giovedì 25 febbraio 2016

BERLUSCONI "VITTIMA" DELLE INTERCETTAZIONI USA



La non notizia delle intercettazioni dell'agenzia statunitense per la sicurezza nazionale(Nsa)salta fuori nuovamente in un periodo di crisi di elettori per Forza Italia in prospettiva di una nuova campagna elettorale che potrebbe essere imminente e che lo è già per alcune città italiane dove tra pochi mesi si dovranno eleggerne i sindaci.
Basti pensare che la vignetta sopra è opera del 2010 e anche se il periodo ritornato alla mercé dei mass media è dell'anno successivo,quello delle interne e internazionali come disse l'ex presidente impollinatore ora nei panni della vittima,la solfa è sempre la stessa.
Amici o non amici gli Stati Uniti(in questo caso)non guardano in faccia a nessuno e spiano un po' tutti,che si chiamino Berlusconi o Merkel o anche un poveraccio qualsiasi come me o voi:è sempre stato così e nonostante prima i proclami dove si negavano le intercettazioni e dopo le scuse con l'avvento di Assange e Wikileaks,gli Usa continueranno ad interferire e curare a distanza amici e nemici.
Perché se avessero scoperto che fosse stata qualche nazione ostile a compiere intercettazioni,che lo facciano credo sia un dato di fatto,chissà che marasma generale anche se io vedo non più grave del solito che comunque uno Stato amico(che ci fa da padrone)come gli Usa sorvegli almeno i politici e magari qualche industriale.
D'altronde i padroni spiano e quando non ci arrivano ci sono sputtanatori felici di fare da spia,e poi se Berlusconi nella sua carriera sia stato beccato con delle intercettazioni più di una volta in flagrante molto al di fuori del limite della legalità dai nostri investigatori figuriamoci con chi detiene per ora l'eccellenza nella tecnologia per poterlo fare.
I due contributi sono gli editoriali di Senza Soste(http://www.senzasoste.it/nazionale/renzileaks-perche-le-intercettazioni-di-berlusconi-diventano-una-notizia )e Contropiano(http://www.contropiano.org/editioriali/item/35083-se-anche-la-cia-era-antiberlusconiana ).

Renzileaks. Perché le intercettazioni di Berlusconi diventano una notizia .

C’è davvero da chiedersi perché una notizia risaputa, l’ascolto di Berlusconi da parte della NSA durante il periodo caldo del 2011 sia diventata una notizia fresca (cioè una novità) e allo stesso tempo calda (una novità di cui tutta la politica istituzionale parla). Come è risaputa la notizia dell’ascolto di Angela Merkel, che ha già protestato vigorosamente tre anni fa, e di altri big dello show business politico venuti fuori, come dire, a strascico uno dietro l’altro. Ovviamente in Italia, come al solito, ci si è soprattutto concentrati non sulle rivelazioni ma sulla loro legittimità. Ma, come al solito, la forma rivela sempre qualche problema grossi di sostanza.
La notizia starebbe nel fatto che NSA, una delle agenzie americane di intelligence, ha spiato Berlusconi nel periodo caldo che va tra l’impennata del debito sovrano (con gli spread) e le dimissioni. Estate-autunno del 2011. Ovviamente non si tratta di una notizia. Primo perchè già dalle rivelazioni precedenti di Assange si sapeva, pubblicamente, che Berlusconi era sotto osservazione regolare da parte degli Usa. Oltretutto, a seguito dello scandalo Snowden, era uscita la notizia che almeno 5 milioni di italiani, establishment compreso, erano stati letteralmente scannerizzati dalla NSA. Nulla in confronto ai tedeschi, circa 30 milioni, e infatti in Germania, almeno lo scandalo nel 2013 era esploso. Nello stesso periodo quando il caso degli italiani, non solo establishment ma una parte significativa della popolazione, fu sottoposto al COPASIR (che monitorizza attività servizi segreti) la risposta fu sconcertante. Si disse, ufficialmente, “che gli americani assicuravano che non c’erano state violazioni della privacy” mentre, tra l’altro, in Germania sugli stessi metodi NSA era scoppiato il delirio. Ovviamente, in un paese dove le polemiche più roventi sono sui rimborsi degli scontrini, la vicenda passò completamente sotto silenzio. A livello ufficiale però la portata dei fatti era chiara eccome. Nessun stupore quindi alla notizia sulle intercettazioni di Berlusconi. Solo che la notizia è uscita accompagnata da molto clamore. Perché?
Prima di tutto perché ha permesso a Berlusconi di uscire dall’angolo, acquisire attenzione con quel tocco di vittimismo che non fa male a chi vuol recuperare consenso. Ma il punto grosso è un altro: il ritorno alla lamentala berlusconiana del “complotto del 2011” ha, da sempre, bersagli ben precisi. L’ex presidente Napolitano, il collateralismo alle politiche dell’austerità di molto establishment italiano (tra cui il bocconiano Monti e le reti di potere di cui fa parte), la Francia e la Germania come paesi che fortemente vogliono un ruolo di austerità dell’Italia. Si tratta di poteri che in questi giorni si sono fatti sentire: dallo stesso Napolitano, che ha alimentato non a caso una polemica su quanto lavorano i parlamentari, a Monti (che ha criticato Renzi in parlamento), ai bocconiani via Corriere della Sera. Per non parlare di Francia e Germania, paese (si veda un recente corsivo della Sueddeutsche Zeitung che praticamente prendeva in giro le proposte di Renzi sulle banche e sulla nuova governance europea) che ha messo Renzi nel mirino. Guarda caso gli avversari di Berlusconi e di Renzi coincidono. Non solo, Renzi non vuol fare la fine di Berlusconi: detronizzato dai “mercati”, dalla governance europea e, infine, da una congiura di palazzo.
Già perchè questo paese continua a occuparsi di scontrini e di politicamente corretto, oltre che del proprio ombelico, ma lo scontro tra Renzi e l’eurozona continua ad esserci. Su nodi grossi: banche, e lì la crisi potrebbe farsi grossa, flessibilità di bilancio, nel 2017 prima delle elezioni dell’anno successivo Renzi rischierebbe di dover compilare una finanziaria molto dura. Oltre che tutta una serie di nodi su energia, acciaio e geopolitica. E’ quindi accaduto quello che era prevedibile accadesse: i media, il governo e Renzi hanno dato serio risalto alle rivelazioni di Berlusconi. Atto dovuto: il governo ha chiesto spiegazioni agli Usa (quelle che il governo Letta, assieme al PD, non ha chiesto nel 2013...). Sicuro qualcosa ci sarà da regolare anche con gli Usa, magari si userà la cosa anche per inquadrare meglio eventuale intervento libico. Ma il bersaglio vero di questa polemica è la filiera Napolitano-Monti-bocconiani-Francia-Germania. Avvversari interni ed esterni ai quali Renzi manda un messaggio chiaro: se la crisi precipita, e può precipitare, non mi farò impallinare come Berlusconi. Colpito, oltre che da qualche attacco in borsa che tolse in un giorno 12 punti di valore al titolo Mediaset, da qualche congiurato interno su mandato dall’esterno del palazzo. Oggi i fatti sono pubblici, il clamore deve essere tanto perchè si capisca che le mosse sono scoperte e chiare a tutti. Poi, si vedrà. Come sempre, è normale quando si parla di processi collettivi, tutto diverebbe più chiaro in caso di precipitazione della crisi. Vediamo. Resta il problema che le intercettazioni NSA di solito non riguardano solo l’establishment ma la popolazione a largo raggio. Ci sarebbe da chiedere chiarimenti seri sui profitti che tante aziende Usa fanno sull’uso dei dati che risultano da questa attività. Ma anche qui, una volta messi a produzione un pò di precari italiani come fa Google, questo genere di tematiche svaniscono nel nulla. Eppure è sul governo dei dati che si fanno le differenze nella politica e nell’economia contemporanee. E infatti la differenza si vede. In negativo, s’intende.
redazione, 24 febbraio 2016
 
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Se anche la Cia era antiberlusconiana....

Wikileaks pubblica una bella massa di documenti della Nsa – l'agenzia per lo spionaggio informatico del governo degli Stati Uniti, quella da cui è fuggito Edward Snowden – da cui emerge, fra tante altre cose, che Silvio Berlusconi e il suo cerchio magico erano intercettati ad ogni ora del giorno e della notte, mentre il Caimano era in carica come presidente del consiglio. Ogni suo colloquio, anche con capi di stato stranieri, viene refertato per l'amministrazione Usa. Memorabile, dal nostro angolo visuale, il colloquio con Benjamin Netanyahu, feroce premier israeliano, protagonista dello sterminio programmato dei palestinesi, in cui promette di «mettere l’Italia a disposizione di Israele, nell’aiutare a rimettere a posto le relazioni di quest’ultimo con Washington». Immaginiamo con quale attenzione saranno state accolte le sue parole, al primo incontro con Obama dopo questa telefonata...

Scandalo! Scandalo! Sorpresa! Sorpresa! Forza Italia prova a recuperare qualche voto chiedendo una commissione di inchiesta, il governo convoca l'ambasciatore statunitense per chiedere spiegazioni (è il minimo sindacale, in casi di questa portata).

Il segreto di pulcinella, quando viene “scoperto”, genera riso, spallucce, mormorii e sguardi di compassione.

Dal punto di vista della politica internazionale, infatti, c'è ben poco da stupirsi. È vero, come lamentava il tedesco Martin Schulz, che “tra alleati non ci si dovrebbe spiare reciprocamente”. Ma lo si fa regolarmente, nella misura in cui i rapporti di forza e la superiorità tecnologica lo permettono. Per esempio, vi sembra credibile che Angela Merkel non sapesse nulla delle intenzioni di Tsipras, che aveva appena defenestrato Varoufakis e la sinistra interna di Syriza? Il contrario, invece, sembra assai poco probabile...
Si fa regolarmente, insomma, e anche l'adontarsi scandalizzati fa parte della normalità. Le ragioni per mettere sotto tutela i governi berlusconiani, specie nell'ultimo periodo, davvero non mancavano. Da quelli economico finanziari (Sarkozy che l'aveva affrontato spiegando che «Le istituzioni finanziarie italiane potrebbero presto `saltare in aria´ come il tappo di una bottiglia di champagne e che `le parole non bastano più´ e che Berlusconi `ora deve prendere delle decisioni´», con lo spread che saliva verso cime glaciali) a quelli più banalmente di letto.
A livello internazionale, nessuno si scandalizza se un/una presidente ha una/o o decine di amanti. Al potere piace misurare la propria possanza fascinosa anche in questo modo, dalla notte dei tempi. Ma su alcune cose non si scherza. Per esempio, il controllo sui partner sessuali deve essere ferreo, selettivo, “sicuro”. Nelle cronache degli anni '60 rimase tristemente famoso l'allora segretario di Stato alla guerra, John Profumo, inglese di chiare origini italiane, per il suo rapporto extraconiugale con la spogliarellista Christine Keeler. Sarebbe forse sopravvissuto allo scandalo (era regolamente sposato, e con un'attrice abbastanza conosciuta) se la spogliarellista non avesse avuto contemporaneamente un'”assidua frequentazione” con un funzionario dell'ambasciata sovietica, quasi certamente del Kgb. Dimissioni fulminee, carriera distrutta, governo in crisi e costretto a lasciare.
Ma le decine di donzelle che si facevano selfie seminude a Palazzo Grazioli, che riferivano quasi in diretta a personaggi di dubbia onorabilità o addirittura coinvolti in traffici di droga (tale Ramirez de la Rosa, convivente di Marystelle Polanco, tra l'altro fermato una volta mentre era alla guida di un'auto intestate a Nicole Minetti...), che ricattavano platealmente il vecchio impresario alle prese con i problemi dell'età, facevano sembare il povero Produmo quasi un campione di sicurezza antispionaggio. E questo senza neanche mettersi a immaginare cosa potevano dirsi, durante feste lontane da occhi indiscreti, Silvio Berlusconi e Vladimir Putin.
Bene. La “scoperta” che Silvio era spiato dagli americani ci dice molte cose che confliggono direttamente con un immaginario che ha distrutto la capacità di pensare politica a sinistra.
La prima è che non basta essere un fedelissimo di qualsiasi presidenza Usa per evitare di essere monitorati e sospettati di pericoloso egocentrismo.
La seconda è che la gestione della casella italiana nello schieramento Nato era fortemente a rischio, anche a causa dell'assoluta “negligenza” del Caimano verso le più elementari regole della sicurezza.
La terza, è che anche l'Unione Europea non poteva più tollerare un jokerman irresponsabile che rischiava di portare tutta la baracca verso il baratro.
La quarta – e definitiva – è che tutti gli imperialismi occidentali erano “antiberlusconiani”. Non certo per motivi ideologici o etici, ma per banale “sicurezza di funzionamento” del sistema, sia dal lato militare che economico-finanziario.
Cosa ne ricaviamo? Che l'antiberlusconismo è stato un periodo - difficile definirlo un "pensiero" - di fortissima tossicodipendenza, di assoluta incapacità di ragionare al di sopra dei liquami giornalmente squadernati sui giornali, di totale perdita del significato della parola “politica”, di ciclopico rifiuto di concepire un progetto indipendente da quelli dei vari poteri che si contendono anche questo paese. Quanti, per anni, hanno chiesto o concesso un “voto utile” contro questo personaggio risibile, dovrebbero smettere per sempre – da oggi – di parlare.
Se c'è qualcuno che andrebbe protetto, in queste ore, dal rischio di commettere suicidio, sono quelle (poche) migliaia di presi-per-il-culo che sono andati sotto il Quirinale, la sera dell'11 novembre 2011, a inneggiare alla “liberazione”. Usati, spremuti e gettati via dai mercati finanziari e dall'imperialismo (anche) Usa.

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