lunedì 7 ottobre 2019

ERDOGAN,IL CONSENSO E LA GUERRA


Risultati immagini per curdi attacco imminente turchia
Lo squallore della notizia di un Erdogan sempre più in crisi in Turchia di volere attaccare la zona curda nella Siria del Nord è pari a quella che nessuno per ora abbia direttamente intenzione di fermare questo boia che vuole la soluzione finale alla maniera dai nazisti verso la popolazione dei curdi.
Negli articoli proposti(contropiano.org/news/internazionale e infoaut accordo-trump-erdogan )si parla per ora di una forte preoccupazione soprattutto dell'Onu e della decisione degli Stati Uniti di allontanarsi dalla zona dove erano alleati proprio con i curdi per la repressione dell'esercito daesh,cosa effettivamente portata a termine in Siria con città liberate mese dopo mese.
Erdogan,come già detto,è in calo nei gradimenti in Turchia,e cosa migliore di una guerra contro i tanto odiati curdi cosa c'è?Va tenuto pure presente dei milioni di rifugiati siriani che non stanno molto simpatici ai turchi,e penso che la zona del Rojava che vogliano liberare dai legittimi abitanti potrebbe essere destinata proprio a campi profughi per tutti i siriani fuggiti dalla guerra.
A breve ci saranno comunque novità,Putin deve ancora esprimersi così come la Cina,mentre l'Ue meglio proprio che stia zitta perché se proprio deve parteggiare lo fa sempre verso i più forti e mai contro i deboli,e se si parla del Kurdistan e della rivoluzione confederale.

Tamburi di guerra ad Ankara.

di  Nick Brauns * 
Il Presidente turco Erdogan annuncia ingresso in Siria del nord»Forse oggi, forse domani« l’esercito turco per la salvaguardia di »interessi di sicurezza« inizierebbe un’offensiva aerea e di terra in Siria del nord. Lo ha dichiarato il Presidente turco Recep Tayyip Erdogan sabato davanti a membri del partito di governo religioso-nazionalista AKP a Ankara. Al confine della zona di autogoverno nota come Rojava, ormai si sono schierate decine di migliaia di soldati nonché un »esercito nazionale siriano« costituito da mercenari jihadisti (compresi ex membri di Stato Islamico, IS, e di Al-Qaeda).

Prima dell’Assemblea Generale dell’ONU alla fine di settembre, Erdogan aveva presentato di nuovo il suo piano di un »corridoio di pace« sotto il controllo dell’esercito turco che entri per 30 chilometri in territorio siriano. In questa zona di occupazione dovrebbero essere costruite oltre 100 nuove città per i 3,5 milioni di profughi siriani che attualmente vivono in Siria. Dato che si tratta in maggioranza di arabi provenienti da altre parti della Siria, questo risulterebbe in un cambiamento demografico a spese della popolazione curda nel Rojava.

Quando già all’inizio di agosto incombeva un ingresso turco, gli USA e la Turchia si erano accordate sull’istituzione di un centro operativo comune. In negoziati indiretti con le Forze Democratiche Siriane (FDS), considerate terroriste da Ankara ma sostenute da Washington nella lotta contro IS, è stato pattuito un »meccanismo di sicurezza«. In seguito le FDS hanno smantellato le loro postazioni difensive lungo il confine, si sono ritirate per cinque chilometri all’interno del Paese e hanno consegnato il controllo sulla zona di confine ai consigli militari costituiti da forze locali.

Da settembre in questa striscia si svolgono regolarmente pattugliamenti militari turco-statunitensi e sorvoli. Che questo non gli bastasse, Erdogan lo aveva reso chiaro fin dall’inizio. La sua intenzione ora sembra essere di spingere con minacce di guerra permanenti, il Presidente USA Donald Trump, che con lo sguardo già orientato alle elezioni presidenziali negli USA punta sulla calma sul fronte siriano a ulteriori concessioni.

Anche se il portavoce del Pentagono Sean Robertson sabato ha ripetuto il mantra dell’amministrazione statunitense »Ogni operazione militare non coordinata da parte della Turchia sarebbe estremamente preoccupante, dato che minerebbe il nostro interesse comune per una Siria del nord sicura e una sconfitta permanente di IS«, questa assicurazione non tranquillizza la regione di autogoverno.

»La probabilità che la Turchia attacchi la regione è elevata«, ritiene Amjad Othman, il portavoce del locale Consiglio Democratico Siriano in una dichiarazione resa all’agenzia stampa curda Anha. »Non esiteremo a trasformare ogni attacco da parte turca in una guerra complessiva lungo tutto il confine siriano per difendere il nostro popolo«, ha chiarito intanto il portavoce delle FDS Mustafa Bali su Twitter.

Per Erdogan, ammaccato tra l’altro dalle elezioni amministrative perse a Istanbul e Ankara, si tratta anche di obiettivi di politica interna. Di fronte allo scenario della crisi economica, in parti della popolazione turca è fortemente cresciuto il malumore nei confronti dei profughi siriani. Una guerra contro i curdi spezzerebbe di nuovo l’avvicinamento dell’opposizione costituita dal CHP kemalista e l’HPD di sinistra radicata sopratutto tra i curdi, che si è prodotto [a partire] dalle elezioni a Istanbul, questo il calcolo di Erdogan.

Solo lo scorso fine settimana in occasione di una »Conferenza sulla Siria«, il CHP, caratterizzato dalla sua fissazione sullo Stato, aveva segnalato la sua approvazione rispetto a un’operazione militare oltreconfine contro »terroristi«. Un insediamento di profughi in Siria del nord tuttavia richiederebbe un accordo con il governo di Damasco, così il CHP.

da: junge Welt – https://www.jungewelt.de/artikel/364229.nordyrien-t%C3%BCrkei-kriegstrommeln-in-ankara.html

Tradotto e pubblicato da Rete Kurdistan Italia

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=3329021913782403&id=931878953496723

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Attacco imminente della Turchia alla rivoluzione confederale: il comunicato delle Forze democratiche siriane (SDF).
“Ai media e all’opinione pubblica internazionale,
 Nonostante tutti gli sforzi che abbiamo fatto per evitare conflitti, il nostro impegno per l’accordo sul meccanismo di sicurezza e l’adozione delle misure necessarie a garantire la pace, le forze statunitensi non hanno adempiuto alle loro responsabilità e si sono ritirate dalle aree di confine con la Turchia. L’attacco non provocato della Turchia ai nostri territori avrà un impatto negativo sulla nostra lotta contro l’ISIS e sulla stabilità e la pace che abbiamo creato nella regione negli ultimi anni. Come Forze democratiche siriane, siamo determinati a difendere la nostra terra a tutti i costi. Chiediamo al nostro popolo curdo, arabo, assiro e siriaco di rafforzare la propria unità e sostenere l’SDF in difesa della propria terra.

Comando generale delle Forze democratiche siriane – Federazione della Siria del Nord 7 ottobre 2019″

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Accordo Trump-Erdogan: imminente invasione Turca del Rojava.

Via al ritiro delle truppe Usa dal Nord della Siria. Nella notte la Casa Bianca ha diffuso un comunicato in cui sancisce pubblicamente l’accordo con Erdogan di ritirare le proprie truppe al fine di lasciare mano libera all’esercito turco per istituire una “fascia di  sicurezza” lungo il confine Nord della Siria e ad est dell’Eufrate, liberando di fatto la strada per l’invasione del Rojava e per attaccare la Rivoluzione Confederale.
Inoltre nell’accordo si dichiara di voler affidare i prigionieri di Daesh alle autorità turche, aprendo di fatto alla possibilità che migliaia di miliziani dello Stato Islamico, ritornino in libertà, visto che proprio la Turchia in questi anni li ha foraggiati economicamente e aiutati sul campo di battaglia.
L’intenzione di Erdogan di invadere la il Rojava, dopo aver occupato militarmente il cantone di Afrin nel 2018, viene giustificata dall’annuncio di voler trasferire le migliaia di profughi siriani che vivono in Turchia, nella fatidica “Safe Zone” al confine turco-siriano. È lampante come dietro questa abominevole operazione di ingegneria demografica si nasconda il tentativo di minare l’integrazione sociale della Rivoluzione Confederale, poiché la maggioranza degli sfollati che si vorrebbe deportare sono originari di altre regioni siriane.
Erdogan nuovamente, cerca di uscire dalla più forte crisi interna di sempre, sia economica che di consenso per il governo, usando la carta della guerra contro i curdi, intenzione divenuta chiara nei giorni scorsi dopo i suoi annunci all’Onu.
Da parte della Federazione della Siria del Nord arriva la promessa di resistenza ad ogni costo per fermare l’attacco fascista turco, e l’appello alla solidarietà internazionale.

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