venerdì 2 ottobre 2015

CHE NAZIONALE TIFA UNO DELL'ULSTER?

James-McClean-main
L'idea dell'articolo odierno che parla prevalentemente di calcio ma con dietro una storia di politica che se non fosse spiegata sarebbe inutile proseguire,è partita leggendo un articolo preso da Senza Soste riguardo i"dilemmi"di un ragazzo dell'Ulster che non riesce a tifare né l'Irlanda del Nord ma nemmeno l'Irlanda.
Tra le righe ci sono casi di giocatori nordirlandesi che hanno preferito giocare nell'Irlanda come Darren Gibson e James McClean,e proprio la storia di quest'ultimo viene proposta come secondo contributo e la foto sopra rappresenta un momento molto discusso in quanto durante il match amichevole dello scorso luglio tra il suo West Bromwich ed il Richmond Kickers(squadra statunitense)si girò durante l'inno inglese(http://tuttoscommesse2013.blogspot.it/2015/07/la-storia-di-james-mcclean-poppy-ed.html ).
Questo era il secondo smacco al Regno Unito visto che già per due volte in occasione del Remembrance Sunday(la commemorazione delle vittime di guerra inglesi che cade durante la seconda settimana di novembre)rifiutò di appuntarsi sulla maglia il Poppy,il papavero simbolo dell'evento.
Inutile dire lo scandalo che questi episodi provocarono in Gran Bretagna,con fischi dei tifosi e minacce di morte:questo si collega al ragazzo dell'articolo sopra,entrambi di Derry,centro indiscusso di alcune tra le lotte più accese in Ulster e teatro del Bloody Sunday,e delle scelte professionali o dei semplici tifosi di tifare o meno per qualcosa che non dovrebbe nemmeno esistere.
 
Essere del nord e tifare la Repubblica d’Irlanda non è una scelta.
 
 
Eravamo tutti seduti in ufficio e stavamo guardando le qualificazioni all’Europeo 2016.
Lafferty segna l’1-1 all’Ungheria. Ho sobbalzato.
Va bene, forse ci sono state anche due o tre imprecazioni.
Un ragazzo nato a nord che non è felice per i successi dell’Irlanda del Nord, non è un po’ strano?
No, per niente. Non è strano perché io, ragazzo di Derry, ho a che fare con l’Irlanda del Nord tanto quanto ha a che farci una ragazza di Cork.

Il goal di Lafferty che aggancia il pareggio con l’Ungheria nei minuti di recupero.
Mettiamo le cose in chiaro: non c’è nemmeno odio. Non provo nessun rancore verso la squadra di O’Neill e le imprecazioni erano soltanto in ambito calcistico, della serie “perché a noi Germania, Polonia e Scozia e a loro Romania, Ungheria e Isole Fær Øer?”. A guidarci era la semplice paura che in questo Europeo la faranno da padrona le “piccole” e noi non saremo tra quelle.
Sembra che tra irlandesi e nordirlandesi ci siano dei problemi di comprensione: noi non tifiamo la Repubblica d’Irlanda perché è una squadra migliore e più preparata, anche perché soprattutto negli ultimi anni lo è a malapena.
Non abbiamo scelto di tifare la Repubblica d’Irlanda per motivi politici – o almeno, la maggior parte di noi.
Non abbiamo scelto di tifare la Repubblica d’Irlanda neanche per qualche motivo nazionalistico o per una gara di “irlandesità”.
Si tratta solamente di un qualcosa che hai nel sangue, non lo hai scelto tu. Quando nasci in determinate comunità cresci in questo modo. L’Irlanda del Nord è solamente l’altra squadra, quella squadra di cui non ti deve interessare niente.
Non si tratta di un boicottaggio politico o nazionalistico e non è nemmeno perché non mi piaccia il loro calcio. Semplicemente non mi interessa e non ce la farei mai a guardare tutta una partita della nazionale di O’Neill.
Sono felice dei successi dell’Irlanda del Nord? Non lo so, non mi importa.
Certo, non mi dispero quando ottengono dei buoni risultati ma è la stessa sensazione di quando fa bene il Galles. Quando nella mia nazionale lo cose non vanno troppo male sono felice dei successi anche altrui ma adesso che l’Irlanda del Nord è molto vicina alla qualificazione agli Europei ed è molto probabile che l’Irlanda ne rimarrà fuori io non potrei mai essere contento e fare il tifo per il Nord. Loro non hanno niente a che fare con me.

James McClean e Darron Gibson.
A supportare la mia tesi ci sono anche i casi di James McClean (centrocampista del West Bromwich Albion) e Darron Gibson (centrocampista dell’Everton), entrambi nati a Derry ed entrambi giocatori della nazionale della Repubblica d’Irlanda. Hanno più volte affermato che l’idea di giocare per la nazionale nordirlandese non ha mai e poi mai sfiorato le loro menti. Loro sono irlandesi.
E come James e Darron la pensano la maggioranza delle persone a Derry perché non è il loro paese e non solo non ci giocherebbero e non la tiferebbero, ma non hanno neanche il minimo interesse a controllare i risultati a fine partita.
Se avessi saputo giocare a pallone ma le mie possibilità di giocare per la nazionale irlandese fossero state zero avrei accettato di indossare la casacca dell’Irlanda del Nord? Sì, probabilmente sì. Lo avrei fatto come lo fanno tutti quei ragazzi inglesi che scelgono di giocare per la nazionale irlandese. A quel punto mi interesserebbe giocare per una nazionale e poter provare a giocare un Mondiale o un Europeo anche se non è quella del mio paese. Non c’è niente di sbagliato in questo.
Ho un amico di infanzia che lavora in Germania per Adidas e l’altro giorno mi raccontava che aveva ricevuto come regalo dall’azienda un completino dell’Irlanda del Nord. “È veramente bello, lo uso sempre per il calcetto. Ti immagini però girarci per Derry?”.
Ecco, il punto sta tutto in quel “ti immagini girarci per Derry?”. Nessuno ti picchierebbe o ti appenderebbe per le gambe, ma è semplicemente qualcosa che non si fa.
Tempo fa, quando lavoravo a Belfast, ho vissuto per anni con un tifoso dell’Irlanda del Nord che era cresciuto ad un’ora da casa mia. Durante lo scandalo del goal di mano di Henry nel 2009 stavamo guardando la partita insieme, lui si mise a ridere e il giorno dopo attaccò una maglietta della Francia in ufficio.
Nessuno dei due è stato mai particolarmente impegnato in politica e nessuno dei due ha uno spiccato nazionalismo, questo è semplicemente il calcio.
Dove è nato lui si tifa Irlanda del Nord, dove sono nato io, 50 km più in là, la Repubblica d’Irlanda.
Non è stata una scelta.
E non lo sarà mai.
8 settembre 2015
 
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La Storia Di James McClean: Poppy ed Inno Inglese.
 
 
 
 
James McClean è l’esterno sinistro del West Bromwich: nato nel 1989 a Derry (Nord Irlanda), è cattolico e quando ha dovuto scegliere una nazionale ha preferito essere naturalizzato per giocare nell’Eire.
Per la verità la sua carriera con la nazionale inizia con l'U21 del Nord Irlanda.
A livello di club inizia a giocare con la squadra locale (il Derry City), per poi trasferirsi nel 2011 al Sunderland dove rimane 3 anni.
Poi trasferimento al Wigan, prima di firmare per il West Bromwich nel 2015.

 LA PARENTESI A DERRY: THE TROUBLES E BLOODY SUNDAY
Il suo primo club, come detto, fu il Derry City.
Il club della città di Derry venne fondato nel 1928.
Nonostante la città faccia parte dell'Irlanda del Nord, dal 1985 è iscritto alla FAI League(campionato irlandese) per motivi di ordine pubblico(in realtà politici e religiosi).
Dal 1928 al 1985, il club faceva parte della First Division nord irlandese.
Poi nel 1971, a causa del conflitto nord irlandese, il club fu trasferito a Coleraine (50 km da Derry).
Conflitto nord irlandese che va sotto il nome di "The Troubles"(oltre 3000 morti) vide come epicentro delle proteste proprio la città di Derry dove, dopo una notte di scontri particolarmente violenti, sul muro di una casa di St.Columb's Well, all'entrata del Bogside (il principale quartiere cattolico della città), comparve una scritta destinata a entrare nella storia del conflitto e che si può vedere ancora oggi, nonostante rimanga in piedi solo il muro: "You are now entering Free Derry" e cioè "State entrando nella Derry libera".
Lo spostamento nel campionato irlandese quindi fu dovuto al fatto che Derry è una città a maggioranza cattolica e i cattolici in Nord Irlanda venivano discriminati e difficilmente riuscivano a trovare lavoro(basti pensare che nella stessa Derry le circoscrizioni elettorali erano disegnate in modo tale da non permettere ai cattolici di venire eletti).
Sempre a Derry, 1972, si consumò il famoso "Bloody Sunday" in cui l'esercito britannico sparò all'impazzata sui manifestanti cattolici(uccidendo 13 persone).
Dunque per evitare disordini il club venne trasferito.
Il terreno di gioco storico è il Brandwell Stadium(7700 spettatori).
Gli unionisti chiamano Londonderry la città di Derry.
Da sottolineare che sia a Derry che a Belfast ci sono muri e pareti che separano i quartieri cattolici da quelli protestanti.

IL RIFIUTO DELLA NAZIONALE NORD-IRLANDESE
Dunque McClean pur essendo in realtà di Derry quindi nord irlandese si sente a tutti gli effetti irlandese.
Non sentendo suo Windsor Park(casa del Linfield e della nazionale nord irlandese), si rifiutò d'indossare la maglia del Nord Irlanda, Trapattoni ai tempi ct dell'EIRE (2012) lo convocò per la nazionale maggiore irlandese(cattolica ed indipendente) scatenando l'ira dei protestanti nord irlandesi che lo minacciarono di morte.
Ma del resto, secondo McClean, "ogni buon cattolico starebbe mentendo se afferma di sentirsi a casa, vedendo tutte quelle Union Jack e ascoltando le canzoni ed i cori quando gioca la nazionale del Nord Irlanda".

IL RIFIUTO D'INDOSSARE IL POPPY CONTRO IL SUNDERLAND(2012) E IL  BOLTON (2014)
Nel 2014 durante il derby del Lancashire tra Bolton e la sua squadra di allora (il Wigan), fece notizia perchè era l’unico a non avere il poppy cucito sulla maglia.
Quel simbolo che, ogni anno nella seconda settimana di novembre, viene esposto su tutte le maglie per il Remembrance Sunday, ossia il giorno in cui si ricordano le vittime britanniche delle guerre mondiali e delle successive.
Su tutte le maglie, tranne una: quella di McClean.
Per la verità, già nel 2012, al Sunderland si era rifiutato d'indossarlo.
L’irlandese era consapevole di attirarsi le antipatie del pubblico, ma si è sentito in dovere di scrivere al presidente del Wigan Dave Whelan una lettera per spiegare il motivo del suo gesto, qualche giorno prima della partita:

Caro Mr.Whelan,
Ho voluto scriverle, prima di avere un confronto di persona, per spiegarle le ragioni del mio non indossare il papavero sulla maglia nella partita contro il Bolton.
Provo totale rispetto verso chi ha combattutto ed è morto in entrambe le guerre mondiali – molti nati in Irlanda.
Mi è stato detto che suo nonno Paddy Whelan, nato a Tipperary, era uno di loro.
Piango per la loro morte come ogni altra persona rispettabile e se il papavero fosse un simbolo unicamente dedicato ai caduti della prima e seconda guerra mondiale mi piacerebbe indossarne uno.
Voglio che sia chiaro al 100%. Lei deve capirlo.
Ma il papavero è usato per ricordare le vittime di ogni altro conflitto dal 1945 e qui è da dove comincia il mio problema.
Per le persone del nord dell’Irlanda come me, e specificamente per quelle di Derry, teatro del Bloody Sunday massacre del 1972, il papavero ha preso un significato molto differente. La prego di capire, Mr Whelan, che quando vieni da Creggan come me o dal Bogside, Brandywell o dalla maggior parte dei posti intorno a Derry, ogni persone vive ancora nell’ombra di uno dei più cupi giorni della storia d’Irlanda – anche se come me sei nato quasi vent’anni dopo quell’evento. È parte di cosa siamo, radicato in noi sin dalla nascita.
Mr Whelan, per me indossare un papavero sarebbe stato un gesto irrispettoso verso le persone innocenti che hanno perso le loro vite negli scontri – e specialmente nel Bloody Sunday – allo stesso modo di come in passato sono stato accusato di non rispettare le vittime della prima e seconda guerra mondiale
Sarebbe apparso come un atto di mancanza di rispetto verso quelle persone; verso la mia gente.
Non sono un guerrafondaio, o un anti-britannico, o un terrorista o qualsiasi altra cosa di cui sono stato accusato nel passato. Sono un ragazzo tranquillo, credo che tutti dovrebbero vivere fianco a fianco, a prescindere dalle loro credenze religiose o politiche, che rispetto e chiedo alle persone, in cambio, di rispettare le mie.
Dall’anno scorso, sono un padre e voglio che mio figlio cresca in un mondo di pace, come ogni altro familiare.
Sono molto orgoglioso delle mie radici e semplicemente non posso fare qualcosa che credo sia sbagliato. Nella vita, se sei un uomo devi alzarti in piedi per le cose in cui credi.
So che potrebbe non essere d’accordo con quello che sento ma spero davvero che capirà le mie ragioni.
Come proprietario del club per cui sono orgoglioso di giocare, credo che dovevo queste spiegazione sia a lei che ai tifosi. Sinceramente.
Puntualmente, McClean è stato fischiato sonoramente ogni volta che ha toccato palla nei 35’ giocati durante il derby.

INNO INGLESE IGNORATO

Passato al West Bromwich, il 19 Luglio 2015, prima di un'amichevole estiva negli Stati Uniti, che il suo West Bromwich ha giocato e vinto (anche con un suo gol) contro il Richmond Kickers: ha voltato le spalle alla bandiera inglese durante l'inno nazionale, quel "God Save The Queen" che odia e non sente suo e da cui ha deciso di dissociarsi pubblicamente.
L'opinione pubblica inglese si è scatenata nuovamente contro McClean e i tabloid gli dedicano aperture furiose.
Il suo allenatore Tony Pulis si era raccomandato prima dell'inizio della stagione, dopo averne caldeggiato l'acquisto dal Wigan.
Sui social i tifosi inglesi lo massacrano, intimandogli di rinunciare allora ai soldi dell'ingaggio di squadre inglesi di Premier League e di tornarsene in Irlanda del Nord, nulla rispetto alle foto di proiettili postategli qualche anno fa.
I fischi spesso gli arrivano anche dai suoi stessi tifosi e la sua nuova stagione in Premier inizia nel peggiore dei modi per lui.

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