venerdì 29 gennaio 2016

STATUE NUDE COPERTE E NEFANDEZZE ALLA LUCE DEL SOLE

Si è fatto un gran chiasso per le statue nude coperte da pannelli che sono poste nel Campidoglio e nei musei capitolini a Roma dove il Presidente iraniano Rohani ha incontrato in successione Renzi,Mattarella e Papa Francesco.
Il Fatto Quotidiano(http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/01/26/rohani-copre-le-statue-in-campidoglio-rispettare-la-cultura-altrui-distruggendo-la-propria/2407744/ )parla di una doppia offesa volgare nei confronti delle culture italiane ed iraniane e più globalmente a quella occidentale cristiana e quella mediorientale islamica.
Forse a ragione direi ma si è scatenato un polverone mediatico creato ad arte per far tacere altre nefandezze che accadono sotto gli occhi di tutti senza essere coperte da pannelli.
Ma questo è solo un tema visto che il governo,proseguendo il tour itinerante ma stavolta ospitando a casa propria,continua questuante gli scambi mediorientali dopo quello in Arabia Saudita(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2015/11/renzi-darabia.html )per accaparrarsi appalti per quelle che poi sono sempre i soliti Finmeccanica,Eni,Agusta e pochissimi altri.
L'Iran,che viene paragonato all'Arabia in questi giorni ma provate a dare dell'arabo ad un iraniano,è certamente un paese che ha delle forti questioni interne da condannare senza ombra di dubbio come una zelante politica di elargizione delle pene di morte anche verso gli omosessuali in molti casi,ma che comunque essendo a maggioranza di religione islamica sciita nulla ha che condividere con nazioni dove vige la Sharia propria di Stati islamici sunniti(come la già citata Arabia).
Oltre modo avendo avuto la possibilità e la fortuna di aver visitato l'Iran(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2008/06/viaggio-in-iran.html )ai tempi dell'ex demonio in terra Ahmadinejad posso con certezza affermare che gli iraniani non sono nel modo più assoluto dei mangia cristiani o tagliatori di gole,se ci fosse il caso di chiarirlo.

Rohani ‘copre’ le statue in Campidoglio: rispettare la cultura altrui distruggendo la propria?.

Se ne sta discutendo assai, da prospettive diverse e con soluzioni interpretative spesso antitetiche. In occasione della visita del presidente iraniano Hassan Rohani in Campidoglio, sono state coperte da pannelli bianchi su tutti e quattro i lati alcune statue di nudi dei Musei Capitolini. Lo si è fatto – questa la spiegazione – per rispetto verso la cultura islamica, che notoriamente con i nudi ha un rapporto diverso, diciamo così, rispetto a quella occidentale.
Mi sia consentito un telegrafico commento a questa vicenda, che di per sé nemmeno meriterebbe una discussione, essendo in effetti ben altri i problemi di cui occuparsi nel tempo della disoccupazione giovanile al 40 per cento e della distruzione programmata dei diritti sociali in nome della competitività universale elevata a nuovo Vangelo.
La vicenda del presidente iraniano Hassan Rohani in Campidoglio è la prova lampante del fatto che la stolidità non ha limiti. La domanda che si pone – l’unica filosoficamente e culturalmente rilevante – è la seguente: per rispettare le altre culture è necessario rinunciare alla propria? Per rispettare l’altro occorre negare, offendere, umiliare e distruggere il proprio?
O non bisogna, invece, riconoscere che il rispetto dell’altro deve necessariamente passare per il riconoscimento del proprio e che, dunque, si possono rispettare le culture e le identità altrui se e solo se si dispone di una propria cultura e di una propria identità?
Diciamolo apertamente, con enfasi e senza tema di smentite: solo chi ha una sua cultura e sue radici può rispettare quelle altrui e dialogare con esse. Dietro il finto rispetto delle culture altrui mediante l’occultamento (peraltro non richiesto dall’Iran, dall’Islam e da nessuno) della propria, sta in realtà un processo di desimbolizzazione integrale: attraverso il quale si produce uno spazio neutro e vuoto, senza alto né basso, senza simboli e senza cultura, l’ideale per lo scorrimento illimitato e nichilistico della forma merce e per il proliferare della sottocultura del consumo.
Il fanatismo economico oggi dilagante non mira al multiculturalismo e al politeismo dei valori e dei simboli: aspira invece al monoculturalismo del consumo e al monoteismo del mercato, ed è per questo che chiede agli islamici di cessare di essere tali (identificando senza riserve l’islam e il terrorismo) e ai cristiani di essere cristiani (aprendosi all’altro e abbandonando “superstizione” e “fanatismi”).
Basti anche solo pensare alle strategie pubblicitarie, che mostrano bambini con colore della pelle diversi e con differenti provenienze, tutti però vestiti con le medesime marche. Il plurale è sussunto sotto il singolare del mercato e dell’economia, del consumo e del valore di scambio. Sparisce la cultura, resta il vuoto nichilistico dell’economia e del mercato, ovviamente salutato ipocritamente come “laicità”, “progresso”, “rispetto delle alterità”.
Quella che voleva essere una forma di rispetto della cultura altrui, si è invece rivelata una doppia volgarissima offesa ai danni della cultura: un’offesa alla nostra cultura, ‘nascosta’ con il falso pretesto ‎del rispetto delle alterità; un’offesa alla cultura degli islamici e all’Iran in quanto tali, pateticamente concepiti come barbari incapaci di intendere e di accettare la cultura occidentale.

Nessun commento: