mercoledì 5 ottobre 2016

KOIKILI LERTXUNDI

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L'ex calciatore basco Koikili Lertxundi non rimarrà nella storia calcistica di Euskal Herria per le sue prestazioni sul terreno di gioco in quanto mestierante del futbol dotato di buona tecnica e uno di quelli che sudava la maglia,ma per la sua storia personale di impegno politico e sociale.
Koikili è tutt'ora ricordato come un ragazzo del barrio e soprattutto come compagno che ha messo la faccia più volte per l'autodeterminazione del popolo basco e per la lotta per l'indipendenza della sua terra.
Inoltre l'indomani dell'assassinio del tifoso dell'Athletic Iñigo Cabacas(vedi madn inor-ez-da-hiltzenahazten-ez-badugu e relativo link)parlò in prima persona denunciando l'uso dei proiettili di gomma e chiedendo la verità sull'omicidio senza che la polizia insabbiasse il caso.
Difensore laterale dell'Athletic Bilbao in gioventù fu campione nazionale per tre volte nella lotta greco romana che abbandonò per il calcio ma non smise mai di studiare laureandosi in storia ed è tutt'ora è impegnato attivamente nella sinistra indipendentista così come raccontato nell'articolo sotto preso da Senza Soste(koikili-l-eterno-lottatore ).

Storia di un compagno basco capace di vincere tre titoli nazionali di lotta greco romana e disputare oltre 100 partite con la maglia dell'Athletic 

In quell’Athletic che a Bilbao suscitò una vera e propria follia collettiva, lui era considerato, probabilmente a ragione, l’anello debole. Era l’Athletic di Joaquín Caparrós, una squadra con pochi fronzoli e tanta sostanza composta da onesti gregari e qualche ottimo giocatore (Javi Martínez su tutti, ma anche Etxeberria, Susaeta, Iraola e l’eterno incompiuto Yeste) al servizio di quello che in maglia biancorossa era un autentico fenomeno: Fernando Llorente. Lui, in quell’Athletic, si è costantemente giocato il ruolo di terzino sinistro titolare, prima con Asier Del Horno, poi con Mikel Balenziaga. Nell’appuntamento che in Bizkaia aspettavano da 24 anni, la finale di Coppa del Re, Caparrós lo preferì all’allora ventunenne Balenziaga. La sua prestazione fu tutt’altro che memorabile, specie nel secondo tempo quando tutta la difesa cominciò a vacillare sotto gli affondi dei vari Messi, Eto’o e di un Bojan Krcic che accanto ai fenomeni sembrava un fenomeno anch’egli. Chiuse la parentesi con l’Athletic quando in panchina arrivò un certo Marcelo Bielsa, le cui idee tecnico-tattiche mal si sposavano con le sue caratteristiche.

Il calciatore

Lui è Koikili Lertxundi Del Campo, per tutti Koikili o “Koi”, un normalissimo calciatore della massima serie calcistica spagnola sconosciuto ai più che per cinque anni milita in Liga sempre con la maglia dell’Athletic. Un giorno un affermato giornalista lo definì un giocatore completo che non eccelle in niente. Dotato di discreta tecnica, ottima velocità e straordinario spirito di sacrificio, Koi inizia a giocare nell’Aurrera, la seconda squadra di Vitoria, poi va all’Osasuna B, quindi al Gernika, al Beasain e di nuovo al Gernika. Nel 2005 va a Sestao, nel River, e nel 2007 fa il grande salto nell’Athletic dove resta fino al 2012, “scaricato” dal nuovo tecnico Marcelo Bielsa. Va al Mirandés, dove termina la carriera nel 2014.
Nato ad Otxandio, un piccolo paese famoso per un eccellente taberna (il Gure Etxea) e per le percentuali bulgare di cui qui hanno sempre goduto i partiti indipendentisti e autonomisti, Koikili ha una storia sportiva e personale tutta da raccontare. Perché se il calciatore è stato di livello “normale”, lo sportivo, l’uomo e quello che là chiamerebbero el entorno familiar sfiorano i canoni della straordinarietà. Quali idee abbia la sua famiglia lo si può facilmente intuire già dal nome datogli il 23 dicembre 1980: Koikili è un nome rarissimo che dal punto di vista etimologico affonda le proprie radici in una versione di euskera dell’ottocento ormai desueta. Koikili starebbe per Cecilio.
Conosciamo personalmente Koikili al termine di una partita di Liga fuori da San Mamés. La partita è terminata da appena 10 minuti e lui, pur avendo giocato tutta la partita, è già fuori da San Mamés “docciato” e con i capelli ancora bagnati. Ha fretta perché deve andare con un amico comune a vedere un concerto degli AC/DC, di cui indossa una t-shirt sotto una tuta sportiva. La gente lo saluta come fosse uno del barrio e non uno dell’Athletic, perché tale sembra.

Lo sportivo                       

Uno dei motivi che rende grande questo calciatore mediocre è la sua carriera sportiva. Sin da piccolo la sua grande passione non è il calcio bensì la lotta grecoromana. Si allena per anni nella piccola palestra di Otxandio con la campionessa olimpica Maider Unda con cui nasce un rapporto di grande amicizia. Koikili vince tutto quello che c’è da vincere compresi tre titoli di campione di Spagna nella categoria Cadetti. È l’astro nascente della lotta spagnola (spesso gli atleti di punta dei cosiddetti sport minori in Spagna sono baschi) ma nel frattempo Koi dimostra di saperci fare anche col pallone tra i piedi e a 15 anni deve scegliere cosa eliminare tra lo studio, la lotta e il calcio. Il primo non si discute e alla fine, con non poche difficoltà, viene preferito il calcio alla lotta.

Il compagno

Quel percorso di studio non interrotto a 15 anni lo porterà a laurearsi in Storia presso l'Università del Paese Basco. Ma già nel 2004, a soli 24 anni e con una carriera calcistica in forte ascesa, diventa socio di maggioranza di una società di consulenza di risorse umane per imprese, organizzazioni e società sportive, Itzarri Consulting, dove lavora quando non si allena.
Ma Koi è da sempre una persona politicamente e socialmente molto impegnata. Attivamente coinvolto nel portale futbolrebelde.org, fa scalpore per una lettera aperta che scrive all’indomani dell’omicidio del tifoso dell’Athletic Iñigo Cabacas, avvenuto nell'aprile 2012 a causa di un proiettile di gomma sparato sulla folla dalla Ertzaintza dopo un match giocato a San Mamés contro lo Schalke 04 (1). Nella lettera, Koikili chiede che venga fatta luce sulle effettive responsabilità delle forze dell’ordine evitando le solite verità di comodo e urla tutta la propria rabbia e indignazione puntando il dito contro le pallottole di gomma, spesso sparate con troppa facilità e libertà dalle polizie basche e spagnole. La sua posizione s’inserisce di prepotenza in un dibattito che coinvolge tutta l’opinione pubblica. La morte di Cabacas, ancor più assurda perché inserita in un contesto dove non c’era alcun bisogno di usare armi (per di più sulla folla, a casaccio), va a sommarsi ad una serie lunghissima di morti e feriti per bolas de goma.
Nel 2011, all’apice della carriera calcistica, offre tutto il suo “peso” alla sinistra indipendentista: il suo nome viene iscritto (e poi rimosso) nelle liste elettorali della coalizione politica Amaiur, La Razon in uno dei suoi articoli d'opinione che si è distinto come uno dei possibili membri di una politica lista Bizkaia dell'indipendenza coalizione Amaiur.
Insieme ad altri calciatori e sportivi baschi, Koikili è stato politicamente attivo in Esait, una piattaforma nata circa 20 anni fa (e scioltasi l'anno scorso) per promuovere lo sport basco e il riconoscimento ufficiale a livello internazionale di tutte le singole federazioni sportive basche.
Tito Sommartino - tratto dall'edizione cartacea di Senza Soste n.117 (luglio-agosto 2016)
Note
(1) www.futbolrebelde.org/blog/?p=1222

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