Breve articolo preso da Infoaut dedicato alla minaccia del presidente della regione Lombardia Maroni ai sindaci dei comuni che vorrebbero accogliere i profughi ed i rifugiati presso i propri territori di voler tagliare i fondi loro destinati.
A parte il fatto che in qualsiasi altro paese europeo un rappresentante delle istituzioni come un presidente di una regione sarebbe stato mandato come minimo a casa a calci in culo ed interdetto dai pubblici uffici a vita,qui sotto ecco una denuncia formale contro questa scelta che arretrerebbe ancora di più la nostra società già messa male per conto suo.
Una denuncia contro le minacce di Maroni ai sindaci lombardi.
Non sono passate inosservate le gravi affermazioni del governatore della Regione Lombardia Maroni nelle quali minaccia di tagliare i fondi ai sindaci che accettano di ospitare profughi e rifugiati nel proprio territorio. Un gruppo di avvocati ha inoltrato alla Procura della Repubblica una denuncia per abuso di ufficio nei confronti di Maroni. Qui di seguito il testo della denuncia.
Alla Procura della Repubblica
Denuncia - querela
I sig.ri Saverio Galeota nato a Comiziano l’11.03.1949 in proprio e quale Presidente e legale rappresentante del CILD (Centro di iniziativa per la legalità democaratica), Gabriele Moreschini nato a Roma il 14.03.1981, Giuseppe Lo Mastro nato a Napoli il 21.11.1938, Salvatore Sorbello nato ad Acireale il 14.03.1957 e Claudio Giangiacomo nato ad Avezzano il 24.01.1963, tutti elettivamente domiciliati in Roma Circonvallazione Trionfale n. 1 presso lo studio dell'avv. Claudio Giangiacomo
Premesso che
Il Presidente della Regione Lombardia sig. Roberto Ernesto Maroni ha dichiarato pubblicamente quanto segue: " io domani scrivo una lettera ai prefetti lombardi diffidandoli dal portare in Lombardia nuovi clandestini e poi anche ai sindaci dicendo loro di rifiutarsi di prenderli. A chi li dovesse accogliere ridurremo i trasferimenti regionali come disincentivo alla gestione delle risorse".
La frase proprio in quanto pronunciata come Presidente della Regione Lombardia e quindi da soggetto che ricopre un ruolo istituzionale ed ha l'effettiva possibilità di disporre, sia pure illegittimamente, quanto minacciato, rappresenta una vera e propria forma di intimidazione per costringere altri ad adeguarsi al suo volere, peraltro di contenuto sicuramente contrario ai valori di umanità, solidarietà ed uguaglianza espressi nella nostra carta costituzionale, e per minare la libertà e discrezionalità di scelta delle amministrazioni comunali della regione Lombardia.
Tale indebita pressione, effettuata non come leader politico, ma proprio in forza del suo ruolo istituzionale e del potere da esso derivante rappresenta, inoltre, una gravissima violazione dei propri doveri di ufficio e quindi la pubblica rappresentazione della volontà di commissione del reato di abuso d'ufficio.
Alla già di per se grave affermazione, sembra, dalle dichiarazioni di stampa, che il sig. Maroni stia peraltro dando seguito predisponendo e/o comunque facendo predisporre i necessari atti amministrativi.
Tanto premesso i sottoscritti Saverio Galeota in proprio e quale Presidente e legale rappresentante del CILD, Gabriele Moreschini, Giuseppe Lo Mastro, Salvatore Sorbello e Claudio Giangiacomo .
Sporgono formale denuncia – querela
nei confronti del sig. Roberto Ernesto Maroni nato il 15 marzo del 1955 e residente in Milano per tutti i reati che l'autorità giudiziaria vorrà rinvenire nei fatti sopra descritti.
Si chiede espressamente la punizione del colpevole ed inoltre, vista la dichiarata intenzione di portare a compimento quanto pubblicamente minacciato, di voler disporre ogni opportuno e necessario provvedimento volto ad impedirne o a farne cessare la commissione.
Si chiede altresì di essere avvisati, ex art. 408, comma II c. p. p., in caso di richiesta di archiviazione.
Roma 16 giugno 2015
Saverio Galeota in proprio e nella qualità Gabriele Moreschini
Giuseppe Lo Mastro Salvatore Sorbello Claudio Giangiacomo
I sottoscritti Saverio Galeota, in proprio e nella qualità, Gabriele Moreschini Giuseppe Lo Mastro, Salvatore Sorbello eleggono domicilio in Roma Circonvallazione Trionfale n. 1 presso lo studio dell’avvocato Claudio Giangiacomo che delegano espressamente al deposito della presente denuncia-querela.
Saverio Galeota in proprio e nella qualità Gabriele Moreschini
Giuseppe Lo Mastro Salvatore Sorbello
Per autentica
Avv. Claudio Giangiacomo
mercoledì 5 agosto 2015
martedì 4 agosto 2015
I COSTI DELLA SANITA'
Nello stesso giorno in cui il governo ha posto la fiducia sugli ennesimi tagli alla sanità propongo una breve intervista a Gino Strada presa da Contropiano(http://contropiano.org/interventi/item/32092-quanto-deve-costare-la-sanita-quanto-serve )dove si parla candidamente di quello che uno Stato democratico e civile dovrebbe spendere per il bene fisico e mentale dei propri abitanti,cioè quanto serve.
Si arriva a questo pensiero logico analizzando il fatto che ormai gli ospedali sono aziende ed il vero bene che si ricerca è quello economico del profitto e non certo quello delle persone,dove il pareggio di bilancio è molto più importate della salute.
Ci sono dati e tutti lo possiamo constatare che milioni di italiani non possono più permettersi cure adeguate al loro stato di malattia,con tagli su tagli alla spesa pubblica che mettono in difficoltà enormi soprattutto i pensionati che non ce la fanno a pagarsi le cure.
La sanità in Italia non dev'essere un privilegio di pochi ma deve essere una realtà alla portata di tutti.
Quanto deve costare la sanità?Quanto serve.
Ma quanto deve “costare” la #sanità? A mio avviso, l’unica risposta intelligente (e carica di giustizia) è: quanto serve, quanto serve per curare al meglio le persone che ne hanno bisogno. Tutte. IdeaImente, non un euro in più, né un euro in meno.
I rapporti ufficiali, invece, ci dicono che circa 10 milioni di italiani non possono curarsi come dovrebbero, perché non se lo possono più permettere. La spesa sanitaria italiana è di poco superiore ai 100 miliardi di euro annui. Troppi? Pochi? Chissà. La “spesa sanitaria” è però il costo per lo Stato, o meglio per la collettività, del “sistema sanitario”, non è quanto viene speso per curare le persone. C’è molto di più in quei 100 miliardi l’anno. Certamente ci sono un uso poco razionale delle risorse e la dannosa “medicina difensiva” a dilapidare danaro pubblico.
C’è però una cosa nella #sanità che costa più di tutto il resto e che viene ostinatamente censurata: il profitto. In tutte le sue forme, nelle strutture pubbliche come in quelle private “convenzionate”, che ormai da noi funzionano esattamente nello stesso modo. Aziende, non più Ospedali. Il profitto stimato nel settore della #sanità si aggira attorno ai 25 miliardi di euro annui. E se si iniziasse a “tagliare” da lì? Con i soldi risparmiati dando vita ad ospedali non-profit, cioè a strutture che abbiano come obiettivo le migliori cure possibili per tutti e non il pareggio di bilancio, si potrebbe ricostruire una vera #sanità pubblica, cioè un servizio totalmente gratuito, di alta qualità…e molto meno costoso.
Si arriva a questo pensiero logico analizzando il fatto che ormai gli ospedali sono aziende ed il vero bene che si ricerca è quello economico del profitto e non certo quello delle persone,dove il pareggio di bilancio è molto più importate della salute.
Ci sono dati e tutti lo possiamo constatare che milioni di italiani non possono più permettersi cure adeguate al loro stato di malattia,con tagli su tagli alla spesa pubblica che mettono in difficoltà enormi soprattutto i pensionati che non ce la fanno a pagarsi le cure.
La sanità in Italia non dev'essere un privilegio di pochi ma deve essere una realtà alla portata di tutti.
Quanto deve costare la sanità?Quanto serve.
Ma quanto deve “costare” la #sanità? A mio avviso, l’unica risposta intelligente (e carica di giustizia) è: quanto serve, quanto serve per curare al meglio le persone che ne hanno bisogno. Tutte. IdeaImente, non un euro in più, né un euro in meno.
I rapporti ufficiali, invece, ci dicono che circa 10 milioni di italiani non possono curarsi come dovrebbero, perché non se lo possono più permettere. La spesa sanitaria italiana è di poco superiore ai 100 miliardi di euro annui. Troppi? Pochi? Chissà. La “spesa sanitaria” è però il costo per lo Stato, o meglio per la collettività, del “sistema sanitario”, non è quanto viene speso per curare le persone. C’è molto di più in quei 100 miliardi l’anno. Certamente ci sono un uso poco razionale delle risorse e la dannosa “medicina difensiva” a dilapidare danaro pubblico.
C’è però una cosa nella #sanità che costa più di tutto il resto e che viene ostinatamente censurata: il profitto. In tutte le sue forme, nelle strutture pubbliche come in quelle private “convenzionate”, che ormai da noi funzionano esattamente nello stesso modo. Aziende, non più Ospedali. Il profitto stimato nel settore della #sanità si aggira attorno ai 25 miliardi di euro annui. E se si iniziasse a “tagliare” da lì? Con i soldi risparmiati dando vita ad ospedali non-profit, cioè a strutture che abbiano come obiettivo le migliori cure possibili per tutti e non il pareggio di bilancio, si potrebbe ricostruire una vera #sanità pubblica, cioè un servizio totalmente gratuito, di alta qualità…e molto meno costoso.
sabato 1 agosto 2015
L'AFRICA TRA POCHI ANNI
L'articolo odierno è preso da Senza Soste e parla di un ragionamento che vedrà la popolazione africana aumentare con cifre considerevoli nel giro di una generazione,e di tutto quello che potrà accadere al di fuori dell'Africa con gli effetti concentrati soprattutto sull'Europa.
Mentre il vecchio continente è praticamente a crescita zero se non grazie all'aumento fornito dagli immigrati,più a sud l'aumento demografico è quasi a doppia cifra,mentre il capitalismo sta prendendo piede pure in Africa con sempre meno terra(la poca fertile)disponibile per gli agricoltori e sempre più gente ammassate nelle periferie gonfie di persone.
I flussi migratori conseguenti saranno sempre più ampi e ci sarà sempre maggior bisogno di manodopera in Europa con la popolazione che invecchia esponenzialmente mentre il Nord Africa e la fascia centrale è piena di giovani e giovanissimi pronti ad emigrare ad ogni costo,anche rischiando la vita.
Xenofobia e flussi migratori: un prodotto dello “sviluppo” capitalistico.
tratto da http://diciottobrumaio.blogspot.it/
Il vero filtro ai flussi migratori dall’Africa verso l’Europa è dato dal Sahara e dal Mediterraneo. Nel percorrere il deserto e nell’attraversare il mare avviene la prima grande selezione. L’Europa ha bisogno di quelle braccia, e se non di tutte almeno di una buona parte di esse, e tuttavia ciò che teme è di essere travolta da quel flusso. Perciò l’idea di affondare i barconi prima che partano dalle coste del Nord Africa. Vera ipocrisia, sia dal lato degli xenofobi che da quello dei compassionevoli.
L’inverno demografico ci minaccia e c’è bisogno di nuova forza-lavoro, debolissima nei diritti e arrendevole nelle richieste salariali. Chi sta raccogliendo le fragole in questi giorni, chi salirà le scale per le ciliegie e gli altri frutti nelle prossime settimane, chi piegherà la schiena per i pomodoro, e a settembre saranno gli studenti di Trento a cogliere le mele? Chi per tutto l’anno lavora nelle concerie di Arzignano, nelle fonderie dell’Alto Veneto, gli universitari di Ca’ Foscari?
Di fronte a 500 milioni di europei, di cui molti sono gli anziani, stanno 170 milioni di abitanti della costa tra il Marocco e l’Egitto, prevalentemente giovani e in movimento. Nell’Africa Subsahariana, dall’Atlantico all’Eritrea e passando per Nigeria, Mauritania, Ciad, Burkina Faso, Mali, più di mezzo miliardo di persone sono disposte a tutto pur di uscire dalla loro condizione, di fuggire dai conflitti e abbandonare metropoli fatte di distese sconfinate di baracche e miseria.
Lo sviluppo capitalistico sta investendo anche l’Africa, con una crescita del 5-7% annuo (l’Etiopia ha 80 milioni di abitanti ed è poverissima, ma cresce del 7 per cento l’anno). Le comunità contadine si stanno sfaldando, il furto delle loro terre non s’arresta, l’inurbamento crea enormi problemi, troppi milioni di uomini sono trasformati ogni anno in forza-lavoro che cerca un’occupazione per sopravvivere. Cala il tasso di mortalità infantile e la popolazione di alcuni Stati africani è destinata a raddoppiare nei prossimi vent’anni.
Gli ideologi da strapazzo dicono di avere un rimedio a tutto. Balle. A livello continentale in una generazione si passerà da un miliardo e 80 milioni a due miliardi di abitanti. Questi numeri vanno tradotti in pressioni migratorie. Non solo i flussi migratoti non si attenueranno, ma si faranno sempre più massicci. A questi problemi la classe dirigente europea sta rispondendo a chiacchiere, le forze politiche con degli slogan. Solo i cinesi hanno assunto, assecondando i propri interessi, un atteggiamento che rivela la consapevolezza delle trasformazioni in atto. Non per nulla nella nuova sede dell’Unione Africana, un grattacielo più maestoso del Palazzo di Vetro, c’è una targa con su scritto: “Dono del popolo cinese”.
24 luglio 2015
venerdì 31 luglio 2015
SARA' OTTOBRE CALDO IN EUSKAL HERRIA
Ottobre sarà in Euskal Herria un mese particolarmente caldo,più degli altri e più di adesso,perché comincerà il processo dell'Audencia Nacional di Madrid contro i membri di Askapena,l'associazione internazionalista basca caduta nel mirino e in maniera pesante da parte del tribunale speciale dell'inquisizione spagnola contro la libertà dei Paesi Baschi.(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2015/03/askapena-aurrera.html ).
I cinque compagni incarcerati,David,Aritz,Walter,Gabi,Unai hanno dalla loro tutta una comunità che si è coesa in un movimento popolare che processerà a sua volta lo Stato spagnolo,cercando di diffondere a più persone ed associazioni possibili la storia che continua a protrarsi e che vede il popolo basco ancor più sottomesso e ingabbiato,perseguitato ma mai domo.
Con l'aiuto non solo degli abitanti di Euskal Herria ma anche dei simpatizzanti che abitano in tutta Europa ed in tutto il mondo si darà voce alle pratiche vergognose e repressive,che utilizzano tuttora la tortura come metodo per estorcere presunte informazioni e confessioni,della Spagna che continua il suo lavoro imperialista a casa propria oltre che nel Sud America e nel Sahara.
L'articolo è preso da Infoaut.
Sul processo contro i 5 internazionalisti baschi di
Askapena.
In Euskal Herria, lo scorso 4 luglio, si è realizzata una
conferenza stampa per diffondere il movimento popolare che inizierà a partire da
settembre per denunciare il processo politico che colpisce i 5 compagni
internazionalisti baschi: David, Aritz, Walter, Gabi, Unai e contro i collettivi
Akapena, Askapeña e Elkartruke.
é così che, per rispondere direttamente e con forza a questo nuovo processo politico che inizierà il 19 ottobre presso l'Audencia Nacional Española, centinaia di attivisti dell'ambito dell'internazionalismo, della difesa dei diritti civili e politici e persone provenienti dai settori più compromessi con la lotta dell' Euskal Herria hanno presentato la piattaforma "HERRIAK LIBRE" (pueblos libres).
Questo movimento non solo non riconosce alcuna legittimità allo stato spagnolo di processare i compagni e le organizzazioni internazionaliste ma vuole inoltre portare avanti veri e propri processi popolari in tutta Euskal Herria. Sarà lo stesso popolo basco a processare lo stato spagnolo contro le sue pratiche imperialiste passate e presenti. Una pratica imperialista caratterizzata da un intervento coloniale e postcoloniale in Latinoamerica, nel Sahara, dalla sua presenza nella NATO e per la oppressione sistematica che esercita sia in Euskal Herria che nel resto dei popoli che ha sotto la sua giurisdizione.
Dalla piattaforma di Herriak Libre sono stati chiamati a rispondere e a partecipare i settori più popolari dei differenti popoli in lotta, solidali con Euskal Herria, per sommarsi a questa iniziative mettere anche noi lo stato spagnolo nel banco degli imputati.
Come comitati di solidarietà con il popolo basco, sollecitiamo le organizzazioni e i collettivi di nostri paesi a partecipare. In questo senso, con la stessa determinazione che ci porta da tanti anni a dimostrare la nostra solidarietà con la lotta del popolo basco, ci impegnamo a realizzare processi popolari contro lo stato spagnolo al quale accusiamo di negare sistematicamente i diritti collettivi e individuali in Euskal Herria.
Perché la solidarietà è la linfa dei popoli, processiamo lo stato spagnolo imperialista.
é così che, per rispondere direttamente e con forza a questo nuovo processo politico che inizierà il 19 ottobre presso l'Audencia Nacional Española, centinaia di attivisti dell'ambito dell'internazionalismo, della difesa dei diritti civili e politici e persone provenienti dai settori più compromessi con la lotta dell' Euskal Herria hanno presentato la piattaforma "HERRIAK LIBRE" (pueblos libres).
Questo movimento non solo non riconosce alcuna legittimità allo stato spagnolo di processare i compagni e le organizzazioni internazionaliste ma vuole inoltre portare avanti veri e propri processi popolari in tutta Euskal Herria. Sarà lo stesso popolo basco a processare lo stato spagnolo contro le sue pratiche imperialiste passate e presenti. Una pratica imperialista caratterizzata da un intervento coloniale e postcoloniale in Latinoamerica, nel Sahara, dalla sua presenza nella NATO e per la oppressione sistematica che esercita sia in Euskal Herria che nel resto dei popoli che ha sotto la sua giurisdizione.
Dalla piattaforma di Herriak Libre sono stati chiamati a rispondere e a partecipare i settori più popolari dei differenti popoli in lotta, solidali con Euskal Herria, per sommarsi a questa iniziative mettere anche noi lo stato spagnolo nel banco degli imputati.
Come comitati di solidarietà con il popolo basco, sollecitiamo le organizzazioni e i collettivi di nostri paesi a partecipare. In questo senso, con la stessa determinazione che ci porta da tanti anni a dimostrare la nostra solidarietà con la lotta del popolo basco, ci impegnamo a realizzare processi popolari contro lo stato spagnolo al quale accusiamo di negare sistematicamente i diritti collettivi e individuali in Euskal Herria.
Perché la solidarietà è la linfa dei popoli, processiamo lo stato spagnolo imperialista.
EHL - Amici e amiche di Euskal Herria
giovedì 30 luglio 2015
ROMA AL COLLASSO
Ormai la città di Roma sta vivendo uno scandalo quotidiano dietro l'altro che infanga sempre più la capitale italiana che tra scioperi,proteste,mafia,incendi e ribaltoni politici sta dando il peggio di sé con i protagonisti che governano la città che non sanno più che scusa campare.
Ovvio che l'eredità Alemanno è ancora pesante da digerire e prendo proprio spunto dall'ex podestà(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/08/comune-di-roma-o-regina-coeli.html )per parlare della protesta avvenuta davanti al Campidoglio da parte dei lavoratori Atac.
Partendo dal presupposto che l'azienda del trasporto pubblico romano era diventata rifugio di amici e parenti di Alemagno,una società piena di fascisti,terroristi e suoi familiari,la scelta di questi lavoratori di dire no alle privatizzazioni paventate dal sindaco attuale Marino e dal neo assessore Esposito,l'ennesimo elevato di grado viste le sue posizioni contro i No Tav,è legittima e attuale.
L'articolo preso da Infoaut parla della cattiva gestione del comune di un bene per i cittadini che in altre città fornisce utili e non debiti milionari per colpa degli amministratori del bene pubblico,ed i lavoratori Atac hanno ribadito questo concetto assieme al fatto che sono stati scaricate verso loro le cause dei problemi che attanagliano la città riguardo ai trasporti.
Roma: presidio al Campidoglio dei lavoratori Atac contro la privatizzazione.
Gli autisti dell’Atac, la società di trasporto pubblico locale di Roma,stanno protestato sotto il Campidoglio. Un ‘assedio sonoro’ a Palazzo Senatorio con fischietti e cori. Tutti in piazza per dire no alla privatizzazione, progetto annunciato dal sindaco di Roma Ignazio Marino per evitare il fallimento della municipalizzata che si occupa di trasporti. Tra gli striscioni portati in piazza ‘ ‘Per nascondere la verità c’hai messo contro l’intera città’, ‘False promesse e videomessaggi, son stati questi i veri disagi’. “Ieri il neo assessore Esposito ha detto che si prenderà tre mesi di tempo – spiegano i lavoratori – ma tre mesi non ci sono. Lui e ‘pinocchio’ Marino vogliono dare Atac in pasto ai privati d: il trasporto è un servizio pubblico e ha bisogno di rimanere tale. Il nostro obiettivo è che il servizio rimanga pubblico. Il presidio al Campifdoglio proseguirà anche nel pomeriggio.
Ovvio che l'eredità Alemanno è ancora pesante da digerire e prendo proprio spunto dall'ex podestà(vedi:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/08/comune-di-roma-o-regina-coeli.html )per parlare della protesta avvenuta davanti al Campidoglio da parte dei lavoratori Atac.
Partendo dal presupposto che l'azienda del trasporto pubblico romano era diventata rifugio di amici e parenti di Alemagno,una società piena di fascisti,terroristi e suoi familiari,la scelta di questi lavoratori di dire no alle privatizzazioni paventate dal sindaco attuale Marino e dal neo assessore Esposito,l'ennesimo elevato di grado viste le sue posizioni contro i No Tav,è legittima e attuale.
L'articolo preso da Infoaut parla della cattiva gestione del comune di un bene per i cittadini che in altre città fornisce utili e non debiti milionari per colpa degli amministratori del bene pubblico,ed i lavoratori Atac hanno ribadito questo concetto assieme al fatto che sono stati scaricate verso loro le cause dei problemi che attanagliano la città riguardo ai trasporti.
Roma: presidio al Campidoglio dei lavoratori Atac contro la privatizzazione.
Gli autisti dell’Atac, la società di trasporto pubblico locale di Roma,stanno protestato sotto il Campidoglio. Un ‘assedio sonoro’ a Palazzo Senatorio con fischietti e cori. Tutti in piazza per dire no alla privatizzazione, progetto annunciato dal sindaco di Roma Ignazio Marino per evitare il fallimento della municipalizzata che si occupa di trasporti. Tra gli striscioni portati in piazza ‘ ‘Per nascondere la verità c’hai messo contro l’intera città’, ‘False promesse e videomessaggi, son stati questi i veri disagi’. “Ieri il neo assessore Esposito ha detto che si prenderà tre mesi di tempo – spiegano i lavoratori – ma tre mesi non ci sono. Lui e ‘pinocchio’ Marino vogliono dare Atac in pasto ai privati d: il trasporto è un servizio pubblico e ha bisogno di rimanere tale. Il nostro obiettivo è che il servizio rimanga pubblico. Il presidio al Campifdoglio proseguirà anche nel pomeriggio.
mercoledì 29 luglio 2015
AZZOLLINI SALVATO DALLA GALERA
Il Patto del Nazareno non è ancora morto e sepolto,talvolta come nel caso del non procedere all'arresto di un personaggio di merda come il rappresentante Ncd Antonio Azzollini che se l'è cavata col voto dello schieramento Pd,Ncd,Forza Italia e dei verdiniani(non si sa ancora il nome ma dove andranno a parare lo si sa eccome),riemerge a fare vergognare parte dell'Italia che ancora si sdegna di essere rappresentata da tali individui.
L'articolo di Contropiano(http://contropiano.org/politica/item/32106-il-senato-salva-azzollini-pd-e-forza-italia-compatti )parla dell'avvenimento:ricordo tra l'altro che questo criminale rivolgendosi alle suore dell'ospedale vaticano disse la frase"da oggi in poi comando io,se no vi piscio in bocca"poiché praticamente dal 2001 a parte due anni è stato il presidente della commissione bilancio in Senato.
Il Senato salva Azzollini,Pd e Forza Italia compatti...
Ricordate quelli che solo due anni fa ancora vi intimidivano con l'indice alzato ("vota Pd, sennò vince Berlusconi")? Ricordate i girotondi?
Beh, il risultato è questo: il Senato ha votato a stragrande maggioranza il "no" all'arresto di Antonio Azzollini, ex presidente della Commissione bilancio di Palazzo Madama. Arresti domiciliari, peraltro, nenahce in carcere, richiesti dalla Procyra di Trani per la vicenda della casa di cura Divina Provvidenza.
Dopo una valutazione molto più "terrena", la Commissione per le immunità aveva autorevolmente espresso il suo parere: sì all'arresto.
Ma - dopo aver opportunamente chiesto il voto segreto - la maggioranza assoluta (due terzi, non si mettono insieme nenanche per le riforme costituzionali...) formata da Pd, alfaniani, berlusconiani e verdiniani ha stabilito che "basta, i magistrati la devono finire di mandarci in galera". Sono unti dal signore, mica ladruncoli di perfieria (per quelli "la pena di morte, ci vuole").
189 no, 96 sì e 17 astenuti, tutela ti dal segreto. Ufficiamente a favore dell'arresto si nono espressi soltanto il Movimento 5 Stelle (36 senatori) e Sel (7).
Solo dei complici abituati a trarsi d'impiccio col puro potere possono fare una cosa del genere. E applaudire il risultato dell'oscena votazione...
L'articolo di Contropiano(http://contropiano.org/politica/item/32106-il-senato-salva-azzollini-pd-e-forza-italia-compatti )parla dell'avvenimento:ricordo tra l'altro che questo criminale rivolgendosi alle suore dell'ospedale vaticano disse la frase"da oggi in poi comando io,se no vi piscio in bocca"poiché praticamente dal 2001 a parte due anni è stato il presidente della commissione bilancio in Senato.
Il Senato salva Azzollini,Pd e Forza Italia compatti...
Ricordate quelli che solo due anni fa ancora vi intimidivano con l'indice alzato ("vota Pd, sennò vince Berlusconi")? Ricordate i girotondi?
Beh, il risultato è questo: il Senato ha votato a stragrande maggioranza il "no" all'arresto di Antonio Azzollini, ex presidente della Commissione bilancio di Palazzo Madama. Arresti domiciliari, peraltro, nenahce in carcere, richiesti dalla Procyra di Trani per la vicenda della casa di cura Divina Provvidenza.
Dopo una valutazione molto più "terrena", la Commissione per le immunità aveva autorevolmente espresso il suo parere: sì all'arresto.
Ma - dopo aver opportunamente chiesto il voto segreto - la maggioranza assoluta (due terzi, non si mettono insieme nenanche per le riforme costituzionali...) formata da Pd, alfaniani, berlusconiani e verdiniani ha stabilito che "basta, i magistrati la devono finire di mandarci in galera". Sono unti dal signore, mica ladruncoli di perfieria (per quelli "la pena di morte, ci vuole").
189 no, 96 sì e 17 astenuti, tutela ti dal segreto. Ufficiamente a favore dell'arresto si nono espressi soltanto il Movimento 5 Stelle (36 senatori) e Sel (7).
Solo dei complici abituati a trarsi d'impiccio col puro potere possono fare una cosa del genere. E applaudire il risultato dell'oscena votazione...
martedì 28 luglio 2015
AMERIKKKA Vs BLACK PANTHERS
La notizia è un po' datata,considerato anche il fatto che la scintilla era scoccata ancora quando nello scorso mese di giugno c'era stata la provocazione dell'esposizione della bandiera dei confederati sudisti dalla Statehouse di Columbia e il massacro a Charleston(entrambe nel South Carolina)di nove persone di colore in una chiesa da parte di un neonazista,ma ricordare fa sempre bene.
Nello stesso periodo ero negli Usa e le notizie avevano destato molto scalpore nei telegiornali,e anche quando la bandiera sudista simbolo anche della segregazione razziale e dell'intolleranza verso gli afroamericani è stata rimossa,il Ku Klux Klan ha avuto la"brillante"idea di manifestare proprio davanti alla Statehouse di Columbia.
Naturalmente scortati dalla polizia hanno però trovato contro un folto gruppo di neri ma non solo che li hanno fatti desistere con le buon e con le cattive dal loro intento razzista strappando loro le bandiere naziste e confederate e dandogli qualche calcio in culo il che non guasta.
Risultato del pomeriggio una ventina di feriti e cinque arresti con quelli del white pride con la coda tra le gambe che si sono ritirati,presenti pure alcuni"veterani"del vecchio Kkk,fronteggiati dalle nuove leve del New black panters party affiancati dalla vecchia guardia.
Articolo preso da Infoaut(http://www.infoaut.org/index.php/blog/conflitti-globali/item/14889-lattentato-di-charleston-e-il-razzismo-sistemico-nella-societ%C3%A0-usa )dove ci sono foto e video.
USA: le Black Panther attaccano corteo del Ku Klux Klan. 20 feriti e 5 arresti.
Nel pomeriggio di ieri circa 50 membri dei “Loyal White Knights” del Ku Klux Klan hanno preso parte a una manifestazione nella città di Columbia, nel South Carolina, per protestare contro la recente rimozione della bandiera confederata degli stati sudisti dalla Statehouse (il parlamento locale). La decisione era stata presa nelle ultime settimane in seguito ad un acceso dibattito sulla simbologia razziale della bandiera secessionista, considerata un'icona della segregazione razziale e dell'intolleranza nei confronti degli afroamericani.
In seguito all'attentato contro la chiesa di Charleston per mano di un neonazista suprematista bianco una vasta campagna di sensibilizzazione antirazzista lanciata dal movimento Black Lives Matter aveva convinto i governatori di molti stati del Sud a rimuovere la bandiera incriminata; in tutta risposta sono cresciuti esponenzialmente gli attacchi incendiari contro le chiese della comunità black e le provocazioni delle più svariate sigle razziste, fino ad arrivare alla manifestazione di ieri pomeriggio.
I militanti del Ku Klux Klan si sono infatti dati appuntamento proprio davanti alla Statehouse di Columbia, sventolando le bandiere confederate insieme a quelle naziste e gridando insulti razzisti contro alcuni membri del New Black Panthers Party che si erano recati precedentemente sul posto per impedire la pantomima razzista. Decine di agenti in assetto antisommossa hanno però cercato subito di impedire il contatto tra i due gruppi, relegando la contromanifestazione - indetta dalle organizzazioni “Black Lawyers for Justice” e “Black Educators for Justice” - oltre le transenne che circondavano la piazza. Il presidio, accompagnato dagli slogan e dalle bandiere del “Black Power”, è rapidamente cresciuto superando in breve tempo le 2000 persone.
Non appena il KKK ha tentato di muoversi in corteo – ovviamente scortato dalla polizia in forze – decine di Black Panther sono quindi entrati in azione scatenando un vera e propria “caccia al suprematista”; il bilancio è di diverse bandiere confederate rubate e date alla fiamme, ma soprattutto di numerosi neonazisti dolenti e sanguinanti per i colpi ricevuti (come ben dimostrano questi video 1 e 2). Dopo circa un'ora di scontri, che hanno portato al ferimento di 20 persone e all'arresto di 5, è tornata la calma con i pochi superstiti del Klan costretti ad allontanarsi dalla piazza riconquistata dalle Black Panthers, dove diversi interventi hanno ribadito la necessità di opporsi con ogni mezzo necessario alle provocazioni di suprematisti e razzisti.
lunedì 27 luglio 2015
MACELLERIA SOCIALE
L'articolo preso da Senza Soste parla di uno stratagemma che alla fine sono solo parole e una promessa molto difficilmente digeribile da parte degli italiani,che Renzi e il suo governo vogliono attuare sulla pelle dei cittadini in cambio di un taglio delle tasse,si parla di togliere l'Imu sulle prime case,e che toccherà la sanità.
Infatti sono previsti dieci miliardi di Euro di taglia alla spesa pubblica sulla sanità,che assieme alle pensioni ed all'istruzione sono i settori preferiti per fare sforbiciate nette favorendo e incentivando sempre più il settore privato in tutti questi distinti capitoli della spesa pubblica italiana.
Si minacciano nuovamente i medici di base dicendo che potrebbero essere loro a pagare le spese diagnostiche inutili,la cui necessità verrà stabilita da appositi organismi in modo tale che chi potrà permettersi esami talvolta costosi potrà farlo grazie alle cliniche private,e chi non potrà permetterselo si potrà rivolgere direttamente alle agenzie funebri.
Questo avvicinarsi sempre più alla linea statunitense non solo per quanto riguarda la previdenza sociale e l'istruzione,ma in modo ancor più drammatico alla sanità,è il risultato di vent'anni di macelleria sociale che i vari governi hanno continuato ad elaborare in maniera nemmeno occulta,col risultato solito che chi solo avrà la possibilità economica di integrare la pensione,pagare l'istruzione e permettersi di potersi curare potrà farlo solamente nel settore privato.
Per gli altri ci sarà la povertà,l'ignoranza e la morte.
"Buona sanità", senza più esami diagnostici
tratto da http://contropiano.org
Il governo vuol chiudere la sanità pubblica. A colpi successivi, senza pause. L'obiettivo era già chiaro da anni, perché da oltre 20 a questa parte tutti i governi - senza eccezioni né differenze tra destra e presunto “centrosinistra” - hanno proceduto nell'identica direzione. Del resto, è una direttiva europea piutosto chiara: le spese pubbliche vanno tagliate per mettere in ordine i conti, e il grosso della spesa si concentra in tutti i paesi in tre capitoli: sanità, pensioni e istruzioni. Sono anni, del resto, che sintetizziamo per i nostri lettori questo programma con il titolo dovete morire prima.
Macelleria sociale ordinata dall'alto ed eseguita con entusiasmo criminale da parte delle amministrazioni regional-nazionali. Ma naturalmente presentata come l'opposto. E quindi “buona scuola”, “pensioni eque” (non ci chiedete lo stipendio di Tito Boeri, però) e ora anche “buona sanità”. Che nelle parole di Yoram Gutgeld, deputato Pd renzianissimo, sostituto di Carlo Cottarelli alla spending review, suonano più che altro come “addio sanità”.
L'intervista è apparsa sul giornale del partito, La Repubblica, ed è quindi totalmente attendibile.
A cominciare dall'obiettivo finanziario, quantificato in 10 miliardi. Come scavare una voragine di queste dimensioni senza dichiarare che la salute dei cittadini – specie di quelli meno abbienti, che possono ricorrere solo alla sanità pubblica – è l'ultima preoccupazione di questo governo?
Semplice: si parte col dire che la situazione è molto articolata, ci sono “ospedali gestiti bene e altri malissimo” (com'è noto a tutti, a cominciare da utenti e lavoratori della sanità). Poi si prendono esempi apicali di dissesto finanziario ("Ci sono ospedali che hanno squilibri nella gestione economica di decine di milioni, dovremo intervenire") e di lì si comincia a trattare ogni cosa come se fosse di questa natura.
Ma sia chiaro, a Renzi e Gutgeld interessa lanciare un messaggio “positivo”: "Non faremo scelte da ragionieri, ma ci preoccupa migliorare l'operatività e i servizi dello Stato". Buona sanità a tutti, insomma.
"Abbiamo ospedali gestiti bene ed altri meno bene. Noi crediamo che sia giusto prevedere che questi ospedali facciano uno sforzo per equilibrare la gestione economica nell'arco di un determinato numero di anni". Punendo quelli che non ci riescono, senza star lì a questionare sul perché (ci sono dirigenti che rubano oppure un bacinodi utenti troppo ampio? Chissenefrega, dicono a palazzo Chigi).
"Abbiamo ospedali gestiti bene ed altri meno bene. Noi crediamo che sia giusto prevedere che questi ospedali facciano uno sforzo per equilibrare la gestione economica nell'arco di un determinato numero di anni". Punendo quelli che non ci riescono, senza star lì a questionare sul perché (ci sono dirigenti che rubano oppure un bacinodi utenti troppo ampio? Chissenefrega, dicono a palazzo Chigi).
"I meccanismi dovranno essere concordati con la conferenza Stato-Regioni. Sarà un processo progressivo". Anche perché si sono "differenze importanti tra Regioni e all'interno di singole regioni nelle prescrizioni di esami clinici. Uno dei motivi è la cosiddetta 'medicina difensiva', esami prescritti per non incorrere nel rischio di cause legali dei pazienti".
Il fenomeno è noto e anche abbastanza esteso. C'entra il livello medio di competenza dei medici in un campo in cui molte patologie presentano aspetti complessi, che richiedrebbero molte competenze convergenti; c'entra la “cultura” di un popolo spesso convinto che a “far causa” ci si guadagna sempre (anche se non è affatto vero; provate a far causa a una banca e vedrete...). Alla fine molti medici prescrivono un'analisi in più per esser certi di aver azzeccato la prognosi o per mettersi al riparo, sul piano documentale, da una possibile rivalsa. Diciamo che basterebbe trasferire la responsabilità civile dal singolo medico alla struttura ospedaliera e il fenomeno si ridurrebbe quasi per magia.
E invece il governo punta a ridurre gli esami diagnostici: per la diagnostica, dice Gutgeld, "ragioneremo insieme alla Conferenza Stato-Regioni su obiettivi specifici utilizzando soglie di riferimento". Serve una traduzione, vero? Significa che il governo fisserà un numero definito “ottimale” di esami diagnostici in percentuale alla popolazione. E una volta arrivati a quel limite ogni struttura sanitaria e ogni singolo operatore sarà “incentivato”a non prescrivere esami. Se non a pagamento de singolo malato.
È un meccanismo fondamentalmente criminale, che lascerà un numero al momento indefinibile di pazienti privi di diagnosi accurate, quindi più esposti a errori o peggioramenti della malattia. Ma non per l'ineffabile Gutgeld: "anzi, questo nuovo approccio per rendere le strutture più efficienti porterà nel tempo non solo un risparmio ma un miglior livello di servizio".
Abbiate fede, perché solo un dio vi potrà salvare...
27 luglio 2015
sabato 25 luglio 2015
ERDOGAN,L'ISIS E IL KURDISTAN
Breve commento all'articolo preso da Contropiano(http://contropiano.org/internazionale/item/32039-ankara-dichiara-guerra-all-is-ma-bombarda-i-curdi-si-di-obama-all-invasione-della-siria )per quello che dal punto di vista della logica di uno Stato qualsiasi cozzerebbe contro qualsiasi principio di coerenza,ma in Turchia non è così.
Il sempre più contestato Erdogan cerca l'appoggio americano fornendo delle basi nei pressi dei confini con la Siria per meglio colpire l'armata dell'Isis,bombarda pure lui le truppe islamiche estremiste ma allo stesso tempo colpisce i guerriglieri del Pkk che finora da soli hanno combattuto in prima persona le truppe dell'esercito dei fanatici Isis difendendo gli stessi confini turchi che fanno parte della zona curda e dando esempio al mondo intero della strenua resistenza di Kobane.
Inoltre ci sono state retate ed arresti di centinaia di curdi militanti tra le file delle suddette milizie che hanno lasciato sul campo d battaglia decine di compagni per contrastare l'ascesa dell'Isis:un pastrocchio tutto curdo con una regia credo più ampia.
Ankara “dichiara guerra” all’Is ma bombarda i curdi. Si di Obama all'invasione della Siria
Che l’inizio delle operazioni militari contro le postazioni dello Stato Islamico in Siria nascondesse obiettivi diversi da quelli dichiarati era evidente fin da subito. E’ bastato ascoltare il discorso al paese del premier uscente Ahmet Davutoglu per comprendere come il nemico numero uno di Ankara rimangano i curdi e il governo di Damasco. Se qualche bombardamento contro i miliziani jihadisti dall’altra parte della frontiera servirà a tranquillizzare la scioccata opinione pubblica interna e al contempo a preparare l’intervento diretto nel nord della Siria spazzando via l’autogoverno che i curdi del Pyd hanno costruito insieme alle altre comunità del Rojava ben venga, deve essere il pensiero prevalente nello stato maggiore del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo di Erdogan.
Ed infatti a poche ore dall’inizio dei cannoneggiamenti delle postazioni dello Stato Islamico e dei bombardamenti di alcune ‘casematte’ jihadiste da parte dei caccia turchi in Siria, ecco che la strategia di Ankara sembra delinearsi molto più chiaramente.
Partendo dal fatto - la prima vittoria di Erdogan dopo una lunga serie di rovesci - non certo secondario, che il regime turco ha concesso agli Stati Uniti l’uso della base aerea turca di Incirlik per bombardare obiettivi dell’Isis, ma solo in cambio del si di Obama a una storica richiesta di Ankara: imporre una no-fly zone sul nord della Siria. Secondo quanto hanno rivelato i quotidiani Hurriyet e Sabah, l’accordo tra Erdogan e Obama prevede che le forze armate turche possano stabilire una “zona di non volo” lunga 90 chilometri all’interno del territorio di Damasco, tra le cittadine siriane di Marea e Jarabulus, rafforzata da una zona cuscinetto sul terreno profonda ben 50 chilometri all'interno del territorio siriano. Di fatto Ankara si prenderebbe un pezzo di Siria, con la scusa di difendere i suoi confini dalle infiltrazioni jihadiste. In realtà il regime islamista turco da anni permette ai miliziani del Califfato e di altre organizzazioni fondamentaliste di attraversare a proprio piacimento il confine, ha concesso loro armi e rifornimenti, basi di appoggio sul proprio territorio e addirittura di potersi curare negli ospedali turchi. E’ evidente che la no-fly zone e la ‘zona cuscinetto’ in territorio siriano servono a mettere i piedi in un paese sul quale Ankara accampa rivendicazioni territoriali e di cui vuole rovesciare il governo, spazzando via al contempo le milizie curde e ottenendo la possibilità di trasferirvi centinaia di migliaia di profughi siriani che hanno finora trovato rifugio nel sud della Turchia.
In base all’accordo raggiunto tra Washington e Ankara, scrive Hurriyet, "gli aerei Usa equipaggiati con bombe e missili potranno usare la base di Incirlik" per effettuare raid contro l'Isis. Naturalmente i caccia del governo siriano non potranno entrare nella no-fly zone e potranno essere abbattuti se lo faranno. Non è previsto l'invio di truppe di terra Usa in Turchia, ma 50 militari statunitensi arriveranno a Incirlik per dare supporto tecnico ai propri caccia. L'intesa riguarda solo questa base Nato, ma i caccia Usa potranno utilizzare anche gli aeroporti militari di Batman, Diyarbakir e Malatya in caso di emergenza.
Nella 'zona cuscinetto' - che sarà chiamata free zone, "area libera" - non è previsto un intervento via terra dell'esercito turco, ma che il territorio sotto custodia di Ankara venga controllato dalle milizie dell'Esercito Siriano Libero, altra marionetta del fronte anti-Assad e anti-curdo.
Intanto sono i caccia turchi a sganciare bombe. Secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa questa notte i bombardieri di Ankara hanno continuato i raid contro le postazioni dei jihadisti in territorio siriano, anche se non è dato sapere né dove esattamente né quali siano stati i danni inflitti al Califfato. Ma soprattutto i caccia turchi hanno preso a bombardare le basi della guerriglia curda. Ad essere prese di mira sono state alcune basi del Partito dei Lavoratori del Kurdistan sulle montagne del nord dell’Iraq, nella zona di Qandil. Numerosi i villaggi colpiti e i civili feriti secondo quanto raccontano i testimoni oculari. Il centro stampa della guerriglia curda delle HPG ha diffuso in rete una dichiarazione sui bombardamenti. “Come Centro di Comando di Difesa del Popolo, vi annunciamo che il cessate il fuoco è stato rotto unilateralmente dallo Stato turco e dal suo esercito. Il 24 luglio, alle ore 23:00 circa, numerosi aerei da guerra appartenenti all’esercito turco hanno cominciato a bombardare pesantemente le zone di Medya e in particolare la regione Behdinan. I bombardamenti hanno colpito ininterrotamente le aree di Kandil e Xakurkê (...)."
Ieri sera, mentre i caccia turchi decollavano dalle loro basi, i siti web di alcuni organi di informazione - Dicle News Agency, Firat News Agency, Hawar News Agency, Rojews e il giornale Özgür Gündem - sono stati bloccati dal regime turco.Una nuova ondata di bombardamenti aerei sulle località del Kurdistan iracheno dove la guerriglia del Pkk ha le sue basi è stata lanciata nella tarda mattinata di oggi.
E come se non bastasse migliaia di poliziotti e di agenti dei nuclei speciali dell’antiterrorismo sono tuttora impegnati nella seconda ondata di una maxiretata che già ieri aveva portato all’arresto di circa 590 persone. Di questi la maggior parte, varie centinaia, sono militanti delle organizzazioni politiche curde e dell’estrema sinistra turca, e poche decine i membri di sigle legati all’universo jihadista, tra i quali anche alcuni volontari stranieri di Al Qaeda o dello Stato Islamico. Stamattina sono continuati i blitz, le perquisizioni e gli arresti ad Istanbul, ad Ankara, ad Adana, Konya e Manisa, con l’uso di blindati ed elicotteri.
Il sempre più contestato Erdogan cerca l'appoggio americano fornendo delle basi nei pressi dei confini con la Siria per meglio colpire l'armata dell'Isis,bombarda pure lui le truppe islamiche estremiste ma allo stesso tempo colpisce i guerriglieri del Pkk che finora da soli hanno combattuto in prima persona le truppe dell'esercito dei fanatici Isis difendendo gli stessi confini turchi che fanno parte della zona curda e dando esempio al mondo intero della strenua resistenza di Kobane.
Inoltre ci sono state retate ed arresti di centinaia di curdi militanti tra le file delle suddette milizie che hanno lasciato sul campo d battaglia decine di compagni per contrastare l'ascesa dell'Isis:un pastrocchio tutto curdo con una regia credo più ampia.
Ankara “dichiara guerra” all’Is ma bombarda i curdi. Si di Obama all'invasione della Siria
Che l’inizio delle operazioni militari contro le postazioni dello Stato Islamico in Siria nascondesse obiettivi diversi da quelli dichiarati era evidente fin da subito. E’ bastato ascoltare il discorso al paese del premier uscente Ahmet Davutoglu per comprendere come il nemico numero uno di Ankara rimangano i curdi e il governo di Damasco. Se qualche bombardamento contro i miliziani jihadisti dall’altra parte della frontiera servirà a tranquillizzare la scioccata opinione pubblica interna e al contempo a preparare l’intervento diretto nel nord della Siria spazzando via l’autogoverno che i curdi del Pyd hanno costruito insieme alle altre comunità del Rojava ben venga, deve essere il pensiero prevalente nello stato maggiore del Partito per la Giustizia e lo Sviluppo di Erdogan.
Ed infatti a poche ore dall’inizio dei cannoneggiamenti delle postazioni dello Stato Islamico e dei bombardamenti di alcune ‘casematte’ jihadiste da parte dei caccia turchi in Siria, ecco che la strategia di Ankara sembra delinearsi molto più chiaramente.
Partendo dal fatto - la prima vittoria di Erdogan dopo una lunga serie di rovesci - non certo secondario, che il regime turco ha concesso agli Stati Uniti l’uso della base aerea turca di Incirlik per bombardare obiettivi dell’Isis, ma solo in cambio del si di Obama a una storica richiesta di Ankara: imporre una no-fly zone sul nord della Siria. Secondo quanto hanno rivelato i quotidiani Hurriyet e Sabah, l’accordo tra Erdogan e Obama prevede che le forze armate turche possano stabilire una “zona di non volo” lunga 90 chilometri all’interno del territorio di Damasco, tra le cittadine siriane di Marea e Jarabulus, rafforzata da una zona cuscinetto sul terreno profonda ben 50 chilometri all'interno del territorio siriano. Di fatto Ankara si prenderebbe un pezzo di Siria, con la scusa di difendere i suoi confini dalle infiltrazioni jihadiste. In realtà il regime islamista turco da anni permette ai miliziani del Califfato e di altre organizzazioni fondamentaliste di attraversare a proprio piacimento il confine, ha concesso loro armi e rifornimenti, basi di appoggio sul proprio territorio e addirittura di potersi curare negli ospedali turchi. E’ evidente che la no-fly zone e la ‘zona cuscinetto’ in territorio siriano servono a mettere i piedi in un paese sul quale Ankara accampa rivendicazioni territoriali e di cui vuole rovesciare il governo, spazzando via al contempo le milizie curde e ottenendo la possibilità di trasferirvi centinaia di migliaia di profughi siriani che hanno finora trovato rifugio nel sud della Turchia.
In base all’accordo raggiunto tra Washington e Ankara, scrive Hurriyet, "gli aerei Usa equipaggiati con bombe e missili potranno usare la base di Incirlik" per effettuare raid contro l'Isis. Naturalmente i caccia del governo siriano non potranno entrare nella no-fly zone e potranno essere abbattuti se lo faranno. Non è previsto l'invio di truppe di terra Usa in Turchia, ma 50 militari statunitensi arriveranno a Incirlik per dare supporto tecnico ai propri caccia. L'intesa riguarda solo questa base Nato, ma i caccia Usa potranno utilizzare anche gli aeroporti militari di Batman, Diyarbakir e Malatya in caso di emergenza.
Nella 'zona cuscinetto' - che sarà chiamata free zone, "area libera" - non è previsto un intervento via terra dell'esercito turco, ma che il territorio sotto custodia di Ankara venga controllato dalle milizie dell'Esercito Siriano Libero, altra marionetta del fronte anti-Assad e anti-curdo.
Intanto sono i caccia turchi a sganciare bombe. Secondo quanto riferito dalle agenzie di stampa questa notte i bombardieri di Ankara hanno continuato i raid contro le postazioni dei jihadisti in territorio siriano, anche se non è dato sapere né dove esattamente né quali siano stati i danni inflitti al Califfato. Ma soprattutto i caccia turchi hanno preso a bombardare le basi della guerriglia curda. Ad essere prese di mira sono state alcune basi del Partito dei Lavoratori del Kurdistan sulle montagne del nord dell’Iraq, nella zona di Qandil. Numerosi i villaggi colpiti e i civili feriti secondo quanto raccontano i testimoni oculari. Il centro stampa della guerriglia curda delle HPG ha diffuso in rete una dichiarazione sui bombardamenti. “Come Centro di Comando di Difesa del Popolo, vi annunciamo che il cessate il fuoco è stato rotto unilateralmente dallo Stato turco e dal suo esercito. Il 24 luglio, alle ore 23:00 circa, numerosi aerei da guerra appartenenti all’esercito turco hanno cominciato a bombardare pesantemente le zone di Medya e in particolare la regione Behdinan. I bombardamenti hanno colpito ininterrotamente le aree di Kandil e Xakurkê (...)."
Ieri sera, mentre i caccia turchi decollavano dalle loro basi, i siti web di alcuni organi di informazione - Dicle News Agency, Firat News Agency, Hawar News Agency, Rojews e il giornale Özgür Gündem - sono stati bloccati dal regime turco.Una nuova ondata di bombardamenti aerei sulle località del Kurdistan iracheno dove la guerriglia del Pkk ha le sue basi è stata lanciata nella tarda mattinata di oggi.
E come se non bastasse migliaia di poliziotti e di agenti dei nuclei speciali dell’antiterrorismo sono tuttora impegnati nella seconda ondata di una maxiretata che già ieri aveva portato all’arresto di circa 590 persone. Di questi la maggior parte, varie centinaia, sono militanti delle organizzazioni politiche curde e dell’estrema sinistra turca, e poche decine i membri di sigle legati all’universo jihadista, tra i quali anche alcuni volontari stranieri di Al Qaeda o dello Stato Islamico. Stamattina sono continuati i blitz, le perquisizioni e gli arresti ad Istanbul, ad Ankara, ad Adana, Konya e Manisa, con l’uso di blindati ed elicotteri.
venerdì 24 luglio 2015
SAPEVAMO GIA' CHI ERA STATO
All'indomani della sentenza definitiva sulla strage di Stato avvenuta a Brescia il 28 maggio 1974 in Piazza della Loggia quando un ordigno fascista uccise otto persone ferendone un centinaio,la notizia mi lascia qualcosa di vuoto e non mi piace molto al di là del fatto che la matrice di estrema destra insabbiata dai servizi segreti è stata finalmente acclarata.
Se infatti Maggi e Tramonte,l'ex capoccia di Ordine Nuovo e il neofascista nonché fantoccio del Sid,hanno ottenuto l'ergastolo,altri nomi sono stati dimenticati almeno dalla giustizia italiana,ovvero i vari Zorzi,Rauti,Delfino e Maifredi:per alcuni di loro la morte è già sopravvenuta,per gli altri la libertà è ancora un supplizio per i parenti e gli amici delle vittime della strage.
L'articolo di Infoaut parla della sentenza della corte d'assise d'appello di Milano e della cronologia di questi 41 anni passati tra un processo e l'altro,con la sola consapevolezza di sapere già dallo stesso giorno chi fosse stato a compiere quella carneficina.
Vedi anche:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/04/unaltra-vittoria-per-lo-statoquello-dei.html .
Vedi anche:http://mascheraaztecaeildottornebbia.blogspot.it/2012/04/unaltra-vittoria-per-lo-statoquello-dei.html .
Strage di Piazza Loggia: 41 anni dopo il primo pezzetto di verità giudiziaria.
La
seconda corte d’assise di appello di Milano, mercoledì 22 luglio 2015, ha
comminato due ergastoli per la strage fascista, di Stato e della Nato di
Piazza della Loggia a Brescia, il 28 maggio 1974.
Condannati l’ex ispettore per il Triveneto del movimento
stragista e fascista Ordine Nuovo, Carlo Maria Maggi, e il neofascista –
e fonte dei servizi segreti, l’allora Sid, Maurizio Tramonte, alias “Fonte
Tritone”.
Questo l’esito del dodicesimo processo per l’eccidio che causò otto morti (la
nona vittima, Giacomo Corvini, morì nel 1976 a seguito dei danni riportati) e
oltre cento feriti, alle 10.12 del 28 maggio 1974, durante una manifestazione
antifascista indetto dall’allora Comitato Unitario Permanente Antifascista e dai
sindacati confederali in risposta alle continue provocazioni, intimidazioni,
pestaggi ed attentati di matrice fascista che nei mesi precedenti avevano
colpito la città, violenze figlie della liaison tra neofascisti,
industriali e pezzi delle “istituzioni”, diventate nel corso degli anni per la
narrazione mainstream…”deviate”.
41 anni dopo la strage, la seconda corte d’assise d’appello di Milano mette
quindi il primo, parziale, punto fermo giudiziario: quella strage fu di matrice
neofascista (e ordinovista) e fu orchestrata da Carlo Maria Maggi, medico
veneziano, allora ispettore di Ordine Nuovo per il Triveneto, condannato oggi
all’ergastolo, così come il neofascista ed ex Fonte Tritone dei servizi segreti,
Maurizio Tramonte.
In attesa delle motivazioni, e del probabile ricorso in Cassazione dei legali
dei due condannati, i giudici milanesi paiono aver fatto proprie le dure
critiche della Cassazione che, bocciando le precedenti assoluzioni disposte a
Brescia, avevano descritto Tramonte come soggetto troppo “intraneo” alla destra
eversiva per essere un semplice informatore, che peraltro “non raccontava ciò
che sapeva o aveva fatto”. Maggi invece fu “propugnatore” della strage, come già
confermato dal racconto di Carlo Digilio, l’armiere di Ordine Nuovo, poi
deceduto.
Fascisti, industriali e servizi: lo stesso milieu in cui maturarono
le numerose stragi, omicidi e violenze di quegli anni, prima tra tutte quella di
piazza Fontana del 12 dicembre 1969 a Milano, per cui però gli imputati – gli
ordinovisti, stavolta padovani, Franco Ventura e Franco Freda – sono andati
assolti, nonostante le sentenze abbiano accertato in modo indiscutibile la
responsabilità delle stesse cellule di Ordine Nuovo al centro del processo per
Piazza della Loggia.
Anche a Brescia, mancano ancora all’appello della verità –
giudiziaria, non certo di quella storica e delle migliaia di compagne e compagni
che vissero sulla propria pelle quegli anni, e di tutte e tutti quelli che nei
decenni successivi hanno portato avanti quella memoria nelle pratiche quotidiane
di lotta – i nomi precisi dei mandanti politici e delle coperture
istituzionali, nazionali (Carabinieri, come il generale Francesco Delfino, e
servizi stessi) e internazionali (Gladio e Nato) per decenni a tutela della
manovalanza fascista.
COMMENTI E ANALISI –
Il commento sulla sentenza dell’avvocato Federico Sinicato,
legale di parte civile al processo.
Il commento odierno di Saverio Ferrari, dell’Osservatorio
democratico sulle nuove destre e autore, giovedì 23 luglio, di un articolo sulla
sentenza apparso su “Il Manifesto”.
TRE INCHIESTE, DODICI PROCESSI: CRONOLOGIA –
2 giugno 1979 – I giudici della Corte d’assise di Brescia condannano
all’ergastolo Ermanno Buzzi e a dieci anni Angelino Papa mentre assolvono gran
parte delle 16 persone incriminate dal pm Francesco Trovato e dal giudice
istruttore Domenico Vino li condannano a pene inferiori per detenzione di
esplosivi o per altri attentati.
18 aprile 1981 – Buzzi e’ strangolato dai ‘camerati’ Mario Tuti e Pierluigi
Concutelli nel supercarcere di Novara, temendo che fosse intenzionato a fare
dichiarazioni nell’imminente processo d’appello.
2 marzo 1982 – I giudici della Corte d’assise d’appello di Brescia assolvono
tutti gli imputati, compreso Angelino Papa; nelle motivazioni definiranno Buzzi
‘un cadavere da assolvere’.
30 novembre 1984 – La Cassazione annulla la sentenza di appello e dispone un
nuovo processo per Nando Ferrari, Angelino e Raffaele Papa e Marco De Amici.
23 marzo 1984 – Il pm Michele Besson e il giudice istruttore Gian Paolo Zorzi
aprono la seconda inchiesta. Imputati i neofascisti Cesare Ferri, il fotomodello
Alessandro Stepanoff e Sergio Latini.
20 aprile 1985 – La Corte d’assise d’appello di Venezia assolve tutti gli
imputati del primo processo bresciano.
23 maggio 1987 – I giudici di Brescia assolvono per insufficienza di prove
Ferri, Latini e Stepanoff. Ferri e Latini sono assolti anche dall’omicidio di
Buzzi che, secondo i pentiti, avrebbero fatto uccidere perche non parlasse.
25 settembre 1987 – La Cassazione conferma la sentenza di assoluzione dei
giudici della Corte d’appello di Venezia e pone fine alla prima inchiesta sulla
strage.
10 marzo 1989 – La Corte d’assise d’appello di Brescia assolve con formula
piena Ferri, Stepanoff e Latini.
13 novembre 1989 – La prima sezione della Corte di Cassazione, presieduta
dal…famigerato Corrado Carnevale, conferma e rende definitive le assoluzioni di
Ferri, Stepanoff e Latini.
23 maggio 1993 – Il giudice istruttore Gian Paolo Zorzi proscioglie gli
ultimi imputati dell’inchiesta bis. Quello stesso anno comincia la terza
inchiesta, quella “veneta”.
16 novembre 2010 – I giudici della Corte d’assise di Brescia assolvono tutti
i cinque imputati (Delfo Zorzi, Carlo Maria Maggi, Maurizio Tramonte, Francesco
Delfino e Pino Rauti) con la vecchia insufficienza di prove. Revocata la misura
cautelare nei confronti dell’ex ordinovista Delfo Zorzi che vive in Giappone,
protetto ancora oggi.
14 aprile 2012 – La Corte d’appello di Brescia conferma la sentenza di primo
grado mandando assolti i quattro imputati, Zorzi, Maggi, Tramonte e Delfino, per
i quali era stato proposto ricorso dalla procura.
21 febbraio 2014 – La Cassazione stabilisce che un nuovo processo dovra’
accertare le responsabilita’ di due degli imputati che nei processi di primo e
secondo grado erano stati assolti: Maurizio Tramont e Carlo Maria Maggi. Assolto
definitivamente Delfo Zorzi.
22 luglio 2015 – La Corte di assise di appello di Milano, nel processo-bis di
secondo grado, condanna all’ergastolo Maggi e Tramonte.
tratto da radio onda
d'urto
mercoledì 22 luglio 2015
RISSE IN FAMIGLIA
Non potevo non riprendere il titolo del post preso da Senza Soste perché quello che è accaduto a Roma ma anche ultimamente in altre zone d'Italia come nella provincia di Treviso,ma anche qui a Crema ma con connotazioni differenti,perché la reazione della celere in alcuni scontri contro manifestanti di estrema destra per i motivi razzisti di contrastare l'accoglienza dei migranti,è stata semplicemente faziosa.
Nulla di scioccante comunque,da sempre la polizia lavora di mala voglia quando c'è da randellare appartenenti al neofascismo o solo elementi riconducibili alla destra,la rabbia e la determinazione l'hanno sempre tenuta contro gli antagonisti,la gente della sinistra,i mangia bambini,i comunisti e gli anarchici.
Lì sì che danno il meglio di loro,lì davvero fioccano esplosioni d'amore verso i manifestanti,lì ci scappa il morto e i giorni di prognosi per un buffetto in testa:anche se l'articolo parla della rissa in famiglia tra celere e Caga Povnd a Roma dove si sono incrociati padre celerino e figlio ca$$apovndista(Adrian Lauro è uno di quelli che hanno fatto carriera dopo Genova 2001)la storia è sempre la stessa e credo non cambierà mai,anzi sarà sempre peggio.
Vai in piazza a protestare per avere un lavoro o per difendere i diritti se ce l'hai e ti bastonano,se vai per bloccare un pullman di profughi no,si tolgono il casco;se vai per strada per difendere il tuo diritto per la casa ti massacrano,se vai per esprimere le tue idee di merda fasciste ti proteggono e tu vieni randellato,e via così.
Aggiungo pure questo link:http://voxnews.info/2015/07/20/profughi-dilaga-malcontento-poliziotti-ci-fate-manganellare-la-nostra-gente/ .
La rissa in famiglia: i rapporti perversi tra Casapound e Polizia in via del Casale di San Nicola.
Nulla di scioccante comunque,da sempre la polizia lavora di mala voglia quando c'è da randellare appartenenti al neofascismo o solo elementi riconducibili alla destra,la rabbia e la determinazione l'hanno sempre tenuta contro gli antagonisti,la gente della sinistra,i mangia bambini,i comunisti e gli anarchici.
Lì sì che danno il meglio di loro,lì davvero fioccano esplosioni d'amore verso i manifestanti,lì ci scappa il morto e i giorni di prognosi per un buffetto in testa:anche se l'articolo parla della rissa in famiglia tra celere e Caga Povnd a Roma dove si sono incrociati padre celerino e figlio ca$$apovndista(Adrian Lauro è uno di quelli che hanno fatto carriera dopo Genova 2001)la storia è sempre la stessa e credo non cambierà mai,anzi sarà sempre peggio.
Vai in piazza a protestare per avere un lavoro o per difendere i diritti se ce l'hai e ti bastonano,se vai per bloccare un pullman di profughi no,si tolgono il casco;se vai per strada per difendere il tuo diritto per la casa ti massacrano,se vai per esprimere le tue idee di merda fasciste ti proteggono e tu vieni randellato,e via così.
Aggiungo pure questo link:http://voxnews.info/2015/07/20/profughi-dilaga-malcontento-poliziotti-ci-fate-manganellare-la-nostra-gente/ .
La rissa in famiglia: i rapporti perversi tra Casapound e Polizia in via del Casale di San Nicola.
tratto da http://www.militant-blog.org
Il dirigente di piazza degli scontri di via del Casale di San Nicola, Adriano Lauro (nella foto a destra in camicia bianca), è un nome che potrebbe dire poco ai compagni più giovani. Per chi invece ha vissuto le tragiche giornate di Genova, questo nome è impresso indelebile nella memoria collettiva di una giornata, quella del 20 luglio 2001: “Bastardo! Lo hai ucciso tu, lo hai ucciso! Bastardo! Tu l’hai ucciso, col tuo sasso, pezzo di merda! Col tuo sasso l’hai ucciso! Prendetelo!”, gridava l’allora giovane vicequestore Adriano ad un manifestante in piazza Alimonda. Una piazza ormai svuotata di gente e in cui giaceva in una pozza di sangue, non coperto e attorniato da agenti di Polizia il corpo senza vita di Carlo. E quel grido, l’estremo insulto alla morte di Carlo Giuliani, è rimasto negli occhi e nelle orecchie di quella generazione, uno dei simboli di quelle drammatiche giornate. Ne ha fatta di strada Adriano Lauro, fino a diventare alto dirigente di Polizia. Ne ha fatta di strada anche il figlio (evitiamo di riportare il nome visto che il personaggio si sarebbe ritirato dalla vita politica), militante di Casapound almeno fino al 2013.
Ecco che venerdì i loro destini si sono incrociati. Non è il primo né l’unico caso di rapporti familiari perversi tra Casapound e apparati dello Stato. Ma certo, contribuisce in maniera decisiva a spiegare l’irrituale clemenza attuata dai reparti della celere agli ordini di Lauro proprio in via del Casale di San Nicola. Reparti sprovvisti di manganelli, per non dire dei lacrimogeni e di tutto il necessaire che in genere contraddistingue la repressione di piazza nei confronti delle manifestazioni di sinistra. Reparti guidati da un dirigente che si giustificava con i manifestanti del proprio dovere di resistere all’assalto al pullman di rifugiati politici, e che ai suoi blandi ordini rispondeva un reparto ancora meno voglioso di sgomberare l’assembramento. Scene incredibili e che hanno fatto il giro della rete lasciando stupefatti anche i più solerti difensori dell’ordine pubblico. Come dicevamo sabato, una vicenda interna allo stesso ceto sociale, che condivide gli stessi valori e lo stesso voto politico. Da oggi, possiamo dire tranquillamente, una simulazione di conflitto tra familiari, una simpatica sceneggiata in famiglia. Ora si spiega il significato del motto “assaltando rideremo”. Per forza, se dall’altra parte ci sono i tuoi genitori, la serenità d’animo è sempre un incentivo in più per le proprie marachelle.
20 luglio 2015
martedì 21 luglio 2015
LA STRAGE DI SURUC
La strage di ieri avvenuta a Suruc nella regione dell'Anatolia sud orientale in territorio curdo al confine con la Siria,è l'ennesimo attacco dell'Isis,nell'articolo preso da Infoaut si dice dichiaratamente appoggiato anche dal governo Erdogan,che ha provocato 30 vittime.
Queste persone erano giovani appartenenti ad un'organizzazione socialista che stavano spiegando il loro intento di andare ad aiutare la città simbolo del conflitto curdo,Kobane,sotto assedio da mesi ma ora nelle mani dei guerriglieri del Rojava.
Provenienti da Istanbul stavano partendo per Kobane per aiutare la popolazione locale costruendo una biblioteca,un ospedale ed un parco giochi:questa notizia ha avuto un ampio risalto anche perché il momento dell'esplosione è stato ripreso in diretta televisiva.
Strage a Suruc in un centro culturale curdo. Autobomba esplode a Kobane.
Questa mattina un nuovo attacco al cuore della resistenza del popolo curdo: circa un'ora fa una grossa esplosione ha colpito il Centro Culturale Curdo di Suruc, città turca a pochi chilometri dal confine siriano. All'interno dell'Amara Center si stava svolgendo una conferenza stampa tenuta da centinaia di giovani volontari che si apprestavano a raggiungere Kobane per aiutare la ricostruzione della città dopo i massacri e gli assalti compiuti dall'Isis alcune settimane fa.
All'interno del Centro i circa 300 volontari, tra i quali molti membri dei Giovani Socialisti, stavano facendo colazione, quando l'esplosione è deflagrata. Le prime notizie parlano già di 27 morti accertati, moltissimi i feriti. Poco dopo l'attacco bomba a Suruc sono partiti scontri tra la popolazione locale e la polizia, mentre in tutta la Turchia si moltiplicano gli appelli alla mobilitazione contro il governo assassino di Erdogan.
Gli obiettivi degli attacchi di oggi rivelano in maniera accentuata non solo un inasprirsi del conflitto, ma la natura miserabile del governo turco complice e finanziatore delle organizzazioni islamiste che continuano ad attaccare la zona del Rojava. L'obiettivo di oggi di colpire un centro culturale al cui interno vi erano centinaia di internazionali pronti a portare un aiuto concreto a Kobane, rivela la natura politica dell'attacco, non da sottovalutare nelle sue intenzioni: stroncare le gambe alla solidarietà attiva internazionale. I massacri di oggi sono quindi da aggiungere alla lista dei crimini che il governo turco continua a perpetrare con l'appoggio incondizionato dell'Isis.
Contemporaneamente all'esplosione all'Amara Center, una grossa autobomba è esplosa a Kobane nel quartier generale delle Unità di Protezione Popolare YPG. Il veicolo è stato fermato poco prima del check point e pare fosse diretto verso la scuola Mihemed Dira. L'autobomba è stata colpita dalle forze YPG prima che arrivasse a destinazione: l'esplosione, secondo fonti locali, ha causato 3 vittime.
I due attacchi arrivano all'indomani del terzo anniversario della liberazione della comunità autonoma del Rojava.
Seguiranno aggiornamenti
Queste persone erano giovani appartenenti ad un'organizzazione socialista che stavano spiegando il loro intento di andare ad aiutare la città simbolo del conflitto curdo,Kobane,sotto assedio da mesi ma ora nelle mani dei guerriglieri del Rojava.
Provenienti da Istanbul stavano partendo per Kobane per aiutare la popolazione locale costruendo una biblioteca,un ospedale ed un parco giochi:questa notizia ha avuto un ampio risalto anche perché il momento dell'esplosione è stato ripreso in diretta televisiva.
Strage a Suruc in un centro culturale curdo. Autobomba esplode a Kobane.
Questa mattina un nuovo attacco al cuore della resistenza del popolo curdo: circa un'ora fa una grossa esplosione ha colpito il Centro Culturale Curdo di Suruc, città turca a pochi chilometri dal confine siriano. All'interno dell'Amara Center si stava svolgendo una conferenza stampa tenuta da centinaia di giovani volontari che si apprestavano a raggiungere Kobane per aiutare la ricostruzione della città dopo i massacri e gli assalti compiuti dall'Isis alcune settimane fa.
All'interno del Centro i circa 300 volontari, tra i quali molti membri dei Giovani Socialisti, stavano facendo colazione, quando l'esplosione è deflagrata. Le prime notizie parlano già di 27 morti accertati, moltissimi i feriti. Poco dopo l'attacco bomba a Suruc sono partiti scontri tra la popolazione locale e la polizia, mentre in tutta la Turchia si moltiplicano gli appelli alla mobilitazione contro il governo assassino di Erdogan.
Gli obiettivi degli attacchi di oggi rivelano in maniera accentuata non solo un inasprirsi del conflitto, ma la natura miserabile del governo turco complice e finanziatore delle organizzazioni islamiste che continuano ad attaccare la zona del Rojava. L'obiettivo di oggi di colpire un centro culturale al cui interno vi erano centinaia di internazionali pronti a portare un aiuto concreto a Kobane, rivela la natura politica dell'attacco, non da sottovalutare nelle sue intenzioni: stroncare le gambe alla solidarietà attiva internazionale. I massacri di oggi sono quindi da aggiungere alla lista dei crimini che il governo turco continua a perpetrare con l'appoggio incondizionato dell'Isis.
Contemporaneamente all'esplosione all'Amara Center, una grossa autobomba è esplosa a Kobane nel quartier generale delle Unità di Protezione Popolare YPG. Il veicolo è stato fermato poco prima del check point e pare fosse diretto verso la scuola Mihemed Dira. L'autobomba è stata colpita dalle forze YPG prima che arrivasse a destinazione: l'esplosione, secondo fonti locali, ha causato 3 vittime.
I due attacchi arrivano all'indomani del terzo anniversario della liberazione della comunità autonoma del Rojava.
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