sabato 14 marzo 2020

LA LEZIONE CINESE

Il titolo del post odierno assume due connotazioni molto importanti che spero andranno a fare riflettere non solo gli italiani ma anche tutta l'Europa ed il resto del mondo,per come in Cina si sia contrastato con risultati al momento efficaci il cononavirus Covid-19 e dal punto di vista pratico e solidale.
Nonostante una sparuta manica di idioti italiani agli albori della pandemia del coronavirus quando l'Italia non era nemmeno sfiorata da un singolo caso accertato(vedi il post del 5 febbraio:madn il-solito-sciacallaggio-fascioleghista )e i cinesi e gli asiatici in generali venivano picchiati ed insultati per strada,molti altri,la maggioranza,si erano prodigati a difendere e anche aiutare il governo cinese con i primi aiuti e la Cina non si è scordata del nostro paese e ha provveduto ad inviare personale specializzato e macchinari come respiratori e materiali come mascherine,sangue,plasma e medicinali.
L'articolo de La Stampa(l-aiuto-cinese-all-italia-materiale-esperti )parla di questo arrivo del volo atterrato a Fiumicino ben accetto mentre l'Unione Europea non solo sta a guardare ma addirittura ci ridicolizza e affossa come ha fatto la Lagarde(direttrice del FMI)che con le sue dichiarazioni per dir poco avventate e provocatorie(hanno fatto incazzare pure una persona pacata nei modi e nei toni pure Mattarella)come l'ormai famosa"non siamo qui per ridurre gli spread,non è la funzione della Bce,ci sono altri strumenti e altri attori per gestire queste questioni"(vedi l'altro articolo:contropiano lagarde-spiega-europa-non-esiste ).

Coronavirus, l’aiuto cinese all’Italia: “Materiale, esperti e i risultati del lavoro di migliaia di medici”.

Il vicepresidente della Croce Rossa della Cina è arrivato a Roma alla testa del team in nostro soccorso. Di Maio: «Disponibilità anche da altri Paesi».

Cinesi e italiani uniti nella lotta alla pandemia.

ROMA. Materiale, personale ed esperienza sul campo. Questo è quanto è arrivato dalla Cina a Roma questa mattina per aiutare l’Italia nella lotta al coronavirus. In prima fila in questa collaborazione c’è la Croce Rossa cinese che ci ha portato «31 tonnellate di materiali, tra cui equipaggi per macchinari respiratori, tute, mascherine. Ci sono anche alcune medicine anti virus insieme a sangue e plasma», come ha spiegato il suo vicepresidente Sun Shuopeng durante la conferenza stampa insieme ai colleghi della CRI.

Coronavirus, dalla Cina un aiuto all'Italia: a Fiumicino arriva volo con medici e mascherine.

Accanto a loro anche ricercatori e medici cinesi: «Oltre ai materiali, abbiamo portato più che altro i sentimenti di amicizia del popolo cinese, perché quando è scoppiata l'epidemia in Cina, abbiamo ricevuto dall'Italia assistenza, aiuto e sostegno. Siamo venuti anche per ricambiare», ha aggiunto, ricordando: «Siamo riusciti a raccogliere questi materiali in pochissimo tempo. Non è stato facile e l'abbiamo fatto attraverso un volo ad hoc da Cina a Roma». Sun Shuopeng ha poi specificato che «Abbiamo portato anche la settima versione della soluzione clinica contro il Covid, che è la più aggiornata in questo momento. E anche la sesta versione del piano di controllo e prevenzione del Covid 19. Sono state modificate e aggiornate in brevissimo tempo, quindi abbiamo portato i risultati di migliaia di colleghi cinesi con il loro duro lavoro. Speriamo che condividendoli, possiamo aiutare l'Italia ad affrontare meglio questa situazione».

Ecco come la Cina ha fermato il Coronavirus.

L'ambasciatore cinese Li Junhua ha aggiunto che la Cina è «profondamente dispiaciuta» per quanto sta accadendo all'Italia «perché il nostro popolo ha vissuto la stessa esperienza e capiamo il dolore di quanto sa accadendo, comprendiamo le necessità del popolo italiano». Il loro è un modo di dire «grazie»: «Noi non abbiamo mai dimenticato l'aiuto ricevuto dall'Italia nei tempi passati e anche recentemente e vogliamo ricambiare questi aiuti»,

Il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, ha a sua volta ringraziato la delegazione cinese e annunciato che «sono in arrivo altri aiuti, non solo dalla Cina. Stiamo ricevendo molte chiamate da altri Paesi». Ha poi ricordato l’importanza di donare il sangue: «Io lo donerò».

venerdì 13 marzo 2020

LIBERA E VERA ARDUINO


Risultato immagini per libera e vera arduino
A pochi giorni dalla liberazione della città di Torino dall'oppressione nazifascista due giovani donne poco più che ragazze vennero trucidate nella notte tra il 12 ed il 13 marzo 1945 dai fascisti delle Brigate Nere che fingendosi partigiani entrarono nella loro abitazione la notte precedente.
Come descritto nell'articolo di Infoaut(storia-di-classe )vennero fermate altre persone,tra cui il padre subito fucilato assieme ad un vicino di casa,mentre qualcuno riuscì a fuggire o venne ferito mortalmente.
In un'età in cui le ragazze dovrebbero avere altri pensieri ricordiamoci che alcune di loro diedero la vita per farci conquistare la libertà partendo per le montagne per combattere o facendo le staffette partigiane,ed il loro contributo alla vittoria dev'essere ricordato a futura memoria e glorificato.

13 Marzo 1945: Libera e Vera Arduino.

Vera Arduino nasce a Torino il 15 Gennaio del 1926, primogenita di una famiglia operaia di militanza comunista. Il padre, Gaspare Arduino (1901-1945) è operaio alla Fiat e la madre, Teresa Guala, alla Manifattura Tabacchi. Dopo aver fatto i tre anni di avviamento professionale inizia a lavorare come operaia alla Wamar. Introdotta alla politica dal padre, partecipa alle attività clandestine del PCI. A partire dal 1943 partecipa alla Resistenza assieme al padre e alla sorella Libera (1929-1945). Entra nei Gruppi di difesa della donna aggregati alla XX Brigata Garibaldi Sap, facendo la staffetta in Barriera di Milano con i partigiani in montagna.
   
Libera Arduino nasce a Torino il 13 Settembre del 1929, secondogenita di una famiglia operaia di militanza comunista. Dopo aver conseguito la quinta elementare inizia a lavorare presso l’industria meccanica Castagno. Introdotta alla politica dal padre e dalla sorella Vera (1926-1945), partecipa assieme a loro alle attività clandestine. Assieme al padre e alla sorella a partire dal 1943 partecipa alla Resistenza e entra nei Gruppi di difesa della donna aggregati alla XX Brigata Garibaldi Sap occupandosi del servizio di assistenza in Barriera di Milano.

La notte dell’11 Marzo del 1945 sono catturate nella loro abitazione di Via Moncrivello 1 da fascisti appartenenti alle Brigate nere, fintisi con l'inganno partigiani. Assieme a lei sono arrestati il padre Gaspare, un ospite, Alberto Ellena e due vicini di casa, Rosa Ghizzone e il marito Mario Montarolo. Il padre Gaspare è fucilato la sera stessa in Corso Belgio assieme a Mario Montarolo, mentre Alberto Ellena riesce a fuggire. Libera e Vera, trattenute per due giorni assieme a Rosa Ghizzone, sono trucidate la notte fra il 12 e il 13 Marzo del 1945 sulla sponda del Canale Pellerina a Torino. Rosa Ghizzone riesce a scappare ma muore quattordici mesi dopo per le ferite riportate quella notte. A Vera e Libera Arduino è dedicata una via cittadina, una lapide in corso Lecce e un istituto superiore statale

"Per il funerale delle Arduino alcune fabbriche hanno mandato delegazioni, altre durante i funerali si sono fermate. Alla Paracchi, la fabbrica dei tappeti, una ragazza è salita sul tetto e ha messo la bandiera rossa. Un compagno elettricista, che era nelle SAP, aveva staccato tutti i fili d'allarme perché i fascisti non chiamassero i rinforzi. Questa ragazza ha anche parlato là dentro alle operaie, poi l'abbiamo fatta scappare". "Ricordo quando ho partecipato ai funerali delle Arduino. Io tenevo sotto braccio mamma Arduino che sembrava inebetita, seguivano l'altra bambina Bruna e poi molte donne e uomini. Per via Catania abbiamo visto venirci incontro un operaio in bicicletta che gridava: 'Gli uomini fuggano tutti perché davanti al cimitero ci sono i fascisti, ce ne sono già due camion carichi'. Così gli uomini si sono allontanati, davanti al cimitero siamo arrivate solo noi donne".

Quando vengono uccise avevano 16 e 18 anni.

giovedì 12 marzo 2020

IL CAPITALISMO COMANDA?SOLUZIONI ALTERNATIVE ESISTONO


Risultato immagini per confindustria coronavirus
Direi che il livello d'incazzatura generale nel contesto dell'ormai pandemia cononavirus in Italia è giunta al momentaneo apice ieri sera quando Confindustria ha fatto leggere il proprio comunicato al Presidente del Consiglio Conte che dicendolo alla Gattopardo ha detto che"bisogna cambiare tutto per non cambiare niente".
Effettivamente delle poche attività che sono state obbligate a chiudere la maggior parte ci avevano già pensato i datori di lavoro a fare abbassare le serrande,mentre il lungo elenco delle attività ancora aperte(c'è un elenco al link del primo contributo:contropiano pil-vita-governo-conte-sceglie-pil )e che conta sul lavoro di milioni di persone è un dato di fatto che sia un assist,o meglio un obbligo,da parte della congregazione dei padroni riuniti sotto l'associazione di Confindustria(vedi anche:madn produciconsumacrepa ).
E l'Assolombarda che è una costola ancora più truce ed estrema(di destra)ha avuto il suo rilevante peso visto che una buona fetta del Pil nazionale arriva proprio dalla Lombardia,e nonostante il blaterale schizoide dei leghisti che a giorni alterni vogliono o tutto chiuso o tutto aperto,asservendosi a questa potente loggia,l'imperativo della produzione ha avuto il sopravvento.
Devi stare a casa per combattere l'epidemia ma devi andare al lavoro,ma se non vado al lavoro non porto a casa lo stipendio,devo salvaguardare la salute ma anche il mio portafoglio:questo discorso lo si era già fatto per l'ex Ilva di Taranto e per il dilemma del lavoro o della salute(vedi:madn salute-o-lavoro? ).
La soluzione di chiudere tutto,fabbriche comprese mantenendo solamente gli stretti servizi necessari (certamente il personale ospedaliero)come l'approvvigionamento alimentare e medicinale,forze dell'ordine e gli operatori necessari per alcuni servizi inderogabili come acqua ed energia elettrica e pochi altri come avvenuto in Cina,deve essere fatta e supportata con una cassa integrazione(o da un più lontano reddito di quarantena o simile come ipotizzato nel secondo articolo:left il-reddito-di-quarantena ).
I soldi si possono trovare applicando una bella patrimoniale d'urgenza visto che di quella teoricamente standard non se ne vuole parlare,da contributi europei e da risorse straordinarie che lo Stato ha e non vuole toccare,perché l'operaio(uso questo termine generale che comprende dall'artigiano alla partita iva,l'insegnante o il commerciante)non può rimanere a casa senza stipendio,le ferie le ha finite così come i permessi e la situazione di criticità che è venuta a crearsi necessita di misure econome drastiche,per le casse dello Stato ma non per il lavoratore.

Tra il Pil e la vita, il governo sceglie il Pil.

di  Redazione Contropiano 
E insistono ancora! Siamo rimasti basiti dal discorsetto bonario con cui Giuseppe Conte ha annunciato, nella tarda serata di ieri, che si dovranno chiudere tutte le attività meno quelle produttive.

Non che nutrissimo illusioni sul grado di indipendenza e autorevolezza di questa classe politica, ma persino i leghisti lombardi – sotto la doppia pressione degli ospedali che vanno scoppiando di malati e imprese che vanno chiudendo l’attività senza neanche attendere un ordine del governo – erano arrivati a capire che la priorità ormai può essere solo quella della salute. Tardigradi e mentecatti, sordi alle raccomandazioni del mondo scientifico, ma infine piegati dall’oggettività del disastro.

Il governo Conte invece resta in balia di quei trogloditi del profitto ben rappresentati da Assolombarda, la Confidustria regionale lumbard, da sempre rappresentante l’ultradestra del mondo imprenditoriale, che continua a premere – e a imporre – che le fabbriche restino aperte, contrapponendosi anche al resto del mondo imprenditoriale locale.

Come se il virus, al pari della dignità dei lavoratori, dovesse e potesse restare fuori dai cancelli…

Dal punto di vista sanitario, infatti, stare ammassati in fabbrica oppure al pub non fa differenza. Ma al pub e posti similari si consuma e si coltivano relazioni sociali libere, in fabbrica “si produce” per arricchire il padrone e si deve tacere. Una classe dirigente più idiota di questa non c’è probabilmente mai stata in nessuna parte del mondo…

La lista delle attività che vanno chiuse da stamattina è lungo, ma largamente incompleto. Bar, ristoranti, barbieri, parrucchieri, palestre, ecc. Tra le attività che possono restare aperti ci sono ovviamente i punti vendita di farmaci e alimentari (dunque ipermercati e supermercati, discount, ecc), distributori di carburanti, ecc.

Ma anche esercizi commerciali decisamente meno “vitali” (ferramenta, idraulica, ecc) come da lista ufficiale qui in foto.

Ma è soprattutto sulle fabbriche il punto in cui è manifesto il compromesso omicida con le esigenze del profitto privato. Il testo del decreto “raccomanda” infatti alle imprese l’adozione di “protocolli di sicurezza anti-contagio”. Ma subito dopo consente la deroga: “laddove non fosse possibile rispettare la distanza interpersonale di un metro come principale misura di contenimento, con adozione di strumenti di protezione individuale”.

Insomma, una mascherina e via, al lavoro! In realtà, la situazione reale è nele aziende molto peggiore di così, basta guardare questo video pubblicato dal Gazzettino.


Anche sul piano contrattuale, porte aperte alle pratiche peggiori che le aziende stavano già effettuando, a rischio però di sanzione e vertenza sindacale, come le “ferie forzate”.

In poche parole, tra il Pil e la vita, il governo Conte sceglie il Pil.

Per quanto riguarda il sostegno al reddito dei dipendenti nei settori che vengono temporaneamente chiusi, tutto è rinviato a un successivo decreto. La promessa è cassai integrazione in deroga per tutti, ma bisognerà vedere – come sempre – I dettagli. Di sicuro, per ora, non si fa menzione delle partire Iva; che, come sappiamo bene, spesso sono soltanto una forma mascherata del lavoro dipendente.

In linea generale, scorrendo anche a ritroso le “disposizioni governative” dell’ultima settimana, si vede chiaramente un doppi binario. Da un lato una serie misure molto severe per la popolazione, per disciplinarne i comportamenti. E non abbiamo difficoltà a riconoscere che, dopo decenni di individualismo “pompato” dal potere (come dimenticare l'”edonismo reaganiano” e tutte le subculture del narcisismo?), in larghe aree della popolazione era decisamente complicato far crescere una “consapevolezza” dei rischi collettivi derivanti da comportamenti individuali scriteriati.

Ma questa preoccupazione “pedagogica” fa a pugni con l’indifferenza rispetto a quanto accade al di là della porta dei posti di lavoro. Se è infatti comprensibile che i virologi abbiano visto con giusto orrore orde di persone continuare a celebrare i riti della movida, è al contrario scandaloso che il perimetro della fabbrica resti completamente intangibile dal “potere pubblico” anche quando di tratta dalla sicurezza pubblica. Nel senso ovvio della salute, perché anche le fabbriche traboccano di sbirraglia, pubblica o privata.

Si replica insomma, persino durante l’epidemia più pericolosa del dopoguerra, lo stesso atteggiamento ossequioso seguito per decenni nei confronti degli omicidi sul lavoro. Molte “raccomandazioni”, tanti “incentivi”… ma nessun controllo e tantomeno sanzioni.

Si può venire multati perché si porta a spasso il cane e ci si ferma a parlare troppo vicino a un “collega”, ma se ci si intruppa a centinaia dentro un posto di lavoro, tutta salute!

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Il reddito di quarantena.

di Giulio Cavalli
Èapprezzabilissimo lo sforzo di chi ogni giorno ci ricorda che rimanere a casa sia la soluzione più immediata e più intelligente per sconfiggere il coronavirus ed è apprezzabilissimo lo sforzo del governo che ci ripete di evitare gli spostamenti e i contatti sociali. Ci sono anche questi bei video, di influencer e testimonial, che ci invitano a leggere un libro (il loro, magari) o ascoltare buona musica (la loro) e lo fanno dai loro bei salotti. State a casa, dicono. Stiamo a casa.

Ma gli operai? Quelli non possono mica portarsi a casa un pezzo della linea di produzione, non esiste la catena di montaggio a domicilio. Anzi, volendo vedere si fatica anche non poco a mantenere le disposizioni di sicurezza dentro la fabbrica. E quelli (e sono tantissimi) che se non lavorano non guadagnano? Prendete le ferie!, dicono. Sì, ciao. Le Partite Iva le ferie se le sognano, per loro le ferie significa semplicemente non fatturare. E quelli che ne stanno approfittando per licenziare usando la scusa del coronavirus? Ne vogliamo parlare?

È vero che stare. casa significa rendersi conto che non si vive solo di diritti ma quelli che hanno l’inderogabile dovere di uscire? Di prendere i mezzi pubblici? Quelli li diamo per persi? È gente che va a lavorare per mantenersi e per mantenere la famiglia, che si fa?

E quelli che stanno perdendo il lavoro? E quelli che hanno un negozio e non vendono e comunque alla fine del mese devono pagare le tasse e l’affitto?

Insomma, c’è un sottobosco (forse più ampio del bosco) di cui si dovrebbe parlare di più. Sono quelli già sconfitti dal coronavirus perché sono già allo stremo. Se lo Stato impone una misura dovrebbe sapere che ci vuole qualcuno che paghi il danno di quella misura. E guarda un po’ è lo Stato.

Qualcuno ci ha pensato al reddito di quarantena?

Buon mercoledì.

mercoledì 11 marzo 2020

GIUSEPPE TAVECCHIO E FRANCESCO LORUSSO


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Negli anni settanta quando la lotta di classe era tutt'altra cosa rispetto ad oggi ed anche i toni erano decisamente differenti,l'undici marzo del 1972 e del 1977 segnarono due episodi della lunga striscia di sangue che caratterizzò gli anni di piombo e la violenta repressione poliziesca(vedi:madn quando-e-lo-stato-ad-ammazzare ).
Nel primo contributo(infoaut 11-marzo-1972-milano-il-pensionato-giuseppe-tavecchio )si parla del ferimento del pensionato Giuseppe Tavecchio colpito da un candelotto lacrimogeno sparato dalla polizia durante proteste che si tennero a Milano a margine di un raduno cui parteciparono anche i fascisti missini,le cui condizioni gravissime lo portarono al decesso dopo tre giorni.
Nel secondo(infoaut 11-marzo-1977-la-polizia-uccide-francesco-lorusso )a cadere a terra mortalmente fu a Bologna Francesco Lorusso che venne ammazzato da un colpo di pistola durante manifestazioni tenute in concomitanza di un'assemblea di cielle con le truppe di polizia e carabinieri mandate dal killer Cossiga a sedare con ogni mezzo possibile queste proteste.

11 Marzo 1972: Milano il pensionato Giuseppe Tavecchio.

A Milano, la Questura autorizza un raduno della maggioranza silenziosa e dell'Msi che raccoglie alcune centinaia di persone a piazza Castello; a margine di questa manifestazione, vengono malmenati un cronista del "Giorno" e un fotografo.

La Questura vieta per contro la piazza alla sinistra extraparlamentare (tra cui Potere Operaio, Lotta Continua, Autonomia Operaia) che vuole manifestare per la libertà di Valpreda, contro il governo Andreotti e la ‘strage di Stato’. I giovani si radunano egualmente in vari punti della città ed impegnano la polizia, tenendo il centro per tutto il pomeriggio.

Rimane ucciso da un candelotto lacrimogeno sparato ad altezza d’uomo dalla polizia il pensionato Giuseppe Tavecchio (per la sua morte sarà incriminato per ‘omicidio colposo’, il capitano di Ps Dario Del Medico, condannato in primo grado e, infine, assolto in appello perché ‘il fatto non costituisce reato’) e si contano 40 feriti. Nei giorni seguenti, perquisizioni a tappeto, la Questura annuncia 99 arresti: fra essi il compagno, Luigi Cipriani, ‘comandante’ delle forze di piazza di AO che dovrà rendersi latitante per sfuggire all’arresto, nonché l’avvocato Leopoldo Leon, non presente ai fatti, che raccoglieva testimonianze sul comportamento della polizia, per ‘concorso ideologico nei reati di resistenza aggravata e devastazione’.

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11 marzo 1977: la polizia uccide Francesco Lorusso 

Venerdi 11 marzo 1977, ore 10 del mattino, circa 400 persone partecipano ad un'assemblea di Comunione e Liberazione. Cinque studenti di medicina, appartenenti ai collettivi autonomi, che si erano presentati all'entrata, vengono malmenati e cacciati brutalmente dall'aula. La notizia si sparge nell'università ed un centinaio di compagni si raduna fuori dall'istituto di Anatomia dove si stava tenendo l'assemblea, lanciando slogan contro CL.

Dopo appena mezz'ora arrivano la polizia e i carabinieri con le autoblindo e le jeep. Un primo gruppo di carabinieri si schiera a difesa dell'istituto mentre un secondo gruppo carica inaspettatamente i compagni che scappano verso Porta Zamboni. Ritornando verso l'università, trovano uno sbarramento di PS e carabinieri che li carica sparando colpi di pistola. Sentendo gli spari, Francesco Lorusso, militante di Lotta continua, si volta e viene colpito trasversalmente. Con l'aiuto di quattro compagni viene portato ad un'autoambulanza. Giunge morto in ospedale.

La notizia che la polizia ha ucciso un compagno si sparge in fretta. Radio Alice la diffonde alle 13.30. Da quel momento in poi, la zona universitaria è un fluire di compagni, vengono chiuse le vie d'accesso alla zona per evitare nuove provocazioni e in tutte le facoltà si tengono assemblee.

Finite le assemblee parte un corteo di ottomila persone, colmo di dolore e rabbia, che si dirige verso la sede della DC, dove la polizia carica la testa del corteo, scatenando nuovi scontri.

Durante la manifestazione vengono dati alle fiamme l'ufficio del Resto del Carlino, due commissariati, la libreria di CL e diverse vetrine. Infine vengono occupati alcuni binari della stazione.

La giornata si conclude con un enorme assemblea al cinema Odeon.

Fin da subito è chiaro a tutti che l'omicidio di Francesco non è stato casuale ma un ennesimo attacco premeditato che ha visto in azione le truppe di Kossiga.

Dall'intervento di un compagno a Radio Alice:

"...ricordiamo dunque che di tutti i fatti avvenuti oggi a Bologna, tutti i compagni prendono la piena responsabilità. Tutti facevano parte di questo gigantesco servizio d'ordine che si è deciso di fare, tutti insieme, eravamo con le bottiglie incendiarie, con i sanpietrini in tasca, perché quella di oggi era una manifestazione violenta, che tutti avevamo deciso di fare violenta..."

martedì 10 marzo 2020

PRODUCI,CONSUMA,CREPA


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L'ultimo decreto emanato dal Presidente del Consiglio Conte ha parificato tutta l'Italia in una zona protetta dove gli spostamenti sono permessi solamente per motivi lavorativi,di necessità(lascia adito a molte interpretazioni)o di salute,e questa decisione in parte condivisibile è stata frutto credo anche per le centinaia di persone in fuga dal nord verso il centro e il sud Italia.
L'articolo di Contropiano(coronavirus-il-governo-blinda-litalia-ma-non-la-produzione )parla dell'ormai pandemia che si sta allargando a quasi tutto il mondo e di alcuni numeri riguardo le fasce d'età colpite e le sintomatologie che portano all'ospedalizzazione o alla quarantena domiciliare,ma il punto forte è la continuità lavorativa e del servizio dei trasporti pubblici che fa di questo decreto un atto a metà in quanto si tende ad evitare assembramenti di gente solamente nel tempo libero ma obbliga tutti indistintamente a recarsi al lavoro come se questo possa riuscire a fermare il Covid-19.
Oltre alle categorie più colpite nel mondo del lavoro,proprio gli operatori sanitari che tanto si prodigano nonostante condizioni al di fuori di ogni limite,ci sono altri gruppi di lavoratori da chi opera nel mondo del commercio a quelli delle industrie(possiamo dire di tutti quelli che producono e vendono e che sono a contatto diretto con clienti e con gli stessi colleghi)che vivono situazioni di forte disagio,alcuni di stress,e che sono più soggetti ad ammalarsi.
Il lavoro smart,quello da casa,è solo un privilegio elitario di una parte del mondo del lavoro,soprattutto ben remunerato e che talvolta non tiene conto delle difficoltà del resto della classe lavoratrice,che non si può fermare perché la gente deve mangiare e produrre.
E' proprio questa produzione senza limiti,la sovrapproduzione tanto cara al capitalismo,che in barba alle condizioni del lavoratore accentuate da questo stato di cose,continua imperterrita nel proprio scopo:c'è solo da chiarire il fatto che se la produzione dovesse fermarsi è ovvio che lo Stato debba usare ammortizzatori sociali straordinari e non calcolabili nel deficit,aiutati magari anche dall'Ue che come spesso è capitato negli ultimi nostri governi foraggia il mondo bancario e finanziario a scapito di tutti gli altri settori economici di ogni nazione.

Coronavirus. Il governo blinda l’Italia, ma non la produzione. L’Oms: “c’è il rischio pandemia”.

di  S.C. 
Con una conferenza stampa diffusa ieri sera con edizione straordinaria sui canali televisivi, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, dopo la riunione con i capi delegazione della maggioranza ha annunciato di aver varato un nuovo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri secondo il quale “non ci sarà più zona rossa, zona 1 o zona 2, ma l’Italia, zona protetta”. Ciò significa che le misure adottate in Lombardia e le zone limitrofe individuate come le aree di maggiore contagio del coronavirus, vengono estese a tutto il territorio nazionale.

Tra le misure previste c’è quella di limitare gli spostamenti “salvo che per lavoro, necessità o salute” e “il divieto di assembramento in locali aperti al pubblico”. Le nuove misure che trasformano l’intero Paese in “zona rossa” entreranno in vigore questa mattina. E’ un “provvedimento che possiamo sintetizzare come ‘io resto a casa’” ha detto Conte, ma proprio su questo aspetto si palesano contraddizioni evidenti. Al momento infatti non è stata prevista una limitazione dei trasporti pubblici né delle merci: “Non è prevista e non è all’ordine del giorno una limitazione dei trasporti pubblici. Vogliamo garantire la continuità del sistema produttivo, dobbiamo consentire alle persone di andare a lavorare”.

Nessuno ormai sottovaluta i pericoli del contagio del coronavirus, però è indubbio che ci stanno dicendo che qui si esce di casa solo per andare a lavorare e poi ci si rinchiude in casa. Ma in quelle dieci/undici/dodici ore tra lavoro insieme ad altri (molti uffici e store sono ancora aperti al pubblico) e i mezzi pubblici usati per andare al lavoro, forse il coronavirus sospenderà miracolosamente la sua aggressività e le sue possibilità di contagio?

Questo maldestro e tardivo tentativo di fermare il contagio ma di salvaguardare gli interessi privati delle imprese, rischia di fare danni, danni seri.

Sul fronte dell’epidemia in una nota diffusa dall’Istituto Superiore di Sanità si afferma che il 22% dei pazienti positivi al tampone per Sars-CoV-2 ha tra 19 e 50 anni. Dall’analisi emerge che sui 8.342 casi positivi, alle ore 10 del 9 marzo, l’1,4% ha meno di 19 anni, il 22,0% è nella fascia 19-50, il 37,4% tra 51 e 70 e il 39,2% ha più di 70 anni, per un’età mediana di 65 anni. Il 62,1% è rappresentato da uomini. Sono 583 gli operatori sanitari positivi.

Il tempo mediano trascorso tra la data di insorgenza dei sintomi e la diagnosi è di 3-4 giorni. Il 10% dei casi è asintomatico, il 5% con pochi sintomi, il 30% con sintomi lievi, il 31% è sintomatico, il 6% ha sintomi severi e il 19% critici. Il 24% dei casi esaminati risulta ospedalizzato. L’analisi conferma che il 56,6% delle persone decedute ha più di 80 anni, e due terzi di queste ha 3 o più patologie croniche preesistenti.

Con oltre “100.000 casi di Covid19 in 100 Paesi… il rischio di una pandemia è diventato molto reale”  ha affermato ieri in conferenza stampa il direttore dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms), Tedros Adhanom Ghebreyesus.

lunedì 9 marzo 2020

CORONAVIRUS COLPA NOSTRA(?)


Risultato immagini per coronavirus diffusione italia
E' un delirio il continuo ammassarsi di notizie,vere o false,politicizzate o meno,allarmanti o rassicuranti che siano,sugli effetti del coronavirus Covid-19,in un paese come il nostro dove recepire anche un messaggio basilare è un affare per pochi(vedi:madn ma-davvero-e-tutta-colpa-degli.insegnanti? )e dove a volte i comunicati sono la contraddizione di loro stessi.
Da un lato se i governatori del Nord Italia volevano restrizioni maggiori e ora non vanno bene quelle adottate dall'esecutivo,dall'altro c'è chi fa campagna politica nonostante sia il primo responsabile del taglio dei fondi alla sanità pubblica in regioni tipo la Lombardia(vedi Lega).
Un giorno fonti del governo e della protezione civile ti dicono che la situazione dei nosocomi è sotto controllo e dopo poche ore i medici raccontano di situazioni al collasso(crederei più a questi ultimi),insomma figuracce all'italiana mentre anche lo sport fa polemica soprattutto riguardo al campionato di calcio(il ministro Spadafora ha parlato spesso del dio denaro che prevale su tutto).
Nell'articolo di Contropiano(il-coronavirus-e-noi )una riflessione su vari aspetti da parte del sindacalista Cremaschi che non essendo un medico ovviamente riporta dati ufficiali,mentre dal punto di vista sociale e prettamente umano analizza questa situazione che sta sfuggendo di mano dalle fughe dalla zona rossa arrivando alle rivolte nelle carceri.
Ormai nella società attuale dove il vero virus è il capitalismo e da anni non esiste più,o meglio non vine riconosciuta la società ma l'individuo,la maggior parte delle persone pensa appunto a se stessa,non c'è la concezione di fare del male e ancor meno del bene alla collettività.
Situazioni degenerate da soffiate di politici(vedi ancora Lega-Salvini)e da giornalisti che non hanno scrupolo a creare panico per interessi propri,nel belpaese vieni punito con una pacca sulla spalla,mentre in Cina ti ammazzano seduta stante(vedi i treni di sabato notte con i"profughi"a cercare scampo al sud,a Pechino sarebbero stati bombardati),se non esegui gli ordini che arrivano dall'alto,differenti culture certo ma la situazione cinese ora è molto meno grave della nostra ed in percentuale,sia di contagiati che di vittime,siamo ampiamente al di sopra di tutti...un'altra volta primeggiamo in una classifica mondiale,naturalmente per demerito.
L'articolo si conclude constatando i miliardari aiuti che i governi italiani hanno donato senza batter ciglio alle banche e al mondo della finanza mentre offre solamente in confronto noccioline a questa grave emergenza sanitaria,pensando solo all'oggi(e male)senza alcun pensiero in là nel tempo.

Il coronavirus e noi...

di  Giorgio Cremaschi (Potere al Popolo) 
Parliamo di #coronavirus e noi. Abbiamo superato i 4600 contagiati, in proporzione PIÙ che in CINA, impariamo da quel paese.

Prima di iniziare voglio anche io dire grazie a tutte le persone che lavorano nella sanità pubblica a rischio di salute e vita. Molto di ciò che qui dirò l’ho saputo da alcuni di loro.

Voglio però aggiungere che l’eroismo di chi lotta in prima fila contro il coronavirus non può e non deve essere lo scudo dietro il quale si nascondono le responsabilità passate e presenti di una classe politica indecente, che dopo aver massacrato e svenduto la sanità pubblica ora si fa bella per ciò che gli operatori sanitari fanno malgrado tutto.

Esattamente 100 anni fa l’influenza spagnola fece 50 milioni di morti. Allora non c’erano le raccolte di dati meticolose ed informatizzate di oggi, quindi siamo di fronte a stime che possiamo raccogliere nelle fonti scientifiche in rete. Ebbene secondo questi dati i contagiati furono oltre 500 milioni. Perché tanti contagi? Non solo per le minori conoscenze e strumenti scientifici, per l’assenza della sanità pubblica, ma per via della guerra.

Lo stesso nome di “spagnola” è legato alla guerra, perché in realtà non si sa dove iniziò il morbo, che però fu attribuito alla Spagna perché quel paese era il solo grande stato europeo non in guerra e quando nel 1918 si presentarono i primi casi, probabilmente importati dagli Stati Uniti, la comunicazione pubblica fu data subito. Invece nel resto d’Europa la censura militare impedì ogni informazione e milioni di soldati erano ammassati nelle trincee.

Il contagio fu catastrofico e quando i soldati tornarono a casa, e gli stati europei avevano anche le colonie e soldati coloniali, si diffuse nel mondo, aggredendo una popolazione già provata dalle privazioni alimentarie e sanitarie causate dalla guerra. Quindi la gravità della spagnola è frutto di un crimine contro l’umanità più ampio: la prima guerra mondiale.

In ogni caso il tasso di mortalità della spagnola fu del 10% dei contagiati.

Ora secondo l’OMS il tasso attuale di mortalità del corona virus è del 3,4%, inferiore a quello della spagnola, perché la medicina e la società sono andate avanti avanti. Il che però vuol dire che se il virus avesse la stessa diffusione di quello di cento anni fa i morti nel mondo sarebbero 17 milioni. Questa è la regione per cui la sanità mondiale lancia pesanti allarmi: il solo modo per evitare un disastro è contenere il contagio.

In Italia l’ultimo dato disponibile sulla diffusione dell’influenza normale ci dice che sono stati 8 milioni gli italiani contagiati, con un numero di morti, variabile a seconda delle statistiche, da 8000 a 4500. Quindi un tasso di mortalità tra lo 0,1 e lo 0,06%. Il coronavirus attualmente nel nostro paese ha fatto circa 200 morti su circa 4600 contagiati, il 4,3%. Ora se davvero il corona fosse come una influenza i morti in Italia a parità di contagio sarebbero oltre 300.000!

Naturalmente si può sostenere che dilagando il virus la sua mortalità si attenuerebbe, anche perché diminuirebbero i soggetti a rischio aggredibili, anziani malati. Ma siamo davvero disposti rischiare il diluimento del dato statistico? Io no.

La Cina non lo ha fatto e sta salvando il mondo secondo un documento che consiglio di leggere, lo trovate in rete e lo ha pubblicato Contropiano http://contropiano.org/…/rapporto-oms-c…

Dal 16 al 24 febbraio una commissione di 25 esperti della OMS, tra cui il capo del National Institute of Health USA ha vistato la Cina e stilato un meticoloso rapporto, ripeto lo trovate in rete, di cui anticipo le conclusioni:

“..l ‘approccio coraggioso della Cina ha cambiato il corso di una epidemia in rapida escalation e mortale..la Cina ha messo in atto forse lo sforzo di contenimento della malattia più ambizioso agile ed aggressivo della storia..questa risposta di sanità pubblica unica e senza precedenti ha invertito la tendenza all’aumento dei casi sia nell’Hubei sia nelle province di importazione.. gran parte della comunità globale non è ancora pronta ad attuare le misure impiegate in CINA..”

La Cina non ha solo usato il sistema sanitario, con un tasso di posti letto migliore del nostro massacrato dai tagli, ma ha avuto un approccio sociale e collettivo complessivo per combattere il virus. I danni economici al primo paese industriale del mondo sono giganteschi, ma la Cina ha detto e praticato prima la salute, restate a casa, fermatevi, nessuno sarà licenziato o chiuderà.

Il primo contagio pare sia stato nel dicembre scorso ed è vero che all’inizio ci sono stati colpevoli sottovalutazioni e ritardi. Ricordo però che il 16 gennaio scorso il Centro europeo controllo malattie scrisse di “ ..rischio basso che arrivi in Europa la malattia..”

In ogni caso quando i contagi arrivarono a 830 con 25 morti la Cina decise l’isolamento totale di 20 milioni di persone in grandi citta industriali fermando tutto, estendendo poi in pochi giorni il blocco a 60 milioni di persone e misure rigorose di sicurezza a 1 miliardo e 400 milioni di persone. Cioè una gigantesca opera di contenimento e prevenzione, quella che italia ed occidente ancora non stanno facendo appieno.

La Cina cerca ovunque i contagiati e fa tamponi a tappeto, anche nelle province dove il virus non è dilagato. Ad esempio nel Guandong sono state controllate 320.000 persone. La Cina può produrre 1,6 milioni di tamponi a settimana con il risultato in un giorno. Le persone a contatto con gli infetti vengono tutte individuate e messe sotto controllo; a Wuhan 1.800 squadre di almeno 5 persone fanno solo inchiesta sulle persone vicine agli infettati.

Mi fermo qui perché è chiaro che rispetto alla Cina. siamo indietro e i dati purtroppo sono lì a dimostrarlo. Noi già oggi in proporzione alla popolazione abbiamo un numero di contagiati SUPERIORE a quello cinese, ma le statistiche sono ancora insufficienti e contraddittorie.

In Lombardia i contagiati sono tre volte di più che a Wuhan, quando fu fermato tutto. Qui invece non solo si tarda ad estendere le zone rosse, ma si fanno i tamponi in misura insufficiente alla necessità. Si fanno solo a chi ha sintomi gravi e ha avuto contatto con zone o attività a rischio e naturalmente alle pubbliche autorità. Ma chi ha sintomi lievi e gli stessi familiari dei ricoverati non vengono tamponati.

Dovrebbe essere meglio un tampone in più che uno in meno, ma sta succedendo il contrario ed il virus dilaga. Va bene chiudere le scuole, ma se poi i ragazzi si affollano nei centri commerciali aperti che senso ha? E i posti di lavoro ed i mezzi di trasporto pubblico come sono attrezzati per prevenire il contagio? Non dico di chiudere tutto ma ciò che rimane aperto deve essere a regola. Se un posto di lavoro non può garantire il rispetto delle norme di sicurezza stabilite dal ministero della sanità, va FERMATO.

E qui ci sono subito le garanzie economiche e sociali che vanno date senza limitazione alcuna, altro che i primi infami licenziamenti o togliere l’acqua nei ghetti dei braccianti in Calabria. Guardate questo documento di #PoterealPopolo :
https://www.facebook.com/525015217841196/posts/1119840831691962/
qui ci sono tutte le nostre proposte per coniugare emergenza e giustizia sociale.


Nel luglio 2012 Mario Draghi in piena crisi finanziaria globale dichiarò che la Banca Centrale Europea avrebbe fatto qualsiasi cosa fosse necessaria per salvare l’euro. Whatever it takes, tutto quello che serve, fu la frase che fece il giro del mondo. Bastò questo annuncio, poi seguito da misure straordinarie sui mercati, stampando denaro oltre qualsiasi misura precedente, per fermare la crisi monetaria.

Naturalmente per affrontare la crisi economica e sociale, che avrebbe richiesto misure antiliberiste, non fu fatto nulla, si dovevano salvare moneta e banche. Per farlo si negò il rispetto dell’ortodossia economica, che invece continuò per tutto il resto, con il massacro della Grecia e con i tagli ovunque allo stato sociale, per noi legge Fornero, Jobsact e 37 miliardi di tagli alla sanità.

Ora che l’epidemia dilaga ci vuole un governo che dica semplicemente che sul piano sanitario come su quello economico sarà speso TUTTO QUELLO CHE SERVE. Lo stato dovrà mettere a disposizione ogni risorsa che sia necessaria per fermare il contagio e curare le persone, per garantire il reddito e il lavoro, per sostenere l’economia. E non saranno certo i 7,5 miliardi stanziati a bastare, ce ne vorranno dieci volte di più e forse più ancora. Ma è inutile fare i conti adesso, ora bisogna garantire che i tutti i soldi necessari siano stanziati per ogni necessità.

Whatever it takes fu detto per salvare la finanza, ora deve essere detto ed attuato per salvare vite ed economia reale, ora i banchieri e la finanza devono sparire dalla politica.

La lotta al coronavirus e ai suoi effetti è incompatibile con il Trattato di Maastricht, il Fiscal Compact, il patto di stabilità. Per fermare l’epidemia e le sue conseguenze sociali bisogna debellare il corona virus assieme al virus dell’austerità e del liberismo, whatever it takes.

Il corona virus rilancia una parola che sembrava bandita dall’umanità. Questa parola è socialismo, sono misure socialiste quelle di cui abbiamo bisogno così come di ricostruire una solidarietà sociale e collettiva il fatto di sentirci parte di una comunità, del mondo.

Lottiamo contro il virus e facciamo in modo che niente sia come prima, che quando la crisi epidemica sarà superata anche il capitalismo liberista sia posto in isolamento.

domenica 8 marzo 2020

UN OTTO MARZO DI LOTTA E BELLEZZA


Risultato immagini per lucha y siesta
Manca giusto un mese alla data della messa all'asta dell'ex stazione Atac nel quartiere Tuscolano della Casa delle Donne Lucha y Siesta voluta dal comune di Roma per via dello stato di locale occupato e delle utenze non pagate e nonostante il riconosciuto valore sociale delle regione Lazio che ha contribuito alla sua sopravvivenza,la giunta Raggi ha deciso che il 7 aprile ci sarà quest'asta giudiziaria.
Già due anni fa ci fu lo stesso problema con la Casa Internazionale delle Donne sempre a Roma(vedi:madn la-casa-delle-donne-di-roma-verso-la parola fine? )con la polemica non ancora terminata del palazzo ceduto ai fascisti di Caccapovnd,di fatto abusivi in un intero stabile,evidentemente la capitale ha un problema con chi unisce lotta e bellezza,lo slogan per difendere questo spazio che non è solo un rifugio per decine di donne che subiscono violenze di ogni sorta,ma anche un centro di aggregazione sociale e di cultura.
E oggi che è la giornata internazionale della donna è doveroso postare questo articolo(il fatto quotidiano la-casa-delle-donne-lucha-y-siesta-non-deve-chiudere )ricordando che la violenza sulle donne ha causato nel 2018,la maggior parte nel contesto familiare,ben 142 vittime oltre che le centinaia di situazioni di allarme e di pericolo denunciate e cui solamente in pochi casi si è arrivati ad avere un efficace contrasto.

La Casa delle Donne Lucha y Siesta non deve chiudere. Seicento artisti la sostengono tappezzando la città.

Roma torna a svegliarsi avvolta di lotta e bellezza. Ancora una volta in omaggio a Lucha y Siesta.

Ricostruiamo brevemente la vicenda, complicata quanto paradossale: innanzitutto, cos’è la Casa delle Donne Lucha y Siesta? Così la definiscono le militanti che da anni animano il progetto: “La Casa delle Donne Lucha y Siesta è un luogo materiale e simbolico di autodeterminazione delle donne contro ogni discriminazione di genere. Un esperimento innovativo e riuscito: un progetto politico che promuove nuove formule di welfare e di rivendicazione dei diritti a partire dal protagonismo femminile”.

Situato nella zona romana di Lucio Sestio (da cui il brillante calembour del nome che allude ai due aspetti del progetto), al suo interno vengono offerti: uno sportello di accoglienza e ascolto; un centro popolare di psicologia clinica; un corso di formazione per operatrici Antiviolenza; progetti di inclusione sociale attiva per donne che fuoriescono da situazioni di violenza; una serie di rassegne, concerti, corsi, attività culturali, spettacoli, incontri con ospiti internazionali; inoltre, con quattordici stanze a disposizione, di fatto si tratta di una importante struttura di ospitalità temporanea per donne e minori in difficoltà.

Un luogo di cultura e solidarietà. Da tempo sotto attacco.

Infatti, tutto ciò avviene all’interno di un dismesso spazio Atac. E nel piano di Concordato per salvare quella che risulta essere la municipalizzata più indebitata d’Italia, la decisione avallata dal Comune è quella di destinare l’immobile all’asta.

Alcuni dati: in 11 anni Lucha y Siesta ha accolto 142 donne con 62 minori e ne ha sostenute 1200. Al di là del valore umano e sociale dell’esperienza, il lavoro volontario e militante delle donne di Lucha y Siesta ha fatto risparmiare all’amministrazione capitolina circa 6.776.586,00 euro.

Non solo: il Consiglio d’Europa nella Convenzione di Instabul indica come misura sociale minima la presenza di un posto letto ogni diecimila abitanti da mettere a disposizione per donne che escono da situazioni di violenza. A Roma ce ne sono appena 25 e più della metà sono forniti da Lucha y Siesta.

Per questo, per l’ennesima volta, numerosi artisti hanno deciso di manifestare il loro sostegno alla causa, nella maniera più potente: tramite la bellezza.

Oltre 600 manifesti di Luchadoras (le combattenti messicane diventate il simbolo della lotta per difendere la Casa delle Donne) hanno invaso i muri delle zone Prenestina, Quadraro, Ostiense, Trastevere, fino al Centro Storico della Capitale. Seicento differenti omaggi di 600 autori differenti: dal primo, disegnata da Hogre a novembre 2019, alla lunga serie di risposte alla call #drawthisinyourstyle dell’artista Rita Petruccioli. Tra gli artisti coinvolti, citiamo alcuni dei più noti: Zerocalcare, Gipi, LRNZ, Sara Pichelli, Zuzu, Maicol&mirco.

Ciò che importa, ovviamente, non è il prestigio del singolo autore, ma il potente impatto collettivo dell’azione artistica, reso ancora più suggestivo dalla grande varietà stilistica dei contributi.

In pochi mesi, è la terza iniziativa artistica in sostegno di Lucha y Siesta: a settembre 2019 in tutto il mondo girarono le immagini del Pantheon, della Bocca della Verità e di altri monumenti romani illuminati dalla scritta #vendesiroma, un’azione geniale e spettacolare rivendicata dal progetto Restiamo Cyborg Posse, che esponeva come firma i loghi degli artisti LRNZ e Hogre; a dicembre artiste e artisti di tutta Italia hanno donato opere originali per l’Asta Matite per Lucha indetta dal comitato popolare Lucha alla città, in una serata al Teatro India.

Eppure, nonostante questa imponente manifestazione di solidarietà artistica, nonostante il riconoscimento dell’importanza della struttura da parte dei servizi sociali comunali e della Regione Lazio, che nell’ultimo bilancio ha stanziato 2,4 milioni di euro per preservarla, il prossimo 7 aprile sarà messa all’asta.

Per questo, Lucha y Siesta dal 25 febbraio scorso è in presidio permanente. Anche perché, a detta delle militanti, non è stata ancora trovata una degna sistemazione sostitutiva per le famiglie ospitate dalla struttura, al contrario di quanto dichiarato dal Comune.

La domanda è semplice: perché, in nome della legalità, ci si accanisce contro realtà dall’oggettivo valore sociale, mentre chi semina odio e razzismo gode indisturbato di un palazzo al centro della Capitale d’Italia, senza nemmeno pagare le bollette?

venerdì 6 marzo 2020

PROSEGUE LA SFIDA ALL'ANTITRUMP


Risultato immagini per sfida sanders biden
Anche se ora i numeri danno appaiati Bernie Sanders e Joe Biden alla sfida delle primarie democratiche con ancora la metà degli Stati e dei delegati da eleggere per la decisiva convention di Milwaukee a luglio,l'aria che tira danno comunque un grande vantaggio al più moderato Biden non solo per le sponsorizzazioni di chi ha già lasciato la competizione(soprattutto Bloomberg oltre che 
Buttigieg)ma per il sistema che sta alla base del partito democratico stesso che non vede di buon occhio uno così a sinistra come Sanders.
Purtroppo per gli Usa e anche di rimbalzo per il resto del mondo,visto che Sanders,già avversario della Clinton per l'ultima elezione presidenziale,(vedi:madn bernie-sanders-lindipendente-alla.conquista dei democratici usa )ha decisamente un programma migliore rispetto agli altri democratici per non parlare di Trump,visto che pure Obama era uno che voleva le guerre(madn un-nobel-acerbo ).
Non confondiamoci molto dalle apparenze e dai titoli,essere a sinistra negli Usa nel meglio dei casi significa essere,come nel caso Sanders,un eco-socialista che se gli nomini il comunismo(in quelle zone p come parlargli di nazismo)gli diventa la pelle a bubboni come un diavolo cui è stata gettata l'acquasanta,anche se ovviamente la sanità pubblica è il primo tra i suoi cavalli di battaglia,cosa non banale se paragonata ai nostri politicanti.
Nell'articolo di Contropiano(il-super-martedi-un-primo-bilancio )i numeri usciti dal super tuesday che hanno visto 14 Stati scegliere i propri delegati,che hanno visto in grande rimonta Biden,che ha dalla sua la comunità afroamericana di una certa età mentre la forte comunità ispanica preferisce Sanders,e tutte le mosse di domino createsi dall'uscita di Bloomberg e Buttigieg,oltre che la Warren anche se nell'articolo la davano ancora in corsa(ora vedi:www.repubblica.it sanders_corteggia_la_warren ).
E quest'ultima dovrebbe aiutare sulla carta proprio Sanders vista la sua collocazione più a sinistra nel PD,ma è stuzzicata anche dall'appoggiare Biden dietro la promessa di un posto allettante nella nuova scacchiera al potere,sempre si vincano le elezioni ovviamente.

Il Super martedì: un primo bilancio.

di  Giacomo Marchetti 
Il “super-martedì” delle primarie democratiche conferma alcune tendenze emerse nel corso delle precedenti tappe: Iowa, New Hampshire e Nevada vinte da Sanders e Carolina del Sud conquistata da Joe Biden.

Allo stesso tempo “risolleva” le sorti dell’ex numero due di Obama – alla sua terza avventura nelle primarie democratiche – che sembrava moribondo prima del successo dello scorso sabato, ma che ha conquistato nel “super-martedi” 10 dei 14 Stati in cui si è votato, anche se alcuni di stretta misura.

Prima di questa giornata, due sfidanti democratici si erano ritirati, facendo il loro endorsement per Biden. Si tratta del “centrista” giovane Buttigieg, che era andato “testa a testa” con Sanders in Iowa – prendendo meno voti ma più delegati – , ma che non aveva poi brillato nelle tappe successive, fino a decidere di gettare la spugna dopo il pessimo risultato in Carolina del Sud. Il giorno successivo si è fatta da parte anche Klobuchar, una delle due candidate – insieme alla Warren – cui il NYT aveva regalato il proprio endorsement, senza che questo aiutasse nei fatti né l’una né l’altra (il che solleva qualche dubbio sulla attuale capacità dei grandi media di “formare” l’opinione pubblica).

Questo martedì era la prova del fuoco per il 12° uomo più ricco del mondo secondo “Forbes”, magnate dei media, per tre volte sindaco di New York e con un passato nelle file dei repubblicani. Bloomberg aveva speso più di qualsiasi uomo politico nel corso della storia elettorale, ma ha vinto solo nelle Samoa Islands ed ha avuto dei risultati in media di poco superiori al 10%. Ma si è ritirato anche lui ieri, facendo il proprio endorsement a Biden in pratica subito dopo la sua discesa in campo, visto che non aveva partecipato alle precedenti quattro tappe.

L’elettorato latinos, giovane, “working class” e “very liberal” ha premiato il senatore del Vermont facendogli vincere di discreta misura lo Stato più importante per numero di delegati, cioè 415, che andranno alla convention democratica a Milwaukee a luglio: la California, come pronosticato dai sondaggi.

Sanders prende circa un terzo dei voti, Biden è dietro di circa 8 punti, Bloomberg il 14% e la Warren il 12%.

Stessa dinamica, ma più accentuata, per un altro Stato dove la sinistra democratica ha una posizione consolidata ed un importante comunità ispano-americana : il Colorado che elegge 66 delegati, dove il Senatore del Vermont prende ben più di un terzo, e l’ex numero due di Obama è dietro di ben più di 10 punti.

Qui il miliardario prende un 20% delle preferenze.

Il Texas era l’altro pezzo da novanta per delegati eletti (228), con una significativa popolazione ispano-americana, e che ha visto quasi un “testa a testa” tra Sanders e Biden: l’uno prende il 30% l’altro il 34%.

Ma i sondaggi davano Sanders in testa…

Sanders stravince ancora “in casa”, in Vermont – da dove è eletto dal 1981 – con più di metà dei voti che doppiano Biden fermo al 22%, e nello Utah con più di un terzo dei voti, mentre gli altri tre sfidanti sono tutti appaiati in questo Stato con poco scarto sopra il 15%.

Biden, forte dell’elettorato più anziano della comunità afro-americana, così come era successo in Carolina del Sud, vince nella moderata Virginia e negli Stati del Sud: Alabama, Tennesse, Oklahoma, Carolina del Nord.

Ma anche in Texas, secondo gli exit poll, lo ha votato il 60% degli afro-americani.

Conquista con un terzo dei voti anche il Massachusetts, dove la Warren “giocava in casa”, davanti a Sanders con oltre il25% e la Warren sopra il 20%.

Da notare come in questo Stato “bianco” i due candidati della “sinistra” democratica, che hanno alcune proposte politiche identiche, sfiorino la metà dei voti e come Biden di fatto mantenga punti di forza nella classe operaia bianca e nel sindacato.

In Minnesota Biden vince di larga misura con più del 38% dei voti, contro Sanders che sfiora il 30%, grazie anche all’endorsement di Amy Klobuchar eletta in questo Stato e dove avrebbe  fatto il suo risultato migliore, se non si fosse ritirata.

Anche qui la “sinistra” democratica avrebbe il 45% in totale, con Bloomberg che è sotto il 10%.

In Maine, uno stato che esprime solo 24 delegati, Biden vince di stretta misura con poco più del 34% mentre Sanders sfiora il 33% e Warren poco più del 15% con Bloomberg sotto di pochi punti.

La prossima tappa delle primarie si svolgerà martedì 10 marzo in Missisipi, Missouri, Idaho, Dakota del Nord e lo Stato di Washington (sul Pacifico).

Emergono alcuni dati “a caldo”. Il primo è la sconfitta di Bloomberg, che oltrepassa il 15% solo in 5 Stati e vince solo a Samoa, nonostante la pioggia di denaro speso grazie alla sua fortuna personale, di cui mezzo miliardo di dollari in sola pubblicità.

Da “outsider” di destra ha comunque ampliato e consolidato il fronte anti-Sanders ed ora andrà a sostenere l’ex numero due di Obama.

Il miliardario non è riuscito a “comprarsi” le elezioni, ma ha comunque occupato mediaticamente lo spazio politico con idee che portano acqua al mulino dei “centristi”, contro-bilanciando l’egemonia imposta da Sanders su alcuni temi.

Il secondo dato è la capacità di “rigenerazione” dell’establishment democratico, che ha puntato a questo giro su un solo candidato, capendo la pericolosa dispersione prodotta nei primi tre confronti favorevoli a Sanders, giungendo di fatto ad una selezione naturale dopo le primarie della Carolina del Sud, in cui Biden aveva stravinto dimostrandosi l’unico in grado di catalizzare il voto degli afro-americani (tranne i più giovani che hanno votato in maggioranza per Sanders) e quindi in grado – com’è infatti successo – di replicare negli Stati del Sud.

Il terzo fatto è l’”incomprensibile” funzione svolta dalla Warren, togliere a Sanders quote di voti preziosie, che rischia di divenire un “ago della bilancia” importante all’interno della Convention, soprattutto in caso di un “testa a testa” tra gli eletti del socialista del Vermont e dell’ex numero due di Obama.

Certo l’ex consigliera di Obama è un’interprete più di continuità che di rottura con la storia del partito democratico, e rischia di depotenziare “a sinistra” uno scontro diretto tra i frontrunner fin qui più votati. Ha dimostrato un certo “pragmatismo”, in senso negativo, accettando le non piccole sovvenzioni di un PAC legato all’industria dell’idro-carburi (che aveva prima sempre rifiutato).

Si ha il legittimo sospetto che questo suo opportunismo possa anche portarla ad appoggiare Biden magari in cambio di un “posto al sole”. La sua presenza nel prosieguo della competizione sarebbe altrimenti indecifrabile.

Il quarto, ma non meno importante è la conferma dell’appeal di Sanders, un risultato difficilmente immaginabile fino a non molto tempo fa, limitato però dall’incapacità di incrementare veramente la partecipazione al voto, al di là dell’inversione di tendenza che il suo movimento fa registrare rispetto alla disaffezione alla politica anche in termini di adesione economica ad un progetto.

I suoi elettori sono probabilmente tra i più “motivati” e gode dell’organizzazione di base più sviluppata, ma non è riuscito pienamente a cambiare completamente i fattori in campo.

Si va dunque prefigurando uno scontro a due, tra Sanders e Biden.

Il primo impegnato a rimarcare la differenza sostanziale con l’avversario nelle scelte politiche pregresse, in particolare sulla guerra all’Iraq – cui Sanders si oppose, a differenza di Biden – e sui tagli allo Stato sociale, facendo apparire l’ex numero due di Obama la “vecchia politica” che non può certo sconfiggere Trump.

Il secondo, che gode del sostegno dell’establishment democratico e ora anche del magnate dell’informazione, calcherà sulla sua presunta maggiore “eleggibilità” – argomento molto caro ad una parte degli elettori democratici moderati – sfruttando il suo momentum particolarmente pompato dai media, ribattezzato “Joementum”, forte di una performance elettorale galvanizzante ma non quanto viene narrata.

In sintesi, Sanders spinge sulla “polarizzazione” tra i due, Biden sulla ricerca del voto “moderato”, cercando di catturare gli indecisi; mentre la Warren che si era posta come elemento di unione tra le due ali del partito, sembra all’oggi non avere altra strategia se non rosicchiaare qualche consenso da far valere poi un domani.

Da qui a giugno, a cominciare da martedì prossimo, si voterà ancora in 30 Stati in cui si eleggeranno il 60% dei delegati rimanenti; l’obbiettivo è raggiungere i 1991 delegati per conquistare la maggioranza alla convention, ma sono ancora lontani per tutti.

La sfida è ancora aperta e piena di incognite.

giovedì 5 marzo 2020

PERSONE USATE COME ARMA DI RICATTO


Risultato immagini per confine grecia turchia
I numerosi scontri provocati dalla falsa promessa del sultano Erdogan di fare trovare aperte le frontiere greche ai profughi tenuti nel doppio ruolo sia di ostaggio che arma ha creato in Grecia un clima incandescente contro i migranti che spinti un giorno qua e uno là sono in balia degli eventi e a rischio della loro vita come quasi mai accaduto in Europa dalla fine del secondo conflitto mondiale,secondi solamente alla guerra nei Balcani come durezza di una dignitosa esistenza.
Nell'articolo di Left(grecia-europa-un-lager-a-cielo-aperto )si parla di quello che la Grecia sta diventando molto più che in Italia negli ultimi anni:un immenso campo di concentramento che molti vorrebbero anche di sterminio,non solo le merde neonaziste di Alba Dorata ma anche tutte le compagini della stessa bassezza mentale ed umana di tutta l'Europa compresi Salvini e Meloni.
Dai vergognosi respingimenti nelle acque al confine turco-greco con la guardia costiera che spara e fa naufragare le imbarcazioni dei disperati,la maggioranza siriani,alle armi usate ad altezza uomo presso le stesse frontiere di terra.
Con ancora le minacce di Erdogan(madn l'attacco e le minacce di erdogan )in primo piano nonostante i sei miliardi di Euro prontamente versati nelle casse turche dall'Ue nel tentativo fallito miseramente di tenersi i milioni di profughi dentro ai propri confini,tutte le vite di uomini,donne e bambini che non sono più persone ma oggetto di ricatto:è l'ora che l'Europa si assuma le proprie responsabilità una volta per tutte e che ponga fine ad ogni sorta di dialogo con la Turchia.

Grecia, Europa. Un lager a cielo aperto.

di Argiris Panagopoulos
Un bambino è già annegato nelle acque tra le vicinissime coste della Turchia e quelle di Lesbo ed un altro si trova in condizioni gravi nell’ospedale dell’isola greca.
A parte le fake news del presidente Recep Erdoğan e dei ministri turchi riguardo all’uccisione di due persone da parte delle forze greche al confine di Evros la ripresa di venti forti in settimana può trasformare di nuovo il mar Egeo in un cimitero, mentre gli occhi sono puntati con preoccupazione sugli scontri tra profughi e immigrati con la polizia di Atene.

Solo il fumo dei lacrimogeni, le bombe assordanti e i potenti getti d’acqua provenienti dagli idranti delle forze dell’ordine riescono a passare da una parte all’altra, attraversando recinti e fili spinati. Da parte loro i profughi e gli immigrati rispondono tirando sassi ma anche qualche lacrimogeno di fabbricazione turca alla polizia greca.
L’aver sigillato la frontiera greca sembra aver portato un grande consenso al primo ministro Kyriakos Mitsotakis e non solo tra i suoi elettori. I metropoliti del clero nella zona del confine si sono trovati “soldati tra i soldati” con la polizia, i pompieri e l’esercito chiamato a difendere i confini della patria, mentre nelle loro parole sacre non hanno trovato nemmeno una sillaba per il dramma dei profughi.

Intanto in questo clima di paura degli invasori su qualche spiaggia di Lesbo la popolazione locale ha fatto un cordone “sanitario” per ostacolare l’arrivo di imbarcazioni.
Perfino gli striscioni del Fronte militante di tutti i lavoratori (Pame), dei sindacalisti e dei comunisti ortodossi del Kke affermano di non volere nessun hotspot sulle isole, né aperto né chiuso. In un modo o nell’altro i profughi e gli immigrati sono visti male. Questa volta però le televisioni degli armatori e quella pubblica, che dipende direttamente dall’ufficio del primo ministro, non possono dire che sia Syriza a far arrivare profughi e immigrati.
Di certo fomentano l’opinione pubblica insinuando che se il governo Tsipras fosse stato ancora in piedi i profughi invece di essere fermati sul confine sarebbero arrivati ad occupare Atene.

Erdoğan sembra utilizzare i profughi e gli immigrati come carne da cannone per vincere la battaglia ad Idlib in Siria e ha risposto no al primo ministro bulgaro Bojko Borissov che chiedeva un incontro a tre.
Mitsotakis da parte sua cerca di salvare il salvabile chiedendo l’aiuto dell’Unione europea e degli Stati Uniti contro la decisione di Erdoğan di facilitare l’arrivo dei profughi e degli immigrati al confine greco-turco, mentre il presidente turco fa accompagnare dalla sua guardia costiera le imbarcazioni fino alle acque territoriali della Grecia e gli aerei turchi continuano le violazioni dello spazio aereo greco.

Il primo ministro Mitsotakis ha accompagnato la presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen e il famigerato commissario per la Protezione dello stile di vita europeo Margaritis Schinas, insieme con altri dirigenti Ue, ad ispezionare dall’alto il confine greco-turco, incassando l’appoggio degli europei nel difendere i confini della Grecia e dell’Europa, con il presidente francese Emmanuel Macron in pole position, seguito dalla cancelliera tedesca Angela Merkel.

Su questa linea non ci sono schierati solo i Paesi di Visegrad ma anche i loro alleati un poco più a destra, come i fascisti spagnoli di Vox e quelli francesi di Marine Le Pen, ottenendo anche gli applausi di Salvini e di Meloni.
Il governo greco ha preso una decisione che va contro le leggi internazionali sospendendo per un mese il diritto d’asilo dei richiedenti.

Mitsotakis non ha nascosto mai la sua politica “salviniana” di blindare i confini, arrivando anche a proporre di mandare nelle isole deserte, in una sorta di confino contemporaneo, migliaia di profughi e di immigrati. La sconfitta che hanno avuto nei campi di battaglia di Lesbo e di Chios i suoi reparti di celerini della popolazione locale, dove estremisti di destra, nazionalisti e razzisti hanno cercato di avere le mani libere, ha evitato la costruzione con la forza di veri campi di concentramento per i profughi e gli immigrati. Per il momento.

mercoledì 4 marzo 2020

L'EMERGENZA ALL'OSPEDALE DI CREMA


Risultato immagini per ospedale di crema
Per fare un'analisi seria sull'entità e sulla pericolosità del coronavirus covid 19 oggi mi affido ad un articolo de"Il Fatto Quotidiano"(crema-non-puo-essere-il-lazzaretto-della-lombardia )con un intervista ad un medico dell'ospedale di Crema,Attilio Galmozzi,che da interi giorni assieme al lavoro incessante di tutti i primari,medici,infermieri e addetti di questo(e non solo)nosocomio stanno affrontando una battaglia quotidiana con le solo loro forze ed i mezzi che la sanità pubblica in questi anni ha fornito loro,sistemi che avrebbero essere potuto semplicemente migliori sia in qualità che in quantità(vedi:madn sanita-e-santita e anche l'altro contributo:contropiano fiumi-di-denaro-statale-per-la-sanita-privata-mentre-si-taglia-sul-pubblico ).
Conoscendolo so che dire queste parole,piene di orgoglio e di dedizione a nome di tutti i lavoratori,ma anche di una sottile denuncia ad un sistema,quello italiano ma soprattutto lombardo che vuole l'ospedale come un'azienda favorendo gli investimenti nel settore privato,sono state ponderate nonostante una reale situazione di emergenza e di panico della gente,soprattutto in un territorio a margine della zona rossa e che ora vede il suo ospedale uno dei centri specializzati per il coronavirus.
In questo la denuncia di tentare di tenere Milano protetta,cosa difficile da attuare se le restrizioni sono fino a questo livello,ma non sono parole di rabbia ma più che altro quasi d'impotenza a fronte dei numeri che Crema può fornire in questa situazione estrema,con i suoi posti letto compresi quelli di terapia intensiva solo per citare un esempio nell'intervista(una delle ultime per qualche tempo visto che ora i lavoratori di questo tipo di ospedali sono interdetti dal rilasciare dichiarazioni).
Comunque in una situazione lavorativa fatta di sacrifici sia professionali che personali non solo a Crema ma nel resto della Lombardia e dell'Italia dove è la sanità pubblica che si è messa sulle spalle questo macigno impressionante di responsabilità e di lavoro incessante.
Si torna a parlare ora dell'importanza del pubblico in un settore basilare come la sanità e m'immagino già le prossime campagne elettorali con gli avvoltoi che dalla Lega al Pd(coloro che hanno tagliato questi soldi nel corso degli ultimi governi)sarannno pronti a parlare di percentuali maggiori d'investimenti in questo settore,quando ancora in Lombardia vengono richiamati medici ed infermieri con solerzia ma a partita Iva,senza malattia ne altri diritti,come il sistema lombardo vuole ed ha ottenuto nel corso degli ultimi venticinque anni(da quando c'è l'elezione diretta del governatore)guidati sempre dal centro destra con personaggi attuali(lasciamo perdere gli altri)come Fontana e Gallera(una elle di troppo?)allo sbando più totale.

Coronavirus, l’assessore (e medico dell’ospedale): “Crema non può essere il lazzaretto della Lombardia. Ricoverati da noi anche giovani in ottima salute”.
Emergenza - Attilio Galmozzi lavora nell’ospedale che la Regione definisce “centro specializzato per il Coronavirus”: “Ma abbiamo 7 terapie intensive”.

di Selvaggia Lucarelli  | 4 Marzo 2020
“Ieri ho lavorato dalle 7 del mattino all’una e mezzo di notte. Oggi sono riuscito a vedere qualche ora la mia famiglia”. Attilio Galmozzi, assessore comunale all’Istruzione e al Lavoro e medico presso l’ospedale di Crema (ospedale che l’assessore regionale Gallera ha definito “centro specializzato per il Coronavirus”), è piuttosto scettico riguardo le scelte della Regione Lombardia. Parla a nome del personale ospedaliero impegnato da giorni senza sosta: “Non capisco come questo possa essere un ospedale specializzato quando abbiamo sette posti in terapia intensiva più un ottavo d’emergenza. Abbiamo sei macchine per la ventilazione non invasiva. Soprattutto, in questo ospedale non c’è un infettivologo, l’ultimo se ne è andato due anni fa”.

E allora come mai la Regione ha scelto l’ospedale di Crema?
Guardi io e i miei colleghi l’avevamo capito da un pezzo che sarebbe finita così, che eravamo i predestinati, soprattutto quando hanno chiuso l’accesso alle ambulanze a Cremona e Lodi e i pazienti con problemi respiratori arrivavano tutti qui.

Una scelta precisa, dunque?
Noi saremo il grande lazzaretto. E infatti abbiamo già un anestesista di 51 anni ventilato in rianimazione e un’infermiera del pronto soccorso, una delle nostre colonne, anche lei giovane, ha soli 44 anni, intubata.

Avete pazienti giovani?
Assolutamente sì. Stiamo vedendo quadri clinici che io avevo visto solo nei libri di testo, forse nelle foto dei sintomi da Sars. Per il paziente diabetico, cardiopatico, bronchitico cronico, magari molto anziano se arriva addosso un virus così è chiaro che è il massimo della sfiga. Ma ci sono giovani in ottima salute che si ritrovano con problemi respiratori serissimi non gestibili a domicilio. E qui torna la questione iniziale: se arriva un paziente complicato e io non ho un ventilatore che faccio?

Perché proprio Crema sarà il “lazzaretto”, come dice lei?
L’impressione è che stiano creando una cintura intorno a Milano per proteggere la città che è il cuore economico e politico della regione, si sono detti “tanto lì il territorio è già contaminato”. Ma non si illudano che il virus non arriverà ovunque. Le attività economiche, le scuole riapriranno e da Crema la gente tornerà a Milano, ci sono migliaia di pendolari. C’è un problema globale e stanno pensando di risolverlo con un isolamento locale in una città di 35.000 abitanti, con un ospedale che ha 380 posti letto e non riuscirà a reggere. Io abito tra Crema e Lodi, sentiamo un andirivieni di ambulanze che ormai mio figlio mi dice “Senti papà, un’altra!”.

Quanti sono i medici lì?
Col primario siamo 13. In questo momento abbiamo 98 persone al pronto soccorso. Al San Raffaele di Milano sa quante ce ne sono ora? 47.

Altri problemi?
Oggi dopo aver passato il giorno a fare tamponi nell’area infetta, mi hanno messo all’unità di osservazione breve intensiva. Mi sono ritrovato con pazienti col coronavirus ma magari malati anche di Alzheimer non accompagnati da nessuno perché la moglie è a casa malata, senza figli, senza documenti… è una situazione difficile da gestire su più fronti.

Lei come sta?
Io ho avuto la febbre per due notti 3 o 4 settimane fa, ora sto bene e quindi non ho fatto il tampone, come da ordinanza.

Le mascherine e il materiale per proteggervi li avete?
Sì, abbiamo subito perfino dei furti, nel caos di venerdì sono spariti un paio di scatoloni di mascherine col filtro e chirurgiche. Abbiamo delle divise di ricambio, la lavanderia lavora 24 ore su 24, ormai metto anche le divise XS da donna, tanto sono magro.

Cosa sarebbe servito secondo lei per evitare questo caos negli ospedali?
Serviva una centrale operativa regionale che fin da subito agisse. Consideri che qui il primo paziente con problemi respiratori è arrivato il 17, in un momento ben lontano dal panico dei giorni dopo. Il tampone (positivo) l’ha fatto successivamente infatti.

Come va il morale del personale?
Sabato pomeriggio il nostro primario che è lì giorno e notte, fa i miracoli, a un certo punto nella tensione, mentre si decideva chi avrebbe fatto cosa, è scoppiato a piangere come un bambino. Gli abbiamo detto non crollare, “se crolli tu crolla il sistema”. Sente il peso della responsabilità, come non capirlo.

Avete tutti una grande responsabilità.
Siamo una grande squadra, formata soprattutto da donne. Tra di noi si stanno saldando anche rapporti che prima magari erano non facili. Speriamo solo di non ammalarci, sono in corso sette tamponi, e moltissimi tra il personale amministrativo.

Il caso più serio?
Un uomo di 57 anni che è entrato qui brillantissimo. Uno sportivo, persona distinta, che hanno intubato ieri, c’è stata un’evoluzione rapida del virus. Sembra uno scherzo, ma in compenso un signore di 98 anni con una tac che fa paura, non richiede neppure l’ossigenoterapia, i suoi parametri vitali sono normali. Cammina con le sue ciabattine, vuole tornare a casa dalla moglie. È una malattia imprevedibile.

Previsioni?
Se riapriamo tutti i luoghi di aggregazione a breve sarà un disastro. Sono per il modello Wuhan, con degli adattamenti.

All’ospedale di Crema le polmoniti sospette quando sono iniziate?
La polmonite in queste zone gira già da dicembre-gennaio. Quest’anno c’è stato un picco di polmoniti nei giovani, a gennaio ho visto un giovane trasportatore di una società che gestisce il trasporto pubblico con una polmonite bilaterale, ovvio che col senno di poi penso che potesse essere Coronavirus. Chissà quanti ne abbiamo mandati a casa con una pacca sulla spalla dicendo: hai un’influenza mettiti a letto, bevi e riposati.

Quindi queste polmoniti da Coronavirus nei giovani sono molto aggressive.
Noi solitamente la polmonite così la vedevamo in pazienti selezionati, nel paziente molto anziano, in chi soffre di bronchite cronica, nel paziente oncologico che fa chemioterapia e ha un sistema immunitario compromesso. Ora addirittura distinguiamo la polmonite interstiziale con la radiografia standard, che di solito trova quel tipo di polmonite con molta fatica. La tac del torace è più accurata, ma già dalla radiografia vediamo dei quadri così chiari che potremmo anche non farla. Ci troviamo davanti a queste radiografie con addensamenti e il classico quadro di rinforzo interstiziale di fronte alle quali anche i radiologi di 50 anni sono perplessi.

Sul fatto che non sia una semplice influenza ha ragione il professor Burioni, quindi?
Senta, sono dieci anni che sono in pronto soccorso e io di complicanze da influenza stagionale così non ne ho mai viste. Mi spiace, ma chi dice che questa è una normale influenza dice palle.

(Dalla giornata di ieri, dunque 24 ore dopo aver realizzato questa intervista, ai medici degli ospedali destinati a gestire l’emergenza Coronavirus è stato chiesto di non rilasciare dichiarazioni)

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Fiumi di denaro statale per la sanità privata mentre si taglia sul pubblico.

di  Prof. Paolo Maddalena * 
Gli effetti negativi del neoliberismo sono venuti in evidenza in occasione del corona virus.

Si deve ricordare al riguardo che i nostri governi, dopo aver tagliato drasticamente 72.000 posti letto, 8 mila dottori e 25 mila infermieri, mai rimpiazzati, hanno fatto in modo che il governo attuale sia stato costretto a chiamare in soccorso le strutture ospedaliere private a causa della mancanza di posti letto per la terapia intensiva negli ospedali pubblici.

L’associazione Aiop (l’Associazione italiana ospedalità privata) si è dichiarata disponibile a questo fine. Sennonché non è affatto chiaro se questo aiuto richiederà ulteriori spese da parte dello Stato.

Si deve sapere infatti che le cliniche private sono molto spesso “convenzionate”, il che significa che, oltre a far pagare il paziente che chiede di esser curato da loro, esse chiedono un rimborso allo Stato, asserendo di aver erogato alcune prestazioni ai singoli con un prezzo inferiore a quello dovuto.

Parlando soltanto della Lombardia, è da sottolineare che l’ammontare dei contributi concessi dallo Stato alle cliniche private di questa regione è di 7 miliardi su un totale destinato alla sanità pubblica di totale 17,4 miliardi.

Come si legge nell’articolo della Gabanelli del 2 febbraio 2018 apparso sul Corriere della Sera dal titolo: Sanità: il «buco» dei rimborsi, per le cliniche private ottenere una convenzione significa avere trovato una gallina dalle uova d’oro.

In altri termini tali cliniche triplicano il costo delle prestazioni mediche, in modo arbitrario, facendo in genere pagare un terzo ai privati cittadini e il resto allo Stato.

È dimostrata così l’assoluta incoerenza di un sistema economico predatorio di stampo neoliberista, che, anziché andare incontro alle esigenze del Popolo, finanziando la ben più economica attività del servizio pubblico nazionale, regala denaro pubblico a singoli imprenditori privati.

È da notare che alcuni ospedali pubblici, come quello di Tor Vergata a Roma, hanno fabbricati che potrebbero ospitare qualche migliaia di letti e sono inattivi per mancanza di fondi.

E allora ci si chiede: perché tutti i soldi destinati alla sanità, non vengano destinati alle strutture pubbliche, ma sprecati e dissipati fra strutture private?

Non diciamo che deve essere soppressa la sanità privata, ma questa, come prevede per le scuole private l’articolo 33 della Costituzione, deve essere esercitate “senza oneri per lo Stato”.

Questo assurdo deve finire!

* Vice Presidente Emerito della Corte Costituzionale e Presidente dell’associazione “Attuare la Costituzione”

martedì 3 marzo 2020

50 + 1


Risultato immagini per hoffenheim bayern
La protesta inscenata dai tifosi del Bayern Monaco contro l'Hoffenheim è stato un attacco al sistema della federazione tedesca,e proprio per questo è stata tremendamente criticata ed ostacolata fin dalla sua messa in scena sugli spalti dello stadio Pre-Zero Arena lo scorso sabato con la sospensione della partita ripresa solamente dopo la sparizione di alcuni striscioni di protesta contro il presidente Hopp.
Il tutto è spiegato qui sotto nell'articolo di Infoaut(crepe-nel-calcio-moderno )dove si traccia la storia delle proprietà dei club tedeschi dove il senso di appartenenza verso il club parte dagli stessi tifosi con le loro quote personali e dalla riforma del 1998 dove sono ammesse società sia pubbliche che private a responsabilità limitata purché non siano maggioritarie,e questo per le società della Bundesliga 1 e 2 che hanno nel 50 più 1 dei propri soci il controllo delle squadre stesse.
Hopp ha aggirato tali norme e la protesta è montata da più parti nel panorama ultrà della Germania(noto l'esempio del Borussia Dortmund sempre contro l'Hoffenheim)che ha visto negli ultimi anni società praticamente di dilettanti imporsi fino nel massimo campionato per le scalate finanziarie di personaggi come Hopp o multinazionali come la Red Bull(anche Lipsia militava in serie minori fino all'altro ieri).
Per questi ultimi sono già anni che in varie curve tedesche esiste la campagna Nein Zu RB(No al Red Bull)e di pari grado la lega tedesca,la politica e la stampa hanno sempre demonizzato le iniziative contro il calcio moderno di tutti i gruppi ultras della Germania e purtroppo sentendo i commenti sia di Mediaset e Rai che commentavano l'accaduto anche da noi il livello di appiattimento e servilismo è lo stesso.

Da Bayern Monaco-Hoffenheim al caos calendario serie A, crepe nel ‘calcio moderno'.

Sulle maggiori testate giornalistiche europee, sportive e non, stanno circolando le immagini e i filmati del match di Bundesliga Hoffenheim – Bayern Monaco tenutosi sabato pomeriggio (29/02) al Pre-Zero Arena, nome ‘commerciale’ della Wirsol Rhein-Neckar-Arena. Nel corso del secondo tempo con la partita sul punteggio di 0-4 per il Bayern, i tifosi bavaresi hanno animato il settore una torciata rossa (colore simbolo del club) accompagnata da numerosi stendardi tra i quali uno con la scritta 50+1.

Iniziamo da qui, dal capire cosa rappresenta questa addizione per il mondo del tifo teutonico.

Fino al 1998 i club di calcio tedeschi erano registrati come organizzazioni no-profit la cui proprietà dove essere ricondotta ai soli soci membri (decine di migliaia di persone).

Nel 1998 il sistema venne riformato consentendo ai club di diventare società pubbliche o private a responsabilità limitata e, al fine di proteggere i club da investitori esterni, o meglio da veri e propri speculatori, si introdusse la regola 50+1. Una clausola obbligatoria d’iscrizione ai campionati di Bundesliga 1 e 2 (Serie A e B) che impone alle ‘società’ di essere controllate dai propri soci al 50+1%. Capitali esterni si, ma non maggioritari.

Questo modello, che ovviamente ha ugualmente prodotto un afflusso e una gerarchia di ‘capitali’ all’interno dei club, ha comunque permesso ai tifosi tedeschi di mantenere un certo peso decisionale nella cultura calcistica. Questo peso è facilmente riscontrabile nella politica dei prezzi di accesso agli impianti che sono decisamente inferiori alla media europea e italiana.

Meno clienti ma più tifosi, la Bundesliga ha 15 impianti superiori ai 40.000 posti con una media presenze senza eguali. (per un confronto più esaustivo si segnala questo articolo https://www.ilromanista.eu/football-please/news/2235/tifosi-non-clienti-ecco-perche-gli-stadi-in-germania-sono-sempre-pieni ).

Perché la protesta? Perché ieri in trasferta con l’Hoffeinheim?

Hoffeinheim è una frazione di 3000 abitanti appartenente alla municipalità di Sinsheim (35.000 abitanti) nel land Baden-Wurttemberg (Germania, sud-occidentale). La squadra di calcio locale è un club sportivo storico fondato nel 1899 e divenuto esclusivamente calcistico dopo la Seconda Guerra. Nella sua storia ha militato unicamente nelle serie inferiori del calcio tedesco, giungendo nel 1996 alla quinta divisione (direi un ibrido tra calcio amatoriale e leghe pro nostrane).

Alla fine degli anni ’90 il club viene rilevato da Dietmar Hopp, imprenditore co-fondatore della SAP multinazionale tedesca di ICT, secondo Forbes il 15° imprenditore più ricco di Germania.

I soldi del magnate permettono alla squadra di scalare le leghe inferiori e di raggiungere due storiche promozioni, dapprima in Bundesliga B e nel 2008 con l’approdo nella massima serie, storie già viste a tutte le latitudini europee (Chievo Verona e Sassuolo per citarne due). Tra i vari risultati "economico-sportivi" si deve riportare anche la costruzione della già nominata Pre-Zero Arena, uno stadio da 30.000 spettatori, praticamente in grado di contenere tutta la popolazione della provincia.

In questa decade, Hopp, insieme al Red Bull Lipsia altro esperimento manageriale asceso ai vertici della Bundesliga, è divenuto il simbolo della scalata dei capitali privati nel calcio tedesco.

La sua figura viene associata alla crescente campagna ‘mediatica’ e politica contro la regola del 50+1 che secondo il parere degli ‘addetti ai lavori’ starebbe danneggiando la competitività di un calcio tedesco alla quale è vietato (s)vendere la maggioranza delle azioni a gruppi di investimento privati. Insomma, non ci sono Americani, Sceicchi o Cinesi a nutrire le casse e gli ‘abominevoli’ bilanci del ‘calcio moderno tedesco’.

La gestione Hopp, come candidamente ammette un servizio video di Sky Sport, rappresenta una eccezione al sistema 50+1, aggirato tramite scartoffie burocratico-economiche che hanno suddiviso la proprietà e reso il club compatibile con le strette regole tedesche.

Gli stessi mezzi con il quale la Red Bull ha trasformato il piccolo Lipsia, anch’esso collocato nelle leghe inferiori da anni, nel Red Bull Lipsia con tanto di nuovo stemma composto da due tori rossi che si scontrano su un pallone da calcio (sigh!).

Ma torniamo alla partita; passano dieci minuti dalla coreografia e i tifosi del Bayern alzano il volume dei cori contro Hopp ed esibiscono uno striscione eloquente "ogni cosa resti al suo posto, la lega calcio tedesca sta distruggendo il nostro mondo, hopp figlio di…" e ci asteniamo dal resto.

L’Attacco aperto a Hopp ha un precedente di questo tenore, nel giugno 2019 i tifosi del Borussia Dortmund si erano presentati sempre in casa dell’Hoffeinheim con una coreografia composta da un mirino di fucile centrato sul volto di Hopp (foto in basso). Questa iniziativa costò ai tifosi del Borussia il divieto di trasferta a Hoffeinheim per i prossimi tre anni e 50.000 mila euro di sanzione al club.

Due episodi di tale ‘gravità’ in meno di un anno. Nel fine settimana la stampa tedesca e il calcio main insorgono. Partiamo dal campo.

Dopo la coreografia intorno al ’70 al rinnovarsi dei cori contro Hopp, l’arbitro sospende la partita. Giocatori bavaresi e l’allenatore Flick si lanciano sotto il settore chiedendo ai tifosi di smetterla, poi arrivano i dirigenti tra cui si distingue per stazza l’ex portiere Oliver Khan. La pay tv inquadra ripetutamente uno sconsolato Hopp circondato dalla solidarietà della tribuna d’onore, prima tra tutte quella del Presidente Rummenigge.

Si rientra negli spogliatoi, terna arbitrale, calciatori e società dopo dieci minuti di interruzione rientrano con in testa i loro presidenti e guidano lo stadio ad un ‘applauso contro l’ignoranza’.

Titolo in voga nella stampa tedesca e puntualmente usato da Sky per il suo servizio dai toni scandalistici. Gli ultimi minuti di partita scorrono tra palleggi, applausi, e abbracci in panchina, tutti uniti contro i bavaresi in trasferta, mentre il tabellino riporta uno 0-6 per il Bayern.

La caccia ai colpevoli e "l’applauso contro l’ignoranza" hanno avuto una eco così forte da raggiungere le nostre latitudini, Sky, la Gazzetta e gli altri quotidiani avviano una gara interna all’attacco del mostro di giornata: gli ultras tedeschi.

Scansiamo il campo da equivoci, il mondo ultras è complesso e chi scrive non conosce adeguatamente la complessità del tifo organizzato tedesco per assumere e promuovere azioni, istanze, o lanciare appelli, qui non si cerca di tracciare un’apologia dei ‘cattivi’ di turno, ma è forse ancora utile notare come le compagini ultras siano settori di società dove sperimentare nuovi livelli di gogna mediatica.

Questo ennesimo episodio ci dimostra come qualsiasi voce contraria all’aziendalizzazione del calcio diventi un esercizio di coalizione tra politica, vertici delle leghe professionistiche e stampa con l’obiettivo di stigmatizzare e punire le forme di espressione di un tifo organizzato tedesco, che in un contesto completamente diverso da quello nostrano, è riuscito fino ad oggi a rappresentare una rigidità calcio business.

Concludiamo con qualche parola sul calcio nostrano in allerta da Coronavirus.

Il calendario della Seria A è nel caos, ci sono squadre con 24 partite giocate, altre 25, altre 26.

Ci sono i ritorni delle semifinali di Coppa Italia e le interminabili fasi finali di Champions ed Europa League. Ci sono partite tutti i giorni, partite a porte chiuse (San Siro, giovedi scorso), emergenze Coronavirus che si risolvono nel giro di 24 ore. Chiedete alla Lega Calcio che proponeva di far giocare Juve-Inter a porte aperte lunedì 2 marzo ma non domenica 1, sembra una barzelletta.

Entrare nel merito di questo caos, spiegandone i singoli dettagli, le dinamiche con le coppe,
i vantaggi e gli svantaggi sportivi che comporta è decisamente superfluo. Quello che è interessante sottolineare è come quest’ultima importante emergenza sanitaria abbia rotto il giocattolo televisivo calcio. Il campionato sta andando in malora perché SKY, Dazn e Rai (detiene i diritti di Coppa Italia) non prendono nemmeno in considerazione l’ipotesi di sovrapporre le partite durante lo stesso orario per non perdere incassi. Il calcio deve essere uno spezzatino, si giochi a maggio, si giochi quando c’è tempo, l’importante è che si giochi tutti i giorni su differenti orari da qui all’estate. Qualcuno potrebbe dire che stiamo semplificando, ed in parte è vero, ma sicuramente il male principe del "calcio moderno" è il suo completo assoggettamento ai dividendi dei diritti tv sul quale si fonda la sua competitività economica. Una situazione ‘critica’ come quella attuale sconvolge questo delicato equilibrio mostrandoci la Seria A per quello che ne rimane: una lobby di opportunisti. Tra questi e il tifo organizzato la scelta di campo risulta facile.