mercoledì 21 luglio 2010

E LE MUMMIE DEL PD TREMANO!

Dire finalmente mi sembra esagerato almeno per i tempi attuali,e un poco toccandomi i coglioni sembrerebbe che Niki Vendola grazie agli stati generali tenutisi a Bari lo scorso weekend della sua"fabbrica"riesca ad incarnare quello che manca alla sinistra italiana,ovvero uno con le palle e che abbia idee fisse in testa e che non faccia parte dell'inscheletrita ossatura dell'ormai obsoleto Pd che è un'ammuffire di politicanti già a partire dai giovani che dovrebbero essere il futuro del movimento(il loro,non quello della sinistra!).
La prima parte del post racchiude la cronaca dell'evento con un'intervista al presidente della regione Puglia tratto da Indymedia Emilia Romagna,mentre il secondo racchiude un'analisi di Mazzetta ripreso da Toscana Indymedia con alcuni spunti molto interessanti che cerco di riassumere in poche righe,e già ho reso l'idea parlando della paludosità degli elementi dell'attuale centrosinistra che ha invogliato centinaia di migliaia di potenziali elettori a non recarsi alle urne proprio per la pochezza dei suoi rappresentanti.
Vendola ha ragione a dire che prima di sconfiggere il centrodestra ha dovuto combattere con il centrosinistra per le elezioni regionali,e che la sua candidatura a leader di una nuova sinistra(nuova nel senso che i vecchi ideali vengono riproposti e non nascosti o addirittura estirpati come nel caso del Pd)ha creato diversi malumori nel partito di Bersani consci che Vendola abbia un forte carisma.
Si parla di Fini che dice più cose di sinistra rispetto al Pd,e ciò fa riflettere molto...e come anche Di Pietro non veda di buon occhio la sua candidatura a leader visto che come un avvoltoio campa sui voti della carcassa del Pd:altri aspetti sono comunque sviluppati attraverso l'analisi più avanti,speriamo che Vendola porti un'aria di rinnovamento nella calma piatta ammuffita dello scenario dell'opposizione italiana per una rinascita vera della sinistra nel nostro paese.

Vendola:carlo giuliani, borsellino e falcone eroi d'italia.

Vendola: Carlo Giulianieroe come i due giudici.Il presidente della Puglia: pronto a sfidare Berlusconi ma prima spariglio i giochi nel centrosinistra.

Vendola (Ansa)ROMA — Vuole crescere, Nichi Vendola. Vuole ricostruire un'alleanza che sfidi la destra e, soprattutto, vuole vincere. Obiettivo dichiarato, il posto di Silvio Berlusconi a Palazzo Chigi. Ma prima deve «sparigliare i giochi» nel suo campo, quello di un centrosinistra «asfittico, che non ha saputo interpretare la crisi del mondo, dell'Europa e dell'Italia». E, forse, anche maneggiare con maggiore attenzione le tragedie recenti del nostro Paese, visto l'accostamento a dir poco ardito tra Falcone, Borsellino e Carlo Giuliani. Da Bari il presidente della Puglia suona la sveglia al Pd. Riunisce in un camping sul mare duemila ragazzi e si lancia alla conquista della leadership nazionale. Si candida alle primarie, se e quando saranno. Sfida Bersani e mette agli atti il nome del primo avversario del Cavaliere.Tre giorni di dibattiti, incontri e seminari al villaggio turistico Baia San Giorgio di Bari per gli stati generali delle «fabbriche di Nichi» e adesso l'autocandidatura è ufficiale, «il cantiere dell'alternativa» è aperto. Il leader di Sinistra Ecologia e Libertà si butta in pista con largo anticipo e sfida i Ds, gli amici-nemici che, in primavera, gli scagliarono contro la candidatura dalemiana di Francesco Boccia alle primarie per la corsa regionale. Attacca quella sinistra che non sa declinare la parola «cambiamento» e che coltiva «simpatia per la sconfitta». Chiama a raccolta la sua gente, i suoi giovani e li sprona a «vincere senza avere paura di perdere». E pazienza se, per un attimo, gela la platea accostando le sue «fabbriche» ai meeting riminesi di Comunione e Liberazione. Un piccolo inciampo, nulla al confronto dell'accostamento tra Carlo Giuliani, il giovane attivista no-global ucciso nel 2001 durante gli scontri del G8 e i magistrati massacrati dalla mafia. «Vincere per le donne e gli eroi dei nostri giorni — declina il suo pantheon Vendola — come Falcone, Borsellino e Carlo Giuliani». L'«eroe ragazzino», così lo definisce, ucciso da un carabiniere a Genova, quando «una generazione perse l'innocenza e fece i suoi conti con la morte». Chiunque sarà, il candidato premier del Pd dovrà vedersela con lui.
«Le primarie non sono una minaccia per il Pd o per il centrosinistra — avverte, sapendo di toccare un nervo scoperto dei democratici — sono una minaccia per la cattiva politica, sono la riappropriazione da parte di un popolo di scelte fondamentali». E perché proprio lui? «Perché io sono voi quando non sopportate il centrosinistra avendo la speranza di un mondo diverso — risponde rivolto ai ragazzi che lo ascoltano —. E perché a me è accaduto due volte di dover sconfiggere il centrosinistra per sconfiggere il centrodestra». Ce n'è anche per il governo e per la nuova P2. Le «uova di serpente che furono covate da eversori di ogni tipo», le «tentacolari ramificazioni» della mafia dentro «i gangli vitali dello Stato», la «processione di camorristi e massoni deviati che accerchia Palazzo Chigi»... Il centrodestra è in crisi, sfida gli avversari Vendola e si mette in cammino «fuori dal palazzo, lungo le traiettorie delle vie popolari». Ma la soluzione non è un governo tecnico, dice a SkyTg24: «Abbiamo bisogno di liquidare il berlusconismo e di tornare alle urne». Il programma? Bellezza dell'ambiente, pressione fiscale «più equa» e redistribuzione delle risorse. E l'avversario dei sogni? «Gianfranco Fini».
Effetto Vendola.

Dopo aver trascorso un paio di giorni agli stati generali dei sostenitori di Nichi Vendola, avevo pensato di dilungarmi un po' sul fenomeno Vendola e di scrivere qualche impressione rilevata da vicino. Poi oggi, al seguito delle reazioni del mondo politico, ho trovato decisamente più divertente e interessante analizzare le reazioni che ha suscitato la sua candidatura.
Succede sempre così, la parte meno evidente della politica è destinata ad essere oscurata dalle parole e dalle azioni dei big e anche in questo caso il baricentro della notizia si è coagulato lontano dalla spiaggia di Bari. Magari ci tornerò su nei prossimi giorni, perché c'è parecchio da dire sul mondo di Vendola, anche se interessa di meno della grande politica.Bene ha fatto Vendola a candidarsi, anche se le perplessità sulla sua candidatura possono essere parecchie e variegate, si tratta di un grosso sasso lanciato lanciato nello stagno ormai paludoso e asfittico di una sinistra (e centrosinistra) italiana che da tempo ha perso di vista la politica alta, quella delle battaglie etiche e di principio, in favore di bassi traffici da mercato delle pulci. La candidatura di Vendola mette a nudo i limiti della presunta coalizione d'opposizione e costringe i suoi protagonisti a rivelarsi, ad abbandonare per un attimo le trattative sottobanco per manifestarsi all'opinione pubblica e discutere di temi diversi dalla solita fuffa consociativa e dai soliti conti da ragionieri su sondaggi spesso farlocchi. Il balbettare del PD sulla privatizzazione dell'acqua e l'incapacità di prendere una posizione netta sul tema è solo l'esempio più evidente e recente di questa incapacità, ma gli esempi a disposizione sono numerosi e spaziano dall'alleanza con Lombardo in Sicilia, fino al rifiuto per il ritorno alle urne e al preferirvi ipotesi alternative di governo emergenziale che non affascinano nessuno.Il primo kamikaze a lanciarsi contro il neo-candidato è stato Fausto Raciti, se il nome non vi dice niente sappiate che si tratta addirittura (per ora) del segretario (leader) dei Giovani Democratici, il quale ha regalato alla stampa questa dichiarazione lunare: "Vendola è parte di una minoranza che vuole prevaricare con le primarie una maggioranza”. Nessuno caccerà Raciti dopo una bestialità del genere e ciò dice molto sullo stato del PD e su quanto tengano in considerazione i "giovani", ma anche quanto siano malmessi i meccanismi attraverso i quali il PD sceglie la sua classe dirigente, se a capo dei giovani finisce uno capace di leggere e denunciare la prevaricazione in un'auto- candidatura, c'è poco da sperare nel futuro e si capisce bene chi è ad uccidere queste speranze.Non è da oggi che la classe politica italiana sceglie "i giovani" tra i più scarsi e sottomessi ad evitare minacce ai mammasantissima più anziani e poltronati e il PD evidentemente non fa eccezione. Meno ridicole, ma pur modeste le altre reazioni, dal triste Violante che riesce a sentirsi offeso perchè Vendola ha citato Carlo Giuliani, a Letta e Follini che hanno parlato diniente, fino al fragoroso silenzio di Bersani, che ci sta ancora pensando. L'unica felice eccezione è stato Civati, che ha partecipato all'iniziativa barese e che per la candidatura ha avuto parole di rispetto.Decisamente ostile e sgarbata la risposta di Di Pietro, che da tempo campa sulle disgrazie del PD e che vede come il fumo neglio occhi chiunque si avvicini a quella che ormai deve considerare una carogna da spolpare e sulla quale ritiene di avere un qualche diritto di prelazione.Ha detto Tonino: "Vendola è stato da poco rieletto Governatore della regione Puglia e per altro è più per demeriti della coalizione del Centrodestra che si è divisa che per meriti del Centrosinistra che ha guidato nei precedenti 5 anni visto che molti assessori della sua giunta poi sono finiti sotto l'attenzione della magistratura per aver fatto male il loro dovere"... "Ritengo legittimo che Vendola possa candidarsi come tanti altri alla guida del Centrosinistra ma solo dopo aver risolto i tanti problemi che affliggono la Puglia e mi riferisco all'economia a pezzi, ai giovani senza lavoro a cui evidentemente non può bastare la fabbriche immaginarie di Vendola ma ci vogliono quelle reali che a fine mese danno lo stipendio".Da Di Pietro non è che ci si possano aspettare intuizioni geniali, ma forse qualcuno gli dovrebbe spiegare che a quelle condizioni non si potrebbe candidare nessuno del PD e nemmeno del suo partito, tutti hanno qualche mariuolo in qualche giunta (anche l'IDV e quelli pugliesi sono del PD) e nessuno sembra in grado di tirar su fabbriche dal nulla per dare lavoro agli operai, ma forse discutere di logica con Tonino è una fatica senza ricompensa e allora non lo fa nessuno. Inutile chiedere a Di Pietro di volare alto, lui ormai da anni si accontenta di raccogliere quello che cade dal piatto del PD senza porsi questioni che esulino dall''occupazione del potere, come molti altri. A Di Pietro come ad altri sfugge poi che se le elezioni si terranno nel 2013 come sembra ormai scontato, Vendola avrà ancora parecchio tempo da dedicare alla Puglia.Dalle parti del centrosinistra sembra evidente che la candidatura di Vendola dia molto fastidio e che non ci siano menti in grado di maneggiarla, almeno ai vertici. La lentezza del partito, lamentata nei giorni scorsi anche da Ignazio Marino, è confermata proprio dalla progressione delle reazioni alla notizia ed è stata ribadita dallo stesso Vendola, che, intevenendo a difesa di Rosi Bindi, oggetto di una delle ricorrenti offese che le dedica Berlusconi, ha interpretato con naturalezza e reattività quel ruolo di leader dell'opposizione che Bersani proprio non riesce o non è interessato ad incarnare, troppo preso dalle alchimie sui governi tecnici e dall'analisi delle d'alemate che gli astuti compagni di partito partoriscono quasi quotidianamente. Eppure il segretario del PD, secondo lo statuto del partito, è il candidato unico e indiscusso del partito alle primarie di coalizione.Dalle parti del centrodestra le rogne per il PD sono sempre benvenute e così è stato anche questa volta, tanto più che uno come Vendola rappresenta il perfetto bersaglio per il dileggio grossolano ai danni del diverso, con il quale amano intrattenersi le menti della destra italiana, convinta che basti dare a qualcuno del frocio per eliminarlo da qualsiasi competizione. Reazioni stereotipate e improntate alla soddisfazione per i guai dell'avversario che non stupiscono, semmai confermano che a destra si vola ancora più bassi che nel centrosinistra.Tanta acredine perchè, lungi dall'essere il taumaturgo della sinistra italiana, Vendola si presenta ai blocchi di partenza con la casacca del favorito cucita addosso, più per lo scadente panorama offerto dai potenziali concorrenti che per meriti propri. Lo sanno dalle parti di Bersani e anche da quelle di Di Pietro che milioni di elettori di sinistra hanno disertato le ultime competizioni elettorali perché disgustati dall'offerta politica dell'attuale opposizione e prima ancora dalle pantomime bertinottiane.Lo sanno e lo vedono tutti, che inseguendo il mitico elettorato di centro nella prospettiva di un successo nel quadro di un sistema maggioritario, l'opposizione al berlusconismo è riuscita solo ad allontanare dalla politica milioni di elettori che desiderano qualcosa di più e di diverso dall'andare al traino dei grandi potentati economici e della rincorsa a uno "sviluppo" che non arriverà mai seguendo le ricette buone solo per una ristretta oligarchia.Lo sanno e lo vedono tutti che l'opposizione è senza voce, senza proposte, senza aspirazioni che non siano la conquista del potere e del tutto priva d'idee che possano aiutare la maggioranza degli italiani. In difficoltà, quando non alla disperazione, proprio a causa di un'opposizione scialba e priva d'idee al Grande Comunicatore. Lo sanno e lo vedono tutti che il partito di Bersani è quasi indistinguibile da quelli di Di Pietro, Casini, Rutelli e compagnia centrista cantante. E a quelli che non lo sanno basterebbe osservare la considerazione che gli elettori del PD hanno per Gianfranco Fini, capace di dare battaglia sui princìpi e di incarnare idealmente proprio il ruolo che il PD da tempo non riesce a interpretare.Se Gianfranco Fini sembra più "di sinistra" del PD e dei suoi dirigenti qualche cosa che non funziona ci dev'essere, ma nel PD non sembrano preoccupati e invece di fare proposte alternative e offrire un menù diverso agli elettori continuano a inseguire la maggioranza al ribasso. È di qualche giorni fa un manifesto "leghista" del PD marchigiano che lamenta poca presa sulla "sicurezza" e scarse politiche di contrasto all'immigrazione. Questi hanno creduto davvero che la Lega Nord abbia vinto le ultime elezioni e subito gli sono corsi in scia anche se dovrebbero essere l'alternativa alla maggioranza e ancora di più alla barbarie leghistaTafazzi a questi gli fa una pugnetta, ma purtroppo nessuno caccerà o sgriderà gli astuti marchigiani come nessuno caccerà o sgriderà il povero Raciti.Vendola rompe questa narrazione grigia, si eleva al di sopra di queste miserie e si presenta come campione capace di raccogliere il consenso di quanti negli anni sono stati disgustati da questa inesorabile tendenza. Dice parole antiche e forse a tratti esagera con la retorica, ma parla, dice "cose di sinistra" e un po' meno di sinistra che sono riflessioni genuinamente politiche e che evadono la gabbia delle solite polemiche a sfondo giudiziario e si distanziano dalla retorica finto-efficientista che chiede di togliere i soldi ai tanti per darli ai pochi.Quella retorica falsa che interpreta lo "sviluppo" unicamente come l'incremento numerico delle cifre che circolano nell'economia e che è incapace di offrire agli elettori una prospettiva che non sia il semplice cambio di qualche nome tra Palazzo Chigi e il Parlamento.Già questo basta e avanza per salutare con favore la sua candidatura, il tempo delle illusioni è finito da un pezzo ed è inutile armarsi di aspettative irrealistiche, ma resta il caso di sostenere con favore chiunque con la sua azione smuova le acque di un centrosinistra alla canna del gas, nel quale prosperano solo faccendieri e mezze tacche. Abbiamo decisamente bisogno di un cambio di marcia e la candidatura di Vendola alle primarie va in questa direzione.

martedì 20 luglio 2010

CARLO VIVE

Breve articolo che non necessita molti preamboli in quanto oggi è l'anniversario della morte di Carlo Giuliani avvenuta non solo per mano del carabiniere fascista Placanica ma di molti altri militari e politici sia di centrodestra che di centrosinistra in Piazzale Alimonda esattamente nove anni fà.
Chiunque col suo potere politico e decisionale,giudiziario ed esecutivo che ha portato a questo assassinio,che ha avallato,coperto e insabbiato questo omicidio di Stato,chi ha solo solidarizzato con le forze dell'ordine e l'esecutivo di quel G8 e di quello precedente è considerato nemico da parte del popolo rivoluzionario italiano.
Chiunque sia rimasto colluso deve sapere che oltre ad avere le mani sporche di sangue,quello che è accaduto per la giustizia del popolo mai cadrà in prescrizione e mai verrà dimenticato e perdonato:articolo tratto dal sito dei"Corsari Milano"tramite Lombardia Indymedia.
Il ricordo dello scorso anno:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/07/20-07-2001-noi-non-dimentichiamo.html.

Le Mani Sporche di Sangue@Milano Ricorda Carlo Giuliani 20Luglio2001/20Luglio2010.

VIDEO:http://corsari-milano.noblogs.org/post/2010/07/20/le-mani-sporche-di-sangue-milano-ricorda-carlo-giuliani-20luglio2001-20luglio2010
Mentre il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e' nella nostra citta', Milano Ricorda Carlo Giuliani assassinato il 20 Luglio 2001 a Genova.

IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO
http://www.youtube.com/watch?v=e8UJd8AvZ80
Nove anni.Esattamente nove anni, sono passati da quel 20 Luglio 2001 diGenova, nove anni dall’assassinio di Carlo Giuliani in Piazza Alimonda,nove anni dalle torture di Bolzaneto e dalle botte della Diaz.Tante cose sono cambiate in questi lunghi anni, ma una cosa e’ rimasta,certa e lampante: le Vostre mani sono sporche e grondanti di sangue.Voi, PD, PDl e LEGA NORD eravate complici e i mandanti di tutte le violenzesubite dai manifestanti di Genova, dell’uccisione di Carlo, delle mattanze alla Diaz,della macelleria messicana a Bolzaneto.Tu, Pd, che, hai preparato e messo a punto il G8 2001 di Genova,supportando l’allora governo Prodi, che hai fatto vedere al mondo interoquale era la tua idea di organizzazione e gestione dell’ordine pubblico conil Global Forum di Napoli, che tramite il tuo ministro dell’interno Biancohai messo in atto il primo e vero pestaggio collettivo nella caserma Raniero,che con l’ambigua figura di Minniti hai immediatamente espresso vicinanza esolidarietà a De Gennaro, accusato per la gestione di Genova e le bugie sulla Diaz.Tu, Pdl, che hai gestito l’ordine pubblico del G8 di Genova, impartendo lecariche in via Tolemaide, manganellando uomini e donne inermi in PiazzaManin, che con le figure losche di Scajola, ministro dell’interno, eGianfranco Fini, vicepresidente del Consiglio, hai ucciso Carlo, rendendoticolpevole di uno degli omicidi piu’ sporchi e biechi degli ultimi anni, chehai eretto per le strade di Genova cancelli , divieti e zone rosse come sefosse una guerra, che hai architettato ad hoc la mattanza nella scuola Diaz.Tu, Lega Nord, corresponsabile e partecipe delle idee folli di gestionedel governo Berlusconi di cui tu facevi parte, spingendo con le tue ideedestrorse, xenofobe e securitarie ad una visone della giustizia meramentemilitare e criminale, che con il tuo ministro alla Giustizia, RobertoCastelli, facevi capolino da Bolzaneto, caserma tristemente nota perpestaggi, torture e insulti omofobi, razzisti e sessuali.Non possiamo dimenticare tutto cio’, non possiamo far finta di non saperee di non aver visto.Le vostre mani sono sporche di sangue e noi siamo venuti qui, nellevostre sedi a ricordarvelo. Ricordare che nonostante i processi, le accuse,le assoluzioni e magagne giudiziarie, noi conosciamo i colpevoli di Genova2001, conosciamo i vostri nomi, i vostri volti, sappiamo quali sono state equali sono ora le vostre colpe.
Un appello di SupportoLegale recitava così “Noi pensiamo che tutti coloroche erano a Genova dovrebbero gridare: in ogni caso nessun rimorso. Nessunrimorso per le strade occupate dalla rivolta, nessun rimorso per il terroredei grandi asserragliati nella zona rossa, nessun rimorso per le barricate,per le vetrine spaccate, per le protezioni di gommapiuma, per gli scudi diplexiglas, per i vestiti neri, per le mani bianche, per le danze pink,nessun rimorso per la determinazione con cui abbiamo messo in discussioneil potere per alcuni giorni.Lo abbiamo detto il giorno dopo Genova, e in tutti questi anni: la memoriaè un ingranaggio collettivo che non può essere sabotato. E per tutto quelloche Genova è stata e ha significato noi non proveremo nessun rimorso. Oggi,come ieri e domani, ripeteremo ancora che la Storia siamo Noi. Oggi, comeieri e domani, diremo di nuovo: in ogni caso nessun rimorso.”
Anche oggi, a nove anni da quei giorni, a Milano, noi non abbiamo paura,rivendichiamo con forza le nostre scelte e le nostre azioni, e andiamoavanti con tutta la forza e la determinazione che abbiamo in corpo.

CARLO E’ VIVO, I MORTI SIETE VOI!
NON E' LA PRIMA VOLTA...SE ANCORA NON L'AVETE CAPITO:POSSIAMO "VENIRVI A TROVARE "
QUANDO E DOVE VOGLIAMO!
CORSARI MILANO
GENTE SERIA
http://corsari-milano.noblogs.org/

lunedì 19 luglio 2010

LE SECONDE VERITA' DEL GOVERNO BRITANNICO SUL BLOODY SUNDAY

Prendo spunto dai recenti scontri avvenuti a Belfast proseguiti per alcune notti da parte dei cattolici contro le manifestazioni orangiste dei protestanti simbolo dell'oppressore britannico nei confronti del popolo irlandese,per spendere due parole sulle scuse ufficiali avvenute a quasi quarant'anni di distanza dai fatti del Bloody Sunday che insanguinò la città di Derry nel Nord Irlanda(per approfondimenti http://it.wikipedia.org/wiki/Bloody_Sunday_(1972 ) da parte
del primo ministro inglese Cameron.
Costui ha dato lettura alla seconda relazione,denominata Saville datata 1998,che ribalta la prima chiamata Widgery che insabbiò clamorosamente i fatti del 30 gennaio 1972:l'ultima inchiesta difatti appurò che quel giorno i militari britannici trucidarono ammazzandole quattordici persone disarmate che stavano manifestando per i diritti civili.
A distanza di anni il governo britannico recita il mea culpa,chissà se in Italia per tante stragi avvenute in quegli anni lo Stato riuscirà a trarre conclusioni definitive ufficiali che vanno oltre le verità storiche che la maggior parte degli italiani già conosce.
L'articolo tratto da Lombardia Indymedia traccia una breve analisi sull'outing del governo oppressore mettendo in evidenza come i nazionalisti irlandesi siano,al contrario di quasi tutti i movimenti indipendentisti europei di questi ultimi anni e decenni,solidali con tutte le realtà che vedono calpestati i propri diritti(Darfur,Gaza,Euskal Herria)e le loro ideologie non siano basate per niente su presunte superiorità razziali.

Derry: Bloody Sunday, un delitto di Stato.

autore: roza shanina

Rischiando repressione e internamento chi lottava per sapere la verità urlava inascoltato da molti anni i nomi dei responsabili e denunciava le dinamiche omicide del governo inglese, ma solo martedì scorso il conservatore David Cameron ha ammesso che a Derry il 30 gennaio 1972 i soldati della regina hanno sparato contro manifestanti disarmati.Questa sua 'ammissione' però non ci sarebbe mai stata senza gli anni di lotta e di campagne di liberazione fatte delle famiglie delle vittime e dai sostenitori, che sono spesso ingiustamente macchiati e vilipesi. "C'è stato un complotto coperto dai massimi livelli dello Stato." dice.In una relazione, Lord Saville, ha pubblicato le bugie che l'esercito britannico aveva detto per 38 anni riguardo l'assassinio dei 14 civili a Derry, in Irlanda del Nord.Saville ha detto che "nessuna delle vittime di quella domenica di sangue era una reale minaccia e quindi nulla può giustificare il loro omicidio. Erano persone che non avevano nessuna colpa. I soldati hanno mentito circa le loro azioni con dichiarazioni consapevolmente false e non è vero che hanno sparato in risposta agli attacchi fatti con le molotov e con lanci di pietre. Non hanno sparato per sbaglio. I paracadutisti del 1° reggimento quel giorno hanno perso completamente il self-control e la lucidità mentre gli ufficiali britannici di alto grado hanno commesso gravi "errori di giudizio" nel non attribuire le giuste colpe." aggiungendo che cè stato “widespread loss of fire discipline” da parte dei soldati coinvolti nella strage.
Nel caso di una delle vittime, Gerald Donaghey, Saville ha detto che a proposito della nail bomb è "probabilmente caduta addosso a Gerald Donaghey, quando egli era stato già colpito dai proiettili. L'uomo quando è stato colpito non stava lanciando nessuna nail bomb e siamo altrettanto certi che non è stato ucciso perché ne possedeva una. Durante tutti questi anni nei processi si sono presentati diversi testimoni che hanno confermato questi fatti."http://report.bloody-sunday-inquiry.org/volume07/chapter129/
La dichiarazione che le vittime della Domenica di sangue sono state riconosciute come innocenti è stata salutata dagli applausi delle migliaia di persone che si erano riunite in Guildhall Square dove ha poi parlato Tony Doherty, figlio di Patrick Doherty ucciso mentre cercava di salvarsi fuggendo con le mani alzate gridando "don't shoot, don't shoot"Guildhall Square, lo stesso sito dove quella domenica di piombo avrebbe dovuto concludersi la manifestazione.Mentre le famiglie strappavano copie della prima versione della strage, versione piena di menzogne chiamata relazione Widgery, in Guildhall Doherty ha detto "Il reggimento dei paracadutisti erano assassini messi in prima linea per salvaguardare l'elite politica e militare della Gran Bretagna . Anche oggi noi lottiamo per tutti coloro che hanno sofferto per mano di questo potere irresponsabile. La nostra lotta è stata per la giustizia ma non dobbiamo combattere solo per noi. la repressione che abbiamo subito è la stessa che colpisce la gente comune in tutto il mondo - come a Sharpeville, in Darfur, a Falluja, Gaza etc ..Tutti coloro che hanno organizzato ed eseguito la strage della Domenica di sangue devono essere portati davanti alla giustizia, in particolar modo i responsabili ai vertici dell'esercito e dello Stato.".
qua trovate le prime ovvie critiche dei militari:http://news.bbc.co.uk/2/hi/uk_news/northern_ireland/10325283.stmqua trovate la comparazione tra la relazione bugiarda e quella di Saville:http://www.irishtimes.com/newspaper/ireland/2010/0616/1224272613428.html

venerdì 16 luglio 2010

P2 O P3 SEMPRE MAFIA E'

Non c'era tanta fretta di evidenziare l'ennesima collusione tra politici del regime,camorre,mafia, organizzazioni criminali,appalti,colpi di Stato,sovietà segrete,riciclaggi,abusi di potere,corruzioni e molto altro,quindi per qualche giorno ho tralasciato l'argomento:in fondo tutti i telegiornali sono stati ben farciti(pure quello del tg1)di personaggi come Dell'Utri,Cosentino,Verdini,Carboni,Martino,Lombardi,e Martone,tutti politici altolocati del Pdl e imprenditori collusi,magistrati che hanno amicizie particolari e piduisti.
Ed ecco che salta fuori la nuova loggia massonica denominata P3,che tanto ha fatto ridere Berlusconi come per dire"sono solo quattro imbranati,quella giusta è ancora quella in cui ho le mie mani tentacolari in pasta":la lettura dell'articolo tratto da Roma Indymedia a firma di Monica Centofante rende meglio l'idea di cosa ci sia sotto le trame del regime fascista e mafioso italiano e di come in un altro paese democratico se fosse stato scoperto solo il 5% di ciò che è saltato fuori,tutto il malgoverno sarebbe stato subito costretto ad andarsene a casa!

Nuova P2: Indagati Dell'Utri e Cosentino

Il senatore Marcello Dell'Utri e il sottosegretario all'economia Nicola Cosentino sono stati iscritti nel registro degli indagati della procura di Roma nell'ambito dell'inchiesta che qualche giorno fa ha portato in carcere Flavio Carboni, Pasquale Lombardi e Arcangelo Martino. Quella sulla nuova P2 o sulla P3, come in molti l'hanno già ribattezzata.
I reati contestati, da quanto si apprende, sono di associazione a delinquere e violazione della legge Anselmi sulle società segrete. Gli stessi che hanno portato agli arresti eccellenti della scorsa settimana in seguito all'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Giovanni De Donato su richiesta del procuratore aggiunto Giancarlo Capaldo. E nella quale i nomi di Dell'Utri e Cosentino erano già apparsi:il primo per la sua partecipazione alle riunioni segrete tenute nella residenza romana del coordinatore del Pdl Denis Verdini, indagato per corruzione e riciclaggio. E durante le quali si discuteva, tra le altre cose, di come organizzarsi per influenzare l’esito del giudizio sul Lodo Alfano (la legge che prevede la sospensione del processo penale per le alte cariche dello Stato);il secondo per l'appoggio ottenuto dal “gruppo di potere occulto”, che aveva tentato in ogni modo di far sì che la Corte di Cassazione accettasse il ricorso presentato dai suoi legali in seguito all'ordinanza di custodia cautelare emessa nei suoi confronti per il reato di concorso esterno in associazione camorristica. Che aveva bloccato la sua candidatura a presidente della Regione Campania ostacolando i piani della cricca che puntava su di lui.
Per queste ragioni le nuove iscrizioni nel registro degli indagati non giungono inaspettate. E proprio mentre vengono ufficializzate le dimissioni di Antonio Martone, ex avvocato generale in Cassazione e aspirante procuratore generale della Suprema Corte. Anche lui coinvolto nella stessa inchiesta, motivo per cui ha lasciato la magistratura con una lettera indirizzata al presidente dell'Anm Luca Palamara.
La faglia giudiziaria, che sembra destinata ad allargarsi sempre più, ha già fatto scricchiolare il terreno sotto i piedi a diversi nomi eccellenti della politica e della magistratura. Oltre a quelli già citati, nelle carte appaiono figure di spicco come quella di Ugo Cappellacci, governatore della Sardegna, di Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, dell'onorevole Giacomo Caliendo e di diversi magistrati o esponenti del Consiglio Superiore della Magistratura. Tra questi Celestina Tinelli del Csm, Arcibaldo Miller, capo dell'ispettorato presso il Ministero della Giustizia o Vincenzo Carbone, presidente della Cassazione.Nomi già apparsi nell'ambito del cosiddetto “caso de Magistris”, come ricorda oggi l'allora pubblico ministero di Catanzaro, ora europarlamentare Idv. “Io – dice – sono stato fermato da tre magistrati citati nell'inchiesta sulle logge e l'eolico: Miller ha diretto ispezioni contro di me per tre anni, Martone ha istruito il procedimento disciplinare e Carbone ha presieduto le sezioni della Cassazione che dovevano decidere sul mio ricorso”.
I colpi di scena quindi sarebbero soltanto all'inizio. Mentre ancora una volta occorre sottolineare che l'ennesimo scandalo all'italiana è emerso grazie alle intercettazioni telefoniche che il regime vorrebbe abolire.Sono loro ad aver portato gli inquirenti sulla pista tracciata dall'indagine. E una, in modo particolare, aveva reso esplicito il potere del sodalizio.E' il 1° ottobre del 2009 quando Pasquale Lombardi si rivolge ad Arcangelo Martino: “Che i tuoi amici o miei amici capiscano che senza di noi non possono andare avanti” “dobbiamo essere duri, loro ci devono rispettare sotto ogni aspetto perché come ci muoviamo noi forse manco loro si possono muovere date le... dato il nostro potere... non nostro, il potere dei nostri amici che è quello che è”.Il colloquio captato dagli inquirenti, insieme a tantissime altre conversazioni, è di significato inequivocabile. E gli sviluppi dell'inchiesta sono ancora tutti da scoprire.

giovedì 15 luglio 2010

PAROLE E PROMESSE


Prendo come esempio questa lettera che inventata o meno,ci sono dei dubbi personali,comunque esemplifica ciò che di vero la maggior parte degli aquilani stia vivendo in questi ultimi mesi dopo il terremoto che ha devastato l'intera zona.
Pure dopo la manifestazione del 7 luglio in cui il braccio duro del regime ha pestato coloro che avevano partecipato al corteo la situazione è in una fase di stallo al contrario di quello che i massmedia vicini al neoduce facciano intendere.
La lettera pubblicata da Abruzzo Indymedia propone temi caldi come gli affitti esorbitanti che devono pagare gli sfollati,l'impossibilità di tornare alle proprie case nonostante vane promesse e di tutti i soldi di cui si sono riempiti la bocca(e le proprie tasche)in primis il premier clown e la marionetta Bertolaso,di cui non si vede l'ombra.

L'Aquila - In questa mail c’è una verità che non arriva al grosso pubblico dei media.

L'Aquila: vita da terremotati.
In questa mail c’è una verità che non arriva al grosso pubblico dei media.Ricevo e inoltro.
Ieri mi ha telefonato l'impiegata di una società di recupero crediti,per conto di Sky. Mi dice che risulto morosa dal mese di settembre del 2009. Mi chiede come mai. Le dico che dal 4 aprile dello scorso anno ho lasciato la mia casa e non vi ho più fatto ritorno. Causa terremoto.Il decoder sky giace schiacciato sotto il peso di una parete crollata.Ammutolisce. Quindi si scusa e mi dice che farà presente quanto le ho detto a chi di dovere.Poi, premurosa, mi chiede se ora, dopo un anno, è tutto a posto. Mi dice di amare la mia città, ha avuto la fortuna di visitarla un paio di anni fa. Ne è rimasta affascinata. Ricorda in particolare una scalinata in selci che scendeva dal Duomo verso la basilica di Collemaggio. E mi sale il groppo alla gola. Le dico che abitavo proprio lì. Lei ammutolisce di nuovo. Poi mi invita a raccontarle cosa è la mia città oggi. Ed io lo faccio. Le racconto del centro militarizzato. Le racconto che non posso andare a casa mia quando voglio. Le racconto che, però, i ladri ci vanno indisturbati. Le racconto dei palazzi lasciati lì a morire. Le racconto dei soldi che non ci sono, per ricostruire. E che non ci sono neanche per aiutare noi a sopravvivere. Le racconto che, dal primo luglio, torneremo a pagare le tasse ed i contributi, anche se non lavoriamo. Le racconto che pagheremo l'i.c.i. ed i mutui sulle case distrutte. E ripartiranno regolarmente i pagamenti dei prestiti. Anche per chi non ha più nulla.Che, a luglio, un terremotato con uno stipendio lordo di 2.000 euro vedrà in busta paga 734 euro di retribuzione netta. Che non solo torneremo a pagare le tasse, ma restituiremo subito tutte quelle non pagate dal 6 aprile. Che lo stato non versa ai cittadini senza casa,che si gestiscono da soli, ben ventisettemila, neanche quel piccolo contributo di 200 euro mensili che dovrebbe aiutarli a pagare un affitto. Che i prezzi degli affitti sono triplicati. Senza nessun controllo.Che io pago ,in un paesino di cinquecento anime, quanto Bertolaso pagava per un'appartamento in via Giulia, a Roma. La sento respirare pesantemente. Le parlo dei nuovi quartieri costruiti a prezzi di residenze di lusso. Le racconto la vita delle persone che abitano lì. Come in alveari senz'anima. Senza neanche un giornalaio.O un bar. Le racconto degli anziani che sono stati sradicati dalla loro terra. Lontani chilometri e chilometri. Le racconto dei professionisti che sono andati via. Delle iscrizioni alle scuole superiori in netto calo. Le racconto di una città che muore.E lei mi risponde, con la voce che le trema."Non è possibile che non si sappia niente di tutto questo. Non potete restare così. Chiamate i giornalisti televisivi. Dovete dirglielo.Chiamate la stampa. Devono scriverlo."
Loro non scrivono voi fate girare.

mercoledì 14 luglio 2010

LOMBARDI E LA LOMBARDIA

Questo blog aveva giù affermato almeno in un paio di occasioni che la mafia ed in particolar modo la 'ndrangheta calabrese ormai da anni gestisce la criminalità organizzata nel nord Italia ed in modo particolare ha profonde radici a Milano,e che ultimamente con gli appalti milionari dell'Expo 2015 la rete malavitosa si è estesa grazie alle collusioni con personaggi importanti del centrodestra lombardo.
Gioco di parole proprio il prefetto del capoluogo regionale Lombardi aveva candidamente affermato che"A Milano la mafia non esiste"suscitando subito un nugolo di polemiche rabbiose di che sa che la mafia esiste eccome e che i suoi vertici sono al comando gestionale della Lombardia con Formigoni che con un altro tipo di organizzazione criminale simile alla 'ndrangheta,
Comunione e Liberazione,gestisce traffici ed appalti in tutta la regione trovando terreno fertile soprattutto a Crema e nel cremasco(vedi la mega scuola privata di CL annaffiata di milioni di euro dei soldi pubblici mentre alla scuola pubblica della provincia cremonese sono andate le briciole).
L'articolo è di Lombardia Indymedia tratto dal Corriere della sera e propongo due links di qualche tempo fa:(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/01/la-mafia-non-esiste-in-lombardia.html e http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/11/ndrangheta-sdoganata-milano.html).
A Milano la mafia non esiste...

Le accuse: traffico di armi e stupefacenti, omicidio, estorsione, usura.Maxi blitz contro la 'ndrangheta: 304 persone arrestate in tutta Italia. Fermi in Calabria ma anche in alcune località del Nord: diversi anche gli arresti «eccellenti>>.
MILANO - Un duro colpo alla mafia più difficile da infiltare da parte degli investigatori. Maxi blitz di carabinieri e polizia contro la 'ndrangheta: 304 sono state arrestate in diverse parti d'Italia per vari reati, tra i quali il tentativo di infiltrarsi negli appalti per l'Expo 2015 a Milano, come d'altronde era già emerso da più di un anno. Si tratta della più imponente operazione di questo tipo degli ultimi anni.
L'OPERAZIONE - Nell'operazione sono stati impegnati 3.000 uomini dei carabinieri e della polizia di Stato. Gli arresti sono avvenuti in Calabria e in diverse località dell'Italia settentrionale. Le accuse vanno dall'associazione di tipo mafioso al traffico di armi e stupefacenti, dall'omicidio all' estorsione, dall'usura ad altri gravi reati. Gli inquirenti calabresi e lombardi, al lavoro da tempo su questa inchiesta, hanno indagato in particolare sulle infiltrazioni della 'ndrangheta nel nord Italia, sia nelle attività produttive e commerciali, sia nel mondo politico e amministrativo locale. Oltre agli arresti, il blitz delle forze dell'ordine avrebbe portato anche al sequestro di denaro, armi e droga oltre che a «beni mobili e immobili per decine di milioni di euro».
Gli arresti riferiscono gli investigatori, scaturiscono da «complesse indagini coordinate dalle procure distrettuali antimafia di Milano e Reggio Calabria»: indagini che «hanno consentito di documentare la gestione delle attività illecite in Calabria e le infiltrazioni della 'ndrangheta nel nord Italia, dove stava estendendo i propri interessi illeciti in diversi settori economici». Tra gli arrestati c'è anche Domenico Oppedisano, 80 anni, considerato dagli investigatori l'attuale numero uno delle cosche calabresi. La sua nomina a "capocrimine" - cioè colui che è al vertice dell'organismo che comanda su tutte le 'ndrine ed è denominato Provincia - sarebbe stata decisa il 19 agosto del 2009 nel corso del matrimonio tra Elisa Pelle e Giuseppe Barbaro, entrambi figli di boss.
ARRESTI IN LOMBARDIA - Diversi i fermi eseguiti dalla direzione investigativa antimafia del capoluogo lombardo, coordinata dai pm Ilda Boccassini, Alessandra Dolci e Paolo Storari, che ha arrestato Carlo Antonio Chiriaco, nato a Reggio Calabria, direttore sanitario dell'Asl di Pavia, Francesco Bertucca, imprenditore edile del pavese e Rocco Coluccio, biologo e imprenditore residente a Novara. Nell'inchiesta sono indagati anche l'assessore comunale di Pavia Pietro Trivi (per corruzione elettorale) e l'ex assessore provinciale milanese dell'Udeur Antonio Oliviero (per corruzione e bancarotta). Tra gli indagati anche quattro carabinieri di Rho (Milano), uno dei quali per concorso esterno in associazione mafiosa. La 'ndrangheta stava tentando di mettere le mani sugli appalti per l'Expo 2015 a Milano.
RISVOLTI POLITICI - Arrestato anche Pino Neri, il capo della 'ndrangheta in Lombardia. Neri è accusato, tra l'altro anche di avere convogliato voti elettorali su indicazione di Chiriaco. Neri, ritenuto il capo assoluto della mafia calabrese in Lombardia, avrebbe indirizzato, su indicazione di Chiriaco, voti a favore del deputato del Pdl Giancarlo Abelli, che risulta però estraneo ai fatti e non è indagato.
IL VOLTO DELLA 'NDRANGHETA - Ma l’operazione coordinata dalla Direzione Distrettuale antimafia di Milano e Reggio Calabria, che ha visto coinvolte tutte le famiglie reggine della ’ndrangheta, (nella sola provincia di Reggio Calabria sono stati arrestate 120 persone), è servita agli inquirenti anche a disegnare il nuovo volto dell'organizzazione mafiosa di origine calabrese. L'operazione ha colpito infatti le più importanti e potenti famiglie della 'ndrangheta delle province di Reggio Calabria, Vibo Valentia e Crotone, oltre alle loro proiezioni extraregionali ed estere. Di fatto sono state «destrutturate», dicono gli inquirenti, le cosche egemoni nel capoluogo reggino, nella fascia ionica ed in quella tirrenica, tra cui i Pelle di San Luca, i Commisso di Siderno, gli Acquino-Coluccio ed i Mazzaferro di Gioiosa Ionica, i Pesce-Bellocco e gli Oppedisano di Rosarno, gli Alvaro di Sinopoli, i Longo di Polistena, gli Iamonte di Melito Porto Salvo. Le cosche secondo le nuove intercettazioni e le nuove indagini svolte dagli uomini dell'Arma, sono organizzate a livello verticistico un po’ come la mafia siciliana. C’è quindi un capo assoluto di questa «commissione che è stato arrestato dai carabinieri di Reggio Calabria e sotto di lui ci sono i capi mandamento ed i capi locali. Ma quello che emerge ancora una volta è che la ’ndrangheta cosidetta di periferia, quindi quella che non vive in provincia di Reggio Calabria, ma a Milano, Torino , in Canada o in Australia, dipende in tutto e per tutto dalla commissione provinciale reggina. Per capire meglio basti guardare a Carmelo Novella, ucciso il 14 luglio del 2008 in un bar di San Vittore Olona; la sua condanna a morte l’avrebbe firmata da solo, andava dicendo in giro che: "la Lombardia", e cioè tutti i gruppi di ’ndrangheta trapiantati al Nord, avrebbero potuto fare da soli, senza la casa madre calabrese. La commissione ha deciso di farlo fuori senza problemi, nominando anche il suo successore alla guida dei traffici illeciti lombardi.
MARONI - Congratulazioni per l'operazione al capo della Polizia, Antonio Manganelli e al comandante generale dell'Arma, Leonardo Gallitelli sono state espresse dal ministro dell'Interno Roberto Maroni: «Si tratta in assoluto della più importante operazione contro la 'ndrangheta degli ultimi anni, che oggi viene colpita al cuore del suo sistema criminale sia sotto l'aspetto organizzativo che quello patrimoniale. Gli eccellenti risultati conseguiti in questi ultimi mesi contro la mafia - prosegue Maroni - sono il frutto di una costante ed efficace opera di coordinamento tra le Forze di polizia e la magistratura, tutte impegnate in modo straordinario nell'azione di contrasto alla criminalità organizzata».

martedì 13 luglio 2010

CHE STRESS I ROS!

Titolo del post odierno liberamente tratto dalla canzone denuncia del gruppo combattente degli Assalti Frontali del 2006(album"Mi sa che stanotte...")che mi ha fatto venire dubbi se etichettare questo post come video musicale oppure da mettere nelle proteste e che infine ho scelto d'inserire nel raggruppamento politico in quanto lo sdegno che ancora sento dentro verso le istituzioni e verso il governo fascista di Berluscojoni è sempre vivo e sempre più rabbioso.
Allego due links di questo blog,ed il secondo in ordine di successione dell'aprile di quest'anno già faceva trapelare che l'attuale comandante dei Ros Giampaolo Ganzer ora condannato a 14 anni perché in poche parole sequestrava armi,denaro e droga per poi rispettivamente contrabbandarle,riciclarlo o tenerlo per se e spacciare,a fronte di una richiesta iniziale di 27 anni.
(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/04/fedeli-ad-una-divisa-disonorata.html e http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/04/tantemele-marce.html).
Direi che gli sia andata ancora benissimo in quanto la pena è stata dimezzata e se lo stesso Ganzer afferma che la decisione emessa è da rispettare,nuovamente alte cariche istituzionali come Maroni e Alfano come ad aprile hanno ancora la massima fiducia in un servo dello Stato che ha voltato le spalle allo Stato stesso non solo abusando del proprio potere ma addirittura campando per anni traendo proventi criminosi da chi la criminalità deve combattere in prima fila.
Da sottolineare che i Ros("raggruppamento operativo speciale"da me cambiato in un più veritiero"ruba occulta spaccia")siano nati da una costola del nucleo speciale antiterrorismo di Dalla Chiesa che negli anni settanta e ottanta ne fece di cotte e di crude sui compagni solo indiziati di appartenere alle ex Brigate Rosse,torturando ed assassinando con una sorta licenza di uccidere.
Solo poche volte i Ros sono degni di merito in azioni che mettono a repentaglio la loro vita quando hanno a che fare con criminali veri,mafiosi latitanti e narcotrafficanti dal grilletto facile...chissà se qualcuno di loro è consapevole che una bella irruzione la dovrebbero fare in Parlamento per arrestare chi davvero delinque contro lo Stato!
Articolo tratto da Roma.Indymedia.

Ganzer il generale, comandante del Ros, è stato condannato a 14 anni per la costituzione di associazione a delinquere.

Il generale, attuale comandante del Ros, è stato processato per la costituzione di associazione a delinquere finalizzata alla vendita di stupefacenti. Condannato anche all'interdizione perpetua dai pubblici uffici.

MILANO - Il generale Giampaolo Ganzer, attuale comandante del Ros, è stato condannato a 14 anni di carcere a Milano nell'ambito del processo su presunte irregolarità in operazioni antidroga condotte negli anni '90 da un piccolo gruppo all'interno del reparto speciale dell'Arma. Ganzer è stato inoltre interdetto in perpetuo dai pubblici uffici. "Le sentenze non si possono che rispettare. Aspettiamo le motivazioni", è stato l'unico commento del generale.
Giampaolo Ganzer era accusato insieme ad altre 17 persone di aver costituito un'associazione a delinquere finalizzata al traffico di droga, al peculato, al falso e ad altri reati. Per Ganzer è scattata anche l'interdizione perpetua ai pubblici uffici.
Condannato anche l'ex colonnello del Ros e attuale membro dell'Aise (servizi segreti) Mauro Obinu, a cui è stata inflitta la pena di sette anni e dieci mesi di carcere, oltre che l'interdizione perpetua dai pubblici uffici.
La Corte, presieduta da Luigi Capazzo, dopo una settimana di camera di Consiglio, ha dunque accolto solo in parte le richieste del pm Luisa Zanetti che sosteneva che "all'interno del raggruppamento operativo speciale dei carabinieri c'era un insieme di ufficiali e sottoufficiali che, in combutta con alcuni malavitosi, aveva costituito una associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, al peculato, al falso e ad altri reati, al fine di fare una carriera rapida".
Assalti frontali.
Che stress, che stress i Ros…e il 270 bis!
perquisizione all’alba, nel sonno profondo
riconosco la suonata da svegliare tutti intorno
e chi vuoi che sia a quest’ora storta
“Carabinieri, sveglia o buttiamo giù la porta!”
io apro e dico: “Zitti, fate piano e calmi
mia figlia dorme e qui non ci sono armi”
1-2-3-4-5-6 carabinieri
fanno il loro ingresso in casa e danno dei pensieri,
volete me forse per qualcosa delle posse?
Ma che! questi mi vogliono per le Brigate Rosse,
niente “che” niente “se” niente “ma”
trenta secondi e sono già in stanza di Militant A
c’è l’antiterrorismo con i suoi programmi
mi prendono i computer col lavoro accumulato in anni
fissati dall’idea che la mia voce
sia finita associata alla Desdemona Lioce
che stress, che stress i Ros e il 270 bis! e il 270 bis
che stress, che stress i Ros e il 270 bis!
mi stanno, mi stanno sempre addoss
che stress. che stress i Ros e il 270 bis! e il 270 bis
che stress, che stress i Ros e il 270 bis!
e mollame no!
microfonato in auto, e ti figuri al cellulare
microfonato manco fossi qui al microfono a rappare
faccio un commento subito pensano male
ogni appuntamento lo ritrovo sul loro verbale,
mi accorgo ora che ce l’hanno proprio con me
hanno informative pure dove prendo il caffè
è solo l’inizio cercano un indizio
che so un indirizzo per il sodalizio
ma che coglioni!
Un anno e mezzo di intercettazioni
vivo la mia vita seguito da guardoni
mi stanno addosso manco il giudizio di Dio
sono un terrorista e non lo sapevo neanch’io
sono convinti che nascondo la pistola,
ma io nascondo solo la mia rima
finché non fa scuola
che stress, che stress i Ros e il 270 bis! e il 270 bis
che stress, che stress i Ros e il 270 bis!
mi stanno, mi stanno sempre addoss
allarmi e arresti, allarmi e processi
Ros in carriera grandi successi
stress, io lo chiamo in questo modo
ma questo stress ha un significato
che stress, che stress i Ros
e il 270 bis… l
arga è la scena, lunga la lista
270 bis: associazione terrorista
e chissene frega se non c’entravi niente
col 270 bis qui nessuno è mai innocente
che stress, che stress i Ros
e il 270 bis…
controllate. Ros. controllate tutto
controllate sempre ma poi non capite niente
Digos, Ros, Ministro e PM
sempre alle calcagna ma poi non capite niente
Digos. Ros nella nuova inquisizione
voi vi presentate a casa
col decreto di perquisizione
ma ora su forza sciò filate via
questo non è il paese della polizia!

lunedì 12 luglio 2010

CREMA CITTA' APERTA

La scelta della giunta fascista di Crema in merito all'ordinanza antiaccattonaggio che vieta di mendicare e il commercio abusivo ha fatto il giro d'Italia come altre città che hanno concepito simili limitazioni più che alla vita e alla libertà umana stessa direi alla carità e solidarietà umana.
A due mesi esatti dall'emissione di questo decreto comunale ecco che il neonato comitato"Crema città aperta"ha avuto adesioni da tutto il paese,da sacerdoti a politici passando a lavoratori pubblici e privati con pure delle firme di personaggi famosi.
La decisione marchiata di razzismo del governo cremasco guidato dal leghista Bruttomesso per ora non indietreggia ma l'eco che la protesta sta assumendo(i due contributi tratti da Crema on-line,con dapprima l'articolo dell'11 giugno a firma di Andrea Galvani)si fa sentire roboante e a distanze che oltrepassano la città stessa,dobbiamo muoverci se gli xenofobi del consiglio comunale(non tutti,anche da parte del centro destra ci sono malumori)vorranno continuare su questa strada.

Ordinanza anti accattonaggio, clero in subbuglio. Prende le distanze Agazzi. La minoranza aspetta al varco il sindaco, in rete l'appello per il ritiro del provvedimento.

Crema - Contro l'ordinanza anti accattonaggio emessa dal sindaco Bruttomesso sta montando la protesta. Il clero cremasco è in subbuglio, la minoranza è partita all'attacco frontale con dichiarazioni a mezzo stampa, all'interno dell'Aula degli Ostaggi e attraverso un'interrogazione urgente (in allegato). Se ancora non bastasse il parroco della Cattedrale spiega che in città le priorità sono altre: il lavoro, le strade, i servizi, non certo i mendicanti, peraltro ben poco molesti. Prende le distanze anche il presidente del consiglio comunale - in quota PdL - Antonio Agazzi, con un articolato intervento che riportiamo di seguito. Notizia del giorno è la missiva (integrale in allegato) fatta recapitare a tutti i consiglieri da don Ennio Raimondi. Il cappellano di SS.Trinità esprime il disagio e la sofferenza provata durante la celebrazione del Corpus Domini “una solennissima cerimonia in onore di Gesù Cristo” con “la chiesa piena di fedeli e, in prima fila le autorità cittadine, i carabinieri in alta uniforme, il gonfalone della città di Crema con i vigili pure in alta tenuta”. Don Ennio scrive: “mi è apparsa lacerante la contraddizione tra quell’onore reso con tanta solennità nella celebrazione liturgica a Gesù nel pane consacrato e quell’offesa a Lui presente nella persona che ha fame ed è straniera, impedendoGli di stendere la mano per un soccorso”. Prosegue integralmente in allegato.

Don Lingiardi: “La città ha ben altri problemi”.
In merito all'ordinanza anti accattonaggio in allegato abbiamo chiesto un commento a don Emilio Lingiardi, parroco della Cattedrale: “Chi conosce la storia di Gesù, sa che già nel Vangelo tanti mendicanti chiedono l'elemosina per sopravvivere. Gesù non ha allontanato nessuno, anzi ha aiutato tutti e lasciò detto: “i poveri li avrete sempre con voi”. L'accattone ricorda a tutti le emergenze di povertà. Ci sono tanti poveri davanti a noi, poveri che dobbiamo aiutare per le loro esigenze, poveri che vanno anche sostenuti nella conoscenza di servizi molto ampi, come il pranzo caldo servito quotidianamente alla Caritas, oppure di altri servizi che la Chiesa e la società civile offrono. E' una presenza che apre la durezza del cuore delle persone e ci stimola a gesti di carità umile e semplice. Si sa che non si risolve il problema della povertà in questo modo, però, in attesa di soluzioni più radicali e complete, anche questo aiuto modesto può servire alla serenità di una persona. Siccome nessuno è obbligato a dare, chi dona compie una scelta libera e gratuita. Anche nel caso di fastidio o di petulanza, si può ignorare, passare oltre, far finta di nulla. Una città è civile se si fa incontro alle esigenze degli ultimi, non escludendoli ma sostenendoli nella loro dignità. Per quanto riguarda poi Crema, il numero dei mendicanti è molto ridotto e credo di scarso fastidio ai cittadini. La città ha ben altri problemi da risolvere, come la crisi del lavoro, l'aiuto alle famiglie bisognose, il sostegno sociale a coloro che hanno difficoltà – esempio handicap di varia natura – e problemi di ordine pubblico, di strade sicure, di gestione di servizi necessari e utili a una sana convivenza civica”.

La perplessità di Agazzi: “provvedimento carico di umana insensibilità”.
“Sono molto perplesso per non dire contrario. Trovo l'ordinanza in questione sostanzialmente ingiustificata e carica di umana insensibilità, contraddittoria peraltro, rispetto alla formazione cristiana di una considerevole parte della compagine politico-amministrativa al governo della città di Crema. Io vivo abbastanza intensamente la nostra cittadina, sarò magari particolarmente fortunato, ma non mi è mai capitato di sentirmi vessato o molestato per citare alla lettera l'ordinanza che si riferisce all'accattonaggio molesto, da coloro che si sono sempre limitati a chiedere in modo corretto se volessi acquistare un qualche accendino, una qualche biro oppure si sono fatti carico di indicarmi una zona di sosta libera per poter parcheggiare. Mi chiedo, alla luce di quella che è la mia sensazione, cioè che il problema non abbia una rilevanza tale da giustificare questo provvedimento, mi chiedo se la questione non sia un'altra, ovvero se non si tratti di dover sostanziare in atti amministrativi l'ideologia o la propaganda di una forza della coalizione. Solo che se così fosse, temo che non si siano adeguatamente soppesate le conseguenze sull'immagine e sul profilo politico dell'amministrazione Bruttomesso, considerate le reazioni, a mio giudizio comprensibili, di larga parte del mondo cattolico diocesano e di settori importanti della comunità civile cremasca”.

L'appello per il ritiro dell'ordinanza.
In rete sta girando l'appello per il ritiro dell'ordinanza. Si chiede di firmare: “il 13 maggio il Sindaco ha firmato un’ordinanza che vieta “qualsiasi forma di accattonaggio e di commercio abusivo che rechi disturbo e sia fonte di molestie ai cittadini in ogni spazio del territorio comunale pubblico o aperto al pubblico”. A parte l’inconsistenza delle motivazioni addotte (dai comportanti di presunti “posteggiatori abusivi” che indurrebbero “i cittadini a eludere l’utilizzo dei parcometri” fino al fatto di essere “talvolta occasione per agevolare attività illecite, insinuano nella cittadinanza una sensazione di insicurezza e disagio, ledono l’immagine della città e inducono i cittadini a frequentare con minore serenità i luoghi citati”), il contenuto dell’ordinanza si risolve in una persecuzione nei confronti di soggetti deboli, indigenti in gran parte stranieri. Noi non ci stiamo! A noi l’idea di perseguire chi chiede l’elemosina risulta insopportabile dal punto di vista umano, etico e civile. Vedere persone che tendono la mano può creare fastidio. Ma bisogna risolvere i problemi, non eliminare i fastidi. Prendersela con chi è costretto a mendicare è immorale. Elevare a valore la grettezza e la chiusura verso chi ha bisogno rende tutti meno liberi, più soli e più insicuri, anche chi oggi non è colpito da questa ordinanza. Noi vogliamo che Crema resti una città accogliente e solidale. Perciò chiediamo l’immediato ritiro di questa ordinanza. Per inviare la propria adesione scrivere all’indirizzo: marina.elena@libero.it”
FILES ALLEGATI:
L'ordinanza anti accattonaggio (.pdf)
La lettera di don Ennio Raimondi (.pdf)
L'interrogazione urgente del Pd (.pdf)

Ordinanza anti accattonaggio: s’allunga la lista delle adesioni all’appello del comitato 'Crema città aperta'. Pronti al ricorso al tar e si valuta anche la magistratura ordinaria.

Crema - Non s’arresta la protesta contro l’ordinanza anti accattonaggio firmata il 13 maggio dal sindaco Bruno Bruttomesso e difesa in consiglio comunale link in calce al pezzo. All’appello del comitato Crema Città Aperta che chiede l’immediato ritiro del provvedimento in queste ore hanno aderito nuove importanti firme locali e nazionali.
Politici e sacerdoti.
Due sacerdoti si sono uniti ai firmatari: don Federico Bragonzi e don Erminio Nichetti, già missionario in Guatemala. Tra i politici vanno segnalati il consigliere regionale Agostino Alloni e il consigliere comunale Gianni Risari. La lista inoltre si è allungata e si è giunti ormai a oltre 200 firme che arrivano dal mondo degli insegnanti, da Rete Scuole, da studenti, dall’associazionismo, dai partiti del centro sinistra, dal mondo cattolico ma anche da tante persone impegnate nella cultura.
Da fuori città.
Da fuori Crema a sostegno dell’appello nuove importante adesioni che si vanno ad aggiungere a Rita Borsellino, Salvatore Borsellino, don Andrea Gallo, Nando Dalla Chiesa, Moni Ovadia, Bice Biagi. In queste ore hanno fatto avere la loro firma: Elio e le Storie Tese, il vignettista Sergio Staino, i giornalisti Antonio Di Bella, Emanuele Giordana, Elisa Marincola di RaiNews.
L'associazionismo.
Dal mondo dell’associazionismo sono arrivate invece le adesioni di Lisa Clark dei Beati costruttori di pace, di Flavio Lotti coordinatore nazionale della Tavola per la pace, di Gian Franco Benzi dell’ufficio internazionale della Cgil e di padre Tonio Dell’Olio responsabile di Libera Internazionale.
Il ricorso al Tar.
L'elenco è destinato ad allungarsi. Intanto martedì sera il Comitato Crema Città Aperta si è incontrato per valutare nuove iniziative e soprattutto per prendere in esame gli ultimi necessari provvedimenti per fare ricorso al Tar contro l’ordinanza. Proprio in queste ore il gruppo sta vagliando con un legale il da farsi, mettendo a punto le carte necessarie. Sul tavolo anche la possibilità di fare ricorso alla magistratura ordinaria.
“Persecuzione nei confronti di soggetti deboli”.
“Il Comitato continua a pensare – si trova scritto nell’appello – che a parte l’inconsistenza delle motivazioni addotte (dai comportanti di presunti “posteggiatori abusivi” che indurrebbero “i cittadini a eludere l’utilizzo dei parcometri” fino al fatto di essere “talvolta occasione per agevolare attività illecite, insinuano nella cittadinanza una sensazione di insicurezza e disagio, ledono l’immagine della città e inducono i cittadini a frequentare con minore serenità i luoghi citati”), il contenuto dell’ordinanza si risolve in una persecuzione nei confronti di soggetti deboli, indigenti in gran parte stranieri. Noi vogliamo che Crema resti una città accogliente e solidale”.
LINKS:
Il video del sindaco sull'ordinanza anti accattonaggio

domenica 11 luglio 2010

MARCELLO LONZI


A distanza di sette anni c'è ancora gente che vuole e deve lottare affinchè la verità sulla morte di Marcello Lonzi venga fuori,ed in prima fila dall'11 luglio 2003 c'è la madre,la signora Maria Ciuffi,che tra dibattiti,manifestazioni e continue proteste urla che la giustizia debba fare il suo corso e punire chi ha ammazzato suo figlio,degli agenti di polizia penitenziaria del carcere delle Sughere a Livorno.
E pure oggi sarà lì la signora Ciuffi,al di fuori del carcere dove Marcello fu ucciso e non morì d'infarto come stabilito dalle prime indagini,che tra la caduta dopo il presunto malore alla giustificazione delle botte su tutto il corpo(le immagini parlano da sole)come un tentativo disperato di massaggio cardiaco hanno offerto solo bugie a fronte di una verità evidente ma che come sappiamo quando c'è di mezzo il cameratismo poliziesco coperto da politici fascisti è dura che riesca a trionfare sull'inganno.
Del caso di Marcello Lonzi si è parlato tante volte su questo blog a margine di tutte le morti che hanno visto attuare le coperture fasciste e mafiose delle forze del disordine sia in carcere che fuori,da Cucchi passando per Rasman arrivando ad Aldrovandi.
Articolo tratto dalla redazione di"Senza Soste".

Marcello Lonzi: 7 anni di bugie , 7 anni di ricerca della verità.

7 anni fa moriva nel carcere delle Sughere di Livorno, Marcello Lonzi
Pochi mesi fa la Procura di Livorno ha archiviato il caso come morte naturale.
Tutti sappiamo che non è così e che Marcello Lonzi è stato ucciso
La madre, i compagni e gli amici non smetteranno mai di combattere per ottenere verità e giustizia
Maria Ciuffi la madre ha deciso di continuare la propria battaglia ricorrendo in Cassazione contro l'archiviazione. Ma è decisa anche ad andare avanti fino alla Corte di Strasburgo. Per questo bisogna continuare a sostenerla, sia nella lotta che nelle spese legali.
Ogni anno, Maria Ciuffi indetto il presidio fuori dal carcere delle Sughere in ricordo di Marcello ma quest'anno per la prima volta non ci sarà, per motivi di salute ma anche perché dopo 7 anni di battaglie e di delusione ormai le sue motivazioni sono rimaste quelle di andare avanti, finchè ce la farà economicamente e fisicamente, nelle aule dei tribunali.
Sta invece a tutti noi tenere vivo il ricordo di quest'ennesima vittima dello Stato.
Link: Domenica 11 luglio presidio fuori dal carcere delle Sughere contro gli omicidi di Stato

venerdì 9 luglio 2010

FASCISTI SENZA LODI

Che già i tre-quattro militanti lodigiani di Caserma Pound facessero ridere di per se era un dato già assodato,mentre ora con l'esatta dinamica di un fatto accaduto al loro circolo"culturale"(una stanzina dove i cameratti probabilmente erano dediti alla masturbazione cerebrale e manuale collettiva oltre che al consumo di droga)quando lo scorso anno andò a fuoco.
Subito i compagni furono accusati del gesto(beh,nulla da dire,è un bene che loculi come quelli vengano eliminati)ma indagini approfondite degli sbirri visto che non hanno trovato un capro espiatorio a sinistra hanno portato alla matrice criminale del gesto.
Infatti i fasci che pure erano dediti all'uso di cocaina si sarebbero dimenticati di pagare il corrispettivo in denaro ai loro pusher e questi si sarebbero vendicati bruciando il loro nido da roditori,peccato con dentro nessuno!
Articolo tratto da Toscana Indymedia,quanto siamo orgogliosi di dover combattere con delle merde che si fanno fuori da sole...grazie,meno sbattimenti e meno problemi con le vostre chiocce della questura!

Cocapound.

città che vai.......cocapound che trovi
questa la notizia apparsa un po di tempo fa su Vivamafarka:"Lodi, attentato distrugge il centro sociale di destra. Torna la violenza politica a Lodi.Nella notte un attentato ha praticamente distrutto la sede del circolo culturale “Verde, bianco e rosso” ......verso le 4 di notte: la serranda del centro sociale è stata divelta utilizzando una macchina come ariete, poi all’interno è stata lanciata una bottiglia incendiaria che ha mandato in fiamme i due locali causando gravissimi danni........."
seguono pagine e pagine di insulti ai compagni, attestati di solidarietà, comunisti assassini, infami come i partigiani, ecc, ecc..... Arrivano le valanghe di comunicati e le roboanti promesse di Iannone: "la solidarietà deve trasformarsi in aiuti concreti.i responsabili nazionali di CPI si attivino subito per reperire fondi.il circolo va ricostruito subito, più bello di prima.sulla board riservata ci sono tutti i dati.al lavoro."poi vai a leggere i giornali un po di tempo dopo e ti accorgi che non si tratta di violenza politica......semplicemente qualcuno dei fasciococainomani si era scordato di pagare!!!!!
da "IL GIORNO" di Lodi 29 giugno 2010 - Diciannove ordinanze di custodia cautelare. Tutte nei confronti di un gruppo di giovani criminali italo-albanese dediti allo spaccio di cocaina..... le accuse di estorsione, sequestro di persona, rapina, lesioni gravi, furto,.... nonché di danneggiamento a seguito di incendio. Per le accuse di incendio doloso ci si riferisce all’episodio che riguarda la sede dell’associazione culturale di estrema destra “Bianco rosso verde” di Lodi, verificatosi nella notte tra il 15 e 16 settembre 2009.

giovedì 8 luglio 2010

TUTTE LE RICCHEZZE AFGANE CHE FANNO GOLA AL MONDO

Era l'ottobre dello scorso anno quando pubblicai un post
(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2009/10/il-perche-siamo-in-afghanistan-fare-la.html) in cui si facevano tutti i conti sul perché si faccia la guerra in Afghanistan,con la risposta che questa terra sia un pozzo di ricchezze minerarie oltre che un punto strategico di prim'ordine nello scacchiere geopolitico asiatico.
Grazie all'articolo di"Senza Soste"si propongono nuove cifre che parlano addirittura di mille miliardi di dollari la cifra delle materie prime come oro,petrolio,litio e gallio presenti nel sottosuolo afgano,che fanno gola a molti e soprattutto agli Stati Uniti.
Ed è per questo che gli investimenti militari di quasi tutti i paesi occidentali occupatori e sfruttatori non accennano a diminuire in barba alla favola di voler eliminare i talebani per permettere al popolo afgano di essere libero!

Il business afgano.

L’autorità statunitense U.S. Geological Survey ha confermato di recente che il sottosuolo afghano custodisce materie prime per un valore complessivo di 1000 miliardi di dollari. Tra queste ricchezze sono presenti soprattutto rame, litio, ferro, oro, cobalto e terre rare: elementi talmente preziosi per la società contemporanea da trasformare l’Afghanistan in una vera e propria lampada di Aladino per ogni Paese industriale del mondo. Ma le sorprese non sono finite: gli ultimi sviluppi mostrano che in Afghanistan la quantità di petrolio è 18 volte superiore a quanto stimato nel 2001.
Secondo i geologi, l’Afghanistan ha le tutte le carte in regola per diventare “l’Arabia Saudita del litio”: un ruolo no da poco, se si considera che il litio è il materiale utilizzato per le batterie ricaricabili di cellulari, portatili e auto elettriche. Tra le terre rare nascoste nel Paese mediorientale, inoltre, ci sarebbe il gallio, elemento necessario alla produzione delle celle solari negli impianti fotovoltaici. In sostanza, nonostante la sua attuale povertà, l’Afghanistan sembra essere destinato a diventare uno dei più importanti giacimenti del futuro, poiché la quantità di materie prime è tanto elevata da poterlo rendere una delle nazioni esportatrici più potenti.
I depositi sono stati scoperti grazie al materiale cartografico raccolto dagli esperti minerari dell’ex-Unione Sovietica durante l’occupazione dell’Afghanistan degli anni ’80. Dopo il ritiro delle truppe russe, i geologi indigeni hanno conservato il materiale in via del tutto personale e l’hanno depositato negli archivi statali solo nel 2001, dopo la caduta del regime talebano. Secondo le notizie ufficiali, i dati sul sottosuolo afghano sarebbero stati trovati soltanto nel 2004 dagli studiosi nordamericani e divulgati, poi, nel 2007. L’interesse pubblico, tuttavia, sembra essersi rivolto alle ricchezze dell’Afghanistan solo oggi, dopo che il quotidiano statunitense New York Times ha scritto un articolo al riguardo.
Il presidente afghano Hamid Karsai, da parte sua, considera la scoperta una buona notizia: un suo portavoce l’ha definita addirittura “la migliore notizia degli ultimi anni per l’Afghanistan”. Gli esperti, tuttavia, dubitano che lo sfruttamento di queste risorse possa avvenire in maniera liscia, corretta e indolore. La posta in gioco è alta e le esperienze passate e presenti insegnano a diffidare di ogni buon proposito in certe situazioni: è una storia vecchia come il mondo che, purtroppo, non sembra interrompere mai il suo ciclo diabolico.
Per estrarre le materie prime servono investimenti enormi: l’Afghanistan è politicamente instabile e non ha infrastrutture statali qualificate per le operazioni. Inoltre, il rischio corruzione è alto: nel 2009 il Ministro per le risorse minerarie afghano si è dovuto dimettere proprio a causa di una tangente di 30 milioni di dollari ricevuta da un’azienda cinese per l’esclusiva dell’estrazione del rame, privilegio tuttora in vigore.
L’amministrazione statunitense ha già predisposto una commissione di esperti internazionali in attività minerarie per la consulenza del Governo afghano in materia. Che l’intromissione si sviluppi positivamente, purtroppo, è discutibile: gli Stati Uniti, così come i Paesi del mondo tutti, hanno i loro interessi economici da difendere. Inoltre, le esperienze in Congo e Nigeria mostrano come dalle grandi ricchezze del sottosuolo e dall’intervento degli europei non si siano sviluppati che conflitti etnici e grossolana corruzione. Risultato immancabile è l’inasprimento delle disuguaglianze fra i pochi ricchissimi e la massa di poverissimi, tipico quadro delle società africane che - purtroppo - da parecchio tempo non fa più notizia.
Da non dimenticare, in tutto questo, la caratteristica principale per cui è conosciuto l’Afghanistan, e cioè la cosiddetta Enduring Freedom (OEF), la “missione di pace” con cui Nato e Usa vogliono liberare la nazione (e il mondo) dai malefici talebani. La notizia delle ricchezze del sottosuolo afghano ha offerto ai numerosi critici dell’OEF un’ulteriore chance per ribadire le loro accuse di sporco doppio gioco nei confronti delle forze armate che occupano Kabul: le truppe Nato sarebbero in Afghanistan per difendere le materie prime e i loro interessi economici, più che la democrazia e il popolo semplice.
Per i più maliziosi, tuttavia, le prospettive di ricchezza dell’Afghanistan sono servite semplicemente da specchietto per le allodole mediatico. La settimana scorsa, infatti, l’allora comandante generale delle truppe Nato in Afghanistan, Stanley McChrystal, aveva accennato a un’interruzione dell’offensiva nella provincia di Helmand (Sud-Est dell’Afghanistan) e a un rinvio - a chissà quando - dell’avanzata nella provincia di Kandahar (Sud). Affermazioni che, come scrive il quotidiano berlinese Tagesspiegel, suonano come una “dichiarazione di bancarotta”: la notizia ricchezze dell’Afghanistan avrebbe cercato di nascondere prepotentemente l’insicurezza umana di un momento, un’esitazione che gli Stati Uniti non si possono permettere.
Se queste voci siano solo malignità, è tutto da dimostrare. Di certezze, invece, ve sono almeno due: in Afghanistan stazionano attualmente 100mila soldati Nato, di cui 3150 italiani e 4300 tedeschi, e l’onnipotente generale McChrystal è stato “licenziato”. E, mentre i grandi sono impegnati a Toronto per cambiare le regole di gioco dell’economia e i piccoli si commuovono per i mondiali in Sudafrica, in altri angoli di mondo la quotidianità sembra continuare il suo corso, paradossalmente offuscata dai media stessi.
Emanuele Pessina
tratto da www.altrenotizie.org

mercoledì 7 luglio 2010

GIUDICE E SBIRRI COMPLICI DEI FASCISTI


Tratto da Bergamonews e ripreso da Lombardia Indymedia il resoconto del processo contro gli antifascisti bergamaschi arrestati nel febbraio del 2009 con imputazione la resistenza aggravata a pubblico maiale.
Da notare che quel giorno i porci in divisa traghettarono plaudendo le merde di Fogna Nuova accompagnati da Fiore e don Tam dal parcheggio della Malpensata alla sede(ex)di Via Bonomelli,armati di spranghe e cantando cori fascisti,senza subire nessuna denuncia naturalmente.
In un paese al contrario è lecito lasciar passare accuse di apologia del fascismo,esposizione di vessilli fascisti e girare con le spranghe ed i caschi a fianco degli sbirri...stessa feccia stessa fine,altro che foibe per queste merde,dovrebbero solo augurarsele se la gente con i coglioni pieni dovesse ribellarsi e scendere per le strade a scovarli e punirli.
Per rinfrescare la memoria propongo un link che contiene riferimenti dell'indomani della contromanifestazione antifascista organizzata a Bergamo:(http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.com/2010/02/nemmeno-un-anno.html).

[Bergamo] Condanne per processati corteo vs fogna nuova del 28-02-09.

Scontri anti Forza Nuovale prime due condanne.
Una giornata non felice per Bergamo, il 28 febbraio 2009, con tante persone coinvolte, da più parti: Forza Nuova, schieramento antifascista, forze di polizia. E ad un anno e mezzo di distanza dal corteo neofascista e dai seguenti scontri tra manifestanti "contro" e polizia, è arrivata una prima sentenza: xxxxxxxxx, di Como, e xxxxxxxxx, di Seriate, sono stati condannati dal giudice Vito Di Vita, a latere Federica Gaudino e Ilaria Sanesi, a un anno di reclusione, con pena sospesa. L'accusa principale nei loro confronti era di resistenza aggravata a pubblico ufficiale. Il pubblico ministero Lucia Trigilio aveva chiesto per entrambi un anno e mezzo di reclusione.xxxxxxx dovrà risarcire anche il poliziotto Alfredo Giovanni Salvi, l'unico ad essersi costituito parte civile (avvocato Enrico Pelillo), tra i tre agenti feriti quel giorno: 2500 euro di risarcimento.Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni. Il collegio giudicante, non accogliendo del tutto la richiesta del pm, sembra aver accolto invece alcune argomentazioni della difesa, ovvero gli avvocati Francesca Longhi e Silvana Scalise che hanno parlato di un "contesto di quel giorno dal quale non si può prescindere per giudicare anche xxxxxx e xxxxxxx". La Longhi, in particolare, dopo aver ricordato che il reato di apologia di fascismo sussiste ancora oggi, ha parlato di una "tripletta" di atteggiamenti arbitrari delle forze dell'ordine: "L'autorizzazione del corteo di Forza Nuova, che non era prevista e non doveva assolutamente essere concessa, l'informazione giunta al questore secondo la quale erano state danneggiate delle vetrine in viale Papa Giovanni, che diede il via alle cariche della polizia sebbene di vetrine danneggiate non ce ne fossero, e infine l'atteggiamento prevaricatore di certi poliziotti durante le cariche stesse". Mentre Silvana Scalise ha insistito su diversi filmati finiti agli atti del procedimento, nei quali "si vede anche un soggetto con passamontagna calato sul volto, che parla con la polizia, prima di prendere a manganellate anche un operatore televisivo".Dopo la sentenza un militante dell'area antagonista bergamasca ha battuto le mani verso i giudici parlando di "tribunale fascista". Il giudice Di Vita l'ha fatto identificare. E' stato denunciato per oltraggio alla magistratura.Restano aperti altri procedimenti, per i quali non sono previste scadenze a breve nelle aule di tribunale. Si tratta delle denunce per altre 57 persone che la sera del 28 febbraio furono portate in questura e l'apertura di un fascicolo contro ignoti per apologia di fascismo, quindi nei confronti dei partecipanti alla manifestazione di Forza Nuova, con sfilata dalla Malpensata fino alla sede di via Bonomelli.