domenica 25 ottobre 2015

ARMARSI DI TESTA

L'articolo preso dal blog del poliziotto scrittore Riccardo Gazzaniga parla dell'esperienza quotidiana di un tutore dell'ordine che parla in maniera coscienziosa dell'uso della pistola e delle armi in generale che devono essere utilizzate solo in casi estremi e da gente qualificata a farlo.
Tra le varie riflessioni la sua stessa ammissione di voler lasciare la propria arma di ordinanza in un luogo sicura appena smette il turno lavorativo,ma anche il fascino ed il senso di potere che si prova a maneggiarla e la consapevolezza che quella forza è distruttiva,potenzialmente mortale.
Ed invita a non armarsi,non ricorrere all'acquisto di pistole e fucili per difendersi perché è il primo step per cacciarsi nei guai vista la legge e le dinamiche dei tentativi di furto:ci sono apposta dei professionisti da chiamare nel caso si assista a furti o rapine,sperando siano capaci di essere all'altezza di queste situazioni.
Purtroppo non è sempre così e molti post di questo blog parlano di errori commessi da polizia ed affini,e di come queste disattenzioni più o meno consapevoli portino a conseguenze serie o alla morte,e che il grado di impunità verso chi commette questi atti è molto elevato.
Comunque questi appelli(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2015/10/pistole-e-pistola.html )che non sono suggerimenti ma vere e proprie incitazioni ed esortazioni a difendersi a qualunque prezzo e danno sono fatti da gente disturbata mentalmente,e non posso far altro che mio invece l'appello di Gazzaniga a demandare le situazioni di potenziale pericolo a chi è realmente in grado di poterle risolvere,armando soprattutto la testa.

Ricordo bene la prima volta che mi consegnarono la pistola d'ordinanza, alla fine del primo corso in Polizia.
Aveva un suo strano fascino. Pesante, scura, un insieme di congegni perfetti, efficaci, micidiali.
Era una Beretta, ovviamente, perché mezzo mondo usa pistole italiane. Armi che rappresentano un' eccellenza tutta nostra, perché non fanno quasi mai cilecca, risentono poco delle condizioni atmosferiche, non necessitano di grandi cure.
I primi giorni la pulivo sempre,... la mia Beretta.
La osservavo con riverenza, perché per mesi ci avevano insegnato come maneggiarla e, soprattutto, quanto temerla. Gli istruttori ci avevano fatto il lavaggio del cervello: i controlli di sicurezza sempre doppi, per non sbagliare. L' arma mai rivolta contro qualcuno, nemmeno scarica, nemmeno per scherzo.
Mai.
Più di un mese a fare operazioni «in bianco» senza caricatori e pallottole, prima di andare in poligono. E, una volta lì, concentrati, in silenzio, qualsiasi movimento con la pistola rivolta al bersaglio. Ricordo che quando la guardavo, mi trasmetteva un oscuro senso di forza, invulnerabilità. Qualsiasi cosa mi fosse capitata, qualsiasi situazione mi si fosse presentata davanti, io avevo una pistola.
La tenevo con me in servizio e fuori, complicata da nascondere sotto i vestiti, impossibile da mettere in uno zaino per il rischio folle di perderla, farsela rubare, dimenticarla nel bagno di qualche bar. L' ho portata con me per qualche mese, giusto il tempo di rifletterci su. Poi basta.
Oggi la prendo solo per lavorare o in situazioni particolari, ma non vedo l' ora di riporla in una cassetta di sicurezza.
Eppure, sui social, vedo una smania di armarsi, di essere pronti a difendersi, persone tranquillissime che magnificano i loro piccoli arsenali privati, piccoli Tex Willer che non vedono l'ora di usare i loro cannoni.
E per farci cosa?
Io vado in direzione contraria e vi dico: lasciate perdere le pistole.
"E se vedi una rapina e sei disarmato?" mi chiedono spesso.
Prendo il telefono - grande arma - chiamo i miei colleghi, che hanno armi e dotazioni adeguate a intervenire.
Se riesco seguo la situazione a distanza, mentre sono a telefono con la sala operativa.
Oppure uso un' altra arma, la penna,e segno le informazioni utili.
Se ho tempo scatto una foto: basta una targa o un dato fisico, per arrivare a una persona, senza travestirsi da Ispettore Callaghan.
"Ma se entri in banca e c' è una rapina a mano armata?".
La pistola non servirebbe a nulla. Non potrei mai ingaggiare una sparatoria al chiuso, con il rischio di coinvolgere persone inermi. Avete idea di quanti rimbalzi può fare un proiettile prima di fermarsi da qualche parte?
Tanti.Troppi.
"Ma se vengono i ladri a casa?".
In qualsiasi abitazione puoi trovare oggetti per difenderti, senza utilizzare un' arma letale, magari di notte, magari al buio. Troppo grande il rischio di colpire un parente o un ladro disarmato o uno che scappa: per la legge italiana un uomo che fugge, anche armato, non rappresenta più una minaccia. Sparandogli, si risponde di omicidio. Questa è la situazione più frequente perché, nella stragrande maggioranza dei casi, un ladro scoperto scappa e basta, consapevole che qualsiasi altro gesto aggraverebbe il reato di cui risponderà.
"Ma potresti mirare alle gambe per fermarlo!".
Certo, come no, se sei un attore di Hollywood. Nelle gambe ci sono punti vitali e, comunque, già può essere complicato centrare una sagoma a dieci metri di distanza, a quindici diventa arduo. Figurarsi colpire lo spazio ristretto di una gamba. Per non parlare di tiro in corsa o da una macchina, pura fantascienza.
Ragazzi, il punto è questo: nella grande maggioranza dei casi utilizzare una pistola contro una persona è l' anticamera di enormi problemi, drammatici errori, tragedie gigantesche.
Senza contare la mole di incidenti causati da chi non ha la competenza per gestire un'arma e i furti in cui sono le armi non adeguatamente custodite a venire rubate, dalle case e finire proprio nelle mani dei criminali.
Una ricerca del 2007 stimava che in Italia 12 persone su 100 fossero in possesso di armi: molto meno che in Svizzera, Francia, Germania, Inghilterra. Enormemente meno che negli Stati Uniti, dove 88 persone su 100 possedevano un' arma da fuoco.
Non è con i cittadini armati e con le armi da fuoco in casa che si garantisce sicurezza.
La soluzione non è la corsa all'arsenale casalingo, ma il contrario: limitare al massimo le armi, lasciarne la disponibilità a chi ha la competenza e la conoscenza per usarle. Investire sule forze dell' ordine e su chi, per dare sicurezza, lavora ogni giorno.
Un lavoro che si fa poco con le pistole e molto con la prevenzione, il controllo del territorio, le attività investigative, l'impegno quotidiano reso complicato dai tagli di risorse di governi che affrontano questi argomenti solo sull'onda di fatti tragici ed eclatanti..
«Se nella prima scena del dramma, c' è un fucile appeso alla parete, questo dovrà sparare nell'ultimo atto» diceva Cechov.
Per questo, nel mondo reale, fucili e pistole lasciamoli agli attori della sicurezza, lontano dagli spettatori.

(La versione originale di questo mio articolo, leggermente modificata per questo post, è stata pubblicata su Repubblica due anni fa).
riccardogazzaniga.com

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