venerdì 8 marzo 2019

L'OMBRA DI STALIN NELLE POLITICHE DI PUTIN


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Nei giorni scorsi in concomitanza dell'anniversario del decesso di Stalin ci sono stati servizi e immagini sull'immensità della folla a Mosca nella piazza Rossa che hanno reso omaggio allo statista sovietico che dopo gli anni novanta sta riscuotendo sempre più simpatia associata ad una nostalgia dei risultati ottenuti quando era lui al potere.
Perché nell'articolo di Contropiano(internazionale russia )si parte dal consenso sempre meno forte del Presidente Putin,con una Russia legata ad un arricchimento di pochi ed all'impoverimento di molti,in una situazione non molto distante dai paesi occidentali Italia compresa.
Un senso di corruzione sempre più opprimente,politiche sociali e lavorative al ribasso dei salari e dei diritti,un aumento dei disoccupati e dei poveri che nelle percentuali è tra i primi posti al mondo fanno delle scelte di Putin un arretramento della popolazione russa sotto tutti gli aspetti.

Russia: chissà perché Stalin riscuote più consensi di Putin.

di  Fabrizio Poggi 
Capita a volte di pensare allo smarrimento dei putiniani a ogni costo di casa nostra, messi di fronte alle accuse che il PCFR, non certo un partito rivoluzionario, rivolge alla leadership del Cremlino. Accuse che riguardano non singole scelte, ma il carattere di classe dell’orientamento governativo. I seguaci di Gennadij Zjuganov, attaccando il governo Medvedev e plaudendo agli obiettivi dichiarati da Vladimir Putin, lo fanno generalmente in termini di “potenza statale” della Russia nello scacchiere internazionale. Ma, nella sostanza, il loro attacco è rivolto alla caratterizzazione di classe di una leadership che non solo esalta le figure più tristi del periodo eltsiniano – Gajdar, Čubajs, ecc. – ma ne continua la strada.

Nei giorni scorsi il Presidium del CC del PCFR ha lanciato un atto di accusa contro la politica economica del governo russo, in cui si stigmatizza anche la persecuzione ai danni di rappresentanti del partito: “La repressione del potere contro le forze patriottiche è un segno di paura di fronte al popolo” – è il titolo della dichiarazione.

Dunque, constata il leader del PCFR, Gennadij Zjuganov, si approfondisce la crisi dell’economia russa; continua a calare il “tenore di vita della maggioranza assoluta dei cittadini; continuano le chiusure di fabbriche e industrie; cala la produzione di beni e servizi. Con accordi dietro le quinte, interi settori passano sotto il controllo del capitale straniero”. In costante aumento il numero di “disoccupati, senzatetto, malati e poveri”. Si inasprisce la pressione fiscale, aumentano “tasse, multe e tariffe delle utenze, arretrati salariali, prezzi per cibo, medicinali e benzina”, mentre si innalzerà l’età pensionabile. E’ così che precipita il “livello di consenso per “Russia Unita”, per governo e presidente. Oggi, solo gli oligarchi, nonostante le sanzioni, continuano ad arricchirsi favolosamente. A garanzia della loro “prosperità c’è la politica economica perseguita secondo il legato delle “terapie shock” degli anni ’90. Gli estremisti liberali nel governo, l’amministrazione presidenziale e altre strutture di potere stanno esacerbando la situazione. Si è scelta la strada della persecuzione” di coloro che sono sgraditi: dal Governatore di Irkutsk, Levčenko, all’altro nostro compagno Bessonov. Nel Territorio di Perm, si è attentato alla vita del deputato Kuzmin. Per tutto questo si “utilizzano fondi amministrativi, corruzione, intimidazione, bugie e insinuazioni. Lo abbiamo visto in Khakasia e Primore, dove, con le abituali manipolazioni, si è tentato di impedire la vittoria dei nostri compagni alle elezioni governatoriali”. Pavel Grudinin è stato dapprima “sollevato dalla carica di Presidente del Consiglio comunale di Vidnoe, nella Regione di Mosca, e poi è stato privato anche del mandato di consigliere. Il rating del presidente e del governo, precipitato al minimo storico, conferma la necessità di prendere urgentemente congedo dalla pratica del saccheggio di mercato. Il sabotaggio economico, il terrorismo sociale, la persecuzione del dissenso, l’antisovietismo, sono anelli di una stessa catena”.

Quali sono i problemi socio-economici di cui parla il PCFR? Nel 2018, le sanzioni imposte da UE, USA, Ucraina e altri, con 159 misure restrittive diverse, hanno pesato sull’economia russa per 6,3 miliardi di dollari. Ma non sono solo le sanzioni che attanagliano la Russia. Secondo il Ministero del lavoro, le differenze salariali all’interno di stessi comparti industriali si aggirano sulle 14 volte e salgono a 19 nel settore scientifico. E la cosa riguarda solo il personale dipendente. Impossibile calcolare gli introiti di manager e alti dirigenti. Il tutto, nota ROTFront, “grazie” alla crescente produttività del lavoro e ai salari fermi ai livelli di trent’anni fa. La ricchezza dello strato di quelli che vengono definiti “oligarchi”, invece, non fa che accrescersi a dismisura, condivisa in parte con settori di vertice dell’apparato statale; una ricchezza che si tende a trasferire all’estero in una quantità che, secondo iarex.ru, è di due volte e mezzo maggiore dei depositi bancari in Russia.

Ma ecco che il Ministro delle finanze, Anton Siluanov lamenta che la politica del governo non trovi sostegno tra i russi, mentre gli “esperti” occidentali giudicano efficace la linea del gabinetto Medvedev, di accelerata riduzione dello stato sociale, basata sulla dottrina del famigerato “Washington consensus” del FMI. Così, ciò che la UNCTAD denuncia a livello mondiale – l’alto livello di concentrazione finanziaria e industriale che detta le regole politiche – vale anche per il corso liberale del governo russo. Ed è perciò che, con lo sprone dell’ex Ministro delle finanze, Aleksej Kudrin – oggi presiede la Corte dei conti – Governo e Banca centrale sottostanno alle esigenze del capitale finanziario internazionale. Mentre il Ministero delle finanze, nota iarex.ru, “eleva tasse e accise … gli introiti da tutto l’export energetico, invece di progetti nazionali, prendono la strada dell’estero, e i miseri redditi dei lavoratori sono lontani dal favorire la domanda interna: non rimane dunque che rivolgersi ai soliti “investitori internazionali”. Una storia ben nota: più bassi salari (una media tra i 37 e i 27mila rubli; ma più di frequente dai 25 ai 17mila rubli: dai 380 ai 250 $), meno diritti sui luoghi di lavoro; è così che si attraggono gli investimenti esteri!

I redditi

Negli ultimi 36 anni, i redditi reali globali sono aumentati in Russia del 34% (media mondiale: 60%; ma 831% in Cina, 221% in India); ma, per la metà più povera dei russi sono in realtà calati del 26% e sono cresciuti appena del 5% per un altro 40% di popolazione: col risultato che per il 90% di cittadini più poveri i redditi sono scesi più o meno del 15%. Rimane l’altro 10% di russi, per i quali i redditi sono davvero cresciuti del 190%; sono aumentati di 8 volte per l’1% della crema; di 26 volte per l’0,1%; di 80 volte per circa diecimila russi (0,01% della popolazione) e di 250 volte per lo 0,001%.

Ed è in tale situazione, con una fuga all’estero tra i 50 e i 100mila giovani tecnici e laureati all’anno, che il Ministero della sanità si preoccupa del “girovita” dei russi e pensa, sul modello giapponese, di sanzionare chi non lo ridurrà. Ma il consumo di latticini, nota con tristezza Jurij Afonin, del Presidium del PCFR, è una volta e mezza inferiore al 1990, mentre si consumano più pane e farinacei: cioè gran parte della popolazione consuma troppi carboidrati, troppo olio di palma e troppo poche proteine, soprattutto animali, e questa è la strada maestra all’aumento di peso. Se il primo ministro Medvedev propone di disegnare il ritratto del “russo povero”, afferma Anton Čablin, è molto semplice: è quello col girovita ampio.

Sergej Obukhov, anch’egli del Presidium del PCFR, ha dichiarato che l’unico passo concreto che il Governo Medvedev dovrebbe intraprendere per lottare, come sostiene, contro la povertà, causata dalle sanzioni americane, sarebbe quello di dimettersi, perché non sono quelle il male peggiore dell’economia russa. Molte industrie sarebbero in effetti estremamente vulnerabili alle sanzioni: così, il settore dell’aviazione civile, con il 99% di tecnologia occidentale, o quello informatico e dei media (95%) o delle macchine utensili (95%). Già da questi numeri, osserva Obukhov, è chiaro che se l’Occidente avesse veramente l’obiettivo di fare pressione con le sanzioni, ce la vedremmo brutta: parlare di “impatto devastante delle sanzioni è semplicemente ridicolo. La Banca Mondiale ha valutato il loro effetto sull’economia russa come trascurabile: meno del 1% del PIL”. E se Dmitrij Medvedev si duole che le persone non avvertano il “successo” strombazzato dalle statistiche economiche, ecco che Obukhov constata come, invece, “alcune persone percepiscano molto bene tali successi. In seguito ai risultati del 2018, i membri dei consiglii d’amministrazione di Gazprom, Rosneft e Sberbank si sono intascati in totale quasi 12mila miliardi di rubli. E ora confrontiamo le cifre: il l programma statale per lo sviluppo delle estrazioni offshore è di appena 6,6 miliardi di rubli; quello per lo sviluppo dell’elettronica, 9,9 miliardi; il programma per lo sviluppo farmaceutico, 9,8 miliardi”.

Di contro, si parla di un esercito di quasi 20 milioni di russi classificati come poveri. Vero è che Aleksandr Zapolskis constata come varie stime parlino di un fatturato dell’economia sommersa, in cui sarebbe impiegato il 23-25% della popolazione, attorno al 20% del PIL e, disquisendo sulla categoria della “povertà”, la definisce come “quella condizione in cui il reddito non è sufficiente per il minimo di cibo necessario”. Il minimo di sussistenza è oggi in media di 10.444 rubli al mese e, secondo le statistiche ufficiali, il numero di poveri nel paese, cioè chi ha un reddito pari o inferiore al minimo di sussistenza, è di 19 milioni, pari al 12,7% della popolazione.

Secondo la Banca Mondiale, un reddito inferiore a 1,90 $ al giorno significa povertà estrema; ma, è considerato povero chi ha meno di 3,20 $ al giorno in paesi a reddito medio-basso e 5,50 $ al giorno in paesi a reddito medio-alto. Per quanto riguarda, ad esempio, gli Stati Uniti, la soglia di povertà è di 25.100 $ l’anno per una famiglia di quattro persone: sotto quella cifra, non ci si può permettere affitto, cibo o altri bisogni di base; per un individuo singolo, la soglia è di 12.140 $, cioè 33,26 $ al giorno e, secondo i dati del 2017, il 12,3% della popolazione (39,7 milioni) si trovava in tale situazione. Per la Russia, i dati pubblicati dall’Istituto presidenziale di analisi sociale, relativi al 2018, danno una “zona di povertà” del 22% e una “zona rischio” del 35,6%. Ricadono nella prima coloro che dichiarano di avere un reddito insufficiente all’acquisto di prodotti alimentari di base; nella zona a rischio, coloro per i quali l’acquisto di merci durevoli è causa di difficoltà estreme. Ma, nota Zapolskis, la percentuale ufficiale russa dovrebbe essere aumentata di una volta e mezzo o due, perché bisogna considerare non solo i redditi, ma le reali opportunità di ricevere un’istruzione, comprare medicine, andare in vacanza; si scoprirebbe che i poveri non sono 19 milioni, ma circa 35, e questo è già il 23,4%!

È facile vedere, continua Zapolskis, che alla base della piramide ci sono gli occupati nell’agricoltura o nei settori a basso reddito e scarsa qualifica; e poi gli addetti a strutture ricettive e ristorazione – ufficialmente solo 1,8 milioni, ma di fatto quasi 5 milioni: non a caso il Rosstat ha ammesso di non sapere dove e come sia occupato oltre il 35% della popolazione in età lavorativa – custodi, personale delle pulizie. Ci sono 1,3 milioni di occupati nell’educazione prescolare, con un salario medio di 22mila rubli; insegnanti, personale paramedico e medico; lavoratori dell’industria leggera, con stipendi medi di 21mila rubli; personale domestico a 16mila rubli, ecc. Ed è chiaro che 25mila rubli al mese sono più che normali, ad esempio, nelle aree del Mar Nero, ma non sono assolutamente nulla a Mosca o Piter.

Anton Čablin ricorda come la classifica delle regioni per qualità della vita, sviluppo economico e infrastrutturale, occupazione, demografia, salute, ecc., veda per il settimo anno consecutivo ai primi tre posti Mosca, Piter e Regione di Mosca. Agli ultimi posti ci sono alternativamente Territorio del Transbajkal, Karachaevo-Čerkessia, Repubblica di Tyva, Inguscetija o Kalmykja. Espressa la differenza genericamente in punti, per dire, negli anni la Repubblica di Tyva oscilla tra i 13 e i 16 punti, mentre Mosca tra 76 e 78. Nessuna meraviglia, considerato che l’area di Mosca e Piter e le regioni gas-petrolifere (ad esempio i Circondari autonomi di Khanty-Mansi e di Jamalo-Nenets, l’area della Siberia occidentale e dell’estremo oriente) assorbano insieme oltre il 30% degli investimenti federali.

In conclusione: qualcuno si stupisce, o rabbrividisce di sdegno, se, secondo i sondaggi del Centro Levada, il 40% dei russi guarda a Stalin con “ammirazione” e “simpatia” e solo il 12% (percentuale costante dagli anni 2000) nutre “ostilità” e “paura”? Nel sondaggio condotto un mese fa da Svobodnaja Pressa su “Quale sia il leader che ha dato il maggior contributo allo sviluppo del paese negli ultimi 100 anni”, tra i ventimila rispondenti, il 63% ha citato Stalin; al secondo posto, Putin, ma con appena il 12%. Questa è la Russia uscita dai “malvagi anni ’90”.

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