venerdì 31 marzo 2017

I GIORNALISTI IN MALAFEDE QUANDO PAGHERANNO?

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Certamente una parte,piccola o grande non interessa nemmeno molto,di chi come professione ha scelto la carriera giornalistica l'ha fatto per passione e non sicuramente per avere un buon stipendio garantito come ad esempio uno che ha scelto la divisa,ma alcuni di loro piuttosto di raccontare i fatti che avvengono così come sono e scegliendo le fonti attendibili e sicure,commettono errori grossolani e per questo devono essere in qualche modo puniti.
Discorso già fatto in altri tempi ed in altre situazioni(ad esempio vedi:madn sono-sempre-loroci-attaccanofeltri-co )cui scivolano nel paradossale e nello sbaglio voluto i soliti noti appartenenti a testate editoriali i radiotelevisive che spaziano da Il giornale a Libero passando per Rete 4 o qualche emittente regionale lombarda senza citarne una in particolare.
Qui di cronaca nera se ne parla poco e solo in occasione di tentativi di sviare sia le indagini che l'opinione pubblica e nel caso del ragazzo massacrato a botte ad Alatri si è gridato subito al lupo(albanese)quando i protagonisti di questo vile attacco di branco sono italiani e pure coperti dalle loro famiglie.
Ed anche si fosse trattato di stranieri oppure di alieni la gravità e l'orrore dell'atto compiuto sarebbe lo stesso degno d'infamia.
Con tanto di mazza usata con riferimenti fascisti,guarda caso,come solo loro sanno agire,in gruppo e solitamente spalleggiati da polizia o da altri ratti di fogna in un cameratismo di non invidiabile appartenenza.
L'articolo preso da Infoaut(antifascismoanuove-destre )parla poco del fatto di cronaca ma abbastanza del lavoro alla cazzo di professionisti che devono raccontare i fatti accaduti senza cadere nel razzismo,nella superficialità e nella scorrettezza.

Alatri. Banda di albanesi? C'era boia chi molla sul manganello degli assassini.

La nuda cronaca è nota a tutti: un giovane di appena 20 anni di Alatri, pestato a sangue e ucciso. Dal “branco” ci dicono i giornali.
Fin dal principio della cronaca il giornalismo nostrano si è contraddistinto per malafede e pressapochismo, descrivendo il gruppo di assassini come  stranieri, spalleggiando o comunque servendo una palla clamorosa a chi sul razzismo ci campa.  Salvo poi arrivare alla smentita ammettendo la presenza di un solo albanese in un gruppo di 8 presunti aggressori, tutti di nazionalità italiana.
Ora però si legge tra le righe un nuovo particolare: ecco spuntare tra una delle spranghe con cui è stato ucciso Emanuele, una mazza da baseball con la scritta “boia chi molla”, di chiara matrice fascista. Non vogliamo raccontare della solita litania, su quanto siano pericolosi i fascisti e di quello che fanno, nemmeno di quali verosimili appartenenze potrebbero nascondere gli autori dell’omicidio rispetto gruppi politici dell’estrema destra.

C'è solo da sottolineare, come al solito, che quando si parla di "razza" il giornalismo italiano si affanna e si affolla per segnalare la nazionalità degli aggressori, come se questa potesse spiegare l'aggressione (ma non chiamateli razzisti!). Quando invece si tratta di notare che la sopraffazione e la violenza contro i più deboli si sviluppano e maturano in un preciso brodo ideologico, si riduce questo elemento a una curiosità aneddotica.

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