lunedì 12 settembre 2016

IL TOUR DELLE PROTESTE


Risultati immagini per renzi catania
Un po come il Salvini dei mesi passati(vedi:madn salvini-ma-va-lavorare )contestato violentemente da nord a sud ma soprattutto nel meridione d'Italia,ecco che il tour di Renzi nelle feste dell'Unità prosegue all'insegna delle proteste e degli scontri con la polizia che impedisce ai manifestanti di poter accedere nei luoghi dove sia il premier che gli uomini e le donne forti del partito e del governo fanno comizi.
E tanti movimenti differenti ma solidali tra loro come quello della scuola o per il diritto all'abitare per esempio,trovano visibilità per le loro lotte in questi frangenti dove proprio la scuola e la casa sono due tematiche che vengono trattate a pesci in faccia.
L'articolo preso da Infoaut(infoaut tour-di-contestazioni )parla della campagna ormai vitale di questo tour della contestazione che vede Renzi,i ministri e la propaganda per il si alle riforme costituzionali in giro per tutto il paese.

Festa dell'Unità? Tour di contestazioni.

L'autunno del governo Renzi si fa arduo già dai primi passi. A dimostrarlo è un clima di contestazione diffusa su tutto il territorio nazionale che ha scelto l'occasione delle feste dell'unità per iniziare ad esprimersi. Il tema è quello del referendum, la scelta renziana di personalizzare questa battaglia ha portato settori sociali tra i più disparati a schierarsi per il NO. Nonostante il passo del gambero che il premier sta facendo da mesi (mi dimetto, non mi dimetto, mi si nota di più se mi dimetto o non mi dimetto?) in molti vedono una possibilità di mettere i bastoni tra le ruote al governo e alle sue politiche di austerità nell'occasione referendaria.
Una delle contestazioni più significative è toccata proprio a Renzi ieri a Catania dove un migliaio di manifestanti sono stati caricati dalla polizia per impedire la loro entrata alla Festa dell'Unità. Nonostante questo le contestazioni per Renzi, dalla platea di Villa Bellini ci sono state lo stesso.

Ma nel capoluogo siciliano erano ormai venti giorni che si andava avanti così, i ministri del Partito della Nazione sfilano tra i blitz dei soggetti più variegati, dai professori e gli attivisti per la casa che hanno interrotto Delrio parlando di scuola e terremoto in occasione dell'inizio della festa, fino agli studenti e agli attivisti No Muos. 

A Bari ieri, alcuni studenti hanno manifestato davanti ai cancelli della Fiera del Levante per sostenere il No al Referendum. Mentre a Firenze è il renzianissimo sindaco Nardella che veniva contestato dai movimenti di lotta per la casa mentre l'8 settembre era proprio il premier a essersi preso un bel pò d'insulti salendo sul palco.
Ovunque, dalle grandi città fino alle piccole feste di paese il Pd si è trovato a confrontarsi con questa situazione. Anche interi pezzi della base del partito hanno scelto questa occasione per far sentire la propria voce al premier. Nonostante le feste dell'unità abbiano ormai sempre di più dispositivi di sicurezza simili a quelli dello stadio, con la digos in borghese a controllare chi entra e chi esce e le camionette della celere pronte dietro l'angolo, il malumore è riuscito ad esprimersi.
La ministra Boschi ovunque va riceve il benvenuto, qui a Milano dove un gruppo di manifestanti per il no viene fermato e aggredito a spintoni e calci dai militanti del PD (alla faccia del Partito "Democratico"!).

Ma ancor prima, il nove agosto, si trova a doversela vedere con i cittadini truffati dalla Banca Etruria a Santomato (Pistoia).

A Lodigiano è stato direttamente impedito ai manifestanti per il NO di entrare alla festa a vedere l'intervento della ministra.
A Pesaro il due settembre il ministro della difesa Pinotti ha subito la contestazione di alcuni attivisti contro la guerra.

Il clima di un No che travalica la riforma costituzionale, ma che si fa portatore delle esigenze di milioni di italiani con l'acqua alla gola sta crescendo. Lavoratori precari, esodati, studenti, disoccupati ci vorrebbero far annuire obbidienti ma a quanto pare c'è chi dice NO. Renzi e i suoi ministri si troveranno a dover continuare a girare il paese nel tentativo di convincere qualche elettore in più a votare sì, speriamo che in quelle occasioni ci sia sempre una buona accoglienza pronta a fargli fare i conti con il paese reale!

Immaginiamo che le contestazioni, piccole e grandi, a questo governo siano state ancora di più in questo mese, se ne siete a conoscenza segnalatecele con l'hashatag #ChiDiceNo.

sabato 10 settembre 2016

IL PROCESSO PER LA TRUFFA DEI MENARINI


Risultati immagini per processo menarini renzi
A poche ore dalla richiesta ufficiale dell'Italia per avere Milano come sede dell'autorità europea del farmaco ecco che i vertici della famosa casa farmaceutica Menarini sono stati condannati a parecchi anni di carcere per evasione fiscale,riciclaggio e corruzione.
Infatti i fratelli Aleotti si sono visti recapitare dieci anni e mezzo per la presidente Lucia e per il fratello Giovanni,vicepresidente e consigliere del Monte dei Paschi di Siena,sette anni e mezzo con una confisca di beni per un miliardo di Euro.
Già il padre Alberto che ha guidato uno dei colossi italiani del farmaco nato a Napoli e spostatosi a Firenze era già stato arrestato ai tempi di Mani pulite e rilasciato dopo aver patteggiato e pagato un risarcimento miliardario,ma noccioline in confronto a quello frodato allo Stato.
Ma la Menarini praticamente dal 1994 è sotto inchiesta ed è stata condannata per frode,evasione fiscale,multata per aver creato cartelli dall'Antitrust,e poi altre condanne per riciclaggio,associazione a delinquere,corruzione,truffa aggravata e violazioni fiscali(vedi anche:renzi-menarini-quella-strana-coppia-di-firenze-dalla-merkel ).
Tutto questo per avere una risposta sul perché la sanità italiana sia sempre più messa sui binari del privato visto che ammanchi di milioni di Euro,e ai tempi di Poggiolini(quello che nascondeva i soldi delle mazzette ne divano di casa)miliardi di Lire(vedi:madn la-sanita-assicurata ).
L'articolo di Contropiano(processo-menarini-le-truffe-alla-sanita-le-fanno-le-multinazionali )parla della cronaca e degli sviluppi che questo processo potrebbe compromettere ulteriormente la situazione della sanità italiana(quella pubblica)truffata e frodata da personaggi meschini che fanno delle loro amicizie politiche un parafulmine per proteggersi dalle condanne,e vedremo se questa che è pesante verrà consumata o meno.
Quel che è certo è che se la Menarini dovesse pagare per tutte le malefatte di sicuro i primi a pagarne le conseguenze sarebbero i consumatori ed i lavoratori dei 14 stabilimenti e dei 5 centri di ricerca sparsi in tutto il mondo

Processo Menarini. Le truffe alla sanità le fanno le multinazionali.

di Redazione Contropiano
Prendiamo la notizia come viene data dai giornali mainstream, in questo caso da Repubblica:
 
Condannati i vertici della casa farmaceutica Menarini. La presidente Lucia Aleotti condannata a 10 anni e mezzo per riciclaggio da frode fiscale, 7 anni e mezzo al fratello, Giovanni Aleotti, vicepresidente, per gli stessi reati. Lucia Aleotti è stata condannata anche per corruzione. Ordinata la confisca per un miliardo di euro nei conti all'estero della famiglia. La più grande casa farmaceutica italiana, la Menarini di Firenze, sarebbe diventata tale perpetrando per quasi trent'anni, dal 1984 al 2010, una colossale truffa ai danni del sistema sanitario nazionale. Usando società estere fittizie per l'acquisto dei principi attivi dei farmaci, ne avrebbe aumentato il prezzo finale grazie a una serie di false fatturazioni. Lo Stato, rimborsando medicinali con prezzi gonfiati, ci avrebbe rimesso 860 milioni di euro. La famiglia Aleotti, proprietaria della Menarini, ci avrebbe guadagnato oltre mezzo miliardo di euro: quei soldi sarebbero stati riciclati all’estero insieme con altri proventi illeciti accumulati grazie alla corruzione e a numerosi reati di frode fiscale, per un totale di circa 1.2 miliardi di euro.
 
I signori Aleotti, però, non si occupavano soltanto dei propria affari, ma corrompendo le persone che costituivano gli organi amministrativi deputati alla determinazione del prezzo dei farmaci”, il defunto patron Alberto Aleotti “otteneva prezzi vantaggiosi anche per i prodotti delle altre multinazionali”.

Un raro esempio di solidarietà di classe, dobbiamo dire, perché in questo caso i padroni della Menarini si preoccupavano di favorire anche la concorrenza, mettendo a disposizione i “propri” funzionari corrotti per l'identica prassi truffaldina.
Ne possiamo dedurre senza sforzo che il danno subito dalle casse dello stato sia insomma molto superiore al quasi miliardo gestito dalla sola Menarini. Quanto? E chi lo può dire, bisognerebbe ripercorrere tutte le gare di appalto per forniture al sistema sanitario nazionale nel corso di oltre un quarto di secolo.
Lo stesso giudice che ha emesso la sentenza ne è del tutto consapevole: “anche se la Menarini era al loro confronto un moscerino, le grandi multinazionali avevano interesse a fare accordi con Aleotti, perché lui riusciva a ottenere per i farmaci, su questo mercato, prezzi nettamente più alti rispetto a quelli che sarebbero riusciti a spuntare loro”. Insomma, possiamo pensare a molti miliardi di “ingiustificato profitto”.
E dire che Aleotti il vecchio era già stato indagato e arrestato ai tempi di Mani Pulite, specificamente nel ramo napoletano chiamato non a caso “Farmatruffa” e che portl all'arresto di Poggiolini (quello che nascondeva le mazzette dentro il puff del salotto), alle dimissioni dell'allora ministro De Lorenzo, ecc.
In quell'inchiesta Aleotti senior se la cavò con una pena mite grazie al patteggiamento, risarcendo allo Stato circa 3 miliardi di lire (era il 1997, la cifra era tutto sommato rispettabile, anche se una pagliuzza rispetto al “movimentato”). Ma proprio il patteggiamento, che bloccava ulteriori indagini (di fatto l'imputato ammette di essere colpevole, quindi decade la necessità di andare avanti), permise di tenere ancora operativo il meccanismo di corruzione che, dopo altri venticinque anni, gli ha fatto arrrivare nei conti (esteri, ovviamente) oltre 1 miliardo di euro.
L'inchiesta che ha portato alla condanna, infatti, non è partita da un'iniziativa della magistratura italiana, ma dalla lista dei clienti segreti della Banca Lgt, in Liechtenstein, venduta ai sevizi segreti tedeschi da un funzionario – Heinrich Kieber – in cerca di soldi e vendetta.
Naturalmente sui media mainstream nessun accenno al fatto che questa condanna dimostra come grossa parte del “buco nella spesa sanitaria” sia dovuto a pratiche come questa nelle forniture di farmaci e macchinari, oltre che alle “convenzioni” con le cliniche private anche per esami diagnostici ampiamente nelle possibilità del sistema pubblico. Come spiega il testo della condanna, attraverso la corruzione di pochi funzionari di alto livello "che determinavano il prezzo dei farmaci, che così non guardavano nemmeno le carte”.
No, qui si preferisce “risparmiare” tagliano ambulatori, presìdi ospedalieri, pronto soccorso, personale medico e infermieristico (pulizie e servizi vari sono stati “esternalizzati” da tempo, e dati in appalto al massimo ribasso). AL massimo si ricorre a mega-operazioni da "grande fratello" per inchiodare qualche decina di "furbetti del cartellino", come se "il buco" miliardario dipendesse da qualche decina di stipendi erogati alle persone sbagliate oppure da qualche certificato medico di manica larga…
Noi, qualche ideuzza sul come recuperare risorse per la sanità, ce l'avremmo pure. Volete provare?

venerdì 9 settembre 2016

40 ANNI DALLA MORTE DEL GRANDE TIMONIERE


Risultati immagini per mao tse tung
Oggi ricorre il quarantesimo anniversario della morte di Mao Tse Tung(o Zedong)il più importante personaggio cinese mai conosciuto ed esistito finora,fondatore e Presidente della Repubblica popolare cinese,rivoluzionario ed elemento di spicco non solo del comunismo della Cina ma di tutta la storia.
Infatti il maoismo è una tra le correnti del comunismo ancora oggi più seguita e studiata,alla pari con quelle di Marx e Lenin,e la sua storia personale e politica ha dato un'impronta decisiva non solo al passato e al futuro della Cina ma anche del mondo intero.
L'articolo preso da Infoaut(infoaut storia-di-classe )parla più che altro della successione avvenuta alla sua morte in Cina,diventato da paese prettamente agricolo ad un colosso mondiale dell'economia visto che ad oggi come grandezza possono competere solo gli Usa con i cinesi.
Delle vicissitudini e della storia politica del grande timoniere si è parlato e spesso sparlato in un clima politica anticomunista globale che vedeva Mao dittatore e assassino con i detrattori pronti sempre a porre sotto l'attenzione alcuni aspetti non proprio limpidi e omettendo tutto quello che di buono ha lasciato in Cina e in tutto il mondo.

9 settembre 1976: muore Mao Tse Tung.

"Un comunista deve essere di ampie vedute, sincero, leale e attivo, deve mettere gli interessi della rivoluzione al di sopra della
sua stessa vita e subordinare gli interessi personali a quelli della rivoluzione; sempre ed ovunque, deve essere fedele ai principi giusti e condurre una lotta instancabile contro ogni idea e azione errata ; deve pensare più al Partito e alle masse che agli individui, più agli altri che a se stesso . Solo così può essere considerato un comunista. Noi comunisti siamo come i semi e il popolo è come la terra. Ovunque andiamo, dobbiamo unirci al popolo, mettere radici e fiorire in mezzo al popolo" 9 
Il 9 settembre 1976 morì Mao Tse-Tung, presidente del Partito Comunista Cinese nonché fondatore e presidente della Repubblica Popolare Cinese.
Mao soffriva, già da alcuni anni, di una malattia degenerativa neuro-motoria e di disturbi respiratori e cardiaci causati dal fumo. Ciò non gli impedì di compiere un'opera ricompositiva sia in politica interna che in politica estera nell'ultimo periodo della sua vita, portando a termine, con successi alterni, la Grande rivoluzione culturale e riallacciando i rapporti con l'Unione sovietica di Brežnev.
La morte del "grande timoniere" lasciò un'eredità politica assai frammentaria nella Cina comunista, che vedeva contrapposte le diverse anime del Partito, fino a quel momento rimaste per lo più sopite.
Alla sinistra del PCC si trovava la cosiddetta "Banda dei quattro" (nella quale si trovava anche Jiang Qing, vedova di Mao e sua quarta e ultima moglie), che si consideravano i diretti continuatori della politica di Mao e della sua Rivoluzione culturale e auspicavano la continuazione di una politica di mobilitazione della masse proletarie rivoluzionarie, in particolar modo gli studenti e le Guardie rosse.
L'ala destra era invece divisa in due gruppi: i restaurazionisti guidati da Hua Guofeng, che sostenevano il ritorno ad una pianificazione centralizzata in stile sovietico, e i riformatori, guidati da Deng Xiaoping, che volevano una revisione dell'economia cinese, basata su politiche pragmatiche, e la de-enfatizzazione del ruolo dell'ideologia nel determinare le regole politiche ed economiche.
Inizialmente lo scontro per l'eredità di Mao fu vinta dai restaurazionisti, con Hua Guofeng presidente della Repubblica Popolare fino al 1980 e segretario del PCC fino al 1981. Il 6 ottobre 1976, Hua annunciò un tentativo di colpo di Stato da parte della "Banda dei quattro", che fece arrestare insieme a numerose persone vicine alle loro posizioni. Nel 1981 i quattro furono processati e accusati di tutti gli eccessi della rivoluzione culturale e di attività anti-partito con pene che andavano dall'ergastolo al carcere a vita.
In un documento pubblicato il giorno stesso della morte di Mao Tse-Tung, i "quattro" dichiaravano:
(...)Dobbiamo continuare a portare avanti il lavoro di Mao Zedong, persistendo nella linea politica e diplomatica rivoluzionaria. Dobbiamo persistere nell'internazionalismo del proletariato e rafforzare l'unione tra i partiti e le organizzazioni politiche marxiste-leniniste in tutto il mondo, e rafforzare l'unione tra il popolo cinese, i popoli di tutti i paesi e in particolare di quelli del terzo mondo, unendo tutte le forze possibili a livello internazionale e portare avanti fino alla fine la lotta contro l'imperialismo, l'imperialismo socialista e il revisionismo moderno.
Non saremo mai alla ricerca dell'egemonia né ci comporteremo da super-potenza.
Dobbiamo portare avanti il lavoro di Mao Zedong, studiare diligentemente il pensiero di Marx, Lenin e Mao Zedong, studiare assiduamente le loro opere e lottare per rovesciare completamente la classe borghese e sfruttatrice, utilizzando la dittatura del proletariato per sostituire la dittatura della borghesia e il socialismo per sconfiggere il capitalismo, per far sì che la Cina diventi un grande paese socialista, facendo il possibile per ottenere grandi risultati per le masse e infine per realizzare il comunismo.
Contrariamente a quanto auspicato nel documento, la lotta per il potere verrà invece vinta dalla corrente di Deng Xiaoping, che intraprese una serie di riforme radicali miranti a decollettivizzare l'economia, prima rurale e poi urbana, premiando i lavoratori più attivi e preparati, mantenendo sempre con rigore il principio dell'autorità assoluta del partito contro ogni prospettiva di pluralismo e di liberalizzazione politica. La politica fortemente riformatrice di Xiaoping contribuì a trasformare la Cina nella superpotenza economica votata all'iperproduttività che conosciamo oggi.

Qualche giorno dopo la morte di Mao Tse-Tung si tennero a Pechino i funerali, seguiti con cordoglio da oltre un milione di persone. In seguito la salma del leader cinese fu esposta in piazza Tienanmen per otto giorni, per poi lì rimanere imbalsamata in un mausoleo sullo stile di quelli sovietici e vietnamiti, contrariamente alla volontà di Mao, il quale aveva richiesto di essere cremato.

giovedì 8 settembre 2016

8 SETTEMBRE 1943:DA GUERRA MONDIALE A GUERRA CIVILE

Risultati immagini per 8 settembre 1943
Oggi piccola lezione di storia aiutato da un articolo preso da Intelligonews(8-settembre )che parla degli accadimenti dell'8 settembre 1943,data che cambiò radicalmente la storia italiana e che fu presa come la fine della guerra dalla maggior parte della popolazione ma che la cambiò passando da mondiale a civile.
Con il discorso di Badoglio,l'arresto di Mussolini e la resa agli angloamericani voltando le spalle all'ormai ex alleato tedesco,l'accordo preso pochi giorni prima è divulgato all'Italia e al mondo intero e segna la resa dell'esercito italiano e le proprie mire espansionistiche in Europa.
Erano bastati tre anni,e uniti con la somma del ventennio fascista precedente,per mettere in ginocchio un paese che era tra i più forti e potenti al mondo,e la caduta in mano alle camicie nere e la mortale alleanza con la Germania nazista hanno provocato un impoverimento ed un arretramento delle condizioni del popolo di decine di anni,con morte,terrore e distruzione che hanno toccato tutte le famiglie della nazione.
Da quella data i soldati poterono decidere se continuare con gli ideali fascisti e sotto il giogo nazista nella vergognosa e infame repubblica di Salò o se far parte della Resistenza che nel corso di poco meno di due anni e con l'aiuto delle forze alleate riuscì a cacciare via il nemico tedesco e quello più subdolo e interno del fascismo.

Che significa l'8 settembre? La data che in tanti non ricordano.

08 settembre 2016 Americo Mascarucci
L’8 settembre del 1943 resta una data storica oltre che fondamentale per la storia italiana.
Quel giorno infatti alle ore 19,42, dai microfoni dell’Eiar, il primo ministro Pietro Badoglio annunciava l’entrata in vigore dell’armistizio firmato il 3 settembre con gli anglo-americani. 
L’annuncio fu salutato positivamente da tutti gli italiani, convinti che finalmente la guerra fosse finita.
L’armistizio fu in realtà la conclusione di un iter iniziato il 25 luglio del 1943 con la sfiducia di Benito Mussolini da parte del Gran Consiglio dell fascismo. La guerra si stava mettendo molto male, gli americani erano sbarcati in Sicilia, Roma il 19 luglio era stata bombardata e la gente era stremata. 
Il Gran Consiglio a maggioranza votò il trasferimento delle competenze in materia militare dal capo del Governo, cioè Mussolini, al re Vittorio Emanuele III. Il Duce, convinto che il sovrano fosse dalla sua parte, il giorno successivo si recò a colloquio con lui certo di ricevere dal re il mandato ad andare avanti senza tener conto del voto contrario del Gran Consiglio, dove l’ordine del giorno Grandi, fortemente critico con la gestione della guerra da parte di Mussolini, era stato votato anche dal genero Galeazzo Ciano. 
Vittorio Emanuele III, che in realtà aveva gestito il tutto da dietro le quinte, comunicò a Mussolini la decisione di deporlo da primo ministro facendolo poi arrestare dai Carabinieri, in base all'esigenza di garantire la sua incolumità fisica. 
Poi il re affidò il ruolo di primo ministro al maresciallo d’Italia Pietro Badoglio. 
Nonostante da parte del nuovo capo del Governo fosse stato annunciato il proseguimento delle operazioni belliche al fianco della Germania, iniziarono subito in gran segreto le trattative per giungere ad un armistizio con gli anglo americani. L’armistizio fu firmato il 3 settembre, ma Badoglio decise di prendere tempo e di non annunciarlo in attesa di preparare il campo alla rottura dell’alleanza con la Germania e al cambio di schieramento. Gli americani invece già il 4 settembre chiesero al primo ministro italiano di rendere pubblico l’accordo raggiunto. 
Di fronte alle resistenze di Badoglio, gli americani dal 5 al 7 settembre sganciarono centinaia di bombe su varie città italiane e l’8 settembre, a causa delle incertezze italiane, decisero di dare autonomamente l’annuncio. A quel punto a Badoglio non restò che comunicare l’armistizio al popolo italiano.
La guerra non soltanto non finì come molti speravano, ma per l’Italia iniziò un periodo ancora peggiore, quello della guerra civile. 
I tedeschi occuparono il nord Italia, inizialmente fino a Roma e Napoli, liberando Mussolini prigioniero sul Gran sasso e dando vita alla Repubblica Sociale Italiana, governo di fatto contrapposto a quello di Badoglio. Gli americani erano fermi in Puglia e al re e a Badoglio non restò che lasciare Roma, prossima ad essere invasa dalle truppe tedesche, riparando a Brindisi.
Ancora oggi l’atteggiamento del re è oggetto di dibattito storico. 
Vittorio Emanuele III fu un vigliacco? Scappò da Roma per mettere al sicuro se stesso lasciando la popolazione in balia della furia e delle vendette dei tedeschi? 
In realtà se il sovrano non fosse fuggito, è opinione di molti storici, sarebbe finito nelle mani dei nazisti e la monarchia sarebbe stata abbattuta. Con la sua fuga il re garantì invece la continuità dello Stato e l’esistenza stessa della monarchia impedendo la legittimazione del "governo fantoccio" di Salò. 
L'8 settembre del 1943 ha segnato dunque l'inizio di quel processo drammatico, ma per certi versi inevitabile, che ha portato poi alla nascita della democrazia e della Repubblica italiana. 
Senza questa data e ciò che ne è conseguito, forse la storia sarebbe stata diversa.

mercoledì 7 settembre 2016

TUTTI(O QUASI)SOTTO LA LENTE DEL MINISTERO DELL'INTERNO


Risultati immagini per lista nera
Sono interessanti anche se un tantino lunghi i due link presenti nell'articolo riportato da Contropiano(contropiano politica-news )e presi direttamente dal Ministero dell'Interno e che riguardano un elenco di movimenti ambientalisti,ultras,centri sociali e sindacati al centro di indagini e comunque sotto controllo da parte della digos e degli investigatori causa la sicurezza pubblica.
Decine di segnalazioni che riguardano diversi campi quali quello lavorativo,con esempi come la fonderia Thyssen Krupp ternana,la Fiat-Chrysler di Pomigliano d'Arco,l'Ilva e l'Ikea con i sindacati di base in modo massiccio sotto la lente d'ingrandimento del ministero.
Anche movimenti come quelli No Tav,No Muos,quelli contro le trivellazioni in Basilicata e gli stessi di Taranto per l'Ilva che sono messi sotto la categoria dei gruppi ambientalisti sono finiti sotto indagine con quello dell'alta velocità perseguitato come no mai(la lista nera riguarda eventi del 2014).
Anche gli ultras non se la passano meglio con strumenti come il Daspo e un controllo sempre più capillare e mirato sono anch'essi bersagliati in maniera continua e costante facendo leva anche sulla politicizzazione delle curve.
Per ultimi i centri sociali,con la citazione di molti presenti a Milano e Torino come lo Zam,Fornace e Askatasuna finiti nella blacklist per occupazioni,manifestazioni e operazioni di sgombero degli stessi.

La “blacklist” del Ministero dell’Interno.

di Matteo Civillini *
Sindacati di base, gruppi di lavoratori, associazioni ambientaliste, movimenti studenteschi: sono questi i gruppi segnalati dalla Polizia di Stato al Ministero dell’Interno nell’annuale relazione sulla stato della sicurezza pubblica e sulla criminalità organizzata. (vedi qui 1 – 2 )
Una sorta di lista nera di chi – secondo gli agenti – avrebbe minacciato l’ordine pubblico in Italia nel 2014.
La ‘colpa’ dei gruppi menzionati nel documento, nella maggior parte dei casi, sarebbe quella di aver promosso o partecipato a manifestazioni di protesta particolarmente accese.
Ad aprire il capitolo sul mondo del lavoro sono tutti quei sindacati e “gruppi di ispirazione operaista” che – a detta della Polizia – “hanno puntato a inasprire e radicalizzare le contestazioni” contro il Jobs Act.
Un ampio passaggio viene dedicato agli operai dell’AST-TK, storico polo siderurgico di Terni acquisito a inizio secolo dal gigante tedesco ThyssenKrupp.
Esasperati dal rischio di licenziamenti di massa e dal mancato pagamento degli stipendi, i 2.800 dipendenti hanno inscenato uno sciopero di 36 giorni. Una mobilitazione che, nella lettura delle forze dell’ordine, è stata “caratterizzata da aspre e prolungate forme di lotta.
Tra queste, probabilmente, la decisione di incatenarsi davanti all’ingresso dell’azienda e quella di bloccare l’autostrada Terni-Orte. O forse, la giornata in cui un corteo di operai è stato caricato “a freddo” dalla polizia, spedendo tre lavoratori in ospedale.
Scorrendo il report, ci si imbatte poi nelle ‘maestranze’ della Fincantieri, azienda statale di cantieristica navale. La decisione di quotare in Borsa la società ha accesso le proteste dei dipendenti, che secondo la relazione sono stati supportati da “militanti di formazione operaista di matrice marxista-leninista.”
Il richiamo è all’Organizzazione Comunista Internazionalista (OCI) – piccola organizzazione che dichiara di porsi “alla difesa del proletariato” – e allo SLAI Cobas per il Sindacato di Classe.

I gruppi ambientalisti

L’attenzione viene poi posta sulla delicata questione dell’ILVA, che nel 2014 – periodo di riferimento – viveva alcuni tra i suoi momenti più caldi.
A comparire nella relazione qui è il comitato ‘Lavoratori e Cittadini Liberi e Pensanti’, definito come “un sodalizio ecologista radicale favorevole alla definitiva chiusura dell’acciaieria.”
Formatosi dopo il commissariamento dell’impianto tarantino e il conseguente blocco delle attività, il gruppo di operai e abitanti ha organizzato diverse mobilitazioni — tra cui anche il maxi-concerto del Primo Maggio.
Restando in ambito ecologista, la blacklist dell’Interno si occupa anche delle associazioni ambientaliste della Basilicata – regione interessata dalle più imponenti estrazioni petrolifere d’Italia.
“La campagna contro le trivellazioni in Basilicata,” riporta il documento, “è da tempo al centro dell’impegno di sodalizi d’area ecologista più volte scesi in piazza con manifestazioni di protesta e iniziative volte a stigmatizzare i conseguenti danni alle falde acquifere e alla salute pubblica.”
Il dito viene puntato contro tre gruppi attivi nella sensibilizzazione sulle tematiche petrolifere: Organizzazione Lucana Ambientalista (OLA), No Scorie Trisaia e Scanziamo le Scorie.
Inevitabilmente, l’inclusione di queste organizzazioni nel report ha suscitato numerose polemiche. Il gruppo No Scorie Trisaia ha chiesto ad Alfano un’audizione per “chiarire e rettificare quanto affermato nel rapporto.”
Addirittura, l’OLA ha deciso lo scorso giugno di sospendere a tempo indeterminato le proprie attività. “Una scelta libera,” scrive l’associazione in un comunicato d’addio, ma dettata dalla “costante ‘criminalizzazione’ ed isolamento di chi ha sempre esercitato ed esercita democraticamente il diritto ad informare.”
Nel capitolo dedicato alle tematiche ambientali non potevano poi mancare le altre due grandi questioni degli ultimi anni: la TAV Torino-Lione e il MUOS di Niscemi, in Sicilia.
“Il progetto ferroviario ad alta velocità,” si legge sul report, “ha continuato a rappresentare il fronte più attivo della strategia antagonista e anarco-insurrezionalista.”
Per quanto riguarda il MUOS, l’imponente sistema di comunicazione satellitare statunitense, la lente d’ingrandimento finisce sul coordinamento regionale di attivisti Colpevoli, secondo le forze dell’ordine, di aver occupato la base americana dopo aver tagliato le reti di protezione.

I centri sociali

Nell’universo delle mobilitazioni studentesche sono due le associazioni a finire nel mirino del ministero: il centro sociale ZAM e il Collettivo Lambretta.
Entrambe milanesi, i due gruppi hanno organizzato azioni di protesta contro il test Invalsi, ritenuto “troppo nozionistico” e volto a piegare l’istruzione a “logiche manegeriali.” Rispondendo all’invito delle associazioni, numerosi studenti hanno boicottato le prove del test.
Sgomberato nel luglio 2014, lo ZAM – “il centro sociale dalla canna libera” – ha successivamente rioccupato l’ex scuola di via Santa Croce a Milano dove è situata la sua sede.
Anche per il Collettivo Lambretta l’estate del 2014 è stata segnata dallo sgombero intimato dalla Prefettura milanese. Una decisione ovviamente osteggiata dagli esponenti del centro sociale. All’arrivo delle forze dell’ordine per eseguire il decreto, una decina di attivisti hanno occupato il tetto dell’edificio in segno di protesta.

Le tifoserie di calcio

A chiudere la black-list del Viminale ci sono ‘le tifoserie ultras’: secondo le stime della Polizia, 403 club composti da circa 40.260 persone.
Un nutrito numero di questi gruppi, spiegano le autorità, avrebbe mostrato un forte orientamento politico: l’11 per cento delle ‘curve’ occupa posizioni di estrema destra, mentre il cinque per cento è caratterizzato da un’ideologia di sinistra radicale.
“Come evidenziatosi già in passato,” prosegue il report, “gli ultras hanno dimostrato di essere una pericolosa massa di manovra in grado di inserirsi dovunque vi sia l’intenzione creare disordini e devastazioni.”
Tra le ‘prese di posizione’ del mondo ultras viene sottolineata la partecipazione di alcune frange alla mobilitazione nazionale del Coordinamento Nove Dicembre, noto anche come il movimento dei Forconi.
da news.vice.com

martedì 6 settembre 2016

RIQUALIFICAZIONI ALLE SPALLE DEI LAVORATORI

Risultati immagini per sindacati e confindustria
Gli incontri ultimi tra Confindustria e sindacati confederali in clima di conviviale e reciproco appagamento,stanno portando proposte al governo,che come scrive l'articolo preso da Contropiano(contropiano politica-news )ormai per fare i propri comodi non interpella nemmeno più chi dovrebbe rappresentare i lavoratori,che sono inaccettabili e peggiorative.
Ma che sono una manna per i sindacati stessi che come spiegato anche da pezzi tratti dal quotidiano di Confindustria Il sole 24 ore,nel caso sotto spiegato che riguarda la riqualificazione del personale in cassa integrazione,vedrebbe i propri funzionari in esubero avere una nuova professione.
In quanto la proposta dei lavoratori in cassa con durata massima di due anni potrebbe essere allungata nel tempo con il licenziamento dello stesso lavoratore che avrà modo di praticare corsi di riqualificazione(a proprie spese con una trattenuta dallo stipendio di cig)con docenti forniti proprio da Fondimpresa,un ente in compartecipazione proprio tra Confindustria e Cgil,Cisl e Uil,insomma una maniera di non lasciare a casa nessuno visto che i dipendenti di questi sindacati grazie ad un drastico taglio degli iscritti risulterebbero in esubero.
Il neo presidente del "sindacato" delle aziende Boccia(madn un-presidente-da-bocciare )anch'esso in difficoltà e i maggiori sindacati italiani cadono così in piedi mentre per tutti i lavoratori nella condizione di essere "riqualificati" cadranno stesi colpiti pure alle spalle.

Una proposta indecente per gestire la “riqualificazione”.

La nostalgia dei sindacati complici per la stagione della “concertazione” è nota. Che quella stagione abbia rappresentato un lungo percorso di spoliazione per i lavoratori, in termini salariali e normativi, e addirittura di diritti universali (ad oggi, in molti posti di lavoro, non sei trattato come un soggetto umano, ma come una cosa o un animale), a loro non interessa affatto. A quel tempo avevano un “ruolo politico”, come si diceva allora. Venivano chiamati a Palazzo, messi intorno a un tavolo, e la loro complicità veniva ben ricompensata con buone carriere politiche o amministrative a fine carriera sindacale. L'elenco è sterminato, inutile farlo…
A forza di svendere interessi altrui, però, è venuta meno anche la loro utilità come “intermediari” tra imprese e lavoratori. Se l'impresa è autorizzata in ogni caso a fare come le pare, è inutile convocare “la controparte” per chiedere il parere. Se ne può fare a meno. E i governi della Troika (da Monti a Renzi) hanno sancito che il sindacato non è più una “parte sociale” da dover consultare prima di assumere decisioni che investono i lavoratori. Punto.
Nel tentativo di ricostruirsi una funzione utile, Cgil-Cisl-Uil hanno provato a stendere insieme a Confindustria (altro “sindacato” in crisi, perché dopo la Fiat molte altre aziende hanno smesso di farsi rappresentare da via dell'Astronomia) una intesa per modificare la gestione delle crisi aziendali; ammortizzatori sociali compresi.
In realtà la “riforma egli ammortizzatori” è stata già fatta autoritariamente dal governo Renzi col Jobs Act, cancellando tutti gli ammortizzatori esistenti e riducendoli alla sola cassa integrazione straordinaria (Cigs, riservata ai casi di crisi aziendale per motivi “eccezionali” come terremoti e alluvioni) e all'assegno di disoccupazione (Naspi). Durata massima due anni, fine degli accordi sindacali per gestire gli “esuberi”, fine dell'”accompagnamento alla pensione” mescolando o sommando Cig e mobilità, che in alcuni casi riuscivano a garantire fino a sette anni di precaria sopravvivenza ai licenziati.
Il testo messo assieme dalle due parti sociali è indicativo innanzitutto della crisi di queste organizzazioni. In teoria si propone, scrive il giornale di Confindustria, “Un nuovo approccio alla gestione delle crisi e delle ristrutturazioni aziendali, che fa perno sul mix formazione (in vista della ricollocazione dei lavoratori) e sussidi più robusti. Con un duplice obiettivo: ridurre il numero di licenziamenti, e costruire un moderno ed efficace sistema di outplacement, con il coinvolgimento attivo delle imprese e del sindacato, valorizzando, così, la contrattazione”.
Gli ammortizzatori sociali fanno da sempre parte degli strumenti di “politica passiva” rispetto ai licenziamenti, mentre corsi di riqualificazione, assistenza alla ricollocazione, ecc, sono il cuore delle cosiddette “politiche attive”. Nella proposta che verrà inviata al governo si prova a indicare “soluzioni specifiche da adottare, nella loro interezza, sia nelle imprese interessate dalla Cassa integrazioni straordinaria (la Cigs, che si utilizza per difficoltà strutturali) sia nelle aziende che operano in aree di crisi industriale complessa e non complessa, laddove vi siano concrete possibilità di rilancio delle attività produttive (in pratica quando si è in presenza di un processo di riconversione e riqualificazione in atto)”.
Si noterà che l'ambito è ristretto alle sole crisi che potrebbero non essere definitive, quindi dove riconversione produttiva degli impianti e riqualificazione dei dipendenti sono ipotizzabili.
In questi casi, fatto l'accordo sindacale sul “piano di gestione degli esuberi”, le parti concorderanno un «piano operativo di ricollocazione» finalizzato a favorire la formazione e la ricollocazione, appunto, dei soggetti interessati, già durante il periodo di fruizione della cassa integrazione straordinaria. Questi corsi di riqualificazione potranno aver luogo anche immediatamente, ma solo accettando la risoluzione del contratto di lavoro. L'azienda potrà – in questa che è ancora solo una proposta, è bene ricordarlo – produrre una «un’offerta conciliativa», sulla falsariga di quella prevista dal Jobs act per il contratto a tutele crescenti, per arrivare alla risoluzione consensuale del rapporto di impiego (e di ogni altro eventuale profilo di contenzioso derivante dal rapporto, per esempio differenze retributive), in modo tale da poter anticipare i percorsi di formazione e riqualificazione utili alla ricollocazione.
In pratica accetti di essere licenziato, per di più liberando l'azienda da ogni minaccia di ricorso al giudice per eventuali spettanze non ricevute, ma per la durata dei corsi di riqualificazione ti viene garantito il trattamento che avresti avuto in cassa integrazione. E magari anche per un periodo più lungo, se i corsi dovessero avere una durata maggiore (oltre i due anni? cavolo, una laurea breve…).
Sì, va bene, è una schifezza; ma dov'è il guadagno per Confindustria e sindacati complici?
Ma nei corsi stessi, no? Basta leggere: Per gli interventi formativi essenziali ai fini della ricollocazione, poi, le parti potranno prevedere di derogare al vincolo attualmente previsto relativo alla misura massima di fruizione della Cigs per tutta la durata del programma. Per le attività di formazione e di outplacement è prevista la possibilità di operare attraverso i fondi interprofessionali (in primis Fondimpresa, creato da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil).
Insomma: le organizzazioni firmatarie forniranno il necessario ad effettuare i corsi di riqualificazione (locali, docenti, materiale didattico, laboratori, ecc). A tale scopo l'attuale contributo pari allo 0,30% del salario, che ogni lavoratore paga per finanziare la cassa integrazione – è un falso clamoroso che la Cig sia pagata con fondi pubblici: è autofinanziata! – dovrebbe finire ai “fondi interprofessionali” (enti bilaterali compartecipati dalle stesse “parti sociali”, Confindustria e Cgil-Cisl-Uil). Così potranno essere retribuiti i docenti dei corsi, pagate le spese strutturali e il materiale di consumo, ecc. Un modo per garantire un lavoro e una retribuzione a un po' di funzionari "in esubero", visto il drastico calo di iscritti alle associazioni in questione.
Tutto con i soldi detratti dalla busta paga.
Non è un'illazione: “Per quanto riguarda infine il contributo di mobilità (lo 0,30%), che cesserà definitivamente a decorrere dal 2017, Confindustria e sindacati propongono di coinvolgere i fondi interprofessionali, per consentirgli di poter ricevere e accantonare comunque questo contributo e destinarlo, tra l’altro, alla formazione o all’integrazione dell’assegno di ricollocazione o della Naspi”.
Tradotto: se dovesse avanzare qualcosa, dopo aver pagato i “docenti” tratti dalle proprie fila, i soldi dei lavoratori potrebbero irrobustire quelli che lo Stato dovrebbe destinare all'assegno di disoccupazione…

lunedì 5 settembre 2016

BRUSCO STOP PER LA MERKEL NEL PROPRIO COLLEGIO ELETTORALE


Risultati immagini per elezioni meclemburgo
Come scritto sulla maglietta di questo elettore medio di un partito di estrema destra tedesco la Merkel deve stare attenta in quanto nel risultato elettorale della regione nord orientale del Meclemburgo e Pomerania c'è stato il sorpasso del partito Afd(alternativa per la Germania)a scapito della formazione della cancelliera,la Cdu,proprio nel suo collegio elettorale.
A vincere nettamente questa tornata anche se con un calo di elettori pari al 5% sono stati i socialdemocratici dell'Spd proprio davanti all'Afd,ai cristiano democratici della Dcu e alla sinistra Die Linke.
C'è stato un miglioramento nel dato dei votanti con la percentuale dell'astensione migliorata di dieci punti e con quasi tutti i principali partiti,a parte un crollo del partito della Merkel,che hanno visto rosicchiare parte del proprio elettorato finito in molti casi ai populisti di estrema destra che in fondo hanno fatto campagna elettorale solo sui migranti e sull'Euro.
Un movimento alla cinque stelle italiano con una spruzzata di Lega e non vedo molta differenza tra questi due partiti e anche con i neonazisti teutonici Npd che hanno visto dimezzare i loro voti,comunque con un altrettanto preoccupante 3%.
Articolo preso da Contropiano:contropiano internazionale .

Germania, elezioni locali. Merkel surclassata dall’estrema destra.

di Redazione Contropiano
"Angela Merkel si rovescia da sola". Così la leader dell’estrema destra tedesca, la giovane e rampante Frauke Petry, ha commentato questa mattina alla tv all-news Phoenix il boom registrato dal suo partito, Alternativa per la Germania, nelle elezioni di ieri in Meclemburgo Pomerania, un land orientale tedesco. "Merkel e l'Spd illudono i cittadini, che si tratti di finanza o di crisi dei migranti – ha aggiunto Petry insistendo su due dei temi cardine della campagna elettorale – sono sul punto di liquidare questo Paese e per questo le persone votano Afd". "Per Angela Merkel è un tonfo non solo a Berlino ma anche nel suo collegio elettorale del Meclemburgo" e "la sua catastrofica politica sull'immigrazione" ha oscurato tutti gli altri campi della politica ha aggiunto Frauke Petry secondo la quale gli altri partiti sono stati bocciati perché "per troppo tempo non hanno ascoltato gli elettori".
La leader del partito nazional-populista ha concluso la sua dichiarazione affermando che il suo partito farà "un buon lavoro di opposizione" e non "un'opposizione di tipo fondamentalista".

Il risultato del voto nell’importante regione della Germania orientale – oltretutto sede del collegio elettorale dell’attuale cancelliera – è considerato assai indicativo rispetto ai possibili risultati delle elezioni generali tedesche in programma nel 2017. Il boom di ieri del partito di estrema destra, che si presentava alle consultazioni regionali per la prima volta, segue infatti quelli già registrati in altri importanti Land tedeschi, ovunque a scapito sia del Partito Cristiano Democratico sia del partito di sinistra Die Linke.
Impegnata in Cina al vertice del G20, Angela Merkel non ha ancora commentato il risultato del voto regionale in Meclemburgo. Lo farà probabilmente oggi intorno alle 12 direttamente da Hangzhou, dopo la conclusione del vertice, quando parlerà del voto e del bilancio del G20 facendo uno strappo alla tradizione seguita finora di non trattare all'estero temi di politica interna.
Già ieri sera gli exit poll vaticinavano una sonora sconfitta dei democristiani a vantaggio dei populisti di destra di Alternative fur Deutschland. E stamattina i risultati definitivi diffusi dall'agenzia Dpa confermano che nelle elezioni regionali in Meclemburgo il partito Cdu della cancelliera Angela Merkel, col 19,0% dei voti, è stato ampiamente superato dall’estrema destra xenofoba di ‘Alternativa per la Germania’ che ha ottenuto il 20,8%. A vincere però è stato il partito socialdemocratico col 30,6% dei voti. La polarizzazione a destra del voto è avvenuta a scapito di praticamente tutti gli altri partiti. La Cdu ha perso 4 punti percentuali rispetto alle precedenti elezioni del 2011, quando aveva già registrato il peggior risultato di sempre in Meclemburgo, e i socialdemocratici della Spd hanno ceduto il 5%. Gi altri "risultati finali provvisori" annunciati dall'agenzia tedesca attribuiscono il 13,2% (-5,2 punti) al partito di sinistra Linke e solo il 4,8% (-3,9) ai Verdi che escono dal Landtag (parlamento regionale) di Schwerin assieme ai neonazisti della Npd, che ottengono ‘solo’ il 3,0% dimezzando i propri consensi. Dal parlamento del Meclemburgo rimangono fuori di nuovo i liberali della Fdp che pur avendo ottenuto lo 0,2% in più rispetto alle passate consultazioni si fermano comunque al 3,0%, al di sotto della soglia di sbarramento. A segnare un segnale di netta controtendenza rispetto al passato ed anche ad un aumento dell’astensionismo che sta caratterizzando le votazioni in tutta Europa negli ultimi anni l'affluenza registrata ieri, pari al 61,6%, in aumento addirittura del 10,1%.
"Siamo felici che il nostro presidente in Meclemburgo abbia ottenuto un buon risultato, tenendo conto che solo poche settimane fa i sondaggi ci davano poco sopra il 20%" ha commentato da parte sua il leader dell'Spd e vice cancelliere del governo federale Sigmar Gabriel. Riguardo al tema dominante delle elezioni in Meclemburgo, la questione dei profughi, Gabriel ha ribadito che "da oltre un anno diciamo che non basta dire ce la facciamo ma che bisogna realizzare le condizioni per l'integrazione e anche fare in modo che i tedeschi non si sentano marginalizzati". "Spero che il nostro partner di governo adesso lo capisca", ha concluso Gabriel. In realtà, dati alla mano, di profughi siriani o asiatici nel piccolo Land ne sono arrivati assai pochi negli ultimi anni.
Il governatore socialdemocratico uscente, Erwin Sellering, potrà nonostante tutto continuare ad amministrare il land del nordest della Germania al confine con il Mar Baltico facendo ricorso ad una grande coalizione con i democristiani sconfitti oppure ad una alleanza con Verdi e Linke. Ma l’allarme nel sistema politico tedesco cresce: anche in Germania infatti sembra che i partiti tradizionali su cui si regge il sistema di governance e di consenso attorno all’Unione Europea e alle sue politiche possa essere spazzato via o fortemente destabilizzato dall’emergere di un movimento di tipo populista, come già accaduto in molti dei paesi che hanno subito negli ultimi anni i diktat di Berlino, della Troika e delle istituzioni continentali a guida tedesca. Il problema è che si tratta di un movimento di estrema destra – in doppio petto e perbenista ma all'interno del quale operano gruppi di neonazisti e forze estremiste che si sono via via integrate nel gruppo nato da una scissione 'euroscettica' della stessa Cdu – che fonda il suo messaggio su una critica a destra dell’impianto europeo, a partire dalle politiche sull’immigrazione e sui diritti sociali.
 
MS

domenica 4 settembre 2016

IL BUSINESS DEL SOPRAVVITTO NELLE CARCERI ITALIANE


Risultati immagini per sopravvitto carcere
Breve articolo su un tema poco conosciuto inerente alle carceri e che tuttavia segna quotidianamente la vita di chi è costretto a scontare una pena per delle scelte sbagliate preso da Infoaut(infoaut carceri ).
Il sopravvitto,che è la possibilità di fare delle spese da parte del prigioniero all'interno del carcere,ha prezzi lievitati rispetto a quelli di un normale negozio o supermercato ed il fatto che è il solo punto di vendita dagli alimentari a materiali di cancelleria o di igiene è un business in mano a privati che gestiscono questo servizio.
Da inizio mese in tante prigioni italiane è partita una protesta dei detenuti che si asterranno da comprare qualsiasi bene dal sopravvitto per sensibilizzare la gente che è fuori su questo fatto che rende la loro situazione ulteriormente precaria di come lo è già. 
Carceri: Sopravvitto o sovrapprezzo ? Il business nascosto.
Tra le tante problematiche che affliggono la popolazione detenuta vi è quella dei prezzi esorbitanti dei generi alimentari in vendita presso il cd “sopravvitto” dell’amministrazione penitenziaria e la mancanza di controlli sull’origine del prodotto in vendita. Molto spesso, infatti, questi aspetti vengono sottovalutati perché si ritengono problemi minori tra quelli che investono il pianeta carcere eppure, in molti casi, avere la possibilità di acquistare alcuni prodotti può essere vitale ma, al tempo stesso, diventa una sorta di privilegio, riservato a pochi, a causa dei prezzi quasi duplicati rispetto ai normali prezzi di mercato.
La possibilità di acquistare prodotti al sopravvitto dipende dalla capacità economica del singolo detenuto e, magari, erroneamente, i detenuti -nell’immaginario collettivo- sono visti come persone ricche, i cui familiari arrivano ai colloqui con macchine super potenti carichi di soldi e pacchi. Ma non è così. La maggior parte della popolazione detenuta proviene dagli strati sociali più deboli, dove la miseria la fa da padrone e magari è proprio per uscire da quella miseria che una persona arriva a fare scelte “sbagliate”, le uniche possibili in alcuni luoghi. Quartieri, città, regioni del sud, programmati per creare “criminali” dove l’alternativa è tra la valigia, il clientelismo, lo sfruttamento e l’illegalità. Basterebbe osservare l’insieme dei familiari che arriva (periodicamente) ai cancelli delle carceri sparse in giro per l’Italia (spesso prevalentemente donne e bambini del sud) per rendersi conto della realtà. Colloqui periodici, quasi mai settimanali, spesso mensili ma in tantissimi casi anche annuali o mai. E questo dipende dalle difficoltà economiche ad affrontare i “viaggi della speranza” che le famiglie sono costrette a sopportare pur di non perdere quel minimo contatto affettivo con i propri cari. Questi familiari si vedono arrivare con pacchi carichi di sacrifici e rinunce, non di ricchezze. Vedere una donna col passeggino raggiungere il carcere dalla stazione a piedi perché il costo “ulteriore” del autobus cittadino, dopo il viaggio dalla Puglia alla Lombardia, è “un lusso che non può permettersi, ma non vuole rinunciare a quella manciata di ore che può trascorrere con il marito” dovrebbe far riflettere su quanto sarebbe giusta la c.d. “territorialità della pena” che, insieme a tanto altro, rimane pura enunciazione di principio perché la realtà e ben distante.
Uomini nati al sud e detenuti al nord o “deportati”in Sardegna. I pacchi mensili limitati per peso e generi, spesso da condividere con i fratelli detenuti nati più a sud di loro: i migranti, che per la maggior parte neanche ricevono visite o pacchi.
E, a parte l’assurdità dei generi ammessi e quelli non ammessi che variano a seconda dei diversi istituti ci sono i generi che sono ammessi solo se acquistati, a prezzi triplicati, allo spaccio del sopravvitto come ad esempio l’olio d’oliva che non è ammesso tra i generi che i familiari possono portare o inviare nel pacco ma è acquistabile a 8/10 euro presso il “sopravvitto” e non c’è possibilità di cambiare “negozio”! Quello che diventa intollerabile e insostenibile per i detenuti è l’arbitrarietà e l’esosità dei prezzi praticati negli spacci interni. Altro punto che penalizza ulteriormente la qualità della vita delle persone detenute è l’assoluta mancanza di etichettatura dei prodotti in vendita (pure prevista dalle normative europee), quindi si finisce per pagare a peso d’oro gli scarti di mercati non meglio identificati perché… l’illegalità nelle patrie galere è di casa. Esempi tra tanti che la dicono lunga sulla speculazione che si fa sui bisogni primari delle persone detenute.
Dal 1 settembre, in alcuni istituti, i detenuti si rifiuteranno di acquistare qualsiasi cosa dal sopravvitto. Ne è stata data comunicazione alle direzioni, ai magistrati di sorveglianza, al garante nazionale e alla federconsumatori, affinché i prezzi vengano adeguati, in tutti gli istituti, a quelli correnti di mercato e si rispetti l’etichettatura con le caratteristiche principali chiare (peso, provenienza, qualità) ponendo fine a quella che è una vera e propria speculazione.
Associazione Yairaiha Onlus

da: osservatoriorepressione.info

sabato 3 settembre 2016

KIEV E L'ISOLAMENTO OCCIDENTALE


Risultati immagini per monumento amicizia tra i popoli lugansk
C'è molto di più di quello che si è voluto provocare con l'esplosione avvenuta ieri a Lugansk presso il monumento posto nel parco dell'amicizia tra i popoli per commemorare le vittime dei territori del Donbass.
Anche in un altro attentato,fortunatamente entrambi senza vittime,ad opera di Kiev,c'è stata la quasi disperazione dell'Ucraina che negli ultimi tempi ha perso smalto in tutto l'occidente visto che (auto)celebrazioni per l'indipendenza piuttosto che un certo atteggiamento di allontanamento si è venuto a creare forse e spero per l'impresentabilità dei suoi maggiori uomini politici.
Messi alle strette hanno cercato di ritrovare visibilità politica ottenendo se ci sono state reazioni solo negative in quanto l'isolamento creato attorno a Kiev è un buon risultato per il Donbass,per la Russia e per i popoli che hanno combattuto e che devono stare sempre all'erta nonostante la tregua,le nuove bande neonaziste e una classe politica degna di rappresentare quelle merde di fogna.
Articolo di Contropiano:contropiano internazionale-donbass .

Donbass, attentati a Lugansk e Donetsk.

di Fabrizio Poggi
Ieri mattina, intorno alle 3 ora locale, un'esplosione ha parzialmente danneggiato il monumento, eretto nel parco dell'Amicizia tra i popoli, nel centro di Lugansk, in onore ai miliziani caduti nella difesa delle Repubbliche popolari dall'aggressione delle truppe ucraine e delle bande neonaziste agli ordini dei golpisti di Kiev. Poche ore prima, un'autobomba era stata fatta saltare nel centro di Donetsk. Fortunatamente, in tutti e due i casi, non ci sono state vittime.
Il portavoce delle milizie della LNR, Andrej Maročko, ha qualificato l'azione di ieri a Lugansk, nel giorno dell'apertura dell'anno scolastico (per cui era stato raggiunto un parziale cessate il fuoco), come un “atto terroristico sacrilego”. Il complesso in bronzo, “Essi hanno difeso la patria”, opera dello scultore Igor Gorbulin e alla cui realizzazione avevano contribuito anche esperti di Donetsk, Mosca e addirittura di Kiev, era stato inaugurato lo scorso 12 maggio, per l'anniversario della LNR, presente il leader della Repubblica, Igor Plotnitskij. Lo stesso Plotnitskij era stato fatto oggetto di un attentato, il 6 agosto, fortunatamente senza gravi conseguenze, a opera di un gruppo di sabotatori ucraini.
Nella sua dichiarazione, Maročko ha evitato riferimenti a precise forze che starebbero dietro l'attentato di ieri a Lugansk, ma appare chiaro che il sempre più crescente isolamento internazionale del regime ucraino, il senso di impotenza e di pochezza militare che sembra attanagliare i vertici golpisti, nonostante i bombardamenti (è di queste ore la dichiarazione del Comitato russo per le indagini, di disporre di campioni di terreno, che proverebbero l'uso di bombe al fosforo da parte ucraina nel Donbass) con cui continuano a martellare i quartieri civili del Donbass, spinge le frange più ottuse, ma anche più colluse con gli apparati di sicurezza ucraini, a gesti “eclatanti”. Dopo l'attentato del 6 agosto, Plotnitskij aveva detto che esso “è una manifestazione non solo di collera impotente, ma anche di livore. Del resto, essi, partiti da condizioni migliori, stanno distruggendo e perdendo tutto. Mentre noi, nonostante tutti i problemi e i pericoli, stiamo costruendo e acquisendo”.
Non è un caso, che praticamente tutti i leader occidentali abbiano pensato bene di non farsi vedere a Kiev, lo scorso 24 agosto, alle parate in occasione del 25° anniversario della “indipendenza” ucraina. Addirittura il vice presidente USA, Joe Biden, praticamente di casa a Kiev e nei giorni successivi il 24 agosto in visita nel nord Europa, ha dato cilecca alle sceneggiate dei golpisti. Il tema ucraino è sostanzialmente scomparso dai media occidentali e i leader europei cercano appena di salvare le apparenze, facendo finta di voler convincere Petro Porošenko a seguire quanto stabilito dagli accordi di Minsk.
L'unica occasione per sollevare la questione del Donbass, è quella, come avvenuto ieri, dell'introduzione di sanzioni USA contro vari Ministri delle Repubbliche popolari di Donetsk e di Lugansk. Una decisione cui ha fatto da contrappeso l'inaugurazione ufficiale a Ostrava, una delle maggiori città della Repubblica Ceca, della prima rappresentanza (aveva iniziato a operare a fine giugno) della DNR in Europa.
Lo stesso Porošenko, tra assenze pubbliche e comparse in stato di ebbrezza, sembra ormai ridotto a mendicare dalla UE l'allargamento delle sanzioni contro la Russia, sulla scia della decisione adottata ieri dal governo USA ai danni di un'altra ventina di imprese e persone fisiche russe. Questo da un lato; dall'altro, le uscite del presidente ucraino, seguite al tentativo di sabotaggio in Crimea, all'inizio dell'agosto scorso e ad alcune denunce occidentali sulle prigioni segrete e le camere di tortura ucraine, manifestano un tentativo di accattivarsi almeno in parte il sostegno occidentale, attenuando la retorica bellicista a uso e consumo delle frange nazionaliste e dicendo, quantomeno a parole, di voler attuare completamente le risoluzioni di Minsk. In ogni caso: parole; oggi, il Consiglio dei Ministri golpisti esaminerà il piano “di sviluppo” ucraino 2017-2020, in cui è prevista la “reintegrazione del Donbass”, ma nessuno dei componenti la junta si è preoccupato di consultare i diretti interessati. Una procedura, scrive Grigorij Ignatov su “Žurnalistskaja Pravda”, che somiglia molto a “un ultimatum di capitolazione senza alcuna garanzia”.
In definitiva, l'atto di ieri notte a Lugansk, nel giorno dell'apertura delle scuole, serve a ricordare tragicamente le decine e decine di bambini e adolescenti rimasti vittime dei razzi e dei colpi di mortaio ucraini. Ieri l'altro a Donetsk, un meeting-requiem aveva reso omaggio ai 72 giovanissimi caduti nella sola DNR, colpiti dalle bombe golpiste nei giardini, nei campi di gioco scolastici, negli ospedali. Piccole vittime che si aggiungono ai 186 giovanissimi scolari e ai 146, tra insegnanti e genitori, che ieri sono stati ricordati alla Scuola n°1 di Beslan, nell'Ossetia settentrionale, nel dodicesimo anniversario della strage compiuta da terroristi ceceni e islamisti nord-caucasici il 1 settembre 2004, a causa della quale anche 126 ostaggi (di cui 70 bambini) sono rimasti invalidi permanenti.
Un ricordo, quello di Beslan, che non ha impedito ieri a molti ucraini di accompagnare i propri figli al primo giorno di scuola, dopo le vacanze estive nelle colonie neonaziste, portando non mazzi di fiori, come tradizione inossidabile dall'epoca sovietica, bensì soldi a sostegno delle truppe che bombardano il Donbass per “liberarlo dall'occupazione russa”. Tant'è: pure nell'occasione dell'attacco a Beslan, gli autori erano stati qualificati dall'Occidente liberale non come terroristi, bensì come “indipendentisti”: quegli stessi “combattenti liberatori” che l'intelligence georgiana ha ora rivelato esser stati addestrati da istruttori occidentali nella Georgia di Mikhail Saakašvili, per essere usati in atti di diversione nelle ex Repubbliche sovietiche.
Non a caso, ieri, Andrej Maročko, per l'attentato a Lugansk, aveva parlato di un atto che poco si distingue da quelli dei terroristi cosiddetti islamisti: i metodi e gli obiettivi degli “indipendentisti” golpisti paiono sempre più coincidere con quelli.
 
Fabrizio Poggi

venerdì 2 settembre 2016

ANCHE CON GLI "IMMACOLATI" ROMA SENZA PACE

Risultati immagini per giunta raggi dimissioni
Roma è ancora senza pace nonostante l'intervento dei divini ed immacolati pentastellati che hanno vinto le ultime elezioni per la poltrona di sindaco con Virginia Raggimadn ballottaggio-con-sorpresa ).
In rapida successione la capo gabinetto,l'assessore al bilancio e gli amministratori delegati di due tra le più importanti società municipalizzate della capitale(Ama e Atac)si sono dimessi creando un putiferio attorno alla figura della neo sindaco.
Che se fosse stato un fatto di pochi mesi fa e con altri protagonisti al potere,anche oggettivamente per molto di meno,c'era già la chiamata alla piazza ed alle urne,in una delle frenesie da "illuminati" proprio dei 5 stelle.
Che poi alla luce dei fatti in poco più di due mesi non hanno combinato nulla a parte pasticci su nomine e faide interne,incazzature e dimissioni a nastro:l'articolo di Senza Soste cerca di fare un attimo un quadro attorno alle vicende delle ultime ore(senzasoste.it roma-la-giunta-raggi ).

Federico Rucco - tratto da http://contropiano.org

C’è un bel casino nella giunta comunale di Roma guidata dalla pentastellata Virginia Raggi. La revoca della nomina del magistrato Carla Romana Raineri dall’incarico di Capo di Gabinetto, sono state seguite a cascata da quelle  – strategiche per il ruolo – dell’assessore al Bilancio Minenna, un pezzo da novanta del M5S che Luigi Di Maio aveva fortemente voluto al Campidoglio, e poi dagli amministratori delegati di Ama e Atac.
Ad annunciare le dimissioni del Capo di Gabinetto Raineri, finita nel mirino di molti attivisti ed elettori del M5S per il super stipendio di 193 mila euro, è stata  la stessa Raggi con un post pubblicato su Facebook che così ha spiegato la decisione: “Sulla base di due pareri contrastanti, ci siamo rivolti all'Anac che, esaminate le carte, ha dichiarato che la nomina della Dott.ssa Carla Romana Raineri a Capo di Gabinetto va rivista in quanto 'la corretta fonte normativa a cui fare riferimento è l'articolo 90 Tuel (Testo unico degli enti locali, ndr)' e 'l'applicazione, al caso di specie, dell'articolo 110 Tuel è da ritenersi impropria'. Ne prendiamo atto”.  La Raineri ha fatto sapere di aver presentato le dimissioni irrevocabili già nella serata di ieri, 31 agosto. La sua nomina era stata suggerita proprio dall’assessore Minenna. Il fatto che la Raggi abbia accettato le dimissioni della Raineri, pur trincerandosi dietro il fattore oggettivo della valutazione dell’Anac (diventata ormai come il Talmud), sembra che abbia suscitato le ire dell’assessore Minenna che ha deciso di mollare.
A seguito  delle dimissioni di Minenna si è dimesso anche il nuovo amministratore unico dell’AMA, Alessandro Solidoro il quale, in un comunicato reso noto dalla stessa Ama, “a seguito delle dimissioni dell'assessore al Bilancio ha ritenuto venute meno le condizioni per l'incarico affidatogli”. Infine si sono dimessi anche altri due tecnocrati ossia l‘amministratore delegato dell’Atac Rettighieri (uomo legato a Rfi e ai lavori della Tav) e l’amministratore unico della stessa Atac, Brandolese.  
Insomma Capo di Gabinetto, assessore al Bilancio, gli amministratori delegati di di due delle tre maggiori società municipalizzate che si dimettono, danno proprio l’idea di una “cordata” di tecnocrati che avevano accettato l’incarico – che però qualcuno del M5S gli aveva offerto – per almeno due motivi,  entrambi all’apparenza poco nobili: il primo è che la nuova giunta potrebbe trovarsi dentro una tempesta giudiziaria per aver comunque ereditato il pregresso nella gestione dei rifiuti e dei trasporti a Roma;  il secondo è che i margini di manovra dei tecnocrati in cordata si sarebbero rivelati inferiori a quanto si aspettavano.
Per la giunta Raggi è indubbiamente un duro colpo, ma potrebbe anche essere l’occasione per chiarire le linee di priorità negli interessi e negli obiettivi che intende perseguire in una città devastata, disfatta, incattivita  ma resiliente come Roma. E qui vengono fuori tutti i limiti della logica della “buona amministrazione” e della prevalenza delle “competenze” sulle aspettative politiche e sociali create dal M5S nel governo della città. Roma, per uscire dal tunnel in cui l’hanno infilata le amministrazioni precedenti e gli interessi dominanti, ha bisogno di discontinuità e di scelte politiche conseguenti. O le si fanno o non le si fanno.  Ma se non le si fanno poi si finisce sulla stessa graticola con cui hanno cotto la foglia di fico rappresentata dal sindaco Marino.
1 settembre 2016

giovedì 1 settembre 2016

RITORNA L'IMPERATIVO DELLA DONNA FATTRICE


I due contributi di Contropiano ripresi da Senza Soste(echi-di-famiglia-fascista )parlano del clamore suscitato dal ministro Beatrice Lorenzin che ha varato una campagna informativa per la fertilità e istituito un giorno intero che sarà il prossimo 22 settembre col nome di Fertility day.
Se da un lato è sempre giusto tenere aggiornate le persone su problemi che si possono avere in questo campo da un altro è una vergogna e secondo me irrispettoso fare propaganda e non supportare materialmente ma anzi facendo tutto il contrario,sbeffeggiando giovani coppie ma anche single impossibilitati a crearsi una famiglia perché questo e i governi prima non hanno saputo affrontare questioni sociali basilare come lavoro,istruzione e sanità.
Si parla come ai tempi di fascismo di donne fattrici in un periodo storico di un calo vistoso della natalità,ma non di come poter avere un lavoro fisso con la possibilità di pianificare un futuro,di avere asili nido gratis e scuole pubbliche decenti,si parla di incentivi e bonus una tantum ma che lasciano il tempo che trovano.
Non si parla di sanità,i neonati e i bambini si ammalano,e oltre a pagare esami costosi in cliniche private perché nei nostri ospedali pubblici i tempi di attesa sono biblici,ci sono stati enormi tagli e la storia prosegue in questo senso.
Un governo in pratica incapace di offrire i servizi fondamentali necessari per poter dare un futuro stabile alle famiglie e soprattutto ai giovani,così fertili ma coscienziosamente non pronti a dare alla luce un bambino con le mille e passa incognite che Renzi e i suoi ministri non possono e vogliono affrontare.
E un enorme passo indietro sull'immagine della donna che ritorna ad essere un contenitore per sfornare figli in un paese che non sa dare le necessarie garanzie per poter far nascere nuove famiglie e figli.


Se c'è un argomento delicato è quello della riproduzione, maternità/paternità e dintorni, con tutto lo strascico giustamente inesauribile di aspettative, paure, imbarazzi, gioie, problemi economici ed educativi, ecc.
Un governo serio, su questo, dovrebbe sostanzialmente tacere.
Naturalmente è sempre esistito un problema “sistemico”, ovvero dimensionato sull'eccesso o la scarsità di nuove nascite in conseguenza di guerre, carestie, migrazioni, o – infine – evoluzioni culturali nella modernità.
Un governo serio, in quanto responsabile dello sviluppo del paese, di fronte alla caduta della natalità può certamente mettere in campo politiche sociali che aiutano la scelta della maternità nelle donne o comunque facilitano la vita delle coppie in età riproduttiva. Cose normali e semplici, come diritti sul lavoro per le donne con figli o in attesa, asili nido pubblici e semigratuiti, sanità universale ed altrettanto semigratuita, scuole ben organizzate che garantiscano un tempo ragionevolmente “pieno”, ecc.
Stiamo vivendo appunto un periodo del genere, con la natalità crollata a livelli inquietanti. E anche un cieco sa dire perché. I giovani (gli iperfertili, no?) sono in genere disoccupati (circa il 40%, dice l'Istat), hanno “lavoretti” ultraprecari e sottopagati, spesso sono invitati a prestare lavoro gratuito (“volontariato”, preferiscono chiamarlo), ecc. Una condizione che li obbliga spessissimo a restare in casa con papà e mammà, per non spendere in affitti, bollette, bollo e assicurazione auto molto di più quel che guadagnano (quando pure lo guadagnano). Ottenere un posto in un asilo pubblico è un terno al lotto, visto quanti pochi sono. Avere un appartamento in proprio è una chimera…Diciamo che il “disincentivo” alla figliolanza è piuttosto forte, giusto?
Un governo ridicolo la mette invece sul piano moralistico-terroristico, puntando l'inidce accusatorio contro le donne che lasciano passare gli anni più fertili senza “adempiere al loro compito di riproduttrici”. Governi fascisti, insomma, che ritendono di poter usare i corpi dei cittadini – in questo caso delle sole donne – come una (l'ultima, in tempo di privatizzazioni) “risorsa nazionale pubblica”.
Per fortuna, direte voi, non abbiamo più governi simili…
Errore. Il ministero della sanità o come si chiama adesso, guidato dalla neomamma Beatrice Lorenzin, ha messo in campo proprio un'iniziativa del genere, dichiarando il prossimo 22 settembre come fertility day.
Complimenti per lo sprezzo del ridicolo, ma sarà meglio guardare cosa c'è dentro questa iniziativa o “campagna”. E vi proponiamo dunque di prendere visione del testo con cui il ministero “spiega” le sue intenzioni, pomposamente chiamato “Piano nazionale per la fertitlità” (l'ultima pianificazione possibile ai tempi della Troika?).
PIANO NAZIONALE PER LA FERTILITÀ
“Difendi la tua fertilità, prepara una culla nel tuo futuro”
Per favorire la natalità, se da un lato è imprescindibile lo sviluppo di politiche intersettoriali e interistituzionali a sostegno della Genitorialità, dall'altro sono indispensabili politiche sanitarie ed educative per la tutela della fertilità che siano in grado di migliorare le conoscenze dei cittadini al fine di promuoverne la consapevolezza e favorire il cambiamento. Lo scopo del presente Piano è collocare la Fertilità al centro delle politiche sanitarie ed educative del nostro Paese. A tal fine il Piano si prefigge di:
1) Informare i cittadini sul ruolo della Fertilità nella loro vita, sulla sua durata e su come proteggerla evitando comportamenti che possono metterla a rischio
2) Fornire assistenza sanitaria qualificata per difendere la Fertilità, promuovere interventi di prevenzione e diagnosi precoce al fine di curare le malattie dell'apparato riproduttivo e intervenire, ove possibile, per ripristinare la fertilità naturale
3) Sviluppare nelle persone la conoscenza delle caratteristiche funzionali della loro fertilità per poterla usare scegliendo di avere un figlio consapevolmente ed autonomamente.
4) Operare un capovolgimento della mentalità corrente volto a rileggere la Fertilità come bisogno essenziale non solo della coppia ma dell’intera società, promuovendo un rinnovamento culturale in tema di procreazione.
5) Celebrare questa rivoluzione culturale istituendo il “Fertility Day”, Giornata Nazionale di informazione e formazione sulla Fertilità, dove la parola d’ordine sarà scoprire il “Prestigio della Maternità”.
Lo storytelling è la vera cifra del governo Renzi, ma qui le “palle” sono persino oscurate dall'intento palesemente “integralista”: “ Operare un capovolgimento della mentalità corrente volto a rileggere la Fertilità come bisogno essenziale non solo della coppia ma dell’intera società”, “Celebrare questa rivoluzione culturale“, ecc. Anche i punti che ogni essere pensante ritiene importantissimi (“informazione”, “assistenza sanitaria”, “conoscenza delle caratteristiche funzionali”, ecc) sono declinati in funzione ideologico-persuasiva. “Donne, fate figli per la Patria prima che l'orologio biologico vi crei problemi!”, si sente urlare dalle stanze di un ministero.
Si potrebbe ironizzare a lungo su un ministro della salute che non ha alcuna nozione di medicina (non sarebbe indispensabile, è vero, ma almeno una laurea qualsiasi non le avrebbe sporcato il curriculum…), che si circonda di collaboratori in evidente trance eugenetica, con qualche venatura stile Adinolfi o Militia Christi… Ma non c'è proprio nulla da ridere.

Tutto il testo è ossessivamente concentrato sulle donne, sulla riproduzione come “dovere biologico”, mentre ai maschi – nella "versione Facebook ben presto oscurata – sono riservate facezie da avanspettacolo pro-Salvini, come quella confusione (intenzionale, ammiccante, subliminale, suggerita da una buccia di banana, sgonfia e a terra…) tra infertilità e impotenza. Insomma, se non fai figli forse è perché “nun gliela fai…”.
Di fronte a una simile offensiva, che pretende di “rispondere” in modo delirante a un problema sistemico reale (il calo della natalità e il suo peso nell'evoluzione del paese), non sembra però sufficiente trincerarsi – come molti/e fanno – dietro la sola, ultra legittima, “libertà di scelta”. Come se davvero ogni essere umano fosse una monade senza rilevanza sociale (ricordate la Thatcher? “non esiste la società, solo gli individui”), un consumatore davanti agli scaffali del supermercato. Un vuoto di relazioni e vincoli sociali che qualcun altro, come sempre, si propone di riempire.
Il "piano" Lorenzin: C_17_pubblicazioni_2367_allegato
1 settembre 2016
***

tratto da http://contropiano.org/interventi/2016/09/01/caro-ministro-lorenzin-082980
Caro Ministro Lorenzin,
Sono una neo mamma 31enne che ha deciso di fare un figlio per pura incoscienza.
Perché bisogna essere incoscienti per fare un figlio oggi, nell'Italia che voi state governando.
Ho finito il liceo e preso una laurea per avere più possibilità. Non ne ho avute.
Allora ho fatto un master per distinguermi da quei millemila studenti con i quali condividevo il titolo di studio. Non è cambiato granché.
Ho compiuto i 26 anni che avevo all'attivo una laurea, un master e 3 stage, perché gli stage temprano, fanno imparare, sono una possibilità. Così ci dite. Dite pure che siamo choosy, viziati, che viviamo a casa con mamma e papà perché sogniamo una casa con piscina alla Melrose Place.
Un cazzo, caro Ministro.
A 26 anni dicevamo, avevo all'attivo una laurea, un master e 3 stage. Non pagati. Dove facevo fotocopie e poco altro e dove tutti e 3 i datori di lavoro durante il primo colloquio mi avevano informata che tanto non mi avrebbero mai assunto perché l'azienda non aveva fondi. Bella risorsa che ero. E pazienza. Meglio che stare a casa a infornare biscotti, mi dicevo.
L'anno dopo presi un altro master. Per differenziarmi ancora un po'.
Mi differenziai talmente tanto che mi sentii dire che ero troppo qualificata, che servivano dei tuttofare disposti a svolgere tutte le mansioni più una, come le caramelle di Harry Potter. Fantascienza, non c'è che dire.
Allora puntai sulle agenzie. Feci altri due stage, questa volta pagati. 500 euro al mese e che dio mi benedica.
A 29 anni mandai 89 curricula in tutta la mia regione. E no egregio Ministro. Non vivo in Sicilia dove non c'è lavoro. Vivo nel florido Veneto.
Poi finalmente le cose cambiarono.
A 31 anni (Alleluia Alleluia)con un lavoro che amo ho potuto fare un figlio.
Sono fortunata, lo so. Fortunata per essere in Italia perché all'estero alla mia età e con il mio percorso formativo sarei già stata promossa a manager, ma che ci voglio fare, non vorrò mica essere choosy, vero?
In Italia a 30 anni trovi – forse – il primo lavoro pagato decentemente.
Avrá intuito il succo del discorso: la mia generazione non fa figli perché non se li può permettere.
Perché voi avete creato un sistema in cui si è indipendenti economicamente tardissimo.
Perché c'è poco lavoro e quel poco è sottopagato.
Perché il vostro sistema scolastico è arretrato, il programma di storia delle superiori arriva sempre e solo fino alla seconda guerra mondiale. Se si vuole avere una cultura decente occorre farsela da soli.
Perché un asilo nido costa una follia e se non si hanno nonni disposti a giocare ai genitori occorre chiedere un part Time in ufficio. Il che significa guadagnare 600 euro al mese e spenderne 450 per il suddetto asilo. O accontentarsi dell'insulto del 30% del proprio stipendio (circa 400 euro al mese) per usufruire della maternità facoltativa, tenendosi il pupo a casa con sé e in barba la socializzazione precoce.
Facciamo carriera in tempi biblici e se ci impegniamo per cercare fortuna fuori dai confini nazionali vi permettete pure di mettere il broncio.
Siamo la generazione che guadagna 1200 euro al mese nonostante abbia investito anni nella propria formazione, ma funziona così quindi o ci va bene o possiamo fare i bagagli. (E sopportare il vostro broncio, cialtroni).
Considerato poi che un affitto per un appartamento medio al nord costa dai 600 ai 1200 euro al mese, più asilo, meno soldi in busta paga, me lo dice dove accipicchia andiamo?
Quindi caro Ministro no. Non siamo pigri. Non siamo Erode che odiamo i bambini.
Noi non possiamo fare bambini, che è molto diverso.
E di certo bisogna essere incoscienti per farli, perché se stiamo qui a pensare a quello che il governo ci garantisce, sarebbe meglio prendersi un pesce rosso e tanti saluti (poi mi spiegherà come mai i papà abbiano 48 ore di congedo parentale quando nasce un figlio, e vi sbattete pure a dire quanto i padri siano fondamentali nei primi mesi di vita dell'infante, ma vaffanculo).
Poi esimio Ministro nel caso non lo sapesse, per procreare occorre un compagno. Che magari non sia un demente perché se poi la prole viene su male è colpa dei genitori, e che magari non sia disoccupato, o pensa che i neonati si vestano d'amore e i bambini si nutrano di speranze? Considerato che il 42% dei giovani non ha un impiego, azzardo che il 20% di loro sia di sesso maschile. Quindi ricapitoliamo. Maschio, etero, occupato e con un decente intelletto. Dai, ci arriva anche lei Ministro che sia più facile scovare il Sacro Graal. E se volessi quindi farmi un figlio da sola?
Ah no, in Italia non si può.
E per quanto riguarda la fertilità. No, non è un bene comune. È mia e me la gestisco io. Almeno ci lasci questa illusione.
Questo testo l'ho copiato, ma è talmente realista che solo gli stolti e chi non vuol vedere non lo condividono.
1 settembre 2016