giovedì 10 aprile 2014

GIOVANNI E NORI



Si terrà stasera a Crema,organizzato dall'assessorato alla cultura del comune,un incontro con il giornalista,scrittore e conduttore radiofonico Daniele Bianchessi(vedi:http://it.wikipedia.org/wiki/Daniele_Biacchessi )che presenterà il suo ultimo libro intitolato "Giovanni e Nori,una storia di amore e di Resistenza"che narra di una pagina importante e fondamentale della storia italiana,ovvero il periodo della Resistenza al nazifascismo avvenuta durante la seconda guerra mondiale.
Giovanni Pesce(http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Pesce ),uno dei partigiani"storici"di quel periodo,attivo già durante l'avvento del franchismo in Spagna nei periodi antecedenti gli anni quaranta,incontra l'amore della sua vita proprio durante la guerra,la signora Onorina Brambilla,ed il libro ripercorre quei tragici momenti con un velo di romanticismo raccontando episodi ed aneddoti propri della Milano occupata dai nazifascisti.
E'una buona occasione per conoscere e comprendere meglio quel periodo che va dall'armistizio dell'otto settembre fino alla fine della guerra nel 1945,perché ricordare assieme chi siamo e da dove veniamo politicamente e storicamente è sempre la migliore strada da proseguire per preservare la memoria storica ricordando la Resistenza e la Liberazione.
L'appuntamento è per stasera alle ore 21 presso la Biblioteca comunale di Crema sita in Via Civerchi al numero 9.

Giovanni Pesce, nomi di battaglia Ivaldi e Visone
Onorina Brambilla Pesce detta Nori, nome di battaglia Sandra
Due vite unite dalla passione politica e dall’amore. Una storia nella Storia.

Giovanni Pesce, comandante partigiano responsabile dei Gap di Torino e di Milano, è stato un protagonista della Resistenza e della Liberazione. Giovanissimo ha aderito al Partito comunista e combattuto nelle Brigate internazionali contro Franco. Tornato in Italia, è catturato e mandato al confino. Per lui, giovane proletario emigrato con poca cultura, l’incontro a Ventotene con il fior fiore dell’antifascismo diventa fondamentale. Liberato intorno all’estate del 1943, dopo l’arresto di Mussolini e l’armistizio dell’8 settembre, inizia la clandestinità, prima a Torino, poi a Milano. Per Giovanni, primula rossa dell’antifascismo italiano, saranno mesi di azioni militari avventurose, leggendarie, coraggiose, drammatiche. Proprio nella Milano occupata dai nazisti, stremata, affamata, disseminata di luoghi dell’orrore, avviene l’incontro di una vita: i due partigiani Giovanni e Nori si conoscono, si innamorano e non si lasciano più. Le loro vite si intrecciano indissolubilmente con la lotta antifascista: i Gap colpiscono, attaccano e fanno azioni di guerriglia, i tedeschi arrestano, torturano, uccidono. Nella città crocevia di spie e delatori al servizio del nemico, Nori cade in un’imboscata e viene deportata. È l’ultima separazione perché insieme, Giovanni e Nori, rimarranno tutta la vita, condividendo e facendo sulla propria pelle la storia di quegli anni.

mercoledì 9 aprile 2014

PRIMI RISULTATI DEL JOB ACT


nestle no
Pronti e via ed i job acts renziani subito cominciano a fare proseliti nelle aziende per poter trarre il massimo beneficio calpestando i diritti dei lavoratori,ed uno dei primi nomi a scatenare polemiche è uno di quelli caldi e più famosi e fa riferimento alla multinazionale svizzera Nestlè.
Questa società(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/02/lacqua-in-sicilia.html )famosa in tutto il mondo per campagne di boicottaggio,attività antisindacali,avvelenamenti di massa tramite i suoi prodotti,e si parla di dolo con morti certificate,vuole tramutare i propri contratti a tempo indeterminato a tempo determinato con evidente peggioramento delle condizioni lavorative,e con il ricatto del licenziamento se non si vuole rinnovare tale contratto.
L'articolo preso da Senza Soste racconta questa che è una possibilità che le aziende colgono al volo e introdotta dal governo Renzi in materia lavorativa.

È Jobs Act: Nestlé Italia chiede di sostituire i contratti a tempo indeterminato con il tempo determinato.

Nonostante il Financial Times abbia definito il Jobs Act di Renzi qualcosa di vago e indeterminato, sembra proprio che la semplice evocazione del provvedimento, per adesso rimasto nelle slide del governo, venga già recepito dalle imprese. Specie se l'annunciato pacchetto di legge è di natura liberticida e depressivo dal punto di vista salariale. La notizia in materia è che la Nestlé Italia ha proposto la trasformazione, nei suoi stabilimenti, di centinaia di contratti a tempo indeterminato in contratti a tempo determinato. Naturalmente non solo offrendo il ricatto del licenziamento, come "rinnovo" contrattuale, ma anche peggiori condizioni salariali e lavorative. Del ricatto se ne è accorto, oltre ai siti di movimento e al Manifesto, anche blitzquotidiano.it che non è propriamente  un sito di sinistra.
Non ci vuole molto a capire che, invece della mitica crescita, provvedimenti come il Jobs Act servono solo a creare la corsa al ribasso dei salari. E tanto il provvedimento è atteso che le multinazionali lo mettono in pratica prima che diventi legge.
Resta da dire qualcosa sulla Nestlé: oggetto di una serie di boicottaggi, per la nocività dei suoi prodotti, sin dagli anni '80. Come, dallo stesso periodo, oggetto di pesanti critiche per attività antisindacali un po' in tutto il mondo. Ora, con la deregolazione in atto in Italia sui diritti del lavoro, la multinazionale può mostrare finalmente la sua vera indole. Quando si dice liberare gli spiriti animali del mercato.
Redazione - 8 aprile 2014

la fonte
ROMA - Il “jobs act” di Nestlè Italia: basta contratti a tempo indeterminato. 5500 dipendenti e 18 stabilimenti in Italia, il controllo di marchi storici come Perugina, Motta e Buitoni, la multinazionale svizzera Nestlé chiede di riorganizzare il lavoro nelle tre fabbriche di Perugia, Parma e Ferentino trasformando centinaia di contratti a tempo pieno e indeterminato in altrettante forme contrattuali più penalizzanti.
I sindacati sono scesi sul piede di guerra (blocco delle flessibilità e degli straordinari, assemblea generale) denunciando il ricatto che subordina il rinnovo del contratto integrativo con, appunto, la riorganizzazione del lavoro nel senso di maggior ricorso a forme precarie di collaborazione. La giustificazione di Nestlé è la natura stagionale dei prodotti che vende (gelati e dolci).

martedì 8 aprile 2014

VOTO UNGHERESE

I risultati elettorali che sono emersi dalla votazione ungherese non sono per nulla incoraggianti in visione di quelle europee del prossimo mese,con la destra estrema e non che ha vinto abbastanza nettamente contro la coalizione socialdemocratica,con i verdi ultimi come preferenza di voti.
Balzo in avanti di Jobbik(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2013/10/il-nazista-pentito.html )che paragonando l'esperienza italiana potrebbero essere assimilati a Fogna Nuova o Caga Povnd mentre il partito di governo che ha monopolizzato la campagna elettorale(tutto il mondo è paese)di Fidesz con a capo Orban sfiora il 50% dei voti,e può essere equiparata a Forza Italia.
L'Ungheria,da un paio di decenni protettorato tedesco e da cui ha saputo ultimamente avvantaggiarsi dal punto di vista economico,ha vicoli stretti con la Germania fin dai tempi di Kohl e da sempre ha visto terreno di facile attecchimento di ideologie razziste,sessiste e xenofobe.
Articolo preso da Infoaut.

Elezioni in Ungheria:stravince Orban,aumentano i neonazi.


Non c'è competizione nella landa ungherese. Lo "zar" Orban fa il pieno e si riconferma alla guida del paese, ottennedo il 47% dei voti: al suo partito Fidesz potrebbero andare (a scrutini ultimati) 134 seggi su 199, grazie ad una legge elettorale fondata sul maggioritario spinto.
La distanza con gli altri sfidanti è enorme: più di 20 punti dalla 'Coalizione democratica’ (social-democratici, sinistre varie, liberal, centristi), che ottengono solo un 25,9% contro il 20, 7% dei nazisti di Jobbik che incrementano significativamente il consenso (16,7 nel 2010) tra l'elettorato reazionario ed euro-impaurito . Solo un 5,2% agli gli ecologisti verdi-liberali dell’LM.

Il responso delle urne conferma un'Ungheria tutta a destra, il partito di Orban essendosi trasformato da variante locale del conservatorismo cristiano-liberale in partito compiutamente reazionario, xenofobo e antisemita. Orban riesce così a capitalizzare - alimentandolo - il sentimento diffuso anti-europeista che qui fa rima secca con i più biechi sentimenti razzisti e sessisti. L'aumento dell'estrema destra del partito spiccatamente neonazista Jobbik funge infatti più che da pungolo, come rinforzo politico della versione  edulcorata, clean del partito di maggiornanza. Preso tra due fuochi, si fa per dire (Fidesz ha ricevuto l'esplicito appoggio del Partito Popolare europeo), Orban ha saputo utilizzarli entrambi per farne sintesi: presentabile in Europa e critico (a parole) degli eccessi di Jobbik ma garantito comunque dalla loro affermazione a non concedere nulla alla sinistra riformista.

Certo hanno contato molto le condizioni di svolgimento della campagna elettorale, che hanno permesso al premier una superiorità non attaccabile: assenza di confronti televisivi, niente spot dei partiti nelle tv e radio private o sui giornali, primato di presenze del partito di governo nei canali tv pubblici. E ovunque gigantografie col suo volto, retaggio di una comunicazione politica c he continua a funzionare in molte latitudini.

Ma sarebbe riduttivo interpretare in termini puramente liberticidi la vittoria di questa destra ungherese che piace tanto a Lega e Front National e che sembra avere molti tratti simili con l'esperienza della stagione di Haider nella Carinzia austriaca: riforme liberiste dure coniugate con una certa tutela degli interessi nazionali (quindi parziale redistribuzione), investimenti industriali, euro-scetticismo senza disdegnare cospicui fondi di coesione dell'Ue, insieme ai massicci investimenti d’eccellenza tedeschi (Audi, Mercedes, Siemens), giapponesi e coreani.

I dati economici sembrano per ora dare ragione a Orban: aumento dell pil, calo di deficit e disavanzo pubblici,  miglioramento delle valutazioni finanziarie internazioanli con un rating del paese che da negativo passa a nei giudizi dell'agenzia Standard&Poor. Un mix accorto e furbetto che sa sfruttare la particolarità della collocazione politica, geografica e produttiva del paese (nella divisione europea del lavoro), che fa la voce grossa contro l'Europa (e l'euro) ma mantiene importanti rapporti commerciali-industriali con la Germania e la benedizione/supporto dell'ex Cancelliere Helmut Kohl.

Al centro del successo, una spregiudicata abilità nel muoversi tra le odierne contraddizioni segnata dalla crisi e la costituzione 'politica' dell'Europa: proprio interpreteando in maniera oroginale questi contrasti il popolar-xenofobo Orban ha saputo affermarsi nel cuore destrorso del proprio paese. Partendo da una dichiarazione chiara e foriera di ampi consensi: l'Europa non è desiderabile a qualunque costo...

lunedì 7 aprile 2014

RENZI,BLAIR E LA JP MORGAN

L'incontro che si è tenuto la scorsa settimana tra il premier attuale italiano Renzi e l'ex premier britannico laburista Tony Blair ha avuto retroscena oscuri che per forza di cose devono interessare tutti gli italiani.
Ora Blair,consulente dallo stipendio multimilionario di Jp Morgan,la banca statunitense numero due al mondo per volumi d'affari,per l'appunto cerca di tracciare la politica europea in una direzione che aggradi questi colossi finanziari,riuscendo come nel caso italiano ad interferire con la politica economica scavalcando direttamente la Costituzione.
Nell'articolo preso da ecn.org si analizza soprattutto questo ultimo elemento sottolineando il fatto che le Costituzioni antifasciste nate soprattutto nel sud Europa dopo la seconda guerra mondiale sono d'impedimento allo sviluppo e al consolidamento del potere delle grandi banche mondiali che estendono sempre più il loro dominio.

Riforme:si scrive Renzi si legge Jp Morgan.

Una cena per decidere, una per confermare le decisioni. Primo giugno 2012, primo aprile 2014. Due protagonisti sempre presenti: il presidente del consiglio Matteo Renzi, l'ex premier britannico Tony Blair. Un terzo (presente con suoi rappresentanti) è l'organizzatore, il vero beneficiario dei frutti degli incontri: la banca d'affari JpMorgan. Scrive il quotidiano britannico "Daily Mirror": «Renzi è il Blair italiano non solo nelle intenzioni politiche, ma anche nelle alleanze economiche. Un esempio? La JpMorgan».
Riforma delle Provincie, riforma del Senato, riforma del lavoro, riforma della pubblica amministrazione, riforma della Giustizia, riforma del consiglio dei ministri, riforma elettorale. La Costituzione italiana, quella votata dopo la vittoria sul fascismo e la fine della seconda guerra mondiale, quella pensata per impedire una futura svolta autoritaria nel Paese sta per essere stravolta. Così ha deciso il presidente del consiglio Matteo Renzi. Così ha suggerito la JpMorgan.
I fatti. Il primo giugno 2012 la banca d'affari statunitense organizza una cena a palazzo Corsini a Firenze. Il padrone di casa Jamie Dimon (amministratore delegato della JpMorgan) invita l'allora sindaco della città Renzi e il già ex primo ministro, e da quattro anni consulente speciale della banca, Blair. Il primo aprile 2014 la scena di sposta Oltremanica. Questa volta gli onori di casa lo fa l'ambasciatore italiano a Londra Pasquale Terracciano. Durante la cena a base di pesce Renzi e Blair discutono in privato.
Il giorno successivo Blair rilascia un'intervista a "La Repubblica", in cui afferma: «I momenti di grande crisi sono anche momenti di grande opportunità. In tempi normali sarebbe difficile per chiunque realizzare un programma ambizioso come quello delineato dal nuovo premier italiano. Ma questi non sono tempi normali per l'Italia. Renzi comprende perfettamente la sfida che ha di fronte. Se facesse solo dei piccoli passi rischierebbe di perdere la spinta positiva con cui è partito. Perciò c'è una coerenza tra il suo programma di riforme costituzionali e le riforme strutturali per rilanciare l'economia. E la crisi può dargli l'opportunità per compiere quei cambiamenti che sono necessari al Paese, ma che finora non sono mai stati fatti per le resistenze di lobby e interessi speciali».
E ancora: «A mio parere occorre calibrare tre elementi: la riduzione del deficit, che è essenziale; le riforme necessarie per cambiare politica economica; e la crescita non solo per generare occupazione ma anche per portare più denaro nelle finanze pubbliche. Per fare tutto questo non serve la contrapposizione destra/sinistra, bensì quella tra giusto e sbagliato, fra ciò che funziona e ciò che non funziona. Se la riduzione del deficit è troppo veloce, la crescita non riparte. Ma se non si fanno le necessarie riforme, il deficit non si riduce. E mi sembra che questo Renzi lo abbia capito benissimo».
In un'altra intervista, rilasciata al quotidiano britannico "The Times", sempre Blair ha detto: «Il mutamento cruciale, delle istituzioni politiche, neanche è cominciato. Il test chiave sarà l'Italia: il governo ha l'opportunità concreta di iniziare riforme significative».
Ricapitolando. Blair ha confermato il suo appoggio a Renzi sulla strada delle riforme. Ma come abbiamo ricordato non è più il politico che parla. Oggi il fu leader dei laburisti riceve uno stipendio di milionie di dollari l'anno per fare da consulente a una delle più importanti banche d'affari del mondo (seconda solo alla Goldman Sachs), formalmente denunciata dalla Casa Bianca di essere stata la «responsabile della crisi dei subprime», che ha poi scatenato la crisi economica mondiale. Ha scritto l'economista statunitense Joseph Stiglitz: «Le banche d'affari si servono di consulenti come la massoneria si serve dei propri membri. I consulenti oliano gli ingranaggi della politica, avvicinano i politici che contano alle banche giuste e promuovono presso di loro politiche compiacenti a quelle indicate dalle banche».
Che cosa si intende per «politiche compiacenti a quelle indicate dalle banche»? Il 28 maggio 2013 la JpMorgan ha redatto un documento di sedici pagine dal titolo "Aggiustamenti nell'area euro". Dopo che nell'introduzione si fa già riferimento alla necessità di intervenire politicamente a livello locale, a pagina 12 e 13 si arriva alle Costituzioni dei Paesi europei, con particolare riferimento alla loro origine e ai contenuti: «Quando la crisi è iniziata era diffusa l'idea che questi limiti intrinseci avessero natura prettamente economica. Ma col tempo è divenuto chiaro che esistono anche limiti di natura politica. I sistemi politici dei Paesi del Sud, e in particolare le loro Costituzioni, adottate in seguito alla caduta del fascismo, presentano una serie di caratteristiche che appaiono inadatte a favorire la maggiore integrazione dell'area europea».
«I problemi economici dell'Europa sono dovuti al fatto che i sistemi politici della periferia meridionale sono stati instaurati in seguito alla caduta di dittature, e sono rimasti segnati da quell'esperienza. Le Costituzioni mostrano una forte influenza delle idee socialiste, e in ciò riflettono la grande forza politica raggiunta dai partiti di sinistra dopo la sconfitta del fascismo», prosegue l'analisi della banca d'affari.
Andando avanti nella lettura il documento entra più nello specifico: «I sistemi politici e costituzionali del Sud presentano le seguenti caratteristiche: esecutivi deboli nei confronti dei parlamenti, governi centrali deboli nei confronti delle regioni, tutele costituzionali dei diritti dei lavoratori, tecniche di costruzione del consenso fondate sul clientelismo, il diritto di protestare se i cambiamenti sono sgraditi. La crisi ha illustrato a quali conseguenze portino queste caratteristiche. I Paesi della periferia hanno ottenuto successi solo parziali nel seguire percorsi di riforme economiche e fiscali, e abbiamo visto esecutivi limitati nella loro azione dalle costituzioni (Portogallo), dalle autorità locali (Spagna), e dalla crescita di partiti populisti (Italia e Grecia)».
Riassumendo, la JpMorgan ci dice: liberatevi al più presto delle vostre costituzioni antifasciste.
«L'idea d'uno Stato dove i poteri legislativo, esecutivo, giudiziario appartengano a organi diversi e siamo tutti eguali davanti alla legge» a esser malvista dalla parte dominante nel Ventunesimo secolo. Soprattutto, sono malviste le Costituzioni nate dalla Resistenza. Specie quelle del Sud Europa: in Italia, Grecia, Spagna, Portogallo», denuncia il giurista Franco Cordero.
Per l'economista Emiliano Brancaccio: «Maggiore è il potere del parlamento, più è difficile ridimensionare lo stato sociale. Un orientamento di segno opposto, invece, mira a redistribuire il reddito favorendo il profitto e le rendite, non certo a un ammodernamento del Paese. Nella Costituzione italiana e in quelle antifasciste ci sono norme che vincolano la tutela della proprietà privata, che può essere espropriata per fini di pubblica utilità. Le istituzioni finanziarie hanno spesso interesse a realizzare acquisizioni estere di capitali nazionali, e dunque hanno interesse a garantire che la proprietà del soggetto straniero che acquisisce sia tutelata. Con queste Costituzioni il soggetto straniero che viene ad acquisire spesso a prezzi stracciati capitale nazionale di Paesi in difficoltà non è totalmente tutelato perché potrebbe essere espropriato. Dietro la parolina magica "modernizzazione", spesso pronunciata da JpMorgan, c'è dunque la tutela degli interessi di chi vuole venire a fare shopping a buon mercato in Italia e in altri paesi periferici dell'Unione europea».
Scrisse l'ex Cancelliere socialdemocratico tedesco Willy Brandt: «Bisogna correggere la democrazia osando più democrazia».
Fonte: popoff.globalista.it

sabato 5 aprile 2014

PRECARIATO

L'articolo preso da Senza Soste è datato qualche decina di giorni fa ma il tema è attuale e caldo soprattutto viste le percentuali di disoccupazione soprattutto giovanile che sono state snocciolate in settimana e che sono sempre più allarmanti e che ci vedono in Europa a braccetto con la Grecia.
La proposta in materia lavorativa di Renzi e dei suoi discepoli,soprattutto del ministro del lavoro Poletti,è un accanimento terapeutico per offuscare il futuro dei lavoratori italiani che vedono calpestati i diritti e che sono subissati di doveri ed obblighi,sempre che riescano ad essere assunti,rigorosamente a tempo determinato.
Dando un'occhiata al famigerato job act(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2014/02/tra-il-testo-unico-ed-il-job-act.html )è facile scorgere un addensamento nuvoloso per quanto riguarda la situazione lavoro in Italia,rimarcato da quello scritto sotto,sottolineando il fatto che pure i lavoratori a tempo indeterminato(e comunque d'ora in poi facilmente licenziabili)ma con orari rosicchiati secondo me rientrano nella categoria del precariato.


Precari per decreto e per sempre.Grazie Renzi.


C’è da essere indi­gnati, cer­ta­mente e anzi­tutto, per il con­te­nuto dell’annunziato Decreto che pre­ca­rizza defi­ni­ti­va­mente il mer­cato del lavoro​. La riforma del con­tratto di lavoro a ter­mine e di appren­di­stato che Mat­teo Renzi ha annun­ciato, come unica misura con­creta e imme­diata in mezzo allo scop­piet­tio dei suoi annunci di riforma, pre­clude per il futuro l’accesso ad un lavoro sta­bile a tutti i lavo­ra­tori gio­vani e adulti. Ma indi­gna­zione anche per il modo asso­lu­ta­mente pas­sivo con cui le forze poli­ti­che “di sini­stra” e le orga­niz­za­zioni sin­da­cali hanno accolto la noti­zia, anche per­ché pro­ba­bil­mente clo­ro­for­miz­zate dall’annunzio di una non disprez­za­bile “man­cia” elar­gita ai lavo­ra­tori sotto forma di sgra­vio Irpef.
Salvo gli oppor­tuni appro­fon­di­menti, la sostanza è comun­que chia­ris­sima e ine­qui­vo­ca­bile. Si vuole intro­durre la pos­si­bi­lità di sti­pula di un con­tratto di lavoro a ter­mine senza indi­ca­zione di alcuna cau­sale con durata lun­ghis­sima, fino a tre anni.
Si dirà, ipo­cri­ta­mente, che que­sto vale solo per il “primo con­tratto” a ter­mine tra lo stesso datore di lavoro e il lavo­ra­tore, ma l’ipocrisia è evi­dente, per­ché a ben guar­dare, il primo con­tratto a ter­mine acau­sale sarà anche l’ultimo, in quanto dopo i 36 mesi di lavoro scat­te­rebbe la regola legale, già esi­stente, secondo la quale con­ti­nuando la pre­sta­zione di lavoro il con­tratto si tra­sforma a tempo indeterminato.
Quale è, allora, la for­mula sem­pli­cis­sima che il Decreto offre e sug­ge­ri­sce al datore? Tenere il lavo­ra­tore con con­tratto acau­sale e alla sca­denza sosti­tuirlo. Dal punto di vista del lavo­ra­tore signi­fica cer­care ogni tre anni un diverso datore di lavoro, e ciò all’infinito, con­ce­dendo a Dio la dignità, e ras­se­gnan­dosi ad una totale sot­to­mis­sione a ricatti di ogni tipo, spe­rando di essere con­fer­mato a tempo inde­ter­mi­nato una volta o l’altra.
È evi­dente che così, lo stesso datore di lavoro nel suo com­plesso diven­terà una sorta di favola non tra­du­ci­bile in realtà. Rispondo subito ad una pre­ve­di­bile obie­zione: si dirà che però, secondo la bozza del Decreto, i lavo­ra­tori a con­tratto a ter­mine acau­sale non potranno supe­rare il 20% dell’occupazione azien­dale: si tratta comun­que di una per­cen­tuale assai alta (attual­mente i con­tratti pre­ve­dono il 10–15%), ed è evi­dente che quella “fascia” del 20% fun­zio­nerà come una sorta di anello esterno all’azienda, nella quale fini­ranno impri­gio­nati i nuovi assunti e dal quale usci­ranno solo per entrare in ana­logo anello di altra azienda.
Per i gio­vani e per i disoc­cu­pati, dun­que, vi è un solo futuro: restare per sem­pre pre­cari trien­nali, ora presso una azienda, ora presso un’altra, ma la stessa sorte attende i lavo­ra­tori già sta­bili i quali magari si sen­ti­ranno grati a Renzi per quella man­cia eco­no­mica nel caso doves­sero per qual­siasi ragione per­dere quel posto di lavoro.
Va poi aggiunto che il rispetto effet­tivo della per­cen­tuale mas­sima di occu­pati a ter­mine su un orga­nico è di dif­fi­cile moni­to­rag­gio: come si farà a sapere se l’azienda alfa di 100 dipen­denti o con 100 dipen­denti ha già col­mato la suo quota di 20 lavo­ra­tori a ter­mine? I dati già ci sareb­bero presso i Cen­tri per l’impiego, ma sono riser­vati. Occor­re­rebbe isti­tuire, presso i Cen­tri per l’impiego, una ana­grafe pub­blica dei rap­porti di lavoro per otte­nere l’indispensabile tra­spa­renza: sarebbe una dimo­stra­zione minima di one­stà da parte del governo e dell’azienda, ma dob­biamo con­fes­sare tutto il nostro scetticismo.
Resta da con­si­de­rare la con­for­mità di que­sto decreto alla nor­ma­tiva euro­pea in tema di con­tratto a ter­mine. Il peri­colo di abuso che la nor­ma­tiva Ue con­nette alla ripe­ti­zione di brevi con­tratti a ter­mine, è tutto con­den­sato nella pre­vi­sione di un lungo con­tratto a ter­mine acau­sale, dopo il quale, se il datore con­sen­tisse di con­ti­nuare la pre­sta­zione vi sarebbe la tra­sfor­ma­zione a tempo inde­ter­mi­nato, ma poi­ché non la con­sen­tirà, vi sarà una con­di­zione di disoc­cu­pa­zione e sot­toc­cu­pa­zione, per­ché il pros­simo datore di lavoro si com­por­terà nello stesso modo.
Il prin­ci­pio euro­peo che la bozza del Decreto con vistosa ipo­cri­sia ripete, per il quale la forma nor­male del con­tratto di lavoro è quella a tempo inde­ter­mi­nato, viene così non solo aggi­rato e vio­lato, ma ridotto ad una bur­letta e que­sto potrà essere fatto valere di fronte alla Corte di Giu­sti­zia Euro­pea. Per for­tuna, nel nostro paese fra il tanto dif­fuso con­for­mi­smo anche tra le forze poli­ti­che e sin­da­cali, esi­ste la coscienza cri­tica dei sin­goli ope­ra­tori indipendenti.
Resta da esa­mi­nare lo scem­pio del con­tratto di appren­di­stato che viene bana­liz­zato, eli­mi­nando qual­siasi severo con­trollo sulla effet­ti­vità della for­ma­zione pro­fes­sio­nale ed eli­mi­nando altresì quella ele­men­tare regola anti­frode per la quale non pote­vano essere con­clusi nuovi con­tratti di appren­di­stato dal datore di lavoro che non avesse con­fer­mato a tempo inde­ter­mi­nato i pre­ce­denti appren­di­sti. È evi­dente che una regola di que­sto genere andrebbe intro­dotta anche per la pos­si­bile sti­pula di con­tratti a ter­mine ed, invece, la volontà di eli­mi­narla ove già esi­ste, e cioè nell’apprendistato, dimo­stra quali sono le vere inten­zioni del governo di Mat­teo Renzi.
Piergiovanni Alleva
13 marzo 2014

venerdì 4 aprile 2014

COSENTINO CAMORRISTA

cosentino
La prima volta che l'ex sottosegretario all'economia berlusconiano Nicola Cosentino ha avuto il disonore di apparire su questo blog nei panni del criminale fu nel luglio del 2010(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2010/07/p2-o-p3-sempre-mafia-e.html )quando assieme all'altro socio dell'ex premier baraccone Marcello Dell'Utri venne indagato per  aver costituito la nuova P2,ma non per questo sia prima che dopo abbia collezionato altri capi d'imputazione,e c'è da chiedersi non solo perché un personaggio di tale spessore malavitoso sia tornato in carcere solo ora,ma anche perché possa bazzicare ancora in politica.
Per farla breve nel suo palmares ci sono:patti elettorali col boss casalese Carmine Schiavone,riciclaggio di rifiuti tossici in quella che ora è la tristemente denominata Terra dei Fuochi,la custodia cautelare per concorso esterno in associazione camorristica,aiuti irregolari nell'assegnazione di appalti per l'eolico in Sardegna,la già citata nuova P2,un ritorno di fiamma per il suo diretto appoggio al clan dei casalesi ed infine le recenti accuse per estorsione,concussione,illecita concorrenza con violenza o minaccia,calunnia,favoreggiamento personale e riciclaggio con l'aggravante del metodo mafioso.
Di seguito l'articolo preso da Infoaut.

Cosentino,l'ex prefetto e la governance del capitalismo armato.

Finisce di nuovo in carcere, per la seconda volta, l’ex-sottosegratario all’economia del Governo Berlusconi Nicola Cosentino. Insieme a lui finiscono in manette i suoi due fratelli, Giovanni e Antonio, nell’ambito di una inchiesta che prevede nel complesso 13 misure cautelari che vanno a colpire, tra gli altri, Pasquale e Antonio Zagaria, fratelli del numero uno del clan dei casalesi Michele, funzionari della multinazionale del petrolio Q8 e dirigenti pubblici. Quello che emerge, è uno scenario tanto sconcertante quanto rivelatorio di un ben oleato sistema ‘aziendale’ orientato a favorire l’espansione di una rete economico-politica al servizio degli interessi di famiglia del politico casertano e del clan dei casalesi con il quale il sottosegretario e i suoi fratelli, di cui è socio in affari, avrebbero mantenuto un rapporto stabile e duraturo, in altre parole organico. La politica e le istituzioni al servizio dell’economia, di un capitalismo vorace capace di generare enormi profitti espropriando il territorio, coperto da una rete relazionale tenuta insieme da rapporti di potere gerarchici.
I reati ipotizzati dalla Procura della Repubblica sono diversi: estorsione, concussione, illecita concorrenza con violenza o minaccia, calunnia, favoreggiamento personale, riciclaggio, con l'aggravante del metodo mafioso. Una macchina da guerra collaudata che per anni ha retto, e continua a reggere sostenuta da sempre nuovi attori, le sorti di vaste aree del Paese, influenzando le vite delle comunità. Tuttavia non è a partire dalle lotte che, negli anni, hanno visto le comunità contrapporsi direttamente agli interessi di questo capitalismo armato per cercare di fermarlo prima che i suoi effetti nefasti potessero concretizzarsi (come quella contro la realizzazione della centrale turbogas di Sparanise sponsorizzata dai Cosentino e dal colosso HERA. - Su questo vedi anche qui Ndr -) che è scattata la reazione dello Stato. Piuttosto da contrasti interni alle compagini imprenditoriali locali, dalla necessità di tutelare il mercato. Ma procediamo per gadi.

L'indagine parte nel 2011 in seguito alle denuncie di un imprenditore, Luigi Gallo, titolare di una stazione di servizio in costruzione a Villa di Briano, da sempre roccaforte dei clan. Tutto nasce dalla pratica di autorizzazione ottenuta da Gallo dal comune di Villa di Briano per l’apertura di un impianto di carburante, la quale però precludeva la possibilità per i fratelli Cosentino di averne una simile dal confinante comune di Casal di Principe, per ragioni legate alla mancanza della distanza minima di 5km richiesta dalla normativa dell'epoca. I fratelli Cosentino iniziano così una serie di pressioni su diversi dirigenti dell'utc di Casal di Principe imponendogli il rilascio, seppur illecito, all'Agip petroli (società partner dei Cosentino) di un'autorizzazione edilizia (le successive varianti in corso d'opera e l'autorizzazione all'esercizio dell'impianto), al fine di indurre Luigi Gallo a recedere dalla sua iniziativa imprenditoriale. Le minacce nei confronti dell’imprenditore sono andate avanti, anche quando, con la liberalizzazione del settore della distribuzione di carburanti, l’apertura di nuovi impianti non poteva più essere bloccata per via amministrativa attraverso il meccanismo del rispetto delle distanze minime. Giovanni e Nicola Cosentino, mediante minacce dirette ed indirette, “attraverso l'utilizzazione strumentale del rapporto preferenziale e di sostanziale assoggettamento” da essi instaurato con i funzionari e rappresentanti di zona della Kuwait Petroleum Italia, in più occasioni, minacciavano e intimidivano Gallo, “condizionandolo nella realizzazione della propria attività economica”. Secondo la Procura: “Le indagini hanno consentito di accertare, l'esistenza di analoghi episodi così da evidenziare un vero e proprio 'sistema' criminoso capace di incidere profondamente sul regolare andamento del mercato ed hanno soprattutto evidenziato una illecita posizione di vantaggio, in cui si trovavano ad operare le ditte riconducibili alla famiglia Cosentino”. La Procura scopre la violenza di una incessante ‘accumulazione originaria’.

In pratica, lo schema seguito per imporre all’imprenditore Luigi Gallo l’assoggettamento ai voleri ed agli interessi dei Cosentino era in realtà espressione di una metodologia rodata ed affinata negli anni, utilizzata sistematicamente ed imperniata da un lato, sui consolidati rapporti camorristici tra la famiglia ed i clan e, dall’altro, dalla notevole influenza che l’ex parlamentare Nicola poteva esercitare tanto su semplici impiegati comunali, quanto su alti dirigenti della Pubblica Amministrazione e dello Stato. Alla Aversana petroli, colosso della famiglia Cosentino, e alle imprese ad essa collegate erano garantite pratiche amministrative sempre veloci e prive di ostacoli burocratici ed il potere politico e criminale del big di Forza Italia, frutto di un rapporto stabile con il clan dei casalesi, insieme alla possibilità di negoziare direttamente con i giganti internazionali del petrolio, in primis con la Kuwai Petroleum Italia (Q8), hanno fatto il resto. Un sistema delinquenziale che tale sarebbe rimasto se non avesse goduto del sostegno diretto di alte cariche istituzionali, come l’ex Prefetto di Caserta Maria Elena Stasi, anch’essa coinvolta nell’indagine. Quest’ultima avrebbe, insieme a Nicola Cosentino, convocato il sindaco di Villa di Briano nell'ufficio del prefetto di Caserta, ordinandogli di rimuovere dall'incarico un tecnico comunale, colpevole sia di avere contribuito al rilascio della autorizzazione a Lugi Gallo che di avere resistito alle pressioni esercitate per revocarla, pena azioni ritorsive dei Cosentino e della prefettura contro l'amministrazione comunale di Villa di Briano.

Un sistema che ha annichilito la vita del territorio, precludendo l’esercizio di tanto sbandierati diritti democratici che per molti non sono mai esistiti se non sulla carta. Montagne di denaro che hanno comprato mani che hanno stretto altre mani, che hanno sostenuto campagne elettorali e che continuano a farlo per imporre a comunità, spesso disgregate e socialmente disarticolate, un modello di sviluppo onnivoro ed insopportabile. Quello stesso modello che ha regalato una centrale turbogas all’Agro Caleno e che vorrebbe imporgliene un’altra a biogas, in nome degli stessi principi e delle stesse logiche.




Ma non è questo quello che conta per la Procura, ai fini dell’indagine in corso ciò che è rilevante è la “situazione di notevole svantaggio per le iniziative private provenienti da altri imprenditori del settore i quali, o sono stati costretti a rinunciare alla propria impresa o sono stati costretti a realizzarla in partnership con gli stessi Cosentino”. Questioni di concorrenza sleale. D’altronde i reati possono essere perseguiti solo dopo essere stati compiuti (una regola generale che sempre più spesso viene meno quando si tratta di movimenti sociali), e non potrà essere l’intervento della Procura, con buona pace dei soliti legalitaristi, a risarcire, ove mai fosse possibile, le comunità per il disastro subito né a poter modificare gli assetti di potere al fine di impedire che questo sistema assurga a paradigma di governace del territorio. Nell’Agro Caleno, ad esempio, un’altra campagna elettorale per le comunali si sta per svolgere all’ombra di queste trame di potere, con sullo sfondo l’impianto a biogas dell’imprenditore marcianisano Iavazzi, astro nascente del business dei rifiuti nell’era post-Cosentino, e la promessa di qualche posto di lavoro. Ai movimenti di lotta il compito storico di far saltare il banco, di piegare il piano degli interessi della controparte, sottraendo terreno a chi gioca con la miseria e la precarietà per alimentare il proprio potere.

Dall’inchiesta riemergono con chiarezza temi da sempre denunciati dai movimenti, primo fra tutti la collusione tra poteri dello stato e imprenditoria criminale, ma anche le attività di riciclaggio del denaro sporco alle quali è dedito Giovanni Cosentino, fratello di Nicola e noto nell’Agro Caleno per essere direttamente coinvolto nella realizzazione della centrale turbogas da cui ha tratto ingenti guadagni a spese della collettività. Scenari insomma, alquanto familiari per chi vive in provincia di Caserta e che è urgente iniziare ad affrontare politicamente, senza lasciarsi sedurre dall’illusione che questo sistema sia incapace di sostituire i protagonisti per poter continuare a girare il solito film. Lo stesso Cosentino, a dispetto dalle dichiarazioni e dall’immagine di politico tramontato che sembrava voler contribuire a diffondere, è rimasto sempre attivo politicamente, intervenendo anche durante la detenzione a tutela degli interessi economici del proprio sodalizio, lasciando intuire che il tintinnio di manette difficilmente può modificare, dalla radice, un consolidato quanto barbaro modello politico-economico-sociale.


@teleprop, dall’Agro Caleno Zona Ribelle

giovedì 3 aprile 2014

OTTAVA SETTIMANA DI SOLIDARIETA' COL POPOLO BASCO


Per l'ottavo anno consecutivo e quest'anno leggermente spostato nel tempo visto che le altre iniziative erano state programmate a febbraio-inizio marzo,ecco la settimana di solidarietà con il popolo basco che anche in questa edizione propone iniziative,incontri,concerti,presentazioni di libri e di documentari,dibattiti e cene in tutta Italia.
Qui sotto propongo le iniziative che si terranno nella sola Lombardia e che si possono trovare anche sulla pagina Facebook creata appositamente per l'evento che si caratterizzerà ancora una volta per una bella presenza dall'Euskal Herria unitamente a quella di tutti i compagni e le compagne che da sempre e perché no anche da poco tempo lottano per la causa basca,per l'autodeterminazione del loro popolo e a fianco dei prigionieri politici che stanno provando sulla loro pelle i tentativi di lottare per un futuro migliore,per loro e per tutti.
Quindi sotto che da domani si comincia partendo da Bergamo...Jo Ta Ke!
(Su Fb:https://www.facebook.com/events/1472643162948031/ )


TUTTE LE INIZIATIVE:

 VIII Settimana di Solidarietà con Euskal Herria • Milano • Bergamo • Brescia
4 aprile - 13 aprile
Torna anche quest'anno la settimana di solidarietà con il popolo basco, con iniziative in tutta Italia.
La repressione avanza, GORA EUSKAL HERRIA ASKATUTA! VIVA IL PAESE PASCO LIBERO!
è questo infatto il tema della settimana di solidarietà 2014, che vedrà protagonisti rappresentanti del Muro Popular di Ondarroa e del collettivo dei progionieri politici basci, per parlare dell'attuale situazione che si vive in Euskal Herria e delle pratiche di resistenza e di lotta che il popolo basco utilizza.
IL CALENDARIO DELLE INIZIATIVE a Milano, Brescia e Bergamo:
BERGAMO - Csa Pacì Paciana | venerdì 4 APRILE 2014
dalle ore 23.00 - CONCERTO con AFU, da Iruña (Pamplona), storica formazione navarra che spazia tra musica latina e sound roots: lurraren komunikazio taupadak!
Insieme a loro sul palco tra ritmi patchanka, reggae e ska i GARRAPATEROS, band rumba-reggae-punk bresciana le cui sonorità sono riconducibili ai Mano Negra e al successivo Manu Chao. Un album all’attivo presentato nel 2012 durante Festa di Radio Onda d’Urto, festival in cui hanno aperto lo show degli Ska-P lo scorso anno. Attualmente stanno concludendo quello che sarà il secondo album.
MILANO - Csa Baraonda | Sabato 5 APRILE 2014
ore 18.00 - Incontro con un rappresentante dell'EPPK, il collettivo dei prigionieri e delle prigioniere politiche basche.
A seguire Pizza popolare del forno "Falce e mozzarella"
Dalle 22.00 CONCERTO di AFU da Iruna/Pamplona (EH) e i RED SKA!!
A seguire: DJ Finchéghenè
BERGAMO - Circolo MAITE | martedì 8 APRILE 2014
ore 20.00 - Presentazione del libro: OPERAZIONE OGRO - Come e perché abbiamo ucciso Carrero Blanco di Eva Forest
Sarà presente il curatore Marco Laurenzano. Coordina Milvo Ferrandi del Circolo Maite.
Il 20 dicembre del 1973, a Madrid, una detonazione di eccezionale potenza scagliava nel cielo della capitale l’auto sulla quale viaggiava l’ammiraglio Luis Carrero Blanco detto «l’Orco», presidente del Governo fascista spagnolo e delfino del dittatore Francisco Franco. L’attentato, rivendicato da ETA, segna un passaggio fondamentale nella storia della principale organizzazione militare della sinistra indipendentista basca. Testo memorabile, a lungo oggetto di censura e persecuzione, Operazione Ogro racconta la complessa organizzazione dell’attentato a Carrero Blanco dal punto di vista dei suoi protagonisti: militanti di ETA, vale a dire semplici esponenti della classe operaia basca decisi a dimostrare come neppure il più potente degli uomini possa dirsi invulnerabile né, il più autoritario dei regimi, designato dalla storia a durare per sempre. Un’opera fondamentale, da cui Gillo Pontecorvo trasse il soggetto del suo ultimo film: Ogro, con Gian Maria Volonté.
BERGAMO - BARRIO Campagnola | mercoledì 9 APRILE 2014
ore 19.00 - FILM - Presentazione del documentario "ResistOndarroa" di Davide Cabaleiro, regista galiziano, sul Muro Popular di Ondarroa
ore 20.30 - Incontro pubblico sull'esperienza di lotta del MURO POPULAR
Herri Harresia" - il Muro Popolare, una pratica di lotta popolare che si è sviluppata in Euskal Herria in difesa dei compagni e delle compagne accusati e ricercati per la loro attività politica. Intervento di due rappresentanti dell'Herri Harresia di Ondarroa, il paese diventato celebre in tutto il mondo per la resistenza popolare in difesa di Urtza Alkorta, che ha portatoa momenti di condivisione, lotta e feroce repressione poliziesca.
BERGAMO - BARRIO Campagnola | giovedì 10 APRILE 2014
ore 19.00 - Aperitivo Basco - Pintxos per tutti!
BRESCIA -Sede Cobas - via C. Bevilacqua 9/11 | 10 APRILE 2014
ore 20.45 - Incontro pubblico sull'esperienza di lotta del MURO POPULAR
Herri Harresia" - il Muro Popolare, una pratica di lotta popolare che si è sviluppata in Euskal Herria in difesa dei compagni e delle compagne accusati e ricercati per la loro attività politica. Presentazione del documentario "ResistOndarroa" di Davide Cabaleiro, regista galiziano.
A seguire intervento di due rappresentanti dell'Herri Harresia di Ondarroa, il paese diventato celebre in tutto il mondo per la resistenza popolare in difesa di Urtza Alkorta, che ha portatoa momenti di condivisione, lotta e feroce repressione poliziesca.
Organizzano: Rete antifascista Brescia | Confederazione Cobas Brescia
BERGAMO - Paci Paciana | 12 aprile 2014
Cena Bergabasca
zuppa di verza | zuppa di baccalà e peperoni
Salsiccia e fagioli rossi |Peperoni ripieni
Torta basca con marmellata di ciliegie

mercoledì 2 aprile 2014

GUERRIERI...GIOCHIAMO A FARE LA GUERRA?





L'arresto di ventiquattro secessionisti per la maggior parte veneti da parte dei Ros dei carabinieri non so se una notizia così tremendamente grave da aver ottenuto cotanta rilevanza mediatica oppure se è solo cronaca da quotidiano cittadino.
Effettivamente se vera,la notizia che anche degli elementi della polizia,e non i quattro soliti sbirri picchiatori di immigrati e di antagonisti ma qualcuno con qualche stelletta sulle mostrine,allora il rischio minimo di qualche piccola ribellione o di un mezzo golpe verde è allarmante:per il resto mi sembra una pagliacciata di qualche buontempone probabilmente ubriaco visto che il"carrarmato"sequestrato avrebbero potuto farlo meglio qualcuno che opera per qualche carnevale.
L'articolo preso da"Il fatto quotidiano"parla della cronaca con nomi,capi d'imputazione e commenti a questo episodio che vede protagonisti fondamentalmente dei complessati con un po' di soldi in banca che vogliono giocare a fare la guerra.

Veneto, il blitz: arrestati 24 secessionisti. “E’ arrivato il momento di combattere”Operazione del Ros dei carabinieri dopo un'inchiesta della Procura di Brescia: oltre 51 gli indagati, fra cui uno dei leader dei Forconi. Matteo Salvini: "Liberano migliaia di delinquenti con lo svuota-carceri e arrestano chi vuole l'indipendenza. Siamo alla follia". Misura cautelare anche per l'ex parlamentare della Lega Nord Franco Rocchetta. Il gruppo preparava un'azione eclatante in piazza San Marco con un carro armato artigianale.


Associazione con finalità di terrorismo, eversione dell’ordine democratico e fabbricazione e
detenzione di armi da guerra. Tradotto: violenza secessionista. Per la Procura di Brescia non ci sono dubbi: erano disposti a tutto pur di spingere all’indipendenza del Veneto. Anche ad azioni clamorose. Fino ad oggi, quando un blitz dei carabinieri del Ros ha stroncato l’attività pseudo-politica di un gruppo secessionista veneto, accusato di aver messo in atto “varie iniziative, anche violente“, per raggiungere l’obiettivo: la secessione dall’Italia. L’indagine ha portato a ventiquattro arresti nelle provincie di Padova, Treviso, Rovigo, Vicenza e Verona. In carcere, tra gli altri, l’ex parlamentare e sottosegretario Franco Rocchetta, fondatore della Liga Veneta (attualmente fuori dal movimento confluito nella Lega Nord) e tra i promotori del referendum per la secessione del Veneto. Stesso provvedimento per Lucio Chiavegato, il leader del Movimento 9 dicembre di Verona. Chiavegato è stato protagonista del presidio nei pressi del casello dell’autostrada A4, già presidente della Life, la Libera Associazione degli imprenditori veneti (leggi). Carcere anche per il suo braccio destro, Patrizia Badii, anche lei tra i promotori del presidio verosese di dicembre. La Badii ieri era stata ricevuta a Roma dalla Commissione Agricoltura del Senato per un’audizione sui problemi degli allevatori. Un altro degli arrestati, Giancarlo Orini, 74 anni, nel 2008 si era candidato alla carica di sindaco di Brescia a capo della lista “Liberi bresciani”. Rinunciò poi alla candidatura sostenendo che l’election day impediva alle liste locali di esprimere i loro contenuti e aveva quindi invitato i simpatizzanti ad annullare la scheda.
In galera, inoltre, Luigi Faccia, mentre ai domiciliari è finito Flavio Contin: questi ultimi due sono personaggi già noti alle forze dell’ordine perché fecero parte del gruppo dei Serenissimi, che tra l’8 e il 9 maggio del 1997 occuparono piazza San Marco a Venezia a bordo di un blindato. E’ Felice Pani, 54 anni di Terralba (Oristano), l’unico sardo tra i 24 “secessionisti” arrestati stamattina. Pani era un tranquillo commerciante di frutta e verdura fino all’estate del 2008, quando salì per la prima volta agli onori della cronaca per la partecipazione all’occupazione dell’isola di Mal di Ventre (sulla costa centro occidentale della Sardegna) organizzata dall’indipendentista Salvatore “Doddore” Meloni – anche lui di Terralba – assieme al quale piantò sull’isola la bandiera della Repubblica Indipendente di Malu Entu, nel cui governo guidato da Meloni, l’uomo arrestato oggi ricoprì la carica di ministro dell’Agricoltura. Pani finì poi assieme a Meloni in Tribunale. L’accusa non parlava però di secessione o di attentato all’integrità dello Stato, ma solo di danneggiamento ambientale per i rifiuti abbandonati nell’isola. Qualche tempo dopo l’amicizia e la collaborazione tra i due si ruppe, anche per questioni di affari, ma Pani non abbandonò mai la fede indipendentistaTra gli indagati, del resto, figura anche lo stesso Salvatore Meloni, detto Doddore. A rivelarlo è stato lui stesso, convocando per questo pomeriggio una conferenza stampa. A casa di Meloni questa mattina alle 5 è stata eseguita una perquisizione durante la quale sono stati sequestrati computer e cellulari. Altro nome di spicco tra gli arrestati è quello di Roberto Bernardelli. Assessore a Milano, poi parlamentare leghista, consigliere regionale in Lombardia, candidato presidente della Provincia appoggiato da Lega Padana Lombardia, No euro e Fronte cristiano, ma anche imprenditore nel settore alberghiero (della sua famiglia fra gli altri un hotel quattro stelle a Caserta): c’è tutto questo nel suo curriculum. All’inizio degli anni Novanta, Bernardelli è stato assessore ai Servizi sociali delle giunte di Paolo Pillitteri e, subito dopo in piena Mani pulite, del migliorista Giampiero Borghini, in quota Pensionati. Nel 1992 è passato alla Lega Nord. Due anni dopo con il Carroccio è stato eletto in parlamento. Poi è entrato in consiglio comunale come capogruppo del partito di Bossi e, nel 2000, è stato candidato ed eletto in consiglio regionale. L’idillio con la Lega è durato poco. Nel 2001 ha lasciato il partito per riprendere “il sogno originario dell’autonomia”. Nel 2004 si è candidato a presidente della Provincia, ottenendo meno del 2% dei voti. Da allora ha continuato l’impegno politico ed è nel 2011 fra i fondatori del movimento indipendentista ‘Unione padana‘, che poi nel maggio 2013 è confluito in ‘Indipendenza lombarda’. Della sua famiglia sono fra l’altro l’Hotel dei Cavalieri, nel centro di Milano, e l’Hotel dei Cavalieri in piazza Vanvitelli a Caserta e, nel settore della sanità, la Clinica San Carlo, una struttura ospedaliera di Paderno Dugnano e della residenza per anziani Emilio Bernardelli, sempre nella stessa cittadina del milanese.
Nelle iniziative documentate dall’indagine anche la trasformazione di un trattore agricolo in una sorta di carro armato con un cannoncino da 12 millimetri perfettamente funzionante. Il veicolo sarebbe servito per compiere un’azione eclatante a Venezia in piazza San Marco. Il mezzo è stato sequestrato a Casale di Scodosia nel padovano, il comune che, a quando si apprende, sarebbe stata la “base” del gruppo. Nel corso dell’indagine, che vede indagate 51 persone in tutto, sono state effettuate 33 perquisizioni.
Per quanto riguarda la composizione del gruppo, secondo gli inquirenti “l’Alleanza ha riunito più organizzazioni secessioniste sotto il comune progetto dell’indipendenza dallo Stato italiano”: tra queste Brescia Patria,Veneto Stato, il movimento indipendentista sardo Disubbidientzia, nonché il movimento dei Serenissimi. Nel progetto dell’organizzazione secessionista, oltre alla liberazione di piazza San Marco, è prevista l’insurrezione degli strati delle popolazioni del Nord-Italia maggiormente esasperati dalla crisi economica, con la creazione di ambasciate presso Paesi amici, già individuati nella Serbia e nella Svizzera, al fine di ottenere un formalericonoscimento internazionale. Per ottenere la massima visibilità e vanificare l’intervento delle forze di polizia, dopo l’azione di piazza San Marco i membri dell’Alleanza avrebbero previsto la realizzazione di una conferenza stampa da organizzarsi in una capitale europea da individuare.


Carcere e domiciliari per due ex Serenissimi
Alessio Morosin
, avvocato di Flavio Contin, proprietario del garage nel quale è stato ritrovato il mezzo blindato, afferma che “il tanko è lo stesso usato nella notte fra l’8 e il 9 maggio 1997″, quando un gruppo di Serenissimi occupò piazza San Marco rivendicando l’indipendenza del Veneto. Nella Vicenda, anche allora fu coinvolto Flavio Contin. “Il mezzo – afferma l’avvocato – è stato legalmente acquistato all’asta al termine del procedimento del Tribunale di Venezia da un gruppo di persone che aveva come referente Geremia Agnoletti“. Versione confermata anche dai carabinieri della compagnia di Padova e del Ros. Contin e Faccia, assieme ad altriotto indagati, sono accusati di aver illegalmente fabbricato e detenuto quello che viene definito “un carro armato-arma da guerra”. La costruzione e la detenzione di un blindato, che ricorda il ‘tankò usato nel 1997 dai “Serenissimi” in Piazza San Marco, che si muove tra Casale di Scodosia (Padova) e Palazzolo sull’Oglio (Brescia), ma anche in altri luoghi forse per provarlo, dall’aprile dello scorso anno ad oggi. I due sono anche accusati, assieme al altre 16 persone, tra le quali Franco Rocchetta, del reato previsto all’articolo 270 bis del codice penale (Associazione con finalità di terrorismo anche internazionale o di eversione dell’ordine democratico) per aver promosso, costituito, organizzato e finanziato una associazione denominata ‘L’Alleanza’, che avrebbe avuto tra i suoi propositi l’occupazione militare di Piazza san Marco, a Venezia.
I nomi dei 24 arrestati
Tra i 24 secessionisti arrestati compaiono cinque donne tra le quali anche una giovane di 26 anni. Ecco tutti i nomi: Corrado Manessi nato a Brescia l’11.02.1962; Roberto Abeni, nato a Brescia il 17.12.1963; Angelo Zanardini, nato a Sale Marasino (Brescia); Luigi Faccia, nato a Conselve (Padova) il 30.07.1954; Lucio Chiavegato, nato a Bovolone (Verona) il 08.02.1965; Patrizia Badii nata a Scandicci (Firenze) il 20.11.1963; Tiziano Lanza, nato a Bovolone (Verona) il 23.09.1961; Andrea Meneghelli nato a Isola della Scala il 05.03.1966; Luca Vangelista nato a Rivoli (Torino) il 11.07.1963; Corrado Turco nato a Isola Rizza (Verona) il 24.08.1967; Felice Pani, nato a Terralba (Oristano) il 29.01.1960; Stefano Ferrari nato a Bergamo il 28.06.1969; Renato Zoppi nato a Monteforte d’Alpone (Verona) il 16.06.1957. Nome illustre tra i secessionisti arrestati è quello del fondatore della Liga Venera Franco Rocchetta, nato a Venezia il 12.04.1947. Poi ancora: Riccardo Lovato nato a Padova il 14.10.1969; Michele Cattaneo, nato a Brescia il 17.09.1979; Maria Luisa Violati nata a Lendinara (Rovigo) il 29.04.1964; Erika Pizzo, nata a Badia Polesine (Rovigo) il 05.02.1988; Roberto Bernardelli, nato a Milano il 31.01.1949; Elisabetta Adami, nata a Villafranca di Verona (Verona) l’8.02.1947; Maria Marini, nata a Volpago del Montello (Treviso) il 23.08.1957; Marco Ferro, nato a Lendinara (Rovigo) il 25.07.196. Sono invece stati sottoposti agli arresti domiciliari: Giancarlo Orini nato a Brescia il 27.02.1939 e Flavio Contin nato a Casale di Scodosia (Padova) il 05.11.1942.
La Procura: “Volevano alimentare l’insurrezione popolare”
Si proponevano ”l’indipendenza dallo Stato italiano con il ricorso a metodi violenti e all’insurrezione popolare” i componenti del gruppo ‘Alleanza‘, sgominato stamani dall’operazione dei Ros. Lo ha spiegato il procuratore di Brescia, Tommaso Buonanno, durante la conferenza stampa convocata per spiegare l’operazione. “Il gruppo – ha spiegato il magistrato – era stato fondato nel maggio del 2012 e riuniva esponenti di Brescia patria e del Movimento separatista Veneto stato. Il programma si rifaceva, prevedendo però anche metodi violenti, al gruppo della Serenissima, autore dell’ occupazione di piazza San Marco a Venezia. Tra gli indagati vi sono anche persone che parteciparono al blitz nel capoluogo veneto. Per quanto riguarda presunti legami con movimenti politici, il procuratore di Brescia ha sottolineato che “non vi sono elementi che evidenzino collegamenti fra queste persone e la Lega Nord’’. Anzi, per Tommaso Buonanno “si tratta di persone che avevano avuto contrasti con la Lega Nord’’ perché ritenevano la linea Carroccio troppo morbida.
A sentire gli inquirenti, poi, il gruppo intendeva utilizzare il carro armato rudimentale “per un’azione in Piazza San Marco a Venezia, con il coinvolgimento di centinaia di persone, alcune delle quali armate”. Per gli investigatori il tank (seppur artigianale in quanto realizzato dotando una ruspa di paratie blindate) poteva essere armato con una bocca da fuoco. A proposito dell’azione ‘in programma’ a Piazza San Marco, “è stato documentato come alcuni militanti dell’organizzazione si siano adoperati per reperire armi leggere attraverso dei contatti con la criminalità albanese, da destinare ai membri dell’organizzazione”. Il carro armato artigianale, “definito Tanko”, è stato costruito in un capannone a Casale di Scodosia, in provincia di Padova utilizzando una pala cingolata Fiatallis Mod.FL 20, “successivamente blindata e dotata di videocamere e di una bocca da fuoco, ancora da montare”. Sempre nello stesso capannone, alcuni membri dell’organizzazione hanno di recente realizzato una prova di fuoco a salve, testimoniando l’offensività del mezzo blindato una volta armato. Secondo la procura, inoltre, l’organizzazione secessionista ha svolto anche una diffusa attività di autofinanziamento che ha consentito di raccogliere finora non meno di 100mila euro, grazie a singole elargizioni e all’apertura alla Cassa Padana di un conto dedicato alla raccolta dei fondi.
Per quanto riguarda l’organizzazione interna, poi, la struttura secessionista era “basata – hanno spiegato gli investigatori – su una precisa ripartizione dei ruoli tra gli associati, con l’attribuzione di compiti specifici, quali il Comandante della Piazza per la Veneta Serenissima Armata“. Tra gli associati vi era poi “un nucleo centrale, motore propulsore dell’organizzazione”, mentre la formale adesione al progetto indipendentista avveniva “attraverso la compilazione e sottoscrizione di schede di adesione, contenenti la carica rivestita e le regole tassative da rispettare”. Le indagini hanno inoltre evidenziato “la disponibilità di luoghi di riunione riservati, quali private abitazioni, aziende di proprietà degli indagati e ristoranti; la disponibilità di utenze cellulari dedicate esclusivamente alle conversazioni tra gli associati; una diffusa attività di proselitismo, anche attraverso riunioni aperte ad un pubblico selezionato, vertenti principalmente sulla storia veneta; una rigorosa compartimentazione interna, anche in termini di conoscenza delle iniziative in corso, come la realizzazione del carro armato blindato conosciuta solo da soggetti di accertata affidabilità e non da tutti i militanti“.
Non solo. Le indagini sull’Alleanza hanno documentato anche “attività strumentali alla realizzazione del progetto eversivo, con l’organizzazione di conferenze e manifestazioni di piazza, nonché la costituzione di una sorta di direttorio del nuovo governo Serenissimo, per le trattative con lo Stato italiano finalizzate alla secessione del Veneto dall’Italia”.
L’ordinanza del gip: “Ampio disegno eversivo”
Il nucleo fondante ed i dirigenti dell’associazione L’Alleanza “hanno delineato un disegno eversivo molto più ampio” dei Serenissimi che agirono in piazza San Marco nel 1997, “perseguendo la saldatura di più movimenti separatisti che, con iniziative coordinate, dovrebbero collaborare nell’attacco all’unità dello Stato e, comunque, rendere più difficile la reazione dell’apparato statale alla proclamata indipendenza di buona parte del lombardo-veneto”. E’ quanto si legge nell’ordinanza del gip, secondo cui “teorizzano e mettono in pratica un’operatività su un doppio binario, uno dei quali costituito dal volto pubblico e legale di propaganda politica dei valori indipendentisti o secessionisti e l’altro costituito dalla creazione di una struttura organizzativa segreta, con reclutamenti mirati, i cui veri fini non potevano essere divulgati”. E dunque, prosegue il giudice, “nel programma dell’organizzazione si afferma la necessità di uso della violenza, al fine di provocare e guidate in armi una rivolta popolare, per giungere alla proclamazione della Repubblica Veneta”.
Ecco perché l’organizzazione sgominata dal Ros non ha “di mira un’azione simbolica o meramente dimostrativa come nel maggio del 1997 ma al contrario ricerca armi leggere e progetta mezzi blindati effettivamente operativi e dotati di armi pesanti costruite ad hoc, con un piano che, pur avendo di mira Venezia ed altre città (tra le quali Brescia), stavolta prevede un’azione militare in senso proprio, con resistenza armata, per di più coinvolgendo al contempo un’ampia platea di manifestanti“. La presenza di questi ultimi, nell’ottica degli arrestati, “dovrebbe rendere impossibile una reazione immediata delle forze dell’ordine“: e sulle “prevedibili incertezze della risposta dello Stato”, l’organizzazione puntava da un lato ad innescare “un processo insurrezionale più ampio” e dall’altro ad avare “i primi riconoscimenti esteri della nuova realtà politica”.
Sempre secondo il gip, per conseguire l’indipendenza del Veneto e di altre regioni italiane, nel corso delle indagini coordinate dalla Procura di Brescia, sono emersi contatti con altre realtà indipendentiste piemontesi, sarde, campane e siciliane, con l’obiettivo di coinvolgerle nella protesta generalizzata a sostegno dell’azione militare vera e propria. In tale prospettiva, sono state documentate anche attività strumentali alla realizzazione del progetto eversivo, con l’organizzazione di conferenze e manifestazioni di piazza, oltre alla costituzione di una sorta di direttorio del nuovo governo Serenissimo, per le trattative con lo Stato italiano finalizzate alla secessione del Veneto dall’Italia. Rappresentanti di questi movimenti, in particolare, si riunirono il 26 maggio 2012 ad Erbusco (Brescia) in quella che gli investigatori definiscono la riunione costitutiva de L’Alleanza.
Anche il direttore del quotidiano online L’Indipendenza, Gianluca Marchi, primo direttore del quotidiano della Lega Nord La Padania, sarebbe stato contattato dagli esponenti dell’Alleanza, sgominata dal Ros, per “ottenere appoggio finanziario e soprattutto mediatico al momento” dell’azione in piazza San Marco. Un appoggio, scrive il gip nell’ordinanza di custodia cautelare, che sarebbe stato fornito sia attraverso la testata online “sia attraverso emittenti televisive locali” lombarde. Sarebbe stato il leader dei secessionisti bresciani, Giancarlo Orini, a tenere i contatti con Marchi e con l’ex parlamentare leghista Roberto Bernardelli, nelle intercettazioni detto “il facoltoso”, indicato nelle indagini come tra i finanziatori del gruppo.
Marchi, sulla testata online, confermando di aver subito una perquisizione, scrive che “quel che solleva più di un sospetto è la tempistica di questa operazione contro i secessionisti: essa matura dopo il plebiscito veneto che tanta attenzione, soprattutto internazionale, ha richiamato su ciò che sta avvenendo in quella regione; dopo il pronunciamento di ieri della Commissione del consiglio regionale che ha votato il Pdl per l’indizione del referendum consultivo sull’indipendenza; nell’anno in cui la Scozia e la Catalogna si apprestano a votare per la loro autodeterminazione; a ridosso di elezioni europee dove il malcontento e la rivolta verso l’Europa che si è andata configurando sono in continua crescita”.
LE INTERCETTAZIONI
“Caricare candelotti dinamite”
”Più che tagliare il salame abbiamo bisogno di caricare i candelotti di dinamite”. A esprimersi così, intercettato dai carabinieri del Ros, è il bresciano Giancarlo Orini, tra i secessionisti arrestati. E’ quanto si legge nell’ordinanza di custodia cautelare. Orini, ex appartenete alla“frangia più radicale della Lega Nord“, si legge nell’ordinanza, il 15 giugno 2012, spiega: “Ma è arrivato il momento di combattere, ragazzo… se stiamo qui a aspettare, qui tra poco salta tutto”. L’interlocutore risponde: “Male che vada nella peggiore delle ipotesi ci troviamo a casa mia a tagliare su un salame…”. Orini risponde: “No, più che tagliare il salame noi abbiamo bisogno di caricare i candelotti di dinamite“.
La festa per il primo Tanko. Volevano costruirne 6
Per ‘festeggiare’ la realizzazione del primo carro armato, il cosidetto Tanko, il 7 ottobre del 2012 si tenne un incontro “celebrativo” in cui Giancarlo Orini tenne un discorso che fu divulgato via fax e quindi intercettato dai militari del Ros. E’ quanto si legge negli atti dell’inchiesta, da cui risulta anche che i secessionisti avrebbero voluto costruirne altri cinque. “Sono molto onorato e molto orgoglioso di essere in questo momento storico in presenza di patrioti coraggiosi, e ripeto coraggiosi – scriveva Orini – per ricevere in consegna questo primo, potente, poderoso mezzo destinato ad attaccare con grande efficacia il regime che da troppo tempo ci affligge ed umilia“.
Luigi Faccia: “Il Tanko ci dà credibilità”
Il Tanko fabbricato dai secessionisti arrestati nell’operazione del Ros serviva, oltre che per l’invasione programmata di Piazza San Marco a Venezia, anche per dare “credibilità” al movimento che, rispetto a quello del ’97 era “cresciuto sotto tutti i punti di vista”. A parlare, intercettato dagli investigatori, è Luigi Faccia, già coinvolto nei fatti di 17 anni, fa durante i festeggiamenti per la consegna del carro armato artigianale. “Certo – dice Faccia in un incontro all’Arsenale – rispetto al ’97 siamo cresciuti sotto tutti i punti di vista, abbiamo un’alleanza, abbiamo fratelli che combattono, noi siamo più preparati, abbiamo più esperienza…” E ancora: “Dunque questo Tanko, combattendo… ci dà la possibilità e ci darà la possibilità di essere veramente credibili e soprattutto di aver il controllo del nostro territorio e da là fare il passo finale per la vittoria, per l’indipendenza di noi veneti e di tutti i nostri fratelli alleati“.
“Rinunciamo ad attentati sui tralicci”
Il progetto dei secessionisti arrestati oggi nell’inchiesta della Procura di Brescia di compiere attentati contro i tralicci, sulla scorta del terrorismo alto-atesino negli anni ’50-’60, fu abbandonato perché – annota il gip di Brescia nell’ordinanza di custodia cautelare – “rischioso e probabilmente inviso alla quasi totalità della pubblica opinione”. Lo spiega uno degli arrestati, Luigi Faccia, durante un incontro intercettato con i ‘patrioti’ bresciani. “Non è che danneggi il Quirinale – spiega il ‘serenissimo’ del 1997 -. Danneggi il c… che sta guardando la partita e che si incazza come una iena, capito?”.
“Instaureremo clima di terrore”
 Dicevano di voler instaurare “un clima di terrore” i secessionisti arrestati nell’operazione del Ros e, per farlo, raccontavano di avere a disposizione “un altro carro armato gigantesco”. E’ Tiziano Lanza, di Bovolone (Verona) “sempre impegnato in azione di reclutamento e finanziamento” dell’Alleanza a parlarne al telefono in una lunga conversazione intercettata. “Andatevene dall’Italia e chiedete perdono per 147 anni di crimini contro la nostra popolazione e di ruberie – spiega in un’intercettazione riportata nell’ordinanza di custodia cautelare – Andatevene e vivrete, rimanete e morirete.. poiché instaureremo veramente il clima di terrore, sai come ci divertiremo, la mafia anche qua..”. Poi Lanza descrive il piano per l’occupazione di piazza San Marco: “Se riusciamo ad andarci con un mezzo così gigantesco, invece di otto forse saremo in ottocento, ben equipaggiati, con maschere antigas, qualcuno appostato con mitra e tutto e ci sarà anche gente all’estero, come me, che convocherà una conferenza stampa”. “E quando l’azione sarà fatta – conclude – sarà coordinata mezza Italia perchè lo faranno anche i piemontesi, lo faranno anche i sardi, ciascuno nel loro sistema, ma sarà sincronizzato con la nostra, perfino la ‘napulitania, vogliono chiamarsi così”.
Il Serenissimo: “Oggi via militare non possibile”
“Abbiamo fatto quell’azione nel1997, farne un’altra adesso non avrebbe alcun senso, sarebbe anacronistica. Restano gli ideali, ma non più con quel tipo di gesti”: a dirlo Andrea Viviani, uno dei componenti del commando dei ‘Serenissimi’ che la notte tra l’8 e il 9 maggio di 17 anni fa occupò per alcune ore il campanile di San Marco, a Venezia. Per arrivare all’indipendenza del Veneto – progetto che sente suo attraverso la militanza ancora nel ‘Serenissimo Governo Veneto‘- Viviani dice che la via militare “non è percorribile. La strada è quella politica. Serve un progetto politico e prima o poi arriveremo all’obiettivo”. Riguardo agli arresti di Fausto Faccia e Flavio Contin, altri due ‘Serenissimi’ì, nell’inchiesta di Brescia, Viviani dice che “non hanno capito che bisogna portare avanti un discorso politico”. Poi il discorso si sposta anche sugli esiti della consultazione online a favore dell’indipendenza veneta: “Sono segnali che il popolo è stanco. Vuole risposte e lo Stato non le dà”. In lui sono ancora vivi tutti i passaggi di quella notte di 17 anni fa: dal ‘sequestro’ del ferry boat per portare un camper e un tank in Piazza, alla salita sul campanile, alla conclusione con il blitz dei Gis dei carabinieri e gli arresti dei componenti della “Veneta Serenissima Armata”.
IL PRECEDENTE
Quando nel ’97 occuparono Piazza San Marco a Venezia

A quasi diciassette anni di distanza la storia di ripete, o quasi. L’operazione di stanotte ricorda la vicenda dell’assalto al campanile di San Marco da parte di un gruppo di 8 cosiddetti ‘Serenissimi’ nella notte tra l’8 e il 9 maggio del 1997. A pochi giorni dalla ricorrenza del bi-centenario della caduta della Serenissima, il 12 maggio 1797, ‘occuparono’ piazza San Marco e il campanile di San Marco issando la bandiera con il Leone di San Marco. Il gesto eclatante voleva essere la dimostrazione simbolica di alcune rivendicazioni indipendentiste. I Serenissimi, partiti dal padovano con un camion che trasportava un autocarro artigianalmente trasformato da mezzo blindato, giunsero, poco dopo mezzanotte, all’imbarcadero dell’Actv del Tronchetto, per imbarcarsi poi su un ferry boat. Vestiti con tute mimetiche e armati di un vecchio mitra, residuato bellico della seconda guerra mondiale, ma funzionante. Salirono a bordo del ferry boat di linea dell’Actv con il finto autoblindo e lo dirottarono su piazza San Marco. Giunti nella piazza, alcuni dei partecipanti all’azione l’occuparono simulando di tenerla sotto tiro con l’”autoblindo“, mentre il resto del gruppo, scardinando la porta, salì in cima al campanile di San Marco. Qui fu issata la bandiera con il leone alato, simbolo della Serenissima Repubblica di Venezia, gesto dimostrativo che era l’obiettivo della azione.
L’intenzione dei Serenissimi era quella di occupare il campanile fino al 12 maggio, bicentenario dell’abdicazione del Maggior Consiglio della Repubblica Veneta ai francesi, e per questo si erano portati anche dei viveri. La sera stessa il sindaco di Venezia, Massimo Cacciari, andò a parlamentare con i manifestanti per cercare una mediazione, ma senza successo. Il mattino dopo alle 8.15, gli uomini del Gis dei Carabinieri giunti dalla Toscana, si misero in azione. Un gruppo di militari occupò la piazza arrestando i serenissimi che erano a bordo del tanko, altri Carabinieri scalarono il campanile e in pochi minuti entrando e arrestando tutti i partecipanti all’azione. Il processo ai Serenissimi si concluse con assoluzioni, patteggiamenti e condanne.
LE REAZIONI
Salvini: “Siamo alla follia, domenica in piazza”

Un’azione, quella della magistratura bresciana, aspramente contestata dalla Lega Nord. “Aiutano i clandestini, cancellando il reato di clandestinità, liberano migliaia di delinquenti con lo svuota-carceri, e arrestano chi vuole l’indipendenza. Siamo alla follia. Se lo Stato pensa di fare paura a qualcuno, sbaglia”: è stato questo il commento su Facebook del segretario federale del Carroccio Matteo Salvini, che ha annunciato una manifestazione “domenica prossima a Verona alle ore 18 per protestare contro gli arresti e l’indagine anti-indipendentista” (leggi).

martedì 1 aprile 2014

LO SCUDO ACUSTICO

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Dopo i vari proiettili di gomma,gas lacrimogeni letali(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2011/10/i-gas-lacrimogeni-uccidono.html ),taser,manganelli,spray al peperoncino e tutta la violenza e la cattiveria sbirresca ecco un nuovo strumento che renderà sempre più pericoloso manifestare il proprio dissenso,solidarietà e comunque poter scendere in strada per difendere i propri diritti:è arrivato lo scudo acustico.
Direttamente dagli Usa,sempre sul pezzo per quanto riguarda materiale inibente della lotta,ecco che lo scudo acustico permette alle polizie di creare collassi respiratori a chi si vuole fermare grazie a delle onde sonore a bassa frequenza che producono un soffocamento temporaneo.
Ovviamente i produttori di questa che può essere considerata un'arma non fanno sapere i possibili danni oltre che a breve soprattutto a lungo termine,in quanto l'importante è vendere ed usare,mentre a chi subisce questi strumenti di persuasione inibitoria non gliene frega niente a nessuno:articolo preso da Infoaut.

Stati Uniti:scudi acustici per"soffocare"i manifestanti.

Oltre ai laser, taser, proiettili di gomma, lacrimogeni e spray urticanti, la polizia degli Stati Uniti dispone dello scudo acustico di Raytheon. La Raytheon Company è una delle aziende più importanti nel settore della difesa statunitense, altamente specializzata nella costruzione di missili, radar e sensori. Nel 2011, quando le proteste di Occupy Wall Street si erano diffuse a macchia d'olio e di giorno in giorno crescevano in forza e determinazione, l'azienda ha presentato il brevetto dello “scudo trasportabile a pressione non-letale”. Si tratta di uno scudo in dotazione della polizia che emette onde sonore a bassa frequenza che hanno lo scopo di inibire i manifestanti. Le onde, agendo sull'apparato respiratorio degli esseri umani, generano una fastidiosa sensazione di difficoltà respiratoria e, aumentando l'intensità delle onde, potranno produrre un soffocamento temporaneo. Secondo i piani della Raytheon, in caso di problemi legati alla gestione della piazza, è sufficiente che un primo cordone di poliziotti protetti dagli scudi acustici avanzino facendo strada ai colleghi: disperdere li manifestanti sarà facile come non mai. Inoltre, se gli scudi vengono collegati tra di loro, si potrebbe ottenere un muro acustico che ne aumenta l'efficacia in maniera esponenziale.
Di fatto nessuno studio appropriato è stato condotto per verificare i rischi a lungo termine comportati dall'uso di questi mezzi, la Raytheon si è limitata ad assicurare che le onde sonore emesse non sono così potenti, dunque qualora un manifestante “collassi per mancanza di ossigeno al cervello, i suoi timpani resterebbero illesi”. Un'affermazione del tutto deleteria che non considera affatto i vari fattori (per esempio la durata dell'esposizione) e i rischi che corrono le persone che si trovano dall'altra parte dello scudo.