lunedì 11 settembre 2017
ENNESIME FATALITA' ANNUNCIATE
Il weekend di maltempo che ha toccato quasi tutta l'Italia ha provocato i maggiori danni e le più grandi perdite in vite umane a Livorno e nelle zone adiacenti alla città toscana che ha visto alluvioni di acqua e fango tra le più tragiche di sempre.
Fin'ora ci sono sette vittime e almeno due dispersi spazzati via dall'irruenza dell'acqua in un territorio che come del resto in Italia ha nel dissesto idrogeologico un annoso problema sul quale la misera spesa pubblica destinata a risolvere la questione stenta a portare risultati adeguati alla grave situazione.
Si è parlato anche del solito scaricabarile sulle responsabilità di questi fatti nell'articolo preso da Senza Soste(11-settembre-livorno )e di un futuro nel quale le risorse statali devono essere per forza indirizzate verso la tutela di territori fragili e non verso la distruzione di essi.
L’11 settembre di Livorno.
A Livorno l’11 settembre è, più banalmente, il giorno dopo il 10 ovvero quella data a partire dalla quale si cerca di farsi un’idea del bilancio e delle prospettive di una città dopo quanto accaduto. Si tratta di un evento che ha avuto un impatto forte sulla città, forse persino storico, e che, come tutti gli eventi di questo tipo, obbliga a ripensare il futuro.
C’è davvero da ringraziare tutti coloro che hanno fatto, e stanno facendo, il possibile, e anche l’impossibile, per essere a disposizione in una situazione del genere (per informazioni logistiche seguite la nostra pagina Facebook o quella delle Brigate di Solidarietà Attiva oltre che le pagine istituzionali).
Per quello che ci riguarda non ci mettiamo, adesso, a distribuire colpe e ragioni. In una situazione di danno e di ricostruzione è un approccio inutile. Certo, il tempo deve aiutare la comprensione collettiva dell’ampiezza del fenomeno della criticità dell’assetto idrogeologico, dei rischi reali e strutturali che vive il nostro territorio. Una cosa però ci sentiamo di dirla: la prevenzione e la cura del territorio sono i primi fenomeni a venir meno in caso di austerità dei bilanci pubblici. E’ un fatto risaputo dall’800, da quando si cominciano a sacrificare i bilanci in nome della stabilità della moneta.
E oggi questa prevenzione e questa cura sono tanto più importanti quando in grado, oltre a tutelare l’assetto idrogeologico del territorio, di produrre occupazione. E di quella buona: legata alla tutela dell’ambiente e alla salute delle persone. La differenza con una recente opera, sul territorio (indovinate quale), che è costata 900 milioni e ha prodotto 30 posti di lavoro balza agli occhi. Qui di posti di lavoro legati alla cura e alla prevenzione territoriale, realisticamente, ce ne possono essere almeno venti volte di più di quelli prodotti da “grandi” opere del genere.
Certo, ci vogliono soldi, tanti. Certo, ci vuole spesa pubblica. Certo ci vogliono vigilanza e trasparenza per evitare sprechi e l’abitudine, ben radicata in Italia, di trasformare questo genere di posti di lavoro in mangiatoie per reti clientelari disposti a tutto meno che a curare il territorio. Ma si tratta di tutto fuorché di una spesa improduttiva che genera, anzi, innovazione.
Oggi queste parole, dopo quello che è successo, sono chiare a tutti. Ricordiamocelo soprattutto per il domani. Quando l’attenzione sarà calata e i problemi veri saranno rimasti tutti sul tappeto.
Redazione, 11 settembre 2017
domenica 10 settembre 2017
O LA LEGGE E' GIUSTA O LA GIUSTIZIA E' COSTRETTA NELL'ILLEGALITA'
Uno degli esempi più lampanti che sono rimasti nella memoria della collettività antagonista italiana della consapevolezza della forza dei compagni nella loro unione nelle lotte sociali rimane il corteo di Milano del 10 settembre del 1994.
Come ricorda Infoaut(storia-di-classe )nell'occasione dello sgombero del Leoncavallo migliaia di persone provenienti da tutta Italia sfilarono per le vie del centro sfidando i posti di blocco polizieschi che volevano impedire che il corteo arrivasse in piazza del Duomo.
Momenti come quello nei successivi anni purtroppo se ne possono contare sulle dita di una mano.
10 settembre 1994: il corteo dell'opposizione sociale a Milano
"La polizia sta retrocedendo! La polizia sta retrocedendo!" Queste le parole della diretta radio di quel magnifico 10 settembre '94.
Opposizione sociale. Opposizione allo sgombero del Centro sociale Leoncavallo, difesa degli spazi sociali milanesi ma di tutta Italia.
Con queste parole il centro convocava la manifestazione: "Non possiamo dunque maggiormente indugiare dal mettere in campo un impegno che assuma la forma, nei mesi a venire, di una mobilitazione generale della variegata presenza autogestionaria, autorganizzata, anticapitalista. Gia' nei mesi passati quest'area politico sociale ha avuto la forza di formulare, nel complesso, una rinnovata capacita' progettuale alla ricerca di un tessuto possibile tra i fili delle sue molte componenti. Una duttile allenza, dicemmo, in grado di rispondere alla necessita' di opposizione radicale che questa fase politica ci consegna."
È il 10 settembre 1994 ed in 20.000 arrivano al concentramento delle 15 e 30 a Porta Venezia del corteo indetto dal Leonka. Il percorso è autorizzato fino a piazza Cavour anche se la richiesta compagni è di concludere in piazza Duomo.
Fin dal principio tutti sanno che quel giorno la risposta al governo cittadino dovrà essere forte e determinata, e cosi è.
Si parte. In testa aprono il corteo le mamme del Leonka. Dietro, il servizio d'ordine: decine e decine di compagni vestiti con le tute bianche e i fazzoletti che coprono il volto; dietro di loro la moltitudine.
All'appello lanciato dal Leoncavallo rispondo moltissime realtà antagoniste e una significativa fetta di cittadinanza milanese.
Durante il percorso viene bersagliato il Tribunale e altri luoghi simbolo delle repressione che ormai da mesi fa da cappa alle lotte sociali milanesi e agli spazi sociali.
"O LA LEGGE E' GIUSTA O LA GIUSTIZIA E' COSTRETTA NELL'ILLEGALITA' " queste sono le parole d'ordine che vengono praticate, e senza mediazioni.
Arrivato in piazza Cavour il corteo, che ritiene inaccettabile il divieto imposta dalla Questura di raggiungere Piazza Duomo, forza diversi blocchi della polizia e la mette in fuga in via Turati dando vita agli scontri più incredibili degli anni '90, che ancora oggi vivono nel nostro immaginario.
"La manifestazione e gli scontri di settembre a Milano possono essere visti, senza forzature e trionfalismi, come un momento particolare e significativo. Bisogna allora che questa esperienza rimanga,e si rafforzi nella memoria collettiva di decine di migliaia di giovani e compagni, come una tappa importante che rappresenta, con le forme di lotta espresse e con la partecipazione di massa raggiunta, non un accadimento eccezionale, ma un passaggio di crescita e di rafforzamento del movimento, che si può e bisogna ripetere" - Dall'opuscolo 10 settembre 1.9.9.4 dei compagni di Torino.
sabato 9 settembre 2017
MASSACRI SOCIALI
Nell'anno dieci dall'inizio di una crisi globale di cui non si riesce a vederne una fine certa nonostante i proclami propagandistici che i politici e gli economisti ci propinano ogni giorno ma da molti anni,ha ragione da vendere il pezzo riportato da Contropiano(banchieri-sbirri-tagliagole )che in poche righe racconta degli orrori che sono venuti a crearsi con la diminuzione con tagli lineari sempre più profondi che non riguardano solamente la democrazia,i diritti e l'economia ma che interessano pure la moralità di popoli interi.
Dalle sollevazioni non contro i politici,i banchieri,gli opportunisti e speculatori che hanno giocato con i nostri pochi soldi ma contro quelli più ai margini della società(migranti,senza tetto,rom)si è intensificato il razzismo che l'austerità dei governi col timore che potessimo rientrare nel novero dei paesi del terzo mondo ci hanno inculcato a forza.
Gli stessi governanti che foraggiano i tagliagole libici pur di non far passare più nessuno dal Mediterraneo,che trasformano i nostri paesi in stati di polizia,mestieranti più che ministri con la licenza di emanare decreti contro i poveri e che hanno gettato benzina sul fuoco di un'odio mai placato che fomenta ideologie che sono tutto a parte democrazia.
Banchieri, sbirri e tagliagole.
di Giorgio Cremaschi
Non ci provino nemmeno a fare i furbetti ipocriti. I governanti europei, che pagano i tagliagole perché fermino nel deserto i migranti, sanno benissimo ciò che quelli fanno per fermarli. Altrimenti non li fermerebbero. Hanno delocalizzato la strage come fanno con il lavoro le multinazionali. Anch’esse perfettamente consapevoli dell’orrore che alimenta i loro superprofitti. D’altra parte questo massacro ha il consenso della maggioranza dell’opinione pubblica, come è sempre stato per tutti i genocidi. Un’opinione pubblica a cui da decenni viene spiegato che lo stato sociale, i diritti, la dignità della vita, costano troppo. E perciò bisogna selezionare.
Da decenni le classi dirigenti con i loro mass media educano le persone ad odiarsi l’un l’altra. I giovani contro gli anziani, i disoccupati contro gli occupati, i precari contro i lavoratori più tutelati, i privati contro i pubblici, gli attivi contro i pensionati. Ogni volta che esplode una ingiustizia, subito si scova il colpevole in qualche sua vittima, che viene fatta apparire come privilegiata rispetto alle altre. Poi con la grande crisi si è definitivamente affermato che la coperta era troppo corta per coprire tutte e tutti. E per condurre il massacro sociale è stata usata l’Europa nella sua fisionomia più razzista. Lo vuole l’Europa – veniva affermato mentre si distruggevano lavoro, sicurezza sociale, beni comuni, salute – non vorrete finire tra i paesi del terzo mondo?
I governanti europei con le loro politiche di austerità hanno seminato razzismo. E lo hanno alimentato con tutte le guerre che hanno intrapreso, quelle interne contro i propri popoli e quelle esterne verso i paesi dove bisognava esportare democrazia. E ora quasi non par loro vero che tutta la rabbia che hanno alimentato, invece che contro di essi , contro i banchieri, contro i supermanager, contro i ricchi, si scateni contro i migranti. Possono persino permettersi di sembrare magnanimi, no non si confondono certo coi fascisti imbecilli che sperano di risorgere come Ku Klux Klan. No loro difendono i valori della democrazia, ma con fermezza. Per questo hanno assegnato un ruolo fondamentale agli sbirri e li han fatti ministri. Legge e ordine, i poveri devono sparire. E guai a chi protesta.
Quando le banche hanno deciso che le nostre democrazie europee erano troppo improduttive, hanno dovuto operare per smantellarle pezzo a pezzo. A volte si son dovute fermare per la reazione dei popoli, così è successo da noi il 4 dicembre di un secolo fa. Ma poi hanno ripreso il loro lavoro. Di cui oggi quasi non si parla più, perché c’è l’emergenza migranti che assorbe tutto. I modernissimi governanti europei di centrodestrasinistra hanno trovato le loro streghe da bruciare per calmare il popolo.
Banchieri, sbirri, tagliagole sono tre pilastri sui quali oggi si regge questa associazione criminale chiamata Unione Europea. Per fermare l’orrore bisogna abbatterli, con tutta la costruzione.
venerdì 8 settembre 2017
LA CATALUNYA ALLA SVOLTA NONOSTANTE LA SPAGNA
La Spagna e la Catalunya sono ai ferri sempre più corti per quanto riguarda il prossimo referendum per l'indipendenza calendarizzato originariamente per il prossimo primo ottobre e che ha avuto uno stop improvviso(ma ampiamente preventivato)dallo Stato spagnolo.
Che impone più che minacciare una serie di ritorsioni penali e pecuniarie in primis al presidente catalano Carles Puigdemont e poi a tutti i promotori di questa data attesa da decenni dal popolo catalano(madn la-consultazione-popolare-catalana ).
Un tiramolla di accuse e di scavalcamenti di legislazioni da un lato e l'inderogabile voglia di riscatto e di indipendenza dall'altra,appelli a non fare un passo indietro e di mantenere accessibili i seggi per la tornata referendaria perché la Catalunya non ha la minima intenzione di mancare ad un voto che potrebbe cambiare la storia non solo spagnola ma anche europea(articoli di contropiano.org/news/internazionale e www.ilfattoquotidiano.it ).
Convocato il referendum d’autodeterminazione di Catalunya.
di Andrea Quaranta *
Dopo una seduta durata quasi 12 ore, il Parlamento catalano ha approvato ieri la legge che fornisce copertura giuridica al referendum d’autodeterminazione dell’1 ottobre, data già anticipata da alcune settimane dal governo della Generalitat.
Dopo una seduta durata quasi 12 ore, il Parlamento catalano ha approvato ieri la legge che fornisce copertura giuridica al referendum d’autodeterminazione dell’1 ottobre, data già anticipata da alcune settimane dal governo della Generalitat. Questo cruciale passaggio parlamentare è stato possibile grazie a un lungo processo di mobilitazione della società civile catalana (che ha portato alla formalizzazione di una maggioranza parlamentare indipendentista alle elezioni del 2015) e che ora più che mai sembra necessario per garantire la celebrazione effettiva del referendum e rendere così possibile la costituzione della nuova Repubblica.
Al momento della votazione i deputati del PP, del PSC e di Ciutadans hanno abbandonato l’aula in segno di protesta. Il referendum d’autodeterminazione di Catalunya è stato così approvato con i voti favorevoli della coalizione Junts pel Sí (formata dal PDeCAT e Esquerra Republicana de Catalunya) e della Candidatura d’Unitat Popular, l’astensione del gruppo parlamentare Catalunya Sí Que es Pot (formato da Iniciativa per Catalunya Verds, Esquerra Unida i Alternativa e Podem) e nessun voto contrario.
Nel corso del dibattito, la deputata della sinistra anticapitalista e indipendentista della CUP Anna Gabriel, ha sottolineato che coloro i quali negano il diritto all’autodeterminazione sono gli stessi che si oppongono a qualsiasi cambiamento sul terreno dei diritti sociali, consapevoli che il primo aprirebbe la porta agli altri. La deputata ha inoltre ricordato al capogruppo dei compagni di CSQP che il diritto all’autodeterminazione non può essere trattato come una questione meramente formale: così come il diritto di sciopero si conquista esercitandolo, anche quello all’autodeterminazione si consegue mettendolo in pratica, indipendentemente dalle maggioranze che si formano a Madrid o dalle minacce e gli avvertimenti legali dei Tribunali.
Ciononostante CSPQ si è astenuta, una scelta volta ad evitare la formalizzazione della rottura del gruppo, diviso tra i sostenitori del no e quelli più vicini al si. La divergenza di opinioni però è andata in scena ugualmente quando il capogruppo di CSQP (appartenente a IC e schierato per il no) ha rifiutato di dividere il tempo dell’intervento finale con i propri compagni (appartenenti a Podem e Esquerra Unida i Alternativa, tutti favorevoli al referendum sia pur con alcune sfumature) che si sono lamentati gridando: “deciderà la gente, ci vediamo il 1 ottobre!”.
da https://catalunyasenzarticolo.wordpress.com
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Referendum Catalogna, la reazione di Madrid: denunce e perquisizioni. Consulta sospende decreto di convocazione.
Il presidente Puigdemont ha chiesto ufficialmente ai sindaci di tutti i comuni catalani di confermare la disponibilità dei seggi usati abitualmente per le elezioni, i primi cittadini hanno 48 ore di tempo.
La Corte costituzionale spagnola, su richiesta del governo di Madrid, ha sospeso il decreto di convocazione del referendum di indipendenza del primo ottobre firmato la notte scorsa dal dal presidente catalano Carles Puigdemont. La consulta ha dichiarato ricevibili tutti i ricorsi presentati dall’esecutivo spagnolo contro le decisioni prese ieri dal governo e dal parlamento catalano.
Il giorno dopo l’approvazione della legge per il referendum le autorità della Catalogna sono finite nel mirino di Madrid. La Guardia Civil spagnola ha eseguito una serie di perquisizioni nel sud della regione a caccia di schede e materiale elettorale per il referendum di indipendenza del primo ottobre dichiarato “illegale” dal governo centrale. Gli agenti della polizia spagnola hanno sorvegliato una tipografia di Costanti, vicino a Tarragona, dove sospettava potesse essere stampato il materiale per il voto secessionista. Un’azione ridicolizzata dal ministro degli interni catalano l’indipendentista Joaquim Forn: “È molto divertente”.
Il procuratore capo di Madrid José Manuel Maza ha annunciato denunce penali contro il presidente Carles Puigdemont. La procura denuncerà anche i membri della presidenza del Parlament che hanno messo ai voti la legge sul referendum. Ordine è stato dato inoltre alla polizia di indagare su ogni azione “volta alla tenuta del referendum illegale”. Puigdemont ha chiesto ufficialmente ai sindaci di tutti i comuni catalani di confermare la disponibilità dei seggi usati abitualmente per le elezioni, i primi cittadini hanno 48 ore di tempo.
Il Consiglio di stato spagnolo aveva approvato il ricorso che il governo di Madrid aveva presentato alla Corte Costituzionale. Il premier Mariano Rajoy aveva convocato una riunione straordinaria del consiglio dei ministri per approvare il ricorso. Rajoy e il leader dell’opposizione il socialista Pedro Sanchez avevano confermato la loro unità di azione contro la sfida indipendentista del presidente catalano Carles Puigdemont. Il premier ha consultato anche Albert Rivera, presidente di Ciudadanos, il terzo grande partito unionista spagnolo ostile al referendum definito “illegale” da Madrid. Podemos è invece favorevole al ‘diritto di decidere’ dei catalani. Il referendum “non ci sarà. Questo voto – diceva Rajoy – non si celebrerà in alcun caso, è un un chiaro e intollerabile atto di disobbedienza alle nostre istituzioni democratiche”
A Barcellona i partiti indipendentisti, che hanno la maggioranza assoluta nel ‘Parlament’ catalano, hanno presentato formalmente con procedura urgente e richiesta di modifica dell’ordine del giorno la legge di “rottura” dalla Spagna alla plenaria dell’assemblea di Barcellona, chiedendo che venga esaminata e approvata oggi. Davanti alle contestazioni dell’opposizione unionista la presidente Carmen Forcadell ha sospeso la seduta e convocato l’ufficio di presidenza.
giovedì 7 settembre 2017
LA DISPERAZIONE DEI MIGRANTI IN LIBIA
Nell'appello di oggi di Medici senza frontiere c'è tutta l'urgenza,le reali paure e un accorato appello ai leader dell'Ue perché si possano muovere a favore dei migranti detenuti in Libia in pseudo campi di accoglienza che sono vere e proprie prigioni teatro di stupri,uccisioni,violenze ed estorsioni.
Mentre l'Italia si pavoneggia per il minor numero di migranti approdato sulle nostre coste c'è un mondo di disperazione di gente affamata,torturata e costretta a lavori forzati,notizie con provenienza da fonti certe e non chiacchiere al vento.
L'articolo di Left(medici-senza-frontiere-cinque-motivi )fa suo il comunicato di Msf e lo propone per scuotere le coscienze degli europei e non solo,affinché possa essere uno strumento soprattutto per i governanti di poter creare corridoi umanitari per mettere in salvo persone che stanno diventando sempre più bestie su cui lucrare piuttosto che uomini e donne da salvare.
Medici senza frontiere, cinque motivi per non bloccare migranti e rifugiati in Libia.
di Leonardo Filippi
«Presidente Gentiloni, permettere che esseri umani siano destinati a subire stupri, torture e schiavitù è davvero il prezzo che, per fermare i flussi, i governi europei sono disposti a pagare?». Queste le parole finali della lettera che oggi 7 settembre Medici senza frontiere ha inviato non solo al primo ministro italiano, ma anche a tutti i leader europei. Una lettera che denuncia le atrocità subite quotidianamente dai migranti in Libia e mette nero su bianco le gravi responsabilità dell’Unione europea.
«Accecati dall’obiettivo di tenere le persone fuori dall’Europa, le politiche e i finanziamenti europei stanno contribuendo a fermare i barconi in partenza dalla Libia, ma in questo modo non fanno che alimentare un sistema criminale di abusi», si legge nella denuncia.
«La detenzione di migranti e rifugiati in Libia è vergognosa. Dobbiamo avere il coraggio di chiamarla per quello che realmente è: un’attività fiorente che lucra su rapimenti, torture ed estorsioni».
Medici senza frontiere ha assistito le persone nei centri di detenzione di Tripoli per più di un anno, come racconta la video testimonianza diretta della presidente nazionale di Msf Joanne Liu. «Quello che ho visto in Libia, lo descriverei come l’incarnazione della crudeltà umana al suo estremo. Ho ascoltato storie che mi tormenteranno per giorni, se non per anni», racconta nel video Liu.
«Le persone sono trattate come merci da sfruttare – prosegue poi la lettera, entrando nei dettagli -. Ammassate in stanze buie e sudicie, prive di ventilazione, costrette a vivere una sopra l’altra. Gli uomini ci hanno raccontato come a gruppi siano costretti a correre nudi nel cortile finché collassano esausti. Le donne vengono violentate e poi obbligate a chiamare le proprie famiglie e chiedere soldi per essere liberate. Tutte le persone che abbiamo incontrato avevano le lacrime agli occhi e continuavano ripetutamente a chiedere di uscire da lì. La loro disperazione è sconvolgente».
L’organizzazione umanitaria ha prodotto anche un altro video, 5 motivi per non bloccare migranti e rifugiati in Libia. Un mix di drammi, concentrati in un unico luogo: detenzioni arbitrarie e violenza, lavori forzati, rapimenti e le torture, violenza sessuale, fame e umiliazione. Il tutto è corredato da testimonianze dirette.
Il sito di news francese Infomigrants, nei giorni scorsi, aveva denunciato la medesima situazione, evidenziando la vera e propria riduzione in schiavitù di numerosi esseri umani bloccati in Libia.
Dalla Ue, risponde Cecilia Malmstroem, commissaria europea al Commercio, confermando di fatto le tesi della organizzazione non governativa. «È difficile – dice la commissaria – commentare un rapporto appena pubblicato ma ho visitato io stessa la Libia e ho visto le prigioni: la situazione era abominevole qualche anno fa e non ho informazioni che indichino che la situazione sia migliorata. L’Ue dà molti soldi alle organizzazioni internazionali, per lavorare con Unhcr e Iom per tentare di migliorare le condizioni in Libia, perché in effetti sono atroci»
Medici senza frontiere ha infine presentato 4 disegni (che abbiamo raccolto nella foto di apertura) che raccontano gli abusi. Disegni realizzati da migranti, tra cui un bambino di 10 anni.
PATRIA,ZANZARE E MARCETTE
Si sta rasentando l'isteria collettiva negli ultimi tempi anche grazie a testate che di giornalismo hanno proprio nulla a che vedere,notizie di gossip palesemente false e mai che nessuno muova un dito per condannare e punire con multe(quelle fanno male)questi idioti da tastiera e da quotidiano.
Tra migranti,malaria,commemorazioni della marcia fascista su Roma il paese scivola sempre più nell'orrore razzista e fascista e nessuno a livello istituzionale fa nulla,un silenzio molto assenso questo modo di vedere questo problema.
I due articoli di Left e ecn.org(portano-miseria-e-malattie e odio-razziale )ma pure questo(contropiano libero-spaccia-fake-news-razziste-pericolose-sulle-malattie )denunciano questo stato di cose,questo razzismo e parallelamente questa ignoranza sparsa come merda con titoli e proclami che getta feccia su persone che nulla hanno a che fare con le seghe mentali dei ratti di fogna.
E quando si parla di volere sopprimere questi movimenti starnazzanti odio e stupidità i politici di sinistra sono in prima fila a starnazzare pure loro sulla Costituzione e sull'apologia di fascismo,ma quando i compagni militanti intervengono a mazzate come giusto che sia condannano subito le violenze.
A mali estremi estremi rimedi.
Portano miseria e malattie. E vogliono marciare su Roma. Ancora.
di Giulio Cavalli
Quel partito anticostituzionale che è Forza Nuova (che infatti è etimologicamente sbagliato denominare partito, essendo un’accolita di nostalgici illegali, come i cacciatori di elefanti, solo che sono qui in mezzo a noi) si è messo in testa di marciare su Roma il prossimo 28 ottobre.
«Bandiere, striscioni, auto, pullman, benzina – si legge nell’annuncio su Facebook – Compatriota, la macchina organizzativa è in moto e ha bisogno del tuo sostegno concreto. Il 28 ottobre Roma ospiterà la grande marcia forzanovista contro un governo illegittimo, per dire definitivamente no allo ius soli e per fermare violenze e stupri da parte degli immigrati che hanno preso d’assalto la nostra Patria»: manca solo la sigla dell’Istituto Luce per essere una feccia completa.
Il 28 ottobre non è un caso, ovvio: il 28 ottobre sono 95 anni dopo rispetto a quella delle camicie nere che portò al potere Mussolini. Non è folklore, no. C’è del marcio in marcia, da un bel pezzo: nei titoli falsi di quotidiani che valgono come carta straccia, nelle informazioni false rivendute come vere, nel manipolo di persone che cercano affannosamente solo le conferme dei propri pregiudizi e in chi minimizza il ritorno del fascismo come pittoresco, com’era pittoresco il sangue su cui è nata questa nostra Repubblica.
Per questo è necessario che l’argine sia eterogeneo: politici (brava Virginia Raggi), giornalisti, genitori, insegnanti, imprenditori, artigiani, agricoltori, liberi professionisti, disoccupati e anche i depressi, gli spaventati e i senza speranza. L’opposto del fascismo non è il comunismo (come dicono i fascisti) ma è la libera democrazia.
E chissà che magari a Minniti non scappi una parola anche su questo rischio della “tenuta democratica” del Paese. Chissà.
Buon giovedì.
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Odio Razziale per i titoli su malaria e migranti: Amnesty denuncia Libero e Tempo ·
I due giornali di destra hanno fatto delle aperture a dir poco vergognose sulla bambina morta.
Uno squallore unico. E, purtroppo, uno squallore che si ripete. La vergogna si è abbattuta sui titoli di apertura di Libero e de Il Tempo dedicati alla bambina morta di malaria nell'ospedale di Trento.
Nel numero in edicola oggi, il quotidiano diretto da Vittorio Feltri e Pietro Senaldi titola: "Dopo la miseria portano malattie" e il catenaccio dello stesso titolo "Immigrati affetti da morbi letali diffondono infezioni...". Allo stesso modo il quotidiano romano in edicola oggi titola: "Ecco la malaria degli immigrati".
Le associazioni Articolo 21, A mano disarmata, Progetto diritti, la Rete Nobavaglio e Amnesty International Italia hanno dato mandato ai loro legali di studiare la possibile presentazione di un esposto-denuncia alla magistratura contro i due quotidiani per violazione della legge 25 giugno 1993, n. 205 che sanziona e condanna gesti, azioni e slogan legati all'ideologia nazifascista, e aventi per scopo l'incitazione alla violenza e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, religiosi o nazionali; nonché per violazione dell'articolo 658 del Codice Penale (procurato allarme).
"Titoli e sommari - hanno spiegato le associazioni - prendono spunto da un'ipotesi tutt'altro che dimostrata e che invece viene data per certa e non trovano riscontro in notizie accertate, né per altro si possono configurare come "opinioni" affermando la fattualità di accadimenti mai avvenuti. Come cittadine e cittadini prima ancora che come professionisti dell'informazione, siamo per la libertà di espressione tutelata dall'articolo 21 della nostra Costituzione, ma siamo anche per il rispetto delle leggi e soprattutto siamo a favore di una libera informazione che tuteli il bene primario della democrazia: la verità. Chiediamo a cittadini, associazioni e forze politiche di unirsi a noi in questa battaglia di civilta'".
Sono tante le voci di protesta anche su Facebook, che accusano le testate di razzismo e contestano le tesi sulla trasmissione del morbo da loro sostenute. "Sono contro le censure e le denunce, la mia libertà è la loro - scrive ad esempio il direttore del TgLa7 Enrico Mentana -, ma i titoli di stamattina di Libero e del Tempo sono lontanissimi dalla verità, e incitano i lettori a brutti pensieri".
http://www.globalist.it/media/articolo/2011018/odio-razziale-per-i-titoli-su-malaria-e-migranti-amnesty-denuncia-libero-e-tempo.html
mercoledì 6 settembre 2017
SOLDATI ANTITERRORISMO ARRESTATI PER TERRORISMO
L'organizzazione neonazista britannica National Action è stata messa al bando ma nonostante il divieto esistono cellule sparse lungo il territorio,ed una di queste era formata da quattro militari che sono stati arrestati e forse altri ancora da individuare.
Il tema del sapere chi controlla chi ci controlla è caro ed è un argomento scottante e taciuto da chi detiene il potere,e in questo caso specifico il redazionale di Contropiano(gran-bretagna-arrestati-quattro-terroristi )pone domande sui militari che presidiano le strade europee.
Visti gli attacchi vili dell'Isis sono aumentati in maniera massiccia sia la presenza visiva di soldati per le strade che nel lavoro d'intelligence più sotto traccia,e personaggi come i quattro arrestati potevano essere a conoscenza tranquillamente notizie ed informazioni riservate riguardo i controlli di sicurezza in atto.
Pronti ad agire nel giro di breve tempi per destabilizzare o per colpire ad arte facendo passare la colpa a chi più adatto e calzante al profilo:questi sono gli stessi che celebrarono la morte della deputata labour Jo Cox(madn la-morte-di-jo-cox-dettata-dallodio? ).
Gran Bretagna. Arrestati quattro terroristi, ma sono soldati e neonazisti.
di Redazione Contropiano
A ripensarci, mettono i brividi quelle intervistine stupide che tutte le tv effettuano nelle strade pattugliate da militari in servizio antiterrorismo, con persone accuratamente scelte che rispondono “sì, mi sento molto più sicuro” di non restare vittima di un attentato terroristico.
Chissà cosa risponderebbero ora, dopo l’arresto di quattro militari britannici aderenti a un gruppo neonazista e che stavano per l’apputo preparando attentati, avendo a disposizione – si può presumere – qualche informazione di prima mano su come evitare i controlli e le varie misure di sicurezza.
La polizia di West Midlands ha comunicato che si tratta di militari abbastanza giovani (un 22enne di Birmingham, un 24enne di Ipswich e un 24enne di Northampton), meno uno decisamente più adulto (un 32enne di Powys). I quattro militari apparterrebbero al movimento National Action, apertamente “nazionalsocialista”, razzista e antisemita, dichiarato tempo fa fuorilegge.
L’arresto non è però scattato per motivi “ideologici”, né per gli innumerevoli post nazisti rilasciati in Rete (a dimostrazione che un guerrieri della notte non è necessariamente un tizio intelligente). Gli inquirenti sono passati all’azione, infatti, quando si sono convinti che il gruppo stesse per mettere in piedi degli attentati. Da sottolineare come non si trattasse di un gruppetto di commilitoni di stanza nella stessa zona, ma di un “coordinamento” tra assegnati a reparti operativi diversi.
“Gli arresti sono stati pianificati e diretti dall’intelligence, non c’è stata minaccia per la sicurezza pubblica”, ha detto la polizia, aggiungendo che sono state eseguite anche delle perquisizioni in diverse proprietà collegate agli arrestati.
Il governo aveva messo fuorilegge National Action lo scorso dicembre, rendendolo il primo gruppo di estrema destra inserito nell’elenco delle organizzazioni terroristiche. Il gruppo aveva celebrato l’uccisione nel giugno 2016 della deputata laburista Jo Cox, da parte di un militante neonazi. Naturalmente questo non aveva affatto impedito ai membri di proseguire la propria attività in forme clandestine, facilitate – nel caso in esame – dall’appartenere alle forze armate.
La scoperta e gli arresti, in un paese serio, dovrebbe aprire interrogativi pesanti sulle modalità di reclutamento dei militari, che vengono addestrati all’uso di armi di ogni tipo, messi a conoscenza di dispositivi e sistemi di controllo ignoti alla popolazione civile. Così come dovrebbe far interrogare sugli infiniti punti di contatto tra la “cultura di caserma” e il neonazismo dichiarato.
Di solito queste sovrapposizioni trovano sfogo o alimento in guerra – e la Gran Bretagna, insieme alla Francia, è il paese europeo più “attivo” in operazioni militari a fuoco in diverse parti del mondo – quando gli eventuali “eccessi” da suprematisti bianchi avvengono ai danni della popolazione civile di paesi considerati “inferiori”.
In questo caso, invece, i quattro arrestati – e i loro probabili complici ancora non individuati – volevano “praticare le tecniche di guerra” in patria. La polizia non ha rivelato che tipo di “azioni terroristiche” stessero pianificando. Si può però tranquillamente ipotizzare – sulla base dei manuali di counter insurgency adottati dalle truppe Nato – che si potesse andare da azioni contro le comunità d’origine africana o asiatica a classiche azioni da “strategia della tensione” all’italiana; ossia per provocare “riflessi d’ordine” tali da silenziare qualunque resistenza alla chiusura degli spazi democratici.
Le vie dell’orrore sono infinite…
martedì 5 settembre 2017
ALFANO D'EGITTO
Ben lungi dall'avere la parola fine sulla vicenda Regeni,l'inutile ministro Alfano torna sulla scelta di rispedire l'ambasciatore al Cairo in una maniera che lascia trasparire l'importanza dell'enorme giro d'affari che i due paesi hanno,soprattutto per quanto riguarda l'estrazione delle risorse del sottosuolo(vedi anche:madn ma-siamo-amici-o-nemici-dellegitto? ).
L'articolo di Left(alfano-il-cameriere )parla della vergognosa gestione del caso della morte di Giulio Regeni sia da parte dell'Egitto che da parte dell'Italia,omissioni,bugie e depistaggi,in una vicenda dai contorni di una spy story che penso non abbia possibilità di una concreta ricerca della verità
Alfano il cameriere, l’Italia lo zerbino: così si frolla il cadavere di Giulio Regeni.
di Giulio Cavalli
Angelino Alfano ha strizzato il proprio povero vocabolario per difendere la scelta del governo di rispedire in Egitto l’ambasciatore italiano seppur in assenza di qualsiasi passo in avanti nella ricerca della verità sulla morte di Giulio Regeni. “L’Egitto è un partner ineludibile dell’Italia, allo stesso modo come l’Italia è imprescindibile per il Cairo” ha dichiarato ieri di fronte alle commissioni di Camera e Senato riunite ieri per fare il punto sulla vicenda.
In sostanza il Ministro agli Esteri ha preso ispirazione da Il Trono di Spade citando Stannis Baratheon: “Cos’è la vita di una sola persona di fronte a un regno?”. Nulla. Certo.
Poi è riuscito a trattare l’inchiesta del New York Times come se fosse uno spiffero di corridoio.
La chiamano “realpolitik” e invece è la codardia di chi molla il colpo fingendo che ci siano interessi più alti di una verità negata. È la solita Italia: quella che commemora con aule universitarie morti di cui non ci hanno raccontato abbastanza, provando a convincerci che davvero funzioni commemorare una storia che non ci è nemmeno stata raccontata.
Sullo sfondo c’è la Procura di Roma, incagliata in una mancata collaborazione con l’Egitto che è vergogna aggiunta alla vergogna, che ora deve farsi carico anche del peso politico, oltre che giudiziario.
Sullo sfondo gode Al Sisi, governante dalla scarsissima democrazia, che sorride mentre usa l’Italia come lettiera. C’è sempre un motivo superiore, quando i governanti non hanno il coraggio di dichiarare la resa.
Ma ve lo ricordate quando il governo egiziano ci disse che Regeni era morto in un incidente stradale? Ve lo ricordate Al Sisi quando mentì dicendo che Regeni non era conosciuto dai servizi segreti egiziani? Ecco. Non è nemmeno più indignazione: è uno scoramento, che puzza.
Buon martedì.
lunedì 4 settembre 2017
OCCUPATI E DISOCCUPATI IN AUMENTO
In molti si saranno chiesti negli scorsi giorni come in Italia,secondo i dati Istat di luglio,sia aumentato il numero sia degli occupati che quello dei disoccupati,e la risposta è semplice e ce la dà l'articolo di Contropiano(news-economia ).
Innanzitutto i numeri sono reali,ma bisogna fare una disamina attenta su quello che è propaganda e su quello che è vero,con il solito aumento di persone a contratto determinato che fanno crescere il numero degli occupati ma anche un numero più elevato ancora di persone che il lavoro l'hanno perso o che continuano a cercarlo soprattutto grazie agli effetti deleteri del job act.
Il segreto sui numeri per rispondere al primo velato quesito è che gli ultra cinquantenni che dovevano andare in pensione sono stati conteggiati come occupati in più visto che hanno dovuto e dovranno restare sul posto di lavoro per altri anni grazie alla riforma Fornero sulle pensioni,tutto qua.
Le palle sull’occupazione. I tecnici smontano la propaganda Pd.
di Redazione Contropiano
I dati Istat, grazie ai “criteri europei”, da fonte di certezza sono diventati materia di intepretazione. Abbiamo già espresso la nostra analisi ieri (http://contropiano.org/news/news-economia/2017/08/31/aumentano-occupati-disoccupati-le-case-dei-vecchi-fanno-gola-al-mercato-095203), radicalmente opposta a quella governativa e renziana, ma anche più “nel merito” delle sciocchezze sparate dalla destra “di opposizione”.
Un paio di analisi indipendenti confermano in pieno il nostro giudizio e ve le sottoponiamo per aiutarvi a districare la materia (come fanno ad aumentare contemporaeamente gli occupati e i disoccupati?).
Il primo è un contributo di un analista della stessa Istat, che spiega come vengono fatti i calcoli.
Il secondo è addirittura di un economista neoliberista, che straccia la propaganda renziana rivelandola per quel che è: palle.
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Gli aggregati del mondo del lavoro sono 3:
– occupati (chi lavora);
– disoccupati (chi non lavora ma sta cercando lavoro ed è disponibile a cominciare, difatti come sinonimo si usa “persone in cerca di occupazione”);
– inattivi (chi non lavora e non sta cercando o non è subito disponibile).
Rispetto ai tassi:
– il tasso di occupazione è: occupati/(OCC+DIS+INA);
– il tasso di disoccupazione invece è: disoccupati/(OCC+DIS).
Rispetto al comunicato di ieri (30/8):
– fra giugno e luglio 2017 si stimano 59mila occupati in più (un +0.3%), ma anche 61mila disoccupati in più (+2%). Quindi gli inattivi diminuiscono (-115mila) perché ci sono tanto più occupati quanto più disoccupati; ma l’aumento dei disoccupati è relativamente più marcato.
– altro aspetto rilevante è che gli occupati in più non sono “nuovi posti di lavoro”: sono persone over 50 che non possono andare in pensione per via della riforma Fornero. Anche il comunicato Istat lo dice, ma le agenzie non lo hanno rilanciato: dice che “la crescita degli occupati rispetto al trimestre precedente (+0,3%, +65mila)… si concentra esclusivamente tra gli over 50”.
Infine: aumenta il peso relativo dei tempo determinato fra gli occupati.
Quindi il lancio del PD sulla riuscita del Jobs Act è triplamente una bufala: tra i contratti di nuova stipula prevalgono i tempi determinato rispetto al tutele crescenti (perché le imprese aspettano i nuovi sgravi all’assunzione); parte preponderante degli occupati in più sono in realtà over 50 a cui non è consentito andare in pensione (sarebbero diventati inattivi, secondo la classificazione di prima); i disoccupati sono aumentati in maniera veramente significativa, ma solo in questo mese.
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Lavoro, la condizione bipolare degli over 50
Mario Seminerio – http://phastidio.net
Pubblicato da Istat il rapporto sul mercato italiano del lavoro in luglio. Non contiene informazioni sconvolgenti ma la conferma di alcune tendenze in atto, che andiamo a riepilogare rapidamente, anche per fare il punto sullo stato della congiuntura, oltre che della propaganda.
Per farvela assai breve, in punta di tweet: il tempo indeterminato ha smesso di crescere, peraltro non da oggi. Il tempo determinato è incontrastato padrone del campo della ripresa congiunturale.
Con una complessa inferenza, non è chiaro quindi dove stia esattamente il merito del Jobs Act, che pare sia stato introdotto per contrastare il ricorso a forme contrattuali precarie.
Sarebbe sciocco negare l’evidenza di una espansione congiunturale, che tuttavia in questo momento coinvolge robustamente l’intera Eurozona. Pare quindi che il nostro paese sia passato dal guardare nell’abisso a fissarsi l’ombelico. Un oggettivo progresso.
Ma il fattoide del mese (o anche dell’anno) emerge dalla correzione per la demografia dei dati. In altri termini, si prende in considerazione l’evoluzione numerica delle coorti anagrafiche per derivare il tasso di occupazione. Si tratta di stime, a partire dal dato del censimento, quindi suscettibili di revisione anche tardiva, ma accettiamole.
Da esse si evince che il tasso di occupazione è in aumento per ogni coorte anagrafica, il che è positivo e confortante. Colpisce tuttavia il forte aumento del tasso di disoccupazione tendenziale per gli over 50, anch’esso corretto per la demografia. Come si legge questo +15,4% di disoccupati over 50 nell’ultimo anno, se da molto tempo si osserva un aumento del numero di occupati di questa coorte? In modo molto semplice: la crescita di occupati della coorte è frutto della permanenza al lavoro prodotta dalla legge Fornero. Ma gli over 50 perdono anche il lavoro, e sono costretti a tornare a cercarlo, visto che oggi sono venute meno molte vie d’uscita pensionistiche anticipate in caso di perdita di occupazione in “tarda” età lavorativa. Quanto al persistente calo degli inattivi, abbiamo detto.
Detto in parole povere: gli over 50 non sono assunti grazie al meraviglioso Jobs Act ma restano trattenuti sul lavoro, alzando gli stock degli occupati a tempo indeterminato. Non è difficile da capire, se solo ci si sforzasse di usare la logica.
Logica? What’s logica?
SANTIAGO MALDONADO,DESAPARECIDO
Da alcune settimane l'Argentina ha il suo primo desaparecido dell'era Macri,che con la complicità attiva del ministero della sicurezza e dei suoi sgherri hanno fatto sì che la scomparsa chissà dove del giovane Santiago Maldonado,attivista per i diritti dei mapuche(madn i-mapucheil-popolo-della-terra )e di altri popoli e persone in lotta per la libertà,sia diventata un caso internazionale.
Con la svolta a destra avvenuta con l'elezione a fine 2015 di Macri(madn macri-e-leconomia-argentina-nelle-mani.usa )l'Argentina ha perso in poco tempo quello che faticosamente aveva guadagnato dopo il tracollo finanziario che aveva messo il paese sudamericano in ginocchio,oltre che un forte passo indietro verso la libertà individuale ed i diritti alla protesta e a manifestare il dissenso.
Infatti nell'articolo di Contropiano(buenos-aires-migliaia-plaza-de-mayo )l'enorme folla presente in Plaza de Mayo,luogo simbolo di Baires,racconta di scontri della polizia che ha esercitato con la violenza e la forza la gestione dell'evento.
Buenos Aires. Migliaia in Plaza de Mayo per Santiago Maldonado, desaparecido
di Carlos Aznarez
La piazza più emblematica dell’Argentina, Plaza de Mayo, sede di tanti grandi eventi, repressioni e feste popolari, venerdì ha visto riunirsi più di 250 mila persone, per lo più giovani, che hanno mostrato al mondo che nonostante tutto ci sono ancora anticorpi in Argentina sul piano della solidarietà e del ripudio. Una folla ansiosa di abbracciare la famiglia di Santiago Maldonado ed esprimere “siamo con te” con la convinzione che dobbiamo spostare il cielo e la terra per portare in vita questo giovane che ha scelto di battersi per i popoli nativi (i mapuche, ndr) e per coloro che soffrono di più e non piegano le loro teste.
Fratello dei Mapuche e il suo amore per le terre ancestrali che Benetton ha derubato. Compagno dei pescatori di Chiloé che hanno combattuto contro la contaminazione delle acque del Pacifico. Un grande ragazzo, come lo descrivono tutti coloro che lo conoscono. In questa occasione, la foto di Santiago è stata riprodotta in un fiume inarrestabile di gente che correva liberamente dall’obelisco. discendente da Avenida de Mayo e anche da Diagonal Norte, e infine il suo volto è diventato una bandiera di protesta in tutta la Plaza de Mayo. Nello stesso luogo dove per 40 anni è stata richiesta la pena dei colpevoli di 30.000 altri ragazzi e ragazze come Santiago, ma anche di compagni come Jorge Julio Lopez.
Era emozionante rendersi conto che nonostante il dolore della sparizione forzata di Santiago Maldonado, questo era in grado di creare l’immenso quadro di unità che è stato dato in questa occasione. Un ripudio che ha avuto inizio con i ritornelli tradizionali di “Macri spazzatura, sei la dittatura” ed ha continuato in un “crescendo” con “succederà come per i nazisti, ovunque saranno li andremo tutti a cercare” e il culmine è stato raggiunto esattamente alle 19, quando Sergio, il fratello di Santiago, ha parlato in mezzo a un silenzio impressionante e quando ha detto che, “il ministro della sicurezza se ne deve andare e lasciare il suo posto” la Plaza de Maya è esplosa in un ruggito ruggente. “Se ne deve andare, se ne deve andare” hanno puntato con i pugni, contestando la ministra Patricia Bullrich, e il suo collaboratore Pablo Nocetti.
Alla fine della manifestazione e, dopo che la maggior parte dei manifestanti se ne stava andando ci sono stati diversi incidenti, quando la polizia ha caricato duramente contro coloro che stavano lasciando la zona, con feriti da colpi di pallottole di gomma, gas, gas al pepe e manganelli. “Decine di poliziotti civili sono andati in una vera caccia contro chiunque fosse sospettato”, ha detto una donna che ha lasciato la piazza. Molti giovani sono stati arrestati e introdotti nei veicoli di polizia con brutalità. Un deputato FPV, ha denunciato questa brutalità, dopo diversi agenti in uniforme lo hanno manganellato, “è incomprensibile che la polizia, per ordine del ministro Bullrich, abbia agito in modo così violento. Una versione diversa da quella fornita dai media mainstream che hanno invece stigmatizzato il comportamento dei manifestanti come “violento”, che aveva “rovinato” la concentrazione Piazza di Maggio.
Resumen Latinoamericano
sabato 2 settembre 2017
49 MILIONI
Partiamo subito da una premessa,i 49 milioni di Euro che lo Stato vorrebbe indietro dalla Lega nord difficilmente verranno restituiti nonostante la sentenza del Tribunale di Genova del 24 luglio,in quanto i vertici furbacchioni leghisti già da un anno hanno dirottato i loro introiti dei rimborsi ottenuti in maniera illegittima spalmandoli in vari modi a livello regionale e non più in maniera centralizzata.
Nell'articolo di Left(49-milioni-che-la-lega-deve-restituire-agli-italiani )si spiega che questi soldi rubati fin dal 2010(credo anche prima se ci fossero stati controlli adeguati,vedi:madn la-lega-ed-i-finanziamenti-pubblici ),il ruolo del tesoriere Belsito(madn il-giorno-dopo-la-disfatta ),di Bossi e un Salvini che cerca di arrampicarsi sugli specchi rilanciando il fatto che la Lega addirittura è una vittima.
Dopo i finanziamenti illeciti,i diamanti in Tanzania,lauree comprate,rimborsi regionali per mutande verdi ecco la mazzata dei 49 milioni di Euro per l'appunto frutto di ruberie che in parte erano già state previste con la chiusura di Radio Padania,il quotidiano La Padania e altre emittenti televisive.
Un partito con l'acqua alla gola,ed un movimento in difficoltà economica tira fuori il peggio di se con la propaganda sempre più spietata di odio e di violenza,come un animale braccato e ferito è ancor più pericoloso.
Salvini, il paladino contro le ingiustizie, chiede “buonsenso” sui 49 milioni che la Lega deve restituire agli italiani
Giulio Cavalli
Che tenero personaggio è il Matteo Salvini capofila della Lega Nord (che è anche “Centro”, “Sud” e “Isole comprese” pur di rimediare qualche voto in più): issatosi sulla montagna dei paladini in difesa dell’Italia passa tutto il giorno con la calcolatrice in mano per fare da conto degli spicci che ci costano tutti quelli che hanno un’epidermide che si discosta dalla sua e veleggia fiero sulla sua promessa di “fare pulizia”, di “mandarli tutti a casa” (sì, lo so, l’abbiamo già sentita) e di combattere chiunque distragga risorse “degli italiani” che devono andare “prima agli italiani” (anche se, in qualche caso, lo slogan cambia con “prima i lombardi” in Lombardia, “prima i veneti” nel Veneto e “prima quelli che hanno il cognome che inizia con s” nelle sue riunioni di condominio).
Insomma Salvini vorrebbe essere il custode del “tesoretto italiano”, unico affidabile (secondo lui) sulla piazza. E allora mettiamoci le mani dentro le capacità di tesoreria di Matteo e del suo partito: il 24 luglio il tribunale di Genova ha condannato per truffa ai danni dello Stato il fondatore della Lega Nord, Umberto Bossi, e l’ex tesoriere del partito, Francesco Belsito, oltre ad altri tre dipendenti del partito e due imprenditori coinvolti nello scandalo dei rimborsi falsi che nel 2012 coinvolse la Lega. Ma c’è dell’altro: il tribunale ha deciso di procedere alla confisca di 49 milioni di euro al partito, come risarcimento per i rimborsi ingiustamente riscossi nel periodo 2008-2010. 49 milioni di euro. Semplificando: la Lega Nord ha indebitamente incassato, grazie a rendiconti irregolari, 49 milioni di euro, soldi degli italiani. Mica le coop o i buonisti, no: la Lega Nord.
Farebbe già ridere così (Salvini che si straccia le vesti per la notizia falsa dei 35 euro ai rifugiati e intanto sta seduto su un malloppo degno della Banda Bassotti) se non fosse che Matteo, che ama da sempre interpretare tutte le parti in commedia, in queste ore si sta sperticando in un’autodifesa che ha del patetico. Il contrappasso del gladiatore che diventa pecorella da fuori dà sempre una certa soddisfazione, del resto.
Prima parla di “sentenza politica” (“ci vogliono eliminare”, tuona dalle pagine di tutti i quotidiani) confermando la tesi per cui improvvidamente si giudica un reato in base a chi lo compie e poi, addirittura, riesce a parlare di un danno economico di cui la Lega Nord “è vittima”. Capito? Un po’ come i ladri che si lamentano di essersi presi un ceffone, come scriverebbe un Sallusti qualsiasi. Anche se proprio la Lega si è “dimenticata” di costituirsi parte civile al processo. Sbadati che sono. In compenso chiede “buonsenso”. Salvini. Buonsenso.
Poi va oltre: dall’alto della sua purezza (perché chi vuole pulizia deve per forza considerarsi pulito, evidentemente) si è preoccupato di “nascondere” i soldi come una Ong qualsiasi (come scriverebbe un Feltri qualunque). Il meccanismo lo spiega benissimo Bechis su Libero di ieri:
«Grazie a un’ idea avuta un paio di anni fa e che è diventata un fatto compiuto proprio durante il 2016: i flussi finanziari della Lega non sono più centralizzati, ma sono diventati federali e posseduti dalle strutture regionali o parzialmente regionali che hanno propria autonomia giuridica (alcune nate anche solo recentemente) e finanziaria e che quindi assai difficilmente potrebbero essere coinvolte nei sequestri».
Serve aggiungere altro?
Buon giovedì.
venerdì 1 settembre 2017
URAGANI E MONSONI
Come nel caso delle vittime nelle guerre che in quelle degli attentati che stanno segnando o che hanno segnato la storia in periodi più o meno recenti,anche le morti nei disastri naturali hanno due pesi e due misure come copertura mediatica.
Nonostante fino ad ora i monsoni abbiano provocato nella zona tra India,Nepal e Bangladesh oltre 1200 deceduti i telegiornali continuano a mostrare l'altrettanto spaventoso uragano che ha colpito il Texas,che ha mietuto una quarantina di vittime.
Il breve articolo di Contropiano(due-pesi-le-due-misure )parla di questo modo di evidenziare le notizie e del modo nel quale le morti delle persone di serie b scivolino via dalla coscienza del mondo occidentale.
Due pesi e due misure, anche di fronte a catastrofi naturali.
di Redazione Contropiano
Distretto di Mumbai (India)
Mumbai e l’India sono sommerse dalle alluvioni. Dal 29 agosto ci sono le piogge torrenziali più intense registrate dal 2005. L’acqua ha raggiunto i tetti delle auto nella capitale finanziaria indiana, dove un palazzo è crollato, seppellendo 40 persone. Tra India, Nepal e Bangladesh il bilancio delle vittime è già a quasi 1.200, mentre milioni di abitanti sono stati costretti ad abbandonare le loro case. Chiuse 18mila scuole nell’intera regione. A fare la conta dei danni, complessivamente, sono coinvolte almeno 41 milioni di persone. Distrutti interi villaggi, strutture ospedaliere e raccolti, mentre continua a crescere il numero di abitanti a corto di cibo e acqua pulita.
Texas e Lousiana (Stati Uniti)
E’ salito ad almeno 35 morti il bilancio ancora provvisorio del passaggio dell’ex uragano Harvey, sul Texas. Dopo aver sconvolto il Texas dal 25 agosto, giorno in cui ha toccato il suolo americano, Harvey si è spostato in Louisiana. Dopo il triste aggiornamento del numero delle vittime, i danni. L’uragano Harvey potrebbe risultare il disastro naturale più costoso della storia degli Usa, con un impatto economico da circa 160 miliardi di dollari.
Quale di questi due catastrofici e contemporanei eventi naturali – ma con conseguenze di costi umani e materiali assai diversi tra loro – ha avuto sempre le prime pagine dei giornali e i titoli di testa dei telegiornali?
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