mercoledì 23 gennaio 2019

GUIDO ROSSA E LA CACCIA ALLE STREGHE DEI BRIGATISTI


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Forse perché ricorre una data piena,i quarant'anni,o forse soprattutto perché si è riaperta la caccia alle streghe dopo l'estradizione di Battisti contro i terroristi(rossi),sta di fatto che l'anniversario della morte del sindacalista Guido Rossa per mano di un commando di brigatisti rossi avvenuta il 24 gennaio del 1979 ha avuto un'eco mediatica tale da ricevere l'onore della presenza del Presidente della Repubblica Mattarella.
L'articolo proposto(www.ilsecoloxix.it/p/genova )propone la cronaca della giornata e la commemorazione di Rossa,ucciso dopo avere sputtanato e testimoniato contro Francesco Berardi,un operaio dell'Italsider reo di avere fatto circolare all'interno della fabbrica volantini delle Brigate Rosse e che venne arrestato e morì in carcere per un sospetto suicidio alcuni mesi dopo.
Questo ricordo in pompa magna è l'ennesimo piccolo ma pericoloso passo verso il completo sdoganamento del fascismo che sta avvenendo sotto gli occhi di tutti ma sembra che solamente in pochi si stiano allarmando.
Vedi anche:madn i-casi-di-gugliardoconcutellie-battisti .

Quarant’anni dal delitto di Guido Rossa, il ricordo di Mattarella a Genova.

Emanuele Rossi,Mario De Fazio,redazione Web

Genova - Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella è arrivato questa mattina a Genova, per commemorare la figura di Guido Rossa, l’operaio e sindacalista ucciso dalle Brigate Rosse quarant’anni fa. 

È la quarta visita del Presidente della Repubblica alla città in un anno, dopo quelle al Gaslini , per le esequie delle vittime del ponte Morandi , al Salone Nautico . 

La cerimonia di commemorazione si è svolta nel padiglione 11 della fabbrica. 

Mattarella: « Guido Rossa reagì alle forze oscure» 
«Onoriamo oggi un uomo un lavoratore un militante politico e un delegato sindacale che di fronte alle forze oscure ebbe la forza di reagire e resistere. - ha detto il presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante il suo intervento - Il terrorismo è un attacco vile alle persone alle loro idee e alle istituzioni. Guido Rossa non indugiò e seppe cosa fare anche per gli altri».

«La democrazia prevalse e divenne più forte nel rispetto della Costituzione e grazie al movimento dei lavoratori nelle fabbriche. - ha continuato Mattarella - È con emozione che partecipo a questo ricordo qui. Non saremo mai veri protagonisti senza la memoria. Guido Rossa univa l’impegno nel suo lavoro a quello nel sindacato e nel partito comunista. Assumersi le proprie responsabilità è difficile ma è grazie a queste persone che l’Italia può progredire». «A decenni di distanza quell’impegno non è concluso. Si deve assicurare la giustizia. L’azione delle istituzioni per ristabilire piena luce, dove questa è ancora lacunosa, non può fermarsi. Così come una definitiva chiusura di quella pagina richiede che sia resa compiuta giustizia, con ogni atto utile affinché rendano testimonianza e scontino la pena loro comminata quanti si sono macchiati di gravi reati e si sono sottratti con la fuga alla sua esecuzione».

«Morti come quella di Eros Cinti sono inaccettabili, la sicurezza del lavoro è un diritto fondamentale. - ha detto anche il capo dello Stato parlando dell’operaio morto lunedì all’Ansaldo Energia. 

E ha continuato: «Genova è una capitale del lavoro e deve colmare il gap infrastrutturale evidenziato dal crollo del Ponte Morandi. La ricostruzione è una priorità nazionale».

Bucci: «La forza e il coraggio di Guido Rossa ci siano di esempio» 
«Il giorno del funerale me lo ricordo. - ha detto il sindaco di Genova Marco Bucci - Ero a militare e ricordo l’orgoglio di essere genovese di fronte alle immagini di quella piazza. Questa città ha segnato la storia e anche nella tragedia che ci ha colpito con il Ponte Morandi dimostreremo che siamo capaci di fare le cose bene e al giusto prezzo. La forza e il coraggio di Guido Rossa ci siano di esempio per fare di Genova la prima città del Mediterraneo».

Toti: «I terroristi pensavano di avere vinto e invece era la loro sconfitta» 
«È la quinta volta che lei presidente viene a Genova a trovarci. Ci sono giornate in cui il presente cambia il futuro. I terroristi pensavano di avere vinto e invece era la loro sconfitta. Dopo il crollo del Ponte si è rinsaldato il patto sociale che ci fa essere tutti parte di questo paese», sono state le parole del governatore ligure Giovanni Toti.

La figlia di Guido Rossa: «Oggi preferisco non parlare» 
«Oggi preferisco non parlare». Lo ha detto Sabina Rossa, figlia di Guido, avvicinata a margine della commemorazione del sindacalista ucciso 40 anni fa dalle Br. Proprio oggi sono apparse in centro a Genova delle scritte contro l’esponente della Cgil e operaio Italsider.

Le parole degli operai  
Maestripieri (Cisl): «Da Mattarella parole che fanno riflettere» 

«Le parole del Capo dello Stato, che ha ricordato il sacrificio consapevole di Guido Rossa, fanno commuovere, ma anche riflettere. Ha detto che la fabbrica, il luogo di lavoro, ha avuto un ruolo centrale nella sconfitta del terrorismo e che ancora oggi ha un ruolo centrale nella vita di ciascuno di noi», spiega Luca Maestripieri, segretario generale Cisl Liguria che aggiunge: «Sergio Mattarella ha voluto onorare Eros Cinti, l’operaio che lunedì ha perso la vita, schiacciato dal carico di una gru. Sentiamo il Presidente della Repubblica al nostro fianco, baluardo solido e fondamentale dei diritti dei lavoratori. Crediamo che decidendo di citare nel suo discorso questa tragedia aggiungendo che “la sicurezza sul lavoro e’ un diritto fondamentale” abbia inteso mettersi al fianco dei lavoratori, del sindacato, per chiedere tutele e scuotere una politica che non se ne fa carico. Ringraziamo il presidente Mattarella per essere venuto a Genova, per la quarta volta in pochi mesi, in un momento cruciale per questo territorio che ha bisogno di attenzioni non comuni da parte dello Stato mettendo al centro prima di tutto il lavoro», conclude Maestripieri 

Palombo: «Un onore la presenza del Presidente Mattarella»  
Il primo a parlare nella commemorazione è stato il rappresentante Fiom Armando Palombo: «È un grande onore la presenza del Presidente Mattarella che salutiamo con profondo affetto. Questa è la fabbrica di Guido Rossa ma anche una fabbrica con una lunga storia di battaglie sindacali, dal 68 alla riqualificazione ambientale. Negli ultimi 6 anni di amministrazione straordinaria abbiamo difeso il lavoro. Questa fabbrica è stata acquistata dal primo gruppo mondiale dell’acciaio e vogliamo sperare ancora di potere essere orgogliosi di questa fabbrica e di questa città».

Jehl (Arcelor): «I valori di Guido Rossa come un faro che ci guida» 
Dopo di lui è intervenuto l’amministratore delegato di Arcelor Mathieu Jehl: «La storia di questa fabbrica è grande e noi siamo qui da poco ma vogliamo rispettarla. Erano anni difficili ma la storia di Guido Rossa ci insegna i valori che devono essere il faro, anzi la Lanterna che ci guida».

Don Franco Molinari: «Guido Rossa non ha mai agito per interesse personale» 
Il cappellano del lavoro Franco Molinari ha ricordato i suoi 40 anni di servizio in Ilva, la visita di Papa Francesco e l’amicizia personale con Guido Rossa: «Ricordo un uomo che non ha mai agito per interesse personale ma per spirito di servizio e impegno sociale, sindacale e politico».

Ivano Bosco e il ricordo di Eros Cinti morto lunedì all’Ansaldo Energia 
Il segretario della Camera del lavoro metropolitana Ivano Bosco ha ricordato Eros Cinti, l’operaio morto lunedì in Ansaldo Energia . «Incidenti del genere non devono ripetersi. - ha detto Ivano Bosco - Ogni giorno in Italia 3 persone non tornano a casa dal lavoro. Finiamola di parlare di tragica fatalità, la vita delle persone deve venire prima del profitto. Alcune normative inserite in legge di stabilità vanno nel senso opposto». «Genova è ricordata come una delle capitali del terrorismo ma in quegli anni fu anche la capitale della lotta al terrorismo, grazie ai sindacati», ha continuato. «La democrazia ha gli anticorpi senza bisogno di spettacolarizzazioni. - ha aggiunto Bosco - E senza lasciare morire a poche miglia dalle nostre coste centinaia di esseri umani». 

Martina: «Qualche ministro studi la storia» 
«La memoria è futuro e qui c’è la storia tragica ma incredibile di un sindacalista che ha lottato contro le Br e che ha avuto il coraggio di denunciare. È questa la nostra storia, di un Paese che ha reagito con organizzazioni popolari, sociali, alla deriva del terrorismo brigatista. Qualche ministro dovrebbe studiarla questa storia», ha detto il candidato alla segreteria del Pd Martina oggi a Genova per la commemorazione del sindacalista della Cgil Guido Rossa ucciso 40 anni fa dalle Brigate rosse. «Non si calpesta la storia di persone che hanno dato la vita per questo Paese combattendo nelle fabbriche, nelle città da sinistra, contro i brigatisti e contro il terrorismo» ha concluso Martina.

La targa 
Dopo la cerimonia è stata scoperta una targa alla presenza di Mattarella. Ecco la scritta che compare sulla targa: “Contro ogni terrorismo, unità fratellanza e accoglienza fra tutti i lavoratori senza distinzione di provenienza, di religione e nazionalità. In occasione della visita del Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella, la rappresentanza sindacale unitaria a nome dei lavoratori di ArcelorMittal Genova pone questo ricordo in memoria del compagno della Fiom Guido Rossa barbaramente ucciso dalle Brigate Rosse il 24 gennaio 1979”.

martedì 22 gennaio 2019

IL NEOCOLONIALISMO FRANCESE CHE SFRUTTA TERRA E PERSONE


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Di tutte le dichiarazioni che i pentastellati,soggiogati al ministro di tutto Salvini,si sono resi protagonisti soprattutto in chiave negativa,l'attacco alla Francia per via del neocolonialismo che sfrutta gli africani è una cosa forse un poco urlata e strumentale ma vera.
Le schermaglie tra Parigi e Roma non nate sicuramente dopo le parole di ieri di Di Maio e Di Battista,e il richiamo dell'ambasciatrice italiana di ieri è solo l'ultimo tassello di un'antipatia che va avanti da secoli verso i cugini d'oltralpe.
L'articolo di Contropiano(parigi-irritata )parla del problema che l'Africa ha con la Francia,o almeno di quelle nazioni che non hanno mai staccato il cordone ombelicale dalla nazione che aveva fatto del continente nero una terra da colonizzare e sfruttare sia con le persone che con le ricchezze del territorio,complici presidenti e politici fantoccio che non hanno mai fatto gli interessi degli indigeni.
Vedi anche:madn il-franco-cfa-emblema-di-un.colonialismo mai terminato .

Parigi “irritata” con il M5S per la denuncia della moneta coloniale in Africa.

di  Rino Condemi 
L’ambasciatore d’Italia in Francia, Teresa Castaldo, è stata convocata al ministero degli Affari Esteri francese, a seguito delle parole del vicepremier e ministro del lavoro Luigi Di Maio sulla Francia, che userebbe “il franco delle colonie” per finanziare il suo debito pubblico a spese dei Paesi africani. Lo ha riferito una fonte del governo locale.

L’ambasciatrice italiana è stata chiamata per chiarimenti sulle parole di Di Maio, che ha accusato la Francia di “impoverire l’Africa” e aggravare la crisi dei migranti, ha spiegato una fonte governativa all’Afp.

Oltre a Di Maio, anche l’altro leader del M5S – Di Battista – ci era andato giù pesante contro la Francia e il suo dominio economico/finanziario sulle ex colonie in Africa.

Ma l’offesa a “le Roi” Macron non è stata digerita dal “partito trasversale dell’establishment”. Infatti i primi a levare gli scudi contro i due M5S non sono state le autorità francesi ma giornali italiani come La Repubblica e Il Sole 24 Ore con titoli e articoli frontali contro Di Maio e Di Battista. Una zelanteria decisamente degna di miglior causa.

Il franco CFA (che significava inizialmente “franco delle colonie francesi d’Africa”) è il nome di due valute comuni a diversi Paesi africani, create per l’appunto nel 1945 dal governo di Parigi nelle colonie, la cui convertibilità esterna è garantita dal Tesoro francese.  Oggi viene utilizzata in 14 Paesi africani, quasi tutti francofoni, e quasi tutti ex colonie francesi (fanno eccezione la Guinea equatoriale, ex colonia spagnola, e la Guinea-Bissau, ex colonia portoghese)

Com’è noto, non siamo affatto teneri con i dirigenti M5S per i disastri politici che stanno combinando in alleanza con la Lega, ma su questo tema dobbiamo ammettere che qualche ragione ce l’hanno. Anche se la banalizzano facendone un uso solo strumentale.*

Negli anni abbiamo documentato ampiamente il tallone di ferro coloniale che la Francia ha mantenuto sulle sue ex colonie, un dominio di cui il Cfa (insieme alle frequenti e ripetute spedizioni militari che Parigi ha inviato in Costa d’Avorio, Mali, Niger, e ancora prima in Ciad e poi in Libia) è uno strumento decisivo.

* Per la precisione: è vero che il franco Cfa è agganciato all’euro, con cambio fisso e quindi “strozza” le economie di quei paesi; è vero che è la Banca di Francia a stampare quelle due monete (Cfa Cemac e Cfa Uemoa) e a detenere il loro fondo comune di riserva di moneta estera, stimato in 10 miliardi di euro. Vero, insomma, che la Francia “ci guadagna” non poco e mantiene forzosamente quei paesi sotto la propria sfera di influenza. Ma da quei paesi proviene una parte non maggioritaria dei migranti che salgono sui barconi. L’assoluta maggioranza viene da Iraq, Siria, Sudan, Eritrea e Somalia (le ultime due ex colonie italiane).

Quindi i due pentastellati hanno detto una cosa vera (sfruttamento francese di una parte dell’Africa) per sostenere una tesi prevalentemente falsa (facendo dello sfruttamento francese l’UNICA causa dell’immigrazione dall’Africa)…

Il mondo è complesso, e ogni riduzione è una deformazione…

Per chi vuole approfondire ecco una breve rassegna degli articoli che abbiamo pubblicato sulla materia.

La generosa spesa pubblica di Parigi grazie al tallone di ferro sulle ex colonie in Africa

Il colonialismo della moneta. Il caso del Cfa in Africa

Due cose sul Franco CFA (sull’euro e l’Africa)

La Franciafrica o l’impero coloniale francese

lunedì 21 gennaio 2019

IL RAPPORTO OXFAM E LA POVERTA' IN ITALIA


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I numeri che emergono dal rapporto Oxfam riguardo la tematica della disuguaglianza economica che è anche quella che fa scaturire quella sociale,sono sempre migliori per la classe ricca e peggiori per quelli che loro sfruttano.
L'articolo preso da Contropiano(italia-il-paese-piu-ingiusto-e-diseguale )parla inizialmente proprio di queste percentuali che sono sempre più impietose per i poveri,e fa un'analisi di come questo sia accaduto andando indietro nel tempo con la politica italiana di quando c'erano ancora Dc e PCI,e il ladrocinio dello Stato nei confronti della classe operaia in nome di una fantomatica lotta alla disoccupazione.
Un quadro d'insieme sempre più penoso e che non accenna a dare segnali positivi nei prossimi anni con l'odio di classe che aumenta sempre più.

Italia, il paese più ingiusto e diseguale.

di  Sergio Scorza 
L’Oxfam *, nel suo annuale rapporto “Bene pubblico o ricchezza privata”, diffuso come ogni anno alla vigilia del World Economic Forum di Davos, scrive che, in Italia, il 5% più ricco degli italiani è titolare da solo della stessa quota di patrimonio posseduta dal 90% più povero e che il 20% più ricco possiede il 72% del patrimonio totale, mentre il 60% più povero ha appena il 12,4% della ricchezza nazionale.
 Ma come siamo arrivati a questo fantastico risultato? Con un lungo e meticoloso lavoro di distruzione di tutte le conquiste precedenti, durato 40 anni e portato avanti nei decenni invariabilmente da tutti i governi che si sono succeduti in questo lasso di tempo, con il sostegno attivo delle burocrazie sindacali.
 Se facciamo un bel salto indietro nel tempo, ritroviamo quei dirigenti del PCI che, nel 1976, decisero di collaborare con la Democrazia Cristiana e di proporre poi, nel 1978, un proprio ingresso nella maggioranza di governo.
 Il ministro degli Interni, Francesco Cossiga, riteneva che la condizione per far entrare il Pci nella maggioranza fosse data “dalla capacità o meno di far accettare alla classe operaia i sacrifici necessari per uscire dalla crisi economica”, ovvero, l’adesione del PCI alla linea di austerità che era stata imposta al paese a partire dal 1976 dal governo Andreotti.
 Il 24 gennaio 1978, su la Repubblica, comparve la storica intervista di Scalfari all’allora segretario generale della CGIL, Luciano Lama, intitolata “Lavoratori, stringete la cinghia” in cui Lama si dichiarò in “totale accordo” con Andreotti con queste parole: “se vogliamo esser coerenti con l’obiettivo di far diminuire la disoccupazione, è chiaro che il miglioramento delle condizioni degli operai occupati deve passare in seconda linea”.
Dunque, il lavoro per Lama tornava ad essere una semplice variabile dipendente dal capitale. Fu l’annuncio dell’avvio della così detta “politica dei sacrifici” che portò di lì a poco alla “svolta dell’Eur”, formalizzata nella conferenza sindacale della Cgil che si svolse, per l’appunto, al palazzo dei congressi dell’Eur, nel febbraio del 1978.
 La svolta sindacale si realizzò nella Conferenza dei 1.500 delegati che consolidò la linea della moderazione salariale e di una maggiore flessibilità del lavoro con la richiesta di “riforme” nel settore dell’edilizia, dei trasporti, del fisco e della finanza pubblica.
 La “svolta” però morì prima della “solidarietà nazionale” che aveva contribuito a preparare, prima che Andreotti rassegnasse le dimissioni a seguito del disimpegno del PCI nel gennaio ’79. Contro di essa si scagliò una parte consistente della base che fece pesare il suo dissenso nel corso della vertenza per i rinnovi contrattuali del ’78-’79.
 La nuova linea di PCI e CGIL prevedeva moderazione salariale in cambio di un “programma di investimenti per garantire l’occupazione”.
Dicevano che i maggiori sacrifici dei lavoratori avrebbero permesso ai padroni di accumulare il capitale necessario per gli investimenti e favorire, così, l’occupazione.
 Ovviamente la maggiore occupazione non arrivò mai, ma i sacrifici restarono, divenendo anzi una costante nei decenni successivi; e la retorica dei sacrifici in cambio del “miglioramento dell’economia e nell’interesse generale” fu usata per smantellare progressivamente tutto il sistema di diritti conquistato dai lavoratori in precedenza.
 Lo avevano capito benissimo gli studenti ed i compagni che avevano cacciato a pedate dall’università di Roma Lama ed i suoi tirapiedi, nel febbraio del 1977.
 La fine della “scala mobile” ed il successivo accordo sul costo del lavoro del 1993 tra i sindacati Cgil-Cisl-Uil, la Confindustria e il Governo Ciampi, furono il completamento della svolta dell’Eur, con la definitiva cancellazione della scala mobile e l’ancoraggio dei futuri aumenti contrattuali all'”aumento della produttività”. Un accordo che diede l’avvio ad una sfrenata corsa, da parte dei padroni, all’intensificazione selvaggia dei tassi di sfruttamento ed al crollo verticale di salari e stipendi.
 La cancellazione dell’art. 18 dello Statuto del lavoratori, il Jobs Act e lo smantellamento del welfare svenduto alle assicurazioni private hanno fatto il resto ed hanno portato i lavoratori italiani prossimi ad una condizione di semi-schiavitù e ad avere il triste primato delle retribuzioni più basse dell’Europa occidentale, l’età pensionabile più alta e servizi pubblici sempre più cari e scadenti.

 * Oxfam è una confederazione internazionale di organizzazioni no profit che si dedicano alla riduzione della povertà globale, attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo

mercoledì 16 gennaio 2019

L'UCCISIONE DEL SINDACO DI DANZICA


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Sono buffonate chi dice che il movente politico non esiste dopo la morte del sindaco di Danzica Pawel Adamowicz,assassinato a coltellate sotto gli occhi di una piazza gremita che non ha subito capito quello che stesse accadendo sul palco durante un evento di beneficenza.
Il suo assassino ventisettenne ha motivato il suo gesto per essere stato incarcerato durante la permanenza al governo del partito cui faceva parte il sindaco,Piattaforma civica,(un gruppo di centrodestra liberale ed europeista,una sorta di mix tra Forza Italia e il Pd),ma la storia di minacce verso Adamowicz è lunga ed incentrata sulla sua apertura verso i migranti ed i diritti al popolo lgbt,in uno Stato che forse è il più bigotto d'Europa e sicuramente uno tra quelli dove i rigurgiti nazisti sono tra i più gravi(vedi:www.ilpost.it pawel-adamowicz-danzica-chi-era ).
L'articolo proposto è preso da Infoaut(polonia-dietro-l-assassinio-di-un-sindaco )che ha connotati più politici di quello suggerito sopra che invece spiega chi era l'uomo e le sue tappe della vita privata e pubblica,cui aggiungo quest'altro(madn beata-ignoranza )che parla della vittoria dell'ultradestra alle elezioni polacche dell'ottobre 2015.

Polonia, dietro l'assassinio di un sindaco.

Pawel Adamowicz, sindaco di Danzica, è stato assassinato la scorsa domenica. Il tutto è accaduto durante un incontro di beneficenza in corso nella città portuale del nord dello stato. L'omicidio è stato collegato da alcuni dei principali giornali polacchi al clima politico del paese, dove ha sempre più consenso l'opzione sovranista e nazionalista, in particolare nelle aree rurali.

Sebbene Adamowicz non fosse certo "uno dei nostri", anzi era ben noto per le sue idee liberali e per il suo passato nel sindacato Solidarnosc, la sua morte segnala questa crescente tensione nel paese. Adamowicz aveva infatti dichiarato Danzica città aperta per i migranti e si era espresso più volte a favore dei diritti della popolazione LGBT. Con buona pace dei difensori della libertà di opinione, che darebbero la vita per fare esprimere le peggiori nefandezze xenofobe, Adamowicz è stato assassinato a causa di queste sue posizioni.

Il governo della Polonia è uno di quelli che, insieme all'Ungheria, più ha chiuso ai movimenti migratori e più ha cercato di ridefinire i poteri tra Unione Europea e stati membri in favore di questi ultimi, in particolare rispetto alla difesa dei confini. Una posizione quindi non giocata come critica all'impianto neoliberista della Ue, ma finalizzata solo a guadagnarne dove possibile. Nonché a costruire una finta opposizione con Bruxelles in chiave identitaria e nazionalista.

Varsavia ha infatti beneficiato tantissimo negli ultimi anni dei trasferimenti europei per sviluppare la sua economia. Caratterizzata dall'accoglienza delle imprese delocalizzate dall'Europa occidentale, da un modello di bassi salari e da alto tasso di sfruttamento, anche nei confronti dei migranti tanto odiati. E che quindi vanno tenuti sotto controllo. La stessa Chiesa locale ha organizzato negli scorsi mesi un appuntamento di difesa identitaria dei confini polacchi, noto come "Rosario della Nazione".

La destra reazionaria e xenofoba è molto radicata nel paese, come dimostra anche la grande manifestazione organizzata lo scorso novembre per commemorare i cento anni dell'indipendenza, conseguita dopo la prima guerra mondiale.

Negli scorsi giorni lo stesso Matteo Salvini è andato nel paese dell'Europa orientale a costruire un accordo con il partito Diritto e Giustizia (PiS) attualmente al potere. Il PiS è sempre più orientato ad una politica xenofoba e nazionalista, ammiccante alla destra più reazionaria soprattutto quando si parla di diritti della popolazione LGBT e dei migranti. Eppure, non condivide con Salvini alcuni temi, come la possibile apertura alla Russia e l'ostilità tout court all'Unione Europea. Questa, al di là di quella che è la retorica pubblica, è vista più come mucca da mungere che come nemico.

Chissà se queste divergenze faranno convergere o meno anche il PiS alla riunione delle destre europee paventata da Salvini per la primavera in Italia, in una sede ancora da definire...

martedì 15 gennaio 2019

LA PACCHIA DEI POLITICI ITALIANI SULLA PELLE DEGLI AFRICANI


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Lo sfruttamento che da centinaia di anni è stato commesso dall'uomo bianco nei confronti dell'Africa,per rimanere solo nel discorso dei migranti che muoiono nei deserti,nei lager libici o in mare,è noto credo a tutti se solamente non si abbia dormito sui banchi di scuola.
Poi ci sono dei coglioni che con la storia della presunta pacchia finita è diventato pure ministro,e che continua a fare becera propaganda sulla morte delle persone,e onestamente spero che a breve la finisca in una maniera o nell'altra di starnazzare tutte queste boiate.
L'articolo di Contropiano(la-pacchia-la-state-facendo voi )riporta una lettera aperta al pirla di cui sopra ed è un riassunto di quello che la gente dovrebbe almeno pensare di quello che migliaia di persone stanno provando sulla loro pelle,una piccola dose di empatia che ciascuno dovrebbe provare.

“La pacchia la state facendo voi. Sulla nostra pelle. Sulla nostra vita…”

di  Un donna nigeriana 
…. Sui nostri poveri sogni di una vita appena migliore.

Lettera di una immigrata nigeriana al Ministro della Paura e dell’odio.

“Ho visto la sua faccia ieri al telegiornale. Dipinta dei colori della rabbia. La sua voce, poi, aveva il sapore amarissimo del fiele. Ha detto che per noi che siamo qui nella vostra terra è finita la pacchia. Ci ha accusati di vivere nel lusso, rubando il pane alla gente del suo paese. Ancora una volta ho provato i morsi atroci della paura…

Chi sono? Non le dirò il mio nome. I nomi, per lei, contano poco. Niente. Sono una di quelli che lei chiama con disprezzo “clandestini”.

Vengo da un paese, la Nigeria, dove ben pochi fanno la pacchia e sono tutti amici vostri. Lo dico subito. Non sono una vittima del terrorismo di Boko Haram. Nella mia regione, il Delta del Niger non sono arrivati. Sono una profuga economica, come dite voi, una di quelle persone che non hanno alcun diritto di venire in Italia e in Europa.

Lo conosce il Delta del Niger? Non credo. Eppure ogni volta che lei sale in macchina può farlo grazie a noi. Una parte della benzina che usa viene da lì.

Io vivevo alla periferia di Port Harkourt, la capitale dello Stato del Delta del Niger. Una delle capitali petrolifere del mondo. Vivevo con mia madre e i miei fratelli in una baracca e alla sera per avere un po’ di luce usavamo le candele. Noi come la grande maggioranza di chi vive lì.
 E’ dura vivere dalle mie parti. Molto dura. Un inferno se sei una ragazza. Ed io ero una ragazza. Tutto è a pagamento. Tutto. Se non hai soldi non vai a scuola e non puoi curarti. Gli ospedali e le scuole pubbliche non funzionano. E persino lì, comunque, se vuoi far finta di studiare o di curarti, devi pagare. E come fai a pagare se di lavoro non ce ne è? La fame, la miseria, la disperazione e l’assenza di futuro, sono nostre compagne quotidiane.

La vedo già storcere il muso. E’ pronto a dire che non sono fatti suoi, vero?

Sono fatti suoi, invece.

Il mio paese, la regione in cui vivo, dovrebbe essere ricchissima visto che siamo tra i maggiori produttori di petrolio al mondo. E invece no.

Quel petrolio arricchisce poche famiglie di politici corrotti, riempie le vostre banche del frutto delle loro ruberie, mantiene in vita le vostre economie e le vostre aziende.

Il mio paese è stato preda di più colpi di stato. Al potere sono sempre andati, caso strano, personaggi obbedienti ai voleri delle grandi compagnie petrolifere del suo mondo, anche del suo paese. Avete potuto, così, pagare un prezzo bassissimo per il tanto che portavate via. E quello che portavate via era la nostra vita.

Lo avete fatto con protervia e ferocia. La vostra civiltà e i vostri diritti umani hanno inquinato e distrutto la vita nel Delta del Niger e impiccato i nostri uomini migliori. Si ricorda Ken Saro Wiwa? Era un giovane poeta che chiedeva giustizia per noi. Lo avete fatto penzolare da una forca…

Le vostre aziende, in lotta tra loro, hanno alimentato la corruzione più estrema. Avete comprato ministri e funzionari pubblici pur di prendervi una fetta della nostra ricchezza.

L’Eni, l’Agip, quelle di certo le conosce. Sono accusate di aver versato cifre da paura in questo sporco gioco. Con quei soldi noi avremmo potuto avere scuole e ospedali. A casa, la sera, non avrei avuto bisogno di una candela…

Sarei rimasta lì, a casa mia, nella mia terra.

Avrei fatto a meno della pacchia di attraversare un deserto. Di essere derubata dai soldati di ogni frontiera e dai trafficanti. Di essere violentata tante volte durante il viaggio. Avrei volentieri fatto a meno delle prigioni libiche, delle notti passate in piedi perché non c’era posto per dormire, dell’acqua sporca e del pane secco che ti davano, degli stupri continui cui mi hanno costretta, delle urla strazianti di chi veniva torturato.

Avrei fatto a meno della vostra ospitalità. Nel suo paese tante ragazze come me hanno come solo destino la prostituzione. Lo sapete. E non fate niente contro la nostra schiavitù anzi la usate per placare la vostra bestialità. Io sono riuscita a sfuggire a questo orrore, ma sono stata schiava nei vostri campi. Ho raccolto i vostri pomodori, le vostre mele, i vostri aranci in cambio di pochi spiccioli e tante umiliazioni.

Ancora una volta, la pacchia l’avete fatta voi. Sulla nostra pelle. Sulle nostre vite. Sui nostri poveri sogni di una vita appena migliore.

Vedo che non ho mai pronunciato il suo nome. Me ne scuso, ma mi mette paura. Quella per l’ingiustizia di chi sa far la faccia dura contro i deboli, ma sa sorridere sempre ai potenti.

Vuole che torniamo a casa? Parli ai suoi potenti, a quelli degli altri paesi che occupano di fatto casa mia in una guerra velenosa e mai dichiarata. Se ha un po’ di dignità e di coraggio, la faccia brutta la faccia a loro.

sabato 12 gennaio 2019

BHARAT BANDH


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Anche se l'India più che una nazione è un piccolo continente duecento milioni di persone che hanno scioperato per due giorni sono davvero una cifra da record,e queste proteste che hanno visto in tutto il paese manifestazioni ma soprattutto l'astensione pressoché totale dal lavoro in parecchie regioni soprattutto nel sud sono un segno positivo in un contesto per troppi anni oppresso e dimenticato.
Le politiche neoliberiste del Primo Ministro Narendra Modi che vuole modernizzare il paese ma a scapito degli indiani mentre è più aperto a concessioni a dei capitali esteri con la conseguente dipendenza,non sono andate giù alle principali sigle sindacali dell'India non per contrastare la disoccupazione e l'aumento generale dei prezzi ma anche le privatizzazioni come spiegato nell'articolo preso da Infoaut:conflitti-globali .

Bharat Bandh: 200 milioni in sciopero in India.

Storica mobilitazione contro le politiche di Modi.

I due giorni di sciopero generale nazionale in tutto il paese (Bharat Bandh) chiamato dalle 10 principali sigle sindacali avrebbero coinvolto 200 milioni di lavoratori. Al centro delle proteste le disoccupazione dilagante, l’aumento dei prezzi e, più in generale, le politiche neo-liberali portate avanti dagli ultimi governi con privatizzazione dei servizi pubblici, subappalti, concessioni minerarie a prezzi ridicoli alle multinazionali e compressione del potere d’acquisto. I sindacati attaccano anche la riforma del lavoro che smantella nei fatti il Trade Union Act del 1926, il riconoscimento dei sindacati diventa a discrezione del governo rendendo quindi impossibile una vera contrattazione salariale.

Tutti i settori sono stati coinvolti con una particolare presenza di minatori, insegnanti, personale sanitario, autisti ma anche bancari e impiegati. In piazza, anche se per ora in maniera piuttosto timida, anche le associazioni degli agricoltori che, in 50.000, avevano già invaso le strade di Delhi un anno fa denunciano la depressione economica delle campagne e il peso del debito che sta portando a un’ondata di suicidi senza precedenti tra i contadini.

Incidenti nell’ovest del Bengala con sassi tirati sugli autobus del governo per costringerli a fermarsi. Situazione tesissima nel Kerala dove il blocco dei commerci è stato totale e i manifestanti hanno bloccato in migliaia il passaggio dei treni. A Goa fermi autobus e taxi, mentre nella regione meridionale di Tamil Nadu come in altre città banche e assicurazioni sono rimaste chiuse. A Mumbay i 32'000 dipendenti dell’azienda di trasporto locale sono in sciopero illimitato da martedi per chiedere maggiori salari, a Bangalore alcuni manifestanti hanno fatto irruzione nei depositi degli autobus danneggiandoli e impedendo quindi la circolazione. Nella regione centrale di Madhya Pradesh, 20 distretti hanno visto un blocco totale di attività e trasporti.

È una mobilitazione storica che arriva a pochi mesi dalle elezioni generali e che pone una pesante ipoteca sull’operato del presidente Modi che negli ultimi anni ha tentato una “modernizzazione” del paese tutto incentrata sugli interessi dei grandi capitali, comprimendo i salari e rifiutando il confronto coi sindacati.

venerdì 11 gennaio 2019

IL CAMALEONTISMO LEGHISTA


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Fin dagli albori la Lega Lombarda,così si chiamava allora,più che un partito propositivo ha sempre cercato un nemico per fare proselitismo alle spalle dei più deboli e degli emarginati della società,cominciando con i meridionali...effettivamente già i piacentini lo erano perché in principio il fiume sacro Po era il confine tra la"Padania"ed il sud Italia,anzi guai a sentirsi dire italiani.
Dai primi manifesti della gallina dalle uova d'oro del settentrione che ingrassava la Roma ladrona il passo da essere secessionisti a nazionalisti è stato breve,tutta la politica del bruciare la bandiera italiana è andata a farsi fottere e l'avvicinamento sempre più progressivo verso il fascismo ha fatto sì che ora guai a toccare il tricolore.
Ad essere odiati furono poi i vu cumprà,i primi migranti arrivati dal nord Africa,beh con la pelle non scurissima e quindi quasi tollerati,poi gli zingari,ed ora tutti gli immigrati meglio se con la pelle scurissima e se ci aggiungi la fede islamica è proprio il top dell'oggetto(perché nono sono persone per loro,sono cose da sfruttare sia a casa loro che a casa nostra)da mettere nel mirino delle loro armi.
Sono il problema numero uno degli italiani!
L'articolo di oggi è un contributo preso da Facebook e narra in maniera semplicemente veritiera tutto quello che è stata la Lega Nord e l'andazzo verso l'estrema destra che ne sta caratterizzando i pochi argomenti politici cui il loro cervello possono partorire.
E più rincoglioniti sono i milioni di italiani che hanno creduto a questi ladri,perché ci sono sentenze che lo hanno palesemente dimostrato come nel caso dei 49 milioni di Euro frodati allo Stato(madn salvini-salva-bossi-per-i-propri-comodi ),che ancora complice un'ignoranza medievale e un bombardamento dei mass media fanno sì che ci si trovi ovunque quella faccia di merda di Salvini.

Ciao, sono un Leghista semplice.

Per un quarto di secolo ho creduto fortemente che ogni mio problema fosse causato dai meridionali. L’ho creduto perché così mi dicevano i capi del mio partito, che erano tutti onesti. Non come i terroni.

Poi però i capi del mio partito sono stati beccati di nuovo con i nostri soldi in tasca, e sono crollati al 4%. Così i capi del mio partito proprio in quel momento si sono ricordati che i meridionali votano. E sempre in quel momento hanno scoperto che i meridionali non sono poi tanto male.

Così mi hanno detto che per un quarto di secolo si sono sbagliati, e che ora devo credere nell’esatto contrario. Che l’Italia non la devo più odiare ma amare. Che con la bandiera italiana oggi non ci puliamo più il culo, ma anzi la baciamo. E spero che almeno nel frattempo l’abbiano lavata, anche se dubito visto quanto è stato repentino il passaggio tra quando dicevamo “Padania is not Italy” e oggi che diciamo “Prima gli italiani”. Un paio di anni forse.

I miei capi mi hanno detto che la causa dei miei mali ora sono altri. Allora ho pensato subito ai potenti, ai privilegiati, ai padroni. A quelli che ci sono da sempre e rubano da sempre migliaia di miliardi.

Ho pensato agli evasori, i corrotti, i corruttori, i falsi invalidi, gli incapaci, Cosa Nostra, la Camorra, la ‘Ndrangheta, la Scu, il traffico di droga, il pizzo, gli appalti truccati, la burocrazia inefficiente, il divario tra Nord e Sud, i terreni avvelenati, la giustizia lenta, i raccomandati, i truffatori, i bancarottieri, e tutti gli altri problemi e italiani che mi fottono la vita da decenni, e che hanno causato disoccupazione, precarietà, tasse altissime e servizi pessimi.

Invece i capi del mio partito mi hanno detto che mi sbaglio, che non sono loro la causa di ogni mio male. Anzi, che siccome loro sono italiani loro vengono "prima". "Prima gli italiani".

Il mio problema ora sono i morti di fame che arrivano sulle barche. Quando arrivano. I miei capi mi hanno detto che è colpa loro se pago troppe tasse, se le vecchiette rovistano nella spazzatura e i divorziati dormono in macchina.

Che loro in realtà stanno bene, e rischiano la vita per divertimento. Soprattutto i neri. Anche se non lo possiamo dire ad alta voce. E pensiamo che siccome alcuni neri sono delinquenti e maleducati - e lo sono sul serio - allora sono tutti così. E vanno cacciati tutti. Anche quelli che non ci hanno ancora fatto nulla.

Ho pensato che questo sia razzismo. Che etichettare una persona non per quello che ha fatto, ma per il popolo a cui appartiene sia razzismo. Ma mi hanno detto di no.

Così come ho pensato che anche noi italiani siamo migranti economici. Siamo quelli che emigrano di più. A centinaia di migliaia ogni anno. Soprattutto giovani (anche palestrati e con l'iPhone). Andiamo negli altri paesi a cercare lavoro, non scappiamo da alcuna guerra. Ma mi hanno detto che noi siamo "cervelli in fuga". Loro invece sono parassiti. Come i meridionali che vengono dal Sud a rubarc... ah no scusate, mi sono distratto.

E' che sono un leghista semplice. E non riesco a stargli dietro. Ma ci provo. In fondo mi accontento di poco: un padrone da seguire qualsiasi cosa dica e che indossi felpe e mangi arancini per farmi sentire che lui è come me; un popolo da odiare e a cui addossare la colpa di ogni mio problema. E sto bene così. Mi accontento.
L'ho detto. Sono un leghista semplice.

by Emilio Mola

giovedì 10 gennaio 2019

DIVERSI GOVERNI STESSA MERDA


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Alla fine il governo gialloneroverde si è rivelato per quel che è,una grande presa per il culo per milioni di italiani e il decreto salvabanca per la Carige è stata la ciliegina su questo tortone di merda.
Negli articoli presi da Contropiano(hanno-salvato-una-banca-con-la-n )e Infoaut(carige-finita-la-luna-di-miele-gialloverde )nero su bianco la disfatta più dei grillini che dei leghisti,questi ultimi da tempo con le mani in pasta con banche e poteri forti,mentre per i pentastellati ormai la verginità è stata persa ormai da mesi.
Anche gli intrallazzi del premier Conte,i suoi conflitti d'interesse con Alpa e Mincione rinnegati ma che prove alla mano ci sono,così come il testo del decreto firmato in pochissimo tempo da quel mattacchione di Mattarella che dopo essere stato simpatico per un quarto d'ora ai più per il discorso di fine anno,il presente governo ha la stessa politica verso le banche di quello precedente.
Cioè statalizzare le perdite mentre i privati guadagneranno parecchi milioni di Euro,alla faccia delle balle sui correntisti ed i risparmiatori che avrebbero perso tutto,e si sentiranno davvero coglioni chi ha votato questi incapaci mentre non si sa se siano peggio i grillini salvabanche o i piddini che glielo rinfacciano.
Vedi anche:madn questione-di-schei .

Hanno salvato una banca (con la “n”).

di  Gianpiero Laurenzano 
Per quanto riguarda Carige le cose sono semplici:

– la banca è di fatto fallita perché come negli altri casi (Monte Paschi, Etruria e venete) ha un eccesso di crediti deteriorati.

– la causa dei crediti deteriorati non è la crisi ma i prestiti che il management ha concesso agli amici degli amici senza le necessarie garanzie e in assenza di adeguati requisiti reddituali.

– sta cosa la sapevano tutti, anche le pietre.

– il decreto del governo è la fotocopia di quello Gentiloni.

– al momento lo stato garantirà le nuove emissioni di obbligazioni.

– il tutto finirà come con le Venete ovvero lo stato si prenderà le perdite e poi la banca sarà acquisita da un grande gruppo bancario (al 90% UniCredit).
 Morale della favola come al solito i profitti sono privati mentre le perdite sono pubbliche.

– i risparmiatori e i correntisti non c’entrano una mazza perché i depositi bancari sono sempre garantiti fino a 100.000 euro. Chi sottoscrive azioni e obbligazioni subordinate sa che il suo capitale è a rischio.

– anche questa volta qualcuno bene informato si arricchirà avendo comprato obbligazioni a prezzi irrisori per poi vedersele rimborsate alla pari.

Il decreto fotocopia per il salvataggio delle banche

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Comunicato Stampa Potere al Popolo Genova

Il salvataggio di Carige lo paghiamo noi. A beneficio di padroni e speculatori

Il Sistema Carige era già scoppiato da un bel po’. Abbiamo tutti la memoria corta ma Giovanni Berneschi, l’ex Presidente di Carige è stato condannato nel febbraio 2017. Uno scandalo presto chiuso e raccontato come una normale storia da ladro di quartiere. Evidentemente in città nessuno lo conosceva.

In tutti questi anni, la Carige ha rappresentato l’anello di congiunzione tra politica e affari in Liguria. La cupola era ben nota a tutti, dalle alte sfere della Chiesa a Scajola e Burlando. Un direttorio che ha finanziarizzato l’economia a Genova e in Liguria, lasciando marcire le attività produttive per concentrarsi su grandi opere utili solo a speculare (porticcioli, gronda, terzo valico etc…).

Il meccanismo del salvataggio è chiaro: si risana con i nostri soldi (fino a 4 miliardi secondo il decreto approvato ieri) per garantire che le speculazioni procedano. Non si salvano i correntisti (comunque già garantiti dalla legge fino a 100 mila euro), ci si preoccupa dei dipendenti, che sarebbe anche corretto, non fosse che poi non si muove un dito per frenare i licenziamenti di massa che stanno colpendo tutto il settore con la chiusura delle filiali di tutte le banche. Dopo aver trasformato il debito privato degli speculatori colmi d’oro in debito pubblico (cioè togliendo soldi a chi lavora per darli ai padroni), si regalerà Carige risanata a qualche altro gruppo bancario. Perché di nazionalizzare la Banca, per farne almeno un patrimonio di tutti, proprio non viene in mente né a chi governava prima né a quelli di oggi. Il nuovo governo è perfettamente in linea con i governi precedenti e, in effetti, il PD non può che applaudire. Possono pure continuare a litigare su chi è più amico dei banchieri o su chi ha cominciato prima, tanto, a pagare saremo sempre noi cittadini e lavoratori.

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Carige: finita la luna di miele gialloverde? 

Il tema della vicinanza dei governi agli interessi delle banche è stato probabilmente quello più utilizzato dal Movimento Cinque Stelle negli ultimi anni. Un adagio utile per marcare la propria distanza dagli esecutivi tecnici e a guida PD. Così come per proporsi come alfieri del cambiamento da realizzare una volta arrivati al governo.

 Con il decreto salva-Carige l'esecutivo gialloverde però sembra mettere la pietra tombale sulla percezione pubblica della sua “diversità”. Lo fa con una mossa giocata in maniera pessima anche comunicativamente, con il decreto-fotocopia a rappresentare plasticamente una continuità di azione tra esecutivi rispetto ai salvataggi bancari.

 Una differenza che in termini reali sorprende poco. Che al governo ci siano da decenni burattini del mondo della finanza è infatti un dato noto. Ma ai tempi del governo liquido, tutto fondato sulla comunicazione e sull'abilità di padroneggiare i social, il caso-Carige è probabilmente uno spartiacque.

 Siamo di fronte ad uno step importante nell'immaginabile istituzionalizzazione del “governo del cambiamento”. Da cui l'esecutivo potrebbe iniziare la sua fase discendente, in cui ad una caduta costante nel gradimento dovuta all'usura dello "stare al potere", si accoppierà probabilmente una progressiva divaricazione tra i due alleati.

 Del resto, già in passato sapevamo che gli equilibri tra i due partiti di governo erano condizionati dalla scadenza delle Europee. Un voto dove bisognava arrivare con in mano l'approvazione di alcuni provvedimenti bandiera su cui compattare il proprio elettorato. In particolare, decreto sicurezza e reddito di cittadinanza, da approvare in una sorta di scambio tra le due forze governative.

 Negli ultimi giorni però la situazione è ulteriormente precipitata, e alcune differenze tra gli alleati, in particolare sul caso SeaWatch e sul reddito di cittadinanza. Sviluppi che fanno presagire, oltre all'inizio della campagna elettorale per maggio, la possibilità di una futura divisione.

 La Lega è senza dubbio messa meglio del CinqueStelle. Ciò perchè Salvini, nonostante i primi scossoni nel suo gradimento social, continua a fare quello di cui consiste la sua strategia. Vale a dire, opposizione mediatica totale sul tema dei migranti, comunicazione tarata sul cittadino bianco rancoroso ultracinquantenne, occhi strizzati il più possibile alla provincia.

 Lo dimostra ad esempio la gestione del caso relativo agli scontri di San Siro e alle furbe posizioni pro-ultras del leader leghista. Ben consapevole che spesso soprattutto nelle città di provincia il mondo ultras muove direttamente e indirettamente molti voti. Rappresentando un'importante identità popolare che Salvini ha spesso sfruttato anche grazie alle sue felpe personalizzate.

 I Cinque Stelle invece sono rimasti col cerino in mano. Prima prostrandosi agli interessi internazionali a cedere sulla TAP. Poi piegandosi alle richieste di austerità dell'Unione Europea che hanno "obbligato" a ridurre i fondi per il reddito di cittadinanza. Infine costretti a firmare un decreto salva banche, per giunta ricalcato in maniera idiota su quello Pd per Banca Etruria. E ancora, in assenza di una presa di parola chiara e definitiva sullo stop alla Tav.

 Una contraddizione davvero enorme con la tragicomica posizione pubblica di appoggio ai gilet gialli francesi, in lotta per una redistribuzione della ricchezza sociale proprio mentre i CinqueStelle firmavano l'ulteriore trasferimento di soldi pubblici nelle mani di un istituto di credito. Perfino Renzi e la Boschi sono riusciti a rendere ridicolo il decreto-Carige, plaudendo alla misura del governo al fine di ri-legittimare la loro politica pro-istituti finanziari, travolta all'ultimo appuntamento elettorale.

 I CinqueStelle alla prova del governo al momento sembrerebbero riuscire ad effettuare un doppio capolavoro all'incontrario. Da un lato in pochi mesi adoperandosi nel distruggere tutto il capitale simbolico da loro accumulato in anni di teorica opposizione, dando alle misure del PD tanto criticate un afflato quasi da “there is no alternative”. Dall'altro, sembrando ormai sottomessi nel tirare la volata alla Lega, appoggiandone tutte le peggiori misure reazionarie, securitarie e xenofobe, rischiando di inimicarsi sempre più consensi all'interno della propria base.

 E tutto ciò in cambio dell'assenso leghista ad una misura come quella del reddito di cittadinanza, che definire monca rispetto alle prospettive iniziali è dire poco. Con la conseguenza che in eventuali nuove elezioni generali, Salvini farà quasi sicuramente la parte del leone.

 Ad ogni modo, quello che ci interesserà capire dal caso Carige è se con il salvataggio si chiuderà la luna di miele del governo con il corpo elettorale. Va da sè che il  punto interrogativo del titolo di questo articolo riporta come si rimanga nel campo delle ipotesi. L'assenza di opposizione rende difficile immaginare alcun ribaltone già in occasione delle prossime elezioni regionali ed europee, come del resto confermano i sondaggi. Ma non è ovviamente questo tipo di consenso che ci interessa in particolare.

 Quello che andrà invece colto è il sentimento rispetto al tradimento delle promesse di questo governo, e le possibilità di attivazione sociale che ne potrebbero derivare. In particolare rispetto al tradimento sul reddito di cittadinanza e alla questione delle condizioni di vita nei territori meridionali, potrebbero aprirsi nei prossimi mesi spazi interessanti di intervento a partire dalla crisi di fiducia nei partiti votati il 4 marzo.

martedì 8 gennaio 2019

MUORE MILIZIANO ITALIANO DELL'YPG IN ROJAVA


Immagine correlata
Lascia due figli adolescenti a Ponteranica il combattente morto in Rojava mentre con l'esercito curdo stava combattendo contro le milizie daesh presso Derik al confine con l'Iraq:Giovanni Asperti nome di battaglia Hiwa Bosco,bergamasco,era da tempo nelle zone al confine tra la Siria e l'Irak ed è morto probabilmente in un incidente sotto fuoco amico.
Potrebbe essere il primo miliziano italiano a perire in una guerra sottaciuta,che fa scomodo all'occidente nonostante il nemico che si combatte è quello dell'insensata violenza omicida dell'estremismo cieco dell'Isis.
Il redazionale di Contropiano riporta la notizia del decesso avvenuto il 7 dicembre e reso noto solamente nelle ultime ore(vedi anche:madn il-combattente e madn rojavala-zona-curda-siriana ).

Giovanni Asperti, caduto in Rojava al fianco dei curdi.

di  Redazione Contropiano 
E’ il primo, ed è con dolore che certe notizie entrano nel cuore. Giovanni Francesco Asperti, bergamasco di Ponteranica, è morto in Rojava, nel Kurdistan siriano, nella località di Derik, vicino al confine con la Turchia.

Ne hanno dato notizia le milizie curde, e la Farnesina ha confermato. 53 anni, due figli adolescenti, noto sul campo di battaglia come ‘Hiwa Bosco’, Giovanni è morto il 7 dicembre in quello che le Ypg definiscono uno “sfortunato incidente”.

La foto che lo ricorda lo vede in divisa da combattimento, com'è giusto per quelli che sono andati a portare solidarietà internazionalista a un popolo che da quasi un secolo è in armi – diviso in quattro paesi diversi (Turchia, Iran, Siria, Iraq) – per realizzare l’autodeterminazione nazionale. Un obiettivo che magari qualche deficiente, qui da noi, definirebbe “sovranista”.

Il sito curdo che ha dato la notizia riferisce che Giovanni era uno delle “centinaia di rivoluzionari che si erano uniti alla lotta contro l’Isis nella regione curda di Rojava e nel nord della Siria” e che “durante tutta la sua vita nella lotta di liberazione ha dato l’esempio di una vera vita rivoluzionaria”.

In luglio Contropiano aveva intervistato Claudio Locatelli, suo concittadino e compagno di esperienza internazionalista.

lunedì 7 gennaio 2019

I PENTASTELLATI CAMBIANO LA PELLE


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Per chi avesse la memoria corta nemmeno tre anni fa in Italia si è votato per dire no alle trivellazioni in mare che è stata una sconfitta politica in quanto non si era raggiunto il quorum(madn sconfitta-referendaria )ed il Movimento 5 stelle era stato uno tra i fautori di questo quesito e tra i massimi rappresentati nel pubblicizzare questo argomento sulle concessioni in territorio italiano.
Ora come al solito ci si rimbalza la palla e le responsabilità con il governo precedente in quanto ci sarebbero una quarantina di permessi per cominciare a sondare il sottosuolo soprattutto in fondo al mare,con le conseguenze sull'ambiente devastanti.
E proprio il ministro Costa afferma che l'Italia non permetterà mai che ci siano queste famose trivelle pronte a sondare dappertutto,e nell'articolo di Left(da-movimento5stelle-a-movimento-doppia-faccia )si affronta la questione dopo che altre scelte contro il patrimonio ambientale si sono già prese nonostante i grandi proclami dei grillini che difendevano tutti i movimenti No tap,tav,triv,un'inversione di tendenza,un cambiamento di pelle tanto repentino quanto ignobile e vergognoso soprattutto per quelli che hanno creduto alle balle pentastellate e per gli italiani tutti.

Dopo Tap, Terzo valico e Ilva, ora tocca alle trivelle: da Movimento5stelle a Movimento doppia faccia

di Checchino Antonini.
«Da quando sono Ministro non ho mai firmato autorizzazioni a trivellare il nostro Paese e i nostri mari e mai lo farò», giura su Facebook il ministro dell’Ambiente Sergio Costa. «Ma non dice che i suoi uffici invece hanno dato pareri positivi per le trivellazioni in Adriatico e ultimo alla Shell nell’area del parco di Lagonegrese, se il ministro pensa di non avere la responsabilità politica di ciò che i suoi uffici fanno allora siamo messi molto male», ribatte il verde Angelo Bonelli. «I permessi rilasciati in questi giorni dal Mise (dicastero in mano a Luigi Di Maio, ndr) sono purtroppo il compimento amministrativo obbligato di un sì dato dal ministero dell’Ambiente del precedente governo, cioè di quella cosiddetta sinistra “amica dell’ambiente”», si discolpa Costa. «È vero – incalza Bonelli – che le istanze vengono da lontano, ma si sono concluse in questi ultimi mesi e nessuno al governo ha verificato la conformità di queste con alcune disposizioni di legge, vedi la Via, o sono state introdotte modifiche alla legge per individuare zone dove garantire una moratoria dalle trivellazioni considerato che il punto dove sono state autorizzate le trivelle è passaggio strategico dei cetacei: ribadisco il M5s ha usato l’ambiente solo come strumento di propaganda elettorale. Ora il Re è nudo!».

Il botta e risposta tra il ministro Costa e l’ex segretario del Sole che ride è solo l’ultima schermaglia seguita alla denuncia, da parte del costituzionalista abruzzese e No Triv Enzo Di Salvatore, di una nuova concessione di coltivazione su terraferma e tre nuovi permessi di ricerca di gas e petrolio in mare e la proroga di una concessione già scaduta da anni.

«Di Maio dice che lui non ha autorizzato niente – spiega Di Salvatore – ma che un funzionario ha solo ratificato quello che aveva già deciso il precedente governo. Non è così. I tre permessi (più la concessione e la proroga della concessione) sono stati firmati dal suo ministero. Non dal funzionario, ma dal dirigente competente. Se questo governo non ha responsabilità politiche perché la firma su quei permessi ce l’ha messa un dirigente, allora neppure il governo precedente ha alcuna responsabilità politica per aver avviato i procedimenti come prevede la legge quando arriva una richiesta. Se invece si sostiene che il governo precedente sia politicamente responsabile per aver consentito l’avvio dei procedimenti allora lo è altrettanto il governo in carica per aver consentito che venissero firmati a dicembre i tre permessi per cercare idrocarburi nello Ionio». L’ultimo paradosso, segnalato da Di Salvatore, è che Di Maio si è detto contento che il governatore Emiliano faccia ricorso al Tar e che il Tar bocci quei permessi, rilasciati dal suo stesso ministero.

Insomma, dopo avere dato via libera a Tap e Terzo valico, dopo il sì all’Ilva, dopo aver votato e presentato norme come il condono edilizio, i fanghi tossici da spargere sui suoli agricoli con presenza di diossine, i grillini, versione di governo, rinnegano anche la loro biografia al capitolo No Triv. Proprio mentre a Roma, con un blitz d’aula, i pentastellati – Campidoglio edition – si rimangiano le promesse sullo stop alle privatizzazioni. Come quello appena finito, anche il nuovo anno inizia con storie di voltafaccia a cinque stelle.

Nel dettaglio fornito da Di Salvatore figura una nuova concessione di coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi, denominata “Bagnacavallo”, in provincia di Ravenna, rilasciata alla società Aleanna Italia per la durata di 20 anni. Il progetto estrattivo prevede cinque pozzi (tre dei quali nuovi) proprio dove gli scienziati hanno stabilito che trivellare e prelevare idrocarburi peggiori la subsidenza, l’abbassamento del suolo. La concessione di coltivazione “San Potito”, contigua a Bagnacavallo, scaduta da anni, è stata prorogata per 15 anni in favore della Società Padana energia Spa. Anche in questo caso, il programma dei lavori prevede la realizzazione e la messa in produzione di cinque pozzi (due esistenti e tre nuovi). I tre permessi di ricerca interessano lo Ionio e sono stati rilasciati in favore della Società Global Med: si tratta dei permessi F.R 43.GM (729 kmq), F.R44.GM (744 kmq) e F.R45.GM (749,1 kmq). I permessi prevedono che la ricerca sia effettuata con la temibile tecnica dell’airgun (con un mezzo che genera onde compressionali emettendo bolle di aria compressa nell’acqua, molto rumorosa e ad alto impatto con effetti negativi del rumore sottomarino di origine antropica sui cetacei e sugli ecosistemi marini).

«Per ben sei mesi il governo non ha autorizzato alcuna ricerca petrolifera né alcuna (nuova) attività estrattiva – spiega Di Salvatore – ora ha ceduto. Il bello è che tutto ciò che si opponeva ai governi precedenti è riproposto dal governo attualmente in carica: il fatto che sia autorizzata la ricerca con l’airgun (prima il M5s avrebbe voluto che l’utilizzo di tale tecnica fosse reato ora nelle autorizzazioni il ministero specifica che “l’airgun è ad oggi considerata la tecnica più efficace per lo studio delle caratteristiche geologiche del sottosuolo marino, non solo ai fini della ricerca di idrocarburi ma anche a scopi scientifici e di protezione civile”, ndr); il fatto che siano prorogati titoli già scaduti (quando il governo Monti e il governo Renzi furono aspramente criticati proprio per questo); il fatto che il limite dei 750 kmq previsti dalla legge sia, nei fatti, aggirato dal momento in cui si accordano ad una stessa multinazionale due permessi contigui, ciascuno dei quali non è superiore ai 750 kmq (ma la somma fa quasi 1.500 kmq). E non si venga ora a dire che la responsabilità è dei governi precedenti: in sei mesi non è stata presentata alcuna proposta di legge in Parlamento (né il governo ha adottato in proposito un decreto-legge). L’unica proposta presentata si è concretizzata in un emendamento alla legge di stabilità (dichiarato poi inammissibile) con il quale si sarebbe voluto abrogare una previsione legislativa dello Sblocca Italia… già abrogato nel 2016! Sarebbe questo il cambiamento?».

«M5s negli anni scorsi ha cavalcato le proteste No Triv di comunità e ambientalisti – ricordano con il costituzionalista, anche Maurizio Acerbo ed Eleonora Forenza, rispettivamente segretario nazionale ed eurodeputata del Prc – ma ormai la retromarcia stile Tap è generalizzata. Lo scorso 21 dicembre il Consiglio dei ministri ha deliberato di costituirsi in difesa del permesso di ricerca “Masseria La Rocca” in provincia di Potenza della Rockhopper contro la Regione Basilicata e quindi contro il Comitato No Triv. Il governo del cambiamento ripropone pari pari la politica di Renzi e Gentiloni. Un bel regalo ai petrolieri: si all’airgun, proroga dei titoli già scaduti e aggiramento dei limiti. In sei mesi questo governo che ha tradito l’ambientalismo non ha approvato una sola norma per chiudere con la stagione precedente. Pensano solo a perseguitare immigrati ma quando si tratta di scontrarsi con potere economico se la fanno sotto».

A Roma, intanto, il 29 dicembre, con un’inversione dell’ordine dei lavori votato dalla maggioranza assoluta del M5s, la Giunta Raggi ha fatto discutere e approvare all’Aula Giulio Cesare (25 favorevoli e un contrario) la delibera 181/2018 (“La razionalizzazione periodica delle partecipazioni pubbliche di Roma Capitale di primo e secondo livello”) che contiene il piano di riorganizzazione delle aziende partecipate da Roma Capitale. Le principali novità riguardano soprattutto Roma Metropolitane e FarmaCap (azienda che gestisce le farmacie comunali, ndr). La precedente delibera Colomban prevedeva che a maggio 2012 alla partecipata rimanesse solo la progettazione della metro C (mentre tutte le restanti attività sarebbero andate a Roma Servizi per la Mobilità, ndr), invece nella revisione approvata viene indicato ottobre 2019 per la cessione dei rami d’azienda e per il processo di riassegnazione del continuo dei lavori della metro C. «La dismissione definitiva di diverse società partecipate di secondo livello non è conclusa e quindi siamo costretti a modificare le date entro le quali questo processo dovrà essere portato a termine», ha spiegato l’assessore al Bilancio e alle Partecipate, il livornese Gianni Lemmetti. In particolare, «per Aeroporti di Roma la cessione delle partecipazioni è già stata fatta, mentre per Centrale del Latte sono ancora in corso le trattative per la determinazione di un congruo valore di cessione».

Su Farmacap Lemmetti ha spiegato l’intenzioni della Giunta: «Valutiamo la conversione della società in società benefit, che agisce secondo le regole del mercato ma porta avanti uno scopo sociale, e che ci consentirebbe il mantenimento della società nel gruppo Roma Capitale e la non applicazione della normativa sulle aziende speciali. La condizione necessaria è l’equilibrio di bilancio. Comunque non c’è alcuna ipotesi di cessione delle farmacie, ma è prevista questa conversione dell’azienda per portare avanti farmacie e assistenza sociale». Un voltafaccia preparato in quattro giorni, festività comprese, «e senza nessun passaggio preliminare in Commissione, di fatto impedendo a consiglieri, cittadini e lavoratori, di leggere e poter intervenire per tempo, provando ad apportare correzioni. Un vero blitz istituzionale alla faccia della trasparenza e della coerenza», denunciano le Rsa di confederali e Usi che non hanno dimenticato le levate di scudi di Raggi, quando c’era Marino (Pd) sullo scranno di sindaco, a difesa di Farmacap come Azienda speciale pubblica che però ora si vuole tramutare in “società benefit”, «una nuova forma di privatizzazione di importazione statunitense», spiegano i sindacalisti tenuti rigorosamente all’oscuro da Lemmetti che a ottobre li aveva incontrati in Campidoglio guardandosi bene dal rivelare l’orientamento filoprivatizzazioni che la Giunta stava per definire anzi «negando l’esistenza di progetti di trasformazione societaria, e fantasticando di un futuro radioso per l’azienda. Il gioco ora è scoperto».

E ora cosa ne sarà dell’acqua pubblica che gli stessi personaggi ora al Campidoglio e a Palazzo Chigi hanno giurato di voler ripubblicizzare?

venerdì 4 gennaio 2019

LA FASCISTIZZAZIONE DEL BRASILE


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Le prime decisioni politiche prese da Bolsonaro in Brasile da quando è diventato presidente hanno un non so che di punizione verso i comunisti che saranno costretti a perdere il lavoro che svolgono nella pubblica amministrazione.
Un fatto gravissimo che ha trovato purtroppo precedenti nefasti nella storia dell'umanità e che hanno provocato guerre a livello mondiale e torture ed uccisioni nei paesi che hanno adottato queste misure da regime dittatoriale.
L'articolo di Contropiano(il-brasile-fascista-di-bolsonaro )evidenzia la fascistizzazione del Brasile aggiungendo altri esempi in altri suoi ministeri,argomenti come scuola e pensioni,libertà d'espressione,di religione e di orientamento sessuale saranno presto un incubo per la democrazia del paese sudamericano più volte caduto sotto regimi simili,e si prevedono anche privatizzazioni delle proprietà dello Stato in misura totale,insomma una catastrofe annunciata,vedi anche:madn pericolo-dittatura-istituzionale-in brasile .

Il Brasile fascista di Bolsonaro presenta le sue misure. Un incubo.

di  Rino Condemi - Resumen Latinoamericano 
Il ministro della nuova Presidenza del Brasile, Onyx Lorenzoni, ha informato che il governo del presidente brasiliano, Jair Bolsonaro, sta portando avanti una ristrutturazione nella pubblica amministrazione per licenziare i funzionari che hanno idee comuniste.
 Lorenzoni ha sottolineato che la decisione è stata presa nel primo incontro di Bolsonaro con i suoi 22 ministri, sottolineando che la misura è stata presa perché presumibilmente nelle elezioni presidenziali dello scorso ottobre , la società ha detto basta alle idee socialiste e comuniste che negli ultimi 30 anni ci hanno portato all’attuale caos “.
Inoltre, il ministro ha annunciato il licenziamento di 300 funzionari con contratti temporanei, “non ha senso avere un governo come quello che abbiamo ora, con persone che difendono altre idee o un’altra forma di organizzazione della società”,

Egli ha osservato che i “criteri” per determinare lo scenario dei funzionari saranno “tecnici” e che saranno presi in considerazione al momento di stabilire se ci saranno i fondi per pagarli o meno.
 Allo stesso modo, l’incontro ha stabilito che ciascuna impresa pubblica realizzerà un inventario delle sue proprietà, per effettuare la vendita di quelle che non sono necessarie: “I primi rapporti dicono che lo Stato ha circa 700.000 proprietà in tutto il paese, il che causa immensi costi di manutenzione”.
Il ministro ha anche detto che il nuovo governo ha verificato che, pur possedendo proprie strutture “affitta altri spazi, il che non ha alcun senso” che altera la spesa pubblica, che Bolsonaro è determinato a ridurre.
 Lorenzoni ha ribadito che tutte le decisioni saranno prese con criteri “assolutamente tecnici”, come ha promesso Bolsonaro nella sua campagna elettorale, “Come dice il capitano, siamo qui per servire la società e non le ideologie”.
Da parte sua, ha spiegato che il ministro dell’Economia, Paulo Guedes, nei prossimi giorni presenterà un programma per la riforma delle pensioni giudicato uno dei fattori essenziali di pressione sulla spesa pubblica.
 Ma il clima fascista nel Brasile di Bolsonaro non si respira solo sulle questioni economiche e sociali.
“È una nuova era in Brasile. Il ragazzo indosserà una divisa azzurra e  la ragazza un abito rosa “, ha detto la nuova ministra Damares Alves in una celebrazione mentre i suoi seguaci hanno innalzato anche la bandiera del sionismo israeliano. Il presidente brasiliano Jair Bolsonaro ha infatti confermato la sua intenzione di trasferire a Gerusalemme l’ambasciata del Brasile in Israele, In un’intervista all’emittente televisiva SBT, il presidente ha detto di aver discusso il trasferimento della sede diplomatica con il premier israeliano Benjamin Netanyahu, presente il 1 gennaio scorso a Brasilia per la cerimonia del suo insediamento.

Il pastore evangelico Damares Alves è stato nominato al Ministero per i diritti umani da Jair Bolsonaro, e nella sua presentazione ha messo in chiaro il carattere “terribilmente cristiano” che la sua amministrazione avrà.
 La frase è una provocazione per le organizzazioni che difendono i diritti della comunità LGBTI, la quale subisce discriminazioni e violenze quotidiane in Brasile. Il Ministro delle donne, della famiglia e dei diritti umani è adesso in mano ad un pastore evangelico e ha già detto che la famiglia brasiliana “è a rischio” proprio a causa del Piano nazionale per i diritti umani dei precedenti governi.

fonte: Resumen Latinoamericano

giovedì 3 gennaio 2019

DELINQUENTE,NON ULTRA'


Risultati immagini per ultras inter morto
Sono passati un po di giorni dalla morte del delinquente interista che ben lontano da San Siro e ad ore dalla partita col Napoli è stato investito e ucciso negli scontri che col mondo del calcio non c'entrano per nulla se non per la rivalità tra le squadre usato come pretesto per un atto di violenza premeditato e squadrista.
Che poi la vittima Daniele Belardinelli sia uno sporco nazista è un fatto che passa in secondo piano,e non mi unisco certo al coro della maggior parte del mondo ultras italiano che chiede rispetto per un criminale che aveva l'intenzione di fare molto male se non di ammazzare e che invece gli è girata male.
L'articolo(ecn.org scontri-inter-napoli )parla dell'implicazione di uno dei capi della curva interista,un altro noto delinquente di estrema destra(Marco Piovella)accusato di avere organizzato l'agguato contro i tifosi napoletani,uno di quelli che con altri colori se la fanno con Salvini.

Scontri Inter-Napoli, l'accusa dell'arrestato: "Agguato deciso da capo ultrà nerazzurro". E' Marco Piovella. ·

 A San Vittore interrogatori dei tre tifosi fermati dopo la guerriglia in strada. L'uomo ha potuto lasciare la questura di Milano dove si era presentato con il suo avvocato. Gli inquirenti: "Un agguato preparato in modo militare"

 29 dicembre 2018

 Non sono stati presi provvedimenti nei confronti di Marco Piovella, il capo ultras dell'Inter indicato da uno degli arrestati negli scontri del 26 dicembre pre Inter-Napoli come organizzatore dell'agguato ai tifosi napoletani. L'uomo potrà quindi lasciare la questura di Milano, dove si era presentato nel pomeriggio con il suo avvocato Mirko Perlino. Sarebbe tra gli ispiratori dell'attacco ai tifosi napoletani che, mercoledì sera in zona San Siro e prima della partita, ha causato la morte di un ultrà di Varese, Daniele Belardinelli e il ferimento di quattro tifosi napoletani, con l'ulteriore conseguenza della decisione di chiudere lo stadio ai tifosi per due partite e di vietare le trasferte nerazzurre. Piovella ha ammesso di aver partecipato agli scontri ma ha negato di averli organizzati.
 Scontri Inter-Napoli, l'accusa dell'arrestato: "Agguato deciso da capo ultrà nerazzurro". E' Marco Piovella. Che però resta a piede libero

 Lo accusa invece Luca Da Ros, uno dei tre tifosi interisti arrestati giovedì, perché individuati nel centinaio di persone che la sera prima, in un attacco definito dal questore di Milano "squadrista" hanno preso di mira la carovana di minivan di napoletani, dando vita alla guerriglia urbana. Oggi, infatti, il gip Guido Salvini ha interrogato in carcere a San Vittore i tre tifosi arrestati per decidere la convalida dell'arresto: Luca Da Ros, Francesco Baj e Simone Tira sono tre tifosi interisti, tutti sotto i trent'anni, sono accusati di rissa aggravata e lancio di razzi. E a distanza di poche ore da queste parole, il capo della curva interista indicato dall'arrestato si è presentato in questura con il suo legale.

 Proprio durante uno degli interrogatori sarebbe stato fatto il nome di Piovella: nome che ha costretto Mirko Perlino, l'avvocato dello stesso tifoso interrogato a rinunciare al mandato, in quanto l'ultrà indicato era già un suo assistito. L'interrogatorio è proseguito quindi con l'assistenza di un altro legale. Hanno ammesso di esser stati presenti agli scontri ma hanno precisato di non aver avuto contatto con i tifosi napoletani gli altri due arrestato: Franceco Baj, 31 anni e il suo coetaneo Simone Tira. Assistiti dall'avvocato Antonio Radaelli, davanti al gip Guido Salvini i due si sono avvalsi della facoltà di non rispondere e hanno rilasciato dichiarazioni spontanee.

 Il nuovo legale di Luca Da Ros racconta quanto detto dal suo assistito: "Ha ricostruito gli eventi, ha raccontato che dopo un primo incontro al bar si sono recati in gruppo in un parco. Al passaggio dei tifosi napoletani sono iniziati gli scontri. Uno dei tifosi, nell'attraversare la strada, è stato investito da un suv che non si trovava in colonna con i van. Il ferito è stato consegnato al gruppo degli interisti. Il mio assistito non ha avuto un ruolo di rilievo, è pentito di quanto accaduto". Queste le parole dell'avvocato Alberto Ducci.

 Da alcune indagini difensive sarebbero anche emersi dubbi sulla ricostruzione dell'incidente che ha visto vittima Daniele Belardinelli, il tifoso del Varese rimasto ucciso dopo essere stato investito da un mezzo il cui conducente è ancora ricercato.

 La vettura, indicata come un Suv, stando a indagini difensive, sarebbe stata diretta verso lo stadio, non in uscita da Milano come da una prima ricostruzione, e avrebbe invaso la corsia opposta. Così come rimane da capire se il conducente della vettura avesse a che fare con gli scontri o passasse per caso.

 Dagli interrogatori e dalle indagini emerge un quadro quasi militare del "combattimento" (parole dei pm) tra interisti e napoletani che sono scesi dalla colonna di Van attaccata e hanno reagito. Bastoni, mazze, spranghe, tutto l'arsenale utilizzato dagli ultras dell'Inter, ma anche di Varese e Nizza si trovavano già sul posto quando gli oltre cento assalitori sono arrivati al punto in cui era stato deciso l'agguato.
 La decisione dei gip di Milano Guido Salvini se mantenere in carcere i tre, come chiesto dai pm Maria Letizia Mannella, Michela Benedetta Bordieri e Rosaria Stagnaro è prevista per domani. L'avvocato Alberto Tucci, nuovo difensore di da Ros confida almeno nella concessione dei domiciliari.
 Si è trattato, in ogni caso, di un piano con ruoli ben definiti e compartimentati, con tanto di autisti che, nei pressi di un pub, avrebbero fatto salire quattro ultras a bordo di ogni auto (altri sarebbero arrivati a piedi) per giungere sul posto dell'assalto.
 Altri dettagli hanno riguardato il mezzo, ancora non del tutto certo fosse un Suv, che ha invaso la corsia opposta per scappare dopo l'urto e che non avrebbe fatto parte della carovana dei napoletani, per quanto viaggiasse in direzione stadio.