giovedì 10 gennaio 2019

DIVERSI GOVERNI STESSA MERDA


Risultati immagini per salvataggio banca carige
Alla fine il governo gialloneroverde si è rivelato per quel che è,una grande presa per il culo per milioni di italiani e il decreto salvabanca per la Carige è stata la ciliegina su questo tortone di merda.
Negli articoli presi da Contropiano(hanno-salvato-una-banca-con-la-n )e Infoaut(carige-finita-la-luna-di-miele-gialloverde )nero su bianco la disfatta più dei grillini che dei leghisti,questi ultimi da tempo con le mani in pasta con banche e poteri forti,mentre per i pentastellati ormai la verginità è stata persa ormai da mesi.
Anche gli intrallazzi del premier Conte,i suoi conflitti d'interesse con Alpa e Mincione rinnegati ma che prove alla mano ci sono,così come il testo del decreto firmato in pochissimo tempo da quel mattacchione di Mattarella che dopo essere stato simpatico per un quarto d'ora ai più per il discorso di fine anno,il presente governo ha la stessa politica verso le banche di quello precedente.
Cioè statalizzare le perdite mentre i privati guadagneranno parecchi milioni di Euro,alla faccia delle balle sui correntisti ed i risparmiatori che avrebbero perso tutto,e si sentiranno davvero coglioni chi ha votato questi incapaci mentre non si sa se siano peggio i grillini salvabanche o i piddini che glielo rinfacciano.
Vedi anche:madn questione-di-schei .

Hanno salvato una banca (con la “n”).

di  Gianpiero Laurenzano 
Per quanto riguarda Carige le cose sono semplici:

– la banca è di fatto fallita perché come negli altri casi (Monte Paschi, Etruria e venete) ha un eccesso di crediti deteriorati.

– la causa dei crediti deteriorati non è la crisi ma i prestiti che il management ha concesso agli amici degli amici senza le necessarie garanzie e in assenza di adeguati requisiti reddituali.

– sta cosa la sapevano tutti, anche le pietre.

– il decreto del governo è la fotocopia di quello Gentiloni.

– al momento lo stato garantirà le nuove emissioni di obbligazioni.

– il tutto finirà come con le Venete ovvero lo stato si prenderà le perdite e poi la banca sarà acquisita da un grande gruppo bancario (al 90% UniCredit).
 Morale della favola come al solito i profitti sono privati mentre le perdite sono pubbliche.

– i risparmiatori e i correntisti non c’entrano una mazza perché i depositi bancari sono sempre garantiti fino a 100.000 euro. Chi sottoscrive azioni e obbligazioni subordinate sa che il suo capitale è a rischio.

– anche questa volta qualcuno bene informato si arricchirà avendo comprato obbligazioni a prezzi irrisori per poi vedersele rimborsate alla pari.

Il decreto fotocopia per il salvataggio delle banche

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Comunicato Stampa Potere al Popolo Genova

Il salvataggio di Carige lo paghiamo noi. A beneficio di padroni e speculatori

Il Sistema Carige era già scoppiato da un bel po’. Abbiamo tutti la memoria corta ma Giovanni Berneschi, l’ex Presidente di Carige è stato condannato nel febbraio 2017. Uno scandalo presto chiuso e raccontato come una normale storia da ladro di quartiere. Evidentemente in città nessuno lo conosceva.

In tutti questi anni, la Carige ha rappresentato l’anello di congiunzione tra politica e affari in Liguria. La cupola era ben nota a tutti, dalle alte sfere della Chiesa a Scajola e Burlando. Un direttorio che ha finanziarizzato l’economia a Genova e in Liguria, lasciando marcire le attività produttive per concentrarsi su grandi opere utili solo a speculare (porticcioli, gronda, terzo valico etc…).

Il meccanismo del salvataggio è chiaro: si risana con i nostri soldi (fino a 4 miliardi secondo il decreto approvato ieri) per garantire che le speculazioni procedano. Non si salvano i correntisti (comunque già garantiti dalla legge fino a 100 mila euro), ci si preoccupa dei dipendenti, che sarebbe anche corretto, non fosse che poi non si muove un dito per frenare i licenziamenti di massa che stanno colpendo tutto il settore con la chiusura delle filiali di tutte le banche. Dopo aver trasformato il debito privato degli speculatori colmi d’oro in debito pubblico (cioè togliendo soldi a chi lavora per darli ai padroni), si regalerà Carige risanata a qualche altro gruppo bancario. Perché di nazionalizzare la Banca, per farne almeno un patrimonio di tutti, proprio non viene in mente né a chi governava prima né a quelli di oggi. Il nuovo governo è perfettamente in linea con i governi precedenti e, in effetti, il PD non può che applaudire. Possono pure continuare a litigare su chi è più amico dei banchieri o su chi ha cominciato prima, tanto, a pagare saremo sempre noi cittadini e lavoratori.

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Carige: finita la luna di miele gialloverde? 

Il tema della vicinanza dei governi agli interessi delle banche è stato probabilmente quello più utilizzato dal Movimento Cinque Stelle negli ultimi anni. Un adagio utile per marcare la propria distanza dagli esecutivi tecnici e a guida PD. Così come per proporsi come alfieri del cambiamento da realizzare una volta arrivati al governo.

 Con il decreto salva-Carige l'esecutivo gialloverde però sembra mettere la pietra tombale sulla percezione pubblica della sua “diversità”. Lo fa con una mossa giocata in maniera pessima anche comunicativamente, con il decreto-fotocopia a rappresentare plasticamente una continuità di azione tra esecutivi rispetto ai salvataggi bancari.

 Una differenza che in termini reali sorprende poco. Che al governo ci siano da decenni burattini del mondo della finanza è infatti un dato noto. Ma ai tempi del governo liquido, tutto fondato sulla comunicazione e sull'abilità di padroneggiare i social, il caso-Carige è probabilmente uno spartiacque.

 Siamo di fronte ad uno step importante nell'immaginabile istituzionalizzazione del “governo del cambiamento”. Da cui l'esecutivo potrebbe iniziare la sua fase discendente, in cui ad una caduta costante nel gradimento dovuta all'usura dello "stare al potere", si accoppierà probabilmente una progressiva divaricazione tra i due alleati.

 Del resto, già in passato sapevamo che gli equilibri tra i due partiti di governo erano condizionati dalla scadenza delle Europee. Un voto dove bisognava arrivare con in mano l'approvazione di alcuni provvedimenti bandiera su cui compattare il proprio elettorato. In particolare, decreto sicurezza e reddito di cittadinanza, da approvare in una sorta di scambio tra le due forze governative.

 Negli ultimi giorni però la situazione è ulteriormente precipitata, e alcune differenze tra gli alleati, in particolare sul caso SeaWatch e sul reddito di cittadinanza. Sviluppi che fanno presagire, oltre all'inizio della campagna elettorale per maggio, la possibilità di una futura divisione.

 La Lega è senza dubbio messa meglio del CinqueStelle. Ciò perchè Salvini, nonostante i primi scossoni nel suo gradimento social, continua a fare quello di cui consiste la sua strategia. Vale a dire, opposizione mediatica totale sul tema dei migranti, comunicazione tarata sul cittadino bianco rancoroso ultracinquantenne, occhi strizzati il più possibile alla provincia.

 Lo dimostra ad esempio la gestione del caso relativo agli scontri di San Siro e alle furbe posizioni pro-ultras del leader leghista. Ben consapevole che spesso soprattutto nelle città di provincia il mondo ultras muove direttamente e indirettamente molti voti. Rappresentando un'importante identità popolare che Salvini ha spesso sfruttato anche grazie alle sue felpe personalizzate.

 I Cinque Stelle invece sono rimasti col cerino in mano. Prima prostrandosi agli interessi internazionali a cedere sulla TAP. Poi piegandosi alle richieste di austerità dell'Unione Europea che hanno "obbligato" a ridurre i fondi per il reddito di cittadinanza. Infine costretti a firmare un decreto salva banche, per giunta ricalcato in maniera idiota su quello Pd per Banca Etruria. E ancora, in assenza di una presa di parola chiara e definitiva sullo stop alla Tav.

 Una contraddizione davvero enorme con la tragicomica posizione pubblica di appoggio ai gilet gialli francesi, in lotta per una redistribuzione della ricchezza sociale proprio mentre i CinqueStelle firmavano l'ulteriore trasferimento di soldi pubblici nelle mani di un istituto di credito. Perfino Renzi e la Boschi sono riusciti a rendere ridicolo il decreto-Carige, plaudendo alla misura del governo al fine di ri-legittimare la loro politica pro-istituti finanziari, travolta all'ultimo appuntamento elettorale.

 I CinqueStelle alla prova del governo al momento sembrerebbero riuscire ad effettuare un doppio capolavoro all'incontrario. Da un lato in pochi mesi adoperandosi nel distruggere tutto il capitale simbolico da loro accumulato in anni di teorica opposizione, dando alle misure del PD tanto criticate un afflato quasi da “there is no alternative”. Dall'altro, sembrando ormai sottomessi nel tirare la volata alla Lega, appoggiandone tutte le peggiori misure reazionarie, securitarie e xenofobe, rischiando di inimicarsi sempre più consensi all'interno della propria base.

 E tutto ciò in cambio dell'assenso leghista ad una misura come quella del reddito di cittadinanza, che definire monca rispetto alle prospettive iniziali è dire poco. Con la conseguenza che in eventuali nuove elezioni generali, Salvini farà quasi sicuramente la parte del leone.

 Ad ogni modo, quello che ci interesserà capire dal caso Carige è se con il salvataggio si chiuderà la luna di miele del governo con il corpo elettorale. Va da sè che il  punto interrogativo del titolo di questo articolo riporta come si rimanga nel campo delle ipotesi. L'assenza di opposizione rende difficile immaginare alcun ribaltone già in occasione delle prossime elezioni regionali ed europee, come del resto confermano i sondaggi. Ma non è ovviamente questo tipo di consenso che ci interessa in particolare.

 Quello che andrà invece colto è il sentimento rispetto al tradimento delle promesse di questo governo, e le possibilità di attivazione sociale che ne potrebbero derivare. In particolare rispetto al tradimento sul reddito di cittadinanza e alla questione delle condizioni di vita nei territori meridionali, potrebbero aprirsi nei prossimi mesi spazi interessanti di intervento a partire dalla crisi di fiducia nei partiti votati il 4 marzo.

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