lunedì 17 agosto 2015

LA MORTE DI ANDREA SOLDI NON E' UN'INCIDENTE


Sono quasi passate due settimane dalla morte di Andrea Soldi,avvenuta durante un trattamento sanitario obbligatorio ordinato dal proprio psichiatra e rivelatosi fatale per l'intervento violento dei vigili urbani che hanno eseguito le operazioni in modo inappropriato causando la strangolamento del quarantacinquenne torinese.
L'articolo preso da Infoaut non si limita a cercare nella causa della morte la colpa fisica degli agenti di polizia urbana ma anche quella morale dell'intero sistema psichiatrico italiano che ha delle evidenti lacune in questo ambito.
I tso sono sia voluti dai familiari della gente che ha disturbi mentali che dagli psichiatri che li stanno curando ma anche da agenti delle forze dell'ordine che spesso scambiano i sintomi di quello che potrebbe essere un'assunzione di droghe o alcol con altri problemi legati alla sfera psichiatrica e viceversa.
La maggior parte delle persone che soffrono di tali patologie non sono tutelate dallo Stato e sono alla mercé di medici che sembrano più che altro alla ricerca di cavie piuttosto che essere di vero aiuto con farmaci e trattamenti adeguati.

Andrea Soldi, nessun 'incidente' ma un rapporto tra causa e effetto.

Si continua a cercare la verità per la vicenda che ha portato alla morte di Andrea Soldi, un uomo di 45 anni che nel pomeriggio di mercoledì 5 agosto ha trovato la morte per mano di due vigili urbani e grazie alla connivenza dello psichiatra dell'Asl che lo aveva in cura, presente nel luogo dove si è consumato l'ennesimo omicidio per mano delle forze dell'ordine. Una morte violenta, aberrante, inflitta ad Andrea mentre era su una panchina della piazzetta vicino a casa, dove trascorreva la maggior parte dei suoi pomeriggi.
Con il passare dei giorni, altre verità escono allo scoperto e cercano di fare chiarezza sull'episodio per andare ad attribuire responsabilità precise nei confronti di quella morte. Solo di due giorni fa infatti risalgono le intercettazioni delle telefonate fatte dal personale sanitario che era all'interno dell'ambulanza. Verità scomode per gli assassini di Andrea e chi tende ancora a coprirli, così come per chi ha ordinato l'ennesimo Tso, lo psichiatra che aveva in cura Soldi. Attraverso le intercettazioni, riaffiora infatti una ricostruzione nitida della vicenda: lo psichiatra che da tre anni ha in cura Andrea chiama i vigili urbani per prelevarlo e portarlo all'ospedale Maria Vittoria. Una scelta precisa da parte dello psichiatra che decide di usare la forza nei confronti del paziente per eseguire il Tso. La pattuglia speciale "Pegaso 6" interviene subito, di fatto strangolando Andrea, come riportato nel verbale dell'autopsia: "è stato trattenuto per il collo troppo a lungo". L'uomo sviene e nonostante questo, viene caricato nell'ambulanza ammanettato e a testa in giù. Durante il tragitto muore. Il dialogo stesso riportato su alcuni quotidiani mainstream, fanno capire bene la dinamica dell'omicidio di Andrea Soldi, e a leggerlo non possiamo che provare raccapriccio e disgusto per il modo in cui è stato ucciso Andrea.

Ne sono usciti di commenti e di articoli a proposito, tra una dichiarazione e l'altra, ma la verità su questa vicenda era già chiara agli occhi dei più, evidentemente non abbastanza per la Procura che continua a investigare e ad indagare su quanto successo. Così come è chiara la responsabilità del medico psichiatra che aveva in cura Andrea, che nonostante si dica innocente, scaricando tutta la responsabilità all'intervento subumano e "incompetente" dei vigili, ha ordinato il trattamento sanitario eseguendolo con la forza, ricorrendo alle forze dell'ordine.

Non risulta essere meno colpevole chi autorizza e ordina un Tso, e allo stesso modo non risulta meno colpevole chi fa caricare il proprio paziente sull'ambulanza ammanettato e a pancia in giù. Quello che si è verificato è un rapporto causa-effetto dove ancora una volta ad ordinare la morte vi è un dottore, un sistema psichiatrico allo sbando e dove ad eseguire la morte vi sono i tutori dell'ordine che attuano con libero arbitrio nelle diverse situazioni.

venerdì 14 agosto 2015

IL PRESIDENTE DEL CDA DELLA RAI E IL CLUB BILDERBERG

La nomina del nuovo Cda della Rai e del conseguente Presidente Monica Maggioni avevano tenuto banco nei giorni scorsi vista l'importanza politica che riveste il ruolo della televisione di Stato nello scacchiere politico del governo,dove si sono accontentati tutti compresi gli incontentabili grillini e dove la legge Gasparri è stata seguita ancora alla lettera.
L'articolo preso da Senza Soste parla del nuovo presidente e della sua presenza alla riunione dei club Bilderberg dell'anno scorso a Copenaghen,evento che cambia la sede annualmente e che mette a confronto a porte chiuse politici,economisti e giornalisti.
In due parole il gruppo Bilderberg è una specie di loggia massonica a livello globale dove chi vi partecipa può contribuire a mettere dei paletti che indirizzeranno le scelte più importanti in tutto il mondo,decise da capi di Stato,Ministri del settore economico,i vertici dei maggiori gruppi finanziari e industriali;quello che accade durante questi meeting che durano un weekend rimane top secret in quanto i media e la stampa non sono invitati a parteciparvi.
Insomma un gruppo elitario cui saltuariamente sono invitati i più importanti giornalisti mondiali,e per l'Italia nel passato recente vi hanno partecipato la Gruber e De Bortoli,e la presenza della Maggioni lo scorso anno e la sua nomina a Presidente sono dirette conseguenze a questa partecipazione,con un governo che ha indirizzato tale scelta.
 
Le mani del Gruppo Bilderberg sulla Rai. Nominata la Maggioni.
Sergio Cararo - tratto da http://contropiano.org
 
Già da due giorni si era capito che la nomina del nuovo presidente del Consiglio di Amministrazione della Rai sarebbe stato la "carta da spariglio" che Renzi si sarebbe giocato. Mentre tutti si accanivano sulla nomina di un outsider competente come Freccero o di illustri ma sconosciuti portaborse dentro il nuovo Cda, il Presidente del Consiglio aveva la sua carta in mano da giocare. Questa carta si chiama Monica Maggioni, la ex corrispondente internazionale della Rai che in questi anni aveva “normalizzato” quella che era stata l’isola felice di Rainews24, allineandola sempre più all’informazione embedded imposta dai poteri forti. Una funzione a questo punto realizzata e suggerita da uno dei centri di potere più forti: il gruppo Bildeberg.
La Maggioni ha partecipato agli incontri di questa organizzazione riservatissima dei potenti del mondo e lo aveva fatto facendosi legittimare proprio dalla Rai di cui si apprestava a diventare presidente. La Rai, sollecitata da un’interrogazione del presidente della Commissione Vigilanza Roberto Fico (M5S) in merito alla partecipazione della Maggioni alla riunione del Bildeberg del 29 maggio scorso, si era sentito rispondere: “Si conferma che la Dottoressa Monica Maggioni ha partecipato a Copenaghen al meeting annuale di Bilderberg nel periodo compreso tra il 29 maggio e il 1° giugno. La Rai - ancorché la partecipazione citata sia avvenuta a titolo personale - ritiene assolutamente legittimo che, nell’ambito della propria attività professionale, un suo dipendente possa partecipare se invitato, a prendere parte ad eventi organizzati da un think tank di tale rilevanza internazionale e che tale partecipazione costituisca elemento di prestigio per l’azienda stessa”.
Per onestà occorre sottolineare come la Maggioni non sia affatto l’unica giornalista di comando a partecipare alle riservate riunione del Bildeberg. Negli anni passati negli hotel di lusso che ospitavano gli incontri si potevano incontrare Lilli Gruber, Gianni Riotta, Ugo Stille, Arrigo Levi, Ferruccio de Bortoli, Lucio Caracciolo. Soprattutto quelli del Corriere della Sera, erano di casa.
Sulla funzione del Bilderberg come “facilitatore” nel controllo dei punti strategici del comando, è interessante il meccanismo descritto nel libro di Domenico Moro (“Club Bildeberg”), ossia quello delle “porte girevoli”, per cui un ministro (o, nel caso degli USA, un segretario di Stato) si ritrova poi al vertice di una multinazionale, o magari ne aveva fatto parte prima, mentre grandi manager pubblici come Romano Prodi dopo aver portato avanti massicce privatizzazioni si ritrovano presidenti del Consiglio o ai vertici dell’Unione europea; o ancora uomini come Mario Draghi, che passano da presidente del Comitato economico e finanziario del Consiglio della UE a direttore generale del Ministero del Tesoro italiano, per poi diventare vicepresidente della Goldman-Sachs, dopo di che governatore della Banca d’Italia e infine presidente della Banca centrale europea.  
Insomma una vera e propria oligarchia esclusiva che occupa sistematicamente tutti i posti rilevanti nell’economia, nella politica, nell’informazione e nella diplomazia internazionale. Gente che quando si incontra in località esclusive e in riunioni riservate di certo non discute certo della fame nel mondo o del giro d'Italia di ciclismo.
Con un Presidente del Consiglio in odore di grembiulini come Renzi (e come aveva scritto l’ex direttore del Corriere della Sera Ferruccio De Bortoli, immediatamente messo alla porta), la nomina di una partecipante al Gruppo Bildeberg a presidente del Consiglio di Amministrazione della Rai è tutt’altro che una sorpresa, è una conferma.
6 agosto 2015

giovedì 13 agosto 2015

LE CRITICHE BIPARTISAN DELLA CEI

Le dichiarazioni della Cei ed in particolar modo le ultime del suo segretario generale Monsignor Nunzio Galantino,hanno colpito in maniera bipartisan la classe politica italiana,dapprima il razzismo di Salvini e Grillo e poi l'incapacità del governo Renzi di saper affrontare l'emergenza.
Parlare della politica in materia proposta dalla Lega Nord e dal Movimento cinque stelle è superfluo,e io ancora mi stupisco che ci sia gente che si chiede il perché di certe dichiarazioni grilline che sfociano nel più populista e schifoso razzismo,sempre detto e non solo io che il Movimento ha idee in alcuni ambiti di chiaro stampo razzista sin dal suo primo vagito costituito su legami con fascisti ben presenti tra le suo schiere.
Per quanto riguarda il lavoro o non lavoro del governo Renzi è vero che non bastano le belle parole in un mondo in cui se mancano i fatti poi tutto è inutile:la neo Democrazia Cristiana infatti anche coscientemente e veramente è dalla parte dei migranti,ma l'organizzazione nazionale del problema è uno scaricabarile che devono gestire i comuni luoghi di sbarchi e di successiva raccolta dei disperati del mare.
Anche da noi ci sono esempi di bieco guadagno sulla pelle dei migranti,che a volte solo per l'esistenza di strutture religiose hanno un posto decente dove vivere e qualcosa da mangiare nell'attesa che possano andare verso il loro luogo di destino che nella maggior parte dei casi non è l'Italia.
L'articolo preso da Repubblica(http://www.repubblica.it/ )parla delle diverse reazioni dei politicanti italiani che hanno tutti storto il naso alle dichiarazioni di Galantino,colpevole di avere detto delle verità difficilmente confutabili:fatto sta che per me la Chiesa deve interessarsi solo dei fatti inerenti alla Chiesa,ma questo è proprio un esempio che la tocca per via dell'accoglienza e delle carità che dovrebbe contraddistinguere il suo operato.

Galantino attacca il governo: "Assente sul tema dell'immigrazione".

Nuovo affondo del segretario generale Cei: "Non bastano i salvataggi in mare per mettere a posto la coscienza nazionale". E replica a Salvini e Grillo: "La Chiesa guadagna sui migranti? Banalità spaventose". Il leader leghista non ci sta e attacca il prelato: "Ha rotto le scatole". Il leader M5S: "Basta alla retorica dell'accoglienza". Serracchiani: "Giudizi ingenerosi, governo c'è". Famiglia Cristiana: "Dichiarazioni riportate in modo esagerato"
 
Roma-"È il governo che è del tutto assente sul tema immigrazione". Lo dice il segretario generale della Cei, monsignor Nunzio Galantino, a Famiglia Cristiana, spiegando che "non basta salvare i migranti in mare per mettere a posto la coscienza nazionale". Galantino contesta le leggi "che in buona sostanza respingono gli immigrati e non prevedono integrazione positiva".

E rilancia la polemica con Matteo Salvini e Beppe Grillo: "Hanno criticato pesantemente il Papa, ma hanno visto che può essere controproducente per il loro consenso perché papa Francesco è molto popolare". Parole che non sono piaciute al leader leghista che su Facebook attacca: "Chiedo a voi, amici cattolici: questo Galantino ha rotto le scatole?". Mentre Beppe Grillo, sul blog, ha attaccato il governo che "preferisce la retorica dell'accoglienza senza accollarsi alcuna colpa".

LA BOCCIATURA DELLA 'BOSSI-FINI'. Secondo il numero due dei vescovi, "potremmo imparare dalla Germania e copiare le sue leggi. Invece noi abbiamo sempre scritto leggi che in buona sostanza respingono gli immigrati e non prevedono integrazione positiva. Prima la Turco-Napolitano e adesso la Bossi-Fini". Secondo Galantino, "le pratiche per la richiesta di asilo sono lunghissime, un calvario la richiesta di permesso di soggiorno. Parcheggiamo gli immigrati qui e là in Italia. Se invece ci fosse almeno uno stracco di permesso di soggiorno provvisorio potrebbero lavorare e la gente non li vedrebbe più bighellonare in giro e non direbbe che mangiano a spese degli italiani già in crisi. Ma nessuno spiega che è la legge che impone la non integrazione".

IL NUOVO AFFONDO CONTRO SALVINI, ZAIA E GRILLO. A pochi giorni dalle polemiche suscitate tra Lega e Movimento 5 stelle, dalle sue parole sui "piazzisti da 4 soldi" che "speculano sul tema dei migranti", il segretario generale della Cei risponde anche a Matteo Salvini, al presidente del Veneto Luca Zaia e a Beppe Grillo. dall'accoglienza dei migranti. "Smettiamo una volta per tutte con quella richiesta al Papa di portare gli immigrati in  Vaticano e ai vescovi di ospitali nelle chiese e nei seminari", afferma. "È un mantra che non si può più ascoltare.

In Vaticano papa Wojtyla ha aperto una delle prime mense per i poveri. Ci sono vescovi che ospitano immigrati a casa propria e non si sono mai riempiti le tasche di soldi, anzi. Lo fanno anche Salvini, Zaia e Grillo? per questo una visita ai campi profughi e alle nostre Caritas aiuterebbe a capire. Non dico che cambierebbero opinione, ma li aiuterebbe a capire. Noi qualche titolo in più per parlare di queste cose lo abbiamo perché siamo sulla strada in prima linea e conosciamo la realtà e alle male parole di salvini rispondiamo con i fatti. Noi conosciamo i nomi degli immigrati, per loro invece sono solo numeri e anche sbagliati".

Galantino boccia poi come "banalità spaventose" le affermazioni secondo le quali la Cei guadagnerebbe con gli immigrati: "Perché non vengono a vedere? Nelle nostre strutture, quelle accreditate, la polizia ci porta gli immigrati e poi chi si è visto si è visto. Ogni tanto vengono a dare un'occhiata, appare magari un impiegato della asl per controllare e basta. Noi ci arrangiamo, tiriamo fuori soldi di tasca nostra e nessuno ci guadagna. Noto che anche in questo caso parlano piazzisti di parole che incendiano ed esasperano gli animi".

Le reazioni alle parole di Galantino. A stretto giro arriva la replica di Matteo Salvini affidata a Facebook in cui non risparmia aspre critiche al segretario Cei: "Il signor Galantino, portavoce dei vescovi, pensa che gli italiani debbano accogliere tutti gli immigrati sempre e comunque. E i leghisti che non la pensano come lui, sono 'fanfaroni da osteria'. L'immigrazione senza limiti e senza regole è solo caos. Per i 4 milioni di disoccupati e i 9 milioni di poveri, niente alberghi? Ma l'Italia è ancora una Repubblica o dipende dal Vaticano? Chiedo a voi amici cattolici ma questo Galantino ha rotto le scatole?". Un post seguito da decine di commenti tutt'altro che teneri nei confronti del segretario Cei.

Anche Beppe Grillo, sul blog, torna sul tema dell'immigrazione: "L'emergenza profughi sembra sbucata fuori dal nulla, ma al di là della questione umanitaria, che va affrontata, nessuno ne denuncia apertamente le cause che risalgono alla destabilizzazione del Nord Africa e del Medio Oriente da parte delle potenze occidentali" sottolinea il leader M5S che elenca tutte le guerre che, a suo giudizio, hanno destabilizzato la situazione portando all'esodo di questi giorni. Secondo Grillo, al governo preferiscono "la retorica dell'accoglienza senza accollarsi alcuna colpa per l'esodo biblico che è in atto e che nessuno sa dove ci porterà".

Ai microfoni del Tg1, il vicesegretario del Pd Debora Serracchiani ha difeso l'operato del governo: "A tutti quelli che dispensano soluzioni, a chi dà giudizi ingenerosi, a chi la fa facile, rispondiamo che questo governo sta affrontando con razionalità una soluzione difficile e lo sta facendo molto meglio che in altre parti".

Attacca Galantino anche l'azzurro Maurizio Gasparri: "Galantino non si è ancora ripreso dalla sconfessione del popolo delle famiglie che ha gremito a giugno piazza San Giovanni nonostante il suo fallito boicottaggio. Continua a inserirsi nella polemica politica con parole  non consone a un ruolo cui è giunto impreparato e per il quale è giudicato inadeguato dal novanta per cento dei vescovi italiani".

Si schiera con il segretario Cei e con il Papa l'esponente della minoranza dem Roberto Speranza con un messaggio su Twitter: "Tra l'umanità di Papa Francesco e la propaganda di Salvini sull'immigrazione tutta la vita con Papa Francesco. Siamo tutti essere umani".
La direzione di Famiglia Cristiana è intervenuta nel dibattito precisando che, dopo aver parlato con Monsignor Galatino,  "le dichiarazioni a lui attribuite sono state riportate in modo esagerato nei toni all'interno di un colloquio confidenziale con il nostro giornalista". "Sua Eccellenza - prosegue la direzione del settimanale - è stato strumentalizzato in quanto l'intervista doveva vertere solo sul progetto della Chiesa italiana per consentire a 1.400 ragazzi iracheni profughi di tornare sui banchi di scuola. Monsignor Galantino ribadisce che il suo unico e vero interesse è e resta quello di difendere l'operato del Papa. Siamo dispiaciuti per l'incidente e, ribadendo stima e affetto a monsignor Galantino, gli porgiamo le nostre più sincere scuse". 

mercoledì 12 agosto 2015

FESTA DI RADIO ONDA D'URTO 2015

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Ance quest'anno agosto Brescia è sinonimo di Festa Radio Onda d'Urto che anche per questo fine mese allieterà migliaia di persone che verranno da tutta la Lombardia ma anche dalle regioni limitrofe e da tutta Italia per alcune date evento che proporranno concerti che vedranno la location di Santa Eufemia come unica data italiana.
La festa è il principale momento in cui la radio può ottenere contributi economici per la sua sopravvivenza per tutto l'anno e per poter contribuire alla realizzazione di svariati progetti che sostiene tutti i giorni che vanno dalla lotta per la casa alle spese legali di compagni a iniziative culturali e politiche.
Qui sotto ci sono le date dei concerti del palco principale rammentando a tutti che la festa non si limita solo a questo ma anzi grazie a stand e spazi come la Libreria,la Fiaska & Chiringuito,Patchanka,Tenda Blu e sicuramente ad altri che dimentico,che propongono concerti,dj set,dibattiti e presentazione di libri,propongono iniziative ed eventi da stasera al 29 agosto.
Ovviamente sono numerose le possibilità per mangiare e bere in quella che è la festa di compagni più importante dello scenario della zona nel periodo estivo,un vanto per i tanti ragazzi(gnari e gnare)che vi lavorano non soltanto durante il periodo della festa ma che si sbattono tutto l'anno.
Quindi s'invita a partecipare e a contribuire!
 

#‎festaradio‬ ‪#‎brescia‬
La XXIV Festa di Radio Onda d’Urto, in via Serenissima a Brescia, si terrà dal 12 al 29 agosto 2015.
 
I cancelli aprono sempre alle ore 19.
Ecco il programma del palco principale della XXIV Festa di Radio Onda d’Urto, dal 12 al 29 agosto 2015 in via Serenissima a Brescia, con le relative sottoscrizioni (ps. NON ci sono prevendite, l’area festa è molto ampia, si può venire senza problemi direttamente all’ingresso).
12 AGOSTO hip hop night con KAOS ONE + MEZZOSANGUE + E GREEN. Ingresso a sottoscrizione: 5 euro dalle ore 20.
13 AGOSTO BIOHAZARD (USA) + WALLS OF JERICHO (USA) + NO OMEGA (SVEZIA). Ingresso a sottoscrizione: 10 euro dalle ore 19.
14 AGOSTO MEG. In apertura: Giulia Spallino. Ingresso con biglietto SIAE(no tessera, biglietti in vendita la sera stessa direttamente ai cancelli) : 7 euro dalle ore 19.
15 AGOSTO THE GOOD FELLAS. In apertura: Bric a Brac. Ingresso a sottoscrizione: 3 euro dalle ore 20.
16 AGOSTO teatro-cabaret con “Fondalmente, avevamo voglia di vederci” – WALTER LEONARDI & FLAVIO PIRINI. In apertura: Simba il leone. Ingresso a sottoscrizione: 2 euro dalle ore 20.
17 AGOSTO BARRINGTON LEVY (JAMAICA). In apertura: Sista Awa & Eazy Skankers. Ingresso a sottoscrizione: 10 euro dalle ore 19.
18 AGOSTO AGAINST ME! In apertura: Gab de la Vega. Ingresso a sottoscrizione: 5 euro dalle ore 20.
19 AGOSTO UFOMAMMUT. In apertura: Van Cleef Continental + Teich. Ingresso a sottoscrizione: 3 euro dalle ore 20.
20 AGOSTO MAD CADDIES (USA) + PORNORIVISTE. Ingresso a sottoscrizione: 7 euro dalle ore 20.
21 AGOSTO THE DAMNED (INGHILTERRA). In apertura: Senzabenza + Riccobellis. Ingresso a sottoscrizione: 10 euro dalle ore 19.
22 AGOSTO ASIAN DUB FOUNDATION (INGHILTERRA). In apertura: Carousel 47. Ingresso a sottoscrizione: 10 euro dalle ore 19.
23 AGOSTO ROCK’N’ROLL KAMIKAZES (ITA/SCO). In apertura: Lemon Squeezers.Ingresso a sottoscrizione: 2 euro dalle ore 20.
24 AGOSTO Garrincha loves Onda d’Urto: LO STATO SOCIALE + L’OFFICINA DELLA CAMOMILLA + L’ORSO + MAGELLANO. Ingresso a sottoscrizione: 8 euro dalle ore 19.
25 AGOSTO PAOLA TURCI. In apertura: Plastic Made Sofa. Ingresso a sottoscrizione: 8 euro dalle ore 20.
26 AGOSTO AFRICA UNITE. In apertura: Jakala Reggae Band. Ingresso a sottoscrizione: 10 euro dalle ore 19.
27 AGOSTO MARTA SUI TUBI + LEVANTE. Ingresso a sottoscrizione: 10 euro dalle ore 20.
28 AGOSTO CAPAREZZA. In apertura: Crista. Ingresso con biglietto SIAE (no tessera, biglietti in vendita la sera stessa direttamente ai cancelli): 15 euro dalle ore 19.
29 AGOSTO PUNKREAS. In apertura: L’invasione degli omini verdi. Ingresso a sottoscrizione: 5 euro dalle ore 20.
All’ingresso della festa è possibile sottoscrivere l’abbonamento a tutte le serate, a eccezione di Meg e Caparezza. Il costo è invariato rispetto al 2014: 40 euro.
CAR SHARING – Arrivi da fuori Brescia? Cerca un passaggio, o condividi la tua auto, attraverso Clubsharing.it
Per restare aggiornati:
#‎festaradio‬ ‪#‎brescia‬

martedì 11 agosto 2015

CHE BRAVI ALLA CISL

L'articolo di Contropiano(http://contropiano.org/politica/item/32259-gli-scandali-infiniti-dei-sindacalisti-complici )parla prevalentemente dello scandalo degli stipendi d'oro e le conseguenti pensioni per i vertici della Cisl,anche se le altre sigle sindacali confederate ultimamente in combutta con i governi non devono stare tranquille.
La vergogna sta nel fatto,per esempio del sovra fotografato ex presidente Cisl Bonanni,che alcuni tempi prima della sua scomparsa sindacale coincisa con l'avvicinarsi della pensione,si sia gonfiato lo stipendio a cifre tragiche per i suoi iscritti,in modo tale da aumentare anche la pensione stessa fino a 8500 mila Euro al mese e rotti.
Sono spuntati altri nomi con altre cifre di alcuni capoccia della stessa Cisl che hanno fatto lo stesso giochetto con il sindacato complice che nulla dice:infatti lo scandalo è stato portato alla luce da un iscritto veronese ora in pensione che ha fornito dati nero su bianco di questa indecenza tutta italiana.
 
Gli scandali infiniti dei sindacalisti complici.                  
 
Quando abbiamo preso a chiamare “complici” i sindacati ufficiali – insomma: Cgil, Cisl e Uil – in molti, anche nella cosiddetta sinistra radicale, hanno arricciato il naso. Ok, ci veniva detto, va bene la critica di una linea decisamente arrendevole, ma da qui a chiamarli di fatto “servi del padrone” ce ne corre.
Eppure la definizione di “complici” era stata proposta da Maurizio Sacconi, il più feroce nemico del sindacalismo pro-lavoratori che si sia mai visto. E lui, che veniva dalla Cgil oltre che dal Psi craxiano, sapeva indubbiamente bene di cosa stava parlando...
Poi la scomparsa improvvisa di Raffaele Bonanni, da segretario generale della Cisl a “invisibile”, ha cominciato a far uscir fuori alcuni comportamenti decisamente incompatibili col ruolo di “difensore dei diritti dei lavoratori”. A cominciare dagli stipendi, autoattribuiti nella più totale segretezza e a livelli da far invidia al presidente degli Stati Uniti.
La cifra esatta dello stipendio di Bonanni è stata a lungo un mistero della fede. Il Fatto Quotidiano, qualche anno fa, l'aveva quantificato in 336.000 euro annui (Obama prende 250.000 dollari, poso più di 200.000 euro...). L'unica cosa certa è che il maxiaumento retributivo per il segretario generale, deciso poco dopo la sua ascesa a quella poltrona, è arrivato giusto in tempo per arricchire il suo monte contributivo in vista della pensione, per cui fce domanda nel 2011.
A proposito di tempismo, giova ricordare che quella domanda venne fatta mentre già si preparava la sostituzione di Berlusconi con Monti, e quindi quella “riforma delle pensioni” ordinata dalla lettera della Bce (agosto 2011) e che avrebbe poi preso il nome dalla signora Fornero.
Voci di corridoio riferiscono che al dunque, la sua pratica sia stata espletata in soli tre giorni, giusto qualche mese in meno di quel che è necessario per un qualsiasi lavoratore. Dal 2012 al momento delle dimissioni – nell'autunno del 2014 – riuscì a sommare il ragguardevole stipendio con un assegno mensile netto di 5.391,50 euro mensili (lui dice 5.122, ma insomma siamo lì), ovvero altri 65.000 annui.
Dentro la Cisl, allora, si svolse una vera e propria faida a colpi di dossier e lettere di denuncia, anonime o palesi. E in questo modo venne fuori che il “vizietto” di darsi compensi faraonici era diventato un sport alquanto diffuso.
La sostituta di Bonanni, Annamaria Furlan, nuova segretaria generale nazionale della Cisl, si era impegnata a riportare la situazione a livelli accettabili. E quindi ha ridotto, per esempio, il suo stesso stipendio portandolo dai 336.000 euro del predecessore a “soli” 156.627,52 euro annui- Che comunque, rispetto ai compensi previsti del 2008 (anno di esplosione della crisi generale e di inizio delle politiche di “austerità” prescritte dalla Troika), segna un aumento del 58,11% ai 76.201,60 euro annui (più un 30% di “indennità”); totale 99.000 euro.
Ma il “vizietto” di attribuirsi stipendi faraonici è decisamente più diffuso e coinvolge livelli molto meno importanti della segreteria generale.
Pochi giorni fa, Fausto Scandola, iscritto dal '68 alla Cisl (il '68 non è stato uguale per tutti, diciamolo, e comunque allora anche una parte della Cisl divenne improvvisamente conflittuale), naturalmente oggi pensionato in quel di Verona, ha preso carta e penna per fare nomi e cifre.
In cima a tutto la domanda politica inaggirabile: I nostri Rappresentanti/Dirigenti ai massimi livelli Nazionali della nostra Cisl sono ancora, si possono ancora considerare Rappresentanti Sindacali dei Soci finanziatori, lavoratori dipendenti e pensionati? I loro comportamenti, lo svolgere dei loro ruoli, come gestiscono il potere, si possono ancora considerare da esempio e guida della nostra associazione che punta a curare gli interessi dei lavoratori dipendenti e pensionati soci finanziatori? O rappresentano caratteristiche più affini a chi gestisce una sua proprietà? Come poterli definire, da come esercitano il rispetto delle regole Confederali nel costruirsi i propri compensi, ricavati dal finanziamento volontario dei soci iscritti?”.
Per stare sul sicuro, Scandola denuncia casi che conosce direttamente e di cui presumibilmente, ha in mano le carte per provare ciò che dice. Per esempio Antonino Sorgi, presidente nazionale dell'Inas Cisl – il patronato, di fatto - che nel 2014 si sarebbe messo in tasca 77.969,71 euro di pensione, 100.123,00 euro di “compensi” da parte dell'istituto che dirige e altri 77.957,00 euro grazie al ruolo dirigente nell'Inas immobiliare. Il totale (256.049,71 euro), anche qui, supera seppur di poco lo stipendio di Obama. Ma volete mettere quant'è più difficile e faticoso dirigere un patronato rispetto a guidare gli Stati Uniti d'America?
Meglio di lui avrebbe fatto però l'ex presidente del Caf della Cisl, Valeriano Canepari, che l'anno prima sarebbe riuscito a sommare 97.170,00 euro di pensione e 192.071,00 euro di compensi da parte dell'Usr Cisl Emilia Romagna – l'Unione Sindacale Regionale - per un totale di 289.241,00 euro.
I nomi denunciati dall'orripilato Scandola sono molti di più, spesso noti soltanto agli addetti ai lavori. Ma appunto il loro numero e il loro “grado”, alla testa di funzioni minori del sindacato nazionale, fa a cazzotti con l'entità delle cifre percepite.
Non che la Cgil stia messa molto meglio, anche se le cifre sono decisamente meno rilevanti. Guglielmo Epifani, per esempio, è titolare di una pensione mensile netta di appena 3.400 euro, comunque frutto di un “ritocco” stipendiale (appena 800 euro) deciso alla vigilia della presentazione della domanda di pensione.
Gli scandali, in Corso Italia, sono gestiti con metodologie antiche, miranti a salvaguardare il buon nome dell'organizzazione anche a costo di far scomparire dalla circolazione quelli presi con le mani nel lardo. Lì dentro, per esempio, ancora si parla a mezza bocca di quel membro della segreteria nazionale improvvisamente dimesso subito dopo aver gestito i lavori di ristrutturazione della sede centrale.
Cose minori, come si vede, sul piano finanziario. Ma nello stesso milieu “culturale”. Perché – bisogna sempre ricordare – quegli stipendi vengono pagati con i soldi degli iscritti, spesso semplici lavoratori da 1.000 o meno euro al mese; e i cui diritti – contrattuali o legali – vengono svenduti con regolare costanza da dirigenti che “grattano” in cassa.

lunedì 10 agosto 2015

I DUE GALLETTI AMBURGHESI

Mi ero ripromesso di parlare sempre meno degli assassini italiani che uccisero nel febbraio del 2012 due pescatori indiani davanti le coste del Kerala,ed effettivamente promessa mantenuta in quanto era da molto che non venivano citati,almeno dalla nomina di Gentiloni a Ministro degli esteri.
Ora però è la cronaca ufficiale a dare il la per riproporre il mio sdegno verso questi due militari che hanno commesso un errore grossolano e tragico che la collettività italiana sta pagando,perché da oggi i "nostri"(termine abusato dai media italici in quanto non sono per nulla almeno miei)due criminali vedono presso la sede del tribunale internazionale di Amburgo per il diritto del mare la discussione dal loro caso.
Naturalmente nessuno fa un critica o un'osservazione sulle cifre già sostenute dallo Stato italiano e quelle che ancora dovremo sostenere per difendere questi due assassini,nessuno sa quanto in Euro incidono sulle tasse di ciascun abitante,secondo me parecchie centinaia di migliaia di Euro tra avvocati,gite dei parlamentari in India,risarcimenti alle famiglie colpite,etc...questi sì che sono i "nostri" soldi e non i "nostri" marò.
Ormai Girone abita a spese nostre presso l'ambasciata italiana di New Delhi in una prigione dorata che definire detenzione è un insulto verso che ci sta davvero,e Latorre vive in Italia dopo i motivi di salute che lo hanno fatto rientrare in patria(sullo stato di salute nulla da obiettare)ma che dovrebbe tornare in India quando starà bene.
L'articolo di Contropiano(http://contropiano.org/internazionale/item/32290-maro-il-caso-e-al-tribunale-internazionale-di-amburgo-dichiarazioni-al-vetriolo-tra-italia-e-india )parla di questo specifico momento della farsa marò che vede i militari trasformarsi in due galletti amburghesi per l'occasione,e tanto per rammentare qualcosa scritto in passato aggiungo questo link:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2013/03/i-due-rifiuti-umani.html .

Marò. Il caso è al tribunale internazionale di Amburgo. Dichiarazioni al vetriolo tra Italia e India.

Il caso dei due marò, Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, accusati dell'omicidio di due pescatori del Kerala mentre erano a bordo del mercantile Enrica Lexie, è approdato oggi per la prima volta in un'aula di giustizia internazionale. Si tratta del Tribunale internazionale per il diritto del mare (in sigla Unclos) di Amburgo, a seguito della richiesta dell'Italia di apertura di un procedimento di arbitrato internazionale. Si prevede che la discussione proseguirà anche nella giornata di domani.
Il governo italiano chiede che anche Salvatore Girone, tuttora detenuto in India, possa rientrare in Italia, dopo che Massimiliano Latorre - attualmente in convalescenza a casa - possa restarvi per tutto il tempo del procedimento giudiziario al tribunale di Amburgo. Ma soprattutto il governo italiano pretende che l'India cessi di esercitare qualunque tipo di giurisdizione sul caso, che risale ormai al febbraio del 2012.
Il governo italiano ha affidato il caso a un famoso giurista inglese, Sir Daniel Betlehem, ex direttore del Servizio affari giuridici del ministero degli Esteri britannico e da molti anni membro del Comitato consultivo del "British Institute of International and Comparative Law". Titolare di un prestigioso e costosissimo studio legale internazionale, Betlehem ha partecipato a decine di procedimenti presso Corti arbitrali in contenziosi tra Stati. Il legale è alla guida di un team formato oltre un anno fa, composto da avvocati, professori di diritto internazionale, esperti della Farnesina e della Avvocatura dello Stato a tutela degli interessi della Repubblica italiana. La fase di costituzione della Corte arbitrale dovrà avvenire entro il 26 agosto. In seguito dovrà definire le proprie regole procedurali e la propria sede. Come rappresentante del governo italiano presso la Corte arbitrale e presso il Tribunale di Amburgo è stato nominato Francesco Azzarello, ambasciatore d'Italia a L'Aia. L’ambasciatore italiano ha già cominciato il gioco duro dichiarando che “I Marò non sono ancora stati incriminati di alcun reato dalla giustizia indiana. Ma l'India dimostra di "disprezzare il giusto processo" ritenendoli già colpevoli, con "un atteggiamento che esemplifica al meglio l'impasse in cui oggi ci troviamo" ha dichiarato l'ambasciatore Francesco Azzarello nell'aula del Tribunale di Amburgo.  Girone è "ostaggio" dell'India, mentre la salute di Latorre è "a rischio, se fosse costretto a tornarvi". E' quanto si legge nelle 'Richieste di misure provvisorie' avanzate dall'Italia al Tribunale di Amburgo, pubblicate sul sito dello stesso Unclos.  Altrettanto dura la replica delle autorità indiane: "Definire Girone un ostaggio è inappropriato e offensivo", a Delhi "gode di una vita confortevole". E "la salute di Latorre potrebbe migliorare nei prossimi mesi" consentendogli di tornare a Delhi. Con queste parole l'India ha respinto le richieste "urgenti" dell'Italia di liberare i marò. Sul caso Marò, il comportamento dell'Italia è  “in malafede", per "non aver mantenuto promesse solenni in passato” si legge nelle 'Osservazioni scritte' dell'India depositate al Tribunale di Amburgo e pubblicate oggi.
La posizione italiana è che "il governo ha sempre, sin dal momento dell'incidente, rivendicato l'esclusiva competenza giuridica italiana, trattandosi di nave battente la nostra bandiera per fatti accaduti in acque internazionali". Per quanto riguarda i due Marò, inoltre, il governo ha sempre sostenuto che, poiché essi svolgevano funzioni ufficiali, devono godere della relativa immunità".
L'India si oppone a questa interpretazione, rivendicando che "la territorialità del reato commesso" (a 20,5 miglia della costa in "acque contigue") e contestando lo stesso ricorso dell'Italia alla procedura arbitrale internazionale.
(fonti: Askanews, Ansa, Hindustan Times)

sabato 8 agosto 2015

LA CHIESA DEVE PAGARE LE TASSE

L'annoso problema,perché di un problema si tratta,del pagamento delle tasse delle scuole paritarie legate al mondo della Chiesa in Italia,una di quelle cose che ci chiede l'Europa ma i governi fanno orecchie da mercante,dovrebbe trovare un posto in prima fila nell'agenda in materia economica e sociale del premier,chiunque esso sia.
Oltre a ricevere contributi statali,quasi esclusivamente elargiti dai comuni dove esse hanno ubicazione,le scuole cattoliche che sono pari al 69,4% delle intere paritarie,questi istituti ricevono denaro ovviamente dalle rette di ogni singolo studente.
Mentre l'evanescente governo Monti aveva recepito in piccola parte il richiamo dell'Europa,l'altro ancor più breve governo Letta rimise le cose come stavano prima e l'attuale esecutivo ha fatto in modo con trabocchetti di calcoli basati sul rapporto tra il costo medio annuo per studente e il corrispettivo medio,che eventuali tasse vengono pagata solo da un ristretto numero di scuole,quelle proprio ostentatamente chic.
L'articolo preso da Senza Soste snocciola pareri e numeri su quello che la Chiesa,il più grande proprietario immobiliare italiano,dovrebbe pagare per riuscire a sostentare lo Stato che tanto ha regalato nel corso di decenni alle sue scuole,senza contare ovviamente tutto il denaro che gli insegnanti di religione cattolica delle scuole statali ricevono.
Tutto questo giro d'affari viene stimato in miliardi di Euro,e non c'entra il periodo di recessione o il periodo di vacche grasse,c'entra col fatto di un'eguaglianza e un fattore di rispetto verso tutti i contibuenti...il paradiso può attendere,i tuoi diritti no.
 
Tasse per le scuole cattoliche. Sarebbe ora, sarebbe giusto. 
12mila firme in poche ore per la petizione dell’Uaar che chiede che anche le scuole cattoliche paghino le tasse sugli immobili. La Chiesa è il più grande proprietario immobiliare. I trucchi dei vari governi per agevolarla

Checchino Antonini - tratto da http://popoffquotidiano.it
 
In poche ore dodicimila firme perché anche le scuole confessionali cattoliche (9371 su 13500 scuole paritarie complessive) paghino le tasse sugli immobili. La sentenza della Cassazione che stabilisce il pagamento dell’Ici anche per gli immobili scolastici confessionali è stata salutata come «la buona novella laica di luglio» dal segretario Uaar Raffaele Carcano. Una sentenza che «mette un freno ai privilegi fiscali di cui gode la Chiesa cattolica e lancia un segnale importante alla politica troppo spesso clericale».
E’ stata proprio l’Uaar (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti) a lanciare una campagna per sensibilizzare l’opinione pubblica sul tema, invitando i cittadini a sollecitare i propri comuni affinché verifichino la situazione tributaria degli istituti paritari presenti nel territorio e provvedano a far rispettare l’articolo 33 della Costituzione. «Le istituzioni devono comprendere che esiste un’opinione pubblica laica che vuole essere ascoltata. Se, nonostante le alte rette richieste e il miliardo di euro l’anno tra privilegi fiscali e finanziamenti statali, questi istituti non riescono ad andare avanti – fa notare ancora Carcano – il problema sta nel progetto educativo della Chiesa, sempre più elitario ed esclusivista. Mentre ci si dimentica che stanziare fondi per la scuola pubblica e laica è anche un investimento culturale e sociale di ampio respiro».
Il governo Renzi ha già truccato le carte in favore delle scuole cattoliche: soprattutto definendo «simbolica» una retta di 7.000 euro e introducendo, poche settimane fa, nuove facilitazioni che, unite ai fondi già concessi da Stato e amministrazioni locali sconquassate da anni e anni di tagli, portano la cifra erogata annualmente a quasi un miliardo di euro. Se queste scuole privatissime e confessionali pagassero le imposte dovute sarebbero disponibili risorse importanti per tutta la comunità.
La Chiesa cattolica è il più grande proprietario immobiliare italiano e mastica amaro all’idea di pagare le tasse come i comuni mortali da cui drena ogni risorsa disponibile.
Ai tempi dell’Ici, ad esempio, tutti gli immobili erano assoggettati a quella tassa ad eccezione di quelli adibiti ad uso di culto, intendendo con ciò qualunque immobile destinato ad “attività che non abbiano esclusivamente natura commerciale”. «Praticamente ovunque vi fossero un inginocchiatoio e una statua della Madonna, l’esenzione scattava automaticamente», spiegano all’Uaar. Principio inaccettabile per l’Unione Europea che infatti osò avviare un’inchiesta contro l’Italia. Ma “è l’Europa che ce lo chiede” è un ritornello che il seggio di Pietro non ama ascoltare.
Il governo Monti leva l’Ici e introduce l’Imu introducendo nel decreto il principio della retta simbolica, di derivazione europea: laddove la scuola privata esiga dagli utenti la corresponsione di una retta di importo “simbolico”, svolga attività “paritaria” e non operi discriminazioni, si assume che l’attività non sia di tipo commerciale e si considerano soddisfatti i requisiti per essere esentati dall’Imu. A Monti succede Letta che annunciò che il nuovo balzello, la Tasi, non sarebbe stato imposto agli enti no profit “pesantemente penalizzati dall’Imu”.
Così, il 26 giugno scorso il Mef ha emanato il decreto con cui viene introdotto il nuovo modello da utilizzare per la dichiarazione Imu/Tasi e fissa l’importo “simbolico”: «si prende uno studio Ocse che determina la spesa per studente nella scuola statale, fissata in importi che vanno dai 5.739 euro per le scuole dell’infanzia ai 6.914 delle secondarie di secondo grado, e se ne assumono i valori come CMS (costo medio per studente). Poi si chiede alla scuola paritaria di turno di calcolare la retta media pagata dai suoi studenti, dividendo il totale delle rette per il numero di studenti, e questo lo si chiama CM (corrispettivo medio). Se il CM è inferiore al CMS la scuola è esentata», osservano all’Uaar. Tana libera tutti! Infatti, le scuole che sforano questi importi sono veramente poche, solo quelle che si vogliono davvero elitarie. «Così le scuole private potranno contare sui contributi pubblici erogati a vari livelli, principalmente comunale, con le rette versate dagli studenti e con l’esenzione fiscale, mentre la scuola statale continuerà ad avere sempre meno fondi, nonostante l’offerta sia, almeno per il momento, di livello superiore a quello della scuola privata (anche questo dato Ocse)».
E’ utile rammentare, in tempi di memoria volatile, che la Costituzione stabilisce la libertà d’insegnamento ma senza oneri per lo stato.
4 agosto 2015

venerdì 7 agosto 2015

LA MORTE CORRE SUI CAMPI

La drammaticità delle morti dei braccianti agricoli che vengono sfruttati dai caporali che ancora dominano le aziende nel sud Italia come se ancora fossimo nel Medioevo è ormai parte della cronaca dei notiziari quasi ogni giorno,complice anche le elevatissime temperature che quest'estate ci ha dato,le più alte di sempre.
Ed è solo un caso che le ultime tre morti in ordine cronologico abbiano riguardato la Puglia,e mentre nei due casi di Nardò e di Andria a perdere la vita sono stati un sudanese ed una donna pugliese con un lavoro in nero da schiavi,la vittima tunisina deceduta a Polignano aveva un regolare contratto ma sempre con condizioni disumane su cui ora stanno indagando i magistrati,senza pause e senza possibilità di dissetarsi regolarmente.
Ma la piaga del caporalato è di casa in tutto il sud Italia e fatti accaduti negli scorsi anni come lo sfruttamento addirittura sessuale nel ragusano di donne romene(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/search?q=rumene )oppure in Calabria a Rosarno dove gli immigrati diedero vita ad una forte protesta(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2010/01/ce-del-marcio-in-calabria.html )sono sempre all'ordine del giorno.
Articolo preso da Contropiano(http://contropiano.org/lavoro-conflitto/item/32253-puglia-un-terzo-bracciante-muore-lavorando-a-40-gradi )

Puglia. Un terzo bracciante muore lavorando a 40 gradi.

Neanche il tempo di sbollire la rabbia per due morti al lavoro nei campi, nel forno dei 40 gradi all'ombra di questa estate. Ed ecco che, ancora una volta in Puglia, a Polignano, provincia di Bari, un terzo bracciante muore stroncato dalla fatica in condizioni proibitive.
Un migrante di nazionalità tunisina, 52 anni, padre di quattro figli, si è accasciato intorno alle 13, dopo una giornata di lavoro iniziata alle 5 di mattina.
Dopo otto ore, pare si sia avvicinato alla macchinetta del caffè per mandare giù qualcosa, o forse solo per trovare un po' d'ombra. E lì è caduto, per non rialzarsi più. Un'altra bracciante, che lo aveva visto allontanarsi dal campo, seguendolo con lo sguardo, lo ha visto cadere e ha lanciato l'allarme chiamando direttamente i carabinieri. I quali, arrivati insieme a un'ambulanza, hanno potuto soltanto constatarne la morte.
La differenza con i due casi di Nardò e Andria, in cui avevano perso la vita un migrante sudanese e una madre pugliese, è soltanto nella regolarità del contratto (mentre negli altri due casi si era totalmente fuori dalle regole) e nella volontà del magistrato di turno, il pm Grazia Errede, di disporre l'autopsia. L'incarico dovrebbe essere già stato affidato al professor Francesco Introna, che dovrà quindi stabilire le cause del decesso e se sarebbe stato possibile evitare questa morte. Semplicemente consentendo pause di riposo più lunghe o un approvvigionamento adeguato di acqua e sali minerali.
Il bracciante stava infatti caricando da otto ore cassette di uva. Dotato di permesso di soggiorno a – secondo i primi accertamenti – anche di regolare contratto, risiedeva a Fasano, in provincia di Brindisi con la sua numerosa famiglia.
Come sempre, ora le istituzioni e i sindacati che dovrebbero vigilare sul lavoro stagionale in agricoltura, in una regione purtroppo famosa per il caporalato e la mancanza di controlli, si affrettano a far mostra di cordoglio e di promesse che dureranno lo spazio di una dichiarazione.
Oggi pomeriggio, nella sede della Presidenza della Giunta Regionale, a Bari, è stata convocata dall’assessore al Lavoro, Sebastiano Leo, una riunione con Cgil, Cisl e Uil. Ufficialmente, e per la millesima volta, con lo sbandierato obiettivo di definire norme e misure di contrasto al lavoro nero. Non crediamo affatto che ci saranno risultati più concreti delle altre volte.
*****
MORTE BRACCIANTE BARI: USB, CONDIZIONI DI SFRUTTAMENTO CHE VANNO DI PARI PASSO CON ATTACCO AI DIRITTI DI TUTTI I LAVORATORI
 
"Con la morte in Puglia dell'ennesimo bracciante, che lascia una moglie e quattro figli, siamo al terzo lavoratore che perde la vita in un contesto di sfruttamento estremo e di omertà", denuncia Aboubakar Soumahoro, dell'Esecutivo Nazionale USB.
"Se pure emergesse che il lavoratore aveva un contratto regolare, la condizione generale nel quale oggi sono impiegati i braccianti è da considerare medioevale sotto ogni profilo - attacca il sindacalista - dal punto di vista dei diritti, della dignità persona nonché del lavoro".
"Queste morti vanno di pari passo con l'aggressione e l'attacco in corso ai danni dei diritti di tutti i lavoratori, in particolare in un settore dove la mancanza di tutela la fa da padrone. Per questo l'USB, in collaborazione con la Chiesa Evangelica Metodista, ha aperto uno ‘Sportello Migranti’ a Venosa, in provincia di Potenza, in modo da poter esser un riferimento per tutti coloro che vedono negati i loro diritti fondamentali. Andremo avanti con questo impegno, coinvolgendo tutte le altre regioni italiane", conclude Soumahoro.
Vedi anche:
http://contropiano.org/lavoro-conflitto/item/32227-il-lavoro-pagato-poco-uccide-una-madre
http://contropiano.org/lavoro-conflitto/item/31977-il-caporalato-fa-un-altra-vittima-tra-i-migranti

giovedì 6 agosto 2015

IL DISTACCATO CORDOGLIO DELL'OCCIDENTE

Senza soffermarmi molto su quello che è accaduto settant'anni fa ad Hiroshima e dopo tre giorni a Nagasaki in Giappone con lo scoppio delle bombe atomiche,chiunque abbia solo anche sfogliato a scuola un libro di storia dovrebbe ricordarsene,anche grazie all'articolo preso da Contropiano(http://contropiano.org/cultura/item/32236-tu-non-hai-visto-niente-a-hiroshima-la-tragedia-giapponese-secondo-resnais )vorrei soffermarmi sull'ipocrisia di quasi tutte le commemorazioni.
Guardando a casa nostra si è assistito ancora alla farsa delle eterne promesse rinnovate il due agosto di ogni anno dal 1980 durate il ricordo della strage di Bologna,ma senza rubare spazio ad uno tra i pochi veri eventi che hanno fatto la storia mondiale dello scorso secolo,qui sotto si è deciso di fare un parallelismo dell'evento del 6 agosto 1945 col film di Alain Resnais"Hiroshima mon amour".
Come narrato nel film il ricordo,soprattutto quello occidentale distaccato fisicamente e sentimentalmente,è solo concentrato in un giorno,in una data:sono parole nel vuoto del classico copia incolla dei messaggi di cordoglio dei capi di Stato o dei loro emissari,alcuni fatti con l'ipocrisia e la lancinante colpa di essere stati loro a far succedere tutto questo.
Perché nessuno di loro è mai morto o mai è stato amico o parente delle vittime e di tutte quelle morti atroci che ancora oggi devono reputarsi a quel giorno che ha cambiato la storia del mondo,nessuno è mai stato ad Hiroshima.
 
“Tu non hai visto niente a Hiroshima”. La tragedia giapponese secondo Resnais.
 
La mattina del 6 agosto 1945 l'aviazione statunitense liberava nei cieli di Hiroshima la prima bomba atomica che colpì il Giappone – tre giorni prima della seconda conflagrazione nucleare sulla città di Nagasaki. L'ordigno, chiamato in codice “Little boy”, annullò istantaneamente le esistenze di più di sessantamila persone, senza contare coloro che morirono in seguito, per l'effetto delle radiazioni nucleari, e coloro che vissero il resto della propria vita con gravissime malformazioni e mutilazioni. Cosa questo evento abbia rappresentato per la vita concreta di un'intera nazione e per l'immaginario di tutto il mondo è difficilmente concepibile. 
Nel 1959, quattordici anni dopo l'immane strage, il regista Alain Resnais, già autore di un riuscito documentario sull'Olocausto, Notte e nebbia, porta nelle sale Hiroshima mon amour. La pellicola, divenuta opera di culto per più di una generazione, affronta la tragedia giapponese attraverso la vicenda di due amanti senza nome: un architetto nipponico e un'attrice francese in brevissimo soggiorno a Hiroshima per le riprese di un film pacifista. Trascorsa insieme una notte di passione, la relazione tra i due sembra destinata a finire a causa delle circostanze che obbligano la protagonista a ritornare in Francia.
Nonostante questa sia la trama centrale, Hiroshima mon amour non è semplicemente un film sentimentale che ha come sfondo la Storia. Si può dire, anzi, che la vicenda amorosa dei due personaggi serva quasi da pretesto per far sì che la Storia parli e dica la sua verità; una verità che l'Occidente ha sempre vissuto con il cordoglio formale delle commemorazioni ufficiali, o come toccato dall'empatia di chi è consapevole solo superficialmente, a migliaia di chilometri di distanza. In questo senso si comprende il racconto che la protagonista offre all'uomo riguardo agli ultimi mesi di guerra in Francia: la sua vicenda individuale serve da controcanto per il dramma collettivo vissuto contemporaneamente dagli abitanti giapponesi.
Nelle parole della donna si identificano gli spettatori occidentali, ed è a loro che parla il regista, quando fa dire all'uomo la battuta “tu non hai visto niente a Hiroshima”. L'intento di Resnais è quello di mostrare, da un lato, l'inermità degli individui di fronte alla tragedia bellica; dall'altro, di mettere di fronte agli occhi del pubblico occidentale le ferite causate dal bombardamento statunitense. Resnais mescola la crudele verità delle immagini di repertorio dei sopravvissuti, alla finzione del film; intreccia passato e presente, vita e ricordo. Tutto questo senza rinunciare alla coinvolgente poesia dei dialoghi, assicurata dall'insostituibile apporto alla sceneggiatura della scrittrice Marguerite Duras, e a una superba fotografia. 
Senza alcun dubbio si tratta di un'opera complessa, che mira anche a descrivere le difficoltà esistenziali dell'elaborazione del lutto e la definitiva impossibilità di condividere il dolore con gli altri. Al tempo stesso si può dire che il film non ceda a un pacifismo ingenuo e autoassolutorio, e ciò lo dimostrano alcune parole pronunciate dalla donna nell'incipit del film, in una sorta di voce narrante per le immagini della distruzione che corrono sullo schermo: 
Le donne rischiano di partorire figli malnati, dei mostri, ma ciò si ripeterà. Gli uomini rischiano di essere colpiti dalla sterilità, ma ciò accadrà di nuovo. La pioggia fa paura. Piove cenere sulle acque del Pacifico. Le acque del mare uccidono, dei pescatori nel Pacifico ne muoiono. Il cibo fa paura. Si getta via il cibo di intere città. Si sotterra il nutrimento di intere città. E una città si ribella, molte altre città si ribellano. Contro chi la rivolta delle genti? La collera di intere città, che esse lo sappiano o no, è contro l’ineguaglianza, decisa come inalterabile da certi popoli verso altri popoli. Contro l’ineguaglianza, ritenuta inviolabile da certe razze contro altre razze, contro l’ineguaglianza, indiscutibile come un dogma, di certe classi contro altre classi.

mercoledì 5 agosto 2015

LE MINACCE DI MARONI

Breve articolo preso da Infoaut dedicato alla minaccia del presidente della regione Lombardia Maroni ai sindaci dei comuni che vorrebbero accogliere i profughi ed i rifugiati presso i propri territori di voler tagliare i fondi loro destinati.
A parte il fatto che in qualsiasi altro paese europeo un rappresentante delle istituzioni come un presidente di una regione sarebbe stato mandato come minimo a casa a calci in culo ed interdetto dai pubblici uffici a vita,qui sotto ecco una denuncia formale contro questa scelta che arretrerebbe ancora di più la nostra società già messa male per conto suo.

Una denuncia contro le minacce di Maroni ai sindaci lombardi.

Non sono passate inosservate le gravi affermazioni del governatore della Regione Lombardia Maroni nelle quali minaccia di tagliare i fondi ai sindaci che accettano di ospitare profughi e rifugiati nel proprio territorio. Un gruppo di avvocati ha inoltrato alla Procura della Repubblica una denuncia per abuso di ufficio nei confronti di Maroni. Qui di seguito il testo della denuncia.
Alla Procura della Repubblica
Denuncia - querela
I sig.ri Saverio Galeota nato a Comiziano l’11.03.1949 in proprio e quale Presidente e legale rappresentante del CILD (Centro di iniziativa per la legalità democaratica), Gabriele Moreschini nato a Roma il 14.03.1981, Giuseppe Lo Mastro nato a Napoli il 21.11.1938, Salvatore Sorbello nato ad Acireale il 14.03.1957 e   Claudio Giangiacomo nato ad Avezzano il 24.01.1963, tutti elettivamente domiciliati in Roma Circonvallazione Trionfale n. 1 presso lo studio dell'avv. Claudio Giangiacomo
Premesso che
Il Presidente della Regione Lombardia sig. Roberto Ernesto Maroni ha dichiarato pubblicamente quanto segue: " io domani scrivo una lettera ai prefetti lombardi diffidandoli dal portare in Lombardia nuovi clandestini e poi anche ai sindaci dicendo loro di rifiutarsi di prenderli. A chi li dovesse accogliere ridurremo i trasferimenti regionali come disincentivo alla gestione delle risorse".
La frase proprio in quanto pronunciata come Presidente della Regione Lombardia e quindi da soggetto che ricopre un ruolo istituzionale ed ha l'effettiva possibilità di disporre, sia pure illegittimamente, quanto minacciato, rappresenta una vera e propria forma di intimidazione per costringere altri ad adeguarsi al suo volere, peraltro di contenuto sicuramente contrario ai valori di umanità, solidarietà ed uguaglianza espressi nella nostra carta costituzionale, e per minare la libertà e discrezionalità di scelta delle amministrazioni comunali della regione Lombardia.
Tale indebita pressione, effettuata non come leader politico, ma proprio in forza del suo ruolo istituzionale e del potere da esso derivante rappresenta, inoltre, una gravissima violazione dei propri doveri di ufficio e quindi la pubblica rappresentazione della volontà di commissione del reato di abuso d'ufficio.
Alla già di per se grave affermazione, sembra, dalle dichiarazioni di stampa, che il sig. Maroni stia peraltro dando seguito predisponendo e/o comunque facendo predisporre i necessari atti amministrativi.
Tanto premesso i sottoscritti  Saverio Galeota in proprio e quale Presidente e legale rappresentante del CILD, Gabriele Moreschini, Giuseppe Lo Mastro,  Salvatore Sorbello e Claudio Giangiacomo .
Sporgono formale denuncia – querela
nei confronti del sig. Roberto Ernesto Maroni nato il 15 marzo del 1955 e residente in Milano per tutti i reati che l'autorità giudiziaria vorrà rinvenire nei fatti sopra descritti.
Si chiede espressamente la punizione del colpevole ed inoltre, vista la dichiarata intenzione di portare a compimento quanto pubblicamente minacciato, di voler disporre ogni opportuno e necessario provvedimento volto ad impedirne o a farne cessare la commissione.
 Si chiede altresì di essere avvisati, ex art. 408, comma II c. p. p., in caso di richiesta di archiviazione.   
Roma 16 giugno 2015
Saverio Galeota  in proprio e nella qualità                 Gabriele Moreschini
Giuseppe Lo Mastro                        Salvatore Sorbello                 Claudio Giangiacomo
I sottoscritti Saverio Galeota, in proprio e nella qualità, Gabriele Moreschini Giuseppe Lo Mastro, Salvatore Sorbello  eleggono domicilio in Roma Circonvallazione Trionfale n. 1 presso lo studio dell’avvocato Claudio Giangiacomo che delegano espressamente al deposito della presente denuncia-querela.
Saverio Galeota  in proprio e nella qualità                 Gabriele Moreschini
Giuseppe Lo Mastro                        Salvatore Sorbello                
Per autentica
Avv. Claudio Giangiacomo

martedì 4 agosto 2015

I COSTI DELLA SANITA'

Nello stesso giorno in cui il governo ha posto la fiducia sugli ennesimi tagli alla sanità propongo una breve intervista a Gino Strada presa da Contropiano(http://contropiano.org/interventi/item/32092-quanto-deve-costare-la-sanita-quanto-serve )dove si parla candidamente di quello che uno Stato democratico e civile dovrebbe spendere per il bene fisico e mentale dei propri abitanti,cioè quanto serve.
Si arriva a questo pensiero logico analizzando il fatto che ormai gli ospedali sono aziende ed il vero bene che si ricerca è quello economico del profitto e non certo quello delle persone,dove il pareggio di bilancio è molto più importate della salute.
Ci sono dati e tutti lo possiamo constatare che milioni di italiani non possono più permettersi cure adeguate al loro stato di malattia,con tagli su tagli alla spesa pubblica che mettono in difficoltà enormi soprattutto i pensionati che non ce la fanno a pagarsi le cure.
La sanità in Italia non dev'essere un privilegio di pochi ma deve essere una realtà alla portata di tutti.

Quanto deve costare la sanità?Quanto serve.

Ma quanto deve “costare” la ‪#‎sanità‬? A mio avviso, l’unica risposta intelligente (e carica di giustizia) è: quanto serve, quanto serve per curare al meglio le persone che ne hanno bisogno. Tutte. IdeaImente, non un euro in più, né un euro in meno.
I rapporti ufficiali, invece, ci dicono che circa 10 milioni di italiani non possono curarsi come dovrebbero, perché non se lo possono più permettere. La spesa sanitaria italiana è di poco superiore ai 100 miliardi di euro annui. Troppi? Pochi? Chissà. La “spesa sanitaria” è però il costo per lo Stato, o meglio per la collettività, del “sistema sanitario”, non è quanto viene speso per curare le persone. C’è molto di più in quei 100 miliardi l’anno. Certamente ci sono un uso poco razionale delle risorse e la dannosa “medicina difensiva” a dilapidare danaro pubblico.
C’è però una cosa nella #sanità che costa più di tutto il resto e che viene ostinatamente censurata: il profitto. In tutte le sue forme, nelle strutture pubbliche come in quelle private “convenzionate”, che ormai da noi funzionano esattamente nello stesso modo. Aziende, non più Ospedali. Il profitto stimato nel settore della #sanità si aggira attorno ai 25 miliardi di euro annui. E se si iniziasse a “tagliare” da lì? Con i soldi risparmiati dando vita ad ospedali non-profit, cioè a strutture che abbiano come obiettivo le migliori cure possibili per tutti e non il pareggio di bilancio, si potrebbe ricostruire una vera #sanità pubblica, cioè un servizio totalmente gratuito, di alta qualità…e molto meno costoso.

sabato 1 agosto 2015

L'AFRICA TRA POCHI ANNI

africa capitalism
L'articolo odierno è preso da Senza Soste e parla di un ragionamento che vedrà la popolazione africana aumentare con cifre considerevoli nel giro di una generazione,e di tutto quello che potrà accadere al di fuori dell'Africa con gli effetti concentrati soprattutto sull'Europa.
Mentre il vecchio continente è praticamente a crescita zero se non grazie all'aumento fornito dagli immigrati,più a sud l'aumento demografico è quasi a doppia cifra,mentre il capitalismo sta prendendo piede pure in Africa con sempre meno terra(la poca fertile)disponibile per gli agricoltori e sempre più gente ammassate nelle periferie gonfie di persone.
I flussi migratori conseguenti saranno sempre più ampi e ci sarà sempre maggior bisogno di manodopera in Europa con la popolazione che invecchia esponenzialmente mentre il Nord Africa e la fascia centrale è piena di giovani e giovanissimi pronti ad emigrare ad ogni costo,anche rischiando la vita.
 
Xenofobia e flussi migratori: un prodotto dello “sviluppo” capitalistico.
 
Il vero filtro ai flussi migratori dall’Africa verso l’Europa è dato dal Sahara e dal Mediterraneo. Nel percorrere il deserto e nell’attraversare il mare avviene la prima grande selezione. L’Europa ha bisogno di quelle braccia, e se non di tutte almeno di una buona parte di esse, e tuttavia ciò che teme è di essere travolta da quel flusso. Perciò l’idea di affondare i barconi prima che partano dalle coste del Nord Africa. Vera ipocrisia, sia dal lato degli xenofobi che da quello dei compassionevoli.
L’inverno demografico ci minaccia e c’è bisogno di nuova forza-lavoro, debolissima nei diritti e arrendevole nelle richieste salariali. Chi sta raccogliendo le fragole in questi giorni, chi salirà le scale per le ciliegie e gli altri frutti nelle prossime settimane, chi piegherà la schiena per i pomodoro, e a settembre saranno gli studenti di Trento a cogliere le mele? Chi per tutto l’anno lavora nelle concerie di Arzignano, nelle fonderie dell’Alto Veneto, gli universitari di Ca’ Foscari?
Di fronte a 500 milioni di europei, di cui molti sono gli anziani, stanno 170 milioni di abitanti della costa tra il Marocco e l’Egitto, prevalentemente giovani e in movimento. Nell’Africa Subsahariana, dall’Atlantico all’Eritrea e passando per Nigeria, Mauritania, Ciad, Burkina Faso, Mali, più di mezzo miliardo di persone sono disposte a tutto pur di uscire dalla loro condizione, di fuggire dai conflitti e abbandonare metropoli fatte di distese sconfinate di baracche e miseria.
Lo sviluppo capitalistico sta investendo anche l’Africa, con una crescita del 5-7% annuo (l’Etiopia ha 80 milioni di abitanti ed è poverissima, ma cresce del 7 per cento l’anno). Le comunità contadine si stanno sfaldando, il furto delle loro terre non s’arresta, l’inurbamento crea enormi problemi, troppi milioni di uomini sono trasformati ogni anno in forza-lavoro che cerca un’occupazione per sopravvivere. Cala il tasso di mortalità infantile e la popolazione di alcuni Stati africani è destinata a raddoppiare nei prossimi vent’anni.
Gli ideologi da strapazzo dicono di avere un rimedio a tutto. Balle. A livello continentale in una generazione si passerà da un miliardo e 80 milioni a due miliardi di abitanti. Questi numeri vanno tradotti in pressioni migratorie. Non solo i flussi migratoti non si attenueranno, ma si faranno sempre più massicci. A questi problemi la classe dirigente europea sta rispondendo a chiacchiere, le forze politiche con degli slogan. Solo i cinesi hanno assunto, assecondando i propri interessi, un atteggiamento che rivela la consapevolezza delle trasformazioni in atto. Non per nulla nella nuova sede dell’Unione Africana, un grattacielo più maestoso del Palazzo di Vetro, c’è una targa con su scritto: “Dono del popolo cinese”.
24 luglio 2015