mercoledì 8 aprile 2020
MARCO BONOMETTI
Mi ha lasciato di sasso l'intervista al presidente di Confindustria Lombardia Marco Bonometti,sembrava una boutade alla Lercio ma invece incuriosito dall'articolo di Left(contare-i-morti-contare-i-soldi )sono andato al sito di Tpi(che è il secondo contributo(confindustria-lombardia-zone-rosse-in-regione )pensando che nei commenti ci fossero delle esagerazioni ed invece leggendo l'intervista mi sono reso amaramente conto che tutto era reale,anzi surreale.
Non vorrei aggiungere troppo a quello scritto sotto,i commenti sono superflui e c'è solamente da leggere con i propri occhi che esistono realmente personaggi come questi legati al dio denaro,alla produzione e all'arricchimento sulle spalle di persone,contando i soldi a scapito dei morti.
Uno che rivendica a distanza di un mese l'accordo con regione Lombardia affinché il territorio della Val Seriana non venisse dichiarato zona rossa perché avrebbe creato un danno d'immagine per il resto della regione e della nazione oltre che al blocco della produzione industriale è da ergastolo.
Uno che farnetica che la causa del numero così elevato di vittime a Nembro,Alzano Lombardo e paesi limitrofi stia nel fatto,in quella zona maledetta dall'uomo e non dalla natura o dal caso,che vi sia una presenza massiccia di animali negli allevamenti è da ricovero e poi da smaltire.
L'anno scorso è stato pure indagato per finanziamenti illeciti assieme all'eurodeputata Laura Comi in una presunta rete di corruzione,ma si sa che questi maiali cadono sempre in piedi(vedi anche: madn fontana-e-galleradai-tamponi-ai.tamponati(nel cervello e nell'anima) ).
Contare i morti, contare i soldi.
di Giulio Cavalli
Ieri è uscita un’incredibile intervista di Francesca Nava a Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia, che rivendica con fierezza la mancata chiusura del bergamasco (la famosa “zona rossa” arrivata troppo in ritardo su cui stanno litigando il governo e il presidente della Lombardia Fontana).
Spiega Bonometti che loro di Confindustria erano “contrari a fare una chiusura tout court così senza senso” e di averne parlato direttamente con la Regione: “Ci siamo confrontati, ma non si potevano fare zone rosse. Non si poteva fermare la produzione”, spiega. Un piccolo particolare, il senso di quell’incontro, che è sfuggito all’assessore lombardo Gallera che poteva semplicemente dirci che si sono ritrovati a contare i soldi e a contare i morti. Se c’era bisogno di qualcuno che scivolasse sull’argomento per raccontare apertamente la verità l’abbiamo trovato.
“Però ora non farei il processo alle intenzioni, bisogna salvare il salvabile, altrimenti saremo morti prima e saremo morti dopo”, dice Bonometti, come se i decessi tra Alzano e Nembro siano solo numeri su cui tirare una riga. Stupisce (no, in realtà non stupisce) anche l’indelicatezza con cui viene trattato un argomento così umanamente doloroso: non c’è niente, ci sono solo numeri, numeri, numeri.
E se qualcuno ha bisogno di conferme sull’attendibilità del personaggio ecco l’ultima chicca: alla giornalista che gli chiede come si spiega questi numeri enormi di contagio nelle zone densamente industriali risponde che la colpa è “una presenza massiccia di animali e quindi c’è stata una movimentazione degli animali che ha favorito il contagio”.
Buon mercoledì.
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“In Lombardia non si potevano fare zone rosse, non si poteva fermare la produzione”: parla a TPI il presidente di Confindustria Lombardia.
Intervista a Marco Bonometti, leader degli industriali lombardi: "Con la Regione ci siamo confrontati. Per fortuna non abbiamo fermato le attività essenziali, altrimenti i morti sarebbero aumentati. Perché così tanti decessi qui? Ci sono molti allevamenti, la movimentazione degli animali ha favorito il contagio".
Di Francesca Nava
Confindustria Lombardia: intervista al presidente Bonometti.
“Abbiamo chiesto liquidità immediata al Governo e la sospensione delle scadenze fiscali, perché esiste il rischio reale che il 50 per cento delle aziende lombarde che rappresento non riapra mai più. Sembra che siamo stati ascoltati”. Marco Bonometti, presidente di Confindustria Lombardia, commenta a caldo a TPI l’approvazione di ieri del decreto “liquidità” e l’annuncio del governo di un intervento “poderoso” da 400 miliardi di euro alle imprese. “Tuttavia mi riservo di leggere a fondo il decreto – aggiunge il capo degli industriali lombardi – per capire se le nostre richieste sono state recepite fino in fondo. Non vorrei fossero solo annunci”. È passato oltre un mese da quando Bonometti (era il 29 febbraio) parlava di “danno di immagine” con “l’Italia isolata” e con la zona rossa “che crea danni economici anche alle altre aziende” e sono passate oltre tre settimane da quando ha pubblicato un documento per ribadire il no alla chiusura delle industrie. A un mese dal lockdown nazionale deciso dal Governo il presidente degli industriali lombardi accetta di fare il punto con noi.
Quante imprese stanno lavorando ora in Lombardia?
Delle 13.900 aziende che rappresento, solo il 30 per cento sta continuando a lavorare.
Immagino che abbia letto i dati Istat, con gli incrementi del 1.000-2.000 per cento dei decessi nelle zone della mancata zona rossa. Secondo lei è stato un errore non aver chiuso subito Alzano Lombardo e Nembro, non aver interrotto le attività produttive?
Le polemiche le facciamo alla fine. Adesso serve salvare le vite umane e salvare l’economia. Il vero errore è stato quello di lasciare che la gente andasse in giro, andasse nei bar, nei ristoranti, nelle discoteche.
Oggi però in Lombardia sono molti quelli che si muovono ancora per lavoro ed erano molti di più quelli che lo hanno fatto prima della chiusura totale.
Dovrebbero andare a controllare questi movimenti, perché per esempio il codice di autoregolamentazione che ci siamo dati per salvaguardare la salute dei dipendenti è proprio quello di utilizzare i guanti, le mascherine, il distanziamento.
Abbiamo ricevuto molte segnalazioni di aziende che non mettono in sicurezza i propri dipendenti e li costringono a lavorare senza le protezioni adeguate.
Se le aziende non sono in grado di mettere in sicurezza i propri lavoratori non possono lavorare. Noi abbiamo fatto di tutto per dotare le aziende dei dispositivi, però se una azienda non ha i requisiti che ci siamo dati non può lavorare. Noi di Confindustria Lombardia ci stiamo muovendo per procurare e garantire il fabbisogno a tutti, con lo sblocco delle dogane, con la centrale che è stata fatta a Milano per individuare i fornitori di mascherine e di tutti i dispositivi. Lo abbiamo fatto sia per l’industria, sia per la sanità privata. Lo Stato su questo tema però ha sbagliato, le mascherine non ci sono, è chiaro che c’è stato un buco.
Lei come se li spiega tutti questi morti in Lombardia e soprattutto nella bergamasca?
Ci sono diverse le ragioni: innanzitutto qui c’è una presenza massiccia di animali e quindi c’è stata una movimentazione degli animali che ha favorito il contagio, parlo degli allevamenti, e questa potrebbe essere una causa.
In che senso, mi scusi?
Gli animali non sono considerati veicolo di contagio di questo virus.
Se non sono stati ritenuti veicolo di contagio, non c’è spiegazione, anche se un’altra causa è che si tratta di zone densamente popolate da industrie e quindi la movimentazione delle merci e della gente ha certamente favorito. Non all’interno delle fabbriche, però, perché le fabbriche sono considerate per noi i luoghi più sicuri.
Considerando questo intenso scambio commerciale che lei mi conferma, soprattutto in Val Seriana, non crede che sarebbe stato meglio chiudere tutto come a Codogno per limitare il contagio, in particolare dopo l’allarme lanciato dall’Istituto Superiore di Sanità i primi di marzo?
Per fortuna che non abbiamo fermato le attività essenziali, perché sennò i morti sarebbero aumentati. Le faccio un esempio: il problema dell’ossigeno, il problema delle aziende farmaceutiche, che stanno lavorando a pieno ritmo. Lo sbaglio è stato di non considerare nel codice Ateco anche le filiere dei servizi essenziali. Io ho sempre sostenuto che bisognava salvaguardare le vite umane e dall’altra parte salvaguardare la produzione essenziale, che permetteva di dare il sostentamento di salute e sicurezza ai cittadini. La verità è che buona parte di questa classe politica è incompetente. Basti pensare che per fare gli acquisti ci sono ancora le gare. Bisognava fare come prima cosa un commissario con pieni poteri.
Lei mi conferma che i primi di marzo ci sia stata in Regione una riunione con i rappresentanti delle industrie lombarde, il presidente Fontana e alcuni tra i principali imprenditori della bergamasca per parlare proprio della zona rossa?
Ci siamo confrontati, ma non si potevano fare zone rosse. Non si poteva fermare la produzione. Le faccio un esempio: se oggi la Dalmine non lavorasse, io ho insistito per tenerla aperta, le bombole per l’ossigeno non ci sarebbero. Ma le bombole per l’ossigeno sono una filiera che parte dall’acciaio, alla calandratura, dalla saldatura, alla meccanica. Per fortuna che sono rimaste aperte certe attività. Se non ci fossero state le imprese aperte con l’utilizzo e lo sfruttamento dell’ossigeno che diamo agli ospedali, la gente sarebbe morta.
Quindi lei rivendica la sua contrarietà a creare una zona rossa in Val Seriana?
Noi eravamo contrari a fare una chiusura tout court così senza senso.
Eravate contrari a un chiusura modello Codogno, per intenderci?
Codogno è un paesino, capisce che non fa testo.
Insomma, non proprio, Codogno ha più abitanti di Alzano e di Nembro, ovviamente non ha la loro densità di fabbriche e di industrie.
Appunto. Però ora non farei il processo alle intenzioni, bisogna salvare il salvabile, altrimenti saremo morti prima e saremo morti dopo.
mercoledì 31 maggio 2017
NO,NON E' UN INCIUCIO(RENZI)
- Dopo il governo Berlusconi anche un governo guidato dal pulcino pio sarebbe in grado di fare meglio.”
- “Un leader è chi, leggendo i sondaggi, prova a cambiarli, non a contestarli.” (Dal libro: Oltre la rottamazione: nessun giorno è sbagliato per provare a cambiare)
- “Voglio cambiare l’Italia, non cambiare il governo.”
- “Berlusconi da solo non ce la farebbe. Ha bisogno di qualcuno che cada nel suo trappolone. Ha bisogno che ogni sua dichiarazione – lungamente studiata – sia accolta da un coro di critiche, che i suoi avversari si lancino sul primo cronista Ansa per manifestare tutto il loro sdegno: ma come, proprio lui adesso dice che dobbiamo tagliare le tasse?” (Dal libro: Oltre la rottamazione: nessun giorno è sbagliato per provare a cambiare )
- “Dobbiamo abituarci a pensare che le scelte per un Paese non si fanno per le elezioni successive, ma si fanno per le generazioni successive.” (Dal libro: Oltre la rottamazione: nessun giorno è sbagliato per provare a cambiare )
- “Prima di fare dichiarazioni sulle ultime frasi di Silvio Berlusconi, contiamo fino a dieci. E poi, nel dubbio, è comunque meglio tacere. Nove volte su dieci le uscite del Cavaliere ottengono il proprio scopo solo se qualcuno, rispondendogli, cade nel suo gioco.” (Dal libro: Oltre la rottamazione: nessun giorno è sbagliato per provare a cambiare )
- “Nessuna intesa tra Letta, Alfano e me. Non voglio assolutamente essere accomunato a loro, integrato come in uno schema: io sono totalmente diverso, per tanti motivi. Ma non ho alcun interesse a mettere pedine e scambiare caselle.” (era il 29 dicembre 2013)
- “La staffetta Letta-Renzi non è assolutamente all’ordine del giorno. Io, sia chiaro, sto fuori da tutto.” (5 febbraio 2014)
- “Creiamo un hashtag ‘enricostaisereno’, nessuno ti vuole prendere il posto, vai avanti, fai quel che devi fare, fallo.” (18 gennaio 2014)
- “Il governo Letta deve lavorare per tutto il 2014.” (13 gennaio 2014)
- “Per il 2014 il Premier è e sarà Enrico Letta.” (22 dicembre 2013)
- “Punto a far lavorare il governo, non a farlo cadere. Enrico ci ha chiesto un patto di coalizione e io sono d’accordo.” (10 dicembre 2013)
- “Da mesi leggo sui giornali che Renzi vuole il posto di Letta: se avessi ambizioni personali, avrei giocato un’altra partita, non mi sarei messo a candidarmi alla segreteria del Pd.” (3 dicembre 2013)
- ““Il mio partito non ha paura degli altri, è curioso. Il mio partito abbatte i muri, non alza i ponti. Il mio partito accoglie, non respinge gli elettori. Il mio partito si fa giudicare dai cittadini con il voto, non li giudica con moralismo supponente. Il mio partito usa la digitale, non il rullino. Il mio partito non è schizofrenico per cui un giorno vuole arrestare Berlusconi e il giorno dopo lo farebbe presidente della Convenzione costituente. Il mio partito rispetta la magistratura non solo quando manda gli avvisi di garanzia agli avversari. Il mio partito non cambia le regole di una gara perché ha paura di un candidato. Il mio partito prende i voti degli altri. Perché se non prende i voti degli altri, poi gli tocca prendersi i ministri degli altri. Il mio partito difende le donne non una volta l’anno, ma tutti i giorni, con la parità di genere. E sa che le quote rosa sono un sistema grezzo. Ma non ne ha trovato uno migliore. Il mio partito rispetta i referendum. Anche quando dicono che il finanziamento pubblico ai partiti va abolito. Il mio partito crede negli open data. Il mio partito vuole cambiare l’Italia, non gli italiani. Il mio partito non ha la puzza sotto il naso.” (Dal libro: Oltre la rottamazione: nessun giorno è sbagliato per provare a cambiare)
- “Dobbiamo liberarci dalla scimmia Berlusconi che è sulla nostra spalla, incombente e condizionante. Dobbiamo dimostrare che siamo per il merito, per le capacità individuali. Che non siamo contro la piccola e media impresa o le partite Iva. Arriviamo al governo e cosa scrive Rifondazione sul suo manifesto: “Anche i ricchi piangano”. Anche i ricchi piangano? Il tema della sinistra, deve essere anche i poveri sorridano. È come se avessimo rinunciato a essere il partito delle opportunità.”
- [Al presidente Berlusconi] “Lei ci prova con tutti”, gli ho detto. La sua concezione della politica mi fa parafrasare una pubblicità: “Ci sono cose che non si possono comprare. Per tutto il resto c’è Berlusconi”.
- “La sinistra che non cambia si chiama destra.”
mercoledì 11 maggio 2016
MARIA ELENA BOSCHI
Guardando indietro tra i personaggi che hanno avuto la non proprio felice posizione nell'etichetta di questo blog dei neuro deliri il ministro Boschi credo sia la più giovane anche se dentro come Cota e Capezzone(vi ricordate ancora di loro vero?)è impregnata della vecchi politica fatta di nepotismo e di
raccomandazioni,di affari di famiglia(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2015/12/affari-di-famiglia.html )e di annunci benevoli.
Infatti il redazionale di Senza Soste la vede proprio come l'annunciatrice cortese del governo Renzi che sa dosare benevolenza e veleno nelle sue dichiarazioni ultime che hanno riguardato Nogarin,Cuperlo ma anche i magistrati e le riforme.
Giovane e pericolosa visto che con la sua età potrebbe coincidere una lunga carriera politica che visto com'è cominciata non promette di certo bene per il futuro degli italiani,articolo di Senza Soste(http://www.senzasoste.it/nazionale/fenomenologia-di-maria-elena-boschi ).
Fenomenologia di Maria Elena Boschi.
A cinquantacinque anni dalla celebre Fenomenologia di Mike Bongiorno di Umberto Eco, maturano i tempi per una Fenomenologia di Maria Elena Boschi. Magari in modo che non venga accolta come l’originale: come una sorta di pietra miliare dell’accusa di arroganza intellettuale contro il sapere comune. Del resto l’accusa di arroganza, oggetto contundente usato alla meglio nei confronti della critica, è l’ultima arma di chi vuol sottrarsi all’analisi dei propri comportamenti. Questa accusa è stata infatti rispolverata da Matteo Renzi, il mentore politico del ministro Boschi, nei confronti di tutto il sapere giuridico che ha messo a critica la sua riforma costituzionale low cost–low concept. Infatti, si sa, Renzi ama sfuggire ai giudizi articolati. L’epiteto di “parrucconi”, verso i giuscostituzionalisti, che tra l’altro credevamo scomparso dalla fine degli anni ’60, se può essere quindi usato da Renzi figuriamoci dalla ministro Boschi. Il punto è che la ministro Maria Elena, oltre a promuovere le “riforme”, si adatta già benissimo ad una delle considerazioni che Eco faceva sulla tv dei primi quiz e che torna comoda anche nella politica: siamo in una situzione in cui è l’annunciatrice la vera star piuttosto che la persona annunciata o lo spettacolo stesso. Ci si faccia, infatti, caso: grazie ad una comunicazione a reti unificate, che insiste sul primato della comunicazione di governo, lo spettacolo è Boschi che annuncia una polemica, un personaggio, un passaggio parlamentare. Non vi è mai un rapporto rovesciato.
mercoledì 10 febbraio 2016
MARIO ROATTA E MARIO ROBOTTI
Qui sotto preso da fb(https://www.facebook.com/notes/italia-libera-civile-e-laica-italia-antifascista/crimini-fascisti-in-slovenia-proclami-del-criminale-di-guerra-mario-roatta-e-dal/450213415488/ )cui aggiungo quest'altro articolo(http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/bono-taliano-libro-fa-luce-fosse-ardeatine-de-noantri-41610.htm )si parla della guerra di confine tra l'Italia e l'ex Jugoslavia e degli atroci delitti commessi dagli italiani comandati da Mussolini verso la fine del secondo conflitto mondiale,non dimenticandoci che la zona in oggetto già dai primissimi anni venti era terreno di discriminazione e di persecuzione verso le popolazioni slave.
Persuasi e comandati da Mussolini,la cui prima frase del contributo spiga già tutto,Robotti con la frase storica "Si ammazza troppo poco" ma soprattutto Roatta col suo "il trattamento da fare ai ribelli non deve essere sintetizzato nella formula dente per dente,bensì in quella testa per dente" furono tra i più inquietanti assassini che il conflitto del 40-45 vide come massacratori,al pari dei gerarchi nazisti.
Così,tanto per non dimenticare.
Crimini fascisti in Slovenia - Proclami del criminale di guerra Mario Roatta e dalle comunicazioni fra generali
"Di fronte ad una razza inferiore e barbara come la slava, non si deve seguire la politica che dà lo zuccherino, ma quella del bastone. I confini dell'Italia devono essere il Brennero, il Nevoso e le Dinariche: io credo che si possano sacrificare 500.000 slavi barbari a 50.000 italiani" Benito Mussolini, 1920"
Ricordiamo, si ricordiamo i crimini fascisti
In Jugoslavia, Slovenia (per non dire della Somalia), i campi di sterminio e le stragi commesse dall'Imperialismo fascista.
Solo per averne una piccolissima idea:
Bilancio delle vittime slovene in 29 mesi di terrore fascista, nei 4.550 Km quadrati di questo territorio:
Ostaggi civili fucilati .......................n. 1.500
Fucilati sul posto.............................n. 2.500
Deceduti per sevizie...........................n. 84
Torturati e arsi vivi..........................n. 103
Uomini, donne e bambini morti nei campi di concentramento..............................n. 7.000
Totale.........................................n. 13.087
I criminali di guerra che ordinarono ed eseguirono questa carneficina non furono neppure differiti ad un tribunale del nostro paese. Non un solo processo.
(dati da http://anarchopedia.org)
Fra i criminali di guerra operanti in Jugoslavia di particolare importanza è la figura di Mario Roatta, ben conosciuto per alcuni ben tristi e violenti proclami:
S L O V E N I !
- Al momento dell'annessione, l'Italia vittoriosa vi ha dato condizioni estremamente umane e favorevoli.Dipendeva da voi, ed unicamente da voi, di vivere in un'oasi di pace.
- Invece molti di voi hanno impugnato le armi contro le autorità e le truppe italiane.
- Queste, per un alto senso di civiltà ed umanità, si sono limitate all'azione militare, evitando misure che gravassero sul'insieme della popolazione ed ostacolassero la normale vita economica del paese.E' solo quando i rivoltosi sono trascesi ad orrendi delitti contro italiani isolati, contro vostri pacifici concittadini e persino contro donne e bambini, che le autorità italiane sono ricorse a misure di rappresaglia ed a qualche provvedimento restrittivo, di cui soffrite per causa dei rivoltosi
- Ora, poichè i rivoltosi continuano la serie di delitti, e poichè una parte della popolazione persiste nel favorire la ribellione, disponiano quanto segue:
1°) - A partire da oggi nell'intera Provincia di Lubiana:- sono soppressi tutti i treni viaggiatori locali;- è vietato a chiunque viaggiare sui treni in transito, tranne a chi è in possesso di passaporto per le altre provincie del regno e per l'estero;- sono soppresse tutte le autocorriere;- è vietato il movimento con qualsiasi mezzo di locomozione, fra centro abitato e centro abitato;- è vietata la sosta ed il movimento, tranne che nei centri abitati, nello spazio di un chilometro dai due lati delle linee ferroviarie. (Sarà aperto senz'altro il fuoco sui contravventori);- sono soppresse tutte le comunicazioni telefoniche e postali, urbane ed interurbane.
2°) - A partire da oggi nell'intera Provincia di Lubiana, saranno immediatamente passati per le armi:- coloro che faranno comunque atti di ostilità alle autorità e truppe italiane;- coloro che verranno trovati in possesso di armi, munizioni ed esplosivi;- coloro che favoriranno comunque i rivoltosi;- coloro che verranno trovati in possesso di passaporti, carte di identità e lasciapassare falsificati;- i maschi validi che si troveranno in qualsiasi atteggiamento - senza giustificato motivo - nelle zone di combattimento.
3°) - A partire da oggi nell'intera Provincia di Lubiana, saranno rasi al suolo:- gli edifizii da cui partiranno offese alle autorità e truppe italiane;- gli edifizii in cui verranno trovate armi, munizioni, esplosivi e materiali bellici;- le abitazioni in cui i proprietari abbiano dato volontariamente ospitalità ai rivoltosi.
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- Sapendo che fra i rivoltosi si trovano individui che sono stati costretti a seguirli nei boschi, ed altri che si pentono di aver abbandonato le loro case e le loro famiglie, garantiamo salva la vita a coloro che, prima del combattimento, si presentino alle truppe italiane e consegnino loro le armi.
- Le popolazioni che si manterranno tranquille, e che avranno contegno corretto rispetto alle autorità e alle truppe italiane, non avranno nulla a temere, nè per le persone, nè per i loro beni.
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Lubiana -- luglio 1942 - XX
Fonte: Fondo Gasparotto b. ff. 8578-8581, presso archivio Fondazione ISEC (Istituto di Storia dell'Età Contemporanea), Sesto S.Giovanni (Mi).
http://www.criminidiguerra.it/DocumRob.shtml#procl
Dalle comunicazioni fra generali:
Nota del Generale Robotti:
«Galli, [Capo di Stato Maggiore ndr]
chiarire bene il trattamento dei sospetti, perché mi pare che su 73 sospetti non trovar modo di dare neppure un esempio è un po' troppo.
Cosa dicono le norme della 3 C e quelle successive ?
Conclusione:
SI AMMAZZA TROPPO POCO !»
4-8 (sigla Robotti)
Nota del Generale Robotti:
«Richiamo tutti sulla dizione "catturati" ! Cosa vuol dire ? Se sono ribelli vanno passati per le armi !»
18-9 Robotti
Postilla del Generale Robotti sulle catture effettuate:
«Bravo Fabbri!Non ha certo gli scrupoli di Ruggero (dirglielo a quest'ultimo per telefono). Non s'insisterà mai abbastanza!»
http://www.criminidiguerra.it/DocumRob.shtml
sabato 5 dicembre 2015
GIULIANO POLETTI
Ne sono passati di personaggi che definire uomini è sinceramente troppo e forse vista la dimenticanza o altro ritornerò a foraggiare questo tipo di tag,ma oggi mi è venuto proprio in mente quell'ameba di Poletti Ministro del lavoro del governo Renzi che vuole cancellare e ci sta riuscendo,decenni di risultati di lotte sindacali.
Nel giro di pochi giorni Infoaut ha dedicato all'ex Presidente di Legacoop tre articoli per tre argomenti differenti anche se concatenati l'uno all'altro nel voler estenuare al massimo i lavoratori ma quelli che faticano e sudano e non quelli come lui che definire lavoratore è uno scandalo e una vergogna.
Perché come dice il detto "chi sa fa e chi non sa insegna" Poletti il paraculato nella sua vita non ha mai lavorato e questo lo si può constatare direttamente analizzando il suo curriculum vitae preso dal sito ministeriale(http://www.lavoro.gov.it/Ministero/ilMinistro/Pages/default.aspx )dove è chiaro che a parte ricoprire ruoli presidenziali senza merito alcuno ha fatto carriera leccando culi e non solo.
In altri periodi storici una merda del genere avrebbe dovuto stare molto attento ad andare in giro,ma il periodo letargico che gli italiani stanno passando fa si che possa ancora dettare legge senza opposizione alcuna,a meno che non ritorni la primavera.
Le "verità" di Luttwak e Poletti secondo Giorgio Cremaschi.
Chissà perché in questi giorni ho finito per associare Edward Luttwak a Giuliano Poletti.
Sono due persone diversissime per storia cultura e esperienze, l'uno intellettuale militante dell'imperialismo USA , l'altro burocrate un poco rozzo del pentitismo comunista. Sono persone normalmente lontanissime eppure le loro uscite di questi giorni sui mass media italiani me li hanno fatti sembrare assai vicini.
Il primo a La7 ha rivendicato con orgoglio il sostegno degli Stati Uniti ai talebani e a ciò che ne è seguito. È stato un buon affare comunque, ha detto, perché in Afghanistan è crollata l'Unione Sovietica è così l'Occidente ha visto sconfitto il suo principale nemico.
Il secondo ha dichiarato inutili le lauree con alti voti, magari conseguite in ritardo, e poi ha rivendicato la necessità di superare il concetto stesso di orario di lavoro, sostituendolo con la retribuzione a prestazione.
Io trovo che entrambi abbiano brutalmente descritto la verità. Per Luttwak la guerra si fa per conquistare potere e chi la vince, qualsiasi mezzo usi, ha sempre ragione. Non troveremo in lui le ributtanti ipocrisie sulle guerre umanitarie e democratiche. Le guerre servono a tutelare precisi interessi e per questo devono essere astute e spietate. Le guerre di Luttwak sono quelle del capitalismo liberista e globalizzato di oggi, quello santificato da George Bush padre allorché dichiarò: il nostro sistema di vita non è negoziabile e verrà difeso in tutti i modi.
Giuliano Poletti deve esercitare qualche ipocrisia in più, vista la professione, ma alla fine non scarseggia in brutalità. Il suo attacco al 110 e lode corrisponde ad un mercato del lavoro nel quale i giovani laureati vanno a fare le polpette ai MCDonald, naturalmente nascondendo il titolo di studio altrimenti non verrebbero assunti. A che serve studiare tanto se i lavori che vengono offerti non corrispondono minimamente alla cultura acquisita? Poco tempo fa ho conosciuto un ricercatore universitario che, stufo di fare la fame, aveva rilevato la bancarella del padre ai mercatini.
Poletti sta semplicemente cercando di adeguare le aspettative scolastiche alla realtà del mercato del lavoro. Nel quale serve soprattutto una piccola istruzione di base adatta alla nostra società mediatica e consumista. Solo ad una élite rigidamente selezionata, quasi sempre su basi censitarie, sarà consentito di lavorare esercitando le competenze apprese in lunghi studi.
Per la maggioranza dei giovani studiare troppo è tempo buttato. Come aveva lamentato Berlusconi, non può essere che anche l'operaio voglia il figlio dottore. Le controriforme della scuola di Gelmini e Renzi hanno cominciato ad adeguare, con i tagli, il sistema formativo al mercato del lavoro fondato su precariato e disoccupazione di massa. Meglio studiare meno e prepararsi ai lavoretti precari che verranno offerti, piuttosto che accumulare rabbia per una laurea non riconosciuta da nessuno.
Anche sull'orario di lavoro Poletti ha in fondo detto la verità. La globalizzazione finanziaria, l'euro, le politiche di austerità hanno progressivamente distrutto le secolari conquiste del mondo del lavoro. Che per avere un orario definito per la propria prestazione e ridotto a dimensioni umane e legato ad una retribuzione dignitosa, ha speso 150 anni di lotte e miriadi di vittime.
Oggi tutto è in discussione e non perché il lavoro non abbia più bisogno delle tutele conquistate, ma perché il capitale ha trovato la forza di distruggerle. Consiglierei a Poletti, che non pare persona particolarmente colta, la lettura di Furore di John Steinbeck. È la storia di una famiglia che, durante la crisi degli anni 30 negli USA, è costretta a migrare e a trovare lavoro a cottimo. E arrivano in una azienda ove si raccolgono le cassette di arance a cinque centesimi l'una, senza orario di lavoro e se non va bene via.
Il New Deal keynesiano di Roosevelt si rivolse anche contro quel sistema di sfruttamento, che oggi non a caso viene invece riproposto nell'Europa in cui, con l'austerità, trionfa il liberismo e si distruggono lo stato sociale e i diritti del lavoro.
Luttwak e Poletti sono dei reazionari, la loro visione del mondo fa venire i brividi e fa tornare indietro di secoli, ma non hanno inventato nulla. Ciò che dicono corrisponde a ciò che si fa realmente nelle nostre società malate. Quindi più che per le loro parole conviene mostrare scandalo per la realtà che cinicamente descrivono e difendono. E soprattutto conviene, quella realtà, provare a cambiarla.
da www.controlacrisi.org
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C'è una distanza temporale di una manciata d'ore tra le dichiarazioni del ministro Poletti all'inaugurazione di Job&Orienta a Verona e i risultati del rapporto dell'Ocse, che analizza i sistemi di istruzione dei 34 paesi membri, tra cui l'Italia. Eppure sembra parlino di due posti diversi.
"In Italia abbiamo un problema gigantesco: è il tempo". Partiamo da qui: dopo aver sostenuto a più riprese che il tempo speso dai giovani italiani a formarsi sia troppo poco a scapito di quello passato in vacanza, oggi Poletti sostiene che "Prendere 110 e lode a 28 anni non serve a un fico, è meglio prendere 97 a 21". Secondo lui il problema è che "Noi in Italia abbiamo in testa il voto, non serve a niente".
Ma noi chi? Perchè l'ultima frase riportata, più che ai giovani - di cui il Ministro non è evidentemente parte - sembra quasi una frase rivolta alla governance che ha fatto dell'ideologia dei meritevoli uno dei suoi più subdoli criteri d'esclusione. E infatti, di quest'ultima egli fa certamente parte.
Ovviamente, il cooperativo Poletti non voleva velatamente attaccare le politiche di tagli che stanno devastando le scuole e le università armate di griglie di valutazione, la sua dichiarazione è piuttosto in perfetta tendenza con 'il verso' della politica del modello Renzi: quello che da anni fa ricadere costi e responsabilità della crisi su un "noi" che non comprende mai "loro", quelli al potere.
Ancora una volta il problema non sono le mancanze di chi è profumatamente pagato per occuparsi delle risorse e delle politiche del Paese, ma di chi le subisce. Se non puoi permetterti di studiare è perché non ti meriti la borsa di studio, se sei disoccupato è perché perdi tempo, se non accedi a nessun ammortizzatore sociale è perché non ne hai bisogno.
Che il voto 'non serve a niente' i giovani italiani lo sanno bene. Non tanto perché c'è un mondo di esperienze che li aspetta fuori dalle aule, quanto perché non importa dove e quanto prendono come voto di laurea, la scelta sarà sempre tra disoccupato o malpagato! E infatti stando ai dati Ocse in italia la media percentuale dei giovani laureati è tra le più alte mentre quella dei 'giovani laureati occupati' è la più bassa.
A poco serve che Poletti chiarisca che non vuole dare del choosy o bamboccione a nessuno. Oggi il rapporto con i giovani, e con chiunque pensi di aspirare a un futuro migliore facendo sentire la propria voce, è caratterizzato da insulti ben più velati.
Non sia mai che il-potere-ai-tempi-di-matteo si metta a indicarci la rotta dall'austera distanza di una cattedra! Del resto Poletti preferisce uscire dalla barca e schierare la polizia armata, caso mai ci venisse in mente di prendere il timone!
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Io Boeri, lui Poletti, siamo in società...
E dopo le parole di Poletti sulla necessità di abolire l'antiquata corrispondenza tra ora lavorata e salario, arrivano come un orologio svizzero le parole-corollario sulle pensioni di Boeri, presidente dell'INPS. Questi ieri si è soffermato sulla necessità per la generazione '80 di scordarsi di fatto ogni ipotesi di una vecchiaia degna, abituandosi sin da ora ad un futuro fatto solo di lavoro, lavoro, lavoro. Con un tasso di crescita costante dell'1% da qui al 2050, il 35enne medio dovrà lavorare fino a 75 anni per ottenere poi una pensione di un quarto di quelle attualmente spettanti a chi si ritira dal mondo del lavoro. Una prospettiva fenomenale.
La realtà è che sulla questione del lavoro si gioca una partita narrativa sempre più complessa, dove i dati vengono oscurati o diffusi a seconda delle necessità politiche. Ad esempio i dati sulla disoccupazione non scendono in alcun modo, nonostante le panzane del governo e dei media; le uniche avvisaglie di ripresa del mercato del lavoro sono derivate dai dati “drogati” dagli incentivi alle assunzioni assicurate dal JobsAct, che riguardano solo le grandi aziende, che attraverso il licenziamento facile mettono incertezza sui consumi, bloccando la ripresa economica di lungo periodo, che produrranno solamente una bolla alimentata fino a quando si vorrano mettere quattrini nel fondo ad hoc.
Cresce intanto il numero degli inoccupati, ovvero di chi ha smesso di cercare lavoro perchè è sicuro di non riuscire a trovarlo: è questo il vero termometro del mercato del lavoro, un dato non a caso sempre meno diffuso nelle tabelle dei talk show che devono anch'essi necessariamente orientarsi alla lotta contro i gufi del ducetto toscano.
Verrebbe da chiedersi: ma di quale lavoro stanno parlando il gatto e la volpe? Di quello precario, dove i contributi sono inesistenti? Di quello a chiamata? Del cottimo tanto amato dall'ex presidente di Legacoop? Dell'indeterminato a tutele crescenti e a licenziamenti costanti? Questo “lavoro” assume sempre più una impronta mitologica, un santo graal cosi difficile da trovare che una volta acchiappato diventa comportamento inaccettabile lamentarsi delle condizioni a cui questo si svolge, perfino quando ad esempio il sempre più diffuso meccanismo del voucher configura meccanismi di vera e propria rapina nei confronti del lavoratore.
L'azione di Poletti e Boeri sembra sempre più allora essere incentrata su un'intenzione pedagogica, con la volontà di ridisegnare le formae mentis al fine di abituarle ad una realtà dove non esiste alcun diritto acquisito e dove ogni retaggio di welfare deve essere demonizzato (Poletti) o reso una totale chimera (Boeri). A tutto questo fa da cornice la narrazione dell'ottimismo renziano, con il mantra dell'dell'”uno su mille ce la farà” che ha sempre più centralità, spostando sul piano della competizione e della meritocrazia un atteggiamento che dovrebbe necessariamente, per le condizioni in cui siamo, essere dominato da solidarietà e rivendicazione collettiva.
L'obiettivo è spingere sempre di più in basso i livelli di accettazione dello sfruttamento, intensificare sin dalla più tenera età (a che serve la laurea?) la disponibilità a piegare la testa, in una dinamica dove il dispositivo dell'economia della promessa si ri-disegna ogni volta abbassando via via lo standard del contenuto definitivo di quella promessa.
All'azione istituzionale si aggiunge poi quella mediatica, con personaggi dello squallore di Gramellini che inneggiano alla necessità da parte dei giovani, dei trentenni di impegnarsi, di ribellarsi per cambiare lo stato di cose “catatonico” (ma cosa diceva la Stampa di Expo?) . Il solito appello paternalistico che poi però contemporaneamente dà a Boeri del galantuomo, per aver sollevato il problema a differenza di altri personaggi che in passato avevamo “sepolto” la questione..come se avessimo bisogno di queste nuove dichiarazioni per capire che il futuro di milioni di persone coinciderà con un costante sfruttamento fino alla tomba!
Sul piano economico complessivo, la volontà sottostante a tutto questo bailamme di dichiarazioni è quella di americanizzare - nell'approccio neoliberista più sfrenato - il sistema delle prestazioni sociali (dalla sanità, alla scuola, ora le pensioni). La svendita e la dequalificazione di questi ambiti si lega a doppio filo all'avanzare del sistema della previdenza privata e della riconfigurazione del welfare su basi censitarie, dove – ancora una volta – saranno soltanto i garantiti/solvibili del blocco sociale renziano a poter galleggiare mentre l'enorme racaille che compone il proletariato giovanile e migrante dovrà arrangiarsi in qualche modo per sopravvivere.
Ad ogni modo, l'idea di lavorare più a lungo in relazione all'aumento della speranza di vita cozzerà necessariamente con le realtà di esistenze senza dubbio meno agiate di quelle della generazione precedente. Saremo curiosi di vedere se quando l'aspettativa di vita di una generazione sempre più segnata da stress, precarietà, alimentazione nociva e via di questo passo, ci sarà una corrispettiva riduzione dell'età del congedo..ma non abbiamo molta fiducia in questo. Si pone la necessità di capire come intercettare il malcontento diffuso che già ora agita i nostri quartieri, le nostre periferie..è necessario attrezzarci per farlo!
mercoledì 12 ottobre 2011
CLAUDIO SCAJOLA
Invischiato in scandali fin dai tempi in cui era sindaco ad Imperia(sua città natale)per arrivare alle tristi dichiarazioni post G8 genovese("...Fui costretto a dare ordine di sparare se avessero sfondato la zona rossa")per passare a quelle su Biagi("un rompicoglioni"...le uniche condivisibili)e sulla creazione della linea aerea ad personam(a spese di tutti)Albenga-Fiumicino.
Ma quella che più ha fatto ridere e piangere è stata quella che lo ha fatto dimettere da Ministro dello sviluppo economico dopo lo scandalo della casa al Colosseo("non so proprio chi me l´abbia pagata").
Si trovano maggiori informazioni su Wikipedia(http://it.wikipedia.org/wiki/Claudio_Scajola )mentre l'articolo approfondisce lo spettro politico ultimo,con il Pdl diviso in gang(Scajoliani,Formigoniani,
Tremontiani,etc.)in cui l'ex Dc da buon sughero vuole tornare alla ribalta proponendo alleanze con cani e porci partendo da Pisanu per giungere a Casini...e solo il tempo ci darà il responso di questa ennesima compravendita di voti intestina al Pdl che coninvolge pure i partiti satellite(dagli estremi fasci ai soliti culi di legno).
Compagno Scajola.
Per Senza Soste, nique la police
martedì 12 aprile 2011
GIULIANO FERRARA
La Tv a un tanto al chilo.
Il ritorno in tv di Giuliano Ferrara, dopo l’addio a Otto e mezzo e a La 7 tre anni fa, è quanto di più onanistico l’infotainment nostrano abbia prodotto. Autocelebrativo fin dal titolo, "Qui Radio Londra", in onda da domani su Rai1, non è altro che la fedele riproposizione del programma che diede la notorietà televisiva al direttore de Il Foglio e ne segnò l’approdo sulle reti di Silvio Berlusconi.
Cinque minuti in quello che fu lo spazio del "Fatto" di Enzo Biagi, nei quali il giornalista affronterà quelli che dovrebbero essere i temi d’attualità. Secondo le anticipazioni si parlerà “di politica, economia, teologia. Niente ospiti, niente interviste, niente servizi - spiega Ferrara all'Ansa - solo la mia opinione”. Il problema è proprio quello.
Conoscendo i precedenti del corpulento scribacchino, Qui Radio Londra rischia di diventare un rinforzo positivo per le baggianate appena trasmesse dal tg1 di Augusto Minzolini. Calando questa coppia di “cani da riporto”, come li definirebbe Marco Travaglio, lo slot preserale della rete ammiraglia diventa un’irresistibile cassa di risonanza per l’Esecutivo e, ovviamente, per Berlusconi. La sinistra, infatti, insorge, denunciando che il poker d’assi filo-governativo programmato per la primavera/estate 2011 - che vedrà anche Bruno Vespa e Vittorio Sgarbi in prima serata, sempre sui Rai1 - è praticamente un’occupazione dell’emittente pubblica degna del MinCulPop dei tempi d’oro.
Ferrara è una personalità da sempre vicina al premier: nel 1994 fu il suo Ministro per i rapporti con il Parlamento, poi fu candidato di Forza Italia e la Casa delle Libertà e, in più, è da lui direttamente stipendiato in quanto editorialista del Giornale e rubrichista di Panorama. Un bel personalino insomma, che promette di rendere assolutamente incredibile la nuova striscia serale di Rai1. E per incredibile s’intende ovviamente il senso letterale.
Qui radio Londra sarà infatti la copia sputata di quel Radio Londra che dal 1988 al 1994 venne trasmesso da Canale5 e Italia1. Se allora la trasmissione terminò con la celeberrima “discesa in campo” di Silvio Berlusconi, oggi il barrito dell’elefantino non avrà nessun limite etico. Dopo la campagna antiabortista portata avanti nel 2007 dalla poltrona di "Otto e Mezzo", è difficile credere che i cinque minuti di sproloquio non abbracceranno altre cause utili al tornaconto di papi. Prima tra tutte la delegittimazione dei processi istruiti contro il premier.
Nell’intervista pubblicata su La Repubblica il 10 marzo, Ferrara giudica il processo Ruby “un processo stregonesco, messo in piedi da pedinatori, giornalisti e magistrati”. Il direttore de Il Foglio ha poi dichiarato che per ogni puntata il suo cachet è di 3.000 euro per un totale di 1,5 milioni di euro in tre anni. Cifre consistenti per una striscia di soli cinque minuti in cui il massimo sforzo di Giuliano Ferrara sarà quello di far ruotare la sedia della sua scrivania, sempre che non abbiano ricreato la scrivania girevole identica a quella di ventitre anni fa.
La Rai pagherà quindi Ferrara un tanto al chilo, dimentica della scarsa considerazione che il giornalista le attribuì bruciando platealmente il bollettino del canone inviato dall’Intendenza di Finanza. Era il 1993 e, nonostante le posizioni ultragarantiste adottate a seguito di Mani Pulite, Ferrara spiegò che il gesto era atto a chiedere le dimissioni dell’allora direttore generale Locatelli, colpevole a suo dire di aver in qualche modo agevolato gli affari della moglie, Anna Maria Rossi.
Onore al vero, le recriminazioni di Ferrara e della Lega Nord - anch’essa aveva pubblicamente chiesto le dimissioni dell’allora dg Rai, per lo scandalo LombardFin - vennero avallate dalla Corte di Appello di Milano e nel 1994 Locatelli lasciò viale Mazzini per La Voce di Montanelli. Ma questa, come direbbe l’ottimo Lucarelli, è un’altra storia.
Da domani comunque Giuliano Ferrara andrà ad occupare quella nicchia intoccabile che fu di Enzo Biagi. La Rai pagherà 3000 euro al giorno affinché Ferrara svolga comizi filo-berlusconiani all'universo mondo. Senza che ciò, ovviamente, abbia una qualche relazione con la legge della domanda e dell'offerta, giacché é noto come le opinioni di Ferrara interessino solo ai suoi parenti più prossimi e al suo datore di lavoro unico. Le fallimentari vendite del suo giornalino stanno lì a dimostrarlo.
E quanto al suo gradimento in video, in termini di audience il confronto con il predecessore, mostro sacro e compianto di un giornalismo totalmente alieno dai toni e dai modi di quello attuale, si annuncia ancor più arduo: sarà difficile, infatti, riempire quel vuoto lasciato dall’editto bulgaro, soprattutto in termini di competenza e completezza giornalistica. Paradossalmente la più grave mancanza dell’elefantino è proprio la misura.
Mariavittoria Orsolato
tratto da http://www.altrenotizie.org/
13 marzo 2011
giovedì 17 giugno 2010
COTA UOMO DI MERDA
Dopo qualche mese ecco che la categoria"neuro deliri"rivede ancora un altro pessimo elemento far parte di questa elite di personaggi degni di menzione in questo particolare gruppo che annovera gli uomini di merda più rappresentativi del paese.Roberto Cota il neoeletto presidente della regione del Piemonte decisamente rientra tra questi aborti dell'umanità e questo articolo tratto da Indymedia.Piemonte ne è la conferma ed anzi non raccoglie nemmeno tutto il suo bestiario di dichiarazioni visto che questo articolo è stato scritto all'indomani delle ultime elezioni regionali.
Quindi dicharazioni come quelle che non tutti i cittadini abbiano gli stessi diritti di essere curati alla pari delle altre persone(drogati,malati di mente,handicappati)non sono elencate,così come è accaduto nella regione gemellata di verde padano che è il Veneto.
Cota sei quello che di peggio che la razza umana possa generare,assieme ai tuoi fratelli Borghezio,Calderoni,Salvini e Prosperini,e tutta la gente che vi ha votato e che crede che la"razza Padana"sia superiore(!?)...merde siete e merde resterete!
Chi è Roberto Cota?
Chi è Roberto Cota? da un commento sullo stesso articolo : Curioso assai... mi risulta che Cota sia di origine pugliese, con un cognome che sembra dichiarare origini albanesi (ci sono molti Cota o Kota in Albania, pare che Kota in albanese significhi 'cosa da poco, inutile')... perché non regalargli lo splendido libro di Amin Malouf sull'identità?
Avvocato penalista, 42 anni, ha mosso i primi passi nella Lega Nord di Novara, dove è stato fra l'altro assessore alla Cultura. È stato segretario nazionale della Lega Nord Piemont, consigliere regionale, sottosegretario all'Attività produttive nei due governi Berlusconi, dal 2001 al 2006. Arrivato alla Camera per la prima volta nel 2006, nel 2008 è eletto capogruppo del suo partito.È candidato alla presidenza della Regione Piemonte.Da avvocato difende in tribunale i leghisti implicati nell'azioni più dure. Per esempio, le "camicie verdi" di Borghezio, che avevano dato fuoco ai materassi dove dormivano immigrati senza tetto a Torino, o i giovani che avevano bruciato il tricolore nella manifestazione di solidarietà al sindaco Monti. In quest'ultimo caso, Cota sostiene che bruciare una bandiera durante una manifestazione politica non sia un reato, ma "l'entrinsecazione di una libera manifestazione del pensiero", e nella situazione specifica soltanto "una protesta contro un provvedimento ritenuto ingiusto". (25 maggio 2001).
Raramente Roberto Cota si lascia andare a toni e gesti forti, ma questo non fa di lui, nell'ambito leghista, un moderato.Quando un consigliere comunale leghista invoca il "metodo delle SS" contro gli immigrati, lui si limita a dire: «Frasi forzate, bisogna però capire che dietro c'è una vera e propria esasperazione» (5 dicembre 2007, Corriere della Sera).
Fin dagli inizi della militanza verde è in prima fila in molte proteste sul tema dell'immigrazione.Manifesta contro il giorno di festa per il Ramadan concesso da una scuola di Ceva, in provincia di Cuneo e partecipa alla messa tradizionalista riparatrice, con predica "sull'invasione dei musulmani" (17 novembre 2001).
Intima il dietrofront al presidente della Regione Enzo Ghigo, di Forza Italia, quando quest'ultimo afferma che per far chiudere in tempo i cantieri delle Olimpiadi Invernali di Torino è necessario "importare" mano d'opera straniera (1 luglio 2003).
Così come per lui è una "provocazione" bella e buona l'idea, avanzata dalla provincia di Novara, che per un tratto la fiaccola olimpica sia portata anche da tedofoli "extracomunitari" (5 dicembre 2005).
Il futuro candidato presidente di una regione che conta circa 150 mila residenti originari di Paesi islamici è fermamente convinto che "l'integrazione dei musulmani rimane un'utopia" (11 agosto 2006).
Le religioni, peraltro, "non sono tutte uguali. Per esempio per quella cattolica la vita umana è un valore importante e nessuno riconosce un valore nel farsi saltare in aria per fare il kamikaze" (23 novembre 2006).
Di conseguenza "la legge sulla libertà religiosa è molto pericolosa: non si può concedere a qualcuno il diritto di non rispettare le nostre regole e di disintegrare il nostro sistema di valori" (10 gennaio 2007, su una legge proposta dal centrosinistra che non vedrà mai la luce).
Quanto alle moschee sono "potenziali bombe a orologeria" (21 luglio 2007), e stretto è il legame "tra l'immigrazione islamica e il pericolo di attentati terroristici" (8 ottobre 2007). La soluzione è "una moratoria a tempo indeterminato" della istituzione di nuovi luoghi di culto islamici (5 dicembre 2008).
Neppure le migrazioni sono tutte uguali. A differenza degli "extracomunitari" che si trovano oggi in Italia, secondo il capogruppo leghista gli emigranti italiani all'estero "furono sempre molto rispettosi" (14 novembre 2009), affermazione che, per esempio, la sezione antimafia dell' Fbi difficilmente si sentirebbe di sottoscrivere.
Nell'ottobre del 2008 Cota è il promotore di una mozione alla Camera in favore delle "classi d'inserimento" riservate ai bambini stranieri, che non conoscono ancora la lingua italiana.L'idea suona discriminatoria, molti vedono il rischio della nascita di "classi ghetto", e non se ne farà nulla. Sempre a proposito di scuola, è sua l'idea di inserire l'insegnamento dei dialetti locali nelle scuole della sua regione, annunciata da un editoriale in "piemontese" sul quotidiano leghista "La Padania" (13 agosto 2009).
Altra differenza che Cota non gradisce è quella relativa ai gusti sessuali: «Purtroppo Torino è ormai una città simbolo dell'immigrazione clandestina e degli omosessuali» sintetizza il 17 giugno 2006 in occasione della sfilata del Gay Pride, a cui partecipa la presidente della Regione Mercedes Bresso, sua avversaria all'elezioni del 2010 per la coalizione di centrosinistra guidata dal Pd.Da capogruppo della Lega alla Camera, Roberto Cota si ritaglia un ruolo da pompiere di tutti i guai che coinvolgono Berlusconi, con l'obiettivo di convincere gli spettatori dei tiggi che "gossip" e processi non fermano l'indefessa attività del governo sui "problemi concreti".È un grande sostenitore, per esempio della norma sul "legittimo impedimento", che renderebbe più facile per Berlusconi far rinviare le udienze dei processi dove è imputato.«Il presidente del Consiglio è la mia alta istituzione eletta dal popolo» afferma impropriamente l'avvocato Cota. «Questa legge serve a garantire che il governo possa occuparsi dei problemi» (3 febbraio 2010).
* da "Il Partito dell'Amore" di Mario Portanova edizione Chiarelettere in libreria in questi giorni
Related Link: http://www.nuovasocieta.it/inchieste/5077-chi-e-roberto....html
domenica 7 febbraio 2010
DANIELE CAPEZZONE MARIONETTA DI MERDA
Articolo al vetriolo quello di Paolo Collo postato da Toscana.Indymedia contro Daniele Capezzone reo di risultare a ragione uno dei personaggi politici più antipatici dell'intera scena italiana,non solo per l'infame e ingrato ruolo di portavoce del Pdl ma per l'atteggiamento che mostra davanti alle telecamere.Da ex delfino di Pannella a triglia di Berlusconi(citazione da Cornacchione)questo personaggio imbalsamato è passato dagli scioperi della fame con i radicali agli scioperi dei neuroni coi fascisti,come dimostrato da alcune sue dichiarazioni sempre basate sulla cattiveria e dell'acidità umana,Capezzone sei proprio un fantoccio di merda!
Ecco alcune frasi del portavoce Pdl tratte da Wikiquote e successivamente l'articolo di Indymedia.
Da Wikiquote, aforismi e citazioni in libertà.
Daniele Capezzone (1972 – vivente), politico italiano.
La pedofilia al pari di qualunque orientamento e preferenza sessuale, non può essere considerata un reato. (dall'intervista a Radio Vaticana, 5 dicembre 2001)
A noi non sta bene questo Berlusconi, quello dei pasticci, della sudditanza a Bossi. Vorremmo un Berlusconi diverso, quello che nel '94 prometteva la riforma all'americana delle istituzioni, dell'economia, della giustizia. Se tornerà quello si potrà discutere, altrimenti affonderà e peggio per lui. (da Il Gazzettino, 19 ottobre 2003)
Berlusconi, a parole e a chiacchiere, minaccia la guerra civile contro D'Alema e la sinistra, ma nei fatti sta già preparando, e praticando, il "soccorso azzurro". [...] Ci saranno liberali di destra e di sinistra desiderosi e capaci di opporsi a queste manovre? (da Radio Radicale, 7 maggio 2006)
Berlusconi doveva fare la grande riforma costituzionale e ci ha precipitato nel casino del proporzionale, doveva fare le grandi riforme economiche e abbiamo Tremonti che scrive libri da no global, doveva fare la grande riforma della giustizia e si è fatto solo gli affari suoi. Ha trasformato la Casa delle libertà nella Casa delle libertà vigilate. (da Corriere della Sera, 4 febbraio 2006 pagina 8)
Berlusconi è come Vanna Marchi e Tremonti è come il suo Mago do Nascimento. (da L'omonimo, CARTA CANTA, 31 marzo 2006)
Berlusconi si paragona a Napoleone e Churchill. Mi ricorda la barzelletta dei due matti: uno dice "Io sono Mosè e Iddio mi ha dato le tavole della legge" e l' altro, offeso "Ma guarda che io non ti ho dato niente!". Ecco, lui potrebbe essere il secondo matto, mentre per il novello Mosè bisogna scegliere tra Bondi e Fede. (da Corriere della Sera, 12 febbraio 2006 pagina 8)
L'annuncio del ministro Tremonti è importante e positivo, ed è un ulteriore passo su una linea di saggezza tenuta dal Governo, che prima ha messo al sicuro i conti dello Stato con la finanziaria triennale, poi ha adottato misure concrete per le famiglie con la manovrina di dicembre (penso, in particolare, al bonus e alla social card), e ora potenzia le risorse per gli ammortizzatori sociali". (da L'omonimo, CARTA CANTA, 21 gennaio 2009)
L'Italia non può permettersi altri cinque anni di governo di Silvio Berlusconi: non sarebbero "ecosostenibili". [...] Per non parlare di ciò che è accaduto sul terreno dei diritti civili, con un'autentica aggressione contro le libertà personali: contro il divorzio breve, contro l'aborto, contro i pacs, contro la fecondazione assistita e la libertà di ricerca scientifica, fino all'ultimo tentativo di sbattere in carcere i ragazzi per qualche spinello. (dal sito internet de La Rosa nel Pugno, 10 marzo 2006)
La legislatura che si è aperta ha il carattere di un'occasione storica per il nostro Paese, che va assolutamente colta: è vero, si parte da una situazione economica delicatissima, ma il Governo è determinato ad assumere decisioni nette e tempestive, come ha chiaramente dimostrato il Consiglio dei Ministri di ieri. (da Decidere.net, 22 maggio 2008)
La mitica devolution di Bossi è il nulla: la sanità è già di competenza delle Regioni, per la polizia locale non ci sono soldi, per la scuola facciamo gli esami in dialetto? (da Il Gazzettino, 19 ottobre 2003)
[Sul IV governo Berlusconi] Per l'Italia questo governo è l'ultimo treno, non so se dopo ci saranno altre chance. [...] Grazie all'attuale legge elettorale, molto meno peggio rispetto a come viene descritta, e grazie alla saggezza degli italiani è iniziata una nuova fase politica [...] Con l'opposizione bisogna discutere di cose concrete, tematizzare i dibattiti e abbandonare l'atteggiamento da vergini violate dai cattivi berlusconiani. (da Omnibus – LA7, 14 maggio 2008)
[Sul governo Berlusconi] Sarebbe un'eresia dirsi d'accordo con chi ha impostazioni clerico-fasciste su materie come il divorzio, la droga, la ricerca scientifica. (da Corriere della Sera, 30 ottobre 2003, p. 13)
Silvio Berlusconi è entrato in politica con 5 mila miliardi di debiti e con le banche che tentavano di strozzarlo; oggi vanta 29 mila miliardi di attivo e figura tra i sette uomini più ricchi del pianeta. (da Repubblica, 30 ottobre 2005, p. 13)
Dopo il cieco di Sorrento, la muta di Portici, e lo smemorato di Collegno, arriva lo sciancato di Arcore. Berlusconi è patetico. (da Repubblica, 19 marzo 2006).
Citazioni su Daniele Capezzone.
Capezzone, lei prima era il delfino di Pannella: ora è la triglia di Berlusconi! (Antonio Cornacchione)
Tu non sei il padrone, tu sei il maggiordomo... Il padrone è un altro! È Berlusconi il padrone. [...] Ma vedi che parla come il suo padrone. [Capezzone ha appena dato del coglione a Travaglio] Gli ha insegnato anche il vocabolario... [...] Ma che rispetta gli altri?! Se ogni elezione stai dall'altra parte rispetto a quella precedente! Dai, su... Rispetta gli altri! (Marco Travaglio)
Capezzone è un robot o esiste davvero?Ma Capezzone esiste veramente? O è un’immagine virtuale?
Sempre uguale, sempre in giacca e cravatta in qualsiasi stagione, sempre con la stessa espressione tra lo sprezzante, lo schifato dell’umanità tutta e sempre con un evidente rigurgito di acido gastrico a fior di labbra. Probabilmente è un’immagine di cartone (come quelle che mettono nelle librerie o nei negozi di musica per pubblicizzare l’autore di un nuovo libro o l’interprete di un nuovo disco) con dietro qualcuno – tipo Cicchitto o Bonaiuti o qualche altro domestico del Capo – che parla al posto suo. E lo spero per lui, sinceramente, perché se invece è “vero” ci fa proprio una ben meschina figura.Sempre con la sua espressione plastificata e ricoperta dal termoretraibile di rigore, ha tuonato (si fa per dire) contro la scarcerazione del povero Tartaglia, cioè di quel povero demente che ha lanciato la statuetta del Duomo di Milano in faccia al capo del governo del Bel Paese, riuscendo così a farne anche un martire (“anche” nel senso che dopo il Presidente Operaio, Industriale, Marito Perfetto, Canterino, Puttaniere, Imputato e via dicendo, adesso ci troviamo anche un Presidente Martire: complimenti!)Il povero Tartaglia è stato così trasferito dalle patrie galere ai patri arresti domiciliari in comunità terapeutica (certo non paragonabile a Villa Certosa o a Palazzo Grazioli, almeno così parrebbe). Apriti Cielo. Ecco dunque l’ira funesta dell’acido Portavoce – come sempre ospitato dall’ineffabile Minzolini – scagliarsi sul Terribile e Pericolosissimo Attentatore Tartaglia. Probabilmente il plastificato Capezzone – dimentico dei suoi trascorsi nel Partito Radicale – lo avrebbe voluto veder marcire in qualche gulag della Brianza, o incatenato a una triremi alla fonda in Sardegna.
venerdì 18 dicembre 2009
LA VIOLENZA VERBALE DEL REGIME BERLUSCONI
I siti Internet che si dichiarano di contestazione al regime Berlusconi offrono in questi giorni enormi quantità di materiale informativo sia di dichiarazioni che di video in risposta alle affemazioni che hanno tacciato di violenza tutta la controinformazione(di sinistra,dei comunisti!)che non sono sulla linea strategica della destra fascita governante.
Ancora"Senza Soste"offre una carrellata di frasi,pensieri e immagini su come i rappresentanti dell'attuale maggioranza facciano dell'ipocrisia uno dei fondamenti della loro campagna politica e soprattutto dello stile di vita quotidiano.
Prendendo in prestito un sondaggio dell'Espresso nella prima parte si vede un concorso cui si può votare cliccando il link del periodico dove c'è un elenco di frasi da cui eleggere quella peggiore del 2009 dette praticamente da una folta schiera di alti governanti italiani(io ho già una mia idea su chi votare ma il voto è segreto!).
Nella seconda parte del post invece vi sono dei rimandi a video di YouTube dove si evincono la democrazia e la voglia di amore del neoduce e dei suoi collaboratori più stretti:apre e chiude questo intervento il famoso intervento di Berlusconi quando fece il discorso d'insediamento del semestre di presidenza italiana a Strasburgo il 2 luglio 2003.
E'stata una delle più eclatanti testimonianze tra le molte in cui il premier puttaniere ci ha relegato come vergogna e barzelletta dell'intera Europa,col grande Schulz che non ha fatto una piega,il presidente del Parlamento Pat Cox indignato come mai lo era stato nella sua vita e gli altri italiani presenti a fianco del tiranno(vedi Buttiglione e Fini)che non sapevano dove nascondersi:da tenere in considerazione il minuto 5.36 del primo e il 2.07 e 5.27 del secondo filmato.
Ultima considerazione sul titolo del post dove ho evidenziato la violenza"verbale"del regime,perchè quella fisica è dimostrata già ampiamente nella maggior parte dei post presenti in questo blog.
Ecco chi quotidianamente aggredisce il popolo: pensieri e parole di un governo offensivo.
Non servono analisi storiche o politiche, non serve fare tante disquisizioni. Ecco in rassegna come si presenta quotidianamente al popolo italiano questo governo e la maggioranza che lo sostiene.
Link: “Coglioni, kapò e mentecatti”, l’amore secondo B.
La frase peggiore del 2009 (Sondaggio dell'Espresso)
Strategie militari: «Per evitare gli stupri servirebbe un militare per ogni bella donna». Silvio Berlusconi, 25 gennaio 2009
Fuori le cerbottane!: «A questo punto bisogna fare la guerra!». Umberto Bossi dopo la bocciatura del Lodo Alfano, 8 ottobre 2009
Il premier ginecologo: «Eluana Englaro potrebbe avere un figlio». Silvio Berlusconi, 6 febbraio 2009
I ministri invece sì?: «Non si possono mandare in giro i poliziotti panzoni.» Renato Brunetta, 28 maggio 2009
Contatti istituzionali: «Posso palpare un po' la signora?» Silvio Berlusconi all'assessore Lia Beltrami , 25 aprile 2009
Principe dei fori: «Berlusconi non ha mai pagato le escort, lui era solo l'utilizzatore finale». Niccolo Ghedini, 17 giugno 2009
Aperture al dialogo: «In Italia la sinistra è un'élite di merda, che vada a morire ammazzata.» Renato Brunetta, 18 settembre 2009
Me l'ha assicurato Bondi: «Sono di gran lunga il miglior presidente del Consiglio che l'Italia abbia potuto avere nei 150 anni della sua storia». Silvio Berlusconi, 11 settembre 2009
Questa invece l'ho sentita al Bagaglino: «Mi pare che Rosy Bindi sia più bella che intelligente!». Silvio Berlusconi, 8 ottobre 2009
Master in storia delle religioni: «Maometto era un pedofilo». Daniela Santanchè, 9 novembre 2009
Viaggi avventura: «Prendetela come una vacanza!». Silvio Berlusconi ai terremotati dell'Abruzzo, 7 aprile 2009
Lo dicono i sondaggi: «E' stato un grande successo per il sistema Paese, ci sono 250 paesi collegati in diretta in tutto il mondo». Michela Brambilla alla prima della Scala, attribuendo al pianeta una quarantina di nazioni più di quelle esistenti, 7 dicembre 2009.
Black Bloc Pierferdy: «Il clima di odio suscitato da Bersani, Di Pietro e Casini ha determinato il gravissimo episodio di violenza contro il presidente Berlusconi. Essi ne sono pertanto, indubbiamente, i responsabili morali.» Filippo Berselli, presidente della commissione giustizia del Senato, 14 dicembre 2009.
La Birmania sì che sa accogliere i visitatori: «Subiamo un grave danno al turismo per manifestazioni come il No-B Day». Michela Brambilla, ministro del turismo, 8 dicembre 2009
Coppole viola: «Il No-B day? In piazza c'erano 200 mila amici di Spatuzza». Vittorio Feltri, Il Giornale, 6 dicembre 2009
Bicamerale Tartaglia: «L'aggressione a Berlusconi è il segno che è davvero il tempo di cambiare la Costituzione». (Don Luigi Verzè, 14 dicembre 2009)
I video
Costanzo Show: Totò Cuffaro aggredisce Giovanni Falcone http://www.youtube.com/watch?v=F5MZmJLMQ9Y
Marcello Dell'Utri ammette di essere MAFIOSOhttp://www.youtube.com/watch?v=0k3q804-1RU
FEDE DOPO L'AGGRESSIONE: Colpa di DiPietro e di "AnnoMinchia"http://www.youtube.com/watch?v=bjiCBlX9TUI
Berlusconi : Lla costituzione si cambia. Senza dialogo"http://www.youtube.com/watch?v=41m7VTMNCLA
LA RUSSA DELIRA PER CROCIFISSO - POSSONO MORIRE! - LA VITA IN DIRETTAhttp://www.youtube.com/watch?v=kXPFM8t_wwU
Ignazio La Russa dà del pedofilo a chi lo contesta a New Yorkhttp://www.youtube.com/watch?v=ejVioXX839M
LA RUSSA INSULTA ODIFREDDI: "LEI FA SCHIFO" - PORTA A PORTA 1/ 10/ 09http://www.youtube.com/watch?v=s4j_xdNHQkQ
Bossi insulta l'inno di Mamelihttp://www.youtube.com/watch?v=iXYsOpcOqf8
Brunetta parla della sinistra "male", "elite di merda" e "vada a morire ammazzata"http://www.youtube.com/watch?v=5pgeriXxzuo
Lo show di Brunetta - Annozero - 24/09/2009http://www.youtube.com/watch?v=ShKLQ9Dbs-A
Maurizio Gasparri insulta il giornalista che gli fa domandehttp://www.youtube.com/watch?v=wg2IWuLCMmU
Maurizio Gasparri confessa: non capisco le leggi che voto (!!!)http://www.youtube.com/watch?v=Xt2nSsyV-70
Berlusconi sbrocca a Cinisello: 'Siete dei poveri comunisti" 19 Giugno 2009http://www.youtube.com/watch?v=9bKa_6oAqgQ
Berlusconi, insulti vari
http://www.youtube.com/watch?v=6mG6lo418o8&feature=PlayList&p=E4B84C1A639624BF&playnext=1&playnext_from=PL&index=5
Berlusconi e la Bindi
http://www.youtube.com/watch?v=E-VoSejRBgE
Brunetta super
http://www.youtube.com/watch?v=_DdNBqJiABk
I fucili di Bossi
http://www.youtube.com/watch?v=I3lYQ8j1h6U
La stagione dell'amore versione leghista
http://www.youtube.com/watch?v=apzSPfvIfCY
L'inno e Bossi
http://www.youtube.com/watch?v=DJSkXfxLx4w&feature=PlayList&p=FF74CC1403A488B6&index=18
Gentilini: senza parole
http://www.youtube.com/watch?v=_WCZNQJkV3E
Berlusconi contro i contestatori
http://www.youtube.com/watch?v=6B56nJa_a1Q

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