martedì 19 luglio 2011

EROI DEI MIEI MARONI

Raccolgo l'appello dei dimostranti No Tav e dei cittadini della Val di Susa in modo che il video,almeno uno dei tanti dei pestaggi degli sbirri avvenuti la domenica del tre di luglio,abbia la maggior visibilità possibile,e quindi do il mio piccolo contributo.
Non voglio commentare gli episodi che si vedranno anche perché è una continuità cui siamo purtoppo abituati e che non è cominciata certo due settimane fa in Italia:purtroppo la violenza poliziesca e soprattutto la sua impunità è un dato di fatto metabolizzato dall'opinione pubblica subissata di proclami e di notizie fuorvianti da parte della maggior parte dei mass media.
Io non porto nessun rispetto per questi tutori dell'ordine,io mi auguro che si facciano del male,io desidero tanto dolore per loro e per alcuni la morte non farebbe una grinza visto il comportamento assassino che dimostrano.
Il video e il breve articolo di supporto sono tratti da"Infoaut":la rabbia sale,l'odio cresce e la battaglia non è che appena cominciata.
Questi non sono eroi,queste sono delle teste di cazzo che hanno la merda al posto del cervello,sia loro che quelli che li supportano e li difendono,dal primo all'ultimo:tanti calci in bocca meritate e li avrete!

ECCO GLI EROI DI MARONI...

In un video inedito vengono raccontate le immagini che mancavano della giornata del 3 luglio alla Maddalena no tav di Chiomonte. Siamo sul fronte Ramats dietro il museo archeologico della Maddalena di Chiomonte e il prato inquadrato è l’area archeologica vera e propria dove erano custodite due tombe del neolitico. In un primo tempo si vedono i manifestanti fermati che vengono brutalmente pestati a freddo dagli agenti che lontani dai luoghi di contatto con i manifestanti si sfogano con bastoni calci e manganelli. In un secondo tempo si vedono gli agenti raccogliere delle pietre a terra per poi lanciarle verso i manifestanti. In un terzo tempo ancora si vede una ruspa cingolata ed un camion idrante che impunemente passano sulle tombe preistoriche e vengono dirette verso i manifestanti nel bosco.

lunedì 18 luglio 2011

LOW CAST

Alcuni dei personaggi che si dividono l'Italia a tavola presenti nella foto sopra per il momento si aggirano nell'ombra,alcuni sono ancora in carica e altri hanno cambiato padrone,ma l'effetto magna magna che volevo sintetizzare è lo stesso:cambiano le facce ma la ripartizione e l'arraffamento continua nonostante i nomi ed i volti.
Sempre più messa alle corde da attacchi giornalistici e non,la famosa"casta"dei politicanti italiani,che va dai parlamentari ai porta borse e tutti quelli che si spartiscono l'enorme torta dei soldi pubblici,comincia a dare segni di cedimento e chissà se la prossima legislatura non veda il numero dei professionisti della politica ridursi drasticamente,così come i loro stipendi ed i loro privilegi.
Due articoli proposti e tratti da Senza Soste,col primo che parla della nuova gola profonda che probabilmente era uno degli arraffoni di cui sopra e che tolta la sua fetta di torta si è sentito tradito e ha cominciato a sputtanare un pò quello che molti sapevano o potevano immaginarsi.
Il secondo parla di una nuova norma inserita come emendamento nella manovra finanziaria e che taglia i soldi(molti,troppi)che tutti i partiti politici si spartiscono,una sorta di assicurazione sul termine della legislatura che dovrebbe avere termine nel 2013,più varie idee sul come poter risparmiare tagliando comuni e provincie comunque non sulle e loro entrate(come sta succedendo in questo periodo)ma azzerando gli sprechi.
Tutti buoni rimedi ma comunque dovrebbero proprio cominciare dalla casta dei fannulloni seduti a Montecitorio che tra stipendi,vantaggi e pensioni d'oro dovrebbero dare il buon esempio al posto di mettere sul lastrico intere famiglie:sì avremmo tutti bisogno di una low cast!

I segreti della casta di Montecitorio: le rivelazioni di Spidertruman.

Sul suo profilo Facebook si presenta così. "Licenziato dopo 15 anni di precariato in quel palazzo, ho deciso di svelare pian piano tutti i segreti della casta".
Si tratterebbe di un lavoratore licenziato da Montecitorio che a qunto pare non l'ha presa per niente bene ed ha quindi deciso di svelare tutti i segreti in suo possesso circa i privilegi della "casta!". E ce n'è per tutti i gusti: costo e utilizzo delle famigerate auto blu, barbieri raccomandati dallo stipendio molto generoso (e un accento particolare), tariffe agevolate per gli "onorevoli"... e chi più ne ha, più ne metta.
Su facebook e gli altri social networks sta spopolando: in meno di un giorno 50000 fans (quasi 100.000 nell'istante in cui scriviamo). Qualcuno, proprio dalla rete, inizia ad insinuare qualche dubbio. Non tanto sulla veridicità dei contenuti, perché di quella davvero non dubita nessuno, quanto della reale esistenza del personaggio. La vicenda ricorda un po' quella di Amina, la blogger siriana. Già in quel caso facemmo notare come anche dietro l'inesistenza fisica (o meglio travisata) di una persona reale si potevano rendere note brucianti verità (con tutti i rischi del caso di manipolabilità per conto terzi). La cosa ci sembra tanto più vera quando si mette le mani nella merda di casa nostra.
Considerata a mente fredda la vicenda sembrerebbe l'ennesimo concentrato di rancore e passioni tristi facile veicolo di un nuovo populismo anti-politico. Ma la cosa non può che svestire ancora di più le nude (dis)grazie del ceto politico di casa nostra. E per questo, non possiamo non essere grati a spider Truman... chiunque esso sia!
Infoaut - www.infoaut.org

Per saperne di più:
Sacrifici per tutti...eccetto che per la Casta.

Elezioni anticipate? Niente rimborsi ai partiti
Così la manovra “salva” la vita al governo
L'esecutivo può dormire sonni sereni fino al 2013: l'articolo 6 del testo oggi all'esame della Camera prevede che in caso di anticipo del voto saranno interrotti i versamenti ai partiti
Se la legislatura finisce in anticipo i partiti non avranno i rimborsi elettorali. Silvio Berlusconi è riuscito a trovare l’escamotage per garantire al governo la vita fino al 2013. E l’ha inserito nella manovra approvata ieri a Palazzo Madama, oggi all’esame di Montecitorio. L’articolo 6 del testo, infatti, sancisce che “in caso di scioglimento anticipato del Senato e della Camera il versamento delle quote annuali dei relativi rimborsi è interrotto”. Per buona pace dei vari annunci e richieste di elezioni anticipate.
Con il ritorno alle urne prima del 2013 i partiti perderebbero la quinta tranche dei rimborsi elettorali. Circa cento milioni di euro. Con precisione un quinto di 503.094.380,90 euro. Una cifra enorme: equivale a poco meno di un quarto del debito dei conti pubblici. Entrate che garantiscono ai partiti lauti guadagni. Perché il “rimborso” non è calcolato sulle spese sostenute durante la campagna elettorale ma in base ai risultati. Così, per quanto riguarda le politiche del 2008, il Pdl ha dichiarato di aver speso 68 milioni di euro ma ne riceverà complessivamente quasi 207. Il Pd ha esborsato 18 milioni e dalle casse dello Stato ne riceve 180. Pierluigi Bersani e il Partito Democratico continuano a invocare elezioni anticipate. Forse non hanno ancora letto l’articolo 6 della manovra.
Difficile immaginare che ci sia qualcuno disposto a perdere i rimborsi elettorali pur di far cadere il governo. Del resto i parlamentari di questa legislatura sono già stati dei precursori per la durata del governo. Per maturare il vitalizio devono rimanere in carica quattro anni e sei mesi. E ci sono 246 deputati e 104 senatori che devono ancora maturare il diritto alla pensione, e quasi tutti lo matureranno solo se finiranno il loro mandato parlamentare. Con la manovra avranno un motivo in più ad arrivare fino al 2013.
***
L’Italia stringe la cinghia. La casta non molla un euro
La Grecia ha ridotto Comuni e Province, da noi si eliminano i soldi ai partiti se la legislatura finisce prima
Su una manovra finanziaria complessiva che il relatore al Senato Gilberto Pichetto Fratin valuta (esagerando) avere un impatto vicino ai 70 miliardi di euro, quanto contribuirà la politica? Dai primi calcoli fatti dopo il passaggio a Palazzo Madama, si deduce che si tratti di una somma assai trascurabile.
L’unica norma inserita nel pacchetto – qualcuno maligna per far sì che i gruppi politici non facciano cadere il governo – è la soppressione del contributo ai partiti in caso di interruzione anticipata della legislatura. A questa norma, già prevista nella prima bozza della manovra, l’aula del Senato ha aggiunto una ulteriore soppressione. Quella relativa al “versamento della quota annua di rimborso, spettante (…) anche nel caso in cui sia trascorsa una frazione di anno”. Che vuol dire? Che non solo cade la norma odiosa per cui i partiti prendono rimborsi per i cinque anni della legislatura anche se questa si interrompe a metà, ma che i contributi pubblici, se la legislatura si interrompe dopo due anni e tre mesi, non copriranno per intero l’anno in corso.
In termini economici cosa vuol dire? I calcoli sono semplici: se la legislatura continua sino alla naturale scadenza il risparmio è zero. Se si interrompesse adesso, i partiti oggi in Parlamento non prenderebbero il rimborso degli anni 2012 e 2013, ma dei 500 milioni complessivi, otterrebbero solo le tre tranches (300 milioni totali) che hanno già incassato. Questo, ovviamente, non vuol dire che quei soldi non verranno spesi (le nuove elezioni porteranno nuovi rimborsi di simile entità), ma che, salvo modifiche da parte di Montecitorio, la norma che fino a quest’anno ha fatto si che Ds, Dl, Forza Italia e An incassassero i rimborsi relativi alle consultazioni politiche del 2006, non sarà più valida.
È questa, in realtà, l’unica legge che, messa a sistema, consente di operare dei tagli strutturali di una qualche rilevanza, evitando il “cumulo” di soldi ottenuti dagli stessi partiti per partecipare alle elezioni. L’altra norma individuata per gli stessi soggetti pesa assai meno: dal 2013, infatti, i partiti dovranno rinunciare ad una somma di rimborso di 7,67 milioni complessivi ogni anno.
Per gli “stipendi” di deputati e senatori si dovrà attendere l’apposita commissione che dovrà comparare indennità, diaria e benefit di tutti i parlamenti d’Europa per mettere in linea Camera e Senato con il Bundestag o con l’Assemblea nazionale francese.
Se il calcolo fosse fatto sulla sola “indennità” – che in Italia tocca gli 11mila euro (record continentale) contro i 2.921 della Spagna e i 6.892 della Francia – il livellamento la porterebbe alla cifra di 5.300 euro. La commissione ancora da istituire, però, dovrà prendere la cifra nel suo complesso, aggregando anche i “servizi” che eventualmente siano utilizzati dagli altri parlamentari d’Europa. Insomma, il calcolo pare assai complicato.
Gli altri tagli, quelli alle auto blu e agli aerei blu (di cui tra l’altro, per motivi di sicurezza, non si conosce l’utilizzo dall’anno 2009), non peseranno pressochè per nulla, visto che il grosso della spesa è dato dalla presenza degli autisti ormai in servizio effettivo per conto dello Stato (due autisti per ogni vettura).
Non sono toccate le grosse voci della spesa pubblica: gli 8 miliardi e mezzo degli enti territoriali, i 3 miliardi degli organi Costituzionali (1,7 solo per i bilanci di Camera e Senato),e i 2,5 miliardi delle “consulenze esterne” nella pubblica amministrazione.
In Grecia, con la crisi economica, hanno tagliato le Province da 57 a 13, i Comuni da 1034 a 325 e propongono di ridurre i deputati da 300 a 200.
Noi, che stiamo un po’ meglio della Grecia, conserviamo tutte le Province, le Regioni con o senza lo statuto speciale e contiamo 945 tra deputati e senatori contro i 661 parlamentari tedeschi. Toccateci tutto, ma non la casta.
I senatori nella notte si salvano i privilegi
“Si produce disaffezione, non parliamone”
In seduta notturna e lontano dalle telecamere la commissione bilancio boccia i tagli ai costi della politica. Con motivazioni diverse. Per Pastore del Pdl: "La dignità dei parlamentari è lesa da campagne diffamatorie che non rappresentano la realtà"
Come i ladri nella notte. A telecamere spente e in seduta notturna i senatori hanno bocciato i tagli ai privilegi della Casta. Il giorno prima che la manovra finanziaria arrivasse a Palazzo Madama, la commissione bilancio ha analizzato i provvedimenti da adottare per ridurre i costi della politica annunciati dal ministro Giulio Tremonti. E li ha bocciati. Escluso Francesco Pancho Pardi dell’Idv, che ha invocato dei tagli sostanziali an agli stipendi, tutti gli altri componenti della commissione sono intervenuti per non cambiare nulla. Marilena Adamo del Pd “ritiene che la definizione del trattamento economico debba tenere conto del costo della vita che è diverso da un Paese all’altro dell’area euro”. Tradotto: non si può portare lo stipendio dei parlamentari italiani (il più alto nella Ue) ai livelli medi degli altri Paesi membri. Anche Francesco Sanna del Pd si dice contrario, ma giustifica la sua posizione invitando a “tenere conto dei necessari fattori di ponderazione, con particolare riguardo alla consistenza demografica dei diversi Paesi”.
La notizia è stata riportata da Libero, stamani. Nel resoconto del Senato si trovato gli interventi integrali. Raffaele Lauro del Pdl “per quanto riguarda la questione dei costi della politica, lamenta come tale questione sia affrontata con modalità improprie, così alimentando la pubblicistica antiparlamentarista che produce una pericolosa disaffezione dei cittadini nei confronti delle pubbliche istituzioni e dei suoi rappresentanti”. In linea con Andrea Pastore, sempre del Pdl, che invoca “che si levino voci in difesa del prestigio del parlamento e della dignità della funzione parlamentare, gravemente lesa da campagne diffamatorie che non rappresentano la realtà e alimentano sfiducia nelle istituzioni e in chi le rappresenta”. Perché, spiega: “L’indennità parlamentare è infatti un istituto necessario per assicurare a deputati e senatori autonomia e indipendenza, e per scongiurare il rischio che alla vita politica accedano soltanto i titolari di redditi particolarmente elevati”.
Integralmente merita di essere letto l’intervento di Barbara Saltamartini del Pdl. La senatrice “ritiene che ciascuno debba assumere con senso di responsabilità i compiti ai quali è chiamato, nell’interesse esclusivo della Nazione. In primo luogo occorre ribadire, di fronte all’opinione pubblica, la legittimazione storica e giuridica dell’istituto dell’indennità parlamentare, nato per assicurare ai rappresentanti del popolo l’autonomia e l’indipendenza necessarie per svolgere con equilibrio – e senza condizionamenti – il mandato politico. Inoltre, l’indennità parlamentare serve al deputato e al senatore per poter svolgere con la massima efficacia la propria attività politica. Ciò che, a suo avviso, rappresenta un intollerabile onere a carico della finanza pubblica, difficilmente giustificabile davanti ai cittadini, è da una parte l’attribuzione di ulteriori indennità ad alcuni parlamentari in ragione di particolari cariche ricoperte all’interno della Camera di appartenenza e, dall’altra, l’insieme delle spese e dei costi per gli apparati burocratici, i quali spesso godono di trattamenti privilegiati. Di fronte all’esigenza di ridurre il debito pubblico, che grava ormai da diversi decenni sull’Italia, occorre a suo avviso dare piena attuazione al combinato disposto degli articoli 53 e 81 della Costituzione, responsabilizzando coloro che amministrano la cosa pubblica, a tutti i livelli di governo, ad un uso virtuoso delle risorse. Ciò anche al fine di rendere quanto più credibili gli interventi di contenimento della spesa, con gli inevitabili effetti a carico dei cittadini e delle famiglie”.
tratto da http://www.ilfattoquotidiano.it
15 luglio 2011

venerdì 15 luglio 2011

E LA CRISI ISLANDESE?

In un periodo caldissimo sia politicamente che ambientalmente meglio dare un'occhiata più a nord,e di un bel pezzo,e arriviamo in Islanda dove dopo l'eco suscitata qualche anno fa in cui la ricca nazione europea si era ritrovata di colpo in una crisi nerissima,non ha trovato più seguito e vediamo che è accaduto recentemente.
Lo spiegano meglio i due articoli riportati di seguito e tratti da"Senza Soste"e"Oltre la coltre"ma vediamo di fare un breve riassunto:l'Islanda,uno stato con uno tra i redditi pro capite migliori in tutto il mondo,ad un certo punto della sua vita ha dovuto fare il conto con l'economia che tanto l'ha aiutata nel crescendo finanziario.
Il neoliberismo puro che ha caratterizzato la svolta in positivo per le tasche degli islandesi già otto anni fa aveva portato alla privatizzazione di tutte le banche che offrivano conti a tassi vantaggiosi(l'inizio dei rischiosi conti on-line)invogliando investitori stranieri ad utilizzarle,solo che man mano che il tempo passava le stesse banche s'indebitarono a tal punto fino a fallire.
Caduto il governo del primo ministro Geir Hilmar Haarde ecco che la coalizione della sinistra va al governo con Jóhanna Sigurðardóttir che pone un referendum sulla questione del pagamento del debito pubblico che voleva ogni cittadino dell'isola pagare un conto totale di 18000 euro spalamati in quindici anni.
Come voler dire che fino a quando ci sono stati degli utili per le banche essi sono stati privatizzati e divisi tra banchieri ed affaristi mentre le perdite sono state nazionalizzate e quindi fatte pagare a tutti:fatto sta che al referendum ha stravinto la popolazione che non voleva pagare di tasca propria gli errori e soprattutto le furbate degli altri e l'Interpol ha catturato tutti o quasi i banchieri che nel frattempo erano scappati dall'isola.
Naturalmente il FMI ha ricattato l'Islanda promettendo embarghi e molte limitazioni e congelando i prestiti,ma con un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione l'ago della bilancia dell'economia islandese si sta rialzando.
A margine di ciò e comunque conseguenza di questa crisi si è deciso di riscrivere la carta costituzionale ma in una maniera innovativa con la partecipazione di tutti i cittadini,cosa fattibile anche per la scarsa popolazione che l'Islanda tiene(circa 310000abitanti).
Chissà perché l'esempio lampante islandese non ha fatto proseliti almeno in Italia dove non si è più parlato di questa piccola nazione che ha fatto notizia solo quando stava affondando e che ora si sta riprendendo bene?
In un periodo dove in Europa e non solo ci sono casi di economie gravemente dissestate,Grecia,Portogallo,Irlanda,Spagna e Italia,si dovrebbe riproporre il modello Islanda ma non alziamo troppo la voce perché la medicina buona l'hanno data i"rossi".

Nessuna notizia dall'Islanda?
Di fronte alla grave crisi economia il popolo islandese ha fatto dimettere un governo, sono state nazionalizzate le principali banche, i cittadini hanno votato per l’insolvenza del debito ed è stata creata un’assemblea popolare per riscrivere Costituzione. Perchè nessun media ne parla?
Qualcuno crede ancora che non vi sia censura al giorno d’oggi? Allora perchè, se da un lato siamo stati informati su tutto quello che sta succedendo in Egitto, dall’altro i mass-media non hanno sprecato una sola parola su ciò che sta accadendo in Islanda?
Il popolo islandese è riuscito a far dimettere un governo al completo;sono state nazionalizzate le principali banche commerciali; i cittadini hanno deciso all’unanimità di dichiarare l’insolvenza del debito che le stesse banche avevano sottoscritto con la Gran Bretagna e con l’Olanda, forti dell’inadeguatezza della loro politica finanziaria; infine, è stata creata un’assemblea popolare per riscrivere l’intera Costituzione. Il tutto in maniera pacifica. Una vera e propria Rivoluzione contro il potere che aveva condotto l’Islanda verso il recente collasso economico.

Sicuramente vi starete chiedendo perchè questi eventi non siano stati resi pubblici durante gli ultimi due anni. La risposta ci conduce verso un’altra domanda, ancora più mortificante: cosa accadrebbe se il resto dei cittadini europei prendessero esempio dai “concittadini” islandesi?
Ecco brevemente la cronologia dei fatti:
2008 – A Settembre viene nazionalizzata la più importante banca dell’Islanda, la Glitnir Bank. La moneta crolla e la Borsa sospende tutte le attività: il paese viene dichiarato in bancarotta.
2009 – A Gennaio le proteste dei cittadini di fronte al Parlamento provocano le dimissioni del Primo Ministro Geir Haarde e di tutto il Governo – la Alleanza Social-Democratica (Samfylkingin) – costringendo il Paese alle elezioni anticipate. La situazione economica resta precaria. Il Parlamento propone una legge che prevede il risanamento del debito nei confronti di Gran Bretagna e Olanda, attraverso il pagamento di 3,5 MILIARDI di Euro che avrebbe gravato su ogni famiglia islandese, mensilmente, per la durata di 15 anni e con un tasso di interesse del 5,5%
2010 – I cittadini ritornano a occupare le piazze e chiedono a gran voce di sottoporre a Referendum il provvedimento sopracitato.
2011 – A Febbraio il Presidente Olafur Grimsson pone il veto alla ratifica della legge e annuncia il Referendum consultivo popolare. Le votazioni si tengono a Marzo ed i NO al pagamento del debito stravincono con il 93% dei voti. Nel frattempo, il Governo ha disposto le inchieste per determinare giuridicamente le responsabilità civili e penali della crisi. Vengono emessi i primi mandati di arresto per diversi banchieri e membri dell’esecutivo. L’Interpol si incarica di ricercare e catturare i condannati: tutti i banchieri implicati abbandonano l’Islanda. In questo contesto di crisi, viene eletta un’Assemblea per redigere una Nuova Costituzione che possa incorporare le lezioni apprese durante la crisi e che sostituisca l’attuale Costituzione (basata sul modello di quella Danese). Per lo scopo, ci si rivolge direttamente al Popolo Sovrano: vengono eletti legalmente 25 cittadini, liberi da affiliazione politica, tra i 522 che si sono presentati alle votazioni. Gli unici due vincoli per la candidatura, a parte quello di essere liberi dalla tessera di qualsiasi partito, erano quelli di essere maggiorenni e di disporre delle firme di almeno 30 sostenitori. La nuova Assemblea Costituzionale inizia il suo lavoro in Febbraio e presenta un progetto chiamato Magna Carta nel quale confluiscono la maggiorparte delle “linee guida” prodotte in modo consensuale nel corso delle diverse assemblee popolari che hanno avuto luogo in tutto il Paese. La Magna Carta dovrà essere sottoposta all’approvazione del Parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni legislative che si terranno.
Questa è stata, in sintesi, la breve storia della Ri-evoluzione democratica islandese.
Abbiamo forse sentito parlare di tutto ciò nei mezzi di comunicazione europei?
Abbiamo ricevuto un qualsiasi commento su questi avvenimenti nei noiosissimi salotti politici televisivi o nelle tribune elettorali radiofoniche?
Abbiamo visto nella nostra beneamata Televisione anche un solo fotogramma che raccontasse qualcuno di questi momenti? SINCERAMENTE NO.
I cittadini islandesi sono riusciti a dare una lezione di Democrazia Diretta e di Sovranità Popolare e Monetaria a tutta l’Europa, opponendosi pacificamente al Sistema ed esaltando il potere della cittadinanza di fronte agli occhi indifferenti del mondo.
Siamo davvero sicuri che non ci sia “censura” o manipolazione nei mass-media?
Il minimo che possiamo fare è prendere coscienza di questa romantica storia di piazza e farla diventare leggenda, divulgandola tra i nostri contatti. Per farlo possiamo usare i mezzi che più ci aggradano: i “nostalgici” potranno usare il telefono, gli “appassionati” potranno parlarne davanti a una birra al Bar dello Sport o subito dopo un caffè al Corso.
I più “tecnologicamente avanzati” potranno fare un copia/incolla e spammare questo racconto via e-mail oppure, con un semplice click sui pulsanti di condivisione dei Social Network in fondo all’articolo, lanciare una salvifica catena di Sant’Antonio su Facebook, Twitter, Digg o GoogleBuzz. I “guru del web” si sentiranno il dovere di riportare, a modo loro, questa fantastica lezione di civiltà, montando un video su YouTube, postando un articolo ad effetto sui loro blog personali o iniziando un nuovo thread nei loro forum preferiti.
L’importante è che, finalmente, abbiamo la possibilità di bypassare la manipolazione mediatica dell’informazione ed abbattere così il castello di carte di questa politica bipartitica, sempre più servile agli interessi economici delle banche d’affari e delle corporazioni multinazionali e sempre più lontana dal nostro Bene Comune.
In fede,

il cittadino sovrano Marco Pala (alias “marcpoling”)
http://www.vocidallastrada.com/2011/07/nessuna-notizia-dallislanda.html
luglio 2011
Islanda, quando il popolo sconfigge l’economia globale.

L’hanno definita una ‘rivoluzione silenziosa’ quella che ha portato l’Islanda alla riappropriazione dei propri diritti. Sconfitti gli interessi economici di Inghilterra ed Olanda e le pressioni dell’intero sistema finanziario internazionale, gli islandesi hanno nazionalizzato le banche e avviato un processo di democrazia diretta e partecipata che ha portato a stilare una nuova Costituzione.
di Andrea Degl’Innocenti – 13 Luglio 2011
Il Cambiamento

Oggi vogliamo raccontarvi una storia, il perché lo si capirà dopo. Di quelle storie che nessuno racconta a gran voce, che vengono piuttosto sussurrate di bocca in orecchio, al massimo narrate davanti ad una tavola imbandita o inviate per e-mail ai propri amici. È la storia di una delle nazioni più ricche al mondo, che ha affrontato la crisi peggiore mai piombata addosso ad un paese industrializzato e ne è uscita nel migliore dei modi.
L’Islanda. Già, proprio quel paese che in pochi sanno dove stia esattamente, noto alla cronaca per vulcani dai nomi impronunciabili che con i loro sbuffi bianchi sono in grado di congelare il traffico aereo di un intero emisfero, ha dato il via ad un’eruzione ben più significativa, seppur molto meno conosciuta. Un’esplosione democratica che terrorizza i poteri economici e le banche di tutto il mondo, che porta con se messaggi rivoluzionari: di democrazia diretta, autodeterminazione finanziaria, annullamento del sistema del debito.
Ma procediamo con ordine. L’Islanda è un’isola di sole di 320mila anime – il paese europeo meno popolato se si escludono i micro-stati – privo di esercito. Una città come Bari spalmata su un territorio vasto 100mila chilometri quadrati, un terzo dell’intera Italia, situato un poco a sud dell’immensa Groenlandia.
15 anni di crescita economica avevano fatto dell’Islanda uno dei paesi più ricchi del mondo. Ma su quali basi poggiava questa ricchezza? Il modello di ‘neoliberismo puro’ applicato nel paese che ne aveva consentito il rapido sviluppo avrebbe ben presto presentato il conto. Nel 2003 tutte le banche del paese erano state privatizzate completamente. Da allora esse avevano fatto di tutto per attirare gli investimenti stranieri, adottando la tecnica dei conti online, che riducevano al minimo i costi di gestione e permettevano di applicare tassi di interesse piuttosto alti. IceSave, si chiamava il conto, una sorta del nostrano Conto Arancio. Moltissimi stranieri, soprattutto inglesi e olandesi vi avevano depositato i propri risparmi.

Così, se da un lato crescevano gli investimenti, dall’altro aumentava il debito estero delle stesse banche. Nel 2003 era pari al 200 per cento del prodotto interno lordo islandese, quattro anni dopo, nel 2007, era arrivato al 900 per cento. A dare il colpo definitivo ci pensò la crisi dei mercati finanziari del 2008. Le tre principali banche del paese, la Landsbanki, la Kaupthing e la Glitnir, caddero in fallimento e vennero nazionalizzate; il crollo della corona sull’euro – che perse in breve l’85 per cento – non fece altro che decuplicare l’entità del loro debito insoluto. Alla fine dell’anno il paese venne dichiarato in bancarotta.
Il Primo Ministro conservatore Geir Haarde, alla guida della coalizione Social-Democratica che governava il paese, chiese l’aiuto del Fondo Monetario Internazionale, che accordò all’Islanda un prestito di 2 miliardi e 100 milioni di dollari, cui si aggiunsero altri 2 miliardi e mezzo da parte di alcuni Paesi nordici. Intanto, le proteste ed il malcontento della popolazione aumentavano.
A gennaio, un presidio prolungato davanti al parlamento portò alle dimissioni del governo. Nel frattempo i potentati finanziari internazionali spingevano perché fossero adottate misure drastiche. Il Fondo Monetario Internazionale e l’Unione Europea proponevano allo stato islandese di di farsi carico del debito insoluto delle banche, socializzandolo. Vale a dire spalmandolo sulla popolazione. Era l’unico modo, a detta loro, per riuscire a rimborsare il debito ai creditori, in particolar modo a Olanda ed Inghilterra, che già si erano fatti carico di rimborsare i propri cittadini.
Il nuovo governo, eletto con elezioni anticipate ad aprile 2009, era una coalizione di sinistra che, pur condannando il modello neoliberista fin lì prevalente, cedette da subito alle richieste della comunità economica internazionale: con una apposita manovra di salvataggio venne proposta la restituzione dei debiti attraverso il pagamento di 3 miliardi e mezzo di euro complessivi, suddivisi fra tutte le famiglie islandesi lungo un periodo di 15 anni e con un interesse del 5,5 per cento.
Si trattava di circa 100 euro al mese a persona, che ogni cittadino della nazione avrebbe dovuto pagare per 15 anni; un totale di 18mila euro a testa per risarcire un debito contratto da un privato nei confronti di altri privati. Einars Már Gudmundsson, un romanziere islandese, ha recentemente affermato che quando avvenne il crack, “gli utili [delle banche, ndr] sono stati privatizzati ma le perdite sono state nazionalizzate”. Per i cittadini d’Islanda era decisamente troppo.
Fu qui che qualcosa si ruppe. E qualcos’altro invece si riaggiustò. Si ruppe l’idea che il debito fosse un’entità sovrana, in nome della quale era sacrificabile un’intera nazione. Che i cittadini dovessero pagare per gli errori commessi da un manipoli di banchieri e finanzieri. Si riaggiustò d’un tratto il rapporto con le istituzioni, che di fronte alla protesta generalizzata decisero finalmente di stare dalla parte di coloro che erano tenuti a rappresentare.
Accadde che il capo dello Stato, Ólafur Ragnar Grímsson, si rifiutò di ratificare la legge che faceva ricadere tutto il peso della crisi sulle spalle dei cittadini e indisse, su richiesta di questi ultimi, un referendum, di modo che questi si potessero esprimere.
La comunità internazionale aumentò allora la propria pressione sullo stato islandese. Olanda ed Inghilterra minacciarono pesanti ritorsioni, arrivando a paventare l’isolamento dell’Islanda. I grandi banchieri di queste due nazioni usarono il loro potere ricattare il popolo che si apprestava a votare. Nel caso in cui il referendum fosse passato, si diceva, verrà impedito ogni aiuto da parte del Fmi, bloccato il prestito precedentemente concesso. Il governo inglese arrivò a dichiarare che avrebbe adottato contro l’Islanda le classiche misure antiterrorismo: il congelamento dei risparmi e dei conti in banca degli islandesi. “Ci è stato detto che se rifiutiamo le condizioni, saremo la Cuba del nord – ha continuato Grímsson nell’intervista – ma se accettiamo, saremo l’Haiti del nord”.
A marzo 2010, il referendum venne stravinto, con il 93 per cento delle preferenze, da chi sosteneva che il debito non dovesse essere pagato dai cittadini. Le ritorsioni non si fecero attendere: il Fmi congelò immediatamente il prestito concesso. Ma la rivoluzione non si fermò. Nel frattempo, infatti, il governo – incalzato dalla folla inferocita – si era mosso per indagare le responsabilità civili e penali del crollo finanziario. L’Interpool emise un ordine internazionale di arresto contro l’ex-Presidente della Kaupthing, Sigurdur Einarsson. Gli altri banchieri implicati nella vicenda abbandonarono in fretta l’Islanda.
In questo clima concitato si decise di creare ex novo una costituzione islandese, che sottraesse il paese allo strapotere dei banchieri internazionali e del denaro virtuale. Quella vecchia risaliva a quando il paese aveva ottenuto l’indipendenza dalla Danimarca, ed era praticamente identica a quella danese eccezion fatta per degli aggiustamenti marginali (come inserire la parola ‘presidente’ al posto di ‘re’).
Per la nuova carta si scelse un metodo innovativo. Venne eletta un’assemblea costituente composta da 25 cittadini. Questi furono scelti, tramite regolari elezioni, da una base di 522 che avevano presentato la candidatura. Per candidarsi era necessario essere maggiorenni, avere l’appoggio di almeno 30 persone ed essere liberi dalla tessera di un qualsiasi partito.
Ma la vera novità è stato il modo in cui è stata redatta la magna charta. “Io credo – ha detto Thorvaldur Gylfason, un membro del Consiglio costituente – che questa sia la prima volta in cui una costituzione viene abbozzata principalmente in Internet”.
Chiunque poteva seguire i progressi della costituzione davanti ai propri occhi. Le riunioni del Consiglio erano trasmesse in streaming online e chiunque poteva commentare le bozze e lanciare da casa le proprie proposte. Veniva così ribaltato il concetto per cui le basi di una nazione vanno poste in stanze buie e segrete, per mano di pochi saggi. La costituzione scaturita da questo processo partecipato di democrazia diretta verrà sottoposta al vaglio del parlamento immediatamente dopo le prossime elezioni.
Ed eccoci così arrivati ad oggi. Con l’Islanda che si sta riprendendo dalla terribile crisi economica e lo sta facendo in modo del tutto opposto a quello che viene generalmente propagandato come inevitabile. Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione.
Lo sappiano i cittadini greci, cui è stato detto che la svendita del settore pubblico era l’unica soluzione. E lo tengano a mente anche quelli portoghesi, spagnoli ed italiani. In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale: è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale. Per questo nessuno racconta a gran voce la storia islandese. Cosa accadrebbe se lo scoprissero tutti?

link: http://www.ilcambiamento.it/lontano_riflettori/islanda_rivoluzione_silenziosa.html

giovedì 14 luglio 2011

LICENZIAMENTO SCANDALOSO

Quello che è accaduto nella bergamasca ai danni di una donna in stato vegetativo causa un'aneurisma cerebrale licenziata per"giusta causa"non può che non essere accaduto che in Italia e pure in un modo talmente inumano ed irrispettoso della persona che sembra si viva(ed è vero)in una nazione in cui il lavoro sia diventato un ricatto rispetto a un diritto.
Che è sancito pure dal primo articolo della Costituzione della Repubblica ma vabbeh diciamo che negli ultimi anni sulla carta costituente come minimo ci hanno pisciato sopra:l'articolo tratto da Repubblica Milano e preso da Indymedia Lombardia spiega come l'azienda in cui lavora la signora abbia esonerato dal lavoro la dipendente in quanto"crea evidenti intralci all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al suo regolare funzionamento"calpestando tutti i diritti della persona e non solo quelli lavorativi.
E'certo scritto in un contratto lavorativo che se durante un determinato periodo di tempo le assenze per malattia superino un tot si possa venire licenziati,ma è vero altresì che molte aziende hanno superato analizzando caso per caso questo limite,proseguendo il rapporto di lavoro.
La totale mancanza di umanità della ditta di Lallio ed i motivi assunti per la cessazione del rapporto di lavoro fanno dei dirigenti di tale azienda una succursale di un campo di concentramento del nuovo millennio,visto le condizioni comprovate di inattività della signora in questione che di certo non volontariamente si è trovata in tale situazione.
Vedremo se le proteste del marito,dei sindacati e di alcuni parlamentari che hanno posto delle interrogazioni in merito saranno foriere di positive novità per questa lavoratrice,donna e mamma che sta passsando una situazione a dir poco disperata.

Licenziata mentre è in coma - "Crea intralcio alla produzione".
 
La vicenda è stata denunciata dalla Cgil di Bergamo. La donna aveva partorito la quarta
figlia mentre si trovava già in stato vegetativo. Il marito: "La parola 'intralcio' ci ha turbato"
Licenziata mentre è in stato vegetativo perché, secondo l'azienda, "la discontinuità della sua prestazione lavorativa crea evidenti intralci all'attività produttiva". Rosa, nome di fantasia, è in stato vegetativo dal 2010, conseguenza di un aneurisma cerebrale, e ha quattro figli, l'ultima dei quali è nata quattro mesi dopo l'evento. La Filctem Cgil e l'Ufficio vertenze della Cgil, che assistono la signora, hanno impugnato il licenziamento.
Il 4 giugno 2011 la Nuova Termostampi di Lallio, per la quale la signora ha lavorato 16 anni, le comunica il licenziamento con una lettera: "Con la presente dobbiamo rilevare che lei ha effettuato le assenze per malattia di seguito riportate. Avendo effettuato 368 giorni di malattia nell'arco del periodo, lei ha superato il periodo di conservazione del posto di lavoro".
Ma è la seconda parte della lettera indirizzata alla donna, denunciano i sindacati, che ha maggiormente urtato i familiari che l'hanno aperta e letta per lei: "Comunque - prosegue il documento - la discontinuità della sua prestazione lavorativa crea evidenti intralci all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al suo regolare funzionamento, incide in modo sensibile sull'equilibrio dei rispettivi obblighi contrattuali. Per tutti i motivi sopra esposti, le notifichiamo pertanto la risoluzione del rapporto di lavoro tra noi in corso a far data dalla presente. Le sue spettanze di fine rapporto, comprensive dell'indennità sostitutiva del preavviso, le saranno liquidate, come di consueto, direttamente sul suo conto corrente entro l'11 luglio 2011".
La lettera di licenziamento è successiva alla richiesta, formalizzata dal marito perché ovviamente la signora non poteva farlo, di godimento delle ferie e dei permessi maturati prima dello scadere del periodo di malattia consentito. "Mi sembra scandaloso che un'azienda neghi la fruizione delle ferie utilizzando la motivazione delle esigenze produttive - commenta il marito - e ancor più ci ha turbato la parola intralcio. Chiedo rispetto per i diritti di mia moglie. Chiedo che se ne ha diritto venga riassunta: nulla di più".
In altri casi simili "anche grazie alla sostanziale assenza di costi per il datore di lavoro, le aziende non hanno provveduto al licenziamento ma, al contrario, hanno mantenuto in essere il rapporto di lavoro. Mi pare di poter dire che l'azienda in questione abbia quanto meno sottovalutato la condizione difficilissima di una propria collaboratrice. Di attenzione al fattore umano qui proprio non si vede traccia", ha commentato il segretario provinciale della Filctem Cgil di Bergamo, Fulvio Bolis.
La Società Nuova Termostampi, in una nota a firma dell'amministratore delegato Maria Nella Manzoni, smentisce invece quanto denunciato dalla Cgil. Senza entrare nel dettaglio della vicenda, indica che "preso atto del comunicato della Cgil, ritiene che le informazioni fornite siano altamente fuorvianti della realtà dei fatti e lesive dell'immagine aziendale. L'azienda provvederà a intraprendere tutte le iniziative del caso al fine di tutelarsi nelle opportune sedi".
Reazioni anche dal mondo politico: "E' una cosa vergognosa", ha sostenuto il parlamentare Antonio Misiani (Pd) affermando che "le motivazioni alla base del licenziamento sono surreali. Altro che 'evidenti intralci all'attività produttiva': dietro la freddezza burocratica di questa terminologia c'è una incredibile mancanza di umanità, che aggiunge ulteriori sofferenze al dolore di una famiglia già colpita duramente nei suoi affetti. Mi auguro di tutto cuore che l'azienda torni sui suoi passi, in nome del rispetto dovuto alla donna e ai suoi familiari. Sulla vicenda Misiani ha presentato insieme con il collega Emanuele Fiano, anch'egli del Pd, un'interrogazione parlamentare al ministro Maurizio Sacconi.
13 Luglio 2011
http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/07/13/news/licenziata_mentre_in...

mercoledì 13 luglio 2011

LE CALDE NOTTI NORDIRLANDESI

Breve articolo per documentare le solite provocazioni dei protestanti che si hanno in questo periodo dovute alle manifestazioni di dominio dello sfruttatore britannico sulla pelle degli irlandesi e che puntualmente sollevano insurrezioni popolari da parte dei cattolici.
Già da giugno Belfast è stata teatro di manifestazioni spesso concluse con violenti scontri con la polizia,e negli ultimi giorni la protesta si è estesa anche in altri centri della repubblica nordirlandese e soprattutto a Derry,dove i cortei orangisti blindati dai protettori in divisa sono stati osteggiati dalla popolazione irlandese anche da ragazzini,alcuni arrestati.
Per ora non si segnalano vittime anche se le ritorsioni poliziesche non tarderanno a venire:l'articolo è preso da infoaut.org,cui aggiungo alcuni links:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/07/le-seconde-verita-del-governo.html , http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/05/bobby-sands.html , http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/03/go-on-home-british-soldiers.html.

Belfast in fiamme tra riots e bonfires.

Violenti scontri sono scoppiati stamani nella parte a maggioranza cattolica di Belfast e almeno sette agenti di polizia sono rimasti feriti.

Le proteste dei cattolici, che coincidono con il periodo della marce annuale dei protestanti Orangisti, sono dilagate nel quartiere cattolico di Broadway. La polizia ha usato proiettili di gomma, i manifestanti hanno risposto con il lancio di pietre e di bottiglie molotov.

Al momento non sembra siano rimasti feriti dei civili. Ogni anno la stagione delle marce dei protestanti culmina il 12 luglio, con la marcia che celebra la vittoria di Guglielmo III d'Orange sul cattolico Giacomo II nella battaglia del Boyne nel 1690. Gli scontri sono iniziati quando i protestanti hanno dato il via ai fuochi d'artificio per inaugurare la festa.
Scatti fotografici immortalano la ‘torrida’ notte a Belfast, la notte dei bonfires, la vigilia della Twelfth Parade che ha segnato l’inizio degli scontri tra repubblicani e PSNI intervenuta pesantemente in tenuta anti sommossa con scariche di proiettili di gomma e cannoni ad acqua.
Fonti: Peace Reporter - FiveDemands

martedì 12 luglio 2011

FIORI DI ZUCCA FRITTI

Alla faccia della dieta e del fegato in questo periodo i fiori di zucca fritti li mangio molto spesso anche perché questo è il loro periodo di fioritura,e pure quelli di zucchina contribuiscono a far sì che questo piatto sfizioso e facile da preparare sia riproposto numerose volte.
Buon contorno sia per piatti di carne o meglio con verdure visto che l'afa non da tregua e quindi si preferiscono pietanze fresche o fredde,questa frittura è pronta in pochi minuti e dà la stessa sensazione di soddisfazione di aver mangiato un dolce.
Ingredienti:
-fiori di zucca e/o di zucchina;
-olio di semi;
-uova;
-latte;
-sale;
-formaggio grattuggiato.
Innanzitutto si prepara la pastella per impanare i fiori di zucca con uno o due uova,un pizzico di sale,qualche goccia di latte e poco formaggio grattuggiato,mescolando assieme per un paio di minuti intanto che l'olio di semi(di girasole va benissimo)si scaldi.
Si tagliano le basi dei fiori dal ricettacolo al peduncolo togliendo stami e pistilli e lavando quel che rimane sotto acqua corrente:con una forchetta si immergono nella pastella e si lasciano nell'olio bollente per pochi minuti girandoli per non bruciarli.
Tolti dall'olio si asciugano sulla carta assorbente per eliminarne quello in eccesso,e con la pastella avanzata si può fare una frittatina:non ci resta che assaporare questo piatto antico e gustoso.

lunedì 11 luglio 2011

AL PROSSIMO STRATAGEMMA

A meno di altri clamorosi sviluppi che equivalerebbero ad una bella discesa nelle piazze italiane di carriarmati stile golpe il presidente del consiglio nonchè boss della Fininvest e di qualche altra chissà quante holding,Berluscojoni dovrà pagare alla Cir di De Benedetti i 560 milioni di Euro che gli spettano poichè il premier truffatore ha per l'appunto barato sulla successione della Mondadori,vicenda cominciata più di vent'anni fa(per maggiori info:http://it.wikipedia.org/wiki/Lodo_Mondadori ).
Non che l'ultimo citato sia uno stinco di santo,anzi...ma fatto sta che l'enorme somma da versare possa far paura pure ad un magnate della mafia come il premier pagliaccio,che tra l'altro vede diminuire di qualche punto percentuale la sua ricchezza e che dovrà a malincuore lasciare qualche quota di qualcuno dei suoi possedimenti.
L'articolo tratto da Senza Soste fornisce qualche numero sulle capacità economiche spropositate di Fininvest,non tutta farina del sacco di Berlusconi ma ovviamente lì dentro per innumerevoli motivi c'è dentro pure qualcosa delle nostre tasche e dei nostri sforzi:chissà che cosa s'inventerà Berlusconi visto che per il momento sembra aver accusato il colpo,ma sono sicuro che qualche stratagemma"ad personam"possa essere estratto ancora dal cilindro del premier giullare.

Fininvest, problemi ben oltre i 560 milioni di risarcimento.

La sentenza del processo di appello emessa dal tribunale di Milano, in merito alla causa civile sul lodo Cir-Mondadori, per Fininvest è naturalmente un problema in sè. Nessun gruppo è felice di rimborsare oltre mille miliardi delle vecchie lire al proprio principale avversario. Anche perchè 560 milioni di euro rappresentano, per il gruppo Fininvest, due o tre anni di utili a seconda dalle stime. Sicuramente, come si nota dalla scheda in fondo, la holding Berlusconi è comunque in grado di far fronte a un risarcimento del genere. Persino senza licenziare una persona.
I problemi per Fininvest sono di prospettiva: la raccolta pubblicitària, storico polmone del gruppo, è calata significativamente dall'inizio della crisi, il titolo Mediaset ha perso un quinto del valore nell'ultimo anno, il mercato mediale sta cambiando in modo da mettere in difficoltà le nuove offerte del gruppo e il controllo del governo non è affatto saldo. Inoltre, lo storico concorrente De Benedetti è in grado di rafforzarsi proprio con i 560 milioni di risarcimento decretato dal tribunale di Milano. E si sta esaurendo la stagione del controllo di una importante partecipata del gruppo Fininvest che potrebbe tornale in area De Benedetti: il governo della Repubblica.
La guerra dei trent'anni tra i gruppi Berlusconi e De Benedetti, che condiziona i governi dalla metà degli anni '80, ha quindi tutte le caratteristiche per continuare senza esclusione di colpi. (red) 10 luglio 2011

Una scheda del patrimonio Fininvest secondo Ansa.it

MILANO - Fininvest è la holding che raggruppa le proprietà della famiglia Berlusconi, ha un patrimonio di 2,5 miliardi e ha registrato utili nel 2010 per 87,1 milioni decidendo però di non versare alcun dividendo ai soci. Solo l'anno prima aveva distribuito cedole per 200 milioni di euro e così la decisione è stata collegata dagli osservatori all'imminente decisione sul Lodo Mondadori: anche dieci giorni fa, approvando i dati di bilancio, la finanziaria aveva però ribadito la convinzione che non ci fosse proprio alcun danno da risarcire, decidendo di non accantonare alcuna cifra per la vicenda. L'intero gruppo che fa capo a Fininvest conta su ricavi per ben 5,8 miliardi e utili per 160,1 milioni. A fine anno aveva un indebitamento netto di 1,3 miliardi. La holding controlla il 39% di Mediaset, il 50% di Mondadori, il 36% di Mediolanum, oltre al Milan (100%) e al Teatro Manzoni (100%). Fa capo alla finanziaria anche la quota del 2% di Mediobanca, il 'salotto buono' della finanza milanese: l'1% è conferito al patto di sindacato, e per la famiglia partecipa il presidente Fininvest Marina Berlusconi, consigliere anche dell'istituto di Piazzetta Cuccia.

Fininvest ha poi una quasi il 24% di Molmed, lo spin off quotato del San Raffaele attivo nella ricerca oncologica, e il 2,06% di Aedes. La famiglia Berlusconi controlla Fininvest tramite otto finanziarie, denominate tutte Holding Italiana, ma con diversa numerazione. Inizialmente queste 'scatole' erano ben 22, ridotte a otto dopo l'ultimo riassetto del 2004. Il controllo fa sempre capo a Berlusconi con il 63% del capitale (tramite la Holding Italiana Prima, Seconda, Terza e Ottava). I figli del primo matrimonio Marina (é anche presidente Mondadori) e Piersilvio (vice presidente Mediaset) hanno una quota del 7,65% a testa (rispettivamente attraverso le holding Quarta e Quinta). Nell'estate del 2005 anche i figli di secondo letto, Barbara, Eleonora e Luigi, hanno ricevuto una quota del patrimonio e hanno attualmente il 21,4% di Fininvest (attraverso la holding Quattordicesima). Tra le vicende famigliari, resta intanto ancora aperta la causa di separazione tra Berlusconi e Veronica Lario, e con essa ogni eventuale impatto sul patrimonio di famiglia. Nella vicenda del Lodo Mondadori, Fininvest ha ottenuto di congelare il risarcimento alla Cir di Carlo De Benedetti, almeno fino all'esito del processo d'appello, presentando nel dicembre 2009 una fideiussione per 806 milioni di euro garantita da Intesa Sanpaolo e controgarantita da Unicredit, Mps e Popolare di Sondrio. Tecnicamente la fideiussione scadeva in aprile ma nel frattempo è stata rinnovata in attesa della sentenza. Nel bilancio 2009 Fininvest spiegava di non aver presentato alcuna garanzia o pegno per la fideiussione, "anche in considerazione del valore del patrimonio netto contabile della capogruppo, del valore economico dello stesso ed infine del merito di credito conosciuto".

venerdì 8 luglio 2011

GIU' I FUCILI DALLE NUTRIE!

Appello affinchè non si scateni una caccia indiscriminata alle nutrie che secondo alcune menti geniali che girano tra la provincia di Cremona ed i tavoli delle feste della Lega sono la causa prima di tutto quello che di cattivo e di nocivo possa esistere in ambito agricolo.
Accusate di ogni sorta di male questi animali hanno la sola colpa di vivere e basta,e di essersi adattate bene in un luogo che non è quello della loro origine poiché importate dall'uomo per esigenze di pellicce e infiltrate tra i nostri fossi e campi di mais.
La proposta di usare assassini per sterminare queste creature è una nefandezza degna della peggior politica,dove al posto di punire il vero protagonista del disfacimento ambientale anche in senso più ampio che rimane l'essere umano,si pongono le nutrie come capro espiatorio di un problema(se di problema si tratta)nato per soddisfare le esigenze narcisistiche dell'uomo stesso.
Sicuramente ci sono metodi più"umani"per poter sfoltire la presenza di queste bestioline come trappole oppure una cattura con sedativi piuttosto che la triste e tragica carabina o le esche avvelenate(che uccidono decine di altri animali,soprattutto cani)ma questi cacciatori si sa che hanno la sete di sangue dentro,che unita alla voglia di uccidere a tutti i costi fanno di questa categoria di imbecilli una nicchia di stronzi che odiano la natura.
E non vengano a dirmi che la amino e che la tutelino ammazzando le più svariate specie animali perché questa è una delle più enormi cazzate che questi uccisori possano"sparare":articolo tratto da"Crema on line"e voglio mettere un link che riporta un salvataggio di una nutria avvenuto a Lodi:http://www.geapress.org/animali-in-emergenza/lodi-la-nutria-salvata-dalluomo-fotogallery/15982/comment-page-1#comment-20076 tratto dal sito"Geapress.org".
Lunga vita alle nutrie!

Emergenza nutrie: al via il 'Progetto Trapper'. I 'catturatori specializzati' agiranno in accordo con gli
uffici della Provincia di Cremona
di Ilaria Bosi
Cremona - Parte il 'Progetto Trapper', la strategia messa a punto dalla Provincia di Cremona per combattere la minaccia delle nutrie che incombe sulle nostre campagne. "Con il prossimo mese di luglio – afferma l’assessore all’Agricoltura, ambiente Gianluca Pinotti – l’amministrazione provinciale renderà operativo il progetto sperimentale dei ‘Trapper’, catturatori specializzati nell’abbattimento per il controllo della specie nutria".

Un anno
"Questo progetto, unico in Italia, in base alle ricerche da noi condotte, avrà la durata di un anno, e vedrà l’affidamento di un incarico ad una ditta specializzata che agirà sull’intero territorio provinciale per eseguire interventi non solo di cattura e soppressione mediante l’utilizzo di gabbie e fucile ma anche di coordinamento di tutti i volontari appositamente formati ed autorizzati dall’Amministrazione Provinciale".

Gli 800 trapper
Da un punto di vista tecnico l’obbiettivo del progetto è quello di coordinare tutti gli operatori, presenti sul territorio e già autorizzati al controllo della nutria (circa 800) allo scopo di creare una sinergia con gli attori interessati, per fronteggiare al meglio il fenomeno dilagante della presenza di nutrie.

Dati certi
Il trapper svolge le attività su tutto il territorio provinciale con mezzi diversificati (gabbie-trappola, fucile), tempi estesi (intero arco della giornata) e metodi differenziati calibrati in funzione dell’esperienza e della situazione ambientale in cui opera per migliorare l’efficienza di cattura. La Provincia ha l’esigenza di acquisire dei dati certi in merito alla cattura della specie in parola, che saranno puntualmente verificati dal servizio delle Guardie Venatorie e Ittiche Provinciali alle quali è affidato un compito di raccordo e coordinamento con l’Ufficio Caccia e Pesca Provinciale.

Strategie d'intervento
Alla fine della sperimentazione i dati raccolti serviranno per comprendere quali strategie di intervento utilizzare nel prossimo futuro e quali risorse economiche dovranno essere messe in campo, per rendere il controllo più efficace.

giovedì 7 luglio 2011

LE TRUFFE DI PORCHEZIO

Mentre non la smettono di uscire ogni giorno notizie su arresti o richieste di convalida di arresti da parte di tutti i politici con una gran maggioranza di quelli pidiellini ecco un'altra storia tenuta sotto al tappeto come la polvere e che riguarda uno tra i più orridi personaggi politici e non solo italiani,ovvero Mario Porchezio.
Con la svolta epocale in una storta di j'accuse del neo capoccia del partito più votato(e aggiungerei migliore della penisola,ahah),Alfano ha dichiarato che da ora il Pdl sarà il partito degli onesti,in una sorte di autoconfessione che comunque non finisce di produrre personaggi più adatti alle manette che alle poltrone di Montecitorio.
Ma torniamo al post odierno tratto da Indymedia Lombardia che cita il quotidiano La Stampa che con articoli presi a distanza d'anni riporta all'auge la vera anima menzognera e truffaldina del maiale per antonomasia della Sega Nord,rubando di diritto ed anche con alcune perle(ai porci!)il posto al ministro Calderoli.
E tra non molto dovrebbe essere presente pure qui vicino in territorio cremasco per la festa della sega di Trescore...la puzza si sta sentendo già ora...e per un ripassino sul coglione ecco un paio di links su questo suino lego-nazifascista:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2011/05/mladicun-genocidaporchezioun-relitto.html e http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/03/porchezio-rimane-nel-suo-porcile.html.

Mario Borghezio: falsa cooperativa e l’ombra del delitto di Vauda Canavese.
 
La Stampa, 22.02.1979 In carcere per bancarotta un assessore di Cuorgnè, Giovanni Jaria, e due avvocati
Truffe e strane operazioni finanziarie che hanno per sfondo la fantomatica cooperativa «Aurora» di Borgaro continuano a interessare la magistratura che sta indagando su fatti e misfatti di questa società in cui parecchia gente in buona fede ci ha rimesso i risparmi credendo di poter un giorno diventare proprietaria di un alloggio. Ieri il giudice istruttore Accordon ha emesso sei mandati; di cattura eseguiti dai carabinieri del reparto operativo. Sono stati arrestati due avvocati. Veniero Frullano di 50 anni e Mario Borghezio, 32 anni, un assessore di Cuorgnè, Giovanni Jaria, impresario e personaggio pubblico piuttosto «chiacchierato» tanto da essere espulso dal partito socialista in cui militava attivamente. (…)

La Stampa, 23.02.1979 Dietro i raggiri della falsa cooperativa l’ombra del delitto di Vauda Canavese? Tra i cocci della cooperativa «Aurora» di Borgaro. dichiarata fallita nell’autunno scorso, c’è di tutto: truffa, falsi in contabilità, raggiri, «buchi» per decine di milioni, bilanci fasulli, un’estorsione e, domani, forse, la spiegazione di un delitto che pareva destinato alla polvere degli archivi. Vediamo di riassumere gli ultimi sviluppi della complessa vicenda. Tra ieri e martedì notte il giudice istruttore Accordon ha interrogato le persone arrestate; gli avvocati civilisti Venicro Frullano e Mario Borghezio; l’impresario ed assessore di Cuorgnè Giovanni Iaria; il suo socio Luigi De Stefano e un commerciante di Vimodrone (Milano), Giovanni Tornaghi, 47 anni. Costui, in concorso con Alfredo Luca, 50 anni, radiotecnico di Milano, avrebbe tentato un’estorsione a due non meglio specificati soci della «Aurora». Come? Cercando di farsi consegnare un paio di brillanti del valore di 10 milioni e offrendo in cambio il silenzio sull’imbroglio che Gian Maria Massari farmacista di Borgaro e factotum della cooperativa, ed i suoi più stretti collaboratori, andavano tessendo alle spalle dei «soci». (…) E c’è di più: da questa fitta ragnatela dovrebbero venire fuori i nomi e le ragioni di un delitto commesso presso Vauda Canavese il 30 agosto scorso. Quella sera, due contadini scorsero nelle vicinanze di un loro vigneto affiorare dal terreno il braccio di un cadavere sepolto da poco. La fossa, scavata qualche ora prima, conteneva il corpo di Loris Silvestri, ex cuoco, «giustiziato» con due colpi di pistola alla testa. C’è il sospetto che il Silvestri avesse ficcato il naso troppo a fondo proprio nelle attività delle società fantasma che pullulavano nella zona, minacciando forse di parlare. Da qui l’ordine di farlo tacere per sempre. Esistono collegaimenti tra le indagini che sta svolgendo il magistrato sulla cooperativa di Borgaro. e varie «affiliate», e il delitto di Vauda (la pratica è pure nelle mani del giudice Accordon?) Lo si saprà forse tra pochi giorni.

La Stampa, 03.05.1980 La cooperativa-truffa a Borgaro Rinviate a giudizio 11 persone La truffa ai danni di persone che sono alla ricerca di una casa sta diventando sempre più frequente. Un esempio viene dalla cooperativa fantasma «Aurora», di Borgaro. costituitasi nel marzo del ’77 e dichiarata fallita nel gennaio del ’79. I soci avevano nel frattempo versato oltre alle 50 mila lire di capitale sociale e alle 250 mila, a titolo di fondo spese, quote pari al 10 per cento del valore degli alloggi vale a dire, dai 2 al 2 milioni e mezzo di lire ciascuno. Al centro della vicenda, nata da una denuncia dell’ottobre ’78, e i successivi esposti dei soci che avevano ormai intuito la truffa ordita ai loro danni, un gruppo di spregiudicati professionisti, in questi giorni il giudice istruttore Acordon ha chiuso l’inchiesta, chiedendo il rinvio a giudizio davanti al tribunale per undici persone. Tutte devono rispondere di associazione per delinquere e concorso nella truffa. Sono: Giuseppe De Vita, 37 anni, ex postino e vicesindaco di Borgaro, socialista come Gian Maria Ammassari, 35 anni, che abbandonò la gestione della farmacia nel paese per darsi alla politica (era segretario del psi della locale sezione) e agli affari; (…) Maria Luisa Aime, 25 anni, di Leinì, impiegata, socia e consigliere d’amministrazione, grazie alla sua amicizia con il farmacista; (…) l’imprenditore edile Giovanni Iaria, 33 anni, che secondo l’accusa forni fatture «di comodo» per un importo di 91 milioni, a titolo di spese per materiale edilizio mai consegnato; gli avvocati Veniero Frullano e Mario Borghezio, che dovevano assistere come legali gli amministratori e parteciparono invece agli utili dell’impresa truffaldina; (…) Il via alla cooperativa-truffa risale all’inizio del ’77. Il progetto è allettante: 150 alloggi da tre a cinque vani, prezzi vantaggiosi. L’iniziativa viene sponsorizzata dalla locale sezione socialista (segretario Ammassari, il farmacista) e dal vicesindaco De Vita, intraprendente e conosciuto. I guai cominciano quando i soci, che nel frattempo hanno versato il 10 per cento del valore degli alloggi, chiedono informazioni più precise sull’ubicazione del terreno e sulla concessione da. parte del Comune dell’autorizzazione a costruire. La verità viene a galla in consiglio comunale quando il sindaco Sola, rispondendo all’interrogazione di un esponente della Democrazia Cristiana, in minoranza nel Comune, rivela che il terreno dell’«Aurora» non esiste. Poi va dal pretore di Ciriè Di Palma che fa partire l’inchiesta.

La Stampa, 18.12.1993 «On. Borghezio, lasci l’Antimafia» Il caso della cooperativa socialista «Aurora» di Borgaro coinvolge nuovamente Mario Borghezio, oggi deputato e capogruppo della Lega Nord nella Commissione parlamentare antimafia. Il senatore e il deputato dei Verdi Emilio Molinari e Massimo Scalia e il senatore della Rete Carmine Mancuso, in una lettera, hanno domandato al presidente della commisione Luciano Violante, pidiessino, se il comportamento di Borghezio nella bancarotta della Cooperativa Aurora (e nell’ammanco di 90 milioni) sia compatibile con il suo attuale incarico di commissario dell’Antimafia. Tanto più che il tribunale condannò assieme a lui (e ad un’altra dozzina di persone) «tal Giovanni Iaria, indagato per legami con la mafia calabrese». (…) In altre parole i due senatori Verdi e il deputato della Rete sollecitano il presidente dell’Antimafia ad invitare Borghezio a dimettersi. Ma il deputato della Lega risponde picche: «E’ curioso che questa faccenda ritorni a galla alla vigilia dello scioglimento delle Camere». Contrattacca: «Siamo di fronte a una chiara manovra anti-Lega, orchestrata per far riemergere quella vecchia storia». Una storia di ammanchi (dalla cooperativa sparirono 90 milioni) e una «bancarotta fraudolenta» che parevano dimenticati. Anche perché, dopo la condanna (due anni) pronunciata dal tribunale nell’84 e confermata in corte d’appello nell’86, la Suprema Corte annullò le sentenze per vizio di forma: i due dibattimenti, a giudizio della Cassazione, si erano tenuti nonostante che il fallimento della cooperativa fosse stato impugnato, quindi non esecutivo. «Senza la sentenza di fallimento non poteva configurarsi il reato di bancarotta» dice Borghezio. (…) E sulla questione Iaria: «Non ho avuto rapporti diretti con lui. In quella cooperativa ero solo un legale. Fui chiamato quando il buco di 90 milioni c’era. Che potevo fare? (…)

La Stampa, 22.02.1979 In carcere per bancarotta un assessore di Cuorgnè, Giovanni Jaria, e due avvocati
(…) Esaminando i libri contabili della fallita cooperativa «Aurora» sarebbe emerso che un «buco» di 90 milioni avrebbe avuto la copertura fasulla di fatture emesse dallo Jaria, o meglio dall’impresa «Ice» di cui Jaria era amministratore. Perché? L’ Ammassari, factotum della «Aurora», con quelle fatture fittizie avrebbe dimostrato ai soci che la contabilità societaria era perfetta e che i lavori sarebbero cominciati presto. Tanto è vero che sarebbe riuscito grazie a quelle «credenziali» a far versare altre somme ai soci, soldi finiti poi non si sa bene dove. L’«operazione fatture» sarebbe un’iniziativa dell’Ammassari, conclusa con l’aiuto degli avvocati Borghezio e Frullano che gli avrebbero presentato Giovanni Jaria.

CNEL – Osservatorio socio-economico sulla criminalita, L’infiltrazione della criminalità organizzata nell’economia di alcune regioni del Nord Italia, 23 febbraio 2010
(…) Si può cominciare da Cuorgnè, in provincia di Ivrea,che è un esempio di come sia stato possibile realizzare un determinato inserimento in quelle realtà. Protagonista della vicenda fu Giovanni Iaria che protestò sempre la sua innocenza di fronte alle accuse dei magistrati che in tempi diversi s’occuparono di lui. Era amico di Mario Mesiani Mazzacuva, capobastone di Bova che aveva interessi economici nel canavese e in Val d’Aosta, e di un altro mafioso di spicco della ‘ndrangheta di quegli anni originario di Marina di Gioiosa Jonica e operante a Torino, Francesco Mazzaferro. Quando verrà battezzata la figlia di costui, Iaria era presente, anche se dirà di aver partecipato a quel battesimo per l’amicizia che lo legava al cantante Mino Reitano ingaggiato per allietare la festa. Iaria era un imprenditore edile. Sui suoi cantieri, a quanto pare, lavoravano “pregiudicati calabresi” che avevano ottenuto il beneficio della semilibertà “grazie a richieste nominative di imprese legate a Iaria”. Insieme ad un altro socio aveva il controllo della manodopera locale di origine calabrese e con essa riusciva ad inserirsi in vari lavori. E’ significativo il fatto che un grosso imprenditore di Cuorgnè “quando aveva bisogno di manodopera si rivolgeva allo Iaria” e questi, d’altra parte, “era in grado di praticare prezzi enormemente vantaggiosi rispetto a quelli che potevano praticare altre ditte esecutrici dei lavori”. Il che può spiegarsi solo con il fatto che Iaria “disponeva di manodopera meno costosa e, cioè, sottopagata o in ‘nero’”. Giovanni Iaria cominciò a tessere relazioni con vari ambienti. Non sorprende allora trovarlo in rapporto “con quei personaggi che rappresentavano le istituzioni la cui frequentazione è in grado di conferire prestigio ed immagine e, al tempo stesso, aggiungere potere”. Il rapporto con il procuratore della Repubblica di Ivrea costò caro al magistrato che si dimise dall’ordine giudiziario. Né può sorprendere il fatto che lo stesso Iaria si sia dato attivamente a fare politica: “Già nel 1975 era in grado di controllare una buona fetta dei voti degli immigrati”, 500 a suo dire. Con quei voti fu eletto consigliere comunale di Cuorgnè e divenne subito assessore. (…)

mercoledì 6 luglio 2011

ANCHE DA NOI ARMI CHIMICHE(SE GIA' NON LO SAPEVATE)

Per chi non fosse avvezzo con manifestazioni degenerate per colpa degli sbirri,sia politiche che di altre specie,sarà duro capire senza aver mai provato"l'ebbrezza"di un tirotto di gas lacrimogeno ma può solo immaginare il perchè di tutte quelle persone che piangono e si portano la mano o il fazzoletto alla bocca e al naso per cercare d'inspirare il meno possibile queste sostanze nocive per la salute.
Perchè inalare il gas lacrimogeno è molto più in termini di salute che fumare una sigaretta che pure quello è tossico e cancerogeno:l'assunzione di molto Cs(Orto-cloro-benzal malonitrile),che è quello cha va per la maggiore in Italia,è altamente tossico e provoca danni gravissimi e talvolta irreversibili in alcuni soggetti.
E molto gas Cs è già resprirarne i fumi per una manciata di secondi,e se questo dura per alcuni minuti la sensazione di soffocamento,nausea e mal di testa è il minimo danno collaterale che possa capitare:è quindi lecita la definizione che da il titolo al contributo odierno tratto dal sito NoTav.eu che definisce a ragione i lacrimogeni essere delle vere e proprie armi chimiche,con una breve storia e spiegazioni delle diverse miscele esistenti e dei danni che provocano.
C'è da aggiungere il fatto che la solerte polizia italiana spesso e volentieri gioca al bersaglio con queste armi sparando ad altezza uomo questi grossi bussolotti che se colpiscono qualcuno possono provocare serie lesioni e traumi,nonchè creare il panico e la morte anche di chi solo si possa trovare di passaggio(a Bergamo fu emblematico il caso di Celestino Colombi morto durante una carica della celere a seguito di un Atalanta-Roma).

I LACRIMOGENI SONO UN'ARMA DA GUERRA CHIMICA

Il gas lacrimogeno è un aerosol di composti lacrimogeni a tossicità variabile che causa forte lacrimazione e bruciore, difficoltà a tenere gli occhi aperti, tosse, difficoltà respiratorie e a volte vomito.
Sono usati dalle forze di polizia di tutto il mondo per controllare manifestazioni di violenza collettiva (o per reprimere e disperdere manifestazioni di protesta non autorizzate): per questo scopo si usano sotto forma di candelotti lacrimogeni, artifizi da lanciare con diversi dispositivi e con fucili. Sono cilindri con una piccola carica termica che, innescata dal lancio o dall'impatto con il suolo, riscalda rapidamente il contenitore e fa evaporare la sostanza lacrimogena, che si rende visibile come un fumo biancastro.
Fra le molte sostanze lacrimogene impiegate, le più usate sono di gran lunga tre:
  • Orto-cloro-benzal malonitrile (gas CS)
  • Dibenzen(b,f)-1,4-ossiazepina (gas CR)
  • Cloroacetofenone (gas CN)
Il gas CS fa parte dell’equipaggiamento delle forze di polizia italiane dal 1991, con il DPR 5 ottobre 1991, n. 359, (Regolamento che stabilisce i criteri per la determinazione dell'armamento in dotazione all'Amministrazione della pubblica sicurezza e al personale della Polizia di Stato che espleta funzioni di polizia), il quale all'articolo 12, comma 2, recita: "gli artifici sfollagente si distinguono in artifici per lancio a mano e artifici per lancio con idoneo dispositivo o con arma lunga. Entrambi sono costituiti da un involucro contenente una miscela di CS o agenti similari, ad effetto neutralizzante reversibile".
In base alla legge 1975, n.110 (Norme integrative della disciplina vigente per il controllo delle armi, delle munizioni e degli esplosivi), articolo 1, si stabilisce che "Agli effetti delle leggi penali, di quelle di pubblica sicurezza e delle altre disposizioni legislative o regolamentari in materia sono armi da guerra le armi di ogni specie che, per la loro spiccata potenzialità di offesa, sono o possono essere destinate al moderno armamento delle truppe nazionali o estere per l'impiego bellico, nonché le bombe di qualsiasi tipo o parti di esse, gli aggressivi chimici, i congegni bellici micidiali di qualunque natura, le bottiglie o gli involucri esplosivi o incendiari."
Ciò classifica i gas CS come armi da guerra di terza categoria, ossia “armi chimiche”; infatti la vigente regolamentazione in materia include in questa categoria tutti i gas, i liquidi e i solidi, che, diffusi nell'area, in acqua o sul terreno, producono negli esseri viventi lesioni di varia natura, tali da inficiare, permanentemente, la salute dell'organismo umano. Tali sostanze si suddividono in asfissianti (cloro, bromo, perossido di azoto), tossiche (acido cianidrico), vescicatorie (iprite), nervine, irritanti (cloroacetofenone), come i gas usati per i lacrimogeni. Si considerano dunque armi da guerra i "candelotti lacrimogeni" (sentenza della Cassazione 30 gennaio 1982)
Il gas "Cs" che scaturisce dopo il lancio dei lacrimogeni è una sostanza chimica messa al bando dalla convenzione di Ginevra mentre invece viene ammesso per risolvere problemi di ordine pubblico. L’Unione europea ha messo a punto un lungo documento nel quale sottolinea l’inopportunità di usare questo gas proprio perché può provocare degli effetti collaterali anche irreversibili. Di seguito una spiegazione, tratta da un dossier presentato dal senatore Francesco Martone, dei danni che può fare il CS se impiegato ad alti dosi:
la concentrazione letale di CS (nome scientifico ortoclorobenzalmalonitrile) per il sistema polmonare del 50 per cento di una popolazione adulta è stimata essere dai 25.000 ai 150.000 mg/m3. Lanciata all'esterno una granata CS genera una nube di 6-9 metri di diametro al centro della quale si può produrre una concentrazione di 2.000-5.000 mg/m3;
il CS micronizzato e mescolato con un antiagglomerante o trattato con idrorepellenti a base di silicone può rimanere attivo per giorni e settimane, se polverizzato al suolo;
secondo uno studio pubblicato nel 1989 dal Journal of the American Medical Association, il CS assorbito verrebbe metabolizzato nei tessuti periferici sotto forma di cianuro, nota sostanza cancerogena. Il professore di tossicologia ambientale all'università Howard e coautore dello studio, Baiulus Walker, in Corea del Sud, dove la polizia locale aveva usato il CS durante manifestazioni (1987), ha riscontrato complicazioni polmonari tra i dimostranti, danni al sistema respiratorio di bambini e casi di danno cromosomico, al punto di affermare che il CS può essere «molto, molto tossico» se usato nelle dosi sbagliate;
secondo la commissione medica coreana «l'uso di gas lacrimogeni contro i civili in Corea del Sud è pratica disumana e non accettabile dal punto di vista medico... Consideriamo l'uso di gas CS e di altri gas lacrimogeni con effetti chimici comparabili, equivalente ad una operazione di guerra chimica contro popolazioni civili, e pertanto chiediamo la totale messa al bando dell'uso di queste sostanze»;
nello studio sull'uso di gas lacrimogeni (Crowd Control Technologies - An appraisal of technologies for political control) commissionato dal Parlamento europeo si afferma, tra l'altro, che ad alti livelli di esposizione, il CS può causare polmonite ed edema polmonare fatale, disfunzioni respiratorie, oppure gravi gastroenteriti ed ulcere perforanti;
dai dati raccolti dallo Stoa (Scientific and Technological Options Assessment) risulta che l'esposizione a dosi basse di CS aumenta la pressione sanguinea con grave rischio per tutti coloro di età superiore ai trent'anni sotto stress fisico o con un aneurisma non riscontrato. Risulta inoltre che il CS sia irritante, e che alcuni soggetti possono sviluppare dermatite da contatto con conseguente formazione di vesciche;
dai dati raccolti dallo Stoa risulta che il CS a dosi più alte è stato associato con disfunzioni cardiache, danni al fegato e morte. Sperimentazioni in vitro hanno dimostrato che il CS è clastogenico (causa la separazione dei cromosomi) e mutageno (causa mutamenti genetici ereditabili), mentre in altri casi il CS può causare un aumento del numero di cromosomi abnormi;
il quotidiano britannico The Times ha scritto che alcuni laboratori negli USA stanno lavorando ad altre «armi non letali» a base di bombe che rilasciano odori nauseabondi per evitare le controindicazioni legate al CS e ad altri lacrimogeni;
decessi da esposizione a CS sono stati documentati e denunciati da Amnesty International fin dalla metà degli anni novanta;
il Journal of the American Medical Association aggiunge inoltre che «la possibilità di conseguenze mediche di lungo termine quali formazione di tumori, effetti sull'apparato riproduttivo e malattie polmonari è particolarmente preoccupante, considerando l'esposizione alla quale vengono soggetti i dimostranti e non dimostranti in caso di operazioni di ordine pubblico»;
in seguito all'uso di CS per reprimere le manifestazioni contro il Trattato dell'Area di libero commercio delle Americhe a Québec nell'aprile 2001, l'ufficio di pubblica igiene canadese avvisò i residenti di indossare guanti di gomma e lenti protettive nel trattare i residui, ed anche di gettare via cibo contaminato, rimpiazzare i filtri dell'aria condizionata e lavare all'esterno le abitazioni.

martedì 5 luglio 2011

IDIOZIE RAZZISTE

Pura follia razzista quella che ha contraddistinto un festa a Caprino Veronese dove dei delinquenti quasi tutti appartenenti alle frange estreme del tifo dell'Hellas Verona hanno massacrato un ragazzo di pelle nera di botte solo per quel motivo di pigmentazione cutanea.
L'imbecillità di molti ultras veneti è proverbiale per chi frequenta i campi di calcio in quanto considerata la tifoseria più razzista(e sfigata)d'Italia con molti appartenenti a gruppi organizzati che bazzicano in politica nelle varie letamaie di Fogna Nuova,Caga Pound e nel Fronte Veneto Skinheads vero centro di reclutamento di merde nazifasciste col cervello mangiato da pastigliotti e pronti sempre a menare duro.
La cronaca tratta dal quotidiano on-line de L'Arena condanna fermamente quello che questi stronzi avevano già cominciato a fare durante la serata di una manifestazione sportiva di pallavolo molto seguita in zona e che alle luci dell'alba vi hanno fatto ritorno picchiando il ragazzo e distruggendo un'ambulanza oltre a vari danni collaterali che la loro nefasta ed immonda presenza portano come sempre quando passano loro.
Alba di follia all'Havana Volley.

Rissa, cinque fermati, tre feriti BLITZ DI TEPPISTI.
A Caprino un manipolo di «butei» ha cercato dapprima la zuffa, poi sono arrivati i rinforzi e si è scatenata una guerriglia. Nel quintetto, un giovane già denunciato per gli scontri a Salerno. Sassaiole, picchiato un volontario del 118 e distrutta un'ambulanza.

Caprino. La festa è la stessa da anni: migliaia di persone che nel primo weekend di luglio si trovano a Caprino per giocare a pallavolo di giorno, mangiare, ballare e bere birra la sera. Ma chi gioca, la maggior parte, si ritira a un'ora decente perché il mattino successivo scende in campo, chi vuole può montare la tenda e dormire lì.
Questo è l'Havana Volley, organizzato da 11 anni, luogo di incontro di chi ama lo sport e la compagnia. Per molti, per i più, è così, non per tutti però. E alle prime luci dell'alba di ieri si è verificata una sorta di spedizione punitiva in mezzo a quel fiume di uomini e donne (non solo giovani) proveniente da mezza Italia che a quell'ora dormiva. Qualche problema un manipolo di butei lo aveva creato qualche ora prima provocando, cercando la rissa e lanciando bottiglie, ma il servizio d'ordine era riuscito a bloccare ogni iniziativa bellicosa. Il culmine di una notte di follia è arrivato all'alba, quando tutti stavano dormendo.
Una ventina i giovani (a quanto è emerso appartenenti alla tifoseria dell'Hellas, qualcuno noto alle forze dell'ordine) che verso le 5 di ieri sono arrivati al campo, hanno visto un ragazzo di colore che era ancora sveglio e gli hanno tolto il cappellino lanciandolo a terra. Il giovane si è chinato, ha raccolto il berretto intenzionato ad andarsene ma a quel punto gli sono saltati addosso tutti e hanno iniziato a picchiarlo. Un amico è intervenuto per difenderlo ed è stato aggredito anche lui. A quel punto chi era nelle vicinanze si è svegliato, qualcuno ha chiamato i carabinieri di Caprino ma nel frattempo il personale del 118 si è avvicinato per prestare le prime cure al giovane di colore (che ha segni di percosse ovunque e una prognosi di 8 giorni) e l'orda gli si è avventata contro. Panche, sassaiola contro l'ambulanza, bottigliate e poi calci pugni e transenne buttate in mezzo alla gente.
Un torneo di volley all'aperto non è uno stadio, chi si iscrive lo sa bene e ci va proprio per questo, perché fin dall'esordio, nonostante i grandi numeri, non è mai successo niente. Ma ieri all'alba lo scenario è cambiato, quel gruppo di irriducibili attaccabrighe ha combinato di tutto, arrivando a picchiare un volontario del soccorso, a lanciare bottiglie e oggetti all'interno dell'ambulanza che deve essere presente ad ogni manifestazione. Bilancio vergognoso: facce sanguinanti, giovani medicati in ospedale, tre i feriti individuati dai carabinieri (il primo ad essere aggredito, l'amico che è intervenuto per difenderlo e il volontario) e almeno 10mila euro di danni all'ambulanza perché gli oggetti scagliati con violenza all'interno hanno distrutto o danneggiato le apparecchiature mediche. Quelle che servono a salvare la gente.
Cinque sono stati bloccati, il resto del gruppo è scappato ma probabilmente la loro identità è già nota: su disposizione del pm Elisabetta Labate con l'accusa di danneggiamento e lesioni aggravate oggi compariranno davanti al giudice per la convalida, gli altri verranno denunciati per i medesimi reati ma non si esclude un'aggravante, la discriminazione razziale. E ancora una volta la facciata pulita di una manifestazione dove sport e civiltà sono da sempre protagonisti assoluti rischia di essere imbrattata da schegge di stupidità.
Una giornata di sport, sotto il sole e al caldo, la sera i concerti: l'organizzazione prevede questo per la due giorni sui prati del centro sportivo, per dieci anni non è mai successo niente, nonostante la bevanda «ufficiale» sia la birra. Sabato tutto è filato liscio fin verso le 23, un gruppo era stato individuato e tenuto sotto controllo, erano arrivati con le tende e provvisti di una quantità eccessiva di bevande alcoliche: casse di birra e di superalcolici. Erano stati notati ma fino a quando organizzatori, servizio d'ordine, polizia e carabinieri sono rimasti in zona perché c'erano i concerti, non è successo nulla, qualche scaramuccia, qualche parola di troppo ma le provocazioni, se lasciate cadere, spesso non degenerano.
Poi qualcuno ha iniziato a scaldarsi e anche chi era appena arrivato ha preferito andarsene. «Beh, con alcuni amici eravamo arrivati da poco, verso mezzanotte mi è arrivata una bottiglia di birra su una gamba», racconta una giovane che frequenta l'Università a Trento. «Siamo andati via subito perché non volevamo finire nei guai».
Una notte tranquilla e poi all'alba il blitz: tra gli arrestati ci sono due che hanno precedenti per lesioni, resistenza a pubblico ufficiale, danneggiamento e destinatari del Daspo. Uno poche settimane fa è stato denunciato dalla Digos di Salerno per gli scontri con la polizia. Non risulta fossero ubriachi o che avessero bevuto e questo getta una luce ancor più sinistra sull'episodio. Con il volley e lo sport civile non hanno nulla a che fare, non erano iscritti al torneo: non volevano giocare, a Caprino insieme ad altri ci sono arrivati con uno scopo preciso. Si può intuire, ovviamente, ma a stabilirlo sarà la magistratura.
Fabiana Marcolini