lunedì 26 settembre 2016

AIUTIAMOLI A CASA LORO?

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Il referendum che ha visto vincere il sì per privilegiare i ticinesi nelle assunzioni lavorative voluto dal centrodestra dell'Udc e dalla Lega ticinese,parente stretta della Lega nord italiana,per ora non rappresenterà problemi per i frontalieri residenti quasi esclusivamente nelle province comasche e varesine,ma è l'ennesimo segnale di una Svizzera sempre più chiusa in se stessa anche se è situata nel cuore dell'Europa.
Di cui però non fa parte come stato membro della comunità anche se l'Ue bacchetta e cerca di indirizzare alcune decisioni degli stati della confederazione elvetica che stanno ponendo veti sulla libera circolazione.
Già nel 2014 c'era stata una consultazione simile(madn anche-noi-siamo-sud-di-qualcuno )con lo stesso esito e come allora il presidente lombardo Maroni ha messo subito in chiaro la tutela di chi fa la spola per lavoro con il Canton Ticino,sulla base di decisioni prese come detto sopra dai cugini della Lega ticinese che in una faida familiare d'ora in poi privilegeranno gli indigeni,facendo propaganda elettorale con uno dei tanti slogan cari a Salvini,"prima i nostri".
Chissà se i ticinesi parlando dei frontalieri diranno parlando degli italiani"aiutiamoli a casa loro"e se saranno davvero coerenti non accettando nelle proprie banche anche i capitali che sfuggono al fisco italiano oltre che i lavoratori migranti.
L'articolo è preso da Contropiano:internazionale-news .

Il Ticino alza il muro verso i “fratelli” lumbard.

E' un colpo di tosse, nulla di più. Ma segnala che la tubercolosi si va diffondendo rapidamente. Il Canton Ticino ha approvato ieri al 58% – tramite referendum – l'articolo costituzionale "Prima I nostri", che invita a privilegiare, nelle assunzioni, la manodopera indigena.
Due cose sono da sottolineare: a) il Ticino è il cantone “italiano” della Svizzera, con capoluogo Lugano, ovvero la sede delle banche che ospitano i capitali portati all'estero illegalmente dalla borghesia lombarda piccola e grande; b) il referendum mira a colpire esplicitamente i frontalieri italiani che, per questione meramente geografica, sono quasi tutti lombardi.
I capitali possono restare, gli umani no. Nulla di differente da quel che accade ovunque.
Terza cosa notevole, che illumina la follia ideologica dei costruttori di muri, il referendum è stato promosso e vinto dall'Udc, di centrodestra ed euroscettico (anche se la Svizzera non fa parte dell'Unione Europea a nessun livello, pur essendone circondata), insieme alla Lega Ticinese, parente stretta della Lega salviniana al di qua del confine.
Una faida in casa, insomma, tra teste vuote che ragionano nello stesso modo cortomirante.
Sul piano pratico, il referendum non impedisce l'ingresso dei frontalieri italiani, né nuove assunzioni di lavoratori stranieri. Ma obbliga – vedremo con quanta forza al momento di trasformare in leggi e regolamenti il quesito referendario – imprenditori privati di ogni livello ad dare la preferenza ai cittadini ticinesi, a parità di competenze.
Ma in quali settori è diffusa la manodopera frontaliera? Come in Italia, gli stranieri trovano posto soprattutto lì dove gli stipendi sono più bassi, snobbati dai residenti. Sanità e ristorazione, in primo luogo. Naturalmente bisogna aver presente che il concetto di “basso salario”, in Svizzera, non corrisponde affatto al nostro. Per legge, lì, il salario minimo viaggia intorno ai 3.000 franchi al mese, circa 2.750 euro, al cambio attuale. Ovvio che anche i prezzi siano in proporzione molto più alti ma, per l'appunto, i frontalieri “vicini di casa” – i lombardi che attraversano ogni giorno o settimana il confine, abitando a pochi chilometri dal posto di lavoro – vengono visti come “privilegiati” che possono contare su un salario svizzero e prezzi italiani per quanto riguarda casa, tariffe, alimentari, vestiario, ecc. Ossia come “parassiti” che non spendono in Svizzera il salario lì guadagnato.
Ironizzando un po', in definitiva, come “esportatori di capitali”. Un vero affronto, per i ticinesi che lavorano soprattutto nelle banche che, invece, importano capitali “frontalieri”, in chiaro o in nero che siano.
Gli effetti concreti di questo referendum sono tutti da verificare. Intanto perché riguarda un solo cantone su 26, in particolare quello che ha con più evidenza un problema di frontalieri (francesi e tedeschi, nei cantoni linguisticamente affini, hanno presenze assai minori). E soprattutto perché l'Unione Europea sta premendo da tempo sul governo federale perché contenga al massimo pulsioni contro la libera circolazione.
Con quanta credibilità, visto il montare di muri e di opinioni pubbliche favorevoli a moltiplicarli, è tutto da vedere.

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