meccanismo dell'omertà). Ecco perché di quei quattrocento “eroi" sono finiti alla sbarra solo in 25: i più alti in grado di quella notte e i capisquadra della celere, sorta di braccio violento della polizia.
Si tratta di uomini vicinissimi al capo della polizia di allora e oggi sottosegretario, come Francesco Gratteri (oggi capo della Direzione Centrale Anticrimine), dirigenti di primo piano come il capo degli analisti della polizia di prevenzione, Giovanni Luperi (coordinatore della task force europea che indaga sugli "anarcoinsurrezionalisti"), investigatori come Gilberto Calderozzi (oggi Direttore del Servizio Centrale Operativo - SCO), Filippo Ferri (allora capo della squadra mobile di La Spezia, poi promosso capo di quella di Firenze) e Fabio Ciccimarra (imputato anche a Napoli per le violenze sugli arrestati nella Caserma Raniero a maggio del 2001). Insieme agli altri firmatari dei verbali, Spartaco Mortola, oggi vice Questore di Torino, il vicequestore Massimiliano Di Bernardini (nucleo antirapine, Squadra Mobile di Roma), il vicequestore Pietro Troiani e l'agente Alberto Burgio accusato di calunnia in relazione al falso ritrovamento delle due bottiglie molotov, il caso più eclatante di fabbricazione di prove false a carico degli arrestati. Per il pestaggio all'interno della Diaz sono stati condannati Vincenzo Canterini (successivamente promosso Questore, Michelangelo Fournier, unico a non essere stato promosso, e gli otto capisquadra Fabrizio Basili, Ciro Tucci, Carlo Lucaroni, Emiliano Zaccaria, Angelo Cenni, Fabrizio Ledoti, Pietro Stranieri e Vincenzo Compagnone.
L'operazione era stata stabilita dal Viminale, tanto che il portavoce di De Gennaro atterrò a Genova per sbarrare la strada ai legali delle vittime e ai parlamentari e spiegò che altro non era che una normale perquisizione e che tutto quel sangue era di ferite pregresse, maturate negli scontri di strada del pomeriggio. Il giorno appresso, ancora lui, orchestrò la conferenza stampa senza domande di giornalisti in cui furono mostrate le false prove: attrezzi rubati da un cantiere dai poliziotti, le due molotov fornite dalla questura, i coltellini svizzeri per aprire le scatolette di tonno, sequestrati alle vitime. I massacrati erano accusati di associazione a delinquere finalizzata alla devastazione e al saccheggio, in due parole: black bloc. L'operazione doveva fruttare una maxiretata dopo tre giorni segnati dalle scorribande di tutti i corpi armati dello stato ripresi in ogni foggia mentre si accanivano su persone inermi anche con armi improprie mentre pochi incappucciati - rispetto ai 300mila manifestanti - si iludevano che solo i loro cocci di vetri fossero il segno della rivolta e non il copione lugubre scritto da chi li pilotava.
A conti fatti si salvano i peones, mai sfiorati dalle accuse grazie alle omertà; i capisquadra che si beccano in pieno le prescrizioni e De Gennaro per cui la Cassazione ha cancellato l'accusa di aver fatto mentire il questore di allora per minimizzare la regia del Viminale nei fatti della Diaz. L'unico licenziato di allora, Ansoino Andreassi (era il n.ro 2 della polizia in dissenso con la gestione del G8), probabilmente non parlerà mai. Ora tutto ciò avrà un riverbero sulla corsa alla successione di Manganelli alla testa della polizia di stato più che mai travolta dagli scandali. E ci sarà una coda anche sulla vicenda di Aldrovandi: chi frequenta il Viminale giura che non hanno ancora licenziato i quattro colpevoli per non creare un precedente prima dell'ultima sentenza sulla Diaz.
Checchino Antonini
tratto da http://ilmegafonoquotidiano.globalist.it - 5 luglio 2012
vedi anche
Video incastra i due puffi accusati del pestaggio di un 63enne a Milano
Migliaia di firme contro la "malapolizia"
Placanica a processo per violenza sessuale su minore

martedì 7 giugno 2011

VERSO IL DECENNALE DEL G8 DI GENOVA...MORTOLA PROMOSSO

I primi a lamentarsi della promozione che era già nell'aria qualche mese fa(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/08/morto-la.html) di Spartaco Mortola,uno dei maggiori responsabili della macelleria messicana della scuola Diaz a margine del G8 di Genova del 2001,sono proprio agenti e sindacalisti della polizia di stato che in barba a due condanne per una pena complessiva che sfiora i cinque anni vede la promozione del dirigente Digos a questore.
Figurarsi quindi lo sdegno delle migliaia di compagni e simpatizzanti che in quei giorni erano a Genova o comunque lì col cuore,e delle miriadi di persone che abbracciano il movimento in tutto il mondo.
Il boss degli sbirri in divisa blu Manganelli ha proseguito la sua linea dura che vede intoccabili i responsabili della morte di Carlo Giuliani e del ferimento tramite pestaggi,torure e massacri fisici e mentali di centinaia di uomini e donne di ogni dove.
In altre parti del mondo chi sbaglia,ed anche e soprattutto la marmaglia sbirresca,paga:vedi lo sbirro che ammazzò ad Atene Alexis che ha preso l'ergastolo mentre da noi immancabilmente per ogni atto di tortura e abuso di potere si viene segnalati solo per promozioni e premi.
A breve ci sarà il decennale del tragico G8 genovese,e queste merde assassine dovranno stare molto attente al loro comportamento che oggi come allora il mondo avrà gli occhi puntati su Genova,solo che la gente sarà molto più incazzata di dieci anni fà.
Gli articoli sono tratti da"Senza Soste"e Indymedia Lombardia,ricordando con un altro link l'impunità che subì Mortola assieme all'ex capo degli sbirri De Gennaro:
http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/06/de-gennaro-bastardo-condannato-e.html.

Il macello di Genova 2001 (ancora) foriero di promozioni in divisa.
E' nuovamente il turno di Spartaco Mortola: su Il Manifesto di questa mattina apprendiamo che l'ex capo della Digos di Genova ai tempi delle violenze poliziesche al G8 è diventato dirigente superiore della polizia di stato, ovvero questore, anche se non gli è stata assegnata immediatamente una sede operativa.
Mortola è stato condannato a 3 anni e 8 mesi in appello per le violenze alla scuola Diaz e a 1 anno e 2 mesi per induzione alla falsa testimonianza, quando indusse l'ex questore di Genova a cambiare la propria versione dei fatti al processo, escludendo il coinvolgimento dell'allora capo della polizia Gianni De Gennaro... Mortola, tra le altre condanne, è stato giudicato colpevole anche per le falsità sostenute sul ritrovamento delle bottiglie molotov alla Diaz, fondamentali per giustificare l'irruzione e sostenere che fosse la base operativa dei black bloc. Il processo ha dimostrato che furono portate da agenti che le avevano sequestrate in piazza.
Lo Spartaco della scuola Diaz aveva già ottenuto una promozione, uno scatto di carriera, dopo il 2001, diventando il vice questore di Torino. Ha lasciato poi la città sotto la Mole non solamente per dedicarsi a Roma al corso di formazione propedeutico alla promozione a dirigente superiore, ma anche in seguito alle polemiche e al polverone alzatosi dopo lo scontro durissimo a Coldimosso fra forze dell'ordine e movimento No Tav.
Se è vero che attendere giustizia dai tribunali diventa un esercizio velleitario, come "le illustri promozioni poliziesche" di questi anni ci ricordano bene, è quantomai indispensabile che i movimenti non perdano memoria delle loro battaglie ed inimicizie.
tratto da www.infoaut.org
3 giugno 2011

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Due condanne, una carriera: Mortola promosso questore.

 
Due condanne, una carriera
Mortola promosso questore
Dieci anni dopo il G8, condannato a 3 anni e 8 mesi per i falsi verbali della Diaz. Il sindacato di polizia sulle barricate: "Siamo amareggiati e preoccupati"
di MARCO PREVE

A dieci anni dal G8 di Genova viene promosso a questore il funzionario condannato in appello sia per la "macelleria messicana" della scuola Diaz che per la complicità con l'ex capo della Polizia Gianni De Gennaro nel falsare le deposizioni dei testi: Spartaco Mortola, dirigente Digos nel luglio 2001, è diventato questore. Il sindacato Silp-Cgil grida allo scandalo, ma la nomina rientra in una strategia ben precisa del Viminale e dei vertici della Ps.
Il messaggio che arriva da Roma, dal capo della polizia Antonio Manganelli in primis, è quello che conferma l'atteggiamento tenuto in questi dieci anni dai vertici del corpo, in barba al malessere di centinaia di funzionari e migliaia di agenti: "Quelli della Diaz non si toccano". Anche se si attende ancora il verdetto della Cassazione, le pesanti condanne di secondo grado (pene fino a 4 anni) non hanno mai, di fatto, interrotto la progressione delle carriere degli alti funzionari come Francesco Gratteri, Giovanni Luperi, Gilberto Caldarozzi, ai vertici dell'antiterrorismo e dell'antimafia.
Mortola fu condannato a tre anni e 8 mesi per i falsi dei verbali di arresto della scuola Diaz e a un anno e due mesi (due in meno di De Gennaro) per l'induzione alla falsa testimonianza dell'allora questore di Genova Francesco Colucci.
Roberto Traverso, segretario genovese del Silp Cgil firma un comunicato durissimo: "L'annuncio della nomina a Questore del dottor Mortola con decorrenza 1° gennaio 2011, non aiuta chi, come il Silp per la Cgil, si batte ogni giorno per l'immagine e i valori democratici della Polizia di Stato. Oggi siamo amareggiati e preoccupati, perché in un momento delicato e fondamentale per la nostra categoria, crediamo che il Dipartimento della Ps abbia perso un occasione per dare un segnale di rottura".
Traverso si fa portavoce del malessere di tanti poliziotti della truppa, di quelli che non appartengono ai gruppi di vertice e che anche nelle vicende G8 sono gli unici ad aver pagato un prezzo: "C'è una base che chiede finalmente tutela per coloro che appartengono alla "truppa" e che per responsabilità oggettive, sono stati abbandonati, parcheggiati in un "limbo" ammantato da una livida cappa a forma di "prescrizione" alla stessa stregua di chi di responsabilità, se non altro deontologiche, ne ha, eccome".
Sorprende il sindacato l'assoluta mancanza di senso dell'opportunità del Viminale: "Sarebbe stato importante attendere almeno l'esito della sentenza della Corte di Cassazione, visto che il dottor Mortola è stato condannato anche in appello all'interdizione dai pubblici uffici". Traverso, infine, auspica un ricongiungimento istituzionale tra Procura e Questura di Genova che certo non è avvenuto dopo le dichiarazioni del prefetto Manganelli improntate più alla rimozione che all'approfondimento. Infine una considerazione a pochi giorni dalle celebrazioni dei dieci anni dal G8 del 2001: "Scelte come questa non aiutano in particolare a Genova una città dove il tempo per certi argomenti sembra non voler scorrere e dove da tempo il Silp Cgil sta contribuendo con forza a prendere le distanze da chi non perde occasione per strumentalizzare e destabilizzare la piazza".
fonte: http://genova.repubblica.it/cronaca/2011/06/03/news/due_condanne_una_car...

lunedì 16 maggio 2011

ANCORA UN MASSACRO DEI MAIALI IN DIVISA A GENOVA

Approfitto dell'occasione che purtoppo mi fornisce Indymedia Ligura per accorpare un paio di articoli che riguardano Genova,cominciando a parlare del secondo(tratto da"Senza Soste però)scritto un mesetto fa e che riprende un pezzo de"Il fatto quotidiano"in cui sono scritte le motivazioni per le condanne dei 28 sbirri  indagati(e condannati)per la famosa irruzione con relativi pestaggi e torture che avvennero durante il tristemente famoso G8 del 2001(la celeberrima macelleria messicana).
Condanne mai scontate per la prescrizione dei fatti e tutt'ora non so quanti risarcimenti siano stati pagati alle vittime delle torture fisiche e psicologiche che centinaia di ragazzi,molti dei quali stranieri,hanno subito(ah,dimenticavo,quegli indennizi li pagheremo tutti noi!).
L'articolo primo è invece la triste storia che per protagonisti hanno sempre degli sbirri picchiatori,falsi e omertosi stile mafia che hanno massacrato un portuale genovese durante un controllo nei pressi di un'uscita autostradale a Genova.
Giuseppe Martelli,Stefano Efori,Igor Piperis e Simone Attanà,questi i nomi degli sbirri della stradale indagati per lesioni e falso,hanno altresì dichiarato che l'uomo martirizzato abbia combinato tutto da solo dando craniate al muro...e sperando che vengano giudicati e condannati come la legge impone,vedremo se pure loro godranno della prescrizione dei reati.

GENOVA: Polizia Stradale nella bratta.


4 Poliziotti della Polizia Stradale giocano a pungiball con la capoccia d’un operaio della CULMV.


Genova ed il rapporto conflittuale con le sue “forse” di Polizia.
Dopo lo scioglimento della Squadra Antidroga (Commissariato Centro), un’inchiesta su sbirri in odor di mala (nientepocodimeno che l’ex Questore di Genova Fioriolli), capi della Squadra Mobile Genovese che pippano coca tra un risotto e n’aragosta (v. Claudio Sanfilippo) e numeri uno dei vertici delle “forse” di Polizia rinviati a giudizio per gravissimi reati (v. Vincenzo Canterini, Francesco Gratteri, Giovanni Luperi, Spartaco Mortola, Alessandro Perugini etc etc) adesso e la volta della Polizia Stradale di Genova Sampierdarena.
Giuseppe Martelli, Stefano Efori, Igor Piperis e Simone Attanà. Son i 4 agenti della Stradale di Genova-Sampierdarena che all’interno della caserma adiacente l’uscita autostrada Genova-Ovest, hanno saccagnato di botte un operaio portuale reo d’aver preteso rispetto e detto: “e cosa fate ora? Mi Picchiate?”.
Trauma cranico, frattura alla mandibola e al naso, tanto da fargli perdere i sensi. Per gli agenti, Igor Parrilli (l’operaio autolesionista) s’è l’è date di santa ragione da solo (consueta sindrome genovese di autopestamento).
La stessa da cui erano affetti i manifestanti del G8 e della Diaz nel 2011 che si sono massacrati da soli.

Doc. pdf.: “Polizia_Stradale_Genova_nella_bratta”
http://piemonte.indymedia.org/attachments/may2011/polizia__stradale_geno...

Articoli (più o meno) correlati:

- “Oscar Fioriolli, sbirro in odor di mala”.
http://piemonte.indymedia.org/article/12113

- “Colucci: per telefono non si parla…”
http://piemonte.indymedia.org/article/9156

- “Spartaco Mortola Condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione”
http://piemonte.indymedia.org/article/8806

- “Canterini, Gratteri, Luperi, Caldarozzi e Mortola subito a casa ...”
http://piemonte.indymedia.org/article/8872

- “Spartaco Mortola: PP - pregiudicato promosso”
http://piemonte.indymedia.org/article/9632

- “Claudio Sanfilippo cocainomane marcio”
http://piemonte.indymedia.org/article/6638

- “Carabinieri Vs Polizia: Commissariato Centro Matteotti perquisito”
http://piemonte.indymedia.org/article/12286

G8 di Genova: “A Bolzaneto ci furono episodi di tortura per motivi abbietti”.
Le motivazioni della sentenza che ha confermato la colpevolezza degli agenti, raccontano l'inferno della caserma: "Insulti, percosse, uso di sostanze urticanti. E costrizione a pronunciare frasi inneggianti al nazismo e al fascismo. E' il massimo del disonore di cui può macchiarsi la condotta di un pubblico ufficiale"

Definizione del concetto di “tortura”, più l’aggravante dei “motivi abbietti”. Dieci anni dopo, le motivazioni della condanna in appello contro gli imputati della “macelleria messicana” del G8 di Genova del 2001, non risarciranno le vittime di tre giorni di “sospensione della democrazia”, ma daranno un contributo fondamentale al ripristino di uno stato di diritto. Emessa il 5 marzo 2010, da una corte presieduta da Maria Rosaria d’Angelo, con Roberto Settembre giudice a latere, la sentenza aveva confermato tutte le accuse del verdetto di primo grado, dichiarando però il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per 28 imputati, mentre ha confermato la sentenza di primo grado a carico di altri quattro.

Tra i primi, spicca l’allora vice-capo della Digos Alessandro Perugini, filma­to mentre sferrava una micidiale ginocchiata in faccia un quindicenne già sanguinante e gonfio di botte. Tra quelli per cui la sentenza di primo grado è stata confermata, invece, c’è l’ assistente capo Massimo Pigozzi che , afferrata una mano di Giuseppe Azzolina, uno degli arrestati, ne aveva divaricato le dita sino a lacerarla fino all’osso. Richiamandosi alla legge 3/11/1988 n° 498 con cui l’Italia ha fatto propria la convenzione contro la tortura (firmata a N.York il 10/12/1984) il giudice Settembre scrive – contro l’opinione dei difensori degli imputati – che il termine tortura indica “qualsiasi atto mediante il quale sono intenzionalmente inflitti a una persona dolore o sofferenze fisiche o mentali, al fine di ottenere da essa o da una terza persona informazioni o confessioni, di punirla per un atto che essa ha commesso o è sospettata di aver commesso, di intimorirla o di far pressione su di lei … qualora tali sofferenze siano inflitte da un agente della funzione pubblica o da ogni altra persona che agisca a titolo ufficiale o su sua istigazione o con il suo consenso…”.

Secondo il giudice infatti, rientrano sotto questa categoria gli atti commessi all’interno della caserma di Bolzaneto. Ecco alcuni passaggi delle motivazioni della sentenza, che raccontano ciò che accadde quella notte: “Insulti e percosse all’arrivo degli arrestati”, “l’imposizione di ‘posizioni vessatorie’”, “il passaggio tra due ali di agenti che percuotevano con schiaffi e calci, ingiuriavano e sputavano”, il fatto di costringere gli arrestati “ a stare in ginocchio con il viso alla parete per 10,18 o 20 ore”, anche se feriti, le “percosse al corpo compresi i genitali, con le mani coperte da pesanti guanti di pelle , o con i manganelli…”, “l’uso di “sostanze urticanti nelle celle”, gli “insulti a sfondo sessuale, o razzista o le minacce di percosse o di morte o di stupro” , ”la costrizione a pronunciare frasi lesive della propria dignità inni al fascismo, al nazismo e alla dittatura di Pinochet”.

Scritti in due anni di lavoro “matto e disperatissimo” da Roberto Settembre, gli ‘elenchi’ che motivano la condanna non hanno nulla da invidiare a quelli della trasmissione di Saviano, specie dove richiamano l’ aggravante dei “motivi abbietti” : «Richiamarsi platealmente al nazismo e al fascismo, al programma sterminatore degli ebrei, alla sopraffazione dell’individuo e alla sua umiliazione – scrive Settembre – proprio mentre vengono commessi i reati contestati o nei momenti che li precedono e li seguono, esprime il massimo del disonore di cui può macchiarsi la condotta del pubblico ufficiale». Lo Stato italiano deve prendere atto dell’esistenza di reparti fascistizzati nella polizia, ma non c’è una presa di posizione né tantomeno le scuse alle vittime. L’unico sprazzo di verità che emerge da questa storia balcanica viene dalle parole del magistrato, che oggi suonano come l’epitaffio di una democrazia al tramonto: “I fatti specifici di violenza causarono alle parti offese dolore fisico, dolore psicologico, lasciarono tracce visibili sui loro corpi, sui volti, sulle braccia, sulle gambe, e indussero moltissimi di loro a urlare il loro dolore”.

tratto da http://www.ilfattoquotidiano.it

18 aprile 2011

martedì 24 agosto 2010

IDENTIFICAZIONE E TEST ANTIDROGA OBBLIGATORI PER GLI SBIRRI

Bello lo scambio epistolare che ho seguito la scorsa settimana dalle pagine di Indymedia Liguria che riprendeva una storia tutta genovese ma anche tutta italiana ed internazionale,l'infinita saga del post G8 del 2001 apparsa stavolta sul sito"Città di Genova".
In pratica è una prima risposta da parte dei sindacati Silp-Sap degli sbirri ad un articolo in cui giustamente si diceva che i poliziotti del G8 hanno tradito e disonorato l'Italia e di una seconda risposta da parte di Carlo Gubitosa,un giornalista che ha indagato in prima persona sui folli fatti di quel maledetto luglio.
Sono proprio delle righe che consiglio vivamente di leggere e che da un lato vedono i rappresentanti sindacali che in un certo senso quasi si scusano per le loro classiche"mele marce"facendo intuire pure che ce l'hanno con chi su quegli episodi ci ha fatto carriera(in primis Spartaco Mortola,vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/08/morto-la.html) e che molti di loro in parecchie circostanze preferirebbero stare dall'altra parte della barricata ma che il senso del dovere impedisca loro di poterlo fare.
Sinceramente poi se la menano alla grande su quello che devono vedere in altre circostanze come incidenti stradali ma è un mestiere che nessuno ha obbligato a svolgere e vuoi il fascino della divisa o la disoccupazione ha fatto scegliere...ogni mestiere ha il suo!
La seconda parte che è la risposta di Gubitosa è un lucido ragionamento sul fatto che questi sindacati hanno sempre lottato contro l'identificazione tramite nomi o numeri posti sui caschi o sulle divise di polizia,carabinieri o finanza impegnate in controlli o manifestazioni,in modo da sapere con chi si ha a che fare e per evitare che tutta la sbirraglia si senta trattata allo stesso modo di merda per via delle solite quattro mele marce che sono molte di più!
Il primo dovere di uno sbirro volente o meno è quello di proteggere e servire il cittadino,altro che fermarlo e metterlo a disagio,minacciarlo,intimando possibili conseguenze negative e drastiche,offendere,picchiare e torturare fino ad uccidere...se questi non l'hanno ancora capita non devono tanto menarla con il senso civico verso lo Stato e cazzate della stessa solfa.
Verso la fine dell'intervento traccia un elogio alla figura di uno sbirro,Giancarlo Ambrosini,che fu tra i primi ad avere il coraggio di parlare apertamente del cameratismo sbirresco e sul come questo comportamento di parare sempre il culo agli sbirri criminali dia contro a quelli onesti.
Davvero un bell'intervento che sprona gli sbirri a denunciare chi abusa del proprio potere e vive nella criminalità e ad andare avanti col progetto dell'identificazione degli sbirri in modo da tutelare dapprima i cittadini e poi gli sbirri stessi.
Io aggiungerei pure di fare dei test antidroga a sorpresa per scremare tutti quelli che lavorano e sono stangati,sia durante cortei che durante la normale attività quotidiana siccome questi test li vogliono fare un pò dappertutto,e se davvero questi esami fossero eseguiti seriamente ci sarebbero molte sorprese!
Una lettera degli sbirri.

Quella che segue è una lettera aperta che 2 sindacati della polizia italiana hanno scritto ad alcune testate locali per difendere il loro operato durante il G8-2001, il loro mestiere al di sopra della legge, le loro bugie.

Lettera congiunta Silp-Sap sui fatti del G8 di Genova del 2001
Egregio Signor Direttore,in data 01.08.2010 è apparso sulla stampa locale un articolo riguardante il G8 il cui titolo riportava “I poliziotti del G8 hanno disonorato e tradito l’Italia”, lo abbiamo letto con disappunto (per usare un eufemismo): leggendolo una domanda è sorta spontanea, a chi giova tutto questo?
I poliziotti del G8 hanno disonorato e tradito l’Italia, i Poliziotti del G8 sono anche i primi che esigono chiarezza ed esigono che chi ha disonorato la propria divisa paghi.
Scriviamo alle testate cittadine perché è giusto che i cittadini conoscano il disagio della Polizia genovese e per questo Vi chiediamo di veicolarlo: Sig. Direttore, i Poliziotti del G8 erano anche quelli che hanno comprato le bottiglie d’acqua per i fermati, quelle che sono andate in farmacia per acquistare gli assorbenti per le fermate; quelli che durante il G8 sono rimasti sotto sassaiole e sono rientrati sanguinanti.
Quelli sulle Volanti che negli interventi del 113 si trovano davanti a realtà che solo il poliziotto può immaginare, realtà che spesso formano un groppo in gola e si vorrebbe piangere ma non si può, non si può perché chi ha chiamato ha bisogno di essere consolato e rassicurato e fa parte del proprio lavoro.
Quelli che in venti anni di servizio sulla strada hanno visto decine di cadaveri e di questi se ne ricordano l’espressione, gli occhi. Fotografie che sono tutte lì, nella testa; quelli che apprezzerebbero un sostegno della propria Amministrazione per far sì che quelle foto sbiadiscano.
Quelli che vedono i momenti di vita interrotti, a caldo, non su di una barella; quelli che mangiano un tramezzino in un contesto drammatico e questo, non perché sono cinici o vogliono emulare il “duro” poliziotto americano, ma piuttosto perché stanno esorcizzando una situazione che è davvero pesante per essere introiettata così com’è.
Quelli che vivono quotidianamente situazioni che se vissute da altre persone diverrebbero oggetto di racconti a familiari ed amici per un quinquennio; quelli che quando contengono i manifestanti che battagliano per un posto di lavoro poserebbero volentieri casco e sfollagente e si metterebbero dalla parte della barricata, con i manifestanti.
Quelli che conoscono come funziona un sistema democratico, sistema dove chi fa il poliziotto ed è parte di un esecutivo democraticamente eletto è cosciente che il proprio punto di vista, in certi momenti, debba contare poco (sennò addio democrazia..) perché in un paese democratico si fanno le elezioni e si decide chi debba legiferare e, se colui che legifera non ottempera al suo mandato, lo si cambia; spetta al cittadino e non al poliziotto decidere chi abbia torto o ragione.
Quelli che da dieci anni fanno introspezione su quanto accaduto al G8, analisi seria ed equilibrata senza alcuna propensione a difese corporative: gli errori ci sono stati, eccome. Le responsabilità ci sono state, eccome.
Quelli che hanno atteso le sentenze che hanno stabilito una verità processuale la quale ha individuato delle incontrovertibili verità; quelli che hanno vissuto questi dieci anni sperando che lentamente ed al di fuori delle logiche emotive emergesse la verità e finisse questa massificazione, questo gioco al massacro, questa delegittimazione costante da parte degli organi di stampa e finalmente venissero individuati e puniti i responsabili.
Quelli che sono davvero stanchi di essere tirati da una parte all’altra per motivi meramente politici perché la Polizia è di tutti, deve essere di tutti.
Quelli che notoriamente non sono fulmini di perspicacia ma balza all’occhio del meno attento il fatto che, ben più di una volta, si è colpita la nostra Istituzione per colpire qualcosaltro.
I poliziotti del G8 siamo anche noi Signor Direttore.
Abbiamo lavorato tanto affinché la Polizia di Stato acquisisse un vero contatto col cittadino ed entrasse a pieno titolo nel tessuto sociale, grazie alla sua sindacalizzazione ed all’apertura verso l’esterno, affinché i poliziotti divenissero prima cittadini e poi Operatori di Polizia: oggi invece, grazie anche ad articoli come quello che ci ha spinto a scriverLe, ci troviamo sempre più compressi ed all’angolo, sempre più distanti da quelle aperture verso il tessuto sociale e sempre più facenti parti di una struttura sotto attacco continuo.
Siamo quelli che, grazie a questa politica di denigrazione massificata da parte degli organi di stampa, cominciano a chiudersi a riccio.
Al G8 c’eravamo anche noi, noi che non abbiamo disonorato nessuno e non abbiamo perpetrato alcuna manovra di destabilizzazione o sotterranea perché gli ideali di giustizia e libertà sono nel nostro DNA.
Tanto si era parlato del cosiddetto “basso profilo” nell’informazione sul G8, un basso profilo che avrebbe dovuto informare i cittadini senza omettere alcunché e che avrebbe consentito alla Polizia di poter rendere un servizio alla cittadinanza senza sostenere il peso di una delegittimazione quotidiana.
Quelli che sono convinti che il basso profilo, nel G8 e nella cronaca quotidiana che coinvolge la Polizia, non significhi non informare il cittadino ma solo evitare l’enfatizzazione.
Signor Direttore, è vero che fa più rumore un albero che cade piuttosto di uno che cresce ed è altrettanto vero che la notizia che fa vendere è quella di un padrone che morsica il suo cane e non il contrario, tuttavia crediamo che il risultato di informazioni denigratorie ad un Istituzione, come quella di cui facciamo parte, debba essere ben valutato facendosi solo una domanda: “a chi giova?”.
Veda Signor Direttore, in dieci anni abbiamo visto le Procure agire ed indagare (perché così deve essere) all’interno di tante Istituzioni, anche al loro interno, mai pero abbiamo visto articoli evidenti o chiosati massificare una categoria come succede con la nostra.
Come crede si possa sentire un poliziotto Sig.Direttore? Come crede possa lavorare un poliziotto Sig.Direttore? Con quale autorevolezza può svolgere il suo compito un Poliziotto a fronte di tali campagne mediatiche?
Signor Direttore, le assicuriamo che la nostra forza istituzionale e persuasiva durante gli interventi non deriva quasi mai dall’avere una pistola al fianco, ma dall’essere credibili ed affidabili: l’autorevolezza si guadagna giorno per giorno posando un mattone sopra l’altro, cosa assai difficile da fare se un giorno sì e l’altro anche si è oggetto di delegittimazioni, chiare o chiosate che siano.
Sono emerse lampanti responsabilità nella vicenda del G8 ma la Polizia è fatta da oltre 100.000 persone, anche quelli del G8, non quelli buoni, aggettivo che il giornalista che ha firmato l’articolo ha racchiuso fra virgolette, quelli normali, i padri di famiglia, quelli che si scapicollano per arrivare velocemente sugli interventi nonostante i pochi mezzi a disposizione.
Signor Direttore, siamo anche quelli che aspettano che i propri vertici assumano delle posizioni a difesa dei Poliziotti che hanno sempre lavorato in maniera onesta e leale e guardano sgomenti le progressioni in carriera di coloro che ricoprivano i vertici della Polizia all’epoca del G8, ma questa è un’altra storia.
Silp per la Cgil - SAPLe Segreterie Provinciali
Fonte:http://www.cittadigenova.com/Lettere-a-CDG/Lettera-congiunta-Silp-Sap-sui-fatti-28184.aspx
Lettera ai sindacati di Polizia: "Pronti al codice identificativo su caschi e divise?".

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di Carlo Gubitosa, giornalista e saggista, dal 2001al 2003 autore di un'inchiesta sui fatti del G8 genovese, durante la quale ha prodotto un libro/documento di 600 pagine. Questa lettera è una risposta a quella inviata agli organi di stampa dai rappresentanti dei sindacati di Polizia Silp e Sap.

Cari rappresentanti di Silp e Sap,ho letto con interesse la vostra lettera aperta rivolta ai media, in cui avete detto che "i Poliziotti del G8 sono anche i primi che esigono chiarezza ed esigono che chi ha disonorato la propria divisa paghi".E allora come mai entrambi i sindacati in questione sono sempre e da sempre avversi a ogni proposta di legge per l'introduzione di un codice identificativo su caschi e divise, come avviene in molti altri paesi europei? Questo aiuterebbe all'individuazione dei responsabili di abusi evitando che si faccia di tutte le erbe un fascio.Avete detto di voler scrivere "alle testate cittadine perché è giusto che i cittadini conoscano il disagio della Polizia genovese".Come mai il disagio di essere associati a gravi abusi, crimini e torture si vuole esprimere solo verso i cittadini, mentre non risulta che sia stato espresso nessun disagio verso le istituzioni per le promozioni di funzionari condannati in primo e secondo grado per quella che un vostro collega ha definito la "Macelleria Messicana" allestita dalle forze dell'Ordine alla Scuola Diaz? Il disagio nasce solo quando si intacca la vostra immagine pubblica o anche quando gli onesti restano al palo mentre fa carriera chi ha ordito pestaggi e costruito maldestramente false prove e teoremi accusatori? Perché non è volata una parola dai vostri sindacati contro le ingiuste promozioni "in automatico" che non tengono conto delle responsabilità penali accertate per chi ha fatto carriera? Voi dite che "i Poliziotti del G8 erano anche quelli che hanno comprato le bottiglie d'acqua per i fermati, quelle che sono andate in farmacia per acquistare gli assorbenti per le fermate".L'atteggiamento umano e rispettoso nei confronti dei fermati e degli arrestati è il vostro dovere istituzionale, e almeno in teoria dovrebbe essere la normalità del vostro lavoro, non un evento eccezionale da sbandierare pubblicamente quasi a volere premi e riconoscimenti per una doverosa umanità che comunque non può compensare le azioni di alcuni vostri colleghi, autori di violenze, abusi e torture sui manifestanti in stato di fermo chiaramente documentati in sede giudiziaria. Voi dite che i poliziotti di Genova sono "quelli che hanno atteso le sentenze che hanno stabilito una verità processuale".E allora come mai il Sap ha "atteso le sentenze" con una vasta produzione di comunicati dal sapore corporativo e di difesa "a prescindere" dei colleghi? Si legga ad esempio l'Ansa del 14 luglio 2008, dove il portavoce nazionale del Sap Massimo Montebove dichiarava che "Il SAP ha difeso e continuerà sempre a difendere la Polizia di Stato e le Forze dell'Ordine dall'infamante e non provata accusa di aver commesso, sistematicamente, abusi e violenze". Il problema è dell'avverbio "sistematicamente"? Vi stanno bene gli abusi e le violenze purché non siano "sistematici"?E ancora, come mai il SAP ha promosso sin dal 2001 una raccolta fondi per difendere i poliziotti accusati e successivamente condannati per abusi e violenze nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto? Vi farete dare indietro i soldi usati per le spese legali di chi avrà sentenze di condanna passate in giudicato, oppure la vostra raccolta fondi "in attesa delle sentenze" era anche a favore dei colpevoli per ridurre al minimo le conseguenze delle loro azioni?Voi dite di essere "quelli che notoriamente non sono fulmini di perspicacia ma balza all'occhio del meno attento il fatto che, ben più di una volta, si è colpita la nostra Istituzione per colpire qualcos'altro".Siccome sono ancora meno "fulmine" di voi, non capisco queste allusioni e questi riferimenti, se avete qualcosa da dire ditelo, altrimenti parlare in codice non serve a molto. Il coraggio e il carattere che voi vantate nella vostra lettera bisogna dimostrarlo nel dire le cose chiaramente, senza ammiccamenti o allusioni comprensibili solo agli addetti ai lavori, perché è fin troppo facile essere spavaldi e coraggiosi quando si tratta di fare irruzione a volto coperto e manganelli in mano in una scuola dove c'è gente indifesa che dorme. E quindi spiegatevi: in quale occasione pensate di essere stati colpiti ingiustamente per danneggiare qualcos'altro o qualcun altro?Voi dite che "abbiamo lavorato tanto affinché la Polizia di Stato acquisisse un vero contatto col cittadino ed entrasse a pieno titolo nel tessuto sociale"Anche la società civile ha lavorato tanto per ritrovare lo spirito della riforma dell'81, quando i poliziotti sfidavano le leggi dello stato per smilitarizzarsi. Personalmente ho organizzato un confronto su questi temi con un rappresentante del SILP durante il forum sociale di Firenze nel 2002, ma tutte le volte che si tratta di prendere posizioni giuste e coraggiose, ho visto i vostri sindacati tirarsi indietro.Ho visto i vostri rappresentanti più illuminati, istruiti e sinceramente democratici che dopo aver fatto in pubblico dei bei proclami come il vostro, in privato si tiravano indietro e dicevano a mezza bocca che loro sono favorevoli ai codici identificativi su caschi e divise, ma non potevano dirlo pubblicamente per paura di perdere iscritti. E' questo il coraggio delle vostre idee che vi hanno insegnato in Caserma? Abbiate il coraggio di dire come la pensate: i vostri sindacati sono favorevoli all'introduzione di codici identificativi su caschi e divise?Se siete contrari, come potete sostenere di lavorare per entrare nel tessuto sociale e stare a contatto con i cittadini, quando volete rendere più facile l'impunità a chi viene sorpreso mentre commette abusi con tanto di foto e filmati? Se invece siete favorevoli, perché non avete il coraggio di dirlo pubblicamente, cercando un alleanza con le forze sociali e politiche che hanno lo stesso obiettivo?Avete paura di diventare impopolari tra la base dei vostri iscritti, avete paura di perdere tesserati e quindi soldi e potere politico? E se state zitti per paura, che autorità morale avete per fare i risentiti di fronte alla sfiducia e al pregiudizio dei cittadini nei vostri confronti provocato proprio dai pavidi come voi che col loro silenzio favoriscono i violenti come i picchiatori della Diaz e di Bolzaneto?Voi dite che "ci troviamo sempre più compressi ed all'angolo, sempre più distanti da quelle aperture verso il tessuto sociale e sempre più facenti parti di una struttura sotto attacco continuo".Non prendetevela con la stampa, non prendetevela con i manifestanti, non prendetevela con chi si ribella alla violenza in divisa: il potere di restituire onore e dignità alla vostra professione già troppo infangata è tutto nelle vostre mani.Rileggete le parole coraggiose del vostro collega Giancarlo Ambrosini, e trovate il coraggio per una grande battaglia di civiltà, per introdurre codici identificativi su caschi e divise che rendano davvero personale le responsabilità di abusi senza infangare tutta una categoria. Studiate l'esperienza di Ambrosini, talmente coraggioso da denunciare gli abusi commessi dai colleghi fino ad essere emarginato dal sindacato Siulp che aveva contribuito a fondare, ricevendo minacce e intimidazioni che arrivarono fino all'incendio della porta di casa sua.Leggete che cosa diceva profeticamente il vostro collega Ambrosini molti anni prima dei fatti del G8: "Chi ha sbagliato lo ammetta apertamente e smetta di adottare la politica dello struzzo, quello che viviamo oggi non è il nostro ineluttabile destino, ma l'esito a cui ci ha portato una politica miope e codarda, di cui è urgente fare piazza pulita. [...] In passato non abbiamo temuto di dire la nostra anche su cose difficili e complesse, e abbiamo inciso profondamente, e non solo nel nostro ambiente. Ora dobbiamo tornare protagonisti, perché il paese ha bisogno che si avvii un'altra grande stagione politica ed ideale, che potrà essere molto più difficile, complessa e contrastata di quella che abbiamo vissuto negli anni Settanta, ma che forse sarà ancora più decisiva".E allora vi riformulo nuovamente la domanda chiave: siete favorevoli all'introduzione di codici identificativi su caschi e divise, innocui per chi non avrà nulla da nascondere, ma determinanti per individuare chi ha commesso abusi senza che si possa nascondere nella massa di poliziotti onesti?Se la risposta è sì, allora passate all'azione, e ritroverete tutto quel consenso e quella fiducia dei cittadini che avete perso in questi anni, e non certo per colpa degli organi di informazione.Se la vostra risposta è no, allora risparmiateci i piagnistei, le lacrime di coccodrillo, i racconti epici sul mestiere difficile del poliziotto e le immagini poetiche di poliziotti che passano bottiglie d'acqua ai fermati: niente di tutto questo potrà cancellare il vostro disonore, che a quel punto non sarà frutto del pregiudizio dei cittadini o di quello dei giornalisti, nè sarà più frutto delle violenze dei vostri colleghi: sarà solo la naturale conseguenza del vostro silenzio e della vostra vigliaccheria.Cordiali saluti.

mercoledì 11 agosto 2010

MORTO-LA...

I link di questo contributo odierno anche se non riguardano direttamente l'ex capo degli sbirri De Gennaro(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/search?q=spartaco+mortola) sono comunque riconducibili al suo sottoposto e complice durante la macelleria del G8 genovese Spartaco Mortola,che come già preannunciato al posto di scontare la pena per tutti gli abusi e le violenze di quei giorni sono stati difesi dai vari Alfano e Maroni e quindi premiati.
Infatti le voci sulla prossima nomina a questore di Torino circola sempre con più insistenza anche se a Roma dai palazzi del potere è arrivata una secca smentita:personaggi come Mortola che hanno coperto la strage genovese dovrebbero venire come minimo imprigionati per tutta la loro esistenza per aver fatto dell'abuso di potere,della violenza e dell'uso criminoso del proprio lavoro un mezzo per calpestare i diritti delle persone e averle incriminate con l'ausilio di prove inventate vestendo la divisa dello Stato.
Il primo contributo è tratto da Piemonte.Indymedia mentre più avanti è posto un commento sulla vicenda che ha visto un pubblico ufficiale indagato,condannato e premiato...proprio degno di uno Stato democratico o di un regime?

Spartaco Mortola: PP - pregiudicato promosso

E’ in arrivo una promozione per Spartaco Mortola
Ecco il premio per il macello del G8.
Spartaco Mortola: pregiudicato promosso
Il “macellaio” originario di Camogli, che attualmente è il numero 2 della Questura di Torino, secondo quanto anticipato dal sito cittadigenova.com sarà presto promosso alla carica di questore. Il nome di Mortola sarebbe in una lista di cinque persone che per questo parteciperanno a maggio al corso di formazione nazionale in programma a Roma.
http://www.cittadigenova.com/Genova/Cronaca/Spartaco-Mortola-diventera-Questore-28040.aspx
http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2010/08/10/AMl5SnwD-mortola_promozione_condanna.shtml
Mortola, capo della Digos ai tempi del G8 genovese del 2001, è stato condannato in primo grado e in appello per le violenze subite in quei giorni dai manifestanti: 3 anni e 8 mesi di reclusione.
Al nuovo Questore (pregiudicato) Spartaco Mortola auguri vivissimi anche da parte di (quasi)tutta Indymedia.

Link correlati:

- “Spartaco Mortola Condannato a 3 anni e 8 mesi di reclusione”
http://piemonte.indymedia.org/../article/8806
- “Colucci: per telefono non si parla…”
http://piemonte.indymedia.org/../article/9156
- “Canterini, Gratteri, Luperi, Caldarozzi e Mortola subito a casa ...”
http://piemonte.indymedia.org/../article/8872
- “Claudio Sanfilippo cocainomane marcio”
http://piemonte.indymedia.org/../article/6638
Chissà se il procuratore capo Giancarlo Caselli (solitamente loquace con i media com tematiche d'attualità sulla giustizia) avrà voglia di esprimere il suo illuminato parere.
La promozione di Mortola è uno schiaffo micidiale alla legalità. E' il modo migliore per mortificare il lavoro di magistrati ed operarori della giustizia.
E' un "vaffanculo" da parte dello Stato a quei giudici che hanno accertato i reati compiuti da Spartaco Mortola per i quali hanno chiesto la sua condanna.
Non fa certo bene alla democrazia sapere che un uomo delle istituzioni, condannato e pregiudicato ora viene premiato ed elevato di grado.