venerdì 17 gennaio 2020

LE CONSEGUENZE SULL'ACCORDO TRA PECHINO E WASHINGTON


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L'accordo stipulato tra gli Usa e la Cina potrebbe mettere nei guai tutto il sistema economico europeo e di gran parte del resto del mondo,perché con la firma tutte e due le potenze dichiarano di essere soddisfatte anche se alla fine Trump forse ha portato a casa qualcosina in più,o meglio lo fa credere perché come al solito abbaia più forte,gli interessi bilaterali tra i due paesi fanno tremare le gambe a chi è rimasto fuori.
C'è di sicuro che la guerra dei dazi si sgonfia(madn dazi-nostri )sul fronte Pechino-Washington,mentre in altri ambiti,tipo Ue e Turchia,non sembra che vi siano notizie positive,con l'Italia come al solito spettatrice muta in uno scenario che potrebbe vedere tragiche ricadute sugli export.
Con gli Usa che in pratica obbligano la Cina ad acquistare merci alimentari e prodotti agricoli per svariati miliardi di Dollari,le certezze che l'Ue e soprattutto l'Italia continuino ad avere gli stessi volumi di commercio sia con la Cina che con gli Usa,che già hanno imposto tasse su prodotti tipici del belpaese,si affievoliscono e ci saranno perdite in doppia cifra:articolo di Contropiano(lintesa-usa-cina-e-la-fine-della-new-economy ).

L’intesa Usa-Cina e la fine della new economy.

di  Kartana 
E finalmente arrivò la firma e la tregua della guerra commerciale tra gli americani e i cinesi.

Due anni di scontri, di stop and go, con le borse mondiali che salivano o scendevano a secondo dell’umore di Trump e della risposta cinese.

Cinesi sornioni, pazienti, fermi nei loro punti. Americani sempre pronti a dichiarazioni alla stampa, una volta bellicosi, l’altra pacifici. Bipolarismo della Casa Bianca assoluto.

La pazienza cinese ha avuto la meglio, ma gli americani, c’è da dirlo, hanno avuto una vittoria storica. Vediamo i 5 punti.

La Cina si impegna nei prossimi due anni a maggiori importazioni americane per un totale di 200 miliardi, dimezzando il surplus commerciale che nel 2019 è diminuito dell’8,5% nei confronti degli Usa e si attesta a 285 miliardi. 32 miliardi in più di prodotti agricoli, 50 miliardi in più di prodotti energetici e petrolchimici, 80 miliardi in più di prodotti industriali (auto, aerei, componentistica, ecc.), 40 di servizi finanziari.

Quel che si presumeva essere un’intesa basata sugli interessi di Wall Street è in realtà un accordo basato sulla old economy. Infatti, solo il 20% dell’intesa riguarda la finanza americana, il resto settore primario e industria.

L’impatto occupazionale di 40 miliardi di servizi finanziari è enormemente inferiore all’impatto sugli 80 miliardi di prodotti industriali.

Un altro aspetto è il dirigismo dell’intesa. Trump ha voluto tot di industria, tot di agricoltura, tot di servizi finanziari, una cosa che non si era mai vista in Usa. Trump valuta l’impatto occupazionale dell’intesa sulla classe operaia americana  e soprattutto punta sul plusvalore derivante dall’industria e non sul capitale fittizio della finanza americana.

Un mondo è finito, addio alla new economy, quel che da noi non si è ancora capito. Il profitto industriale, e del settore primario, è alla base dell’intesa tra americani e cinesi.

Da questo punto di vista gli Usa copiano dopo decenni la Cina, l’industria torna dopo decenni centrale per gli Usa.

Chi ci perde? Nei prodotti agricoli senz’altro Argentina, Brasile e la stessa Ue. Ieri, sul Corriere della sera, il Presidente di Confagricoltura stimava in 130 miliardi l’export europeo di prodotti agricoli e agroalimentari in Cina. Con quest’intesa perderanno il 30% del mercato asiatico.

Sulle auto perdono gli europei, così come suglia aerei e sugli altri prodotti industriali. Wall Street e Unione Europea escono sconfitti da questa intesa.

Gli Usa ritornano al  profitto industriale per far calare il capitale fittizio e aumentare l’occupazione americana. L’Unione Europea si sogna l’austerità verde. Gli Usa si sono garantiti nei prossimi anni sbocchi di mercato alla loro strategia di reindustrializzazione.

Che dire? Bel colpo, quello tra americani e cinesi.

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