giovedì 29 settembre 2016

FALCHI,COLOMBE ED AVVOLTOI


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L'ornitologico titolo del post odierno parla della morte dello statista israeliano Shimon Peres morto dopo alcuni giorni a causa di un ictus,l'ultimo rappresentante della costituente dello Stato di Israele e stretto collaboratore del padre della patria Ben Gurion.
I media hanno insistito sul binomio del falco diventato colomba,per la verità questo presunto cambiamento di piumaggio è avvenuto già con l'età della saggezza(anch'essa ipotetica)e dopo aver avuto la paternità della guerra di Suez,aver contribuito a far di Israele una potenza nucleare e per essere stato uno dei principali fautori della colonizzazione dei territori palestinesi(come se già la stessa costituzione di Israele non lo fosse).
Io preferirei definirlo avvoltoio con le zampe ed il becco grondante di sangue di donne e bambini palestinesi,di militari israeliani mandati a morire per guerre di ampliamento del proprio territori,di tutti i giornalisti e volontari uccisi nelle ormai incalcolabili numero di rappresaglie e guerre lampo nate e mai concluse in queste ultime decine di anni.
Sicuramente non all'altezza del predecessore Rabin che almeno una parvenza di pace quasi sincera ce l'aveva ed infatti si è vista la fine che ha fatto,e dopo aver fatto carriera tra i laburisti,essere diventato Ministro della difesa proprio sotto il governo Rabin e poi primo ministro e Presidente dello Stato di Israele.
Venerdì ci saranno i funerali con i big del mondo e con Netanyahu che parlerà di stima e di affetto verso un personaggio che simpatico non gli è mai stato(ma come al solito tutti da bambini sono belli e tutti da morti sono santi)mentre a pochi chilometri di distanza si ammazza ancora.

Shimon Peres:è stato davvero una "colomba"?

Figura controversa, l’ex capo di stato israeliano, considerato un uomo di pace in Occidente, era detestato da tanti palestinesi che lo accusavano di mascherare, con la sua retorica pacifista, il volto intransigente di Israele


di Michele Giorgio
Gerusalemme, 28 settembre 2016, Nena News - Si è spento la scorsa notte, all’età di 93 anni, in un ospedale di Tel Aviv, Shimon Peres,ex presidente di Israele e uno degli uomini politici israeliani più noti nel mondo. Colpito da una grave emorragia cerebrale il 13 settembre, Peres non si era più ripreso. Ieri le sue condizioni si sono improvvisamente aggravate ed è morto poco dopo le 2. Ai suoi funerali, previsti venerdì, parteciperanno capo di stato e di governo di tutto il mondo, tra i quali il presidente americano uscente Barack Obama.
Il nome di Shimon Peres resterà legato soprattutto agli Accordi di Oslo del 1993 tra israeliani e palestinesi di cui fu l’artefice con Yitzhak Rabin e Yasser Arafat e che gli valsero il premio Nobel per la pace nel 1994. Accordi che crearono l’illusione di una conclusione negoziata del conflitto israelo-palestinese, sulla base del principio “due popoli, due Stati”, e che dopo il loro fallimento si sono rivelati una prigione per i palestinesi e le loro aspirazioni.
Per molti, specie in Occidente, Shimon Peres è stato il politico israeliano che più di altri ha insistito sul dialogo con palestinesi e arabi e cercato la pace. In realtà Peres era soprattutto un abile oratore, convinto che accordi di pace fondati su concessioni minime da parte israeliana avrebbero permesso allo Stato ebraico di ottenere enormi vantaggi, a cominciare dal riconoscimento definitivo dei palestinesi e della maggioranza dei Paesi arabi. La sua immagine di pacifista non poche volte è servita a coprire, presso l’opinione pubblica internazionale e i governi alleati, la reale portata di devastanti operazioni militari nei Territori palestinesi occupati, a cominciare da quelle contro Gaza.
“Colomba” peraltro Peres lo era diventato solo verso i 50 anni di età. Nato in Polonia nel 1923, immigrato con la famiglia a Tel Aviv e cresciuto nei kibbutz, Peres già da giovanissimo entrò in contatto con i massimi leader del movimento laburista come il “fondatore di Israele” David Ben Gurion, mettendosi in luce come un “falco” e non come una “colomba”. Ebbe le brevi esperienze militari ma ciò non gli impedì di avere importanti incarichi in questo settore. Nominato direttore generale del Ministro della Difesa nel 1953, svolse un ruolo decisivo nell’acquisto di armi sofisticate per Israele e nello sviluppo del programma nucleare nazionale. E’ stato, grazie all’aiuto della Francia, “il padre” della bomba atomica israeliana (Tel Aviv continua a non ammettere di possedere ordigni nucleari).
Eletto alla Knesset nel 1959  e nominato per la prima volta ministro dieci anni dopo, Peres cominciò a manifestare una predisposizione  al compromesso con nemici e avversari a partire dalla fine anni 70. In precedenza aveva manifestato simpatia persino per la colonizzazione dei Territori occupati, anche allo scopo di mettere in difficoltà il premier e suo storico rivale nel partito laburista, Yitzhak Rabin.
Per brevi periodi primo ministro, Peres dalle elezioni ha quasi sempre ricevuto cocenti delusioni, anche per quella sua retorica pacifista che poco convinceva gli elettori israeliani poco inclini al compromesso con gli arabi. Due sue bocciature alle elezioni hanno aperto la strada del potere alla destra. Nel 1977 al governo guidato da Menachem Begin e nel 1996, poco mesi dopo l’assassinio di Rabin, al primo governo di Benyamin Netanyahu. Proprio nel tentativo (fallito) di sbaragliare Netanyahu e di conquistare consensi a destra, Peres non esitò a lanciare, nella primavera del 1996, una vasta offensiva militare nel Libano nel sud – ufficialmente contro i guerriglieri sciiti di Hezbollah – culminata il 18 aprile di quell’anno nel Massacro di Qana, quando fu bombardata – “per errore” secondo la versione ufficiale israeliana – una base delle Nazioni Unite in cui si erano rifugiati circa 800 civili. Razzi e bombe uccisero almeno 102 persone, tra le quali donne e bambini.
Peres è stato soprattutto un ministro degli esteri di successo all’estero, dove ha goduto per decenni di forte stima oltre i suoi meriti effettivi e i risultati politici conseguiti. Dopo il fallimento totale degli accordi di Oslo nel 2000 e lo scoppio della seconda Intifada, ha comunque tenuto i contatti con i palestinesi. Nel 2005 ha appoggiato il ritiro di soldati e coloni israeliani da Gaza e lasciato il partito laburista per entrare nella formazione centrista Kadima, fondata da Ariel Sharon (uscito a sua volta dal Likud).
Infine la nomina nel 2007 a capo dello stato che lo ha riconciliato con quella parte di Israele, piuttosto ampia, che non lo aveva mai stimato. Lasciata la presidenza nel 2014, Peres ha continuato a fare politica fino all’ultimo.
Per i palestinesi, in particolare le persone comuni, Peres è stato più dannoso della destra, in ragione, spiegano, della sua immagine di pacifista servita a mascherare all’estero il vero volto intransigente di Israele. Nena News

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Shimon Peres,la retorica della pace.

Obama, Merkel, Blair e altri hanno potuto nascondersi dietro le parole vuote di Peres così da non doversi confrontare con la necessità di una politica vera a favore della pace, scrive l’analista israeliano Zvi Schuldiner 

di Zvi Schuldiner 
Roma, 29 settembre 2016, Nena NewsTutta Israele si sta preparando a un funerale spettacolare con leader internazionali a dargli un gran risalto, e a ribadire che la pace è tanto positiva. Dalla collina di Gerusalemme dove Shimon Peres sarà sepolto, non si sentono le armi che massacrano i siriani a centinaia di migliaia – non poche sono state mandate proprio dai leader «pacifisti» che arriveranno qui – e il concerto di piagnistei, a parole a favore della pace, sarà guidato dalla battuta del premier Benjamin Netanyahu.
Quest’ultimo già ieri ha commosso tanti con una brillante orazione funebre in memoria di Peres, elogiando in particolare gli sforzi del defunto a favore di quella pace così poco agognata dal governo in carica.
Shimon Peres morto non è il Shimon Peres che la maggioranza degli israeliani odiava, diffamava, calunniava; Netanyahu – oggi suo grande ammiratore – è fra i molti che hanno sempre visto in Peres un nemico detestabile. Volavano pomodori nel 1981, nel confronto elettorale fra Begin e Peres; il suo stesso accento, che ne tradiva le origini europee, lo rendeva ancor più odioso agli occhi degli ebrei orientali; e non lo aiutò nemmeno il suo passato da falco. Peres fu l’uomo di Ben Gurion nei primi anni dello Stato di Israele; fu l’architetto del patto con la Francia che portò alla guerra di Suez nel 1956 e alla costruzione della potenza nucleare israeliana. Trattò con Begin per cercare di defenestrare il premier Eshkol prima della guerra del 1967, così da far tornare Ben Gurion.
Restò fedele al «vecchio», anche se molti anni dopo parve schierarsi con la scuola del grande oppositore di Ben Gurion, Sharet, che esplorò strade verso la pace. Peres fu ministro della difesa di Rabin nel suo primo mandato (1974-1977) e, come ha detto oggi commossa Daniela Weis – una delle leader più discusse delle colonie israeliane nei territori occupati -, fu un architetto importante della colonizzazione dei territori. Così, i già pochi tentativi di Rabin per cercare un cammino verso la pace furono ostacolati dal suo stesso ministro della difesa.
Come premier, nel 1984, Peres cercò di promuovere un accordo con il re della Giordania, vedendovi la migliore soluzione al problema dei Territori. E varò un piano economico che risolse la grave crisi del paese, ma significò anche l’inizio di una fase neoliberista che continua ai nostri giorni.
Nel 1992 Shimon Peres, dopo aver grandemente contribuito al nuovo apparato di sicurezza israeliano in tutti i settori possibili, passò alle invenzioni diplomatiche diventando ministro degli esteri. Con gli accordi di Oslo si convertì in gran rètore della pace, senza per questo porre un freno alle avventure militari quando, dopo l’assassinio di Rabin, diventò premier a interim fino alle elezioni che perse di misura contro Netanyahu nel 1996. Autorizzò azioni dei servizi segreti che provocarono una escalation del terrore e nel corso di una tristissima settimana portò avanti un’offensiva in Libano culminata con il massacro di cento civili a Qana.
Quando diventò un grande statista di livello internazionale, presidenti, re, premier di governo e politici di ogni genere ascoltavano avidamente il grande Peres che elaborava meravigliosi piani per il futuro. Nel frattempo – soprattutto quando, nel 2005, si unì al partito fondato da Ariel Sharon – egli fu il più efficace protagonista dell’opera di sbianchettamento della politica israeliana.
Anche come presidente, alcuni anni dopo, mentre il premier Netanyahu continuava a mettere in atto una politica disastrosa che non aveva niente a che vedere con la pace, mentre le forze israeliane bombardavano Gaza, mentre proseguiva la repressione nei territori occupati da Israele, sempre c’era Peres, a parlare in segreto con Obama, con Putin, con Merkel, con tutti, a dire che dietro le quinte stava maturando un’altra linea, che c’era una strada verso la pace, verso un Medio Oriente positivo, ottimista e splendido. Solo dieci giorni fa ha affascinato l’uditorio in Italia con un discorso elaborato e positivo, assicurando un futuro migliore. Ma il Medio Oriente resta in fiamme.
Peres era il grande rètore, che aiutava a mantenere una visione ottimista di mondi possibili, ben lontani dalle azioni reali della leadership israeliana. Leader come Obama, Merkel, Blair e altri hanno potuto nascondersi dietro queste cortine di parole vuote, così da non doversi confrontare con la necessità di una politica vera a favore della pace.
E le esequie? Sull’onda della frase pronunciata dal grande premier Netanyahu, tutti piangeranno per la pace e ricorderanno commossi le grandi capacità retoriche di un leader israeliano molto problematico, che fu un grande falco e morì da possibile colomba.

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