lunedì 21 novembre 2016

TORNA L'INCUBO DEFLAZIONE

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L'articolo odierno parla di economia e di macroeconomia parlando della deflazione,un calo generale dei prezzi che tuttavia non è così un buon segnale anche se per i portafogli sempre meno pieni ed a breve termine è un sollievo.
Al contrario a lungo termine è preoccupante questo fatto ed al contrario dell'inflazione che è l'aumento dei prezzi questo stato di cose frutto della decennale crisi è complice di licenziamenti e della sovrapproduzione che non giova all'economia come descritto nel redazionale di Contropiano(torna-la-deflazione ).

Torna la deflazione, l’economia è ferma.
Parlare dei dati sull'inflazione non sarà divertente, ma chiarisce alcune dinamiche economiche e sociali abbastanza decisive. Perché permettono di misurare la distanza abissale tra “narrazione” governativa e realtà empirica.
E stamattina l'Istat ha dato la sua mensile informazione sullo stato delle cose nel mondo dei prezzi,sottolineando con garbo che siamo di nuovo in piena deflazione, dopo l'illusione di settembre, che aveva fatto sperare nel contrario.
Che i prezzi non salgano – nella media – potrebbe sembrare una buona cosa, specie se i salari sono fermi o addirittura in calo. E dal punto di vista del lavoratore dipendente con pochi soldi è certamente una buona cosa.
Ma sul piano macroeconomico è l'esatto contrario. Se i prezzi non salgono gli imprenditori non investono, perché significa che i consumi di massa sono fermi o in calo. Dunque, non c'è spazio per produrre di più. Al massimo si può puntare a sostituire alcuni prodotti con altri…
Nel mese di ottobre 2016, dice l'Istat, “l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività (NIC) diminuisce dello 0,1% su base mensile e dello 0,2% su base annua (la stima preliminare era -0,1%) mostrando nuovamente tendenze deflazionistiche dopo la ripresa (+0,1%) di settembre”.
A determinare ancora una volta il calo è il prezzo dei prodotti energetici, trainati dal petrolio. Il quale – mediamente – non cala più, anche se ovviamente presenta sbalzi di prezzo quotidiani che su base mensile tendono a tracciare una linea piuttosto piatta.
Ma sono soprattutto i prodotti alimentari (specificamente i “non lavorati”, -0,4%, da +0,4% di settembre) a dare la cifra della crisi dei consumi di massa, ovviamente alimentata dai bassi salari e dalla pesante disoccupazione reale (ricordare sempre che i criteri statistici ufficiali riconoscono come “occupato” chi lavora anche una sola ora in una settimana).
Stesso discorso per i Servizi ricreativi, culturali e della cura della persona; la cui crescita si azzera dal +0,6% di settembre. Del resto, se si contraggono i bisogni primari (alimentari), a maggior ragione lo faranno quelli, diciamo così, “non essenziali” per la semplice sopravvivenza.
Una conferma diretta viene dai cosiddetti “prodotti ad alta frequenza di acquisto”, il famoso “carrello della spesa”, ossia i beni di primissima necessità, che aumentano solo dello 0,1% in termini congiunturali (su base mensile) e registrano invece una crescita su base annua stabile ad appena lo 0,2%.
Ne deriva che l'inflazione di fondo scende velocemente, passando in un solo mese dal +0,5% di settembre allo 0,2 del mese successivo.
Dunque, dice l'Istat, l'inflazione acquisita per il 2016 risulta pari a -0,1%.

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