martedì 13 luglio 2010

CHE STRESS I ROS!

Titolo del post odierno liberamente tratto dalla canzone denuncia del gruppo combattente degli Assalti Frontali del 2006(album"Mi sa che stanotte...")che mi ha fatto venire dubbi se etichettare questo post come video musicale oppure da mettere nelle proteste e che infine ho scelto d'inserire nel raggruppamento politico in quanto lo sdegno che ancora sento dentro verso le istituzioni e verso il governo fascista di Berluscojoni è sempre vivo e sempre più rabbioso.
Allego due links di questo blog,ed il secondo in ordine di successione dell'aprile di quest'anno già faceva trapelare che l'attuale comandante dei Ros Giampaolo Ganzer ora condannato a 14 anni perché in poche parole sequestrava armi,denaro e droga per poi rispettivamente contrabbandarle,riciclarlo o tenerlo per se e spacciare,a fronte di una richiesta iniziale di 27 anni.
(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/04/fedeli-ad-una-divisa-disonorata.html e http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/04/tantemele-marce.html).
Direi che gli sia andata ancora benissimo in quanto la pena è stata dimezzata e se lo stesso Ganzer afferma che la decisione emessa è da rispettare,nuovamente alte cariche istituzionali come Maroni e Alfano come ad aprile hanno ancora la massima fiducia in un servo dello Stato che ha voltato le spalle allo Stato stesso non solo abusando del proprio potere ma addirittura campando per anni traendo proventi criminosi da chi la criminalità deve combattere in prima fila.
Da sottolineare che i Ros("raggruppamento operativo speciale"da me cambiato in un più veritiero"ruba occulta spaccia")siano nati da una costola del nucleo speciale antiterrorismo di Dalla Chiesa che negli anni settanta e ottanta ne fece di cotte e di crude sui compagni solo indiziati di appartenere alle ex Brigate Rosse,torturando ed assassinando con una sorta licenza di uccidere.
Solo poche volte i Ros sono degni di merito in azioni che mettono a repentaglio la loro vita quando hanno a che fare con criminali veri,mafiosi latitanti e narcotrafficanti dal grilletto facile...chissà se qualcuno di loro è consapevole che una bella irruzione la dovrebbero fare in Parlamento per arrestare chi davvero delinque contro lo Stato!
Articolo tratto da Roma.Indymedia.

Ganzer il generale, comandante del Ros, è stato condannato a 14 anni per la costituzione di associazione a delinquere.

Il generale, attuale comandante del Ros, è stato processato per la costituzione di associazione a delinquere finalizzata alla vendita di stupefacenti. Condannato anche all'interdizione perpetua dai pubblici uffici.

MILANO - Il generale Giampaolo Ganzer, attuale comandante del Ros, è stato condannato a 14 anni di carcere a Milano nell'ambito del processo su presunte irregolarità in operazioni antidroga condotte negli anni '90 da un piccolo gruppo all'interno del reparto speciale dell'Arma. Ganzer è stato inoltre interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. "Le sentenze non si possono che rispettare. Aspettiamo le motivazioni", è stato l'unico commento del generale.
Giampaolo Ganzer era accusato insieme ad altre 17 persone di aver costituito un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, al peculato, al falso e ad altri reati. Per Ganzer è scattata anche l'interdizione perpetua ai pubblici uffici.
Condannato anche l'ex colonnello del Ros e attuale membro dell'Aise (servizi segreti) Mauro Obinu, a cui è stata inflitta la pena di sette anni e dieci mesi di carcere, oltre che l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
La Corte, presieduta da Luigi Capazzo, dopo una settimana di camera di Consiglio, ha dunque accolto solo in parte le richieste del pm Luisa Zanetti che sosteneva che "all'interno del raggruppamento operativo speciale dei carabinieri c'era un insieme di ufficiali e sottoufficiali che, in combutta con alcuni malavitosi, aveva costituito una associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, al peculato, al falso e ad altri reati, al fine di fare una carriera rapida".
Assalti frontali.
Che stress, che stress i Ros…e il 270 bis!
perquisizione all’alba, nel sonno profondo
riconosco la suonata da svegliare tutti intorno
e chi vuoi che sia a quest’ora storta
“Carabinieri, sveglia o buttiamo giù la porta!”
io apro e dico: “Zitti, fate piano e calmi
mia figlia dorme e qui non ci sono armi”
1-2-3-4-5-6 carabinieri
fanno il loro ingresso in casa e danno dei pensieri,
volete me forse per qualcosa delle posse?
Ma che! questi mi vogliono per le Brigate Rosse,
niente “che” niente “se” niente “ma”
trenta secondi e sono già in stanza di Militant A
c’è l’antiterrorismo con i suoi programmi
mi prendono i computer col lavoro accumulato in anni
fissati dall’idea che la mia voce
sia finita associata alla Desdemona Lioce
che stress, che stress i Ros e il 270 bis! e il 270 bis
che stress, che stress i Ros e il 270 bis!
mi stanno, mi stanno sempre addoss
che stress. che stress i Ros e il 270 bis! e il 270 bis
che stress, che stress i Ros e il 270 bis!
e mollame no!
microfonato in auto, e ti figuri al cellulare
microfonato manco fossi qui al microfono a rappare
faccio un commento subito pensano male
ogni appuntamento lo ritrovo sul loro verbale,
mi accorgo ora che ce l’hanno proprio con me
hanno informative pure dove prendo il caffè
è solo l’inizio cercano un indizio
che so un indirizzo per il sodalizio
ma che coglioni!
Un anno e mezzo di intercettazioni
vivo la mia vita seguito da guardoni
mi stanno addosso manco il giudizio di Dio
sono un terrorista e non lo sapevo neanch’io
sono convinti che nascondo la pistola,
ma io nascondo solo la mia rima
finché non fa scuola
che stress, che stress i Ros e il 270 bis! e il 270 bis
che stress, che stress i Ros e il 270 bis!
mi stanno, mi stanno sempre addoss
allarmi e arresti, allarmi e processi
Ros in carriera grandi successi
stress, io lo chiamo in questo modo
ma questo stress ha un significato
che stress, che stress i Ros
e il 270 bis… l
arga è la scena, lunga la lista
270 bis: associazione terrorista
e chissene frega se non c’entravi niente
col 270 bis qui nessuno è mai innocente
che stress, che stress i Ros
e il 270 bis…
controllate. Ros. controllate tutto
controllate sempre ma poi non capite niente
Digos, Ros, Ministro e PM
sempre alle calcagna ma poi non capite niente
Digos. Ros nella nuova inquisizione
voi vi presentate a casa
col decreto di perquisizione
ma ora su forza sciò filate via
questo non è il paese della polizia!

lunedì 12 luglio 2010

CREMA CITTA' APERTA

La scelta della giunta fascista di Crema in merito all'ordinanza antiaccattonaggio che vieta di mendicare e il commercio abusivo ha fatto il giro d'Italia come altre città che hanno concepito simili limitazioni più che alla vita e alla libertà umana stessa direi alla carità e solidarietà umana.
A due mesi esatti dall'emissione di questo decreto comunale ecco che il neonato comitato"Crema città aperta"ha avuto adesioni da tutto il paese,da sacerdoti a politici passando a lavoratori pubblici e privati con pure delle firme di personaggi famosi.
La decisione marchiata di razzismo del governo cremasco guidato dal leghista Bruttomesso per ora non indietreggia ma l'eco che la protesta sta assumendo(i due contributi tratti da Crema on-line,con dapprima l'articolo dell'11 giugno a firma di Andrea Galvani)si fa sentire roboante e a distanze che oltrepassano la città stessa,dobbiamo muoverci se gli xenofobi del consiglio comunale(non tutti,anche da parte del centro destra ci sono malumori)vorranno continuare su questa strada.

Ordinanza anti accattonaggio, clero in subbuglio. Prende le distanze Agazzi. La minoranza aspetta al varco il sindaco, in rete l'appello per il ritiro del provvedimento.

Crema - Contro l'ordinanza anti accattonaggio emessa dal sindaco Bruttomesso sta montando la protesta. Il clero cremasco è in subbuglio, la minoranza è partita all'attacco frontale con dichiarazioni a mezzo stampa, all'interno dell'Aula degli Ostaggi e attraverso un'interrogazione urgente (in allegato). Se ancora non bastasse il parroco della Cattedrale spiega che in città le priorità sono altre: il lavoro, le strade, i servizi, non certo i mendicanti, peraltro ben poco molesti. Prende le distanze anche il presidente del consiglio comunale - in quota PdL - Antonio Agazzi, con un articolato intervento che riportiamo di seguito. Notizia del giorno è la missiva (integrale in allegato) fatta recapitare a tutti i consiglieri da don Ennio Raimondi. Il cappellano di SS.Trinità esprime il disagio e la sofferenza provata durante la celebrazione del Corpus Domini “una solennissima cerimonia in onore di Gesù Cristo” con “la chiesa piena di fedeli e, in prima fila le autorità cittadine, i carabinieri in alta uniforme, il gonfalone della città di Crema con i vigili pure in alta tenuta”. Don Ennio scrive: “mi è apparsa lacerante la contraddizione tra quell’onore reso con tanta solennità nella celebrazione liturgica a Gesù nel pane consacrato e quell’offesa a Lui presente nella persona che ha fame ed è straniera, impedendoGli di stendere la mano per un soccorso”. Prosegue integralmente in allegato.

Don Lingiardi: “La città ha ben altri problemi”.
In merito all'ordinanza anti accattonaggio in allegato abbiamo chiesto un commento a don Emilio Lingiardi, parroco della Cattedrale: “Chi conosce la storia di Gesù, sa che già nel Vangelo tanti mendicanti chiedono l'elemosina per sopravvivere. Gesù non ha allontanato nessuno, anzi ha aiutato tutti e lasciò detto: “i poveri li avrete sempre con voi”. L'accattone ricorda a tutti le emergenze di povertà. Ci sono tanti poveri davanti a noi, poveri che dobbiamo aiutare per le loro esigenze, poveri che vanno anche sostenuti nella conoscenza di servizi molto ampi, come il pranzo caldo servito quotidianamente alla Caritas, oppure di altri servizi che la Chiesa e la società civile offrono. E' una presenza che apre la durezza del cuore delle persone e ci stimola a gesti di carità umile e semplice. Si sa che non si risolve il problema della povertà in questo modo, però, in attesa di soluzioni più radicali e complete, anche questo aiuto modesto può servire alla serenità di una persona. Siccome nessuno è obbligato a dare, chi dona compie una scelta libera e gratuita. Anche nel caso di fastidio o di petulanza, si può ignorare, passare oltre, far finta di nulla. Una città è civile se si fa incontro alle esigenze degli ultimi, non escludendoli ma sostenendoli nella loro dignità. Per quanto riguarda poi Crema, il numero dei mendicanti è molto ridotto e credo di scarso fastidio ai cittadini. La città ha ben altri problemi da risolvere, come la crisi del lavoro, l'aiuto alle famiglie bisognose, il sostegno sociale a coloro che hanno difficoltà – esempio handicap di varia natura – e problemi di ordine pubblico, di strade sicure, di gestione di servizi necessari e utili a una sana convivenza civica”.

La perplessità di Agazzi: “provvedimento carico di umana insensibilità”.
“Sono molto perplesso per non dire contrario. Trovo l'ordinanza in questione sostanzialmente ingiustificata e carica di umana insensibilità, contraddittoria peraltro, rispetto alla formazione cristiana di una considerevole parte della compagine politico-amministrativa al governo della città di Crema. Io vivo abbastanza intensamente la nostra cittadina, sarò magari particolarmente fortunato, ma non mi è mai capitato di sentirmi vessato o molestato per citare alla lettera l'ordinanza che si riferisce all'accattonaggio molesto, da coloro che si sono sempre limitati a chiedere in modo corretto se volessi acquistare un qualche accendino, una qualche biro oppure si sono fatti carico di indicarmi una zona di sosta libera per poter parcheggiare. Mi chiedo, alla luce di quella che è la mia sensazione, cioè che il problema non abbia una rilevanza tale da giustificare questo provvedimento, mi chiedo se la questione non sia un'altra, ovvero se non si tratti di dover sostanziare in atti amministrativi l'ideologia o la propaganda di una forza della coalizione. Solo che se così fosse, temo che non si siano adeguatamente soppesate le conseguenze sull'immagine e sul profilo politico dell'amministrazione Bruttomesso, considerate le reazioni, a mio giudizio comprensibili, di larga parte del mondo cattolico diocesano e di settori importanti della comunità civile cremasca”.

L'appello per il ritiro dell'ordinanza.
In rete sta girando l'appello per il ritiro dell'ordinanza. Si chiede di firmare: “il 13 maggio il Sindaco ha firmato un’ordinanza che vieta “qualsiasi forma di accattonaggio e di commercio abusivo che rechi disturbo e sia fonte di molestie ai cittadini in ogni spazio del territorio comunale pubblico o aperto al pubblico”. A parte l’inconsistenza delle motivazioni addotte (dai comportanti di presunti “posteggiatori abusivi” che indurrebbero “i cittadini a eludere l’utilizzo dei parcometri” fino al fatto di essere “talvolta occasione per agevolare attività illecite, insinuano nella cittadinanza una sensazione di insicurezza e disagio, ledono l’immagine della città e inducono i cittadini a frequentare con minore serenità i luoghi citati”), il contenuto dell’ordinanza si risolve in una persecuzione nei confronti di soggetti deboli, indigenti in gran parte stranieri. Noi non ci stiamo! A noi l’idea di perseguire chi chiede l’elemosina risulta insopportabile dal punto di vista umano, etico e civile. Vedere persone che tendono la mano può creare fastidio. Ma bisogna risolvere i problemi, non eliminare i fastidi. Prendersela con chi è costretto a mendicare è immorale. Elevare a valore la grettezza e la chiusura verso chi ha bisogno rende tutti meno liberi, più soli e più insicuri, anche chi oggi non è colpito da questa ordinanza. Noi vogliamo che Crema resti una città accogliente e solidale. Perciò chiediamo l’immediato ritiro di questa ordinanza. Per inviare la propria adesione scrivere all’indirizzo: marina.elena@libero.it”
FILES ALLEGATI:
L'ordinanza anti accattonaggio (.pdf)
La lettera di don Ennio Raimondi (.pdf)
L'interrogazione urgente del Pd (.pdf)

Ordinanza anti accattonaggio: s’allunga la lista delle adesioni all’appello del comitato 'Crema città aperta'. Pronti al ricorso al tar e si valuta anche la magistratura ordinaria.

Crema - Non s’arresta la protesta contro l’ordinanza anti accattonaggio firmata il 13 maggio dal sindaco Bruno Bruttomesso e difesa in consiglio comunale link in calce al pezzo. All’appello del comitato Crema Città Aperta che chiede l’immediato ritiro del provvedimento in queste ore hanno aderito nuove importanti firme locali e nazionali.
Politici e sacerdoti.
Due sacerdoti si sono uniti ai firmatari: don Federico Bragonzi e don Erminio Nichetti, già missionario in Guatemala. Tra i politici vanno segnalati il consigliere regionale Agostino Alloni e il consigliere comunale Gianni Risari. La lista inoltre si è allungata e si è giunti ormai a oltre 200 firme che arrivano dal mondo degli insegnanti, da Rete Scuole, da studenti, dall’associazionismo, dai partiti del centro sinistra, dal mondo cattolico ma anche da tante persone impegnate nella cultura.
Da fuori città.
Da fuori Crema a sostegno dell’appello nuove importante adesioni che si vanno ad aggiungere a Rita Borsellino, Salvatore Borsellino, don Andrea Gallo, Nando Dalla Chiesa, Moni Ovadia, Bice Biagi. In queste ore hanno fatto avere la loro firma: Elio e le Storie Tese, il vignettista Sergio Staino, i giornalisti Antonio Di Bella, Emanuele Giordana, Elisa Marincola di RaiNews.
L'associazionismo.
Dal mondo dell’associazionismo sono arrivate invece le adesioni di Lisa Clark dei Beati costruttori di pace, di Flavio Lotti coordinatore nazionale della Tavola per la pace, di Gian Franco Benzi dell’ufficio internazionale della Cgil e di padre Tonio Dell’Olio responsabile di Libera Internazionale.
Il ricorso al Tar.
L'elenco è destinato ad allungarsi. Intanto martedì sera il Comitato Crema Città Aperta si è incontrato per valutare nuove iniziative e soprattutto per prendere in esame gli ultimi necessari provvedimenti per fare ricorso al Tar contro l’ordinanza. Proprio in queste ore il gruppo sta vagliando con un legale il da farsi, mettendo a punto le carte necessarie. Sul tavolo anche la possibilità di fare ricorso alla magistratura ordinaria.
“Persecuzione nei confronti di soggetti deboli”.
“Il Comitato continua a pensare – si trova scritto nell’appello – che a parte l’inconsistenza delle motivazioni addotte (dai comportanti di presunti “posteggiatori abusivi” che indurrebbero “i cittadini a eludere l’utilizzo dei parcometri” fino al fatto di essere “talvolta occasione per agevolare attività illecite, insinuano nella cittadinanza una sensazione di insicurezza e disagio, ledono l’immagine della città e inducono i cittadini a frequentare con minore serenità i luoghi citati”), il contenuto dell’ordinanza si risolve in una persecuzione nei confronti di soggetti deboli, indigenti in gran parte stranieri. Noi vogliamo che Crema resti una città accogliente e solidale”.
LINKS:
Il video del sindaco sull'ordinanza anti accattonaggio

domenica 11 luglio 2010

MARCELLO LONZI


A distanza di sette anni c'è ancora gente che vuole e deve lottare affinchè la verità sulla morte di Marcello Lonzi venga fuori,ed in prima fila dall'11 luglio 2003 c'è la madre,la signora Maria Ciuffi,che tra dibattiti,manifestazioni e continue proteste urla che la giustizia debba fare il suo corso e punire chi ha ammazzato suo figlio,degli agenti di polizia penitenziaria del carcere delle Sughere a Livorno.
E pure oggi sarà lì la signora Ciuffi,al di fuori del carcere dove Marcello fu ucciso e non morì d'infarto come stabilito dalle prime indagini,che tra la caduta dopo il presunto malore alla giustificazione delle botte su tutto il corpo(le immagini parlano da sole)come un tentativo disperato di massaggio cardiaco hanno offerto solo bugie a fronte di una verità evidente ma che come sappiamo quando c'è di mezzo il cameratismo poliziesco coperto da politici fascisti è dura che riesca a trionfare sull'inganno.
Del caso di Marcello Lonzi si è parlato tante volte su questo blog a margine di tutte le morti che hanno visto attuare le coperture fasciste e mafiose delle forze del disordine sia in carcere che fuori,da Cucchi passando per Rasman arrivando ad Aldrovandi.
Articolo tratto dalla redazione di"Senza Soste".

Marcello Lonzi: 7 anni di bugie , 7 anni di ricerca della verità.

7 anni fa moriva nel carcere delle Sughere di Livorno, Marcello Lonzi
Pochi mesi fa la Procura di Livorno ha archiviato il caso come morte naturale.
Tutti sappiamo che non è così e che Marcello Lonzi è stato ucciso
La madre, i compagni e gli amici non smetteranno mai di combattere per ottenere verità e giustizia
Maria Ciuffi la madre ha deciso di continuare la propria battaglia ricorrendo in Cassazione contro l'archiviazione. Ma è decisa anche ad andare avanti fino alla Corte di Strasburgo. Per questo bisogna continuare a sostenerla, sia nella lotta che nelle spese legali.
Ogni anno, Maria Ciuffi indetto il presidio fuori dal carcere delle Sughere in ricordo di Marcello ma quest'anno per la prima volta non ci sarà, per motivi di salute ma anche perché dopo 7 anni di battaglie e di delusione ormai le sue motivazioni sono rimaste quelle di andare avanti, finchè ce la farà economicamente e fisicamente, nelle aule dei tribunali.
Sta invece a tutti noi tenere vivo il ricordo di quest'ennesima vittima dello Stato.
Link: Domenica 11 luglio presidio fuori dal carcere delle Sughere contro gli omicidi di Stato

venerdì 9 luglio 2010

FASCISTI SENZA LODI

Che già i tre-quattro militanti lodigiani di Caserma Pound facessero ridere di per se era un dato già assodato,mentre ora con l'esatta dinamica di un fatto accaduto al loro circolo"culturale"(una stanzina dove i cameratti probabilmente erano dediti alla masturbazione cerebrale e manuale collettiva oltre che al consumo di droga)quando lo scorso anno andò a fuoco.
Subito i compagni furono accusati del gesto(beh,nulla da dire,è un bene che loculi come quelli vengano eliminati)ma indagini approfondite degli sbirri visto che non hanno trovato un capro espiatorio a sinistra hanno portato alla matrice criminale del gesto.
Infatti i fasci che pure erano dediti all'uso di cocaina si sarebbero dimenticati di pagare il corrispettivo in denaro ai loro pusher e questi si sarebbero vendicati bruciando il loro nido da roditori,peccato con dentro nessuno!
Articolo tratto da Toscana Indymedia,quanto siamo orgogliosi di dover combattere con delle merde che si fanno fuori da sole...grazie,meno sbattimenti e meno problemi con le vostre chiocce della questura!

Cocapound.

città che vai.......cocapound che trovi
questa la notizia apparsa un po di tempo fa su Vivamafarka:"Lodi, attentato distrugge il centro sociale di destra. Torna la violenza politica a Lodi.Nella notte un attentato ha praticamente distrutto la sede del circolo culturale “Verde, bianco e rosso” ......verso le 4 di notte: la serranda del centro sociale è stata divelta utilizzando una macchina come ariete, poi all’interno è stata lanciata una bottiglia incendiaria che ha mandato in fiamme i due locali causando gravissimi danni........."
seguono pagine e pagine di insulti ai compagni, attestati di solidarietà, comunisti assassini, infami come i partigiani, ecc, ecc..... Arrivano le valanghe di comunicati e le roboanti promesse di Iannone: "la solidarietà deve trasformarsi in aiuti concreti.i responsabili nazionali di CPI si attivino subito per reperire fondi.il circolo va ricostruito subito, più bello di prima.sulla board riservata ci sono tutti i dati.al lavoro."poi vai a leggere i giornali un po di tempo dopo e ti accorgi che non si tratta di violenza politica......semplicemente qualcuno dei fasciococainomani si era scordato di pagare!!!!!
da "IL GIORNO" di Lodi 29 giugno 2010 - Diciannove ordinanze di custodia cautelare. Tutte nei confronti di un gruppo di giovani criminali italo-albanese dediti allo spaccio di cocaina..... le accuse di estorsione, sequestro di persona, rapina, lesioni gravi, furto,.... nonché di danneggiamento a seguito di incendio. Per le accuse di incendio doloso ci si riferisce all’episodio che riguarda la sede dell’associazione culturale di estrema destra “Bianco rosso verde” di Lodi, verificatosi nella notte tra il 15 e 16 settembre 2009.

giovedì 8 luglio 2010

TUTTE LE RICCHEZZE AFGANE CHE FANNO GOLA AL MONDO

Era l'ottobre dello scorso anno quando pubblicai un post
(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/10/il-perche-siamo-in-afghanistan-fare-la.html) in cui si facevano tutti i conti sul perché si faccia la guerra in Afghanistan,con la risposta che questa terra sia un pozzo di ricchezze minerarie oltre che un punto strategico di prim'ordine nello scacchiere geopolitico asiatico.
Grazie all'articolo di"Senza Soste"si propongono nuove cifre che parlano addirittura di mille miliardi di dollari la cifra delle materie prime come oro,petrolio,litio e gallio presenti nel sottosuolo afgano,che fanno gola a molti e soprattutto agli Stati Uniti.
Ed è per questo che gli investimenti militari di quasi tutti i paesi occidentali occupatori e sfruttatori non accennano a diminuire in barba alla favola di voler eliminare i talebani per permettere al popolo afgano di essere libero!

Il business afgano.

L’autorità statunitense U.S. Geological Survey ha confermato di recente che il sottosuolo afghano custodisce materie prime per un valore complessivo di 1000 miliardi di dollari. Tra queste ricchezze sono presenti soprattutto rame, litio, ferro, oro, cobalto e terre rare: elementi talmente preziosi per la società contemporanea da trasformare l’Afghanistan in una vera e propria lampada di Aladino per ogni Paese industriale del mondo. Ma le sorprese non sono finite: gli ultimi sviluppi mostrano che in Afghanistan la quantità di petrolio è 18 volte superiore a quanto stimato nel 2001.
Secondo i geologi, l’Afghanistan ha le tutte le carte in regola per diventare “l’Arabia Saudita del litio”: un ruolo no da poco, se si considera che il litio è il materiale utilizzato per le batterie ricaricabili di cellulari, portatili e auto elettriche. Tra le terre rare nascoste nel Paese mediorientale, inoltre, ci sarebbe il gallio, elemento necessario alla produzione delle celle solari negli impianti fotovoltaici. In sostanza, nonostante la sua attuale povertà, l’Afghanistan sembra essere destinato a diventare uno dei più importanti giacimenti del futuro, poiché la quantità di materie prime è tanto elevata da poterlo rendere una delle nazioni esportatrici più potenti.
I depositi sono stati scoperti grazie al materiale cartografico raccolto dagli esperti minerari dell’ex-Unione Sovietica durante l’occupazione dell’Afghanistan degli anni ’80. Dopo il ritiro delle truppe russe, i geologi indigeni hanno conservato il materiale in via del tutto personale e l’hanno depositato negli archivi statali solo nel 2001, dopo la caduta del regime talebano. Secondo le notizie ufficiali, i dati sul sottosuolo afghano sarebbero stati trovati soltanto nel 2004 dagli studiosi nordamericani e divulgati, poi, nel 2007. L’interesse pubblico, tuttavia, sembra essersi rivolto alle ricchezze dell’Afghanistan solo oggi, dopo che il quotidiano statunitense New York Times ha scritto un articolo al riguardo.
Il presidente afghano Hamid Karsai, da parte sua, considera la scoperta una buona notizia: un suo portavoce l’ha definita addirittura “la migliore notizia degli ultimi anni per l’Afghanistan”. Gli esperti, tuttavia, dubitano che lo sfruttamento di queste risorse possa avvenire in maniera liscia, corretta e indolore. La posta in gioco è alta e le esperienze passate e presenti insegnano a diffidare di ogni buon proposito in certe situazioni: è una storia vecchia come il mondo che, purtroppo, non sembra interrompere mai il suo ciclo diabolico.
Per estrarre le materie prime servono investimenti enormi: l’Afghanistan è politicamente instabile e non ha infrastrutture statali qualificate per le operazioni. Inoltre, il rischio corruzione è alto: nel 2009 il Ministro per le risorse minerarie afghano si è dovuto dimettere proprio a causa di una tangente di 30 milioni di dollari ricevuta da un’azienda cinese per l’esclusiva dell’estrazione del rame, privilegio tuttora in vigore.
L’amministrazione statunitense ha già predisposto una commissione di esperti internazionali in attività minerarie per la consulenza del Governo afghano in materia. Che l’intromissione si sviluppi positivamente, purtroppo, è discutibile: gli Stati Uniti, così come i Paesi del mondo tutti, hanno i loro interessi economici da difendere. Inoltre, le esperienze in Congo e Nigeria mostrano come dalle grandi ricchezze del sottosuolo e dall’intervento degli europei non si siano sviluppati che conflitti etnici e grossolana corruzione. Risultato immancabile è l’inasprimento delle disuguaglianze fra i pochi ricchissimi e la massa di poverissimi, tipico quadro delle società africane che - purtroppo - da parecchio tempo non fa più notizia.
Da non dimenticare, in tutto questo, la caratteristica principale per cui è conosciuto l’Afghanistan, e cioè la cosiddetta Enduring Freedom (OEF), la “missione di pace” con cui Nato e Usa vogliono liberare la nazione (e il mondo) dai malefici talebani. La notizia delle ricchezze del sottosuolo afghano ha offerto ai numerosi critici dell’OEF un’ulteriore chance per ribadire le loro accuse di sporco doppio gioco nei confronti delle forze armate che occupano Kabul: le truppe Nato sarebbero in Afghanistan per difendere le materie prime e i loro interessi economici, più che la democrazia e il popolo semplice.
Per i più maliziosi, tuttavia, le prospettive di ricchezza dell’Afghanistan sono servite semplicemente da specchietto per le allodole mediatico. La settimana scorsa, infatti, l’allora comandante generale delle truppe Nato in Afghanistan, Stanley McChrystal, aveva accennato a un’interruzione dell’offensiva nella provincia di Helmand (Sud-Est dell’Afghanistan) e a un rinvio - a chissà quando - dell’avanzata nella provincia di Kandahar (Sud). Affermazioni che, come scrive il quotidiano berlinese Tagesspiegel, suonano come una “dichiarazione di bancarotta”: la notizia ricchezze dell’Afghanistan avrebbe cercato di nascondere prepotentemente l’insicurezza umana di un momento, un’esitazione che gli Stati Uniti non si possono permettere.
Se queste voci siano solo malignità, è tutto da dimostrare. Di certezze, invece, ve sono almeno due: in Afghanistan stazionano attualmente 100mila soldati Nato, di cui 3150 italiani e 4300 tedeschi, e l’onnipotente generale McChrystal è stato “licenziato”. E, mentre i grandi sono impegnati a Toronto per cambiare le regole di gioco dell’economia e i piccoli si commuovono per i mondiali in Sudafrica, in altri angoli di mondo la quotidianità sembra continuare il suo corso, paradossalmente offuscata dai media stessi.
Emanuele Pessina
tratto da www.altrenotizie.org

mercoledì 7 luglio 2010

GIUDICE E SBIRRI COMPLICI DEI FASCISTI


Tratto da Bergamonews e ripreso da Lombardia Indymedia il resoconto del processo contro gli antifascisti bergamaschi arrestati nel febbraio del 2009 con imputazione la resistenza aggravata a pubblico maiale.
Da notare che quel giorno i porci in divisa traghettarono plaudendo le merde di Fogna Nuova accompagnati da Fiore e don Tam dal parcheggio della Malpensata alla sede(ex)di Via Bonomelli,armati di spranghe e cantando cori fascisti,senza subire nessuna denuncia naturalmente.
In un paese al contrario è lecito lasciar passare accuse di apologia del fascismo,esposizione di vessilli fascisti e girare con le spranghe ed i caschi a fianco degli sbirri...stessa feccia stessa fine,altro che foibe per queste merde,dovrebbero solo augurarsele se la gente con i coglioni pieni dovesse ribellarsi e scendere per le strade a scovarli e punirli.
Per rinfrescare la memoria propongo un link che contiene riferimenti dell'indomani della contromanifestazione antifascista organizzata a Bergamo:(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/02/nemmeno-un-anno.html).

[Bergamo] Condanne per processati corteo vs fogna nuova del 28-02-09.

Scontri anti Forza Nuovale prime due condanne.
Una giornata non felice per Bergamo, il 28 febbraio 2009, con tante persone coinvolte, da più parti: Forza Nuova, schieramento antifascista, forze di polizia. E ad un anno e mezzo di distanza dal corteo neofascista e dai seguenti scontri tra manifestanti "contro" e polizia, è arrivata una prima sentenza: xxxxxxxxx, di Como, e xxxxxxxxx, di Seriate, sono stati condannati dal giudice Vito Di Vita, a latere Federica Gaudino e Ilaria Sanesi, a un anno di reclusione, con pena sospesa. L'accusa principale nei loro confronti era di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Il pubblico ministero Lucia Trigilio aveva chiesto per entrambi un anno e mezzo di reclusione.xxxxxxx dovrà risarcire anche il poliziotto Alfredo Giovanni Salvi, l'unico ad essersi costituito parte civile (avvocato Enrico Pelillo), tra i tre agenti feriti quel giorno: 2500 euro di risarcimento.Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. Il collegio giudicante, non accogliendo del tutto la richiesta del pm, sembra aver accolto invece alcune argomentazioni della difesa, ovvero gli avvocati Francesca Longhi e Silvana Scalise che hanno parlato di un "contesto di quel giorno dal quale non si può prescindere per giudicare anche xxxxxx e xxxxxxx". La Longhi, in particolare, dopo aver ricordato che il reato di apologia di fascismo sussiste ancora oggi, ha parlato di una "tripletta" di atteggiamenti arbitrari delle forze dell'ordine: "L'autorizzazione del corteo di Forza Nuova, che non era prevista e non doveva assolutamente essere concessa, l'informazione giunta al questore secondo la quale erano state danneggiate delle vetrine in viale Papa Giovanni, che diede il via alle cariche della polizia sebbene di vetrine danneggiate non ce ne fossero, e infine l'atteggiamento prevaricatore di certi poliziotti durante le cariche stesse". Mentre Silvana Scalise ha insistito su diversi filmati finiti agli atti del procedimento, nei quali "si vede anche un soggetto con passamontagna calato sul volto, che parla con la polizia, prima di prendere a manganellate anche un operatore televisivo".Dopo la sentenza un militante dell'area antagonista bergamasca ha battuto le mani verso i giudici parlando di "tribunale fascista". Il giudice Di Vita l'ha fatto identificare. E' stato denunciato per oltraggio alla magistratura.Restano aperti altri procedimenti, per i quali non sono previste scadenze a breve nelle aule di tribunale. Si tratta delle denunce per altre 57 persone che la sera del 28 febbraio furono portate in questura e l'apertura di un fascicolo contro ignoti per apologia di fascismo, quindi nei confronti dei partecipanti alla manifestazione di Forza Nuova, con sfilata dalla Malpensata fino alla sede di via Bonomelli.

martedì 6 luglio 2010

MULTE IN VISTA PER MEDIASET


Il post odierno poteva essere un commento a quello dello scorso giugno dove si elencavano i vari beneficiari dell'inculata del digitale terrestre,ovvero la famiglia Berlusconi,ma la notizia dell'ennesima condanna da parte della Comunità Europea verso Mediaset a risarcire lo Stato italiano valeva bene un post a parte(vedi http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/06/con-i-decoder-profitti-ai-soliti-noti.html ).
L'articolo di Mariavittoria Orsolato elenca fatti ed antefatti di questa vicenda cominciata nel 2004 grazie alla famosa legge Gasparri(che ultimamente è stato firmatario di una proposta legislativa atta a impedire che gli stupratori paghino pene pesanti come giusto che sia)e mai terminata.
A proposito,sento parecchia gente che con il nuovo,paradisiaco ed essenziale digitale terrestre ancora non riesce a prendere tanti canali televisivi(soprattutto il pacchetto Rai)e che deve buttarsi di nuovo sull'analogico per poter vedere questi canali"oscurati"...articolo di"Senza Soste"che riprende"Altrenotizie.org".

Il digitale fa male.

Delle tante bordate alla concorrenza televisiva, dall’aumento dell’iva a Sky alla sottrazione del bouquet satellitare Rai, quella degli incentivi statali all’acquisto del decoder per il digitale terrestre fu sicuramente la madre. Correva l’anno 2004, la legge Gasparri superava il secondo assalto al Quirinale e introduceva un bonus di 150 per tutti coloro i quali avessero scelto lo scatolotto DVB-T anziché la parabola; la mossa si ripeteva poi nella finanziaria dell’anno successivo con un importo però ridotto a 70 euro.
In molti allora storsero il naso - primo fra tutti l’ex capo di Stato Carlo Azeglio Ciampi - soprattutto perché lo scatolotto a marca Amstrad, promosso con sì tanta solerzia dall’esecutivo, altro non era che un prodotto importato in esclusiva della Solari.com, una società a responsabilità limitata controllata al 51% da Paolo Berlusconi e dalla figlia di primo letto Alessia, attraverso la finanziaria Paolo Berlusconi financing (Pbf). Il palese conflitto d’interesse restò però impunito e i 220 milioni di euro (110 all’anno) preventivati della finanziaria, vennero regolarmente indirizzati nelle tasche del Berlusconi che solitamente va in prigione.
Allora i “maligni” affermarono che la clausola presente nella Gasparri era una sorta di risarcimento al fratello minore ed un sicuro sgambetto alla nemesi catodica Rupert Murdoch. Oggi, sei anni dopo, sono i giudici della Corte di Giustizia europea a dare nuovamente ragione di queste voci, sentenziando in primo grado che “gli auti di Stato sono stati erogati in modo illegittimo dal Governo” e comminando una multa a Mediaset pari all’importo tolto al bilancio statale, interessi esclusi ovviamente. La sentenza conferma quella emessa nel 2007 dalla Commissione Ue, pronunciamento contro cui Mediaset aveva ricorso appellandosi al fatto che del digitale terrestre il Biscione non è l’unico usufruttuario.
Il ricorso è stato però respinto in quanto nella pratica della sovvenzione statale sono assenti i requisiti di neutralità espressamente richiesti: gli incentivi statali andavano infatti a favorire solo una parte degli operatori televisivi (quelli che appunto hanno scelto la piattaforma digitale, imbarcandosi sul carro di quello che allora pareva il vincitore) ledendo al contrario i soggetti assestati sulle trasmissioni satellitari che, in quanto fruitori di una tecnologia diversa, non hanno avuto diritto agli aiuti.
Mancando di neutralità, il provvedimento varato dal secondo governo Berlusconi, inficiava le regole del mercato comune e della legittima concorrenza: un privato che fosse stato nel dubbio sulla scelta della nuova tecnologia da acquistare per il proprio televisore, avrebbe giustamente proteso per quella incentivata, anziché spendere una cifra superiore per quella a prezzo pieno.
Recita in proposito la sentenza: “Gli aiuti pubblici hanno incitato i consumatori a passare dal sistema analogico a quello digitale terrestre, limitando al tempo stesso i costi che le emittenti televisive digitali terrestri avrebbero dovuto sopportare e, dall’altro, ha consentito alle emittenti medesime di consolidare, rispetto ai nuovi concorrenti, la loro posizione sul mercato”.
Da Cologno Monzese annunciano però un secondo ricorso, dal momento che i contributi sull’acquisto sono stati erogati direttamente ai consumatori “mentre la rete non ha avuto nessun vantaggio materiale”, cosa che però ben due sentenze europee smentiscono categoricamente. Dal Ministero per lo Sviluppo Economico, retto ora ad interim dallo stesso Premier e oggetto dell’ennesimo conflitto d’interesse, una nota fa sapere che “in base alla decisione della Commissione europea sull'aiuto di Stato C52/2005 relativo al contributo per l'acquisto di decoder digitali (…) in data 4 febbraio 2009 la società Rti ha adempiuto a tale richiesta versando allo Stato italiano l'importo di euro 6.013.855,49”. Ne mancherebbero ancora 140 di milioni e, a quanto statuisce la Corte di Giustizia europea, ora lo Stato ha solo due mesi di tempo per adempiere alla sentenza e recuperare il maltolto dalle tasche degli italiani, soprattutto dei molti che del decoder di casa Berlusconi non ne hanno nemmeno voluto sentir parlare.
Sulla carta l’operazione sembra facile, ma dal momento che il risarcitore è formalmente a capo del soggetto da risarcire, viene spontaneo chiedersi se la gerachia delle fonti giudiarie, qui in Italia, abbia ancora un senso di fronte ad un conflitto d’interessi che assomiglia sempre di più ad una metastasi per il nostro sventurato Paese.
Mariavittoria Orsolato
tratto da www.altrenotizie.org

lunedì 5 luglio 2010

MA DIVORZIANO O NO?


L'ennesimo tiramolla nel rapporto difficile degli sposi Berlusconi e Fini sembra sempre più parare verso il divorzio tra i due conugi con seguente attentato politico del neoduce come fece il suo predecessore mascellone Mussolini con Galeazzo Caino(finito un poco più maluccio di un semplice diktat politico).
Magari tornerà verso fine settimana la riappacificazione tra i due litigiosi protagonisti in male della politica italiana,con l'ex delfino di Almirante ed il presidente"Ghe pensi mì"così com'è sempre arrivata durante le ultime turbolenze sentimentali,ma l'impressione è che l'idillio sia destinato a fottersi nel giro di poco tempo e la data simbolica del 25 luglio quando il primo regime fascista si sciolse(nel'43)si avvicina e potenza dei numeri vedremo cosa accadrà.
Non è la prima volta che questo blog affronta la questione
(un esempio http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/04/verso-due-destre.html )e solo vedendo com'è ridotta la destra italiana(come la"sinistra",di merda)non manca molto alla goccia che farà traboccare il vaso:articolo di"Senza Soste".

Il nuovo Galeazzo Ciano.

Il ruolo che la cronaca, perchè parlare di storia sarebbe troppo, ha assegnato a Gianfranco Fini è quello del Galeazzo Ciano del centrodestra. Curiosamente siamo anche vicini al 25 luglio, giorno dell'autoscioglimento del regime fascista, e chissà se questa coincidenza suggerirà questo paragone anche alla stampa mainstream. Gianfranco Fini sta per compiere così una parabola politica che lo porta ad essere, da esser stato segretario del partito erede della Repubblica di Salò, il replicante della rottura più traumatica della destra italiana quella della notte del Gran consiglio del fascismo.C'è anche un altro paragone che avvicina i due: Ciano è stato ministro degli esteri proprio come Gianfranco Fini. Ma il paragone più interessante è rappresentato dal fatto che entrambi rappresentavano, o sembravano rappresentare, eredità e linea di continuità con il comandante in capo. Il primo, Mussolini, un dittatore che aveva messo tra parentesi la monarchia; il secondo, Berlusconi, un tycoon televisivo che governa mettendo tra parentesi la democrazia.E' come se in Italia l'accentramento del potere a destra si rompesse inevitabilmente proprio sulle linee della successione dinastica.Eppure Berlusconi ha designato Fini come erede possibile molto prima che quest'ultimo fosse politicamente presentabile. E spesso i comportamenti politici di entrambi hanno fatto più pensare ad una diarchia nel centrodestra, composta da un potere più politico e uno più televisivo, piuttosto che ad un rapporto tra sovrano e delfino.Va anche detto però che le frizioni politicamente serie tra Fini e Berlusconi non sono poi così recenti. Nei primi due mesi del '96 si stava per comporre uno dei governi più mostruosi della storia della Repubblica. Fu dato infatti incarico ufficiale a Maccanico, da Carlo Azeglio Ciampi, di formare un governo tra Pds, Forza Italia e An. Grande diplomatico per la tessitura di questo accordo fu un personaggio oggi dimenticato: Lorenzo Necci (detto Lorenzo il magnifico, finì poi in carcere per corruzione e tangenti). L'accordo era vicino: spingevano pubblicamente l'allora Pds, che poi partorirà la bicamerale (ancora di salvezza per Berlusconi), e Forza Italia. Fu proprio Fini a far saltare il banco per timore di una intesa troppo cordiale, anzi diciamo a tenaglia, tra Pds e Forza Italia. Così Maccanico dovette rimettere il mandato, si arrivò alle elezioni anticipate, Prodi fu rispolverato e inviato sul pullman a fare il giro d'Italia e vincere le elezioni.Tra An e Forza Italia si aprì così una fase di tensioni, più chiara con i tentativi di Fini di far passare referendum non graditi a Berlusconi, che durò dalla sconfitta elettorale del '96 alla vittoria del 2001.Oggi la contraddizione tra Fini e Berlusconi, come sosteniamo da tempo, manifesta i propri caratteri strutturali mentre altre volte poteva essere letta in maniera più contingente. Stavolta riveste infatti i caratteri della frattura tra una destra neogollista all'italiana che vorrebbe parlare il linguaggio della strategia politica, rappresentata da Fini, e una destra arcaico-televisiva, che difende i soli interessi strategici del network editoriale di cui è espressione, e non appare più un grado di mediare tra i grandi interessi reazionari del paese.Quando questa frattura arriverà al punto di consumazione niente in questo paese sarà più come prima. La crisi e le convulsioni del berlusconismo politico, altra cosa dal berlusconismo culturale (che ha molte possibilità di permanere), metteranno in mobilità milioni di voti e il consenso di interi strati di società italiana.Anche perchè ad un eventuale 25 luglio del centrodestra c'è proprio il rischio che gli succeda un nuovo 8 settembre. La crisi dell'euro infatti sembra di quelle che si preparano ad elaborare drammi e fratture epocali per questo paese.Molti storici hanno sostenuto che Galeazzo Ciano espresse il suo voto decisivo contro Mussolini, nella notte del 25 luglio 1943, nella speranza di governare in prima persona la successione al fascismo. Finì invece fucilato in una fredda mattina del gennaio 1944, condannato per alto tradimento dal tribunale della repubblica di Salò.Nella politica di oggi non c'è, o almeno non è in vista, l'istituto della fucilazione per i traditori. Ma i paragoni tra Fini e Ciano sono destinati a rincorrersi quando si aprirà la drammatica crisi nel centrodestra, acuita dalle difficoltà strutturali del paese.

domenica 4 luglio 2010

FOLLOW YOUR LEADER!

Verrebbe da dire,e così effettivamente é,che la Germania sia uscita con più impegno ed abnegazione dalla tristezza e dalla tragedia del nazifascismo rispetto all'Italia almeno per quanto riguarda le giuste leggi repressive contro tale"ideologia".
Non che in Italia manchino tali leggi ma queste non vengono assolutamente rispettate:divieti di esporre simboli del ventennio e apologia del fascismo non vengono quasi mai presi in considerazione e se durante una manifestazione di Fogna Nuova vai da uno sbirro a fargli notare che quello stronzo là vestito con la camicia nera fa il saluto romano o ha la bandiera col simbolo della croce celtica o della svastica aspettati solo manganellate.
Articolo preso da Roma.Indymedia,e anche se lo stronzo nostalgico non si farà quegli anni di galera come minimo un multone della madonna se lo piglia e gli scappa la voglia di fare lo stupido...nazifascista,segui il tuo leader!

GERMANIA Tre anni di carcere per l'uomo con la voce di Hitler sulla suoneria.

Un uomo che aveva messo un discorso di Adolf Hitler come suoneria sul suo telefono rischia in Germania fino a tre anni di carcere.
La polizia ha sequestrato il telefono nella stazione di Harburg, dopo che i passeggeri del treno avevano udito Hitler gridare quando ha suonato un telefono e avevano allertato la polizia.
"Era un discorso originale da Adolf Hitler che si concludeva con la frase 'Sieg Heil'," ha detto il portavoce della polizia Ruediger Carstens, il quale ha aggiunto che l'uomo aveva sul suo telefonino anche una foto di Hitler, in piedi davanti a una svastica.
Secondo la legge tedesca, l'uomo rischia una multa e fino a tre anni di carcere. L'esposizione pubblica di simboli nazisti è stata vietata in Germania dopo la fine della seconda guerra mondiale.

sabato 3 luglio 2010

ENNESIMO TRANSCOCA PARTY POLITICO

Per dovere di cronaca così come successe a Piero Marrazzo del
Pd(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/10/marciume-generale.html) ecco l'emule targato Pdl Pier Paolo Zaccai che è stato beccato sballatissimo mentre arringava la folla da un balcone e successivamente collassato e ricoverato in ospedale.
Dopo aver eviatato gli esami tossicologici perché avrà esclamato la mitica frase "lei non sa chi sono io"questo politico di spessore molto meno rilevante dell'ex presidente della regione Lazio,che almeno si dimise immediatamente,coerente con le idee del proprio partito si aggiunge alla lunga lista dei politici tossici e che vanno a trans(fatti loro,mica ce l'ho con le due categorie sovracitate)e che ricevono una pacca sulla spalla e avanti come prima.
E me se mi pigliano con un trans minimo multa esagerata e se con la coca come pacchetto base garantito mi levano la patente...politici eguali agli sbirri di merda!
Articolo di Toscana.Indymedia proposto da Rigitans...la persona militarizzata con la maschera a gas(o coca)è proprio il protagonista del post di oggi Zaccai che gioca a far la guerra.Esaltato del cazzo!

Gli emuli Pdl di Marrazzo...

Ve lo ricordate Marrazzo, la storia di trans e cocaina, misteri e morti? Sembra che la prima parte sia fin troppo piacevole, visto che anche a destra si persegue questo modello.

Ma ve li ricordate i bacchettoni a destra come infierivano e prendevano in giro Marrazzo per la sua condotta? E ora che diranno del loro "camerata" Pier Paolo Zaccai?Si si, avete letto bene: Pdl, ex An ed ex Msi, quanto di teoricamente più lontano dall'idea di cocaina e sesso con trans, eppure è così.Il signorino è stato trovato in un balcone di Piazza San Giovanni,a Roma, in stato confusionale: di prima mattina, dopo un festino, a fare un bel comizio. Peccato non fosse a Piazza Venezia, sarebbe stato di tutt' altro effetto...E insomma, che dire di quest' altra anima perduta, una pecorella di destra smarrita?Mi chiedo perché tutta questa voglia di sesso con prostitute transessuali, da parte di gente che invece ostenta ben altri stili, orientamenti.Che dire, ora sappiamo come spendono i lauti stipendi che prendono grazie alle tasse che versiamo...

venerdì 2 luglio 2010

MORTE ASSURDA PER GRAVE NEGLIGENZA DEI CARABINIERI

Vicenda che ha dell'assurdo quella che ha colpito tragicamente pure il cremasco con il duplice omicidio di due donne nel torinese e a Rivolta D'Adda ad opera di un carrozziere di Vailate,non solo per il fatto che l'uomo fosse risultato denunciato per stalking ma pure perché la rete "d'intelligence"dei carabinieri non ha funzionato per nulla.
L'omicidio della prima vittima purtroppo è stato inevitabile così com'è avvenuto,ma nelle ore successive nulla è stato fatto per proteggere la seconda vittima morta assurdamente per colpa,oltre che dello squilibrato,anche per la negligenza dei carabinieri che consci che la donna aveva fatto ben sette denunce contro l'assassino incredibilmente non l'abbiano tutelata.
Pure la procura di Crema da questo pomeriggio ora è sotto esame da parte del Consiglio Superiore della Magistratura su suggerimento di un procuratore che vuole vederci chiaro,ora con l'apertura di questo procedimento disciplinare vedremo se salterà qualche testa ma ne dubito.
L'articolo è a cura della redazione del sito"Crema on-line"(http://www.cremaonline.it/articolo.asp?ID=11443) e racconta la cronaca della triste vicenda accentuata dall'incapacità dell'arma dei carabinieri...diciamocela tutta:quando ti fermano per un controllo vedono nel giro di due minuti la tua vita morte e miracoli e nel caso ti abbiano fermato per qualche grammo di fumo o cazzate minori ti torchiano per bene...ed in questo caso con pesanti e numerose denunce non sono riusciti a mettere assieme due semplici calcoli.
Sono bravi i carabinieri con chi ruba i polli,con i criminali veri(sempre se non siano loro tali persone)tanta finta di niente e cari saluti...e ci scappa il morto!

Gaetano De Carlo sarebbe stato processato a novembre. Il timore che volesse uccidere anche l'ex moglie e la compagna. La Procura di Crema: “la giustizia ha fatto tutto ciò che doveva”

Rivolta d'Adda - Indagine chiusa con la morte del reo. Si risolve in queste poche parole il duplice omicidio con suicidio finale che ha visto come protagonista Gaetano de Carlo, 55 anni di Vailate, autore dell’omicidio di Maria Montanaro, 36 anni di Torino, alle 7.45 e di Sonia Balconi, alle 17.10 di mercoledì. Indagine chiusa, anche se da scoprire c’è ancora molto. Dapprima quel che è successo.

Apprezzato operaio.
Gaetano de Carlo, apprezzato operaio della carrozzeria Crippa di Arzago, ha litigato con la fidanzata torinese, le ha inviato un messaggio minaccioso la sera precedente e la mattina successiva, appena la donna ha aperto la porta le ha sparato tre colpi al volto con una calibro 7.45. Quindi è scomparso, anche se qualcuno lo ha visto allontanarsi a bordo della sua Honda Civic. La donna, trasportata d'urgenza in ospedale, è riuscita a fare il suo nome. Un ultimo sussurro prima di morire.

Le indagini.
Immediate le ricerche condotte dai carabinieri di Torino: seguono la traccia del suo cellulare, che porta verso il confine francese, prima di sparire. In concomitanza, i comandi torinesi allertano le compagnie di Crema e di Treviglio. I carabinieri di Vailate vanno a casa dell’uomo e parlano con i vicini, mentre quelli di Treviglio sono ad Arzago, nella carrozzeria, per ottenere notizie utili. I carabinieri decidono di andare a prendere una donna straniera che da un paio di anni vive con lui a Vailate, mentre altri militari vanno dalla moglie separata, che risiede a Rodano, nel Milanese. Altri ancora sono a casa del figlio, a San Donato Milanese, ma dell’uomo non c’è traccia.

Il secondo omicidio.
Le ricerche continuano senza alcun esito, fino a quando si arriva al secondo omicidio. Sono le 17 quando Gaetano De Carlo è fuori dalla fabbrica di Sonia Balconi, a Truccazzano. La vede uscire, la precede a Rivolta d’Adda, ferma l’auto in via Ponte Vecchio e quando arriva a bordo della sua Renault Twingo, nel momento in cui lei rallenta per affrontare la curva, esce allo scoperto e le spara due colpi, forse tre. La donna prosegue la corsa per inerzia e si ferma qualche decina di metri più avanti, lui la raggiunge e le spara il colpo di grazia in pieno volto. Poi, con calma, raggiunge la sua auto e fugge, impegnando la Rivoltana.

Il suicidio.
Sonia Balconi viene soccorsa, sul posto anche l'elisoccorso, ma è tutto inutile. Scatta l’allarme che porta i carabinieri a raggiungere la donna straniera e l’ex moglie. I militari temono che la scia di sangue possa proseguire. L’allarme rientra poco dopo le 17.30, quando arriva una segnalazione: un uomo si è sparato nei campi di Corneliano. Quando arrivano i carabinieri, constatano che è proprio lui.

La Procura di Crema: “La giustizia ha fatto tutto ciò che doveva”.
Oggi la procuratrice della Repubblica Daniela Borgonovo, in un breve incontro con la stampa, ha affermato che la giustizia ha fatto tutto quello che doveva fare. Ha accolto la denuncia (18 maggio 2009) ha fatto le indagini (quasi un anno), ha inviato un avviso agli avvocati (30 aprile 2010) e ha chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio dell’uomo per il prossimo novembre. Inoltre, gli ha ritirato il porto d’armi e due pistole che l’uomo deteneva per uso sportivo. Che altro? Sull’autopsia, c’è ancora da decidere e lo si farà in questo ore.

giovedì 1 luglio 2010

DA ACCUSATORI A CONDANNATI

Aggiornamento riguardo al post di fine aprile
(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/04/pestaggio-pagato-dallo-stato.html) in cui si trattava del pestaggio di quattro ragazzi avvenuto nella caserma di Ferrara(che per quanto riguarda l'impunità di torturatori e assassini non è seconda a nessuno),e dopo la sentenza del processo praticamente quei ragazzi sono stati condannati al posto dei carabinieri con motivazioni assurde in quanto sono stati gli stessi infami in divisa ad essere stati aggrediti secondo l'ingiusto giudizio dei"giudici di sinistra".
Premetto che comunque anche se durante l'arresto siano nate collutazioni e ci può stare,e se pure i quattro stranieri abbiano agito sotto l'effetto dell'alcool e sia volato qualche ceffone da entrambe le parti ci sta pure quello,ma le immagini trasmesse a suo tempo parlano chiaro ed i segni delle manganellate sono state refertate dall'ospedale.
Assurdo pure il commento del difensore dei carabinieri che la mena col solito stipendio da fame che percepiscono le forze dell'ordine,i soliti 1200 Euro(base per un pivellino più straordinari e casa gratis oltra a numerosi privilegi che tutti sappiamo!)che milioni di operai e precari e disoccupati si sognano e che rischiano la vita ben più di uno sbirro di Ferrara o di Crema.
Articolo di Indymedia Lombardia col contributo de"Il Gazzettino.it",vergogna per queste sentenze,invochiamo la corte equa del popolo!

[Rovigo] Denunciarono pestaggio in caserma: condannati quattro rodigini.

Dissero di essere stati picchiati dai carabinieri a Ferrara ma per il giudice furono loro a reagire ai militari ferendoli.
ROVIGO (21 giugno) - Il video del loro pestaggio all'interno di una caserma di Ferrara fece il giro del web scatenando molte polemiche. Si tratta della vicenda di quattro ventenni rodigini che denunciarono di essere stati picchiati dai carabinieri il 24 febbraio scorso. Per il giudice, però, furono i quattro a reagire ai militari e a causare loro lesioni.I giovani, due ecuadoriani, un albanese, un nigeriano, tutti della provincia di Rovigo, sono stati condannati per resistenza a pubblico ufficiale a pene di 12 e 10 mesi, con una provvisionale di 3.000 euro a testa.Il giudice ha emesso il verdetto a conclusione del processo che vedeva imputati i quattro ventenni che dopo l'arresto in centro città, furono protagonisti di un parapiglia all'interno della caserma, in cui rimasero feriti i carabinieri parte civile al processo. Il pm Barbara Cavallo aveva chiesto pene inferiori, 10 e otto mesi in abbreviato.I ragazzi, dopo l'arresto e i colloqui con l'avvocato d'ufficio, dissero di essere stati picchiati e da questo è partita l'inchiesta d'ufficio dello stesso pm Cavallo. Conclusa la vicenda per l'accusa di resistenza fuori e dentro la caserma, resta aperto il troncone che vede indagato un carabiniere, ripreso in un filmato che ha fatto il giro di Internet e dei Tg, per l'uso improprio di un Tonfa, manganello di servizio.Il legale dei carabinieri: che sia dato risalto a questa sentenza. L'avvocato Alberto Bova che assiste i sette carabinieri come parte civile e come difensore nella tranche parallela ha voluto precisare: «La sentenza è giusta, secondo ciò che ci aspettavamo, che venisse ridata dignità a questi militari che per 1.200 euro al mese rischiano la vita tutti i giorni. La sentenza a mio parere, in automatico condizionerà anche il procedimento parallelo, in quanto i ragazzi erano accusati di resistenza fuori e dentro la caserma: se il giudice avesse valutato la legittima difesa sarebbe venuto meno il reato e non li avrebbe condannati. A seguito di questa condanna, credo che l'archiviazione sia scontata, anche alla luce delle conclusioni della requisitoria. Ora sono curioso di sapere se televisioni e giornali nazionali che hanno dato enfasi alla notizia, con un linciaggio mediatico con forzature senza precedenti, daranno pubblica notizia e se lo stesso ex senatore Luigi Manconi (che diffuse il video, ndr) darà lo stesso risalto sul sito che pubblicò lo pseudo-video d'accusa, alla condanna di questi giovani».Barbara Simoni, legale dei quattro ragazzi, attende di leggere le motivazioni per il ricorso, e attende anche l'esito dell'altra inchiesta. Soprattutto, dice di continuare ad avere dubbi sull'operato dei carabinieri: «Noi abbiamo discusso il processo puntando sul riconoscimento della causa di non punibilità per l'arbitrarietà delle azioni dei militari, perché a mio avviso restano molte le incongruenze. Evidentemente il giudice ha ritenuto i ragazzi non credibili. Vorrei chiarire che a parte l'episodio su cui si indaga ancora (per un solo carabiniere), gli stessi ragazzi hanno sempre riferito che le botte ricevute non sono state quelle filmate, ma quelle subite in punti diversi, nascosti alle telecamere, vicino alle celle di sicurezza e ai bagni».Circostanza confermata dallo stesso pm che ha raccolto testimonianze e prove «prima che scoppiasse la polemica», ha tenuto a precisare, sottolineando che la procura si è mossa subito senza indugi per verificare la vicenda. Lo stesso pm ha spiegato che dalle indagini svolte e sulla base di dati oggettivi, quali anche le consulenze medico legali che hanno escluso lesioni compatibili con eventuali colpi di Tonfa o altro, i ragazzi non sono stati ritenuti credibili. L'altro fascicolo, ha aggiunto, lo chiuderà entro poche settimane, assieme ad un terza tranche di inchiesta (per oltraggio e danneggiamenti) a carico degli stessi quattro ragazzi.
http://www.ilgazzettino.it/articolo.php?id=107552&sez=NORDEST