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sabato 10 novembre 2012

SILENZIO



Io non pronuncerò mai più il tuo nome,fin quando come una vipera nascosta sotto ai sassi cocenti mi sentirai passare e vorrai riempire di veleno il mio sangue fino a quel momento immobile come di palude.
 
Fin quando il colore del vento non muterà dal rosso scuro spremuta di una luna appesantita e schiacciata verso il suolo,in un pallido celeste essenza di una nuvola spinta in alto da un sospiro.
 
La mia bocca non si aprirà più ed il tempo più non potrà sentire queste cinque lettere che come una tortura a cadenza quasi ritmica m'impone pericolosamente di rischiare di potermi far male,come spesso accade.
 
Io non pronuncerò mai più il tuo nome,fin quando la falsità,l'incomprensione,le trame e le astuzie dilanieranno quel che rimane del mio spazio sempre più vuoto,affamato da una carestia d'affetto e di carezze che la mia pelle s'è scordata il contatto.
 
Fin quando la notte starò ad aspettare qualcosa che non farà mai la sua presenza,fin quando il giorno non riuscirò a pensare ossessivamente ad un tuo emissario,fin quando le mie dita saranno stanche di scrivere ed i miei occhi di leggere.
 
Io non pronuncerò mai il tuo nome.




sabato 9 giugno 2012

A ME

Non c’è più entusiasmo nella mia vita,

e questo da quando la persona per cui vivo

non si degna di una risposta ai miei richiami,

sapendo quanto sia importante per me,

smarrisco la fiducia in me stesso.

Prima spero di poter vivere per sempre con lei,

poi passa il tempo e la rassegnazione aumenta

e con essa il senso d’inutilità

che sale dentro il corpo.

Io che aspetterei cent’anni prima di averla in eterno,

sono convinto che l’amore non corrisposto

sia per l’animo il flagello più gravoso da affrontare,

sia una convivenza che ti lascia lo spirito

abraso da pugni ruvidi e lacrime acide.

E’ un tafferuglio al cuore

che viene percosso e sprangato,

col sangue che sgorga dalle ferite

e bagna copioso un pensiero negativo.

E’ come la sicurezza di avere tutto sotto controllo,

che è solo questione di giorni se non di ore,

un qualcosa che infine ti spetta

dopo tanta sofferenza e tante privazioni,

ed invece poi lei chissà cosa sta combinando

e magari se la ride di questo mio stupido amore.

Fin quando non ci caschi dentro

non potrai capire il patimento

che fluttua nelle vene e nei nervi,

che ancora inappagato percorre ogni tuo ragionamento

convincendoti che niente ha un senso,

che nulla importa veramente.

Tu puoi negare tutto,

tranne dire che le più grandi cose

si fanno solo per amore.


martedì 22 maggio 2012

IN CARTA

Si muove la penna,colora d'azzurro un bianco sporco,
rende viva una pagina destinata a macerarsi
di un'acqua non filtrata dalle sue impurità.
Vorrei lasciare un bel ricordo,
essendo consapevole di produrre disperazione per qualcuno.
Mentre scorre un fiume di stelle cercano di cancellarmi un'emozione,
dilaniata da chi sfoggia un'immagine migliore della mia.
E cadono e piovono lettere e parole,
gocciolano stille aspre per le guance non disposte ad accettarle.
Inchiostro impresso nella carta per bagnare di malinconia un ricordo,
inchiostro impresso nella pelle per non farmi dimenticare il fuoco passato.


sabato 18 febbraio 2012

STRADE

Per strade interminabili e distratte respiro polvere che mi s’impasta nella bocca,soffocando un poco l’aria calda del mio corpo.
Ansima come un rapace strangolato il sordo suono del fruscio delle intenzioni mie,lascive quel che basta per essere pestate,striscianti a terra.
La fronte madida di sudore raffredda un attimo il bollore degli spasmi che crescono dentro,irrefrenabili senza questa barriera indistinguibile.
Una strada che ride della mia fatica. Una strada dispettosa e bastarda.
Una strada per tutti quei luoghi che non portano da nessuna parte,irte come linee rette che salgono in alto verso il puro cielo.
Ostacoli e deviazioni,pericoli e contrattempi da ogni dove,massi e fantasmi,Lamia che mi attrae con le sue lusinghe e dopo mi uccide.
Può farlo se davvero ne vale la pena,se proprio è l’unica strada possibile da percorrere senza farmi del male,se mi rende un secondo felice in minuti,
secoli e millenni di staticità opprimente.
Liberazione da un senso unico,da una via senza fondo,buia,come pece che fa sprofondare i miei passi.

martedì 17 gennaio 2012

IL CORVO

Ed il sole che non vuole essere toccato
chiama la mia anima
che rifugge il pensiero di essere morta.
L’amore che un tempo illuminava il mio passo
tenebra è diventata
reclamando il tuo cuore.
Musica ribelle di sottofondo
smarrisce il perdono tanto richiesto,
troppo desiderato.
Gli occhi stanchi per poter continuare il viaggio intrapreso
reclamano l’oblio
di un sogno disilluso.
Il ghigno esplosivo di un tacito di voci
rimbombano nelle orecchie permalose
di suoni dovuti.
Dita affondano nel gracchiare di un corvo
che nero d’invidia
chiama il tuo nome.

domenica 27 febbraio 2011

PER YARA

Quel poco di sapore buono che potrebbero sembrare

la manciata dei pistacchi sgualciti dal tempo e dall’umidità

non possono far sparire la nebbia dal mio pensiero che rimane triste,insicuro

e con una gran voglia che tutto questo non sia mai accaduto.

E mentre bagno di vino i piedi del musicista penso alla tua morte,

con un suono lento di chitarra che scema le mie inquietudini e le mie debolezze,

che sono tante,forse troppe.

Sono pure conscio che il cammino andrà avanti

e non so per quanto tempo,

ci saranno ancora momenti di gioia e di sconfitte.

Pensando che la pesante ruota continuerà a girare

nonostante questi attimi di abbandono,

e poi non venitemi a dire di queste bevute

anche perché se continuerò a ridere e soffrire

pezzi del mio cuore e della mia vita

si perdono nella strada.

giovedì 17 febbraio 2011

TRA PASSATO,PRESENTE E FUTURO

Nel tuo sorriso io rinasco e poi muoio

pensando al filo sottile che ancora ci rende uniti.

Anche se io non ritornerò mai più,credi sempre

che comunque io ti rivedrò.

Spera eternamente che se magari non in questa vita

io potrò poggiare ancora le mie labbra sulle tue.

E sentilo il mio cuore dimenarsi come ferito

e prossimo a dire addio

che in un solo minuto di splendida pazzia

possa pulsare di nuovo accanto al tuo.

Sfiorandoci la pelle prima sotto

e poi sopra candido cotone

la benedizione di una reciproca preghiera

che intatta plana

carezzandoti il respiro.

venerdì 28 gennaio 2011

L'ULTIMO GIORNO NELLA TUA MENTE

Dopo la mia condanna la pena dello scioglimento del cuore si sta frenando,
con lo stesso dolore del primo attimo,
con l’uguale tristezza di ogni mio sentimento.

Come spesso accade
la primavera si fa attendere
anticipata da neve già esausta
e di vento che pungola la mia circolazione rimasta assopita.

Lentamente si allunga di luce il giorno che termina,
col tepore dei raggi appena nati ed insicuri
che s’incoraggiano al passare delle lune,
mentre le viole colorano e profumano
il lato della collina onorata della lucentezza del sole.

I brividi si fanno meno intensi
anche se i ricordi rimangono vividi
e pregni di memoria tattile,
e il mio senno si mantiene angosciato
perché stasera ti perderò per sempre.

giovedì 25 febbraio 2010

OSSESSIONE

Porte chiuse,vicoli ciechi,
neve che imbratta il mio passaggio verso la pace.
Odore scomposto di metano,
luci sfuggenti che appaiono e scompaiono
in un fragore immenso.
Scivolo perpetuo lungo le scale,
mentre piante grasse ridono al mio passaggio.
Osano luci fioche funestare i miei tormenti,
mi osservano quadri inermi
che vorrebbero catturare la mia anima.
E’ uno scempio che assale e turba il mio corpo.

sabato 30 gennaio 2010

IO NON VOGLIO CREDERCI

Quanto tempo è passato da quando ho scritto l’ultima volta su di te,la data più recente è del duemilaquattro.
Sei anni di un torpore letargico animato da un fantastico amore proprio qui negli ultimi quaranta giorni.
Una lieta scossa d’emozioni a scrosci come in un temporale battente d’estate dove t’aspetti un’assolata giornata e ti ritrovi in ammollo.
L’arcobaleno apparso dopo questo tumulto è durato lo spazio di un breve sole,ora è buio pesto nuovamente e lo sconforto e la mortificazione si sono arrampicati in me usando i miei nervi come appiglio.
Pesante tristezza come essere usciti sfortunatamente vivi da un incidente che vorresti dimenticare e cancellare per sempre,ma che ciclicamente torna a bussare prepotentemente nel cuore e nella mente.
La mia testa è un crocevia ingorgato di pensieri negativi che mi rimandano a partenze,a modi di poter redimere le mie colpe,a tagli drastici,alla morte.
Una tempesta vessa i miei occhi che sono afflitti ma non lacrimanti,ed è mille volte peggio sentirmi così piuttosto che sfogarmi e piangere.
Delusione e senso di colpa armano il mio cervello di strumenti nati per distruggermi e per farmi compiere il grande passo,un senso di abbattimento mi fa vedere che non ho via di scampo come un condannato a morte.
E’un sentimento cui mi sono già avvicinato tempo fa e che ben ricordo ma ora non riesco a definire e delineare nitidamente:è più una sensazione nuova e che quindi mi fa paura perché non la so gestire né tantomeno controllare.
Stasera non mi sono fatto vedere dai miei perché il mio aspetto non lo consentiva,e solo Zampa è venuto da me per giocare col maialino e doverglielo lanciare;mi è venuta in mente la scena di un film visto recentemente con lei in cui un cane compiva per la prima volta un gesto perché era giunto il momento di farlo.
Così come è capitato a me pochi minuti fa in quanto sa che sto di merda e quel comportamento non lo faceva da mesi,ma stasera l’ha fatto.
Il cuore mi si gonfia di costernazione pensando che questo poco tempo passato assieme al mio amore sia stato un’illusione,ed io spero e mi aggrappo a qualsiasi scusa o pretesto possibile affinchè possa cambiare decisione e tornare.
Di certo io sarò qui ad attenderla.

giovedì 7 gennaio 2010

HOPE I DIE TONIGHT

Spero di morire stanotte
dimenticato dal mondo
nel freddo di una mattina
bagnata dalla pioggia.
Spero di morire stanotte
senza creare confusione
senza funerali e chiese
con un dio che ho dimenticato.
Spero di morire stanotte
con un cane che piangerà per me,
con una tristezza nell’aria
come un’entità tangibile.
L’opera più grande
il fatto più doloroso e distruttivo
l’amore che mi farà addormentare
per sempre,
che mi farà volare
come un angelo custode
su una terra desolata.
Spero di morire stanotte,
una notte qualsiasi,
è buffo pensare che prima o poi
quella notte ci sarà.
Allora spero di morire stanotte.

venerdì 1 gennaio 2010

REMINISCENZA

Chiudo gli occhi,è per sempre.
Scivolo debole nel fiume
che mi pare liquido amniotico.
Non me ne ricordo ma lo sento.
Odo il rumore ovattato
del battito di mia madre.
Ed il mio leggero,distratto.
Un rimbombo affievolito
dal rosso che mi circonda
e che mi assorbe.
Sto tornando,
sì sempre più piccolo
e sempre più velocemente.
I secondi mutano
in secoli e millenni.
Mi fermo in un altro tempo.
E la prima melodia
di cui ho memoria
è il suono gutturale
di un coccodrillo appena nato.

mercoledì 21 ottobre 2009

BELLISSIMA CON L’ACQUA

Non sembrerebbe ma piove,
le fronde dell’ippocastano
mi fanno ripensare alla tua gioventù.
Macchie di sapori acerbi
che fortunatamente non sono stati
della mia memoria.
Luci triplicate in uno scatto,
mentre il cielo cupo si disperde
nel grigio del crepuscolo.

giovedì 23 luglio 2009

LE SCIMMIE

Siamo solo equivoci
gettati al vento,
gementi di caldi involucri
di cui non sentiamo il bisogno.

giovedì 9 luglio 2009

BICCHIERE

Le dita,sottili,
e la maglia,
di un leggero porpora
che vizia il mio bere,
e dopo cena,
uno dopo l’altro,
i bicchieri infrangono
l’impeto d’amore.
Nel cesso,
trastullandomi l’uccello
per non sporcare l’isola,
penso a te
con i capelli appena acconciati
da un maestro
che ti ha saputo accarezzare
non i pensieri,
ma l’estensione del tuo corpo
che vorrei essere mio.

giovedì 21 maggio 2009

IL MONTE SACRO

Smascella
una mia idea
di decomposizione,
innumerevole rivalsa
di vermi
che brulicano di un putridume
che so un giorno
non sarà mio.
Il fuoco brucerà
le mie membra
che il Monte Sacro
saprà d’esser giudice.

sabato 31 gennaio 2009

ASPETTANDO

E il mio sangue domina
ancora una volta il cielo
che rilassato dorme
aspettando un risveglio.
Arriva un’alba,
oggi o domani od oltre,
che mi farà ridere o piangere
di una decisione spero domata.
Che sfiora i limiti della follia,
che mi fa tremare e pensare,
pure troppo,eccessivamente.
Ma io so che dipendo
da tale risposta,
dipendo da queste parole
che nella mia esistenza
saranno secondi e anni.
Saranno divertimento o pazzia.
Fiori o veleni.
Carezze o pugnalate.
Ma saprò quello che mi aspetta,
piuttosto che attendere invano
un desiderio nato da un palazzo bianco,
che lungo chilometri e giorni
ha aperto le porte del mio cuore.

giovedì 29 gennaio 2009

PIANTO

Quel giorno c’ero anch’io,
nella stanza che pesava come una città intera,
con grida e pianti che si ricorderanno.
C’era un forte sole,poi acqua,
c’era la felicità,poi la disperazione.
Non che io potessi cambiare molto la situazione
ma quel poco che potevo fare
non l’ho fatto.
C’era un pezzo di me nella bara,
c’erano le mie lacrime non piante,
il mio freddo,il passato e il futuro.
Tutti c’incontriamo adesso,
tutti si baciano quando è troppo tardi,
in quella stanza finiranno tutti i miei cari,
forse un giorno ci sarò anch’io.

mercoledì 14 gennaio 2009

SONO OLIMPICO

Nella vita non aspettarti mai niente,
non desiderare ciò che ti è proibito,
vivi solo meglio,questo è il mio consiglio.

lunedì 15 dicembre 2008

PENITENTE CUPEZZA DEL MIO SENNO

La mitomania arroccata oltremisura lungo i tornanti mollicci della massa cerebrale,catatonici di lividi e minacce.
Stanno affilando rasoi brillanti su coramelle fatte di nervi rinsecchiti di chi mi ha preceduto.
Smarrito l’occhio cerca un punto fisso,fermo,rifugge la luminosità e lacrima timidezza paranoide.
E’un pilotare noioso un niveo vascello fantasma per oceani immoti velati dalla nebbia,senza sirene,senza calamari e piovre giganti,senza pericoli.
Senza emozioni.
“Non mi sgridare,ti prego!”.
Abuso emotivo che mi mette in guardia,da chi o cosa non lo immagino.
“Non ho fatto niente!”.O è forse per questo che sono condannato.
Datemi un crisma per lasciare questo mio corpo maledetto.
Porgetemi del veronal per debellare immagini schiumose dai miei specchi intimi.
Corro per le strade e di lato ammassi di neve che mi ricordano quella volta che pisciando di sbieco con una birra in mano volevo lasciare i miei sensi appollaiati a stucchevoli menzogne.
Sento i miasmi del mio corpo accrescersi impetuosamente con l’odio che respiro e accumulo addentro.
L’odio saracinesca di vendetta e violenza,che col passare del tempo arrugginisce bagnata di lacrime e sangue,a poco a poco presa a sassi,
forzata,alla fine divelta;maschera concreta promotrice di azioni inimmaginabili.
Fatti colti e partoriti all’istante,e per questo forieri di possibili nefaste conseguenze,dal sapore ferroso proprio del sangue di un rosso cupo straziante che irrigidisce l’anima.
Una famelica rabbia questuante di dolori tangibili e astratti,di paure insegnate e inculcate nei nostri tremanti cuori gocciolanti di morte,
smaniosa di compiere quel passo in più,quei famosi cinque minuti di lucida follia,di rimembranze polverose,giacenze ghignanti di pura violenza.