sabato 3 giugno 2017

DANNI COLLATERALI


Risultati immagini per vittime raid siria
L'ennesimo caso di informazione fatta da giornalisti banderuola tocca nuovamente le zone calde della guerra che si sta combattendo in territorio siriano e vede protagonisti loro malgrado le centinaia di vittime diciamo collaterali di questo conflitto.
Che se sono state colpite dalle forze russe scatta il putiferio,mentre se sono mietute per mano statunitense sono solo cifre a margine degli scontri:due peri e due misure cui siamo abituati già da molto tempo(madn francia-si-russia-no ).
Il primo articolo di Contropiano(massacri-calibrati )parla proprio di questo dato di fatto e della tanto applaudita funzionalità selettiva che i raid americani con bombardamenti"intelligenti"sono la degna risposta non contro l'Isis ed i ribelli anti Assad che combattono al loro fianco ma contro quello che loro chiamano regime.
Gli Usa,dai tempi dei Bush passando per Obama(vittime-innocenti-dei-droni-usa )arrivando al nefasto Trump,commettono pure loro errori,e come detto anche per i bombardamenti russi che talvolta fanno vittime civili innocenti non voglio prendere le parti di nessuno su questo argomento.
Il successivo(contropiano morire-le-vostre-guerre- )è strettamente legato a quello sopra anche se parla del terrorismo in maniera più globale e delle ragioni,sbagliate,che fanno crescere nelle menti più deboli l'istinto di ammazzare con stragi altre vittime innocenti.
Citando Saddam Hussein,Assad e Gheddafi e l'ultimo attentato di Manchester che ancora più in maniera evidente ci fa capire che siamo noi a morire per le guerre degli altri.

I massacri “calibrati” dei bombardamenti Usa in Siria e Iraq.

di ******
Il sempre attento Antonio Mazzeo segnala l’ennesima dimostrazione di doppia morale delle potenze esportatrici della civiltà liberale nel mondo. La strana narrazione secondo cui i bombardamenti Usa – diversamente da quelli russi – sarebbero sempre chirurgici, selettivi, mirati, viene continuamente smentita dai fatti. Ecco uno dei passaggi-chiave del documento finale del G7 dei ministri degli esteri (Lucca): “i bombardamenti nei primi giorni di aprile da parte degli Stati Uniti d’America in Siria sono una risposta attentamente calibrata e limitata nella sua portata, ad un crimine di guerra, con lo scopo di prevenire e scoraggiare la proliferazione e l’uso di armi chimiche letali”…
Oggi il Pentagono ammette di aver fatto una carneficina. Lo riporta un articolo comparso su La Repubblica di ieri che riferisce su fonti statunitensi, sia ufficiali (il Pentagono) che non governative (Air Wars).
“Due mesi di sangue, quelli di marzo e aprile 2017, per i civili di Siria e Iraq, vittime innocenti dei raid della coalizione a guida Usa. Sessanta giorni in cui il numero di quelle che con un eufemismo vengono chiamate “vittime collaterali” è più che raddoppiato: 332 contro i circa 150 morti da agosto 2014, ovvero dall’inizio dell’operazione Inherent Resolve contro lo Stato Islamico. È quanto si legge nell’ultimo rapporto diffuso dal dipartimento della Difesa statunitense.
Qualcosa nell’offensiva militare deve essere cambiato. Secondo alcune organizzazioni non governative come AirWars, osservatorio sulle operazioni militari in Siria e Iraq guidato da un gruppo di giornalisti, gli Stati Uniti avrebbero abbassato gli standard di sicurezza utilizzati per difendere i civili durante gli attacchi per la liberazione delle zone controllate dall’Isis.
La coalizione, tuttavia, rifiuta le accuse mosse da AirWars e spiega l’aumento delle vittime con l’intensificarsi delle operazioni condotte su territori densamente abitati, e quindi a maggior rischio per i civili.
Non solo: per AirWars sarebbe da rivedere al rialzo anche il numero di vittime dichiarato dal Pentagono. Per la Difesa Usa 484 in tre anni, per l’Ong almeno 3817….
In un comunicato diffuso dalla Difesa americana sono elencati gli interventi compiuti contro i miliziani. Ad aprile 2017 sono stati 19 gli attacchi condotti in Siria, 13 quelli in Iraq. In entrambi in casi sono stati colpiti pozzi di petrolio, veicoli, postazioni dei miliziani e anche 132 civili. E marzo è stato il mese più cruento, con le bombe cadute dal cielo di Mosul che dovevano colpire gli jiiadisti ma hanno in realtà ucciso 200 persone tra civili e attivisti dei diritti umani. I militari Usa ammisero quell’errore, dieci giorni dopo.
L’errore di Tabqa. Dopo la strage dei civili di marzo, a aprile gli americani hanno colpito una postazione curda nella città siriana Tabqa. A morire furono almeno 18 ribelli impegnati a combattere contro l’Isis. “Il raid – aveva affermato Washington – era stato richiesto dai nostri partner militari, che avevano identificato una postazione dell’Isis” ma in realtà “nel mirino sono finite le Forze democratiche siriane”, alleate degli Usa nella lotta all’Isis.
Tabqa è l’ultima roccaforte dello Stato islamico prima di Raqqa, da cui dista circa 40 km. L’offensiva per riconquistarla era cominciata solo da poche settimane. Fu il primo bombardamento espressamente voluto da Donald Trump, come risposta all’attacco chimico di Dayr az Zor, nell’omonima regione confinante con l’Iraq, che in molti hanno attribuito al presidente siriano Bashar al Assad, ma cui colpevole certo non è stato ancora individuato”….
La Repubblica, 2 giugno 2017

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Siamo noi a morire per le vostre guerre.

di Dante Barontini
Vostre le guerre, nostri i morti. Ad ogni attentato dell’Isis o di qualche imitatore siamo costretti a ripetere questa semplice verità. Che rischia sempre di essere sommersa sotto il mare della melassa vittimista sparata dagli schermi e dalle prime pagine.
Non c’è alcuna commozione in chi freddamente prepara il menu strappalacrime da sottoporre al malcapitato telespettatore. Non c’è altro che pelosa ipocrisia nelle frasi di circostanza pronunciate da ministri, premier, presidenti. Sanno meglio di noi con cosa hanno a che fare, e sanno di essere tra i primi responsabili della metastasi stragista sparsa in tutto il mondo.
Fuori da ogni complottismo idiota, la galassia jihadista – Isis, Al Qaeda, Al Nusra, ecc – trova radici storiche nel fondamentalismo sunnita, coltivato e perpetuato dall’Arabia Saudita e le altre petromonarchie del Golfo. E’ stato foraggiato e incentivato da tutto l’Occidente, in primo luogo dagli Stati Uniti, come arma fondamentale contro l’Unione Sovietica che aveva sciaguratamente invaso l’Afghanistan. Osama Bin Laden è stato per anni il principe dei freedom fighters acclamati sui media del “mondo libero”, costruendo così un immaginario vincente per una filiera quasi seppellita dalla Storia.
Il jihadismo sunnita è però esploso come fenomeno massivo solo dopo la seconda invasione occidentale dell’Iraq, quella del 2003, che portò all’abbattimento del regime di Saddam Hussein. Un regime autoritario, certo, come tutti quelli della zona (tranne Iran e Libano). Ma soprattutto laico, per nulla affascinato dalle sirene fondamentaliste. Con demente determinazione gli Stati Uniti scelsero come nemici proprio i regimi laici del Medio Oriente, assecondando gli interessi delle dittature (vi piace di più il termine monarchie?) islamicamente “pie”. Dopo Saddam Hussein toccò alla Libia di Mu’ammar Gheddafi, quindi alla Siria di Assad. Tre paesi che sono diventati un braciere dove si consumano tragedie innominabili, verso cui è stato favorito un “turismo” di combattenti dalle metropoli dell’Occidente. Lo stesso era avvenuto nella ex Jugoslavia o in Cecenia. Combattenti che qualche volta tornano a casa furibondi, portandosi dietro un altro mondo, altri interessi, altre ragioni.
Gente che magari si è sentita strumentalizzata e tradita dell’Occidente – prima sostenuti e coccolati, poi bombardati – fermamente intenzionata a portare nelle nostre città l’inferno che “i nostri” governanti e bombardieri (non importa, soprattutto a loro, se siano americani, francesi, inglesi o russi) hanno portato nelle loro.
Spiegava un compagno turco che l’Isis e gli altri gruppi sono come un pitbull: addestrati a mordere gli altri, ma a volte colpiscono anche il padrone o quello che ha presunto di poterlo essere.
L’Isis è un vostro prodotto, una metastasi del tumore che voi “classe dirigente occidentale” avete fatto crescere altrove.
I ragazzi di Manchester sono invece i nostri figli, fratelli, sorelle. Siamo noi che giriamo per le nostre strade, cercando di sopravvivere all’impoverimento crescente che voi ci avete imposto, che ci intruppiamo in uno stadio o in una metropolitana o una via della movida per una serata diversa, per una pausa in una vita senza futuro migliore.
Voi avete iniziato questa guerra che ci uccide. Non ci sono paragoni possibili con la lotta armata metropolitana degli anni ‘70 in Europa o in America Latina, perché in quel caso i bersagli erano i responsabili di scelte precise e avversate; non gente che passava per caso.
Isis ed imitatori, invece, nemmeno vi cercano. Sono troppo deboli per farlo, si accontentano di uccidere noi, a mucchi, senza distinzioni. Sangue di popolo per sangue di popolo, in una logica arcaica e senza futuro.
Voi avete iniziato questa guerra che ci uccide. Non siete voi che potete farla finire. Non siete voi che potete vincerla. Non vi interessa, anzi vi torna persino utile. I popoli spaventati si affidano inermi alla bestia che finge di proteggerli.



Finché voi resterete ai vostri posti noi continueremo a morire, a piangere i nostri ragazzi, a chiederci stupidamente “perché ci odiano?” 

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