sabato 6 settembre 2014

NATO PER UCCIDERE

Come anticipato qualche giorno fa(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2014/09/la-mogherini-ai-vertici-dellunione.html )parlando prettamente di Unione Europea,ecco che il vertice Nato che si sta svolgendo in Galles conferma le linee in politica estera che si è intrapresa verso i conflitti mondiali che stanno ammorbando il pianeta.
Non solo si sta pensando di inasprire le sanzioni contro la Russia,ma si stanno ammassando armi ed uomini presso i confini ucraini per un possibile intervento militare nella zona,visto che i russi non lo possono fare ufficialmente col Donbass ci penseranno dall'altra parte gli Usa,capi supremi sia di Nato che dell'Ue,capaci di ricompattare una larga alleanza con gli stati del vecchio continente,con la Francia,Germania,Gran Bretagna ed Italia in prima linea.
Poco importa che a Minsk i presidenti russi ed ucraini Putin e Poroshenko abbiano firmato una tregua provvisoria tra di loro e senza mediatori più o meno bellicosi,si sta decidendo in un certo senso e quello deve essere.
Sul fronte Isis invece,dopo averli ancora foraggiati a petroldollari ed addestrati da Cia e Mossad,gli Usa hanno deciso da qualche mese che le forze miliziane estremiste dell'Islam più radicale vanno ora annientate,non servono più allo scopo che si erano prefissati al loro concepimento,ovvero rovesciare Assad in Siria(vedi,tra l'altro:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2014/09/la-resistenza-del-popolo-curdo-contro.html ).
Questo clima di tensione e di guerra voluta dalla Nato e dall'Ue non fa altro che surriscaldare gli animi in gioco e la corsa agli armamenti non è mai stata così attiva da decenni,e l'escalation di provocazioni e di minacce potrebbe far scoppiare davvero una guerra senza confini.
Articolo preso da Senza Soste-Contropiano.

Nato, un vertice di guerra .

Marco Santopadre - tratto da http://contropiano.org
Rieccola. Come fa notare giustamente Leonardo Maisano oggi sul pragmatico Il Sole 24 Ore, le due principali crisi in atto sullo scacchiere mondiale – Ucraina e Iraq-Siria – hanno resuscitato un’Alleanza militare tra Stati Uniti e partner europei che negli ultimi anni era quasi scomparsa dalla scena, tenuta in naftalina dall’emergere del protagonismo dell’Unione Europea e dall’intervento diretto di Washington. 
Nel giro di pochi mesi l’Alleanza Atlantica è tornata prepotentemente - e tristemente - protagonista della scena internazionale decidendo una serie di passi che hanno riportato il pianeta verso una Guerra Fredda che sembra assai più ‘calda’ di quella teoricamente chiusa alla fine degli anni ’80.
Vedremo oggi quali saranno le decisioni adottate formalmente dalla Nato riunita a Newport, in Galles, in un vertice che è quasi una banalità ormai definire ‘storico’, ma il quadro sembra già chiaro grazie alle anticipazioni e alle dichiarazioni bellicose della vigilia.
I nemici da battere sono due, uno reale – la Russia (e la Cina, anche se non viene nominata) – e uno di comodo – l’Isis prima tollerato e pasciuto dalle petromonarchie arabe ma anche dalle potenze occidentali – ed oggi strumentalmente descritto come un pericolo per l’Occidente (il che non vuol dire che le bande jihadiste non rappresentino veramente un problema).
Nel giro di poche settimane l’Alleanza Atlantica ha deciso di militarizzare ulteriormente il proprio confine orientale inviando migliaia di uomini e mezzi nelle Repubbliche Baltiche, in Polonia e in Romania, paesi dove verranno realizzate nuove basi definite temporanee ma in realtà di valore strategico. Nel maggio scorso il Congresso statunitense ha già concesso a Obama un pacchetto da 1 miliardo di dollari che sotto il nome di 'European Reassurance Initiative' prevede il rafforzamento delle esercitazioni militari congiunte, delle attività di addestramento e dello stazionamento "temporaneo "di truppe ed istruttori statunitensi, nonché della presenza della Marina statunitense nel Mar Baltico e nel Mar Nero, il tutto allo scopo di 'rassicurare' i paesi minacciati direttamente da quello che viene descritto come l'espansionismo russo.
Una violazione sfacciata del Founding Act on Mutual Relations, Cooperation and Security, il trattato del 1997 tra Nato e Russia che prevedeva, tra le altre cose, l’impegno ferreo da parte dei contraenti a non realizzare basi e missioni militari permanenti nell'Europa Orientale in modo da non minacciare i firmatari del trattato.
Inoltre Bruxelles ha intenzione di varare una ‘Forza di reazione rapida’ composta da quattromila uomini in grado di intervenire ad est – contro Mosca, ovviamente – in caso di necessità; come se non bastasse la Nato dichiara l’intenzione di assorbire l’Ucraina in tempi non lunghi, allungando i propri tentacoli al di là della frontiera decisa nel 1997 con la Russia, e di inviare migliaia di militari e mezzi in delle esercitazioni sul suolo di Kiev che appaiono una aperta provocazione nei confronti di Mosca. Senza dimenticare che la manovra a tenaglia di Washington contempla, dall'altro lato del globo, un rafforzamento da tempo in atto dello schieramento militare statunitense nel Pacifico in funzione principalmente anticinese ma comunque minaccioso anche per la Russia.
Da una parte i leader riuniti a Newport si dicono fiduciosi sul possibile varo di un ‘cessate il fuoco permanente’ tra regime ucraino e insorti del Donbass, e dall’altro mettono in campo una mostruosa macchina militare che trascina il continente europeo in una spirale di scontro frontale con la Russia le cui conseguenze sono imprevedibili e foriere di sventura. Eclatante il doppiogiochismo del governo Renzi, che con la ministra Mogherini – recentemente designata alla carica di Mrs Pesc - continua a insistere sul fatto che la soluzione del conflitto con Mosca in Ucraina non potrà che essere di ‘natura politica’ e dall’altra insiste sulle sanzioni contro la Russia che oltretutto penalizzano la già asfittica economia italiana e annuncia che uomini e mezzi militari di Roma parteciperanno alle manovre militari della Nato agitate sotto il naso di Putin.
E’ con incredibile cinismo e faccia tosta che il segretario uscente della Nato afferma, riferendosi all’intervento russo in Ucraina, afferma che “per la prima volta dalla seconda guerra mondiale in Europa un Paese ha cercato di conquistarne un altro». Anche ammesso che quello di Mosca in Donbass sia da considerare un intervento militare equiparabile ad un’invasione, Stati Uniti ed Europa negli ultimi decenni non hanno fatto altro. E d’altronde l’Alleanza Atlantica si appresta ad intervenire anche in Iraq, ma “solo se il governo di Baghdad ce lo chiederà”. Nel frattempo, ai raid e ai più di 1000 soldati di Washington schierati nuovamente nel nord dell’Iraq dovrebbero unirsi forze militari britanniche, francesi ed anche di altri paesi europei.
Le cronache degli inviati in Galles descrivono un vertice tutto sommato unitario, concorde, quasi corale.
In realtà tra Washington e Parigi-Roma-Berlino esistono differenze di vedute rispetto ai tempi e ai modi dell’escalation nei confronti del gigante russo – sulle nuove sanzioni chieste da Obama, ad esempio - ma per ora sembra che si stia andando verso una strategia comune di compromesso. Il consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, Ben Rhodes, ha confermato che gli Usa stanno studiando nuove sanzioni e che dovrebbero essere coordinate con quelle che l'Unione europea sta mettendo a punto in queste ore. Scrive efficacemente Leonardo Maisano: “Nonostante qualche resistenza francese, la Germania è stata esplicita. «Siamo pronti - ha detto il Cancelliere Angela Merkel - a mettere tutto il peso di nuove sanzioni economiche sulle nostre domande politiche»”.
Il vero nodo della discordia tra i due ‘corni’ della Nato per ora sembra quello economico, con gli americani che insistono con gli europei affinché investano più risorse nel comparto militare e contribuiscano maggiormente ad un bilancio che per ora è stato coperto in buona parte da Washington. Se l’Ue vuole contare nelle decisioni e nelle missioni - sembra il messaggio neanche troppo recondito del Pentagono – occorre che adegui il suo contributo finanziario alla macchina bellica in via di rafforzamento. Varare il Piano di prontezza operativa (readiness plan) propedeutico alla formazione della Forza di Intervento Rapido costerà ai 28 partner dell'Alleanza un esborso non indifferente. Ad ogni paese si richiede quindi un impegno pari ad almeno il 2% del proprio Pil contro ad esempio lo 0,8% dedicato ufficialmente dall'Italia alla Difesa (in realtà il contributo è maggiore contando i comparti del settore coperti da ministeri diversi).
Resta ora da capire come l’Unione Europea coniugherà lo storico progetto di dotarsi di un esercito unitario e di un comparto militare industriale indipendente – già avviati, e in alcuni casi a buon punto – con il rinnovato impegno all’interno di una struttura della Nato che nei prossimi anni si allargherà. Sul terreno restano, come dei veri e propri macigni, i recenti ‘screzi’ tra Berlino e Washington a proposito di spionaggio e guerra tecnologica. Inoltre l'Unione Europea ed in particolare Berlino saranno disposti a sacrificare del tutto la collaborazione economica con Mosca in nome di un muro contro muro che fa più gioco a Washington che a Bruxelles?
Come si concluderà questo ‘storico summit della Nato’ lo vedremo tra qualche ora – anche sull’onda del raggiungimento o meno di un accordo a Minsk sulla guerra civile ucraina – ma comunque vada ricorderemo quello di Newport come un vertice di guerra.
5 settembre 2014

venerdì 5 settembre 2014

COMITATO D'ACCOGLIENZA LECCESE

Già da giorni le proteste di antifascisti,Anpi,cittadini comuni indignati per la presenza di un raduno di estrema destra a Lecce,si erano levate contro uno squallido assembramento di ratti neri pronti a fare comizi ed organizzare eventi precisamente a Surbo,alle porte del capoluogo pugliese.
L'altra notte in pieno centro storico ci sono stati violenti scontri tra le opposte fazioni con i compagni antifascisti pronti a dare un benvenuto con un legittimo comitato d'accoglienza per questi subumani che assisteranno tra l'altro ad incontri con Iannone e Porchezio,rispettivamente il leader di Cagapovnd e l'eurodeputato leghista votato in maniera massiccia dai seguaci della tartaruga ribaltata.
Questi incontri fanno parte della festa nera "Direzione rivoluzione 2014" che da stasera e per il weekend dovrebbe svolgersi dietro folta presenza di sbirraglia a protezione dei loro amichetti armati di olio di ricino e moschetto,sempre che non decidano di far sciopero!
Articolo preso da ecn.org antifa,che segnala la presenza numerosa di antagonisti di tutte quelle sigle dell'estrema destra che alle ultime elezioni europee hanno ottenuto una manciata di voti e che in parecchi casi e soprattutto al nord hanno scelto di votare il nuovo partito che dovrebbe rappresentare le loro ideologie,la Lega(discorso da affrontare questo più avanti).

Raduno CasaPound, maxi-rissa nella notte a Lecce: in 70 si affrontano in centro, danni e feriti

Scontri a colpi di pietra, mazze e bottiglie nel cuore della movida. Al vaglio della polizia i filmati delle telecamere di sorveglianza. Oggi comincia la due giorni della destra in Salento
di CHIARA SPAGNOLO

LECCE - Si temevano scontri, e puntualmente si sono verificati, anche se gli inquirenti sono ancora cauti sulla matrice politica di quanto accaduto a Lecce nella notte. Comincia con una maxi-rissa con danni e feriti il raduno nazionale di Casapound, in programma per il fine settimana nel capoluogo barocco, e che da giorni tiene alta l'attenzione delle forze dell'ordine.

Gli scontri si sono verificati intorno alle 2 nel centro storico e hanno avuto come protagonisti due gruppi, uno romano e l'altro pugliese, di "turisti" che in realtà sarebbero arrivati in Salento per partecipare al raduno e ai "controraduni". Il tutto avrebbe avuto inizio in via degli Acaya con ripetuti sfottò rivolti ad una ragazza. Una provocazione che sarebbe presto degenerata in insulti di natura politica e scambi pesanti di battute tra persone di opposte vedute, tanto che ben presto dalle parole si sarebbe passati ai fatti. Lo scontro verbale è dunque diventato una maxi-rissa a colpi di pietre, cinghie, mazze e bottiglie. Le aggressioni reciproche sono proseguite in piazza Sant'Oronzo dove l'arrivo delle Volanti, allertate da una telefonata giunta al centralino della Questura, ha indotto i partecipanti alla rissa a dileguarsi.

Sul posto sono state trovate macchie di sangue sull'asfalto, fioriere rotte e sassi lanciati dalle opposte fazioni. La dinamica di quanto accaduto è ora al vaglio degli uomini della Questura, che stanno ascoltando i testimoni e hanno già acquisito i filmati delle videocamere di sorveglianza installate nella zona al fine di provare ad identificare le persone coinvolte nel maxi-scontro.

Qualche ora prima, poliziotti della Digos e delle Volanti erano intervenuti a presidiare la casa del consigliere regionale di Forza Italia Saverio Congedo, invitato a partecipare oggi pomeriggio al raduno di Casapound e per questo motivo oggetto delle critiche di alcuni colleghi consiglieri, dopo che una soffiata aveva dato come imminente l'arrivo di una trentina di anarchici nei pressi della sua abitazione.

La festa "Direzione rivoluzione 2014" (a cui parteciperanno, tra gli altri, l'eurodeputato della Lega Mario Borghezio e l'ex sindaco e parlamentare Adriana Poli Bortone, il leader e il vicepresidente di Casapound Gianluca Iannone e Simone De Stefano) durerà fino a domenica e si svolge in una struttura ricettiva di Surbo, alle porte di Lecce, il cui nome è stato tenuto segreto nei giorni scorsi nel tentativo di evitare che gli antagonisti di Casapound potessero prenderla di mira. Gli antifascisti, del resto, si sono mobilitati ormai da giorni, e hanno organizzato "contromanifestazioni". L'Anpi, che ha chiesto e ottenuto il permesso per manifestare tutti e tre i giorni dalle 17 alle 21, ha parlato di "raduno squadristico che trova i suoi riferimenti e interlocutori nella destra politica".

E sui social network sono state rese note altre prese di posizione pubbliche: a partire da quella di Antifa, i cui militanti si riuniranno a Porta Napoli "per non lasciare che la città ospiti l'evento senza far sentire la loro voce", e passando per Binario68occupato, che ha organizzato una giornata di sport popolare, il corteo sabato e dibattiti domenica. Le manifestazioni alternative sono state annunciate come pacifiche ma naturalmente l'attenzione della Questura è altissima, anche in considerazione del fatto che a Lecce, nel recente passato, sono accaduti episodi di violenza che hanno coinvolto alcuni esponenti di Casapound, quattro dei quali furono addirittura arrestati nel marzo 2012 per il pestaggio di un giovane di Antifa. Il clou del lavoro delle forze dell'ordine è previsto per sabato pomeriggio, quando a Lecce si disputerà anche il derby di Lega Pro contro il Barletta. Proprio in concomitanza con la partita il questore Antonio Maiorana aveva sollecitato il Viminale a valutare la possibilità di chiedere il rinvio della gara, ma la data prevista è stata confermata, per cui la partita si disputerà comunque, sotto l'occhio vigile delle forze dell'ordine, alle quali sono stati inviati adeguati rinforzi.

http://bari.repubblica.it/cronaca/2014/09/05/news/raduno_casa_pound-95050995/

giovedì 4 settembre 2014

LO STATO ESPROPRIA COMUNI E REGIONI


Per dare continuità ad un articolo di giugno riguardo la privatizzazione dei beni comuni in mano ai privati(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2014/06/beni-comuni-in-mano-alle-gestioni.html ),ecco un'interessante e breve intervento di Senza Soste dove il pezzo forte è il link del video You Tube che riprende un passo del programma "La gabbia" dove l'intervistatore riesce a far dire la verità sulle modalità di questa operazione ad alcuni pezzi grossi del tesoro e dell'economia italiana.
Le svendite di Eni,Enel e Finmeccanica comporterebbero a portare a casa solo pochi miliardi di Euro mentre il vero affare sarebbe l'esproprio da parte dello Stato delle utilities dei comuni e delle regioni degli introiti dovuti ad acqua luce e gas.
Per far questo nei prossimi tempi il governo Renzi attuerà la modifica e la riforma del titolo V della Costituzione Italiana che ora come ora non permetterebbe un tale scempio,pratica che comunque sarebbe compiuta da un esecutivo illegittimato,già il terzo di fila non eletto dagli italiani.

Svendere acqua, luce e gas: ecco perché la riforma del titolo V della Costituzione. Il video shock .


Ecco il video shock mandato in onda dal programma di LA7 "La Gabbia" che svela perché Renzi stia cercando di fare in fretta e furia la riforma del titolo V della Costituzione.
In poche parole, siccome la (s)vendita delle quote statali di Eni, Enel e Finmeccanica farebbero racimolare solo 12 miliardi di euro, il governo e i tecnici dei ministeri hanno individuato nelle utilities, cioè le società di proprietà di comuni e regioni che gestiscono beni comuni e vitali come acqua, luce e gas, come la vera miniera d'oro da vendere ai privati per fare cassa. Con la riforma del Titolo V della Costituzione in poche parole lo Stato scipperebbe i territori della gestione di questi beni da poter poi vendere. Tutto questo sarà fatto da un governo illegittimo formato da persone non elette,  grazie a  Napolitano.
Guardare questo video di appena 3 minuti e mezzo è un dovere di ogni cittadino.
Redazione - 10 agosto 2014

mercoledì 3 settembre 2014

LA RESISTENZA DEL POPOLO CURDO CONTRO L'ISIS

Dopo l'altro efferato omicidio di un giornalista nelle terre in guerra in Medioriente,i mass media internazionali(occidentali)e pure qualche grande potenza mondiale stanno rivalutando il popolo curdo che nei territori tra Siria ed Iraq sono spesso l'ultimo baluardo di una civiltà umana contrapposta ai seguaci dell'estremismo islamico dell'Isis.
Il califfato guidato da Al Baghdadi sta compendo efferatezze contro chiunque non sia della propria ideologia e religione,sono i nuovi nazisti in salsa araba che stanno sconvolgendo la vita di milioni di persone in quei lembi di terra che stanno occupando.
I profughi diretti nelle zone reputate più tranquille rispetto alle loro case ormai sono centinaiadi migliaia,e l'emergenza per potergli accogliere si fa giorno dopo giorno sempre più drammatica anche perché in alcuni casi le frontiere per loro non si aprono.
E'grazie soprattutto al PKK,ritenuta ancora un'organizzazione terroristica dall'occidente,che i predoni dell'Isis per ora hanno limitato la loro marcia che potrebbe estendersi fino ai confini della Turchia,del Libano,della Giordania e della Palestina ed Israele:è grazie alla loro resistenza che la gente possa ancora vivere nelle proprie case senza ricevere aiuti internazionali...quei cattivi guerriglieri con le memoria ancora ad Ocalan(vedi anche:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2014/08/rojavala-zona-curda-siriana.html e http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2014/08/fuga-dalliraq.html ,articolo preso da Infoaut).

Isis, kurdi,medioriente:serve una rivoluzione anche del pensiero.


Un tentativo di comprendere al di là della retorica internazionale.
Di Suveyda Mahmud
Corrispondenza da Makhmur (campo profughi di curdi in nord Iraq)
Il ghiaccio frantumato viene messo nei secchi, con le bottiglie di acqua e bevande da raffreddare. Ma sotto un sole caldo a 50°, il ghiaccio si scioglie rapidamente, e l’acqua che rimane evapora... Questi cubetti di ghiaccio sciolti, ed evaporano nella calura del deserto, sono forse la migliore metafora per descrivere quanto sta accadendo in Medio Oriente. Qui, tutti i sistemi sociali con i loro relativi impianti teorici e cognitivi, congelati da 5000 anni come in un freezer, si stanno dissolvendo, oggi, evaporando rapidamente. Una evaporazione che è uno stato di caos.

Nelle colline retrostanti Mahmura come nel Medio Oriente, ma non solo, si possono vedere all’opera tutte le versioni delle attuali potenze dominanti e anche una combinazione di tutte le dinamiche sociali che resistono.

Il sistema capitalista è il responsabile della creazione e del foraggiamento delle bande di ISIS, che hanno occupato e saccheggiato la cittadina e il campo profughi di Mahmura.

I guerriglieri sono arrivati dai monti Qandil, e hanno attacato le bande di predoni di I.S. con un continuo tiro di fuoco; mentre sul lato posteriore della valle il PUK e i peshmerga del PDK e Gorran aspettavano con preoccupazione. Da Mahmura, intanto, vengono sparati continuamente colpi di mortaio verso le colline circostanti. I guerriglieri tengono sott’occhio le postazioni dominanti del campo, ne seguono 24 ore su 24 i movimenti, e i cecchini tengono sotto tiro con un’arma a lunga gittata che hanno costruito in montagna e che hanno chiamato “Zagros”. Un rumore nel cielo si avvicina e poi svanisce, segnalando che i droni americani stanno sorvolando le nostre teste. Nel deserto, dall’orizzonte, giungono fin sulle colline lampi ed esplosioni, ad annunciare un bombardamento da parte del governo di Baghdad.

Le forze della guerriglia, provenienti da quasi ogni parte della Mesopotamia e composte da gente di ogni età, colore, sesso, dai dintorni di Mahmura scrutano con attenzione i movimenti dei banditi nel campo profughi e in città. Ma chi sono questi banditi? Questa, denominata ISIS, è una banda che ha trascinato in una spirale di violenza e brutalità soprattutto il Kurdistan occidentale (Rojava), in Siria, e il Kurdistan meridionale, in Iraq, fino a Mahmura, che si trova proprio nel mezzo delle principali città e regioni del Kurdistan meridionale come Kirkuk, Mosul, Suleymania, Hewler (Erbil). L’ISIS occupa e saccheggia Mahmura il 5 di agosto; il 10 di agosto comincia la controffensiva dei guerriglieri del PKK e della milizia di Mahmura, insieme sotto la bandiera della difesa del Kurdistan unito, che dalle colline scendono su Mahmura. Le bande di ISIS non riescono a opporre resistenza e sono costrette a una fuga precipitosa dalla città, senza avere il tempo di minare il terreno, né di portar via i propri mezzi, armi, munizioni, e nemmeno i corpi dei propri morti, si ritirano nel deserto verso il fiume Tigri.

Entriamo così nel campo di Mahmura, con tutte le precauzioni per la sicurezza: preceduti dalle unità di esperti in esplosivi e sotto la copertura di combattenti rimasti a sorvegliare il campo dalle colline contro possibili agguati, le squadre di guerriglieri e miliziani si dividono in piccole unità per setacciare il terreno quartiere per quartiere, strada per strada, casa per casa, stanza per stanza. Si verifica solo una breve sparatoria, con un membro di ISIS che era rimasto ferito e non era riuscito a fuggire, e che verrà neutralizzato dai nostri cecchini. A Mahmura, nelle case saccheggiate e abbandonate da questi banditi, sono cadute tutte le falsità raccontate dall’ISIS a tutta la gente che è venuta a combattere da ogni parte del mondo pensando di partecipare a una “guerra santa”. In tutte le case abbandonate dai banditi in fuga, l’irruzione delle forze della guerriglia ha smascherato i loro veri obiettivi, trovando le valigie piene di soldi, oggetti di valore, oro, gioielli, pronte per essere trafugate. Quel che ci siamo trovati di fronte non sono i segni di una sacra causa e dei suoi militanti, quanto piuttosto le tracce lasciate da una banda di ladri in fuga. Tra i membri morti delle bande abbiamo trovato arabi, curdi, turchi, ceceni, afghani, europei e americani, una rete di ladri e assassini quasi universale.

Se le bande di ISIS hanno provato a trasformare questo mondo in una nuova Sodoma e Gomorra, hanno trovato a rispondergli le forze di difesa di un popolo, con la loro determinazione a difendere non solo i civili in fuga, ma l'onore dell'umanità. Da Zagros e Kandil sono arrivati in migliaia, unendosi agli uomini e alle donne dei tre cantoni dell'autonomia democratica del Rojava, e ai giovani yezidi sotto attacco, senza paura.

Ognuno può vederlo. I giornali, le televisioni, i social network, sembrano ora dare informazioni quotidiane sui recenti avvenimenti. Tuttavia, come in precedenza, non indagano le cause, ma costruiscono una narrazione plausibile per giustificare l'intervento occidentale.

L'America e l'Europa prendono posizione contro I.S., i peshmerge vengono armati. Si, è vero! Però contro chi e per quale motivo? Già i peshmerge avevano una superiorità numerica e militare rispetto a I.S. Rispetto alle posizioni sotto loro controllo avevano la possibilità di resistere tranquillamente, però non hanno resistito. Hanno abbandonato rapidamente i posti controllati senza opporre resistenza. I risultati più feroci e drammatici di questa scelta si sono visti a Sinjan. Se non ci fosse stato il sistema del PKK e le forze delle HPG avrebbe potuto succedere qualcosa di simile nel campo di Makhmour. I peshmerge che sia come tecnica militare sia come superiorità numerica erano meglio equipaggiati delle HPG, hanno abbandonato anche Makhmour senza resistere. Se non ci fosse stata la resistenza dei piccoli gruppi delle HPG e dei miliziani di Makhmour, Hewler (Erbil) sarebbe diventata una seconda Mosul.

La domanda è: se i peshmerge non hanno resistito contro le bande di I.S., allora perché dovrebbero essere armati? I guerriglieri del PKK e le forze delle YPG nei cantoni del Rojava (Kurdistan occidentale), a Rabbia, a Sinjan, a Makhmour, a Kirkuk, a Celewla e a Germiyan, stanno combattendo nonostante siano segnalati nella lista delle organizzazioni terroristiche di Europa ed America. Mentre si sta organizzando un sistema tipo KCK (Confederazione delle Comunità Curde) per unificare le dinamiche della zona e si sta costruendo un sistema di confederalismo democratico nella regione, perché il PKK è ancora segnalato come organizzazione terroristica da parte dell'Europa, dell'America, della Turchia, dell'Iraq e anche del Kurdistan Federale? Mentre il sistema degli stati-nazione come la Turchia, la Siria, l'Iraq e l'Iran sta franando, le quattro parti del Kurdistan stanno costruendo da sole una vita libera; contro chi stanno resistendo?

Chi sono coloro che stanno attaccando il PKK e chi rappresentano in realtà? La risposta è semplice. I.S. è la forza armata del sistema capitalistico e imperialistico che porta avanti le aggressioni. Invece il PKK è il rappresentante collettivo della vita libera dei popoli del Medio Oriente. Le dinamiche incrociate sono queste. I.S. è l'ultima evoluzione del sistema maschilista, invece il PKK è la forza che sta resistendo e che costruisce una nuova forma di vita, naturale, democratica, partendo dal locale. Il resto è un'operazione volta a costruire false percezioni e una guerra sporca. Formulare pensieri nel caos attuale fa sorgere delle domande. Ci troviamo in un momento in cui porre domande sugli eventi accaduti e che accadono in Medio Oriente. Se si pongono le giuste domande – su quel che sta accadendo ed è accaduto in Medio Oriente – le risposte saranno chiare. Basta liberarsi di paradigmi superati. E come dice A. Öcalan: “abbiate il coraggio di pensare”!

martedì 2 settembre 2014

RENZI SCONTENTA TUTTI

L'articolo di Contropiano(http://contropiano.org/economia/item/26070-grandi-imprese-occupazione-ferma-e-salari-in-calo )parla dei dati Istat riferiti all'occupazione e ai salari nelle grandi imprese italiane e si fanno commenti e riflessioni riguardo tali cifre.
Se dal mese scorso non ci sono state diminuzioni di lavoratori,ma dall'anno scorso l'emorragia di posti di lavoro è ancora importante,i salari sono diminuiti così come in maniera inversamente proporzionale sono aumentati i costi dei lavoratori per le imprese.
Ovvero i due dei cardini della politica in materia di lavoro del governo Renzi fanno acqua in quanto le promesse di un aumento retributivo ed un calo drastico del costo per le imprese continuano ad essere sogni sia per gli operai che per gli imprenditori.

Grandi imprese: occupazione ferma e salari in calo.


La notizia "buona" è che - almeno per il mese di giugno - l'occupazione nelle grandi imprese italiane non è diminuita. Quella pessima è che il salario (lordo) è diminuito dello 0,5%.
Lo dice come sempre il resoconto inappellabile dell'Istat. Che precisa comunque come, rispetto allo stesso mese dell'anno precedente, anche l'occupazione sia diminuita dello 0,8%. L'invarianza mensile (rispetto a maggio) riguarda anche la quota di dipendenti delle grandi imprese messi in cassa integrazione.
Che le cose non vadano affatto bene neanche nelle imprese meno sensibili alla crisi (la grande dimensione aiuta a compensare le variazioni, in genere) è certificato dal dato relativo alle ore lavorate per dipendente (senza ovviamente calcolare i dipendenti in Cig): c'è infatti una diminuzione dell'1,2% rispettoal giugno 2013..
La cassa integrazione risulta in calo, ma - anche se l'Istat non fornisce questo dato - appare chiaro che si tratta di un effetto della "conclusione" di vecchi accordi, che hanno portato ora al licenziameto e alla messa in mobilità.
Sarebbe lungo spiegare le differenze tra retribuzione lorda (che su base annuale registra un aumento del 2,2%, pur in presenza del "raffreddamento" dei salari, ridotti dello 0,5%), il costo del lavoro per dipendente (in moderato aumento, dell'1,6%) e salario netto. Ma il risultato finale resta comunque chiaro: per le imprese non si registrano ancora gli effetti dello sgravio Irpef deciso dal governo Renzi e per i lavoratori non hanno visto alcun aumento del salario netto derivante dalla stessa misura.
Il rapporto completo dell'Istat: pdfLavoro_e_retribuzioni_grandi_imprese_-_02_set_2014_-_Testo_integrale.pdf360.46 KB
Le serie storiche: xlsserie_storiche_GI_1-6-2014.xls142 KB

lunedì 1 settembre 2014

LA MOGHERINI AI VERTICI DELL'UNIONE EUROPEA

La decisione dell'Unione Europea di avere Federica Mogherini come alto rappresentante per gli affari esteri è maturata dopo settimane di pressioni del governo italiano fatte sempre più insistenti da quando l'Italia ha assunto il semestre di presidenza dell'unione.
La parallela elezione del polacco Donald Tusk è invece un'altra nomina diciamo di routine visto che entrambe queste scelte sono in un'ottica di mantenimento dello status quo dell'intera politica europea,in un proseguo di intenti(alcune molto più di velate minacce mi verrebbe da dire)che prevedono un prolungarsi della crisi e della recessione e non una soluzione.
La Germania controlla ancor più gli stati membri dopo queste nomine,e come si evince dal sito di Contropiano(http://contropiano.org/politica/item/26035-giro-di-polka-nell-unione-europea-mogherini-lady-pesc )dove è stato preso l'articolo sotto,la Mogherini non è proprio un premio al premier Renzi ma è il frutto di un lavoro che la nuova rappresentante Ue ha compiuto negli anni passati(vicepresidente della fondazione Italia-Usa e membro di una simile associazione che unisce la Germania agli Usa).
Ora ha già annunciato sviluppi sulla situazione di guerra tra Ucraina ed i militanti del Donbass,probabilmente decidendo altre sanzioni contro Mosca,e sicuramente interverrà per la liberazione dei due assassini rintanati nell'ambasciata italiana di New Delhi,ne vedremo delle brutte,sono sicuro.

Giro di polka nell'Unione Europea, Mogherini lady Pesc.

Volti nuovi al vertice dell'Unione Europea? Non proprio. Le nomine del polacco Donald Tusk a presidente del Consiglio europeo (in sostituzione di Hermann von Rompuy) e dell'italiana Federica Mogherini a “alto rappresentante per gli affari esteri”, overo "lady Pesc" (al posto dell'uscente Caroline Ashton) sono l'ultimo tassello del ridisegno delle istituzioni continentali dopo le elezioni di maggio. E sono il frutto di un equilibrio conflittuale degno del “manuale Cencelli” di democristiana memoria.
Se occupare una di queste poltrone fosse il segno di un potere reale, anziché la "garanzia" di interessi potenzialmente divergenti, le scelte sarebbero state assolutamente diverse. Il neopresidente polacco è infatti il frutto del (necessario) equilibrio tra centralità decisionale tedesca (l'economia di Varsavia è totalmente “contoterzista” di quella di Berlino) e l'esigenza britannica di esser ancora un membro influente pur marcando progressivamente le distanze dall'Unione Europea.
L'italiana Mogherini – dietro i gridolini di facciata per “una giovane donna” a capo della diplomazia continentale – è una altrettanto solida risultante tra interessi tedesco-europei e statunitensi, a quotidiano rischio di lacerazione davanti all'escalation anti-russa imposta dagli Stati Uniti sulla crisi ucraina. La parte centrale del suo curriculum, infatti, non consiste tanto nei sei mesi passati da ministro degli esteri italiano, quanto nell'essere da anni membro dello IAI (Istituto Affari Internazionali) e contemporaneamente del Consiglio per le relazioni fra Italia e Stati Uniti; nonché fellow del German Marshall Fund for the United States.
Nessuno, d'altro canto, può davvero immaginare che la politica estera della Ue possa esser “decisa” al di fuori di questo equilibrio. E non c'è alcuna contraddizione tra il fatto che l'Italia sia un paese governato dalla Troika da tre anni (dall'inizio del governo Monti, seguito da altri due esecutivi mai eletti da nessuno) e che possa “esprimere” candidati a poltrone di prestigio. Il personale che va a occuparle, al di là delle condizioni o della forza relativa del paese da cui proviene, è infatti politicamente “apolide”. O meglio: personale “comunitario” selezionato dall'alto e in altri "centri di formazione", non “proposto” dal singolo paese. Anni di protagonismo del portoghese Barroso, per esempio, dovrebbe aver chiarito a iosa questa realtà.
Renzi, naturalmente, si appunta la medaglietta Mogherini, anche per nascondere le bastonate che cominciano ad arrivargli sul piano economico. Che persino Repubblica – e in particolare Tito Boeri – abbiano spernacchiato il suo decreto “sblocca-Italia” come fuffa senza conseguenze sulla “crescita” segnala infatti la montante insofferenza del potere reale per questo governo tutto annunci e pochi fatti.
Detto più chiaramente: nello scenario che abbiamo davanti queste nomine non cambiano assolutamente nulla.