lunedì 18 aprile 2016

SCONFITTA REFERENDARIA

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Non c'è nessun altro termine da aggiungere per l'esito del referendum votato ieri in Italia e che se da un lato ha visto trionfare i sì dall'altro ha visto l'asticella del quorum non raggiungere il fatidico 50% più uno dei votanti aventi diritto.
Sconfitta è quello scarso 32% significante che nemmeno un italiano su tre si è recato alle urne per dire la sua su questo basilare diritto democratico e che per negligenza,apatia politica,menefreghismo o semplice pigrizia ha deciso un futuro nero per i mari italiani alla faccia di chi ha voluto far credere il contrario.
Ognuno ora dovrà prendere le proprie scelte sia dal punto di vista personale che collettivo:se da una parte il comitato per il sì spero che vada avanti sempre più coeso verso nuove battaglie e anche per continuare questa che è fallita solo ieri ma comunque prosegue,non ci si può nascondere dietro a un dito e dire che comunque è stato un successo perché io non lo ritengo vero.
Delusione ma nessun rammarico quindi e vediamo ora come si possa muovere la politica interna ed esterna a quella che ha in mano l'esecutivo che si deve dare una sveglia molto prima del prossimo referendum di ottobre.
Articolo preso da "Il fatto quotidiano"(http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/18/referendum-trivelle-risultati-si-al-86-ma-non-ce-quorum-affluenza-al-32-solo-la-basilicata-supera-il-50/2645416/ ).

Referendum trivelle, i risultati: sì al 86% ma non c’è quorum: affluenza al 32. Solo la Basilicata supera il 50.

Il referendum sulla durata delle concessioni alle trivelle non è valido. Alle urne si è presentato il 32,15 per cento degli elettori aventi diritto, che scende al 31,18 se si tiene conto del (non) voto degli italiani residenti all’estero. In totale si tratta di 15 milioni e 806.788 elettori. I sono la maggioranza con l’85,84 delle preferenze (contro il 14,16 dei no), ma l’esito della consultazione non sarà tenuto in considerazione. Solo la Basilicata supera la soglia minima del 50 per cento, segno che ha l’inchiesta sul petrolio ha pesato nelle decisioni degli elettori, anche se non tutte le zone interessate dalla presenza di impianti hanno reagito allo stesso modo (basti pensare al 28,58 di affluenza di Ravenna). Alle 19 aveva votato il 23,5 degli aventi diritto, mentre alle 12 l’8,35.
Hanno votato le più alte cariche dello Stato: in mattinata si sono presentati alle urne i presidenti di Camera e Senato, solo alla sera – intorno alle 20,40 – il presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Tra gli altri esponenti politici si sono presentati ai seggi il segretario della Lega Nord Matteo Salvini, il leader del M5s Beppe Grillo e l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi. Il Pd aveva dato indicazione di astenersi, ma non tutti gli esponenti hanno rispettato la direttiva. Ha votato il ministro dell’Interno Angelino Alfano, mentre non si è presentato al seggio Silvio Berlusconi.
Pochi minuti dopo la chiusura delle urne, il primo a commentare è stato il presidente del Consiglio Matteo Renzi con un discorso da Palazzo Chigi. E ha attaccato, senza citarlo, il governatore Pd della Puglia Michele Emiliano: “Ha perso chi voleva il voto per motivi personali”. Il presidente Pd, tra i sostenitori del referendum, aveva esultato dopo la prima rilevazione dell’affluenza alle 12 dicendo che “il quorum era un’impresa possibile”. Poi in serata, quando sembrava difficile ottenere il risultato, aveva detto: “Sono soddisfatto, hanno votato 11 milioni di elettori come quelli che hanno espresso la preferenza per il Pd alle scorse Europee. Il governo dovrà tenere conto che milioni di italiani hanno un’idea delle politiche energetiche diverse”. Della stessa opinioni i comitati No Triv che hanno commentato: “E’ già un risultato straordinario quello ottenuto”.
I problemi, al di là del risultato, riguarderanno i contraccolpi all’interno del Partito democratico in vista delle amministrative, ma anche del referendum confermativo sulle riforme costituzionali. Infatti molti esponenti del Pd hanno deciso di andare contro la linea di non andare al voto e nel pomeriggio le polemiche sono scoppiate su Twitter. Il deputato renziano Ernesto Carbone ha canzonato i sostenitori del referendum scrivendo: “Quorum? Ciaone”, ed è stato sommerso dalle critiche. Poco dopo c’è stato un botta e risposta tra Emiliano e il membro dello staff comunicazione di Renzi Francesco Nicodemo.
SUPERATO IL QUORUM IN BASILICATA E ALLE ISOLE TREMITI – In Basilicata e alle Isole Tremiti il referendum ha raggiunto il quorum. Entrambe le realtà sono toccate da vicino dalla questione trivelle. Per le Isole Tremiti il pericolo sembra scongiurato vista la rinuncia della società Petroceltic che avrebbe dovuto estrarre idrocarburi al largo di San Domino, mentre nel territorio potentino c’è il Centro Oli di Viggiano al centro delle polemiche per l’inchiesta sul petrolio. 
IL PARAGONE CON IL ’99 – L’unico confronto possibile è stato quello con il referendum sul sistema elettorale maggioritario dell’aprile 1999, perché anche in quel caso si è votato un solo giorno: alle 11 di quel giorno l’affluenza era del 6,7%. A fine giornata si arrivò al 49,58%. A un passo dal quorum. Più difficile il paragone con l’ultimo referendum che ha raggiunto il quorum, quello del 2011 su acqua, nucleare e legittimo impedimento: in quel caso si votava anche di lunedì.
COMITATO NO TRIV: “UN SUCCESSO”
Secondo il coordinatore nazionale del comitato “No Triv” e autore dei quesiti referendari Enzo Di Salvatore “è già un risultato straordinario”: “Su un tema cosi difficile”, ha detto all’agenzia Ansa, “e con poco tempo concesso per far dibattere paese, comunque vada a finire è già un risultato straordinario. Al di là di come finirà, sottraendo il 25% degli elettori che non va a votare calcolandolo sulle politiche, se si supera il 35% è un risultato straordinario, si può dire la maggioranza di quelli che vanno alle urne”. Per Di Salvatore va considerato anche che in passato “si è votato su due giorni e solo una volta in aprile. In questa occasione è stata una campagna breve, e organizzarsi difficile, ma quello che abbiamo fatto in due mesi e mezzo è stato strepitoso”.
PD SPACCATO, LITE SU TWITTER. CARBONE: “QUORUM? CIAONE”- Il partito resta profondamente spaccato e i dirigenti Pd non hanno perso occasione di scontrarsi sui social network a urne ancora aperte. A far discutere il tweet del deputato renziano Ernesto Carbone che ha lanciato l’hashtag #ciaone per canzonare i sostenitori del referendum: “Prima dicevano quorum”, ha scritto, “Poi il 40. Poi il 35. Adesso, per loro, l’importante è partecipare”.
Lite su Twitter anche tra il presidente Emiliano e il membro dello staff comunicazione di Renzi Francesco Nicodemo. A provocarlo quest’ultimo che gli ha scritto: “Nonostante i retweet alla gente che odia il Pd, il quorum è lontano. E mo’?”. Il governatore della Puglia ha risposto: “Stanno andando a votare milioni di italiani, non far perdere altri voti al Pd che avete già fatto un danno enorme”. E infine la controreplica di Nicodemo: “Hai attaccato il tuo segretario e il tuo partito. E questo è il risultato. Non ho altro da aggiungere”.
COMITATO PER IL SI’ DENUNCIA “ANOMALIE” AI SEGGI – Il Comitato “Vota Sì per fermare le trivelle” ha raccolto numerose segnalazioni da parte di cittadini che denunciano ostacoli nell’esercizio del voto. In particolare a Roma “alcuni cittadini hanno denunciato di aver trovato sbarrato il seggio dove erano soliti votare come nel caso di Via della Magliana 296, senza aver avuto preventiva informazione dell’accorpamento del seggio da parte del Municipio di competenza”. In alcuni seggi starebbero conteggiando, tra i votanti, anche minorenni che non hanno diritto al voto. Grazie a scrutatori attenti, dicono dal Comitato, “è stato possibile riconteggiare correttamente i votanti ai fini del quorum”. Nel pomeriggio il Comitato ha segnalato anche che nei seggi 1719, 1720, 1721 del quartiere Prati (Roma), “l’urna è stata consegnata dopo le ore 8 a più di un’ora dall’apertura. La stessa cosa è accaduta presso la Scuola Cairoli per i seggi 1765, 1766, 1767″. Il Comitato ha inoltre denunciato che “a studenti rappresentati di lista è stato vietato di votare perché le deleghe non sono state trasmesse dal comune di Roma”. 

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