lunedì 12 dicembre 2011

RISCOSSIONE O REPRESSIONE?

Medley di articoli tratti da Indymedia e che parlano delle magagne che l'organismo dedito a rastrellare le riscossioni tributarie italiane,in cui si sottolinea il fatto generalizzato che tale agenzia si accanisca con i più deboli e sia servile con i potenti.
Entrata ultimamente nella cronaca nera in quanto un suo dirigente ha subìto un'attentato presumibilmente compiuto dagli anarchici della Fai con un pacco esplosivo,Equitalia si è dimostrata sin dalla sua nascita il contrario di quello che il nome potrebbe far apparire,e ben lungi da colpire chi ha fatto dell'evasione fiscale totale una filosofia di vita colpisce sempre maggiormente le fasce più deboli e con somme minime da risarcire.
Tra scandali interni,suicidi di perseguitati,stipendi d'oro ed ingiustizie metodiche Equitalia è sempre più nell'occhio del ciclone in un periodo in cui la gente comincia ad incazzarsi sul serio e non è più disposta ad essere inchiappettata nè dallo Stato nè tantomeno da questi merdosi.

DOSSIER EQUITALIA: suicidi per insolvenza, ingiustizie, scandali e stipendi d’oro.

Un editoriale-relazione a cura di nocensura.com che illustra in tutta la sua gravità l’affaire equitalia, ripercorrendo tutti gli aspetti: dall’aumento dei "suicidi degli insolventi", le parti più ingiuste e assurde della legge, come sempre dura e inflessibile con i poveri e morbida nei confronti dei potenti, fino ai gravi scandali che hanno investito l’agenzia. Tutto quello che c’è da sapere su dis-equitalia.
Venerdì scorso in provincia di Padova si è registrato l’ennesimo suicidio. E non si tratta di un caso isolato. Se non sentiamo parlare di casi come questo, è perché generalmente questo genere di notizie trova spazio solo sulla stampa locale, che non approfondisce i motivi alla base del dramma, o lo fanno in modo superficiale. I fatti hanno avuto un po’ di risonanza - poca comunque - solo perché quando si è diffusa la notizia, è stata organizzata una manifestazione di protesta davanti alla locale sede di Equitalia. L’indignazione per l’accaduto era fortissima. E nonostante non sia abbiano notizie precise in merito, il fatto che il suicida avesse difficoltà economiche (e il fatto che sia stata organizzata un sit-in di protesta) ci portano a pensare che probabilmente, anch’egli fosse alle prese con Equitalia.
La sua è stata definita "un’impresa edile storica", ed è noto che da qualche mese non riuscisse a far fronte al pagamento della "cassa edile". Temeva di non riuscire a mantenere i livelli occupazionali, e pare che si fosse rivolto a una banca per chiedere un prestito, senza evidentemente ricevere risposte positive; (ultimamente le banche per concedere credito, anche piccole somme, pretendono ampissime garanzie, che spesso chi è in difficoltà non riesce a fornire).
In un quadro come questo (che in questo periodo di crisi è frequentissimo) ovvero dinnanzi all’impossibilità di far fronte alle spese "ordinarie", le richieste di pagamento da parte di Equitalia (che in base alle normative recentemente approvate dal governo B. può pignorare e svendere all’asta le case dopo soli 2 mesi dall’ingiunzione) costituiscono la definitiva rovina. Uno stato serio dovrebbe aiutare le aziende a superare le difficoltà, per esempio dilazionando/posticipando il pagamento delle tasse. Dovrebbe essere nell’interesse dello stato aiutare la loro "sopravvivenza", visto che se chiudono perdono definitivamente gettito fiscale (e posti di lavoro). Ma invece accade l’esatto opposto. Lo stato, che negli anni ha devoluto alle aziende come la FIAT capitali immensi, provento delle tasse imposte ad aziende come questa, che contribuisce ad affossare.
Suicidi, ma non solo. Anche senza arrivare a tanto, sono centinaia di migliaia i cittadini che non vivono tranquilli, perché riescono a far fronte alle cifre richieste dagli "strozzini di stato". Equitalia non vuole storie: pretende soldi anche da chi non ce li ha, e come se non averceli fosse una colpa, punisce i "malcapitati di turno" con penali e tassi di interessi assurdi, tali da raddoppiare l’importo dovuto in breve termine. Bastano cifre modeste per far scattare il fermo amministrativo dell’automobile del "debitore", rendendo così impossibile, in alcuni casi, persino recarsi al lavoro. E se qualcuno, nell’impossibilità di farne a meno, si azzarda a usare il mezzo sequestrato, scattano sanzioni persino più alte dell’importo dovuto! A causa di queste vessazioni, moltissime persone cadono nel tunnel della depressione, non dormono la notte, come se non bastassero i problemi economici a minarne la serenità! Il 26 Febbraio 2010 un europarlamentare del gruppo PPE (partito popolare europeo) ha presentato una "interrogazione scritta" alla commissione: "oggetto: crescenti episodi di "suicidi per insolvenza" da parte di imprenditori". Ecco la risposta della commissione, datata 19 Aprile 2010, che prometteva di aver intrapreso e di star intraprendendo interventi in questa direzione di cui non si è visto l’ombra, un anno dopo.
Per un debito di 10.000 Euro arrivano a togliere dieci volte tanto: non si tratta di un "esempio esagerato" ma della PURA REALTA’: il meccanismo lo abbiamo illustrato in questo articolo.
Una vera e propria persecuzione di stato. MAGARI FOSSERO COSI’ INTRANSIGENTI CON I "GRANDI EVASORI"... che spesso "contrattano" e riescono a pagare una parte modesta del dovuto.
Valentino Rossi: accusato di evasione milionaria, secondo Repubblica non aveva dichiarato al Fisco 60.000.000€ e rischiava una multa elevatissima, addirittura 240.000.000€ secondo questo articolo. Se l’è cavata con una cifra di 19.000.000€ secondo questo articolo. E saremmo curiosi di sapere com’è finita la storia del notaio che di milioni di euro, ne avrebbe evasi 300, caso di cui non siamo riusciti a trovare aggiornamenti.
Questa situazione colpisce più persone di quante si possa immaginare: è difficile percepirlo, poiché GRAZIE AL MODELLO CULTURALE IMPOSTO DAI MASS MEDIA, CHI HA PROBLEMI ECONOMICI SI VERGOGNA DI AVERLI. Come se avere problemi a causa della crisi CHE HANNO CAUSATO LORO, fosse "qualcosa di cui vergognarsi". Basta pensare che nella sola provincia di Lucca, secondo i dati snocciolati dal Codacons, sono più di 22.000 le cartelle esattoriali spedite ai cittadini per capire quanto questo fenomeno allarmante sia diffuso. Probabilmente la maggioranza di loro è riuscita a pagare: ma alcune migliaia sicuramente no.
Non riescono a pagare 5 e loro gli chiedono 7: poi 8, infine 10. E poi SVENDONO i beni all’asta. Svendono, non vendono. Perché una casa che vale 200.000 Euro (che con gli interessi del mutuo è stata pagata 350.000) viene svenduta all’asta per 70.000 Euro. (per approfondire questi aspetti vedi i nostri editoriali: "IL DRAMMA DI EQUITALIA, TRA FAMIGLIE E AVVOLTOI" pubblicato il 14/07/2011 e "ECCO COME EQUITALIA ROVINA LE FAMIGLIE: UN ESEMPIO PRATICO" pubblicato il 10/10/2011
Il problema riguarda prevalentemente piccoli imprenditori, artigiani e commercianti: per chi lavora "in proprio" spesso cessare la propria attività, significa aver contratto debiti. In alcuni casi invece, è proprio Equitalia a dare il "colpo di grazia" alle aziende che riescono ad evitare la chiusura "sul filo di lana". Ma le vessazioni non riguardano solo gli imprenditori. Nella rete di Equitalia ci finiscono anche lavoratori dipendenti non in regola con i pagamenti dell’Irpef (magari a causa di un errore del commercialista che fa le buste paga) e tutti coloro che, a qualsiasi titolo, devono qualche cosa allo stato.
A Ottobre 2011 il governo Berlusconi ha persino aumentato i poteri di Equitalia, che adesso può pignorare e svendere una casa all’asta a distanza di appena 2 mesi dal procendimento. PDL e Lega Nord hanno fornito nuove armi a equitalia, in barba alle promesse fatte agli elettori. Tra l’altro a Giugno 2011, tre mesi prima dell’approvazione di questa legge, in occasione del "raduno di Pontida" i dirigenti leghisti avevano promesso di porre un freno ad equitalia ai militanti leghisti che lo chiedevano a gran voce. Matteo Salvini, in un’intervista del 20 Giugno, parlava di strozzinaggio: evidentemente riconoscere che si tratti di strozzinaggio non basta per indurli a ripristinare una situazione di democrazia: anzi, hanno inasprito le regole... dopotutto - siamo pronti a scommettere - che a casa Salvini (e di tutti i politici vicini al governo) le "cartelle esattoriali" non sono arrivate.
Quello che suscita ancora più indignazione, sono poi alcuni "particolari" riguardanti l’agenzia:
Nei mesi scorsi, emerse un vero e proprio scandalo: una società che comprava (a prezzi stracciati) le case svendute all’asta, era di proprietà di una manager di equitalia. Un conflitto di interessi gravissimo, nonostante ciò la notizia non ha trovato spazio sulla maggior parte dei giornali: per non parlare della TV, dove non ha trovato la minima menzione.
E’ di pochi giorni fa la notizia - che ovviamente, come al solito, non è stata diffusa dai media - che Equitalia a Torino ha acquistato un vero e proprio palazzo di lusso, vincolato dal ministero dei "Beni Culturali" (in foto) per la "modica cifra" di 31.000.000 di Euro, di cui 29 milioni 920 mila per l’acquisto dello stabile e un altro milione per aggiudicarsi 45 box auto destinati ai dirigenti, a cui forniscono un garage privato per ciascuno.
SVENDONO LA PRIMA CASA AI CITTADINI E FANNO CHIUDERE LE AZIENDE INSOLVENTI PER ACQUISTARE LUSSUOSE SEDI? EVIDENTEMENTE, SI!
L’amministratore delegato di Equitalia, Attilio Befera
Vorremmo potervi dire quanti soldi spende globalmente questa "agenzia" per il "mantenimento" di se stessa: dall’acquisto delle sedi, alle eventuali "auto di servizio", fino agli stipendi di dipendenti, manager, responsabili vari e impiegati: purtroppo però, non siamo in grado di dare una risposta a questo quesito. Non è facile per un blog come nocensura.com trovare la risposta a un quesito come questo, visto che fare i conti in modo preciso è praticamente impossibile. Forse queste risposte dovrebbero darcele le molte testate giornalistiche che vivono di finanziamenti pubblici, che in alcuni casi non sarebbero necessarie per la loro sopravvivenza, visto che alcune hanno ottimi introiti pubblicitari. Ma considerando l’importo speso da Equitalia per comprare una sede a Torino, immaginiamo che non si tratti di "noccioline". E’ facile immaginare che buona parte dei soldi che "recuperano" rovinando le famiglie, vengano bruciati per il mantenimento della struttura organizzativa. Lo stipendio dell’Amministratore Delegato di Equitalia, Attilio Befera, ammonta a 456.733 Euro all’anno.
Alessandro R. per www.nocensura.com

sabato 10 dicembre 2011

I BENI DELLA CHIESA

Innumerevoli volte ho dato sfogo a quello che non definirei una vera e propria crociata contro la Chiesa(con la maiuscola)non trattata come portatrice di ideologie e dottrine ma intesa come l'organo sociale e politico che rappresenta  e che per la gran maggioranza è portatrice di male e marcia fin dalle sue fondamenta(vedi solo due esempi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/05/i-tentacoli-del-vaticano.html e http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/06/cloro-al-clero.html ).
Ora che si parla con la nuova manovra del neopremier Monti della reintroduzione della tassa dell'Ici una moltitudine di persone si è indignata per il fatto che al giorno d'oggi questa imposta la Chiesa non la paghi oltre ad avere molti altri privilegi che sono indicati nell'articolo sottostante preso da Senza Soste.
Ripeto per l'ennesima volta che se dovessimo tassare tutti gli immobili e le ricchezze pecuniare di questa che è una vera e propria organizzazione statale staremmo sicuramente meglio noi italiani e non solo,anche il mondo intero ne trarrebbe giovamento in quanto gli immensi possedimenti ecclesiali se divisi ed investiti realmente per le persone più bisognose porterebbe a compimento di quello che tanto si vantano teoricamente di fare.

Vaticano. I “privilegi” nascosti nei dettagli.
Non c'è solo l'esenzione dell'Ici ma anche la non rivalutazione delle rendite catastali per quegli immobili della Chiesa che l'Ici la devono comunque pagare. Un impero immobiliare al quale nessuno ha mai voluto mettere mano e che sottrae già oggi centinaia di milioni di euro alle casse pubbliche. I risparmi dai costi della politica al confronto sono briciole.
La Chiesa Cattolica in alcuni casi paga già l'Ici su molte strutture con finalità commerciali o immobiliari
Il problema è che nessuna rivalutazione delle rendite catastali è prevista per gli immobili della Chiesa. È una delle sorprese contenute nel decreto salva-Italia varato dal governo Monti. Lo riferisce oggi il Sole 24 Ore, smentendo così le dichiarazioni ufficiali del governo Monti secondo cui “a questo problema non avevano pensato”. Questo “privilegio” si aggiunge alla conferma dell'esenzione dal pagamento dell'Ici oggi (e dell'Imu domani) sui beni utilizzati da enti cattolici, oltre che dal mondo del non profit, a fini anche commerciali. Con un effetto negativo sulle casse dell'erario stimato in 400 milioni di euro l'anno. Un "tesoretto" che potrebbe tornare utile al governo e ai bilanci dello Stato sempre impegnati nella ricerca di nuove risorse da gettare nel secchio bucato del pagamento del debito.
L'altro problema – di non facilissima soluzione – è che a oggi il patrimonio della Chiesa è talmente ampio che non si sa se la tassa sugli immobili venga davvero pagata dal Vaticano e in quale misura. Gli edifici adibiti a culto o ad attività di solidarietà, iinfatti, non pagano l'Ici. E insieme alla Chiesa non pagano la tassa le Onlus e le organizzazioni umanitarie. Ma mentre per le organizzazioni non governative, il patrimonio è facilmente individuabile, nel caso del Vaticano, invece, ci si aggira sull'accidentato terreno delle stime, un paradosso se si pensa che l'esenzione (che come abbiamo visto non è totale) per la Chiesa esiste da anni. Secondo l''Anci (l'associazione dei comuni italiani) sono circa 700 milioni di euro gli incassi mancati relativi all'Ici per i beni di proprietà della Chiesa, mentre per secondo altre fonti la cifra salirebbe addirittura a tre miliardi di euro. Un patrimonio immobiliare - quello che fa capo al Vaticano e alle congregazioni - che non diminuisce ma aumenta in modo costante: solo nella Capitale ogni anno sono almeno 10mila i testamenti a favore del clero. Mettere mano al catasto immobiliare della Chiesa , dunque, non è affatto semplice, anche perchè non tutto è riconducibile ad un unico ente, dato che parte dei beni sono di proprietà delle Congregazioni che li ricevono direttamente dai cittadini.

vedi anche

Firma l’appello lanciato da Micromega
I partiti sono spaccati, la guerra tra poli è trasversale
Le “innocenti” evasioni di Santa Romana Chiesa
9 dicembre 2011

venerdì 9 dicembre 2011

LA SOLITA QUESTIONE BASCO-PADANA

Pubblico per chi non l'avesse ancora capito una lettera di protesta di due cittadini baschi che si sono stabiliti in Italia e che rispondono ad un articolo di cronaca che riporta il fatto che a Varese è stata esposta l'ikurrina(la bandiera dei paesi baschi)al balcone della sede della Lega Nord cittadina.
L'articolo di Roberto Rotondo(e a piè pagina c'è la sua controrisposta)che a mio avviso ha solo riportato un fatto avvenuto,parla delle dichiarazioni del segretario cittadino che parifica la lotta basca con quella padana,enunciazione facilmente spiegabile con l'assoluta ignoranza che ha in ambito internazionalista poiché è noto che il popolo basco abbia insito nell'anima e nella lotta ambizioni e motivi diametralmente opposti a quelli dei leghisti.
La lettera spiega benissimo tali contrapposizioni e la solita tremenda stupidità del popolo con i seguaci con le corna in testa che scambiano un movimento indipendentista basato sul rispetto e sull'uguaglianza verso tutti i popoli con un'ideologia simile al nazismo che prevede l'allontanamento se non l'eliminazione(per molti fisica)di tutti quelli che sono"diversi"e stranieri.

"Noi baschi offesi dalla bandiera leghista".
immagine di separazione

All'attenzione del Sig. Roberto Rotondo:
Le scrivono due cittadini baschi residenti in Lombardia. Ci sentiamo molto offesi e sconcertati dopo aver letto il suo articolo “Addio Lega di governo. Si torna ruvidi” apparso sulla testata Varese News il 23 novembre 2011 (http://www3.varesenews.it/politica/articolo.php?id=219343). Abbiamo visto la nostra bandiera appesa sul balcone della sede della Lega Nord di Varese. Doppiamente offesi. Da un lato come baschi per l’insulto e affronto della Lega Nord di Varese che, strumentalizzando la lotta basca, millanta somiglianze e affinità inesistenti; non siamo come loro, non lo siamo mai stati e non lo saremo mai. Dall’altro lato, come lettori per la continua manipolazione dei media italiani e la totale disinformazione e impreparazione dei giornalisti italiani.
Il movimento della sinistra abertzale (nazionalista) basca nasce con la finalità di “unire”: unire le nostre terre e unire le popolazioni basche sparse in territori spagnoli e francesi. Il Paese Basco era uno Stato tanti anni fa, il celebre Regno di Navarra, e ha poi subito una dura invasione. L’anno prossimo ricorrono i 500 anni di questa invasione; un'invasione militare, che non è riuscita però a cancellare il nostro sentimento di popolo, e nemmeno a zittire la nostra bocca né la nostra lingua. Euskaldun (basco in lingua basca), vuol dire portatore dell'euskera (lingua basca). Qualunque immigrato che parli l’euskera può essere riconosciuto tanto basco quanto noi. Siamo orgogliosi e felici di avere una componente di immigrati così alta nelle nostre terre, vera e propria ricchezza sociale e culturale. Questa è una delle grandi differenze con la Lega Nord: l’inclusione da una parte e l’esclusione dall'altra. Per questo siamo fieri di sottolineare ogni volta ciò che ci differenzia da chi costantemente fa campagne di odio e razzismo, dentro e fuori le istituzioni.
Lo stato spagnolo ci ha invaso militarmente, perché questo è l'unico campo in cui sono forti. Per questo noi baschi vinceremo con la parola, con le idee, con le nostre azioni quotidiane, per far fronte ad un assedio che è quotidiano, da 500 anni, e ad una persecuzione diretta verso qualunque traccia che odori di basco, sia politica che culturale. E quotidiana è stata anche la nostra resistenza. In questo contesto, 50 anni fa, è nata E.T.A., organizzazione armata, nata dalla volontà di molti studenti universitari che, durante la dittatura fascista di Franco, si sono espressi a difesa popolare e contro il fascismo. ETA ha però terminato pochi mesi fa la lotta militare perché il popolo basco ha chiesto questo. Recentemente tutte le organizzazioni, partiti, collettivi, associazioni che hanno fatto o fanno parte del Movimento di Liberazione Nazionale Basco hanno deciso, con convinzione, di far confluire la lotta ideologica e politica della popolazione in organizzazioni politiche come quella, per esempio, di Amaiur, una coalizione formata da numerosi partiti che rivendicano la sovranità popolare e la difesa dei diritti di base, tutt'altro che scontati in Euskal Herria (Paese Basco). Il nuovo panorama politico evidenzia come Euskal Herria rappresenti un'anomalia nel contesto europeo: una sinistra reale che compete alla pari con forze politiche il cui riferimento sociale e politico è quello dominante attualmente in crisi. Il Paese Basco sta lanciando un chiaro messaggio all'Europa: un'altra democrazia è possibile. La proposta e l’azione della sinistra indipendentista non è per una nuova gestione del presente ma per il cambio delle gerarchie di potere sociale e per una democrazia realmente partecipativa. I neo eletti della coalizione Amaiur, rappresentanti politici eletti democraticamente dai cittadini, porteranno le rivendicazioni di giustizia e libertà fino a Madrid, utilizzando solo l’arma della politica. Definire la coalizione politica di Amaiur “terrorista” vuol dire non conoscere e non sapere leggere e analizzare gli accadimenti che poco lontano dall'Italia accadono.
Avevamo detto di essere doppiamente offesi. Sappiamo che la manipolazione dell’informazione negli stati francesi e spagnolo è una cosa sistematica, ma non capiamo come paesi che non hanno interessi in questo conflitto si facciano complici, sia con il silenzio che con la manipolazione. Un silenzio che occulta le denunce delle torture subite dai cittadini baschi nelle carceri spagnole, torture che anche organismi come Amnesty International e relatori internazionali per i diritti umani riportano e smascherano costantemente. In Italia la manipolazione è addirittura doppia, visto che la Lega utilizza, sempre a sproposito, il conflitto basco-spagnolo, per il proprio interesse.
Siamo quindi offesi sia come cittadini baschi sia come lettori. Ci auguriamo che, almeno nel secondo caso, si debba ad un errore o a semplice ignoranza. Capiamo che chi non è informato sull'indipendentismo basco possa fare confusione con la Lega Nord, ed è per questo motivo che vorremmo invitare il Sig. Rotondo ed i lettori del giornale in cui scrive ad essere maggiormente attenti, interessati e curiosi, con la voglia di capire cosa sta loro intorno, con la voglia di capire cosa accade a un migliaio di km da casa loro, nel territorio basco.
Vorremmo invitar loro anche alla lettura dell’opuscolo “Lega chi la conosce la evita, chi la capisce la combatte” a cura del Comitato Autonomo Varesino dove si spiegano le differenze che abbiamo prima citato (inclusione/esclusione per fare un esempio) ed alle iniziative dei diversi comitati Euskal Herriaren Lagunak / Amici e amiche dei Paesi Baschi, sparsi in tutta Italia. A febbraio, da numerosi anni, si organizza una settimana di solidarietà con il Paese Basco con dibattiti, proiezioni, conferenze con rappresentanti baschi, a Milano e dintorni. Vi invitiamo calorosamente a queste iniziative, sperando che siate numerosi e numerose, perché siamo convinti che se per noi vale la frase “Lega, se la conosci la combatti”, allo stesso modo per voi potrebbe valere la frase “Sinistra Abertzale, se la conosci la condividi”.
Lucia Ezker, Mikel Leyun

Gentili lettori,
è molto interessante il vostro punto di vista ma noi non siamo in guerra con nessuno. Avete tutto il diritto di criticare sia la Lega Nord, sia il nostro articolo. Ma noi dicevamo solo che la Lega di Varese ha esultato per la vittoria della coalizione basca. Non vi fa piacere? E’ legittimo, ma perché accusarci di manipolare l’informazione? Non abbiamo definito Amaiur terrorista, basta leggere l'articolo, abbiamo solo riportato una polemica comparsa sui giornali spagnoli e italiani.
R.R.

venerdì 2 dicembre 2011

VELLUTATA DI CAROTE E PATATE

Piatto caldo per queste giornate non eccessivamente fredde ma molto nebbiose dove fa piacere tenere le gambe sotto al tavolo un pochino di più del normale,e questo vellutata semplice da preparare è azzeccata a tale scopo.
Ingredienti:
-carote
-patate
-dado classico
-latte
-doppio concentrato di pomodoro
Si fanno cuocere semplicemente nel latte le carote e le patate tagliate a pezzi piccoli fino a quando la loro consistenza sia abbastanza molle ma non troppo,dopodichè si regola di sapore col dado e si fa passare il tutto direttamente in pentola con un frullatore ad immersione.
Con un cucchiaio di legno si continua ad amalgamare a fuoco basso e nel caso,dopo aver aggiunto poco concentrato di pomodoro,si aggiusta col latte fino a che la consistenza sia cremosa o si può ultimare subito la cottura:si può servire la vellutata con dei crostini,pane abbrustolito o in mancanza di questi con fettine di pancarrè tostate come è capitato nel mio caso.

giovedì 1 dicembre 2011

LE COLPE DELL'UOMO NEI DISSESTI IDROGEOLOGICI

Verrebbe proprio da dire che l'inserimento di questo post sia avvenuto quando si sono calmate le acque e che questa non sia solo una metafora ma un fatto climatico reale non è un caso visto le recenti alluvioni che hanno colpito molte zone italiane con danni soprattutto in termine di vittime in Liguria ed in Sicilia.
L'articolo figlio di Infoaut e ripreso da Senza Soste parla soprattutto di quello che potrebbe realmente intressare l'ultima regione citata e lo spauracchio del ponte sullo stretto che se dovesse prendere piede la colossale opera toglierebbe una cifra talmente spropositata di denaro pubblico che potrebbe e dovrebbe essere meglio utilizzata mettendo in sicurezza le zone a rischio e progettando opere di prevenzione e di riassetto idrogeologico.
Per non parlare dei milioni di metri cubi di terra e di materiale di risulta che verrebbero tolti per la costruzione del ponte e che i volponi addetti ai lavori desidererebbero esser messi sulle già pericolanti zone dissestate limitrofe(oltre ai tre morti di settimana scorsa nel messinese ricordiamoci le 37 vittime di Giampilieri di soli due anni fà):questi tanto incensati lavori per il ponte sullo stretto interessano troppo gli affaristi locali infiltrati con la mafia,la 'ndrangheta e la politica piuttosto che un reale miglioramento della collettività.
Il grafico sottostante e preso da questo sito(http://www.apat.gov.it/site/it-IT/IdeAmbiente/Sezioni/Articoli/Documenti/06_2006_art_05.html?PageID=9017 )riporta la distribuzione geografica degli interventi finanziati dal Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio nel solo periodo 1999-2005:che l'Italia sia un paese quasi totalmente situato in zona sismica e con elevate possibilità di dissesti idrogeologici e soggetta a"calamità naturali"(oggi bastano solo un paio di giorni di pioggia torrenziale per mettere in gionocchio intere regioni)è un dato di fatto,così come la questione dell'uomo che col suo insensato costruire in posti che è meglio lasciar disabitati è parte attiva e integrante nel contribuire al moltiplicarsi nel corso degli anni di tali disastri.

Sull'alluvione nel messinese: altro che ponte sullo stretto!
A quasi due giorni dalla pioggia battente e dalla frana che ha colpito Barcellona Pozzo di Gotto e Saponara si può provare a trarre qualche considerazione. Tre morti, è il dato più in evidenza, e centinaia di case distrutte o rese impraticabili insieme a tutte le infrastrutture e le altre costruzioni della zona.
Ancora pioggia, ancora morti dunque: è questo il leit-motiv a cui ci si sta abituando. Eppure è ormai coscienza diffusa quanto queste morti non siano imputabili al caso o alla forza dirompente della natura. Eppure solo due anni fa a Giampilieri (a qualche decina di km dalle zone colpite ieri) una frana simile aveva provocato altri 37 morti portando alla luce della ribalta i danni e i pericoli causati dalla speculazione edilizia e dal dissesto idrogeologico che ne è conseguito negli anni, e l'anno scorso un'alluvione a San Fratello, che ha causato duemila sfollati, aveva confermato la necessità di interventi nella zona.
I comitati di cittadini locali hanno chiesto a gran voce in questi anni gli interventi in difesa del territorio e dell'ambiente in cui vivono, considerato anche il gran furto di denaro pubblico per la non-costruzione del ponte che li vede direttamente coinvolti, e non si sono lasciati abbindolare dai racconti sugli eventi imprevedibili e sulla loro incontrollabilità.
Non è assolutamente possibile pensare di potersi abituare a queste stragi, o di poterle classificare come calamità naturali: non era possibile farlo a Genova e a maggior ragione non è possibile farlo a Messina, un territorio che ha vissuto più volte in poco tempo catastrofi di questo calibro e ha già imparato a individuarne i responsabili. La speculazione edilizia a tutti i livelli: dai palazzinari alle amministrazioni che passano al vaglio piani regolatori e progetti di opere pubbliche criminali. E non si tratta solo di “piccole” opere (strade sui letti delle fiumare, scuole nei percorsi naturali dei corsi d'acqua, etc...) pensate e progettate per trarre profitto sulla pelle e la sicurezza di intere cittadine, ma di questi giorni è la notizia che anche la più grande delle opere della zona, il ponte sullo stretto, prevede delle procedure degne delle più diaboliche menti: milioni di metri cubi di terra di risulta degli scavi andrebbero infatti riversate su cime di montagne a rischio, proprio a monte di storici percorsi di scolo delle acque.
Il ponte, dunque, non è solo un'idrovora di risorse che potrebbero essere utilizzate per servizi molto più utili (nello specifico opere di prevenzione e di riassetto idrogeologico), non è soltanto l'affronto a una comunità con infrastrutture e trasporti pubblici quasi inesistenti e con servizi sociali scadenti, ma è insieme il simbolo di un furto di risorse pubbliche da parte di grandi aziende private e la massima espressione della mal gestione e della depredazione dei territori. E questo, a soli due giorni dalla tragedia che ha ucciso tre persone, e a due anni da quando i comitati dei paesi alluvionati hanno cominciato a chiedere l'utilizzo di quelle risorse per ricostruire i loro paesi e mettere in sicurezza tutta l'area fa ancora più rabbia.
tratto da www.infoaut.org
24 novembre 2011

mercoledì 30 novembre 2011

LA DISCARICA,I CIELLINO-MAFIOSI E GLI ARRESTI DEI CORROTTI

Ultimamente Crema ricorre sempre più spesso sia nella cronaca nazionale che in quella che riporto sul blog:divenuto ricettacolo di delitti,risse tra politici,mogli che vogliono ammazzare i loro mariti e incendi a gazebi ecco che il cremasco è nuovamente tra le prime notizie dei telegiornali nazionali,anche se l'epicentro geografico della comunicazione è ubicato sempre in zona,a Cappella Cantone e sempre in provincia di Cremona.
Ma lo scandalo dell'arresto del vice-presidente della regione Franco Nicoli Cristiani(numero due del Pdl lombardo)ha portato l'intera Lombardia nell'occhio del ciclone in quanto oltre a lui sono finite in manette altre nove persone,e prima quando ho visto la notizia sul Televideo ed ho notati che oltre a tali fermi ci fossero stati pure dei sequestri di cantieri e di una zona destinata a discarica d'amianto ho pensato subito a quella"nostrana"e che da anni è al centro di polemiche tra gli abitanti dell'intera provincia e regione e la politica di centro destra col Pdl e la Lega in primis che a tutti i costi la vorrebbero.
Articolo tratto da"Crema on-line",con un ultimo auspicio che sarebbe quello che ora finalmente si possa chiudere il capitolo sulla questione dell'apertura della discarica e che ci sia qualche nuovo arresto tra i politicanti corrotti e ciellino-mafiosi(due nomi a caso:Formigoni e Salini)e gli imprenditori approfittatori.
(Sulle nefandezze nel territorio perpetrate della regione Lombardia e cielle vedi anche:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/09/lupi-travestiti-da-agnelli.html ).

Corruzione e traffico illecito di rifiuti, serie di arresti. In manette il vice presidente del consiglio regionale. Decisive le intercettazioni. Sotto sequestro la cava di Cappella Cantone
di Riccardo Cremonesi
Mompiano (Bs) - E' stato arrestato questa mattina all'alba, nella sua casa di Mompiano Franco Nicoli Cristiani, 68 anni, numero due del PdL lombardo e vice-presidente del Consiglio della Regione Lombardia. L'accusa è corruzione e traffico illecito di rifiuti ed è stata formalizzata nell'ambito di un'inchiesta incentrata sulla Bre-Be-Mi, l'autostrada che collega le province di Brescia, Bergamo e Milano. In manette altre nove persone, tra le quali anche Giuseppe Rotondaro, coordinatore dell'Arpa, l'Agenzia regionale per la protezione dell'ambiente.

Intercettazioni
Nei confronti di Franco Nicoli Cristiani un'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dalla procura di Brescia nell'ambito di un'inchiesta relativa a una presunta tangente da 100 mila euro pagata per rendere meno incisivi i controlli. Le indagini erano iniziate otto mesi fa sotto il coordinamento dei pubblic ministeri Silvia Bonardi e Carla Canaia e hanno portato al sequestro di alcuni cantieri della Bre-be-mi, la nuova autostrada che collega le tre province lombarde di Bergamo, Brescia e Milano. Nelle indagini sarebbero risultate fondamentali le intercettazioni telefoniche.

I sequestri
I militari hanno sequestrato la cava di Cappella Cantone, in provincia di Cremona, al centro di un'ostinata querelle tra i comitati dei cittadini che si oppongono al progetto provinciale e regionale che la vorrebbe destinata a una discarica di amianto. Sigilli anche all'impianto di trattamento dei rifiuti di Calcinate (Bergamo) e a due cantieri della Bre.Be.Mi a Cassano d'Adda e Fara Olivana Con Sola.

martedì 29 novembre 2011

MARTIRI IN TERRA CREMASCA

Breve commento ad un articolo postato da Crema on-line e che parla della commemorazione dei quattro partigiani uccisi dove ora si trova lo stadio Voltini e che fa parte di un episodio che è un piccolo esempio e come sempre una grande tragedia di molti che in quegli anni accaddero"grazie"ai repubblichini di Salò ora tanto di moda e tanto difesi(da personaggi tipo La Russa)e che vengono paragonati a dei martiri morti per la patria.
Ernesto Monfredini,Antonio Pedrazzini,Gaetano Paganini e Luigi Bestazza,tre dei quali di Castiglione d'Adda e uno di Castelleone,caddero per mano fascista fucilati il 28 novembre del 1944,e questa data è sempre stata ricordata dall'Anpi e molto meno dalle giunte comunali,soprattutto l'ultima a parte poche eccezioni.
Gratitudine,stima e rispetto a questi quattro ragazzi che loro sì morirono per la libertà dal giogo nazifascista così come migliaia di partigiani e uomini e donne trucidati dagli attacchi delle belve che fecero dell'Italia terra di conquista e di morte.

Crema. All'ingresso dello stadio Voltini la cerimonia in onore dei partigiani di Castelleone e Castiglione d’Adda fucilati dai fascisti all'alba del 28 novembre 1944
di Antonio Margheriti.
Crema - La sezione Anpi di Crema ha ricordato Ernesto Monfredini, Antonio Pedrazzini, Gaetano Paganini e Luigi Bestazza, fucilati all’alba del 28 novembre del 1944 nel punto in cui si trova ora lo stadio Voltini.

Mariconti e Podio
La tradizionale cerimonia, un appuntamento annuale, è stata anche occasione per ricordare il partigiano cremasco Gianfranco Mariconti, recentemente scomparso e Leonardo Podio, che 8 anni fa fondò la sezione Anpi oggi guidata da Paolo Balzari. Da segnalare anche il ritorno delle autorità politiche del nostro territorio.

Le istituzioni
La fascia tricolore è stata indossata dall’assessore delegato ai servizi alla famiglia Luciano Capetti, che ha tenuto un intervento molto sentito sui valori che stanno alla base della nostra nazione. Al Voltini il presidente del consiglio comunale Antonio Agazzi, sempre presente in queste occasioni. Al suo fianco la vice presidente del consiglio comunale Stefania Bonaldi, il segretario della sezione cremasca di Rifondazione Comunista Mario Lottaroli , il capogruppo di Sinistra Ecologia Libertà Franco Bordo ed i rappresentanti del Partito Democratico Matteo Piloni, Teresa Caso, Fiorenzo Gnesi.

La presenza
La cerimonia è stata toccante e in molti si sono commossi nel ricordo di Gianfranco Mariconti. Oltre ai parenti dei partigiani ha voluto portare il proprio sostegno anche il sindaco di Castiglione d’Adda Umberto Daccò, a memoria del fatto che tre dei quattro uomini fucilati erano originari del Lodigiano.

lunedì 28 novembre 2011

LE STRAGI DEI NEONAZISTI IN GERMANIA

L'articolo tratto da Senza Soste proposto oggi parla di un dossier in cui si evince che il terrorismo di destra di chiara matrice neonazista in Germania ha provocato in venti anni ben 147 morti,ben più di tutti gli altri attacchi terroristici messi assieme dal dopoguerra e di tutte le altre fazioni,ma che sia dal punto di vista mediatico che giuridico ha avuto molta meno eco e condanne.
Se ne parla oggi poiché il fatto ha avuto una clamorosa risonanza in quanto si è scoperto solo ora e per il suicidio di due componenti di un trio che nella regione della Turingia per tredici anni ha giustiziato presonaggi legati alla sinistra antirazzista,vagabondi,immigrati e poliziotti e per tutto questo lasso di tempo non era nemmeno stata imbastita un'indagine da parte della stessa polizia segreta tedesca,la Bfv(servizio per la protezione della Costituzione,che si occupa di controspionaggio nazionale)che da sempre vede di buon occhio il movimento neonazista germanico privilegiandolo durante le proprie manifestazioni attaccando i"sovversivi"contromanifestanti di sinistra.
La cancelliera Merkel ha minacciato di cancellare il referente politico di tutto il movimento dei ratti di fogna tedeschi,l'Npd di Voigt,affermando che questa vicenda è la pagina più tragica della Germania dal dopoguerra ad oggi.
Ecco altri interessanti articoli sulla vicenda:http://www.ecn.org/antifa/article/3216/i-nazisti-che-uccidevano-gli-immigrati e http://www.ecn.org/antifa/article/3217/germania-il-pugno-della-merkel-fuorilegge-il-partito-neonazista .

In Germania il terrorismo neonazista ha ucciso 147 persone dal 1990 ad oggi.
Il caso del gruppo nazi della Turingia, i cui attentati sono andati avanti per 13 anni, desta un grande clamore contro una polizia endemicamente "cieca dall’occhio destro"
La Vanguardia
Negli ultimi vent’anni i neonazisti hanno ucciso 147 persone in Germania. Famiglie immigrate carbonizzate nell’incendio delle loro case, africani, asiatici e turchi colpiti da spari a bruciapelo o barbaramente picchiati a morte in stazioni della metropolitana, strade e sottopassaggi. Vagabondi, adolescenti, donne, anziani, militanti di sinistra, poliziotti... la violenza d’estrema destra è, di gran lunga, il principale fattore di terrorismo nel Paese.
I nazi hanno ucciso molto più del radicalismo islamico, che in Germania non ha realizzato nessun grande attentato. Molto più della "Frazione dell’Armata Rossa" di Andreas Baader e Ulrike Meinhof, che provocò 34 morti tra la sua fondazione nel 1970 e la sua dissoluzione nel 1998, senza contare i 27 attivisti che la banda lasciò sul terreno in sparatorie con la polizia e scioperi della fame. Queste violenze, che hanno ispirato tonnellate di opere e titoli di giornali, sono piccole cose di fronte alla violenza neonazi. Però non lo si vuole riconoscere.
Cucciolata nera
Il Paese vive in questi giorni come una sorpresa il caso del gruppo Nationalsozialistischer Untergrund ("Clandestinità nazionalsocialista") un terzetto della Turingia, due uomini e una donna, che per tredici anni ha commesso, presumibilmente, almeno dieci omicidi in serie, quattordici rapine in banca e tre attentati con bombe con decine di feriti, in contatto -e forse protetto- dal Verfassungsschutz (BfV), la polizia politica tedesca inguaribilmente "cieca dall’occhio destro", come si dice in questi giorni, cioè concentrata su ogni tipo di “nemici interni”, reali o immaginari, molti dei quali di sinistra, e indulgente e protettrice verso la scena neonazi.
Gli infiltrati o confidenti della polizia in questo ambiente, i cosiddetti V-Leute, fanno da tempo immemorabile un ambiguo doppio gioco nel quale spesso si cancella la differenza tra l’agente segreto o confidente della polizia e l’attivista nazi. Ex attivisti nazi che sono stati accolti in programmi di reinserimento fanno riferimento alle "simpatie" e alle complicità che gli ultras trovano nella polizia. Indicano anche che essere un “collaboratore" non esclude il fatto di essere, allo stesso tempo, un convinto attivista nazi, mediante una specie di divisione dei compiti frequentemente molto vantaggiosa per l’informatore.
I tentativi di mettere fuorilegge il NPD, il principale partito neonazi, non sono condivisi dai tribunali con il kafkiano argomento per cui un’illegalizzazione porterebbe alla luce l’identità dei confidenti e metterebbe in pericolo la loro identità.
Il governo gioca ad abbassare le cifre
Il governo tedesco non riconosce neanche la lista delle 147 vittime uccise dai neonazisti compilata dal 1990 in poi, pubblicata dalla stampa, con nomi, cognomi e circostanze, e la riduce a 47 nomi. Il ministro dell’interno Hans-Peter Friedrich negava due mesi fa, in occasione della strage dell’ultrà Anders Breivik in Norvegia, "qualsiasi indizio di attività terroriste nazi in Germania". La cancelliera Angela Merkel ha fatto riferimento lunedi scorso al citato gruppo della Turingia, né catturato né ricercato dalla polizia per tredici anni, come una "vergogna per la Germania", ma come spiegare questa endemica "cecità dall’occhio destro" che è sulla bocca di tutti?
In parte ha a che vedere con la storia del Paese, con la notevole continuità dei suoi apparati di Stato, polizia e magistratura, negli anni quaranta e cinquanta, uno dei grandi tabù della Germania di oggi.
La restaurazione del dopoguerra
Nel 1949, il 56% degli alti funzionari della polizia della Renania del Nord-Westfalia, provenivano dal partito nazi (NSDAP) e dalle SS. Negli anni cinquanta in Baviera l’81% dei giudici avevano un passato nazi, mentre nel Württemberg-Baden il 50%. Il giudice ex nazi Eduard Dreher, fu l’incaricato della riforma del codice penale al Ministero della Giustizia a partire dal 1954 e impose la prescrizione per i crimini di "complicità in omicidio" che liberò da ogni responsabilità i nazisti, una specie di amnistia generale. Questa assenza di denazificazione, che la guerra fredda e gli alleati hanno potenziato in nome della lotta al comunismo, contribuì a una continuità burocratica che anche oggi emana un odore ambiguo.
Una scena molto frequente nelle manifestazioni neonazi autorizzate in Germania, sempre contestate con contromanifestazioni di protesta quasi sempre più numerose, è quella di una polizia che protegge il diritto dei neonazi mentre reprime e criminalizza i loro avversari, entrambi considerati "estremisti" in un’inquietante equidistanza. Questa equazione è stata ideologia di Stato nella Germania di Adenauer, dove gli ex nazisti si giustificavano, e riabilitavano, di fronte a se stessi e agli alleati, invocando il comune nemico comunista, un "totalitarismo" che consideravano peggiore di quello hitleriano. Questa ideologia si sintetizza nella Germania di oggi con il discorso delle "due dittature tedesche", quella di Hitler e quella della Germania comunista.
Pochissimi sanno che il più grande attentato terrorista della storia della Germania del dopoguerra, quello della Oktoberfest di Monaco nel 1980, con 13 morti e 211 feriti, è stato opera di un neonazi che, secondo l’indagine poliziesca, agì da solo, senza copertura, senza infrastrutture e senza un’organizzazione che lo sostenesse. Un mistero.
Un agente nei dintorni
Questo odore, in tutte le sue sfumature, è presente nel caso che ora sorprende l’opinione pubblica tedesca. Tino Brandt, l’uomo che ha reclutato i tre terroristi del Nationalsozialistischer Untergrund (NU) della Turingia, non solo era vicepresidente regionale del partito neonazi, NPD, ma anche collaboratore della polizia politica (BfV). Il presidente della BfV della Turingia fino all’anoo 2000 era Helmuth Roewer, che finanziò con 200.000 euro del contribuente Brandt, e che quando si ritirò collaborò con una casa editrice di estrema destra.
In ambienti dell’attivismo antifascista si sospetta che l’ascesa di gruppi violenti di ultradestra nell’Est della Germania dopo la riunificazione del 1990 sia stato finanziato, incentivato o guidato dalla BfV. Dopo la riunificazione, la Germania dell’Est fu deindustrializzata quasi completamente, con le sue imprese smantellate, incluse quelle che potevano competere con le loro omologhe dell’Ovest, o asfissiate dall’Unione monetaria, cosa che fece schizzare in alto gli indici di disoccupazione e fornì un eccellente brodo di coltura alla depressione e all’estremismo politico.
Nello scorso febbraio la polizia della Sassonia protesse con grande zelo "il diritto alla libera espressione" dei neonazi durante gli eventi commemorativi del mortifero bombardamento anglo-americano della città di Dresda. La polizia si concentrò sui 20.000 attivisti antifascisti che parteciparono alla contromanifestazione di protesta, controllando i dati di centinaia di migliaia di utenti di cellulari. Il deputato di sinistra Andre Hahn si è visto togliere l’immunità parlamentare essendo considerato un "caporione" dell’illegale protesta antifascista. Nel suo rapporto del 2003, la BfV ha descritto in modo benevolo il partito neonazi NPD, che ha otto deputati in Sassonia, come una forza politica "carente di distanza rispetto allo Stato" (fehlende Staatsferne).
Nel frattempo, chi non ha mantenuto la distanza con i neonazi è stato un agente della stessa BfV nel caso che ora causa sorpresa e scandalo: l’agente era vicino alla scena di sei dei nove omicidi di gestori turchi di chioschi attribuiti al Nationalsozialistischer Untergrund (NU) negli ultimi anni. In uno di questi omicidi, quello di Halit Yozgat, il proprietario turco di un internet café di Kassel nel 2006, l’agente abbandonò il luogo un minuto prima che si verificasse il delitto, il che avvalora i sospetti.
Una quarta persona, chiamata Holger, è stata arrestata come basista (passaporti e affitti) del gruppo NU, due dei cui membri "si sono suicidati" prima di essere catturati in una camionetta che "si è incendiata" con loro all’interno, cancellando prove importanti. Si ignorano le circostanze di questo incendio, così come dell’esplosione, lo stesso 4 novembre, dell’ultima residenza della banda nella località di Zwickau. Ci si chiede se la BfV abbia aiutato i tre membri del gruppo a fuggire all’estero nel 1998, quando furono ricercati per la prima e ultima volta fino al loro suicidio, chi abbia trovato loro la pistola ceca con silenziatore con la quale hanno ucciso le loro vittime turche in cinque città tedesche, e soprattutto come abbiano potuto vivere 13 anni nell’illegalità senza che la polizia se ne accorgesse né relazionasse sulla sua lunga lista di crimini, che include l’assassinio di una giovane poliziotta di 22 anni d’età.
Le reazioni dei politici
Gesine Lötzsch, copresidente di Die Linke, dice che il Paese è "di fronte al più grande scandalo della giustizia nella storia tedesca dopo la guerra". Il deputato verde Hans-Christian Ströbele esige "una relazione minuziosa sul lavoro e l’attività della BfV nell’ambito del razzismo e dell’estremismo di destra". Nella SPD si rimprovera alla CDU di aver "sottovalutato sistematicamente" l’estremismo di destra. Il capo del gruppo parlamentare socialdemocratico Frank-Walter Steinmeier afferma che gli infiltrati della polizia nella scena neonazi "non contribuiscono alla sicurezza, ma è il contrario". "Anche se non si può generalizzare, questa confusione ha a che fare con l’assenza di volontà politica", dice il giornalista Jürgen Roth, specialista in ambito poliziesco e dei servizi segreti. Nel congresso che ieri si è concluso a Lipsia, la CDU si è mostrata aperta a riprendere in considerazione la messa fuorilegge del NPD.
Traduzione per Senzasoste Andrea Grillo, 16 novembre 2011

sabato 26 novembre 2011

SAREMMO ALLE COMICHE SE...

Il"se"che è posto alla fine del titolo del post odierno è dovuto alla drammaticità che lo stalking diciamo vero e proprio(questo mi sembra una buffonata ma è solo un mio parere personale)comporta alla realtà quotidiana dei nostri tempi e che non merita nemmeno di essere messo al confronto di ciò che il sito cremasco"Crema on-line"posta oggi(http://www.cremaonline.it/articolo.asp?ID=15473) sulle pagine del proprio sito.
Passato il reciproco amore il sindaco di Crema Bruno Bruttomesso ha denunciato stamani l'ex consigliere comunale ed ex candidato sindaco della città Luigi Dossena,leghista della prima ora che ultimamente non sa nemmeno lui da che parte politica pende per il motivo che riporto ora.
La cronaca riporta ciò che è accaduto nel giro delle ultime settimane,con le insistenti provocazioni verbali del Dossena culminate con una aggressione con calci al sindaco che sentitosi minacciato ha denunciato il responsabile alle autorità competenti.
I calci in culo Bruttomesso se li sarebbe meritati da molto tempo,ma che a darglieli fosse stato proprio un suo compare anche se allontanatosi negli ultimi tempi è tutto un altro dire!
Seguiremo gli sviluppi della querelle tutta interna alla politica di destra cremasca e vedremo se le risate continueranno.

Stalking, la polizia ha arrestato Luigi Dossena. Ieri il parapiglia all'esterno della farmacia del sindaco Bruno Bruttomesso, oggi al tribunale di Crema il processo per direttissima
di Andrea Galvani
(direttore@cremaonline.it)
Crema - E' stato arrestato stamattina con l'accusa di stalking e sarà processato per direttissima oggi pomeriggio alle 15 presso il tribunale di Crema. Luigi Dossena, classe 1952, candidato sindaco durante la passata tornata elettorale per la Lista Gerundo era stato denunciato martedì scorso per stalking. Il sindaco Bruno Bruttomesso ripercorre la vicenda: "negli ultimi giorni Dossena sostava continuamente sotto le finestre del mio ufficio a insultarmi. Molti dipendenti erano impauriti, il segretario generale Cattaneo doveva addirittura uscire da una porta posteriore. Dossena la fa passare come propaganda politica, ma qui si è andati ben oltre".

I calci nel sedere
Ieri il sindaco, il figlio e un dipendente avevano fatto un sopralluogo al cantiere del nuovo studio medico di piazza Marconi. Di ritorno alla farmacia di via Verdi hanno incrociato Dossena: "ha preso a insultarmi come fa di solito. Mio figlio è intervenuto in mia difesa, gli ha detto 'per favore adesso piantala, finiscila', ma lui niente. Mio figlio nel frattempo è rientrato in negozio e Dossena a questo punto mi ha sferrato un calcio dicendo 'ooh.. finalmente son riuscito a darti un calcio nel culo'". Il figlio del sindaco, avvertito da una commessa, è uscito di corsa: tra lui e Dossena sono volati degli sputi, poi gli spintoni, con Dossena che sarebbe cascato sopra una bicicletta lamentando poi di essere stato malmenato.

Il pronto soccorso
"Fuori dalla farmacia - prosegue Bruttomesso - c'era un signore che ha visto la scena e ha chiamato la polizia. E' stato chiamato il commissariato, la polizia è arrivata in due minuti ma Dossena non c'era già più, era già scappato". Gli agenti hanno raccolto le testimonianze, mentre Bruttomesso, che era molto agitato, è stato accompagnato al pronto soccorso. "Dossena mi ha dato due calci, sinceramente non mi ha fatto male ma ho dovuto prendere dei tranquillanti. Sono mesi che mi ha preso di mira. Si presenta in consiglio comunale con insulti e cartelli, mi aspetta fuori dalla farmacia. Insomma, dico io: la situazione ora è insostenibile. Cosa facciamo, aspettiamo che venga con un coltello?"

L'arresto
Stamattina alle 8.30 il sindaco era in farmacia quando gli è stato detto che all'esterno si era ripresentato Dossena. "Credevo che dopo la giornata di ieri non si sarebbe più ripresentato. Invece.. ma io non sono neanche uscito, ho alzato la cornetta e ho avvertito il commissariato". In breve Luigi Dossena è stato preso in consegna dalla polizia e trasferito in commissariato, dove si trova ora in stato di arresto. Alle 15 il processo per direttissima.

venerdì 25 novembre 2011

DUEMILA ANNI DI CHIESA(E DI BALLE)

Prendendo spunto da colui che potrebbe essere definito il vice-Papa in quanto segretario di Stato Vaticano,il cardinale Tarcisio Bertone,oggi tratto da Senza Soste propongo un breve articolo che rimanda alla pubblicazione di un libro,"I senza Dio.Inchiesta sul Vaticano"di Stefano Livadiotti giornalista che scrive per"L'Espresso".
Senza mezzi termini si descrive il mondo della chiesa che da duemila anni e tranne poche eccezioni è sempre più legata al potere temporale che a quello spirituale,e passati gli anni delle crociate,dell'inquisizione e delle vendite di indulgenze plenarie(anche se in certi casi si è cambiato solo il nome e qualche modalità)ora si è passati ad altri scandali come pedofilia,collusioni con la mafia,riciclaggio,traffico di droga e di armi senza trascurare il fatto che la chiesa detenga un enorme patrimonio di denaro liquido e immobiliare che andrebbe certamente meglio gestito.
Da qui il solito monito del predicare bene e del razzolare male che casca a fagiolo quando si parla della chiesa e delle persone che vi fanno parte,che nascondendosi dietro la croce di Cristo bazzicano sempre più tranquillamente e squallidamente tra i tavoli della politica piuttosto che tra i banchi delle chiese.

Il cardinale Bertone e il jet privato. Il libro che fa tremare la chiesa .
Pochi giorni fa il Cardinale Bertone, di fatto il numero due delle gerarchie vaticane, ha tuonato contro l'autoreferenzialità dei mercati finanziari. I cattolici, indubbiamente, sanno come usare le parole giuste per ritrovare un pò di consenso nei momenti di crisi. Certo che in materia di potere, di denaro e di autoreferenzialità la chiesa di Roma non è seconda a nessuno. Nemmeno ai grandi finanzieri di Wall Street. Stefano Livadiotti de l'Espresso, con un suo libro edito per Bompiani, si candida a confermarci queste considerazioni. Pubblichiamo qui qualche estratto de "I senza dio. Inchiesta sul Vaticano".
Dove il cardinale Tarcisio Bertone viaggia in jet privato, giusto per consolare con efficacia le anime ai quattro angoli del globo.

(red) 25 novembre 2011

[…] Vista da vicino, infatti, la Chiesa, e in primis il suo vertice, assomiglia sempre di più a una delle classi politiche maggiormente screditate dell’intero Occidente. Una vera e propria casta, come quella dei palazzi del potere romano, ma ancora più scopertamente ricca, spregiudicata e arrogante nel
pretendere ogni sorta di impunità per i suoi dignitari, che di fatto, e senza neanche essere stati eletti da chi poi è chiamato a sovvenzionarli generosamente, sono diventati degli intoccabili.
A forza di trattare sottobanco con la partitocrazia, in un’eterna rincorsa a sempre nuovi privilegi spesso ai confini con la legalità, la pletorica gerarchia vaticana ne ha mutuato tutti gli aspetti più deleteri. Riuscendo in qualche caso a renderli, se possibile, ancora più odiosi e impopolari.
Finendo per disegnare un modello autoreferenziale, dorato almeno quanto ipocrita, bugiardo e corrotto, che rappresenta l’esatto opposto dei fini statutari della ditta. Al cui interno tutti o quasi, dai più alti papaveri agli ultimi travet, predicano bene e razzolano malissimo. Un mondo dove la carità è un optional, la verità un miracolo e il sesso si fa ma non si dice. E il cui ultimo, se non unico, scopo
sembra quello di perpetuare se stesso e il proprio potere. A beneficio di una classe dirigente interamente formata per cooptazione, fieramente avversa a ogni criterio meritocratico e permeata invece da una millenaria cultura dell’intrigo e del familismo come strumenti per costruire carriere a
base di dossier, veri o falsi poco importa, generosamente distribuiti da anonime manine.
Il risultato è un’assai poco caritatevole guerra per bande, dove nessuno si fida di nessuno, tutti spiano tutti, e vince chi riesce a tirare il colpo più basso, comunque sempre abbondantemente sotto la cintura. E dove la posta in palio sono le leve del potere di un’autentica macchina da soldi, che da tempo non si accontenta più di rappresentare un vero e proprio monumento all’assistenzialismo pubblico e
perciò non esita a infilarsi nei business più inconfessabili, purché potenzialmente redditizi. Coltivando relazioni pericolose con piccoli delinquenti di strada e sanguinari dittatori, faccendieri d’ogni risma, mafiosi e barbe finte.
Intrecciando storie ai confini del romanzesco a base di fondi neri, riciclaggio, traffici di armi e di droga e morti misteriose. Collezionando in definitiva un vero e proprio catalogo degli orrori, dove non manca davvero nulla: dal reato comune confinato nelle pagine di cronaca di piccoli e grandi quotidiani all’intrigo internazionale. Con la proter-via di un potere che niente e nessuno è riuscito a scalfire più
di tanto in duemila anni di storia. E che ancora oggi è in grado – forse semplicemente bluffando (quante divisioni ha davvero il papa?) – di tenere in scacco, attraverso il ricatto elettorale, una politica sempre più fragile e perciò stesso impaurita.
Un potere alle prese con una fase di declino forse inevitabile. Alla quale però oggi aggiunge qualcosa di suo. Rischiando di farsi del male da solo, così, per puro e semplice eccesso di sicurezza. Quello che ha giocato un brutto scherzo a Joseph Ratzinger quando, nella messa della Domenica delle Palme del 2010, ha sciaguratamente definito “chiacchiericcio” lo scandalo della pedofilia. Lo stesso che il 18 aprile, durante la visita a Malta culminata nell’incontro con le vittime delle violenze, indurrà il papa a definirsi profondamente turbato per le malefatte dei suoi preti (“è un orrore troppo grande, forse anche per Dio”) e subito dopo ad addormentarsi placido in mondovisione.
Il fatto è che oggi per gran parte degli italiani quello della Chiesa è solo un partito come un altro. E i suoi massimi dirigenti sono, né più né meno, dei professionisti della politica.

continua su

http://affaritaliani.libero.it/politica/bertone-e-il-jet-privato-241111.html?refresh_ce

giovedì 24 novembre 2011

MINESTRA DI FARRO

Questo piatto che scalda lo stomaco ed il cuore racchiude in sè un qualcosa di antico e di rustico,di ingredienti poveri e genuini che rimanda ad altri tempi e situazioni.
Ho cotto questa minestra di farro in un recipiente di coccio in quanto questo tipo di materiale mantiene le caratteristiche organolettiche e nutrizionali dei prodotti meglio di altre pentole e tegami,dando un segno casereccio alla cottura.
Essendo un tegame nuovo,come da indicazione ho bollito dell'acqua e dell'aceto prima di utilizzarla per il primo uso:avvertenza,piatto da assaporare decisamente caldo.
Ingredienti:
-farro
-patate
-zucca
-pancetta affumicata a dadini
-cipolla
-scalogno
-aglio
-vino bianco
-vino rosso
-dado classico
-dado vegetale
-estratto di carne per brodo
-burro
-olio
-grana padano grattuggiato

Per primo bisogna lessare per una ventina di minuti il farro e verso la fine della bollitura mettere assieme le patate tagliate a pezzi piccoli.
Nel frattempo si fanno rosolare nel burro e nell'olio la cipolla,l'aglio e poco scalogno sfumando con del vino bianco,dopodichè si aggiunge la pancetta affumicata tagliata a dadini e del vino rosso.
Dopo aver scolato il farro e le patate si aggiungono nel tegame di coccio assieme al soffritto il brodo preparato a parte e dopo cinque minuti si possono mettere i pezzi di zucca tagliati precedentemente.
Durante la cottura di una ventina di minuti si aggiunge ancora il brodo fino a coprire tutti gli ingredienti,spegnendo il fuoco qualche minuto prima di servire in tavola il tutto coperto da abbondante grana padano grattuggiato.

martedì 22 novembre 2011

SCILIPOTI UOMO DI MERDA

Uno degli"eroi"del 14 dicembre dello scorso anno,anzi forse quello che ha avuto più clamore mediatico ovvero Domenico Scilipoti,durante il primo intervento di Monti alla Camera per ricevere la fiducia ha avuto la faccia tosta di presentarsi con una fascia nera al braccio in segno di lutto poiché secondo lui è morta la democrazia.
Questa frase detta da un uomo di merda come lui eletto nelle liste dell'Idv per poi passare tra i responsabili che quasi un anno addietro salvarono il culo all'ex premier Berluscojoni(passando dal Gruppo Misto al Movimento di Responsabilità in pochi mesi)per arrivare a tramare col fascista Saya dell'Msi(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2011/10/piccoli-balilla-crescono.html )è un complimento per la democrazia,un onore verso tutti gli italiani che soffrono e amano il paese al contrario di questo arrivista voltafaccia che starebbe bene rinchiuso in un letamaio piuttosto che possa bazzicare in Parlamento(e ce ne sarebbero troppi altri).
L'articolo preso da Indymedia è un commento di Eugenio Orso chr potrebbe sembrare dovuto,e che deve essere dovuto perché indignarsi e incazzarsi contro personaggi simili che sfottono e se la ridono di noi tutti dev'essere lecito e giusto e facile come sparare ad un uomo che caga.

Evviva, Scillipoti è vivo e lotta insieme a noi .

(ANSA) - ROMA, 18 NOV - Una vistosa fascia nera sul braccio.
Così Domenico Scilipoti, esponente di Popolo e territorio si presenta in Transatlantico alla Camera nel giorno in cui Mario Monti riceverà la fiducia dei deputati. Scilipoti non risponde a chi gli chiede il perchè della fascia ma consegna un volantino che riproduce un manifesto mortuario in e' rappresentata una croce nera con sotto scritto ''oggi e' morta la democrazia parlamentare. Il popolo Sovrano né dà il triste annuncio al Paese''.
La primula azzurra (o di qualsiasi altro colore, fate voi che per lui è lo stesso, purché lo paghino), il responsabile per antonomasia, l’uomo che si permise di sostenere un intero governo con annessi e connessi, l’ultimo di Berlusconi tutto sulle sue spalle, è oggi il nostro Masaniello, lo strenuo ed impagabile difensore della volontà popolare (che si estrinseca con il voto liberaldemocratico, non di rado “di scambio”) nel parlamento di un paese interamente occupato dai Poteri Forti, dai bocconiani e dagli squali delle banche.
Ma ci pensate dove siamo arrivati?
Scilipoti ultimo baluardo di democrazia e legalità!
Scilipoti che guida eroicamente la resistenza popolare – "Popolo e territorio" è il grido di battaglia, contro il governo collaborazionista del Quisling Monti!
Ma pensate che culo che abbiamo avuto: Scilipoti è vivo e lotta insieme a noi!
Non solo, ma sembrerebbe l’unico a farlo, con boutade in parlamento che eguagliano, e forse superano, le magliette di Calderoli (prima che il leghista “metta la testa a posto”), mentre Berlusconi pieno di paura, perché se non riga dritto gli polverizzano Mediaset in borsa, ha messo la golden share sul governo Monti, e la Lega rifluisce in relativo silenzio, come un’armata Brancaleone sconfitta, a nord del mitico Muro di Ancona ipotizzato dal comico Maurizio Ferrini, nell’indimenticabile programma televisivo Quelli della notte.
Parole forti, quelle di Domenico Scilipoti, da capo-popolo che arringa le masse degli oppressi per indurle a rivoltarsi contro l’oppressore: “Con la nomina di Mario Monti a senatore a vita, poi indicato come probabile primo ministro dotato di poteri extra-ordinem, si e' giunti al primo governo totalmente del presidente dell'Italia repubblicana con una innovazione al limite dello stravolgimento dell'assetto degli organi costituzionali dei padri costituenti. Alla faccia della centralità' del parlamento!''
E ancora, come nell’annuncio mortuario esposto dal nostro alla camera: “Oggi è morta la democrazia parlamentare.” (che comunque era in coma da parecchio tempo, si è tentati di aggiungere …)
Almeno lui – s’intende il combattivo e solitario Domenico Scilipoti, è stato eletto nel 2008 dal popolo (… bue, è il caso di dirlo alla Sordi), sia pur nelle liste della IdV dipietrista che poi ha abbandonato, e sia pur con una legge elettorale che lascia alquanto a desiderare …
Donchisciottesco come nessun altro in un parlamento frustrato e ammutolito, Scilipoti non esita a scagliarsi, lancia in resta, contro i mulini a vento della Grande Finanza che ormai regna incontrastata.
Qualche piccola condanna a saldare debiti non evasi (per circa duecentomila euro), subita di recente, non gli ha fatto perdere il suo smalto.
Ha sempre un’ottima cera, e la solita faccia tosta.
A vederlo, così com’è d’aspetto, quasi un ibrido fra i grandi attori comici Danny De Vito ed Enzo Cannavale, ci ha sempre ed inspiegabilmente ispirato simpatia.
Ma a pensare che è proprio lui l’ultima trincea, il baluardo della volontà popolare e della democrazia in parlamento, davanti alla travolgente avanzata dei Mercati e degli Investitori che sta rullando l’Italia e che ha evocato l’esecutivo Monti, ci viene quasi da piangere … a dirotto.
E’ come affidare la difesa della dignità umana a Giandomenico Fracchia o a Fantozzi rag. Ugo, oppure come dare il posto di custode del Topkapi ad Arsenio Lupin.
Ha scritto il grande poeta Giovanni Giudici: “Comico suo malgrado è il colmo del comico. Spesso patetico fu il comico con intenzione. Tragico suo malgrado è il solo possibile esito imprevedibile della commedia. Non cerco la tragedia ma ne subisco la vocazione.”
E’ esattamente così, ed anche peggio, e non a caso abbiamo Scilipoti, in queste drammatiche circostanze storiche, che è vivo e lotta insieme a noi!
Eugenio Orso
Fonte: http://pauperclass.myblog.it/
18.11.2011