mercoledì 21 marzo 2018

L'INCOMBENTE OMBRA DI GHEDDAFI SU SARKOZY(E NON SOLO?)


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Un ex Presidente della Repubblica in stato di fermo per 48 ore,solamente domani mattina si saprà se Sarkozy verrà liberato o se comparirà davanti ad un giudice,non accade tutti i giorni e soprattutto in Francia,dove vabbeh una volta tagliavano la testa ai governanti ma è un'altra epoca ed i protagonisti sono cambiati.
Le enormi prove con le quali si è arrivati a questo vedono l'ombra dell'ex raìs Gheddafi e delle sue sostanziose donazioni al pure ex Ministro dell'Interno che ottenne fior di quattrini per la sua ascesa all'Eliseo salvo poi bombardare ed uccidere qualche anno più tardi chi lo aveva aiutato(vedi anche:madn in-guerra-sventolando-sorridenti-il.tricolore e madn rais ).
L'articolo porta nomi e cognomi,incarichi e modalità con le quali enormi giri di denaro giravano dalla Libia alla Francia con destinatario finale Sarkozy,e chissà se questa faccenda avrà degli sviluppi internazionali che potrebbero riguardare l'Italia,articolo di:contropiano il-sistema-sarkozy .

Il sistema Sarkozy.

di  Giustiniano Rossi 
Da stamane, 20 marzo, l’ex presidente della Repubblica francese Nicolas Sarkozyviene interrogato dai poliziotti dell’Ufficio centrale per la lotta contro la corruzione e le infrazioni finanziarie e fiscali, nel quadro di un’informazione giudiziaria aperta nell’aprile 2013 riguardo al finanziamento della sua campagna presidenziale, nel 2007, da parte di Muhammar Gheddafi. I tre giudici incaricati dell’inchiesta hanno accumulato centinaia di documenti e testimonianze in proposito.

La storia dei rapporti fra Sarkozy e la Libia comincia nell’ottobre 2005, quando l’allora ministro dell’Interno nel governo Villepin effettua una visita a Tripoli. Gheddafi lo riceve nella sua tenda. Due degli intimi di Sarkozy, Claude Guéant e Brice Hortefeux, stabiliscono strette relazioni con i servizi segreti libici. Sarkozy è eletto, il 6 maggio 2007. Nel dicembre 2007 Gheddafi monta la sua tenda nei giardini dell’hôtel Marigny, a Parigi, ricevuto in visita ufficiale da Sarkozy.

Nel febbraio 2011 il governo libico reprime un’insurrezione a Bengasi.Sarkozy è il primo capo di Stato a riconoscere il Consiglio Nazionale di Transizione libico e a reclamare un intervento armato, nel quadro di una coalizione internazionale,per sostenerlo. Su Euronews, Saif, uno dei figli di Gheddafi, dichiara che «bisogna che Sarkozy restituisca il denaro accettato dalla Libia per finanziare la sua campagna elettorale». L’ONU autorizza i bombardamenti della Francia sulla Libia. La guerra dura sette mesi. Gheddafi e un altro dei suoi figli sono uccisi in circostanza mai chiarite.

Dopo la guerra Bechir Saleh, capo di gabinetto di Gheddafi, arrestato, fuggito in Tunisia, viene aiutato dall’ambasciatore di Francia a Tunisi a raggiungere Parigi, quindi il Niger e, infine, il Sudafrica. Fra i due turni delle presidenziali del 2012 il sito di informazione Mediapart pubblica un documento ufficiale libico del 2006 relativo ad un accordo che dispone il finanziamento della campagna del 2007 di Sarkozy con 50 milioni di euro. Per la magistratura, il documento sembra autentico.

La procura di Parigi apre un’inchiesta. Nel corso degli anni vengono fuori nomi e testimonianze di una serie di strani personaggi, che sembrano comporre il «sistema Sarkozy». Questi signori viaggiano da un aeroporto all’altro muniti di borse piene di soldi. Sono Ziad Takieddine, intermediario commerciale , Alexandre Djouhri, uomo d’affari, Bechir Saleh, intermediario nella vendita di armi, Claude Guéant, segretario generale dell’Eliseo, Brice Hortefeux, ministro delle Collettività territoriali, Moussa Koussa, capo dei Servizi segreti libici, Abdallah Senoussi, Capo del Servizio di informazioni militari libici, Choukru Ghanem, ex capo del governo libico e ministro del petrolio, Bagdhadi Mahmoudi, ex primo ministro libico, Abdallah Senoussi, capo dei Servizi segreti libici, Khaled Bugshan, uomo d’affari saudita e l’avvocato d’affari malese Siva Rajendram.

Fra tutti costoro esiste un circuito finanziario complesso, al qualegli investigatori si interessano da ormai cinque anni, che potrebbe essere stato utilizzato anche per altre transazioni. Sarkozy, finora, ha respinto sdegnosamente ogni addebito. Il suo fermo puo’ durare 48 ore, fino a giovedi’ mattina, quando potrebbe essere presentato ai giudici per essere indagato o essere rimesso in libertà. Un’esperienza originale per il «primo poliziotto di Francia», titolo che spetta a quanti, come lui, sono stati ministri dell’Interno.

IL CPA DI FIRENZE SUD RIMANE DOV'E'


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Non è passato nemmeno un giorno dall'articolo che riguardava l'utilizzo travisato delle leggi antiterrorismo in Spagna per colpire e censurare la libertà di espressione(madn liberta-despressione-compromessa-in spagna )che subito in Italia i trombati del Pd che hanno fatto più che fiasco alle elezioni mostrano i muscoli volendo sgomberare il Cpa Firenze sud,reo di avere ospitato l'ex brigatista Barbara Balzerani che ha presentato il suo ultimo libro.
Al di là della falsa retorica attorno all'esecuzione di Aldo Moro e della glorificazione ostentata delle vittime(casotto per poco anche per Biagi a Modena)qui si parla di azioni reazionarie che non hanno segnato solamente la Spagna ma che si sta diffondendo in tutta Europa.
Perché l'Ue vuole fare tacere chi parla canta dal coro,soprattutto se sono compagni e se cercano di aprire le menti sulle faccende che riguardano la politica,l'economia e la società,la verità non l'ha in tasca nessuno ma solo il fatto di tentare di uscire dalla disinformazione coatta dei regimi può dire censura e galera.
Se si cominciano a fare tacere le persone poi si comincia a chiudere le case editrici e a bruciare i libri,la memoria proprio non insegna niente:articolo di contropiano.org dove una frase è lampante,"questo spostamento nell’area della destra forcaiola e reazionaria non ha salvato il PD dalla disfatta delle ultime elezioni politiche,perché notoriamente tra la copia e l’originale alla fine vince sempre l’originale".

Il Centro Popolare Autogestito non si tocca!

di  Rete dei Comunisti 
Il consiglio comunale di Firenze ha votato a larga maggioranza lo sgombero del Centro popolare autogestito di Firenze sud. Il Sindaco Nardella, quello che di fronte all’omicidio razzista di Idy Diene si preoccupava delle fioriere rotte e non della vita spezzata di un lavoratore, ha portato in consiglio la proposta di chiusura del CPA sull’onda della campagna stampa di questi giorni di commemorazione del rapimento di Aldo Moro.

La presentazione dell’ultimo libro di Barbara Balzerani e le sue legittime prese di posizione sulla lettura di quegli anni da parte degli organi di regime, sono diventate occasione per portare l’ennesimo attacco ad una realtà sociale di primaria importanza nella vita politica e culturale di Firenze.

Colpire il CPA per aver promosso la presentazione di un libro, addossando ad esso la responsabilità delle parole di Barbara significa far fare un ulteriore passo in avanti alle logiche di repressione preventiva del dissenso. Oggi si tenta di chiudere i pochi luoghi dove questa attività è ancora possibile, domani si chiederà la chiusura delle case editrici che pubblicano libri scomodi, come fece il defunto scrittore Antonio Tabucchi, anch’esso di area “democratica”, quando attaccò la Feltrinelli per la pubblicazione del primo libro di Barbara, “Compagna Luna”.

Il PD è perfettamente allineato alla svolta reazionaria in atto in tutta l’Unione Europea, dove le politiche repressive contro ogni forma di dissenso sono sempre più all’ordine del giorno, come dimostra Rajoy in Spagna, che negli ultimi anni applica sistematicamente il codice penale franchista contro la satira e la creatività, sempre ovviamente in funzione “antiterrorista”.

Ma questo spostamento nell’area della destra forcaiola e reazionaria non ha salvato il PD dalla disfatta delle ultime elezioni politiche, perché notoriamente tra la copia e l’originale alla fine vince sempre l’originale.

La Rete dei Comunisti è al fianco dei compagni e delle compagne del CPA di Firenze e si mette a disposizione per le future mobilitazioni, se le prese di posizione del consiglio comunale di Firenze si dovessero tradurre in atti concreti.

Rete dei Comunisti

martedì 20 marzo 2018

LIBERTA' D'ESPRESSIONE COMPROMESSA IN SPAGNA

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Già poco tempo fa si era discusso sul preoccupante numero di persone incriminate in Spagna prendendo come scusante le legge antiterrorismo per stroncare la libertà di espressione e di fare satira nello Stato(madn lodio-giustificato-nella-musicae.perseguito )riferendosi soprattutto ai testi musicali. Amnesty International ha denunciato questo fatto e messo sotto accusa l'articolo 578 del codice penale spagnolo che tratta di apologia del terrorismo per chiunque se la prenda con vittime quasi sempre provocate dall'Eta(c'è una potente lobby in Spagna dei parenti delle vittime che è una sorta di setta intoccabile e fascista):altro caso è che si parli male dei reali.

L'articolo(contropiano spagna-legge-antiterrorismo )parla di esempi(Carrero Blanco domina dall'alto la classifica)e di numeri di denunce e di arresti in un clima di caccia alle streghe di stampo medievale,senza dimenticarci che fino a poco più di quarant'anni fa ufficialmente la Spagna era sotto un regime fascista ed ufficiosamente lo è ancora.

Spagna: legge antiterrorismo per stroncare satira e creatività.


La Spagna – spiega Amnesty  – è l’emblema della tendenza che vediamo in diversi Stati europei di limitare l’espressione col pretesto della sicurezza e togliere diritti con la scusa di difenderli”. A seguire una canzone contro Carrero Blanco – su cui fece un bel film Gillo Pontecorvo – e il commento (ripresi da www.antiwarsongs.org) più altri materiali.


Un rapporto diffuso oggi da Amnesty International ha denunciato l’aumento esponenziale del numero delle persone che contravvengono alla severa normativa in vigore in Spagna, che vieta l’apologia del terrorismo e la denigrazione delle vittime del terrorismo nel contesto di un continuo attacco alla libertà d’espressione.
Il rapporto, intitolato Twitta…se hai coraggio: come la legge antiterrorismo limita la libertà d’espressione in Spagna”, denuncia che decine di utenti dei social media, musicisti, giornalisti e persino burattinai sono stati processati per motivi legati alla sicurezza nazionale. Tutto questo ha avuto un effetto paralizzante e ha creato un ambiente in cui si ha sempre più paura di esprimere idee alternative o fare satira controversa.
Mandare in carcere chi fa musica rap per i testi delle canzoni e mettere fuorilegge la satira politica dimostra quanto in Spagna sia diventato ristretto il perimetro di ciò che è considerato accettabile sui social media”, ha dichiarato Esteban Beltrán, direttore di Amnesty International Spagna.
Non si dovrebbe finire sotto processo semplicemente per aver detto, twittato o cantato qualcosa che potrebbe essere sgradevole o scioccante. La legge spagnola, di estesa applicazione e formulata in modo vago, sta portando al silenzio la libertà di parola e stroncando l’espressione artistica”, ha proseguito Beltrán.
In base all’articolo 578 del codice penale spagnolo, chi abbia fatto apologia del terrorismo o denigrato le vittime del terrorismo o i loro parenti – in questa vaga formulazione – rischia una multa, il licenziamento dal settore pubblico e persino il carcere. Il numero delle persone incriminate sulla base di questo articolo è cresciuto da tre nel 2011 a 39 nel 2017. Negli ultimi due anni le condanne sono state quasi 70.
Dal 2014, quattro operazioni coordinate di polizia – chiamate “Operazioni Spider” – hanno portato all’arresto di decine di persone che avevano postato messaggi sui social media, in particolare su Twitter e Facebook. L’avvocato Arkaitz Terrón ha denunciato di essere stato “trattato come un terrorista” per nove tweet, uno dei quali spiritoso, sull’assassinio da parte del gruppo armato Eta (Paese basco e libertà) di Luis Carrero Blanco, primo ministro dell’era-Franco, nel 1973. Accusato di apologia del terrorismo, è stato successivamente assolto.
Un altro uomo, J.C.V., è stato condannato a un anno di carcere con sospensione della pena per 13 tweet: L’obiettivo è di diffondere nella popolazione un clima di autocensura. Con me ci sono riusciti”, ha dichiarato ad Amnesty International.
Nel 2017 Cassandra Vera, una studentessa di 22 anni, è stata condannata a un anno con sospensione della pena per denigrazione delle vittime del terrorismo anche attraverso un tweet ironico sempre sull’assassinio di Carrero Blanco, risalente a 44 anni fa: L’Eta non solo aveva una politica sulle auto di Stato, ne aveva una anche sul programma spaziale”. L’attentato dell’Eta scagliò 20 metri in aria l’automobile su cui era a bordo il primo ministro. A seguito della condanna ha perso la borsa di studio universitaria e le è stato vietato di essere assunta nel settore pubblico per sette anni.
Tra coloro che hanno preso le difese di Cassandra c’è anche la nipote di Carrero Blanco, che ha dichiarato di “aver paura di una società in cui la libertà d’espressione, per quanto sgradevole, potrebbe portare al carcere”. La sua dichiarazione, presentata dalla difesa al processo, non ha avuto alcun effetto, dato che la legge è applicabile a prescindere da cosa pensino le vittime del terrorismo o i loro familiari. Fortunatamente, all’inizio del marzo 2018, la Corte suprema ha annullato la condanna.
Sebbene la minaccia del terrorismo sia assai concreta e per proteggere la sicurezza nazionale possa in alcune circostanze costituire motivo per limitare la libertà d’espressione, la normativa ampia e formulata in modo vago contro l’apologia del terrorismo e la denigrazione delle vittime sta stroncando la libertà artistica.
Nel dicembre 2017 12 rapper del collettivo “La insurgencia” sono stati multati, condannati a due anni e raggiunti dal divieto di lavorare nel settore pubblico a causa di testi considerati apologetici verso i Grapo (Gruppi di resistenza antifascista 1° ottobre). Hanno presentato appello contro la condanna. Si tratta solo di alcuni di molti artisti incriminati sulla base dell’articolo 578.
Persino i giornalisti che vogliono documentare il giro di vite causato dall’articolo 578 finiscono per esserne vittime. Un documentarista è stato incriminato per aver intervistato persone che erano state processate per apologia del terrorismo.
Sebbene dopo gli attentati di Parigi del 2015 e le minacce del terrorismo internazionale l’articolo 578 sia stato ulteriormente ampliato, la grande maggioranza dei procedimenti avviati si riferisce a gruppi armati locali smantellati o inattivi, come l’Eta e il Grapo.
Nel settembre 2018 è prevista l’attuazione in tutta l’Unione europea di una direttiva sulla lotta al terrorismo, che presenta il problematico concetto di apologia come un esempio di espressione che può essere criminalizzata. La lezione che dovrebbe arrivare dal caso spagnolo è che reati vagamente formulati come l’apologia del terrorismo e la denigrazione delle vittime minacciano seriamente il diritto alla libertà d’espressione.
La Spagna è l’emblema della preoccupante tendenza che vediamo in diversi stati europei, di limitare indebitamente l’espressione col pretesto della sicurezza nazionale e togliere diritti con la scusa di difenderli”, ha dichiarato Eda Seyhan, campaigner di Amnesty International su contrasto al terrorismo e diritti umani.  Rappare non è un reato, fare un tweet spiritoso non è terrorismo e organizzare uno spettacolo di marionette non dovrebbe portarti in carcere. I governi devono difendere i diritti delle vittime del terrorismo senza limitare la libertà d’espressione in loro nome. Chiediamo che la drastica legislazione spagnola sia abrogata e che le accuse mosse contro tutti coloro che hanno semplicemente espresso le loro opinioni siano ritirate”.
Ulteriori informazioni
Il Parlamento spagnolo dovrebbe esaminare nel mese di marzo una proposta di emendamento all’articolo 578. Proposte di legge simili a quella spagnola sono state presentate in Belgio e in Olanda.
Si veda il rapporto “Pericolosamente sproporzionate: lo stato di sicurezza nazionale sempre più imponente in Europa”, pubblicato da Amnesty International nel 2017:
https://www.amnesty.org/en/latest/news/2017/01/eu-orwellian-counter-terrorism-laws-stripping-rights-under-guise-of-defending-them/
Il 20 ottobre 2011 l’Eta ha proclamato un cessate il fuoco permanente seguito nel 2017 dal disarmo. I Grapo sono inattivi dal 2007.
Il rapporto Twitta…se hai coraggio: come la legge antiterrorismo limita la libertà d’espressione in Spagna“. (in inglese)
da qui


Ante, ante ¿Quien hizo volar al almirante??
Jueves antes de almorzar,
Carrero tenía que ir a rezar,
pero no pudo ir a rezar,
porque tenía que volar.

Así voló, Carrero voló,
así voló, muy alto llegó,
así voló, Carrero voló,
así voló, muy alto llegó.

Siendo Carrero ministro naval,
su único sueño fue siempre volar…
Hasta que un día ETA militar,
hizo su sueño por fin realidad.

Un petardito
hizo estallar, PUM
y hasta un tejado PUM,
le hizo saltar.

Carrero voló, voló, voló
y desde lo alto del tejado cayó
Carrero voló, voló, voló
y desde lo alto del tejado cayó

Y voló, voló, Carrero voló
Y voló, voló , Carrero cabrón.

Ho come il vago sospetto che l’inserimento in una raccolta di “canzoni contro la guerra” di una canzoncina, poi divenuta quasi popolare, che si rallegra, e non poco, di un attentato dinamitardo costato la vita sì alla vittima designata – la quale era un grandissimo pezzo di merda – ma anche ad un povero autista che aveva come unica colpa quella di guidare la macchina del pezzo di merda in questione, possa provocare qualche discreto “sturbo” in molte anime non-violente, pacifiste a oltranza eccetera. Beh, lo capisco. Come capisco che l’attentato fu organizzato e portato a termine dall’ETA, il che potrà provocare anche maggiori sturbi. Chi ha ancora un barlume di memoria avrà già capito che il pezzo di merda in questione si chiamava Luis Carrero Blanco; era il successore designato di Francisco Franco, suo strettissimo collaboratore fin dal “pronunciamiento” del 1936 che provocò la guerra civile spagnola (un milione di morti), cattolicissimo avallatore di tutti i massacri e di tutte le fucilazioni e garrote del Caudillo eccetera, eccetera. D’accordo, d’accordo, l’ETA che lo tolse di mezzo il 20 dicembre 1973 con la “Operación Ogro” (“ogro” significa “orco” in spagnolo; tale Carrero Blanco era!) sarebbe un gruppo “terrorista”, ma c’è sempre da chiedersi: chi erano e sono i veri terroristi? Quaranta e rotti anni di terrore in Spagna, chi li ha messi in atto? Sono domande. Ognuno avrà ovviamente le sue risposte. Intanto ne do una io, che magari potrà accendere ulteriori controversie in questo sito felicemente multilaterale; ed è una risposta molto semplice. Talvolta, per essere davvero “contro la guerra”, la guerra bisogna farla. La fecero, in Spagna, coloro che combatterono per tre anni contro il franchismo e furono sconfitti nel sangue. La fece anche chi organizzò l’attentato a Carrero Blanco, che interruppe il processo di continuità del regime e senz’altro affrettò sia la morte di Franco (neanche due anni dopo) e la fine del suo regime sanguinario, che era una guerra continua contro l’umanità e la vita. Luis Carrero Blanco era uno degli uomini più odiati di Spagna; a distanza di anni non vengono scritte canzoni come questa, perdipiù subendo rapidamente un processo di “popolarizzazione”, se non c’è un vero e profondo odio. Una canzone di una terribile, carognesca presa in giro, oltretutto; come se lo sarà guadagnato quel’odio, Carrero? In nome della “pace” sempre e comunque, acritica e non di rado codarda, è la guerra che trionfa. Al potere, sin dai tempi della “Pax Romana” di Ottaviano Augusto, la pace è sempre piaciuta tanto: la pace di far quello che vuole. Anche Mussolini fu glorificato a lungo per aver “pacificato” l’Italia, tranne poi mandare il Paese alla rovina per fare la guerra. E anche lo stesso Francisco Franco non fu, in fondo, un “pacifista” quando si rifiutò di entrarvi, in quella guerra mondiale?
La “pace” di uomini come Carrero Blanco è sintetizzata perfettamente in un’affermazione che fece poco prima di essere scagliato nell’eternità: “Se in Spagna si capirà finalmente che tutti quelli che scendono in strada a fare confusione devono essere ricevuti a colpi di fucile dalla polizia, finirà il disordine.” [RV]
https://www.antiwarsongs.org/canzone.php?id=7812&lang=it 


2 anni e 6 mesi, questa è la pena in cui potrebbe incorrere una studentessa ventunenne dell’università di Murcia.  Al carcere andrebbero poi sommati altri 3 anni di libertà vigilata.
L’arma del delitto? Una tastiera. Cassandra, questo il nome della ragazza,  salirà sul banco degli imputati a causa di alcuni tweet in cui ironizzava sulla morte  del generale franchista Carrero Blanco, pubblicati sul suo profilo @kira_95 tra il 2013 e il 2016.
A renderlo pubblico è stata lei stessa attraverso i social network il 10 Gennaio; immediatamente i giornali hanno ripreso la notizia e molti utenti del web si sono schierati dalla sua parte. L’hashtag #carreroblanco è diventato in poche ore trending topic.
Anche Carrero Blanco ritornò al futuro con la sua auto?
Film: Tre metri sopra il cielo. Produzione: ETA films. Direttore: Argala. Protagonista: Carrero Blanco. Genere: corsa spaziale”.
URSS Yuri Gagarin vs. SPAIN Carrero Blanco”.
Questi sono solo alcuni dei tweet pubblicati da Cassandra, possono far ridere o meno, persino essere bollati come di cattivo gusto, ma credo non ci sia alcun dubbio sulla natura ironica di ognuno di essi.
L’accusa che viene imputata alla studentessa è quella di umiliazione di vittime del terrorismo”.
La questione è spinosa e pone interrogativi a cui è difficile trovare una risposta: posto che ETA è stata un’associazione terroristica, un “aspirante dittatore” è un po’ meno vittima rispetto alle oltre 800 persone uccise dal gruppo basco  durante i 50 anni di attività?
Probabilmente alcuni risponderanno di sì, altri di no, ma non è questo il punto. È innegabile che la pena sia del tutto sproporzionata e che in Spagna dopo l’entrata in vigore della legge conosciuta come “Ley Mordaza la libertà di espressione stia subendo crescenti limitazioni…
da qui
Il diciannove gennaio scorso é stata la volta di Cesar Strawberry, cantante del gruppo hardcore Def con Dos. In seguito a sei tweet di natura ironica che avevano come oggetto ETA, GRAPO (gruppo armato di resistenza antifascista che agiva in Spagna durante il franchismo) e di nuovo Carrero Blanco, Strawberry é stato condannato anche ad un anno di carcere, sette di inabilitazione assoluta, più uno di libertà vigilata, per aver, similmente a Cassandra, esaltato il terrorismo ed umiliato le sue vittime.
In generale in Spagna nel 2016 sono state condannate ben trenta persone per aver commesso “esaltato l’ETA” attraverso le reti sociali (13). Venticinque nel 2015. Cifre che testimoniano una repressione ai limiti dell’assurdo, specie se le si confronta con quelle relative agli anni in cui l’ETA agiva ancora (due condanne nel 2011, ultimo anno di attività ufficiale dell’ETA). Condanne che rappresentano un colpo gravissimo alla libertà di espressione ed all’oppressione della libertà in rete, fornendo un precedente gravissimo anche al di fuori dei confini spagnoli.
Tra le forze in parlamento, solo Unidos Podemos (ed i relativi partiti della confluenza) ha contestato la condanna di Cassandra. In particolare Compromis ha proposto di insultarla. Assolutamente ambiguo l’intervento del partito socialista che pur rispettando la sentenza, auspica timidamente una revisione della legge che vi é dietro. Molto chiaro é stato al contrario l’appoggio alla sentenza da parte del Partito Popolare, attualmente al governo. Quest’episodio fornisce una misura della destra spagnola: una destra reazionaria e culturalmente obsoleta che non solo non rinnega la sua continuità storica con il franchismo, ma puntualmente se la rivendica.
Veemente invece é stata l’onda di tweet durata l’intera giornata di mercoledí che ha portato in alto le tendenze #yosoycassandra #cassandralibre e #twitteramordazado (14), dove migliaia di utenti hanno espresso la loro contrarietà alla sentenza e soprattutto si sono scagliati contro l’immobilismo del partito socialista. Il giudizio infatti costituisce un’offensiva rivolta a tutti coloro che utilizzano Twitter come spazio per esprimere indignazione, un fenomeno molto comune in Spagna, più che in altri paesi europei. Proprio a partire da qui esprimiamo la nostra solidarietà a Cassandra e rivendichiamo la rete come spazio di libera circolazione delle opinioni, oltre che di produzione del conflitto.
da qui
i tweet di Cassandra:
La Justicia considera que los tuits de Cassandra suponen desprecio, deshonra, descrédito, burla y afrenta a personas que han sufrido el terrorismo y sus familiares. Asimismo, la Audiencia Nacional ha ordenado borrar los mensajes de la red social.
– “ETA impulsó una política contra los coches oficiales combinada con un programa espacial” (29 de noviembre de 2013)
– “Película: A tres metros sobre el cielo, Producción: ETA films. Director: Argala. Protagonista: Carrero Blanco. Género: Carrera espacial” (20 de diciembre de 2013)
– “Kissinger le regaló a Carrero Blanco un trozo de la luna, ETA le pagó el viaje a ella” (5 de abril de 2014)
– “Si hacer chistes de Carrero blanco es enaltecimiento del terrorismo…” (28 de abril de 2014)
– “Perdone usted, @GcekaElectronic, un respeto por el gran Carrero, la estación internacional de la ETA puso todo su esfuerzo” (8 de julio de 2014)
– “¿Ya no puedo hacer chistes de Carrero Blanco?” (30 de junio de 2015
– “Elecciones el día del aniversario del viaje espacial de Carrero Blanco. Interesante” (4 de septiembre de 2015)
(Junto a la imagen de espaldas del héroe del cómic Spiderman viendo surcar por entre los edificios un vehículo largo: “Spiderman VS Carrero Blanco” (22 de septiembre de 2015)
– “Carrero Blanco también regresó al futuro con su coche? #RegresoAlFuturo” (21 de octubre de 2015)
Junto a una imagen del atentado en el que perdió la vida Luis Carrero Blanco y dos imágenes que recrean el momento de la explosión y la trayectoria ascendente de su vehículo oficial: “Feliz 20 de diciembre” (20 de diciembre de 2015)
Junto a la imagen de un astronauta con la cara de Carrero Blanco, en la superficie lunar y la bandera de la dictadura franquista, publica este mensajes: “20D” (el mismo día que el anterior)
Junto con la imagen del astronauta ruso Yuri Garatin y el rostro del almirante Carrero Blanco publica este mensaje: “URSS VS SPAIN @URSS vs SPAIN. URSS Yuri Gagarin VS SPAIN Carrero Blanco” (21 de diciembre de 2015)
Junto con una imagen del atentado y otra que recrea la trayectoria ascendente del coche oficial en el que iba Carrero Blanco: “Contigo quiero volar, para poder verte desde el cielo en busca de lo imposible que se escapa entre mis dedos” (cada línea, terminada con corcheas musicales). (16 de enero de 2016)
da qui
* Il tuttoè stato ripreso da http://www.labottegadelbarbieri.org

lunedì 19 marzo 2018

LE RIPICCHE DI RINAUDO

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Nei giorni dell'immediatezza del voto elettorale ultimo diverse città italiane avevano visto scendere per le strade molti antifascisti protestare contro i presidi ed i convegni delle compagini di estrema destra,coccolate da sbirrame sia che fossero in hotel che in piazza.
A Torino(madn torino-stana-cagapovnd )ci fu un corteo che sbeffeggiò questura e gli stessi cagapovndisti presenti con il loro leader Di Stefano all'Nh hotel in centro,ed il solito zelante Pm Rinaudo che ce l'ha a morte con chi difende la democrazia(vedi:madn rinaudo-come-belpietro )e sempre in prima linea contro i No Tav,ha ordinato misure cautelari nei confronti di sette persone (due in carcere)che hanno presenziato alla manifestazione contro le merde neofasciste.
Un accanimento chirurgico contro soprattutto Askatasuna e i compagni che si prodigano nelle lotte non solo a Torino ma che solidarizzano con altre realtà italiane e mondiali,una ripicca per le figuracce della polizia mentre chi dovrebbe essere in galera è libero di manifestare le proprie ignoranti e pericolose idee.
Articolo di Infoaut(antifascismonuove-destre ).


Torino. Arresti e misure restrittive per gli Antifa (aggiornato).

7 le prequisizioni che hanno avuto luogo stamane contro altrettante/i antifascite/i che hanno partecipato alla manifestazione contro Casa Pound del 22/02/2018 "Chi semina odio raccoglie tempesta! Lanciamo la rete staniamo Di Stefano".

Stamattina perquisizioni e misure cautelari per chi aveva preso parte al corteo antifascista del 22 febbraio scorso. Le persone coinvolte sono sette, tra loro uno studente delle scuole superiori, due studentesse universitarie, un carpentiere e un barista. Alcuni sono militanti del centro sociale Askatasuna impegnati nei comitati anti-sfratto. Per due è stato predisposto l’arresto in carcere, uno ai domiciliari mentre i restanti sono sottomessi a obbligo di firma. Una delle persone sottoposte a misura cautelare è tutt’ora irrintracciabile.

Sfidando freddo e intemperie centinaia di persone si erano riunite per un corteo improvvisato che aveva l’intenzione di contestare il comizio del partitino neo-fascista Casa pound. I neo-fascisti si erano barricati in un hotel a quattro stelle a propagandare la loro guerra tra poveri non potevamo restare in silenzio a pochi giorni dall’attentato neo-fascista di Macerata. Accoltellamento, attentati, finanziamenti occulti, amicizie che contato. Che le istituzioni italiane non vogliano fare nulla contro i neo-fascisti è sotto gli occhi di tutti. Centinaia di agenti in tenuta anti-sommossa si erano allora schierati per difendere il comizio elettorale di Di Stefano e soci. Nessun rimorso, nessuna ipocrisia da parte nostra. Quel comizio era un’indecenza. Abbiamo fatto la sola cosa che era giusta da fare: tentare di raggiungerlo per contestarlo.Il nuovo questore di Torino aveva fatto una figura non proprio brillante e anche i fascisti di Casa pound, a quanto riferisce la stampa, avevano piagnucolato con la polizia sul fatto che gli antifascisti erano arrivati troppo vicini alla sala del convegno. Persino l'ex-premier Matteo Renzi aveva chiesto pene esemplari per i manifestanti. Lamentele che hanno trovato orecchie attente in procura con il PM Rinaudo che fatto scattare in fretta e furia l’operazione contro i giovani che erano scesi in piazza. La legge, insomma, non è poi tanto uguale per tutti, soprattuto se il processo lo fa in diretta televisiva il segretario del Partito democratico.

La guerra tra poveri è l’ultima arma che resta a un sistema marcio per provare a salvarsi. Non ci stiamo e mai ci staremo a restare immobili davanti agli utili idioti che vomitano odio per fini elettorali e per il proprio tornaconto personale.

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Qui l'intervento di Dana del Centro sociale Askatasuna ai microfoni di Radio onda d'urto

“Il PM, Antonio Rinaudo, ha richiesto l’arresto per tutti i compagni e le compagne dell’Askatasuna, ottenendo la misura del carcere per due di loro, uno dei quali si trova gia in detenzione, l’altro invece non è ancora stato rintracciato, – dice Dana, del Cs Askatasuna – sono state respinte le accuse verso una giovane compagna e verso la maestra Lavinia, che ha perso il lavoro, la questura avrebbe voluto concludere la propria vendetta facendola pure arrestare.”

Il tutto si inserisce in un clima di repressionerepressione che da anni viene fatta nella città di TorinoTorino.“Dal 2011 in poi, dai fatti della Val Susa e la grande marcia del 3 luglio, c’è stata una sperimentazione, un laboratorio di repressione dettato dalla necessità di piegare quel movimento.” Centinaia sono stati i processi e gli arrestiarresti. Parallelamente alla repressione del movimento NoTav la repressione si è spostata anche sulle lotte che vengono svolte nella città di Torino.
“C’è una grossa partita che noi giochiamo consapevoli del nostro ruolo, dei nostri limiti e della nostra forza. Continuando ad avere la volontà di portare contraddizione e provocazione e portare il conflitto dove ha senso che ci sia. E’ l’ennesima operazione per la quale siamo ampiamente preparati e pronti per reagire.”

domenica 18 marzo 2018

UN'ALTRA MORTE PER MANTENERE IL "DECORO" NELLE CITTA'


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Lo scorso giovedì Madrid è stata teatro di una morte provocata dalla polizia che stava controllando documenti di alcuni venditori ambulanti presso il centrale quartiere di Lavapiés,e il trentacinquenne senegalese Mmame Mbage è deceduto per un arresto cardiaco nel tentativo di fuggire da questi controlli.
Che avvengono su scala europea e non solo nelle capitali e nelle città più grandi ed importanti per il turismo,una sorta di allontanamento coatto dei poveri e chi vive in condizioni di disagio portati via dai salotti buoni delle città.
L'articolo di Infoaut(precariato-sociale )racconta questa vicenda che si sta moltiplicando come detto a tutta l'Europa e che in Italia conosciamo fin troppo bene(madn i-decreti-fascisti-di-minniti ).

Madrid. Rivolta dopo la morte di un venditore ambulante per mano della polizia

Ieri, intorno alle ore 17, a Calle de Oso, nel centrale barrio de Lavapiés, quartiere multietnico della capitale spagnola, un venditore ambulante è morto probabilmente di infarto nel tentativo di scappare dalla polizia per un controllo dei documenti.
Madrid. Rivolta dopo la morte di un venditore ambulante per mano della polizia.

Si chiamava Mmame Mbage, 35 anni, di origine senegalese e sprovvisto di documenti.

Dopo l' accaduto, si è formato un presidio spontaneo di migranti amici della vittima e attivisti delle realtà territoriali per denunciare la sempre più frequente persecuzione da parte delle forze di Polizia verso i venditori ambulanti.
Intorno alle 21 si sono verificati diversi momenti di tensione tra centinaia di persone e le forze dell'ordine che hanno riposto con diverse cariche e uso di lacrimogeni contro i manifestanti fino a Calle de Embajadores. La situazione si è protratta per diverse ore.

L' episodio di ieri è riconducibile al clima repressivo che accomuna sempre di più le città europee: una ricerca spasmodica della “legalità” a cui siamo abituati e che si ripercuote ovunque con le stesse dinamiche di violenza istituzionale a danno degli “indecorosi”.

Nel frattempo è stato indetto un altro presidio per la giornata di oggi alle ore 18 a Piazza Nelson Mandela in solidarietà a Mmame.

venerdì 16 marzo 2018

MARIELLE FRANCO



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L'esecuzione della politica Marielle Franco,assassinata con più colpi alla testa in un vero e proprio agguato tesole al ritorno da una manifestazione per le donne nere delle favelas in cui ha perso la vita anche il suo autista,sembra ricalcare quella di un'altra donna assassinata per la sua lotta per i più deboli,l'hondureña Berta Caceres uccisa a marzo di due anni fa(madn lassassinio-di-berta-caceres ).
Da sempre femminista e militante del PSOL(Partito del Socialismo e Liberdade),era consigliera del comune di Rio de Janeiro e responsabile della commissione d'inchiesta sulle violenze compiute dall'esercito nelle favelas,fatto già noto da decenni con veri e propri squadroni della morte e aumentate con l'insediamento del golpista Temer che ha deposto la legittima Presidente Dilma Rousseff e che ha tolto tutti i poteri(anche quello di essere nuovamente candidato)all'ex Lula.
L'articolo(popoff rio-uccisa-la-consigliera )parla della cronaca e della sollevazione popolare che questo assassinio ha provocato non solo a Rio ma in tutto il Brasile,e come spesso accade in quella zona anche in tutto il Centro e Sud America.

Rio, uccisa la consigliera che denunciava gli abusi di polizia.

Marielle Franco, femminista e militante del Psol e consigliera comunale a Rio uccisa col suo autista: aveva appena denunciato la violenza della polizia nelle baraccopoli

di Checchino Antonini
E’ morta Marielle Franco, consigliera comunale del Psol a Rio: aveva appena denunciato, sabato scorso, le brutalità della polizia militare brasiliana nell’Iraja, nelle baraccopoli dove la polizia e gli squadroni della morte scorazzano, ed è stata uccisa con le modalità tipiche dell’esecuzione.molto attiva contro le diseguaglianze e la violenza nelle favelas carioca. Marielle, 38 anni, è stata uccisa con quattro colpi di pistola alla testa: una vera esecuzione. I sicari hanno anche ucciso il suo autista e ferito lievemente una sua assistente, che si trovava al suo fianco sul sedile posteriore dell’auto. La polizia ha rinvenuto sul luogo del duplice omicidio 9 bossoli. La vittima aveva partecipato ad un evento in sostegno delle giovani donne nere delle favelas. Il giorno prima di essere uccisa, Marielle aveva scritto sul suo profilo Twitter: «Ancora un omicidio che potrebbe entrare nel conto di quelli compiuti dalla polizia militare. Matheus Melo stava uscendo dalla chiesa. Quanti altri devono morire prima che finisca questa guerra?». La giovane consigliera aveva anche criticato pesantemente l’operato della polizia militare nelle favelas di Rio, definendo il corpo speciale incaricato per queste operazioni «battaglione della morte, che uccide i nostri giovani».

Marielle era uscita da un evento politico (“Jovenes negras moviendo la estructura”) quando, nelle vicinanze della sede del Comune, sono stati esplosi numerosi colpi di pistola da un’automobile che ha affiancato il suo veicolo. Gli assassini si sono dati poi alla fuga. Nel febbraio scorso era entrata a fare parte della commissione comunale che monitorava l’intervento delle Forze Armate nella città, voluto dal Presidente golpista Temer. Solo 3 giorni fa, Marielle aveva denunciato il coinvolgimento di alcuni elementi della polizia di Rio negli omicidi di alcuni giovani della città.

Il 16 febbraio, il governo federale brasiliano, quello guidato dal golpista Temer, ha dato carta bianca alla polizia locale di Rio in una fase di particolare violenza delle bande. Finora non ci sono indicazioni di miglioramento della sicurezza in città.

Il PSOL (Partito del Socialismo e Liberdade), aderente alla IV Internazionale come l’italiana Sinistra Anticapitalista) denuncia con dolore l’omicidio politico di Marielle Franco, consigliera comunale di Rio de Janeiro. «Marielle aveva appena denunciato l’azione brutale e truculenta della Polizia Militare del 41° distretto, nell’Irajá,  favela di Acari», ribadisce il comunicato che esprime anche i sospetti sull’azione criminale.

La notizia compare anche nell’edizione internazionale del Guardian che correda la pagina con un pezzo su come il ruolo crescente dei militari del Brasile nella repressione alimenta, in realtà, i timori dei poveri. Richard Nunes, capo della sicurezza pubblica di Rio, ha detto che ci sarà una “investigazione completa”. Il ministro della sicurezza pubblica del Brasile, Raul Jungmann, ha detto che la polizia federale aiuterà a indagare sulla sua uccisione.

Due funzionari della polizia hanno riferito all’Associated Press che due uomini in auto hanno sparato nove colpi contro il veicolo che trasportava la popolare consigliera di 38 anni e il suo autista, Anderson Pedro Gomes. Un funzionario della stampa sul sedile posteriore è rimasto ferito, ma è sopravvissuto. Perché era Marielle l’obiettivo dei killer, cinque dei nove colpi hanno raggiunto il suo corpo. Una donna femminista di colore che aveva conquistato il quinto voto più alto tra i membri del consiglio comunale quando è stata eletta nel 2016. Lottava contro gli abusi di polizia e per i diritti della comunità Lgbt.

Partecipava alla Marcia Mondiale delle Donne Nere (un quarto del proletariato brasiliano) ed era responsabile della commissione di inchiesta sulla violenza perpetrata dall’esercito e dalla polizia contro i giovani afro-discendenti. Franco era anche conosciuta per il suo lavoro sociale negli slum dov’era nata e vissuta. Era al suo primo mandato in carica. Il suo partito ha annunciato una marcia venerdì per protestare contro la violenza a Rio. Migliaia di persone hanno partecipato ai funerali. In molte città del Brasile e al WSF, il social forum mondiale in corso a Salvador, si stanno raduni «per chiedere che venga fatta tutta la luce su questa sommaria esecuzione di un attivista che non ha mai smesso di combattere la militarizzazione della città imposta dal governo golpista di Michel Temer», fa sapere il militante svizzero Paolo Gilardi.

Uno degli articoli più recenti di Marielle è “O novo semper vem” che ripercorre la lotta dal 1975 per i diritti sociali delle donne nere è stato pubblicato da Le Monde diplomatique. Può anche essere consultato, in portoghese sul sito del PSoL.

« In tutto il mondo lo è, ma lo è ancor di più in un Paese che sta vivendo una reazione particolarmente violenta da parte di un governo putschista che ha la ricetta di sempre per affrontare i gravissimi problemi sociali che vive il paese: legge e ordine – così scrive Antonello Zecca nell’articolo che il sito di Sinistra Anticapitalista dedica alla compagna trucidata – sei un abitante delle favelas di Rio de Janeiro? Bene, allora devi mettere nel conto di finire abusato, torturato, ammazzato dalle forze dell’ordine (loro), perché il fatto stesso di abitare quei luoghi è indice di potenziale criminalità e pericolo per la società. Insomma, un problema da risolvere per le vie spicce».

L’ex presidente brasiliano Luiz Inacio Lula da Silva ha duramente condannato l’omicidio della consigliera comunale di sinistra di Rio de Janeiro, Marielle Franco, ed ha chiesto al governo e alle forze armate di «rendere conto alla popolazione» su quanto accaduto. «Tutto ciò è abominevole, esigiamo che il governo di Rio e le forze armate rendano conto alla società, trovando i colpevoli. Se è stata la polizia, sarà ancora più facile scoprirli. Ci vuole molta solidarietà per sconfiggere questa violenza», ha detto Lula. L’ex presidente ha poi definito la giovane consigliera comunale assassinata «una politica coraggiosa».

«Questi nuovi omicidi si inquadrano nel momento politico che vive in Brasile dopo il Golpe di Temer contro la legittima Presidente Dilma Rousseff – scrive Marco Consolo, responsabile Esteri del Prc -un golpe fortemente voluto dalle oligarchie politiche e padronali, alleate all’imperialismo statunitense, con l’obiettivo di restaurare i modelli neo-liberisti di esclusione sociale e di sfruttamento delle risorse naturali. Parte del golpe è anche il tentativo di impedire la candidatura presidenziale dell’ex-Presidente Lula alle prossime elezioni».

giovedì 15 marzo 2018

OTTO MESI DI SQUALIFICA PER UN GESTO STUPIDO E IGNORANTE


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Sulla squalifica inflitta al giocatore che fece il saluto fascista indossando la maglietta col tricolore dei repubblichini di Salò,i veri traditori dell'Italia durante la seconda guerra mondiale,si potrebbe parlare se sia eccessiva,giusta o minima,anche perché si parla di giustizia della Figc e non in ambito penale o civile(articolo di Popoff:saluto-fascista-a-marzabotto-8-mesi-di-squalifica ).
Farà un poco discutere comunque la decurtazione dai dodici agli otto mesi di squalifica,per via  dell'esclusione dell'aggravante della premeditazione,cosa tranquillamente non trascurabile visto che oltre il gesto compiuto a Marzabotto,città che con l'eccidio di Montesole ha pagato un'orribile prezzo in vite umane,c'era pure la maglietta sotto a quella della gara di chiaro stampo fascista(vedi anche:madn ecco-il-livello-sociale-nel-calcio italiano ).
Fatto sta che questo è un timido segnale che la federazione ha voluto dare al mondo del calcio italiano sempre più fucina(soprattutto gli spalti)di gesti e di provocazioni che non vengono punite sempre in maniera esemplare,sempre che vi sia una penalità.

Saluto fascista a Marzabotto, 8 mesi di squalifica

Saluto fascista a Marzabotto: patteggia 8 mesi di squalifica il calciatore che volle oltraggiare la cittadina dove i nazisti trucidarono centinaia di persone

di Ercole Olmi
Otto mesi di squalifica, con l’esclusione dell’aggravante della premeditazione. È quanto prevede l’accordo raggiunto oggi tra la difesa di Eugenio Maria Luppi, ex giocatore della squadra ’65 Futa, e la la Procura federale della Figc, che inizialmente aveva chiesto un anno di squalifica più l’interdizione all’accesso delle strutture federali. Il calciatore era a giudizio davanti al Tribunale federale territoriale perché il 12 novembre scorso, a Marzabotto, durante un incontro del campionato regionale dell’Emilia-Romagna di 2/a categoria, aveva esultato dopo una rete facendo il saluto romano, poi mostrò una maglia nera col tricolore della Repubblica di Salò. L’accordo nei prossimi giorni dovrà essere ratificato dai giudici del Tribunale e comunicato al giocatore, difeso dall’avvocato Alessandro Veronesi.

Qualche tempo più tardi, il tizio in questione ha provato a “guadagnare punti” postando delle scuse sulla pagina Facebook della sua società dell’epoca, il Futa 65 Loiano-Monghidoro:
"Ho lasciato passare un terribile messaggio di cui, ribadisco, sono totalmente pentito e dispiaciuto. So che nessuna mia parola potrà cancellare né il mio sconsiderato gesto, né il dolore che esso ha causato. Ma era mio dovere morale scusarmi. Dichiaro inoltre che la società 65 Futa e i miei compagni di squadra sono stati da me tenuti all’oscuro della maglia incriminata che portavo sotto quella da gioco e delle mie intenzioni di mostrarla fino a fatto compiuto".

Nel frattempo la notorietà conquistata col gesto squallido di Marzabotto non gli ha impedito di essere rilevato da un’altra compagine a cui, evidentemente, non fa alcuna impressione una simile “sportività”, si tratta del Borgo Panigale (Bologna), società di Promozione che ha messo sotto contratto Luppi nella sessione di calciomercato invernale, accordandosi con il calciatore per 350 euro al mese e dei bonus economici per ogni rete realizzata.

La strage di Marzabotto (dal maggiore dei comuni colpiti) o più correttamente eccidio di Monte Sole fu un insieme di stragi compiute dalle truppe nazifasciste in Italia tra il 29 settembre e il 5 ottobre 1944, nel territorio dei comuni alle pendici di Monte Sole in provincia di Bologna. Fu uno dei più gravi crimini di guerra compiuti contro la popolazione civile durante la II guerra mondiale. Le cifre delle vittime variarono da un minimo di mille a un massimo di 3200 sebbene confrontando i dati dell’anagrafe si raggiunse quella di 1830 (a cui si riferisce la medaglia d’oro del 1948).

STEPHEN HAWKING


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Chissà se l'astrofisico britannico Stephen Hawking ora stia viaggiando nello spazio come ha sempre sognato,per l'ateismo che lo ha sempre contraddistinto che non è mancanza d'amore,di passione e di capacità di sognare è un interrogativo cosmico.
Un genio,un'icona per il mondo dei disabili,un divulgatore che ha fatto capire concetti difficili anche al pubblico meno istruito,Hawking con la sua ironia e autoironia ha saputo andare oltre la sua infermità che la malattia gli ha imposto fin da giovane,e ci ha fatto comprendere che l'uomo è soprattutto la sua mente piuttosto che altro.
Un'intelligenza oltre i limiti,una capacità di tornare sui suoi passi studiando e approfondendo le scoperte che man mano la fisica e la cosmologia facevano durante gli anni,scoperte e intuizioni alcune delle quali sono state scritte nell'articolo proposto(left grazie-mr-hawking )e che sono fondamento per il futuro degli studi in queste materie.

Grazie Mr.Hawking, per la scienza, l’ateismo e la sua umanità.

di Pietro Greco 
È scomparso nella sua casa a Cambridge, all’età di 76 anni, l’astrofisico Stephen Hawking. Pubblichiamo il ritratto del grande scienziato che Pietro Greco ha scritto per Left (n.4 del 26 gennaio 2018). 

Lo scorso 8 gennaio Stephen Hawking ha compiuto 76 anni, battendo ogni record per un malato di Sclerosi laterale amiotrofica (Sla). Il giorno prima con la caratteristica voce metallica del suo computer, il fisico più famoso oggi al mondo, teorico della “quantum gravity”, cui a 21 anni è stata diagnosticata la terribile malattia degenerativa, ha tenuto una Reith Lecture al Royal Institute di Londra. Potrete ascoltare la versione integrale del suo intervento diviso in due sul canale Radio 4 della Bbc in altrettante trasmissioni in onda il 26 gennaio e il 2 febbraio. Ma alle 400 persone che lo ascoltavano in diretta, secondo quanto riportato dal quotidiano inglese The Independent, ha detto: «Il messaggio di questo mio intervento è che i buchi neri non sono così neri come li si dipingono. Non sono prigioni eterne, come un tempo si pensava. Le cose possono uscire da un buco nero in due modi: o tornando all’esterno o ritrovandosi possibilmente in un altro universo. Così, se senti di essere in un buco nero, non arrenderti: c’è sempre una via d’uscita».
Nell’incoraggiamento di questa persona che sta da più di mezzo secolo su una sedia a rotelle impossibilitato a muoversi, ma capace di pensare come pochi altri, c’è la sintesi perfetta della vita di Stephen Hawking: fisico teorico tra i maggiori esperti di buchi neri, intesi come oggetti cosmici, e uomo precipitato nell’abisso oscuro della Sla da cui da oltre cinquant’anni riesce, con un coraggio senza pari, a uscire continuamente.
Alla vita di Stephen Hawking sono stati dedicati libri, fumetti, video e film: tra questi ultimi, il famosissimo The Theory of Everything del 2014, diretto by James Marsh e interpretato da Eddie Redmayne. Ma Stephen Hawking è un grande autore di successo – il suo Dal big bang ai buchi neri. Breve storia dell’universo pubblicato da Rizzoli in Italia nel 1988 è stato ed è tuttora un bestseller mondiale – che ha scritto anche di se stesso: la Breve storia della mia vita, pubblicato in Italia da Mondadori nel 2013 è la sua autobiografia.
Ebbene, è difficile fare una sintesi di una vita così lontana dalla normalità e così complessa, una vita raccontata da tanti in tante occasione. Ma poiché merita di essere raccontata di nuovo – per i messaggi impliciti ed espliciti che contiene – possiamo scegliere di sintetizzarla in tre parole che gli sono care: buchi neri, computer e coraggio.
I buchi neri sono uno di quegli oggetti previsti dalla teoria generale della relatività di Einstein a lungo cercati e solo di recente empiricamente osservati. O meglio, osservati indirettamente, perché per definizione di buchi neri non si possono vedere. Neppure la luce, infatti, può uscirne. Tuttavia sappiamo che al centro della nostra – e di tante altre galassie – c’è un buco nero supermassiccio intorno a cui ruotano miliardi di stelle e di pianeti. Anche noi con il nostro Sole ruotiamo intorno al buco nero che è al centro della Via lattea. Ebbene, questi oggetti sono oggetti di studio teorico da oltre mezzo secolo da parte di Stephen Hawking, allievo di un grande cosmologo, Dennis Sciama. Ebbene, Hawking ha prima teorizzato che i buchi neri sono cosmic eraser, una sorta di gomma da cancellare cosmica. Perché di tutto ciò che cattura cancella tutto, compresa l’informazione. Poi si è ricreduto. Ed è grazie ai suoi studi che oggi ipotizziamo che i buchi neri, come ha ripetuto a inizio anno a Londra, non sono poi così neri. Sia perché, grazie alla meccanica quantistica, evaporano: ovvero possono perdere materia. Sia perché, grazia alla relatività generale, possono proiettare chi ci capita dentro in un’altra dimensione dello spazio e del tempo. In un altro universo o, anche, in un’altra parte del nostro universo.
Il rapporto tra la relatività generale e la meccanica quantistica è da tempo al centro dell’interesse scientifico di questa mente acutissima che vive in un corpo quasi del tutto immobilizzato. Il motivo, lo ha spiegato al grande pubblico proprio nel best seller del 1988: la relatività generale contiene i germi della sua propria distruzione. Perché se riavvolgiamo il film della storia dell’universo, alla fine troveremo tutta la materia cosmica in un punticino in cui tutti i parametri fondamentali (come la temperatura, la pressione, la densità) raggiungono valori infiniti. E l’infinito non piace ai fisici. È certo che un po’ prima che questo succeda, entri in gioco a scala cosmica la meccanica quantistica a complicare le cose. Non sappiamo esattamente come. Anche perché nessuno finora è riuscito a rendere del tutto compatibili i due pilastri portanti della fisica: la relatività generale e la meccanica quantistica, appunto. Ecco perché Hawking e molti altri sono alla ricerca di una nuova teoria ancora più generale, una teoria del tutto, che le unifichi in un quadro unitario e organico.
Questa “sindrome ionica”, questa necessità, di cercare per via razionale l’intima unità e armonia del mondo fisico, è il “pregiudizio metafisico” che ha guidato e tuttora guida la vita di Stephen Hawking, redivivo filosofo dell’antica Ionia.
Interessante è l’aneddoto che lo vide protagonista, lui ateo, durante una visita in Vaticano, molti anni fa. Lui e un gruppo di suoi eminenti colleghi furono ricevuti da Giovanni Paolo II, che li esortò sì a continuare le ricerche dell’origine del cosmo. Ma li invitò anche a fermarsi prima dell’attimo iniziale, quella della creazione cosmica. Non sapeva, chiosò Stephen Hawking, che era esattamente quello che io stavo cercando senza bisogno di ricorrere a Dio: come e perché l’universo è nato e si dà la pena di esistere.
In questa ricerca Stephen Hawking è uno dei protagonisti assoluti. La sua speranza è poter dire, come Laplace a Napoleone: «Dio? Non ho bisogno di questa ipotesi».
Non potrebbe fare tutto questo (e altro ancora), Stephen Hawking senza il suo computer. Ovvero senza un supporto tecnologico che gli consenta di trasformare il suo pensiero in lettere e suoni. Prima del 1997, Stephen Hawking poteva muovere almeno un dito delle sue mani e con quello agire sulla tastiera di un computer e scrivere. Un sintetizzatore vocale traduceva poi lo scritto in parlato. Ma da vent’anni non può usare nemmeno quel dito. Ed è stato inventato per lui un software capace di trasformare i movimenti del viso nella scelta di un carattere. Da due decenni Hawking scrive letteralmente con la faccia. Il testo può essere poi trasformato in parola. Con un unico difetto, scherza Hawking: «Mi dicono che il mio accento somiglia a quello di uno scandinavo, di un americano o di uno scozzese». E pare che questo per un inglese sia intollerabile.
Ecco, l’ironia sta accompagnando la vita di quest’uomo incapace di muoversi ma desideroso di vivere. Con coraggio. Ecco cosa ha aggiunto, lo scorso 7 gennaio, il giorno prima del suo compleanno, alla Reith Lecture presso il Royal Institute: «Sebbene io sia stato sfortunato a causa della mia malattia motoria, sono stato fortunato in tante altre dimensioni. Ho avuto la fortuna di lavorare in fisica teorica in un periodo affascinante della ricerca. Questo è uno dei pochi settori in cui la mia malattia fisica non ha alcuna influenza. È anche importante non arrabbiarsi nella mia condizione. Non è importante quanto difficile ti possa apparire, perché puoi perdere ogni speranza solo se non riesci a ridere di te stesso e della vita in generale».
È con questo coraggio e voglia di vivere che, andato in pensione nel 2007 quale professore della cattedra lucasiana dell’università di Cambridge (la stessa di Isaac Newton) per raggiunti limiti di età, l’uomo che ha battuto ogni record di sopravvivenza alla Sla è ancora direttore del Department of applied mathematics and theoretical physics nonché fondatore del Centre for theoretical cosmology, presso il medesimo ateneo.
D’altra parte a 76 anni Stephen Hawking riesce ancora a ridere di se stesso e della vita in generale. «E infatti non ho perso la speranza – dice – di coronare il mio grande sogno: salire, un giorno, su un’astronave e andare a zonzo nello spazio».

mercoledì 14 marzo 2018

LA DIGNITA' DEL NIGER


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Uno degli ultimi atti del governo prima della sosta preelettorale dello scorso anno fu l'accordo nel portare aiuti umanitari in Niger sotto la stretta vigilanza,se non sottomissione,della Francia e della Areva,società energetica transalpina a maggioranza statale che ha solo da guadagnarci nello Stato africano(vedi:madn litalia-va-fare-la-spesa-in-nigeral guinzaglio della francia ).
L'articolo(contropiano internazionale )propone la dichiarazione delle organizzazioni della società civile del Niger che ha due punti fondamentali nelle sue tesi che da mesi vengono portate nelle piazze del paese,la fine del neocolonialismo e la protesta contro la legge di bilancio.
La prima voce parla direttamente dell'occupazione(francese)mai finita realmente visto che i vari governi e i presidenti sono sempre stati burattini nelle mani parigine,e malviste sono pure le ingerenze e i presunti aiuti spacciati come missioni umanitarie di altre nazioni(Italia,vedi anche:left il-niger-smutanda-litalia-guerresca ).
La nuova proposta della legge finanziaria invece mette ancora più in ginocchio le famiglie e la possibilità di sopravvivere(in Niger la gente muore davvero di fame e di stenti che una povertà cronica e carestie amplificano in maniera disumana)e di poter curare ed educare i propri figli.

Niger in piazza contro l’occupazione straniera e la legge finanziaria.

di  Giornata di azione cittadina del Niger * 
Ieri il paese africano è stato attraversato da una grande mobilitazione popolare. Chi aveva pensato che si potesse andar lì – come potenze europee, con soldati, droni e carri armati – contando su un presidente corrotto e la silenziosa rassegnazione di una popolazione poverissima, aveva sbagliato i conti. E, qui in Europa, aveva raccontato menzogne.

La “narrazione” ammannita dai media di regime, in Italia quanto in Francia, parlava di una “richiesta di aiuto”, per “fermare i terroristi” e i “flussi migratori”. Non era vero niente, com’è ovvio. E’ semplicemente il ritorno al caro vecchio colonialismo. Che trova opposizione in chi dovrebbe soltanto subirlo, e tacere.
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Giornata di mobilitazione cittadina: Dichiarazione delle organizzazioni della società civile in occasione della manifestazione del giorno 11 marzo 2018

Cari fratelli e sorelle,

Cari compagni,

Consentitemi innanzi tutto di rendere omaggio alla vostra straordinaria giornata di mobilitazione cittadina di oggi, la sesta di questo tipo, che dimostra che il popolo del Niger è effettivamente deciso, come sottolinea il preambolo della nostra Costituzione, a costruire uno Stato di diritto che garantisca l’esercizio dei diritti collettivi e individuali, la libertà, la giustizia, la dignità, l’uguaglianza, la sicurezza e benessere come valori fondamentali della nostra società.

La mobilitazione odierna testimonia il vostro impegno verso i principi della democrazia pluralista e ai diritti umani definiti dalla Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo del 1948, dal Patto internazionale sui diritti civili e politici del 1966, dal patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali del 1966 e dalla Carta africana sui diritti dell’uomo e dei popoli del 1981.

Questa mobilitazione è una prova aggiuntiva non solo del vostro impegno costante nei confronti del principio fondamentale della sovranità popolare, del carattere democratico e sociale della Repubblica, ma anche della vostra assoluta opposizione a qualsiasi regime politico basato sulla dittatura, l’arbitrarietà, l’impunità, l’ingiustizia, la corruzione, la concussione, il regionalismo, l’etnocentrismo, il nepotismo, il potere individuale e il culto della personalità.

Ad oggi, sono mesi che migliaia di persone, uomini e donne di tutte le età, manifestano regolarmente nelle strade delle principali città del nostro paese; e ciò non è né per il piacere di manifestare, né agli occhi di alcune figure della società civile o dell’opposizione, e né tantomeno per creare la ribellione e la discordia nel paese.

Noi manifestiamo contro l’ingiustizia, avendo la chiara coscienza che è questa che apre la via alla ribellione e alla discordia, ogni volta che uomini e donne per bene, piuttosto che prevenirla con le loro mani, di condannarla apertamente con le loro bocche o di screditarlo nei loro cuori, la osservano impassibilmente e lasciano che si diffonda ovunque fino a diventare una norma.

Dopo mesi in cui abbiamo manifestato, come la Costituzione del nostro paese ci dà il diritto di fare, le autorità preposte non hanno mai mostrato il minimo segno di una disponibilità al dialogo, al quale oggi alcune persone si appellano. La scorsa settimana, in questa stessa Place de la Concertation, i principali leader dei partiti membri della maggioranza presidenziale, così come quasi tutti i ministri, sono stati tutti come venti contrari, martellando sul fatto che nulla verrà ceduto riguardo alla legge di bilancio del 2018, che è uno degli argomenti delle nostre manifestazioni.

Di fronte a tutto il mondo, il presidente del PNDS-Tarayya [Partito nigerino per la Democrazia et il Socialismo, ndt], il signor Bazoum Mohamed, parlando a nome di tutta la maggioranza presidenziale, ha cercato di negare le conseguenze negative di questa legge finanziaria sulla situazione delle famiglie nigerine, in particolare le famiglie meno abbienti, coloro che stanno lottando contro la fame, per curarsi o per educare i propri figli. Questa legge – dice – non contiene nulla che possa giustificare la contestazione di cui è oggetto da parte della società civile e dell’opposizione.

Ricordiamo questo per dire alle nostre rispettabili associazioni islamiche quanto siamo stati sorpresi dalla loro dichiarazione di ieri con la quale affermano, cito: “Siamo preda di un diversivo di portata nazionale volto a distogliere la nostra attenzione dal vero problema che l’occupazione del territorio nazionale rappresenta”. Siamo sorpresi perché tutti sanno che noi, organizzazioni della società civile, siamo da tempo in prima linea per denunciare questa occupazione, che non è il risultato di una guerra di conquista, ma di accordi segreti firmati dalle autorità al governo.

Cari compagni,

voi che siete abituati a rispondere ogni volta all’appello della società civile, voi che seguite le nostre dichiarazioni da almeno un anno, sapete che la difesa della sovranità nazionale è al centro della nostra lotta; così come, del resto, la salvaguardia della nostra coesione nazionale in nome della quale alcuni vogliono che noi smettiamo di manifestare. La battaglia che stiamo portando avanti contro la legge finanziaria 2018 è una lotta contro l’ingiustizia; e di fronte all’ingiustizia, non c’è nulla di più legittimo di esercitare il proprio diritto di manifestare.

Noi affermiamo che questa legge finanziaria 2018 è una grave ingiustizia; perché concede sgravi fiscali alle società straniere e agli operatori nel settore degli idrocarburi, mentre i contribuenti meno abbienti sono oppressi da imposte e da tasse. Come le associazioni islamiche hanno sottolineato nella loro dichiarazione di ieri, “quello che la legge di bilancio 2018 potrebbe portare come risorse al bilancio dello Stato è una gestione efficiente delle nostre risorse naturali che contribuirebbe sicuramente di più”.

Questa verità è una tradizione delle organizzazioni della società civile di ricordarla continuamente; e per questo è da diversi anni che denunciamo gli accordi predatori firmati dai governanti che ci stanno sfidando insieme alle compagnie straniere. Ecco perché non comprendiamo che ci dice che il nostro dovere di cittadini non è di insorgere contro i dirigenti di governo, anche se sono ingiusti o si rifiutano di riconoscere i nostri diritti. La rassegnazione alla quale alcuni ci invitano non fa parte né delle nostre credenze religiose né delle nostre convinzioni personali.

Ecco perché, da dicembre 2016, abbiamo costituito una piattaforma di rivendicazione di cittadini attraverso la quale abbiamo chiaramente deciso di non rimanere impassibili di fronte a:

– l’arbitrario, l’impunità, l’ingiustizia, la corruzione, la corruzione e il nepotismo, che hanno raggiunto un livello senza precedenti nel paese, e vengono addirittura elevati a “norme” nella gestione degli affari pubblici a tutti i livelli;

– gli attacchi ai diritti economici e sociali dei cittadini attraverso, in particolare, misure di sfollamento forzato delle popolazioni, il divieto e la criminalizzazione delle attività economiche legali, la confisca e la distruzione senza indennità dei beni privati, la distruzione senza risarcimento delle strutture commerciali nei centri urbani, gli ostacoli e le restrizioni alla libera circolazione delle persone, l’espropriazione senza previa compensazione, ecc.;

– il deterioramento delle condizioni di vita delle popolazioni nigerine, sia nelle città che nelle campagne, a causa dell’estrema vulnerabilità dei sistemi produttivi agli shock climatici, della persistenza della disoccupazione di massa, in particolare tra i giovani e le donne, l’elevato costo dei prodotti alimenti di base, del decadimento e della mercificazione dei servizi essenziali;

– il declino graduale dei sistemi di istruzione e sanità, la bassa qualità e la mercificazione dei servizi, e l’aggravamento delle difficoltà di accesso per i più poveri, derivante dal basso livello dei finanziamenti pubblici;

– il deterioramento della situazione della sicurezza nel paese, che porta a un vero disastro umanitario, di enormi perdite di vite umane tra le fila delle forze di difesa e di sicurezza, di gravi violazioni dei diritti umani, un aumento senza precedenti delle spese militari e per la sicurezza, oltre a una maggiore presenza militare straniera che mina la sovranità del nostro paese.

Cari compagni,

Come abbiamo detto in tutte le nostre precedenti dichiarazioni, la nostra lotta è appena iniziata; continuerà e si intensificherà nel corso dei prossimi giorni. Fa paura, e ora sappiamo che non intimorisce solo quelli che ci contrastano, quelli che hanno rovinato e venduto il paese e che oggi vogliono che accettiamo le misure antisociali contenute nella legge finanziaria 2018 per permettere loro di mantenere il loro stile di vita. Questa lotta fa paura a tutti coloro che vogliono vedere il paese bloccarsi, la storia fermarsi; quelli che non vogliono vedere il popolo lottare per i suoi diritti, che pensano che i mercati ostacolino lo sviluppo più del saccheggio al quale i nostri governanti di dedicano, più delle ingiustizie che pullulano ovunque.

Il 28 febbraio 2018, il Ministro delle finanze, Hassoumi Massaoudou, l’uomo al centro del caso uraniumgate, proprio colui che ha patrocinato le trattative che hanno permesso ad AREVA [1] di beneficiare di un presunto accordo di partnenariato strategico, consentendo di sfruttare il nostro uranio alle loro condizioni, ha dichiarato di fronte a un parterre di partner tecnici e finanziari che il governo non cederà nulla sulla legge finanziaria 2018. Il 4 marzo 2018, il ministro Bazoum Mohamed, ha detto, durante un meeting tenutosi proprio qui a Place de la Concertation, che il governo non farà alcun passo indietro di fronte al nostro movimento.

Bene, diciamo che a partire da oggi i vertici del regime di governo non hanno che una sola scelta: rivedere la loro legge finanziaria 2018 o andarsene.

Sappiamo che sono orgogliosi di esser riusciti a infrangere, nel corso degli ultimi sette anni, tutti i tabù, a cominciare dalla sacralità della vita umana. Nessun regime in Niger ha mai ucciso così tante persone durante le proteste di piazza; nessun regime ha mai arrestato e detenuto arbitrariamente così tante persone come in questi ultimi anni; nessun regime ha mai alienato così tanto la sovranità del paese invitando le forze straniere a stabilirsi nel paese; nessun regime si è mai mostrato così servile alle compagnie minerarie e petrolifere e alle multinazionali delle telecomunicazioni; nessun regime ha mai osato intraprendere una guerra così crudele contro i piccoli commercianti i cui chioschi vengono demoliti, contro i piccoli cercatori d’oro (orpailleurs [2]) spariti del tutto dai siti auriferi, contro i migranti cacciati e derubati; nessun regime ha osato mai intraprendere una delocalizzazione forzata di migliaia di persone come è stato nel caso del bacino del Lago Ciad [3]; nessun regime è mai riuscito a padroneggiare e strumentalizzare così tanto la giustizia; nessun regime è mai riuscito a seminare così tanta discordia ovunque e in tutti i campi, compresa la religione.

Sarebbe noioso citare qui tutte le cose che il regime al governo è riuscito a fare e che nessun altro non hanno nemmeno osato considerare; consentitemi solo, a nome di tutti e tutte voi, di mandare ai vertici del regime questo piccolo messaggio: “I nigerini e le nigerine hanno sopportato troppe ingiustizie per sette anni, avete imposto troppe prove e misure impopolari usando la forza; questa volta dovrete mettere da parte il vostro orgoglio e piegarvi di fronte alla loro mobilitazione contro questa diabolica legge finanziaria 2018 e la svendita della sovranità nazionale. Se questo non vi è possibile, allora andatevene, andatevene via velocemente.”

In ogni caso, è fissato un appuntamento per il 25 marzo 2018 per una Giornata di azione cittadina. Il 15 marzo 2018, Giornata internazionale dei consumatori, invitiamo tutti i cittadini ad osservare una giornata di blocco generale (journée ville morte [4]) in tutto il paese.

Tutti uniti vinceremo!

[1] Areva è una multinazionale francese che opera nel campo dell’energia, specialmente quella nucleare. Lo stato francese possiede più del 90% del capitale azionario.

[2] Persona che cerca di estrarre, mediante successivi lavaggi, scaglie d’oro dalla sabbia di certi fiumi.

[3] Con più di 2,7 milioni di persone sfollate di cui 1,5 milioni di bambini, il bacino del lago Ciad è attualmente sede di una delle più gravi crisi umanitarie del continente africano. Un insieme di fattori rendono, infatti, il contesto particolarmente precario: il cambiamento climatico che ha portato ad una forte siccità e a conseguenze negative sull’agricoltura; il forte aumento demografico (il Niger ed il Ciad hanno il tasso di fertilità più alto al mondo); la corruzione dilagante; la caduta del costo del petrolio al barile che ha fatto aumentare l’inflazione e il costo dei beni di prima necessità. A tutto ciò si aggiunge la presenza e i ripetuti attacchi di Boko Haram (gruppo dello Stato Islamico della Provincia Occidentale, ISWAP), che dal 2009-2010 ha intensificato gli attacchi nel nord est della Nigeria per poi espandersi nei Paesi limitrofi (Ciad, Niger e Camerun) con l’obiettivo di destabilizzare la zona, e della forte risposta militare da parte del governo. La violenza indiscriminata perpetrata dai gruppi armati di entrambe le fazioni ha avuto conseguenze dirette per la popolazione civile già vulnerabile, a causa inoltre di una grave insicurezza alimentare.

[4] L’espressione è nata e si riferisce nei primi anni ’90 con l’ampio movimento di democratizzazione dei paesi africani. I giovani partiti dell’opposizione, di fronte ai poteri autoritari di governo denunciavano la mancanza di interlocuzione. La principale soluzione adottata da questi gruppi è stata quella di chiamare la popolazione a uno sciopero generale, caratterizzato dalla chiusura di imprese, servizi e imprese. Esemplare è la mobilitazione in Camerun nel maggio del 1991, quando la forza dei giovani e degli attivisti organizzati in gruppi paralizzò l’intera città di Douala e i grandi agglomerati dell’ovest e della costa. La risposta da parte del governo fu inflessibile e di repressione generale.

Traduzione a cura di Andrea Mencarelli dell’articolo “Journée d’action citoyenne: Déclaration des organisations de la société civile à l’occasion de la manifestation du 11 mars 2018” pubblicato su: http://www.nigerdiaspora.net/index.php/politique-niger/3357-journee-d-action-citoyenne-declaration-des-organisations-de-la-societe-civile-a-l-occasion-de-la-manifestation-du-11-mars-2018