lunedì 1 febbraio 2016

L'IPOCRISIA DEL MONDO CATTOLICO NEL GIORNO DELLA FAMIGLIA

Poche righe rispetto al Family Day che ha avuto più dissensi che consensi ed ha suscitato più polemiche che il resto visto la presenza a fianco dei più intransigenti cattolici di formazioni di estrema destra come Caga Povnd.
Già nei giorni precedenti si erano levate molte polemiche per il contributo ed il sostegno diretto della Regione Lombardia che aveva anche illuminato il Pirellone con la scritta del giorno della famiglia.
Le cifre aumentate a dismisura da parte degli organizzatori che l'hanno sparata troppo grossa anche per chi è dalla parte loro riguardo al voto che questa settimana passerà al vaglio delle camere,questo decreto legislativo di cui sopra vi è un breve riassunto schematico.
L'articolo predo dal sito Mos Informa(http://www.mosinforma.org/archives/16104 )parla di numeri,di obiettivi,di farse e di risate che internet non ha saputo trattenere visti i personaggi pittoreschi e visto il periodo carnevaleschi che hanno riempito(sì in minima parte)il Circo Massimo a Roma.

Gaffe, travestimenti ridicoli e poca partecipazione. Il flop del Family Day.
                 
Gandolfini “siamo due milioni”. Ma le foto e i video mostrano circa centomila persone. Giorgia Meloni “Sono incinta”. L’ironia del web.

Un flop il terzo Family Day, dopo quello anti Dico del 2007 e quello anti gender del 2015. Circa centomila persone partecipano alla kermesse degli ultrà cattolici. Da La Stampa a Fiorella Mannoia, tutti a ridicolizzare i numeri della manifestazione. Persino Avvenire chiosa “Due milioni secondo gli organizzatori. Forse un po’ meno in realtà.” Molti i politici in piazza da Maroni a Brunetta, Meloni, Fedriga, Mantovano, Gasparri, Giovanardi, Fioroni e altri della destra e del centro cattolico. Con loro anche Casapound, l’associazione di estrema destra, i neocatocumenali e “uomini, suore, donne, sacerdoti. E poi bambini, tanti, che se in media nella famiglia italiana ci fossero così tanti figli avremmo problemi di sovrappopolazione (Corriere della Sera)”.
«L’uomo e la donna – dice dal palco Massimo Gandolfini, portavoce del Family Day – formano il matrimonio, le altre sono alchimie. Non vogliamo fare guerre a nessuno, né ghettizzare nessuno – ma poi prosegue con una velata minaccia – ma alle elezioni, anche a quelle amministrative, ricordiamoci chi si è messo con la famiglia e i bambini e chi si è dimenticato di questo diritto rendendo possibile l’abominevole pratica dell’utero in affitto». Sullo stesso tenore gli altri interventi tutti incentrati sul no ai diritti di gay e lesbiche e su un poco comprensibile “difendiamo i nostri figli”, per i quali, in realtà, l’unico pericolo sono i genitori (autori dell’80% delle violenze su minore) e i preti, ben rappresentati nella piazza. I più organizzati sono sicuramente i militanti di Casapound con tricolore, fumogeni e striscioni professionali, “Madre, padre, figlio, famiglia, popolo, nazione, identità, libertà” recita un grande banner. Numerosi i cartelli ma limitati nei temi: “CirinNO'”, “Sbagliato è sbagliato anche se dovesse diventare legge” e “No Unioni Civili” i più gettonati. Moltissime le immagini religiose di madonne, santi e Gesù, che forse risultano un pò sacrileghe portate ad una manifestazione politica. Non mancano le croci, di legno, plastica e ferro, portate da uomini e donne travestiti in maniera inquietante. Ben lontani dall’ironia e i colori di un Pride.
La consegna è di tenere le bocche cucite, scritto in un decalogo per i manifestanti redatto dai Giuristi per la vita. E quasi tutti si attengono al divieto. “Grazie: è straordinario quel che avete fatto, avete cambiato la storia del Paese” urla alla folla Mario Adinolfi, divorziato e risposato a Las Vegas, ex candidato alla segreteria del PD e ora animatore dei No Gender grazie ai quali ha fatto fortuna vendendo libri deliranti e facendosi pagare per intervenire ad assemblee di esaltati. Oltre i politici moralmente equivoci, sono piuttosto numerosi anche i gay e le lesbiche. “I gay che oggi sfilano al Family Day sono paragonabili a quegli ebrei che durante il periodo dell’Olocausto si iscrissero al partito nazi-fascista” dice Franco Grillini intervistato da Klaus Davi. Ed effettivamente i gay non solo sono presenti, ma anche collegati alle varie chat, come Grindr, per un rapido incontro di sesso prima di tornare a casa, come denunciato da La Stampa e numerosi siti online.
Diverse aziende pubblicano messaggi contro il Family Day, come IKEA, colosso svedese dell’arredamento che pubblica sulla sua pagina l’invito a “Tutti i soci Ikea Family a celebrare con un bacio la propria idea di famiglia”. Scontato il richiamo al boicottaggio di alcuni manifestanti e parlamentari come Giovanardi e Gasparri “con i fazzoletti di IKEA mi ci pulisco il culo”.
Sui social impazzano le foto della manifestazione, derisa e ridicolizzata dai più per la bufala dei due milioni o per le gaffe dei partecipanti, come quella di Giorgia Meloni che dichiara dal palco di essere incinta. Ma come, si chiedono tanti, non bisognava essere sposati per avere un bambino? Poi, intervistata da Skytg24 ha la sfortuna di apparire in video mentre passa la notizia dell’uomo che uccide i due figli a pugnalate. Una coincidenza che infiamma il web. Ma le critiche sono anche per il senso stesso dell’evento: manifestare contro l’estensione dei diritti a chi oggi ancora non li ha. Ovvero il patetico egoismo di chi vuole conservare una posizione di potere data non dalle sue capacità ma dal suo orientamento sessuale e dalla sua appartenenza di genere. Perchè oltre che omofobo, il Family day è profondamente sessista e per la donna i partecipanti prevedono solo un ruolo di sottomissione (Adinolfi, ““La moglie sottomessa cristiana è la pietra fondante, la pietra su cui si edifica la famiglia”).
Una brutta giornata ma che ha dimostrato, come le gremitissime e festose piazze dello scorso sabato, che la popolazione italiana è convintamente favorevole al riconoscimento di tutti gli amori e di tutte le famiglie e non ne può più dell’odio omofobico e sessista di politici opportunisti e religiosi integralisti.
La piazza ha detto la sua e il risultato è 1 a 0 per i diritti. Che i politici lo traducano ora in azioni concrete.

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