martedì 25 ottobre 2016

GIUNGLE E BESTIE


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Si sa che la differenza tra uomo ed animale a volte è molto labile con i secondi talvolta molto più indulgenti dei primi,e la parola bestia che indica nel regno animale la crudezza e l'indole più selvaggia e naturale è spesso più appropriata per contraddistinguere gruppi di uomini piuttosto che di animali.
Qui sopra nella foto alcune bestie che ieri notte hanno organizzato dei blocchi per la strada a Gorino,una frazione di Goro nel ferrarese dove sia gente del posto che immigrati salviniani e fascisti prestati dalle zone limitrofe hanno impedito l'arrivo di una ventina in totale di profughi donne e bambini presso un ostello locale come deciso dal prefetto.
Ebbene queste persone bisognose d'aiuto(i profughi)sono state disperse in altri posti facendo così vincere la loro meschina e piccola battaglia alle bestie che ne hanno impedito l'arrivo:anche in zone vicine a Crema alcuni indigeni,aizzati da personaggi non abitanti quei paesi e che infatti non si sono fatti più vedere se non per incitare all'odio,erano scesi in piazza per protestare contro l'orda d'invasione.
Tutto questo mentre si sta sgomberando la famigerata"giungla"di Calais in Francia dove da mesi erano accampati migliaia di profughi,migranti e clandestini che erano pronti per andare verso il Regno Unito e che ora saranno ricollocati come oggetti o lasciati a loro stessi.
I due articoli presi da Contropiano(politica-news )e Il fatto quotidiano(francia-al-via-lo-sgombero )parlano dei fatti di cronaca ma anche dell'incapacità di gestire il flusso migratorio dall'Africa e dalle zone mediorientali di guerra che vengono trattate sempre con superficialità e con un menefreghismo tra uno Stato e l'altro dell'Ue,in un'emergenza di fatti che ne costituisce una normalità d'intenti.

Profughi rifiutati in Emilia, ben accolti a Napoli.

di Redazione Contropiano
Chissà dove sono finiti i beoti che a ogni problema rispondono con ruspe e manette. A Gorino, in provincia di Ferrara, paese di pescatori sul delta del Po, famoso per la produzione di vongole, la Lega Nord ha aizzato un  pezzo di popolazione contro l'arrivo di "ben" 12 donne con i loro bambini.
Barricate con pancali di legno (niente mobili, per carità…), qualche neofascista bene in vista, mamme "italiane" con i loro figli in braccio. Il tutto in opposizione alla decisione del Prefetto – lo Stato, l'ordine, la polizia… – di requisire temporaneamente un ostello per ospitare le madri in fuga da guerra e carestie.
Diciamolo subito: senza l'ammorbante protagonismo dei salviniani e dei fascisti, in stretto collegamento, ben difficilmente si mobiliterebbe qualcuno per questi motivi. Mugugni tanto, certo, frasi buttate lì a casaccio, ma solo l'idea di una "barricata" contro le forze dell'ordine che accompagnano una decina di madri è cosa così infame da non meritare né commento, né – tanto meno – una "promozione spontanea". Serve qualche stronzo con alle spalle un briciolo di organizzazione e copertura politica. Salvini, Forza Nuova e casapound, spesso, stanno lì per questo.
In questo caso non è infatti nemmeno invocabile il prestesto dell'"uomo nero che dà fastidio alle nostre donne", visto che il gruppo dei profughi non ha presenze maschili (a meno di non vler considerare pericolosi i bambini solo perché maschietti…).
A Napoli, nella notte, con invidiabile tempismo (la politicia sociale si fa in tempo reale, non quando siamo perfettamente pronti…), sono apparsi striscioni di solidarietà con i profughi, come questo.

Non si tratta però di una banale e controproducente contrapposizione tra "buonisti" e razzisti (senza virgolette, ovvio). Il problema dei flussi migratori dal sud del mondo verso le metropoli del capitalismo avanzato è fenomeno epocale che richiede politiche di grande respiro, articolazione, visione di lungo periodo, e altrettanto impegno. Non si affronta con le ruspe, ma neanche soltanto con la "buona volontà" dei singoli (sussidiarietà stile Caritas, insomma) o di alcune comunità lungimiranti (che valgono in ogni caso come esempio positivo).
Il problema è lo Stato e i suoi declinanti poteri a favore dell'Unione Europea, anche in questo caso. Perché da un lato – quello nazionale – abbiamo una struttura ormai dedita soltanto al contenimento repressivo (anche nel campo dell'immigrazione), senza alcuna capacità di programmazione né strutturazione di procedure e strutture per accoglienza e soprattutto integrazione (si rifiuta di fare politiche di sviluppo occupazionale per i giovani, figuriamoci se riesce a pensare ancora più in grande…). Dall'altra c'è una tecnostruttura burocratica capace di strangolare economicamente anche più paesi alla volta, ma inadatta a formulare politiche in positivo. Sull'immigrazione, come su altri temi altrettanto epocali (l'occupazione, per esempio), si è già più volte rivelata indifferente, impotente, idiota.

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Lo sgombero della più grande bidonville d’Europa è iniziato, come annunciato, alle 8 di mattina, dopo gli scontri e le tensioni di ieri sera. I migranti – per lo più afghani, eritrei e sudanesi – ospitati nella giungla di Calais, tra le 6mila e le 8mila persone, si sono messi in coda con alla mano le valigie e i loro pochi beni, per essere trasferiti nei 450 centri che il governo francese ha aperto su tutto il territorio. Uno smantellamento che dovrebbe concludersi in sette giorni.

Il prefetto del Nord-Pas-de-Calais, Fabienne Buccio ha dichiarato: “Tutto si sta svolgendo normalmente, in modo organizzato e metodico. Per ora sono partiti 17 pullman con 711 migranti a bordo. Altri tre bus stanno per partire”. Sullo sgombero di Calais poi sono arrivate anche le parole del ministro dell’Interno Francese, Bernard Cazeneuve: “Lo smantellamento è un dovere umanitario per il nostro Paese. È il risultato di un impegno costante dello Stato per due anni a Calais, assieme ai funzionari locali e alle associazioni. Risponde a una situazione d’emergenza, ma anche alle attese di una città e dei suoi abitanti, che affrontano da più di cinque anni una crisi migratoria di grande entità. Avverrà in una sola volta, impiegheremo tutti i giorni necessari perché abbia successo”.
I disordini potrebbero verificarsi nei prossimi giorni. Per Pierre-Henry Brandet, portavoce del ministero dell’Interno di Parigi, “la cosa più difficile sarà convincere i migranti recalcitranti, nei prossimi giorni”. “Le operazioni di smantellamento vero e proprio comincerà domani con la distruzione delle tende e delle capanne” ha poi aggiunto. Intanto il centro di accoglienza e orientamento (Cao) di Loubeyrat, nel dipartimento francese del Puy-de-Dome, è stato colpito questa notte da un tentativo di incendio doloso. L’edificio era destinato ad accogliere una parte dei migranti evacuati oggi dalla tendopoli di Calais. Natacha Bouchart, sindaca della città francese, si è detta perplessa sullo smantellamento della giungla: “Non capisco perché una simile operazione sia stata organizzata senza il coinvolgimento e la collaborazione della città”. “Il governo si deve assumere – ha poi aggiunto – tutta la responsabilità delle operazioni di sgombero dal momento che lo stesso governo ha determinato questa situazione, facendo arrivare 10.000 migranti a Calais. Potete comprendere la mia perplessità che le operazioni si svolgano senza problemi e sul fatto che non abbiamo nessuna garanzia che si metta davvero fine a tutte le difficoltà che abbiamo affrontati negli ultimi tre anni” ha poi concluso.
In totale, le autorità francesi prevedono che circa 60 autobus partiranno oggi con a bordo 50 persone ciascuno, domani sono attesi 45 autobus e mercoledì altri 40. Tutti i bambini e le famiglie – minoritari nel campo – saranno oggetto di particolare attenzione e cura al momento della selezione della destinazione. Secondo il sito francese Le Figaro uno dei primi autobus sarebbe diretto nel Morbihan, distante circa 8 ore di strada. I migranti verranno distribuiti nei centri di accoglienza di undici regioni (escluse CorsicaIle-de-France). La scelta della destinazione, riportano i media locali, si effettua nell’hangar di 3mila metri quadrati situato a circa 300 metri dalla giungla in cui è stato allestito un punto di accoglienza. In questo edificio i migranti incontreranno i funzionari dell’Ufficio francese dell’immigrazione e integrazione che proporranno a ciascuno di loro la scelta tra due regioni di destinazione illustrandole sulla mappa della Francia.
Dopo aver scelto una destinazione, ai migranti verrà consegnato un braccialetto corrispondente al colore della regione scelta. La scelta del braccialetto, riferiscono i giornali locali, è stata fatta perché molti migranti non parlano né leggono il francese. Successivamente verranno divisi in gruppi e collocati in delle tende in attesa di partire. Quando una tenda da 50 posti sarà piena, i migranti verranno fatti salire su un autobus che partirà per quella destinazione. Secondo la stampa francese sono state date istruzioni perché le persone che si presentano assieme non vengano divise anche se non fanno parte dello stesso nucleo famigliare.
Secondo Loris De Filippi, presidente di Medici Senza Frontiere “lo smantellamento era inevitabile”. “Non era pensabile in un paese come la Francia che migliaia di persone, tra cui centinaia di minori non accompagnati, venissero lasciate per anni a vivere in condizioni così indegne e pericolose. Ma lo sgombero non risolverà la situazione delle persone, di cui molte in fuga da conflitti e regimi autoritari, che cercano disperatamente di raggiungere l’Inghilterra per riunirsi alle proprie famiglie e continueranno a tentare la traversata” ha commentato De Filippi.
Nelle ultime settimane, il personale dello Stato e le associazioni umanitarie hanno lanciato una campagna di informazione per i migranti, con lo scopo di convincerli a beneficiare di questo dispositivo di aiuto anziché ostinarsi a rimanere a Calais, il punto di raccolta più vicino al Regno Unito, destinazione desiderata dalla maggior parte di loro. La campagna informativa sembra aver dato i suoi frutti e questa mattina molti uomini e donne sono arrivati nel centro di smistamento da dove gli autobus li porteranno nelle loro nuove destinazioni.
Qualora qualcuno abbia famiglia nel Regno Unito, sarà trasferito oltre Manica. La questione più spinosa è costituita da coloro che non vorranno abbandonare il campo con il desiderio di attraversare il Canale della Manica. Il governo francese ha programmato un importante dispiegamento di polizia, con il rinforzo di duemila agenti, per evitare che chi rimane di installi in altri campi di fortuna. Alcuni migranti più radicali si sono opposti agli spostamenti anche con la forza: gli agenti hanno utilizzato in questi scontri – l’ultimo si è verificato questa mattina – i gas lacrimogeni. In Belgio intanto sono stati rafforzati i controlli tra la costa fiamminga e la Francia. La polizia belga ha mobilitato da sabato 120 agenti supplementari. Bruxelles teme che i rifugiati attualmente a Calais si spostino in direzione dei porti belgi.
Lo sgombero era già stato annunciato sul posto dal presidente francese François Hollande il 26 settembre e successivamente confermato – giovedì scorso – dal ministro dell’Interno Bernard Cazeneuve, che aveva parlato di un’operazione ‘imminente’: “A partire dal momento in cui tutte le condizioni sono riunite perché ciascuno venga messo al riparo, non c’è motivo di attendere e lasciare ulteriormente nel fango e nel freddo coloro che si trovano a Calais“, aveva detto.

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