E' notizia dell'ultim'ora l'assassinio del giornalista e scrittore giordano Nahed Hattar,che negli ultimi giorni era stato nell'occhio del ciclone per aver condiviso una vignetta su un social network ritenuta offensiva per il mondo islamico.
L'articolo preso da La Stampa(www.lastampa.it )spiega brevemente l'esecuzione in stile mafia del giornalista ammazzato mentre si stava recando in tribunale per rispondere proprio a questa accusa,e che è stato freddato da tre colpi di pistola alla nuca.
Hattar,sostenitore del siriano Assad,forse non avrà lo stesso riscontro mediatico proprio per questo motivo e non verrà glorificato da morto come i vignettisti di Charlie Hebdo come avvenne nel gennaio dello scorso anno(madn la-strage-nelle-sede-del-charlie-hebdo ).
Nahed Hattar, giornalista e scrittore giordano, cristiano, controverso per il suo sostegno al regime di Assad, è stato ucciso con tre colpi di pistola alla nuca mentre si recava in tribunale.
Nahed Hattar, giornalista e scrittore giordano, cristiano, controverso per il suo sostegno al regime di Assad, è stato ucciso poco fa da tre colpi di pistola alla nuca mentre si recava in tribunale per l’udienza dopo l’accusa di aver condiviso su Facebook una vignetta ritenuta offensiva per l’Islam. Nella vignetta c’è un uomo, jihadista dell’Isis, a letto tra donne. Chiede a Dio di portargli vino e noccioline.
La vignetta era stata subito tolta dal profilo del giornalista quando erano montante le polemiche, e lui aveva detto che si trattata di satira contro Daesh, e non contro la religione. In Giordania ci sono appena state le elezioni, le prime cui si sono presentati in 9 anni i Fratelli musulmani.
domenica 25 settembre 2016
sabato 24 settembre 2016
NON ESISTONO FAVOLE NEL MONDO DEL CALCIO
L'articolo odierno fa le pulci in tasca a uno dei proprietari di società calcistiche italiane di serie A che è stato anche il residente di Confindustria,il bergamasco Giorgio Squinzi,che poi con i soldi del "sindacato"degli imprenditori ha creato una squadra dal nulla,il Sassuolo,che gli ultimi anni è approdata per l'appunto nella massima serie(sassuolo-via-i-mercanti-dal-tempio ).
Un pezzo scritto l'indomani della prima storica gara di Europa League vinta 3-0 contro l'Athletic Bilbao e che è polemico e direi anche giusto e che attacca ferocemente il calcio moderno e le compagini nate a tavolino e che hanno rubato lo stadio ad altre società ree di non avere un patrimonio cospicuo alle spalle ma una storia calcistica di buon livello.
Infatti prima i modenesi e poi i reggiani e credo per molti anni hanno visto il proprio fortino,il Braglia e ora l'ex Giglio ora Mapei stadium-Città del tricolore sede delle partite interne del Sassuolo con proteste e manifestazioni delle squadre sovra citate e anche comunque dei tifosi del Sassuolo che hanno dovuto emigrare di trenta chilometri(vedi anche questo interessante link:iogiocopulito.ilfattoquotidiano.it ).
Da quest'ultimo risalta il fatto che il Sassuolo non è una favola del calcio italiano ma un giocattolo costruito ad hoc e che gioca in uno stadio quasi sempre deserto se non fosse per presenze cospicue di tifoserie in trasferta.
Al pari di altri presidenti e proprietari di serie A,anche se adesso si sta virando sempre più verso cordate o ingressi societari di stranieri,Squinzi è un imprenditore che non ha la passione del Sassuolo(è milanista)e credo nemmeno del calcio,infatti il proprietario della Mapei ha cominciato la sponsorizzazione sportiva col ciclismo:un altro caso riguarda il palazzinaro Percassi che alla guida dell'Atalanta continua a incassare plusvalenze dietro altre svendendo giocatori per poi non rimpiazzarli...anche se questo è ovviamente un racconto troppo di parte.
tratto da http://www.minutosettantotto.it
Temporeggia su Sabin per poi rientrare verso il centro del campo, nello scatto palla al piede si libera contemporaneamente dello stesso Sabin, che aveva provato a stargli dietro, e a un timido tentativo di Benat. Allungandosi il pallone e avanzando a lunghe falcate riesce a far fuori anche Laporte, che spettacolo.
Quella che doveva essere una ripartenza palla al piede che prima di vedere l’area di rigore avrebbe richiesta 5-6 passaggio grazie all’estro in fase di spinta di un diciannovenne spagnolo si è trasformata di un’azione di straordinaria bellezza. A questo punto se la porta sul sinistro e tanti saluti al povero Herrerin.
Sassuolo 1-0 Athletic Bilbao, il primo goal della squadra-rivelazione italiana degli ultimi anni in Europa è firmato dallo spagnolo Lirola.
Bello, bellissimo. Da rivedere mille volte su YouTube in quei filmati che promettono un HD inesistente con musichette da colossal americano anche per la traversa sullo 0-0 di Tizio in Scapoli-Ammogliati. E così ho fatto eh, me lo sono rivisto più e più volte perché, nonostante la difesa bilbaina ci abbia spiegato l’elementare motivo per il quale Messi e Ronaldo arrivano a 70 goal a testa a stagione, è proprio un goal meraviglioso.
Ma qualcosa dentro di me sapeva che quello che stavo facendo era sbagliato.
Perché quelli che vivono uguale
hanno un’idea della bellezza così volgare
pensano che sia
una cosa che serve per scopare.
Sapevo, dentro di me, che un atto di estrema bellezza come quello di Lirola si svuota di ogni significato se fatto in nome di qualcosa di profondamente sbagliato.
Come sacrificarlo sull’altare del debutto europeo del Sassuolo di Squinzi, ad esempio.
Una società praticamente invisibile ai riflettori del Grande Calcio prelevata dal Presidentissimo di Confindustria e amministratore unico di Mapei Giorgio Squinzi che acquista la società nella vecchia C2 e del giro di poco più di 10 anni la trascina fino al goal di Lirola contro l’Athletic Bilbao. Una favola, verrebbe da dire. Anche no.
Ad aspetti sicuramente positivi della gestione sassolese made in Squinzi – come un’indubbia encomiabile scalata calcistica e il voler puntare molto su giovani italiani (anche se è sempre valido quello che scriveva un anno fa Bauscia Cafè – “no, non farò presente che nei tre gironi del Campionato Primavera su 1163 giocatori ci sono 189 stranieri. Darebbe la dimensione della stronzata appena ascoltata, sì, ma non è questo il punto“) – se ne affiancano diversi che fanno cadere il castello della favoletta italiana con i soldi di Confindustria – anche se già questo dovrebbe far riflettere.
Il problema, ovviamente, non sono i soldi. Investimenti di un miliardario in una squadra di calcio sono fondamentali nell’Anno Domini 2016 e lamentarsene significherebbe avere una concezione anticapitalistica del mondo che vede la Terza Categoria come la Rivoluzione d’Ottobre. Ridicolo. È bene rendersi conto dove siamo e in che contesto storico, e i soldi non sono mai un problema. Il problema è l’uso che se ne fa di questa montagna di soldi.
Affrontiamo il problema dalla base. Alla base del gioco del pallone c’è l’appartenenza a quello che è il territorio, in primis. Una squadra senza il suo territorio è una squadra finta, costruita a tavolino. Come l’MK Dons.
O il Sassuolo, per esempio.
Sì, perché una delle prime decisioni di Squinzi è stata quella di strappare il Sassuolo da, appunto, Sassuolo, e iniziare un lungo pellegrinaggio tra Modena e Reggio Emilia, sempre con l’arroganza dei padroni e sempre osteggiati da chi in quello stadio ci gioca da sempre.
Ne è venuta fuori una delle società meglio allestite d’Italia (forse d’Europa) che però incarna perfettamente quello che è la peggior degenerazione del calcio moderno: business prima che passione.
Sulla favola-Sassuolo potremmo passare sopra a tante cose, davvero. Alla fede milanista di Squinzi, all’aver strappato il Sassuolo ai sassolesi per renderlo una marca nazionale, a degli strani collegamenti con la Juventus, all’aver letteralmente occupato stadi di altre società con la massima ostilità da parte dei tifosi che ti avrebbero dovuto ospitare in casa loro. Possiamo anche fare un respirone e convincerci che stiamo sbagliando. Che il mondo non è tutto bianco o nero, che il Sassuolo è una bellissima realtà che fa crescere giovani italiani e sta raccogliendo i frutti di un allenatore giovane e preparato migliorando l’immagine del calcio italiano in Europa.
Poi però arriva la partita più importante della tua storia, l’esordio in Europa contro l’Athletic Bilbao – non proprio l’ultima della classe – e ottieni una vittoria fantastica. Giochi da dio e ti imponi per 3-0.
Tutto questo però lo fai in uno stadio deserto – con i seggiolini colorati per non farlo notare troppo – e per di più a Reggio Emilia, 30 km da casa tua.
Allora capisci che un calcio così non è quello del quale ti sei innamorato. Che, se tu fossi uno dei fedelissimi sassolesi che c’erano anche in C2, questa non sarebbe più la tua squadra, che soffriresti a vederla segnare e vincere contro l’Athletic Bilbao. Che se tu fossi un tifoso della Reggiana ti sentiresti una vittima di un calcio che non guarda in faccia a nessuno. Perché questo non è calcio, diciamoci la verità. È il gioco del calcio, quello senza dubbio, ma non quello che intendiamo e vogliamo noi. È altro, è business, capitalismo, interessi, finzione, efficienza, progetto serio. Ma non è passione, e quindi non è roba per noi.
Gli interessi degli Squinzi li conosciamo fin troppo bene. Sono i vostri che mi sfuggono. Il Sassuolo dovrebbe essere osteggiato e boicottato ad ogni giornata, a grandi linee quello che succede in Germania con il RB Lipsia. L’eterno bisogno della ricerca della favola sta diventando una cancrena per il calcio italiano. La favola non ve la regalerà mai Confindustria, la favola la dovete costruire voi con le vostre mani.
Partecipando, tifando, vivendo la squadra.
18 settembre 2016
venerdì 23 settembre 2016
MANIFESTAZIONE PER LA LIBERTA' DI NEKANE E DI TUTTI I PRIGIONIERI POLITICI BASCHI
Fuggita dalla Spagna per non venire nuovamente arrestata nel 2007 per accuse di compagni che hanno ceduto alle torture e dichiarato il falso,Nekane ora è in prigione a Zurigo dove potrebbe essere estradata nella terra dove sicuramente verrà nuovamente a contatto col regime di carcere illegale(vedi:madn dottrina-parotnograzielo-dice-leuropa )usato contro proprio chi come lei è accusata di reati politici e di affiliazione all'Eta.
L'articolo sotto è la chiamata del Collettivo Scintilla che organizza per domani pullman da Lugano e Bellinzona per far si che i compagni italiani e ticinesi possano recarsi a Berna per manifestare per la sua libertà e per quella di tutti i prigionieri politici baschi.
Sabato 24 SETTEMBRE a BERNA si terrà una grande manifestazione nazionale per la liberazione di Nekane Txapartegi, giornalista basca e militante della sinistra indipendentista, la quale è stata arrestata dalle autorità svizzere e incarcerata a Zurigo l'8 aprile 2016, a seguito di una domanda di estradizione depositata dallo Stato spagnolo.
Nel 1999, Nekane è stata arrestata e incarcerata una prima volta dalla Guardia Civil, corpo paramilitare della polizia spagnola, incaricato delle “operazioni antiterroriste”. Durante i primi giorni di detenzione, lei e un altro prigioniero sono state rinchiusi in isolamento (incomunicacion), pratica
nella quale le detenute e i detenuti accusati di “terrorismo” scompaiono in un buco nero per giorni, senza poter aver contatti con l'esterno, neppure un avvocato, subendo un utilizzo quasi sistematico della tortura durante gli interrogatori. In quell'occasione Nekane è stata violentemente torturata dai
militari spagnoli è ha subito uno stupro da parte dei suoi torturatori. Ciò che ha dovuto patire in carcere è stato denunciato poche settimane più tardi.
Dopo una rapida archiviazione della denuncia da parte delle autorità spagnole, gli avvocati di Nekane sono riusciti a fare riaprire la procedura qualche anno più tardi, prima che il caso fosse definitivamente insabbiato. Nonostante numerosi certificati medici che dimostrano che Nekane sia uscita dall'incomunicacion con numerosi ematomi su tutto il corpo e nonostante testimonianze di compagni di cella indicando che una volta giunta in carcere Nekane fosse in stato di shock e non riusciva né a camminare, né a muovere le mani, i magistrati spagnoli hanno rifiutato di identificare i suoi aguzzini. Solo uno di loro è stato finalmente sentito, per video conferenza e in forma anonima, senza però rispondere alle domande della difesa. Così come in decine di altri casi, che hanno portato alla condanna della Spagna da parte di organi internazionali, la denuncia è stata archiviata dalle autorità spagnole e i torturatori di Nekane sono rimasti impuniti.
nella quale le detenute e i detenuti accusati di “terrorismo” scompaiono in un buco nero per giorni, senza poter aver contatti con l'esterno, neppure un avvocato, subendo un utilizzo quasi sistematico della tortura durante gli interrogatori. In quell'occasione Nekane è stata violentemente torturata dai
militari spagnoli è ha subito uno stupro da parte dei suoi torturatori. Ciò che ha dovuto patire in carcere è stato denunciato poche settimane più tardi.
Dopo una rapida archiviazione della denuncia da parte delle autorità spagnole, gli avvocati di Nekane sono riusciti a fare riaprire la procedura qualche anno più tardi, prima che il caso fosse definitivamente insabbiato. Nonostante numerosi certificati medici che dimostrano che Nekane sia uscita dall'incomunicacion con numerosi ematomi su tutto il corpo e nonostante testimonianze di compagni di cella indicando che una volta giunta in carcere Nekane fosse in stato di shock e non riusciva né a camminare, né a muovere le mani, i magistrati spagnoli hanno rifiutato di identificare i suoi aguzzini. Solo uno di loro è stato finalmente sentito, per video conferenza e in forma anonima, senza però rispondere alle domande della difesa. Così come in decine di altri casi, che hanno portato alla condanna della Spagna da parte di organi internazionali, la denuncia è stata archiviata dalle autorità spagnole e i torturatori di Nekane sono rimasti impuniti.
Dopo nove mesi di detenzione preventiva, Nekane è stata rilasciata su cauzione e nel 2007 è fuggita dallo Stato spagnolo per evitare una nuova incarcerazione basata unicamente sulle testimonianze ottenuta sotto tortura. Infatti, durante il maxiprocesso contro numerose organizzazioni della sinistra indipendentista basca, denominato “Sumario 18/98”, è stata condannata a una pena di sei anni e nove mesi con l'accusa di appartenenza in prima istanza, e di collaborazione in appello, con un' ”organizzazione terrorista” (ETA). Nel corso di questo processo Nekane ha nuovamente denunciato quanto ha dovuto subire in carcere nel 1999 (video: https://www.youtube.com/ watch?v=8Y67p5TR4pM) e, come massima ignominia, ha dovuto pure confrontarsi con uno dei suoi torturatori, intervenuto in tribunale in qualità di “esperto”. Le colpe principali che le sono state imputate sono quelle di aver partecipato a una riunione con degli attivisti indipendentisti baschi a Parigi e di aver consegnato due passaporti a dei membri di ETA.
Il Collettivo Scintilla organizzerà un trasporto collettivo dal Ticino per essere presenti in massa a questa manifestazione. Chi volesse partecipare può scrivere un messaggio privato a questa pagina oppure a scintilla@canaglie.net.
giovedì 22 settembre 2016
OLIMPIADI:C'E' CHI HA DETTO NO
Ieri pomeriggio ha avuto enorme risalto la dichiarazione del sindaco di Roma Virginia Raggi che dopo settimane di traballamenti e di ribaltoni interni alla giunta,per dirla in poche parole pasticci che non avevano portato al nulla cosmico(madn anche-con-gli-immacolati-roma-senza-pace ),ecco la prima e molto importante decisione che vuole Roma fuori dal novero delle candidature per l'organizzazione dell olimpiadi 2024.
A suo modo una decisione storica anche se non definitiva visto che potrebbero esserci sorpassi e ingerenze pesanti sulla sovranità della capitale,un passo in avanti contro gli interessi degli speculatori e dei palazzinari,che va contro la cementificazione e la distruzione dell'ambiente e che evita lo sperpero di denaro pubblico.
L'articolo proposto preso da Infoaut(infoaut olimpiadi-un-no-che-pesa )analizza le dichiarazioni della Raggi mentre a questo link vi è scritto anche parte del suo discorso(senza soste no-alla-candidatura-olimpica-la-vera-rottura-raggi )con un Malagò presidente del Coni furioso perché è stato snobbato per ben 35 minuti di attesa vana dall'entourage del sindaco(benvenuto nel mondo reale)e che se ne è andato via con la coda tra le gambe.
E con lui le velleità degli appaltatori,dei costruttori,degli speculatori,delle mafie e della criminalità,della politica bipartisan centro destra e centro sinistra unite dall'intento di guadagnare sul pubblico denaro riservandosi una fetta per se e un'altra ai palazzinari e agli sfruttatori del lavoro temporaneo,un NO che speriamo sia di buon auspicio per quello referendario di fine anno.
Olimpiadi: un NO che pesa.
La conferenza stampa con cui la Raggi ha annunciato pubblicamente il no alla candidatura alle olimpiadi del 2024 merita di essere presa sul serio.
I giornali di oggi si concentrano sul metodo della scelta: la regia opaca del direttorio pentastellato, la “scortesia” riservata a Malagò lasciato ad aspettare mezz'ora in sala d'aspetto (come ogni altro privato cittadino verrebbe da dire), lo streaming rifiutato, la chiusura sul referendum, per arrivare a chi a sinistra si spertica in ricostruzioni puntigliose per dimostrare un'incoerenza nelle dichiarazioni del sindaco.
Ci sembra che ci si concentri su questo aspetto perché nel merito le motivazioni presentate lasciano pochi spazi alla critica.
Nonostante il tentativo dell'ampio fronte pro-olimpiadi di circoscrivere la questione grandi eventi alla diatriba sul rischio corruzione, la Raggi ha espresso una critica al “modello di sviluppo” di cui le olimpiadi sono espressione. Speculazione edilizia, gigantismo infrastrutturale completamente sproporzionato rispetto alle necessità del territorio, lavoro gratuito e temporaneo, creazione di nuovo debito pubblico per l'amministrazione comunale. Mettendo al centro questi temi il bersaglio diventa immediatamente l'agenda urbana che ha orientato le politiche degli enti locali nell'ultimo trentennio, di cui Roma ha rappresentato il “modello”.
In ossequio all'ideologia neoliberista nel periodo che va dai mondiali di calcio del 1990 fino allo scoppio della crisi nel 2008 (che anticipa di un anno i mondiali di nuoto del 2009, momento di implosione di quella stagione a scala locale) le amministrazioni che si sono alternate al Campidoglio hanno inseguito la competitività internazionale attraverso la realizzazione di grandi opere e grandi eventi: se nella prima categoria rientrano tanto le grandi opere infrastrutturali come la metro c quanto le grandi opere architettoniche (la nuvola di Fuksas, l'ara pacis, la chiesa di Meier a tor tre teste, la vela di Calatrava) nella seconda rientrano tanto i due giubilei e i mondiali di calcio e di nuoto quanto le notti bianche e il festival del cinema.
Questo modello di sviluppo ha trasformato la città contribuendo a una concentrazione della ricchezza che può essere colta anche nelle dinamiche demografiche: la città consolidata ha perso abitanti a favore della così detta città anulare generando un fenomeno di sprawl senza uguali in Europa. Oggi l'80% dei romani abita in una fascia intorno al raccordo anulare distante in media una quindicina di chilometri dal centro storico, in zone di recente costruzione con bassissima densità insediativa, con pochi servizi, senza spazi pubblici e il cui collegamento con il centro è di fatto affidato al trasporto privato.
Ormai diversi studi evidenziano come questa divisione spaziale traduca una divisione degli abitanti romani per reddito, livello d'istruzione e accesso ai servizi. Su tale divisione il movimento 5 stelle romano ha fatto le sue fortune elettorali riuscendo ad ottenere un consenso bulgaro nelle così dette nuove periferie. E ad alla composizione di questi quartieri parla esplicitamente la Raggi nella conferenza stampa di ieri quando dice che la priorità della sua amministrazione è dotare di servizi le periferie piuttosto che fare ancora regali al partito del mattone.
Questa ci sembra la prima novità degna di nota: dopo tre mesi passati in balia delle polemiche giornalistiche la Raggi esce dall'angolo parlando alle periferie ed entrando in rotta di collisione con gli interessi della classe dirigente cittadina e nazionale (mai così coesa come sulla partita delle olimpiadi) lo fa rigirando la leva del debito pubblico: se per il partito della nazione il debito degli enti locali impone tagli ai servizi, privatizzazioni e licenziamenti per il 5stelle diventa strumento per far saltare i piani speculativi del partito del mattone. A conferma che il debito pubblico lungi da essere questione meramente tecnico amministrativa è in realtà terreno di scontro tra interessi incompatibili.
In questa ottica risultano comprensibili i mal di pancia mal celati dei sinistri. A chi ha passato gli ultimi anni a convincere il proprio elettorato che non c'è alternativa al modello di sviluppo neoliberale, trovando nel debito degli enti locali la “scusa” per seguire ossequiosi i dettami del governo Renzi, il rifiuto della candidatura olimpica dimostra che, per chi ne ha il coraggio, è possibile opporsi alla devastazione dei territori, allo sperpero di risorse pubbliche, all'arricchimento dei palazzinari, il vero nodo è che tale opposizione è incompatibile con la partecipazione al banchetto degli enormi utili che questo modello di sviluppo ha garantito alla classe dirigente e alle lobby.
Questa vicenda parla della possibilità di affrontare il ricatto del debito alzando il costo sociale della città, mettendo in contrapposizione gli interessi dei suoi abitanti con quelli di chi governa il paese, piuttosto che formulare astratti piani di ri-contrattazione degli interessi con cassa depositi e prestiti o incartarsi su richieste di audit.
Per evitare ambiguità occorre dire che sul piano della proposta il 5 stelle dimostra ancora una volta tutte le sue tare: questa fantomatica città della scienza nella vela di calatrava parla il linguaggio dell'ideologia di un astratto sviluppo tecnico-scentifico da contrapporre alla speculazione, così come pare evidente la diffidenza nutrita dalla raggi rispetto agli spazi di partecipazione di massa: si parlava di un annuncio pubblico in una piazza di periferia si è scelto ancora una volta di rimanere chiusi a palazzo senatorio. L'enfasi di questo articolo non deve dunque essere scambiato per entusiasmo pentastellato, le potenzialità che vediamo sono tutte relative alla contraddizione che si apre tra la rigidità grillina (non necessariamente su posizioni progressiste) e i piani della governance nazionale, ci dispiace per chi continua ad essere convinto che il ruolo dei movimenti debba essere fare la stampella alle varie amministrazioni (a Roma negli ultimi anni sono state ribaltate tutte le consuetudini politiche, l'unica che non conosce ripensamento è la tendenza di pezzi di movimento ad accreditarsi con l'amministrazione di turno) per noi il compito è inserirsi in questa contraddizione, perché nei nostri quartieri si inizi a pretendere di più, per passare all'attacco. Tra le macerie della città neoliberale, organizziamoci per riprenderci tutto.
Abbiamo accompagnato l'articolo con una foto che ritrae l'allenatore della palestra popolare del Quadraro che si allena nella Vela di Calatrava, vogliamo chiuderlo invitando tutti all'inaugurazione della Palestra popolare del Quarticciolo in via ostuni 4 sabato 24 settembre.
Progetto Degage Roma
mercoledì 21 settembre 2016
IL LIBERISMO FINANZIARIO(E DISUMANO)
Dopo quello di ieri(madn )ecco un altro articolo revival che parla di fatti accaduti decine di anni fa e che purtroppo stanno segnando il periodo attuale di crisi finanziaria e sociale.
Ma stavolta in chiave globale e non solo italiana parlando infatti delle socialdemocrazie europee che negli anni ottanta cominciarono a mettere al centro non solo dei loro pensieri ma anche dei fatti la finanza al servizio del capitalismo,partendo da personaggi come Mitterand e Schroder per arrivare al Clinton statunitense arrivando all'appena deceduto Ciampi ed Amato.
Infatti da metà anni ottanta c'è stato quello che è stato chiamato il sistema delle porte girevoli con uomini legati alla finanza passare a piè pari a quello del mondo della politica e viceversa,in un crescendo di interesse per il capitale sorpassando il fattore umano.
Con dei risultati davanti agli occhi di tutti con molti paesi allora governati dal centro sinistra che stanno compiendo passi indietro sia dal punto di vista economico che quello sociale,diretto bersaglio di politiche mirate solo a glorificare il denaro.
A metà anni ’80 le socialdemocrazie europee iniziano a sostenere il sistema che oggi ci ha portato alla rovina. L’invasione del finanzcapitalismo è stata favorita anche dai governi di centrosinistra con atti e leggi di matrice liberista.
Ci sono due luoghi comuni che sono veicolati anche in molti salotti buoni europei e nordamericani. Sono luoghi comuni che servono per nascondere le responsabilità politiche di chi ha spalancato le porte, attraverso atti e leggi, alla libera circolazione dei capitali e alla invasione dei capitali finanziari in ogni aspetto della nostra vita. Il primo luogo comune è che in questi anni la politica è stata sopraffatta dal sistema finanziario perché sono stati sviluppati nuovi strumenti di risparmio, investimento e gestione dei patrimoni e perché le tecnologie dell’informazione hanno permesso di spostare capitali immensi da un paese all’altro con un semplice tocco di tastiera. Luciano Gallino, uno dei più importanti sociologi italiani, non la pensa così e riassume in termini molto chiari in un’intervista a Micromega nel 2012 perché siamo arrivati a questo punto
“Perché la finanza ha preso tutto questo potere? Perché non ha avuto opposizione. Non certo dai partiti, che a partire dagli anni 80 si sono adoperati per la finanziarizzazione, la liberalizzazione di movimenti di capitale, la produzione a valanga dei titoli come i derivati strutturati. Tra questi i partiti di sinistra e di centro-sinistra, che hanno ispirato molti documenti degli anni 80 in quella direzione, spinti da illustri personaggi della sinistra come i francesi Mitterand, Delors e Camdessus, il tedesco Schröder”.
Il secondo luogo comune, infatti, è che questo sistema economico di ispirazione totalmente liberista, disumano, antidemocratico e accentuatore di disuguaglianze sia un prodotto tutto anglosassone, di esportazione nordamericana e imposto alla povera europa da aguzzini come Milton Friedmann, i Chicago boys, Ronald Reagan e Margharet Thatcher. Che questi siano aguzzini non vi è dubbio ma la verità storica dell’invasione del “finanzcapitalismo” è molto più vasta e complessa.
La liberalizzazione dei movimenti dei capitali finanziari prende l’avvio dagli anni ’80 proprio con la Presidenza Mitterand, non solo cancellando norme precedenti, ma producendo nuove norme che hanno reso possibile l’invasione di nuovi strumenti finanziari come i derivati e gli Swaps. Gli uomini provenivano tutti dai socialisti francesi, da Mitterand a Delors, che poi esporterà il modello in sede di Commissione Europea, di cui divennne Presidente. E poi Camdessus nominato da Mitterand governatore della Banca di Francia e da lì transitato alla testa dell’FMI oltre che Chavransky, presidente dal 1982 al 1994 del Comitato per i movimenti di capitale e le “transazioni invisibili“ dell’Ocse. Gli atti di liberalizzazione del sistema finanziario prodotti dagli USA in effetti seguirono quelli francesi ed europei. Anche laggiù fu un presidente ammirato dai socialdemocratici europei, Bill Clinton, a iniziare lo smantellamento di quella che era la normativa di protezione dai rischi finanziari, la seconda legge Glass-Steagall, che risaliva al giugno 1933 e alla presidenza di F.D.Roosvelt, che aveva indotto i sistemi creditizi di mezzo mondo, tra cui l’Italia, a separare nettamente l’attività commerciale degli Istituti di credito (in diretta relazione con i clienti nella gestione dei loro depositi) da quella di intermediario finanziario ed agente speculativo. Questo per impedire le distorsioni che nel decennio precedente, assieme alla relazione troppo stretta tra imprese e banche, aveva posto le basi per il crack del 1929. L’Italia si adeguerà a questa nuova ondata liberalizzatrice con altri due personaggi sempre organici al centro sinistra dell’epoca. Nel 1990, Carlo Azeglio Ciampi governatore della Banca d’Italia (1979-1993, prima di diventare presidente del Consiglio per continuare le opere di privatizzazione) inizia il processo di privatizzazione delle banche pubbliche italiane tramite l’emanazione del decreto legge 218 del 30 luglio, anche noto come decreto Amato-Ciampi.
Negli USA, e poi in europa, iniziava anche a diffondersi quel sistema delle cosiddette “ porte girevoli “, cioè del passaggio di uomini da postazioni chiave della finanza a quelle della politica, e viceversa. La politica, quindi, anzichè prefiggersi l’obiettivo di regolare l’economia per adattarla alla società, si è impegnata ad adattare la società all’economia con i risultati disastrosi che sono davanti ai nostri occhi. Dal 2010 la crisi delle banche è stata travestita da crisi del debito pubblico che è aumentato in media in europa del 20%. E quando i bilanci pubblici sono esangui non ce la fanno più, e scattano i tagli e peggiorano le vite delle persone.
Pubblicato sul numero 89 (gennaio 2014) dell'edizione cartacea di Senza Soste
Alcuni contenuti tratti da “Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi” di Luciano Gallino
martedì 20 settembre 2016
QUARANT'ANNI DAL GOVERNO ANDREOTTI III
In una vecchia copertina del settimanale statunitense Time di fine anni settanta si vedono due protagonisti indiscussi della politica di quegli anni,Andreotti che ahinoi lo fu per decenni sia prima che dopo(madn un-posto-in-meno-allinferno )e Berlinguer figura imprescindibile del comunismo italiano,e l'articolo preso da Senza Soste(il-bacio-della-morte )parla del governo Andreotti terzo in carica dal luglio 1976 a marzo 1978.
E proprio l'astensione del Partito Comunista Italiano diede il bene placito per la nascita di questo mostro a due teste che fu il primo esempio di governo di unità nazionale e che diede inizio alla lenta agonia e alla fine del Pci e anche della Dc che in quegli anni diede il peggio di se per quanto riguardava corruzione e tangenti poi sfociate in Tangentopoli.
Fu anche il principio del periodo del compromesso storico siglato sempre da Berlinguer e da Moro della Dc e che si concluse con la morte del leader democristiano avvenuto per mano delle Brigate Rosse ma su quell'evento ci sono ancora parecchie ombre tutt'oggi.
Il pezzo parla a ragione di bacio della morte in un contesto storico con una grande militanza comunista,del periodo della guerra in Vietnam e di un contesto di austerità imposta che ben si avvicina a quello moderno.
Si fa coscientemente più una critica al Pci che alla Democrazia Cristiana che già dall'immediato dopoguerra era stato un movimento in cui si rifugiarono fascisti e collaborazionisti e uomini politici che diedero una spinta negativa e distruttiva e che fu fucina di alcuni dei rappresentanti più deleteri dell'attuale panorama politico nazionale.
29 luglio 1976. Nasce il governo Andreotti con l'appoggio decisivo del Pci. Un evento che ci spiega molto della politica per come è arrivata fino a noi
L'Italia degli anni '70 è ben documentata davanti a noi, oltretutto con miriadi di testimonianze. Non è certo poi, per capire quel periodo, problema di testimonianze dirette. Ma oggi la trasmissione generazionale della memoria ha difficoltà. Siamo, in fin dei conti, in una società che trova vecchissimo ed inutile ciò che ha appena quattro anni di vita. Eppure quanto accaduto nel 1976 e oggi dimenticato (per semplificare usiamo quell'anno come data simbolo), ci spiega molto della politica per come è arrivata fino a noi.
Ma andiamo, appunto, alla data: 29 luglio 1976. Tra i flash, in bianco e nero, dell'epoca e i servizi delle tv, sempre in bianco e nero (il colore arriverà stabilmente dal primo gennaio 1977), nasce il terzo governo Andreotti. Uno dei tanti presieduti dall'anima nera della politica italiana. C'è però una novità: quel governo Andreotti quel giorno nasce con i voti del Pci. Decisivi? Certamente. Basta vedere i risultati dello scrutinio alla Camera per il voto di fiducia: il governo Andreotti ottenne 258 voti a favore, 44 contro e 303 astensioni. Siccome il Pci dichiarò pubblicamente l'astensione, formula politica per garantire un governo di solidarietà nazionale, era evidente dal risultato della Camera che l'area del non voto era decisiva per garantire la sopravvivenza del governo Andreotti. I rapporti tra Pci ed Andreotti, tra l'altro, sono stati a lungo tutt'altro che burrascosi. Ben 27 volte, stando alle cronache, le camere non hanno dato l'autorizzazione a processare il noto leader democristiano con i voti decisivi del Pci in aula o in commissione. Questi sono i fatti, poi si può entrare nel piano dell'analisi con considerazioni magari molto diverse tra loro.
Certo, a scorrere la lista dei ministri di quel governo, che doveva giornalmente confrontarsi con il capo della diplomazia del Pci presso l'esecutivo (Giorgio Napolitano) si vede subito il dna di quell'esecutivo. C'è Franco Evangelisti, storico colonello di Andreotti, che ammise a suo tempo le tangenti ricevute dal palazzinaro Caltagirone (la cui famiglia ha poi fatto il bello e il cattivo tempo nella seconda repubblica sia nel centrodestra che nel centrosinistra passando dal Monte dei Paschi), personaggi che non hanno bisogno di presentazione come De Mita, Forlani, Cossiga e Scotti. Ministro della difesa, Vito Lattanzio, responsabile, un anno dopo, della scarsa vigilanza che permise la fuga di Kappler da Roma. Era una Dc che veniva da un periodo di scandali impressionante, su tangenti di ogni tipo dal petrolio alle forniture militari, rimessa in piedi e salvata dal Pci che era stato votato per esserne il maggiore antagonista. La linea di governo? Austerità, contenimento salariale, rigore e sacrifici. Fino ad arrivare alla parodia dell'abolizione di alcune feste, tra cui l‘Epifania (poi reintrodotta negli anni successivi), per incentivare la produttività. O a misure da simbolismo dell'austerità che fanno solo sorridere: Italia-Inghilterra dell'autunno 1976, allora sentitissima partita di qualificazione ai mondiali, fu giocata alle 14:30 di mercoledì senza diretta tv. Si voleva che il paese producesse, senza inutili distrazioni. Finì che il Parlamento andò allo stadio per vedere la partita mentre la gente, come negli anni '50, seguì la partita alla radio (per la cronaca vinse l'Italia 2-0).
Ma cosa aveva spinto il Pci a salvare la peggior Democrazia Cristiana di sempre, quella che finirà di saccheggiare il paese con Tangentopoli? Gladio, la minaccia di golpe o simili? No, nel 1976 sarebbero stati tutti tentativi falliti vista la forza militante delle sinistre dell'epoca. Gli Usa venivano poi dal Vietnam, guerra persa appena l'anno prima, quindi non avevano la forza politica per star dentro ad una eventuale crisi militare di prima grandezza in Italia. Viene da dire che la risposta la dovrebbero dare tutti quelli che tramandano, a sinistra, una mitologia delle mani pulite, di questo o quel big della politica di allora. Qui più che una risposta si può dare una indicazione storiografica. Già all'epoca dell'invasione di Praga, benedetta obtorto collo dal Pci, la rivista del Manifesto accusava il Pci di preparare un percorso di solidarietà nazionale come poi concretizzatosi nel 1976. Era il sessantotto, eppure il Pci era già da un'altra parte rispetto alla sinistra nata con la contestazione generale. Questo per andare verso il bacio della morte delle larghe intese con la Dc. Che preparò la fine del Pci ma anche la concertazione sindacale successiva e la politica per come l'abbiamo conosciuta all'epoca di Berlusconi. Con il governo di solidarietà nazionale, infatti, la sinistra da antisistemica era diventata sistemica. E così è rimasta. Fino alla consumazione di se stessa e del paese.
Terry McDermott - tratto dall'edizione cartacea di Senza Soste n.117 (luglio-agosto 2016)
lunedì 19 settembre 2016
LA UIL,I GIOIELLI E LOVE BOAT
Sono anni che i sindacati confederali ormai hanno smesso di essere i difensori e i portavoce dei lavoratori italiani diventando semmai quelli dai padroni e interlocutori passivi con tutti gli ultimi governi,e la notizia riportata qui sotto ripresa dal Fatto quotidiano(appropriazione-indebita )è una vera presa per il culo in primis per i sempre meno iscritti della Uil e poi anche per la totalità dei lavoratori italiani me compreso.
Le accuse mosse dalla magistratura di appropriazione indebita al segretario generale della Uil Barbagallo,al suo predecessore Angeletti e altre sei persone sono il segno tangibile della corruzione già interna al sindacato(figurarsi a quella di quando si siedono al tavolo delle contrattazioni)dovuta a spese con i soldi della stessa Uil per acquisti di gioielli e di crociere.
Senza vergogna e ritegno Angeletti ha già dichiarato che le crociere sono state scelte e spesate con il denaro del sindacato perché così in un clima gioioso e disteso è più facile discutere dei problemi di milioni di lavoratori che nel frattempo sono con la corda al collo,magari portandosi dietro la madre e il nipote come nel caso di Conti(uno degli altri accusati).
Un'offesa per chi si vede rappresentato da questi porci che si divertono e sghignazzano e poi firmano il job act con tanto di sorrisi con il governo Renzi peggiorando drasticamente le sorti di tutti i lavoratori e soprattutto di quelli più giovani e quelli prossimi alla pensione.
“Crociere e gioielli con i soldi della Uil”, Barbagallo Angeletti e altri sei a processo per appropriazione indebita.
Il segretario del sindacato: "Personalmente, non ho mai neanche pensato di poter utilizzare risorse della Uil per fini estranei agli interessi dell’organizzazione". L'ex numero uno: "Era per discutere in maniera approfondita, e per più giorni, dei contratti del pubblico impiego".
L’accusa è appropriazione indebita, in concorso con altri sei imputati, per essere stati in crociera con i soldi del sindacato. Ma Carmelo Barbagallo e Luigi Angeletti, segretario nazionale Uil e il suo predecessore, respingono le accuse. I pm di Roma Stefano Pesci e Paolo Marinaro contestano, secondo quanto riporta La Repubblica, ad altri imputati l’acquisto di gioielli da Swarovski per oltre 7mila euro e un soggiorno al “California Camping Village”, in Toscana tra il marzo del 2010 e il maggio del 2012. A giudizio davanti al giudice della IX sezione penale anche ci sono anche Goffredo Patriarca, Giuseppe Caronia, Romano Bellissima, Salvatore Bosco, Luigi Simeone e Ubaldo Conti.
Le indagini hanno accertato che ci sarebbero state contabilizzazioni anomale. Per esempio la causale che ha permesso di pagare le vacanze per 16.456 euro era “contributo per progetto condiviso“. Il 22 marzo del 2010 la Costa crociere ha ricevuto il bonifico da conti Uil. Angeletti, allora numero uno, e Barbagallo si erano imbarcati con altri tre sindacalisti e gli accompagnatori. Anche l’anno successivo c’era stata una vacanza con le stesse modalità pagata il 27 maggio del 2011. A dicembre del 2010 sempre con i soldi del sindacato Goffredo Patriarca avrebbe pagato, questa l‘ipotesi della procura, un soggiorno a Ubaldo Conti per due settimane ad agosto del 2010 accompagnato in Toscana da madre e nipote. Lo stesso Patriarca avrebbe speso circa 7mila euro in quattro puntate in gioielleria usando la carta di credito di Uil Trasporti.
“Ho piena fiducia nell’operato della magistratura e resto in attesa di poter chiarire ogni aspetto di questa vicenda. Personalmente, non ho mai neanche pensato di poter utilizzare risorse della Uil per fini estranei agli interessi dell’organizzazione alla quale ho sempre dedicato e dedico tutto il mio lavoro e la mia persona – fa sapere Barbagallo -. Sono impegnato a lavorare h/24 per il sindacato”. Angeletti, sentito dai pm, si era difeso dicendo che le crociere “avevano lo scopo di consentirci di discutere in maniera approfondita, e per più giorni, di importanti tematiche relative principalmente al blocco dei contratti del pubblico impiego e delle politiche previdenziali dei governi in carica”.
domenica 18 settembre 2016
CANTIERE SCUOLA
Il caos previsto credo un po da tutti a partire dagli studenti arrivando ai professori tranne che dal governo sulla scuola,anzi sulla buona scuola,lo slogan usato dalla ministra Giannini e dal premier Renzi per dare un accento su di un progetto per loro lodevole,si sta facendo sentire sui banchi delle scuole(quando ci sono come nel caso dei Sabbioni alle elementari dove bambini sono stati costretti a far lezione a terra).
L'articolo preso da Senza Soste(senzasoste )spiega i ritardi nell'assegnazione delle cattedre,le beghe sugli insegnanti di ruolo,il"concorsone",il ruolo dei sindacati e la voce degli studenti che scenderanno in piazza il 7 ottobre,nell'anno in cui la buona scuola doveva essere già a pieno regime dopo un anno di rodaggio.
Docenti trasferiti, cattedre vuote, mancano le deleghe della riforma. Studenti in piazza il 7 ottobre
tratto da http://www.dirittiglobali.it
Doveva essere il primo anno a regime della Buona Scuola e invece sarà un altro di transizione. Ieri, giorno della prima campanella in nove regioni (Abruzzo, Friuli Venezia Giulia, Lombardia, Molise, Piemonte, Umbria, Valle d’Aosta, Veneto e provincia di Trento), la ministra dell’Istruzione Stefania Giannini aveva già preso tempo: «Per il tagliando – ha detto – attendiamo il prossimo anno, perché è triennale, ma possiamo dire di essere soddisfatti». Punti di vista che guardano lontano, mentre nelle scuole la situazione è tutt’altra. Per la Flc-Cgil sarebbero 40mila i docenti ancora in attesa di una cattedra. L’incertezza è più alta al Nord dove, a poche ore dalla chiusura delle procedure delle assegnazioni provvisorie ci sarebbero fino al 40% delle cattedre precarie ancora vuote. Il problema è stato generato dalla mobilità che ha interessato 207mila docenti. La metà riguarda gli spostamenti sulla provincia, ventimila non sono stati soddisfatti.
Sarebbero 3 mila gli insegnanti, soprattutto delle scuole primarie, che si ritengono danneggiati dall’algoritmo usato dal Miur per trasferirli a centinaia di chilometri dalla residenza, sebbene vantino punteggi più alti dei colleghi. Il dato è stato fornito dalla Giannini che lo ritiene fisiologico (il 2,5% del totale). Per loro si andrà alla conciliazione: cioè il riavvicinamento di qualche chilometro alla residenza. Per molte altre migliaia sembra che invece si finirà in tribunale.
Altro fronte della riforma è quello del «concorsone». I bocciati «non erano ignoranti, ma non erano sufficientemente preparati» ha detto Giannini che ha ribadito che il loro titolo di abilitazione non equivale a un’assunzione. Peccato che fosse così fino al 2009 quando esistevano ancora le Siss. Questi aspiranti docenti hanno sbagliato l’anno di abilitazione e ora ne subiscono le conseguenze. Per i vincitori, invece, Giannini ha ammesso che saranno assunti entro il 2018. Nel frattempo continueranno a fare i precari.
Questa situazione, non nuova nella scuola italiana, secondo la Cisl riguarda un terzo dei posti sui 18mila posti messi a concorso, un terzo si rivelano non esistenti. A fronte di 1.378 cattedre bandite nel Lazio, 1.604 in Campania, 1.096 in Sicilia, ad oggi ci sono zero posti disponibili. Sul fronte della trasparenza la Gilda ha conquistato un centimetro: «Abbiamo accesso agli atti proprio dell’algoritmo: finalmente potremo conoscere la famigerata formula matematica che ha deciso le sorti di migliaia e migliaia di docenti generando numerosi errori in parte ammessi dallo stesso Miur che ha avviato una serie di dubbie conciliazioni».
Un’altra anomalia è denunciata dal coordinamento dei docenti in graduatoria ad esaurimento (Gae) che l’anno scorso non hanno ceduto al ricatto rifiutando di presentare la domanda di assunzione, pur avendone diritto. Lo hanno fatto per non essere costretti all’esodo. Il loro lavoro dipende dalle graduatorie che non sono state esaurite dalle 102mila assunzioni di Renzi. I docenti denunciano di essersi ritrovati «senza lavoro» a causa di una decisione del governo che ha fatto approvare un emendamento «post legem» che ha compromesso le assunzioni previste dal turnover. «I posti che per legge dovevano andare ai docenti in graduatoria ad esaurimento, sono stati utilizzati per le assegnazioni provvisorie dei neoassunti, al fine di farli rimanere».
La «buona scuola» ha messo i docenti gli uni contro gli altri. Il coordinamento manifesterà davanti al Miur a Roma il 15 settembre. Cosa dicono gli studenti, grandi assenti di questo caos? Una cosa molto precisa: alla riforma mancano ancora molte deleghe. Dalla sua approvazione nel luglio 2015 infatti, il Governo non ha ancora scritto e discusso le «deleghe in bianco» che riguardano temi come diritto allo studio, formazione tecnico-professionale, edilizia scolastica. L’Unione degli studenti (Uds) manifesterà il 7 ottobre. Ieri la rete degli studenti ha compiuto un’azione dimostrativa davanti al Miur. Usi e Unicobas scioperano il 15 ottobre.
12 settembre 2016
sabato 17 settembre 2016
PARIGI INSORGE ANCORA
Ieri 150 mila persone hanno sfilato a Parigi per protestare contro la legge sul lavoro francese alla prima chiamata dopo l'ufficialità del passaggio della loi travail avvenuta lo scorso luglio(vedi:madn ).
E se questo è stato il primo appuntamento l'esecutivo francese vedrà sorci verdi per i prossimi mesi di un autunno che si preannuncia caldissimo visto gli scontri violenti che hanno interessato la capitale.
Incidenti nati quasi sempre dal comportamento repressivo ed intimidatorio delle forze dell'ordine che hanno chiuso la strada a decine di cortei che dovevano partire dalle scuole occupate ottenendo in cambio la giusta reazione degli studenti che volevano affiancare i lavoratori per le strade di Parigi.
Articolo preso da Infoaut(parigi-torna-in-piazza ).
Parigi torna in piazza contro la Loi Travail.150mila in corteo.
Da mesi era stata indetto il corteo per il ritiro della Loi Travail (il Jobs Act francese) che si è svolto ieri a Parigi e durante il quale ci sono stati accesi scontri e diversi feriti.
Questa prima data di mobilitazione è stata fissata in concomitanza con la
riapertura delle scuole e durante il periodo di avvicinamento decine di
licei sono stati occupati: gli stessi istituti da cui sarebbero dovuti
partire gli studenti per raggiungere i vari concentramenti indetti, con
l'obiettivo di convergere poi a Place de la Nation per dare inizio al
corteo.
Già dalla prima mattina, in tutta la città, si respirava un clima di forte tensione ed è balzata agli occhi la volontà di intimidazione e repressione preventiva delle forze dell'ordine. La polizia francese ha infatti accerchiato scuole ed altri luoghi di aggregazione, impedendo la partenza dei concentramenti ed effettuando perquisizioni e intimidazioni a tappeto, con il chiaro obiettivo di disperdere gli studenti ed impedire che il corteo partisse.
Viste le difficoltà nel ricompattarsi e l'impossibilità effettiva di riuscire a strutturare il corteo, è stato lanciato un altro momento di concentramento per il primo pomeriggio a Bastille.
Alle 14.00 è riuscita a partire una manifestazione di 150.000 persone tra studenti delle scuole medie e superiori (che hanno preso la testa del corteo come avvenne nelle mobilitazioni di pochi mesi fa), lavoratori e sindacati.
La testa ha raggiunto Rèpublique poco prima delle 16 e qui sono iniziati accesi scontri con la polizia francese che ha tentato di disperdere il corteo, ricorrendo anche al lancio di sassi sui manifestanti oltre alle ingenti quantità di gas lacrimogeno ed alle granate assordanti.
I manifestanti sono riusciti a rimanere in Place de la Rèpublique, resistendo alle violente cariche della polizia e rimanendo in presidio in quella che è da mesi la piazza di arrivo dei cortei e la zona in cui si sono svolte assemblee, accampate e alcuni dei più accesi scontri.
In quella piazza, nonostante non sia sfuggito a nessuno un forte calo della partecipazione (al corteo nazionale del 14 giugno scorso, prima dell'approvazione in Parlamento della Loi Travail parteciparono più di un milione di persone), gli studenti hanno lanciato un altro corteo che si terrà giovedì prossimo, dimostrando una forte volontà di non fermare le mobilitazioni, considerandole anzi appena iniziate.
Già dalla prima mattina, in tutta la città, si respirava un clima di forte tensione ed è balzata agli occhi la volontà di intimidazione e repressione preventiva delle forze dell'ordine. La polizia francese ha infatti accerchiato scuole ed altri luoghi di aggregazione, impedendo la partenza dei concentramenti ed effettuando perquisizioni e intimidazioni a tappeto, con il chiaro obiettivo di disperdere gli studenti ed impedire che il corteo partisse.
Viste le difficoltà nel ricompattarsi e l'impossibilità effettiva di riuscire a strutturare il corteo, è stato lanciato un altro momento di concentramento per il primo pomeriggio a Bastille.
Alle 14.00 è riuscita a partire una manifestazione di 150.000 persone tra studenti delle scuole medie e superiori (che hanno preso la testa del corteo come avvenne nelle mobilitazioni di pochi mesi fa), lavoratori e sindacati.
La testa ha raggiunto Rèpublique poco prima delle 16 e qui sono iniziati accesi scontri con la polizia francese che ha tentato di disperdere il corteo, ricorrendo anche al lancio di sassi sui manifestanti oltre alle ingenti quantità di gas lacrimogeno ed alle granate assordanti.
I manifestanti sono riusciti a rimanere in Place de la Rèpublique, resistendo alle violente cariche della polizia e rimanendo in presidio in quella che è da mesi la piazza di arrivo dei cortei e la zona in cui si sono svolte assemblee, accampate e alcuni dei più accesi scontri.
In quella piazza, nonostante non sia sfuggito a nessuno un forte calo della partecipazione (al corteo nazionale del 14 giugno scorso, prima dell'approvazione in Parlamento della Loi Travail parteciparono più di un milione di persone), gli studenti hanno lanciato un altro corteo che si terrà giovedì prossimo, dimostrando una forte volontà di non fermare le mobilitazioni, considerandole anzi appena iniziate.
venerdì 16 settembre 2016
L'OMICIDIO DI ABDESSELEM EL DANAF
Il gravissimo fatto accaduto poco prima della mezzanotte del 14 settembre con la morte dell'operaio cinquantatreenne Abdesselem el Danaf a Piacenza ha avuto ampio rilievo nelle cronache televisive e nella carta stampata,oltre ad un vasto corollario di commenti nel mondo di internet.
Il lavoratore di origini egiziane e padre di cinque figli della Seam,una cooperativa che lavora per conto della società di logistica Gls,è stato schiacciato dal passaggio di un tir guidato da un camionista che non se l'è sentita di disobbedire alle insistenze dei suoi padroni e che ha forzato il picchetto del presidio dell'Usb posto presso i cancelli dell'azienda.
Con la polizia,presente a guardare e schierata per gli interessi della Gls,che non è saputa intervenire efficacemente per evitare questo epilogo e che è intervenuta solo per evitare il linciaggio dell'autista del camion.
Il redazionale di Contropiano(piacenza-lavoratore-logistica-ucciso )cui aggiungo altre due contributi(lomicidio-ahmed-video e logistica-nessuno-si-assolva )parla della cronaca che ha visto decine di testimoni,e della reazione dell'Usb e ci sono video dove i crumiri della ditta di trasporti aggrediscono i manifestanti fisicamente e verbalmente appena prima dell'investimento,in tempi in cui la politica della ruspa comincia a vedere i suoi effetti devastanti.
Piacenza. Lavoratore della logistica ucciso durante un blocco. “Ammazzateci tutti!”
di Redazione Contropiano
Esito drammatico di un picchetto davanti allo snodo strategico nella logistica della GLS a Piacenza. Questa notte un lavoratore, aderente alla Usb, che stava bloccando i cancelli insieme ai suoi colleghi. è stato investito e ucciso da un camion che voleva forzare il picchetto. L'operaio si chiamava Abdesselem el Danaf ed era padre di cinque figli. Qui di seguito il resoconto della Redazione Contropiano di Bologna e poi il comunicato emesso dalla Usb dopo quanto accaduto stanotte a Piacenza.
*** *** ***
LAVORATORE DELLA LOGISTICA MUORE INVESTITO DURANTE UN BLOCCO DEL MAGAZZINO DI PIACENZA
Di lavoro si muore. E quando la lotta per delle condizioni di lavoro oneste si mischiano agli interessi mafiosi di chi lucra sui diritti dei lavoratori, lottare per il proprio posto di lavoro significa pretendere il pane, ma anche le rose, anche se per rose si intende il rispetto dei diritti essenziali.
Da mesi i lavoratori iscritti alla USB della SEAM, ditta di logistica in appalto alla GLS a Piacenza, sono in trattativa con l'azienda. Un accordo era stato raggiunto a maggio scorso, e prevedeva il reintegro di alcuni lavoratori licenziati. A seguito del mancato rispetto di questo accordo da parte dell'azienda, i lavoratori erano scesi in assemblea ieri sera, nei magazzini della GLS di Piacenza.
Intercettati i dirigenti dell'azienda, i delegati hanno improvvisato una trattativa sul posto, e al termine dell'incontro, in cui la dirigenza ha ulteriormente negato l'accordo di maggio, i lavoratori si sono mossi per iniziare il blocco del magazzino. Un blocco che è stato subito fatale per uno dei lavoratori, investito da un camion che tentava di forzare lo sbarramento umano che si era formato, aizzato, secondo alcune testimonianze, da un responsabile aziendale.
Che sia stato intenzionale o no, questo fatto fa emergere quanto sia tragicamente precaria la condizione dei lavoratori che tengono in piedi uno dei centri della logistica piu importanti del Paese, uno dei settori strategici per il movimento di merci e capitali. Lavoratori contro lavoratori, senza diritti o tutele, in cui spesso l'accesso stesso al lavoro passa per il caporalato e un meccanismo mafioso perverso, che mette l'uno contro l'altro, offrendo briciole sul niente.
Ieri, un lavoratore è morto investito da un camion, mentre lottava per migliorare non solo la sua condizione di vita. La sua morte squarcia di nuovo la ferita aperta di chi muore sul lavoro, per mancanza di sicurezza, di diritti, di coscienza, di solidarietà, di giustizia. Nel 2016 sono diminuiti gli infortuni, ma sono aumentate le "morti bianche" del 16%, secondo l'Inail, e le malattie professionali. Questi dati, che parlando di almeno 1000 morti all'anno per incidenti nei luoghi di lavoro gridano vendetta, di fronte ai profitti che si fanno sulle vite dei lavoratori. E mentre il governo discute di ridurre gli standard di sicurezza, appaltando a società di certificazione private la gestione della qualità e della sicurezza sul lavoro, che ridurranno la tutela del lavoro a una compra-vendita di carte vuote, intanto la rabbia dei facchini della logistica cresce, perchè questa morte suona come un assassinio da parte di chi ha alimentato tensioni, ricatti e ritorsioni tra i lavoratori del magazzino, e da parte di chi non rispetta gli accordi presi.
I blocchi del magazzino sono andati avanti tutta la notte, e anzi, la notizia è corsa in tutto il Paese e sono iniziati altri scioperi, in altri magazzini in tutta Italia. La rabbia dei lavoratori della logistica ora è partita, non solo perchè di lavoro non si può morire, ma perchè questa è la goccia che fa traboccare il vaso, la goccia che fa dire davvero "schiavi mai".
Oggi alle 11 sarà indetta una conferenza stampa al magazzino di Piacenza, mentre lo sciopero andrà avanti ad oltranza
Redazione Contropiano Bologna
*** *** ***
"Ammazzateci tutti" è il grido dei lavoratori della logistica di Piacenza. Un nostro compagno, un nostro fratello è stato assassinato durante il presidio e lo sciopero dei lavoratori della SEAM, ditta in appalto della GLS questa notte davanti ai magazzini dell’azienda.
Il gravissimo fatto è l’epilogo di una serata di gravi tensioni, la USB aveva indetto una assemblea dei lavoratori per discutere del mancato rispetto degli accordi sottoscritti sulle assunzioni dei precari a tempo determinato.
Di fronte al comportamento dell’azienda i lavoratori, che erano rimasti in presidio davanti ai cancelli, hanno iniziato lo sciopero immediato. Proprio durante azione di sciopero, un lavoratore, padre di 5 figli e impiegato nell’azienda dal 2003, è stato assassinato, sotto lo sguardo degli agenti di polizia da un camion in corso che ha forzato il blocco.
Questo assassinio è la tragica conferma della insostenibile condizione che i lavoratori della logistica stanno vivendo da troppo tempo. L’USB si impegna alla massima denuncia dell’accaduto: violenza, ricatti, minacce, assenza di diritti e di stabilità sono la norma inaccettabile in questo settore.
Oggi 15 settembre alle ore 11.00 conferenza stampa davanti al magazzino di Piacenza
Unione Sindacale di Base
– In tutte le principali città italiane si svolgeranno presidi di protesta presso gli Uffici del Governo.
– Alle ore 13,30 Conferenza Stampa sul piazzale antistante la GLS a Piacenza
Di fronte al comportamento dell’azienda i lavoratori, che erano rimasti in presidio davanti ai cancelli, hanno iniziato lo sciopero immediato. Proprio durante azione di sciopero, un lavoratore, padre di 5 figli e impiegato nell’azienda dal 2003, è stato assassinato, sotto lo sguardo degli agenti di polizia da un camion in corso che ha forzato il blocco.
Questo assassinio è la tragica conferma della insostenibile condizione che i lavoratori della logistica stanno vivendo da troppo tempo. L’USB si impegna alla massima denuncia dell’accaduto: violenza, ricatti, minacce, assenza di diritti e di stabilità sono la norma inaccettabile in questo settore.
Oggi 15 settembre alle ore 11.00 conferenza stampa davanti al magazzino di Piacenza
Unione Sindacale di Base
*****
– La USB ha dichiarato lo SCIOPERO IMMEDIATO di tutto il settore della logistica a livello nazionale dalle 05 di oggi 15 settembre alle 05 del 16 settembre con blocco dei magazzini e delle merci ed ha invitato le proprie strutture di fabbrica ad organizzare scioperi e fermate di protesta – In tutte le principali città italiane si svolgeranno presidi di protesta presso gli Uffici del Governo.
– Alle ore 13,30 Conferenza Stampa sul piazzale antistante la GLS a Piacenza
– A Roma alle ore 15 Mobilitazione sotto gli uffici del Ministro del Lavoro in Via Veneto dove USB chiede di incontrare il Ministro Poletti.
– SABATO 17 ORE 12 MANIFESTAZIONE A PIACENZA.
– SABATO 17 ORE 12 MANIFESTAZIONE A PIACENZA.
giovedì 15 settembre 2016
INGERENZE USA IN ITALIA
Parafrasando quasi per intero il post precedente riguardo le provocazioni Usa in Corea(madn ),quello odierno parla delle forti ingerenze arrivate dagli States riguardo il voto sul referendum costituzionale che ormai non sarà più in ottobre come auspicato ma che slitterà forse al 4 dicembre.
Infatti l'ambasciatore americano Phillips ha dichiarato ufficialmente quello che già era nell'aria da mesi e che il suo paese si schiera ufficialmente al Si referendario appoggiando il governo amico di Renzi.
Il redazionale di Senza Soste(senza soste internazionale )oltre che questa uscita parla di quella del mondo finanziario che ben si associa se non scavalca quello politico e decisionale di un paese come l'Italia che è un boccone prelibato per gli speculatori finanziari di ogni dove,ed in particolar modo delle agenzie di rating Usa più importanti pure loro orientate all'esito positivo al giudizio referendario.
Perché ormai le decisioni più importanti si prendono a Wall Street piuttosto che a Washington DC e gli squali del mondo del mercato globale sono pronti ad attaccare in massa,oltretutto si dice che questo voto sia ancor più importante di quello sulla Brexit.
Le dichiarazioni dell’ambasciatore americano, John Phillips, sull’importanza del “Si” al referendum italiano rappresentano la norma di questi tempi. Si tratta di tempi che qualcuno, di riflesso, ha subito confuso con gli anni ’70, quando la Cia lavorava sia per preparare il golpe di Pinochet che per far cadere il prezzo del rame e impoverire la principale risorsa dell’allora governo Allende. Confusione che, tra l’altro, è stata indotta dalla contemporanea dichiarazione del responsabile Fitch, agenzia di rating, per la valutazione dei titoli sovrani in Europa e Medio Oriente Richard Parker.
Nel ventunesimo secolo, bisogna ricordarlo, le agenzie di rating manifestano la loro indipendenza dal governo americano. Basterebbe ricordare che nell’estate di cinque anni fa hanno declassato i bond federali. Questo per chiarire in un secondo la differenza tra sovrapposizione di interessi tra governo e agenzie di rating: Standard & Poors ad esempio ha minacciato di declassare il debito turco, la cosa faceva comodo all’amministrazione Obama (che ha frizioni serie con la Turchia) ma le altre due principali agenzie di rating non ci hanno, per adesso, nemmeno pensato. Questo per dire: la finanza Usa, o almeno quella con marchio stelle e strisce, è autonoma dal governo federale. A volte gli interessi tra le due dimensioni si sovrappongono a volte no. In questo caso, l’Italia, c’è convergenza di interessi. A sostenere un governo che buona parte dell’establishment attuale Usa ritiene amico (quello Renzi) e a creare un pò di volatilità sul mercato da parte di Fitch (la quale si sarà sicuramente confrontata con qualche grosso cliente).
Sulla dichiarazione di Fitch niente di eclatante, infatti non è certo crollata la borsa, perché non si tratta di un abbassamento del rating. In quest’ultimo caso si sarebbe trattato, invece, di un problema immediato perchè il declassamento del rating viene, una volta avvenuto, istantaneamente aggiornato nei software di trading. Quelli che movimentano dal 50 al 70 per cento del mercato a seconda dei mercati e a seconda delle stime. Allora, tra aumento dello spread tra bond tedeschi e italiani e ennesimo crollo dei titoli bancari, un po’ di morti sul campo li avremo visti. La dichiarazione di Ficth rappresenta solo, piuttosto, una cannonata per saggiare il terreno, le reazioni degli operatori di borsa, dei fondi di investimento e dei governi. Per capire se col referendum italiano è possibile movimentare un pò di volatilità, attorno all’Italia che è nella top five dei mercati globali del debito pubblico, in modo da rastrellare profitti con le solite transazioni a breve (in questo caso un rapido movimento di vendite e di acquisti che si gioca attorno a fatti eclatanti). Questo lavoro è più affare delle agenzie di rating che dei governi, che hanno funzione di supporto anche se, volendo, le agenzie Usa avrebbero abbastanza risorse per mettere in difficoltà la borsa italiana.
Ma il primato, della forza e della pressione politica, in questo campo è delle corporation finanziarie ed è sempre quello il potere in ultima istanza su questo terreno. Questa è la nuova normalità e da tempo: qualsiasi cosa accada su questo terreno si deciderà quindi a Wall Street non a Washington DC. Non siamo più negli anni ’70. Basta vedere la crescita, in termini numerici e di peso politico, delle agenze di rating da allora ad oggi per capirlo. Con l’Italia si prova quindi a fare lo stesso gioco messo in campo durante il referendum scozzese e quello inglese: mettere in campo una sovrapposizione di interessi tra politica e finanza per indirizzare il voto, spaventando gli elettori, e creare quella volatilità finanziaria necessaria per fare, sull’onda della paura, un po’ di soldi (alla Lewis Ranieri ne La grande scommessa: “facciamo un po’ di soldi”).
La cosa funziona in questo modo: in un referendum importante si crea incertezza (sul risultato) e paura (se il vincitore è di quelli che spaventano il media mainstream). Si rompe la monotonia di borsa, titoli vacillano, alcuni salgono altri scendono e, dopo la fine del referendum, vince chi ha saputo giocare sulle oscillazioni dei mercati. Questo gioco, o questa festa a seconda dei punti di vista, si rende tanto più necessario nel new normal del mondo dei tassi zero, in cui i rendimenti dei bond sono bassi e prestare il denaro è qualcosa di simile al non sense. La paura, la volatilità possono generare, a breve, interessi più alti o possibilità di acquisto di titoli a prezzo di favore. Oppure si può speculare alla grande su titoli scommessa (i future), le assicurazioni sul rischio (gli swap) e davvero miriadi di altri prodotti finanziari degni di una fantasia letteraria. Infatti, e qui è meglio essere chiari, il vero affare qui non è il voto, o il risultato del voto, ma la possibilità di guadagnare dall’instabilità di borsa. Il resto è fantasia di complotto. Alle borse non interessa tanto il risultato di un referendum ma saper capire la volatilità dei mercati per estrarre valore.
Allo stesso tempo, siamo in una situazione diversa dalla guerra finanziaria, giocatasi sul rublo, tra Usa e Russia all’indomani della fase più dura della guerra ucraina. Quando l’interesse geopolitico ha creato l’occasione per una grossa speculazione sulla moneta russa che generò un saliscendi del rublo (discesa favorita dagli Usa, salita favorita dalla banca centrale russa) che fece la gioia sia di ribassisti che di rialzisti. Siamo alla piccola bolla speculativa, fatta per adesso di dichiarazioni orientate e gonfiate, di un paese che si sa, storicamente, incline all’obbedienza in ultima istanza. Certo, se nelle settimane prima del referendum la borsa, i bond e i titoli bancari scenderanno drammaticamente l’Italia avrà saggiato, per la seconda volta dopo 5 anni (la crisi del debito sovrano), come funzionano i mercati tanto celebrati da Repubblica e il Corriere. Nel frattempo ascoltatiamo quanche cannonata, in forma di dichiarazioni della ambasciata americana e di Fitch, eco di un mondo reale che in questo paese stenta a trovare ascolto e, meno che mai, cittadinanza.
redazione, 15 settembre 2016
martedì 13 settembre 2016
PROVOCAZIONI USA IN COREA
Nelle ultime ore ci sono state provocazioni Usa verso la Repubblica Popolare Democratica di Corea ormai da anni uno dei nemici più importanti degli Stati Uniti ed inserita nella lista degli Stati canaglia,che sono quelli che non vogliono subire le ingerenze sociali,politiche ed economiche degli americani che per ripicca impongono embarghi.
La presenza di bombardieri di ultima generazione che possono trasportare ordigni nucleari sono state notate a pochi chilometri di distanza con lo Stato della Corea del Sud,viceversa amica e alleata degli Usa in un gioco di equilibri che proseguono dalla fine del secondo conflitto mondiale.
Questa presenza è sintomo di timore su scala mondiale in quanto credo che un eventuale sconfinamento di velivoli Usa,scortati da jet sia statunitensi che sudcoreani,possa innescare un sicuro e giustificato abbattimento da parte delle forze armate nordcoreane poste a guardia dei propri confini.
L'articolo preso da Contropiano(contropiano internazionale )parla della cronaca delle ultime ore e delle reazioni che includono anche quelle della Cina che osserva con attenzione l'evolversi della situazione.
Bombardieri USA in volo sulla Corea.
di Fabrizio Poggi
Se c'è un lato che rende gli Stati Uniti relativamente vulnerabili è quello della loro prevedibilità. “Washington è pronta a intraprendere due strade per arginare le provocazioni di una nazione che entro il 2020 potrebbe minacciare il mondo con testate nucleari intercontinentali”, scriveva un quotidiano nostrano dopo il test nucleare nordcoreano di venerdì scorso. Lo stesso giornale sarà oggi certamente lieto di annunciare che gli yankee, come primo passo, hanno scelto “la strada” loro più congeniale: due bombardieri strategici supersonici B-1BS “Lancers”, in grado di portare ordigni nucleari, hanno sorvolato a bassa quota poche ore fa (le 10 ora locale) la base aerea sudcoreana di Osan, spingendosi quindi fino a pochissime decine di km di distanza dalla frontiera con il Nord. Gli aerei, scortati da quattro caccia sudcoreani F-15K e quattro F-16 USA, provenivano dall'isola di Guam, dove hanno fatto ritorno dopo il volo, che l'agenzia russa RT definisce come “organizzato in segno di appoggio USA alla Corea del Sud”. La stessa “strada” era stata seguita da Washington lo scorso gennaio, dopo il precedente test nucleare nordcoreano: allora, la base di Osan era stata sorvolata da un bombardiere strategico B-52, di quelli ora sostituiti a Guam dai B-1BS.
Sono quattro i bombardieri strategici nucleari B-1BS spostati all'inizio di agosto dalla base di “Ellsworth”, nel Sud Dakota, a quella di “Anderson”, all'estremità nordorientale dell'isola di Guam, per sostituire i bombardieri strategici B-52 e vi sono stati dislocati pressoché in contemporanea con il trasferimento, dalla base “Whiteman” nel Missouri, anche di tre bombardieri B-2A, velivoli “transonici” a tecnologia stealth, realizzati in base al progetto “High Altitude Penetrating Bomber”. A Pyongyang, tale dispiegamento è stato da subito legato all'obiettivo, perseguito “dagli imperialisti degli Stati Uniti, con l'introduzione di sistemi per la guerra nucleare nella regione Asia-Pacifico, di preparare un attacco nucleare preventivo alla Corea del Nord”.
Dopo la bravata odierna dei bombardieri USA – che nessun quotidiano nostrano si sognerà di definire provocatoria e anzi sarà senz'altro difesa come “giusta risposta alle minacce atomiche nordcoreane” – la Cina ha lanciato un appello a evitare ogni provocazione. La portavoce del Ministero degli esteri, Hua Chunying ha dichiarato che Pechino invita “tutte le parti alla moderazione, a fermare le provocazioni reciproche e l'escalation della situazione nella regione". Sembra che il volo sulla Corea del Sud, in “segno di solidarietà col proprio alleato”, fosse stato inizialmente programmato per ieri e poi rinviato a causa della avverse condizioni meteo. L'agenzia Xinhua definisce il raid di oggi “una dimostrazione di forza dopo il recente test nucleare della RDPC”.
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