martedì 22 dicembre 2015

LA TORNATA ELETTORALE SPAGNOLA

I pronostici delle elezioni politiche svoltesi in Spagna domenica scorsa sono stati rispettati con qualche leggera variazione che quanto riguarda le percentuali ma con un esito finale di difficile governabilità che è stato ampiamente dimostrato.
Le principali forze in campo,la destra del Pp e i socialisti del Psoe,hanno perso parecchi elettori che si sono orientati verso gli eredi del movimento degli Indignados,Podemos,e verso la forza contrapposta di destra dei Ciudadanos che hanno incamerato la voglia di cambiamento di milioni di persone.
Podemos ha trionfato particolarmente in Euskal Herria ed in Catalunya,da sempre in lotta per l'indipendenza da Madid,dove le forze dell'estrema sinistra hanno avuto una battuta d'arresto soprattutto per quanto riguarda i Paesi Baschi.
Ora Rajoy non ha praticamene nessuna possibilità di poter formare un nuovo governo senza affrontare il discorso politico del compromesso storico che sarebbe l'unica via per poter portare avanti un esecutivo di larghe intese tra forze politiche opposte.
Articolo preso da Infoaut.

Elecciones in Spagna: larghe intese unica condizione di governabilità.

I popolari sono il primo partito nelle elezioni politiche in Spagna ma Mariano Rajoy non ha la maggioranza per governare. Il PP ottiene il 28,7% dei voti e 122 seggi su 350 nel nuovo Congresso di Madrid. Il quadro si è frammentato sancendo la fine storica dell'alternanza popolari / socialisti che aveva retto i governi della Spagna post franchista dal '77. Questo il primo risultato conseguito da Podemos, terzo partito con il 20,6% dei consensi e 69 deputati, che ha dato ora una spallata determinante agli equilibri del bipartitismo costringendo le condizioni di governabilità a uno scenario ipotetico da larghe intese con un tandem di maggioranza popolari/socialisti. Rajoy e Sanchez ancora non hanno escluso categoricamente questa ipotesi che anzi sembra tra le più plausibili. Si tratta d'altra parte della traiettoria di una transizione continentale del governo ordoliberale – dalla Germania della Merkel, all'Italia renziana che nel PD assume, compie e supera le larghe intese - che allo stesso tempo descrive il compimento della parabola storica delle sinistre socialiste nell'integrazione del comando neoliberale e il loro contestuale esaurimento di risorse ideologiche, non diremmo autonome, ma quanto meno più articolate e non del tutto sovrapponibili rispetto alla narrazione sistemica. Per il PSOE si tratta del risultato peggiore dal 1977, 22,1% e 91 deputati. Mai era sceso sotto i cento parlamentari.

Il nodo resta quali incidenti di percorso possano determinarsi in questo processo di transizione ancora aperto e affatto determinato nei suoi progetti. In questo senso il leader di Podemos, Pablo Iglesias, ha dichiarato che farà di tutto per non far governare il Partido Popular. Un messaggio che, nello stesso tempo, suona come un avvertimento ai socialisti e un auspicio per Podemos stesso affinché non si formi una maggioranza di governo e si possa così tornare al voto in primavera. La critica anti-casta, anti-corruzione e anti-austerity che ha demolito PP e PSOE segnando una linea di inimicizia politica e sociale, nello scenario post elettorale associa partiti corrotti a partiti di governo. Nel suo posizionarsi all'opposizione si tratta di un'attestazione probabilmente indispensabile a Podemos che ancora, dopo un autunno difficile, con l'insufficiente risultato in Catalunya di settembre, le difficoltà del partito in Andalusia e i sondaggi sulla crisi di consensi, sembra in cerca di tempo e risorse simboliche adeguate per riaggiornare orizzonti e speranze di cambiamento attendibili dopo il tracollo greco.
Anche i risultati eclatanti conseguiti in Euskal Herria e Catalunya, dove Podemos diventa primo partito rappresentano varchi possibili per invertire alcuni quadri statici. Se in Euskal Herria l'arresto della sinistra abertzale di Bildu sembra aver premiato Podemos, in Catalunya, dopo le ambiguità di settembre, quando Podemos, non pronuncianciandosi sull'indipendenza, prestò il fianco a critiche incrociate che portarono al fallimento della propria lista Catalunya Si Que Es Pot che non raggiunse neanche il 10%, ora Podemos si candida a principale interlocutore delle istanze catalaniste in vista delle riforme costituzionali. Iglesias ha teso in queste ore la mano al PSOE se dovesse accettare il referendum catalano. La questione delle riforme, che investe anche una perversa legge elettorale riflesso dell'impianto bipolare, peserà tanto nei giochi per la formazione di un esecutivo rappresentando forse l'ultima occasione per PP e PSOE per salvare la pelle. Non a caso Renzi suggerisce che un Italicum à la Iberica avrebbe comunque garantito un “vincitore”.
Un quarto attore della contesa, responsabile della demolizione del bipolarismo, Ciudadanos, la forza di Albert Rivera, il cosiddetto estremista di centro, un volto televisivo d'assalto, interprete da destra della critica anti-casta, pur registrando un'affermazione consistente, non è stato all'altezza delle aspettative. Non ha replicato l'exploit alle autonomiche catalane del 27 settembre e ha fallito nell'obiettivo politico di rappresentare l'ago della bilancia nei futuri assetti politici, proponendosi eventualmente anche come stampella del PP. La somma dei seggi del PP e di Ciudadanos non raggiungerebbe comunque la maggioranza utile alla formazione di un esecutivo essendosi la formazione di Rivera attestata al 13,9% dei consensi con 40 deputati.
Quello di ieri è innanzitutto un voto di sfiducia all'asse popolari-socialisti. Una sfiducia, come confermato da un'affluenza al voto in leggero aumento rispetto al 2011, in cerca di strumenti di politicizzazione e comunque espressione di forze nuove dentro la società iberica. Queste sono cresciute anche dentro o in parallelo con i movimenti di critica all'austerità e non sono disponibili a venir ricondotte a un quadro interamente occupato dai partiti al contempo fonte e realizzazione del comando ordoliberale. La nuova instabilità del quadro politico, prima della proposta di chi prova, come Podemos, a raccogliere da queste forze un mandato politico – per inciso, operazione mai riuscita ai nostrani 5 stelle -, è l'elemento più significativo di queste elezioni generali, rappresentando in ogni caso una possibilità destinata a contare come dato di lungo periodo da ora in avanti.

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