venerdì 6 febbraio 2015

RENZI E LA GRECIA,SCILIPOTI,KYENGE E L'ELETTORATO ITALIANO

Nelle ultime ora Renzi ha usato e poi scaricato Tsipras e la Grecia,ha preso in giro la totalità degli elettori italiani,illuso qualche milione di elettorato di Forza Italia e sputtanato l'ex ministro Kyenge.
Ma veniamo con ordine partendo dalla massima solidarietà col popolo greco e con l'attuale premier e il ministro dell'economia Varoufakis per poi smentire tutto quando la Bce ha deciso di non voler più accettare i titoli di stato ellenici,appoggiando una parte della Troika che Atene(s'è visto anche in una ennesima grande manifestazione contro l'austerità)sta sfidando apertamente.
Per quanto riguarda l'elettorato italiano questa è una vera e propria perla in quanto solo qualche tempo fa Renzi disse"non lasceremo il paese in mano agli Scilipoti"rievocando una delle pagine più vergognose dei lavori al Parlamento italiano quando un gruppo di deputati lasciò il proprio partito(lui di Idv)per andare a dar manforte a Berlusconi dopo l'abbandono di Fini(a suon di Euro).
Ora invece Renzi fa appello a chiunque di fare quello che successe nel 2010 con l'uscita di politici dai loro gruppi di appartenenza a dargli un aiuto con i numeri,e questo è collegato alla fuoriuscita di Forza Italia dal famigerato Patto del Nazareno ed è per questo che il premier cerca voti utili.
Finisco con il caso dell'ex ministro Kyenge chiamata orango da un scimmione come Calderoli e che fece scandalo qualche anno fa mentre ora il partito di cui è segretario dice che si trattò solo di una critica politica.
Quando l'allievo supera il maestro!
 
Grecia, Renzi scarica Alexis Tsipras: “Decisione della Bce legittima e opportuna".

Il presidente del Consiglio ha commentato così la mossa di mercoledì della Banca centrale europea, che ha deciso di non accettare più i titoli di Stato ellenici detenuti dalle banche del Paese in cambio di liquidità.

La decisione della Bce sulla Grecia? “E’ legittima e opportuna“. Matteo Renzi ha commentato così la mossa di mercoledì della Banca centrale europea, che ha deciso di non accettare più i titoli di Stato ellenici detenuti dalle banche del Paese in cambio di liquidità. Una decisione giusta, ha detto il presidente del Consiglio, “dal momento che mette tutti i soggetti in campo attorno ad un tavolo “. “In un confronto diretto e positivo – aggiunge il premier italiano – che, andando oltre una concezione burocratica tutta rivolta all’austerità, sia capace di rispettare e far rispettare gli impegni presi e di guardare con maggiore fiducia e determinazione ad un orizzonte europeo fatto di crescita e investimenti“. Una posizione identica aveva preso in mattinata la Francia: il presidente francese, François Hollande, in conferenza stampa a Parigi, che aveva definito “legittima” la mossa di Francoforte, che “induce greci ed europei a mettersi intorno a un tavolo”, mentre il ministro delle Finanze di Atene, Yanis Varoufakis, aveva lanciato una pesantissima provocazione verso Berlino: “La Germania sa bene che cosa può succedere quando si scoraggia troppo a lungo una nazione orgogliosa e la si espone a trattative e preoccupazioni di una crisi del debito deflattiva, senza luce alla fine del tunnel: questa nazione prima o poi fermenta“. Un evidente riferimento alla nascita del Terzo Reich.
Dopo aver idealmente abbracciato Tsipras martedì 3 febbraio durante la sua visita a Roma e l’idea di cambiamento che il premier greco vuole introdurre in Europa, Renzi continua sulla propria strada, dunque. Quella che porta a Bruxelles. In questo momento il dialogo con l’Europa per il premier viene prima di tutto. Incassato il Quantitative Easing voluto dal presidente dell’Eurotower Mario Draghi, per Roma il prossimo appuntamento è con il parere che la Commissione Ue è chiamata a esprimere sulla legge di Stabilità messa a punto dall’Italia. E nella medesima situazione si trova anche Parigi: questa mattina il commissario agli affari economici Pierre Moscovici ha annunciato che l’esecutivo Ue  pubblicherà i risultati dell’esame sulla legge di stabilità di Italia, Francia e Belgio il 27 febbraio. Meglio allinearsi, quindi, anche se la legge di stabilità dovrebbe passare al vaglio senza intoppi, perché Roma ha ridotto il deficit come richiesto da Bruxelles.
Nel capitolo dedicato all’Italia delle previsioni economiche invernali, la Commissione indica che lo sforzo di Roma sul deficit strutturale sarà pari allo 0,25% del Pil nel 2015. “Il bilancio strutturale migliorerà di un quarto di punto percentuale del Prodotto interno lordo nel 2015″, spiegano fonti dell’esecutivo Ue. Dalla comunicazione, che chiarisce l’applicazione delle regole del Patto di Stabilità e Crescita, era emerso che quest’anno l’Italia dovrà correggere il disavanzo dello 0,25% e non dello 0,5%. Dato esplicitato anche nelle previsioni economiche della Commissione. Quest’anno il rapporto deficit/Pil dovrebbe scendere al 2,6% “grazie al calo delle spese per interessi” sul debito pubblico, si sottolinea dalla Commissione Ue.
Per l’Italia, tuttavia, all’orizzonte si profila un altro pericolo: la Commissione potrebbe avviare contro Roma una procedura per debito eccessivo in qualunque momento, visto che non rispetta la regola del debito. Ma la Commissione ha finora rassicurato l’Italia: il vento è cambiato a Bruxelles, non si vuole punire i Paesi ma aiutarli a trovare la loro via per coniugare finanze sostenibili e crescita. Per tenere elevata la pressione sull’Italia in vista di marzo resta il fatto che “tutte le opzioni sono sul tavolo”, compresa la procedura, spiegava il 27 febbraio il commissario europeo all’Euro, Valdis Dombrovskis, secondo il quale per l’Italia “la flessibilità si applica” ma “il margine di manovra è limitato perché il disavanzo è vicino al 3%”.

giovedì 5 febbraio 2015

PESTAGGI A MAGHABERRY

L'articolo di Infoaut(http://www.infoaut.org/index.php/blog/conflitti-globali/item/13844-irlanda-la-polizia-massacra-i-prigionieri-repubblicani-nel-carcere-di-maghaberry )parla di un vero e proprio massacro della polizia penitenziaria britannica contro i detenuti politici repubblicani in carcere a Maghaberry in Nord Irlanda.
Questo posto dove negli anni passati si sono avverati fatti tragici e inimmaginabili e che i media inglesi hanno sempre tentato di insabbiare,ha visto ad inizio settimana un accanirsi verso alcuni prigionieri,molti condannati per appartenenza all'Ira,e un detenuto in particolare ha subito fratture e traumi dovuti ai ripetuti calci in faccia e in tutto il corpo.
Non conosco bene la situazione dei prigionieri politici irlandesi come quella dei baschi,ma tuttavia so che le torture inflitte possono essere atroci e portare a decessi o a menomazioni permanenti,senza parlare del dolore e del terrore psicologico.

Irlanda. La polizia massacra i prigionieri repubblicani nel carcere di Maghaberry.

Ieri mattina, si è verificato un gravissimo episodio all'interno del carcere di Maghaberry, in Irlanda del Nord. All'interno della prigione infatti, la squadra di agenti antisommossa è entrata in azione all'interno di Roe House, l'area in cui sono detenuti i prigionieri politici repubblicani, picchiandoli duramente e trascinandoli selvaggiamente lungo i corridoi. La notizia si è diffusa dopo che un prigioniero repubblicano ha chiamato, nel momento del blitz, un responsabile dell'Irish Republican Prisoners Welfare Associatiom (IRPWA) il quale ha potuto udire in modo molto chiaro le urla di dolore dei prigionieri che in quel momento stavano subendo le percosse da parte della polizia.
Dopo l'irruzione selvaggia della polizia contro i prigionieri repubblicani, almeno una persona, Martin Kelly (prigioniero repubblicano di Belfast) ha subito la frattura di un braccio, oltre a seri traumi al volto e a numerose escoriazioni su tutto il corpo. Dopo il pestaggio, l'uomo è svenuto ed è stato trascinato all'interno della sua cella, dove è rimasto per oltre un'ora e mezza prima di vedere un infermiere che gli ha somministrato un semplice paracetamolo, di fronte all'evidenza delle gravi condizioni in cui Martin Kelly versava. Dopo il pestaggio, tutti gli altri prigionieri repbblicani sono stati rinchiusi in diverse aree del carcere fin dalla mattina: alcuni sono rimasti chiusi nelle docce, nel cortile, nella cucina di Roe House, nelle aule etc., mentre altri non hanno la possibilità di utilizzare i bagni. Nessun prigioniero repubblicano ha ricevuto il pranzo. Dopo alcune ore, Martin Kelly è stato portato fuori dalla sua cella per essere visitato da un dottore, chi ha potuto vederlo mentre veniva portato fuori dalla sua cella, riferisce di un volto tumefatto ricoperto di sangue, oltre alle condizioni fisiche evidentemente disastrose. Ma fanno ancor più rabbrividire quelle poche parole che Martin è riuscito a dire ai suoi compagni di carcere: la squadra antisommossa, durante il pestaggio, ha infatti "ballato sulla sua testa". Con queste parole, Martin descrive le ragioni delle sue condizioni, soprattutto al volto.
Dopo essere stato visitato presso l’ospedale della prigione, Martin Kelly è ritornato nell’ala repubblicana. È stato medicato con cinque punti provvisori per una profonda ferita ad una guancia, che secondo il medico sarebbe provocata dal tacco di uno stivale. Martin Kelly è in attesa del trasferimento in ospedale, dove gli ingesseranno il braccio fratturato e sostituiranno i punti di sutura provvisori.
Intanto per la serata di ieri, l'IRPWA ha immediatamente indetto una manifestazione fuori dal carcere alla quale hanno partecipato centinaia di persone che hanno voluto dimostrare la propria vicinanza non solo a Martin e ai prigionieri politici ma anche denunciare il comportamento criminale della polizia all'interno del carcere che con inaudita violenza ha fatto irruzione nelle celle, andando a massacrare decine e decine di prigionieri politici repubblicani.
L'episodio di ieri, dall'irruzione premeditata (con la conseguente mattanza all'interno del carcere) alla risposta che vi è stata in serata, richiama all'attenzione ancora una volta l'importante e mai risolto tema dei prigionieri politici irlandesi. In un'Irlanda pacificata ma al cui interno sembra ancora accendersi di tanto in tanto qualche fievole fuocherello, i prigionieri politici continuano ad essere rinchiusi nelle carceri irlandesi subendo episodi di questo tipo che non sono accettabili, non solo per la crudezza insita negli stessi, ma anche per  l'evoluzione storica che il conflitto irlandese ha avuto, ma che ora più che mai sembra rivelarne le lacune.
Il video della manifestazione di ieri sera fuori dal carcere di Maghaberry

mercoledì 4 febbraio 2015

LA PROROMPENTE POVERTA'

Sono passati giorni dal forum che si è tenuto in Svizzera a Davos tra i ministri dell'economia e della finanza di tutto il mondo con comparsate politiche e soprattutto presenze di milionari di tutto il mondo in una riunione che ha fatto capire all'umanità,se ce n'era il bisogno,di quanto la diseguaglianza economica che poi va a riflettersi sul sociale,sia una bestia da combattere.
E anche in fretta perché questo divario sta aumentando anno dopo anno e questo in tutte le nazioni e non solo in determinati contesti:la storia si ripete e si fa sempre più tragica essendo consapevoli che l'1% della popolazione detiene ad oggi quasi il 50% della ricchezza modiale,come espresso nell'articolo di Senza Soste.
Perché questo si va poi a riversare sulla vita quotidiana,sulle piccole aziende che chiudono a favore delle multinazionali,alla pochezza della politica soprattutto europea e statunitense che vedono nel capitalismo e nel dio denaro sempre l'aspirazione massima.

Cos'è il capitalismo, in sostanza. 
Marco Bertorello - tratto da http://www.communianet.org
Ricerche e dati sulla diseguaglianza inondano l'opinione pubblica, fino al rischio di renderla completamente assuefatta all'esistente. Della diseguaglianza ha trattato recentemente l'ormai celebre libro dell'economista francese Thomas Piketty (Il Capitale del XXI secolo), diventato un fortunato caso editoriale, che si può trovare persino negli autogrill autostradali. Ogni tanto, però, i dati colpiscono ancora. Nei giorni che hanno preceduto il raduno di Davos, è uscita una ricerca di Oxfam, un ente che raggruppa Ong impegnate sul fronte della povertà, che fornisce dati strabilianti che consentono di trarre qualche conclusione sui rapporti socio-economici esistenti a fronte della crisi. Una bozza di bilancio di cosa fa la crisi nel mondo.
Intanto il rapporto ci dice che dal 2009 al 2014 l'1% più ricco del pianeta è passato dal possedere il 44 al 48% della ricchezza mondiale. Inoltre viene stimato che nel 2016 questo dato supererà il 50%, finendo per concedere all'1% oltre la metà della ricchezza del pianeta. Sempre in quest'arco di tempo il patrimonio finanziario degli 80 più ricchi è pressoché raddoppiato. Insomma si potrebbe affermare che la crisi c'è, ma per alcuni non si vede, o non si avverte. Ma tengo a sottolineare che c'è. Nel senso che l'attuale produzione di ricchezza non avviene spontaneamente come in passato, non avviene sull'onda di un'economia reale in poderosa crescita, e che i bei ritmi di crescita che furono non si riescono più a replicare.
Tale contraddizione non è di poco conto. Da qui la finanziarizzazione per sopperire all'imballaggio dell'economia reale, per far tornare a crescere la ricchezza dei più ricchi e rendere più sopportabile l'impoverimento dei più poveri, almeno nei paesi occidentali, ma oramai non solo. La finanziarizzazione è anche lo strumento che si agita per uscire dall'attuale crisi, dunque, facendo crescere la ricchezza finanziaria, ma riducendo quella prodotta nell'economia reale, quella che si redistribuisce di più, poiché tanti soggetti sociali concorrono a produrla. Un cambiamento che sempre più favorisce grandi aziende e multinazionali, ma fa soccombere persino tanta parte degli attori industriali del capitalismo novecentesco. Si sono ribaltati i connotati della valorizzazione e accumulazione di capitali nel capitalismo contemporaneo. É un bene per chi produce profitti, soprattutto se finanziari, ma rischia di essere difficilmente sostenibile. Da qui gli artifici dello stampar moneta, del dopping monetario, del rilancio infinito di un'economia a debito. Certamente è l'egemonia politica che consente la stabilità di un sistema così iniquo, è il dominio materiale combinato con quello culturale che favorisce l'aumento della diseguaglianza. Ad esso si aggiunga la forza militare e delle frontiere. A tal proposito sempre la ricerca di Oxfam parla di come sia distribuito il restante 52% di ricchezza mondiale. Esso va per 46 punti al 20% più ricco sottostante al famigerato 1%, mentre quel misero 5.5% di ricchezza che resta va al 79% della popolazione mondiale. Una povertà straripante, che vive nelle periferie occidentali, ma soprattutto in quelle del resto del mondo. Difficile pensare che le fortezze occidentali possano resistere a lungo. Non ci può essere Salvini che tenga se prosegue questo modello...
Qualcuno però vede il bicchiere mezzo pieno e sostiene che è vero che le differenze aumentano, ma sono relative, se invece si considera il quadro in termini assoluti la povertà diminuisce, la globalizzazione porta benessere in tante parti del mondo. Il tema è complesso, ma non può essere eluso, mi riprometto di tornarci a breve. Intanto riflettiamo sui dati sulla diseguaglianza che possono essere forieri di sole disgrazie, soprusi e ingiustizie. Per definire il capitalismo ce ne è già abbastanza.
23 gennaio 2015

martedì 3 febbraio 2015

LIVORNO,CREMONA,ITALIA


A distanza di una settimana dagli scontri di Cremona mai arrivati al contatto fisico tra antifascisti e celere intervenuta per proteggere l'ormai ex sede di Caga Povnd ecco il comunicato del Centro Politico 1921 di Livorno che rispecchia fedelmente quello che è successo e che dovrebbe succedere nel caso malaugurato di un altro massacro di un compagno.
Testo che non fa una piega e spiega l'antifascismo militante,non quello degli schieramenti politici che appoggiano per farsi vedere e che condannano al primo petardo scoppiato:l'articolo preso da Senza Soste sono le belle parole per i compagni di tutta Italia,grandi bimbi!

Emilio Resisti! Il comunicato del CP1921 dopo il corteo di Cremona. 
E' passata una settimana dalla manifestazione antifascista a Cremona, abbiamo letto di tutto e di più, condanne, critiche, giudizi, analisi, condivisioni.

Noi del Centro Politico 1921 abbiamo aderito alla manifestazione cancellando il consueto corteo per la nascita del Partito Comunista d'Italia a Livorno, e lanciando un appello a tutti i comunisti di rinunciare a questo appuntamento e portare solidarietà al Dordoni.
E mentre il Partito Comunista di Rizzo riuniva i suoi a Livorno, e in nostra assenza sfilava lo stesso in città nonostante il nostro appello, noi eravamo a Cremona, perchè è là che abbiamo scelto di essere e di celebrare la nostra appartenenza comunista, a fianco dei compagni di Cremona e della famiglia di Emilio, ridotto in fin di vita dai fascisti di Casa Pound, ai quali viene permesso in tutta legalità di aprire sedi in tutta Italia. Quando la democrazia crea ingiustizie, quando la polizia copre i fascisti, quando le forze antifasciste e democratiche ti abbandonano per paura, forse, di esporsi troppo, per paura di perdere la loro bella facciata, quando chi ti dovrebbe difendere ti da contro, non rimane altro che un senso di ingiustizia profonda, di isolamento, di rabbia. E quando l'ennesima aggressione si svolge indisturbata e protetta, si crea un blackout nella democrazia che spinge a ribellarsi, e la ribellione causata dal perdurare dall'ingiustizia, spesso è violenta e prorompente.
Eravamo al corteo di Cremona e siamo scesi in piazza con le regole decise da chi lo ha organizzato, perchè portare la nostra solidarietà ci sembrava più importante di mille parole, di mille regole, di mille discorsi, di mille "se" e mille "ma". Noi livornesi, che tanto abbiamo lottato, ogni qual volta che nella nostra città fascisti, leghisti, rondisti ecc provavano ad uscire allo scoperto. Ognuno agisce in base a quello che subisce, in base a quello che è costretto a sopportare ogni giorno, in base alle ingiustizie senza fine che passano sulla propria pelle. E quando le ingiustizie si moltiplicano, e anche l'indifferenza generale ti circonda, non si può chiedere nè pretendere che le azioni che ne conseguono siano sempre pacifiste, indolori, coerenti con un'idea di società che portiamo dentro di noi .Istituzioni, questure, prefetture: chiudete le sedi di Casa Pound e di tutti i covi fascisti; smettete di coprirli e farli agire indisturbati; alla fine non si chiede altro che applicare le Costituzione che vieta la ricostruzione del Partito fascista e prevede il reato di apologia di fascismo. Ma già sapete quanto avete disatteso queste regole, già dal 1946 quando avete permesso la nascita del Movimento Sociale italiano fondato dai reduci della Repubblica di Salò; già sapete quanto a voi torna comodo che loro esistano e quanto sono stati funzionali alla vostra "strategia della tensione" per stroncare i movimenti di lotta autonomi e anarchici, il movimento operaio e i comunisti.
A Sel, Cgil, Anpi, Arci: smettete di indignarvi, di condannare, di isolare coloro che lottano contro i fascisti e ne denunciano e ne subiscono le nefandezze e le atrocità. Vi chiediamo per lo meno di riuscire a fare delle analisi più approfondite e contestualizzate, che riescano ad andare al di là dell'indignazione e della condanna. Ai cittadini di Cremona: probabilmente non avete capito quel che succedeva, probabilmente alcuni di voi non sono riusciti ad arrivare a casa a causa dei lacrimogeni lanciati a fiotti dalla Polizia. Capiamo il disagio e la paura, ma provate a pensare se fosse stato ridotto in coma qualcuno a voi caro, e che non fosse nemmeno la prima volta, e che la Polizia difendesse la casa del colpevole..Non entriamo nel merito della manifestazione, non ci interessa recriminare su come si è svolta e su come poteva invece andare in alternativa. E se ritenessimo importante farlo, lo faremo parlandone direttamente con gli organizzatori. Sappiamo che ci sono tanti buoni motivi che determinano la scelta di una azione. E per quanto lo svolgimento di un corteo possa indignare tanti benpensanti per i metodi di lotta scelti, noi siamo più indignati ogni giorno per lo sfruttamento, le guerre, le disuguaglianze sociali e i fascisti liberi di agire politicamente. E per l'ennesimo compagno aggredito.
Emilio Resisti!
Centro Politico 1921
1 febbraio 2014

lunedì 2 febbraio 2015

LE RIVOLUZIONI DI TSIPRAS

Tanto per mettere i puntini sulle"i"ed evitare ulteriori polemiche e contraddizioni nate all'indomani del successo elettorale di Tsipras che a suon di piccole rivoluzioni sta cercando di cambiare il volto della Grecia in meglio,ecco un contributo che parla di come il Pd cerchi di sfruttare da sciacallo l'onda lunga della vittoria elettorale del giovane politico greco.
Sembrava che la vittoria di Syriza fosse stata salutata con un grande entusiasmo anche da alcuni componenti del Pd,cosa assolutamente vera e quanto meno bizzarra siccome che le caratteristiche politiche del movimento greco rispetto a quello italiano dei democratici siano praticamente opposte.
L'articolo di Senza Soste cui aggiungo questo di Contropiano(http://contropiano.org/internazionale/item/28903-grecia-un-giornalista-ai-servizi-segreti-meno-polizia-ai-cortei )dove si parla esclusivamente della riforma della polizia e dei servizi segreti,parla dello stop alle privatizzazioni,ed alla proposta dal"basso"della situazione del debito che la Grecia ha con l'Europa,la Bce e il Fmi.
Perché i costi della crisi Tsipras non vuole farle pagare al popolo che non ha nessuna colpa,questo è stato chiaro fin da subito.

Atene, nuovo governo al lavoro: "Stop privatizzazioni, sul debito niente rotture". I mercati rispondono con le minacce.
Claudio Conti - tratto da http://contropiano.org
Crolla la borsa di Atene (-16% in tre giorni). Vola lo spread (1.000 punti sui bond trentennali). Nella stratosfera gli interessi sui titoli di stato (17%).
La fomazione del governo Tsipras - che alla sua prima riunione ha deciso l'unica cosa concreta in tutto il polverone di chiacchiere immediatamente cosparso dai media di casa nostra: stop ai processi di privatizzzione già avviati da Samaras per elettricità e porto del Pireo - è stata salutata dai mercati finanziari con una fuga massiccia da Atene. Il messaggio sembra chiaro: dovete morire.
La realtà è alquanto diversa: nessuno si può permettere, neanche "i mercati" più speculativi, l'esplosione della Grecia, la sua uscita dall'euro, la conseguente rottura della moneta unica (tutti i paesi attualmente "con problemi" diventerebbero immediatamente bersaglio della speculazione al posto di Atene), un caos non limitabile alla sola Europa.
Così come la Grecia non può rompere da sola il vincolo coercitivo creato con i trattati dell'Unione Europea, così la Ue e i mercati non possono pensare semplicemente di "estromettere" un paese, per quanto piccolo, dove la popolazione ha democraticamente deciso di volere un governo più attento alle proprie condizioni di vita che non ai diktat della Troika.
L'attacco dunque c'è, e fortissimo, quasi terroristico. Ma è più un segnale, un avvertimento, una minaccia, che non una dichiarazione di "soluzione finale".
Con lo stop alle privatizzazioni il governo Syriza ha fatto vedere di voler fare sul serio, realizzando subito un punto chiave del proprio programma elettorale. "I mercati" hanno fatto altrettanto sul serio, preparando il terreno per i ricatti che il capo dell'Eurogruppo - l'olandese Jeroen Dijsselbloem - metterà sul tavolo domani, nel suo primo incontro con i nuovi dirigenti greci. La partita a scacchi è iniziata e durerà a lungo.
La prima cosa da capire è che ci troviamo di fronte a una situazione storica mai vista prima, anche sul piano strettamente economico. Il capitalismo è in crisi conclamata da otto anni e non si vede da nessuna parte una via d'uscita. Le idee su come cercarla sono per un verso ideologia al servizio dei capitali forti (l'"austerità" in piena crisi è solo un modo di impoverire i già poveri e la "classe media" per arricchire chi già ha troppo), per l'altro soluzioni empiriche "di necessità", "riformismo obbligato", che attinge in modo ondivago a un patrimonio ideale senza però esserne condizionato o rispettarlo più di tanto. Syriza è un calderone, non l'erede unitario di una visione socialdemocratica un po' più radicale del quasi defunto Pasok. E' tenuta insieme dalla pressione di una popolazione alla fame, bisognosa di risposte immediate, non da una prospettiva di "riforma di lunga durata" del sistema capitalistico.
Ed anche il più criminale degli speculatori di un certo peso sa che non è mai interesse del creditore far morire il debitore. La partita si gioca dunque sulla lunghezza del guinzaglio che deve continuare a tenere per il collo un debitore ormai senza fiato; il quale, da parte sua, sa che solo una maggiore libertà d'azione e più tempo a disposizione possono evitare una morte altrimenti certa. Un po' come il prigioniero messo con le spalle al muro dalle botte delle guardie: primo obiettivo, farle smettere di picchiare, poi si ragiona per il passo successivo.
Non è un caso che stavolta "il contagio" tra titoli greci e titoli italiani o spagnoli non ci sia stato. "I mercati" sanno che la Bce sta per cominciare a comprare, quindi la stabilità finanziaria è per il momento - 60 miliardi di euro al mese per 18 mesi - assicurata. Sanno anche che il debito greco in mano ai privati - ovvero in mano propria - è ben poca roba. Oltre l'80% è nelle casseforti di Fmi, Bce, Unione europea e diverse banche centrali; che non hanno alcun interesse a venderli, tanto meno ai prezzi di queste ore.
C'è insomma spazio e tempo. Quel che serve per trattative complicate, complesse, dure. Quel che serve per dare un po' di respiro a un popolo usato come cavia di laboratorio da un pugno di criminali assisi nel gotha della finanza o ai vertici delle "istituzioni sovranazionali".
29 gennaio 2015
 
***
Marco Santopadre - tratto http://contropiano.org
Marcia a tappe forzate per il nuovo governo greco che è già alle prese con le prime decisioni e i primi provvedimenti dopo il giuramento lampo di ieri. Un governo snello, dieci ministri in tutto, di cui uno solo è andato alla destra nazionalista, il centrale dicastero della Difesa affidato a quel Panos Kammenos che in numerose interviste insiste sulla consonanza con Syriza ma anche sulla richiesta di bloccare l'immigrazione clandestina e rimpatriare i migranti 'irregolari'.
Il nuovo governo si è messo subito al lavoro imprimendo immediatamente una inversione di rotta rispetto agli esecutivi precedenti (anche se occorrerà valutare poi in concreto se alla buona volontà e alle buone intenzioni corrisponderanno coerenza e risultati).
 "Siamo un governo di salvezza sociale - ha detto il premier Alexis Tsipras - La nostra priorità dovrà essere quella di affrontare la crisi umana. Il popolo pretende da noi che lavoriamo duramente per difendere la sua dignità".
In linea con quanto promesso durante la campagna elettorale, il primo consiglio dei ministri che si è tenuto questa mattina ha detto “stop alle privatizzazioni”, pilastro delle politiche gestite dai governi di centrodestra, centrosinistra e unità nazionale degli ultimi anni e tra le richieste principali della troika per concedere una ulteriore tranche di ‘aiuti’ entro fine febbraio.
Il ministro dell’Energia Panagiotis Lafazanis – leader della “Corrente di Sinistra” di Syriza - ha dichiarato che interverrà non solo per bloccare nuovi programmi di svendita del patrimonio pubblico ma anche che bloccherà immediatamente il previsto piano di privatizzazione del 30% della compagnia elettrica Public Power Company, la più grande public utility del paese, di cui lo Stato ellenico controlla una quota di maggioranza e della compagnia di distribuzione dell’energia elettrica (Admie). «La posizione del governo - ha detto il vice-ministro alle Infrastrutture  Spirtzis - è di fermare le privatizzazioni nelle infrastrutture per sviluppare il Paese».
Congelata anche la vendita del 67% del Porto di Pireo, un’operazione già avviata dall’esecutivo Samaras per la quale erano rimaste in corsa quattro società, tra cui la grande holding cinese Cosco. «L’accordo per Cosco sarà rivisto per il beneficio del popolo greco» ha detto il vice ministro Thodoris Dritsas. Una brutta notizia per le aspirazioni cinesi nel mediterraneo, anche se ieri il neopremier Tsipras aveva incontrato l’ambasciatore di Pechino ad Atene probabilmente proprio per informarlo di persona.
Le decisioni dell’esecutivo non sono piaciute ai “mercati”, con in particolare la Borsa di Atene che mentre scriviamo sta perdendo vari punti. A picco le azioni del “Porto del Pireo” (-22%), della Ppc (-16%), e anche i titoli di numerose banche: Nbg -20%, Eurobank -21%, Alpha -18%.
In materia di lavoro, una delle prime decisioni del nuovo esecutivo Syriza-Anel sarà quella di reintegrare i dipendenti pubblici il cui licenziamento è stato giudicato incostituzionale. Tra questi, centinaia di lavoratrici delle pulizie che da un anno e mezzo presidiano il Ministero delle Finanze che le ha licenziate e che stamattina hanno festeggiato in lacrime la buona notizia.
Il nuovo ministro del Lavoro greco, Panos Skourletis, ha annunciato che un’altra delle prime misure adottate dal governo sarà ripristinare il salario minimo interprofessionale almeno a quota 751 euro (tagliato in questi anni a circa 500) e la tredicesima mensilità per le pensioni inferiori ai 700 euro mensili. “La nostra priorità è quella di bloccare l’innalzamento dell’età pensionabile e interrompere i tagli imposti dai precedenti governi” ha annunciato Skourletis. La prossima mossa dovrebbe essere il ristabilimento della contrattazione collettiva cancellata da Samaras sotto dettatura della Troika.Novità anche nel settore sanitario, uno dei più disastrati dopo anni di politiche di tagli e licenziamenti. Il Ministero competente ha infatto annunciato la cancellazione immediata dei ticket di un euro per ogni ricetta medica e di 5 per ogni prestazione ospedaliera, e l'aumento della gamma di farmaci che possono essere assunti gratuitamente.
Sul fronte della rinegoziazione del debito il neo-premier ha invece rilasciato dichiarazioni più interlocutorie affermando: «Non andremo ad una rottura distruttiva per entrambi sul debito: il governo di Atene è pronto a negoziare con partner e finanziatori per una soluzione giusta e duratura per il taglio del debito». «Abbiamo un piano greco - ha aggiunto Tsipras - per attuare riforme senza incorrere in deficit, ma senza gli obblighi asfissianti» degli ultimi anni.
La cancelliera tedesca Angela Merkel fa sapere però di essere contraria ad un eventuale taglio del debito greco - richiesta, ha precisato, che non è ancora formalmente giunta da Atene - proprio mentre il nuovo viceministro degli Esteri con delega agli affari economici internazionali Euclid Tsakalotos dice in una intervista alla Bbc: "Nessuno crede che il debito greco sia sostenibile", nessun economista può pensare "che potremo pagare tutto quel debito. È impossibile".
Intanto il governo – nella fattispecie il Ministero per la Protezione del Cittadino – ha voluto mandare un messaggio di vicinanza alla società ellenica, ordinando di rimuovere le transenne che erano state installate dai precedenti governi in piazza Syntagma e che rendevano ai cittadini impossibile avvicinarsi al Palazzo del Parlamento, negli ultimi anni oggetto di continue proteste e veri e propri assalti da parte dei manifestanti contrari al commissariamento del paese da parte di Ue, Bce e Fmi.
28 gennaio 2015

domenica 1 febbraio 2015

SERGIO MATTARELLA PRESIDENTE

Come già annunciato non ufficialmente dal post di ieri Sergio Mattarella è il nuovo Presidente della Repubblica italiana dopo la quarta votazione di ieri mattina e alla prima in cui il suo nome è stato ufficialmente proposto.
L'articolo di Huffington Post(http://www.huffingtonpost.it/2015/01/31/mattarella-fosse-ardeatine_n_6585286.html )parla del suo primo atto da Presidente che è stato la visita al mausoleo della Fosse Ardeatine,una delle pagine più tragiche della lotta antifascista romana ed italiana.
Mattarella,democristiano di"sinistra",e più volte ministro,in un governo Andreotti si dimise assieme ad altri quatto ministri dopo il passaggio della legge Mammì che sanciva praticamente che le reti private potevano fare ciò che volevano,in una legge creata apposta per poter permettere all'allora Fininvest di un Berlusconi ancora fuori dai giochi politici di cominciare a penetrare le menti degli italiani più malleabili(1990).
Propongo anche un'analisi di Contropiano(http://contropiano.org/politica/item/28869-mattarella-al-quirinale )in cui si parla di un nome uscito fuori alla fine da una lista lunga di papabili presidenti,una persona cui la mafia ha ucciso un fratello ed un antiberlusconiano della prima ora,e se si aggiunge la sua prima visita alle vittime di una strage nazifascista...meglio non essere troppo ottimisti.
Perché anche lui sicuramente ha qualche scheletro nell'armadio(uranio impoverito)ma a ben  guardare chi non ne ha tra i politici seduti a Roma scagli la prima pietra!


Fosse Ardeatine, Mattarella rende omaggio al mausoleo come primo atto da presidente: "Uniti contro il terrorismo".


Il neo presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha reso omaggio alle Fosse Ardeatine, primo atto dopo l'elezione a capo dello stato e prima ancora del suo giuramento, in programma martedì. Mattarella è giunto in auto al Mausoleo che ricorda le vittime della barbarie nazista dalla foresteria della Consulta, dove si era ritirato dopo la comunicazione della sua elezione da parte del Parlamento.


"L'alleanza tra Nazioni e popolo seppe battere l'odio nazista, razzista, antisemita e totalitario di cui questo luogo è simbolo doloroso. La stessa unità in Europa e nel mondo - ha detto Sergio Mattarella - saprà battere chi vuole trascinarci in una nuova stagione di terrore".


L'eccidio delle Fosse Ardeatine è l'evento-simbolo della durezza dell'occupazione tedesca di Roma. Furono giustiziati 335 civili e militari italiani, fucilati a Roma il 24 marzo 1944 dalle truppe di occupazione tedesche come rappresaglia per l'attentato partigiano compiuto da membri dei GAP romani contro truppe germaniche in transito in via Rasella, attentato che aveva causato la morte di 33 soldati nazisti.